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sabato 18 luglio 2026

In onore e a sostegno del Piccolo Resto Cattolico!



Sebirblu, 17 luglio 2026

Scriveva "Rinascita Mariana" l'8 marzo 2025 (lo pseudo-papa argentino se ne sarebbe andato poco tempo dopo, il 21 aprile 2025).

UN SOLO PICCOLO RESTO!

«Quando Mosè si presentò insieme ad Aronne al cospetto del faraone e trasformò la sua verga in serpente, i maghi di corte fecero altrettanto, ma il rettile di Mosè divorò tutti gli altri.

Così, allorché si moltiplicano le imitazioni del Piccolo Resto, quasi a voler competere con l'originale, possiamo esser certi che, alla fine, le copie lasceranno il tempo che trovano e saranno destinate a dissolversi in breve tempo.

La differenza fra queste diverse realtà è la loro origine. I movimenti che si ispirano al Piccolo Resto non fanno che riprendere e rielaborare a modo loro quanto noi già affermiamo da anni, ma poiché sono mossi soltanto dall'intelligenza e dalla logica umana, evidenziano tutti i limiti della loro stessa natura.

Il Piccolo Resto Cattolico, per chi lo voglia credere, non nasce solo dall'intuizione di don Alessandro Maria Minutella, ma per esplicita volontà della Santa Vergine, come lui stesso più volte ha ricordato.

Il Leone di Maria (ved. QUI; ndr) si propone di raccogliere il gregge disperso a causa dell'apostasia e dell'eresia, unite alla corruzione e all'indolenza dei suoi pastori, per riportarlo nell'unico vero Santo Ovile di Cristo.

Malgrado le locuzioni e tanti altri episodi straordinari della vita di questo Sacerdote, che conosceremo bene solo in futuro, il Piccolo Resto non si fonda su tal genere di manifestazioni.

Le sue catechesi hanno un carattere prettamente teologico, dogmatico, canonistico e attingono direttamente alle Sacre Scritture e alla Tradizione Apostolica.




Quando perciò viene affermato che Bergoglio non era il papa e quella da lui guidata non era (e non lo è tuttora con Prevost; ndr) la vera Chiesa, non è il risultato di chissà quale rivelazione, ma un dato di fatto, visto che il magistero non può contraddire se stesso e l'elezione del cosiddetto "Papa Francesco" è stata effettuata inficiando le norme del Codice di Diritto Canonico. "Contra factum non valet argumentum". (Ved. QUI, QUI, QUIQUI, QUI, QUI e QUI; ndr).

È innegabile tuttavia che, essendo il Piccolo Resto la parte rimanente della vera Chiesa Cattolica non piegatasi all'impostura in corso (sin dal 13 marzo 2013; ndr) venga assistito direttamente dal Cielo. E ciò si evince dalle prove che don Minutella sta affrontando.

Questi, infatti, (da circa un decennio; ndr) viene attaccato da molteplici fronti: dai tradizionalisti, dai modernisti, dai sedevacantisti, dagli "una cum", dai bergogliani, dai "fuoriusciti", dai media, dai "fariani", dai "cornettiani", "dai cionciani" che, di fatto, si sono ritagliati il ruolo di antagonisti.

Se la sua Opera non fosse protetta dalla "Donna vestita di Sole" (Ap. 12; ndr), a quest'ora, dopo tanti anni di dura battaglia, sarebbe già venuta meno!

Invece, l'unico Piccolo Resto ‒ profetizzato anche da Joseph Ratzinger (QUI; ndr) e da Paolo VI (riportato QUI; ndr)* ‒ rimane sempre lì, incrollabile al suo posto, ergendosi come baluardo, come unico Faro di Luce in questi tempi bui di apostasia.

*(In un dialogo privato citato da Jean Guitton, in cui papa Montini gli confidava che la Chiesa non avrebbe mai ceduto, e che un esiguo 'Resto' finale si sarebbe posto a difesa del Vero).

Perciò, avanti con Maria, popolo di Dio! Restiamo saldi nella Verità e non lasciamoci attirare dal canto delle sirene. Gli eventi mondiali stanno subendo un'inaspettata ed improvvisa accelerazione.

La comparsa dell'Anticristo è sempre più alle porte. Occorre restare pronti per combattere l'ultima ed epica battaglia fra Bene e Male, profetizzata fin dal libro della Genesi: quella fra la Stirpe della Donna e quella del Serpente:

"Tu le insidierai il calcagno, ma Questa ti schiaccerà la testa". (Genesi 3,15). La Vittoria sarà del calcagno di Maria, formato dai suoi figli fedeli e prediletti. È scritto!

Basta crederci, basta volerlo, basta impegnarsi.»
                                                                                                                    Rinascita Mariana

                                                                                                                 


D'altronde, un Piccolo Resto è sempre esistito sin dall'era di Noè, dove solo la sua famiglia si schierò dalla parte di Dio, fidandosi dei Suoi avvertimenti. A seguire, ci fu Abramo che tra la discendenza noetica di Sem, Cam e Jafet, fu guidato soltanto verso la stirpe semitica. Con questa lasciò la Mesopotamia e si stabilì in Canaan.

I suoi figli si smarrirono, ma la fedeltà venne mantenuta tramite Giuseppe che fu rinnegato e venduto come schiavo dai suoi fratelli. La conseguenza per tale rifiuto fu la prigionia del popolo eletto per 400 anni, in Egitto.

Poi, Dio liberò il Suo popolo mediante Mosè che lo condusse fin sulla soglia della Terra Promessa ‒ nonostante il tradimento di una parte, a causa del Vitello d'oro ‒ dove l'Opera proseguì con Giosuè, al quale fu affidato il comando del Piccolo Resto rimasto fedele.

