lunedì 2 febbraio 2026

La Luce è scesa sul Mondo, ma non è stata accolta!

 
Gustave Doré ‒ "Visione della SS. Trinità" ‒ Divina Commedia 

«Io Sono la Luce del mondo;
chi segue Me, non camminerà nelle Tenebre,
ma avrà la Luce della Vita».
 (Gv. 8,12)

Sebirblu, 2 febbraio 2026

Pochi anni  fa,  QUI,  parlando  del  beato  monaco  cistercense  Gioacchino  da  Fiore, ho riportato la visione, da questi avuta, sui tre cerchi colorati e luminosi apparsigli in uno splendore inimmaginabile, raffiguranti la Santissima Trinità e descritti a piè di pagina con le terzine di Dante nel Paradiso della Divina Commedia.

Ebbene, anche al veggente Giuseppe Auricchia, a cui ho dedicato un post QUI, è stata presentata la medesima configurazione in un incisivo e straordinario messaggio di Gesù, ricevuto nel giorno della Candelora di dodici anni fa.

Adesso, dal momento che oggi si celebra di nuovo il ricordo della Presentazione di Gesù al Tempio, che in forma dettagliata e approfondita ho già esposto QUI, e prima di riportare un brano molto interessante su una riflessione di un sacerdote su tale ricorrenza, pubblico ciò che è stato detto da nostro Signore all'umile Suo portavoce siciliano.



Giuseppe Auricchia ‒ (19162012)

"La Nostra Trinità è Luce illuminata

da una sorgente vivente,
 operante in se stessa"

Festa della Candelora. Messaggio privato di Gesù.

Giuseppe Auricchia: "È la notte del 2 febbraio 2011, sono le ore 1:30. Non trovo riposo. Mi giro da una parte all'altra con sofferenza, con i miei dolori. Vedo una Luce folgorante penetrare nella mia camera, è Gesù che così mi dice":

"Guarda questa visione del Sole. Come tutte le altre da te ricevute, questa fu del 6 gennaio 1991, che non hai veduto. Ora scrivi: Dio da Dio, Luce da Luce, generato ma non creato. La Santissima Trinità è Luce, Amore che si compendia nell'Ostia Santa. Figlio scrivi ciò che non hai visto.

La Nostra Trinità è Luce illuminata da una Sorgente vivente in sé stessa, operante in sé stessa. L'universo è tanto grande quanto Essa è infinita. La Sua Essenza riempie i Cieli, scorre sul Creato, domina sugli astri infernali.

Non vi penetra, sarebbe finito l'inferno, ma li schiaccia col suo rutilare che beatifica nel Cielo, consola sulla terra, terrificante nell'inferno.

Tutto è assolutamente trino in Noi: le forme, gli effetti e i poteri. Dio è Luce, Luce vastissima, maestosa, pacata e data dal Padre. Cerchio infinito che abbraccia tutta la Creazione, dall'attimo in cui fu detto: "Sia Luce fino ai secoli dei secoli".

Poiché Dio che era, è e sarà in perpetuo, abbraccia la Creazione da quando essa fu e continuerà ad abbracciare, allorché nell'ultima espressione eterna, dopo il Giudizio, rimarrà nel creato e abbraccerà coloro che sono eterni con Lui nel Cielo.

All'interno del cerchio eternale del Padre si trova un secondo cerchio, generato da Lui diversamente, ma non contrariamente operante, perché l'Essenza è una, ed è il Figlio.

La Sua Luce più calda, non darà soltanto la vita ai corpi, ma la ridarà alle anime che l'avevano perduta, mediante il Suo Sacrificio. È un dilagare di Raggi potenti e soavi, che nutrono la vostra umanità e ammaestrano la vostra mente.

Dentro il secondo cerchio, prodotto dal duplice operare, ce n'è un terzo, dalla Luce più vibrante e accesa, è lo Spirito Santo. È l'Amore prodotto dai rapporti del Padre col Figlio, tramite i Due, e conseguenza dei Due. È meraviglia delle meraviglie!



"Liber Figurarum" di Gioacchino da Fiore.


II Pensiero creò la Parola e il Pensiero e la Parola si amano. L'Amore è Paraclito. Esso opera sullo spirito vostro, sulla vostra anima, sulla vostra corporeità, perché consacra tutto il "tempio" creato dal Padre e redento dal Figlio.

Della vostra persona, creata ad immagine e simiglianza di Dio Uno e Trino, lo Spirito Santo è Crisma sulla Creazione, fatta dal Padre, è Crisma della vostra individualità, è grazia per fruire del Sacrificio del Figlio, è scienza, è Luce, per comprendere la Parola di Dio.

Luce più riflessa, non perché Essa sia limitata rispetto agli altri scelti, ma perché è lo Spirito dello Spirito di Dio e perché nella Sua Contemplazione è potentissima, come è potentissima nei Suoi effetti.

Per questo Dio disse: "Quando verrà il Paraclito vi istruirà". Neppure Io, che sono il Pensiero del Padre, divenuto Parola (Gesù, il Cristo, cfr. QUI; ndr), posso farvi capire quanto può, con un solo balenare, farvi comprendere lo Spirito Santo.

Se davanti al Figlio, ogni ginocchio si deve piegare, dinnanzi al Paraclito si deve inchinare ogni spirito, perché lo Spirito dà vita allo spirito.

È l'Amore che ha creato l'Universo, che ha istruito i primi servi di Dio, che ha indotto il Padre a sancire i Comandamenti, che ha illuminato i Profeti, che ha concepito in Maria il Redentore, che ha messo Me sulla Croce, che ha sostenuto i Martiri, che ha retto la Chiesa operante nei prodigi di Grazia.

Fuoco Bianco, insostenibile alla visuale e alla natura umana, concentrante in Sé il Padre ed il Figlio... è la Gemma incomprensibile, ineguagliabile della Nostra eterna Bellezza. Fissa nella sommità del Cielo, attrae a Sé tutti gli spiriti della Mia Chiesa trionfante e coloro che sanno vivere di Spirito in quella militante.

La Nostra Trinità, la Nostra Triplice ed unica Natura, si fissa in un unico Splendore, in quel punto da cui si genera tutto quanto... ed è un Eterno Essere.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Ti benedico in questo giorno di Luce, Io Gesù Cristo."


