martedì 6 gennaio 2026

Il nesso vitale e inscindibile tra Sacro e Profano




Sebirblu, 6 gennaio 2025

Nella ricorrenza del giorno in cui si festeggia "la Befana", anziché la visita dei Magi a Gesù Bambino, vorrei ricordare che, nonostante il rifiuto al Sacro sempre più massiccio di molti, l'umanità sta risvegliandosi alla necessità di riprendere i contatti con l'Altissimo, indipendentemente dal potere costituito che si esprime sia in forma religiosa che laico-politica.

Rivolgersi al Cielo non vuol dire "il fai da te" dello Spirito senza alcuna dirittura di percorso, bensì trovare in sé stessi delle risposte valide al senso della vita, che condurranno inevitabilmente alla scoperta di una traccia sicura da seguire, verso la "strada maestra", adatta ad ogni individuo.

Il Vangelo, tramandato a noi occidentali da due millenni, ha i requisiti indispensabili nelle parole del Cristo per mantenere il timone ben fermo nel mare dell'esistenza. Per questo motivo ho riportato dei brani, a mio parere molto illuminanti, da due testi ultrafanici ‒ l'uno di Anna Castellano e l'altro di Pietro Ubaldi.

Inizio con la breve parte riguardante la celebrazione odierna.

«Dall'istante in cui apparve sulla Terra nella più umile forma, il Raggio dell'Amore dominò con la Sua Potenza e tremarono i malvagi e ne gioirono i giusti...

E fu l'Epifania della Vita!

Ed ecco che da tre lontane regioni si mossero tre figure, a simbolo e sintesi delle umane genti tutte, e andarono... e tuttora vanno, vanno, vanno per lungo cammino, verso quell'umile stalla... cercando quel fulcro d'Amore... Le guida una Luce, una Forza, una Potenza! (Cfr. anche QUI; ndr).

Venne raffigurata come stella cometa, tuttavia non fu esattamente così, ma spirituale Luce d'Amore e di Vita accesasi all'istante in ogni creatura dal cuore puro e retto. Fu così potente e sentita da esser "vista" da tanti, specialmente da quelli che avevano raggiunto una certa evoluzione sulla via dell'Ascesa interiore.

Ai piedi del Raggio d'Amore, manifestatosi come "pargoletto" al mondo degli uomini, si prostrarono in adorazione "i tre potenti Signori" in rappresentanza dei "grandi" della Terra, offrendoGli «Oro, Incenso e Mirra».

Rispettivamente: 

la Veste dei re – il Profumo degli dei – l'Aroma delle vittime immolate nei sacrifici.

In modo emblematico, la triplice visita regale riconosceva l'Avvento del Re dei re e la Sua Origine divina, conferendogli perciò i maggiori onori tenuti in conto dall'umanità intera:

‒ l'Oro, simbolo della totale Signoria e del dominio terreni.
‒ l'Incenso, simbolo dell'altissimo Lignaggio Celeste.
‒ la Mirra, simbolo del futuro Sacrificio redentore.

Così, quella dell'Epifania (che vuol dire ultima Manifestazione) è l'impegno assunto dal genere umano di entrare coscientemente nel ciclo Amore-Umiltà, tracciato dalla divina Discesa del Principio-Luce per dare inizio alla nuova battaglia del Bene contro il Male.» 

Ecco l'omelia di don Alessandro M. Minutella che, straordinariamente, perché l'ho ascoltata solo ora, delinea tutti i punti che ho esposto in questo articolo.




Ora, facendo seguito al post QUI, e a diversi altri miei scritti riguardanti la Sacra Istituzione voluta da Nostro Signore ‒ presa di mira da una costante demolizione delle sue fondamenta, soprattutto a partire dal 2013 con Bergoglio ed ora con il suo prosecutore Prevost (ved. QUI, QUI e QUI) ‒ ribadisco che la Chiesa di Pietro, chiesa spirituale su base materiale, si avvia al suo termine per essere sostituita dalla chiesa di Giovanni, spirituale su base spirituale. (Cfr. QUI, QUI, QUI, QUI e QUI),

Proseguo, sempre attingendo dal libro di Anna Castellano "L'Evoluzione dell'uomo".

