mercoledì 6 maggio 2026

Maggio 1916 ‒ Aprile 2026... 110 Anni dopo...

 

Sebirblu, 5 maggio 2026

In due post passati, QUI e QUI, avevo esposto ampiamente la morsa brutale in cui è caduto il nostro mondo per mano dell'Antico Serpente, che ha stretto fra le sue spire, asservendole, un gruppo di famiglie avide di denaro tramite l'usura, le guerre infinite e i soprusi più biechi.

Di recente avevo anche riportato, QUI, il commento di mons. Carlo M. Viganò, che in un certo senso ha chiarito il motivo dell'attacco del presidente USA a Leone XIV, difeso poi dal primo ministro Meloni. (E che oggi si è ripetuto, ved. QUI).

Lo stesso Trump in quell'occasione ha inteso rivelare come il Vaticano (ved. QUI e QUI la continuità della Chiesa con il "Capitalismo Inclusivo") da quasi 200 anni si trovi ancora legato all'Oligarchia anglo-franco-sionista per vecchi prestiti ricevuti:

‒ papa Gregorio XVI (1831-1846), infatti, per risolvere il pesante deficit delle finanze pontificie dopo le guerre napoleoniche e i moti carbonari, si affidò ai banchieri Carl Mayer von Rothschild di Napoli e James Rothschild di Parigi. La prima volta nel 1832, con un credito di 12 milioni di scudi (stimati intorno a 400.000 sterline, pari a circa 70 milioni di euro attuali) e la seconda, agli inizi del 1850, sotto il pontificato di Pio IX. (Cfr. QUI e QUI).

Ecco la ragione che ai più sfugge ma che il tycoon aveva già promesso sin dal primo mandato (2016-2020) alla Casa Bianca ‒ della sua volontà di far "piazza pulita" di tutta la fanghiglia, l'inganno e gli abusi da lui chiamati "palude" (ossia il Deep-State e la Deep-Church), che soffocano da due secoli e mezzo l'intera umanità.


«L'attraversamento della "palude"»  di Jon McNaughton

Perciò qui di seguito, a compimento del quadro generale, pubblico un articolo del giornalista corrispondente italiano dagli Stati Uniti, Umberto Pascali, che testifica l'antico intreccio d'interessi intercorsi fra la Corona d'Inghilterra, la Francia e il Sionismo dei Rothschild per impadronirsi di tutto il Medio Oriente. (Cfr. QUI).

110 anni dopo...

Da Sykes-Picot (maggio 1916) all'accordo Starmer/Macron (aprile 2026)

110 anni di "Divide et Impera": la fine delle trame franco-britanniche. Crolla l'ultimo grande complotto di Londra e Parigi: l'«alleanza dei 40 paesi» contro il Grande Progetto di Cina, Russia e... USA (Trump), per liberare il Medio Oriente dai vampiri dell'usura.

L'Accordo Sykes-Picot non fu mai una semplice nota diplomatica neutra: fu la più brutale espressione di come una ristretta cricca di élite imperiali britanniche e francesi, imbevute dell'etica di superiorità razziale e diritto di nascita al comando, trattasse il mondo arabo (e chiunque altro) come una scacchiera per i propri giochi di potere.

L'alleanza per lo sfruttamento coloniale tra Francia e Inghilterra, rinfocolata dalla firma dell'Entente Cordiale (Intesa Cordiale) nel 1904, trovò la sua espressione più cinica, più duratura e più letale nell'Accordo Sykes-Picot del 16 maggio 1916. (Cfr. QUI; ndr).

Firmato in segreto da Sir Mark Sykes, imperialista tory uscito dal tipico stampo della classe dirigente britannica, e François Georges-Picot, rampollo di una famiglia coloniale francese, tracciò una linea grezza "nella sabbia" da Acri sul Mediterraneo a Kirkuk nel nord dell'Iraq.

