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venerdì 27 febbraio 2026

TUTTO appartiene a CHI NON HA PAURA della MORTE!

 
"Il Settimo Sigillo" di Ingmar Bergman - (scena della partita a scacchi con la Morte).

Sebirblu, 25 febbraio 2026

Gutta cavat lapidem (la goccia scava la pietra) dicevano i latini, e una volta di più, vista la recente dipartita di mio figlio una decade prima del Natale scorso (ved. QUI, QUI e QUI), mi accingo a ribadire, per tutti coloro che ancora non ne avessero preso coscienza, che la morte non esiste.

È uno spauracchio inconsistente, basato sull'ignoranza e sulla credulità popolare, quello di ritenere autentico solo ciò che i nostri occhi vedono e i sensi percepiscono. Se si continua a mantenere lo sguardo verso terra non si potranno certo osservare le stelle in cielo...

D'altronde, questo terribile vuoto di sapere, che tanto dolore e lacrime porta con sé rallentando l'evoluzione delle anime "in partenza", è imputabile anche alla carenza d'insegnamento religioso trasmesso nei secoli alle genti, costrette in vincoli e divieti che ne hanno impedito il passo.

Mi riferisco alla costante opposizione della Chiesa cattolica a qualsivoglia ricerca autonoma, indirizzata verso la medianità in generale, non concedendo alcuna libertà di movimento ai devoti per preservarli dai pericoli ad essa inerenti. Questa è almeno la versione ufficiale imposta... che l'ha salvata dal perdere il potere temporale sul mondo.

Certo, i pericoli esistono (come ad esempio QUI), ma se ai bambini si insegna a maneggiare il coltello o ad attraversare la strada, non vedo perché ai figli di "Madre Chiesa" non debba essere insegnata la realtà invisibile con tutte le incognite relative.

È per questo motivo che Pietro Ubaldi (ved. QUI) lasciò l'Italia per il Brasile, non avendo trovato nella sua stessa patria l'accoglimento giusto alla sua ispiratissima "Grande Sintesi" che, invece, fu ingiustamente inserita nell'elenco dei libri proibiti «Index Librorum Prohibitorum» dall'ex Sant'Uffizio; ved. QUI.

In quel lontano paese sudamericano trovò le porte aperte, anzi spalancate da una profonda cultura dello Spirito, pronta ad accoglierlo come meritava e di cui "Nosso Lar" (la Nostra Dimora) come ho descritto QUI, ne è il meraviglioso prodotto.

Eccolo, provvidenzialmente ricomparso su You Tube, ma che consiglio di scaricare prima che lo tolgano di nuovo.




E a proposito di Pietro Ubaldi, riporto ora un commento, ricevuto dal noto medium brasiliano Francisco Cândido Xavier, detto Chico, dal suo spirito-guida Emmanuel (che, come si vede nel film, impersonò Publio Lentulo nell'antica Roma al tempo delle persecuzioni; ved. QUI, ed il prezioso pdf QUI), che anticipa mirabilmente l'estratto del grande pensatore e mistico umbro, posto in evidenza subito dopo.

Messaggio di Emmanuel
(inserito in tutte le edizioni brasiliane)

«Quando tutti i valori della civiltà occidentale stanno svanendo in una dolorosa decadenza, è giusto che accogliamo una luce come questa, che emana dalla grande e silenziosa Voce de "La Grande Sintesi".

Nella stessa Italia che volgarizzò il sacerdozio romano, eliminando le più significative fioriture del sentimento cristiano nel mondo, in virtù del meccanismo convenzionale della Chiesa "Una Cattolica Apostolica Romana", esistono dispositivi di grande verità, restauratori del messianismo, sul sublime cammino delle grandi rivelazioni della fede.

La Parola di Cristo proietta le sue radiazioni energiche e gentili in questo momento, muovendo un potente esercito dei suoi messaggeri all'interno del laboratorio della evoluzione universale. Il momento è psicologico.

Le  nostre  affermazioni  astraggono  dal  tempo  e  dallo  spazio,  in  contrasto  con le vostre preoccupazioni; ma il secolo che passa deve essere segnato da meravigliosi rinnovamenti della vita terrena. I contributi richiesti saranno molto importanti. Eppure un'alba radiosa succederà all'angoscia di questo crepuscolo.


Igor Zenin

Qui parla la "Sua Voce", divina e dolce, austera ed oltremodo compassionevole. Nella formulazione di queste tesi, che spesso trascendono l'idealismo contemporaneo, si riflette sovranamente la Sua magnanimità, la Sua misericordia e la Sua saggezza.

Tutti gli aspetti dell'attività umana sono riuniti in questa esposizione d'inconcepibile meraviglia! Perché, mentre la ragione è di origine umana, l'intuizione è di origine divina, preludendo a tutte le conquiste dell'umanità.

La grande lezione di quest'opera è che il Signore non disprezza il vostro razionalismo scientifico, nonostante l'ingannevole veste del suo impenitente negativismo. Nella Sua misericordiosa saggezza, Egli valorizza al meglio tutti i vostri sforzi, anche i più inferiori e miserabili.

Vi avvicina al Suo cuore augusto e compassionevole, ungendovi con il Suo Amore sconfinato, rinnovando i Suoi insegnamenti dal Mare di Galilea. Vedete, dunque, che tutti i vostri progressi e tutte le vostre ondate evolutive sono previsti nel Vangelo. Tutte le vostre scienze e i vostri valori, nello scenario delle civiltà passate e nel meccanismo di quelle future, sono incarnati nella Sua Parola divina e redentrice.

La Grande Sintesi è il vangelo della scienza, che rinnova tutte le capacità della religione e della filosofia, unificandole alla rivelazione spirituale e restaurando il messianismo di Cristo, ordinamenti dell'evoluzione terrena.

Inchiniamoci davanti alla misericordia del Maestro e rendiamo grazie con cuore genuflesso per la Sua bontà. Accostiamoci a questo altare di speranza e saggezza, dove scienza e fede si uniscono in Dio.

E, mentre il vecchio mondo si prepara a grandissime prove collettive, meditiamo sull'infinito campo delle rivelazioni della Divina Provvidenza, ponendo al di sopra di ogni preoccupazione transitoria le glorie sublimi e perenni dello spirito immortale.»




