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venerdì 18 settembre 2026

INCREDIBILE! Il Vaticano APRE a Teilhard de Chardin?



"La via Lattea" - foto di Maurizio Pignotti
 
Sebirblu, 16 settembre 2026

È proprio vero che Dio scrive dritto su righe storte!...

Non avrei mai pensato che l'ex-Santo Uffizio, ora Dicastero per la Dottrina della Fede, retto dallo pseudo card. Victor Manuel Fernandez, lo stesso che ha negato Maria SS. come Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie, riabilitasse (ved. QUI e QUI) con il consenso prima di Bergoglio e poi di Prevost, entrambi falsi papi, addirittura il grandissimo gesuita e paleontologo Teilhard de Chardin. (Ved. QUIQUI).

D'altronde, andando indietro nel tempo, ho scoperto che altissime figure come Paolo VI, Giovanni Paolo II (ved. QUI e QUI), Benedetto XVI (QUI, QUI e QUI), e via via tanti altri come il card. Gianfranco Ravasi QUI, hanno espresso i loro profondi sentimenti di elogio verso l'elevatissimo e mistico pensiero dello scienziato e filosofo francese.

Il calvario di questo valente dotto iniziò quando, a richiesta di un confratello della Compagnia di Gesù, vennero letti alcuni suoi appunti privati nei quali esponeva una visione del Peccato Originale e dello stato di natura primitiva dei progenitori, ritenuta non conforme alla comprensione dogmatica dell'epoca.

Egli sosteneva che interpretare il racconto della "Caduta" in senso letterale, come la colpa storica commessa da un singolo uomo, poteva apparire plausibile a Paolo e a uomini che credevano ancora agli otto giorni della Creazione... ad un passato di 4000 anni... ma certo non ai nostri contemporanei... e queste pagine furono trasmesse all'allora Sant'Uffizio, che sollecitò i superiori francesi affinché intervenissero nei suoi confronti. (Cfr. QUI il pdf e QUI).

La sua visione cosmologica si avvicina molto a quella del più volte da me citato Pietro Ubaldi che, nella sua stupefacente Opera Omnia di 24 volumi (ved. QUI e QUI), raggiunse altezze così vertiginose... come "La Grande Sintesi" e "Ascesi Mistica" da procurargli... l'iscrizione all'«Index Librorum Prohibitorum», poi abolita da Paolo VI, per l'assoluta ristrettezza mentale dei suoi censori.

Ed è proprio la meravigliosa assonanza tra i due mistici ad avermi suggerito, oggi, di esporne le affinità di pensiero e il profondo ardore d'anima che lo stesso Ubaldi ha saputo cogliere.



Pierre Teilhard de Chardin  (1881-1955)

Lascio al prof. Gaetano Mollo, la breve introduzione, il concetto e la sintesi a loro relativa, tratta da questo breve saggio, QUI:

‒ Nel suo testo "L'Attuale Momento Storico", Pietro Ubaldi parla di "un'anima grande, Teilhard de Chardin", in questo modo: "Ha lavorato in senso opposto, costruttivo, per portare l'ideale in Terra e non per distruggerne le tracce, per farci evolutivamente avanzare e non retrocedere".

Egli fu uno scienziato, ma anche un uomo di chiesa, appartenente ad un ordine, il cui compito è stato sempre quello di "formare e controllare spiritualmente i membri dei gruppi dirigenti di vari paesi, occupando posti vicini ai centri nevralgici del potere", ossia: la Compagnia di Gesù.

Il fisico Dario Schena Sterza, studioso dell'autore umbro, per analizzarne le affinità speculative, così introduce la figura del Teilhard:

«Teilhard de Chardin è paleontologo, le sue idee rasentano l'eresia e certo cozzano con l'ortodossia. Vincolato dall'abito talare è costretto all'ubbidienza, il suo pensiero è meno libero e più condizionato, anche nella sommessa protesta, nei limiti della disciplina imposta dalla Chiesa. Le sue opere verranno pubblicate solo 'post mortem' e Ubaldi si riconoscerà in esse solo negli anni '60.»

Ed ecco il concetto personale del prof. Mollo sui due grandi autori spiritualisti:

 ‒ L'evoluzionismo di Ubaldi è più completo di quello del Teilhard de Chardin, in quanto include pure il processo involutivo ‒ causato dalla rovinosa Caduta iniziale ‒ che ben motiva e sorregge la via del Ritorno come cammino di unificazione: dalla presenza del divino nella «materia», attraverso l'«energia», per poi ascendere verso la «spiritualizzazione».

Ed infine la sua sintesi:

Pietro Ubaldi e Teilhard de Chardin propongono di utilizzare la Terra con le sue ingiustizie e le sue sofferenze come rampa di lancio verso un nuovo biotipo umano: il Super-Uomo.

"La Croce ‒ scrive infatti Teilhard ‒ non è cosa inumana, ma super-umana". Riaffiora qui il discorso sulla funzione redentrice del dolore, il terzo fattore che accomuna i due filosofi.

Entrambi sono stati perseguitati dalle autorità religiose. Entrambi non si sono ribellati, né provocato uno scisma. Essi hanno accettato le loro sofferenze e hanno continuato le loro ricerche, consapevoli della incomprensione ecclesiastica e della buona fede delle loro intenzioni.

Sia Ubaldi che Teilhard de Chardin, morirono in "esilio", lontani dalla loro patria. Teilhard a New York il 10 aprile 1955, mentre l'italiano a San Vicente, in Brasile, il 29 febbraio 1972.

Si è cercato di esporre il perché sia possibile far rientrare il religioso francese in quella che Ubaldi chiamerebbe cultura dell'Evoluto, piuttosto che dell'involuto.