Le dodici tribù d'Israele, stabilite in Terra Santa, raggiunsero l'apice della gloria con Davide e Salomone. Tuttavia, la decadenza iniziò nella generazione successiva. Tale declino ebbe i suoi alti e bassi e si concluse con l'apostasia quasi completa del popolo.

Per grazia di Dio sorsero gli Esseni, che a loro volta decaddero, e unicamente un Piccolo Resto rimase fedele al Piano divino. A questo appartenevano Gioacchino, sua moglie Anna, Simeone, Zaccaria, Elisabetta, Giovanni Battista e soprattutto la Sacra Famiglia.

Così arrivò la "Pienezza dei Tempi" con la Manifestazione di Nostro Signore. Ed è oltremodo interessante notare che essa, davanti a Dio, non è avvenuta in un arco cronologico di fedeltà generale, ma soltanto nell'alveo di un nucleo residuo.

Il Nuovo Testamento inizia con l'infedeltà degli ebrei e il Nuovo Annuncio a tutti i gentili. In risposta alla chiamata degli Apostoli e frutto del sangue dei martiri, nacque a Bisanzio, con Costantino, un cristianesimo greco e in alcune regioni d'Europa uno romano.

Entrambi furono sorretti dai Padri della Chiesa. Ma la loro durata non fu lunga. Innumerevoli cattolici che lasciarono le catacombe abbracciarono presto le eresie. Dopo grandi lotte e persecuzioni, la breve cristianità romana fu distrutta dai barbari nel V secolo (iniziando dalla fine del IV con il "Sacco di Roma" ad opera dei Visigoti guidati da Alarico), mentre la maggior parte di quella greca fu dissolta dagli arabi musulmani nel VI secolo.


Persecuzione dei primi cristiani di Giuseppe Mancinelli (1813-1875)

Proprio in quell'arco temporale emersero provvidenzialmente tre figure straordinarie che come astri fulgenti hanno caratterizzato la storia della Vera cristianità. Sono:

Sant'Atanasio, vissuto nel IV secolo, in fuga dalle persecuzioni ariane, portò a Roma l'archetipo di un nuovo modello di vita religiosa, il monachesimo. Questo seme sarebbe germogliato in San Benedetto da Norcia dando vita all'Ordine benedettino, largamente fautore e responsabile delle due riforme religiose successive (cluniacense e cistercense) che avrebbero plasmato il Medioevo. (Ved. QUI).

Sant'Agostino, vissuto nel V secolo, lasciò un'altra semente eccezionale che avrebbe dato frutto: "La Città di Dio", la sua più grande opera. Testo considerato da Carlo Magno "guida fondamentale per l'istituzione del Nuovo Impero".

San Remigio, vissuto fra il V e il VI secolo. Arcivescovo di Reims, è storicamente noto per aver battezzato il re dei Franchi Clodoveo nel 498, un evento fondamentale che portò alla conversione al cattolicesimo l'intero popolo franco e agli albori dei natali dello stato francese.

Questi tre Santi condividono profonde analogie profetiche e teologiche sul concetto di "Piccolo Resto" cattolico.

Ecco i punti di contatto principali:

Difesa della Verità

Custodia del dogma originale.
Rifiuto dei compromessi dottrinali.
Resistenza alle eresie dilaganti.

Solitudine Istituzionale

Isolamento dai vertici ecclesiali.
Fedeltà nella clandestinità.
Scomuniche ed esili ingiusti.

Conservazione della Tradizione

Protezione della liturgia sacra.
Continuità con il passato.
Trasmissione della vera fede.

Vittoria Escatologica

Trionfo finale della verità.
Rinascita dalle ceneri storiche.
Premio per la perseveranza.


"Santi e Dottori della Chiesa" di Jacob Jordaens (1593–1678)

Questa Santa Triade di giganti dello Spirito ha plasmato la fede cattolica occidentale attraverso la coraggiosa difesa del Dogma Trinitario, l'approfondimento della Grazia e il forte Radicamento Istituzionale nei regni romano-barbarici. Insieme, essi hanno traghettato la Chiesa dal collasso dell'Impero Romano d'Occidente all'Alto Medioevo.

Poi, dall'Alto Medioevo ai giorni nostri, sia la Chiesa cattolica che la civiltà cristiana hanno subito l'offensiva della cospirazione rivoluzionaria. Tre grandi moti hanno scosso la stabilità del Regno di Cristo: la Rivoluzione protestante, la Rivoluzione francese e la Rivoluzione comunista.

I semi di tutte e tre sono penetrati nella Sacra Istituzione e, per uno strano paradosso, oggi ci sono ecclesiastici che promuovono le loro tendenze più avanzate. 

L'apostasia dei porporati, del clero e dei fedeli, principalmente e in modo marcato dal tempo di J. Bergoglio ad oggi, con il suo epigono R. Prevost, ha raggiunto proporzioni inimmaginabili.

Quelli rimasti davvero fedeli alla Dottrina di Cristo e alla Madre Santissima sono ridotti ad un Piccolo Resto che, con immensa fatica e persecuzioni continue, don Alessandro M. Minutella cerca di preservare dalle razzie costanti del demonio, inferocito per la grande sequela che, malgrado tutto, egli continua ad avere.

Invito tutti voi che mi seguite, del Piccolo Resto Cattolico, a pregare accoratamente e con fervore fiducioso la Santissima Nostra Madre Maria per far sì che mandi un Vescovo, seppur ortodosso ma non eretico né sedevacantista, al fine di consacrare validamente all'Episcopato di terzo grado il Leone di Maria (o Grande Prelato, ved. QUI), don Alessandro Maria Minutella, affinché possa proseguire serenamente, e senza 'strappi arbitrari', la sua splendida Opera in corso.


