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giovedì 13 agosto 2026

Il Sublime ed Ultimo VOLO della COLOMBA BIANCA





Sebirblu, 13 agosto 2026

La mia voce in questo inusuale rovente agosto è rivolta ai "LIBERI", a tutti coloro che, pur rimanendo centrati col cuore, con la mente e con l'indomita forza interiore alla parabola cristica e al suo incommensurabile splendore, sono andati oltre le fasciature della prima infanzia spirituale e necessitano perciò, come dice San Paolo, di cibo più consistente per proseguire ed accelerare lo slancio verso l'Alto.

E mentre il mondo è in tutt'altre cose invischiato e sospinto, senza sapere di trovarsi lungo un fiume in piena dove vortici e mulinelli possono ghermirlo all'improvviso, altri, pochissimi in verità, hanno raggiunto, dopo lotte ed affanni indicibili, una Terra sconosciuta che li nutre e li ripara dai venti tempestosi... quasi un sogno.

Questa Terra rigogliosa e rassicurante offre i suoi frutti a chi riesce a svincolarsi dalle pastoie materiali e ad elevarsi a più alte vibrazioni, raggiungendo una Consapevolezza nuova che, SOLA, può affrancarlo da riti e dogmi ‒ non per disdegnarli ma per con-prenderli ‒ andando oltre a questi, per vivere SEMPRE, seppur nella vita di tutti i giorni, in comunione con Dio mettendo in pratica l'insegnamento e l'Esempio datoci dal Cristo.

Se scrivo questo, è per puntualizzare e chiarire ancora una volta che se ci si innalza sopra la foschia che limita l'orizzonte a valle, là dove l'aria si fa più rarefatta, si potrà cogliere senza alcun dubbio il dispiegarsi del VERO con gli occhi dello Spirito che ‒ come ha detto Gesù ai suoi ‒ ci svelerà la VERITÀ tutta intera!

Perciò, dal momento che dopodomani si celebra la Festa della Vergine Assunta in Cielo (prego chi volesse smettere di leggere proprio ora, di fare un piccolo sforzo e vedere almeno quello che ho da dire) devo specificare alcune cose che normalmente non si dicono.

L'Assunzione di Maria, come l'Ascensione di suo Figlio, ha potuto aver luogo, come ho già ampiamente detto QUI, QUI e QUI, perché l'organismo che la racchiudeva era costituito da energie spirituali purissime non avendo Ella partecipato alla "Rivolta Iniziale" delle entità che seguirono Lucifero (ved. QUI, QUI e QUI).

L'unica differenza tra le due Manifestazioni prodigiose sta nel fatto che l'Assunzione in anima e corpo avvenne tramite un intervento angelico, mentre Gesù, essendo Lui stesso Dio, operò da Sé medesimo elevandosi verso il Padre nell'Ascensione gloriosa.

Ricordiamoci che il "marchio" tutt'ora incombente su tutta l'umanità è la morte fisica, alla quale la Madre ‏‒ essendo un Serafino ‒ non poteva, per il motivo sopra detto, soggiacere, così come non ha vissuto il travaglio e nemmeno i dolori da parto nel dare al mondo il Figlio Redentore. (Cfr. anche QUI).


"L'Assunzione di Maria" di Anthonis Sallaert

Dice Maria alla mistica Valtorta il 18 dicembre 1943:

«Come entrai in estasi alla nascita del Figlio, nel rapimento in Dio che mi prese in quell'ora, tornando poi presente a me stessa e alla Terra col mio Bambino fra le braccia, così la mia impropriamente detta "morte" fu un altro rapimento in Dio.

Fidando nella promessa avuta nello splendore del mattino di Pentecoste, io pensavo che l'avvicinarsi del momento della venuta ultima dell'Amore, per rapirmi con Sé, dovesse manifestarsi con un aumento del fuoco d'amore che sempre mi ardeva. Né feci errore.»

E ancora Ella dice l'8 e il 15 luglio 1944:

«Un'estasi fu il concepimento del Figlio mio. Una più grande estasi il darlo alla luce. L'estasi delle estasi il mio transito dalla Terra al Cielo.

Soltanto durante la Passione nessuna estasi rese sopportabile l'atroce mio soffrire.

La casa, da dove fui assunta al Cielo, era una delle innumerevoli generosità di Lazzaro per Gesù e la Madre sua. La piccola casa del Getsemani, presso il luogo della sua Ascensione.

Inutile cercarne i resti. Nella distruzione di Gerusalemme ad opera dei romani fu devastata e le sue rovine furono disperse nel corso dei secoli».

Ed ecco come descrive l'Assunzione la Vergine stessa il 18 Aprile 1948:

«Io morii?

Sì, se si vuol chiamare morte la separazione della parte eletta dello Spirito dal corpo.
No, se per morte si intende la separazione dell'Anima vivificante dal corpo, la corruzione della materia non più alimentata da questa, lo spasimo della morte e la lugubrità del sepolcro.

Come morii, o meglio ancora, come trapassai dalla Terra al Cielo? Prima con la parte immortale, poi con quella peribile. Come era giusto per Colei che non conobbe macchia da colpa.

Quella sera, già s'era iniziato il riposo sabbatico, parlavo con Giovanni. Di Gesù. Delle cose sue. L'ora vespertina era piena di pace. Il sabato aveva spento ogni rumore di opere umane. E l'ora spegneva ogni voce d'uomo o di uccello. Soltanto gli ulivi intorno alla casa frusciavano al vento della sera, e sembrava che un volo d'angeli sfiorasse le mura della casetta solitaria.


"Giovanni e Maria" di William Dyce (1806–1864)

Parlavamo di Gesù, del Padre, del Regno dei Cieli. Parlare della Carità e del Regno della Carità è accendersi del fuoco vivo, consumare i serrami della materia per liberare lo Spirito ai suoi voli mistici. E se il fuoco è contenuto nei limiti che Dio mette per conservare le creature sulla Terra, al Suo servizio, vivere ed ardere si può, trovando nell'ardore non consumazione ma completamento di vita.