Sebbene i due pensatori arrivino a conclusioni analoghe, hanno usato differenze metodologiche sostanziali. 




Ubaldi lo dice chiaramente:

"Nei due casi, non solo tali condizioni di lavoro, ma anche i metodi furono diversi. [...] Il pensatore Teilhard si arrampica dal particolare all'universale, cercando di sollevarsi in alto per raggiungere una visione d'insieme la più vasta possibile e così più atta ad orientarci.

Nel mio caso il metodo seguito fu l'opposto, almeno in un primo tempo. Fu deduttivo e non induttivo. Invece che dal particolare all'universale, si è proceduto da questo all'altro, così orientati fin dall'inizio, e non in cerca di un orientamento".

Entrambi gli autori meritano l'appellativo di "Profeti di Speranza", presentando una filosofia costruttiva che valorizza l'uomo e l'universo in senso globale, e donando l'anelito in un futuro migliore.

Non esprimono diserzione, né rivolta dinnanzi alla sofferenza, ma impegno intimo, non per mutare il mondo, ma per cambiare sé stessi, al fine di assecondare il processo di evoluzione cosmica.

Il Cristianesimo non dice, infatti, di contrastare le ingiustizie con la forza, con la ribellione, bensì di "amare i propri nemici" e di opporre al male il Bene, all'odio e all'indifferenza, l'Amore. Questo è il dono totale, fino alla Croce, con cui avviene il riscatto del genere umano e il salto verso quella che Ubaldi chiama Super-Umanità.

Ed è nell'assecondare questo cammino di evoluzione che risiede, per entrambi i mistici, la vera dignità dell'Uomo.»



Pietro Ubaldi  (1886-1972)

Riporto ora alcuni passaggi tratti dal cap. 4° del libro "La Discesa degli Ideali" (che, in tema di ingiustizie, avevo in minima parte già esposto QUI, articolo che comunque invito a leggere) del grande autore umbro, dove scrive:

«Quando nella vita incontriamo un individuo che ha le nostre stesse idee, i nostri sentimenti, e che vediamo essersi trovato ad attraversare le nostre stesse vicende, ci sentiamo irresistibilmente attratti, con un senso di fraterna simpatia verso di lui. Per questo parlo di Teilhard de Chardin.

I punti di contatto sono tre: 

1) Le teorie sostenute.

2) Le sofferenze morali per la dolorosa posizione di incomprensione e di condanna da parte delle autorità religiose.

3) La grande passione per il Cristo, razionalmente concepito 'Punto di Convergenza' dell'evoluzione della vita.

Osserviamo questi tre punti per comprendere il pensiero e la nobile figura morale di questo scienziato filosofo credente, come il significato della sua opera di fronte all'attuale rinnovamento del mondo.

Le teorie sostenute

Nel Teilhard troviamo i seguenti concetti: trasformismo, evoluzionismo, struttura organica dell'universo e tendenza dell'essere a raggiungere uno stato sempre più organico di unificazione. L'evoluzione è orientata, per un suo intimo impulso tele-finalistico, verso un punto conclusivo: Dio.

Il fine supremo dell'esistenza è la convergenza delle varie coscienze individuali nell'unica, totale coscienza del centro Omega, ultimo momento e fine dell'evoluzione: Dio. Il Teilhard non dice di più.»

[Ed è questo il punto per cui la Chiesa non ha compreso il suo pensiero ispirato. Egli ha percepito il "divenire" continuo e dinamico del Cosmo verso il suo fine ultimo «Omega», senza menzionare chiaramente la "Causa Prima" e origine del Male, che ha provocato l'involuzione nella materia (l'energia densa chiamata "Periodo adamitico") in seguito alla Caduta di una parte degli Esseri angelici al seguito di Lucifero (ved. QUI. QUI e QUI).

L'apparente "lacuna" del Teilhard nel non citare l'«Alfa», il Principio, e il dramma della Rivolta iniziale verso il Creatore (che trascinò i reprobi nell'abisso fino al liberante Sacrificio di Cristo) è dovuto alla sua appartenenza alla Tradizione Cattolica, statica e conservatrice sul "Peccato Originale" che sarebbe avvenuto nel giardino dell'Eden. Ndr].



"La Caduta degli Angeli ribelli" - Gustave Doré

Ubaldi continua:

«Teilhard concepì i tre momenti lungo i quali si svolge l'asse centrale dell'evoluzione come: materia, vita e spirito, e non come: materia, energia e spirito. Ciò si spiega con il fatto che, essendo soprattutto geologo e paleontologo, non fu portato a valutare in modo adeguato l'importanza della fisica nucleare e della disintegrazione atomica, allora appena nascenti.

Egli passò dalla materia alla vita senza vedere il termine intermedio: l'energia, attraverso la quale non si spiega l'origine dell'esistenza per evoluzione.»

[Per dare un esempio più comprensibile, si consideri com'è costituito l'uomo: egli ha un organismo di materia (che è energia atomica mediamente condensata) e diversi altri "corpi sottili" (ved. QUI e QUI) con la struttura eterea costituita da particelle sempre più distanziate fra loro, analogamente al rapporto esistente fra "ghiaccio, acqua e vapore" che si disgregano per evaporazione.

Perciò, dopo la Caduta degli Esseri puri, o Monadi, che cessarono di emettere la loro radianza ovunque per l'egoistica volontà di indipendenza dal Creatore, le energie in tal modo trattenute iniziarono ad addensarsi intorno allo spirito, imprigionandolo: prima come nubecola simile a vapore, poi come densità acquea, mentre avveniva all'istante la "scissione" di ogni monade ribelle in due metà o semitermini (Adamo-Eva), per poi assestarsi (ghiaccio) in due corpi separati (maschio-femmina).