Il ciclo della vita e della morte e la sua evoluzione
da "La Grande Sintesi" pag. 339

«La morte non lede affatto il principio della vita che resta intatto, anzi continuamente ringiovanito da questo continuo rinnovellarsi. Se la natura non la teme e non la schiva è perché essa è condizione di vita e nulla si sperpera o va perduto nella sua stretta economia.

Che cosa è mai la morte? Che cosa è questa strana evaporazione di coscienza per cui in un attimo l'organismo passa dal movimento all'immobilità, dalla sensibilità alla passività inerte? Voi guardate sgomenti a quel corpo morto e gli domandate invano che renda alla vostra sensazione la Scintilla della vita spenta.

Eppure la materia è tutta lì, nel primo momento ancora intatta: vi sono tutti gli organi, i tessuti, il plasma, la "macchina" riposa completa. Manca solo la volontà dell'insieme, lo psichismo direttivo, manca il potere centrale e il complesso si affretta a sciogliersi come un esercito senza più capo, ove ogni soldato pensa ormai solo a sé stesso per aggregarsi ad altri eserciti comunque ne trovi.

L'edificio splendido crolla ed altri costruttori vicini, non importa se meno abili, corrono ad attingere materiali per i loro edifici. Tutto viene presto ripreso in un nuovo circolo, riutilizzato, e rivive al sole. Nulla può mai morire.

Solamente l'unità collettiva si dissolve nelle minori unità componenti. Vi è dunque separazione dello psichismo e un profondo cambiamento di stato nella densità energetica. Vi è in questo fenomeno qualcosa che vi ricorda altre mutazioni più semplici, come il passaggio dalla materia solida al liquido e poi al gassoso.

Vi è una perdita di mobilità, una liberazione di energia. Nulla si distrugge in natura e anche la morte «deve», per legge universale, restituire intatto lo psichismo che in quel corpo, ormai invano, cercate di rintracciare.

Non importa se ai vostri sensi e mezzi di osservazione esso sfugge nell'imponderabile. Uno psichismo animatore vi era ed ora non vi è più. Tutto l'universo, per l'ubbidienza costante alla sua Legge, vi grida che quello psichismo non può assolutamente essere andato distrutto.



Quel principio voi lo vedete in ogni momento rinascere, come dal mare rinascono le piogge che vi sono precipitate: rinascente ricco di istinti, proporzionato all'ambiente, individuato come era quando il corpo morì.

Nella morte lo vedete scomparire, nella nascita riapparire; come è mai possibile che il ciclo, come avviene per tutte le cose, non si chiuda ricongiungendo i suoi estremi? Come ciò che non muore non può esser nato, cosi ciò che era prima della nascita non può morire. Ciò che non è nato con la vita, con la vita non muore.

La logica dell'universo, la voce di tutti i fenomeni, concorde vi conduce a questa conclusione: se, come è dimostrato, nonostante il mutar della forma la sostanza è indistruttibile, se l'esistenza di un principio psichico è evidente, esso deve essere immortale, e immortalità non può essere che eternità, equilibrio tra passato e futuro, cioè reincarnazione.

Se tutto ciò che esiste è eterno, voi, se esistete, siete eterni. Nessuna cosa si potrà mai annullare. Non v'è legge o autorità umana che possa distruggere la logica e l'evidenza dei fenomeni. Sopravvivenza dello Spirito è sinonimo di reincarnazione.

O rinunciare a capire l'universo, come fa il materialismo o, se si ammette un piano, un ordine e un equilibrio come tutti i fatti affermano, è necessario seguirne la logica (non è possibile fermarsi a metà), fino alle ultime conseguenze.

Vita e morte sono i contrari che si compensano, le due spinte che fanno l'equilibrio, le due fasi complementari dello stesso ciclo. Scomparirà lo Spirito nell'indistinto di un grande serbatoio animico amorfo? Assurdo.

Quel principio non lo vedete riapparire amorfo, ma con qualità già pronte poiché si manifestano rapidamente, cioè le qualità di istinto, coscienza e personalità con cui lo avete visto scomparire. Troppo l'unità ricostruita rassomiglia all'unità distrutta, perché non possa trattarsi della stessa.




Solo cosi potete spiegarvi la prescienza dell'istinto, la gratuità della sua conoscenza, quell'apparire di capacità innate senza un apparente precedente costruttivo. Come potrebbero gli istinti, il destino, la personalità nascere dal nulla così diversi e definiti, fuori dall'universale legge di causalità?

Ma essi sono il passato che per quella legge rinasce sempre e che nessuna morte potrà mai distruggere. È assurdo e impossibile un continuo costruirsi e disintegrarsi di personalità, un passaggio dell'essere al non essere, in cui si spezzerebbe la catena di causalità che tutto prepara e tutto conserva.

E poi tutto è individuato, tutto grida «io», nell'universo. In esso non vi sono mari di inerzia, zone di vuoto. L'evoluzione non indietreggia, non demolisce mai, difende come cosa preziosa i vari frutti di tanta sua fatica.

Ed una cosi complessa unità collettiva qual è l'individualità umana, resta il più alto prodotto dell'esistenza e riassume i risultati del più grande lavoro dell'evoluzione. Potrebbe mai questa, nella sua stretta economia, permettere la dispersione dei suoi maggiori valori?

E poi, perché mai la testimonianza dei sensi delusi dovrebbe avere più forza del vostro istinto che vi dice: io sono immortale? Delle religioni, dei fenomeni medianici, della logica dei fatti, della voce concorde dell'intera umanità e dei tempi tutti che vi dicono: tu sei immortale?

Lo psichismo individuale sopravvive nelle piante, negli animali, nell'essere umano; lo sviluppo embriologico che ripete e riassume tutto il passato vissuto dimostra che nella vita è sempre la stessa matrice che continua la sua opera; questa indistruttibile sopravvivenza dell'ieri e dell'oggi, che garantisce la continuità di evoluzione, vi mostra anche una identità costante del principio d'azione.

Ma la morte non è uguale per tutti. Lo è nel corpo, non nello Spirito. Negli esseri inferiori, compreso l'uomo ai primi gradini, il centro perde coscienza e si affretta a ritrovarla, trascinato dalla corrente delle forze della vita, per rinascere di nuovo. 

Questa perdita temporanea può dare loro la sensazione di quella fine di tutto che il materialismo sostiene: sensazione, non realtà.