Giotto di Bondone  Cappella degli Scrovegni ‒ Padova.

La Presentazione di Gesù al Tempio

Il 2 febbraio è il quarantesimo giorno dal Natale e la Chiesa (quella Vera, fondata da Nostro Signore e composta da tutti coloro che lo seguono in Spirito e Verità; ndr) celebra la festa della Luce.

La ricorrenza è suggerita dalle parole del santo vecchio Simeone, che si rivolge al Piccolo Gesù chiamandolo "Luce per illuminare le genti e Gloria di Israele". Questa festa chiude i "misteri dell'infanzia" e prepara alla celebrazione della Pasqua.

Il Cristo entra nelle strutture umane, entra nel Tempio, si affaccia sul nostro spazio e nella nostra era, come scrive Paolo nella Lettera agli Ebrei:

‒ «Egli è diventato partecipe del corpo e del sangue degli uomini, suoi fratelli, rendendosi in tutto simile a loro... Dio, in Gesù, non solo entra nel nostro spazio, ma anche nella nostra fisicità, nella nostra miseria, nel nostro limite e questo fino alla morte... percorre tutte le strade dell'uomo per riscattare ed illuminare l'umanità!»

Scriverà, con poetico acume S. Kirkegaard, che Gesù "è la punta di fuoco dell'infinito nel finito"... e viene a purificare come il fuoco purifica; viene in una famiglia ebraica e nelle strutture legali e rituali umane; viene nella piccolezza della corporeità di un bambino.

Il passo di Luca, che è l'unico evangelista che narra di questo evento al quarantesimo giorno dalla "nascita" (ved. QUI; ndr), inizia con un'espressione strana: "Quando venne il tempo della loro purificazione". Di chi parla?



"Purificazione della Vergine" di Guido Reni.


Per molto tempo (nei secoli; ndr) si è pensato esclusivamente alla purificazione di Maria (tanto che questa ricorrenza addirittura si chiamava così!) secondo un rito previsto dal Libro del Levitico... ma questa ipotesi non ha fondamento per quel plurale (loro). A cosa allude?

Si riferisce alla catarsi dei figli di Levi, a quella del culto, del Tempio e del popolo israelita, così come è presentata e auspicata da Malachia nel testo del suo libro:

"Entrerà il Signore nel suo Tempio, purificherà i figli di Levi perché possano offrire un'oblazione secondo giustizia. E così l'offerta di Giuda e di Gerusalemme Gli sarà gradita".

Si attendeva dunque una visita del Signore, tanto che il Salmo 23 chiede che siano tolti i frontali dei pur immensi portoni del sacro Tempio; devono essere tolti per lasciar passare l'«Immenso»: "Sollevate i vostri frontali ed entri il Re della gloria"...

In quel giorno, però, in cui Maria e Giuseppe vi condussero il Pargoletto per la Sua Presentazione e la purificazione di Lei, l'«Immenso» si presentò come un qualunque bambino fra le braccia dei suoi genitori:

‒ si attendeva l'immensamente grande e arrivò l'immensamente piccolo: il Signore entra nella Sua Casa, ma nella logica del nascondimento e della povertà che sottende alla scelta dell'Incarnazione.

Dunque una Presenza semplice ed umile, che solo i puri possono riconoscere; ed ecco Simeone ed Anna, due vegliardi in cui si compendia tutta la speranza di Israele:

‒ le vecchie braccia di Simeone che accolgono Gesù raffigurano la Prima Alleanza che ha custodito l'antica Promessa e che, finalmente, incontra Colui che la compie.

Il nome "Simeone" significa infatti "Dio ha ascoltato"; l'invocazione israelita è stata accolta, e il Cristo è la risposta alle attese, è il "rilancio" della Promessa che ora, in Lui, si estende a tutte le genti!

Alla fine del suo Vangelo, Luca (2, 22-40; ndr) ci presenta un altro giusto ‒ Giuseppe d'Arimatea ‒ il quale era "in attesa" del Regno di Dio, analogamente a Simeone che invece "attendeva" solo il 'conforto' di Israele. 



"Giuseppe d'Arimatea depone Gesù" di Giovanni Girolamo Savoldo.

Anche Giuseppe d'Arimatea, come il vecchio Simeone, aveva accolto Gesù nelle sue braccia deponendolo dalla Croce e accogliendolo nel suo sepolcro nuovo. Entrambi sono rappresentazioni dell'Israele fedele che ha ricevuto la Promessa e che ne ravvisa il compimento.

Nell'oriente cristiano tale festa è chiamata "Ipapante", ossia "Incontro", e consiste proprio nell'analogia tra l'attesa (generata dalla Promessa) e l'attuazione (generata dalla fedeltà in Dio).

Lo Spirito – che trova in Simeone un cuore ricolmo d'attesa e di speranza – gli permette di riconoscere in quel Bambino "qualunque" la Luce che illumina tutte le genti, la Gloria di Israele...

Che bella questa vecchiaia di Simeone ed Anna, che non s'è trasformata in mera rassegnazione, bensì viene illuminata dalla Speranza che poggia su una precisa Promessa di Dio, il cui cuore ha saputo ascoltare e custodire senza stancarsi: egli avrebbe visto il Messia prima di vedere la morte!

Lo Spirito, dunque, permette a Simeone di riconoscere il Cristo, di cantare la Sua lode, di profetare! Difatti, appena Simeone ha il Bambino fra le braccia, intona il brevissimo ed intenso canto "Nunc dimittis" in dolce abbandono, colmo di fiducia profonda; è il canto di un uomo che vede giunto per sé il tramonto pieno di luce, un tramonto senza paura...

Per questo, fin dal quinto secolo, il Cantico di Simeone è divenuto il carme della Chiesa intera, ad ogni sopraggiungere della notte!

Egli è come una sentinella che ha vegliato a lungo e finalmente, vedendo spuntare la luce, può andare a dormire: non ha nulla di malinconico, il suo canto è un saluto gioioso alla compiutasi Parola di Dio, della quale riesce a percepire l'ampiezza e la forza...