Ma quando Dio toglie i limiti e lascia libertà al Fuoco divino di investire ed attirare a Sé lo Spirito senza più misura, allora Questi, a sua volta rispondendo senza misura all'Amore, si stacca dalla materia e vola là dove l'Amore lo sprona ed invita. Ed è la fine dell'esilio e il ritorno alla Patria.

Quella sera, all'ardore incontenibile, alla vitalità senza misura del mio Spirito, si unì un dolce languore, un misterioso senso di allontanamento della materia da quanto la circondava, come se il corpo si addormentasse, stanco, mentre l'intelletto, ancor più vivo nel suo ragionare, si inabissava nei divini splendori.

Giovanni, amoroso e prudente testimone di ogni mio atto da quando mi era divenuto figlio d'adozione, secondo il volere del mio Unigenito, dolcemente mi persuase a trovare riposo sul lettuccio e mi vegliò pregando.

L'ultimo suono che udii sulla Terra fu il mormorio delle parole del vergine Giovanni. Mi furono come la ninna-nanna di una madre presso la culla. E accompagnarono il mio Spirito nell'ultima estasi, troppo sublime per essere detta. Lo accompagnarono sino al Cielo.

Giovanni, unico testimone di tale mistero soave, da solo mi compose, avvolgendomi nel manto bianco, senza mutarmi veste e velo, senza lavacri e imbalsamazioni.


"L'apostolo Giovanni" di Pieter Paul Rubens (1577-1640)
Lo Spirito di Giovanni, come appare chiaro dalle sue parole del secondo episodio di questo ciclo che va dalla Pentecoste alla mia Assunzione, già sapeva che non mi sarei corrotta, ed istruì l'apostolo sul da farsi.

Ed egli, casto, amoroso, prudente verso i misteri di Dio e i compagni lontani, pensò di custodire il segreto e di attendere gli altri servi di Dio, perché mi vedessero ancora e, da quella vista, trarre conforto e aiuto per le pene e le fatiche della loro missione. Attese, come fosse sicuro della loro venuta. Ma diverso era il decreto di Dio.

Buono come sempre per il Prescelto. Giusto come sempre per tutti i credenti. Appesantì a lui le palpebre, perché il sonno gli risparmiasse lo strazio di vedersi rapire anche il mio corpo. [...]

Quando dagli Angeli fui tratta dalla casetta, già il mio Spirito era tornato in me?

No. Lo Spirito non doveva più ridiscendere sulla Terra. Era, adorante, davanti al trono di Dio.

Ma quando la Terra, l'esilio, il tempo e il luogo della separazione dal mio Uno e Trino Signore furono per sempre lasciati, lo Spirito tornò a splendere al centro dell'Anima mia, traendo l'organismo dalla sua dormizione, onde è giusto dire che fui assunta in Cielo in Anima e corpo, non per capacità mia propria, come avvenne per Gesù, ma per aiuto angelico.

Mi destai da quella misteriosa e mistica dormizione, sorsi, volai infine, perché ormai il mio fisico aveva conseguito la perfezione dei corpi glorificati. E amai.

Amai il mio ritrovato Figlio e mio Signore, Uno e Trino, lo amai come è destino di tutti gli eterni viventi».


"Apparizione del Cristo alla Vergine" ‒ Guercino (1591-1666)

La conferma arriva dalle parole di Gesù a Maria Valtorta il 5 gennaio 1944:

«Io sono uscito dal Sepolcro senz'altro aiuto che il Mio Potere. Maria (Sua Madre: ndr) venne a Me, a Dio, al Cielo, senza conoscere il sepolcro col suo orrore di putredine e di lugubrità.

È uno dei più fulgidi miracoli di Dio. Non unico, in verità, se si ricordano Enoc ed Elia, che, perché cari al Signore, furono rapiti alla Terra senza conoscere la morte e trasportati altrove, in un luogo noto a Dio solo e ai celesti abitanti dei Cieli.

Giusti erano, ma sempre un nulla rispetto a mia Madre, inferiore, in santità, solo a Dio. Per questo non ci sono reliquie del corpo e del sepolcro di Maria. Perché Maria non ebbe sepolcro, e il suo corpo fu assunto in Cielo».

Concludo con un ineffabile messaggio che l'Ultrafanìa (ved. QUIQUI) ci regala.

Aleggia nei Cieli infiniti un'ineguagliabile armonia; è suono di prece che si diparte per voi dalla Madre/Spirito. Frementi di fronte a cotanto Amore e in tremore ansioso raccogliete il superbo dono.

«Fui Ancella. Donna fui chiamata da Colui che non fu partorito perché Raggio che portava nel mondo il Verbo Divino!

Ai piedi della Sua Croce raccolsi l'eredità divina che in Giovanni Mi faceva Madre dell'Umanità.

Come potete intendere il Mio soffrire di Madre per le vostre pene e le vostre fatiche se non sapete intendere la pena e la fatica del fratel vostro?

Cessate dal distruggere il divino legame col quale Egli vi ha uniti, cessate dal sottrarvi al Suo sublime abbraccio.

Amatevi e servite: così Mi troverete ai piedi del Padre che vi attende! Siete da sempre nel Suo Cuore, come lo è l'Infinito tutto ove il palpito universo è Amore!

                                                                                                                                  Maria

Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Estratti dagli "Scritti di Maria Valtorta" (QUI)

e da "Scintille dall'Infinito" Vol. 1° pag. 21

sabato 31 gennaio 2026

Candelora: "La LUCE risplende nelle Tenebre, ma...


