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Autore: Natalia Tsarkova |
...le Sue ricchezze non le tengo solo per me. Per gli uomini esse sono un tesoro inesauribile. Sap. 7, 13-14
lunedì 21 aprile 2025
Marcello Veneziani: "Nostalgia del Papa Grande"
lunedì 22 luglio 2024
Trump: "Per fortuna o grazie a Dio sono ancora qui"
Sebirblu, 20 luglio 2024
Dando una scorsa giorni fa al sito di Massimo Mazzucco (QUI) ho potuto, per mezzo di un suo video, venire a conoscenza che l'attentato di Trump era stato descritto minuziosamente, quattro mesi fa, da Brandon Biggs, un evangelista americano che in visione aveva scorto, con una precisione sconvolgente, quello che sarebbe accaduto all'ex, e per me futuro, Presidente degli Stati Uniti d'America.
Questo attentato clamoroso era già stato preconizzato anche dalla Madonna di Anguera (in Brasile) tramite Pedro Regis, il veggente che da parecchi anni la vede e ne diffonde i messaggi.
L'annuncio n° 2540 di Nostra Signora Regina della Pace del 25 giugno 2005 dice:
«Cari figli, il Signore vi attende a braccia aperte. Camminate incontro a Lui e sarete consolati nei momenti di afflizione. Sappiate che l'umanità vivrà momenti di grandi difficoltà.
1) Il fuoco brucerà la luce e ci sarà una grande esplosione. Pregate per essere vincitori.
2) Una grande tragedia accadrà in Corea. Gli uomini si distruggono con le proprie mani. Ascoltate i miei appelli. Non voglio forzarvi, ma ascoltate con amore ciò che vi dico.
3) Il leader di una grande nazione soffrirà un attentato. Il pericolo di una terza guerra diventa reale. Inginocchiatevi in preghiera.
Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.» (Stralcio preso da QUI; ndr).
(Mess. 102) ‒ 47ª Presidenza
« "[L'uomo con i capelli arancioni] guarda dal Grand Canyon e quindi, per estensione, il paese della [Terra delle Aquile]. Sembra essere in carica come Presidente. In lontananza si vede la guerra. Razzi e caos nella Striscia di Gaza e nella [Terra delle Aquile]. Ovunque si guardi, c'è il caos.
Anche nella [Terra dell'Aquila] si verificheranno inondazioni durante il secondo mandato [della presidenza]. Sta cercando di trovare una soluzione per il suo popolo. Al suo fianco c'è solo la moglie, la First Lady."
(Mess. 103) Il Giudizio Universale è vicino e il 47º presidente si inchina ad esso. Visione di Melanie:
"Gesù mostra a Melanie una meteora. Essa vola a grande velocità sulla superficie del mare. Melanie vede ora una persona che suona una tromba. Il suo suono simboleggia l'annuncio del Giudizio Finale. Molte trombe ora suonano una melodia comune.
La meteora smette bruscamente di volare e si libra nell'aria. Si fonde con Gesù, che ora le sta di fronte, e insieme irradiano in modo molto forte. L'irradiazione è sublime e divina, quasi impossibile a descriversi con parole umane. Entrambi effondono colori bellissimi e radiosi."
La visione di Melanie continua:
"Il 47° presidente in carica [l'uomo con i capelli arancioni] è in piedi su una piattaforma nel Grand Canyon e guarda in lontananza. Nel cielo appare una palla di fuoco, simile ad una meteora. Il presidente ne conosce il significato. Si inchinerà davanti ad essa e molti [abitanti della Terra dell'Aquila] con lui.
Tanti [in quella Terra] faranno lo stesso. Gesù vi apparirà come un grande e magnifico Essere di Luce. Melanie ne vede i piedi al suolo nella valle del Grand Canyon, mentre la sommità del capo tocca le nuvole. Egli emana Amore e continua il Suo cammino attraverso la gola stretta (simbolo della Terra dell'Aquila)."
Gesù: "Proclamalo, figlia! Proclamalo a gran voce! Il tempo del Giudizio finale si avvicina! Non ci sono più scuse, né pigri compromessi, né domande senza risposta! Io sarò con tutti coloro che Mi invocano e che hanno bisogno di Me. Proclamalo, figlia! Trasmetti le Mie parole!" » (Messaggi presi da QUI).
