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lunedì 21 aprile 2025

Marcello Veneziani: "Nostalgia del Papa Grande"

 

Autore: Natalia Tsarkova

"L'umanità non troverà pace finché non si rivolgerà con fiducia
alla Divina Misericordia". 

Giovanni Paolo II 

Sebirblu, 19 aprile 2025

Ha ragione il noto giornalista Marcello Veneziani a parlare di nostalgia, riferentesi al compianto "Karol" chiamato affettuosamente "Lolek", dai suoi in patria, a confronto con il profondo squallore e il senso di vuoto portato da Bergoglio nel mondo cristiano e percepiti, purtroppo, solo dalle anime ardenti e con "gli occhi aperti" che non si lasciano ingannare dal "fumo di Satana".

Il suo eccellente articolo, scritto per il n°17 di "Panorama", richiamando alla memoria quanto Wojtyla stigmatizzasse la rinuncia europea alle radici cristiane (menzionata anche nel secondo brano postato QUI), mi dà l'occasione di aprire la nuova settimana ricordando che lo stesso Vicario petrino, poi fatto Santo, ha voluto fortemente elevare agli onori degli altari una sua conterranea e stabilirne la devozione per la domenica in Albis, come richiestole dal Cristo.

Infatti, è passato ormai un quarto di secolo da quel 30 aprile 2000, allorché, nel cuore del Giubileo, Giovanni Paolo II proclamava santa, la domenica successiva alla Pasqua, la polacca suor Faustina Kowalska.




In quel giorno diceva...

… «Nel Cenacolo, il Cristo porta il grande annuncio della Misericordia divina e ne affida agli apostoli il ministero: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi... Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Gv 20, 21-23).

Prima di pronunciare queste parole, Gesù mostra le mani e il costato. Addita cioè le ferite della Passione, soprattutto la ferita del cuore, sorgente da cui scaturisce la grande onda di misericordia che si riversa sull'umanità.

Da quel cuore suor Faustina Kowalska, la beata che d'ora in poi chiameremo santa, vedrà partire due fasci di Luce che illuminano il mondo: "I due raggi – le spiegò un giorno Gesù stesso ‒ rappresentano il sangue e l'acqua" (Diario, p. 132).

Sangue ed acqua! Il pensiero corre alla testimonianza dell'evangelista Giovanni che, quando un soldato (Longino; ndr) sul Calvario colpì con la lancia il costato del Cristo, vide uscirne "sangue ed acqua" (cfr. Gv 19, 34).

E se il sangue evoca il Sacrificio della Croce e il grande dono eucaristico, l'acqua, nella simbologia giovannea, ricorda non solo il Battesimo, ma anche il dono dello Spirito Santo (cfr. Gv 3, 5; 4, 14; 7, 37-39).

Attraverso il cuore di Cristo crocifisso la misericordia divina raggiunge gli uomini: "Figlia mia, dì che sono l'Amore e la misericordia in persona", richiederà Gesù a Suor Faustina (Diario, p. 374).

Questa misericordia Egli la effonde sull'umanità mediante l'invio dello Spirito che, nella Trinità, è la Persona-Amore.

E non è forse la misericordia un "secondo nome" dell'Amore, colto nel suo aspetto più profondo e tenero, nella sua attitudine a farsi carico di ogni bisogno, soprattutto nella sua immensa capacità di perdono?»



E prosegue Giovanni Paolo II nel suo discorso:

«È veramente grande oggi la mia gioia, nel proporre a tutta la Chiesa, quasi una elargizione di Dio per il nostro tempo, la vita e la testimonianza di Suor Faustina Kowalska.

Dalla Provvidenza divina l'esistenza di questa umile figlia della Polonia è stata tutta connessa alla storia del ventesimo secolo, il secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle. È, infatti, tra la prima e la seconda guerra mondiale che Cristo le ha affidato il suo messaggio di misericordia.

Coloro che ricordano, che furono testimoni e partecipi degli eventi di quegli anni e delle orribili sofferenze che ne derivarono per milioni di uomini, sanno bene quanto tale messaggio fosse necessario.

Disse Gesù a Suor Faustina: "L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla Divina Misericordia" (Diario, p. 132). Attraverso l'opera della religiosa polacca, questo monito si è legato per sempre al secolo ventesimo, ultimo del secondo millennio e ponte verso il terzo.

Non è un annuncio nuovo, ma si può ritenere un regalo di speciale illuminazione, che ci aiuta a rivivere più intensamente il Vangelo della Pasqua, per offrirlo come un raggio di Luce agli uomini ed alle donne del nostro tempo.

Che cosa ci porteranno gli anni che sono davanti a noi? Come sarà l'avvenire dell'uomo sulla Terra? A noi non è dato saperlo. È certo, tuttavia, che accanto a nuovi progressi non mancheranno, purtroppo, esperienze dolorose.

Ma la Luce della Divina Misericordia, che il Signore ha voluto quasi riconsegnare al mondo attraverso il carisma di suor Faustina, illuminerà il cammino degli uomini tutti. (Cfr, anche QUI; ndr).

Come gli Apostoli un tempo, è necessario però che anche l'umanità di oggi accolga nel cenacolo della storia Cristo risorto, che mostra le ferite della Sua crocifissione e ripete: Pace a voi!



