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mercoledì 7 maggio 2025

C. Sacchetti: Conclave, Chiesa e Sionismo-Massonico

 


Sebirblu, 6 maggio 2025

L'articolo di Sacchetti ‒ che subito riporto ‒ chiarifica molte cose sul dipanarsi degli eventi svoltisi intorno al Concilio Vaticano II, con i due centrali protagonisti, Roncalli e Montini.

Sono gli anni da me vissuti pienamente in seno alla Chiesa, con quell'ardore d'anima che inconsciamente m'hanno reso testimone del lento sgretolarsi di tutti i valori assimilati nell'infanzia, riguardo a quell'antica e maestosa Tradizione.

Pur restando fedele alle mie radici, e considerando validi i papi che si sono succeduti fino a Benedetto XVI, non posso esimermi dal constatare il disastro che da quel Concilio è derivato per la coscienza di milioni e milioni di persone.

Non c'è da stupirsi se papa Giovanni XXIII, allora, decise di non leggere più il Terzo Segreto di Fatima (cfr. QUI, QUI e QUI) e di demandarlo ai Successori... Ma meglio di me, appunto, ne parla il dotto e bravo giornalista.

Le pressioni di Israele sul conclave e i rapporti 
tra ebraismo e cattolicesimo

«Se si dà uno sguardo agli organi di stampa, il conclave, uno degli eventi più antichi e dal più alto fascino spirituale della storia, è ridotto a poco più di un mercato delle vacche.

Ci sono  sulle pagine  dei  quotidiani  i volti dei cardinali  con le frecce  verdi  e  rosse ad indicare il loro presunto gradimento nel collegio cardinalizio, che in realtà non sembra corrispondere al vero, ma piuttosto ai desideri dei proprietari della carta stampata che vorrebbero un Francesco II.

Sono in molti, dalle parti della massoneria laica ed ecclesiastica, a manifestare nervosismo in questi giorni perché pare crescere la consapevolezza che il prossimo pontefice difficilmente sarà un altro come Jorge Mario Bergoglio.

Non c'è alcuna certezza infatti che il continuum bergogliano e modernista prosegua, quando invece si manifestano piuttosto sempre più segnali contrari.

Ad esempio, proprio ieri è giunta la notizia che il cardinal Parolin, il porporato appoggiato più di tutti gli altri dal mondo sionista ed ebraico, avrebbe sofferto uno scompenso pressorio che avrebbe richiesto un’ora di assistenza medica.



Card. Pietro Parolin  (classe 1955)

I principali organi di (dis) informazione si sono guardati bene dal riportare la notizia per proteggere il loro candidato, ma gli altri cardinali sono con ogni probabilità già informati di quanto accaduto, e quindi la candidatura dell’ex segretario di Stato di Francesco può considerarsi a tutti gli effetti bruciata.

È un bel grattacapo per Israele e la massoneria perché gli altri candidati modernisti,  Zuppi  su tutti,  non sembrano  in grado di raccogliere  almeno 40 o 45  voti subito come avrebbe potuto fare Parolin, e questo complica certamente i piani di chi vuole continuare con un altro pontefice prono ai voleri del sionismo e della massoneria ecclesiastica.

L’errore però che non si deve sicuramente commettere è quello di considerare Jorge Mario Bergoglio come una sorta di “incidente di percorso” su un “perfetto cammino” della Chiesa post-conciliare,

In tal caso chi ancora si rifugia dietro tale convinzione allora illude soltanto sé stesso o forse in cuor suo spera di ritornare alla situazione che c’era prima di Francesco, magari ai tempi di Wojtyla e Ratzinger, dove la massoneria faceva il bello (quasi mai) e il cattivo tempo, anche se ai seguaci della cosiddetta “ermeneutica della continuità” scoccia alquanto ammetterlo.

Se non si affronta la rivoluzione conciliare che ci fu dentro la Chiesa negli anni dei due infausti pontificati di Roncalli e Montini, entrambi adepti della massoneria, è impossibile comprendere le cause della crisi della Chiesa, e tantomeno provare a risolverle.

Similmente, se non si comprende quanto accaduto ai tempi del Vaticano II, non si può capire come i rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo siano drammaticamente mutati, tanto da aver partorito una Chiesa, quella post-conciliare, che di fatto ha concesso benefici speciali agli ebrei, dispensandoli dalla salvezza attraverso Cristo come affermava lo stesso Joseph Ratzinger nel suo dialogo con il rabbino Folger e in altre occasioni, come QUI.

Affermare che la cosiddetta idea delle radici giudaico-cristiane è una espressione della modernità post-conciliare non è altro che una evidenza fattuale, e allora per vedere qual era il volto del cattolicesimo prima che qualcuno lo deformasse occorre fare un viaggio a ritroso nel passato.

Il sionismo e San Pio X

Occorre ripartire, dal principio, dall’incontro, ad esempio, tra il compianto papa San Pio X e l’emissario del sionismo internazionale, Theodor Herzl.

Questi viene considerato  a tutti gli effetti  il padre “spirituale” del sionismo, perché la sua opera ‒ lo Stato ebraico  è stata la prima in epoca moderna a sottolineare la “necessità” che il suo popolo avesse bisogno di una nazione propria per “vivere in sicurezza”, sebbene in quel tempo tanti ebrei già vivessero molto bene nell’Europa Occidentale, in quanto facenti parte della borghesia più prospera e ricca che si era così tanto espansa dopo la rivoluzione francese.

Herzl,  in realtà,  e i suoi benefattori  dell’alta finanza askenazita avevano,  ed hanno in mente, un’idea più spirituale che politica perché nella filosofia del sionismo messianico la rinascita di Israele serve in qualche modo a preparare la venuta del futuro moschiach, da loro tanto atteso, che un giorno dovrà entrare e governare l’umanità nel Terzo Tempio di Gerusalemme.



Theodor Herzl  (1860 - 1904)

Una delle sette sioniste più famigerate e potenti al mondo, Chabad Lubavitch (ved. QUI e QUI; ndr), spiega nel suo sito ufficiale come il Terzo Tempio sarà la futura casa del moschiach, il quale, un giorno, imporrà il suo dominio a “tutte le nazioni che lotteranno per il Nuovo Ordine Mondiale”.

Questa la pura essenza dello stato ebraico. Non un piano per mettere in sicurezza gli ebrei, che sono stati trasferiti come bestiame in Palestina spesso contro la loro volontà e non una necessità espressa da larga parte degli ebrei comuni che ormai erano integrati da tempo nei Paesi europei dove si erano trasferiti da secoli.

Herzl però ben sapeva che per consentire al sionismo di avere più successo sarebbe stato necessario non avere contro la Chiesa Cattolica, ed è per questo che chiede udienza al pontefice di quel tempo.

Il fondatore del sionismo giunge così a Roma il 26 gennaio del 1904 e racconta di questo incontro con San Pio X (cfr. QUI), nei suoi diari personali.

Non appena arriva al cospetto del Santo Padre, il giornalista austriaco si rifiuta subito di baciare la mano del pontefice malgrado così gli avesse consigliato il conte Berthold Dominik Lippay, il nobile austriaco che quell’udienza gli aveva procurato.