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Questo avrebbe dovuto essere il bersaglio... |
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...ma Trump proprio in quel momento ha girato la testa! Ecco il miracolo... |
Il numero 7, come avevo già esposto QUI, è sempre presente in modo straordinario nella vita di Donald Trump, ed ora non è stato da meno:
«Egli è il settimo presidente ad essere ferito o ucciso da un assassino; il suo primo anno in carica fu testimone della prima grande eclissi solare americana del 21 agosto 2017 (ved. QUI) e il suo eventuale secondo mandato sarà stato preceduto dalla seconda grande eclissi solare del 8 aprile 2024 (ved. QUI).
Trump vinse le sue prime elezioni e ricoprì il suo ruolo nell'anno ebraico 5777, vincendo il collegio elettorale con 77 voti in più.
Nacque 700 giorni prima della nascita dello stato Israele, il 14 maggio 1948. Al suo insediamento (il 20 gennaio 2017), Trump aveva esattamente 70 anni, 7 mesi e 7 giorni.
In quel tempo, ambo i nomi del nuovo Presidente e del vice-presidente erano un omofono di "trombe" (Trump + Pence), lo stesso anno in cui apparve il segno di Apocalisse 12 durante la Festa ebraica delle "Trumpets". (Cfr. QUI; ndt).
E adesso, che Trump ha nominato il 15 luglio scorso, come vice-presidente il 39enne James David Vance, abbiamo: Trump-Pence dal 2016 al 2020; Trump-Vance dal 2024 al 2028. Il tema delle "trombe" avanza continuamente!
È al suono de l'«ultima tromba» che i morti in Cristo risorgeranno e noi che siamo ancora vivi saremo trasformati.» [San Paolo: 1Corinti 15, 51-52 ‒ (Stralci tradotti e presi da QUI; ndr)].
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Trump rende omaggio al pompiere caduto baciandone il casco. |
Contro Trump pure l'arma teologica
«Per fermare Donald Trump gli hanno sparato contro donne, sentenze, sanzioni, campagne, fisco, divieti, proiettili. Di tutto. Mancava solo che gli mettessero contro Dio. E invece ieri è arrivato pure l'attacco teologico, affidato da noi alla penna e al pensiero di Vito Mancuso, sulla prima pagina de La Stampa.
Dopo averla scampata per un soffio o per mezzo centimetro in più, Trump ha commentato: "Per fortuna o grazie a Dio sono ancora qui". È una frase che avrebbe detto o pensato chiunque, dalla gente comune a Biden, in un momento di lucidità.
È persino un modo di dire, By luck or by God, tanto è naturale e diffusa. Ma, detta da Trump, è una specie di bestemmia o di attacco al Signore. A usarla con la stessa prudenza di qualunque mortale, è addirittura Virgilio che nell'Eneide, usa la forma, poi diventata interrogativa nelle espressioni proverbiali: Casusne? Deusne?, sarà stato il Caso, sarà stato (il) Dio?
Anche un credente ha qualche timore di scomodare Dio per il suo pronto intervento di salvezza nelle vicende umane e terrene. I cattolici di un tempo, più prudentemente, nella loro benefica ingenuità, erano grati ai santi protettori, alla Madonna, agli angeli custodi per non nominare il nome di Dio invano.
Quello che a tanti appare oggi un segno di oscurantismo e di superstizione era invece uno spiraglio di saggezza, un buon senso applicato al mistero della vita: il santo, come l'angelo custode, è una figura intermedia tra il cielo e la terra, una figura protettiva.
Anzi, rispetto alle creature eteree venute dal cielo per illuminarci, custodirci e proteggerci, come recita la preghiera all'Angelo custode, i santi erano uomini come noi, che agiscono nella vita degli uomini, si curano di loro, orientandoli al bene e alla salvezza, inclusa la salvezza nel tempo, nella vita.
Un tempo erano loro gli influencer dell'umanità e non piazzavano pandori e uova di pasqua, la loro beneficenza non era pelosa...