Occorre che l'umanità si lasci raggiungere e pervadere dallo Spirito che Cristo risorto le dona. È lo Spirito che risana le ferite del cuore, abbatte le barriere che ci distaccano da Dio e ci dividono tra noi, restituisce insieme la gioia dell'Amore del Padre e quella dell'unità fraterna.

È importante allora che raccogliamo per intero il messaggio che ci viene dalla Parola di Dio in questa seconda domenica di Pasqua, che d'ora innanzi in tutta la Chiesa prenderà il nome di "Domenica della Divina Misericordia". [...]

Il Suo messaggio compassionevole continua a raggiungerci attraverso il gesto delle Sue mani tese verso l'uomo che soffre.

È così che lo ha visto e lo ha annunciato agli uomini di tutti i continenti suor Faustina che, nascosta nel suo convento di Lagiewniki in Cracovia, ha fatto della sua esistenza un unico canto: Misericordias Domini in aeternum cantabo. (Sal 88 [89]).

La canonizzazione di Suor Faustina ha un'eloquenza particolare: mediante questo atto intendo oggi trasmettere questo messaggio al nuovo millennio. Lo trasmetto a tutti gli uomini perché imparino a conoscere sempre meglio il vero volto di Dio e il vero volto dei fratelli.

Amore di Dio e amore dei fratelli sono infatti indissociabili, come ci ha ricordato la prima Lettera di Giovanni: "Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti" (5, 2). L'Apostolo qui ci richiama alla verità dell'Amore, additandocene nell'osservanza dei comandamenti la misura e il criterio.

Non è facile, infatti, amare di un Amore profondo, fatto di autentico dono di sé. Questo Amore si apprende solo alla scuola di Dio, al calore della Sua carità. Fissando lo sguardo su di Lui, sintonizzandoci col Suo cuore di Padre, diventiamo capaci di guardare ai fratelli con occhi nuovi, in atteggiamento di gratuità e di condivisione, di generosità e di perdono. Tutto questo è misericordia!

Nel modo in cui l'umanità saprà recepire il segreto di questo sguardo misericordioso, si rivelerà una prospettiva realizzante il quadro ideale proposto nella prima lettura: "La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune" (At 4, 32). [...]




Ogni persona è preziosa  agli occhi di Dio,  per ciascuno  Cristo ha offerto la Sua vita, a tutti il Padre fa dono del Suo Spirito e offre l'accesso alla Sua intimità.

Questo messaggio consolante si rivolge particolarmente a chi, afflitto da una prova molto dura o schiacciato dal peso dei peccati commessi, ha smarrito ogni fiducia nella vita ed è tentato di cedere alla disperazione.

A questi si presenta il volto dolce di Cristo, su di lui arrivano quei raggi che partono dal Suo cuore e illuminano, riscaldano, indicano il cammino e infondono speranza.

Quale numero di anime ha già consolato l'invocazione "Gesù, confido in Te", che la Provvidenza ha suggerito tramite Suor Faustina! Questo semplice atto di abbandono a Gesù squarcia le nubi più dense e fa passare un raggio di Luce nella vita di ognuno.

Alla voce di Maria Santissima, la «Madre della misericordia» e a quella di questa nuova Santa, che nella Gerusalemme celeste canta la misericordia insieme con tutti gli amici di Dio, uniamo anche noi, Chiesa pellegrinante, la nostra voce.

E tu, Faustina, dono di Dio al nostro tempo, dono della terra di Polonia a tutta la Chiesa, ottienici di percepire la profondità della Divina Misericordia, aiutaci a farne esperienza viva e a testimoniarla ai fratelli.

Il tuo messaggio di Luce e di Speranza si diffonda in tutto il mondo, sospinga alla conversione i peccatori, sopisca le rivalità e gli odi, apra gli uomini e le nazioni alla pratica della fraternità. 

Noi oggi, fissando lo sguardo con te sul volto di Cristo risorto, facciamo nostra la tua preghiera di fiducioso abbandono e diciamo con ferma speranza: "Gesù, confido in Te!" »

Concludo questa prima parte, con un breve filmato del TG5 che fa da ponte fra i due scritti di Suor Faustina e Giovanni Paolo II.




E dunque, ecco l'articolo di Veneziani:

Nostalgia del "Papa Grande"

«Nell'aprile di vent'anni fa si celebrò il congedo maestoso della cristianità cattolica apostolica e romana dal mondo e dal tempo. In seguito ad una lunga malattia e ad un lunghissimo pontificato, morì Giovanni Paolo II e la sua impronta apparve grandiosa sulla storia del secolo e sulla fede cristiana. 

Grandiosa fu pure la cerimonia di addio al Papa; parvero le esequie planetarie di un'epoca a lui dedicata. Andava via un gigante, Karol Magno, al secolo Wojtyla.

Dopo di lui venne un papa acuto e gentile, che non aveva l'attitudine a regnare e a scuotere i popoli; alle sue dimissioni subentrò un papa pop, green e poco ieratico che cercava la simpatia del suo tempo e si curava meno del collasso della fede cristiana.

Sicché dopo vent'anni non si è spenta la nostalgia di Giovanni Paolo II, della sua figura, della sua voce, del suo carisma, del suo volto luminoso, ma anche dei suoi gesti rituali e perfino teatrali, della potenza dei suoi messaggi e della sua parola. (Cfr. QUI; ndr).