Così Simeone diventa anche profeta, perché coglie tutto il senso profondo che quell'Avvento di Dio, nella debolezza, ha per l'umanità: il Messia, che appare fragile tra le sue braccia, è Segno di Contraddizione ed è Svelamento dei segreti dei cuori.

Dinnanzi a Lui si dovrà prendere posizione... dinnanzi a Lui gli uomini saranno divisi tra un "no" ed un "sì", tra l'accoglienza di questa incredibile venuta di Dio ed il rifiuto dello Stesso, fragile e debole fino alla Croce!

Simeone riesce a scorgere anche l'ombra della Croce: tutto il suo breve discorso racchiude questa consapevolezza su di essa e non solo sulle parole concernenti la «spada» che trapasserà il cuore della Madre, la cui allusione è certamente ricca di un'ulteriore accezione in quanto essa, nella Scrittura, è una delle metafore della Parola di Dio (cfr. Is. 49,2; Eb. 4,12; Ef. 6,17).

La «spada-Parola» è contraddizione alle vie mondane, ed è chiara richiesta di presa di posizione: o per il Regno o per il mondo.




La «spada» che trafigge il cuore di Maria, allora, non è soltanto il dolore per il Figlio rigettato e crocefisso, ma è anche la lacerazione che la Figlia di Sion, il popolo di Israele, sarà destinato a subire davanti alla pietra d'inciampo, davanti al segno di contraddizione che è quel Bambino.

Si tratta quindi della «spada-Parola», che dovrà sempre trafiggere il cuore della Chiesa (di cui Maria è Madre; ndr) perché essa sia fedele alla novità del Vangelo; sarà costantemente giudizio ed inciampo per chiunque voglia percorrere vie mondane.

Il corpo ecclesiale, dunque, dovrà fare esperienza della trafittura e dello strappo causato dalla Parola che Cristo gli ha consegnato. Essa svela i segreti del cuore umano e abbatte i muri difensivi dell'ipocrisia.

Il gran Segno di contraddizione che quel Bambino avrebbe sollevato s'impernia sulla Croce che necessita riconoscere, pur nell'apparente debolezza di Dio, come potenza assoluta della Sua misericordia.

Allora, mediante la Croce, avverrà in modo definitivo quella purificazione che ora è solo prefigurata in questo ingresso del Bambino nel Tempio di Gerusalemme.

Nel racconto di Luca c'è però anche l'altra figura, quella di Anna (nome che significa "favore di Dio"), figlia di Fanuel (ossia "volto di Dio"), della tribù di Aser ("sorte felice")... di lei non si dice che attendeva, perché proclama, ancora oggi, la realtà del Messia a coloro che aspettano.

La profetessa Anna ricevette grazia da Dio (e il suo nome ce lo ricorda!) perché ne vide il "volto" (la qualifica del padre) ed ha la felice ventura (termine della sua tribù) di essere annunciatrice della Presenza che salva!

Inoltre, ella è pure icona del compito evangelizzatore del discepolo di Cristo che, al mondo in attesa, annuncia la Redenzione, la Liberazione dalle catene del Male, la possibilità che la sorte cattiva, dovuta alla trasgressione del mondo, sia capovolta dall'Amore di Dio!

Accogliamo dunque la Luce di Cristo, accendiamo le fiaccole nella notte della storia: facciamoci anche noi, come Simeone ed Anna, annunciatori della Sua Presenza.

Cerchiamo di essere vibranti per questo nostro mondo: testimoni di un incontro fra l'Eterno Padre e l'uomo di tutti i tempi... Ciò può avvenire soltanto attraverso la nostra mediazione e la singola testimonianza profetica.




Se la comunità ecclesiale non opera in tal senso, non ha più ragion d'essere e rischia di essere una Istituzione che fatica solo per mantenere in vita se stessa, per auto-alimentarsi...

No! Il sogno di Dio sulla Chiesa è ben altro... essa è seme del Regno, esposta al rischio della storia, immersa nelle sue trame, ma per rinnovarla pagandone il prezzo. Come il suo Signore!

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: clarusonline.it ‒ Cfr. anche QUI.


sabato 31 gennaio 2026

Candelora: "La LUCE risplende nelle Tenebre, ma...


Greg Olsen

Sebirblu,
 31 gennaio 2026

Il 2 febbraio ricorre per diverse fedi cristiane, non solo per la Chiesa Cattolica, la festa della "Candelora" (cfr. QUI e QUI) o memoria solenne della Presentazione di Gesù al Tempio che celebra l'ingresso della Luce (il Cristo) nella storia dell'uomo, decaduto dopo la "Rivolta" iniziale. (Ved. QUI, QUI e QUI).

Ciò che salta subito all'occhio leggendo il Vangelo di Luca 2, 22-38, è l'assenza totale dei sacerdoti preposti al "Luogo" sacro, in contraddizione stridente con quello che la festività vuole rappresentare, ossia l'offerta a Dio della propria vita e missione da parte di tutti i consacrati, per la salvezza delle anime.

Emerge invece, in tutta la sua intensità la fede del vecchio Simeone che, avendo richiesto a Dio la grazia, prima del trapasso, di veder compiersi la profezia tanto attesa da Israele della comparsa del Messia ‒ il Cristo, si recò al Tempio avvertito dallo Spirito Santo e venne perciò esaudito. Alla vista del Bimbo Divino esclamò:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il Tuo servo
vada in pace, secondo la Tua parola,
    perché i miei occhi hanno visto la Tua salvezza,
preparata da Te davanti a tutti i popoli:
Luce per rivelarTi alle genti
e gloria del Tuo popolo, Israele».

Ma ecco ora la Parola di Colui che disse: "Io sono la Luce del mondo. Chi segue me non camminerà nelle Tenebre, ma avrà la luce della vita. (Gv. 8,12).

Brano tratto da "I Quaderni del '43" di Maria Valtorta pag. 618.

4 dicembre ‒ dice Gesù:

«Quando nel cielo sereno si alza il sole al mattino, esso sorge dal lato d'Oriente. È da Oriente che la luce a voi viene e sempre più avanza e cresce sino ad empire il cielo di raggi e la Terra di tepore e festa.