Grande Raduno a Monza del 29 giugno 2025

Come promemoria per gli "Una Cum", affinché riflettano sulla loro partecipazione alle S. Messe officiate in unione con l'attuale pseudo-pontefice Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, scandalosamente in linea con il suo mentore Jorge Mario Bergoglio (ved. QUI, QUI e QUI)...

pubblico

la celebre omelia pronunciata dall'allora neoeletto Cardinale Joseph Ratzinger, il 10 luglio 1977, nella Chiesa di San Michele a Monaco di Baviera.

CHIESA DI OGNI LUOGO E DI OGNI TEMPO
Celebrazione in comunione con il Papa

«Nella preghiera fondamentale della Chiesa, nell'Eucarestia, il cuore della sua vita non solo si esprime, ma si compie giorno per giorno.

L'Eucarestia ha nel più profondo di sé a che fare solo con Cristo. Egli prega per noi, pone la Sua preghiera sulle nostre labbra, poiché solo Lui sa dire: questo è il Mio corpo, questo è il Mio sangue.

Ci attira dentro la Sua vita, nell'atto dell'Amore eterno, in cui Egli si affida al Padre, così che noi, insieme con Lui, consegniamo a nostra volta noi stessi al Padre e, in questo modo, riceviamo in dono proprio Gesù Cristo.

L'Eucarestia è quindi sacrificio: affidarsi a Dio in Gesù Cristo e ricevere così in dono il Suo Amore. Cristo è Lui che dà ed è, allo stesso tempo, il Dono: per mezzo di Lui, con Lui e in Lui noi celebriamo l'Eucarestia.

In Essa è continuamente presente e vero ciò che dice l'epistola di oggi:

    Cristo è il capo della Chiesa, che Egli acquista mediante il Suo sangue. 
Allo stesso tempo, in ogni celebrazione eucaristica, 
seguendo un'antichissima tradizione, diciamo: 
noi celebriamo insieme al nostro Papa...

Cristo si dà nell'Eucarestia ed è presente tutto intero, in ogni luogo e, per questo, è dovunque presente, là dove viene celebrata l'Eucarestia, il mistero tutto intero della Chiesa. Ma Cristo è anche in ogni luogo un'unica persona e, per questo, non lo si può ricevere contro gli altri, senza gli altri.

Proprio perché nell'Eucarestia c'è il Cristo tutto intero, inseparato ed inseparabile, proprio per questo si rende ragione dell'Eucarestia solo se essa è celebrata con tutta la Chiesa.

Noi abbiamo Cristo solo se lo abbiamo insieme con gli altri. Poiché l'Eucarestia ha a che fare solo con Cristo, essa è il Sacramento della Chiesa. E per questa stessa ragione essa può essere accostata solo nell'unità con tutta la Chiesa e con la sua Autorità.

Per questo la preghiera per il Papa fa parte del canone eucaristico, della celebrazione eucaristica.

LA COMUNIONE CON LUI È LA COMUNIONE CON IL TUTTO,
SENZA LA QUALE NON VI È COMUNIONE CON CRISTO.

La fervida preghiera cristiana e l'atto di fede implicano l'ingresso nella totalità, il superamento del proprio limite. La liturgia non è l'iniziativa organizzativa di un club o di un gruppo di amici; la riceviamo nella totalità e dobbiamo celebrarla a partire da questa totalità e in riferimento ad essa.

Soltanto allora la nostra fede e la nostra preghiera si pongono in maniera adeguata, quando vivono continuamente in questo sforzo di superamento di sé, di auto-espropriazione, che arriva alla Chiesa di tutti i luoghi e di tutti i tempi: è codesta l'essenza della dimensione cattolica.

Si tratta proprio di questo, quando andiamo al di là della nostra piccola realtà, stabilendo un legame con il Papa ed entrando così nella Chiesa di tutti i popoli.»

Da: "II Dio vicino. L'eucaristia cuore della vita cristiana." di Joseph Ratzinger ‒ Ed. San Paolo 2008 (Pag. 127-128).




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte del brano di "Rinascita Mariana" QUI.

giovedì 20 novembre 2025

Profezia di 190 anni fa sui 2 Leoni, in atto OGGI!

 


Sebirblu, 19 novembre 2025

Certo è  che  la  sfrontatezza  del Maligno  nello  sfidare  il Cielo  non  ha  alcun  limite, dal momento che l'8 maggio scorso ha osato far sì che Francis (2) Robert Prevost, continuatore soft dell'usurpatore Bergoglio, venisse elevato al soglio di Pietro, altrettanto furbescamente.

Ha pensato, infatti, che sarebbero stati numerosi i cattolici nel mondo a pensare che ‒ proprio nel giorno della solenne celebrazione della Madonna di Pompei e della prima apparizione dell'Arcangelo Michele nella grotta del Gargano (ved. QUI) ‒ la nuova elezione non sarebbe stata truffaldina come la precedente, perché protetta da due "pesi massimi" come la Madre S.S. e il Principe delle Milizie celesti!

E invece No! Perché l'Altissimo ha permesso che tutto accadesse in quel giorno speciale, per proteggere la Sacra Istituzione fondata da Suo Figlio, dall'ulteriore assalto demoniaco che stava per consumarsi all'insaputa della cecità di gran parte del mondo.

L'Eterno Padre, in quell'otto maggio, ha posto il Popolo di Dio sotto la protezione sicura della Regina del Rosario e di San Michele Arcangelo come baluardi invincibili della tradizione cristiana bimillenaria.

Come scriverò più avanti, si pensi che la storia che racconterò ha avuto il suo inizio esattamente nell'anniversario della morte di sant'Agostino da Tagaste (il 28 agosto 490 d. C.), coincidente in modo incredibile con l'Ordine a cui appartiene il nuovo pseudo papa.