Greg Olsen

Sebirblu,
 31 gennaio 2026

Il 2 febbraio ricorre per diverse fedi cristiane, non solo per la Chiesa Cattolica, la festa della "Candelora" (cfr. QUI e QUI) o memoria solenne della Presentazione di Gesù al Tempio che celebra l'ingresso della Luce (il Cristo) nella storia dell'uomo, decaduto dopo la "Rivolta" iniziale. (Ved. QUI, QUI e QUI).

Ciò che salta subito all'occhio leggendo il Vangelo di Luca 2, 22-38, è l'assenza totale dei sacerdoti preposti al "Luogo" sacro, in contraddizione stridente con quello che la festività vuole rappresentare, ossia l'offerta a Dio della propria vita e missione da parte di tutti i consacrati, per la salvezza delle anime.

Emerge invece, in tutta la sua intensità la fede del vecchio Simeone che, avendo richiesto a Dio la grazia, prima del trapasso, di veder compiersi la profezia tanto attesa da Israele della comparsa del Messia ‒ il Cristo, si recò al Tempio avvertito dallo Spirito Santo e venne perciò esaudito. Alla vista del Bimbo Divino esclamò:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il Tuo servo
vada in pace, secondo la Tua parola,
    perché i miei occhi hanno visto la Tua salvezza,
preparata da Te davanti a tutti i popoli:
Luce per rivelarTi alle genti
e gloria del Tuo popolo, Israele».

Ma ecco ora la Parola di Colui che disse: "Io sono la Luce del mondo. Chi segue me non camminerà nelle Tenebre, ma avrà la luce della vita. (Gv. 8,12).

Brano tratto da "I Quaderni del '43" di Maria Valtorta pag. 618.

4 dicembre ‒ dice Gesù:

«Quando nel cielo sereno si alza il sole al mattino, esso sorge dal lato d'Oriente. È da Oriente che la luce a voi viene e sempre più avanza e cresce sino ad empire il cielo di raggi e la Terra di tepore e festa.

Cosa c'è di più bello e grande del sorgere del sole ad ogni nuovo mattino? Esso vi parla del Supremo Ordinatore di tutte le cose, la cui potenza infinita regola il corso degli astri con pensiero d'amore per voi, suoi figli, al Quale i medesimi astri ‒ smisurati giganti dell'Universo ‒ sottostanno.

Voi, invece, impercettibile polvere sparsa su un pianeta, non dei più grandi, rotante per le vie sconfinate del firmamento, non reputate doveroso ubbidire per rispetto e gratitudine verso chi vi ama ed è un Dio.

Pagina che ogni mattina potete rileggere, sol che lo vogliate, con gli occhi dell'anima, la luce che torna basterebbe a farvi meditare per tutte le ore del nuovo giorno sulla Presenza, la Potenza, la Bontà di Dio, e richiamarvi alla mente Me: Luce del mondo, Sole eterno, Oriente Santo.




L'appellativo di "Oriente" datomi dagli antichi di Israele non è errato. Bello come il levarsi dell'astro al mattino è il Mio apparire al mondo, per il quale, come Sole, Io ho portato la Luce.

Con Essa, ho iniziato la giornata di Dio oscurata al suo formarsi dalla colpa prima che avrà il suo fulgido tramonto nel momento finale per risorgere poi eterna con tutti i suoi eletti nel Regno dell'Altissimo.

Io sono l'Oriente di Dio, quello che lo annuncia alle genti: generato da Lui (Unico Raggio Unigenito; ndr) vengo sotto di Lui, né, come il sole, conosco tramonto. Sto fisso, eterno nella Mia Divinità intorno alla Quale i popoli roteano come astri che da Me traggono vita e luce.

Non Io ma voi conoscete le oscurità delle Tenebre, perché in voi, non in Me, tramonta la luce, perché dalla Luce vi scostate frapponendovi le barriere e le lontananze di una volontà non consona a Dio o le colpe commesse contro la Sua Legge.

Venuto ad annunciare il Padre, Signore eterno, e a testimoniarne la Santissima Esistenza, Gli ho costruito il nuovo tempio. Ma non quello materiale di pietre e calcina che i secoli e gli uomini possono rovinare nei loro assalti di tempo o di guerre.

Bensì il Tempio la cui Pietra Io Sono: la Mia Chiesa che NON MORRÀ nemmeno con il morire della Terra e, come nuvola d'incenso e fragranza di fiore, salirà nel luogo di Dio, libera ormai come donna affrancata da tutti i servaggi per congiungersi al suo Fondatore in nozze eterne i cui testimoni saranno i suoi santi. (Cfr. QUIQUIQUI e QUI; ndr).

Bensì il tempio non collettivo ma singolo ‒ e per essere singolo non è meno santo ed eterno del Tempio della Chiesa Mia ‒ del vostro Spirito che Io ho riedificato dopo che Satana l'aveva minato con la colpa, rigenerandovi alla Grazia, inondandovi del Mio Sangue, istruendovi con la Mia Parola. (Cfr. QUI, QUI, QUI, QUI e QUI; ndr).




Questa è la Mia gloria. Aver restituito a Dio i templi delle vostre anime riconsacrate, e di questa gloria il Padre Santo Me ne riveste dandomi potere di Giudice su tutte le creature che a prezzo di Sacrificio senza misura ho fatte Mie.

Io sono il vostro secondo Creatore poiché ho ripreso i creati del Padre, fatti cadaveri dalla colpa, e ad essi ho infuso la vita con il Mio morire. Mi sono spogliato della vita per darvi la Vita. Mi sono spogliato della veste di Dio per cingere veste d'uomo, e anche questa ho persa per voi dopo aver conosciuto tutto l'orrore della vita: dolori, fame, tradimenti, torture, fatiche, agonie, morte.

Oh! Redenzione dell'uomo, riparazione e omaggio fatto al Mio Santissimo Padre, quanto Mi costi! Consacratore, costruttore e vittima, Io ho il diritto di essere Sacerdote Supremo. Né il Padre questo diritto Me lo nega, ma anzi lo proclama per la Sua Giustizia e Carità, perché Io col Padre Mio sono in intesa di pace infinita.