«Dopo venti secoli di cristianesimo, di preparazione necessaria e indispensabile alla formazione dell'uomo nuovo, l'uomo dell'amore in atto, deve pur nascere, e nascerà.

O il progresso evolutivo in espressioni di vita più ampie ed elevate, o la morte dello spirito per un tempo indeterminato perdentesi nella notte dei tempi, per poi molto lentamente e faticosamente risalire.

Non si deve, però, disperare ma credere, avere fede.

Gesù, prima di lasciare i discepoli, disse loro: "Nel mondo avrete tribolazioni, ma confidate: Io ho vinto il mondo!" (Gv. 16, 33). E disse ancora: "Il cielo e la terra passeranno, ma le Mie parole non passeranno." (Lc. 21, 33). "In Verità, in Verità, vi dico che se alcuno custodirà la Mia Parola non vedrà mai la morte." (Gv. 8, 51).

È compito dei cristiani credere, custodire la Sua Parola e divulgarla, affinché altri esseri possano, a loro volta espanderla e, convinti della forza dell'Amore, realizzarla in sé stessi, in quanto, solo con l'esempio dell'amore vissuto e sofferto, è possibile potenziare le forze del Bene e controbilanciare quelle del Male, dissolverle e giungere alla vera pace e alla vera felicità, di cui tutti hanno un infinito bisogno.

"Io vi lascio la pace, vi dono la Mia Pace. Non ve la do come la dà il mondo." (Gv. 14, 27).



Perché essa non si raggiunge con l'inganno e la sopraffazione. Non si impone con le armi in pugno. La pace si ottiene solamente con la vittoria dell'amore sull'odio, della lealtà sull'inganno, della mansuetudine sulla violenza.

La vera pace è la più grande e difficile conquista dello Spirito, perché è equilibrio di rapporti con l'esterno, e nell'interno dell'essere è tranquillità di coscienza, è certezza di aver compiuto sempre e unicamente la Volontà del Padre, è consapevolezza di avere Dio accanto, e con Lui forza e sostegno, guida e Amore.

«E la felicità non è nel vantaggio egoistico dell'arrivista, ma nell'ordine, nell'armonia col proprio vicino, come con le leggi della vita e di tutto il Cosmo. La felicità vera che ci fa sazi, non è al di fuori, sul piano materiale, ma dentro di noi, sul piano morale, in un più alto grado di coscienza.» (Pietro Ubaldi, da "La Storia di un uomo").

E ancora: «La maturazione di questa super-umanità sarà la più grande creazione biologica della vostra evoluzione, rappresentante il passaggio ad una legge di vita superiore che va dalla forza alla giustizia, dalla violenza alla bontà, dall'ignoranza alla coscienza, dall'egoismo distruttore all'amore costruttivo del Vangelo.» (Pietro Ubaldi, da "La Grande Sintesi"). [...]

Attenzione, però! Ancora oggi, come venti secoli fa, il tradimento di Giuda si ripete.

Giuda amava Gesù e sulle prime credette in Lui. Ma non lo aveva compreso e si aspettava da Lui la libertà: la libertà umana dall'oppressione straniera e il trionfo e i vantaggi del vincitore. Invece Gesù si lasciò crocifiggere. Si dichiarava Figlio di Dio e si lasciò insultare, calpestare, uccidere come un malfattore!

Lo aveva deluso in pieno; aveva tradito la sua attesa, i suoi sogni, le sue speranze, e Giuda, in un momento di maggiore sconforto, volle punirLo e Lo tradì. Ma aveva tradito un puro, un innocente che nel profondo, inconsciamente, ancora amava e ammirava, per cui sconvolto e disperato si impiccò.




