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mercoledì 25 marzo 2026

L'enigma di Roncador: un mondo interno alla Terra?

 


Sebirblu, 23 marzo 2026

Espongo un'incredibile storia accaduta davvero e narrata efficacemente da un noto ufologo-contattista peruviano, Ricardo Gonzàlez Corpancho, del quale ho già esposto tre interessanti articoli QUI, QUI e QUI.

L'enigma di Roncador: un mondo interno alla Terra?

«È impossibile descrivere tutte le conseguenze personali avute nel mio viaggio a Manu nel 1996 e il mio incontro con Alcir. La mia vita prese una svolta radicale. Niente sarebbe stato più come prima...

Poco dopo questa vicenda, condividevo già la mia testimonianza e le ricerche che via via conducevo riguardanti il mondo sotterraneo e i fenomeni UFO in molteplici paesi, dedicandomici a tempo pieno.

Avevo scritto il mio primo libro a 22 anni. Tutto era accaduto in modo rapidissimo. Nella mia mente "sentivo" di continuo la voce di Alcir a Pusharo che mi chiedeva di impegnarmi a diffondere la realtà della «Gerarchia» intra-terrestre prima della "grande divulgazione globale".




Ciò che deve essere rivelato è il tesoro che essa custodisce nei suoi luoghi o «recessi interni»: l'autentica storia della Terra. Questa informazione non dovrebbe essere riservata solo a coloro che sono stati contattati, ma trasmessa a tutta l'umanità, anche se il percorso è lento e graduale dal punto di vista umano.

Io credo che il compito nostro, come testimoni di questi incontri ravvicinati, consista semplicemente nell'«attivare» il ricordo di tale passato. Che ci piaccia o no, siamo tutti implicati nel grande processo di trasformazione planetaria.

I Maestri del mondo sotterraneo lo sanno perfettamente, essendo i discendenti delle vestigia di Atlantide e di Lemuria, per quanto assurdo ciò possa sembrare.

Paititi non è l'unica "città perduta" legata alla Fratellanza nella giungla sudamericana. Noi conosciamo diverse enclave nascoste sotto l'immensa calotta terrestre.

Ho partecipato a numerose spedizioni in queste zone di potere, e vi ho percepito pressoché lo stesso tipo di energia. Come si può facilmente intuire, storie di uomini in bianco, avvistamenti UFO e tunnel misteriosi, lunghi centinaia di chilometri, sono una costante, non una coincidenza. 

Uno di questi luoghi, che ricorda un po' Paititi si trova in Brasile, ed è la "Sierra do Roncador". (Per vedere i tre filmati che ho esposto in questo articolo con i sottotitoli bisogna andare su You Tube; ndt).




La sparizione del colonnello Fawcett 

Nel vasto stato brasiliano del Mato Grosso (901.420 km²), si cela un enigma così affascinante quanto il mistero di Paititi.

Nel cuore dei Monti Roncador, un ingresso si apre su un mondo perduto, protetto da una giungla lussureggiante e dalle frecce dei feroci indigeni del Parco Nazionale dello Xingu. Un paesaggio degno di un film di fantascienza. Alla vista di questo scenario, è impossibile non pensare a Paititi.

Soprattutto quando si scoprono chiari indizi indicanti una razza di individui viventi, superiori ed elevati di spirito nelle viscere della Terra che – parimenti ad altri luoghi del pianeta che li menzionano (ved. QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI e QUI; ndt) – sarebbero i fieri custodi degli "Annali Akashici" (ved. QUI; ndt), i "Registri" della vera storia dell'umanità, delle sue origini e della sua missione".

La zona di Roncador è da lungo tempo considerata come un luogo in cui si trova una delle entrate di questo mitico e ineffabile "Regno sotterraneo".

È un'area del pianeta ricca di leggende e misteri. Non è un caso che nel 1925 il ricercatore George Lynch affermasse, nella prestigiosa rivista "Science at Life", che l'allora inesplorato Mato Grosso fosse la culla di tutte le civiltà occidentali.

Viene utile ricordare che nello stesso anno anche il colonnello inglese Percy Harrison Fawcett, insignito con la Medaglia d'Oro della Royal Geographical Society e capo della commissione incaricata di delineare i confini tra Perù e paesi limitrofi, guidò una pericolosa spedizione nel cuore di quella giungla selvaggia.

Un viaggio dal quale non fece più ritorno.


Il col. Percy Harrison Fawcett nel 1911 

La sua sparizione, visti gli irreprensibili trascorsi e il suo illustre servizio, suscitò un interesse senza precedenti in quel vasto territorio brasiliano. (Ne è stato fatto anche un film, ved. QUI; ndt).

Molti investigatori si sono chiesti cosa mai gli fosse accaduto, tanto che la vicenda avrebbe ispirato, poi, l'ormai celebre personaggio di Indiana Jones (creato da Steven Spielberg) il quale, come Fawcett, si sarebbe avventurato nella foresta vergine e in altre parti sconosciute della Terra per tentare di risolvere alcuni misteri.

Il fatto inquietante è che l'esploratore partì alla ricerca di una città segreta nella regione di Roncador chiamandola "Z". E ancora oggi, a più di ottant'anni dalla sua spedizione, il destino dell'intrepido uomo, scomparso improvvisamente nel cuore della giungla dello Xingu con i suoi due compagni – il figlio ventiduenne Jack e il fotografo Raleigh Rimmel – rimane un rebus.

Un dettaglio curioso sulla sua scomparsa fu rivelato nel 1952 da un altro dei suoi figli, Brian, il quale affermò con assoluta certezza che se suo padre fosse entrato nella città perduta che stava cercando, i suoi abitanti non lo avrebbero mai lasciato andare... Chi mai avrebbe permesso che ripartisse?...

La sposa del colonnello aveva affermato che, durante il loro soggiorno in Estremo Oriente, strani individui erano apparsi ad essi e avevano predetto eventi straordinari per l'avvenire di tutta la famiglia, arrivando persino ad annunciare il destino di Fawcett.