Egli m'è Genitore ed Io gli son Figlio, e sono l'Ubbidiente e l'Amoroso che l'Amore trasporta ad ubbidire per dare gioia e gloria al Padre Santo.

Dal momento in cui Io  ‒ "Oriente" del mondo  (ed è per questo che si è manifestato in  Medio Oriente,  per illuminare l'Occidente pagano, ved. QUI; ndr)sono venuto a portare la Luce alle Tenebre, vi ho chiamati con la forza della Carità (o dell'Amore) e della Parola.

Fin dai più lontani paesi siete venuti a Me poiché Io non sono un dio falso e crudele, ma il Dio vero e misericordioso che opera i miracoli dell'amore per condurre sotto il Suo Segno le pecore smarrite fuor del Suo ovile.

E siccome vi amo di un Amore per voi incomprensibile tanto è perfetto, non solo vi salvo, mettendovi nelle Mie schiere, ma vi faccio Miei collaboratori nell'edificare il Tempio che non conoscerà distruzione e nel quale la Gloria Trina riposerà, e voi tutti La conoscerete quale Essa è, assurti alla Vita perfetta e fatti capaci di conoscere Dio.

Io, Verità del Padre, ve lo giuro. A coloro che ascolteranno Me: Voce del Signore, sarà serbata la sorte di gioia infinita di conoscere Iddio.»




Lascio ora, sempre alla stessa Autrice, la sublime descrizione dell'evento che avrebbe cambiato per sempre le sorti dell'Umanità ribelle; segue commento di Gesù.

Dal 1° vol. de "L'Evangelo come mi è stato rivelato".

Presentazione di Gesù al Tempio.
La virtù di Simeone e la profezia di Anna.

1 febbraio 1944

«Vedo partire da una casetta modestissima una coppia di persone. Da una scaletta esterna scende una giovanissima madre con un bambino fra le braccia, avvolto in un panno bianco.

Riconosco questa Mamma nostra. È sempre Lei, pallida e bionda, snella e tanto gentile in ogni suo atto. È vestita di bianco, col manto in cui si avvolge di un pallido azzurro. Sul capo un velo bianco.

Porta con tanta cura il suo Bambino. Ai piedi della scaletta l'attende Giuseppe presso un ciuchino bigio. Giuseppe è vestito tutto di color marrone chiaro, sia nella tunica che nel mantello. Guarda Maria e le sorride.

Quando Maria giunge presso l'animale, Giuseppe si passa la briglia dell'asinello sul braccio sinistro e prende per un momento il Bambino, che dorme tranquillo, per permettere a Maria di accomodarsi meglio sulla sella. Poi le rende Gesù e si avviano.

Giuseppe cammina al fianco di Maria, tenendo sempre per la briglia il somarello e facendo attenzione che questo vada dritto e senza inciampi. Maria tiene in grembo Gesù e, come per tema che il freddo gli possa nuocere, gli stende addosso un lembo del suo mantello.

Parlano pochissimo i due sposi, ma si sorridono sovente. La strada, che non è un modello stradale, si snoda fra una campagna che la stagione fa nuda. Qualche altro viaggiatore si scontra coi due o li raggiunge, ma sono rari.

Poi ecco delle case che si mostrano e delle mura che serrano una città. I due sposi entrano in essa da una porta e comincia il percorso sul selciato (molto sconnesso) cittadino.

Il cammino diviene molto più difficile, sia perché vi è del traffico che fa fermare tutti i momenti il ciuchino, sia perché lo stesso sulle pietre e sulle buche che sostituiscono le pietre mancanti ha continue scosse, che disturbano Maria e il Bambino.




La strada non è piana. Sale, sebbene lievemente. È stretta fra case alte dalle porticine strette e basse e dalle rade finestre sulla via. In alto il cielo si affaccia con tante fettine di azzurro fra case e case, anzi fra terrazze e terrazze.

In basso sulla via vi è gente e vocìo, e si incrociano altre persone a piedi, o su asini, o conducenti dei somarelli carichi, ed altre dietro ad una ingombrante carovana di cammelli.

Ad un certo punto passa con molto rumore di zoccoli e di armi una pattuglia di legionari romani, che scompaiono oltre un arco posto a cavalcioni di una via molto stretta e sassosa. Giuseppe piega a sinistra e prende una via più larga e più bella. Vedo la cinta merlata, che già conosco, in fondo ad essa.

Maria smonta dall'asinello presso la porta dove è una specie di posteggio per altri somarelli. Dico «posteggio» perché è una sorta di capannone, meglio, di tettoia, dove è paglia sparsa e dei paletti con degli anelli per legare i quadrupedi.

Giuseppe dà alcune monete ad un ometto accorso e con esse acquista un poco di fieno, e attinge un secchio d'acqua da un pozzo rudimentale che è in un angolo, e li dà al ciuchino. Poi raggiunge Maria ed ambedue entrano nel recinto del Tempio.

Si indirizzano prima verso un porticato, dove vi sono quelli che Gesù poi fustigò egregiamente: i venditori di tortore e agnelli e i cambiavalute. Giuseppe acquista due colombini bianchi. Non cambia il denaro. Si capisce che ha già quello che gli occorre.

Giuseppe e Maria si dirigono ad una porta laterale che ha otto gradini, come mi pare abbiano tutte le porte, quasi che il cubo del Tempio sia sopraelevato dal resto del suolo. Questa porta ha un grande atrio, come i portoni delle nostre case di città, per dare un'idea, ma più vasto e ornato.




In esso vi sono a destra e a sinistra due specie di altari, due costruzioni rettangolari, di cui sul principio non capisco bene lo scopo. Sembrano delle basse conche, perché l'interno è più giù dell'orlo esterno, che si sopraeleva di qualche centimetro.