San Pio X (al secolo Giuseppe Sarto; ndr), nonostante la rudezza di Herzl, non si scompone più di tanto e, già a conoscenza dell’argomento di cui l’esponente sionista voleva parlargli, va subito al punto.

«Noi non possiamo sostenere questo movimento [sionista]. Non potremo impedire agli Ebrei di andare a Gerusalemme, ma in nessun caso possiamo sostenere la cosa. Anche se non è sempre stata santa, la terra di Gerusalemme è stata santificata dalla vita di Gesù Cristo. Come capo della Chiesa io non posso dirvi altro. Gli Ebrei non hanno riconosciuto Nostro Signore, e per questo noi non possiamo riconoscere il popolo ebraico». [...]

Ancora più netto è San Pio X quando Herzl nel corso del dialogo prova a giocarsi la carta del pietismo riguardo alle cosiddette persecuzioni contro gli ebrei, ma il Papa autore della Pascendi è altrettanto fermo quando gli risponde in tal modo.

«Sì» – mi disse – «ma noi, e in particolare io, come capo della Chiesa, non possiamo farlo. Due sono i casi che possono presentarsi: o gli Ebrei rimangono fedeli alla loro credenza e continuano ad attendere il Messia, che per noi è già venuto; e in questo caso essi negano la divinità di Gesù e noi non possiamo fare alcunché per loro; o essi vanno in quelle terre senza alcuna religione, e in questo caso noi possiamo sostenerli ancora meno. La religione ebraica è stata la base della nostra, ma essa è stata rimpiazzata dalla dottrina di Cristo e da allora noi non possiamo più riconoscere la sua esistenza. Gli Ebrei, che avrebbero dovuto essere i primi a riconoscere Gesù Cristo, fino ad oggi non l’hanno fatto.»

Non è difficile immaginare che secondo i canoni del “cattolicesimo” liberale uscito dal Concilio, uno dei maggiori pontefici verrebbe liquidato come un volgare “antisemita”.

Il papa, tuttavia, non fece altro che riaffermare il magistero di sempre della Chiesa. Difese e ribadì quelle verità sulle quali si fonda questa istituzione da 2000 anni a questa parte.

L’assalto in quell’occasione fu respinto, ma il mondo sionista non si diede per vinto perché la sua opera di infiltrazione della Chiesa non era terminata purtroppo quel giorno, ma era appena agli inizi.


San Pio X  (1835 - 1914)

Le origini delle radici giudaico-cristiane: gli  Amici Israel

Si arriva così  agli anni ’20 del secolo scorso,  quando i pontefici  erano ancora fermi  nel difendere i dogmi della Chiesa di sempre, ma intanto un nuovo nemico si era infiltrato nelle fila di questa Istituzione.

L’anno è il 1925, ed è qui che in seno al cattolicesimo nasce una associazione dal nome Opus sacerdotale Amici Israel. (Cfr. QUI; ndr)

A fondarla sono due preti olandesi assieme ad una loro connazionale convertita al cattolicesimo, Maria Francesca Van Leer, che avrà un ruolo molto importante negli anni a venire nell’ambito dei rapporti tra ebraismo e cattolicesimo, come si vedrà in seguito.

A fare parte di questa associazione sono diversi cattolici laici, ma soprattutto non pochi esponenti della Chiesa, se si pensa che tra le sue fila si trovavano almeno 3000 sacerdoti, 300 arcivescovi e ben 19 cardinali.

La Amici Israel” può essere considerata di fatto come la madrina delle cosiddette “radici giudaico-cristiane” perché i suoi associati si propongono di “normalizzare”, per così dire, i rapporti tra ebraismo e cattolicesimo.

I vari prelati iscritti pubblicano le loro idee in un pamphlet dal titolo Pax Super Israel che non sfugge agli occhi delle riviste cattoliche, allora realmente cattoliche, che in quel tempo ne diedero tale descrizione come racconta Maurice Pinay nella magistrale opera “Complotto contro la Chiesa” (ved. QUI).

«Essi affermano che non si deve parlare di conversione degli ebrei, ma soltanto del loro ingresso nella Chiesa, come se i giudei non debbano prima, per ottenerlo, ripudiare i loro errori. Rifiutano la qualificazione di popolo deicida data loro e di città deicida data a Gerusalemme, come se gli stessi non avessero contribuito alla morte di Gesù e come se la liturgia non li chiamasse perfidi.» 

«Incriminano i Santi Padri in quanto rei di non aver compreso il popolo giudaico; come se questo non fosse colpevole di persistere volontariamente nell’ebraismo.» 

«Infine ‒ continua la rivista suddetta ‒ sottolineano la nazionalità giudaica di Gesù Cristo e fanno osservare che i cristiani, per mezzo della Santa Comunione, si uniscono sempre con gli ebrei e contraggono con loro una parentela di sangue.»

In pratica, costoro sono stati a tutti gli effetti gli anticipatori del futuro Vaticano II, e Pio XI per risolvere la questione si rivolse dapprima alla Congregazione dei Riti, soppressa da Montini nel 1969, ma in questa c’era il cardinale Schuster, membro della “Amici Israel”, che ovviamente diede parere favorevole alle richieste del suo gruppo. Perciò a fermare lo sdoganamento dell’ebraismo ci pensò il Sant’Uffizio nel 1929, attraverso il decreto di scioglimento di tale associazione.



Pio XI (Achille Ratti, 1857 - 1939)

Gli esponenti del mondo ebraico però non si diedero per vinti.

Dopo la seconda guerra mondiale, Jules Marx Isaac, un ebreo francese iscritto alla massoneria,  chiese alla Chiesa di togliere ancora una volta la preghiera del Venerdì Santo che includeva l’espressione “Oremus et pro perfidis Judaeis”.

Pio XII, così detestato dal mondo ebraico, nonostante tutti i suoi sforzi per salvare gli ebrei durante la guerra, diede una risposta semplice come quella che Pio X diede a Herzl diversi anni prima.

Papa Pacelli rispose che perfidis non significa letteralmente “perfidi” ma “senza fede” e quindi non c’era alcuna ragione perché la Chiesa rimuovesse quella espressione, che anzi era una preghiera per il popolo ebraico di convertirsi e di accettare finalmente Cristo come Messia e vero Dio.

Roma cambia linea: l’era di Roncalli e del Concilio

Roma resta ferma e salda fino a quando sul soglio pontificio non sale Angelo Roncalli divenuto papa Giovanni XXIII nel 1958 dopo un conclave segnato da forti vizi di irregolarità per via delle minacce di morte giunte al cardinal Siri, eletto non una ma tre volte papa. (Cfr: QUI).

A indire il Concilio è proprio il “papa buono”, già patriarca di Venezia, massone del Grande Oriente di Francia (QUI), simpatizzante del mondo comunista e, secondo i recenti documenti declassificati dalla CIA (QUI), persino un informatore al servizio dell’agenzia di intelligence di Langley.