Ma negli uomini più evoluti, entrati nella fase «A» propriamente detta dello Spirito, la coscienza non si estingue, ma ricorda, osserva, prevede e poi sceglie le prove con conoscenza. La coscienza è conquista ed è premio ad immense fatiche.»




Ed ora, per concludere, aggiungo un breve brano sullo stesso tema, scritto da un altro prestigioso autore, in arte Amadeus Voldben (Amedeo Rotondi), tratto dal suo libro: 

"Lo scopo e il Significato della vita" 
(pag. 119).

«Con la morte del corpo non finisce tutto. Quelli che vivono ancora nella materia, che non sono risvegliati, ma ancora dormienti, hanno solo il concetto zoologico della vita e affermano che sia la fine totale.

Muore il corpo, ma l'uomo non è soltanto corpo. Essi avrebbero ragione se l'uomo fosse soltanto corpo. L'uomo è Spirito che per il suo viaggio per le vie dei mondi, per le necessarie esperienze, si è rivestito di un corpo fisico e di un corpo animico.

Il corpo fisico è il rivestimento più grezzo, che si logora più rapidamente e, quindi, viene abbandonato. Il ciclo vitale dell'uomo sulla Terra è breve rispetto a quello che egli vive sul piano astrale e animico; è addirittura un puntino rispetto alla vita sul piano spirituale.

Questo logorio è troppo spesso accresciuto dall'insipienza dell'uomo stesso che poco conosce delle leggi della natura e meno ancora ne è rispettoso, cosicché l'esistenza naturale che dovrebbe durare oltre i cento anni, è ridotta a vecchiaia precoce per gli attaccamenti viziosi che ne determinano un carico pesante di tanti mali.

La morte non è la cessazione di tutto, ma soltanto una scena di un dramma che non ha fine. Il grande saggio Marc'Aurelio scrisse: 

"Considera, dietro e d'innanzi a te, l'abisso infinito del tempo. La tua esistenza terrena è un punto appena visibile, un puntino nell'immenso fluire delle epoche, un istante fra secoli e millenni che passano e si rinnovano, simile ad un lampo che illumina e si spegne in un attimo nel corso di miliardi di anni, durante i quali civiltà sorgono e scompaiono nella vicenda dei tempi." »

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Infine un video che mio figlio Emmanuele ha tuttora sul suo canale Youtube (QUI), che invito a visitare, se non altro per il gran lavoro che ha compiuto per risvegliare le coscienze di molti. 

QUI, ha lasciato un altro canale che dedicava agli appassionati di musica mixata... era ciò che preferiva creare. 




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti: da "I Commenti" e "La Grande Sintesi" di Pietro Ubaldi.

giovedì 26 dicembre 2024

C. Xavier: il discorso di S. Stefano, primo martire.


"Lapidazione di Santo Stefano" di Filippo Lauri.

Sebirblu, 26 dicembre 2024

In occasione della festa di Santo Stefano pubblico, grazie alla medianità di Chico Xavier e alla guida Emmanuel, parti del discorso da lui pronunciato a Gerusalemme per catechizzare le genti, alla presenza fatale di Paolo di Tarso che, ligio alla Legge Mosaica, avrebbe poi contribuito a farne il primo martire cristiano, per lapidazione. [Ved. "Atti degli Apostoli (6, 5)"]. (Cfr. anche QUI e QUI).

La Predicazione del Diacono Stefano

[...] «Quando la vasta sala, spoglia di ornamenti e simboli di ogni tipo, d'improvviso si riempì, un giovane attraversò le lunghe file (di storpi, poveri e malati; ndr), affiancato da Pietro, Giacomo e Giovanni, salendo tutti e tre in una elevazione quasi naturale, formata di pietre sovrapposte.

‒ Stefano!... È Stefano!... Voci soffocate indicavano il predicatore, mentre i suoi ammiratori più entusiasti, lo ricevevano con un sorriso gioioso.

Un inatteso silenzio manteneva tutte le teste in singolari aspettative. Un giovane, magro e pallido, nella cui assistenza i più infelici pensavano di trovare un'estensione dell'amore del Cristo, pregò ad alta voce supplicando per sé e per l'assemblea la ispirazione dell'Onnipotente.

Di seguito aprì una pergamena in forma di rotolo e lesse un brano dalle annotazioni di Matteo:




«Rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele; e strada facendo predicate che il Regno dei cieli è arrivato.» (Mt. 10, 6-7).

Stefano sollevò alto gli occhi sereni e luminosi, e, senza sentirsi turbato dalla presenza di Saulo e dei suoi numerosi amici, iniziò a parlare più o meno in questi termini, con voce chiara e vibrante:

«Miei cari, ecco che sono arrivati i tempi in cui il Pastore viene a riunire le pecore attorno al suo zelo senza limiti. Eravamo schiavi della ragione, ma oggi siamo liberi attraverso il Vangelo di Cristo Gesù.

La nostra razza conservò, da tempo immemore, la luce del Tabernacolo e Dio ci ha mandato il suo Figlio senza macchia. Dove sono, in Israele, quelli che ancora non hanno sentito il messaggio della Buona Novella? Dove sono quelli che ancora non si sono rallegrati con le gioie della Nuova Fede?

Il Padre ci ha mandato la Sua risposta divina alle nostre aspirazioni millenarie, le rivelazioni del cielo chiariscono le nostre strade.

Secondo le promesse della profezia di tutti coloro che hanno sofferto e pianto per amore dell'Eterno, l'Emissario divino è giunto al fossato dei nostri amari e giusti dolori, per illuminare la notte delle nostre anime impenitenti affinché si aprissero gli orizzonti della redenzione.

Il Messia si prese cura degli angosciosi problemi della creatura umana, con la soluzione dell'Amore che redime tutti gli esseri e purifica tutti i peccati. Maestro del lavoro e della perfetta gioia di vivere, le Sue benedizioni rappresentano la nostra eredità.

Mosè fu la porta, Cristo è la chiave. Con la corona del martirio acquistò, per noi, l'alloro immortale della salvezza. Eravamo prigionieri nell'errore, ma il suo sangue ci ha liberati. Nella vita e nella morte, nelle allegrie di Cana, come nell'angoscia del Calvario, per quello che ha fatto e per tutto quello che lasciò di fare durante il suo passaggio glorioso sulla Terra, Egli è il Figlio di Dio che illumina il cammino.

