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domenica 31 maggio 2026

A SORPRESA dall'Aldilà il FAMOSO Robert H. Benson!




Sebirblu, 30 maggio 2026

Qualche giorno fa, nella ricerca costante di trasmettere qualcosa di valido non solo a coloro che conoscono il mio blog, ma soprattutto a chi vi si affaccia per la prima volta, ho dato una rapida scorsa ad un libro in pdf, trovato in quella "miniera d'oro" che è "Famiglia Fideus" QUI, intitolato: "La Vita nel Mondo Invisibile" di Anthony Borgia.

Autore del tutto nuovo per me, nonostante la profonda opera divulgativa compiuta per più di cinquant'anni nella mia lunga vita, per il "Risveglio delle Coscienze". Ho "scoperto" infatti, o meglio, mi è stato fatto scoprire dall'Alto che l'Autore, nel 1909 all'età di 13 anni, aveva conosciuto il protagonista del suo testo futuro, un certo Robert H. Benson, che sarebbe deceduto un lustro più tardi nel 1914.

Incuriosita dal cognome, che mi risultava essere anche quello del famoso scrittore de "Il Padrone del Mondo" sul quale avevo esposto un articolo QUI, ne ho avuto subito la conferma come del medesimo personaggio, sacerdote, figlio dell'Arcivescovo di Canterbury, Edward White Benson, che poi si sarebbe convertito al cattolicesimo.

Passarono gli anni e nel frattempo Anthony Borgia era divenuto uno scrittore molto prolifico, avendo fatto tesoro delle sue esperienze spirituali, da medium e sensitivo, che l'avevano condotto attraverso la "psicografia", proprio come Chico Xavier in Brasile, alla stesura di numerosi dettati provenienti dall'Aldilà.

Narra lui stesso, nella prefazione del testo sopra citato "La Vita nel Mondo Invisibile":

«Fino alla stesura dei presenti libri, (Benson) non comunicò mai con me direttamente ma, tramite uno "spirito devoto", venni a sapere che Robert avrebbe voluto chiarire e correggere alcuni argomenti che gli stavano a cuore.

Malgrado le vaste difficoltà di comunicazione con il piano terreno, il prete mantenne fermo il suo proposito e quando i tempi furono maturi, gli fu detto che poteva entrare in contatto e trasmettere attraverso un caro amico dei suoi giorni terreni... così divenne mio privilegio essere il suo ascoltatore.» [...]

Poi, Anthony Borgia conclude così la sua introduzione:

«Lui (sempre riferendosi a Benson) esprime continuamente il suo piacere nella possibilità di ritornare sulla Terra in modo naturale, gradevole e utile, per dare alcuni accenni sulle sue avventure vissute nel mondo degli Spiriti: colui che "è morto" (come molti lo definirebbero) è tuttavia capace di parlare.»


Igor Zenin

Ecco in grande parte il primo capitolo, con la possibilità di completarne la magnifica e inedita lettura cliccando al link posto sopra:

Il Passaggio alla Vita Spirituale

Il processo del passaggio non è necessariamente doloroso; durante la mia vita terrena ho assistito molte anime nel loro transito verso lo Spirito. Ho avuto l'opportunità di osservare con gli occhi fisici le battaglie che hanno luogo quando lo spirito cerca di liberarsi per sempre dalla carne.

Con la mia visuale umana ho anche visto lo spirito lasciare il corpo (quindi Benson era anche un veggente; ndr), ma non sono mai stato in grado di comprendere ‒ nell'ottica della religione ortodossa ‒ cosa succedesse realmente nel momento della separazione, né tanto meno ero in grado di avere alcuna informazione riguardo alle sensazioni provate dall'anima durante il passaggio. Le scritture religiose non ci dicono niente di questo importante evento per un'unica ragione: NON CONOSCONO NULLA.

Molto spesso il corpo fisico sembra soffrire intensamente, sia per l'effettivo dolore sia per l'impossibilità di respirare correttamente, ma è davvero così? Un giorno avrei conosciuto la risposta, e ho sempre sperato che la mia transizione, qualunque fosse, almeno non avvenisse in modo violento. Le mie speranze furono esaudite: la mia fine non è stata violenta, ma travagliata, così come lo erano state tante a cui ho assistito.

Avevo il presentimento che i miei giorni sulla Terra sarebbero terminati in breve tempo solo poco prima del mio effettivo passaggio: c'era una pesantezza della mente, qualcosa di simile all'assopirsi mentre giacevo nel mio letto. Molte volte avevo la sensazione di fluttuare via e di ritornare dolcemente. Senza dubbio in quegli attimi coloro che erano preoccupati della mia salute avevano l'impressione che, se ancora non ero "morto", mi ci stavo avvicinando rapidamente.

Negli intervalli lucidi non avevo sentori di dolore fisico: potevo vedere e udire quello che avveniva intorno a me e potevo percepire lo stress mentale che la mia condizione stava procurando agli altri. Eppure avevo una straordinaria serenità intellettiva: sapevo per certo che stavo per morire ed ero pienamente felice di andarmene. Non avevo paura, né dubbi o rimpianti a lasciare il mondo terreno, in quei momenti (i miei rammarichi arrivarono più tardi, ne parlerò a tempo debito). Tutto quello che volevo era andarmene.



Improvvisamente sentii l'urgenza di alzarmi: non avevo alcuna sensazione FISICA, così come queste sono assenti nei sogni, ma ero mentalmente allerta anche se il mio organismo sembrava contraddire questa condizione. Appena ebbi questa chiara impellenza di alzarmi, scoprii che l'avevo effettivamente fatto: mi resi subito conto che coloro che erano intorno al mio letto non parevano recepire quello che stavo facendo poiché non fecero alcuno sforzo per assistermi, né tentarono in nessun modo di ostacolarmi.

Girandomi vidi il mio corpo fisico senza vita sul letto, ma io, IL VERO IO, stavo bene ed ero vivo. Per uno o due minuti rimasi a guardare, poi nella mia mente si fece strada il pensiero di come agire, ma l'aiuto era lì a portata di mano. Potevo ancora vedere chiaramente la stanza intorno a me, ma c'era una sorta di nebbia, come se fosse riempita di fumo.

Mi guardai chiedendomi cosa stessi indossando perché mi ero alzato dal letto dove avevo trascorso la mia malattia e non ero quindi nelle condizioni di allontanarmi molto da lì. Fui estremamente sorpreso di scoprire che indossavo i miei soliti vestiti, quelli che utilizzavo quando giravo per casa liberamente e in buona salute. La mia sorpresa fu soltanto momentanea poiché pensai: quali altri vestiti mi aspettavo di indossare? Certamente non una veste traslucida e diafana, questo abbigliamento è di solito associato all'idea convenzionale di un angelo, e non ero certo uno di loro!

La conoscenza  del mondo spirituale  al quale avevo potuto  dare  un'occhiata  durante la mia esistenza venne subito in mio aiuto: SEPPI istantaneamente quello che mi era successo, in altre parole seppi che ero "morto".

