venerdì 22 dicembre 2023

Albero e presepe di Natale ideati da due Santi!

 
Presepe vaticano 2023, in onore degli 800 anni da quando il "Poverello" d'Assisi lo creò.

Sebirblu, 21 dicembre 2023

Risulta forse anacronistico e alquanto temerario, oggi, occuparsi di quello che nell'infanzia dei miei giorni appariva magico e aureolato di dolcezza e di mistero.

Non si aspettava "babbo natale", ma Gesù Bambino, nell'intimità dell'albero vero, adornato di candeline accese una per volta con il fiammifero, e di un presepio approntato, come in casa mia, con l'acqua corrente a ciclo continuo che scaturiva da una fontanella.

Si è persa purtroppo, già da molto tempo, ogni poesia ed ogni senso della fede, azzerati dal "modernismo dilagante" adottato addirittura sin dal Concilio Vaticano II, principalmente dalla Chiesa!

Eh sì, questa Chiesa che ha tradito il suo Fondatore senza alcun ritegno, ha seguito il Suo "avversario" spietato, e non ci possiamo meravigliare, ora, della deriva finale intrapresa sotto la guida del Falso Profeta che ne sta ultimando la distruzione.

Tutto il rimanente, nel mondo, segue a ruota il copione apocalittico in corso, con la dissoluzione del "sacro" in ogni sua forma, con gli atti vandalici in aumento su presepi e statue (QUI), ma soprattutto con le nuove disposizioni liberal-progressiste di Bergoglio e il suo "compagno di merende" Tucho Fernandez (QUI) che hanno dato il "colpo di grazia" alla "FU Chiesa Cattolica" che adesso... NON È PIÙ...

Per tal motivo, do voce a due prestigiosi articoli che almeno fanno ripensare, documentandoli nella loro essenza, al valore perduto e ancora tanto caro a molti che in cuor loro sperano, e in Dio confidano, affinché questa tragica parabola, fatta di tradimenti, odi, emergenze sanitarie, guerre e quant'altro, termini presto e Nostro Signore intervenga.




San Bonifacio contro Thor, così nacque l'albero di Natale

«L'Avvento è un tempo di attesa e di preparazione e si può spendere bene anche raccontando ed ascoltando storie...

Il primo albero di Natale, come lo intendiamo noi, lo ha inventato e realizzato un vescovo e martire nel 724: si tratta di San Bonifacio (680-754), inglese di nascita e ricordato con gratitudine dalla Chiesa universale come l'Apostolo della Germania.

La sua storia, la sua indole e l'opera di evangelizzazione che ha compiuto sono la cosa più lontana dalla svenevolezza che molti detrattori attribuiscono allo stereotipo del santo cattolico...

In un bel contributo riproposto su Churchpop, originale di Mountain Catholic, troviamo una gradevole e sintetica versione delle vicende che diedero origine all'abete decorato che ora scalda tante case nel mondo.

Nato intorno al 680 in Inghilterra, Bonifacio entrò in un monastero benedettino prima di essere incaricato dal papa di evangelizzare la Germania moderna come sacerdote e infine come vescovo.

Sotto la protezione di Carlo Martello (quello che fermò i musulmani nella famosa battaglia di Poitiers del 732, per intenderci), Bonifacio viaggiò attraverso la terra teutonica, irrobustendo la fede di coloro che avevano già incontrato il cristianesimo ed annunciando la vera salvezza a quanti ancora si trovavano nell'oscurità della fede pagana...

Lo stesso Benedetto XVI ci ricordava in un'udienza generale del 2009 (QUI) i grandi risultati del Santo nell'opera di evangelizzazione, grazie alla «sua instancabile attività, al suo dono per l'organizzazione e al carattere adattabile, amichevole, ma fermo».