Cosa c'è di più bello e grande del sorgere del sole ad ogni nuovo mattino? Esso vi parla del Supremo Ordinatore di tutte le cose, la cui potenza infinita regola il corso degli astri con pensiero d'amore per voi, suoi figli, al Quale i medesimi astri ‒ smisurati giganti dell'Universo ‒ sottostanno.

Voi, invece, impercettibile polvere sparsa su un pianeta, non dei più grandi, rotante per le vie sconfinate del firmamento, non reputate doveroso ubbidire per rispetto e gratitudine verso chi vi ama ed è un Dio.

Pagina che ogni mattina potete rileggere, sol che lo vogliate, con gli occhi dell'anima, la luce che torna basterebbe a farvi meditare per tutte le ore del nuovo giorno sulla Presenza, la Potenza, la Bontà di Dio, e richiamarvi alla mente Me: Luce del mondo, Sole eterno, Oriente Santo.




L'appellativo di "Oriente" datomi dagli antichi di Israele non è errato. Bello come il levarsi dell'astro al mattino è il Mio apparire al mondo, per il quale, come Sole, Io ho portato la Luce.

Con Essa, ho iniziato la giornata di Dio oscurata al suo formarsi dalla colpa prima che avrà il suo fulgido tramonto nel momento finale per risorgere poi eterna con tutti i suoi eletti nel Regno dell'Altissimo.

Io sono l'Oriente di Dio, quello che lo annuncia alle genti: generato da Lui (Unico Raggio Unigenito; ndr) vengo sotto di Lui, né, come il sole, conosco tramonto. Sto fisso, eterno nella Mia Divinità intorno alla Quale i popoli roteano come astri che da Me traggono vita e luce.

Non Io ma voi conoscete le oscurità delle Tenebre, perché in voi, non in Me, tramonta la luce, perché dalla Luce vi scostate frapponendovi le barriere e le lontananze di una volontà non consona a Dio o le colpe commesse contro la Sua Legge.

Venuto ad annunciare il Padre, Signore eterno, e a testimoniarne la Santissima Esistenza, Gli ho costruito il nuovo tempio. Ma non quello materiale di pietre e calcina che i secoli e gli uomini possono rovinare nei loro assalti di tempo o di guerre.

Bensì il Tempio la cui Pietra Io Sono: la Mia Chiesa che NON MORRÀ nemmeno con il morire della Terra e, come nuvola d'incenso e fragranza di fiore, salirà nel luogo di Dio, libera ormai come donna affrancata da tutti i servaggi per congiungersi al suo Fondatore in nozze eterne i cui testimoni saranno i suoi santi. (Cfr. QUIQUIQUI e QUI; ndr).

Bensì il tempio non collettivo ma singolo ‒ e per essere singolo non è meno santo ed eterno del Tempio della Chiesa Mia ‒ del vostro Spirito che Io ho riedificato dopo che Satana l'aveva minato con la colpa, rigenerandovi alla Grazia, inondandovi del Mio Sangue, istruendovi con la Mia Parola. (Cfr. QUI, QUI, QUI, QUI e QUI; ndr).




Questa è la Mia gloria. Aver restituito a Dio i templi delle vostre anime riconsacrate, e di questa gloria il Padre Santo Me ne riveste dandomi potere di Giudice su tutte le creature che a prezzo di Sacrificio senza misura ho fatte Mie.

Io sono il vostro secondo Creatore poiché ho ripreso i creati del Padre, fatti cadaveri dalla colpa, e ad essi ho infuso la vita con il Mio morire. Mi sono spogliato della vita per darvi la Vita. Mi sono spogliato della veste di Dio per cingere veste d'uomo, e anche questa ho persa per voi dopo aver conosciuto tutto l'orrore della vita: dolori, fame, tradimenti, torture, fatiche, agonie, morte.

Oh! Redenzione dell'uomo, riparazione e omaggio fatto al Mio Santissimo Padre, quanto Mi costi! Consacratore, costruttore e vittima, Io ho il diritto di essere Sacerdote Supremo. Né il Padre questo diritto Me lo nega, ma anzi lo proclama per la Sua Giustizia e Carità, perché Io col Padre Mio sono in intesa di pace infinita.

Egli m'è Genitore ed Io gli son Figlio, e sono l'Ubbidiente e l'Amoroso che l'Amore trasporta ad ubbidire per dare gioia e gloria al Padre Santo.

Dal momento in cui Io  ‒ "Oriente" del mondo  (ed è per questo che si è manifestato in  Medio Oriente,  per illuminare l'Occidente pagano, ved. QUI; ndr)sono venuto a portare la Luce alle Tenebre, vi ho chiamati con la forza della Carità (o dell'Amore) e della Parola.

Fin dai più lontani paesi siete venuti a Me poiché Io non sono un dio falso e crudele, ma il Dio vero e misericordioso che opera i miracoli dell'amore per condurre sotto il Suo Segno le pecore smarrite fuor del Suo ovile.

E siccome vi amo di un Amore per voi incomprensibile tanto è perfetto, non solo vi salvo, mettendovi nelle Mie schiere, ma vi faccio Miei collaboratori nell'edificare il Tempio che non conoscerà distruzione e nel quale la Gloria Trina riposerà, e voi tutti La conoscerete quale Essa è, assurti alla Vita perfetta e fatti capaci di conoscere Dio.

Io, Verità del Padre, ve lo giuro. A coloro che ascolteranno Me: Voce del Signore, sarà serbata la sorte di gioia infinita di conoscere Iddio.»




Lascio ora, sempre alla stessa Autrice, la sublime descrizione dell'evento che avrebbe cambiato per sempre le sorti dell'Umanità ribelle; segue commento di Gesù.

Dal 1° vol. de "L'Evangelo come mi è stato rivelato".

Presentazione di Gesù al Tempio.
La virtù di Simeone e la profezia di Anna.

1 febbraio 1944

«Vedo partire da una casetta modestissima una coppia di persone. Da una scaletta esterna scende una giovanissima madre con un bambino fra le braccia, avvolto in un panno bianco.

Riconosco questa Mamma nostra. È sempre Lei, pallida e bionda, snella e tanto gentile in ogni suo atto. È vestita di bianco, col manto in cui si avvolge di un pallido azzurro. Sul capo un velo bianco.