Egli sembra avere una chiara missione.  Deve portare la rivoluzione  dentro la Chiesa e si adopera fin dal primo momento per aprire le porte a delle riforme di stampo ecumenico che mettono ogni religione sullo stesso piano e sono, per loro stessa natura, apostatiche in quanto negano le fondamentali verità cattoliche.

Soprattutto, però, Angelo Roncalli vuole cambiare completamente l’asse dei rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo.

Vuole fare, in altre parole, quello che non riuscirono a fare i membri di Amici Israel, ma stavolta la partita è molto diversa perché è il pontefice stesso che è dalla parte di chi vuole costruire una falsa chiesa.

Giovanni XXIII così, molto prima di Giovanni Paolo II, fa una passerella nel marzo del 1962 con la sua auto davanti alla sinagoga di Roma da lui benedetta a far capire chiaramente che i tempi erano cambiati.

Ancor prima di questo gesto altamente simbolico, tuttavia, Roncalli si stava già adoperando per costruire il tipo di Chiesa che piaceva agli ambienti ebraici, e aveva già dato mandato al suo fedele braccio destro, il card. Augustin Bea, di incontrarsi con un influente sionista come Nahum Goldmann, allora capo del Congresso Ebraico Mondiale.

A Roncalli  stava molto a cuore  la questione della revisione  dei rapporti  tra Chiesa ed ebraismo, e fa trasmettere a Goldmann il messaggio che se il Congresso Ebraico Mondiale gli avesse domandato di affrontare questo tema, lui certamente avrebbe inserito questa richiesta nelle discussioni del Concilio Vaticano II.

Goldmann accetta, e a scrivere la bozza del famigerato documento Nostra Aetate è proprio il Congresso da lui presieduto, e al quale apparteneva anche la citata Maria Francesca Van Leer, membro della sciolta associazione Amici Israel.



Nahum Goldmann  (1894-1982) - QUI.

In Nostra Aetate in pratica si dissolve tutta la precedente posizione della Chiesa sull’ebraismo perché in tale documento sparisce la secolare accusa di deicidio contro il popolo ebraico accompagnata da una condanna del cosiddetto “antisemitismo”, e il Sant’Uffizio presieduto dal buon cardinal Ottaviani non riuscì nemmeno a intervenire perché Roncalli si premurò di escluderlo da ogni decisione al riguardo.

Il Concilio dunque inizia così. Non sono i dottori della Chiesa Cattolica a scrivere i suoi documenti. Sono gli esponenti dei vari movimenti sionisti ed ebraici.

Il “papa buono” però non aveva ancora portato a termine la sua opera. Nei suoi ultimi anni del suo breve e devastante pontificato si adoperò per chiedere ancora una volta il parere della comunità ebraica su cosa andava fatto nel Concilio da lui inaugurato.

A rivelare questo retroscena molto poco noto è stato lo storico ebreo, Lazare Landau, sulle pagine della rivista francese Tribune Juive.

«In una gelida notte dell’inverno 62-63, fui invitato a una riunione straordinaria del “Centro Comunitario per la Pace”, tenutasi presso la Sinagoga di Strasburgo. Al termine dello Shabbat, i Direttori ricevettero in segreto, in una cantina dell’edificio, un inviato di Giovanni XXIII, Yves Congar [un frate domenicano che ebbe una influenza decisiva sulle misure “progressiste” adottate dal Concilio nel suo insieme]. 

Eravamo in dieci.  Congar, a nome di Giovanni XXIII,  ci chiese cosa ci aspettassimo dalla Chiesa cattolica, apostolica, romana riguardo alla millenaristica “questione ebraica”. Rispondemmo di volere la completa riabilitazione degli ebrei, riguardo alla morte di Cristo. “Nostra Aetate” fu una rivoluzione totale, come mi disse in seguito Congar, nella dottrina della Chiesa, riguardo agli ebrei.»

Roncalli, quindi, per decidere la linea dottrinale da seguire nella “sua” Chiesa non ascoltava i “suoi” cardinali come, ad esempio, Ottaviani. No. Mandava in segreto richieste ai vari esponenti del mondo sionista ed ebraico per stabilire come la Chiesa dovesse porsi rispetto alla religione ebraica.

Dire a tal punto che Giovanni XXIII prendeva ordini dai leader dei vari movimenti sionisti non è certamente una qualche provocazione, ma soltanto una costatazione di fatto.


Giovanni XIII  (Angelo Roncalli 1881-1963)

I semi della rivoluzione attuale sono stati pertanto tutti piantati in quel tempo.
Quanto accaduto dopo nella Chiesa è una conseguenza di quanto si è verificato allora.

Il successivo pontificato di Montini che ha ricevuto subito i massoni ebrei del B’nai B’rith, similmente a quelli di Giovanni Paolo II, entrato nella sinagoga nel 1986 per pronunciare la famosa frase dei “fratelli maggiori”, sono divenuti il diretto risultato del Vaticano II, poiché quel Concilio ha in effetti eretto una chiesa modernista ed ecumenica che ormai di cattolico ha purtroppo poco.

Bergoglio non arriva, come si constata, dal nulla. Arriva da un lungo processo di infiltrazione, e questo spiega perché la fine del suo pontificato viene così tanto temuta, nonostante alcune dichiarazioni critiche, dallo Stato di Israele che non vuole che la Chiesa torni sulla 'via smarrita' di un tempo, uno scenario, ad esempio, assai paventato dal rabbino-capo di Roma, Riccardo Di Segni.

Se è certamente vero che sono molteplici le potenze che cercano di influenzare il Conclave, e basterebbe appunto ricordare la storia di quelli del 1958, del 1963 e del 2013, nei quali i servizi americani e francesi si adoperarono per sbarrare la strada a Siri, è indubitabile che le medesime forti pressioni siano state esercitate da ambienti come il B’nai B’rith e il Congresso Ebraico Mondiale aventi la pretesa che sul soglio di Pietro ci fosse un pontefice che facesse le loro volontà.

La storia del Concilio Vaticano II è in fin dei conti questa. È la storia della conquista di una religione, quella ebraica, verso un’altra, quella cattolica.

Il Conclave del 2025 è particolarmente importante anche per questo e si spiega così l’agitazione dello Stato ebraico che sembra essersi messo già all’opera per sbarrare la via ad alcuni presuli da esso particolarmente temuti e che potrebbero forse riportare la Chiesa verso le verità abiurate di un tempo.

I giochi però sono completamente aperti come si diceva in un precedente contributo perché nella sua foga di influenzare il futuro Conclave, Bergoglio ha combinato diversi pasticci e creato porporati che non sono affatto progressisti.

Non c’è dunque nulla di scontato, ma i cardinali quando entreranno nella cappella Sistina sotto le magnifiche volte di Michelangelo dovrebbero ricordarsi che non sono lì per fare la volontà di Israele o delle varie massonerie.

Sono lì per fare la Volontà dello Spirito Santo. Si spera che questa volta Gli prestino finalmente ascolto.

C’è bisogno presto di un papa cattolico, di un papa che recuperi il Tesoro dimenticato per troppo tempo nell'ambito della Tradizione.»