Ma non è tutto, perché la scelta di "Francis 2" Prevost di chiamarsi Leone XIV indica il suo intento di seguire e indirizzare il suo "pontificato" sulle orme di Leone XIII, ricalcando pari pari le "aperture moderniste" già avviate da Francesco 1, col pretesto della "Rerum Novarum" (ved. QUI) sulle innovative questioni sociali della Chiesa, per dare ancor più "fumo negli occhi" al popolo cattolico che il nuovo corso dottrinale potesse rientrare nella norma.

Non ci si dimentichi, però, che Leone XIII fu soprattutto il famoso papa della terribile visione avuta sull'altare, dove assistette all'acceso scambio verbale tra il Cristo e il demonio, il quale avrebbe preso possesso della Santa Sede con l'ottenuto permesso di agire per 100 anni prima della sua sconfitta finale. (Ved. QUI, al post scriptum e QUI la vicenda eccezionale).

Fu in quell'occasione che Leone XIII scrisse la supplica di protezione della Chiesa a San Michele Arcangelo che avrebbe dovuto, da quel 13 ottobre 1884 in poi, essere recitata al termine di ogni Messa. Tale decreto fu abolito purtroppo col Concilio Vaticano II che concretizzò il piano satanico del disfacimento della Sacra Istituzione e che "Francis 2" si è ben guardato dal ristabilire...




Ma ecco ciò che emerge ORA dal passato di 190 anni fa:

L'incredibile profezia dei due Leoni di suor Patrocinio.

C'è una storia che, come un seme dimenticato nella terra ha attraversato due secoli e atteso nel buio il tempo stabilito da Dio per germogliare e portare frutto in mezzo alla tempesta.

È la storia di suor Patrocinio, conosciuta anche come "la religiosa delle piaghe" e delle sue visioni straordinarie di cui la seconda annunciante una profezia destinata proprio ai nostri giorni.

È necessario fare un salto indietro nella turbolenta Spagna all'inizio del XIX secolo. La piccola Maria Josefa de los Dolores Anastasia de Quiroga Capopardo nacque, infatti, nel 1811 in pieno conflitto napoleonico.

La sua nascita era già segnata dal soprannaturale. Abbandonata dalla madre alla neve e al gelo, fu miracolosamente salvata dal padre che, seguendo una voce misteriosa, la trovò ancora viva.

Sin dalla sua tenera età, la piccola ebbe un incontro speciale con la Vergine Maria che l'adottò spiritualmente e le predisse una vita consacrata. Nonostante le difficoltà familiari e la perdita precoce del papà, la bimba coltivò questo appello intimo.

Elevatasi in bellezza e corteggiata da illustri pretendenti, rifiutò persino un'unione di grande prestigio per seguire la sua vocazione religiosa che, ben presto, l'avrebbe fatta entrare nell'Ordine delle Concezioniste Francescane.

Durante il noviziato iniziarono delle insolite manifestazioni mistiche. Apparvero le stigmate sul suo corpo ed altre ferite inguaribili seguite da estasi quotidiane, visioni, e da una particolare celeste apparizione.

Tali esperienze erano accompagnate da intense prove spirituali, compresi i continui tormenti che ella attribuiva alle forze diaboliche. Un evento fuori dall'ordinario e cruciale segnò la sua vita il 13 agosto 1831.

Al convento del Cavalier de Garcia a Madrid, durante la preghiera pomeridiana, suor Patrocinio ebbe una visione in cui le apparvero la Madre di Dio e l'Arcangelo Michele. Secondo quanto da lei riferito alle consorelle e ai direttori spirituali, quest'ultimo gli offrì concretamente una piccola immagine sacra.




Non si trattava solo di una visione interiore o simbolica, ma di un dono tangibile. La stessa Vergine parlò alla religiosa, spiegandole che quella raffigurazione avrebbe portato il titolo di Nostra Signora dell'Oblio, del Trionfo e della Misericordia.

La Madonna le spiegò il significato profondo di questo titolo trino:

‒ l'Oblio rappresentava la dolorosa realtà dell'umanità, che aveva dimenticato Dio e Lei stessa.

‒ il Trionfo annunciava la certezza della Vittoria finale del Bene nonostante le apparenti sconfitte temporanee.

‒ la Misericordia esprimeva l'Amore senza limiti che avrebbe sempre prevalso sul Giudizio nei cuori aperti alla conversione.

Le testimonianze dell'epoca riportano il fatto portentoso che, alla fine dell'estasi, l'emblema sacro fu trovato fisicamente tra le mani di suor Patrocinio.

Le claustrali presenti poterono constatare che la piccola effigie della Madre S.S. con l'Infante Gesù tenuto sul suo braccio destro non esisteva nella stanza prima della sua esperienza mistica.

L'origine inspiegabile della raffigurazione fu vista subito come un apporto prodigioso. Durante la visione estatica, la Madonna fece delle promesse specifiche collegate alla venerazione del Sacro Segno.

‒ Chiunque l'avesse onorato con devozione sincera avrebbe ricevuto una speciale copertura nei tempi di tribolazione della Chiesa.

‒ La Vergine Maria assicurò abbondanti grazie di conversione anche in punto di morte per quanti si fossero rivolti a lei sotto il titolo di Madonna del Perdono.

‒ Ella promise la massima consolazione nei momenti di dolore e soccorso contro le tentazioni del demonio.

Questa immagine miracolosa si trova attualmente nel convento delle Concezioniste francescane a Gadalajara, in Spagna, dove suor Patrocinio trascorse gli ultimi anni della sua vita.



Suor Patrocinio, al secolo Dolores Quiroga (1811-1891),
nota come "la Monaca delle piaghe". Ved. QUI.

Ma c'è un altro episodio mistico ancor più significativo, che riveste un'importanza decisiva per la nostra storia riguardante il tempo presente.

Nella serata del giorno celebrativo di Sant'Agostino, nel 1835, quando la comunità si ritirava per la notte, suor Patrocinio entrò in un'estasi mirabile.