Al di sopra di tutte le cogitazioni umane, lontano da tutti gli attriti delle ambizioni terrene, il Suo regno di pace e di luce risplende nella coscienza delle anime redente. Oh! Israele tu che aspettavi da tanti secoli, la tua angoscia e le dolorose esperienze non sono state vane!...
 

"Predica di Santo Stefano e disputa nel Sinedrio" - Beato Angelico e aiuti, tra cui Benozzo Gozzoli.

Mentre altri popoli si dibattevano in bassi interessi, cercando falsi idoli di pseudo adorazioni e promuovendo, simultaneamente, guerre di sterminio con raffinata perversità, tu, Israele, aspettasti il Dio giusto.

Portasti le catene della crudeltà umana, nella desolazione e nel deserto; tramutasti in canzoni di speranza, la ignominia della prigionia; soffristi l'obbrobrio dei potenti della Terra; vedendo i tuoi figli, le tue mogli, i tuoi giovani e i bambini sterminati sotto il guanto delle persecuzioni, ma mai perdesti la fede nella giustizia dei Cieli!

Come il Salmista, attestasti con il tuo eroismo che l'amore e la misericordia vibrano in tutti i tuoi giorni! Piangesti lungo il cammino dei secoli, le tue angosce e ferite. Come Giobbe, vivesti la tua fede, sopraffatta dalle catene del mondo, ma ora ricevesti il sacro deposito di Geova, il Dio Unico...! 

Oh! speranze eterne di Gerusalemme, cantate di gioia, gioite, anche se non siamo stati del tutto fedeli nella comprensione, portando l'Agnello amato tra le braccia della croce. Le sue ferite, tuttavia, ci hanno comprato l'ingresso in cielo, con l'alto prezzo del sacrificio supremo!...

Isaia lo contemplò, curvo sotto il peso delle nostre iniquità, fiorendo nell'aridità dei nostri cuori,  come un fiore del cielo in una terra bruciata,  ma rivelò pure che, dal tempo della Sua rinuncia estrema, alla morte infame, la Sacra Causa divina avrebbe prosperato per sempre nelle Sue mani.

Amati, dove sono andate quelle pecore che non sapevano o non potevano aspettare? Cerchiamole per Cristo come dracme perse del Suo svelato Amore! Proclamate a tutti quelli senza speranza le glorie e le gioie del Suo Regno di Pace e di Amore immortale!...

La Legge ci conservava nello spirito di nazione, ma non era più in grado di cancellare dalla nostra anima il desiderio umano di supremazia sulla Terra. Molti della nostra razza hanno aspettato un principe dominatore, che penetrasse nella città santa in trionfo, con i trofei di una sanguinosa battaglia di rovina e di morte; ci facesse impugnare uno scettro odioso di potere e tirannia.

Ma il Cristo ci ha liberati per sempre. Figlio di Dio ed emissario della Sua gloria, nel Suo più grande comandamento conferma Mosè, che ci raccomanda di amare Dio sopra qualsiasi cosa, con tutto il cuore e la mente, aggiungendo nel più famoso comandamento divino, che ci amassimo gli uni con gli altri come Lui ci ha amati.
 

"Cristo, Re dell'Universo" del Beato Angelico.

Il Suo Regno è quello della coscienza retta e del cuore purificato al servizio di Dio. Le Sue porte sono il meraviglioso cammino della redenzione spirituale, aperte a due a due ai figli di tutte le nazioni.

I Suoi amati discepoli verranno da tutte le parti. Al di fuori della Sua Luce ci sarà sempre la tempesta ad assalire il viaggiatore barcollante della Terra che, senza il Cristo, cadrà vinto nelle battaglie infruttuose che distruggono le migliori energie del cuore. Solo il Suo Vangelo concede la pace e la libertà.

È il Tesoro del mondo. Nella Sua gloria sublime i giusti troveranno la corona del trionfo, gli sfortunati la consolazione, i tristi la fortezza del buon animo, i peccatori il cammino redentore del riscatto misericordioso.

È vero che non lo avevamo capito. Nella Sua grande testimonianza, gli uomini non compresero la Sua divina Umiltà, e i più affezionati Lo abbandonarono. Le Sue ferite gridarono per la nostra indifferenza criminale.

Nessuno potrà sottrarsi a questa colpa, visto che siamo tutti eredi dei Suoi doni celestiali. Dove tutti godono i benefici, nessuno può sfuggire alla responsabilità. Ecco perché rispondiamo al crimine del Calvario. Ma le Sue ferite furono la nostra luce, i Suoi martiri, il più ardente appello d'Amore, il Suo Esempio la rotta aperta ai beni sublimi e immortali.

Venite, poi, a partecipare con noi al tavolo del banchetto divino! Non più le feste del pane che marcisce, ma l'eterno alimento dell'allegria e della Vita... Non più il vino che fermenta, ma il nettare confortante dell'anima, diluito nei profumi dell'Amore immortale.

Il Cristo è la sostanza della nostra libertà. Verrà un giorno in cui il Suo Regno comprenderà i figli dell'Oriente e dell'Occidente, in una unione di fratellanza e di luce. Così, capiremo che il Vangelo è la risposta di Dio alle nostre richieste, rispetto alla Legge di Mosè.

La Legge è umana, il Vangelo è divino. Mosè è il conduttore; il Cristo, il Salvatore. I profeti furono maggiordomi fedeli, ma Gesù è il Signore della Vigna. Con la Legge, eravamo servi, col Vangelo, siamo figli liberi di un Padre amorevole e giusto!...» [...]

 


Paolo di Tarso (in origine Saulo; ndr), emotivo per temperamento,  si univa all'onda di ammirazione generale ma, molto sorpreso, verificò le differenze tra la Legge e il Vangelo proclamato da questi strani uomini, che la sua mentalità non riusciva a capire.

Analizzò di sfuggita il pericolo che i nuovi insegnamenti procuravano al Giudaismo dominante. Dissentì dal sermone ascoltato, nonostante la sua risonanza di misteriosa bellezza. A suo avviso, era necessario eliminare la confusione che si abbozzava a proposito di Mosè.

La Legge era una ed unica. Quel Cristo che culminò con la sconfitta, tra due ladri, appariva ai suoi occhi come un mistificatore indegno di qualsiasi considerazione. La vittoria di Stefano nella coscienza popolare, che si verificava in quel momento, gli causò indignazione.