Porta con tanta cura il suo Bambino. Ai piedi della scaletta l'attende Giuseppe presso un ciuchino bigio. Giuseppe è vestito tutto di color marrone chiaro, sia nella tunica che nel mantello. Guarda Maria e le sorride.

Quando Maria giunge presso l'animale, Giuseppe si passa la briglia dell'asinello sul braccio sinistro e prende per un momento il Bambino, che dorme tranquillo, per permettere a Maria di accomodarsi meglio sulla sella. Poi le rende Gesù e si avviano.

Giuseppe cammina al fianco di Maria, tenendo sempre per la briglia il somarello e facendo attenzione che questo vada dritto e senza inciampi. Maria tiene in grembo Gesù e, come per tema che il freddo gli possa nuocere, gli stende addosso un lembo del suo mantello.

Parlano pochissimo i due sposi, ma si sorridono sovente. La strada, che non è un modello stradale, si snoda fra una campagna che la stagione fa nuda. Qualche altro viaggiatore si scontra coi due o li raggiunge, ma sono rari.

Poi ecco delle case che si mostrano e delle mura che serrano una città. I due sposi entrano in essa da una porta e comincia il percorso sul selciato (molto sconnesso) cittadino.

Il cammino diviene molto più difficile, sia perché vi è del traffico che fa fermare tutti i momenti il ciuchino, sia perché lo stesso sulle pietre e sulle buche che sostituiscono le pietre mancanti ha continue scosse, che disturbano Maria e il Bambino.




La strada non è piana. Sale, sebbene lievemente. È stretta fra case alte dalle porticine strette e basse e dalle rade finestre sulla via. In alto il cielo si affaccia con tante fettine di azzurro fra case e case, anzi fra terrazze e terrazze.

In basso sulla via vi è gente e vocìo, e si incrociano altre persone a piedi, o su asini, o conducenti dei somarelli carichi, ed altre dietro ad una ingombrante carovana di cammelli.

Ad un certo punto passa con molto rumore di zoccoli e di armi una pattuglia di legionari romani, che scompaiono oltre un arco posto a cavalcioni di una via molto stretta e sassosa. Giuseppe piega a sinistra e prende una via più larga e più bella. Vedo la cinta merlata, che già conosco, in fondo ad essa.

Maria smonta dall'asinello presso la porta dove è una specie di posteggio per altri somarelli. Dico «posteggio» perché è una sorta di capannone, meglio, di tettoia, dove è paglia sparsa e dei paletti con degli anelli per legare i quadrupedi.

Giuseppe dà alcune monete ad un ometto accorso e con esse acquista un poco di fieno, e attinge un secchio d'acqua da un pozzo rudimentale che è in un angolo, e li dà al ciuchino. Poi raggiunge Maria ed ambedue entrano nel recinto del Tempio.

Si indirizzano prima verso un porticato, dove vi sono quelli che Gesù poi fustigò egregiamente: i venditori di tortore e agnelli e i cambiavalute. Giuseppe acquista due colombini bianchi. Non cambia il denaro. Si capisce che ha già quello che gli occorre.

Giuseppe e Maria si dirigono ad una porta laterale che ha otto gradini, come mi pare abbiano tutte le porte, quasi che il cubo del Tempio sia sopraelevato dal resto del suolo. Questa porta ha un grande atrio, come i portoni delle nostre case di città, per dare un'idea, ma più vasto e ornato.




In esso vi sono a destra e a sinistra due specie di altari, due costruzioni rettangolari, di cui sul principio non capisco bene lo scopo. Sembrano delle basse conche, perché l'interno è più giù dell'orlo esterno, che si sopraeleva di qualche centimetro.

Non so se chiamato da Giuseppe o se venuto di suo, accorre un sacerdote. Maria offre i due poveri colombi ed io, che capisco la loro sorte, volgo altrove lo sguardo. Osservo gli ornati del pesantissimo portale, del soffitto, dell'atrio. Mi pare però di vedere, con la coda dell'occhio, che il sacerdote asperga Maria con dell'acqua.

Deve essere acqua, perché non vedo macchie sul suo abito. Poi Maria, che insieme ai colombini aveva dato un mucchietto di monete al sacerdote (mi ero dimenticata di dirlo) entra con Giuseppe nel Tempio vero e proprio, accompagnata dal levita.

Io guardo da tutte le parti. È un luogo ornatissimo. Sculture a teste d'angeli e palme e ornati corrono sulle colonne, le pareti e il soffitto. La luce penetra da curiose finestre lunghe, molto strette, naturalmente senza vetri, e tagliate diagonalmente alla parete. Suppongo che sia per impedire agli acquazzoni di entrare.

Maria si inoltra sino ad un certo punto. Poi si arresta. A qualche metro da Lei vi sono degli altri gradini e su questi sta un altro tipo di altare, oltre il quale vi è un'altra costruzione.

Mi accorgo che credevo essere nel Tempio e invece ero in ciò che contorna il Tempio vero e proprio, ossia il Santo, oltre il quale pare che nessuno, fuorché i sacerdoti, possano entrare.

Quello che io credevo Tempio non è perciò che un chiuso vestibolo, che da tre parti cinge il luogo sacro, dove è chiuso il Tabernacolo. Non so se mi sono spiegata per bene. Ma non sono architetto o ingegnere.

Maria offre il Bambino - che si è svegliato e gira i suoi occhietti innocenti intorno con lo sguardo stupito degli infanti di pochi giorni - al sacerdote. Questo lo prende sulle braccia e lo solleva a braccia tese, volto verso il Tempio, stando contro a quella specie di altare che sta su quei gradini. Il rito è compiuto. Il Bambino viene restituito alla Mamma e il levita se ne va.

Vi è della gente che guarda curiosa. Fra questa si fa largo un vecchietto curvo e arrancante, che si appoggia ad un bastone. Deve essere molto vecchio, direi certo oltre gli ottant'anni. Egli si accosta a Maria e le chiede di dargli per un attimo il Piccino. Maria lo accontenta sorridendo.