Si vociferava che tali uomini appartenessero alla Fratellanza Bianca Universale o all'Accademia Invisibile che vegliava sul mondo.

A ciò si aggiunse la scoperta scientifica di Machu Picchu compiuta da Hiram Bingham nel 1911, che avrebbe rafforzato nel colonnello la convinzione di partire per Roncador, anni dopo.

Le previsioni annunciate da quei personaggi misteriosi e il ritrovamento di Machu Picchu furono i primi elementi scatenanti. Ma non gli unici.




Il termine "Roncador" ("luogo del russamento") deriva dagli strani suoni che paiono provenire dal sottosuolo. Questo fenomeno resta inspiegabile nella regione, poiché il vento non può produrre i cupi e forti rumori che sembrano giungere dalle profondità della Terra.

Ogni attività sismica è stata esclusa. Quindi, chi o che cosa provoca questi suoni, talvolta metallici o stridenti? Fawcett li interpretò come prova di un'intensa attività sottostante. L'esploratore sapeva benissimo che in Brasile, come in altre regioni inesplorate del Sud America, antiche città di pietra giacevano nascoste sotto la fitta e selvaggia vegetazione.

Nel corso dei suoi viaggi attraverso il continente, egli aveva inteso parlare di "indigeni biondi dagli occhi blu", giunti da terre lontane dopo un cataclisma, forse esseri residui di una cultura ormai dimenticata.

Questa pista lo portò, nel 1921, alla ricerca dell'antica città di Bahia, sempre in terra brasiliana. Ma la verità è che, oltre alle sue ricerche discrete – si sa molto poco su ciò che scoprì o scelse di non rivelare, perché un sito archeologico esiste davvero là, e più precisamente a Igatu, vicino ad Andarai, sull'altopiano di Diamantina. Alcuni lo chiamano il "Machu Picchu del Brasile".

È importante appurare questo mistero, perché quella città è citata nel "Manoscritto 512", conservato nella Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro. L'esistenza di questa enclave e le rivelazioni del controverso testo posero Fawcett su una pista che, a suo avviso, lo avrebbe condotto ad una città di pietra abbandonata, dove si trovava la chiave d'accesso per l'interno della Terra.

Manoscritto 512:




Sarebbe apparso a metà del XIX secolo con il titolo di "Racconto storico di un'antica, vasta ed ignota popolazione, rimasta senza abitanti, scoperta nel 1753".

Il documento, in parte eroso, inizia la sua storia con la spedizione dei bandeirantes (Ved. QUI; ndt) nel cuore del Brasile. Costoro erano partiti da San Paolo e, grazie ad un cervo bianco – che si narra fosse "apparso dal nulla" – gli stessi furono guidati alle rovine di un antichissimo agglomerato urbano, fatto di pietre.

Dopo aver attraversato una valle di fitta giungla e innumerevoli fiumi, gli avventurieri rimasero sbalorditi da un ingresso formato da "tre archi molto alti", coperti da iscrizioni. Decisero di entrarvi. E lì, al centro di uno spiazzo della città archeologica abbandonata scoprirono una colonna in pietra nera, sormontata dalla statua di un uomo la cui mano destra puntava verso nord...

Il manoscritto riporta altri straordinari dettagli di questa spedizione, accrescendo ancor più il mistero. Il suo resoconto incita senza alcun dubbio chiunque a lanciarsi nella decriptazione per svelarne gli enigmi.

Ma chi ne era stato l'artefice? E cosa rappresenta la suddetta figura umana scolpita? Purtroppo, parzialmente rovinati dalle termiti, alcuni frammenti del documento sono scomparsi, e si pensava che contenessero il nome dell'autore. Non sorprende che alcuni storici abbiano gridato all'inganno. Tuttavia, tempo e studio furono sufficienti per individuare l'autore del "512".

Dopo un lavoro minuzioso, lo storico Pedro Calmón riuscì a decriptare il manoscritto: era di un certo capitano João da Silva Guiamães, deceduto tra il 1764 e il 1766. All'inizio, il testo fu scoperto tra gli scaffali della Biblioteca Pubblica del tribunale di Rio de Janeiro, poi venne riprodotto parzialmente nel primo numero della rivista omonima, nel 1839.

Fawcett conosceva a memoria la narrazione di questo strano dossier di solo dieci pagine, ma più che sufficienti per guidarlo verso altre città perdute del Brasile.

Malgrado la natura enigmatica del manoscritto, la motivazione principale che spinse infine il colonnello ad avventurarsi nel Mato Grosso era ben diversa, e forse più sconvolgente della storia raccontata nel documento stesso.

L'atlantideo di Basalto: 

L'evento che spinse Fawcett a cercare "Z" nella "Sierra do Roncador" fu una strana scultura in stile egizio, di basalto nero (roccia vulcanica vetrificata), comprata da Sir Rider Haggard, celebre autore del libro "Le miniere di Re Salomone", il quale a sua volta l'aveva acquistata in Brasile alla fine del XIX secolo.

Tale statuetta ricordò al colonnello il resoconto contenuto nel fascicolo 512: la pietra nera che si ergeva al centro della città archeologica su cui era raffigurato l'uomo indicante il nord... Una semplice coincidenza? Anche quella era in basalto?




Rappresentazione della statuetta di basalto. Il "cappello" della figura ricorda l'elmo di Alcir.
I simboli sulla tavoletta che tiene in mano sono simili a quelli presenti
su alcune placche d'oro scoperte nella grotta di Tayos.


Per determinare se fosse esistito un collegamento, Fawcett ricorse ad una controversa indagine psichica suggeritagli da alcuni suoi amici membri della Società Teosofica.

Così, per mezzo della psicometria, venne stabilito che la struttura (alta circa 25 cm) proveniva da Atlantide. Essa sarebbe stata "salvata" da qualche sopravvissuto della città di pietra costruita nella giungla brasiliana...

