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mercoledì 13 novembre 2024

Putin: 'Assetto Nuovo' nel 'Momento della Verità'



Donald Trump  (14 giugno 1946)

Sebirblu, 12 novembre 2024

A qualche giorno dalla clamorosa rivincita di Donald Trump a 47° Presidente degli Stati Uniti d'America e a dieci anni dal discorso di Vladimir Putin al Valdaj, ved. QUI, pubblico i commenti delle parole pronunciate dal Capo del Cremlino ad opera di due valenti uomini: Alexander Dugin, politologo, filosofo e scrittore russo e Pepe Escobar, analista e giornalista geopolitico brasiliano: 

Putin, creatore di un nuovo tipo di Universo.
(Poi diventato "Il discorso di Putin al Valdaj è una profezia")

Il discorso di Vladimir Putin al convegno del Valdaj Club (in data 7 novembre 2024) è già divenuto storico senza la minima esagerazione. A suo tempo, quello di Winston Churchill segnò l'inizio della Guerra Fredda, passando alla Storia come un episodio in cui il leader di uno Stato descrisse l'avvenire dell'umanità, ma era un panorama di conflitto, di feroce competizione e di scontro tra due campi ideologici.

Oggi, invece, il nostro Presidente ha descritto un futuro prossimo molto diverso. L'architettura di un inedito ordine mondiale, o come ha precisato lui stesso, un nuovo Universo che le popolazioni dovranno edificare, elencando i parametri principali di tale compagine.

In primo luogo, la giustizia, il rispetto per le culture di ogni nazione, la democrazia reale e non immaginaria, la quale è il potere della maggioranza, e non, come viene interpretata dai moderni globalisti e liberali, lo strumento delle minoranze.

La democrazia autentica è la possibilità dei popoli di scegliere il proprio cammino nella Storia e nessuno ha il diritto di togliere loro questo diritto sovrano. (Cfr. QUI).

In secondo luogo, i valori tradizionali sono alla base della nuova creazione del mondo. È impossibile costruirlo sui presupposti adottati dai leader statunitensi che, grazie a Dio, sono stati sconfitti nella corsa elettorale.

Essi hanno insistito fino all'ultimo per cancellare l'essere umano, per cancellarne il genere e la famiglia, per sostituire l'uomo col nuovo umanesimo.

Questa non è per nulla un'utopia, ma ciò verso cui le figure del moderno Occidente collettivo stavano conducendo l'intera umanità. È a quest'ordine mondiale unipolare, basato sull'egemonia liberista, che Putin, il Capo dello Stato russo, ha espresso un chiaro "No".

Qualche tempo fa, quando parlò di multipolarismo, parecchi hanno pensato che si trattasse di parole emesse solo per descrivere la ragione per cui la Russia si opponeva all'Occidente. In realtà, si trattava di molto di più.

È una strategia basata sui valori tradizionali e sul rispetto delle diversità di tutte le culture e razze. Non è un piano concettuale che si dichiara "progressista" e su questa base impone i suoi principi al mondo intero.

È stato un discorso storico quello del Leader, non soltanto della Russia ma di tutto il pianeta e dell'intero genere umano. È molto importante che Vladimir Putin abbia sottolineato quanto il neoliberismo occidentale sia degenerato in una ideologia totalitaria.

Nel medesimo tempo, il nostro Presidente ha evidenziato che l'Occidente non è affatto il nostro avversario. Il vero nemico è l'Élite globalista, fanatica, intollerante, che impone all'umanità regole del tutto impensabili.



Vladimir Vladimirovič Putin (7 ottobre 1952)

È inoltre essenziale dire che questa dissertazione, probabilmente non spontanea ma preparata da tempo, sia già stata confermata da azioni concrete: il trionfale vertice dei BRICS a Kazan e la vittoria di Trump alle elezioni presidenziali statunitensi.

La scelta è stata fatta a favore dei valori tradizionali e contro la dittatura woke. Gli americani stessi si sono espressi contro la cricca neoliberista, dicendo: "Fuori"!

In questo contesto, il nostro Presidente e il suo odierno discorso di Valdaj appaiono semplicemente profetici. In più, Vladimir Putin non sta solo parlando, sta anche agendo, e una gran parte significativa, la più considerevole del suo piano, è già stata realizzata e il resto lo sarà sicuramente in futuro.

Sempre nella sua esposizione, il Capo dello Stato russo ha sottolineato che i globalisti (unicamente loro e non tutto l'Occidente, poiché ora dobbiamo imparare a scindere questi concetti  in quanto l'America di Trump non è quella  dei Biden,  degli Obama, dei Bush, dei Clinton e dei Soros) volevano abbattere la Russia, spezzarla, ma hanno fallito. Il tentativo di infliggerle una sconfitta strategica non è andato a buon fine, e non vi riuscirà nessuno, mai.

Negli ultimi decenni abbiamo già mostrato al mondo la nostra capacità di difendere i nostri ideali, i valori, il nostro stile di vita classico e la nostra opposizione all'agenda impostaci dalle élite liberali e globaliste.

Ma nelle situazioni difficili degli anni precedenti, quando non avevamo ancora fatto un passo avanti e non potevamo dimostrare la nostra fermezza di resistere in modo così persistente ed efficace alle pressioni della NATO, dei regimi oligarchici e dei loro satrapi, questi stessi pensieri, che oggi Vladimir Putin ha espresso in modo diretto e chiaro, venivano pronunciati con intonazioni leggermente diverse...



Aleksandr Gel'evič Dugin (7 gennaio 1962)

Alekandr Dugin conclude dicendo che oggi però "la Russia è diventata molto più forte e risoluta" e "dopo aver superato prove incredibili", dimostrerà che "l'idea degli ortodossi, di tutte le religioni tradizionali e dei popoli indigeni del Paese", aveva una ragion d'essere "in ogni fase del suo percorso di rinascita".

Essa, che per loro resta "l'unica Madrepatria", avrà il prestigioso ruolo di indirizzare l'umanità "verso un mondo più giusto, umano, equo ed esistenzialmente adeguato".