Non so se chiamato da Giuseppe o se venuto di suo, accorre un sacerdote. Maria offre i due poveri colombi ed io, che capisco la loro sorte, volgo altrove lo sguardo. Osservo gli ornati del pesantissimo portale, del soffitto, dell'atrio. Mi pare però di vedere, con la coda dell'occhio, che il sacerdote asperga Maria con dell'acqua.

Deve essere acqua, perché non vedo macchie sul suo abito. Poi Maria, che insieme ai colombini aveva dato un mucchietto di monete al sacerdote (mi ero dimenticata di dirlo) entra con Giuseppe nel Tempio vero e proprio, accompagnata dal levita.

Io guardo da tutte le parti. È un luogo ornatissimo. Sculture a teste d'angeli e palme e ornati corrono sulle colonne, le pareti e il soffitto. La luce penetra da curiose finestre lunghe, molto strette, naturalmente senza vetri, e tagliate diagonalmente alla parete. Suppongo che sia per impedire agli acquazzoni di entrare.

Maria si inoltra sino ad un certo punto. Poi si arresta. A qualche metro da Lei vi sono degli altri gradini e su questi sta un altro tipo di altare, oltre il quale vi è un'altra costruzione.

Mi accorgo che credevo essere nel Tempio e invece ero in ciò che contorna il Tempio vero e proprio, ossia il Santo, oltre il quale pare che nessuno, fuorché i sacerdoti, possano entrare.

Quello che io credevo Tempio non è perciò che un chiuso vestibolo, che da tre parti cinge il luogo sacro, dove è chiuso il Tabernacolo. Non so se mi sono spiegata per bene. Ma non sono architetto o ingegnere.

Maria offre il Bambino - che si è svegliato e gira i suoi occhietti innocenti intorno con lo sguardo stupito degli infanti di pochi giorni - al sacerdote. Questo lo prende sulle braccia e lo solleva a braccia tese, volto verso il Tempio, stando contro a quella specie di altare che sta su quei gradini. Il rito è compiuto. Il Bambino viene restituito alla Mamma e il levita se ne va.

Vi è della gente che guarda curiosa. Fra questa si fa largo un vecchietto curvo e arrancante, che si appoggia ad un bastone. Deve essere molto vecchio, direi certo oltre gli ottant'anni. Egli si accosta a Maria e le chiede di dargli per un attimo il Piccino. Maria lo accontenta sorridendo.

Simeone, che io ho sempre creduto appartenesse alla casta sacerdotale e invece è un semplice fedele, almeno a giudicare dalla veste, lo prende, lo bacia. Gesù gli sorride con la smorfietta incerta dei poppanti.


Greg Olsen

Sembra che lo osservi curioso, perché il vecchietto piange e ride insieme, e le lacrime fanno tutto un ricamo di luccichii insinuandosi fra le rughe e imperlando la barba lunga e bianca, verso la quale Gesù tende le manine.

È Gesù, ma è sempre un bambinello, e ciò che gli si muove davanti attira la sua attenzione e gli dà velleità di afferrare quella cosa per capire meglio cosa è. Maria e Giuseppe sorridono, e anche i presenti, che lodano la bellezza del Piccino.

Sento le parole del santo vecchio e vedo lo sguardo stupito di Giuseppe, quello commosso di Maria, e anche quelli della piccola folla, in parte stupita e coinvolta, e in parte, alle parole del vecchio, presa da ilarità.

Fra questi vi sono dei barbuti e tronfi sinedristi, che scuotono il capo, guardando Simeone con compatimento ironico. Lo devono pensare andato fuor di cervello per l'età.

Il sorriso di Maria si spegne in un più vivo pallore quando Simeone le annuncia il dolore. Per quanto Ella sappia, questa parola le trafigge lo spirito.

Si avvicina di più a Giuseppe, Maria, per confortarsi, si stringe con passione il suo Bambino al seno e beve, come anima assetata, le parole di Anna, la quale, donna come è, ha pietà del suo soffrire e le promette che l'Eterno le addolcirà di una forza soprannaturale l'ora del dolore.

"Donna, a Chi ha dato il Salvatore al suo popolo non mancherà il potere di dare il suo angelo a confortare il tuo pianto. Non è mai mancato l'aiuto del Signore alle grandi donne d'Israele, e tu sei ben più di Giuditta e di Giaele.

Il nostro Dio ti darà cuore di oro purissimo per resistere al mare di dolore, per cui sarai la più grande Donna della creazione, la Madre. E tu, Bambino, ricordati di me nell'ora della tua missione". E qui mi cessa la visione.» 




2 febbraio 1944  dice Gesù:

«Due insegnamenti per tutti sgorgano dalla descrizione che hai data. Il primo: non al sacerdote immerso nei riti e con lo spirito assente, ma ad un semplice fedele si svela la verità.

Il sacerdote, sempre a contatto con la Divinità, volto alla cura di quanto ha attinenza con Dio, dedicato a tutto quanto è più alto della carne, avrebbe dovuto intuire subito chi era il Bambino che veniva offerto al Tempio quella mattina.

Ma, perché potesse intuire, occorreva che avesse uno spirito vivo. Non unicamente una veste ricoprente uno spirito, se non morto, molto assonnato. Lo Spirito di Dio può, se vuole, tuonare e scuotere come folgore e terremoto anche lo spirito più ottuso.

Lo può. Ma generalmente, poiché è Spirito di ordine come è ordine Dio in ogni sua Persona e modo di agire, Esso si effonde e parla non dico dove è merito sufficiente a ricevere la sua effusione – allora ben poche volte si effonderebbe, e tu pure non ne conosceresti le luci – ma là dove vede la "buona volontà" di meritare la sua effusione. Come si esplica questa buona volontà?

Con una vita fatta, per quanto vi è possibile, tutta di Dio. Nella fede, nell'ubbidienza, nella purezza, nella carità, nella generosità, nella preghiera. Non nelle pratiche, nella preghiera. Vi è differenza minore fra la notte e il giorno che non fra le pratiche e la preghiera.