Tale "scissione" è stata voluta dall'Eterno Padre per due motivi precisi che QUI, grazie al prezioso ammaestramento entélico (ossia da una purissima intelligenza), viene esposto alla perfezione.

Prima di passare al secondo punto indicato da Ubaldi, bisogna dire che il Teilhard, non avendo approfondito a sufficienza le conseguenze dell'involuzione dovute alla Rivolta angelica, non è stato in grado ‒ visti i suoi vincoli religiosi intorno al "Peccato Originale" ‒ di dare un'esauriente risposta al Male, al Dolore e alla Morte, come risulta dal suo testo "L'activation de l'energie" a pag. 268, dove giunge a definire il Male "effetto secondario", un sottoprodotto inevitabile del cammino del Cosmo in evoluzione. Ndr]




Le sofferenze morali per la dolorosa posizione di incomprensione e condanna.

Il Teilhard fu mandato a morire a New York in condizioni di vero e proprio esilio, dopo essere stato umiliato e amareggiato in vita per la sempre crescente difficoltà di far conoscere i propri scritti.

Il suo era un problema di coscienza, quello di uno scienziato che, avendo scoperto delle verità, cerca di trasferirle nel terreno religioso per illuminare i credenti, onestamente attratti dalla Conoscenza al di là della fede, per restarne più convinti.

In lui il dramma è stato duplice: quello di dover ammettere per sé, in coscienza, anche se non ortodosse, le nuove verità che gli erano apparse e di cui era convinto; e quello di doverle far conoscere a quanti ne avevano bisogno per uscire dal dubbio, dalla miscredenza, dalla frequente insoddisfazione in cui si trova la mente moderna di fronte a problemi insoluti o non risolti con chiarezza persuasiva.

Tale dramma fu dovuto al soffocamento di questi due santi impulsi, compiuto in nome del Bene, quel Bene che è progresso rientrante nella Legge di Dio. Molti non vogliono faticare, pensare, rischiare, preferendo rimanere sicuri nelle convinzioni tradizionali.

Nella propria pigrizia, allora, si considera elemento perturbante chi sembra ribelle al vecchio ordine perché ha sete di luce, vuol conoscere e far conoscere, salire e far salire, perché arde di una continua tensione spirituale che incomoda i dormienti, fermi in un'acquiescenza passiva che chiamano fede e ortodossia.

Al di là e al disopra dell'universo fisico il Teilhard vide, per raziocinio oltre che per fede, l'universo psichico in una nuova dimensione, quella dello Spirito che è l'àmbito super sensibile delle religioni. 

Il Cosmo per lo scienziato è un organismo funzionante e in evoluzione, orientato verso la comparsa e lo sviluppo dell'intelligenza (la noosfera, dal greco nous = mente, intelletto).

Con ciò egli compie una 'spiritualizzazione' della materia e della scienza, estendendo all'infinito il campo delle religioni e facendo di queste un problema di interesse universale. Ma le stesse religioni, non ancora mature al "nuovo", chiudono invece le porte come di fronte ad un nemico.

La grande passione per il Cristo, razionalmente concepito
'Punto di Convergenza' dell'evoluzione della vita.

Analogamente a me ‒ scrive ancora l'autore folignate ‒ appare ad entrambi la visione di un Cristo universale, direi quasi al di sopra di un settarismo separatista in cui tendono a dividersi le religioni. Un Cristo che, piuttosto di isolarsi in una di esse in opposizione alle altre, tende ad unirle tutte.

Si tratta di un Cristo tanto più grande, asse spirituale del mondo, raggiungibile per le vie della mistica come per quelle della scienza, punto Omega di questa come lo è della fede, significato e conclusione della storia, Principio, Guida e culmine dell'evoluzione, solo oggi concepibile in tal forma per l'odierna maturazione del pensiero umano.

Urge riformulare il singolo concetto del Cristo, rimasto fra noi soprattutto come immagine fatta di materia, inchiodato e morto, per ricordarci ‒ a nostra vergogna ‒ ciò che Gli abbiamo inferto. È necessario farlo uscire dai nascondigli dove sembra essersi ritirato, in fuga dal mondo (o dove vi sia stato relegato, apposta, da una Chiesa traditrice come quella di oggi. Ndr), affinché risorga VIVO in mezzo a noi.

Cristo è di tutta l'umanità, e nessuna religione può possederLo in esclusiva. Non si può segregare in un Tempio particolare, isolare in un gruppo umano, perché Egli sta al Centro dell'universale biologia dello Spirito.

E questo Cristo di dimensioni cosmiche, situato nel nucleo di una super religione di sostanza, al vertice dell'evoluzione della vita del pianeta, agli antipodi della nostra bassa esistenza terrena, sempre presente per sanare con il Suo divino Splendore la nostra cecità, e con la Sua Bontà e Potenza la miseria del nostro povero mondo...
 
 è il Cristo che, accanto al Teilhard, io venero e amo.



Concludo con le toccanti e sublimi parole di Teilhard de Chardin nella sua "Messe sur le monde":

«Poiché, Signore, qui nelle steppe dell'Asia, io non ho né pane, né vino, né altare, ecco che io mi innalzerò al disopra dei simboli, sino alla pura Maestà del Reale, e vi offrirò, io vostro sacerdote, sull'altare di tutta la Terra, il lavoro e il dolore del mondo... 