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Marcello Veneziani nel 2009 - (Nato a Bisceglie il 17 febbraio 1955; ved. QUI) |
E viceversa, se Trump si fosse appellato solo alla Fortuna lo avrebbero sbugiardato come finto cristiano perché credente nella dea fortuna, come un qualunque giocatore d'azzardo ai casinò (e tra i capi d'imputazione a Trump ci sarà stato anche quello).
Invece, per una volta, Trump ha detto una cosa saggia e di senso comune, attenendosi al mezzo, con mite prudenza, lasciando aperto il quesito insolubile.
E il teologo spazientito gli intima: pronunciati, confessa, sii sincero, è stato Dio o è stata la fortuna? Come dire: non fare il furbo, non nasconderti nell'ambiguità, dicci la verità, come se Trump ne avesse le chiavi; dicci da che parte stai in modo che possiamo attaccarti per l'incauto richiamo a Dio, di ascendenza nazista, o per il richiamo superstizioso alla Fortuna, di ascendenza neo-pagana e quindi ancora nazista.
A dir la verità il giornale forza il ragionamento di Mancuso, che nel prosieguo si fa più problematico e più argomentato ma il titolo de la Stampa sentenzia: "Il Tycoon confonde Dio con la fortuna".
Ma non è Trump che confonde, è semplicemente l'uomo che non sa, non può sapere se quel che succede sia frutto del caso o di un intervento divino. Non lo sanno neanche i papi, i teologi, i filosofi, figuriamoci gli altri comuni mortali.
Persino quando si narra di Gesù Cristo, non è stato ancora risolto il dilemma se Giuda tradendo il Maestro, sia stato un agente del Male o una pedina della Divina Provvidenza nel disegno di redenzione dell'umanità attraverso la Croce.
Nessuno è in grado di risolvere il dilemma, ci hanno provato teologi, pensatori e scrittori; figuriamoci se Trump può dare una risposta secca e sbrigativa a quel misterioso quesito...
A supporto di entrambe le ipotesi si potrebbe ricordare che la fortuna aiuta gli audaci, e che per la tradizione, God save the King, Dio salvi il Re, o negli States il Presidente, anche in pectore.
Torniamo coi piedi per terra. Ma non vi è mai capitato di sentir dire che "mi sono salvato per miracolo?"
È un pronunciamento teologico, una professione di fede e di interventismo divino, è il riconoscimento che Gianbattista Vico aveva ragione nel ritenere che la storia fosse guidata dalla mano santa della Divina Provvidenza?
O è semplicemente un modo di dire, il riconoscimento della nostra ignoranza davanti al mistero dell'esistenza, in balia dei venti, del caso, del destino o della volontà divina?
Suvvia, per una volta lasciatelo stare, è appena scampato alla morte, e col sangue sul volto ha reagito con un coraggio da leone, anziché restare intimorito. Ha poi rivolto un appello responsabile all'unità del Paese, stracciando il discorso contro Biden che aveva preparato.
Avversatelo sul terreno della politica e della competizione elettorale, incalzatelo sui temi importanti della politica estera e della società americana. Ma lasciate stare i santi, i demoni, Dio e Satana. Il Signore regna nei Cieli, non è uno Spin Doctor per la Casa Bianca. Comunque buona fortuna, che Dio lo protegga.
Marcello Veneziani
La Verità – 17 luglio 2024
Post Scriptum
Tanto per rispondere a coloro che si interrogano sul come possono avvenire queste premonizioni, sia nei sogni che in talune visioni della mente, riporto il link, QUI, di ciò che scrissi a proposito dell'Eterno Presente in atto.
Concludo con un breve intervento di Arnaldo Vitangeli sull'attentato. Peccato che il video precedente con Gianmarco Landi, da lui suggerito, sia stato censurato da youtube...
Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it
sabato 18 marzo 2023
Il latino esorcizza: di fronte ad esso Satana fugge!
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Messa nel rito tradizionale Tridentino che il demonio non può tollerare similmente al latino dei canti gregoriani, come da video sottostante. |
«Più si avvicinerà il regno dell'antiCristo e la fine dei giorni e più le tenebre di Satana saranno diffuse sulla Terra.