Sapevo anche però che ero vivo, che mi ero liberato dalla malattia e che ero in grado di rimanere in piedi e guardarmi intorno. Non fui mai in una condizione di stress psichico, ma ero pieno di meraviglia per quello che mi stava succedendo poiché ero in possesso di tutte le mie facoltà mentali e mi sentivo "fisicamente" bene come mai prima di allora.


Robert Hugh Benson (1871–1914)

Per descrivere questa situazione ho impiegato un po' di tempo, ma l'intero processo non è durato che pochi minuti del tempo terrestre. In questo piccolo spazio temporale in cui mi guardavo intorno apprezzando molto il mio nuovo stato, mi raggiunse un confratello prete che era passato in questa vita alcuni anni prima. Ci siamo salutati con molto calore e notai che era vestito come me.

Ancora una volta non mi sembrò strano, se lo fosse stato in qualunque altro modo mi sarebbe parso stonato, come se l'avessi conosciuto solo in abiti clericali. Espresse il suo gran piacere nell'incontrarmi di nuovo e, da parte mia, ricucii immediatamente i "fili" della nostra amicizia spezzati dopo la sua dipartita.

Nei primi attimi lasciai che fosse lui a parlare, dovevo ancora abituarmi alla novità. Dovete ricordare che mi ero appena alzato dal "letto di morte"; staccandomi dal corpo fisico avevo lasciato con esso la malattia, e la nuova sensazione di benessere e libertà era così forte che impiegai un po' per comprenderla pienamente. Il mio vecchio amico sembrava capire all'istante il livello della mia consapevolezza, che cioè ero conscio di essere "morto" e che tutto andava bene.

E adesso lasciatemi dire che l'idea di un "giudizio" o di un "giorno del Giudizio" era completamente  scomparsa  dalla  mia  mente  nell'intero  processo  della  transizione. Era tutto troppo normale e naturale per immaginare di dover passare attraverso la spaventosa situazione che il credo ortodosso insegna. Gli stessi concetti di "giudizio", "inferno" e "paradiso" sembravano assurdi e impossibili.

In realtà parevano del tutto fantasiosi, ora che ero vivo, perfettamente consapevole, vestito nei miei abiti più comodi e alla presenza di un caro amico che mi stringeva la mano cordialmente, salutandomi con calore e dimostrandomi tutta la sua felicità nell'incontrarmi di nuovo. Lui stesso era in perfetta forma mentre mi dava il suo caloroso benvenuto come fanno due vecchi compagni sulla Terra, nel momento in cui si incontrano ancora dopo una lunga separazione. [...]




Mi  disse  di  prepararmi  ad  un  numero  infinito  di  piacevoli  sorprese  e,  visto  che era stato mandato ad incontrarmi all'arrivo, proprio perché era al corrente dei limiti della mia conoscenza, il suo compito era molto più facile. Appena ritrovai l'uso della parola, notai che comunicavamo allo stesso modo di quando eravamo sulla Terra, cioè semplicemente usavamo le nostre corde vocali, come sempre.

Non occorreva pensarci, e infatti non ci pensavo, semplicemente notai il fatto. Il mio confratello propose quindi di allontanarci poiché non c'erano ulteriori motivi per rimanere nelle vicinanze del mio passaggio: mi avrebbe portato in un posto bellissimo che era stato preparato apposta per me. Aggiunse che in realtà questo "posto" era la mia stessa abitazione, dove mi sarei trovato subito "a casa". Non sapendo come procedere e come arrivarci mi misi interamente nelle sue mani e lui mi ribadì che era lì proprio per quello!

Non potei resistere all'impulso di girarmi e gettare un ultimo sguardo alla stanza della mia transizione. Aveva ancora l'apparenza nebbiosa; tutti coloro che prima erano intorno al mio letto se ne erano allontanati e potei avvicinarmi e guardare "me": non fui minimamente impressionato da quello che vidi, l'ultimo residuo del mio "sé fisico" appariva abbastanza sereno. Egli mi suggerì di andare e insieme ci muovemmo.

Appena ci allontanammo, la camera divenne sempre più nebbiosa finché non svanì completamente dalla mia vista. Avevo ancora l'uso delle gambe e la possibilità di camminare, ma il mio amico disse che, in considerazione della mia ultima malattia, avrei avuto bisogno di un periodo di riposo e che sarebbe stato meglio non utilizzare i mezzi di locomozione ordinari – le nostre gambe.

Mi invitò a tenere stretta la sua mano e a non aver paura, se volevo potevo chiudere gli occhi e mi consigliò che sarebbe stato meglio farlo. Presi il suo braccio e mi affidai a  lui,  facendo  ciò  che  mi aveva  chiesto.  Subito  avvertii  la  sensazione  di  fluttuare come quando si sogna, sebbene fosse tutto molto reale e privo di qualsiasi timore. Il movimento sembrava diventare sempre più rapido, mentre io tenevo gli occhi saldamente chiusi.

È strano con quale determinazione si possano fare certe cose qui. Sulla Terra, se fossero possibili simili circostanze, quanti di noi chiuderebbero gli occhi in completa fiducia? Qui non c'era il minimo dubbio che tutto andava bene, che non c'era niente da temere, che nulla di spiacevole sarebbe potuto accadere, e che la mia guida aveva il pieno controllo della situazione.

Poco tempo dopo il nostro moto sembrò rallentare e sentii qualcosa di molto solido sotto i piedi. Mi fu detto di aprire gli occhi: quello che vidi era la mia vecchia casa terrestre, ma con una differenza: era stata migliorata in un modo che non ero stato capace di fare sulla sua controparte terrestre. Di primo acchito sembrava ringiovanita più che restaurata, ma furono i giardini intorno ad attirare la mia attenzione: erano molto vasti e in uno stato di perfetto ordine e manutenzione.



"Enter the Light" - di James Lee

Non c'era traccia di erba o foglie secche,  ma dominava la più incredibile profusione di fiori meravigliosi posizionati a mostrare la più assoluta perfezione. Quando li esaminai più da vicino mi resi conto che molti di quelli in piena fioritura erano sconosciuti sulla Terra; naturalmente ce n'erano tanti di aspetto familiare, ma la maggior parte era completamente nuova per me.

Non erano solo i fiori e la loro gamma di colori superbi ad attirare la mia attenzione, ma l'atmosfera di gaiezza e di vita eterna che gettavano intorno in ogni direzione; avvicinandomi a qualsiasi specie, persino ad ogni bocciolo, essi parevano emettere torrenti di energia vitale che sollevavano l'anima spiritualmente, conferendole forza, mentre i profumi paradisiaci che effondevano erano tali che nessuna anima terrestre può recepire.

Tutti quei fiori vivevano, respiravano ed erano eterni e incorruttibili, mi svelò il confratello. Un'altra caratteristica sorprendente che notai approssimandomi ad essi era una musica che li avvolgeva, creando un'armonia che corrispondeva esattamente alle loro tinte meravigliose. [...]