Anche adesso tanti cristiani, che pure amano o hanno amato Gesù, Lo hanno tradito e Lo tradiscono perché non Lo comprendono. Guardando il dolore del mondo, guardando la grande massa di sfruttati e di oppressi, si credono traditi dalla Sua Parola (magari seguendo questa Falsa Chiesa; ndr) e, delusi, Lo abbandonano.

E risvegliati al fascino della ribellione, si illudono di potersi sostituire a Dio e di potere, con la forza e la violenza, costruire il mondo della perfetta giustizia sociale e del benessere universale. Entrambi non si potranno mai raggiungere con leggi non sentite e non accettate nell'intimo, imposte con la forza.» [...]

«Che cosa è Bene per una creatura, che cosa è Male in rapporto alla sua evoluzione, al suo divenire spirituale? Dall'esterno si scorge un'apparenza fisica e se ne osservano gli atteggiamenti, le reazioni nelle lotte vitali, ma la sua vera essenza, quella spirituale viene ignorata. Così, ci si persuade di poter diventare arbitri del mondo, di poterlo impunemente programmare secondo una giustizia di comodo!»

«È inutile inveire contro le cause prossime; bisogna raccogliere e portare il proprio fardello. Sono vane la ribellione, l'ira, l'invidia verso altre posizioni sociali, l'odio di classe. Ogni stato è quello giusto, è sempre il migliore per il proprio progresso.

L'impianto di una vita avviene per tutti voi fuori dalla volontà e dalla coscienza individuale, è condotto dalle forze della Legge Suprema. Se così non fosse, chi vi indurrebbe ‒ senza possibilità di fuga ‒ a subire le prove necessarie per la vostra avanzata spirituale? E chi ignora non può influire su di essa.

Ciò non significa passività ma coscienza. La virtù non sta nel sopportare tutto senza reagire, ma nel saper accettare un dolore meritato (altrimenti non accadrebbe; ndr) per imparare soprattutto a non seminare altre cause di dolore.» ("La Grande Sintesi" di Pietro Ubaldi, cap. 86).

Qui termino i brani di Anna Castellano, tratti dal testo su indicato e qui mostrato.




Riporto adesso il cap. 91 dalla "Grande Sintesi" di Pietro Ubaldi:

La legge sociale del Vangelo

La legge sociale del Vangelo, oggi è capovolgimento completo dei sistemi umani, un assurdo apparentemente irrealizzabile, ma meta suprema e realtà del domani. Lì tutti i problemi della convivenza sono radicalmente risolti con un concetto semplice: "ama il prossimo tuo come te stesso".

È la perfezione, è la legge di chi è giunto, il sogno di chi è in cammino per arrivare in Alto. Ma la via è lunga e non facile, e l'abbiamo guardata nella sua realtà di aspra fatica perché sia conquista compiuta, lenta ma vera, più che un facile sogno di chi ignora le resistenze della vita.

Nel Vangelo tutte le divergenze sono presentate, gli stridori sopiti in una pace sostanziale, nell'equilibrio più stabile, che affonda le sue radici nel cuore dell'uomo. Ecco la meta dell'evoluzione collettiva, il regno del superuomo, l'etica universale in cui l'umanità trova la coordinazione di tutte le sue energie.

Ponemmo questo testo all'apice dell'evoluzione delle leggi della vita. La distanza che separa la vostra attuale esistenza sociale da quel vertice è immensa. Ogni vostro atto e pensiero è permeato di lotta e vi fa sentire che tale Vangelo è lontano; ma appunto perché è lotta è via di conquista.

Esso insegna uno spostamento completo del punto di vista delle cose. Gli stessi fatti umani osservati da un piano diverso assumono un altro valore. È la visione lontana e globale dell'animo che ha conquistato la bontà e la conoscenza.

Quelle norme, rispondendo ad una ampiezza d'angolo visuale tanto più vasta, vi sembrano improponibili. Al Vangelo si può giungere unicamente per successiva approssimazione. Esso resta inaccessibile per la sua altezza se presentato di colpo all'uomo attuale, che difatti non lo comprende e non lo segue. 