Il mio calice e la mia patena sono la profondità di un'anima largamente aperta a tutti gli sforzi che stanno per innalzarsi da tutti i punti del globo per convergere verso lo Spirito... L'offerta che Voi, Signore, veramente attendete, non è altro che l'accrescimento del Mondo travolto dall'universale divenire.» (Cfr QUI, l'articolo di riferimento; ndr).

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

giovedì 3 settembre 2026

Il CAMBIO è vicino. TUTTO si reggerà sull'AMORE!


"Il Cristo, Re dell'Universo" del Beato Angelico

Sebirblu, 3 settembre 2026

Questo scritto non è adatto per tutti, ma solo per coloro che, percependo entro sé stessi il prorompente anelito a conoscere, intendono procedere nella "Ricerca" del perché vivono e perché si trovano qui, ORA, nel bel mezzo della lotta finale tra le forze delle Tenebre e quelle della Luce.

Indubbiamente, Pietro Ubaldi (ved. QUI) non è facile da leggere, poiché la Voce che lo guidava dagli spazi infiniti, utilizzando uno "strumento" come lui, profondamente radicato in Cristo e nello spirito, e per di più sorretto da uno straordinario quoziente intellettivo (ved. QUI e QUI) poteva esprimere compiutamente il suo elevatissimo pensiero angelico.

L'insegnamento  cristico,  infatti,  è peculiarmente affidato  agli "Entéli" o  agli Angeli,

dalla sesta "Biotesi" in su (ved. QUI), come ognuno potrà approfondire QUI al post scriptum e QUI alla nota 2.

Vi sono innumerevoli tipi di conoscenza e l'uomo, secondo le sue attitudini, ne è sempre stato attratto, ma la più grande di tutte e la più urgente da raggiungere è la Conoscenza sostanziale, l'unica al di là della materia cadùca del corpo fisico, ved. QUIche gli è indispensabile per proseguire il suo cammino evolutivo, di ritorno alla Casa del Padre (ved. QUI). 

Ecco dunque l'elevatissimo ammaestramento giunto dall'Alto.





La nostra Mèta. La Nuova Legge

«Il concetto scientifico d'evoluzione che sta alla base di questa disamina, ci farà assurgere alla visione di una nuova Legge immensamente più alta della norma che vi guida, imperante nel mondo animale: quella della lotta per la vita e del trionfo del più forte.

Di fronte a tale istinto della forza io contrapporrò la più elevata legge della Giustizia. Sull'esistenza di quell'evoluzione che risuona in ogni mia parola, come è presente in ogni fenomeno e creatura dell'universo, questa nuova Legge è il gradino successivo al vostro attuale e vi attende come imminente superamento di quella animalità da cui state per staccarvi per sempre.

La novella civiltà del III millennio è alle porte ed urge gettarne le basi concettuali. Come vedete la mia mèta è ben più alta della soluzione di problemi a fine intellettuale o, tanto meno, utilitario.

Questa mia parola non è pura affermazione culturale; non è che un mezzo. Io non vengo per sfoggiare sapere, ma per lanciare un movimento mondiale di rinnovo sostanziale di tutti i princìpi che oggi reggono la vostra vita e la vostra psicologia.

Non più guerra ma pace, non più antagonismi ed egoismi individuali e collettivi, distruttori di lavoro e di energie, ma collaborazione; non più odi ma Amore. Ognuno compia il proprio dovere e la necessità di lotta cadrà da sé.

Solo la rettitudine produce un equilibrio stabile nelle edificazioni umane, mentre la menzogna rappresenta un basilare squilibrio, irrimediabile vizio d'origine che tutto distrugge. E la Giustizia sopprimerà l'immane fatica della lotta, che vi grava come una condanna.

L'Amore, che non esiste nel mondo, ma soltanto in oasi chiuse, isolate nel deserto dell'egoismo, è necessario che esca dal chiuso àmbito di questi circoli e invada tutte le forme di manifestazione umana.

Troppo sovente, là dove l'uomo lavora, manca questo cemento che unisce, questa potenza di coesione che smorza gli urti ed aiuta lo sforzo, impedendo che tanto lavoro si disperda in aggressività demolitrice.


"Controcorrente" di Miles Johnston

In un individuo superiormente cosciente, i fini della selezione del migliore possono essere raggiunti meglio per le vie della comprensione, piuttosto che per quelle della lotta senza pietà.

Vi è una inedita virilità molto più potente per l'uomo, la quale supera la debolezza della menzogna, la malvagità dell'egoismo, la bassezza della lotta aggressiva.

Il capovolgimento delle vostre attuali leggi biologiche e sociali è completo; l'antitesi è fondamentale. Il presupposto della malafede, il sistema della diffidenza pervadono oggi la sostanza di tutti i vostri atti.

Questo principio va rovesciato. Il sistema delle leggi formali ed esteriori ha dato tutto il suo rendimento.

È necessario passare al sistema delle Leggi sostanziali interiori che non funzionano per coazione e repressione col senno di poi, ma per convinzione e prevenzione; che agiscono non dopo l'azione, troppo tardi nel campo delle conseguenze e dei fatti, ma prima, alla radice dell'agire, nel campo delle cause e delle motivazioni. E tali Leggi sostanziali interiori vanno scritte negli animi con l'educazione che fa l'uomo.

Nella vostra epoca la contesa non è più di corpi ma di nervi e di intelligenza. Anche la lotta evolve ed ha raggiunto forme più spirituali. I tempi sono maturi, per lo sviluppo dei mezzi scientifici e per quello delle intelligenze.

Profeti e pensatori furono spesso costretti a non dire o a velare la verità di fronte alla turba sempre pronta a travisare e a ridurre tutto nei termini del proprio modo di concepire, imponendolo come regola comune.