Quei galilei potevano essere compassionevoli, ma comunque erano dei criminali per il sovvertimento dei principi inviolabili della razza.

L'oratore si preparava a riprendere la parola, momentaneamente interrotta e attesa con giubilo generale, quando il giovane dottore si alzò coraggiosamente e disse, quasi collerico, sottolineando i concetti con evidente ironia:

«Pietosi galilei, dove è il senso delle vostre dottrine strane e assurde? Come osate proclamare la supremazia di un falso e oscuro Nazareno su Mosè, proprio a Gerusalemme, dove si decidono i destini delle tribù d'Israele invincibile? Chi era questo Cristo?  Non fu un semplice falegname?»

Dopo l'orgoglioso e inaspettato rimprovero, si sentì nell'ambiente una retrazione di timore, ma dagli indigenti, per i quali il messaggio del Cristo era l'alimento supremo, partirono a Stefano sguardi di difesa e di gioioso entusiasmo.

Gli Apostoli della Galilea non potevano nascondere la loro paura. Giacomo era livido. Gli amici di Paolo si accorsero della sua maschera di disprezzo. Anche il predicatore impallidì, ma rivelò nello sguardo risoluto lo stesso tratto di fermezza e serenità imperturbabile.

Fissò il dottore della Legge, primo uomo della città che aveva osato disturbare gli sforzi generosi di evangelizzazione, e senza tradire la linfa d'amore che usciva dal suo cuore mostrò a Paolo la sincerità delle sue parole e la nobiltà dei suoi pensieri.

Così, prima che i compagni si riprendessero dalla sorpresa che li aveva colti, con una ammirevole presenza di spirito, indifferente al timore collettivo, disse umilmente:

«Meno male che il Messia era stato un falegname, perché in questo caso l'Umanità non resterà più senza rifugio. Lui era, infatti, il Rifugio della pace e della speranza! Mai più cammineremo senza meta tra le molte tempeste, né sulle passerelle dei ragionamenti chimerici di chi vive di calcolo senza la chiarezza del sentimento.»


"Santo Stefano tra San Giacomo e San Pietro" di Domenico Bigordi - detto il Ghirlandaio.

La risposta concisa, senza paura, sconcertò il futuro rabbino, abituato a trionfare nelle sfere più acculturate, in tutte le dritte della parola. Energico, arrossì, mostrando profonda collera e mordendo il labbro in un gesto che gli era peculiare e aggiunse con voce imperiosa:

«Dove andremo a finire con questi simili eccessi di interpretazione intorno ad un mistificatore volgare, che il Sinedrio ha punito con la fustigazione e la morte? Che dire di un Salvatore che non ha potuto salvare sé stesso? Emissario rivestito di così tanti poteri celesti non evitò l'umiliazione di una condanna infamante?

Il Dio degli eserciti, che liberò la nazione privilegiata dalla prigionia e che l'ha guidata attraverso il deserto aprendo la strada verso il mare; che placò la fame con la manna divina e, per Amore, trasformò la roccia impassibile in sorgente di acqua viva, non avrebbe avuto altri mezzi per indicare il suo inviato, che non la croce del martirio tra i criminali comuni?

Tenete in questa casa, la gloria del Signore Supremo, così barattata? Tutti i Dottori del Tempio conoscono la storia dell'impostore che celebrate con la semplicità della vostra ignoranza! Non vacillate nel ridurre i nostri valori, presentando un Messia lacerato e sanguinante, sotto i fischi e le ingiurie del popolo?!... Gettate la vergogna su Israele e desiderate fondare un nuovo regno? Sarebbe giusto farci notare, a noi altri, i moventi delle vostre pietose favole.»

Stabilita una pausa nel suo severo rimprovero, l'oratore tornò a parlare con dignità:

«Amico, ben si diceva che il Maestro sarebbe venuto nel mondo per la confusione di molti in Israele. Tutta la storia edificante del nostro popolo è un documento della rivelazione di Dio. Tuttavia, non vedi gli effetti meravigliosi con cui la Provvidenza guidò le tribù ebraiche, in passato, verso manifestazioni dell'affetto estremo di un Padre disposto a costruire il futuro spirituale di bambini cari al suo cuore?

Con il passare del tempo, abbiamo osservato che la mentalità infantile comporta principi educativi più ampi, quello che ieri era affetto, oggi è energia oriunda delle grandi espressioni amorevoli dell'anima.

Quello che  ieri  era verde e calmo,  per la nutrizione  della  sublime  speranza,  oggi può essere tempesta, per dare sicurezza e resistenza. In precedenza, siamo stati bambini, anche nel trattare le rivelazioni; ma, ora, gli uomini e le donne di Israele hanno raggiunto la condizione di adulti nella conoscenza.


"Santo Stefano" di Charles Mellin 

Il Figlio di Dio portò la luce della Verità agli uomini, insegnando loro la misteriosa bellezza della vita, accresciuta attraverso la rinuncia. La Sua gloria si riassume nell'amarci come Dio ci ama. Per questa stessa ragione, Egli non è stato ancora compreso. Per caso avremmo dovuto attendere un salvatore sulla base dei nostri desideri inferiori?

Affermano i profeti che le strade di Dio possono anche non essere i percorsi che desideriamo, e che i Suoi pensieri non sempre si armonizzano con i nostri. Cosa avremmo detto di un Messia che impugnasse lo scettro del mondo, disputando con i Principi dell'iniquità i premi dei trionfi sanguinosi? Per caso la Terra non sarà già piena di battaglie e cadaveri?

Domandiamo ad un generale romano quanto gli è costato il dominio del più oscuro dei villaggi; consultiamo la lista nera dei trionfatori, secondo le nostre idee erronee della vita. Israele non avrebbe mai potuto aspettarsi un Messia che si ostentasse sopra un carro di magnifiche glorie materiali, in grado di scivolare nella prima buca della strada.

Queste espressioni transitorie appartengono ad uno scenario effimero, in cui la porpora più scintillante ritorna alla polvere. Al contrario di tutti coloro che desiderano insegnare la virtù, riposando nella soddisfazione dei propri sensi, Gesù compì il Suo dovere tra i più semplici e i più sventurati, dove spesso, si trovano le manifestazioni del Padre, che educa, attraverso la speranza insoddisfatta e i dolori che cesellano, l'esistenza umana dalla culla alla tomba.