Questa è comunione di spirito con Dio, dalla quale uscite rinvigoriti e decisi a sempre più appartenere a Dio. L'altra è una abitudine qualunque, fatta per scopi diversi ma sempre egoisti, la quale vi lascia quelli che siete, anzi vi aggrava di una colpa di menzogna e di accidia.

Simeone aveva questa buona volontà. La vita non gli aveva risparmiato affanni e prove. Ma egli non aveva perduto la sua buona volontà. Gli anni e le vicende non avevano intaccato e scosso la sua fede nel Signore, nelle sue promesse, e non avevano stancato la sua buona volontà d'esser sempre più degno di Dio.

E Dio, prima che gli occhi del servo fedele si chiudessero alla luce del sole, in attesa di riaprirsi al Sole di Dio rutilante dai Cieli aperti al mio salire dopo il Martirio, gli mandò il raggio dello Spirito che lo guidasse al Tempio, per vedere la Luce venuta al mondo.

"Mosso da Spirito Santo" dice il Vangelo. Oh! se gli uomini sapessero quale Amico perfetto è lo Spirito Santo, quale Guida, quale Maestro! Se lo amassero e lo invocassero, questo Amore della SS. Trinità, questa Luce della Luce, questo Fuoco del Fuoco, questa Intelligenza, questa Sapienza! Quanto più saprebbero di ciò che è necessario sapere!




Vedi, Maria; vedete, figli. Simeone ha atteso tutta una lunga vita di "vedere la Luce", di sapere compiuta la promessa di Dio. Ma non ha mai dubitato. Non si è mai detto: "È inutile che io perseveri nello sperare e nel pregare".

Ha perseverato. E ha ottenuto di "vedere" ciò che non videro il sacerdote e i sinedristi pieni di superbia e di opacità: il Figlio di Dio, il Messia, il Salvatore in quelle carni infantili che gli davano tepore e sorrisi. Ha avuto il sorriso di Dio, primo premio della sua vita onesta e pia, attraverso le mie labbra di Bambino.

Seconda lezione: le parole di Anna. Anche ella, profetessa, vede in Me, neonato, il Messia. E questo, data la sua capacità di profezia, è naturale. Ma ascolta, ascoltate ciò che, spinta da fede e da carità, dice a mia Madre. E fatevene luce al vostro spirito, che trema in questo tempo di Tenebre e in questa festa della Luce.

"A Chi ha dato un Salvatore non mancherà il potere di dare il suo angelo a confortare il tuo, il vostro pianto". Pensate che Dio ha dato Se stesso per annullare l'opera di Satana negli spiriti. E non potrà vincere ora i satana che vi torturano? Non potrà asciugare il vostro pianto, sgominando questi satana e mandando da capo la pace del suo Cristo?

Perché non glielo chiedete, con fede? Fede vera, prepotente, una fede davanti alla quale il rigore di Dio, sdegnato da tante vostre colpe, cada con un sorriso e venga il perdono che è aiuto, e venga la sua benedizione ad essere arcobaleno su questa Terra che si sommerge in un diluvio di sangue voluto da voi stessi?

Pensate: il Padre, dopo aver punito gli uomini col diluvio, disse a Sé stesso e al suo patriarca: "Io non maledirò più la Terra a causa degli uomini, perché i sensi e i pensieri del cuore umano sono inclinati al male fin dall'adolescenza; quindi non colpirò più ogni vivente come ho fatto". Ed è stato fedele alla sua parola. Non ha più mandato il diluvio.

Ma voi quante volte vi siete detti, e avete detto a Dio: "Se ci salviamo questa volta, se ci salvi, non faremo mai più guerre, mai più", e poi ne avete sempre fatte di più tremende? Quante volte, o falsi e senza rispetto per il Signore e per la parola vostra? Eppure Dio vi aiuterebbe ancora una volta, se la gran massa dei fedeli lo chiamasse con fede e amore prepotente.

Mettete – o voi tutti che, troppo pochi per controbilanciare i molti che mantengono vivo il rigore di Dio, rimanete però a Lui devoti nonostante l'ora tremenda che incombe e cresce di attimo in attimo – mettete il vostro affanno ai piedi di Dio.

Egli saprà mandarvi il suo Angelo, ved. QUI, come ha mandato il Salvatore al mondo. Non temete. State uniti alla Croce. Essa ha vinto sempre le insidie del demonio, che viene con la ferocia degli uomini e le tristezze della vita a cercare di piegare alla disperazione, ossia alla separazione da Dio, i cuori che non può prendere in altra maniera».


Howard David Johnson

Chiosa di Sebirblu

La frase iniziale del titolo: "La Luce risplende nelle Tenebre, ma... le Tenebre non l'hanno accolta" fa parte dello splendido "Prologo" di Giovanni (rintracciabile QUI, con spiegazione approfondita), e rispecchia perfettamente lo stato attuale delle coscienze, con l'aggravante che all'epoca di Gesù Egli non era ancora conosciuto, ma ora sono passati più di duemila anni dal Suo sublime insegnamento e purtroppo viene ancora rigettato.

Non c'è però da meravigliarsi, perché lo stesso Giovanni nell'Apocalisse, descrivendo le sue visioni, ha annunciato il dramma che stiamo vivendo oggi. La parabola sta per terminare. Le forze anticristiche sono disperatamente all'opera perché sanno che rimane loro poco tempo per razziare il maggior numero possibile di anime.

Il Falso Profeta argentino ha quasi raggiunto 9 anni di governo, ottemperando così all'incarico voluto da coloro che invalidamente l'hanno eletto, ossia la distruzione definitiva della Chiesa Cattolica e l'avvento dell'Anticristo. (Ved. QUI, QUI e QUI).