                                                                                                                Aleksandr Dugin

(La traduzione del testo è di Lorenzo Maria Pacini)

Pubblico un video esplicativo di quanto sta accadendo ora, con le parole di Arnaldo Vitangeli, dal suo canale "Il Puzzle":




Ed ecco come Putin delinea il "Momento della Verità", per Pepe Escobar:

«La performance del Presidente Putin in sessione plenaria Q&A (discorso + domande e risposte) all'incontro annuale del Valdaj Club a Sochi è sembrata un treno ad alta velocità con il cruise control.

Totalmente freddo, calmo, a suo agio, in piena padronanza di un 'Himalaya' di fatti, nessun leader politico ‒ del recente passato e del presente ‒ si sarebbe mai avvicinato a fornire una simile ampia e dettagliata visione del mondo, profondamente maturata in un quarto di secolo al più alto livello geopolitico.

Putin ha iniziato il suo discorso facendo riferimento alla rivoluzione d'ottobre 1917, tracciando un parallelo diretto con i nostri tempi turbolenti: "Il momento della verità sta arrivando". In un chiaro omaggio a Gramsci, ha affermato come un "ordine mondiale completamente nuovo" si stia "formando sotto i nostri occhi".

Il sottile riferimento al recente vertice BRICS di Kazan non poteva sfuggire alle menti critiche della Maggioranza Globale. Kazan è stata una testimonianza viva e vegeta del fatto che "il vecchio ordine sta irrevocabilmente scomparendo, si potrebbe dire che è già scomparso, e si sta svolgendo una lotta seria e inconciliabile per la formazione di un nuovo ordine.

Inconciliabile, innanzitutto, perché non si tratta nemmeno di una lotta per il potere o per l'influenza geopolitica, ma di uno scontro sui principi stessi su cui si costruiranno le relazioni tra Paesi e popoli nella prossima fase storica".

Nel modo più conciso possibile, questo dovrebbe essere considerato l'attuale quadro generale: non siamo impantanati in un riduttivo scontro di civiltà o nella "fine della Storia", che Putin ha definito "miope", ma stiamo affrontando uno scontro sistemico di principi fondamentali.

Il risultato definirà questo secolo ‒ probabilmente il secolo dell'Eurasia ‒ poiché "la dialettica della Storia continua".

Lo stesso Putin ha detto che nel corso delle sue parole si sarebbe lasciato andare a "cenni filosofici". In realtà è andato ben oltre la semplice confutazione di fallacie concettuali unilaterali, come "le élite occidentali pensano che il loro monopolio sia l'ultima tappa per l'umanità" e "il neoliberismo moderno è degenerato in un'ideologia totalitaria".

Riferendosi all'intelligenza artificiale (IA), ha chiesto retoricamente: "L'uomo resterà umano?". Ha elogiato la costruzione di una nuova architettura globale, che si muove verso uno scenario "polifonico" e "policentrico", dove la "massima rappresentanza" è fondamentale e i BRICS stanno "elaborando un approccio coordinato" basato sulla "uguaglianza sovrana".



Summit dei BRICS 2024, a Kazan, nella Russia europea centrale.

Sei principi per lo sviluppo sostenibile globale

La sovranità doveva essere uno dei temi predominanti nel corso del Valdaj Q&A. Putin ha ribadito che la Russia deve "sviluppare una propria IA suprema". Poiché gli algoritmi sono parziali e danno un potere enorme a pochissime grandi aziende che controllano Internet, è imperativo che ci siano "algoritmi sovrani".

Rispondendo ad una domanda sulla sicurezza eurasiatica e sugli Stati Uniti come potenza marittima dominante rispetto ad un'Eurasia multipolare, ha sottolineato il "consenso e il desiderio in essa di un movimento anti-egemonico", e non di una 'aggregazione' costituita "come un blocco".

È questo il fascino della "politica estera multivettoriale" dell'Eurasia, che implica "maggiore indipendenza politica". Un esempio chiave di "armonizzazione degli interessi",  ha sottolineato Putin,  è il partenariato Russia-Cina, ed è anche questo che "ha portato al successo dei BRICS".

Confrontando "l'incapacità dell'Europa di stabilire un sistema di 'indivisibilità della sicurezza' e di 'superare la politica dei blocchi', la stessa ha invece optato per la vasta espansione della NATO".

"Dopo il termine della Guerra Fredda c'è stata l'opportunità di superare tale politica divisoria. Ma gli Stati Uniti avevano paura di perdere il territorio europeo. Così hanno installato quasi una dipendenza coloniale. Onestamente non me lo aspettavo".

Successivamente Putin ha introdotto un'affascinante esperienza personale riferendosi ad una conversazione ‒ in lingua tedesca ‒ con l'ex cancelliere Helmut Kohl nel 1993, quando questi disse apertamente che "il futuro dell'Europa" era legato alla Russia.

Ma tutto ciò ha finito per portare al "problema più importante del nostro continente eurasiatico, quello principale tra la Russia e i Paesi europei: la carenza di fiducia [...]

Quando ci dicono che «abbiamo firmato gli accordi di Minsk sull'Ucraina solo per dare ad essa l'opportunità di riarmarsi, e non avevamo intenzione di risolvere questo conflitto in modo pacifico», di che tipo di fiducia possiamo parlare? [...]

Avete dichiarato pubblicamente che ci avete ingannato! Ci avete mentito e ci avete imbrogliato! Che tipo di fiducia è questa? Dobbiamo tornare ad un'autentica fiducia reciproca".

Putin ha poi aggiunto che l'Europa dovrebbe prendere in considerazione l'idea di diventare  una  parte  integrante  del  concetto  cinese  che discende dalla sua filosofia per la quale essi "non cercano di dominare". Con brio, ha sottolineato che il progetto di commercio e connettività geoeconomico cinese dovrebbe essere interpretato come una cintura, una via comune.

E questo si estrapola dall'Asia centrale, con tutte quelle nazioni "molto giovani nella loro statualità" interessate ad uno "sviluppo stabile". Per la Russia e la Cina, non v'è "concorrenza" nell'Heartland (ved. QUI; ndr): "abbiamo solo cooperazione".




Il Leader russo ha nuovamente enumerato quelli che considera i 6 principi chiave per lo sviluppo sostenibile globale:

apertura dell'interazione (che implica l'assenza di "barriere artificiali"); diversità ("un modello di un Paese o di una parte relativamente piccola di esso non dovrebbe essere imposto come qualcosa di universale"); massima rappresentatività; sicurezza per tutti senza eccezioni; giustizia per tutti (cancellando "il divario tra il 'miliardo d'oro' e il resto dell'umanità); eguaglianza.