Ma il mondo attuale, nella sua razionalità, si è imposto di dover accettare quanto viene dimostrato logico e razionale; il mondo si è messo nella posizione di chi può e deve comprendere.

Dall'altro lato i mezzi di offesa hanno raggiunto una potenza mai avuta nella storia, che non si può guidare con la psicologia feroce e puerile del passato. L'umanità è al bivio e non sono possibili fughe: o comprendere o finire. Questo non è un problema astratto o teorico, ma sociale, individuale, concreto; problema di vita o di morte.

La mia Mèta è la vostra presa di coscienza di una più sublime Legge d'Amore e di collaborazione, che tutti vi unisca in un immenso organismo animato da una nuova universale Coscienza unitaria.





Non è in fondo una sapienza nuova, poiché io ripeto la Buona Novella che fu detta già da millenni agli uomini di Buona Volontà; la ridirò tutta, identica nella sostanza, ma più ampia, nel più vasto gesto della vostra mente più matura, perché finalmente vi scuota, vi accenda, vi salvi.

Ecco la Mèta nostra, la Parola eterna, il nutrimento che sazia, la soluzione di tutti i problemi, la sintesi massima.

E al Vangelo di Cristo io giungerò tramite le vie della Scienza, raggiungerò, cioè, il Vangelo per le stesse vie del materialismo, per fondere i due presunti nemici: Scienza e Fede, per dimostrarvi che non vi è strada che al Vangelo non conduca, per imporlo ad ogni essere razionale, rendendolo obbligatorio come è ogni processo logico.

Esso è la nuova Legge sovra-umana, il superamento biologico che l'evoluzione degli uomini impone in questo momento storico in cui sta per sorgere la civiltà del III millennio.

L'ora è giunta che questi concetti dimenticati e incompresi, predicati e non vissuti, esplodano per potenza propria nel momento decisivo dell'esistenza del mondo, fuori dal chiuso àmbito delle religioni, nella vita dove l'interesse lotta, il dolore sanguina, la passione travolge.

Il Vangelo non è un assurdo psicologico, sociale, scientifico. Non è negazione, ma affermazione di un'umanità più alta nel divino. La cosa semplice e tremenda che deve fare l'umano d'oggi, al bivio dei millenni, è di porre l'anima nuda dinanzi a Dio e di esaminare se stesso con grande sincerità e coraggio.

E se voi, anime assetate di azione esteriore, di movimento e di sensazione, non sapete udire nel silenzio la voce delle grandi cose che parlan di Dio e volete esplodere da questa intima vita dello Spirito nella vostra esteriore realtà umana ed operare, e gridare, e conquistare e vincere, anche col braccio e con l'azione; ebbene vi dico:

«Sorgete ed andate dal vostro nemico più acerbo, da colui che più vi ha tradito e straziato, e in nome di Dio perdonatelo ed abbracciatelo; andate da colui che più vi ha rubato condonandogli il debito e, in sopravanzo, dategli quanto possedete; andate da colui che maggiormente vi ha insultato e ditegli, in nome di Dio: io ti amo come me stesso, perché tu sei mio fratello».

Voi replicate: «Ciò è assurdo, è pazzo, è rovinoso; è impossibile sulla Terra questa deposizione di armi. E io vi dico: «Voi sarete gli uomini nuovi solo in quanto userete metodi nuovi. Non uscirete altrimenti "mai" dal ciclo delle vecchie condanne che eternamente puniranno la società delle sue molteplici colpe.

Per la medesima ragione per cui vi fu una Vittima sulla Croce, oggi l'umanità deve saper offrire se stessa per questa sua nuova, profonda, definitiva redenzione. E senza olocausto mai vi sarà redenzione.





Là dove un mondo folle si arma, con prospettive sempre più disastrose, contro se stesso, con mezzi ormai cosi tremendi, dati gli odierni progressi scientifici, che una conflagrazione non lascerà uomo e civiltà salvi sulla Terra; dove l'essere umano così opera, non vi è che un'estrema difesa: abbandono di tutte le armi».

E voi mi dite: «Noi abbiamo il dovere della vita». Ed io replico: « Quando con animo puro pronunciate: "In nome di Dio", allora trema la Terra, perché le forze dell'intero universo si muovono.

Quando siete veramente giusti e quando voi, innocenti, il violento colpisce usurpando la vittoria di un momento, l'Infinito si precipita ai vostri piedi per gridarvi vittoria e sollevarvi in alto trionfatori, fuori dal piccolo attimo del tempo in cui il nemico ha vinto, nell'eternità».

Ecco che cosa io chiedo alla Coscienza del mondo. La sua anima collettiva, libera come una sola, può scegliere e dalla scelta dipenderà il prossimo futuro. Un incendio deve divampare, tale da saper disciogliere tutto il ghiaccio di odio e di egoismo che vi divide, vi affama, vi tormenta.

Il mondo, da un emisfero all'altro mi ascolta e la mia Voce chiama a raccolta tutti gli uomini di Buona Volontà.

L'imminente scenario è l'atteso Regno di Dio, una costruzione grandiosa che deve manifestarsi, prima che nelle forme umane, nel cuore degli uomini; creazione innanzitutto interiore che avverrà per rendervi migliori. Se non comprenderete, la marcia del progresso planetario si arresterà per millenni. (Ved. QUI, QUI, QUI, QUI, QUI e QUI; ndr).

Ho voluto questa sosta a metà cammino, questa mutazione d'argomento e di stile, questa forte esplosione di passione dopo la fredda analisi scientifica, perché io sia compreso e «sentito» da tutti.