Secondo la testimonianza di madre Pilar che era presente e riuscì a farsi raccontare il contenuto senza reticenze, si trattava di una visione molto criptica ma evidentissima per il periodo attuale.

L'estasi durò dalle dieci di sera fino all'una del mattino. Durante questo tempo, suor Patrocinio era come fuori di sé. Ogni tanto il suo viso si illuminava e mostrava una grande gioia. Altre volte sembrava ascoltare con grande attenzione proferendo solo poche parole.

La visione che ella descrisse era di una complessità simbolica eccezionale.

Vide la Regina del Cielo seduta con il Divino Bambino fra le braccia che appariva addormentato. Era circondata da quattro Dottori della Chiesa e molti altri santi.

Di fronte a questa assemblea celeste comparvero due leoni:

‒ uno era segnato da una croce sulla fronte e appariva stranamente immobilizzato.

Suor Patrocinio lo delineò come incapace a muoversi e a malapena in grado di agitare la coda o qualche zampa; era costretto a rimanere fermo nonostante gli sforzi visibili.

‒ l'altro manifestava una metamorfosi inquietante... Si trasformava in un serpente... La visione evidenziava una dura contrapposizione tra loro.

Allorché il leone contrassegnato dalla croce rivolse il suo sguardo al Bambino Gesù invitandolo a scuotersi dal sonno, avvenne un cambiamento, tanto che l'animale riuscì a muoversi come se dal Divino Pargolo prendesse nuovo vigore, lottando con più forza.

Il culmine della visione venne raggiunto nell'attimo in cui la Madre S.S. pose suo Figlio direttamente sul dorso del felino "crociato", perché all'istante si produsse la piena vittoria di questi.

Intanto, anche i due personaggi* misteriosi che si trovavano alle sue spalle, uno dei quali aveva anch'esso una croce, si unirono alla lotta e tutto si trasformò in gioia e lode a Dio.

In un particolare momento dell'estasi, suor Patrocinio esclamò con chiarezza: "Ciò significa che le preghiere dei fedeli sostengono la fiera regale."

Questa esclamazione fornisce la chiave interpretativa basilare dell'intera visione.



L'immagine rappresenta la visione avveratasi di suor Patrocinio, con la presenza di Padre Charbelo del Messico, che è stato il primo di sei sacerdoti a riconoscere il "Leone di Maria" come Grande Prelato, all'insaputa di Padre Alessandro. Ved. QUI e QUI

Il leone con la croce, simbolo della Vera Chiesa di Cristo e del suo Pastore (Gesù viene chiamato infatti Leone di Giuda in Ap. 5, 5) raffigura l'attuale battagliero "Leone di Maria" o Grande Prelato ‒ don Alessandro M. Minutella ‒ che, sebbene da nove anni sia "paralizzato" dalle persecuzioni e dagli ostracismi impostigli, viene "rivitalizzato" direttamente dal Cielo, tramite le preghiere del "Piccolo Resto" rivolte alla Madre S.S.

Solo alimentato da questa corrente di intercessione e mantenendo lo sguardo fisso al Cristo, egli può rinvigorirsi ed affrontare vittoriosamente le forze avverse.

La sua battaglia continua contro la pseudo Chiesa di Roma usurpata da Satana, prima fronteggiando Bergoglio e le sue eresie profanatrici, ed ora più che mai svelando le insidie del suo epigono Prevost che ha voluto chiamarsi (guarda caso!) Leone XIV, ossia "Francis 2", come nuovo Falso Profeta annunciante la venuta dell'Anticristo. Ved. QUI, QUI e QUI.

I due personaggi misteriosi alle spalle del leone segnato in fronte, e partecipi alla lotta, raffigurano sicuramente i due testimoni che spesso don Alessandro nel tempo ha menzionato, ossia Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. 

E chi fra loro è stato maggiormente contrassegnato dalla croce? Senza ombra di dubbio Karol Wojtyla, come efficacemente spiegato QUI.

Invece, il leone antagonista e ingannatore trasformatosi in serpente, apparso nella visione a suor Patrocinio, non è altri che il mellifluo e pericoloso Leone XIV che sta portando a compimento l'opera nefasta e distruttiva del suo predecessore, nonché mentore argentino, per distruggere la Vera Fede Cattolica trasmessa da Pietro e dagli Apostoli.

Sembra incredibile vero? Eppure è proprio così per chi è attento ai fatti e non alle forme, le quali vengono propinate in continuazione a chi non ha occhi d'anima per vederci chiaro.

È scritto che il Nemico di Dio negli ultimi tempi avrebbe confuso e raggirato, se ne avesse avuto la possibilità, anche gli eletti. E tale possibilità gli viene sempre fornita dall'orgoglio spirituale e dalla convinzione di saper discernere tutto correttamente, senza valutare i frutti per riconoscere l'albero, portando alla cecità, ossia alla "potenza d'inganno" di cui parla san Paolo. (Cfr. QUI e QUI).



Grande Raduno del 29 giugno 2025 a Monza (MI) del "Piccolo Resto" cattolico.

Conclusione

Come è possibile che ancora, malgrado le numerose profezie giunte a noi da santi, mistici e papi (come quella di Benedetto XVI QUI, sulla Nuova Chiesa Mistica che già sta formandosi) ci si ostini a non voler scorgere la "Mano di Dio" sul riconoscimento di don Alessandro M. Minutella a Guida indiscussa del "Piccolo Resto" cattolico, identificandolo come Leone di Maria o Grande Prelato?

Cosa può spingere diverse anime ad allontanarsi da questa nuovissima e benedetta Aggregazione sotto l'égida di Maria Santissima se non l'ottusità, la mancanza di fede e la presunzione sorretta dall'orgoglio di "sentirsi" nel giusto?

E poi, non si sa forse che «l'Unione fa la Forza» e che soprattutto san Paolo disse che "La Carità (o l'Amore) Tutto scusa, Tutto crede, Tutto spera, Tutto sopporta..."? (Da 1Corinti 13, 7; ved. QUI).