Simeone, che io ho sempre creduto appartenesse alla casta sacerdotale e invece è un semplice fedele, almeno a giudicare dalla veste, lo prende, lo bacia. Gesù gli sorride con la smorfietta incerta dei poppanti.


Greg Olsen

Sembra che lo osservi curioso, perché il vecchietto piange e ride insieme, e le lacrime fanno tutto un ricamo di luccichii insinuandosi fra le rughe e imperlando la barba lunga e bianca, verso la quale Gesù tende le manine.

È Gesù, ma è sempre un bambinello, e ciò che gli si muove davanti attira la sua attenzione e gli dà velleità di afferrare quella cosa per capire meglio cosa è. Maria e Giuseppe sorridono, e anche i presenti, che lodano la bellezza del Piccino.

Sento le parole del santo vecchio e vedo lo sguardo stupito di Giuseppe, quello commosso di Maria, e anche quelli della piccola folla, in parte stupita e coinvolta, e in parte, alle parole del vecchio, presa da ilarità.

Fra questi vi sono dei barbuti e tronfi sinedristi, che scuotono il capo, guardando Simeone con compatimento ironico. Lo devono pensare andato fuor di cervello per l'età.

Il sorriso di Maria si spegne in un più vivo pallore quando Simeone le annuncia il dolore. Per quanto Ella sappia, questa parola le trafigge lo spirito.

Si avvicina di più a Giuseppe, Maria, per confortarsi, si stringe con passione il suo Bambino al seno e beve, come anima assetata, le parole di Anna, la quale, donna come è, ha pietà del suo soffrire e le promette che l'Eterno le addolcirà di una forza soprannaturale l'ora del dolore.

"Donna, a Chi ha dato il Salvatore al suo popolo non mancherà il potere di dare il suo angelo a confortare il tuo pianto. Non è mai mancato l'aiuto del Signore alle grandi donne d'Israele, e tu sei ben più di Giuditta e di Giaele.

Il nostro Dio ti darà cuore di oro purissimo per resistere al mare di dolore, per cui sarai la più grande Donna della creazione, la Madre. E tu, Bambino, ricordati di me nell'ora della tua missione". E qui mi cessa la visione.» 




2 febbraio 1944  dice Gesù:

«Due insegnamenti per tutti sgorgano dalla descrizione che hai data. Il primo: non al sacerdote immerso nei riti e con lo spirito assente, ma ad un semplice fedele si svela la verità.

Il sacerdote, sempre a contatto con la Divinità, volto alla cura di quanto ha attinenza con Dio, dedicato a tutto quanto è più alto della carne, avrebbe dovuto intuire subito chi era il Bambino che veniva offerto al Tempio quella mattina.

Ma, perché potesse intuire, occorreva che avesse uno spirito vivo. Non unicamente una veste ricoprente uno spirito, se non morto, molto assonnato. Lo Spirito di Dio può, se vuole, tuonare e scuotere come folgore e terremoto anche lo spirito più ottuso.

Lo può. Ma generalmente, poiché è Spirito di ordine come è ordine Dio in ogni sua Persona e modo di agire, Esso si effonde e parla non dico dove è merito sufficiente a ricevere la sua effusione – allora ben poche volte si effonderebbe, e tu pure non ne conosceresti le luci – ma là dove vede la "buona volontà" di meritare la sua effusione. Come si esplica questa buona volontà?

Con una vita fatta, per quanto vi è possibile, tutta di Dio. Nella fede, nell'ubbidienza, nella purezza, nella carità, nella generosità, nella preghiera. Non nelle pratiche, nella preghiera. Vi è differenza minore fra la notte e il giorno che non fra le pratiche e la preghiera.

Questa è comunione di spirito con Dio, dalla quale uscite rinvigoriti e decisi a sempre più appartenere a Dio. L'altra è una abitudine qualunque, fatta per scopi diversi ma sempre egoisti, la quale vi lascia quelli che siete, anzi vi aggrava di una colpa di menzogna e di accidia.

Simeone aveva questa buona volontà. La vita non gli aveva risparmiato affanni e prove. Ma egli non aveva perduto la sua buona volontà. Gli anni e le vicende non avevano intaccato e scosso la sua fede nel Signore, nelle sue promesse, e non avevano stancato la sua buona volontà d'esser sempre più degno di Dio.

E Dio, prima che gli occhi del servo fedele si chiudessero alla luce del sole, in attesa di riaprirsi al Sole di Dio rutilante dai Cieli aperti al mio salire dopo il Martirio, gli mandò il raggio dello Spirito che lo guidasse al Tempio, per vedere la Luce venuta al mondo.

"Mosso da Spirito Santo" dice il Vangelo. Oh! se gli uomini sapessero quale Amico perfetto è lo Spirito Santo, quale Guida, quale Maestro! Se lo amassero e lo invocassero, questo Amore della SS. Trinità, questa Luce della Luce, questo Fuoco del Fuoco, questa Intelligenza, questa Sapienza! Quanto più saprebbero di ciò che è necessario sapere!




Vedi, Maria; vedete, figli. Simeone ha atteso tutta una lunga vita di "vedere la Luce", di sapere compiuta la promessa di Dio. Ma non ha mai dubitato. Non si è mai detto: "È inutile che io perseveri nello sperare e nel pregare".

Ha perseverato. E ha ottenuto di "vedere" ciò che non videro il sacerdote e i sinedristi pieni di superbia e di opacità: il Figlio di Dio, il Messia, il Salvatore in quelle carni infantili che gli davano tepore e sorrisi. Ha avuto il sorriso di Dio, primo premio della sua vita onesta e pia, attraverso le mie labbra di Bambino.

Seconda lezione: le parole di Anna. Anche ella, profetessa, vede in Me, neonato, il Messia. E questo, data la sua capacità di profezia, è naturale. Ma ascolta, ascoltate ciò che, spinta da fede e da carità, dice a mia Madre. E fatevene luce al vostro spirito, che trema in questo tempo di Tenebre e in questa festa della Luce.

"A Chi ha dato un Salvatore non mancherà il potere di dare il suo angelo a confortare il tuo, il vostro pianto". Pensate che Dio ha dato Se stesso per annullare l'opera di Satana negli spiriti. E non potrà vincere ora i satana che vi torturano? Non potrà asciugare il vostro pianto, sgominando questi satana e mandando da capo la pace del suo Cristo?