L'ho voluta, perché tale scritto, complesso per i semplici, superfluo per i puri di spirito che hanno già compreso, ricordi alla Scienza ( ved. QUI; ndr) che essa non è nata solo per far superba mostra di sé, ma che ha la responsabilità morale della guida delle coscienze; e le ricordi altresì che è da me toccata e superata per un fine molto più nobile di quello della conoscenza o dell'utilità che la muove.

Un fine che la medesima Scienza troppo spesso ha ignorato: l'Ascensione dell'uomo verso più alti destini.»



Foto di Maurizio Pignotti

Chiosa di Sebirblu

Questo profondo invito all'Amore, proveniente dai Cieli infiniti, ci porta a riflettere sul capitolo 25 di Matteo (versetti 31-46) quando al bilancio finale, il Cristo, Re dell'Universo, giudicherà tutti con la misura dell'amore donato agli altri: i fedeli altruisti (le pecore) alla Sua destra, e i negatori egoisti e calcolatori (i capri) alla Sua sinistra.

Ai primi dirà: "Venite, voi, benedetti del Padre Mio; ereditate il Regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e Mi deste da mangiare; ebbi sete e Mi deste da bere; fui straniero e Mi accoglieste; fui nudo e Mi vestiste; fui ammalato e Mi visitaste; fui in prigione e veniste a Me."

E rispondendo al quesito inerente a quando i fedeli l'avrebbero fatto, aggiunse:

"In Verità, Io vi dico che tutto quanto avrete fatto ad ognuno di questi miei fratelli più piccoli, l'avrete fatto a Me".

E rivolto ai secondi sentenzierà: "

"Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non Mi deste da mangiare..." e via di seguito...

Ricevendo quindi, ma all'inverso, la stessa domanda dei primi, ossia del quando non lo avrebbero fatto, Egli risponderà:

"In Verità vi dico: ogni volta che non avrete fatto queste cose ad ognuno di questi Miei fratelli più piccoli, non l'avrete fatto a Me."


"Giudizio Finale" - Mosaico della Basilica di Sant'Apollinare Nuovo - Ravenna - VI secolo.

Come si legge, la misura con la quale ogni essere umano verrà giudicato sarà in nome dell'Amore erogato ai propri simili nell'arco della vita, e questo conferma e sigilla ciò che Gesù rispose ad uno scriba al Tempio quando Gli chiese:

«Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». E il Cristo di rimando:

«Il primo di tutti i comandamenti è: (da Deuteronomio 6, 4-5) "Ascolta, Israele: il Signore Dio nostro è l'unico Signore. Tu AMERAI il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze". Questo è il primo e supremo comandamento.

Il secondo poi è simile a questo: (da Levitico 19, 18) "AMERAI il tuo prossimo come te stesso". Non vi sono comandamenti maggiori di questi. Essi rinchiudono tutta la Legge e i Profeti». (Mt. 22, 35-40).


Ad maiorem Dei gloriam


Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Brano estratto da "La Grande Sintesi" di Pietro Ubaldi – Ed. Mediterranee. 


lunedì 10 agosto 2026

Tenebra o Luce? Siamo all'Atto finale della Storia!

 


Sebirblu, 9 agosto 2026

Dietro il fosco scenario in cui siamo immersi, bersagliati da tutte le parti e privi della visuale giusta per poter riconoscere gli eventi, una luce nuova appare all'orizzonte della storia, rendendosi palese, per ora, soltanto a chi ha sguardo lungimirante e spirito sveglio.

Quello che ci aspetta "dietro l'angolo" è meraviglioso, e basterebbe documentarsi un po' di più per lenire il morale di coloro che, stremati, non riescono a intravvedere l'uscita del labirinto  in cui sono stati spinti  a loro insaputa. (Cfr. QUI, QUI e QUI).

In piccolo ci provo io, presentando due brani di fonte diversa annuncianti il periodo felice che affiora dalle quinte del mondo per portare speranza agli esausti e giustizia a chi in Dio confida.


Gioacchino da Fiore e l'era dello Spirito Santo

Il beato Gioacchino da Fiore profetizzò l'avvento di una nuova era nella storia del genere umano. La sua influenza fu così profonda che Dante Alighieri lo citò nella Divina Commedia.

Fu un austero monaco cistercense riformatore della sua Congregazione, ispirato ai modelli degli eremi della Tebaide da lui visitati. Visse dal 1130 al 1202 in Calabria, sua terra natale, e fu abate nel cenobio di Corazza.

Scrisse libri sulla profezia della Sibilla Eritrea, sui vaticini di Merlino, commentò i profeti e l'Apocalisse, ma ciò che lo rese più famoso fu il testo "I Vaticini del Vangelo Eterno".

Ebbe l'intuizione di una nuova epoca nascente e, come in una visione profetica, sentì i preparativi cosmici del grande evento. La sua opera, che comprende le note profezie, fu stampata per la prima volta verso il 1484, ma senza data né luogo.

Successivamente furono fatte altre edizioni di cui alcune col testo italiano a fronte di quello originale latino. In alcune, vi sono pure aggiunte le profezie attribuite ad Anselmo vescovo di Marsico, e vi sono riprodotti simboli, immagini ed oracoli arabi e turchi.

Dante credeva in Gioacchino e, come Francesco d'Assisi, si ispirò a lui. Lo incontra nel Paradiso (Par. XII) e fa dire di lui a S. Bernardo:

"... e lucemi da lato / il calavrese abate Gioacchino / di spirito profetico dotato."

Annunciò l'avvento di una nuova Chiesa dello Spirito Santo, dopo l'era del Padre e quella del Figlio. Sostanzialmente, egli affermava che il mondo avesse tre età:

la prima, quella dell'Antico Testamento, età del Padre, della Legge e del timore;

la seconda, del Nuovo Testamento, età del Figlio, della fede e del perdono;

la terza, dello Spirito Santo, dell'amore scambievole e della pace.