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it


martedì 25 marzo 2025

"Conclave": da film a realtà? Un «intersex»* Papa?


Ben Goossens


Sebirblu, 23 marzo 2025

Esattamente un mese fa, il 23 febbraio (ved. QUI), Aldo Maria Valli annunciava:

«Il blog argentino 'Caminante Wanderer', amico di 'Duc in altum', è stato segnalato e bloccato. Nelle nostre democrazie succede a chi fa informazione libera, non asservita a potentati. E succede, ahinoi, anche nel campo dell'informazione che riguarda la Chiesa cattolica.

Il provvedimento contro Caminante Wanderer è arrivato dopo che il sito si è occupato del vescovo Domínguez, alla guida della diocesi di San Rafael da soli due anni.

In un commento, che Duc in altum ha salvato prima che il sito argentino venisse chiuso, Caminante Wanderer scriveva:

"Stiamo trascinando questa situazione da decenni, e sta diventando una questione sempre più urgente. Com'è possibile che nella Chiesa siamo arrivati al livello in cui siamo? Come è possibile che scandali che coinvolgono sacerdoti e vescovi, nella stragrande maggioranza dei casi in vicende riguardanti rapporti tra persone dello stesso sesso, vengano scoperti quasi settimanalmente? Sebbene si tratti di un argomento che abbiamo già trattato più volte sul blog, è necessario ritornarci sopra e discutere alcuni punti".

Ma tornarci sopra per Caminante Wanderer non è stato possibile, perché il sito è stato bloccato, come si può vedere qui: https://caminante-wanderer.blogspot.com/ (che solo tre giorni fa è stato ripristinato; ndr).

Il nostro amico argentino però non si arrende, ed ecco dove possiamo trovarlo ora: https://elwanderer.com/

Al nuovo indirizzo sono disponibili anche gli articoli più recenti di Caminante Wanderer. La battaglia continua.»

◦◦◦◦◦◦◦◦◦

* (Nota di Sebirblu: sul significato di "intersex" si legga QUI e QUI).

◦◦◦◦◦◦◦◦◦

Siccome l'argomento riguarda ciò che sto per pubblicare, ho seguito l'indicazione suggerita e ho trovato l'articolo citato che conferma, tra le altre cose interessanti, le riflessioni di Cesare Sacchetti sugli annunci poco chiari provenienti dal Gemelli e dei quali si è occupato anche Andrea Cionci in un paio di video.

Pertanto proseguo, esponendo anche sul mio blog una gran parte del contenuto di quanto scritto dal giornalista Sacchetti per una maggiore conoscenza di tutti coloro che, ancora, sono fortemente ottenebrati sulla facoltà di scorgere cosa sta realmente accadendo alla Chiesa Cattolica in questi tempi bui della sua storia bimillenaria.




Le riunioni dei cardinali sono iniziate: il piano della massoneria ecclesiastica
annunciato nel film "Conclave".

[...] «Considerando il conclave e i cardinali elettori, verrebbe da pensare che di storia non dovrebbe essercene molta per quello che riguarda l'elezione del futuro pontefice, in quanto Bergoglio negli ultimi anni si è dato non poco da fare per invocare concistori cardinalizi, e riempire il futuro conclave a suon di infornate per far sì che il suo successore sia fatto a sua immagine e somiglianza.

Eppure gli equilibri appaiono tutt'altro che scontati perché molti cardinali non si conoscono nemmeno tra di loro e i fronti sono persino più sfumati di un tempo con diversi principi della Chiesa che non possono nemmeno essere collocati con certezza né in un campo né in un altro, anche se tale stessa divisione è sintomo del male che affligge la Chiesa.

Un tempo infatti non esistevano i cosiddetti progressisti dato che tutta la Chiesa era autenticamente cattolica e i modernisti quando venivano individuati erano rimossi dalle loro cariche e allontanati dai seminari come avveniva ai tempi del compianto San Pio X.

Il Concilio ha finito col segnare il trionfo, seppur temporaneo, di quei riformatori come, ad esempio, Angelo Roncalli e Giovanni Montini (Giovanni XXIII e Paolo VI; ndr), entrambi affiliati alla massoneria, e adoperatisi per trasformare la Chiesa Cattolica  in  una istituzione  di carattere liberale e illuminista,  pronta ad accogliere gli errori e le eresie delle altre fedi in nome della marcia verso la religione teosofica globale.

La Chiesa si trova in tale pietoso stato per questo lungo processo di apostasia, ma oggi più che mai è difficile decifrare con certezza il futuro che attende questa bi-millenaria istituzione.

Non sono in pochi a pensare che il corso "pastorale" di Francesco si interromperà e che la Chiesa virerà verso una via differente, se non proprio quella della tradizione pre-conciliare, la più auspicabile, certamente una più vicina ad essa.

Il mistero sulle condizioni di Bergoglio: Santa Marta prende tempo?

Sono ore di fermento in Vaticano. I vari cardinali si stanno dando appuntamento in queste riunioni riservate per provare a costruire dei fronti contrapposti e spingere i rispettivi candidati per aggiudicarsi la contesa che deciderà chi siederà sul soglio di Pietro. Il tempo di Francesco è giudicato comunque ormai al termine. [...]

Il Concilio Vaticano II ha di fatto massonizzato la Chiesa Cattolica e i pontefici che un tempo emettevano scomuniche contro i massoni e scrivevano encicliche contro la libera muratoria, oggi sono sostituiti da Francesco che nella sua enciclica "Fratelli Tutti" esalta gli ideali di fratellanza universale dei liberi muratori e si guadagna così l'elogio del Grande Oriente d'Italia.

Egli è il papa perfetto per il Nuovo Ordine Mondiale e la sua perdita non sarebbe di poco conto per coloro che hanno preparato il suo pontificato almeno 25 anni prima della sua elezione. (Cfr. QUI; ndr).

Bergoglio è stato studiato con molta cura dalla massoneria ecclesiastica che non solo si è premurata di assegnargli l'arcidiocesi di Buenos Aires, in cui proteggeva preti pedofili e omosessuali, ma gli ha anche aperto la strada del pontificato nonostante già negli anni '90 i suoi superiori gesuiti riferissero che non era proprio tagliato per la vita religiosa. (Cfr. QUI; ndr). [...]

Adesso non sono in pochi a chiedersi cosa hanno in mente i vari apostati che hanno infettato la Chiesa per tentare di proseguire il percorso di scioglimento di questa organizzazione.




Conclave: il film che rivela il piano di Francesco e dei modernisti?

Se si guarda il film "Conclave", uscito nei mesi scorsi, se ne può avere probabilmente un'idea.

I lettori che non l'hanno visto e che vorrebbero vederlo potrebbero interrompere qui la lettura di questo articolo, mentre coloro che non sono interessati a vederlo possono proseguire, se vogliono.

Il film ha ricevuto molta pubblicità sul finire dell'anno passato ed è tratto da un libro di Robert Harris, "Conclave" uscito nel 2016, ma la pellicola "casualmente" è stata realizzata soltanto nel 2024 e distribuita verso la fine dello scorso anno proprio quando le condizioni di salute di Bergoglio si facevano sempre più precarie.