"Creiamo civiltà, non guerre"

Per quanto riguarda l'Ucraina, questa è stata la citazione più importante: "Se non c'è neutralità, allora è difficile immaginare qualsiasi tipo di relazioni di buon vicinato tra Russia e Ucraina".

In poche parole: Mosca è pronta a negoziare, ma sulla base dei fatti sul campo di battaglia e di quanto concordato ad Istanbul nell'aprile 2022.

Questo può essere interpretato come un messaggio diretto al Presidente Trump, al quale la porta è aperta: "La Russia non ha danneggiato le sue relazioni con gli Stati Uniti ed è pronta al loro ripristino, ma la palla è nel campo degli americani".

Putin sui presidenti americani (ne ha incontrati diversi) ha detto: "Sono tutte persone interessanti". Su Trump: "Il suo comportamento quando c'è stato un attentato alla sua vita mi ha colpito. È una persona coraggiosa. Si è comportato in modo valoroso". Sulla porta aperta: "Qualunque cosa faccia sta a lui decidere". Poi si è congratulato per la sua rielezione, in forma ufficiale.

Il dialogo potrebbe essere avviato: "Siamo disposti a parlare con Trump".

Il Capo del Cremlino ha inoltre esaltato le relazioni sino-russe, nell'ambito del loro partenariato strategico, come "al livello più alto della Storia moderna". Si è anche vantato del proprio rapporto personale con Xi Jinping. Questo ha spianato la strada alla vera catastrofe allorché si parla di Stati Uniti, Russia e Cina: "Se gli USA avessero scelto una cooperazione trilaterale invece di una doppia tensione, tutti avrebbero vinto".




Un'eccellente domanda dell'economista brasiliano Paulo Nogueira Batista Jr. ‒ ex vicepresidente della NDB, la banca dei BRICS ‒ ha portato Putin a chiarire la propria posizione sulla de-dollarizzazione. Egli ha dichiarato apertamente che "il mio ruolo è quello di veder nascere idee che poi proporremo ai nostri partner".

L'obiettivo principale è "proporre di creare una nuova piattaforma di investimento che utilizzi i pagamenti elettronici". Questo si rivolgerà ai "mercati più promettenti" del prossimo futuro ‒ Asia meridionale, Africa, parti dell'America Latina: "Avranno bisogno di investimenti, di tecnologie". E "strumenti indipendenti dall'inflazione", con una regolamentazione "attraverso le banche centrali e la NDB".

Abbiamo concordato di avere un gruppo di lavoro che si riunisca regolarmente a livello governativo. Non abbiamo fretta".

Ciò mette fine a qualsiasi illazione di un'immediata bomba finanziaria dei BRICS, anche se "i due terzi del nostro commercio sono effettuati in divise nazionali" e tra le Nazioni connesse le cifre sono ugualmente elevate.

Il ponte fra gli Stati-membri sarà presto testato. Quanto alla creazione di una moneta unica, essa è "prematura. Dobbiamo pervenire ad una più grande integrazione delle economie, aumentare la loro qualità ad un certo livello, compatibile".

Poi, il comunicato a sorpresa: "Noi non abbiamo mai voluto abbandonare il dollaro!". Questo spiega perfettamente bene la visuale di Putin sulla de-dollarizzazione: "stanno distruggendo con le loro proprie mani il potere della loro moneta".

Quanto sopra è solo un esempio dell'ampiezza e del respiro dei temi affrontati dal Presidente durante il Valdaj Q&A. Il Forum stesso ha offerto preziose pepite in tutto lo spettro.

Alcuni partecipanti hanno ravvisato ‒ a giusto titolo ‒ l'assenza della "maggioranza della maggioranza": i giovani e le donne. Gli africani sono rimasti impressionati dallo "spirito vivo della burocrazia russa".

Secondo una chiara visione della Cina: "i cinesi non nuotano controcorrente, ma attraversano il fiume e raggiungono l'altra sponda". C'è stato un consenso quasi unanime sul fatto che lo sviluppo dovrebbe essere "basato sui diversi valori culturali delle civiltà" che, invero, è il punto di vista dello stesso Putin. Imperativo è anche il "bisogno di autorità comune" tra i Paesi del Sud del mondo.

Un'intuizione greca è stata particolarmente forte quando si parla di approccio civico alla politica: "Le civiltà non si scontrano. Gli Stati sì". Da qui il nuovo ‒ ludico ‒ motto che potrebbe guidare non solo i BRICS ma l'intera maggioranza planetaria: "Creare delle civiltà, non le guerre".»

                                                                                                                            Pepe Escobar

Pubblicato su Sputnik International
Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Qui, l'intervento integrale del Presidente Putin al convegno del Valdaj con l'ottima traduzione, in contemporanea, di Mark Bernardini.




Chiosa di Sebirblu

Il tema di quest'anno per il simposio di Sotchi era: "L'ultima pace: su quali basi? Sicurezza generale e pari opportunità di sviluppo nel 21° secolo".

Spero proprio che questo titolo non abbia nulla a che vedere con la frase di San Paolo in 1Tessalonicesi 5, 3: ..."e quando diranno pace e sicurezza, all'improvviso una gran rovina verrà loro addosso, come le doglie ad una donna incinta, e non scamperanno affatto."

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti: QUI e QUI

martedì 1 ottobre 2024

Un po' di Storia per esser meno Miopi e Tendenziosi

 


Sebirblu, 29 settembre 2024

In questo giorno che sta per finire, nel quale viene celebrato il culto a San Michele Arcangelo, accomunato dal 1969, nel nuovo calendario liturgico del post-Concilio Vaticano II, agli altri due "Astri" San Gabriele e San Raffaele, riporto un interessante articolo comparso sul sito «Catholic Herald» perché può essere utile a comprendere meglio ciò che sta accadendo ora non solo in Europa con il conflitto in corso, ma anche nel vicino Medio-Oriente.

Possa il grande Guerriero di Dio con le sue Milizie Celesti intercedere per noi e per l'intera umanità, in balia di questi pazzi scatenati che pretendono di governare il mondo escludendo l'Altissimo dalla loro vita e, di fatto, far precipitare gli abitanti della Terra in un baratro senza fondo.




Comprendere la visione del mondo cristiano ortodosso
che motiva Vladimir Putin nella guerra contro l'Ucraina.