Curiosamente, il manufatto raffigurava un sacerdote che reggeva una tavoletta ornata da 24 simboli misteriosi. Fawcett riuscì a decifrarne 14, scoprendoli su frammenti di ceramica preistorica, rinvenuti anch'essi in Brasile.

Si ritiene che si servì di queste informazioni per raggiungere il suo obbiettivo. Tale iscrizione, si diceva, sarebbe stata una sorta di "codice segreto" per accedere al mondo perduto degli "Snore". Sebbene tutto ciò possa sembrare strano e irrealistico, necessita precisare che si sono svolti molti studi seri sulle incisioni scolpite sulla statuetta.

Nella sua opera "Civiltà preistoriche americane" (1980), l'erudito argentino di origine israeliana Aldo Ottolenghi ha esposto a fondo il mistero di quei simboli.

Secondo lui – ed è importante dire che si tratta di un esperto di scrittura antica – le caratteristiche complesse e rigorose della scultura, che lui definisce espressione di un "linguaggio arcaico", costituiscono la prova della sua autenticità.

Per una ragione sconosciuta, la piccola effige si ritrovò tra le mani di Sir Haggard, e Fawcett finì per prenderne possesso, vedendola come conferma di un viaggio che aveva progettato. 

L'oggetto, quasi come una profezia, accompagnò l'audace esploratore inglese nel suo ultimo e strano periplo del Mato Grosso. Doveva riportarla forse al suo luogo d'origine?

Matalir-Araracanga: la città che tuona.

Questo è il termine indigeno comunemente usato per riferirsi alla città sotterranea di Roncador. Come ho detto sopra, essa deve il suo nome a strani rumori, a volte simili a tuoni, o al ronzio di congegni che paiono giungere dal profondo della Terra.

Si ritiene che Matalir-Araracanga sia la zona sotterranea generante questi "suoni impossibili". Ma non si tratta necessariamente di una sorta di tecnologia. Alcuni mistici sono convinti che in realtà siano dei "mantra" o "sacri canti" provenienti dagli abitanti (intra-terrestri) di Roncador.




Di qualunque cosa si tratti, un tale fenomeno sonoro è stato rilevato in tanti altri luoghi simili in tutto il mondo, incluso il deserto del Gobi.

Nell'enclave condivisa dalla Cina e dalla Mongolia, si dice spesso che le carovane in cammino attraverso il deserto asiatico udissero una specie di "canto ancestrale" proveniente dalle profondità del suolo. 

All'istante, calava il silenzio... Persino gli animali che accompagnavano il convoglio si calmavano, e il vento, così frequente da quelle parti, spariva misteriosamente. Dopo qualche attimo, tutto tornava alla normalità...

I Lama presenti affermavano che ciò accadeva quando il Re del Mondo, il Maestro Supremo di Shambhala, secondo le loro credenze, pregava per l'umanità. Lo stesso fenomeno avveniva forse a Roncador?

Ho citato solo i fatti più sorprendenti riguardanti questo luogo misterioso del Mato Grosso. Nell'agosto del 2004 mi ci sono recato e posso testimoniare i "suoni" e gli avvistamenti UFO che si manifestano nella regione. 

Per non parlare delle innumerevoli narrazioni di persone scomparse alla ricerca dell'ingresso del mondo sotterraneo o del colonnello Fawcett stesso.



La spedizione di Ricardo González con una squadra internazionale
nella Sierra del Roncador (agosto 2004). 

Una delle spedizioni più conosciute ebbe luogo nel 1996, condotta dall'imprenditore brasiliano James Lynch. Sfortunatamente per lui, la squadra fu rapita per parecchi giorni dagli indigeni e liberata soltanto dopo il pagamento di un ingente riscatto. Tuttavia, questo non significa necessariamente che la spedizione guidata da Fawcett, noto per il suo intuito, abbia subito un destino simile.

Forse l'esploratore non morì per un attacco a sorpresa dei nativi americani, né per il morso di una vipera. Il suo corpo non fu mai ritrovato. Circolavano solo poche voci, spesso infondate, sul suo presunto cranio, rapidamente smentite da fonti britanniche dopo la comparazione con le impronte dentarie giacenti nei dossier dell'esercito in cui aveva prestato servizio durante la Prima Guerra Mondiale.

E se egli avesse raggiunto la sua destinazione seguendo gli enigmi del manoscritto 512 e il messaggio segreto della statuina di basalto? Questo è, almeno, ciò che supponeva la sua famiglia.

Il mistero dei dischi solari: 

Nell'effettuare le nostre visite a questi luoghi di potere, discutevamo di una "rete di dischi" collegata al "Grande Disco Solare" di Paititi. Ne ho sentito parlare per la prima volta nel febbraio 2001, durante un incontro ravvicinato con gli extraterrestri nel deserto di Chilca, un'enclave sulla costa peruviana, famosa per i suoi avvistamenti UFO.

Durante questa esperienza mi fu detto che nella città perduta degli Inca di tali dischi non se ne trovava solo uno, ma altri dodici facenti parte di una compagine "connessa a potenti flussi energetici" che probabilmente veniva custodita in tredici diversi santuari sotterranei, incluso quello del Roncador stesso.

Abbiamo compreso che numerosi centri della Fratellanza Bianca da noi visitati erano collegati fra loro proprio dai vari dischi solari. Ciò spiegava molte cose, comprese alcune leggende su certi manufatti particolari in altri luoghi misteriosi della regione andina.

Il Lago Titicaca e il presunto disco di Aramu Muru ne sono un esempio. Si trattava di strutture circolari diverse... E perché vengono conservate tutte in luoghi sotterranei?

Nel corso dei nostri differenti viaggi per connetterci con questo reticolo, specialmente sul Monte Shasta in California, Talampaya in Argentina e Licancabur, un vulcano conico al confine tra Cile e Bolivia, siamo riusciti a raccogliere maggiori notizie su tali oggetti. Ma è stato a Roncador che abbiamo ottenuto la 'chicca' più importante.