Ecco come viene descritto, in un racconto di fine '800, "Il primo albero di Natale" (1897) di Henry Van Dyke:

«Che uomo era! Bello e leggero, ma dritto come una lancia e forte come un bastone di quercia. Il suo viso era ancora giovane; la pelle liscia, abbronzata dal vento e dal sole. I suoi occhi grigi, puliti e gentili, lampeggiavano come il fuoco quando parlava delle sue avventure e delle cattive azioni dei falsi sacerdoti con cui litigava».

Ora, immaginiamoci un uomo giovane, forte, incurante delle intemperie, virtuoso e tutto teso alla propagazione del Regno di Dio, che attraversa foreste, accende fuochi, veglia in preghiera: eccolo durante uno dei suoi viaggi insieme ad un piccolo gruppo; si trova nella regione della Bassa Assia e siamo intorno al 723.

Sapeva di una comunità di pagani vicino a Geismar che, in pieno inverno, avrebbe fatto un sacrificio umano (un bambino, in genere) al dio del tuono, Thor, alla base della loro "sacra" pianta, la "quercia del tuono".

Un vescovo amico gli aveva consigliato di distruggere l'albero sia per salvare la vita al bambino, sia per mostrare che di Dio ce n'è uno solo: era certo che nessun fulmine lo avrebbe colpito e "Thor" se ne sarebbe andato con le ossa e il suo famoso martello... rotti.

Così avvenne: impugnando il vincastro da pastore, Bonifacio si avvicinò alla folla pagana che aveva circondato la base del "sacro" albero, dicendo al suo gruppo: «Ecco la "quercia del tuono", e qui la croce di Cristo spezzerà il martello del falso dio, Thor».

Il carnefice era vicino al bimbo destinato al sacrificio e stava alzando il martello per abbatterlo su di lui, ma mentre stava per sferrare il colpo decisivo Bonifacio stese il suo pastorale, lo bloccò e miracolosamente ruppe il grande martello di pietra.

Ciò  che  si  racconta ‒ disse dopo ‒ è una meravigliosa sintesi  della novità  di  Cristo: il Figlio dell'Altissimo è venuto a salvare tutto, persino il sacrificio, cambiandolo definitivamente, rivelando l'inutilità di ogni sanguinoso olocausto compiuto dagli uomini.

«Ascoltate, figli della foresta! Nessun sangue scorrerà più da questa notte, perché è quella della nascita di Cristo, il Figlio dell'Onnipotente, il Salvatore dell'umanità.

Più avvenente è di Baldur il Bello, più grande di Odino il Saggio, più gentile di Freya il Buono. Da quando Egli è venuto, il sacrificio è finito. L'oscurità, Thor, che hai vanamente chiamato, è morta. Nell'orlo della Niffelheim (ved. QUI; ndr) si perde per sempre.

Ed ora in questa notte del Divino Bambino ricomincerete a vivere. Quest'albero di sangue non oscurerà più la vostra terra. Nel nome del Signore, lo distruggerò.»

Bonifacio prese un'ascia e non solo abbatté la "quercia" ma, secondo il racconto, con l'aiuto del vento la sradicò del tutto.



San Bonifacio distrugge la 'Quercia del Tuono' del dio pagano Thor.

Senza perdere altro tempo, consapevole della vastità della messe da raccogliere, egli riprese il suo viaggio di apostolo e continuò a portare l'annuncio di Cristo, Unico Salvatore, ai popoli germanici, sui quali da quel momento poteva esercitare un ascendente più forte di prima.

Essi erano decisamente persuasi o almeno disposti a sentire cosa avesse da dire uno che, pur avendo abbattuto la "quercia di Thor", non era stato annientato dalla rabbiosa potenza del suo "Tuono".

E fu così che, al posto della stessa, Bonifacio scelse un alberello che continua ad avere più fortuna di quella: egli guardò oltre al punto dove essa si trovava, indicando un piccolo, modesto abete e dicendo:

«Questo piccolo abete, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro "albero santo" stasera. È il legno della pace... È il segno di una vita infinita, perché le sue foglie sono sempre verdi. Guardate come punta verso l'alto, rivolto al cielo.