Sembra un momento opportuno, se non vitale, per cercare di guardare oltre la ristretta analisi della terribile guerra in Ucraina fornita dalla stragrande maggioranza dei nostri funzionari politici e dei media mainstream, data l'attuale confluenza di eventi correlati e significativi che si verificano tutti nello stesso periodo.

Il presidente ucraino  Volodymyr Zelensky  è appena stato in visita  negli Stati Uniti per ottenere ulteriore sostegno militare per il suo Paese assediato – compresa la possibilità di lanciare missili occidentali in profondità nella Russia (permesso che non ha ottenuto; ndt) – mentre il presidente Vladimir Putin avverte ancora una volta che l'opzione nucleare non è fuori discussione se la Nazione si sente sufficientemente minacciata, e il candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump afferma che se diventerà il prossimo presidente degli Stati Uniti porrà fine alla guerra in Ucraina.

Una decina di anni fa, un popolare documentario trasmesso in prima serata dalla televisione di Stato richiamava l'attenzione sulle lezioni che la Russia avrebbe tratto dal declino di Bisanzio. Era da Bisanzio che i missionari avevano portato la fede ortodossa in tale Paese nel X secolo, ed era agli imperatori bizantini che gli zar di Russia avevano fatto risalire la loro linea di discendenza, fino a Costantino il Grande.

Il film storico "La Caduta di un Impero. Le lezioni di Bisanzio" ha sostenuto che le fondamenta del sistema bancario dell'Occidente moderno derivano dal saccheggio di Costantinopoli da parte della Quarta Crociata nel 1204 e che un fattore significativo del crollo finale dell'Impero è stato il suo impoverimento da parte di rapaci oligarchi occidentali attraverso lo sfruttamento aggressivo delle concessioni commerciali offerte loro nel 1082 da un imperatore bizantino in difficoltà economiche.

Il sacco di Costantinopoli del 1204 rimane saldamente impresso nella coscienza dell'Oriente ortodosso, in parte perché indebolì Bisanzio al punto che il suo tracollo divenne inevitabile, causando lo spostamento gravitazionale del cristianesimo verso ovest, ma anche per la barbara ferocia dei crociati, che saccheggiarono Costantinopoli in un modo che persino i Vandali e i Goti avrebbero trovato sgradevole.

Anche se i Bizantini, poi, si ripresero tutta la città, strappandola ai Crociati nel 1261, l'incapacità collettiva dell'Occidente di onorare l'accordo stipulato con gli stessi Bizantini al Concilio di Firenze del 1449 e di fornire loro assistenza militare contro l'avanzata delle armate di Mehmet, il Conquistatore, fu un ulteriore elemento che contribuì alla rovina ultima di Costantinopoli in mano agli Ottomani nel 1453.

Una particolare fonte di scandalo per l'Oriente ortodosso è che i Crociati fossero impegnati in una Guerra Santa. Il concetto di "guerra santa" non è mai stato accettato da quei fedeli, ed è per questo che il sostegno del Patriarca Kyrill all'«invasione russa» dell'Ucraina viene così contrastato all'interno della corrente tradizionalista.




In Occidente, invece, almeno dai tempi di Sant'Agostino e della sua Teoria della "Guerra Giusta", poi ampliata da San Tommaso d'Aquino nella Summa Theologica, si accetta da tempo il fatto che esistano circostanze per cui lo scontro possa essere giustificato: ad esempio se il conflitto debba essere combattuto per il "bene comune".

I Bizantini evitavano la guerra il più possibile, affidandosi invece alla diplomazia ed anche all'uso della corruzione pur di raggiungere i loro obiettivi di politica estera. Tuttavia, accettarono pure che ci fossero frangenti in cui l'«oikoumene» – ossia la gerarchia ordinata di Stati cristiani ortodossi subordinati e legati da una comune fedeltà all'imperatore di Bisanzio – potesse ricorrere alla forza armata per proteggere l'integrità del proprio popolo.

È importantissimo notare che, per essi, l'Impero non esisteva per scopi di profitto materiale o di "progresso" politico e sociale, ma piuttosto per fornire le condizioni materiali di base all'interno delle quali i sudditi dell'Imperatore potessero perseguire il loro unico, supremo dovere e scopo nella vita: la ricerca della deificazione (theosis), o unione con Dio. Questa ricerca richiedeva che l'uomo fosse in grado di dominare se stesso fino a cessare di essere una "creatura dell'appetito".

I Bizantini credevano fermamente che uno dei più sacri doveri dell'Imperatore fosse quello di comportarsi come katechon, "colui che trattiene" (2 Tessalonicesi 2, 6-7), un concetto biblico sviluppato dagli stessi in una filosofia politica, secondo la quale il dovere primario del massimo esponente del governo consisteva  nell'agire come freno all'ascesa dell'Anticristo.

Qualsiasi seria minaccia alla vita dell'Impero, fintanto che questo era guidato da un Imperatore consapevole del suo dovere di "fare da baluardo", sollevava, secondo i cittadini, la possibilità della vittoria del Nemico e simulatore del Cristo.

Il presidente russo Vladimir Putin viene equiparato da tanti nel mondo ortodosso ad un katechon del XXI secolo, una visione ovviamente molto diversa da quella che prevale nei circoli decisionali in Occidente e tra i nostri media.

Nonostante le recenti affermazioni di vari organi di stampa occidentali secondo i quali Putin si diletterebbe nell'«occulto» e amerebbe discutere di politica sulle armi nucleari con «sciamani mongoli» – come è stato descritto in un recente articolo del quotidiano britannico The Timesè innegabile che il Presidente sia un cristiano ortodosso russo praticante, che frequenta regolarmente la Divina Liturgia e si fa guidare da direttori spirituali cristiani, noti come starets, nonché dal suo confessore padre Tikhon Shevkunov, che ha diretto pure il film menzionato sopra: "La Caduta di un Impero". 

Così, come in parecchi nel mondo ortodosso ritengono che per indebolire l'Impero bizantino – e massimizzarne i profitti – l'Occidente tardo-medievale abbia fomentato la separazione della Serbia e della Bulgaria dal medesimo, similmente, intorno al 2004, il grande scrittore russo Alexander Solzhenitsyn avvertì Vladimir Putin che l'Occidente neoliberale guidato dagli Stati Uniti avrebbe avviato lo smembramento della Russia incoraggiando la sua "balcanizzazione". (Ved. QUI; ndt).