Ma guardate più lontano, nell'essenza della vita, penetrate più in fondo alla scienza, avanzate, e quel testo sorgerà da sé. Il vostro è il mondo visto dalla Terra, il Vangelo è il mondo guardato dal Cielo. L'assurdità è nella vostra involuzione. 

In esso si muovono le immani forze dell'Infinito, la giustizia è automatica, perfetta, sostanziale, la coordinazione sociale è raggiunta, l'uomo si muove in pace con l'armonia dell'universo. Qui non è più necessario essere forti, basta essere giusti. Forza, lotta, egoismo hanno assorbito se stessi nella diuturna fatica delle ascensioni umane.

Qui vi muovete finalmente in grembo alla grande Legge, le reazioni del dolore sono state riassorbite, il Male è stato superato. È il regno dell'uomo divenuto angelo e santo. Allora è possibile la legge del perdono perché lo spirito sente e muove altre forze che non le vostre povere braccia e quelle forze accorrono a difesa del giusto anche se inerme.




È la legge della giustizia che parla nella vostra coscienza, che si esprime attraverso i moti dell'animo umano. Allora colui che pare un vinto della vita diventa un gigante. Legge semplice ma sostanziale, che fa l'uomo, regge gli atti nelle loro motivazioni, tutto risolve là dove i vostri farraginosi sistemi di controllo e di sanzione nulla risolvono.

Nel Vangelo il cammino della virtù è tutto percorso; la sua logica sublime porta ad una selezione di superuomini, mentre la logica della vostra lotta quotidiana porta ad una selezione di prepotenti. I principi evangelici organizzano il mondo e creano le civiltà, mentre quelli che voi vivete tutto disgregano e sperperano in attriti inutili; dove passa il Vangelo e il suo amore nasce un fiore; dove passate voi ogni fiore muore e nasce una spina. 

Esso è legge di paradiso trapiantato nell'inferno terrestre; solo gli angeli in esilio (ved. QUI; ndr) sanno vivere sulla Terra la legge divina annunciata dal Cristo sulla Croce.

Chi nel vostro mondo rinuncia ad aggredire e a difendersi offrendo l'altra guancia; chi rinuncia ad affondare gli artigli nella carne altrui per il proprio vantaggio e non vuole, per principio, carpire con la forza tutte le infinite gioie della vita, resta sopraffatto; è un vinto fuori legge, un espulso, un non valore che si annulla. 

Costui, guardato dal regno della forza è inerme, indifeso, ridicolo. Eppure in quella sconfitta, in quella debolezza apparente, vi è il mistero di una forza più grande che giunge tuonando da lontano, destando nelle profondità dell'anima il presentimento di realizzazioni più vaste.

E il vincitore, nel momento stesso della vittoria, ha la sensazione di una sconfitta. Il vinto guarda in alto come un vincitore; e tale è, perché ha scoperto e vissute forme di vita più alte. L'uomo resta muto e disorientato dinanzi a questo strano essere senza armi che proclama una stupefacente legge nuova e sembra di un altro mondo.

L'uomo sente che se ha ragione nel suo ambiente, v'è un altro mondo dove tutto si rovescia, dove il vinto della Terra può essere un vincitore e il vincitore terreno un vinto. Un abisso lo separa da quell'essere superiore. 

L'uomo aggredisce ed egli perdona; egli è un giusto e sa soffrire. Egli è là per indicarvi col suo esempio la meta raggiunta, per indicarvi la Via verso la realizzazione della più alta e feconda legge sociale che vi sia: quella dell'amore evangelico.»


Pietro Ubaldi (1886-1972) - ved. QUI

Chiosa di Sebirblu

Ecco cosa vuol dire seguire la Chiesa Vera, quella che metterà in pratica il sublime insegnamento del Cristo senza attardarsi in inutili forme e in un vano biascicar di preci assolutamente privo di un benché minimo palpito d'anima!