Ho vissuto questo evento presso il cosiddetto "Dito di Dio" – la curiosa formazione rocciosa all'inizio della "Sierra do Roncador" – dove ho avuto accesso ad informazioni indispensabili per comprendere il meccanismo d'azione di tali manufatti discoidali.

Attraverso un esercizio di proiezione mentale nel santuario sottostante a Roncador, ho potuto osservare un disco simile a quello che Alcir mi aveva mostrato nella giungla di Paititi, ma diverso nei simboli raffigurati e nella sua energia. Ho percepito qualcosa di speciale in quel reperto dorato che stavo contemplando.

"Cosa provi tu osservando quest'oggetto?" Mi domandò una voce benevola nel bel mezzo dell'analisi.

"Percepisco che fa parte del medesimo complesso", risposi, "ma sprigiona un'energia diversa."

"E come definiresti questa energia diversa?" riprese la "voce".

In quell'attimo, con la fronte e le mani premute contro la parete rocciosa del "Dito di Dio" a Roncador – come avevamo fatto a Hayumarca e a Pusharo – capii cosa il mio interlocutore invisibile voleva che "vedessi".

Realizzai allora che si trattava di "suoni": l'insieme dei dischi possedeva tredici toni musicali che servivano ad uno scopo specifico. E in quel momento di concentrazione li sentii... udendoli nettamente.

Ma fu quattro mesi dopo, nel corso di un "contatto" nella Terra del Fuoco – il 13 dicembre 2004 nella baia di Lapataia – che mi fu confermato quanto avevo "udito" a Roncador: era un mantra che univa le tredici tonalità sonore in un unico canto sacro. 

Eccolo:



E questo è stato l'inizio di una nuova fase di lavoro in tutto il mondo...»

Traduzione, relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: QUI

sabato 1 marzo 2025

L' Asteroide profetizzato muterà il cuore umano?

 


Sebirblu, 27 febbraio 2025

"Un piccolo asteroide identificato il 24 febbraio è passato vicinissimo alla Terra ieri, mercoledì 26. L'oggetto spaziale, chiamato 2025 DN6, è sfrecciato ad oltre 21.000 chilometri orari ad una distanza inferiore a quella che ci separa dalla Luna." (QUI).

Ho voluto riportare questa notizia per dare il via all'argomento che intendo trattare in questo post, visto che da un po' di tempo il pericolo d'impatto con la nostra Terra, a causa di corpi celesti vaganti nello spazio, è aumentato in modo esponenziale.

Ne hanno scritto ed annunciato  anche  diversi  mistici e veggenti dell'intero  pianeta, relativamente ai "tempi ultimi" già in atto, distinguibili dalla turbolenta compagine politico-religiosa che ora più che mai si trova nel caos più totale.

Stranamente, l'intensità di queste precipitazioni è iniziata quattro giorni più tardi delle "dimissioni" di Benedetto XVI, colpendo la località russa di Chelyabinsk (QUI), seminando feriti e distruzione.

"Le nazioni si solleveranno l'una contro l'altra, al punto che sarà necessaria una illuminazione delle coscienze per salvare il maggior numero di persone. Questi saranno giorni come non ce ne sono mai stati prima sulla Terra!" (22 giugno 2024, messaggio della Madonna a Padre Michel Rodrigue, Canada).

Ed è riferendomi a tale illuminazione, descritta da me QUI, QUI, QUI, QUI e QUI che emergono tre strane "coincidenze" con l'articolo pubblicato QUI e quanto sto scrivendo adesso:

‒ Innanzitutto l'11 ottobre scorso, proprio come a febbraio di due anni fa, nei cieli d'Italia si è manifestata l'aurora boreale;

‒ un asteroide ha lambito la Terra (citato sopra), esattamente come quello chiamato 2023 DZ2 passato il 27 marzo 2023;

‒ l'allineamento planetario del 28 febbraio, analogo alla "parata" celeste avvenuta dal 24 al 31 marzo 2023. Davvero incredibile!


Saturno, Mercurio, Nettuno, Venere, Urano, Giove e Marte in allineamento planetario

il 25 febbraio 2025, visto dall'Emisfero Nord.
©Vito Technology, Inc.

Ebbene, l'importante di quel post, relativo all'ultimo link, è che Conchita* parlando dell'Avvertimento disse: «il "segno" che lo identificherà avrà come inizio la lettera "A" del dizionario». Si riferiva forse al vocabolo "asteroide"? Lo sapremo... un giorno non lontano...

* (Conchita è una delle veggenti delle apparizioni di Garabandal. Cfr. sui link sopra). 

Di questo accadimento, di un corpo celeste che si abbatterà all'improvviso sul nostro pianeta ne ha trattato Giovanni al cap. 9, 10-11 dell'Apocalisse dicendo così:

«Il terzo angelo suonò la tromba, e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, che piombò su un terzo dei fiumi e delle sorgenti. Il nome della stella è "Assenzio".»

Poi ne ha parlato Nostro Signore nel suo famoso "Discorso Profetico", QUI, e in seguito si sono avvicendate molte profezie al riguardo nel corso dei secoli, di cui ora menziono soltanto quelle più specifiche e recenti di Giuseppe Auricchia QUI, e di Luz de Maria Bonilla nella pagina apposita, QUI.

Nel frattempo, questo "visitatore celeste" riveste sempre più le caratteristiche di un messaggero che, solcando i cieli al momento stabilito da Dio, produrrà all'umanità sconcerto, paura o grande gioia, a seconda dello stato evolutivo in cui si troverà l'individuo in quell'attimo che, se pronto, non sarà toccato da alcunché.

E quel momento per molti, soprattutto per gli astronomi e gli studiosi che indagano di continuo sugli spostamenti astrofisici dei corpi stellari, arriverà il 7 agosto 2027, come data certa del passaggio pericoloso di un asteroide di 1 km minacciante la Terra.

Se qualcuno volesse scientificamente rendersene conto, legga le varie pubblicazioni QUI, QUI, QUI, ma soprattutto QUI che in italiano ragguaglia minuziosamente tutti i passaggi tecnici di tale bolide spaziale chiamato "1999 AN10".