C'erano anche molti alberi splendidi, nessuno dei quali con difetti di forma come li vediamo abitualmente sulla Terra, ma comunque diversi fra loro: ciascuno cresceva in condizioni perfette, libero dalle tempeste di vento che contorcono i giovani rami terrestri e dalle invasioni di insetti o altre cause che li deformano. [...]

Osservai che non c'era l'ombra sotto le piante, perché non esisteva un sole come lo conosciamo ma una luce radiante che penetrava ogni angolo: la mia guida spiegò che tutto quel chiarore proveniva soltanto  dalla Sorgente di ogni Luce:  la Luce Divina che illuminava l'intero mondo degli Spiriti, dove vivevano coloro che avevano occhi spirituali per poterLa vedere.

Notai pure che un piacevole tepore pervadeva ogni atomo di spazio, un uniforme e costante calore. L'aria era quieta ma pervasa da delicate brezze profumate che in nessun modo alteravano la temperatura deliziosa. [...]

Sono stato colpito dal fatto che non c'erano siepi o staccionate, niente che potesse segnarne i limiti. Mi fu detto che non c'era bisogno di stabilire confini perché ogni persona sapeva istintivamente senza alcun dubbio dove terminava il proprio giardino. Ero il benvenuto ovunque volessi andare senza temere di invadere l'altrui proprietà: tale era la regola, e anch'io avrei accolto che altri passeggiassero nel mio ambiente. Non esisteva in quel luogo alcun senso di possesso, ma solo un grande desiderio di condivisione. [...]




Passeggiammo finché non trovammo un posto "piacevole" sotto i rami di un albero magnifico dal quale potevamo vedere un ampio tratto di campagna, con il fogliame lussureggiante che ondeggiava sopra di noi. L'intero paesaggio era immerso in una luce gloriosa e celestiale, e potevo scorgere molte case di varie forme e dimensioni situate, come la mia, in mezzo ad alberi e giardini. Ci sdraiammo sul terreno soffice come un letto di piume e mi stiracchiai vigorosamente.

Il mio amico mi chiese se ero stanco: non avevo la sensazione ordinaria della fatica come sulla Terra, ma sentivo la necessità di rilassarmi fisicamente. Mi spiegò che la causa di questo desiderio era la mia malattia terminale e che, se volevo, potevo passare in uno stato di sonno profondo. Al momento non sentivo la necessità assoluta di dormire e gli risposi che preferivo starlo ad ascoltare. 

Così cominciò a parlarmi: "Tutto quello che si semina, si raccoglie", queste poche parole descrivono esattamente il grande processo eterno attraverso il quale tutto quello che vedi è quello che ti sei guadagnato. Gli alberi, i fiori, i prati, le belle case di gente felice ‒ tutto questo è il risultato visibile di "ciò che si è seminato". Questa Terra dove viviamo io e te è la Terra del Grande Raccolto, i cui semi vennero piantati durante la vita terrena. Tutti quelli che vivono qui si sono guadagnati l'esatta dimora che si sono meritati con le loro azioni terrene.

Stavo cominciando a capire molte cose, la principale che mi toccava più da vicino era la totale mancanza di verità da parte della religione in rapporto al mondo spirituale. La realtà era che io, sdraiato qui, rappresentavo la più completa falsità di tutto quello che avevo insegnato e sostenuto durante la mia vita ecclesiastica sulla Terra.

Interi volumi di insegnamenti ortodossi, credi e dottrine non avevano più alcuna importanza, perché non contenevano il Vero e perché non descrivevano affatto il mondo eterno dello Spirito e il Grande Creatore che lo genera e lo mantiene. Ora realizzavo chiaramente quello che prima vedevo solo in parte, che l'ortodossia è un prodotto umano mentre l'Universo è un dono di Dio.




La mia guida continuò a ragguagliarmi sulle dimore che vedevamo, dove vivevano persone di qualsiasi genere e stato, le cui convinzioni religiose sulla Terra erano similmente varie. Il fatto è che le anime sono esattamente le stesse nell'attimo del passaggio alla vita spirituale di come erano un istante prima: i pentimenti sul letto di morte non sono di alcuna utilità, poiché la maggior parte di questi è soltanto un atto di codardia nato dal timore di quanto sta per accadere – la paura dell'inferno eterno, costruito dai teologi come arma in mano all'esercito ecclesiastico, "arma" che ha causato probabilmente più sofferenza di qualunque altro credo. (ved. QUI e QUI; ndr).

Le dottrine pertanto non hanno alcuna rilevanza nel mondo spirituale, ma poiché le persone portano con sé tutte le loro caratteristiche, i credenti fervidi di qualsiasi religione continueranno a praticare i loro riti e i loro culti fino a quando le loro menti non si illumineranno. Il mio amico mi informò che qui c'erano intere comunità che ancora coltivavano i loro vecchi culti terreni. 

Religiosamente parlando, la bigotteria e i pregiudizi erano ancora tutti presenti: non facevano del male a nessuno, se non a coloro che li praticavano, confinati a sé stessi. Qui non esiste nulla di simile alla pratica della conversione.

Supposi quindi che la nostra religione fosse ben rappresentata qui, e lo era! Le stesse cerimonie, gli stessi riti, le stesse vecchie credenze erano tutte praticate col medesimo zelo bigotto in chiese costruite per tale scopo. I membri di queste comunità sapevano di essere "morti", e pensavano che parte della loro ricompensa fosse continuare ad esprimere le proprie forme di adorazione: avrebbero proseguito in questo modo fino a quando il loro spirito si sarebbe in qualche modo risvegliato.

Su queste anime non viene esercitata alcuna pressione; la "risurrezione mentale" deve manifestarsi dal loro interno e, quando questo accade, possono sperimentare per la prima volta il Reale significato della Libertà. (Infatti Gesù, Nostro Signore, ha detto "la Verità vi farà liberi!" - Gv 8, 32; ndr).

Il mio confratello mi promise che se avessi voluto mi avrebbe fatto visitare uno di questi luoghi religiosi più tardi, ma, poiché c'era molto tempo a disposizione, mi suggerì di abituarmi prima alla nuova vita. Non aveva ancora risposto però alla mia domanda, chi fosse cioè quell'anima gentile che aveva curato così bene i miei giardini, ma capì il mio pensiero e affrontò lui stesso l'argomento.

Mi ribadì che sia la casa che i giardini erano il raccolto che avevo seminato io stesso durante la vita terrena. Avendo guadagnato il diritto di possederli, li avevo costruiti con l'aiuto di anime generose che trascorrevano la vita dell'Oltre compiendo questi atti di gentilezza al servizio degli altri.



"Walk of Faith" - di Thomas Kinkade

Non solo era il loro lavoro, ma al tempo stesso anche il loro piacere. Spesso tale mansione viene svolta da quanti, sulla Terra, erano esperti di questo genere di cose, amandole. Qui  possono  continuare  con  la  loro occupazione  più cara  in  condizioni che solo il Mondo Spirituale può offrire. Questi compiti esprimono la ricompensa sostanziale, sebbene questo pensiero non sia mai nelle loro menti, ma piuttosto l'anelito continuo di rendersi utili al prossimo. [...]