Questa sarà, finalmente, la profetizzata Chiesa mistica di Giovanni che succederà a Pietro, accompagnando nella semplicità e nell'ardore tutte le anime che si uniranno a Nostro Signore, formandone l'organismo vivente in una Nuova Risurrezione di cui Egli sarà il Capo indiscusso.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

giovedì 1 gennaio 2026

IL FARO Splendente che illumina la NOTTE del Mondo!

 
"La Madre di Dio e degli Angeli" di William Bouguereau

Sebirblu, 1 gennaio 2026

Questo scritto è volutamente dedicato alle parole che la Madre di Dio ha riservato a tutti coloro che animati dalla fede sentono in sé stessi, imperiosa, la necessità di rendersi utili ai propri consimili.

Nell'arido deserto di valori e sentimenti in cui è precipitata la Terra, Ella come Faro splendente si affanna in ogni parte del mondo per sostenerli, istruirli e proteggerli dagli assalti sempre più feroci delle potenze del Male.

Il primo giorno dell'anno, notoriamente riservato alla sua Venerazione, mi offre la possibilità di esporne i preziosi insegnamenti, ricevuti per via ultrafànica, proprio per rinfrancare le anime che a Lei si affidano, deluse e sconcertate dal declino vertiginoso della Chiesa di Roma istituita da Nostro Signore. (Cfr. QUI).

Essendo il testo da cui ho tratto tali espressioni edito nel lontano 1952, ma del tutto congruo al tempo che stiamo vivendo, ha richiesto un aggiornamento dei termini usati e piccole abbreviazioni per renderlo adatto alla lettura su questo blog.

L'eloquio  della  Madre Santissima  è una  guida sicura  per  quanti  non  frequentano più le chiese, né partecipano ai precetti, vista la contaminazione satanica subita in maniera massiccia durante i secoli, soprattutto sotto la conduzione truffaldina di Bergoglio ed ora di Prevost, eletti invalidamente secondo il Diritto Canonico. (Cfr. QUI, QUI, QUI, QUI e QUI).




Ecco dunque le parole della "Theotokos":

«A voi, figli diletti, che volete operare per la salvezza dei fratelli, è necessaria una conoscenza sicura, sebbene ancora esigua. Ma tale conoscenza sarebbe incompleta se non vi portasse ad esaminare più da vicino coloro che generalmente la rifuggono, pur dichiarando di aver fede.

Ad una osservazione superficiale, sembrerebbe facile individuare questa parte di credenti in chi segue una religione e la professa, facendone anche lo scopo della propria vita, ma non è così... (perché si tratta di una fede cieca, ved. QUI; ndr).

Come potete pensare che quanti dicono di dedicarsi a Dio ‒ affermazione a volte sancita da voti formali imposti da consuetudini e riti ‒ abbiano tutti davvero in loro stessi, nella loro coscienza, quella Divina Forza spirituale che li fa amministratori e diffusori dei beni del Padre?

Essi poggiano il loro convincimento ‒ perché molti di essi lo hanno realmente e sono forse gli unici ad essere nella Verità della Chiesa, della Religione e della Fede ‒ soltanto sull'interpretazione di alcuni passi della vita terrena del Figlio di Dio, che trasmise i Suoi poteri a Pietro e a tutta la Sacra Istituzione.

Numerosi membri consacrati hanno dedotto, applicato e descritto con pensieri e intelletti umani i simbolismi, tentando di chiarirli, ma hanno fatto più confusione, provocando nell'insieme armonico e fluente in linea diritta, un groviglio inestricabile.

La Dottrina dettata dal Cristo agli uomini di allora e da Lui compendiata nella Sua Chiesa per coloro che lo avrebbero seguito, ha poche regole fondamentali che ne formano la struttura semplice e chiara, a tutti palese, non necessitante di spiegazioni, di accorgimenti e di riti.