Nostalgia della sua Chiesa, del suo pontificato e della sua tempra, di quel che visse e affrontò, la sua lotta al nazismo e al comunismo, il suo amor patrio e il suo vano appello all'Europa ad unirsi nel nome delle radici cristiane.

Giovanni Paolo II fronteggiò la scristianizzazione del mondo nel tempo del nichilismo gaio e dell'ateismo pratico in cui l'Occidente si vergognava di sé stesso e il fanatismo islamico si espandeva.

Affrontò il deserto dell'indifferenza e il gelo del cinismo. È stato il papa dell'Europa che si unisce e poi  tramonta, del comunismo sconfitto da un altro materialismo, del riarmo islamico e del relativismo etico.

Mai un papa ha parlato così tanto e a così tanta gente e mai è stato così inascoltato. Amato ma non seguito. Giovanni Paolo II fermò l'onda del Concilio Vaticano II, ma senza tornare indietro alla Chiesa preconciliare.

Vanamente egli invocò il riconoscimento delle radici cristiane d'Europa, si oppose alla sua deriva morale e al dominio planetario del capitalismo. Non abbracciò l'idea di uno scontro di civiltà e di un conflitto religioso con l'Islam.

Per lui la prima minaccia all'occidente e alla cristianità non proveniva dall'esterno ma dall'interno. La stessa caduta del marxismo a cui il Papa contribuì in modo decisivo, non fu letta da lui solo come vittoria dei valori di libertà e dignità umana ispirati dal cristianesimo: ma come un passaggio dall'ateismo ideologico e militante di stato a quello pratico e consumistico delle società egoiste e capitaliste.

A differenza di "papa" Francesco (le virgolette sono le mie perché non lo ritengo tale; ndr), mai tornato in Argentina, Giovanni Paolo II tornò più volte nella sua patria polacca, rivolse appelli vibranti al risveglio spirituale e religioso e al risorgimento nazionale e tradizionale del mondo slavo. 

In Polonia il Papa celebrò la sua patria, s'inginocchiò davanti alla tomba del Milite Ignoto, ricordò il sacrificio di martiri ed eroi, difese il patrimonio millenario della tradizione cristiana, affidandolo nelle mani della Madre di Dio, e infine sollevò un grido, da "figlio della terra polacca" e da pontefice: "Scenda il tuo Spirito! E rinnovi la faccia della Terra".

Cominciò allora il risorgimento della Polonia e poi di altri paesi dell'est che portò alla disfatta del comunismo e alla caduta di odiosi muri e cortine di ferro. Esso finì e cominciò l'Europa.

E qui, inserisco un video molto interessante sul grande contributo di Giovanni Paolo II al dissolvimento di molti regimi totalitari filo-sovietici.




In un'altra tappa polacca, Wojtyla si appellò "al linguaggio degli avi" e alle "lingue affini", definendosi non a caso "il primo Papa slavo nella storia della Chiesa". "Forse proprio per questo – aggiunse – Cristo lo ha scelto".

E seguitò: "Questo Papa porta nel suo animo profondamente impressa la storia della sua nazione e quella dei popoli fratelli e limitrofi". E ancora: "Non è un disegno provvidenziale... che questo Papa slavo proprio ora esprima l'unità spirituale dell'Europa cristiana?".

Lo ricordo nel 2002 quando Egli entrò nell'aula di Montecitorio come un "apostrofo" bianco e curvo, in mezzo al blu istituzionale dei poteri civili.

La chiave del suo discorso in Parlamento fu la tradizione, "il patrimonio di valori trasmesso dagli avi", l'impossibilità di comprendere l'Italia e l'Europa "fuori da quella linfa vitale costituita dal cristianesimo", la necessità di "fondare la casa comune europea sul cemento di quella straordinaria eredità religiosa, culturale e civile che ha reso grande l'Europa nei secoli", "le tracce gloriose che la religione cristiana ha impresso nel costume e nella cultura del popolo italiano"...

E ancora, le testimonianze d'arte e di bellezza fiorite in Italia nel nome della fede, il diritto naturale e il sentire comune tramandato; e il suo appello agli italiani a "continuare nel presente e nel futuro a vivere secondo la sua luminosa tradizione". Un grande discorso che dista anni luce dal presente.

Anche papa Wojtyla tendeva la mano all'Africa, apriva all'accoglienza, si appellava alla carità e alla solidarietà, invocava la giustizia sociale e amava i poveri... Ma il contesto dei suoi appelli era opposto a quello del suo successore Bergoglio:

‒ Giovanni Paolo II predicava, pregava, accoglieva nel nome della civiltà europea e della tradizione cristiana, tenendo ben saldi i riferimenti all'identità religiosa dei popoli e delle nazioni. Non chiedeva di abbattere i confini ma di conciliare l'amor patrio e i diritti delle nazioni con la carità e il dialogo. Vent'anni dopo si avverte ancora la sua mancanza... quella di "Karol Magno".»

Marcello Veneziani

Chiosa di Sebirblu

Inutile dire che se l'Europa gli avesse dato ascolto, oggi non si troverebbe sull'orlo di una terribile quanto minacciosa guerra totale!... Ma noi continuiamo a confidare in Cristo, Nostro Signore!