Solzhenitsyn e Putin il 12 giugno 2007


Il grande pensatore affermava che questa politica sarebbe stata giustificata in nome del "progresso" liberale, incoraggiando i "diritti" delle parti costitutive dell'Impero russo ad esercitare il principio di autodeterminazione, e a staccarsi sottraendosi alla sua influenza.

In realtà, secondo alcuni, la disgregazione della Russia non avrebbe nulla a che fare con degli alti principi morali, e con l'indebolimento della sua sovranità per aprirla invece allo sfruttamento mercantile di interessi esterni.

Alexander Solzhenitsyn, inizialmente ateo e in seguito cristiano ortodosso, si collocò all'interno della tradizione "slavofila" degli intellettuali russi, la cui convinzione principale era che il loro popolo rientrasse in una speciale elezione da "destino unico" agendo da catalizzatore per la trasformazione spirituale del mondo. (Cfr. QUI, QUI e QUI; ndt). 

Gran parte della ragione di questa antica credenza deriva dallo "status" di confine tra Oriente e Occidente, a lungo ritenuto come un preliminare necessario per l'emergere di una nuova civiltà.

Le persone occidentali "sofisticate", naturalmente, si fan beffe dell'idea che un popolo abbia un "destino unico donato da Dio", ma molti dei più grandi intellettuali partoriti dalla Russia, tra cui, ad esempio, Fëdor M. Dostoevskij e Vladimir S. Solov'ëv, hanno aderito pienamente alla visione che la fa portatrice di una missione divina.

Se una etnia pensa di discendere da Dio ‒ e non tanto dalle scimmie ‒ non c'è da stupirsi se crede di avere un compito superiore da compiere nella vita.

Gli "slavofili" del '700 e '800 erano particolarmente impegnati nel problema di come rispondere nel modo migliore alle idee condizionate dall'Illuminismo che iniziarono a penetrare nel loro paese provenienti dall'Occidente.

Essi credevano fermamente che la propria fede ortodossa fosse una interpretazione del cristianesimo più puro e spiritualmente molto più nobile rispetto alle versioni occidentalizzate, e che la "madre Russia", seppur alla fine del 1800 non fosse ancora del tutto industrializzata, avesse una posizione prevalente di forza.

Ciò,  in conseguenza  della sua condizione unica  di paese cristiano  situato al confine  tra Est ed Ovest e alla possibilità di imparare dagli errori commessi da quest'ultimo durante il processo di rapida ascesa tecnologica che, secondo gli "slavofili", aveva portato ad una degradazione del carattere, dell'intelligenza e della creatività europei.

I cultori dello slavofilismo non erano imperialisti, anzi erano probabilmente più vicini agli hippy e agli eco-guerrieri dei nostri giorni. Molti, se non la maggior parte, erano come Alexei Khomiakov che aveva prestato servizio nella Guardia dell'Impero, gentiluomini di campagna dall'animo elevato, nutriti dalle tradizioni ascetiche della loro fede ortodossa, con un profondo amore e rispetto per quello che consideravano il carattere esemplare dei contadini russi.



Alexei Khomiakov (1804 ‒ 1860) autoritratto ‒ poeta, filosofo e teologo,
era tra i maggiori teorici del movimento slavofilo.

Questi intellettuali erano assolutamente determinati a resistere a qualsiasi tentativo di occidentalizzazione della Russia. Alexei Khomiakov, ad esempio, era famoso per indossare un caftano quando visitava il suo club a Mosca, anziché il classico cappotto europeo che Pietro il Grande aveva ordinato alla nobiltà come parte dei suoi sforzi per "modernizzare" la nazione.

La loro ottica era quella di una Russia transnazionale e decentrata, basata su un sistema di repubbliche di villaggio (un po' come la visione di Gandhi per un'India post‒indipendenza) tenute insieme da una guida a figura paterna, lo zar autocrate, protettore della fede ortodossa, spiritualmente legato al servizio del suo popolo attraverso l'atto di unzione solenne, nel momento della sua incoronazione.

La visuale slavofila del mondo, dunque, era quella di una fratellanza universale dell'uomo, come delineò in modo eloquente Dostoevskij nel suo famoso "Discorso di Puškin".

Si dice che quando Solzhenitsyn incontrò Putin nel 2000, ci fu uno scambio di vedute sul modo migliore per ricostruire la Russia, anche se si mormora che il filosofo, in seguito, espresse disappunto per l'incapacità del Presidente di dare la giusta priorità alle azioni mirate a prevenire l'imminente catastrofe ecologica.

Putin, da parte sua, fu particolarmente colpito dall'attenzione dello scrittore per quella che chiamò «la grande catastrofe degli anni '90», un modo per descrivere che dopo la caduta dell'Unione Sovietica 25 milioni di russi si erano improvvisamente trovati fuori dalla loro patria.

La domanda che Solzhenitsyn riteneva che i russi dovessero porsi era: "Il nostro popolo sarà o non sarà?". Egli pensava, infatti, che i suoi compatrioti non fossero tanto un'identità etnica quanto un'unica e sola coscienza, e che un qualsivoglia loro smembramento,  come  ad  esempio  la divisione  delle  genti  slave,  avrebbe  portato alla morte definitiva dello spirito russo, con tutti gli effetti negativi che tale perdita avrebbe causato al mondo intero.

Alla luce di tutto ciò, non è irragionevole comprendere l'«operazione speciale» di Vladimir Putin in Ucraina [luogo in cui il popolo ruteno (da Ruthenia = Ucraina; ndt) è rimasto unito sin dal principio nella fede cristiana] per tentare di proteggere la particolare coscienza spirituale della Russia, che Solzhenitsyn reputava destinata ad appassire e a morire se i leader russi ne avessero permesso la disgregazione.

Nota mia

[Qui mi inserisco perché, forse a motivo del sito americano per cui scrive l'autore, e per giunta di stampo cristiano, egli non si è sentito di sbilanciarsi troppo sul motivo dell'intervento, definito dai media "in modo piuttosto spiccio" invasione o, peggio ancora, aggressione di Putin al territorio ucraino, il 24 febbraio 2022.