Essa si basa sull'applicazione in terra e fra gli uomini dell'Amore Universale elargito dall'Eterno sull'intero Creato e proveniente da quella stessa emissione primaria che fermò la Caduta degli Esseri ribelli causando uno spartiacque tra il Bene ed il Male che, inesistente prima, ne fu la tragica conseguenza.


Peter Paul Rubens: "La Caduta degli Angeli ribelli" (ved. QUI, QUI e QUI)


La Carità, la Fratellanza e l'Umiltà sono le norme essenziali tramandate dal Cristo a Pietro e al Corpo Apostolico, derivanti dall'Amore che tutto sublima e compenetra.

Questo è l'indirizzo unico dato dal Cristo Signore alla Sua vita terrena, perché fosse d'Esempio al presente e al futuro, affinché facesse da guida a Colui che su codesti presupposti doveva innalzare la compagine luminosa che avrebbe riportato gli esseri umani alle loro radiose origini:

‒ per Pietro e la sua prima pietra, per gli altri apostoli avvicendatisi al suo fianco, e per Giovanni (il discepolo caro fra i più cari) che se ne servisse per dar vita all'edificio elevante ed ultimo (ved. QUIQUI QUI; ndr), dopo che il fondamento iniziale avesse preso consistenza e forza.

‒ ed infine per voi, esseri della Terra, per voi che dovete assurgere seguendo le linee semplici e molto chiare della vera Chiesa sostanziale, non necessitante di forme, di rappresentazioni, di riti e di canti, di servi particolari, ma solo di anime buone, di spiriti eletti, di menti abbastanza aperte che sappiano accogliere, ritenere e donare gli ammaestramenti dati dall'Unico grande e possente Amore manifestatosi nel Tempo: il Cristo.

Chiarite le linee basilari del Cristianesimo, che sono poi le stesse della Chiesa data agli uomini, vediamo se questi princìpi sono stati davvero seguiti e applicati. Se tra essi e i discepoli successivi ve ne siano stati alcuni che abbiano saputo conformarsi all'originaria Dottrina.

Vi dico subito, figli, che di uomini così, ve ne sono sempre stati per la lungimirante Bontà del Padre, che aveva previsto la loro necessaria presenza sulla Terra.

Ma quella che non è stata osservata, nella forma ufficiale della Chiesa del Cristo, è la sua continuità, in quanto si è trasformata da creazione intima e profonda, fatta per gli spiriti e per la loro espansione d'Amore, in chiesa apparente e formale avulsa, il più delle volte, dall'essenza spirituale delle creature ad essa coercitivamente legate.



Dopo gli Apostoli e i diretti discendenti che in pensieri ed opere la personificavano, dando sovente persino la propria vita per Essa, quando le lotte cessarono e la Santa Istituzione uscì dalle catacombe alla luce del sole, gli elementi mondani cominciarono ad inserirvisi corrompendola e contaminandola... e la Chiesa autentica rifuggì dalle persone umane che ufficialmente la rappresentavano.

Ricordatevi, figli, che la Chiesa del Cristo non può esserci dove non vi siano Amore, Fratellanza, Carità, Umiltà! Essa non è qualcosa di tangibile, di concreto, sebbene per Sua peculiare natura sia quanto di più reale possa esistere per la Verità assoluta su cui è imperniata.

La Chiesa del Cristo, la Via che Egli volle dare agli esseri per la loro redenzione, non consiste in fatturazioni esterne di "materia", perché, essendo costruzione unicamente spirituale ed etica, poggia solo sull'umano pensiero, sulla forza degli spiriti, costretti o no dalle loro forme fisiche.

Ascoltate: perché voi abitualmente quando pensate alla Chiesa vi riferite ad una organizzazione, ad un insieme di formule, riti, leggi, uomini e vesti? Perché se è stata creata soltanto per gli spiriti, e per gli spiriti deve operare e agire la Vera Chiesa di Cristo?