Il Cristo edificò tra di noi il Suo Regno di Amore e di Pace sulle fondamenta divine. Il Suo Esempio è impresso nell'anima umana con Luce eterna! Chi di noi, quindi, realizzando tutto questo, sarebbe in grado di identificare nell'Emissario di Dio un principe bellicoso? No! Il Vangelo è Amore nella sua espressione più sublime.

Il Maestro si è lasciato immolare trasmettendo a noi l'Esempio della redenzione attraverso l'Amore più puro. Pastore dell'immenso gregge, Egli non vuole che si perda nessuna delle Sue pecore molto amate, o la morte del peccatore.

Il Cristo è la Vita, e la salvezza che ci ha donato sta nella sacra opportunità della nostra elevazione, come figli di Dio, esercitando i suoi gloriosi insegnamenti.»

Dopo una pausa, il dottore della Legge si stava già alzando per replicare, quando Stefano continuò:

‒ «Ed ora, fratelli, chiedo il permesso per concludere le mie parole. Se non vi ho parlato come desideravate, ho parlato come il Vangelo ci consiglia, imputando a me stesso l'intima condanna dei miei grandi difetti. Che la benedizione del Cristo sia con tutti voi.»


"San Paolo" di Filippo Foppa (dettaglio).

Prima che potesse lasciare il pulpito e confondersi con la folla, il futuro rabbino si alzò di scatto e lo fissò con rabbia:

‒ «Esigo la continuazione dell'arringa! Che il predicatore aspetti, perché io non ho finito quello che volevo dire.»

Stefano rispose serenamente:
‒ «Non potrei discutere.»

«Perché?» chiese Paolo irritato «Sei intimato a procedere.»

«Amico»chiarì con calma«il Cristo ci consigliò che dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Se disponete di eventuali azioni legali contro di me, presentate senza timore che io vi ubbidirò; ma in ciò che appartiene a Dio, solo a Lui compete giudicarmi.»

Un così alto spirito di risoluzione e serenità, quasi sconcertò il dottore del Sinedrio; comprendendo, tuttavia, che la sua impulsività poteva unicamente compromettere la chiarezza del suo pensiero, aggiunse con più calma, nonostante il tono imperioso lasciasse trasparire tutta la sua energia:

‒ «Ma ho l'urgenza di chiarire gli errori di questa casa. Necessito di fare delle domande e voi dovete rispondermi.»

‒ «Per quanto riguarda il Vangelo ‒ disse Stefano – già vi ho offerto gli elementi di cui potevo disporre, spiegando quello che ho a portata di mano. Per il resto, quest'umile tempio è l'edificio della fede e non di un tribunale. Gesù si prese cura di raccomandare ai suoi discepoli che fuggissero dai fermenti delle discussioni e delle discordie. Ecco perché non sarà lecito perdere tempo in lotte inutili, quando l'Opera di Cristo esige il nostro sforzo.»

‒ «Ogni volta questo Cristo! Sempre l'impostore!» ‒ tuonò Paolo, accigliato ‒ «La mia autorità è insultata dal vostro fanatismo, in questo recinto di miseria e ignoranza. Mistificatori, rifiutate la possibilità di chiarimento che vi offro; galilei incolti, non volete considerare il mio nobile segno di sfida.

Saprò vendicare la Legge di Mosè, offesa. Rifiutate la mia intimazione, ma non potrete sfuggire al mio oltraggio. Imparerete ad amare la verità e ad onorare Gerusalemme, rinunciando al Nazareno insolente, che pagò con la croce i criminali vaneggiamenti. Mi rivolgerò al Sinedrio per giudicarvi e punirvi. Il Sinedrio ha l'autorità per annullare le vostre condannabili allucinazioni.»

Così concluse in un eccesso di furia. Ma non riuscì a disturbare il predicatore, il quale rispose con l'animo sereno:

‒ «Amico, il Sinedrio possiede migliaia di modi per farmi piangere, ma non gli riconosco il potere di costringermi a rinunciare all'amore di Gesù Cristo.»

Detto questo, scese dalla tribuna con la stessa umiltà, senza lasciarsi esaltare dal gesto di approvazione che gli lanciavano i "figli della sventura" che lo ascoltavano, come un difensore di sacre speranze. Alcune proteste isolate incominciarono a farsi sentire. Farisei arrabbiati vociferavano insolenze e offese. [...]


Farisei nel Tempio

Passati alcuni giorni, si prendevano a Gerusalemme i provvedimenti affinché Stefano fosse portato davanti al Sinedrio e interrogato sullo scopo della predicazione.

Di fronte alla reiterata scusante di Stefano, il dottore di Tarso si esasperò. E dopo aver vieppiù inasprito i compagni contro l'avversario, architettò un grande piano per costringerlo alla desiderata polemica, dove avrebbe cercato di umiliarlo davanti a tutti i più grandi capi del giudaismo dominante.

In seguito ad una delle sessioni comuni del Tribunale, Paolo chiamò uno dei servitori amici e parlò a bassa voce:

‒ «Neemias, la nostra causa ha bisogno di un collaboratore deciso e mi sono ricordato di te per la difesa dei nostri principi sacri.»

‒ «Di cosa si tratta?» ‒ Chiese l'altro con un sorriso enigmatico«Mandate ed io sono pronto ad obbedire.»

‒ «Hai mai sentito parlare di un falso taumaturgo di nome Stefano?»

‒ «Uno di quei detestabili uomini del "Cammino"? Lo vidi parlare di persona e ho riconosciuto nelle sue idee quelle di un vero e proprio allucinato.»

‒ «Sono contento che tu lo conosca da vicino» ‒ disse il giovane dottore, soddisfatto«Ho bisogno di qualcuno che lo denunci come blasfemo di fronte alla Legge e mi sono ricordato di te per collaborare in questo senso.

«Tutto qui?»chiese sagacemente ‒ «È cosa assai facile e gradevole.  Poi,  non  gli ho forse sentito dire che il falegname crocifisso è il fondamento della verità divina? Questa è più che una bestemmia. È un rivoluzionario pericoloso, deve essere punito come calunniatore di Mosè.»

‒ «Molto bene!» ‒ esclamò Paolo in un largo sorriso ‒ «Conto su di te.»