Mi auguro soltanto che il piccolo contributo offerto ai lettori con questo mio post, ricco di spunti per riflettere, possa aprire il cuore a molti che giacciono inconsapevoli nel buio e nella tristezza affinché la Luce del Cristo li illumini e faccia loro sentire quanto è infinito il Suo Amore.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it


venerdì 6 dicembre 2024

"Bella... e Terribile come Esercito schierato..."


"L'Immacolata Concezione" di Bartolomé Esteban Murillo (1617-1682).

Sebirblu, 6 dicembre 2024

In prossimità della Immacolata Concezione della Vergine Santissima, dedico questo scritto espressamente a Lei (confrontare anche QUI), oggi più che mai subdolamente privata degli onori dovutigli per la Sua sublime Maternità umana e divina: ved. QUI, QUI e QUI.   

Il tempo apocalittico in atto (urge ormai farsene una ragione) è in pieno svolgimento e se ne vedono i chiari segni ovunque (cfr. QUIQUIQUI e QUI), a partire proprio dal Vescovo di Roma, il Falso Profeta, che regge il governo del soglio pontificio nella acquiescenza e nell'addormentamento generali.

L'unico modo davvero efficace per opporsi a tutto ciò è quello di prendere coscienza dello scontro titanico in atto tra le Forze della Luce, ossia fra la Madre Purissima con le Sue schiere angeliche, e quelle dell'Oscurità: Lucifero e le sue marionette elitarie impegnate ad asservirci tutti. Cfr. QUI, QUI e QUI.

Bisogna considerare che il Maligno odia particolarmente la Madonna e questo, per chi ha gli occhi aperti, appare chiaro nell'operato di Bergoglio (cfr. QUI, QUI e QUI) e dei consacrati attorno a lui che cercano, per compiacere i movimenti evangelici, di "ridimensionare" la figura di Maria SS. protestantizzando ed inserendo la Chiesa in un'Unica Religione Mondiale. Cfr. QUIQUI e QUI.

Tentativo vano! Perché tutti sanno che Ella trionferà, proprio per la Sua Purezza, e schiaccerà la testa del Rettile malefico che sin dal Principio, ribellandosi a Dio, ha trascinato l'intero genere umano nella Caduta che ancora oggi tragicamente stiamo vivendo. Cfr. QUIQUI e QUI; ma anche QUI, QUI e QUI.


Ben Goossens

Dico "Purezza" perché si sappia finalmente, nonostante l'oscurato indottrinamento ricevuto, che:

MARIA ERA ED È UN SERAFINO! (Confermato anche da Maria Valtorta come espongo più avanti).

NON HA PRESO PARTE ALLA RIBELLIONE INIZIALE,  perciò...

ERA ED È SENZA MACCHIA ALCUNA, come giustamente Ella disse a Bernardette Soubirous: "Io Sono l'Immacolata Concezione". Cfr. anche QUI.

IL SUO CORPO ERA DIAFANO, quindi non soggetto ai dolori da parto, né alla morte fisica.

HA "PARTORITO" LA LUCE, GESÙ IL CRISTO UNIGENITO, ossia L'AMORE, manifestatosi a tutti gli effetti come "Uomo" per darci l'Esempio di come ritornare alla Casa del Padre.  Ecco perché... 

ERA ED È VERGINE, PRIMA, DURANTE E DOPO IL PARTO ed è per la consistenza ineffabile del suo corpo, come a maggior ragione quello di Suo Figlio Gesù ‒ Dio stesso ‒ che...

FU ASSUNTA IN CIELO, similmente al Cristo che vi ascese dopo la Sua Risurrezione da una "Morte" che non poteva ghermirlo in quanto la fatturazione fisica era solo apparente; energia pura e non frutto della condensazione materiale umana.




Mi rendo conto che per molti di voi questi possano apparire dei vaneggiamenti e delle esaltazioni soggettive, ma è ORA DI SVEGLIARSI, e non per immetterci tutti in UNA SOLA RELIGIONE MONDIALE perché, con tali presupposti, sono i popoli che devono trascendere ogni concetto limitativo religioso e andare verso la REALTÀ VERA delle cose, cioè verso L'AMORE, anche se il Cristo non lo si conosce ancora! Cfr. QUIQUI, QUIQUI QUI.

Altro che elevare al grado di festa obbligatoria (il 22 luglio, cfr. QUIla celebrazione di Maria Maddalena e sminuire, offuscandolo, il culto della Vergine Madre! La Quale, alla fine, vincerà il Mondo... ved. QUI.

Vi riporto un brano dettato da Gesù stesso alla famosa mistica Maria Valtorta ed annotato in uno dei suoi Quaderni dal 1945 al 1950: 


Maria Valtorta (1897 - 1961)

6 gennaio 1948

"Ora l'ira di Dio si manifesta dal Cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità di Dio, iniquamente". (San Paolo ai Romani ‒ 1,18).

Dice l'Autore SS. (Gesù):

«Nella lezione prima di questa, ho invitato a difendere l'Idea religiosa per avere salvezza e pace, perché quando un popolo cade nella "cattiveria e iniquità" – è la più grande tragedia. La massima ingiustizia è offendere Dio, deridere la Religione, attaccarla, spegnerla nelle menti, ignorarla scientemente, premeditatamente, in tutti i suoi comandi – allora l'ira di Dio si manifesta dal Cielo.

Non occorrono folgori perché si mostri. Non cataclismi. Non diluvi. Ma è sufficiente che Dio vi abbandoni a voi stessi per darvi da soli la morte, l'angoscia, la disperazione. La collera di Dio, più che mostrarsi con punizioni, la vera immutabile collera,  si  manifesterà  con  l'abbandonarvi  completamente.

Quelli che voi chiamate castighi di Dio – guerre, mezzi atroci di distruzione, calamità, pestilenze – ancora non sono sdegno senza mutazione, sdegno assoluto. Sono rimproveri e richiami del Padre offeso, ma sempre premuroso di dare soccorso e perdono ai figli colpevoli.