Perciò, figli cari, non pensate più alla vostra chiesa umana come l'avete conosciuta e considerata finora, ma ad una comunanza essenzialmente spirituale, priva di forma e di rituali manifesti. Pensate ad essa come a qualcosa di universale di cui fate parte, ossia a Dio, il Quale abita anche in voi, nel vostro intimo, perché è ovunque.

Concepite la Chiesa di Cristo in questa nuova formula e facilmente vi sentirete molto più attratti verso la Vera Struttura sostanziale da Lui voluta e, in tal senso, ad Essa guiderete ed accompagnerete gli altri.

"Ma perché 'verso', direte, se è già in noi?"

Sì, figli, Dio è in voi, ma voi non siete in Lui e quindi dovete cercare di approssimarvi sempre più a Lui! E questo perché non avete ancora recuperato le grandi perdite d'origine, ma anzi, con il vostro libero arbitrio le avete pure aumentate.

Ora, così come dovete aspirare a scoprire Dio nel vostro spirito (ved. QUI, QUI, QUI e QUI; ndr), ugualmente dovete tentare di immettervi nella Chiesa Vera, nella Chiesa spirituale....che è Dio stesso.



Ecco chiarita la differenziazione posta poco fa, quando ho detto che la Chiesa Vera, uscendo dalle catacombe, si trasformò e si imbastardì. Finché era nascosta ai più, essa curava solo le anime degli uomini, operava nelle profondità degli spiriti non avendo forma terrena consistente; era sommamente sostanziale onde trasfondere negli uomini il pensiero del Padre.

Tuttavia, una volta "cementatasi" sulla terra, sempre meno curò le anime e sempre più si invischiò in forme ed espressioni terrene che soddisfacevano solo gli appetiti di quanti se ne servivano per i propri interessi.

Così, la Chiesa Mistica non fu più in coloro che ne rivestivano lo sfoggio esterno, ma restò viva, palpitante e laboriosa in quegli esseri che ne percepivano l'ardente essenza spirituale, vibrando nel vero, intimo e radioso edificio del Cristo Salvatore!

Ripeto, figli diletti, che la Chiesa reale è in tutti voi, perché essa fa parte di Dio: è in quella Scintilla di Lui che voi tutti anima, vogliate o no riconoscerLa. Per questa ragione, da alcuni è sentita e dai più, purtroppo, che si appagano solo della parvenza formale chiamata "chiesa", no.

L'Istituzione del Cristo, poggiante sull'Opera di Pietro, si è sempre più elevata potente e dominante, realmente salvatrice, e nel suo grande Amore di cui è davvero il centro propulsivo ha anche sorretto e soccorso la "chiesa temporale", perché di questa si è avvalsa finora (sino a Benedetto XVI che il 31-12-2022 è tornato alla Casa del Padre; ndr), riversandovi la Forza superiore Viva, malgrado le pesanti sovrastrutture e le umane bassezze.

Se ne è avvalsa perché la Chiesa Mistica (entrante, come ha profetizzato lo stesso Ratzinger, QUI; ndr) necessita di appoggio terreno per catechizzare sempre più le genti e sensibilizzarle al gran salto qualitativo che le proietti verso la maestosa Realtà del Cristo-Amore presente nei loro cuori. (Cfr. anche QUI; ndr).

[Tra gli Spiriti eletti che si sono adoprati per traghettare gli uomini dall'imperfetta "chiesa terrena" a quella spirituale fondata dal Cristo, emerge fulgido l'Esempio del «Poverello d'Assisi», l'«Alter Christus», operante più che mai ORA in cui la "chiesa", un tempo gloriosa per i suoi martiri, si è trovata sotto l'assalto luciferino del Falso Profeta (ora incarnato da Prevost: "Francis 2") che addirittura aveva osato, primo fra i papi, assumerne il nome: «Francesco!» ma il "piccolo, grande Frate" l'aveva previsto; ved. QUI; ndr].