La storia è ambientata ovviamente a Roma, all'indomani della morte del pontefice regnante, un progressista che sembra essere chiaramente ispirato a papa Francesco.

Il papa muore e i cardinali giungono a Roma per eleggere il suo successore. Ci sono una serie di intrighi, trame di cardinali senza scrupoli pronti a tutto pur di diventare pontefici, anche a macchiarsi del grave peccato di simonia. 

Il conclave sembra spaccato tra il capofila della corrente tradizionalista, il cardinal Tedesco, raffigurato da Sergio Castellitto come una specie di "fanatico" per voler tornare alla Chiesa di sempre con la Messa antica, e quello del corso progressista, cardinal Bellini, interpretato da Stanley Tucci, presentato come il portavoce di quella chiesa "modernista", "accogliente" ed "inclusiva" che non ha difficoltà ad ammettere tra le sue fila degli omosessuali.

A vincere però la contesa è un cosiddetto outsider, il cardinal Benitez, che verso il termine del film fa un discorso che smuove gli animi degli altri porporati e gli vale l'elezione pontificia, fino a quando non arriva lo choc finale.

Il cardinal Benitez non è chi dice di essere. Non è un vero uomo, ma un "intersex" (o ermafrodita; ndr) dotato dell'apparato riproduttivo femminile e creato cardinale dal precedente pontefice che sapeva perfettamente di questa sua "condizione".


L'arch. messicano Carlos Diehz (classe 1971) nella parte del card. Benitez, eletto papa nel film "Conclave".

Si potrebbe pensare che il film sia soltanto una provocazione di carattere massonico e femminista che trasmette sugli schermi il tipo di falsa chiesa blasfema che vorrebbero questi ambienti, evidentemente non ancora soddisfatti dei risultati della presente apostasia.

Non risulta, purtroppo, essere così. Gli autori del film dovevano avere informazioni molto precise sia sulle precarie condizioni di salute del papa, come sul fatto che Francesco ha davvero nominato un cardinale "trans".

A rivelare questo scenario choc sono state fonti vaticane molto ben informate che hanno raggiunto questo blog per informarlo che il papa "venuto dalla fine del mondo" è arrivato a compiere forse l'atto più oltraggioso di sempre contro la Chiesa, persino peggiore delle adorazioni della divinità pagana della Pachamama e delle protezioni ai pedofili. (Ved. QUI, QUIQUI, QUI, QUI e QUI; ndr).

Stavolta si è andati oltre. Si sarebbe messa una donna travestita tra i principi della Chiesa che già purtroppo non brillano certo per moralità e difesa della fede cattolica, considerata la loro piena accettazione del Concilio Vaticano II e della religione ecumenica globale promossa dalla libera muratoria.

Il porporato in questione non è europeo, viene dall'America Latina, è uno dei protetti di Bergoglio e, ovviamente, è un entusiasta della cosiddetta "teologia queer" che la lobby gay ha portato nei seminari dopo il Concilio.

A settembre dell'anno scorso, Francesco aveva già dato dei segnali di una clamorosa apertura non soltanto verso il mondo LGBT ma soprattutto nei confronti dell'ambito transessuale, quando aveva fatto venire a San Pietro una comitiva di trans, ricevuti con tutti gli onori.


Bergoglio con la trans Christine Zuma

Quella era stata solo la seconda parte, a quanto pare, della benedizione del papa ai trans. A novembre del 2023, Bergoglio aveva già invitato a pranzo in Vaticano un altro gruppo di transessuali. Ecco il video del pullman da loro utilizzato.




Il sito Gay.it scrive che il pontefice li avrebbe presi sotto la "propria ala protettrice", e sul significato di tale espressione è meglio che siano i lettori a giudicare. 

Sta di fatto che Bergoglio aveva spalancato le porte del Vaticano alla comunità trans poco prima che nelle sale uscisse quel film, "Conclave", nel quale a sedere sul soglio pontificio è proprio uno di loro. (A dir la verità non proprio, visto che si tratta di un ermafrodita; ndr). Francesco voleva forse far capire con tali mosse qual è il futuro della Chiesa da lui desiderata? È certo tuttavia che egli non condanna per nulla il peccato omosessuale. 

Lo abbraccia, ci scherza, ci ride e poi in perfetta coerenza con la sua doppiezza (cfr. QUI; ndr) ha anche il coraggio di parlare di "frociaggine", termine che starebbe bene su qualche bocca malfamata e non di certo su quella del pontefice, dopo aver messo in ogni dove sacerdoti e cardinali apertamente a favore dello stile di vita gay, quale ad esempio il cardinal Semeraro (ved. QUI; ndr), che ha trasformato la sua diocesi di Albano nella capitale degli omosessuali cattolici, una sorta di ossimoro, o come monsignor Wilton Gregory, già arcivescovo di Washington, anche lui fermamente schierato con omosessuali e trans (ved. QUI; ndr).

Senza contare poi il predicatore della Casa Pontificia scelto da Francesco, padre Roberto Pasolini, che addirittura cita dei brani evangelici con "interpretazioni" personalissime e blasfeme nelle quali si parla di possibili relazioni omosessuali tra Cristo e i suoi discepoli, e tra i discepoli stessi.

Ecco un commento molto esplicativo sul tema e in particolare sul frate cappuccino che ha preso il posto di padre Raniero Cantalamessa, fatto cardinale da Bergoglio per il quale "stravede". (Cfr. breve video subito dopo questo).






Francesco, come detto, ha portato l'apostasia alla sua manifestazione più oscena e ha seminato questo seme malato tra i porporati attraverso la nomina di un impostore per poter completare la sua opera di dissacrazione della Chiesa Cattolica.

Questa blasfemia non è, come detto, stata concepita in un giorno ma è il risultato di una lunga e meticolosa opera di infiltrazione che ora è arrivata alle sue conseguenze più estreme.

Hollywood ha fatto uscire questa pellicola proprio verso la fine del pontificato di Francesco perché è chiaramente già molto informata di questo ultimo estremo tentativo di dissacrazione verso la Chiesa e vuole mostrarlo al pubblico nel solito esercizio di "programmazione predittiva" attraverso il quale il film serve a preparare la popolazione ad un determinato scenario futuro.

Lo si è visto, ad esempio, con il film "Contagion" nel quale il mondo andava incontro ad una cosiddetta "pandemia" oppure ai film della fine degli anni '90 che mettevano riferimenti con i numeri 9 e 11, il mese e il giorno dell'attentato alle Torri Gemelle.

Sarà quindi questa la sorte alla quale andrà incontro la Chiesa di Cristo? Dovrà subire un'umiliazione ancora più oltraggiosa di quelle che purtroppo ha già subito in 60 anni di Concilio?

A leggere quanto detto da Maria a Conchita, la bambina di Garabandal alla quale padre Pio mandò le sue reliquie, sembra proprio di no, ma appare indiscutibile un fatto. Questa è la battaglia finale che deciderà le sorti della Chiesa Cattolica.