Ma a questo punto, se non fosse per una breve quanto lapidaria risposta telepatica, ricevuta durante il sonno dal noto ufologo "contattista" peruviano Ricardo Gonzàlez Corpancho, io non sarei qui a scrivere sul tema degli asteroidi e sulle loro traiettorie a rischio per tutto il globo.

Lascio quindi a lui la parola...




Un "sogno" nel deserto di Chilca o Marcahuasi

È accaduto 25 anni fa, ma ho questo "sogno" inciso nella memoria. Era il dicembre 2000. Ancora una volta, ero là, nel deserto di Chilca, accampato da solo nel bel mezzo del nulla.

Trascorrere diversi giorni in quella parte desolata della costa peruviana fu una specie di allenamento mentale. E ciò non avvenne "a caso": era stata una raccomandazione arrivata da parte "loro" quella di esaminarci profondamente nel silenzio, guardandoci all'interno.

Che senso avrebbe, infatti, entrare in contatto con gli extraterrestri quando sul piano personale ci si trovasse disconnessi? Ne ho già parlato in altri libri: queste escursioni rappresentano per me una sorta di preparazione intellettiva all'incontro.

Il potere del silenzio.

E fu un pomeriggio, durante una pausa spontanea in quella landa desolata, che mi arrivò uno strano "messaggio".

Mi ero sdraiato sul mio sacco a pelo, all'aria aperta, con l'intenzione di contemplare il paesaggio delle colline spoglie che mi attorniavano e le nuvole basse che disegnavano figure fantasiose.

Ma dopo un po' di tempo caddi in un sonno profondo, ed ebbi un sogno molto lucido  che mi scioccò parecchio. Assistetti ad una scena drammatica: molte persone agitate osservavano il cielo dalle strade di una città che non riuscii a identificare.

Percepivo che stava approssimandosi qualcosa che generava paura ed inquietudine. Nella visione non potevo osservare cosa fosse ma potevo captare il sentire degli astanti, il loro forte timore, lo sconcerto. Avvertivo la brutta sensazione di essere intrappolato... come in una guerra, seppur non vedessi veicoli militari, soldati od esplosioni, ma solo una forte tensione, simile ad un ipotetico conflitto.

In mezzo a tutto quel caos, inoltre, riuscii a distinguere nel cielo numerose attività di UFO. Ma non erano le loro luci a spaventare la gente. Ciò che mi allarmava era di non poter individuare di cosa si trattasse. 

Cosa si nascondeva nel mio "sogno"? Iniziai a diventare ansioso. Le immagini mi sembravano familiari. Le conoscevo già. Allora chiesi con veemenza: "Quando tutto ciò accadrà?" ‒ E nella mente udii la voce di un uomo che parlava con grande autorità – mi disse: "nell'agosto 2027".





Gog di JJ Benitez 

Nell'agosto 2013, Sol (la moglie; ndt) ed io conoscemmo una coppia che apprezziamo molto: il giornalista spagnolo Juan José Benítez e la sua adorabile sposa, Blanca (*).

L'incontro ebbe luogo a Madrid. E, "guarda caso", ma insisto a dire che a questo non credo (ogni evento è sotto il controllo di Dio; ndt), perché tutte le condizioni si erano unite per poterci incontrare.

Juanjo e Blanca, infatti, per motivi familiari avevano ritenuto necessario passare per la città, nell'attimo in cui atterravamo in Spagna dopo un viaggio in Grecia.

La congiunzione fra noi ci avrebbe poi condotti fino all'orizzonte del 2027.



Al centro la coppia Gonzàlez (Ricardo e Sol) e ai lati i Benitez (Blanca e Juan José)

Me lo aveva già stranamente suggerito la mia cara amica Rosa Mary Paraíso, dopo aver ascoltato una delle mie conferenze a l'«Espacio Ronda» di Madrid. "Bisogna che tu parli con Juanjo... lui ne è al corrente da molto tempo..."

E Rosita aveva ragione.

A quel tempo, la sola mia fonte d'informazione sul 2027 era il "sogno" di Chilca nel 2000 e certi messaggi che gli extraterrestri mi avevano fornito successivamente.

Per me, Ivika, (come da link QUI; ndt) era ancora una sconosciuta allora, avendola incontrata più tardi, nel 2015, anno del contatto a "Ichic Puna".

Juanjo chiamava un certo asteroide, responsabile di un massacro, «Gog». Con questo nome aveva intitolato un libro, breve ma sconvolgente, pubblicato presso le edizioni "Planeta", nel 2018. Un «romanzo».

"Benítez gioca con la menzogna", mi avevano riferito alcuni miei amici ricercatori: "È tutta un'invenzione, uno scherzo... egli ha persino posizionato un timer sul suo sito web con il conto alla rovescia fino al 2027", avevano dichiarato.

Per loro, il giornalista navarrese stava realizzando una sperimentazione sociologica: creare una falsa storia di catastrofi e vedere come avrebbero reagito i suoi lettori.

A tal proposito, l'unica cosa che posso dire è che, indipendentemente dalle ricerche di Benítez e dei suoi testi, e fuori dalle esperienze che ho vissuto io stesso viaggiando per il mondo, ho incontrato numerose persone non influenzate da nessuna di codeste informazioni, che hanno ricevuto messaggi dello stesso tipo indicanti il 2027 come un momento cruciale per l'umanità. E noi ne abbiamo parlato con Juanjo quando l'abbiamo incontrato a Madrid.

Gog, nella Bibbia, è una figura che emerge dalle terre di Magog per confrontarsi con Dio e il suo popolo alla fine dei tempi. È una parola che si ritrova in ebraico ‒ e nella lingua sumera con il nome di Gug ‒ e che significa, tra le altre cose, "oscurità", "alto", "tetto". Gog è quindi solamente un nome simbolico associato agli eventi descritti nell'Apocalisse, (ma anche in Ezechiele 38; ndt) come l'arrivo del temuto Assenzio.


Per approfondimenti, leggere QUI.