Quando poi si abbandonerà nella Chiesa la lingua delle catacombe (il latino), Satana sarà prossimo ad ingaggiare la sua tremenda lotta, perché sarà questo il tempo in cui il suo diletto figliolo (l'antiCristo) starà per giungere...
I capi, ritornati numerosi e forti, con scritti porranno in dubbio alcuni dogmi e la stessa divinità di Gesù Cristo...
Aboliranno tutti i SS. Sacramenti. Per loro mezzo Satana farà falsi prodigi, pseudo-profeti annunzieranno imminente l'antiCristo, il vero preteso messia.
Quindi verrà suscitata un'orrenda persecuzione alla Chiesa e ai suoi seguaci. Il numero dei martiri sarà allora uguale a quello dei primi secoli. Il Papa subirà il martirio ed il suo seggio sarà occupato dall'antiCristo.»
Prima di iniziare questo mio articolo sulla rivelatrice quanto sospetta avversione alla lingua latina da parte dell'usurpatore argentino, riproposta ora all'attenzione per il suo perentorio divieto di officiare la Messa antica senza previa richiesta in Vaticano, desidero precisare alcune cose.
Possibile che ancora molti cattolici convinti, dopo un decennio di sproloqui, eresie e sentenze strampalate se non blasfeme di Bergoglio, si ostinino a chiamarlo "papa", quando papa non è?
Come fanno a non "vedere" che ciascuna sua "apertura" al mondo, e la proibizione tassativa all'uso del latino lo conferma, è fortemente gradita al demonio ma invisa al Padre Eterno?
Da questo dovrebbero dedurre che, non solo non può essere Vicario di Cristo (titolo dal quale ha preso le distanze, rinunciandovi) ma che svela essere davvero il Falso Profeta apocalittico.
Nella Tradizione bimillenaria della Chiesa Cattolica l'uso del latino (come del greco e l'aramaico, perché lingua di Gesù) ha sempre fatto infuriare Satana il quale, non dimentichiamolo, odia tutto ciò che unifica (diavolo significa proprio "colui che divide", esempio ne è la Torre di Babele) e tale lessico romano, appunto, veniva usato universalmente non solo dagli ecclesiastici ma anche dal ceto colto, medio-alto e patrizio. Confrontare QUI e QUI, come il piano massonico sia pressoché ultimato.
Ci sarà un motivo per cui gli esorcisti, compreso il compianto padre Amorth, sono d'accordo nel dire che con le preghiere in italiano, secondo il nuovo rituale di qualche anno fa, non succede nulla, mentre se utilizzano quelle antiche in latino, allora il maligno si scatena.
Ma ecco, in sintesi, quello che sta accadendo ai nostri giorni su questo tema:
[...] "Il 16 luglio 2021, mentre era ancora in vita Benedetto XVI, Bergoglio aveva deciso di intervenire con un suo motu proprio, intitolato "Traditionis custodes", sull'«uso della liturgia romana anteriore alla Riforma del 1970».
E l'aveva fatto sovvertendo quasi tutte le disposizioni contenute nel documento del predecessore, il motu proprio "Summorum Pontificum" liberalizzato da Ratzinger nel 2007, con il drastico ridimensionamento dell'uso del Rito romano antico, iniziando col delegare al vescovo diocesano, cui «spetta di regolare le celebrazioni liturgiche nella propria diocesi», l'autorizzazione dell'«uso del Missale Romanum del 1962 seguendo gli orientamenti dalla Sede Apostolica»" (Scrive Francesco Lepore nel suo articolo de "linkiesta.it" QUI). [...]
[Un ulteriore giro di vite si è avuto il 21 febbraio scorso col "rescritto pontificio" che inasprisce le disposizioni del 2021 costringendo i vescovi diocesani a rivolgersi alla Santa Sede (Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti) per eventuali dispense sull'uso delle chiese parrocchiali concesse ai gruppi che celebrano con il rito preconciliare, come pure per l'uso del Messale antico (in latino) da parte di sacerdoti ordinati dopo il 16 luglio 2021. Cfr. QUI; ndr].
[...] "Insomma, un vero e proprio atto di centralismo romano a detrimento delle prerogative e competenze dei singoli vescovi nelle proprie diocesi, ad ennesima riprova di una collegialità e una sinodalità troppo spesso ridotte a meri slogan.