Il Nuovo Ordine Mondiale ha già perduto la sua battaglia politica e assiste alla sua sconfitta inesorabile con lo smantellamento della governance planetaria attuato da Trump e Putin che stanno mettendo fine ad 80 anni di impero Euro-Atlantico e inaugurando l'era del ritorno degli Stati nazionali. 

Adesso per completare l'opera manca il lato più importante. Manca quello spirituale. La liberazione della Chiesa Cattolica segnerà la definitiva sconfitta della massoneria e di tutto il Nuovo Ordine Mondiale. La battaglia finale si combatte a Roma.»

Per concludere, sono più valide le parole di Mons. Carlo Maria Viganò, ex Nunzio Apostolico della Santa Sede negli Stati Uniti d'America, piuttosto che le mie.




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte del brano di Cesare Sacchetti QUI.

venerdì 11 giugno 2021

Il COLPO da MAESTRO di TRUMP contro il Deep State!



Sebirblu, 10 giugno 2021

Riporto il recentissimo articolo di Cesare Sacchetti (che completa questo del 13 gennaio) affinché tutti coloro che ancora resistono con coraggio e determinazione alla diabolica menzogna perpetrata ai danni dell'umanità ne possano trarre speranza e consapevolezza. È proprio quando la notte si fa più fitta che l'alba è più vicina!



La fonte militare: 

"Trump ha invocato la legge contro le insurrezioni"
Il colpo da maestro di Trump contro il Deep State

1 giugno 2021

L'ultimo articolo che ha pubblicato la giornalista americana Laurie Roth (ved. QUI) potrebbe essere davvero la chiave di tutto. In pratica la chiave di lettura per spiegare quanto accaduto negli ultimi sei mesi negli Stati Uniti.

La Roth scrive che ha avuto una conversazione telefonica con un alto ufficiale delle forze armate statunitensi che le avrebbe fatto una rivelazione clamorosa.

Pochi giorni prima di lasciare la presidenza, il 14 gennaio per la precisione, Donald Trump avrebbe invocato la legge nota come "Atto contro le Insurrezioni" che assegna poteri speciali emergenziali al presidente americano per sedare ribellioni e azioni che minino direttamente la sovranità degli Stati Uniti.

La giornalista nel suo articolo intitolato "I militari e Trump hanno il controllo?" sostiene che "a proposito delle speculazioni e della confusione se il Presidente Trump abbia invocato la Legge contro le Insurrezioni o meno, lo ha fatto."

La Roth  afferma  chiaramente  che  la richiesta  sarebbe  avvenuta  il 14 gennaio 2021 e che "l'atto gli ha accordato due mesi in più come Presidente secondo le stesse direttive giuridiche."

Al momento della fine della proroga dei poteri presidenziali estesi per due mesi, le forze armate americane, aggiunge la Roth, hanno "dato due mesi in più a Trump come Presidente." Questa seconda estensione sarebbe terminata lo scorso 20 maggio e "probabilmente estesa ancora dai militari che hanno il controllo di fatto, secondo quanto prevede la Legge contro le Insurrezioni."

[Ecco un video (da "Dentro la Notizia"), che spiega molto bene l'accaduto. Per gli smartphone QUI; ndr].



A questo punto, la prima obiezione naturale e spontanea che si potrebbe fare riguardo all'affermazione della giornalista è che tutto questo non sarebbe possibile in quanto un simile asserto richiede una promulgazione ufficiale dell'atto da parte del Presidente degli Stati Uniti.

Esso, in altre parole, deve essere reso pubblico e non può restare privato. In realtà, non è affatto così ed è il testo stesso della legge a dirlo.

L'Atto contro le Insurrezioni è stato originariamente inserito nell'ordinamento USA nel 1807 e ratificato dall'allora presidente Thomas Jefferson. Successivamente, le disposizioni previste da questa legge sono state immesse in quella nota come "Posse Comitatus Act" del  1878.

Una parte di tali disposizioni prevede che per ciò che attiene la sfera della "difesa nazionale" da minacce esterne non si segue la stessa procedura prevista per l'attivazione della Legge contro le Insurrezioni. In base ad alcune interpretazioni giuridiche, questo vale a dire che in detta circostanza il Presidente degli Stati Uniti non è tenuto ad informare il Congresso e a fare una proclamazione ufficiale dell'atto.

Se la sicurezza stessa del Paese si trova messa a rischio da gravi insidie in grado di rovesciare il Presidente e la Costituzione, allora il Comandante in capo può invocare la legge senza fare alcun annuncio ufficiale. Egli poi, in situazioni di emergenza del genere, può ricorrere anche ad altri poteri straordinari pienamente in linea con la Costituzione e le leggi federali americane.

Probabilmente molti non hanno sentito parlare dei cosiddetti PEAD, acronimo che sta per "presidential emergency action documents", ossia documenti presidenziali per azioni di emergenza, QUI. La loro creazione risale ai tempi del direttivo Eisenhower durante i primi anni '50 e sono degli atti pensati specificamente per fronteggiare situazioni estreme e garantire la cosiddetta "continuità di governo".

All'epoca, la maggiore preoccupazione era quella di assicurare che ci fosse un governo pienamente attivo nel caso scoppiasse un conflitto nucleare.



I poteri dei PEAD si sono andati poi progressivamente estendendo fino ad includere altre condizioni di pericolo o emergenza per la sicurezza degli Stati Uniti.

Questi atti hanno una caratteristica particolare. Sono segreti e non sono sottoposti alla ratifica del Congresso degli Stati Uniti, quindi non c'è modo che qualcuno lo venga a sapere escluso i vertici delle forze armate ai massimi livelli della catena di comando i quali vengono informati dal Presidente stesso che è stato dichiarato uno stato di emergenza, e che il Comandante in capo assume poteri straordinari per far fronte a tale situazione.

La strategia di Trump per colpire al cuore il "Deep State"

Questo potrebbe essere davvero l'iter legislativo che spiega cosa è accaduto negli ultimi mesi. Potrebbe essere stata, in pratica, la "mossa del cavallo" di Trump per giocare il "Deep State" che, a tutti gli effetti, ha architettato un colpo di Stato per rovesciare il Presidente degli Stati Uniti d'America.

Ora, però, occorre fare un breve passo indietro e tornare a quei mesi di grande subbuglio dopo la famigerata notte del 3 novembre, quando ebbe luogo il più grosso broglio elettorale della storia fino al 20 gennaio, nel giorno dell'inaugurazione ‒ a questo punto finta ‒ di Joe Biden.

Tutti sapevano che le votazioni erano state truccate. Le prove di grosse irregolarità erano già evidenti all'epoca quando, per la prima volta nella storia delle elezioni, si sono verificati dei veri e propri "miracoli" mai visti, come i morti che sono tornati in vita per poter dare il proprio voto a Joe Biden oppure i voti postali che gli venivano assegnati al 100%.

Tutto  era noto,  e Trump  sapeva  perfettamente  che  questo  era  il  piano  al  quale stava lavorando il mondialismo già da due anni, quando nel 2018 firmò un ordine esecutivo, QUI, intitolato "Imposizione di determinate sanzioni in caso di ingerenza elettorale straniera nelle elezioni USA" in cui, appunto, si menzionava l'attivazione di uno stato d'emergenza, qualora si fossero verificate interferenze estranee atte a manipolare l'esito delle votazioni americane.