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti QUI e QUI.

lunedì 22 luglio 2024

Trump: "Per fortuna o grazie a Dio sono ancora qui"

 

Sebirblu, 20 luglio 2024

Dando una scorsa giorni fa al sito di Massimo Mazzucco (QUI) ho potuto, per mezzo di un suo video, venire a conoscenza che l'attentato di Trump era stato descritto minuziosamente, quattro mesi fa, da Brandon Biggs, un evangelista americano che in visione aveva scorto, con una precisione sconvolgente, quello che sarebbe accaduto all'ex, e per me futuro, Presidente degli Stati Uniti d'America.



Questo attentato clamoroso era già stato preconizzato anche dalla Madonna di Anguera (in Brasile) tramite Pedro Regis, il veggente che da parecchi anni la vede e ne diffonde i messaggi.

L'annuncio n° 2540 di Nostra Signora Regina della Pace del 25 giugno 2005 dice:

«Cari figli, il Signore vi attende a braccia aperte. Camminate incontro a Lui e sarete consolati nei momenti di afflizione. Sappiate che l'umanità vivrà momenti di grandi difficoltà.

1) Il fuoco brucerà la luce e ci sarà una grande esplosione. Pregate per essere vincitori.

2) Una grande tragedia accadrà in Corea. Gli uomini si distruggono con le proprie mani. Ascoltate i miei appelli. Non voglio forzarvi, ma ascoltate con amore ciò che vi dico.

3) Il leader di una grande nazione soffrirà un attentato. Il pericolo di una terza guerra diventa reale. Inginocchiatevi in preghiera.

Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.» (Stralcio preso da QUI; ndr).




Un'altra veggente tedesca, Melanie, descrive ciò che ha visto in una recente visione:

(Mess. 102) ‒ 47ª Presidenza

« "[L'uomo con i capelli arancioni] guarda dal Grand Canyon e quindi, per estensione, il paese della [Terra delle Aquile]. Sembra essere in carica come Presidente. In lontananza si vede la guerra. Razzi e caos nella Striscia di Gaza e nella [Terra delle Aquile]. Ovunque si guardi, c'è il caos.

Anche nella [Terra dell'Aquila] si verificheranno inondazioni durante il secondo mandato [della presidenza]. Sta cercando di trovare una soluzione per il suo popolo. Al suo fianco c'è solo la moglie, la First Lady."

(Mess. 103) Il Giudizio Universale è vicino e il 47º presidente si inchina ad esso. Visione di Melanie:

"Gesù mostra a Melanie una meteora. Essa vola a grande velocità sulla superficie del mare. Melanie vede ora una persona che suona una tromba. Il suo suono simboleggia l'annuncio del Giudizio Finale. Molte trombe ora suonano una melodia comune.

La meteora smette bruscamente di volare e si libra nell'aria. Si fonde con Gesù, che ora le sta di fronte, e insieme irradiano in modo molto forte. L'irradiazione è sublime e divina, quasi impossibile a descriversi con parole umane. Entrambi effondono colori bellissimi e radiosi."

La visione di Melanie continua:

"Il 47° presidente in carica [l'uomo con i capelli arancioni] è in piedi su una piattaforma nel Grand Canyon e guarda in lontananza. Nel cielo appare una palla di fuoco, simile ad una meteora. Il presidente ne conosce il significato. Si inchinerà davanti ad essa e molti [abitanti della Terra dell'Aquila] con lui.

Tanti [in quella Terra] faranno lo stesso. Gesù vi apparirà come un grande e magnifico Essere di Luce. Melanie ne vede i piedi al suolo nella valle del Grand Canyon, mentre la sommità del capo tocca le nuvole. Egli emana Amore e continua il Suo cammino attraverso la gola stretta (simbolo della Terra dell'Aquila)."

Gesù: "Proclamalo, figlia! Proclamalo a gran voce! Il tempo del Giudizio finale si avvicina! Non ci sono più scuse, né pigri compromessi, né domande senza risposta! Io sarò con tutti coloro che Mi invocano e che hanno bisogno di Me. Proclamalo, figlia! Trasmetti le Mie parole!" » (Messaggi presi da QUI).




Infine, sicuramente Trump è stato protetto dalla Signora di Fatima della quale, proprio in quel giorno si festeggiava la ricorrenza.



Questo avrebbe dovuto essere il bersaglio...


...ma Trump proprio in quel momento ha girato la testa! Ecco il miracolo...

Il 13 luglio 1917, infatti, ossia 107 anni fa, Ella appariva per il terzo mese consecutivo ai tre pastorelli facendo vedere loro l'Inferno e profetizzando gli eventi ultimi della Chiesa, rivelati solo in parte nell'anno 2000, e MAI il Terzo Segreto. (Ved. QUI).

Il numero 7, come avevo già esposto QUI, è sempre presente in modo straordinario nella vita di Donald Trump, ed ora non è stato da meno:

«Egli è il settimo presidente ad essere ferito ucciso da un assassino; il suo primo anno in carica fu testimone della prima grande eclissi solare americana del 21 agosto 2017 (ved. QUI) e il suo eventuale secondo mandato sarà stato preceduto dalla seconda grande eclissi solare del 8 aprile 2024 (ved. QUI).

Trump vinse le sue prime elezioni e ricoprì il suo ruolo nell'anno ebraico 5777, vincendo il collegio elettorale con 77 voti in più.

Nacque 700 giorni prima della nascita dello stato Israele, il 14 maggio 1948. Al suo insediamento (il 20 gennaio 2017), Trump aveva esattamente 70 anni, 7 mesi e 7 giorni.