Altro contesto

Come già menzionato precedentemente, Ivika aveva avvisato dell'arrivo di un corpo celeste. Secondo la donna di Alpha Centauri, l'intruso stellare colpirebbe la Terra nell'emisfero settentrionale, senza specificare il luogo esatto; una catastrofe che aggraverebbe ancor più la delicata crisi di coesistenza dell'umanità.

L'impatto innescherebbe, pertanto, massicce migrazioni verso sud. E quando ciò dovesse accadere, gli scienziati accelereranno il passo perché constateranno che il genere umano sarà entrato in una fase estrema di sopravvivenza.

Ritornando al tema delle profezie: ‒ come facevano le diverse culture autoctone del mondo a sapere che un "punitore" sarebbe sceso dal cielo? Si tratta semplicemente della superstizione dei nostri antenati che osservavano con stupore il passaggio delle comete, o le spettacolari eclissi, senza capire cosa stessero vedendo? Non credo che la paura dell'ignoto spieghi tutti i casi.

Continuo quindi a credere che certe comunità indigene avessero accesso a conoscenze privilegiate, ben lontane da qualsiasi credo religioso o culto irrazionale. La domanda spinosa è come le abbiano ottenute.

Nel caso degli Hopi, erano forse gli dei Kachina delle Pleiadi, come descritto dal capo indiano Orso Bianco allo sconcertato Joseph Blumrich?

Questi, un ingegnere aerospaziale della NASA, si convinse che l'umanità fosse stata visitata da entità non umane esaminando vari testi sacri antichi. Erano questi esseri ad avvertirci di ciò che stava arrivando? Se è così, sembra che tutti noi non li stiamo ascoltando.

Nel "contattismo" sono numerosi i riferimenti a questa "stella invasiva" che alcuni autori collegano a Nibiru, il mitico pianeta dei Babilonesi associato al dio Marduk. Nibiru significa "luogo che passa attraverso" e si dice che non sia altro che un mondo vagabondo che transita ciclicamente attraverso il nostro sistema solare.

Dal punto di vista scientifico una tale affermazione non ha fondamento, tuttavia gli esperti in mitologia sumera sostengono che il cosiddetto Pianeta X esiste, che è stato effettivamente nominato dai nostri antenati e che è solo questione di tempo prima che possa essere catturato dai nostri telescopi (ved. QUI e QUI; ndt). Si vedrà.




In questo contesto, non posso fare a meno di accennare all'astro intrusivo descritto dal medium brasiliano Hercilio Maes, canalizzatore dello spirito "Ramatis", nel suo libro "Messaggi dall'Astrale" (1956).

Poco dopo, fu il controverso esoterista colombiano Samael Aun Weor, del moderno movimento gnostico, a riferirsi al suddetto corpo celeste come Hercobulus, parola che anche il rosacrociano del Perù, José Rosciano Holder, avrebbe utilizzato nella sua famosa opera "Ho visitato Ganímede" (1972) ‒ scritta sotto lo pseudonimo di Yosip Ibrahim. (Ved. QUI).

Un accenno speciale in questo settore va all'eccentrico Maestro Rabolú, il colombiano Joaquín Amórtegui Valbuena, legato anche lui al gruppo Samael, che ha pubblicato un testo con evidenti connotazioni catastrofiche, in cui fa riferimento all'arrivo del pianeta rosso e alla fine dell'umanità.

In breve, devo sottolineare che tutte le previsioni che annunciavano la comparsa del temuto pianeta gigante nel nostro cielo si sono rivelate false, comprese quelle che annunciavano l'anno 1999 e, naturalmente, il 2012.

Ma queste assurdità indicano che non c'è alcuna minaccia nello spazio? Ancora una volta, dobbiamo stare attenti a non "fare di tutte le erbe un fascio".

Ricardo Gonzàlez Corpancho

(*) [Durante il processo di pubblicazione di questo libro, Blanca Rodríguez è mancata il 26 gennaio 2021. Buon viaggio a casa, amica mia. È stato un privilegio conoscerti.]

Traduzione, relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it


venerdì 17 gennaio 2025

Una storia ignorata: "Il Codice Roerich"


"Tibet - Himalaya" di Nikolai Roerich - 1933

Sebirblu, 15 gennaio 2024

Questo curioso articolo è stato pubblicato dal ricercatore e "contattista" peruviano Ricardo González Corpancho, del quale ho scritto recentemente QUI, presentandolo non solo come "ufologo" ma anche come viaggiatore e scopritore instancabile dei misteri più affascinanti di questo mondo.

Sembra quasi di avere a che fare con un novello "Indiana Jones" e quindi diventa assolutamente irresistibile, per suo tramite, non venire a conoscenza di una vasta gamma di dimensioni spirituali delle quali descrive i tratti e la storia.

Ecco ciò che trasmette:

«Chi è quest'uomo che strinse amicizia con personaggi dello spessore di Tagore ed Einstein, allorché negli anni '20 in Asia Centrale, durante una sua spedizione, ricevette una "pietra" proveniente da "Orione"? I suoi quadri nascondono forse il segreto di ciò che scoprì nel deserto del Gobi e nell'Altài?


Ritratto di Nikolai Roerich ad opera del figlio Svetoslav, nel 1934.
National Gallery - Bulgaria - (cfr. QUI).

Una storia ignorata: "Il Codice Roerich"

Nikolai Roerich (1874-1947) fu senza alcun dubbio un uomo singolare; uno dei personaggi più misteriosi ed insigni del suo tempo. Pittore ed esploratore di origine russa, si addentrò profondamente nel segreto di Shambhala e nel messaggio dei suoi "custodi silenziosi" quando in Occidente circolavano pochissime informazioni.

Egli era figlio di un autorevole notaio di origine scandinava. Sua madre apparteneva ad un'antica famiglia della nobiltà russa. Per desiderio di suo padre, intraprese gli studi di Diritto nel 1883. Ma parallelamente si iscrisse all'Accademia di Belle Arti nella sua città natale, San Pietroburgo. L'arte e la pittura diverranno il suo principale strumento espressivo.