I tradimenti, gli abusi subiti, le calunnie spietate e i fatti accaduti dal 2016 a difesa della Vera Chiesa cattolica, apostolica e romana di Cristo sono una medaglia al valore per l'eroico sacerdote siciliano che ben merita di essere il condottiero voluto dal Cielo (cfr. QUI, QUI e QUI) per salvare il "Piccolo Resto" fedele dalla rovina anticristica, così come Giosuè lo fece per guidare il popolo eletto alla Terra Promessa.

Ad Maiorem Dei Gloriam

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

lunedì 29 settembre 2025

Il "Leone" S. Atanasio e il Don... Leone di Maria!

 


Sebirblu, 27 settembre 2025

È indubbio che da qualsiasi punto lo si consideri, don Alessandro Maria Minutella ha sicuramente un grande carisma che ne contrassegna la straordinaria Missione alla quale è stato chiamato addirittura prima... della sua nascita.

Se si è davvero onesti non si può negare questo, perché coloro che lo fanno o sono in totale malafede, o del tutto obnubilati dall'invidia e dall'orgoglio, così da limitarsi a giudicare soltanto le sue esternazioni, spesso vivaci ma sempre veritiere, che attirano senza posa gli strali avvelenati, le calunnie più bieche e i tradimenti più vergognosi che si possono immaginare.

Chiesa e Mondo (ossia le due "Bestie apocalittiche") lo hanno colpito in ogni modo possibile, fino a strappargli l'abito sacerdotale e la sede privata di Carini – "Piccola Nazareth" –  dietro  la  martellante  richiesta  dei  suoi  nemici  al  comune  siciliano che si è trovato costretto a cedere alle pressioni, avvalendosi di un minimo "reato di abusivismo" (di 4 o 5 metri quadrati) mentre tutt'intorno troneggiano "fior di ville" completamente illegali.

Eppure, malgrado la feroce persecuzione che il Padre subisce da quasi nove anni, la sua fermezza nel difendere la Vera Fede Cattolica Apostolica Romana non s'incrina mai... anzi... aumenta d'intensità e di fervore, riunendo, nell'indifferenza generale e il silenzio assoluto dei media – che inizialmente lo avevano definito "guru", capo-setta o "santone" – migliaia e migliaia di persone provenienti anche dall'estero.

Proprio per questo, ultimamente, tenendo conto non solo della volontà popolare ma soprattutto della realtà oggettiva che coincide con diverse profezie, anche antiche ‒ come quelle della "Signora del Buon Successo" a Quito in Ecuador, tra il 1582 e il 1634 (ved. QUI) ‒ don Alessandro è stato riconosciuto all'unanimità, il 29 giugno scorso, come Grande Prelato del Piccolo Resto e contraddistinto dall'echeggiante appellativo di "Leone di Maria".

Ecco cosa scriveva su Radio Domina Nostra di Facebook il 2 maggio 2018 (QUI), perciò assolutamente lontano da qualsiasi illazione contemporanea, salvo la strana "coincidenza" che sul Trono di Pietro, ora, siede un altro "Leone", prosecutore di Bergoglio... suo mentore.




Atanasio, il Leone di Alessandria,
Vescovo e Dottore della Chiesa.

«Di Alessandria d'Egitto, S. Atanasio fu l'indomito assertore della fede nella divinità di Cristo, negata dagli Ariani e proclamata dal Concilio di Nicea (325). Per questo soffrì persecuzioni ed esili. Narrò la vita di Sant'Antonio abate e divulgò anche in Occidente l'ideale monastico.

Egli combatté strenuamente per la retta fede e, subite molte congiure da parte degli ariani, fu più volte mandato in esilio; tornato infine alla Chiesa a lui affidata, dopo aver lottato e sofferto molto con eroica pazienza, nel quarantaseiesimo anno del suo sacerdozio riposò nella pace di Cristo.

Padre e Dottore della Chiesa, egli è il più celebre dei vescovi alessandrini e il più intrepido difensore della fede nicena contro l'eresia di Ario. Quest'ultimo, siccome faceva del Verbo un essere di una sostanza diversa da quella del Padre e un semplice intermediario tra Dio e il mondo, praticamente negava il mistero della SS. Trinità.

S. Atanasio nacque verso il 295 ad Alessandria d'Egitto da genitori cristiani i quali gli fecero impartire un'educazione classica.

Discepolo di S. Antonio abate nella gioventù, si consacrò per tempo al servizio della Chiesa. Nel 325 accompagnò come diacono e segretario il suo vescovo Alessandro al Concilio di Nicea indetto dall'imperatore Costantino, nel quale fu solennemente definita la consustanzialità del Figlio con il Padre.

S. Atanasio nel 328 fu acclamato dagli alessandrini loro Pastore. Di lui dicevano: "È un uomo probo, virtuoso, buon cristiano, un asceta, un vero vescovo".

La chiesa  di Alessandria  si trovava divisa  dallo scisma  non solo di Ario,  ma anche di Melezio di Licopoli che, durante la persecuzione di Diocleziano (305-306), approfittando dell'assenza del vescovo Pietro di Alessandria si era arrogato il diritto di ordinare e scomunicare secondo il suo arbitrio.

Nonostante fosse stato deposto da un sinodo, buona parte del clero lo aveva seguito nello scisma. In mezzo a tante divisioni il compito del giovane Atanasio si presentava quanto mai difficile.

Ben presto cominciarono infatti gli intrighi contro di lui dei vescovi di corte ariani, capeggiati da Eusebio di Cesarea, per indurlo a ricevere nella sua comunione i vescovi amici di Ario. Atanasio vi si oppose energicamente.