Mark Jenkins, infatti, non ha menzionato per nulla gli accordi non rispettati di Minsk (ved. QUI)  né  le continue provocazioni  inflitte alla Russia,  negli anni precedenti, da parte della politica statunitense e della NATO per indurla a reagire dopo i circa 16.000 morti e quasi 2 milioni di profughi di cittadini ucraini, residenti nella regione del Donbass, assolutamente russofoni.

Suggerisco di leggere QUI, le serie e profonde ragioni della drastica decisione del presidente Putin, a seguito del colpo di stato avvenuto nel 2014, descritto anche da me QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUIQUI e QUI che, dopo questa breve e doverosa digressione, lascio il campo al proseguo dell'articolo in corso; ndt].



Espansione della NATO dal 1949 al 2024. Ved. QUI 

Il drammaturgo francese Honoré de Balzac disse che "dietro ogni fortuna c'è un crimine". Una delle giustificazioni per l'autocrazia bizantina era che essa doveva fungere da controllo contro il tipo di corruzione oligarchica che aveva contribuito al crollo della Roma pagana.

Sebbene l'aristocrazia russa fosse invisa da molti per essersi lasciata occidentalizzare fortemente, diversi suoi esponenti usavano sempre la propria lingua per relazionarsi con i rispettivi servitori, e c'era un legame assai stretto fra contadini e possidenti.

Era stato  lo zar  Alessandro II,  ad esempio,  ad imporre  la  emancipazione  dei  servi della gleba (ved. QUI) ed era a tali sovrani che questi si rivolgevano espressamente allorché sentivano che i loro diritti venivano conculcati dalle élite governative di San Pietroburgo.


"Servi della gleba" in Russia, di autore anonimo

(Cambiando tema l'autore continua)... Uno degli argomenti della campagna elettorale che precede le elezioni presidenziali statunitensi del prossimo novembre è la diffusa sfiducia nei confronti di quella che il Presidente Donald Trump ha definito la "palude di Washington", e che Robert F. Kennedy Jr. ritiene sia stata pervasa dalla corruzione imprenditoriale e abbia poi causato innumerevoli danni alla salute fisica e ambientale degli Stati Uniti.

Allo stesso tempo, il candidato alla vicepresidenza JD Vance è noto per essere stato coinvolto in conversazioni sul fatto che il perseguimento della crescita economica da parte dell'America, pietra miliare del profitto aziendale, sia davvero favorevole alla salute della nazione.

Se i repubblicani vinceranno le prossime elezioni potrebbe emergere un forte grado di sinergia tra le politiche anti-establishment del Presidente Trump, del Vicepresidente Vance, di John F. Kennedy Jr e del Presidente Putin, tutti portatori di una profonda diffidenza nei confronti delle potenti élite oligarchiche globali – i tipi di personaggi che hanno messo in ginocchio sia Bisanzio, nel tardo Medioevo, che la Russia negli anni Novanta. 

E le stesse, come sostengono alcuni negli Stati Uniti, spinte da una fede illusoria nei falsi dei della crescita economica e del "progresso" umano, sono più che capaci di mettere in ginocchio l'America. (E non solo questa, ma l'intera umanità, con l'aiuto di Satana, come stiamo vedendo e sperimentando, purtroppo, da quasi cinque anni a questa parte; ndt).

Mark Jenkins

Chiosa di Sebirblu

Concludo esponendo ciò che disse ai giornalisti Benedetto XVI su Vladimir Putin, dopo una visita ufficiale di questi alla Santa Sede:

«L'incontro con Putin è stato interessante. Abbiamo parlato tedesco, lo conosce perfettamente. Non abbiamo fatto discorsi profondi, ma credo che egli – uomo di potere – sia toccato dalla necessità della fede. È un realista.

Vede che la Russia soffre per la distruzione della morale. Anche come patriota, come persona che vuole riportarla al ruolo di grande potenza, capisce che la distruzione del cristianesimo minaccia di distruggerla. Si rende conto che l'uomo ha bisogno di Dio e ne è certo intimamente toccato.»


Traduzione e cura di Sebirblu.blogspot.it


martedì 23 aprile 2024

Il nesso tra Iperborea, Russia e battaglia finale.

 
"Iperborea" di Vsevolod Borisovich Ivanov 

Sebirblu, 22 aprile 2024

Prima di esporre l'interessante tema del messaggio che giunge dal Cielo, tramite una mistica di nome Martha riguardo a certe terre ora innominabili per talune ragioni pretestuose, espongo come prefazione quanto segue:

«Il limite che si può dare all'evoluzione delle razze, concernente l'esplorazione delle origini, cade nel punto in cui gli abitanti dell'antica Iperborea dovettero abbandonare la propria sede artica a ondate successive, seguendo itinerari diversi, per via del congelamento che rese quelle latitudini inabitabili.

I ricordi di quell'area, conservati nelle tradizioni di tutti i popoli nella forma di vari miti ove essa appare sempre come la "terra del sole", il continente "dello splendore", "la terra sacra del Dio della Luce", e così via, sono già abbastanza eloquenti.

Nei tanti luoghi in cui iniziarono le migrazioni nordiche, l'etnia iperborea poteva considerarsi, fra tutte, quella superiore, la super-razza, riflettente nella sua estrema purezza quella dello Spirito.

Sembra che tutti gli altri ceppi umani esistenti sulla Terra in quel periodo, nel suo complesso, si presentassero come "razze di natura", o "razze animalesche". (Julius Evola, da "La Razza Iperborea e le sue Ramificazioni").»


"Dea di Iperborea" di Vsevolod Borisovich Ivanov

Questa premessa si è mostrata necessaria in quanto diversi esperti e studiosi dediti all'etnologia sostengono che gran parte del popolo russo abbia le sue radici in quella che fu nell'antichità la mitica Iperborea.

Dice Alex Mèga QUI, professore di Diritto e Storia all'Università statale della Florida:

«Iperborea è considerata la culla di tutte le civiltà. 14.000 anni fa, a causa delle inondazioni e del raffreddamento regionale, gli Iperborei furono costretti a montare sui loro mammut e a migrare verso sud.

Una parte di loro rimase nel territorio dell'attuale Russia europea e Siberia e fondò lo Stato ariano russo, la cui missione era portare la luce, il bene e la saggezza divina al resto del mondo.