Le intromissioni sono di fatto avvenute: in particolar modo da Paesi quali Cina, Italia, Spagna, Svizzera, Canada e Germania.

Soprattutto, un ruolo chiave in questo vero e proprio attacco alla sovranità degli USA lo avrebbe avuto l'Italia, in quanto la parte decisiva del broglio sarebbe avvenuta proprio in Casa nostra, nell'ambasciata americana, attraverso la partecipazione di Leonardo, società controllata dal governo italiano, e dell'allora premier Conte che avrebbe autorizzato questa operazione.

[Ecco un video molto eloquente (sempre da "Dentro la Notizia") che spiega il ruolo italiano avuto nelle elezioni americane. QUI per gli smartphone; ndr].




L'attacco contro la sovranità degli Stati Uniti era effettivamente partito e si era messo in moto un evidente golpe elettorale per poter rovesciare il Presidente Trump.

Il Deep State (Stato Profondo; ndr) stava cercando di rimediare a quello che per loro era stato un grave incidente di percorso, avvenuto nel 2016, quando Trump divenne presidente.

All'epoca, il "sistema" decise di architettare il falso scandalo del "Russiagate" nel tentativo di raffigurare Trump come uomo al soldo dei russi.

Anche in quell'occasione, l'Italia ebbe un ruolo fondamentale perché l'operazione sarebbe avvenuta su due sponde:

‒ Dal lato americano, l'allora presidente Obama che avrebbe coordinato lo spionaggio illegale contro Trump e l'apertura dell'inchiesta dell'FBI "Crossfire Hurricane" per indagare l'inesistente collusione di Trump con la Russia.

‒ Dal lato italiano, l'allora primo ministro Matteo Renzi che avrebbe messo a disposizione i servizi nazionali per consentire la riuscita di questa operazione.


In cambio dei "favori", Obama aveva promesso a Renzi il ruolo di Segretario della NATO.

L'asse tra il Deep State americano e quello italiano è stato dunque il minimo comune denominatore degli ultimi quattro anni che ha cercato di rovesciare costantemente Trump.

L'operazione fallì perché questi divenne comunque Presidente. Nel 2020, la Cabala mondialista sapeva perfettamente che sarebbe servito un golpe di proporzioni ancora maggiori per spodestare Trump.

È per questo che tutto l'establishment americano, sotto la diretta supervisione del ramo britannico della famiglia Rothschild, banchieri di origini askenazite, ha dato l'ordine di eseguire la più grossa frode elettorale della storia: QUI.

Trump conosceva alla perfezione quali erano i piani dell'altra parte. Non era affatto impreparato. Sapeva che il mondialismo doveva arrivare a concepire un golpe di un'enorme portata per poterlo effettivamente rovesciare.

I tentativi contro la vita del Presidente erano del resto tutti falliti: nell'agosto del 2020, un misterioso cecchino sparò contro la scorta degli elicotteri presidenziali ferendo un agente: QUI.  Ad oggi ancora non si è saputo chi eseguì quel colpo.

Subito dopo, un drone riuscì incredibilmente ad avvicinarsi all'aereo presidenziale e per poco fu sfiorata la collisione: QUI.

All'arco delle frecce del Deep State, restava la frode elettorale che è stata eseguita su larga scala in tutti gli Stati chiave americani, ed ha coinvolto anche vari governi europei, su tutti (come suddetto; ndr) quello italiano, nelle mani del mondialismo e ferocemente nemico del Presidente americano.

Trump ha "aspettato sulla riva del fiume" l'attacco dei suoi avversari ampiamente preventivato. (Dalla massima di Confucio: "Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico"; ndr).



Egli ha lasciato che portassero avanti il broglio e a gennaio, attraverso l'appello alla Legge sulle Insurrezioni, ha di fatto reso l'amministrazione Biden una governance fantoccio.

Tutto ciò senza fare il minimo rumore. Senza dare la possibilità ai media americani e mondiali nelle mani delle corporation e finanza internazionale di definirlo come "dittatore" per aver ordinato l'esecuzione di un atto necessario per sventare il colpo di Stato in corso contro la sua presidenza.

La beffa più grande di Trump nei confronti del "sistema" è stata proprio questa. Sono troppi gli indizi e le prove che stanno dimostrando come l'amministrazione Biden non abbia mai veramente assunto i pieni poteri.

Il Deep State aveva conferito a Biden il compito di portare avanti il Grande Reset. Gli aveva dato, in altre parole, la facoltà di trascinare l'America e il mondo verso l'ultimo passo del Nuovo Ordine Mondiale. Gli era stato affidato pure l'incarico di alzare le tensioni con la Russia fino ad arrivare ad un possibile scontro armato.

Nulla di tutto ciò è accaduto. Al contrario, si stanno verificando scenari di segno opposto. In questo modo, ogni cosa assumerebbe un senso.

Se Trump ha veramente invocato l'Atto contro le Insurrezioni si comprenderebbe in pieno perché Biden non ha fatto nulla di tutto quello che avrebbe dovuto fare ma, invece, sta persino portando avanti delle politiche che lo stesso Trump avrebbe potuto intraprendere, quali la distensione dei rapporti con la Russia.

Con questo, si capirebbero diversi fattori che forse sei mesi fa non erano del tutto chiari. Molti probabilmente ricorderanno, già a gennaio, il primo video di Joe Biden nell'ufficio ovale. Ad un certo punto del filmato, si intravede alle spalle di Biden una sagoma che assomiglia moltissimo a quella di Trump.

Se davvero era Trump, allora il messaggio che il Presidente stava inviando ai suoi nemici era fin troppo chiaro. Si stava prendendo gioco di loro. Egli ha permesso il varo di un'amministrazione fantoccio e si è servito di questa per raggiungere meglio i suoi scopi. (Ecco il video. Per gli smartphone QUI; ndr). 




Negli ultimi sei mesi, è stata data vita ad una vera e propria demolizione controllata dei cardini del mondialismo.

I quattro passaggi per colpire al cuore il Nuovo Ordine Mondiale

‒ Il primo passaggio che Trump e i militari alleati con lui hanno colpito è stata la finanza internazionale che è il portafoglio di tutte le lobby di Washington.

L'operazione "GameStop" (ved. QUI) non appare affatto il risultato di un incontro casuale di quattro investitori dilettanti che si sono messi d'accordo per comprare le azioni di questa società facendo perdere somme enormi ai fondi di investimento di Wall Street, i quali avevano invece scommesso che le azioni sarebbero scese e hanno dovuto pagare miliardi di dollari ai piccoli azionisti americani.

GameStop è stato l'avvio di una demolizione controllata. L'esordio di un attacco al cuore del "sistema" mondialista.

‒ Il secondo passaggio è stato quello di rimuovere le restrizioni inutili e dannose del coronavirus. Se si guarda alla progressione degli ultimi sei mesi delle misure Covid negli USA, si può vedere facilmente QUI come ormai 46 Stati su 50 abbiano tolto l'obbligo di indossare le mascherine.