Il giorno seguente, Neemias comparì nel Sinedrio e denunciò il generoso predicatore del Vangelo come blasfemo e calunniatore, aggiungendo osservazioni criminali per proprio conto. Nell'atto di accusa, Stefano appariva come stregone volgare, maestro di precetti sovversivi, in nome di un falso Messia che Gerusalemme aveva crocifisso anni prima, sotto identiche accuse.


Santo Stefano nel Sinedrio, a processo davanti ai Sacerdoti.

Neemias si spacciava come vittima di una pericolosa setta che aveva disturbato la sua famiglia, e affermava d'essere testimone di bassi sortilegi praticati da lui, a scapito di altri.

Paolo prese nota dei minimi particolari, accentuando i dettagli compromettenti. La notizia esplose nella chiesa del "Cammino", producendo effetti singolari e dolorosi.

I meni risoluti, con Giacomo in testa, si lasciarono trasportare da considerazioni di ogni sorta, timorosi di ritrovarsi perseguitati, ma Stefano, Simon Pietro e Giovanni rimasero assolutamente sereni, rispondendo di buon animo e con coraggio all'ordine accusatorio.

Il giovane diacono, pieno di speranza, pregava Gesù che non lo dimenticasse, in modo che potesse testimoniare la ricchezza della sua fede evangelica. E aspettò l'occasione con fede e gioia.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte dei brani QUI (cap. 5), dettati da Emmanuel, guida di Chico Xavier, che è stato anche il coordinatore ultraterreno del bellissimo film "Nosso Lar": ved. QUI.

giovedì 11 luglio 2024

L'impronta di Satana sul Gioco d'Azzardo compulsivo

 


Sebirblu, 8 luglio 2024

L'articolo che pochissimi giorni fa ho ripubblicato, dopo sette anni dalla sua prima esposizione, QUI (correlato ad un cortometraggio inusuale e sorprendente), affronta il tema scottante di una delle numerose dipendenze che affliggono il genere umano: l'abuso di sostanze alcoliche.

Ne sono vittima soprattutto i giovani, e l'età della loro "iniziazione", specialmente nel periodo di "coprifuoco" in casa, si è abbassata sempre più fino a raggiungere dati allarmanti. Non è da meno la piaga del gioco d'azzardo che, in modo subdolo ma inesorabile, si insinua nelle menti fragili e le attrae sempre più verso l'abisso.

Una miriade di psicologi, medici e psichiatri operano in tutto il mondo nei centri di riabilitazione da dipendenze varie ‒ in questo caso la "ludopatia" ‒ e difficilmente prendono in esame il paziente nella sua interezza, considerando cioè che, oltre il corpo e l'anima (o psiche) dei quali è dotato (ved. QUI), egli è essenzialmente uno Spirito, ed è a questo mondo impalpabile e invisibile che si dovrebbero volgere per riuscire meglio nel loro intento.

Infatti, la stragrande maggioranza di queste patologie viene ulteriormente accentuata e appesantita dalla presenza di «entità di bassa evoluzione» (chiamate "baronti" ved. QUI) che, attirate da vizi e passioni dell'individuo stesso (ved. QUI), lo circuiscono, lo ossessionano e a volte lo possiedono, "manovrandolo" come vogliono. Ecco perché è così difficile uscirne! (Cfr. QUI, QUI, QUI e QUI).

Il primo passo indispensabile, quindi, per poter combattere la tirannia di qualsiasi forma di dipendenza è prendere coscienza della "realtà" spirituale di cui l'uomo fa parte ed iniziare a chiedere l'aiuto fattivo in Alto, laddove la voce del sofferente viene udita insieme alla sua ferma volontà di uscire dal tunnel nel quale si è cacciato. E se questo non fosse possibile direttamente, lo facciano almeno le persone care che lo attorniano, implorando Dio per il soccorso tanto desiderato.

Ecco una testimonianza che ho trovato in rete, pubblicata da Chiara Appendino QUI, concernente un "fuoriuscito" dalla schiavitù del gioco che ha avuto il coraggio di esporsi nel raccontare la sua terribile esperienza.



Gioco d'azzardo: la tremenda storia di Massimo

«Per tutelare la mia famiglia e il mio lavoro mi presento solo come Massimo.

Sono un ex giocatore delle slot-machine e scrivo questa lettera aperta che è solo una riflessione, augurandomi che possa servire a qualcuno.

E qui (nota mia) rivolgendosi ad un eventuale lettore dice:

"Per prima cosa domandati perché stai leggendo questa mia lettera, sono due le opzioni: o sei curioso di leggere come certa gente (che magari reputi anche stupida) si è rovinata giocando alle "macchinette", oppure sei un giocatore e di conseguenza ti senti toccato.

Se fai parte dei giocatori abbi il coraggio di ammettere a te medesimo che HAI UN PROBLEMA come l'ho avuto io, ma la buona notizia è che i problemi si risolvono, e se ci sono riuscito io che sono il signor nessuno, tutti ci possono riuscire."

Una droga silenziosa

Il gioco d'azzardo patologico è una vera droga, proprio come il tabacco, l'eroina, la cocaina ecc. Solo perché non si assume fisicamente alcuna sostanza non vuol dire che non si crea dipendenza, anzi, spesso è assai più pericolosa e molto più distruttiva in quanto subdola:

‒ è subdola perché ci si accorge tardi di avere un problema, è subdola perché la si trova sotto casa, è subdola perché ora è addirittura presso di noi tramite un semplice computer, è subdola perché anche la televisione pubblicizza il gioco online, è subdola perché ogni cosa che ha come fulcro il denaro non guarda in faccia a nessuno.

Ho usato il prefisso "ex" giocatore e lo reputo sbagliato perché, a mio modo di vedere, essere convinti di aver smesso definitivamente con una qualsiasi dipendenza elimina la paura di ricaderci e proprio per questa ragione è facile ripiombarvi.

Mi spiego meglio: il falegname che non ha paura della sega circolare probabilmente si taglia un dito; l'ex fumatore, convinto che una sola sigaretta (magari offertagli) non lo possa far rientrare nel vizio, sovente diviene il motivo per cui vi ricade. Pertanto non voglio definirmi "ex", ma più giustamente dirmi TERRORIZZATO dai video-poker.

Questo è uno degli input per cui inizia una qualsiasi sudditanza, la NON paura nei confronti di quello che si sta per provare, e questo accade per diverse cause che vanno dalla non conoscenza specifica alla spavalderia intesa come "io non sono mica scemo, non ci cascherò mai e smetto quando voglio!"...