Altri migrarono più a sud, dove fondarono la civiltà egizia, quella sumera e tutte le altre, e insegnarono agli egiziani come costruire le piramidi.

Secondo un certo Valery Chudinov, i cui libri sono stati pubblicati in lingua russa in centinaia di migliaia di copie, tutti i testi dell'antico Egitto conosciuti sono in realtà scritti con rune russe modificate in russo moderno, e lui è l'unico che le sa leggere correttamente.

Questo sistema di scrittura, essendo il più antico del mondo, ha le sue origini nelle rune iperboree (ariane). Queste, rinvenute sul territorio della Russia, a Kostenki (vicino alla città di Voronezh), sono datate al 40.000 ‒ 50.000 a.C.

È interessante notare che una delle lettere di tale alfabeto russo-ariano è la svastica. Alla fine, i Fenici e gli antichi ebrei presero in prestito lo stesso alfabeto per usarlo nella loro cultura "primitiva".

Chudinov si spinge a suggerire che gli iperborei, ossia gli antenati del popolo russo, siano stati di origine aliena, provenienti da un altro pianeta in quanto troppo avanzati per formare una civiltà di terrestri.

Va considerato pure che queste idee non dovrebbero essere completamente ignorate, perché presentano fenomeni socio-culturali propri: migliaia e migliaia di russi, molti dei quali hanno un dottorato, credono fortemente in esse che, in una certa misura, definiscono perfettamente la percezione attuale del loro popolo.»


"Esodo degli Iperborei coi mammuth" di Vsevolod Borisovich Ivanov 

Maggiori chiarimenti sono giunti dall'Alto, dalla stessa fonte menzionata all'inizio e sintetizzata con parole mie:

‒ Dopo le grandi mutazioni, come la scomparsa di Lemuria e di Atantide, gli ultimi iperborei rimasti decisero di manifestarsi telepaticamente a diversi pensatori russi, in funzione delle singole affinità intellettuali, con l'obiettivo di stabilire e migliorare la loro evoluzione.

Molti di loro decisero anche di ridiscendere e nascere in terra russa per trasmettere a tutti una vita pacifica, armoniosa e felice, ma soprattutto spirituale.

Ecco perché quel territorio immenso è noto per la presenza degli "starets", uomini saggi e illuminati che possono essere sia monaci eremiti che semplici contadini dotati di particolari carismi.


"Starets" di Vsevolod Borisovich Ivanov

Senza contare gli innumerevoli artisti, scrittori, scienziati e molto altro che si sono distinti per le loro opere geniali:

«La Russia ci ha regalato Dostojevsky, Tolstoj, Čjajkovškj, Kandinski, Tamara de Lempička; ha mandato il primo uomo e la prima donna nello spazio; ha inventato le gru, i carrelli elevatori, gli ascensori, i pannelli solari, il laser, il maser, le antenne, il cavo coassiale e telefonico, gli aerei a reazione, i razzi interplanetari, le sonde spaziali, le stazioni orbitanti, i veicoli lunari; ha ideato anche la TAC, la risonanza magnetica, l'ecografia, l'ECG, i tutori ossei, e tante altre cose utili. (Cfr. QUI; ndr).

Infine, a questo lungo elenco vanno aggiunti i droni e i kalašnikov, ma noi e i cinesi abbiamo prodotto di peggio... (da un commento scritto QUI, di Valentina Vlahović ‒ ricercatrice, giornalista free lance presso l'Università di Nizza).»


"Rituali di Iperborea" di Vsevolod Borisovich Ivanov 

Ecco dunque il recente messaggio annunciato e da me tradotto in modalità libera.

Lo spirito indistruttibile della Russia

«Come potete vedere, le marionette del "Governo Ombra" stanno cercando di giocare l'ultima loro carta innescando un conflitto totale sul continente europeo (e sull'intero globo; ndt).

Perché lo fanno? Perché il precedente esperimento di asservire il genere umano tramite l'inoculazione obbligatoria planetaria non ha prodotto i risultati sperati. Una sezione notevole della popolazione terrestre, pressoché il trenta per cento, è riuscita lo stesso a difendere il proprio diritto ad una vita libera.

Anche il loro programma sul clima e sull'alimentazione si è arenato, specialmente negli ultimi mesi, quando gli agricoltori hanno inscenato proteste di massa contro i governi mondialisti.

E adesso, tra le mani dei criminali, che si sono posti alla sommità del potere nelle principali nazioni del mondo, resta l'ultimo "asso nella manica": il tentativo di scatenare una Terza Guerra Mondiale, per la quale stanno cercando di provocare la Federazione russa in ogni modo possibile.

Ecco il motivo per cui il presente anno segnerà una svolta nella storia del vostro pianeta e, come già è accaduto diverse altre volte, la Russia vi dovrà svolgere un ruolo decisivo. (Ved. QUI; ndt).

Perché questo Paese suscita tanto odio tra i globalisti e i loro sostenitori al potere?

Principalmente perché, da tempi immemorabili, la mentalità del suo popolo differisce molto da quella dei residenti di altre nazioni. Il termine "Santa Russia" non è nato a caso. È lì che l'energia di Iperborea, una tra le civiltà più spiritualmente evolute, è stata preservata.

Quel continente posto al centro del circolo polare Artico era una terra all'estremo nord del mondo conosciuto, così remota da essere considerata "al di là del Vento del Nord" ("Borea" ne era il dio, e da questi l'isola assunse il nome). Era la patria di una razza conosciuta come leggendaria: gli Iperborei appunto, che veneravano Apollo, il dio del sole.

Si è sempre immaginato che fosse un paradiso terrestre di abbondanza ed eterna giovinezza, ma questa terra lontana era così inaccessibile ai comuni mortali che i Greci nutrivano la convinzione che solo gli eroi semi-divini come Ercole fossero in grado di visitarla.

Così ne scrisse Pindaro, il poeta greco: "Quel popolo sacro non conosce malattia o vecchiaia; senza fatica o battaglie vive lontano dalla paura".


Borea, il dio del Vento del Nord

E malgrado il fatto che, nel corso dei secoli, nemici esterni ed interni abbiano tentato di distruggerla, Iperborea, idealmente, continua a portare il suo "gene" spirituale indistruttibile, proprio come i puri esseri umani conservano in sé l'ardore della Scintilla divina, anche nelle prove più difficili della vita.