In quel tempo, ambo i nomi del nuovo Presidente e del vice-presidente erano un omofono di "trombe" (Trump + Pence), lo stesso anno in cui apparve il segno di Apocalisse 12 durante la Festa ebraica delle "Trumpets". (Cfr. QUI; ndt).

E adesso, che Trump ha nominato il 15 luglio scorso, come vice-presidente il 39enne James David Vance, abbiamo: Trump-Pence dal 2016 al 2020; Trump-Vance dal 2024 al 2028. Il tema delle "trombe" avanza continuamente!

È al suono de l'«ultima tromba» che i morti in Cristo risorgeranno e noi che siamo ancora vivi saremo trasformati.» [San Paolo: 1Corinti 15, 51-52 ‒ (Stralci tradotti e presi da QUI; ndr)].



Trump rende omaggio al pompiere caduto baciandone il casco.

Fermo restando che Donald Trump abbia mostrato d'essere un uomo eccezionale (che ha avuto contatti anche con la Federazione Galattica: ved. QUI e QUI), pubblico un articolo davvero interessante del bravo giornalista e scrittore Marcello Veneziani riguardo al tema di questo post.

Contro Trump pure l'arma teologica

«Per fermare Donald Trump gli hanno sparato contro donne, sentenze, sanzioni, campagne, fisco, divieti, proiettili. Di tutto. Mancava solo che gli mettessero contro Dio. E invece ieri è arrivato pure l'attacco teologico, affidato da noi alla penna e al pensiero di Vito Mancuso, sulla prima pagina de La Stampa.

Dopo averla scampata per un soffio o per mezzo centimetro in più, Trump ha commentato: "Per fortuna o grazie a Dio sono ancora qui". È una frase che avrebbe detto o pensato chiunque, dalla gente comune a Biden, in un momento di lucidità.

È persino un modo di dire, By luck or by God, tanto è naturale e diffusa. Ma, detta da Trump, è una specie di bestemmia o di attacco al Signore. A usarla con la stessa prudenza di qualunque mortale, è addirittura Virgilio che nell'Eneide, usa la forma, poi diventata interrogativa nelle espressioni proverbiali: Casusne? Deusne?, sarà stato il Caso, sarà stato (il) Dio?

Anche un credente ha qualche timore di scomodare Dio per il suo pronto intervento di salvezza nelle vicende umane e terrene. I cattolici di un tempo, più prudentemente, nella loro benefica ingenuità, erano grati ai santi protettori, alla Madonna, agli angeli custodi per non nominare il nome di Dio invano.

Quello che a tanti appare oggi un segno di oscurantismo e di superstizione era invece uno spiraglio di saggezza, un buon senso applicato al mistero della vita: il santo, come l'angelo custode, è una figura intermedia tra il cielo e la terra, una figura protettiva.

Anzi, rispetto alle creature eteree venute dal cielo per illuminarci, custodirci e proteggerci, come recita la preghiera all'Angelo custode, i santi erano uomini come noi, che agiscono nella vita degli uomini, si curano di loro, orientandoli al bene e alla salvezza, inclusa la salvezza nel tempo, nella vita.

Un tempo erano loro gli influencer dell'umanità e non piazzavano pandori e uova di pasqua, la loro beneficenza non era pelosa...




Marcello Veneziani nel 2009 - (Nato a Bisceglie il 17 febbraio 1955; ved. QUI)

Se Trump avesse affermato senza esitazione che era stato salvato dalla mano di Dio i trumpofobi di tutto il pianeta avrebbero subito tradotto che oltre a essere il solito megalomane, mitomane ed egocentrico che riduce Dio al ruolo di bodyguard, è pure il solito nazista, avendo praticamente ripetuto l'infausto motto Gott mit uns, Dio è con noi (che era poi un motto dell'ordine dei cavalieri teutonici, di molto precedente al nazismo e ripreso nella prima guerra mondiale, e solo dopo da Hitler). Giù le mani da Dio, Trumpaccio maledetto.

E viceversa, se Trump si fosse appellato solo alla Fortuna lo avrebbero sbugiardato come finto cristiano perché credente nella dea fortuna, come un qualunque giocatore d'azzardo ai casinò (e tra i capi d'imputazione a Trump ci sarà stato anche quello).

Invece, per una volta, Trump ha detto una cosa saggia e di senso comune, attenendosi al mezzo, con mite prudenza, lasciando aperto il quesito insolubile.

E il teologo spazientito gli intima: pronunciati, confessa, sii sincero, è stato Dio o è stata la fortuna?  Come dire:  non fare il furbo,  non nasconderti nell'ambiguità,  dicci la verità, come se Trump ne avesse le chiavi; dicci da che parte stai in modo che possiamo attaccarti per l'incauto richiamo a Dio, di ascendenza nazista, o per il richiamo superstizioso alla Fortuna, di ascendenza neo-pagana e quindi ancora nazista.

A dir la verità il giornale forza il ragionamento di Mancuso, che nel prosieguo si fa più problematico e più argomentato ma il titolo de la Stampa sentenzia: "Il Tycoon confonde Dio con la fortuna".

Ma non è Trump che confonde, è semplicemente l'uomo che non sa, non può sapere se quel che succede sia frutto del caso o di un intervento divino. Non lo sanno neanche i papi, i teologi, i filosofi, figuriamoci gli altri comuni mortali.