Nel 1901 sposò Helana Ivanovna, la sua grande compagna di viaggi spirituali. Con lei fondò nel 1930 la "Società Agni Yoga" (ved. QUI; ndt), ispirandosi ai saggi che avrebbero incontrato in Oriente.

E qui molti si chiedono: "Cosa spinse Roerich alla ricerca di quelle terre lontane? Cosa lo portò nel deserto del Gobi e nell'Himalaya? Da dove deriva il suo grande interesse per Shambhala?"

Va sottolineato che egli fu un uomo molto rispettato all'epoca. Fra le tante persone celebri, fece amicizia con Rabindranath Tagore a Londra e con Albert Einstein negli Stati Uniti con cui mantenne una fitta corrispondenza sino al termine dei suoi giorni. Fu anche un attivo collaboratore di Igor Stravinsky ne "La Sagra della Primavera".


"La Sagra della Primavera" di Nikolai Roerich.

In realtà, Nikolai aveva iniziato la sua ricerca da sempre. La spedizione che attuò in Asia centrale fu solo una conseguenza della sua inclinazione artistica e spirituale.

Sebbene si dica che la ragione del suo formidabile viaggio ‒ che lo condusse nei luoghi più sacri della Cina, della Mongolia e dell'India ‒ fosse quello di dipingere paesaggi lussureggianti e assimilare dall'interno le culture d'Oriente, non pochi ricercatori pensano che questo esploratore ed artista avesse ricevuto una "chiamata".

In ogni caso, la sua connessione con quelle terre evocanti la mitica Shambhala fu così intensa che finì per stabilirsi, nel 1928, a Naggar de Kulu, una città dell'India. Lì rimase fino alla sua dipartita, avvenuta nel 1947, proprio al centro dei sacri picchi himalayani.

Nondimeno, lasciò una serie preziosa di note sui suoi viaggi: centinaia di tele che mostrano una profonda conoscenza su Shambhala e, soprattutto, sul patto della "Società delle Nazioni".

Lo spiegherò brevemente...


Nikolai Roerich con la sua famiglia a Naggar de Kulu in India nel 1940.
Da sinistra: lui, la moglie Helena e i due figli George e Svetoslav.

Un patto per la Pace 

Nikolai Roerich espose le sue tele in varie città d'Europa e negli USA. Creò scuole d'arte e sostenne la nascita di gruppi di ricerca ispirati al concetto di cultura come porta per la pace e l'unità.

Ovunque fu recepito come un precursore dei tempi nuovi. Ispirò molti con il suo idealismo, il senso della bellezza e la fiducia in un futuro pieno di speranza. La sua creatività, l'ottimismo, l'umanesimo e la sua universalità "scossero" statisti e leader religiosi, che lo adottarono come istruttore e ispiratore.

Nel 1929, egli lanciò da New York la proposta de "Il Patto e la Bandiera della Pace", un omaggio alla preservazione della cultura e dell'umanesimo oltre i confini e le distinzioni geografiche. (Ved. QUI; ndt).


"Madonna Oriflamma" di Nikolai Roerich - 1932

L'autore stesso disegnò l'emblema di questo Patto, che sarebbe stato riconosciuto come "Bandiera della Pace e della Cultura": un cerchio rosso contenente altri tre, uniti, dello stesso colore su fondo bianco. Questo simbolo sacro si trova in ogni civiltà e cultura di tutti i tempi. Le sfere raffigurano l'arte, la scienza e la religione.

Solo un anno dopo che rese pubblica la sua crociata spirituale, questa venne accolta dalla Società delle Nazioni (prototipo dell'attuale ONU), ottenendo l'approvazione entusiastica di personaggi politici e culturali come Alberto I, re del Belgio, il premio Nobel Rabindranath Tagore, Maurice Maeterlink e il presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt.

Questo progetto prevedeva che tutte le istituzioni educative, artistiche, scientifiche o religiose, così come tutti gli edifici che possedevano significato o valore culturale o storico, dovessero essere riconosciuti come centri inviolabili e rispettati da tutte le nazioni, sia in tempo di pace che di guerra. Con questa finalità fu stabilito un Trattato che avrebbe dovuto essere sancito da tutti gli stati del mondo.

Il Patto della Pace di Roerich fu così ampiamente accettato che il 15 aprile 1935 fu firmato alla Casa Bianca, alla presenza dell'allora presidente Roosevelt, con i delegati di 21 governi di tutte le Americhe, tra cui: Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Stati Uniti, Uruguay e Venezuela.




Oggi, altri paesi del pianeta hanno aderito alla suddetta Società delle Nazioni o "Patto Roerich", anche se, penosamente, non tutti hanno rispettato il loro accordo. Diversi studiosi del mondo sotterraneo pensano che la sua proposta di preservare la cultura e il genio umano, anche in tempo di guerra, sarebbe stata una indicazione dei Maestri della Fratellanza Bianca.

Questi esseri sanno che i conflitti o contrasti umani documentati negli archivi storici, opere d'arte o siti archeologici potrebbero essere distrutti con le gravi conseguenze che ciò comporterebbe. All'infuori di questo, si è sempre speculato se Roerich fosse entrato fisicamente a Shambhala nel corso di taluni suoi viaggi in Asia centrale.

In verità, nulla lo può assicurare, ma è certo che abbia acquisito conoscenze notevoli. Forse ha incontrato gli anziani Mahatma o i Maestri in tuniche bianche che vegliano sulle alte vette dell'Himalaya e sulle profonde solitudini del deserto del Gobi. Se fosse così, avrebbe dovuto, almeno, lasciare una pista.

La chiave è nei suoi dipinti…


"Boris e Gleb" di Nikolai Roerich - 1942

Il Codice Roerich

Nikolai Roerich dipinse più di 6.000 tele. Più di una cinquantina alludono ai suoi viaggi attraverso l'Asia centrale e al mistero di Shambhala. Molte di esse possono attualmente essere viste al Roerich Museum di New York. (Ved. QUI e il filmato relativo al luogo QUI; ndt).