Quest'ultima età, secondo Gioacchino, sarà preceduta da persecuzioni e da calamità, dopo le quali verrà proclamato il Vangelo Eterno. Tutto l'assetto della Chiesa, a suo dire, avrà un cambiamento, e prenderà piede l'interpretazione spirituale dei Vangeli.

"Pietro cederà il passo a Giovanni, perché l'era dello Spirito sarà il regno dei «liberi»".


"Pietro e Giovanni corrono al sepolcro" di Eugène Burnand - cfr. QUIQUI e QUI.

Il tempo iniziale fu costituito da schiavi, il secondo, in prevalenza da tiepidi e fedeli, il terzo, da comunità consapevoli e unite. Nel primo dominò la Legge, nel secondo la Grazia, nel terzo la presa di Coscienza più ampia e decisiva.

E ancora...

Fase uno: schiavitù e paura, flagelli, dominio dei vecchi, notte, inverno e gelo.

Fase due: sapienza, figliolanza, luce dell'aurora, primavera, spighe e vino.

Fase tre: inizio della vera libertà, contemplazione, carità fraterna, amici, meriggio, estate, grano e olio, totale cambiamento".

Per il dotto abate, alla Sacra Istituzione dogmatica sarebbe succeduta quella della Verità sostanziale.

Innovatore nei concetti, ma sempre deferente e rispettoso verso la Chiesa Madre, Gioacchino da Fiore sosteneva che, come il simbolo lascia il posto alle realtà figurate, così la Struttura gerarchica ecclesiale avrebbe ceduto il posto a quella Mistica dello Spirito, quando l'ora sarebbe scoccata.

"Tutto in essa è una simbologia transeunte... tuttavia non deve essere abbandonata anzitempo, in quanto possiede una profonda virtù formativa.

Nella terza era veniente, a differenza del passato, vi saranno quelli che, nell'acquisita noncuranza del mondo e nell'umiltà, annunceranno come unica Legge quella dello Spirito, basato sull'Amore.

L'intensità dell'esistenza culturale e teologica della Chiesa di Pietro rimarrà solo un pallidissimo e oscuro prodromo di quella futura di Giovanni che si radicherà sulla Rivelazione dello Spirito di Verità e di Sapienza."

Queste concezioni gioachimite ebbero molti seguaci; si diffusero largamente negli ambienti mistici ed ebbero anche numerosi interpreti. Il loro influsso fu notevole sull'Alighieri e su diversi scrittori successivi.

Alcuni le ritengono attuali, benché il famoso monaco le avesse elaborate al tempo suo. I Francescani ad esempio sostennero che tali profezie si stessero attuando con il loro Ordine.


Il "Liber Figurarum" di Gioacchino da Fiore. (Dettagli inediti al post scriptum)


I suoi argomenti furono adottati anche da S. Bonaventura e da S. Bernardino da Siena. Oggi, coloro che non accettano le vecchie strutture e maggiormente sentono la necessità di un urgente cambiamento nella Chiesa riportano il suo pensiero.

La grande attesa per l'avvento e l'affermazione dei veri valori spirituali sulla Terra unificano il vero significato del messaggio di Gioacchino da Fiore. La sua attualità si fonda sull'aspirazione al rinnovamento spirituale degli esseri, molto percepita ora.

Il presupposto del suo ardore, come quello di coloro che oggi sentono imminente una radicale mutazione nella vita degli uomini, è la certezza di un piano divino epocale in ciò che si sta svolgendo ed attuando al nostro tempo.

Concetto questo divenuto comune, adesso, fra coloro che hanno una fede più aperta. Non è avvenuto così per quelli che nel passato condannarono le sue idee. Non ebbe modo di avvedersene il santo monaco. Era trapassato, infatti, da una decade quando Innocenzo III, nel Concilio Lateranense 1212, riprovò le sue illuminate visioni.

Per Gioacchino, il terzo periodo realizzerà in pienezza la Verità esposta nel Nuovo Testamento. In questa significativa concordanza si ritrovano le più antiche predizioni come in quelle più vicine a noi.

Un esempio sono le affermazioni di Louis M. Grignion de Montfort che scrisse:

"Il Regno del Padre durò fino al diluvio e si concluse con un profluvio d'Acqua; il Regno del Figlio si compì con uno spargimento di Sangue, e il Regno dello Spirito si concluderà con una effusione di Fuoco, d'Amore e di Giustizia".



"Gioacchino da Fiore mostra i ritratti di Domenico di Guzman e di Francesco d'Assisi"
Opera di Gregorio Vasquez de Arce y Ceballos (1680)

Ed eccone una versione più attuale, espressa dalle parole ispirate di Pietro Ubaldi.

«Il cammino evolutivo del pensiero religioso umano si può dividere in tre fasi o età.

Fase 1: età del "Dio padrone", anteriore al Cristo. Un Dio forte, terribile, guerriero, vendicativo, geloso, protettore solo del suo popolo. È il Dio degli eserciti. Gli si deve obbedienza servile unicamente per il gran timore che ispira, senza comprensione né amore, per legge spietata del taglione.

Epoca violenta e feroce, in cui l'uomo, nel suo involuto stato di egocentrismo ristretto e di dura insensibilità, non poteva rispondere che per egoismo, interesse o timore del proprio danno, seguendo i suoi istinti di guerra, né tanto meno sapeva ubbidire, comprendendo soltanto la potenza e il comando assoluto del più forte.