Qui non esiste alcun decadimento e tutto ciò che cresce vive nelle stesse condizioni iniziali. Mi disse che i giardini non richiedevano alcuna attenzione (nel senso umano del termine) e che il nostro amico giardiniere li avrebbe tenuti sotto le sue cure se lo avessi desiderato. [...]

La mia mente tornò alle occupazioni terrene, alla gestione quotidiana dei doveri di un ministro della Chiesa, poiché tale incombenza mi sembrava del tutto inutile qui; mi domandavo cosa avesse in serbo per me il futuro. Mi fu ricordato che disponevo di un ampio margine di tempo per meditarvi sopra e la guida mi suggerì di riposare ancora prima di affiancarlo in un vasto giro d'ispezione ‒ c'era tanto da vedere e molte cose che avrei trovato stupefacenti.

C'erano anche numerosi amici che aspettavano di incontrarmi dopo la nostra lunga separazione. Egli calmò il mio desiderio di iniziare subito dicendo che prima dovevo riposare e, quale posto migliore di casa mia per questo? Seguii il suo consiglio e tornammo verso di essa...»

Chiosa di Sebirblu

La descrizione riportata dall'Autore sul libro, e da questi ricevuta direttamente da Robert H. Benson, è assimilabile totalmente a quella delineata da Chico Xavier per rivelare al mondo come si vive nel cosiddetto "aldilà".

Non solo, ma tale descrizione, con la quale i brasiliani vi hanno estrapolato un film, ved. QUI, corrisponde esattamente all'altissimo ammaestramento ultrafànico, da me esposto più volte, che rivela essere di 7 il numero di "Biotesi", o livelli evolutivi astrali, necessari per ritornare alla Purezza iniziale; ved. QUI.

Per questo motivo consiglio di leggere il testo di cui mi sto occupando ora, per una maggiore e più profonda consapevolezza di quello che ci aspetta al termine di questa vita. 

Infine una segnalazione: sono importantissimi sul tema dell'Oltre e su quello analogo al "Padrone del Mondo" di Benson, anche i seguenti link, QUI e QUI. 

⁎⁎⁎⁎⁎⁎⁎⁎⁎

Ecco, a conclusione, l'interessante catechesi dell'agosto 2024 di don Alessandro M. Minutella sui due grandi scrittori, menzionati sopra, che hanno profetizzato l'avvento dell'antiCristo in questi nostri tempi. 




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

venerdì 27 febbraio 2026

TUTTO appartiene a CHI NON HA PAURA della MORTE!

 
"Il Settimo Sigillo" di Ingmar Bergman - (scena della partita a scacchi con la Morte).

Sebirblu, 25 febbraio 2026

Gutta cavat lapidem (la goccia scava la pietra) dicevano i latini, e una volta di più, vista la recente dipartita di mio figlio una decade prima del Natale scorso (ved. QUI, QUI e QUI), mi accingo a ribadire, per tutti coloro che ancora non ne avessero preso coscienza, che la morte non esiste.

È uno spauracchio inconsistente, basato sull'ignoranza e sulla credulità popolare, quello di ritenere autentico solo ciò che i nostri occhi vedono e i sensi percepiscono. Se si continua a mantenere lo sguardo verso terra non si potranno certo osservare le stelle in cielo...

D'altronde, questo terribile vuoto di sapere, che tanto dolore e lacrime porta con sé rallentando l'evoluzione delle anime "in partenza", è imputabile anche alla carenza d'insegnamento religioso trasmesso nei secoli alle genti, costrette in vincoli e divieti che ne hanno impedito il passo.

Mi riferisco alla costante opposizione della Chiesa cattolica a qualsivoglia ricerca autonoma, indirizzata verso la medianità in generale, non concedendo alcuna libertà di movimento ai devoti per preservarli dai pericoli ad essa inerenti. Questa è almeno la versione ufficiale imposta... che l'ha salvata dal perdere il potere temporale sul mondo.

Certo, i pericoli esistono (come ad esempio QUI), ma se ai bambini si insegna a maneggiare il coltello o ad attraversare la strada, non vedo perché ai figli di "Madre Chiesa" non debba essere insegnata la realtà invisibile con tutte le incognite relative.

È per questo motivo che Pietro Ubaldi (ved. QUI) lasciò l'Italia per il Brasile, non avendo trovato nella sua stessa patria l'accoglimento giusto alla sua ispiratissima "Grande Sintesi" che, invece, fu ingiustamente inserita nell'elenco dei libri proibiti «Index Librorum Prohibitorum» dall'ex Sant'Uffizio; ved. QUI.

In quel lontano paese sudamericano trovò le porte aperte, anzi spalancate da una profonda cultura dello Spirito, pronta ad accoglierlo come meritava e di cui "Nosso Lar" (la Nostra Dimora) come ho descritto QUI, ne è il meraviglioso prodotto.

Eccolo, provvidenzialmente ricomparso su You Tube, ma che consiglio di scaricare prima che lo tolgano di nuovo.




E a proposito di Pietro Ubaldi, riporto ora un commento, ricevuto dal noto medium brasiliano Francisco Cândido Xavier, detto Chico, dal suo spirito-guida Emmanuel (che, come si vede nel film, impersonò Publio Lentulo nell'antica Roma al tempo delle persecuzioni; ved. QUI, ed il prezioso pdf QUI), che anticipa mirabilmente l'estratto del grande pensatore e mistico umbro, posto in evidenza subito dopo.

Messaggio di Emmanuel
(inserito in tutte le edizioni brasiliane)

«Quando tutti i valori della civiltà occidentale stanno svanendo in una dolorosa decadenza, è giusto che accogliamo una luce come questa, che emana dalla grande e silenziosa Voce de "La Grande Sintesi".

Nella stessa Italia che volgarizzò il sacerdozio romano, eliminando le più significative fioriture del sentimento cristiano nel mondo, in virtù del meccanismo convenzionale della Chiesa "Una Cattolica Apostolica Romana", esistono dispositivi di grande verità, restauratori del messianismo, sul sublime cammino delle grandi rivelazioni della fede.

La Parola di Cristo proietta le sue radiazioni energiche e gentili in questo momento, muovendo un potente esercito dei suoi messaggeri all'interno del laboratorio della evoluzione universale. Il momento è psicologico.

Le  nostre  affermazioni  astraggono  dal  tempo  e  dallo  spazio,  in  contrasto  con le vostre preoccupazioni; ma il secolo che passa deve essere segnato da meravigliosi rinnovamenti della vita terrena. I contributi richiesti saranno molto importanti. Eppure un'alba radiosa succederà all'angoscia di questo crepuscolo.


Igor Zenin

Qui parla la "Sua Voce", divina e dolce, austera ed oltremodo compassionevole. Nella formulazione di queste tesi, che spesso trascendono l'idealismo contemporaneo, si riflette sovranamente la Sua magnanimità, la Sua misericordia e la Sua saggezza.