Che questo sia chiamato l'albero del Cristo-bambino; raccoglietevi, non nel bosco selvaggio, ma nelle vostre case; lì, non riparerà azioni tramite il sangue, ma doni amorevoli e riti di gentilezza.»

Abbiamo dunque un altro stereotipo nordico da abbattere, magari chiedendo l'intercessione di quel gran Santo di Bonifacio: è proprio ai nostri fratelli tedeschi, ingiustamente ritenuti tutto rigore e niente fantasia, che dobbiamo la bellezza e la dolcezza, la magia e il calore di uno dei simboli più belli del Natale.

A loro dobbiamo gli addobbi, le lucine, gli ammucchiamenti di pacchi colorati, le caramelle e alcuni canti tra i più belli della tradizione. A Dio e alla sua infinita Bontà l'incommensurabile Dono di averci inviato Suo Figlio e con Lui la Vita eterna.

Un'ultima nota storica, più recente ma altrettanto gradevole da ricordare intorno alla vasta fortuna dell'Albero di Natale. Fu San Giovanni Paolo II, nel 1982, a dare il via alla tradizione di collocare un abete addobbato in Piazza San Pietro, vicino al presepe.

Quell'abete era un dono di un contadino polacco, che lo trasportò fino a Roma sul suo camion. Da allora in poi, per espresso volere del Santo Padre, puntualmente si ripete la tradizione a ricordo della Natività di Gesù: un presepe viene allestito ai piedi dell'obelisco e alla sua destra viene eretto l'albero di Natale, donato ogni anno da una regione montana diversa dell'Europa.»



Piazza San Pietro 2023 - Presepe ed Albero, ved. QUI.

Ed ecco il secondo articolo di Antonio Socci.

Gli 800 anni del presepio. La meraviglia di frate Francesco per la notizia inaudita di Dio che si fa uomo e nasce in una misera stalla. Ecco perché ci riguarda...

«Aristotele diceva che il sapere – la filosofia – nasce dalla meraviglia e il presepe fu inventato, esattamente 800 anni fa, proprio da un uomo, frate Francesco, pieno di stupore: per il sole, la luna, le stelle, i campi fioriti, per sorella acqua o per frate foco, ma soprattutto perché Colui che aveva creato tutto questo, l'onnipotente Dio, si è fatto umano per salvarci. 

Piccolo bimbo nel grembo di Maria, nacque, come il più misero, in una stalla, con degli animali, il loro sterco, il loro fiato, il loro odore, la paglia sporca. In una mangiatoia, al gelo dell'inverno.

Francesco era sconvolto da un così vertiginoso abbassamento, da questa inaudita auto-umiliazione di Dio. Ancor più gli scioglieva il cuore pensare che quel bambino, diventato grande, il Maestro, era stato crocifisso come il più malfamato dei criminali, aveva subito torture disumane, sputi e insulti.

Dicono le Fonti Francescane:

Meditava continuamente tutte le parole del Signore. Ma soprattutto l'umiltà della Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.

Quello che era accaduto gli sembrava meraviglioso e sconvolgente. Tutte le religioni esprimono la tensione dell'umanità verso il Mistero, per scalare il cielo. Invece il cristianesimo è l'opposto: il cielo che viene sulla terra. È una notizia storica. Sono avvenimenti concreti.

Una volta Benedetto XVI disse:

«'Il Verbo si fece carne' è una di quelle verità a cui ci siamo così abituati che quasi non ci colpisce più la grandezza dell'evento che essa esprime. È importante allora recuperare lo stupore di fronte a questo mistero (fondamentale leggere QUI; ndr), lasciarci avvolgere dalla grandezza di questo evento: Dio, il vero Dio, Creatore di tutto, ha percorso come uomo le nostre strade, entrando nel tempo dell'uomo, per comunicarci la sua stessa vita. E lo ha fatto non con lo splendore di un sovrano, che assoggetta con il suo potere il mondo, ma con l'umiltà di un bambino».