Tutto ciò che stava a nord andava alla Francia (Siria, Libano e i campi petroliferi del nord Iraq); tutto ciò che stava a sud andava alla Gran Bretagna (Mesopotamia/Iraq, Palestina e Transgiordania). Alla Russia toccò una fetta, finché i bolscevichi non svelarono l'intero sporco patto.




Questo fu il classico "Divide et Impera", eseguito da uomini educati a Eton, Harrow e Oxbridge con la convinzione di essere nati per dominare intere civiltà. Sullo sfondo incombeva la City of London, il cuore pulsante del capitale finanziario britannico: aveva finanziato la guerra, voleva concessioni petrolifere (soprattutto dopo che la Royal Navy era passata al petrolio) e aveva bisogno di regimi fantoccio stabili per garantire rotte commerciali e materie prime.

L'accordo non riguardava la "civilizzazione" di nessuno: serviva a blindare territori strategici e ampie risorse per banchieri e industriali dell'impero. La lobby imperialista francese, altrettanto rapace, pretese la sua parte dopo che l'Entente Cordiale aveva superato le precedenti liti tra ladri. E proprio quell'alleanza – nata per spartirsi l'Africa e l'Asia – si consolidò nel Sykes-Picot nel 1916 come patto di ferro per il Medio Oriente, un patto che, centodieci anni dopo, nel 2026, pretende di dettare al mondo le regole del gioco.

Il gioco di potere Rothschild-Rhodes: banche, miniere e il progetto imperiale

Cecil Rhodes – l'arcimperialista che si era molto arricchito schiacciando la resistenza africana e sognava un impero britannico dal Capo al Cairo – era morto nel 1902, ma la sua ideologia sopravviveva intatta. Nel suo testamento segreto e nella "Confessione di Fede" aveva esplicitamente invocato l'occupazione britannica della Terra Santa come parte di un dominio anglo-sassone globale. (Cfr. QUI; ndr). 




La sua rete di élite, borsisti Rhodes e discepoli del Milner Group continuò a plasmare la politica estera britannica per decenni. Questa rete si fuse perfettamente con la potenza finanziaria di famiglie come i Rothschild, che occupavano il crocevia tra banche della City of London e lobby sioniste. I Rothschild non erano burattinai oscuri di qualche complotto da fumetto: erano giocatori influenti e dichiarati.

Lionel  Walter  Rothschild,  secondo  barone  Rothschild,  fu  il  destinatario  pubblico della "Dichiarazione Balfour" del 1917,  la lettera in cui il ministro degli Esteri Arthur Balfour (altro imperialista delle public school) dichiarava che la Gran Bretagna vedeva "con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico".

Ciò contraddiceva sia le lettere Hussein-McMahon (che promettevano l'indipendenza araba) così come il piano originale Sykes-Picot (che assegnava la Palestina ad una amministrazione internazionale). I Rothschild, insieme a Chaim Weizmann ed altri sionisti, avevano fatto una lobby serrata; per la Gran Bretagna una colonia di coloni ebrei rappresentava un avamposto strategico, fedele, a guardia del Canale di Suez e delle rotte petrolifere. 

Era l'Impero per altre vie: piantare una popolazione allineata e fanatica nel cuore del mondo arabo per garantire tensione perpetua e leva occidentale. La City of London approvava: il progetto assicurava profitti e controllo senza dover gestire direttamente un altro territorio ostile.

Lawrence d'Arabia, l'Arab Bureau, la pratica di guerra non ortodossa, guerriglia e "terrorismo" e il sabotaggio della Berlino-Baghdad.

Al centro di questo meccanismo di tradimento sistematico c'era l'Arab Bureau, l'unità di Intelligence britannica creata nel 1916 al Cairo per coordinare la politica araba. Diretta da figure come Sir Gilbert Clayton, reclutò Thomas Edward Lawrence – l'avventuriero oxfordiano conosciuto come "Lawrence d'Arabia" – e l'esploratrice archeologa e agente segreta Gertrude Bell, la "Regina del Deserto", la donna che, insieme a Lawrence, decise il destino delle dinastie hashemiti.