Persino quando  si narra di Gesù Cristo,  non è stato ancora risolto il dilemma se Giuda tradendo il Maestro, sia stato un agente del Male o una pedina della Divina Provvidenza nel disegno di redenzione dell'umanità attraverso la Croce.

Nessuno è in grado di risolvere il dilemma, ci hanno provato teologi, pensatori e scrittori; figuriamoci se Trump può dare una risposta secca e sbrigativa a quel misterioso quesito...

A supporto di entrambe le ipotesi si potrebbe ricordare che la fortuna aiuta gli audaci, e che per la tradizione, God save the King, Dio salvi il Re, o negli States il Presidente, anche in pectore.

Torniamo coi piedi per terra. Ma non vi è mai capitato di sentir dire che "mi sono salvato per miracolo?"

È un pronunciamento teologico, una professione di fede e di interventismo divino, è il riconoscimento che Gianbattista Vico aveva ragione nel ritenere che la storia fosse guidata dalla mano santa della Divina Provvidenza?

O è semplicemente un modo di dire, il riconoscimento della nostra ignoranza davanti al mistero dell'esistenza, in balia dei venti, del caso, del destino o della volontà divina?

Suvvia, per una volta lasciatelo stare, è appena scampato alla morte, e col sangue sul volto ha reagito con un coraggio da leone, anziché restare intimorito. Ha poi rivolto un appello responsabile all'unità del Paese, stracciando il discorso contro Biden che aveva preparato.

Avversatelo sul terreno della politica e della competizione elettorale, incalzatelo sui temi importanti della politica estera e della società americana. Ma lasciate stare i santi, i demoni, Dio e Satana. Il Signore regna nei Cieli, non è uno Spin Doctor per la Casa Bianca. Comunque buona fortuna, che Dio lo protegga.

                                                                                                              Marcello Veneziani

                                                                                                        La Verità – 17 luglio 2024

Post Scriptum

Tanto per rispondere a coloro che si interrogano sul come possono avvenire queste premonizioni, sia nei sogni che in talune visioni della mente, riporto il link, QUI, di ciò che scrissi a proposito dell'Eterno Presente in atto.

Concludo con un breve intervento di Arnaldo Vitangeli sull'attentato. Peccato che il video precedente con Gianmarco Landi, da lui suggerito, sia stato censurato da youtube...




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it



sabato 18 marzo 2023

Il latino esorcizza: di fronte ad esso Satana fugge!



Messa nel rito tradizionale Tridentino che il demonio non può tollerare
similmente al latino dei canti gregoriani, come da video sottostante. 

*********

Gesù a Giovanna Le Royer (1798), conversa e veggente

«Più si avvicinerà il regno dell'antiCristo e la fine dei giorni e più le tenebre di Satana saranno diffuse sulla Terra.

Quando poi si abbandonerà nella Chiesa la lingua delle catacombe (il latino), Satana sarà prossimo ad ingaggiare la sua tremenda lotta, perché sarà questo il tempo in cui il suo diletto figliolo (l'antiCristo) starà per giungere...

I capi, ritornati numerosi e forti, con scritti porranno in dubbio alcuni dogmi e la stessa divinità di Gesù Cristo...

Aboliranno tutti i SS. Sacramenti. Per loro mezzo Satana farà falsi prodigi, pseudo-profeti annunzieranno imminente l'antiCristo, il vero preteso messia.

Quindi verrà suscitata un'orrenda persecuzione alla Chiesa e ai suoi seguaci. Il numero dei martiri sarà allora uguale a quello dei primi secoli. Il Papa subirà il martirio ed il suo seggio sarà occupato dall'antiCristo.»





Sebirblu, 17 marzo 2023

Prima di iniziare questo mio articolo sulla rivelatrice quanto sospetta avversione alla lingua latina da parte dell'usurpatore argentino, riproposta ora all'attenzione per il suo perentorio divieto di officiare la Messa antica senza previa richiesta in Vaticano, desidero precisare alcune cose.

Possibile che ancora molti cattolici convinti, dopo un decennio di sproloqui, eresie e sentenze strampalate se non blasfeme di Bergoglio, si ostinino a chiamarlo "papa", quando papa non è?

Come fanno a non "vedere" che ciascuna sua "apertura" al mondo, e la proibizione tassativa all'uso del latino lo conferma, è fortemente gradita al demonio ma invisa al Padre Eterno?

Da questo dovrebbero dedurre che, non solo non può essere Vicario di Cristo (titolo dal quale ha preso le distanze, rinunciandovi) ma che svela essere davvero il Falso Profeta apocalittico.

Nella Tradizione  bimillenaria  della  Chiesa Cattolica  l'uso del latino  (come del greco e l'aramaico, perché lingua di Gesù) ha sempre fatto infuriare Satana il quale, non dimentichiamolo, odia tutto ciò che unifica (diavolo significa proprio "colui che divide", esempio ne è la Torre di Babele) e tale lessico romano, appunto, veniva usato universalmente non solo dagli ecclesiastici ma anche dal ceto colto, medio-alto e patrizio. Confrontare QUI e QUI, come il piano massonico sia pressoché ultimato.

Ci sarà un motivo per cui gli esorcisti, compreso il compianto padre Amorth, sono d'accordo nel dire che con le preghiere in italiano, secondo il nuovo rituale di qualche anno fa, non succede nulla, mentre se utilizzano quelle antiche in latino, allora il maligno si scatena.