Tutti gli aspetti dell'attività umana sono riuniti in questa esposizione d'inconcepibile meraviglia! Perché, mentre la ragione è di origine umana, l'intuizione è di origine divina, preludendo a tutte le conquiste dell'umanità.

La grande lezione di quest'opera è che il Signore non disprezza il vostro razionalismo scientifico, nonostante l'ingannevole veste del suo impenitente negativismo. Nella Sua misericordiosa saggezza, Egli valorizza al meglio tutti i vostri sforzi, anche i più inferiori e miserabili.

Vi avvicina al Suo cuore augusto e compassionevole, ungendovi con il Suo Amore sconfinato, rinnovando i Suoi insegnamenti dal Mare di Galilea. Vedete, dunque, che tutti i vostri progressi e tutte le vostre ondate evolutive sono previsti nel Vangelo. Tutte le vostre scienze e i vostri valori, nello scenario delle civiltà passate e nel meccanismo di quelle future, sono incarnati nella Sua Parola divina e redentrice.

La Grande Sintesi è il vangelo della scienza, che rinnova tutte le capacità della religione e della filosofia, unificandole alla rivelazione spirituale e restaurando il messianismo di Cristo, ordinamenti dell'evoluzione terrena.

Inchiniamoci davanti alla misericordia del Maestro e rendiamo grazie con cuore genuflesso per la Sua bontà. Accostiamoci a questo altare di speranza e saggezza, dove scienza e fede si uniscono in Dio.

E, mentre il vecchio mondo si prepara a grandissime prove collettive, meditiamo sull'infinito campo delle rivelazioni della Divina Provvidenza, ponendo al di sopra di ogni preoccupazione transitoria le glorie sublimi e perenni dello spirito immortale.»




Il ciclo della vita e della morte e la sua evoluzione
da "La Grande Sintesi" pag. 339

«La morte non lede affatto il principio della vita che resta intatto, anzi continuamente ringiovanito da questo continuo rinnovellarsi. Se la natura non la teme e non la schiva è perché essa è condizione di vita e nulla si sperpera o va perduto nella sua stretta economia.

Che cosa è mai la morte? Che cosa è questa strana evaporazione di coscienza per cui in un attimo l'organismo passa dal movimento all'immobilità, dalla sensibilità alla passività inerte? Voi guardate sgomenti a quel corpo morto e gli domandate invano che renda alla vostra sensazione la Scintilla della vita spenta.

Eppure la materia è tutta lì, nel primo momento ancora intatta: vi sono tutti gli organi, i tessuti, il plasma, la "macchina" riposa completa. Manca solo la volontà dell'insieme, lo psichismo direttivo, manca il potere centrale e il complesso si affretta a sciogliersi come un esercito senza più capo, ove ogni soldato pensa ormai solo a sé stesso per aggregarsi ad altri eserciti comunque ne trovi.

L'edificio splendido crolla ed altri costruttori vicini, non importa se meno abili, corrono ad attingere materiali per i loro edifici. Tutto viene presto ripreso in un nuovo circolo, riutilizzato, e rivive al sole. Nulla può mai morire.

Solamente l'unità collettiva si dissolve nelle minori unità componenti. Vi è dunque separazione dello psichismo e un profondo cambiamento di stato nella densità energetica. Vi è in questo fenomeno qualcosa che vi ricorda altre mutazioni più semplici, come il passaggio dalla materia solida al liquido e poi al gassoso.

Vi è una perdita di mobilità, una liberazione di energia. Nulla si distrugge in natura e anche la morte «deve», per legge universale, restituire intatto lo psichismo che in quel corpo, ormai invano, cercate di rintracciare.

Non importa se ai vostri sensi e mezzi di osservazione esso sfugge nell'imponderabile. Uno psichismo animatore vi era ed ora non vi è più. Tutto l'universo, per l'ubbidienza costante alla sua Legge, vi grida che quello psichismo non può assolutamente essere andato distrutto.



Quel principio voi lo vedete in ogni momento rinascere, come dal mare rinascono le piogge che vi sono precipitate: rinascente ricco di istinti, proporzionato all'ambiente, individuato come era quando il corpo morì.

Nella morte lo vedete scomparire, nella nascita riapparire; come è mai possibile che il ciclo, come avviene per tutte le cose, non si chiuda ricongiungendo i suoi estremi? Come ciò che non muore non può esser nato, cosi ciò che era prima della nascita non può morire. Ciò che non è nato con la vita, con la vita non muore.

La logica dell'universo, la voce di tutti i fenomeni, concorde vi conduce a questa conclusione: se, come è dimostrato, nonostante il mutar della forma la sostanza è indistruttibile, se l'esistenza di un principio psichico è evidente, esso deve essere immortale, e immortalità non può essere che eternità, equilibrio tra passato e futuro, cioè reincarnazione.

Se tutto ciò che esiste è eterno, voi, se esistete, siete eterni. Nessuna cosa si potrà mai annullare. Non v'è legge o autorità umana che possa distruggere la logica e l'evidenza dei fenomeni. Sopravvivenza dello Spirito è sinonimo di reincarnazione.

O rinunciare a capire l'universo, come fa il materialismo o, se si ammette un piano, un ordine e un equilibrio come tutti i fatti affermano, è necessario seguirne la logica (non è possibile fermarsi a metà), fino alle ultime conseguenze.

Vita e morte sono i contrari che si compensano, le due spinte che fanno l'equilibrio, le due fasi complementari dello stesso ciclo. Scomparirà lo Spirito nell'indistinto di un grande serbatoio animico amorfo? Assurdo.

Quel principio non lo vedete riapparire amorfo, ma con qualità già pronte poiché si manifestano rapidamente, cioè le qualità di istinto, coscienza e personalità con cui lo avete visto scomparire. Troppo l'unità ricostruita rassomiglia all'unità distrutta, perché non possa trattarsi della stessa.




Solo cosi potete spiegarvi la prescienza dell'istinto, la gratuità della sua conoscenza, quell'apparire di capacità innate senza un apparente precedente costruttivo. Come potrebbero gli istinti, il destino, la personalità nascere dal nulla così diversi e definiti, fuori dall'universale legge di causalità?

Ma essi sono il passato che per quella legge rinasce sempre e che nessuna morte potrà mai distruggere. È assurdo e impossibile un continuo costruirsi e disintegrarsi di personalità, un passaggio dell'essere al non essere, in cui si spezzerebbe la catena di causalità che tutto prepara e tutto conserva.

E poi tutto è individuato, tutto grida «io», nell'universo. In esso non vi sono mari di inerzia, zone di vuoto. L'evoluzione non indietreggia, non demolisce mai, difende come cosa preziosa i vari frutti di tanta sua fatica.

Ed una cosi complessa unità collettiva qual è l'individualità umana, resta il più alto prodotto dell'esistenza e riassume i risultati del più grande lavoro dell'evoluzione. Potrebbe mai questa, nella sua stretta economia, permettere la dispersione dei suoi maggiori valori?