Gli USA non sono entrati nel Grande Reset. Al contrario, se ne sono completamente allontanati.

‒ Il terzo passaggio è stata l'operazione della nave Evergreen nel canale di Suez. Diversi esperti navali hanno rilevato un fatto molto semplice. Il posizionamento di una nave di proporzioni così enormi in uno spazio così stretto come il canale di Suez non è stato affatto casuale.

Quella nave è stata messa lì appositamente. Una fonte militare americana di primo livello ha rivelato al giornalista americano Scott McKay, QUI, che sui container di quella nave effettivamente c'erano bambini rapiti in vari luoghi del mondo destinati a finire tra le braccia della rete pedofila internazionale.

I bambini sarebbero stati recuperati poi dalle forze speciali americane e russe.

[Ecco un interessantissimo filmato sulla vicenda e molto, molto altro. Cliccare QUI per gli smartphone. Cfr. anche QUI in riferimento al contenuto; ndr].




Prima di definire frettolosamente come "complottista" (neologismo privo di senso logico tanto caro al regime) questa ipotesi, è necessario ricordare che non è affatto la prima volta che esseri umani vengono tradotti in questo modo.

Lo scorso anno, la polizia olandese ha arrestato un giro di trafficanti QUI, che aveva preparato proprio dei container per trasferire delle persone finite nella loro rete. 

Al tempo stesso, questa operazione ha assunto un rilievo più prettamente geopolitico ed economico. Per mezzo della chiusura temporanea del canale di Suez, Trump ha assestato un duro colpo al motore economico della mondializzazione, ovvero la Cina comunista.

Quel tratto di mare è infatti diventato il passaggio principale di scambio delle merci cinesi. Tramite la sua ostruzione, la componente di Trump ha mandato un messaggio inequivocabile ai piani alti del mondialismo.

La globalizzazione è costruita sulle sabbie mobili e può essere affondata in ogni momento attraverso la chiusura dei passaggi navali commerciali sui quali viaggiano le merci.

‒ Ora c'è il quarto passaggio, quello definitivo. L'annullamento del golpe elettorale e il ritorno ufficiale di Trump al potere.

Se si dà uno sguardo al sito di Trump "Dalla scrivania di Donald Trump" si vede che lui non sta parlando altro che delle perizie legali in corso sui voti nei vari Stati che stanno dimostrando tutti come l'elezione sia stata rubata.

Un meccanismo inconvertibile è stato messo in moto. I "giornalisti" al soldo del "sistema", quali Rachel Maddow, QUI, lo hanno compreso perfettamente. Una volta che partono i riconteggi, altri ancora ne seguiranno e il broglio uscirà definitivamente alla luce.

Maricopa è stato l'inizio di un procedimento pressoché irreversibile. Il risultato di questo processo è quello di riportare Trump al potere molto prima del 2024. Gli uomini più vicini a lui, quali Mike Lindell e i legali Sidney Powell e Lin Wood lo dichiarano apertamente.

Il ritorno di Trump è alle porte. La storia del 2024 è solo un modo per depistare i media che ignorano disperatamente la realtà dei fatti nella sciocca illusione che la stessa realtà vada via.



"Q" non è una psy-op
(ossia un'operazione psicologica militare)

In pratica, si sta assistendo ad una operazione che è stata pianificata militarmente e scientificamente.

Personalmente, chi scrive non aveva una opinione specifica di "Q", il gruppo di intelligence militare che si ritiene essere dietro Trump. Negli ultimi mesi però sono emersi dei fatti incontestabili. L'operazione terroristica del coronavirus non è stata in grado di trascinare il mondo verso l'ultima fase del Nuovo Ordine Mondiale.

Soprattutto, il "sistema" non è stato capace di riprendersi il controllo degli Stati Uniti, senza i quali è impossibile qualsiasi governo mondiale.

Al lettore non si chiede nessuna cieca adesione a "credere nel piano". Si chiede soltanto di mettere insieme i fatti e arrivare alle proprie conclusioni.

I fatti però stanno dicendo che sullo scacchiere globale, il mondialismo sta perdendo la partita. Gli Stati Uniti non stanno marciando verso la società totalitaria desiderata dalle élite né tantomeno lo sta facendo la Russia, la seconda superpotenza mondiale.

Soltanto la debole UE sta provando a forzare la mano, ma senza la partecipazione delle due superpotenze qualsiasi Grande Reset è impossibile.

Per tutte queste ragioni si è portati a pensare che "Q" non sia affatto una psy-op come, ad esempio, hanno sostenuto il giornalista americano Alex Jones, QUI, e lo scrittore inglese David Icke, QUI.

A questo proposito, è importante ricordare che il primo, Jones, ha dichiarato già due anni fa di non volere avere più nulla a che fare con Trump.

Il secondo invece è uno strenuo divulgatore della teoria che i rettiliani, presunti esseri extraterrestri, avrebbero il controllo della Terra, e la teoria degli alieni è strettamente legata ad ambienti massonici e New Age di ispirazione satanica ed esoterica, in quanto funzionale a negare l'esistenza di Dio.

Icke, in particolare, ha sostenuto che "Q" non fosse altro che una riedizione di una rete di falsi dissidenti chiamata "Operazione Fiducia" ai tempi del regime bolscevico comunista negli anni '20. Lo scopo di questa rete era quello di costruire una falsa opposizione gestita dal medesimo regime, per poter poi catturare tutti coloro che vi si sarebbero contrapposti.

Se Icke avesse ragione però, a quest'ora si sarebbe dovuto assistere ad una retata di dissidenti appartenenti a "Q" e ad un consolidamento del Deep State. Invece sta accadendo esattamente il contrario. È il regime globalista che si sta indebolendo sul piano planetario e il gruppo di "Q" negli USA si sta piuttosto rafforzando.




A questo punto, sono due le cose importanti che il lettore dovrebbe tenere a mente.

La prima è quella di guardare ai fatti. Molte persone chiedono di vederli, affinché comprovino come Trump effettivamente abbia giocato il Deep State, ma non si rendono conto che i fatti li hanno sotto gli occhi. Devono solo guardarli.

La seconda è quella di considerare sempre la natura spirituale della lotta in corso. Se si resta confinati soltanto sul piano materiale, non si percepisce la natura religiosa, apertamente satanista, che guida l'avversario.

Solo così si può in realtà capire cosa sta accadendo. Attraverso l'uso della ragione e la fede in Dio. I due concetti non solo non sono in contraddizione come asserisce la falsa scienza, ma piuttosto sono strettamente complementari.

Per avere un'idea di quando ci sarà il redde rationem (rendi conto; ndr) tra Trump/Q e il Nuovo Ordine Mondiale, è utile citare le parole dello stesso Trump: "Qualcosa accadrà nei prossimi sei mesi..."

I prossimi sei mesi potrebbero essere davvero quelli decisivi per focalizzare il destino dell'America, del mondo e dell'umanità intera.

Cesare Sacchetti


Relazione adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it