Ma ecco, in sintesi, quello che sta accadendo ai nostri giorni su questo tema:

[...] "Il 16 luglio 2021, mentre era ancora in vita Benedetto XVI, Bergoglio aveva deciso di intervenire con un suo motu proprio, intitolato "Traditionis custodes", sull'«uso della liturgia romana anteriore alla Riforma del 1970».

E l'aveva fatto sovvertendo quasi tutte le disposizioni contenute nel documento del predecessore, il motu proprio "Summorum Pontificum" liberalizzato da Ratzinger nel 2007, con il drastico ridimensionamento dell'uso del Rito romano antico, iniziando col delegare al vescovo diocesano, cui «spetta di regolare le celebrazioni liturgiche nella propria diocesi», l'autorizzazione dell'«uso del Missale Romanum del 1962 seguendo gli orientamenti dalla Sede Apostolica»" (Scrive Francesco Lepore nel suo articolo de "linkiesta.it" QUI). [...]

[Un ulteriore giro di vite si è avuto il 21 febbraio scorso col "rescritto pontificio" che inasprisce le disposizioni del 2021 costringendo i vescovi diocesani a rivolgersi alla Santa Sede (Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti) per eventuali dispense sull'uso delle chiese parrocchiali concesse ai gruppi che celebrano con il rito preconciliare, come pure per l'uso del Messale antico (in latino) da parte di sacerdoti ordinati dopo il 16 luglio 2021. Cfr. QUI; ndr].

[...] "Insomma, un vero e proprio atto di centralismo romano a detrimento delle prerogative e competenze dei singoli vescovi nelle proprie diocesi, ad ennesima riprova di una collegialità e una sinodalità troppo spesso ridotte a meri slogan.

Il discorso però andrebbe allargato all'uso del latino in sé, che oltre Tevere appare sempre più deprezzato e mal digerito. Lo hanno ben compreso i tanti giornali che, nel dare notizia del "rescritto", ne hanno parlato in termini di guerra alle messe in latino o di un nuovo no pontificio alle stesse.

D'altra parte, in quale considerazione sia oggi tenuta la lingua ufficiale della Chiesa lo si evince dal fatto che non è mai stata finora pubblicata l'edizione latina di importanti documenti quali, ad esempio, l'enciclica "Fratelli tutti" e la costituzione apostolica "Praedicate Evangelium".

Indicativo al riguardo è inoltre l'aneddoto raccontato dallo stesso Bergoglio ai 53 gesuiti slovacchi, incontrati a Bratislava il 12 settembre 2021: «Un cardinale mi ha detto che sono andati da lui due preti appena ordinati chiedendo di studiare il latino per celebrare bene.»

Lui, che ha senso dell'humor, ha risposto:

«Ma in diocesi ci sono tanti ispanici! Studiate lo spagnolo per poter predicare. Poi, quando avete studiato lo spagnolo, tornate da me e vi dirò quanti vietnamiti ci sono in diocesi, e vi chiederò di studiare il vietnamita. Poi, quando avrete imparato il vietnamita, vi darò il permesso di studiare anche il latino».

Così li ha fatti «atterrare», li ha fatti tornare sulla terra..." [...] (estratto sempre da "linkiesta.it"; ndr).

Come intermezzo, pubblico la nuova intervista ad Andrea Cionci, il quale dal 20° minuto inizia a parlare del "Perché Bergoglio odia il latino" che è anche il titolo dell'audio-video.



Ed ecco la riflessione di Marcello Veneziani sull'abolizione della lingua latina nella Chiesa Cattolica, pubblicata da "La Verità" il 18 luglio 2021.

Il colpo di coda di Bergoglio contro la Messa in latino

«Ma perché accanirsi contro la Messa in latino? L'occidente si scristianizza, la gente non va più a Messa, la blasfemia e l'oltraggio alla religione dilagano e Bergoglio colpisce i rari devoti seguaci dell'ordo missae.

La sua gratuita censura della Messa in latino è uno sfregio simbolico alla Tradizione, ai suoi fedeli ma anche alla libertà di culto. Che male può fare una Messa in latino, riammessa da Ratzinger nel 2007, peraltro così discreta e marginale?

Perché accogliere gli atei, gli islamici, dialogare con i credenti di altre fedi, anche rivoluzionarie e anticristiane, e poi chiudere le porte della Chiesa ai pochi, irriducibili devoti della Messa antica e della fede secondo tradizione?

Per dirla in latino, senza traduzione, Piscis Ecclesia primum a capite foetet... (ossia "il pesce comincia a maleodorare dalla testa"; il termine "Ecclesia" è stato aggiunto dall'autore; forse per indicarne il capo nello pseudo papa? Ndr).

Persino Giovanni XXIII nel '62 faceva sue le parole di Pio XI: "La Chiesa esige per sua natura una lingua che sia universale, immutevole e non vernacolare".

Collimava con quanto René Chateaubriand aveva scritto nel Genio del Cristianesimo: "Crediamo che una lingua antica e misteriosa, una lingua che non varia più con i secoli, convenga assai bene al culto dell'Essere eterno, incomprensibile, immutabile".

La mente va a Cristina Campo e perfino a Jorge L. Borges, argentino come Bergoglio, che difesero invano l'ordo missae quando fu soppresso nel 1964. Soprattutto lei, Cristina, alias Vittoria Guerrini (ved. QUI; ndr), denunciò nella cancellazione della Messa in latino «l'apostasia liturgica del secolo» e fondò un movimento come "La Voce" in difesa della tradizione violata.