[La nota mia sul Santo Fraticello, seguendo la traccia di ciò che ha detto la Madre Santissima, mi consente di aggiungere altre sue parole]:

«Eccovi chiarito, cari figli, come non esista un contrasto vero fra Chiesa mistica-spirituale e chiesa umana formale, vista l'ardente guida illuminata che la prima rende alla seconda e il servizio concreto che la seconda presta alla prima.

Eccovi pure spiegato perché alcuni spiriti elevati e veramente consci della Potenza vivificante della Chiesa Madre "vivano" all'interno della "chiesa temporale", senza mancare né verso la "libertà" della prima, né verso la seconda e, tanto meno, nei confronti di Dio e di loro stessi.

La grande differenza tra le due è che la "chiesa umana" chiede ciò che la Chiesa-Spirito non domanda: la «fede cieca» nei dettami imposti dalle tante sovrastrutture da essi derivate, mentre quest'ultima spazia nei Cieli Infiniti, nulla celando, coprendo o trasformando, ma tutto rendendo palese e chiaro dell'Opera sublime del Cristo.»

[Ed è proprio questa Libera Chiesa Universale che inizia a delinearsi all'orizzonte della storia umana. Già il chiarore di un'alba nuova ne annuncia l'avanzata... ed è ancora la Vergine che, proseguendo nel suo eloquio, ne svela il motivo; ndr]:

«Figli e fratelli carissimi, l'epoca vostra è di termine, è di transizione. La Chiesa di Pietro ha seminato ed ha raccolto per il suo periodo di vita quanto doveva seminare e raccogliere.

Invano gli uomini hanno tentato di intralciarne la folgorante ascesa: essa è esistita perché il Cristo l'ha voluta ed ha raggiunto lo scopo: ha posto le fondamenta!

Ora sta per avere inizio il primo piano del grandioso edificio di Gloria del Padre: la Chiesa dello Spirito! Siate tutti operanti per formarne la base! È la Chiesa Mistica di Giovanni!» (Cfr. QUI, QUI, QUI e QUI: ndr).



"Il Cristo con Pietro, li segue Giovanni e dietro di lui gli apostoli" (autore sconosciuto).

Ed ecco al riguardo le parole di Pietro:

«Voi avete pur letto nel Libro Santo (Mt. 16, 23) che il Signore si rivolse a me e mi allontanò da sé chiamandomi "tentatore" e "Satana". Perché? Non ero forse io un Suo discepolo caro?

Io sì, quale spirito, quale fondamento della Sua Chiesa, ma ero pur sempre un uomo, e fra i Suoi discepoli rappresentavo l'essere con tutti i propri difetti terreni... Tutti: l'intero complesso umano con la totalità delle mancanze e delle varie tentazioni. Lo negai... dubitai... [...]

... Ebbene, di me si valse per operare, per servirsi di me quale base per la Sua Chiesa spirituale; di me, che vivendo sulla terra, con le imperfezioni della terra, ne sono pure l'emblema. Per questo divenni, e resto, la pietra fondamentale della Sua Chiesa.

Su di me s'innalza la costruzione materiale, fatta più per gli individui terrestri che per gli spiriti, e su di me si lavora per la successiva Chiesa Mistica, per quella di Colui che mai al Maestro mancò e che fu sempre raffigurazione dello Spirito, del fratello mio nel Padre: Giovanni! [...]

… La vostra corporeità è la base: sono io; la vostra Scintilla è lo Spirito ed è Giovanni! Questa similitudine vi dica che quando la Chiesa mia cederà il posto alla Chiesa di Giovanni, la materia vostra lascerà il posto alla Scintilla, allo spirito... 

I cicli si compiono e i mutamenti si approssimano... Fate in modo che l'ineluttabile attimo del vostro "richiamo" vi trovi preparati!»

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Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Testo estratto da: "La Vita" a cura di Anna Castellano ‒ Ed. Ruiz ‒ Roma

Ecco, sul tema, la versione di don Alessandro M. Minutella, in una sua recente omelia del 27 dicembre scorso.