Petrus van Schendel

Francesco ne era incantato. Così, alcuni giorni prima di Natale, nel 1223, disse a un suo caro amico, Giovanni, che abitava a Greccio:

Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello.

Giovanni fece così e arrivò "il giorno delle letizia". Dicono le Fonti:

‒ (vennero) molti frati da varie parti; uomini e donne festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte...

Arriva alla fine Francesco:  vede che tutto è predisposto  secondo  il suo desiderio,  ed  è raggiante di letizia.  Ora si accomoda la greppia,  vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello.  In quella  scena commovente  risplende  la  semplicità  evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è diventato come una nuova Betlemme.

I frati cantano, tutti gioiscono, Francesco è "estatico davanti al presepio". Poi il sacerdote inizia la celebrazione dell'Eucaristia, Francesco – che è diacono – legge il Vangelo di Natale, poi parla al popolo:

‒ con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava "il Bambino di Betlemme", e quel nome "Betlemme" lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora.

E ogni volta che diceva "il Bambino di Betlemme" o "Gesù", passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole.

Il presepio di Greccio realizza il desiderio di "vedere con gli occhi del corpo" il Salvatore (sono le precise parole di Francesco). E poi, la messa, la consapevolezza della Sua presenza reale che continua nell'Eucarestia e nei fratelli (il mistero della Chiesa).

L'appassionato desiderio di Francesco di vedere, toccare, abbracciare la concretezza del Salvatore, di Dio fatto carne, che sia il Bambino nella stalla di Betlemme o il Crocifisso, esprime il cuore del cristianesimo.

Oggi lo accuserebbero di "fondamentalismo" perché ascoltava il Vangelo alla lettera, "sine glossa" (c'è scritto: "date tutto ai poveri e seguitemi"? Francesco fa così. C'è scritto: "a chi vi schiaffeggia porgete l'altra guancia"? Francesco fa ancora così).

Il suo stare alle precise parole di Gesù e all'evento nudo e crudo, alla consistenza dell'Incarnazione e della Passione, fu un ciclone per il popolo cristiano che con lui riscoprì il cuore della sua fede.

Cambiò anche la storia della nostra civiltà. Il realismo di Giotto – che è l'inizio dell'arte figurativa moderna – è inimmaginabile senza la spiritualità francescana (non a caso è il suo ciclo di Assisi che segna la svolta).



Giotto - Il Presepe di Greccio

Un grande ed acuto intellettuale ebreo, George Steiner, ha scritto: "le filosofie occidentali dell'arte e la poetica occidentale, traggono il loro idioma secolare dal sostrato del dibattito cristologico (...).

Il postulato della 'kenosis' di Dio attraverso Gesù e dell'inesauribile disponibilità del Salvatore nell'ostia e nel vino dell'Eucaristia condizionano non soltanto lo sviluppo dell'arte e della retorica in Occidente, ma, ad un livello ben più profondo, quello della nostra comprensione e percezione della verità dell'arte stessa".

Steiner parla di "rivoluzioni della sensibilità... Dopo Cristo, la percezione occidentale della carne e della spiritualità metamorfica della materia si altera. Il volto e il corpo dell'uomo non vengono più tanto visti come creati a immagine di Dio... quanto a immagine del Figlio luminoso o torturato...

Una profonda rivoluzione nei valori visuali e tattili, nei significati sensoriali e nella loro espressione anche linguistica... Nelle civiltà cristiane la residenza del sé nella sua carnalità è stata resa radicale e paradossale".

Nel presepio c'è tutto questo. Vi è proclamata l'intangibile sacralità della persona umana.»

Chiosa di Sebirblu 

Concludo questo post con un fervido e sincero augurio ai miei assidui Lettori, per un pacifico e santo Natale, unitamente alle loro famiglie ed amici, affinché la Madre SS. dia anche a noi, come al suo Pargoletto Divino, la protezione materna e la sicurezza che Solo il suo Cuore Immacolato può offrire a tutti in questi tempi perigliosi.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti: iltimone.org

    "    : sabinopaciolla.com

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