Una delle opere che più m'ha colpito (dice Ricardo Gonzàlez; ndt) è stata "Burning of Darkness". Ero profondamente attratto da quel colore azzurro e da quella fila di Maestri che sembravano uscire da una grotta. Il capofila, un uomo dai capelli lunghi e dalla barba curata, porta tra le mani un cofanetto che emana un brillìo speciale. 


"Burning of Darkness" di Nikolai Roerich - (1924)

L'enigmatico dipinto di Roerich, che mostra i maestri invisibili e lo scrigno che contiene
 la pietra Chintamani con Orione nel cielo...

Un dettaglio troppo evidente  per essere trascurato...  e mi sono sempre chiesto cosa ci fosse in quella lucente cassettina. Al di là della sua connotazione simbolica, ho intuito l'esistenza di un oggetto reale, là nascosto, di cui Roerich probabilmente era a conoscenza. Un oggetto connesso a Shambhala.

Poi ho saputo dell'esistenza del "Dono di Orione", un frammento di un corpo celeste proveniente da quel sistema avente strane qualità... Poteri incredibili.

Conosciuta anche come "pietra Chintamani" ("pietra dei desideri" o "della speranza") di tanto in tanto emergeva da Shambhala alla superficie, generalmente in tempi chiave della storia umana. Dopo aver compiuto la sua missione, la misteriosa pietra veniva restituita al mondo intra-terrestre.

In un altro celebre dipinto di Nikolai, "Il Tesoro del Mondo", troviamo un ulteriore riferimento a Chintamani. Sulla tela si può osservare un puledro che trasporta un bauletto o una cassetta decorata, attraverso le montagne.


"World's Treasure" o "pietra Chintamani" di Nikolai Roerich - 1924

E il bagliore o il "fuoco" che ne deriva non potrebbe essere più esplicito riguardo alla sua natura soprannaturale. Forse è lo stesso che i Maestri proteggono sulla copertina di questo libro? Guardando l'opera originale di "Burning of Darkness", la somiglianza è più che sospetta.

Inoltre, con mia immensa sorpresa, ho notato nella sua pittura tanto apprezzata da me le stelle della cintura di Orione, come se tale costellazione accompagnasse la scena dei Maestri con il cofanetto.

Forse l'artista ci stava dicendo che il segreto del suo brillante contenuto andava ricercato in quelle stelle che servirono da ispirazione agli egizi per innalzare le loro famose piramidi.

Nel 1928, il Lama Talai-Pho-Brang chiese a Roerich se l'Occidente sapesse qualcosa sulla "grande pietra". Gli domandò anche se fosse al corrente da quale pianeta provenisse e chi possedesse quel tesoro.

La cosa più inquietante è che quella pietra od oggetto ricorda stranamente la versione medievale del Santo Graal dove nell'opera "Parsifal" questo viene descritto come uno smeraldo cadente dal cielo; similmente alla "dea Umiña" degli Incas (un'altra gemma smeraldo andata perduta e usata come  strumento per guarire le persone), oppure le stesse "pietre benben" utilizzate per "incoronare" le sommità delle piramidi di Giza che curiosamente puntano verso la Cintura di Orione. Tutto ciò non può essere frutto del caso.

Oggi comprendo che tutti questi appellativi designano un solo oggetto, fisico e reale, e che attualmente è custodito dalla Fratellanza Bianca. I lama dicono che è la massima luce risplendente dall'alto delle torri della mistica Shambhala. 

Probabilmente, rimane occultata in qualche segreta galleria sotterranea, sperduta in un'ipotetica quanto remota area del mondo. In ogni caso, la verità è che, proprio come dice la profezia, quell'oggetto – o ciò che rappresenta – deve apparire alla luce in un nuovo momento chiave per l'umanità. Forse molto presto.

Ma non è la pietra a cambiare le cose, bensì l'uso che se ne fa.




In quest'altro dipinto di Roerich, "Il Sacro" (1933), si può vedere l'interno di un santuario intra-terrestre, che il pittore russo forse conosceva, con grandi finestre e insegnanti che indossano vesti bianche. Il Mentore che presiede la cerimonia porta una tazza. Il Graal o la pietra di Orione? 

Secondo le nostre informazioni, Chintamani è un grande cristallo che all'arrivo sulla Terra si divise in tre piccoli frammenti. Questi pezzi viaggiano attraverso il mondo umano in momenti chiave.

La coppa in questo dipinto di Roerich sarebbe uno di quei tre pezzi, come i tre cerchi racchiusi in un cerchio più grande nell'ormai conosciuta "Bandiera della Pace". Naturalmente è un simbolo cosmico, come quello che segue altrettanto conosciuto, anch'esso con le tre sfere.


"La pietra bianca Chintamani" o "cavallo della felicità" di Nikolai Roerich - 1933

Roerich, che presumibilmente ebbe un frammento della pietra in suo possesso, lo avrebbe ridato ai suoi "proprietari" nel deserto del Gobi o nell'Altài*, lasciando molte chiavi di lettura e indizi importanti nei suoi quadri.

Un cammino che non solo ci conduce ad un mistero maggiore connesso al Mondo sotterraneo e ai suoi saggi Maestri, ma oserei dire che le sue pitture sono divenute una porta dimensionale che va oltre i "ritiri interiori" e il mistero di tale pietra.

Le sue tele sono dei veri specchi dell'anima: una porta verso noi stessi. Raffigurano anche delle autentiche "finestre dimensionali", intimamente legate al segreto della Fratellanza Bianca Universale.»

*Nota di Sebirblu

E a proposito di Altài, concludo con una bella immagine dell'autore di questo articolo, Ricardo Gonzàlez, che insieme a sua moglie ha evidenziato il logo della "Bandiera della Pace" di Roerich, proprio durante la spedizione ai piedi del Belukha, nel 2014. Ved. QUI.




Traduzione e cura di Sebirblu.blogspot.it