Ora, e potete constatarlo coi vostri occhi, solo la Russia, nel mezzo dell'oscurantismo generale e di ogni sorta di perversioni, continua a preservare i valori etici tradizionali insiti nella gente, non soltanto a livello quotidiano, ma anche a quello di Stato.

E questo, nonostante i mondialisti siano riusciti a lanciare i loro "tentacoli" nel Paese, facendo sì che molte delle loro marionette arrivassero alle strutture di potere.

Oggi, sta manifestandosi il termine di una crisi esistenziale su tutti i piani della vita, in cui ciascuno deve decidere in quale luogo e con chi vuole andare: nell'«abisso» morale e fisico, dove i globalisti cercano di condurlo, o scegliere una nuova esistenza basata sui valori umani universali, eterni ed immutabili.

È esattamente la voce che la Russia propone ormai a tutta l'umanità: edificare delle relazioni basate sulla pace, l'unità, l'uguaglianza e la fraternità, tenendo conto e rispettando gli interessi di ciascun paese.

È per questo che quanti professano una "fede" del tutto diversa, basata sul principio del "divide et impera", stanno cercando di distruggerla.

E poiché questa grande battaglia tra Luce e Tenebre si svolge nel contesto del passaggio del vostro pianeta nella quinta dimensione, il suo esito è predeterminato: in ogni caso la Luce vincerà, ed ora la sola domanda è di sapere a quale prezzo gli abitanti della Terra dovranno pagare questa vittoria.

Le Forze oscure stanno facendo di tutto per evitare che si stabilisca una connessione con la parte più elevata dell'uomo: il suo Spirito. Sperano che il collegamento sia interrotto in modo permanente o che il suo segnale sia il più debole possibile.

Questi esseri diabolici cercano deliberatamente di danneggiare il DNA umano che funge da antenna ricevente per l'Io superiore.

Ecco perché tali Forze promuovono la calcificazione della ghiandola pineale mediante il fluoro nell'acqua potabile, le reti 5G, le scie chimiche, le tossine nascoste negli alimenti, la promozione dell'uso eccessivo dei telefoni cellulari, ecc. (Ved. QUI; ndt).




Tutto ciò mina la vostra naturale mente creativa e vi sommerge con notizie imprecise, inutili e false. Questo processo ha ormai infettato l'intera sfera mediatica attraverso informazioni e pubblicità tossiche. Vi vengono imposti obiettivi senza senso. La povertà e la carestia vi minacciano.

Questa compagine vi costringe a volgere la vostra attenzione su problemi esistenziali e vi distrae dal "risvegliarvi", dal pensare in modo critico e dallo scorgere i fatti che accadono intorno a voi, collocandoli nel loro vero contesto.

Quando le persone sono connesse al loro Spirito, o Io superiore, agiscono ascoltando la coscienza, la Voce di Dio (Ved. QUI; ndt). Tutta la loro vita viene improvvisamente trasformata mostrando il suo vero significato.

Capire questo è l'unica maniera per sfuggire alla grigia realtà di terza dimensione, "rinascendo" su un piano evolutivo più elevato, a più alti livelli vibrazionali.

Il cambiamento interiore è enorme. Dal guscio (corpo fisico ed anima, ved. QUI; ndt) di un individuo  vanitoso, gretto, egoista e calcolatore emerge improvvisamente una personalità "risvegliata" e consapevole, che agisce secondo coscienza, e non per il proprio vantaggio.

La terza dimensione è illusoria, non è reale. Con le sue lusinghe false ed allettanti diventa una trappola per coloro che vi soggiornano. (D'altronde è proprio questo che gli umani volevano: essere messi alla prova; ved. QUI, QUI e QUI; ndt).

La natura spirituale è la vostra unica vera realtà. E su questo si basa il potere dello "Stato Profondo", per farvela dimenticare e quindi tenervi prigionieri. Se le persone non conoscono nulla del passato, sono intrappolate e vedono solo l'illusione, che è ingannevole. Solamente quando si diventa consapevoli di tutto ciò inizia il Grande Risveglio. (Cfr. QUI).

Nella parabola storica si trovano le risposte alle domande ricorrenti: "chi sono?", "da dove vengo?", "dove vado?", per diventare degli individui perfettamente "risvegliati". 

Tutti gli esseri dei "mondi di Luce" nascono con un fattore in più: la consapevolezza di sé e della loro Origine. Ognuno di loro SA ed è in grado di distinguere il Bene dal Male. ( Ved. QUI, QUI e QUI; ndt).

Ma sul pianeta Terra, la maggioranza degli uomini è sprovvista di questa facoltà ancora sconosciuta ai più, e viene sostituita da un processo decisionale che propende soltanto fra ciò che è vantaggioso e ciò che non lo è, causando spesso, con questo cinismo, crudeltà e sofferenza ai consimili.»




Chiosa di Sebirblu

Giustamente, la Voce che ha inviato il messaggio si riferisce allo scenario disastroso in cui si trova il nostro pianeta, specie da quattro anni a questa parte, e all'inganno diabolico a cui è stata sottoposta la Chiesa di Roma con il Falso Profeta, prima di esaltare la spiritualità russa come proveniente dalla mitica Iperborea.

Spiritualità che l'avvento del Comunismo (voluto dai "Poteri Occulti" come il Nazi-fascismo; ved. QUI), con le sue terribili "purghe" e persecuzioni, ha oscurato per troppi anni, rendendo per molti cattolici non più credibile, a tutt'oggi, qualsiasi dichiarazione emessa dal presidente Putin.

Non voglio in questo àmbito entrare nei particolari che lo riguardano, anche se in alcuni post precedenti QUI, QUI e QUI, ho parlato ampiamente dei fatti che hanno provocato la sua decisa reazione bellica.

In ogni caso, mi pare che la sua dirittura morale sia di gran lunga maggiore (ed ecco l'affinità con l'antica razza iperborea) di tanti dirigenti cialtroni, anche in casa nostra, che continuano a propinarci "frottole" per coprire i reiterati inganni dettati dai soliti "noti" asserviti allo "Stato Profondo".

Concludo il mio pensiero con un video di don Alessandro Minutella che dal 18° min. e 50 sec. esporrà quello che molta gente "normo-ragionante", per dirla come il dottor Cionci, sente, vede e considera giusto.




Relazione e traduzione libera di Sebirblu.blogspot.it