Ma quando ogni "empietà e ingiustizia" mentale o fisica sarà nel cuore del 99% dell'umanità, quando queste avranno invaso ogni classe sociale fino a penetrare nella casa di Dio – l'abbominio della desolazione di cui parla il profeta, e lo conferma il Verbo, perché ancora non avete dato il giusto significato alla parola "desolazione" che sarà il segno della fine, e lo sarà – allora Dio non vi riprenderà più con paterni castighi – che purtroppo salvano pochi, perché i più sono già servi di Satana – ma vi lascerà a voi stessi.

Si ritirerà. Non farà più alcun atto. Sino al momento in cui un baleno del suo volere ordinerà ai suoi angeli di aprire i sette sigilli, di suonare le quattro trombe, di liberare l'aquila dei tre guai, e poi, orrore, sarà dato fiato alla quinta tromba, e il Giuda dei tempi ultimi aprirà il pozzo dell'abisso per farne uscire ciò che l'uomo avrà desiderato più di Dio.


Danny Hahlbohm

Quando? Quando? Già siete in quest'ora o state per entrarvi?

Temete. Ve lo chiedete... Ma non vi pentite. Non vi sarà detto il quando. Esso è scritto nel cuore dei presenti profeti, "ma è sigillato ciò che hanno detto i sette tuoni ad essi, e questi non lo diranno".

E in quel momento, come astro pacifico sull'orrore e terrore delle onde burrascose – la Terra scossa come mare in tempesta e tutti gli uomini immersi nella bufera, meno i servi di Dio raccolti sulla barca di Pietro, fedeli al Nauta santo – verrà l'aurora della Stella del Mare, precorritrice del sorgere, dell'ultimo apparire della Stella del Mattino.

Nella Sua seconda venuta, l'Agnello di Dio, il Redentore, il Santo dei santi, avrà per precursore non il penitente del deserto salato dalle macerazioni (Giovanni Battista; ndr), e salante i peccatori per guarirli dalle pesantezze e farli agili ad accogliere il Signore, ma avrà per precursore l'Angelo nostro, Colei che, pur avendo forma, fu  Serafino.

Colei in cui abbiamo fatto dimora (qui Gesù si riferisce alla Trinità; ndr), né più dolce e più degna potevamo averla, l'Arca dilettissima di puro oro che ancor ci contiene così come è da Noi contenuta e che trasvolerà nei cieli, raggiando il Suo Amore per preparare al Re dei re la strada profumata e regale e predisporre – generandoli e partorendoli in un'ultima maternità – quanti più germi di viventi sono e vorranno essere partoriti al Signore.

Guardate là, all'oriente dei tempi... Già sulle tenebre che coprono, sempre più folte e maledette, la Terra, si delinea un albore che più dolce non v'è. Esso è il tempo di Maria che sorge. L'estrema misericordia che il Nostro Amore ha pensata per voi. 

Grande sarà  la  lunghezza del Suo cammino. Contrastata  dal  Suo  eterno nemico che, per essere vinto, non è meno ostinato a crucciarLa e a combatterLa. Egli ottunde gli intelletti degli uomini per non far loro conoscere Maria. Spegne la fede e la devozione in Lei.




Crea nebbie. Getta fango. Ma la Stella del Mare è troppo alta sulle onde inquinate. Transiterà, né il fango sporcherà l'orlo della sua Veste. Scenderà soltanto, rapida come un arcangelo, ad imprimere la Sua sigla, il segno del Tau, sulla fronte dei fedeli, dei salvati al Regno eterno. E fortezza e pace entrerà nei loro Spiriti sotto il tocco della mano di Lei, Madre della Vita, Sorgente della Salute.

Benedite  Iddio  che  ha concesso alla Stella purissima  di  iniziare  il  Suo cammino per attirarvi a Lui con la dolcezza del Suo Amore, Salvatrice pietosa, estrema, compensante gli Spiriti buoni dal sempre più profondo allontanamento ed eclissamento di Dio, disgustato dalle colpe degli uomini. Non vi sembri ingiusto questo ritiro di Dio. [...]

Di nuovo Gesù vi ripete quello che già disse tanto tempo fa: "Ancora per poco sono con voi... e poi me ne andrò. E allora Mi cercherete ma non Mi troverete".

Sì, o dormienti. Parlo a voi più che ai nemici aperti. A voi che, se vi svegliaste, potreste difendere l'Idea e il vostro bene.

A voi che dormite mentre gli altri lavorano, e vi cullate nell'illusione che Dio vi sia servo, che il Cristo vi sia servo, un servo stolto che dopo essere stato dimenticato, non cercato, non seguito, fino al punto di essersi persuaso ad andarsene data l'inutilità del Suo rimanere fra voi, possa essere pronto e prono al vostro bisogno quando starete per essere sommersi e, finalmente, ma non tutti in tempo, vi desterete.

Cercate il Salvatore mentre ancora è fra voi, prima che l'odio lo mandi fuori dai vostri confini... fra popoli sorgenti alla Luce mentre voi sprofondate fra le tenebre. Le tenebre che soffocano la Verità, non facendola vedere, alzando il muro delle tiepidezze, dei quietismi là dove si innalza quello delle empietà e delle ingiustizie.»




Conclusione

Come si legge, non solo stupiscono l'attualità e la convergenza dello scritto con i tempi correnti, ma si ha la conferma sorprendente, in ambito cattolico oltre che ultrafànico (cfr. QUI), dell'identità angelica di Maria come Serafino e Porta del Cielo, poiché per mezzo Suo si è manifestata la Benignità del Padre ‒ l'AMORE, il CRISTO ‒ che avrebbe riaperto la VIA a tutta l'umanità per il Ritorno a Casa.

Relazione e cura di: Sebirblu.blogspot.it