Solo per questo Dio veniva rispettato perché, essendo superiore a tutti, poteva anche punire. Se non lo fosse stato, tutti si sarebbero rivoltati contro di Lui. L'Amore e la comprensione non erano ancora sorti nell'animo umano. I popoli potevano capire solo la cieca ubbidienza per forza e terrore.

Fase 2: età del "Dio Padre". Quella dopo il Cristo fino ad oggi. Abbiamo un Dio più buono e pacifico, più universale. Gli si deve una filiale obbedienza per amore e fede. Egli punisce non per vendetta ma solo per giustizia, insegnando con misericordia e bontà per mezzo della Provvidenza, a favore dei Suoi figli.

Si è avvicinato a noi con indulgenza e amore immensi. Concetti prima del tutto ignoti. Ciò è stato possibile per la maggior evoluzione umana, verso la quale si può fare appello ai sentimenti e al cuore, in precedenza quasi sconosciuti o latenti.

Oggi si può contare anche sulla più diffusa cultura e intelligenza che portano ad una dottrina teologica e ad un riassetto filosofico. Epoca della decodificazione, soprattutto a difesa delle verità rivelate e, nel contempo, anche dei "misteri" in cui si deve credere senza chiarimenti razionali; epoca dei dogmi, della obbligata disciplina di pensiero sprovvisti della quale, dato l'uomo qual è, non si mantiene l'ordine.

Egli non sa ancora auto-giudicarsi per libero intendimento e quindi necessita di una coazione, sia pur solo morale, per non perdersi nell'anarchia.

Fase 3: età del "Dio in noi". Quella del Suo Regno in Terra, della Nuova Civiltà del III Millennio, la civiltà dello Spirito. Dio esce dal chiuso dei templi e si rivela presente in ogni animo puro. Abbiamo un Dio amico, col Quale entriamo in collaborazione, perché abbiamo compreso che fare la Sua Volontà significa costruire la felicità nostra.

Egli si è ancor più avvicinato a noi in quanto, per evoluzione, è successo che, tramite un subitaneo "Risveglio" (ved. QUI, QUI e QUI; ndr), tanti fra noi hanno preso coscienza di averLo nell'intimo: infatti noi, come Spiriti, siamo una piccola Particella di Lui.




In questo modo, cadono non solo le costrizioni della forza inerenti alla prima età, ma anche quelle morali della seconda età, perché l'uomo ha progredito ed è capace di auto-guidarsi per libera comprensione, senza bisogno di coercizioni affinché l'ordine sia mantenuto.

La disciplina è autonoma, costituita solo da intelligenza e amore poiché l'essere ha compreso. Cadono i misteri e i dogmi di fede perché sensibilità, cultura ed intelletto saranno più sviluppati in lui che potrà direttamente intuire il Vero da sé, sentire la Presenza di Dio o perlomeno comprendere, per vie razionali, le verità che saranno tutte chiaramente dimostrate, perché i tempi dei veli o delle esclusioni iniziatiche saranno finiti.

Questa sarà l'epoca della Luce dello Spirito, della Conoscenza, dell'obbedienza libera e vera perché convinta e consapevole. Il Regno di Dio nascerà in noi per naturale evoluzione, con un "Risveglio" interiore.

Dio allora non punirà più, in quanto ogni uomo si auto-correggerà per la necessità di armonizzarsi nella Legge in cui solo è felicità. Epoca della libertà cosciente, della disciplina spontanea, della convinta adesione all'ordine di Dio.

Questa ascensione è logica, come è lo sviluppo di un seme. Così si passa dal terrore della prima fase, alla fede della seconda, alla conoscenza della terza; si passa da un regime di forza, ad uno di amore, e infine ad un ultimo di intelligenza e spiritualità.

È un processo di progressiva liberazione che può attuarsi soltanto quando l'umana evoluzione lo permetta. Tutto è in funzione di questa.

Le religioni non possono essere né più elevate né più libere di ciò che è la natura dell'uomo che tutto, fino al concetto di Dio, abbassa al suo livello. Questo scatto finale verso la spiritualizzazione è il grande accadimento che si aspetta all'alba del terzo millennio: la grandiosa instaurazione del Regno di Dio in terra. 

E questo è quanto ci viene annunciato dall'Apocalisse di Giovanni.»


Il credito dell'immagine va al prof. Johannes De Parvulis QUI.

Post scriptum

Ho letto QUI (l'articolo è stato pubblicato il 23 gennaio 2023) che è stato girato un film sulla vita del santo monaco calabrese; dal testo ho tratto le righe seguenti che arricchiscono il significato dell'immagine stessa. 

«Nel Canto XXXIII del Paradiso, Dante Alighieri raffigura nella Divina Commedia il mistero della Trinità in versione gioachimita. (Documentarsi sul pdf a questo link):

http://www.thomasproject.net/wp-content/uploads/2020/05/TP2_1_Andrea-Tagliapietra_Gioacchino-da-Fiore-Millennio-e-Utopia.pdf

Quando egli scrive:

"Nella profonda e chiara sussistenza / dell'alto Lume parvermi tre giri / di tre colori e d’una contenenza; / e l'un da l'altro, come iri da iri, / parea reflesso, e il terzo parea foco, / che quinci e quindi igualmente si spiri"...

sta illustrando i tre cerchi trinitari presenti nel Liber Figurarum di Gioacchino da Fiore; si tratta di un rarissimo codice miniato medievale, la più bella e importante raccolta di teologia figurale e simbolica del Medio Evo, di cui si conoscono solo tre copie, la più antica delle quali si conserva ad Oxford, in Inghilterra.»

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte del primo brano QUI.

Il secondo, di Pietro Ubaldi, è tratto dal suo testo inedito "Profezie".