E poi, perché mai la testimonianza dei sensi delusi dovrebbe avere più forza del vostro istinto che vi dice: io sono immortale? Delle religioni, dei fenomeni medianici, della logica dei fatti, della voce concorde dell'intera umanità e dei tempi tutti che vi dicono: tu sei immortale?

Lo psichismo individuale sopravvive nelle piante, negli animali, nell'essere umano; lo sviluppo embriologico che ripete e riassume tutto il passato vissuto dimostra che nella vita è sempre la stessa matrice che continua la sua opera; questa indistruttibile sopravvivenza dell'ieri e dell'oggi, che garantisce la continuità di evoluzione, vi mostra anche una identità costante del principio d'azione.

Ma la morte non è uguale per tutti. Lo è nel corpo, non nello Spirito. Negli esseri inferiori, compreso l'uomo ai primi gradini, il centro perde coscienza e si affretta a ritrovarla, trascinato dalla corrente delle forze della vita, per rinascere di nuovo. 

Questa perdita temporanea può dare loro la sensazione di quella fine di tutto che il materialismo sostiene: sensazione, non realtà.

Ma negli uomini più evoluti, entrati nella fase «A» propriamente detta dello Spirito, la coscienza non si estingue, ma ricorda, osserva, prevede e poi sceglie le prove con conoscenza. La coscienza è conquista ed è premio ad immense fatiche.»




Ed ora, per concludere, aggiungo un breve brano sullo stesso tema, scritto da un altro prestigioso autore, in arte Amadeus Voldben (Amedeo Rotondi), tratto dal suo libro: 

"Lo scopo e il Significato della vita" 
(pag. 119).

«Con la morte del corpo non finisce tutto. Quelli che vivono ancora nella materia, che non sono risvegliati, ma ancora dormienti, hanno solo il concetto zoologico della vita e affermano che sia la fine totale.

Muore il corpo, ma l'uomo non è soltanto corpo. Essi avrebbero ragione se l'uomo fosse soltanto corpo. L'uomo è Spirito che per il suo viaggio per le vie dei mondi, per le necessarie esperienze, si è rivestito di un corpo fisico e di un corpo animico.

Il corpo fisico è il rivestimento più grezzo, che si logora più rapidamente e, quindi, viene abbandonato. Il ciclo vitale dell'uomo sulla Terra è breve rispetto a quello che egli vive sul piano astrale e animico; è addirittura un puntino rispetto alla vita sul piano spirituale.

Questo logorio è troppo spesso accresciuto dall'insipienza dell'uomo stesso che poco conosce delle leggi della natura e meno ancora ne è rispettoso, cosicché l'esistenza naturale che dovrebbe durare oltre i cento anni, è ridotta a vecchiaia precoce per gli attaccamenti viziosi che ne determinano un carico pesante di tanti mali.

La morte non è la cessazione di tutto, ma soltanto una scena di un dramma che non ha fine. Il grande saggio Marc'Aurelio scrisse: 

"Considera, dietro e d'innanzi a te, l'abisso infinito del tempo. La tua esistenza terrena è un punto appena visibile, un puntino nell'immenso fluire delle epoche, un istante fra secoli e millenni che passano e si rinnovano, simile ad un lampo che illumina e si spegne in un attimo nel corso di miliardi di anni, durante i quali civiltà sorgono e scompaiono nella vicenda dei tempi." »

•••••••••

Infine un video che mio figlio Emmanuele ha tuttora sul suo canale Youtube (QUI), che invito a visitare, se non altro per il gran lavoro che ha compiuto per risvegliare le coscienze di molti. 

QUI, ha lasciato un altro canale che dedicava agli appassionati di musica mixata... era ciò che preferiva creare. 




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti: da "I Commenti" e "La Grande Sintesi" di Pietro Ubaldi.

sabato 7 febbraio 2026

Già la luce dell'Alba Nuova si mostra all'Orizzonte

 
Regina Femrite

Sebirblu, 4 febbraio 2026

Riprendo oggi ciò che avevo cominciato a scrivere il 15 dicembre scorso, nel giorno della dipartita di mio figlio Emmanuele (ved. QUI e QUI), rivolgendomi a quanti in questi tempi burrascosi cercano disperatamente un faro che illumini il percorso della vita.

A costoro suggerisco di non demordere mai, di insistere a sperare malgrado i venti avversi e le condizioni proibitive dell'esistenza.

Sgorga dal mio cuore, ora più che mai, l'imperiosa necessità di avvertire chiunque si trovi in un momento di massimo sconforto, che la parabola vitale di ognuno non termina con la scomparsa e la disgregazione delle cellule, ma procede ben oltre, in un continuum... inimmaginabile ai più.

La "Conoscenza" vera dell'Essere non si raggiunge solo attraverso letture, formule e riti, svuotati in gran parte della loro sostanzialità e non sostenuti dalla volontà ferrea di sapere davvero «chi siamo, donde veniamo e dove andiamo»*, bensì dall'indagine seria della nostra interiorità che svela il senso dell'esistenza.

* (Sono le domande che l'uomo si pone sin dalla sua remota e tragica "Caduta", che l'ha condotto alla densità della materia. Ved. QUI, QUI e QUI).

Queste parole non scaturiscono da una fede cieca, basata su un costrutto aleatorio ed incerto, ma da esperienze vere e reiterate che ancora vivo nonostante i miei prossimi 85 anni.

La ragione del presente scritto è dovuta ad un insieme di fattori verificatisi che, "unendo i puntini", sono affiorati alla mente a partire da un presagio che ha colpito la psiche, circa un mese prima della scomparsa di mio figlio.

Improvvisamente, durante il sonno, ho vissuto una scena che ben presto avrei inclusa nelle diverse premonizioni avute, riguardanti gli eventi futuri:

«Stretto al petto, tra le mani congiunte, tenevo un piccolo volatile per proteggerlo dalla "contaminazione" di altri uccelli ormai morti, riversi a terra davanti a me. Erano neri dai riflessi bluastri... sembravano cornacchie o corvi... una visione assolutamente infausta.

E quello che temevo è successo perché, divincolandosi, si è prima posato presso di loro per poi, quasi immediatamente, spiccare il volo verso il tetto di una vecchia casa alla mia destra, alta cinque o sei metri.»




Fino ad allora,  nessuno di noi era a conoscenza  di quale  potesse essere  il motivo delle sofferenze di Emmanuele, purtroppo poi rivelatesi fatali, ma una cosa è certa: egli SAPEVA che la cosiddetta "morte" non è che un mero passaggio verso un'altra dimensione... ed è proprio per la sua chiara consapevolezza che l'ho visto, sotto forma di piccolo alato, spiegare le ali e volare in alto, piuttosto che giacere al suolo.

Infatti, quando ancora disponeva del suo veicolo fisico, mi accennava di qualche sua esperienza astrale. Me la descriveva come quella di un uccellino che si poggiava rapido da qualche parte e, dopo aver guardato ciò che lo interessava, "zip" ‒ diceva ‒ volava via.