"San Nicola di Bari schiaffeggia l'eresiarca Ario" di Giovanni Gasparro

I meleziani a loro volta l'accusarono presso Costantino di aver imposto agli egiziani un tributo di pezze di lino e di aver fatto rompere il calice di un loro vescovo. Citato al tribunale dell'imperatore a Nicomedia, il Santo riuscì a discolparsi.

Accusato ancora di aver fatto assassinare Arsente, vescovo meleziano di Ipsele, non fu difficile al medesimo accrescere lo scorno dei suoi nemici facendoglielo comparire davanti vivo.

L'accusato fu di nuovo riabilitato, ma gli ariani non si diedero per vinti. Persuasero Ario a sottoscrivere una formula di fede equivoca. Costantino se ne accontentò e intimò a tutti i vescovi di riceverlo nella loro comunione. 

Essendosi Atanasio ancora una volta rifiutato, fu deposto dal concilio di Tiro (335) e relegato a Treviri, nelle Gallie, dove rimase fino alla morte dell'imperatore (337).

Gli eusebiani non potendo per quel tempo sperare nulla dal potere civile, portarono davanti al papa Giulio I  la vicenda di Atanasio.

Furono citate le due parti ad un concilio plenario,  ma gli ariani,  sicuri dell'appoggio di Costanzo II, imperatore d'Oriente, invece di presentarsi, posero sulla sede di Alessandria Gregorio di Cappadocia. Il secondo esilio di Atanasio durò sei anni.

A Roma (341) e a Sardica (343) fu riconosciuta la sua innocenza. Durante il soggiorno romano egli viaggiò molto, e iniziò la chiesa latina alla vita monastica così come si praticava in Egitto.

Nella Pasqua del 345 si recò ad Aquileia presso Costante, imperatore d'occidente, che gli ottenne dal fratello Costanzo il permesso di tornare alla sua sede dopo la morte del vescovo intruso (345).

Seguirono per il Santo dieci anni di pace relativa, di cui approfittò non solo per comporre opere dogmatiche, o di apologia personale, ma per proseguire una politica di vigile controllo e di prudente conciliazione, i cui effetti furono disastrosi per il partito ariano.

Infatti, due o tre anni dopo, egli era in comunione con più di 400 vescovi, e seguito dalla massa dei fedeli. In questo periodo egli consacrò vescovo di Etiopia San Frumenzio, vero fondatore della chiesa cristiana in quel paese.




Alla  morte  del  suo  protettore  Costante  (350)  e  del  papa  Giulio I  (352),  i nemici di Atanasio tanto brigarono da riuscire a sollevargli contro anche l'episcopato d'Occidente nel Concilio di Arles (354) e in quello di Milano (355).

L'intrepido vescovo, ripieno di amarezza, fuggì allora nel deserto, dove i monaci per otto anni lo sottrassero con cura a tutte le ricerche. Dalla solitudine egli continuò a governare la sua chiesa e scrisse i "Discorsi" contro gli Ariani e le "4 Lettere a Serapione" che formano la sua gloria come dottore della SS. Trinità.

Poté ritornare in sede nel 362 dopo la morte di Costanzo, il massacro del vescovo intruso Giorgio dì Cappadocia e la salita al trono di Giuliano, il cui primo atto fu di richiamare i vescovi esiliati dal suo predecessore.

Fu cura di Atanasio ristabilire l'ortodossia nicena e combattere l'arianesimo ufficiale che aveva trionfato nei concili di Seleucia e di Rimini (359).

Riunito un concilio, prese decisioni improntate a misericordia verso coloro che si erano dati all'eresia per ignoranza, e anche sul terreno dogmatico fu largo e tollerante per quelle che potevano sembrare quisquilie o pura terminologia.

Tanta attività diretta a consolidare l'unità cattolica non tornò gradita a Giuliano, intento solo a ristabilire il paganesimo. Nel 363 S. Atanasio per la quarta volta lasciò la sua sede, ma solo per pochi mesi perché, morto l'imperatore nella spedizione contro i persiani, gli successe il cristiano Gioviano, che lo richiamò.

Nel 365 il Santo dovette eclissarsi alla periferia della città per la sesta volta, perseguitato dall'imperatore d'Oriente, anch'egli ariano ‒ Valente. Dopo soli quattro mesi però fu richiamato perché gli egiziani minacciavano rivolte.

Non lasciò più la sua sede fino alla morte avvenuta il 2 maggio 373* dopo 45 anni di governo forte e alle volte anche duro contro i suoi avversari.

* (Si noti che, mentre S. Atanasio, "Il Leone di Alessandria", moriva in quel lontano 373, esattamente 1600 anni dopo, nel 1973, nasceva don Alessandro M. Minutella, "Il Leone di Maria", che sarebbe diventato l'ardente e veemente oppositore della Falsa Chiesa dei giorni nostri. Ndr).

Egli meritò a buon diritto il titolo di "grande" per l'indomabile fermezza di carattere dimostrata contro gli ariani e la potenza imperiale, sovente ad essi eccessivamente ligia. A ragione fu detto che in lui, "padre dell'ortodossia", combatteva tutta la Chiesa.

Finché visse sostenne ovunque con un'attività traboccante i propugnatori della vera fede. Così impedì che i vescovi dell'Africa latina sostituissero il simbolo compilato a Nicea con quello di Rimini; spinse papa Damaso ad agire contro Ausenzio, vescovo ariano di Milano, e incoraggiò S. Basilio, che cercava un appoggio per la pacificazione religiosa dell'Oriente.

Della produzione letteraria di Atanasio non esiste ancora un'edizione critica. Nelle sue opere si nota limpidezza e acutezza di pensiero, ma la materia trattata manca di ordine ed è resa pesante dalle frequenti ripetizioni e dalla prolissità.»

Commento di una certa Rita Pergolari al testo:

"Limpidezza ed acutezza di pensiero.  Mi fanno venire in mente un sacerdote sospeso a divinis per i medesimi motivi: lei, caro Don Minutella, che si può a ben ragione considerare l'Atanasio dei nostri tempi."