Poi scrisse della sua dolorosa rinuncia a seguire la celebrazione dove l'aveva per anni seguita: "A Sant'Anselmo è giunta la lebbra (microfoni da per tutto, parti della Messa in volgare, discussioni penose là dove era silenzio e sorriso) ed io non vi metto più piede"; e non aveva ancora veduto le schitarrate, i comizi dei preti e i linguaggi alternativi...

Così Cristina-Vittoria scese dall'Aventino fino al Pontificio Collegio Russicum fondato da Pio XI per preparare i seminaristi russi, poi chiuso dai gesuiti di Bergoglio.

E  lì  seguendo la Santa Messa  col  rito  bizantino  ritrovò,  scrive  Emanuele Casalena "quella bellezza della perfezione che tanto aveva inseguito nella vita; tutto gliela ricorda, dalla liturgia ai canti, dai gesti meditati ai paramenti, fino alle sacre icone appena illuminate dal tremulo fiammeggiare delle candele, lì riscopre la metafisica della bellezza".



Cristina Campo alias Vittoria Guerrini (1923-1977)

Nell'anno della dipartita di Cristina Campo, nel '77, il nichilista ironico Giorgio Manganelli stroncò invece la Messa in latino sul Cursore Vespertino (alias Corriere della sera), in uno scritto poi raccolto in "Mammifero italiano" - Adelphi). Un virtuoso esercizio di intelligenza e scrittura ma separata da ogni apertura spirituale e mentale al linguaggio del sacro e alla bellezza metafisica.

Il ricordo della Messa in latino ci riporta all'infanzia. Era l'ultima Messa in latino nella cattedrale del mio paese, con un'offerta di venti lire per sedere nel coro con mio padre. Ho ancora negli occhi, nel naso e nelle orecchie, la bellezza di quel rito, il profumo dell'incenso, il mistero di quelle parole.

Mi sentivo connesso alla rete del Signore. Il prete si rivolgeva a Dio e non Gli dava le spalle per compiacere i fedeli come se la Messa fosse un'assemblea condominiale o sindacale o un comizio politico  per cercare consensi;  le parole sussurrate e antiche, il mistero di quelle formule, i canti gregoriani, i silenzi, promanavano il sacro e avvicinavano al Signore.

E l'incenso generava sinestesia mistica. La Messa non è una soap opera, non è necessario comprendere le parole; è un rito di comunione con Dio e non un foglio di istruzioni per montare Alexa.

Chi dice che il mistero di quelle parole serviva per sottomettere il volgo al dominio del clero, non si rende conto di quanti linguaggi iniziatici, esoterici, criptici è infarcito il gergo corrente, dalla tecnologia alla medicina, alla finanza, dai misteri di un pc ai labirinti fiscali.

La casta sacerdotale ha lasciato l'egemonia alla casta dei tecnici, dei burocrati, dei sanitari e dei commercialisti. A ciascuna setta il suo "latinorum".

Quando penso al latino ripenso alla scuola e m'intenerisce il core pensare a certi professori che non ci sono più. Li penso tutti insieme, in gruppo, i Mitici, i Pedanti, i Pedofagi, cioè i torturatori di ragazzi con il terribile "latinorum".

Poi penso agli altri docenti più giovani, che mal sopportavano il latino e non lo amavano, facendosi così più amare da noi liceali. E invece dovremmo pentirci, dissociarci da quel passato dissacratore, e riabilitare i primi, latinisti per passione, e deplorare i secondi, latinisti per necessità.

Avevano ragione loro, senza il latino noi italiani siamo tutti trovatelli, figli di nessuno, ovvero di Madre lingua ignota (sapete come si traduce a Roma), quando il latino divenne facoltativo e perfino intercambiabile con l'applicazione tecnica (con tutto il rispetto per i falegnami).

E più dilagano gli slang cosmopoliti, le americanate linguistiche e i grugniti neo-gergali, i codici d'accesso e più s'avverte il bisogno di tornare alla Casa Madre. Magari per farsi rispettare, evocando le nostre origini romane e cristiane.

A Bruxelles, a Strasburgo, a New York sarebbe tanto bello opporlo all'esperanto dei burocrati, presentandoci con la linda e austera chiarezza del latino. La trasparenza di una costruzione lessicale è il preambolo per una trasparente costruzione politica, rispettosa della civiltà da cui proveniamo. E una lingua pulita s'accompagna di solito ad una mens sana.

Ci vorrebbe un Sexaginta octo di segno opposto per rilanciare il latino, cancellato dal '68 e propaggini, fino al colpo di coda di Bergoglio.

Magari celebrando il dies familiae – che suona meglio di family day; mentre gay pride suona male se lo traduciamo con ipse sexus amator superbia (l'orgoglio dell'amante del sesso; ndr). Ah, il rigoroso lindore della lingua latina e il suo amore assoluto per la verità...»


"San Michele Arcangelo uccide il Dragone" di Josse Lieferinx

Termino con un video raffinato ed incisivo che solo il genio di Mussorgsky poteva esprimere nel definire la superiorità della Luce sulla tracotanza delle tenebre. Ecco la clip di "Una notte sul Monte Calvo" resa celebre dal film "Fantasia" di Walt Disney.

  


Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: marcelloveneziani.com