Il discorso però andrebbe allargato all'uso del latino in sé, che oltre Tevere appare sempre più deprezzato e mal digerito. Lo hanno ben compreso i tanti giornali che, nel dare notizia del "rescritto", ne hanno parlato in termini di guerra alle messe in latino o di un nuovo no pontificio alle stesse.
D'altra parte, in quale considerazione sia oggi tenuta la lingua ufficiale della Chiesa lo si evince dal fatto che non è mai stata finora pubblicata l'edizione latina di importanti documenti quali, ad esempio, l'enciclica "Fratelli tutti" e la costituzione apostolica "Praedicate Evangelium".
Indicativo al riguardo è inoltre l'aneddoto raccontato dallo stesso Bergoglio ai 53 gesuiti slovacchi, incontrati a Bratislava il 12 settembre 2021: «Un cardinale mi ha detto che sono andati da lui due preti appena ordinati chiedendo di studiare il latino per celebrare bene.»
Lui, che ha senso dell'humor, ha risposto:
«Ma in diocesi ci sono tanti ispanici! Studiate lo spagnolo per poter predicare. Poi, quando avete studiato lo spagnolo, tornate da me e vi dirò quanti vietnamiti ci sono in diocesi, e vi chiederò di studiare il vietnamita. Poi, quando avrete imparato il vietnamita, vi darò il permesso di studiare anche il latino».
Così li ha fatti «atterrare», li ha fatti tornare sulla terra..." [...] (estratto sempre da "linkiesta.it"; ndr).
Come intermezzo, pubblico la nuova intervista ad Andrea Cionci, il quale dal 20° minuto inizia a parlare del "Perché Bergoglio odia il latino" che è anche il titolo dell'audio-video.
Il colpo di coda di Bergoglio contro la Messa in latino
«Ma perché accanirsi contro la Messa in latino? L'occidente si scristianizza, la gente non va più a Messa, la blasfemia e l'oltraggio alla religione dilagano e Bergoglio colpisce i rari devoti seguaci dell'ordo missae.
La sua gratuita censura della Messa in latino è uno sfregio simbolico alla Tradizione, ai suoi fedeli ma anche alla libertà di culto. Che male può fare una Messa in latino, riammessa da Ratzinger nel 2007, peraltro così discreta e marginale?
Perché accogliere gli atei, gli islamici, dialogare con i credenti di altre fedi, anche rivoluzionarie e anticristiane, e poi chiudere le porte della Chiesa ai pochi, irriducibili devoti della Messa antica e della fede secondo tradizione?
Per dirla in latino, senza traduzione, Piscis Ecclesia primum a capite foetet... (ossia "il pesce comincia a maleodorare dalla testa"; il termine "Ecclesia" è stato aggiunto dall'autore; forse per indicarne il capo nello pseudo papa? Ndr).
Persino Giovanni XXIII nel '62 faceva sue le parole di Pio XI: "La Chiesa esige per sua natura una lingua che sia universale, immutevole e non vernacolare".
Collimava con quanto René Chateaubriand aveva scritto nel Genio del Cristianesimo: "Crediamo che una lingua antica e misteriosa, una lingua che non varia più con i secoli, convenga assai bene al culto dell'Essere eterno, incomprensibile, immutabile".
La mente va a Cristina Campo e perfino a Jorge L. Borges, argentino come Bergoglio, che difesero invano l'ordo missae quando fu soppresso nel 1964. Soprattutto lei, Cristina, alias Vittoria Guerrini (ved. QUI; ndr), denunciò nella cancellazione della Messa in latino «l'apostasia liturgica del secolo» e fondò un movimento come "La Voce" in difesa della tradizione violata.
Poi scrisse della sua dolorosa rinuncia a seguire la celebrazione dove l'aveva per anni seguita: "A Sant'Anselmo è giunta la lebbra (microfoni da per tutto, parti della Messa in volgare, discussioni penose là dove era silenzio e sorriso) ed io non vi metto più piede"; e non aveva ancora veduto le schitarrate, i comizi dei preti e i linguaggi alternativi...