Parole ben appropriate, se si pensa che lo stesso don Alessandro (anche questo nome datogli, per me non è un caso...) dal minuto 1:58 del 1° video, a seguire, dice che "forse qualcosa di autobiografico mi è parso di coglierlo...", e nel 2° più recente, al minuto 12:42, tra il serio e il faceto dice "tu c'eri? No; io c'ero? Eh... non è detto. Può darsi pure che esistevo da prima.." poi scherzando, quasi a giustificarsi, aggiunge: "lo faccio per i nemici perché hanno poca materia"...






Che dire? Forse il nostro Don comincia in cuor suo a valutare il fattore reincarnativo seppur non potendolo dire in modo aperto? E questo per non inficiare, giustamente, la sua Opera superiore? Tutto è possibile! Dio SA quello che fa!.. (Cfr. QUI).

Ed ecco il secondo scritto postato da Padre Alessandro su Facebook, il 15 novembre 2020, che consiglio senz'altro di leggere per intero, comprensivo di commenti, QUI, e riguardante anche l'analogia con una favola di Esopo che riporto:

Unus sed Leo (Uno ma Leone)
"La volpe e la leonessa"

«Vi si racconta che nel cuore di una foresta, una volpe si rivolse ad una tranquilla leonessa, mostrandole, non senza un vanto profondo, i molti cuccioli partoriti.

Mossa da invidia, la volpe le dice: "Mia cara, tu avrai anche un portamento da regina, possiedi grande forza e vigore, ma, in quanto a madre, devi ammettere che io sono più portata. Guarda i miei cinque volpacchiotti come giocano felici tra loro. Invece tu hai messo al mondo un solo figliolo e, poveretto, sembra tanto triste senza fratelli!"

Evitando di scomporsi, la leonessa rispose: "Certo amica mia, io ho partorito un solo cucciolo. Ma questo piccolo vale più d'ogni altro animale. Egli è un leone e, una volta cresciuto, sarà un Re!" Non potendo ribattere niente la volpe si limitò ad ingoiare la propria gelosia accettando ciò che la natura aveva dispensato.»

Don Alessandro conclude il suo scritto con:

Chissà che questa solitudine non sia una forma, inaspettata, di unzione... Intanto, continuiamo a sostenere i colpi dei nemici.

Intelligentibus... (pauca, ossia "agli intelligenti poche parole"; ndr). 




Detto ciò, passiamo alla parte ultima e più importante di questo post.

Nonostante la levata di scudi che in diversi nel "Piccolo Resto" hanno mostrato, opponendosi al riconoscimento ufficiale di don Minutella come Grande Prelato o Leone di Maria, avvenuto a Monza il 29 giugno scorso (ved. QUI e QUI), il fluire degli eventi secondo la Volontà di Dio è proseguito (ecco il "Segno" da molti richiesto, perché all'insaputa di padre Alessandro), con l'annuncio improvviso, giunto dal Messico, di un caloroso consenso alla suddetta elezione da parte di un gruppetto di preti capeggiati da padre Charbelo.

Qui, i video:









Ebbene, questa straordinaria notizia arriva proprio nell'imminenza dell'importante "Giubileo Mariano" organizzato dal nostro "Leone di Maria" in contrapposizione al vergognoso Giubileo della pseudo-Chiesa condotta da Prevost (ved. QUI e QUI), che ha permesso l'ingresso alla Basilica di San Pietro, profanandola, delle coppie gay, mano nella mano, appartenenti al mondo LGBTQ+ con tanto di magliette fregiate di scritte scurrili.

Pertanto, stando così le cose, incoraggio il maggior numero di persone di buona volontà a partecipare al Gran Raduno Giubilare del "Piccolo Resto" cattolico, ancora a Monza al Palazzetto dello Sport "OpiquadArena" di via Gian Battista Stucchi, il giorno 12 ottobre 2025 alle ore 14, mentre dalle ore 9,30 alle 12,30 ci saranno i sacerdoti a disposizione per le confessioni. 

È giunta conferma che arriveranno dal Messico anche Padre Charbelo e un suo confratello.

Conclusione

Termino con una nota tratta da QUI, corollario ideale all'arco cronologico che stiamo vivendo ancora oggi ‒ dal 1960 in avanti ‒ proprio perché entro quell'anno non fu rispettato il desiderio di Nostra Signora di Fatima di rendere noto il Terzo Segreto.

«La storia ariana si ripresenta ai nostri giorni in toni molto più drammatici. Nel IV secolo, "La Provvidenza mandò al mondo un siffatto uomo ‒ Atanasio ‒ mentre la bufera urlava sempre più forte e le colonne della Chiesa erano scosse e s'inclinavano, e i muri santi minacciavano di crollare allorché sembrava che le potenze dell'abisso e le forze in atto facessero sparire la Sacra Istituzione dalla faccia della Terra. Ma un uomo resistette come un macigno in mezzo ai marosi che s'infrangevano; un uomo fu sempre sulla breccia: Atanasio!»




Orbene,  è davvero impossibile,  adesso,  non cogliere l'analogia del Santo Vescovo con le lotte che don Alessandro M. Minutella ‒ il Grande Prelato e Leone di Maria ‒ sostiene da quasi nove anni contro la Falsa Chiesa eretica e apostata, per la fedeltà alla Tradizione!

E coloro che insistono nel volerlo ignorare nell'arcipelago variegato del mondo cattolico: dai sedevacantisti agli "una cum", dai tradizionalisti ai teologi dell'ultima ora, devono ricordarsi quanto Gamaliele, saggio dottore della Legge, aveva detto riguardo all'opera degli Apostoli di Cristo (cfr. QUI):

«Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!» (Atti 5, 38-39).

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it