Lawrence e i britannici promisero agli hashemiti – Sharif Hussein della Mecca e i suoi figli Faisal e Abdullah – un vastissimo regno arabo indipendente, dal Mar Rosso all'Eufrate, in cambio della Rivolta Araba contro gli ottomani. 

Ma era tutta una menzogna: Sykes-Picot era già firmato. Lawrence lo sapeva (o lo scoprì presto) e continuò comunque a spingere gli arabi avanti, ammettendo poi, nel suo libro "I sette pilastri della saggezza", di essersi prestato ad una "cospirazione" e di aver garantito ricompense che sapeva non sarebbero mai arrivate.

[Ecco, finché non lo censurano, il film-capolavoro del 1962 "Lawrence d'Arabia", che merita d'esser visto; ndr].




Qui entra in scena, in modo organico e centrale nel disegno strategico, la pratica di guerra non ortodossa di Lawrence: guerriglia spietata e "terrorismo" mirato, elevato a strumento di politica imperiale. Non fu un semplice ufficiale di collegamento, ma un sabotatore sistematico delle infrastrutture ottomane.

Le sue bande attaccarono ripetutamente la ferrovia più importante per il trasporto e le comunicazioni nell'area: la Hejaz Railway, la linea che collegava Damasco alla Mecca e a Medina, arteria vitale per i rifornimenti ottomani e per il pellegrinaggio islamico. Con esplosivi, mine e incursioni fulminee, Lawrence e i suoi distrussero ponti, binari e treni, paralizzando le linee di rifornimento turche e seminando terrore tra le popolazioni.

Non era solo tattica di guerriglia: era terrorismo puro, una guerra non ortodossa progettata per colpire il cuore logistico del nemico e destabilizzare l'intero fronte ottomano. Questa operazione si inseriva in un disegno più ampio e finalizzato: la determinazione britannica ad impedire o sabotare ad ogni costo la ferrovia Berlino-Baghdad, il progetto tedesco-turco che avrebbe collegato l'Europa centrale al Golfo Persico.

Per Londra quella linea rappresentava un pericolo mortale: avrebbe "tagliato in due l'Impero britannico", separando irrimediabilmente la colonia Egitto dalla colonia India, mettendo in forse il controllo britannico del Canale di Suez. La City of London e l'élite videro nella ferrovia tedesca una minaccia esistenziale al loro monopolio sulle rotte imperiali e sul petrolio. 

Lawrence e l'Arab Bureau furono lo strumento perfetto: distruggendo la Hejaz Railway (ora di nuovo all'ordine del giorno negli scambi diplomatici tra Egitto, Pakistan, Arabia, Turchia et al.) si colpiva indirettamente anche il sogno berlinese-baghdadese, mantenendo il Medio Oriente frammentato e dipendente dal controllo anglo-francese.

Gertrude Bell, con la sua profonda conoscenza della regione (ma sempre al servizio dell'Impero), tracciò confini, mappò tribù e convinse i vertici britannici che le dinastie fantoccio erano l'unica maniera per mantenere il petrolio, le rotte e la frammentazione araba.

Alla Conferenza del Cairo del 1921, organizzata da Winston Churchill, Lawrence e Bell decisero il destino dei giovani principi hashemiti: Faisal fu imposto come re dell'Iraq artificiale – uno straniero senza radici locali, assemblato da tre province ottomane con curdi, sciiti e sunniti mescolati deliberatamente per impedire l'unità. Abdullah ricevette la Transgiordania come emiro (poi re), creando un altro Stato-cuscinetto.




Non fu per nulla un processo arabo o democratico: furono due agenti dell'Intelligence – Lawrence e Bell – a giocare a fare gli dei dell'Olimpo con i popoli, trattando principi e territori come pedine su una mappa coloniale. L'Arab Bureau trasformò promesse di indipendenza in regimi clientelari fedeli a Londra.