Il motivo basilare di questo articolo è di rendere noto a tutti l'«indispensabile», avvalendomi dell'analogia col film-capolavoro degli anni '70 «Il Gabbiano Jonathan Livingston», che l'ultima generazione non conosce affatto.

Non ho alcuna possibilità di esporlo qui, perché introvabile sul web, completo e in italiano, ma ricorrerò ad alcuni brani essenziali tratti dal noto libretto best-seller di Richard Bach, così come a dei frammenti visivi da cui proviene l'ancor più celebre pellicola.

Per scrivere questa breve novella, Bach ha messo a frutto le sue conoscenze di aviatore professionista e il titolo stesso del testo, come da lui dichiarato, si rifà al pilota acrobatico John H. Livingston (1897-1974).




Il volumetto inizia con la dicitura:
 
"Al vero Gabbiano Jonathan
   che vive nel profondo di noi tutti"

Questa frase introduttiva è esplicita per chi ha gli occhi d'anima aperti, al fine di vedere e comprendere il significato profondo del racconto.

Non a caso l'autore si è servito del traslato riguardante un certo tipo di uccelli marini, prendendo spunto, come ho detto, da un esperto campione aeronautico.

Il Gabbiano Jonathan, infatti, protagonista assoluto dell'allegoria utilizzata da Bach, rappresenta chiunque voglia saperne di più sul senso della vita, prendendo le distanze da tutta la massa di cui fa parte, interamente immersa nella contingenza giornaliera per riuscire ad assicurarsi almeno il necessario per vivere.

Cercando di elevarsi sempre più in alto e nel contempo velocizzando il volo, egli appare al resto del gruppo come un alieno, uno che vuole distinguersi, un ambizioso senza speranze, un'incapace persino a mantenersi...

In cuor suo, invece, mira a mete superiori, convinto che un essere con le ali (ossia lo Spirito di ognuno) non sia stato creato dal "Grande Gabbiano" solo per dar da mangiare al corpo e godere delle bassezze della vita (raffigurate dagli scarti dei pescherecci buttati a mare).

Così, affrontando, soffrendo, e rinunciando al poco per il meglio ‒ che ancora non conosce, ma che sente in cuor suo esistere ‒ si lancia con coraggio nel vuoto, anzi nell'ignoto, rischiando persino di morire. (Cfr. QUI, QUI, QUI e QUI).




È persuaso che una volta raggiunta la velocità e l'altezza che normalmente nessun uccello del suo genere ipotizza di poter scoprire, potrà essere accolto dai suoi simili come un eroe, ed insegnar loro tutte le potenzialità che ognuno possiede all'interno di sé stesso.

Purtroppo rimane deluso perché la massa ignorante e materialista lo respinge, lo ostracizza  ed  infine  lo  caccia  via.  (Avevo  già  spiegato  QUI, QUI e QUI  la  sorte che ineluttabilmente è riservata ai ricercatori del Vero, ai "Risvegliati" d'anima, ai pionieri del terzo Millennio).




Jonathan perciò è un reietto, un isolato che però non rinuncia alle meraviglie che ha scoperto nei suoi voli e, ormai vecchio e vicino al trapasso, viene affiancato da due splendidi gabbiani (in senso letterale in quanto circonfusi da una luce più bianca del solito) che, con suo immenso stupore, non solo hanno la possibilità di compiere le sue stesse acrobazie, ma lo guidano a vie superiori...




Ecco la scena descritta nel prezioso libretto:

«Provenienti dalla Terra, al di là delle nubi, lui e gli altri due gabbiani volavano in formazione compatta, e d'un tratto, egli si accorse che il suo organismo si era fatto splendente come il loro. Sì sì, lui era sempre il gabbiano Jonathan, era lo stesso giovane gabbiano che sempre si era sentito, dentro di sé, di essere: solo che la forma esteriore era cambiata, adesso.

Il suo pareva sempre un corpo di gabbiano, ma già volava molto, molto meglio di quello di prima. Guarda qua, disse a sé stesso, ora con metà fatica vado il doppio più veloce: due volte tanto, rispetto ai miei migliori risultati sulla Terra!

Le sue penne splendevano adesso d'un candore soave, le sue ali erano lievi, lisce come d'argento polito, perfette. Si mise subito, tutto contento, a provarle, a imparare ad usarle, a imprimere potenza alle sue nuove ali.» [...]

Vi era un limite oltre il quale, anche col suo nuovo corpo, non si andava. [...] In paradiso – pensò – non dovrebbero esserci limiti! Si aprì uno squarcio fra le nubi, i due uccelli di scorta gli augurarono: "buon atterraggio, Jonathan!" e svanirono nell'aria. [...] Perché sono così poco numerosi, qui, i gabbiani?...

La sua memoria si faceva labile, sempre più si affievolivano i ricordi della vita terrena. Sulla Terra, certo, lui aveva imparato tante cose, ma i particolari adesso erano tutti sfocati: là ci si affanna per procurarsi il cibo... là una volta era stato esiliato...

I gabbiani della costa, una dozzina, gli volarono incontro, ma nessuno di loro disse niente. Tuttavia, lui avvertì che era il benvenuto, e che lì era di casa. Era stato un gran giorno, per lui, quello, un giorno di cui però non ricordava l'aurora. [...]

Nei giorni che seguirono, Jonathan si avvide che c'eran tante cose da imparare in quel luogo, come nella vita che si era lasciata alle spalle. Ma una differenza esisteva. Qui, gli altri gabbiani la pensavano come lui. Per ciascuno di loro, la cosa più importante era tendere alla perfezione in ciò che più li interessava: il volo. [...]

Passò parecchio tempo e Jonathan pareva proprio essersi scordato dell'altro posto, da dove era venuto, del luogo natìo dove lo Stormo si dibatteva nella sua magra vita, incurante della gioia di volare, usando le ali solamente per ricercare e procacciarsi il cibo. Però di tanto in tanto, per un attimo, se ne ricordava.

E se ne rammentò una mattina, mentre era fuori con il suo istruttore, e insieme riposavano sul lido, dopo una serie di spericolati mulinelli nell'aria.


Danny Hahlbohm

"Ma dove sono tutti quanti?", domandò, senza emettere alcun suono (dato che ormai si era impratichito nella telepatia che quei gabbiani adoperavano per comunicare, anziché strida e gracchiamenti). "Perché siamo così pochi, qui?"

"Cosa vuoi che ti dica? Mi sa tanto che tu, Jonathan, sei un uccello come se ne trova uno su un milione. Per lo più, noialtri ci abbiam messo un'infinità di tempo ad arrivare fin qui. Passavamo da un mondo all'altro, ognuno quasi uguale al precedente, e, subito, ci si scordava della provenienza né c'importava dove fossimo diretti.

Si viveva alla giornata. Hai idea di quante vite ci sarà toccato vivere, prima che ci passasse per il cervello che c'è, sulla Terra, qualcos'altro che conta, oltre al mangiare, al beccarci fra noi, al di là della Legge dello Stormo? Mille vite, Jon, diecimila!