Così Cristina-Vittoria scese dall'Aventino fino al Pontificio Collegio Russicum fondato da Pio XI per preparare i seminaristi russi, poi chiuso dai gesuiti di Bergoglio.
E lì seguendo la Santa Messa col rito bizantino ritrovò, scrive Emanuele Casalena "quella bellezza della perfezione che tanto aveva inseguito nella vita; tutto gliela ricorda, dalla liturgia ai canti, dai gesti meditati ai paramenti, fino alle sacre icone appena illuminate dal tremulo fiammeggiare delle candele, lì riscopre la metafisica della bellezza".
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Cristina Campo alias Vittoria Guerrini (1923-1977) |
Il ricordo della Messa in latino ci riporta all'infanzia. Era l'ultima Messa in latino nella cattedrale del mio paese, con un'offerta di venti lire per sedere nel coro con mio padre. Ho ancora negli occhi, nel naso e nelle orecchie, la bellezza di quel rito, il profumo dell'incenso, il mistero di quelle parole.
Mi sentivo connesso alla rete del Signore. Il prete si rivolgeva a Dio e non Gli dava le spalle per compiacere i fedeli come se la Messa fosse un'assemblea condominiale o sindacale o un comizio politico per cercare consensi; le parole sussurrate e antiche, il mistero di quelle formule, i canti gregoriani, i silenzi, promanavano il sacro e avvicinavano al Signore.
E l'incenso generava sinestesia mistica. La Messa non è una soap opera, non è necessario comprendere le parole; è un rito di comunione con Dio e non un foglio di istruzioni per montare Alexa.
Chi dice che il mistero di quelle parole serviva per sottomettere il volgo al dominio del clero, non si rende conto di quanti linguaggi iniziatici, esoterici, criptici è infarcito il gergo corrente, dalla tecnologia alla medicina, alla finanza, dai misteri di un pc ai labirinti fiscali.
La casta sacerdotale ha lasciato l'egemonia alla casta dei tecnici, dei burocrati, dei sanitari e dei commercialisti. A ciascuna setta il suo "latinorum".
Quando penso al latino ripenso alla scuola e m'intenerisce il core pensare a certi professori che non ci sono più. Li penso tutti insieme, in gruppo, i Mitici, i Pedanti, i Pedofagi, cioè i torturatori di ragazzi con il terribile "latinorum".
Poi penso agli altri docenti più giovani, che mal sopportavano il latino e non lo amavano, facendosi così più amare da noi liceali. E invece dovremmo pentirci, dissociarci da quel passato dissacratore, e riabilitare i primi, latinisti per passione, e deplorare i secondi, latinisti per necessità.
Avevano ragione loro, senza il latino noi italiani siamo tutti trovatelli, figli di nessuno, ovvero di Madre lingua ignota (sapete come si traduce a Roma), quando il latino divenne facoltativo e perfino intercambiabile con l'applicazione tecnica (con tutto il rispetto per i falegnami).
E più dilagano gli slang cosmopoliti, le americanate linguistiche e i grugniti neo-gergali, i codici d'accesso e più s'avverte il bisogno di tornare alla Casa Madre. Magari per farsi rispettare, evocando le nostre origini romane e cristiane.
A Bruxelles, a Strasburgo, a New York sarebbe tanto bello opporlo all'esperanto dei burocrati, presentandoci con la linda e austera chiarezza del latino. La trasparenza di una costruzione lessicale è il preambolo per una trasparente costruzione politica, rispettosa della civiltà da cui proveniamo. E una lingua pulita s'accompagna di solito ad una mens sana.
Ci vorrebbe un Sexaginta octo di segno opposto per rilanciare il latino, cancellato dal '68 e propaggini, fino al colpo di coda di Bergoglio.
Magari celebrando il dies familiae – che suona meglio di family day; mentre gay pride suona male se lo traduciamo con ipse sexus amator superbia (l'orgoglio dell'amante del sesso; ndr). Ah, il rigoroso lindore della lingua latina e il suo amore assoluto per la verità...»
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| "San Michele Arcangelo uccide il Dragone" di Josse Lieferinx |
Fonte: marcelloveneziani.com















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