Perché non glielo chiedete, con fede? Fede vera, prepotente, una fede davanti alla quale il rigore di Dio, sdegnato da tante vostre colpe, cada con un sorriso e venga il perdono che è aiuto, e venga la sua benedizione ad essere arcobaleno su questa Terra che si sommerge in un diluvio di sangue voluto da voi stessi?

Pensate: il Padre, dopo aver punito gli uomini col diluvio, disse a Sé stesso e al suo patriarca: "Io non maledirò più la Terra a causa degli uomini, perché i sensi e i pensieri del cuore umano sono inclinati al male fin dall'adolescenza; quindi non colpirò più ogni vivente come ho fatto". Ed è stato fedele alla sua parola. Non ha più mandato il diluvio.

Ma voi quante volte vi siete detti, e avete detto a Dio: "Se ci salviamo questa volta, se ci salvi, non faremo mai più guerre, mai più", e poi ne avete sempre fatte di più tremende? Quante volte, o falsi e senza rispetto per il Signore e per la parola vostra? Eppure Dio vi aiuterebbe ancora una volta, se la gran massa dei fedeli lo chiamasse con fede e amore prepotente.

Mettete – o voi tutti che, troppo pochi per controbilanciare i molti che mantengono vivo il rigore di Dio, rimanete però a Lui devoti nonostante l'ora tremenda che incombe e cresce di attimo in attimo – mettete il vostro affanno ai piedi di Dio.

Egli saprà mandarvi il suo Angelo, ved. QUI, come ha mandato il Salvatore al mondo. Non temete. State uniti alla Croce. Essa ha vinto sempre le insidie del demonio, che viene con la ferocia degli uomini e le tristezze della vita a cercare di piegare alla disperazione, ossia alla separazione da Dio, i cuori che non può prendere in altra maniera».


Howard David Johnson

Chiosa di Sebirblu

La frase iniziale del titolo: "La Luce risplende nelle Tenebre, ma... le Tenebre non l'hanno accolta" fa parte dello splendido "Prologo" di Giovanni (rintracciabile QUI, con spiegazione approfondita), e rispecchia perfettamente lo stato attuale delle coscienze, con l'aggravante che all'epoca di Gesù Egli non era ancora conosciuto, ma ora sono passati più di duemila anni dal Suo sublime insegnamento e purtroppo viene ancora rigettato.

Non c'è però da meravigliarsi, perché lo stesso Giovanni nell'Apocalisse, descrivendo le sue visioni, ha annunciato il dramma che stiamo vivendo oggi. La parabola sta per terminare. Le forze anticristiche sono disperatamente all'opera perché sanno che rimane loro poco tempo per razziare il maggior numero possibile di anime.

Il Falso Profeta argentino ha quasi raggiunto 9 anni di governo, ottemperando così all'incarico voluto da coloro che invalidamente l'hanno eletto, ossia la distruzione definitiva della Chiesa Cattolica e l'avvento dell'Anticristo. (Ved. QUI, QUI e QUI).

Mi auguro soltanto che il piccolo contributo offerto ai lettori con questo mio post, ricco di spunti per riflettere, possa aprire il cuore a molti che giacciono inconsapevoli nel buio e nella tristezza affinché la Luce del Cristo li illumini e faccia loro sentire quanto è infinito il Suo Amore.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it


martedì 27 gennaio 2026

Il Piano Astrale... il nostro futuro Habitat...


Philip Straub

Il Piano Astrale... il nostro futuro Habitat...

Sebirblu, 27 gennaio 2026

Come ho già spiegato diverse volte (ad esempio QUIQUI e QUI), al di là della dimensione fisica esistono altri ambienti vitali (chiamate "Biotesi") che andrebbero meglio definiti come modi di essere piuttosto che delinearli con una connotazione spazio-temporale.

Per questo, oggi, mi voglio occupare ancora un poco della descrizione di quello che comunemente viene chiamato "Piano Astrale".

Il nome stesso lo inquadra (come tutti i ricercatori di esoterismo ben sanno) nell'àmbito delle emotività, delle passioni, delle manifestazioni impulsive e non in quelle ponderate e raziocinanti del "Piano Mentale".

D'altronde, è necessario considerare che sono innumerevoli gli stati d'animo con le loro infinite sfumature, come lo sono i contesti dove soggiornano le individualità spirituali.

Per questo motivo, sebbene siano fondamentalmente sette le "Biotesi" (cfr. QUI), esse sono costituite da miriadi e miriadi di sottopiani che, a loro volta, vanno sempre di sette in sette come la scala musicale o quella cromatica.




Perciò, anche il piano astrale è composto dal medesimo numero di livelli (compreso il nostro), ognuno dei quali ha il suo rispettivo grado di densità energetica, parimenti allo stadio evolutivo dei suoi abitanti.

Accantonando per ora il livello dove viviamo, in cui le vibrazioni sono più lente, distanziate e gravose, consideriamo le successive dimensioni astrali che mantengono la stessa impronta del mondo a noi familiare ma che, gradualmente, diventano sempre meno soggette alla materialità, agli interessi e alle impellenze dell'organismo terreno.

A titolo d'esempio, dirò che quelle più prossime alla densità del nostro ambiente sono equiparabili, in termini di energia, alla differenza risultante tra l'acciaio e la sabbia, mentre le superiori possono essere paragonate al divario esistente tra un solido e un liquido.

Anche lo scenario sembra simile alla Terra così come noi la conosciamo, ma è molto più di questo, poiché osservandolo con la nuova ottica dei sensi astrali, appare l'aspetto radiante di tutto ciò che esiste.

Infatti ogni cosa, anche la più piccola particella, essendo energia in movimento, si mostra come realmente è, e non nascosta come nella dimensione fisica.

Non solo, ma la stessa visione permette di scorgere e di compenetrare nel medesimo tempo tutti i lati degli oggetti sui quali rivolgiamo la nostra attenzione, anche quelli più nascosti o interni.