E poi, dopo quel primo piccolo barlume, saranno occorse altre cento vite prima che cominciassimo ad intuire che esiste una cosa chiamata perfezione. E poi, altre cento prima di capire che lo scopo della vita è appunto quello di adeguarci il più possibile a quell'ideale. (Cfr. QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI e QUI).

S'intende che per noi vale la stessa regola, anche adesso: scegliamo il nostro percorso successivo in base a ciò che apprendiamo in questo. Se non impari nulla, l'ambiente di poi sarà identico a quello di prima, e avrai anche là le stesse limitazioni che hai qui, gli stessi handicap."

Distese le ali, si girò pronto a levarsi. "Ma tu, Jon" soggiunse "tu hai imparato tante cose in una volta che non sei dovuto passare attraverso un migliaio di vite per arrivare a questa." [...]

Una sera, i gabbiani che non erano impegnati in prove di volo notturno, se ne stavano insieme sulla spiaggia, ciascuno immerso nei propri pensieri. Jonathan, fattosi coraggio, si avvicinò al Gabbiano Anziano (si diceva che costui fosse prossimo ormai a trasmigrare in un piano più evoluto).

"Ciang..." lo chiamò, con un po' di titubanza. Il vecchio lo guardò affabilmente: "Che c'è figliolo?". La tarda età, anziché indebolirlo, gli aveva conferito maggior vigore: volava meglio di qualsiasi altro ed era già padrone di esercizi di cui gli altri dello Stormo conoscevano appena i rudimenti...»

Ecco la parte del video concernente il dialogo tra il saggio Istruttore e Jonathan.




E come dicono le ultime parole proferite da Jonathan nello spezzone di film, egli si avviò verso quella che era stata la sua prima dimora, verso quello Stormo che l'aveva rigettato, in cerca di quel "qualcuno" che avesse il suo stesso desiderio di apprendere e di elevarsi ai Cieli, per poi donare ai propri simili i frutti della Conoscenza acquisita, insegnando loro l'Amore e la Bontà.

E laggiù, nel suo antico habitat...

«Il gabbiano Fletcher Lynd era ancora giovane, però era certo che nessun gabbiano avesse mai subito un trattamento più duro del suo, da qualsivoglia Stormo, né avesse mai patito ingiustizia peggiore.

Non me n'importa niente, di come la pensano loro! ‒ Rimuginava fra sé, furioso, mentre volava verso le Scogliere remote, e la rabbia gli offuscava la vista. Dicano quel che gli pare, ma volare non vuol dire soltanto portarsi da qua a là sbatacchiando le ali! Perfino un... una zanzara ne è capace! 

Unicamente per aver eseguito qualche evoluzioncella, così, per gioco, sopra il capo dell'Anziano, m'hanno esiliato! Eccomi Reietto! Ma non vedono? Ma sono proprio ciechi? Non si rendono conto dell'ebbrezza che potrebbero provare se anche loro imparassero a volare sul serio?

Che m'importa di come la pensano quelli! Glielo farò vedere io, cosa s'intende per volare! Io sarò un fuorilegge, se è a questo che han voluto ridurmi, ma li farò pentire amaramente...

A questo punto  udì dentro di lui una voce e,  per quanto soave fosse,  ne prese un tale spavento che vacillò e perdette l'equilibrio... "Via, non essere duro con loro, Fletcher. Esiliando te, è a sé stessi che hanno fatto male. Un giorno i loro occhi si apriranno. E allora la vedranno come te. Perdonali, e aiutali a capire."

Guardò e vide alla sua destra – le ali quasi si toccavano – il più splendido e bianco dei gabbiani volare senza sforzo accanto a lui, senza muovere una penna, e sì che lui filava, quasi al massimo. Per un po' regnò il caos nella testa del giovane uccello... Che cosa mi succede? Sono matto? Sono morto? Che cos'è questo?

Dolce e pacata, la voce parlò ancora e domandò: "Gabbiano Fletcher, ora rispondi, tu desideri volare?" "SÌ, DESIDERO VOLARE!"

"Gabbiano Fletcher Lynd, sei disposto ad amare tanto il volo da perdonare i torti subiti, e un giorno tornare là presso lo Stormo, e adoprarti perché gli altri imparino?"

Non sarebbe valso a niente mentire a quell'essere arcano e stupendo, per ferito che uno fosse nel suo orgoglio. "Sono disposto, sì" rispose Fletcher Lynd a voce bassa.

"Allora, Fletcher", gli disse la splendida creatura con un tono di voce molto affabile, "Cominceremo con il volo orizzontale" [...] »

Qui, la scena finale...




Chiosa di Sebirblu

È facile per me accomunare la vita di mio figlio con quella del Gabbiano Jonathan per quanto riguarda l'acquisizione di una Realtà trascendente, sconosciuta ai più.

L'unica differenza è che Emmanuele, sin da piccolo, mostrava già di avere in sé, nei suoi comportamenti, il frutto di conoscenze anteriori che in parte l'avevano plasmato. Era qui sulla Terra solo per completarle... ed è per questo che ha "scelto" suo padre e me... per sintonia vibrazionale! (Cfr. QUI e QUI).

Se n'è andato a soli 52 anni, dieci più del suo papà che ne aveva 42 quando trapassò nel 1973, mentre "Manu" aveva cinque mesi e mezzo. Entrambi evoluti... Entrambi desiderosi di un mondo migliore...

E un mondo migliore sta davvero per arrivare! È alle porte del nostro tempo, se devo tener conto dell'ennesima premonizione avuta proprio qualche giorno fa:

‒ "Mi trovavo in un luogo molto alto, come se fosse la terrazza di un grattacielo; vedevo tutto il panorama mentre, all'orizzonte, delle montagne circondavano la pianura e l'intero agglomerato urbano del quale facevo parte anch'io.

In cielo, dense nuvole temporalesche dal grigio scuro al nero (chiamate "cumulo-nembi") minacciavano seriamente di scatenare un grande disastro naturale ma nel medesimo tempo assistevo ad uno spettacolo mozzafiato...

Tutt'intorno, da dietro la catena montuosa stava affacciandosi un'alba delicata dai toni rosa-arancio che lentamente, elevandosi sempre più con la sua pace, serenità e bellezza sembrava prendere il posto del pericolo incombente."

Credo davvero che questo segno preannunzi un imminente intervento divino, se non altro per mettere fine al peggio del peggio che come schiuma infetta sta avanzando per ogni dove sul nostro povero pianeta.

Concludo con una strepitosa conferma da «I Ching» (ved. QUI) che ho consultato, chiedendo come ora si trovasse "Manu" nel suo nuovo stato spirituale, e la risposta è stata incredibile: l'esagramma uscito è il n° 62 che delinea un uccello in volo intento minuziosamente a migliorare sé stesso, cercando di eliminare i difetti rimasti, per poter volare sempre più in alto, verso la Casa del Padre.

"La Preponderanza del piccolo"


Ecco l'esagramma 62:
le due linee spezzate sopra e sotto rappresentano le ali,
mentre le due centrali, intere, raffigurano il corpo del volatile.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte dei brani dal libro, QUI il pdf.