La continuazione della procedura: bande "indipendenti" ma agli ordini di Londra (e Parigi).

La pratica di creare bande terroristiche formalmente semi-autonome – presentate come militanti per una causa di indipendenza nazionale o social-progressiva – non finì con la Prima Guerra Mondiale. Anzi, divenne il modello operativo dei servizi di Intelligence britannici (e, in seconda battuta, francesi). L'alleanza per lo sfruttamento coloniale tra Inghilterra e Francia, cementata dall'Entente Cordiale e perfezionata da Sykes-Picot, rimase intatta attraverso tutto il Novecento e oltre.

Da allora in poi Londra (con Parigi come socio minore) ha continuato a fomentare, armare e dirigere organizzazioni militanti "indipendenti" che, in realtà, operavano ed operano eseguendo gli ordini dei servizi segreti. Le attività di questi gruppi (i cui membri restano all'oscuro di chi tira i fili), spacciate per lotte di liberazione o per rivoluzioni progressiste, servono sempre allo stesso scopo: mantenere il "divide et impera", impedire l'unità araba, garantire il flusso di petrolio e preservare l'influenza occidentale. Il cinismo è identico: creare caos controllato per giustificare interventi, confini artificiali e regimi fantoccio.

Il costo umano e l'eredità che arriva fino al 2026.

Gli alti papaveri delle élite britanniche – Sykes, Balfour, i supervisori di Lawrence, Gertrude Bell – guardavano al Medio Oriente nello stesso modo col quale Rhodes aveva guardato all'Africa: territorio da mappare, dividere e sfruttare.

La City of London sosteneva tale politica perché garantiva il petrolio (Mosul venne rinegoziata nella zona britannica proprio per questo) insieme alle rotte commerciali. L'influenza Rothschild aiutò a piantare il progetto sionista come cuneo permanente. La Francia recitò la parte del socio minore nella spartizione.

Il risultato? Confini artificiali che ignoravano etnie, sette e storia; dinastie fantoccio sempre leali a Londra e Parigi; un progetto coloniale di insediamento in Palestina che garantiva conflitti eterni. Un secolo dopo, l'eredità è visibile in ogni guerra, ogni crisi di rifugiati, ogni reazione estremista all'umiliazione della partizione coloniale.

La mappa fu disegnata da uomini e donne che vedevano arabi (e in seguito ebrei e palestinesi) solo come pedine, non come popoli. E centodieci anni dopo, nel 2026, l'alleanza Sykes-Picot è ancora viva. 

Keir Starmer ed Emmanuel Macron si illudono di mettere insieme 40 paesi per impedire il piano di Russia, Cina e... Stati Uniti (Trump) per liberare il Medio Oriente dagli orrori colonialisti di quell'Accordo e dalle sue conseguenze.




Credono  di poter rinnovare  il vecchio patto  franco-britannico,  di poter  continuare il "divide et impera" sotto nuove bandiere. Ma i domini costruiti sulla menzogna, sulla pratica di guerra non ortodossa ("terrorismo" sponsorizzato), sul sabotaggio sistematico delle infrastrutture altrui e sulla spartizione cinica finiscono per crollare sotto il peso delle loro stesse contraddizioni. 

Il mondo arabo – e il mondo intero – ne paga ancora il prezzo. Il pericolo non fu mai astratto: era inciso nel DNA di un Impero che trattava intere civiltà come beni di scarto. E l'alleanza che lo ha reso possibile, da quell'Entente Cordiale del 1904 ad oggi, continua a illudersi di poter riscrivere la storia. Ma la storia, stavolta, potrebbe avere altri piani...

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Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: QUI, dove al termine dell'articolo di Umberto Pascali si possono leggere anche le interessanti note aggiuntive.

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