Dale Terbush

Dobbiamo sapere che qualsiasi elemento, compreso l'uomo, ha una controparte astrale costituita da vari gradi di energia che possono essere visti da tutti coloro che vivono più in alto o sullo stesso piano.

È proprio quell'alone luminoso che si irradia tutt'intorno a noi che svela, a chi ha gli occhi per vedere, il nostro stato evolutivo con le sue virtù o difetti. Tale emissione più o meno lucente, se non addirittura opaca, è chiamata "aura" e costituisce una vera carta di identità psichica.

Sono proprio i suoi raggi colorati, dai più scuri e densi dello spettro cromatico ai più brillanti e trasparenti (ossia dagli infrarossi agli ultravioletti) a caratterizzare la propensione dell'individuo verso lo Spirito o le passioni degradanti che lo affliggono.

Per maggiore chiarezza, le entità più elevate hanno la facoltà di osservare tutta la gamma delle vibrazioni partendo dalla personale prospettiva in giù, ma gli esseri che stanno più in basso non possono percepire la vita invisibile sopra di loro, così come avviene per noi sulla Terra.

Rendo più comprensibile il concetto con un esempio: immaginiamo che i piani o livelli astrali si presentino come delle reti che partendo dalla nostra dimensione, a maglie larghe, man mano si infittiscano e si restringano in relazione all'aumento vibrazionale energetico sempre più rapido e corto.

Ebbene, se un ipotetico sassolino venisse lanciato dai piani più alti, passerebbe attraverso l'intreccio fitto sottostante giungendo sul piano fisico, ma non viceversa, perché il volume e la pesantezza di una pietra, dipartentesi dal nostro ambiente, non riuscirebbe a penetrare nei reticoli superiori per via della loro struttura energetica stretta e veloce.




Quando noi decidiamo, per evolverci, di scendere nella dimensione temporale, ci avviluppiamo man mano nei vari strati di energia che costituiscono i nostri corpi sottili (Cfr. QUIQUI e QUI) attirando le corrispondenti vibrazioni al nostro modo di essere, di sentire e di esprimerci.

Soltanto lo Spirito insieme al suo corpo più tenue e divinizzato (il corpo causale) resistono ai vari saliscendi reincarnativi fino ad evoluzione ultimata allorché anche quest'ultima intercapedine si dissolverà e noi ritorneremo ad essere delle pure Intelligenze come lo eravamo all'inizio, prima della rovinosa Ribellione che ci ha trascinato tragicamente nella materia densa. (Cfr. QUI e QUI).

Ma ritornando al piano astrale, è necessario anche sapere che un medesimo spazio può essere abitato contemporaneamente da diverse entità che vibrano sui rispettivi piani senza interferire tra loro, né averne contezza, permettendo però a chi è più avanti spiritualmente di soccorrere e vedere coloro che si trovano indietro, per lo stesso principio che ho descritto sopra.

Ma quello che è molto essenziale dire concerne il fatto che siamo noi a creare lo scenario circostante che sarà sereno, colorato e luminoso se il nostro stato d'animo sarà tale o, al contrario, ci risulterà angosciante, buio e deprimente se saremo preda delle paure e di impulsi indesiderabili.

Molte delle cose immaginarie che qui prendono forma sono davvero belle, anche se temporanee a seconda dei pensieri che le sostengono, e un visitatore che non conosca nulla di più elevato potrebbe vagare lì con sufficiente soddisfazione tra foreste e montagne, amabili laghi e piacevoli giardini fioriti, o potrebbe anche costruire taluni ambienti per realizzare i propri sogni.

Le comunicazioni tra gli esseri seguono la stessa regola: più permangono le abitudini umane e maggiormente si è condizionati dagli stereotipi terrestri riproducendone gli aspetti consuetudinari come, per esempio, l'uso della parola e del linguaggio.




Se non viene acquisita la consapevolezza della meravigliosa opportunità che il piano astrale ci fornisce, come lo scambio telepatico con qualsiasi essere, inclusa la natura e i suoi abitanti, saremo molto limitati nelle nostre relazioni.

L'altro lato straordinario è quello che riguarda gli spostamenti che si possono effettuare, alla velocità del pensiero, coprendo le più incredibili distanze ed alzandoci letteralmente in volo senza la benché minima necessità di mezzi di alcun genere.

Ma questo, ovviamente lo si può raggiungere soltanto se insisteremo nella nostra determinazione di prendere coscienza della nostra Origine divina per comportarci coerentemente giorno dopo giorno, cercando di non farci risucchiare dai gorghi satanici sempre più minacciosi che tentano di bloccare la nostra evoluzione.

Questa lotta tra il buio e la Luce prosegue ancor più accanita nei bassi livelli in prossimità della Terra, dove le passioni e gli odi più sfrenati fagocitano un numero enorme di individui sia sul piano fisico che su quello eterico-astrale non permettendo loro di elevarsi.

Necessita dunque, se vogliamo raggiungere le dimensioni superiori durante il sonno, oppure abitarvi una volta abbandonato l'involucro fisico dopo il trapasso, dominare gli istinti, eliminare i vizi (cfr. QUI e QUI) e moltiplicare l'Amore incondizionato verso chiunque, perché siamo Scintille divine e tutto questo ci è profondamente peculiare.

Com'è fondamentale, perciò, prepararci da subito ad approfondire il senso della vita! Conoscere l'aspetto spirituale di tutto ciò che esiste e riscoprire, finalmente, il sublime Creatore di ogni cosa, facendo in modo di rinvigorire la Fede, quasi planetariamente spenta, incrementare la Speranza e potenziare proprio quell'Amore che rimane il fattore indispensabile a qualsiasi espressione vitale nel Cosmo intero!


Philip Straub

Post Scriptum

Ancora una volta consiglio a tutti di scaricare il libro "La Vita" di Gino Trespioli (ormai introvabile ma che QUI troverete) il quale racchiude, a mio avviso, il più completo insegnamento ultrafànico che l'Umanità possa avere: l'ampia descrizione delle Entità più diverse (spesso anche conosciute) sul senso della Vita terrena, ma soprattutto sull'Aldilà e sui vari piani astrali o Biotesi fino ad arrivare ai livelli angelici. (Cfr. anche QUI, QUI e QUI).