[Ecco un video-rapporto di RAI3 che mette in evidenzia l'incremento drammatico di questa piaga sociale in continua intensificazione, purtroppo, con la cinica complicità di governi e media che pubblicizzano ed esaltano le vincite. Lo Stato si fa "biscazziere" lamentando, almeno qui in Italia, il mancato introito di 1,5 miliardi a causa della "concorrenza" dei giochi online. 

Il "Sistema" prima si fa tentatore, promuovendo incentivi di tutti i tipi con svaghi e "passatempi" come il "gratta e vinci", il "gioco del lotto" o i vari "Bingo" che possono dare assuefazione, similmente a quanto è avvenuto per la nicotina delle sigarette... e poi, ipocritamente, combatte, rincara e sanziona i poveri stolti che vi sono caduti!]




E qui (nota mia), rivolgendosi ad un ipotetico lettore dedito al gioco, precisa:

"Sappi che non voglio farti la morale e dirti quanti soldi stai buttando o avvisarti che giocare è deleterio: sono tutte cose che conosci già. Provo solamente a dirti come ho IMPARATO ad avere il terrore delle slot-machine."

Come tutto ebbe inizio

Iniziai prendendolo come uno svago, un tempo di relax e magari vincere qualcosa, l'ambiente mi aveva catturato e rapito, ero lontano da tutti i problemi e i fastidi della vita.

Come tutte le dipendenze si comincia un poco alla volta... ricordo benissimo di aver giocato 70 euro, che sono pochi e nello stesso tempo sono molti, era il contante che avevo in tasca, una volta uscito dalla sala quel giorno dissi a me stesso che era una cosa da pazzi entrare in quei posti e la cosa sembrava finita lì.

Il giorno seguente avevo un'ora libera e quel locale era ad 1 km dalla mia abitazione. Mi recai a prelevare proprio là vicino e, memore di aver perduto 70 euro il giorno precedente, mi auto-convinsi di ritentare... tutto sommato quei soldi non mi mandavano in fallimento, ma il fatto di averli persi mi infastidiva, mi dicevo che non era possibile e che me li dovevo riprendere, quel momento lo ricordo benissimo... fu l'attimo in cui, senza saperlo, ebbe inizio la mia dipendenza e, infatti, anche quel giorno buttai via altri 100 euro, senza vincere nulla.

Poi, in tempi successivi ritentai sempre con 50 o 100 euro, rivolevo i miei soldi, e dopo una decina di giorni accadde quello che mi portò in rovina, vinsi ben 5000 euro! Come si può immaginare ero sulle nuvole... ero contentissimo e abbondantemente appagato.

Vincere fu la mia tragedia. La vittoria dà la fiducia e l'illusione che non si possa mai perdere o che, comunque, se si prova oggi e si prova domani, prima o poi si viene pagati... Nulla v'è di più falso! Inutile dire che nel giro di una settimana quei soldi me li ero giocati tutti e anche di più.

Le sfumature che portano a giocare tanto e assiduamente sono molteplici e non basta una lettera per analizzarle.

La discesa verso il baratro

Col tempo la frustrazione si era impossessata di me in tutti gli ambiti, dalla vita privata a quella sociale: ero diventato schivo, nervoso e BUGIARDO, sì bugiardo, perché a casa dovevo trovare ottime scuse per giustificare la sparizione dei risparmi... Non esiste cosa peggiore... e si può immaginare il perché.

Come sono arrivato ad avere il terrore?

Per cinque lunghi anni rimasi del tutto dipendente, fino a quando mi ritrovai a dover fare i conti con tutti i debiti accumulati giorno per giorno e trasformatisi alla fine come una vera e propria bomba. Non avevo soldi per il mutuo, non avevo soldi per pagare la corrente, non avevo soldi per il gas, non avevo soldi per il cellulare, né per condurre la famiglia in vacanza e tanto meno per mangiare una pizza al ristorante. Ero totalmente assorbito da questa malattia che mi portava ad inserire in quelle dannate macchine anche l'ultimo centesimo a disposizione.

Dopo varie vicende, che mi dilungherei troppo a raccontare, ero arrivato ad avere cattivi pensieri (ed ecco la diabolica azione tentatrice delle entità barontiche; ndr), quei pensieri davvero terribili che in frangenti simili passano per la testa e che giorno dopo giorno maturano nell'intimo fino a concepire di metterli in pratica... perché ci si convince che sia l'unica via d'uscita. Sto parlando dell'atto più estremo che un uomo possa compiere. Ora, non voglio né pronunciare né scrivere quell'orribile parola che senz'altro si è compresa. Solo a pensarla mi vengono i brividi, rammentando come mi sentivo.



Uscire dalla dipendenza si può

Nel mio caso la svolta è avvenuta osservando una fotografia (Massimo non sa nulla, purtroppo, del soccorso angelico ricevuto dal Cielo; ndr), precisamente quella di mio figlio nel pieno della sua pubertà: in quell'attimo ho realizzato VERAMENTE che egli aveva bisogno di me come io avevo bisogno di mio padre alla sua età. Realizzai che non potevo essere ricordato da lui come "fallito" ma soprattutto non potevo esserlo come "padre mancato".

Da quell'istante, obbligai me stesso ad affidare a mia moglie (da sempre ignara del mio dramma, anche se sospettosa) tutti i soldi che mi passavano per le mani. Riflettei e presi una decisione, quella di andare comunque nella sala slot, non come giocatore ma solo come osservatore, con niente in tasca, e con "niente" intendo proprio zero soldi!

Non portavo con me neanche il bancomat per non farmi prendere dalla voglia di prelevare. Iniziai ad analizzare i comportamenti delle persone mentre giocavano ed è tremendamente singolare quello che si capta e si comprende da spettatore, potrei stare ore a raccontare aneddoti e situazioni.

Quello che osservavo era ciò che gli altri vedevano in me stando al di fuori... e mi si aprirono completamente gli occhi. In quei giorni cominciai ad avere paura delle slot, una paura cresciuta a tal punto che non vi inserii più un centesimo... Ed è un anno che non gioco...

Rivedere un futuro

Oggi sono interamente terrorizzato e ad ogni persona che vedo giocare anche al bar vorrei avvicinarmi e parlarle con un discorso di ore per indurla a smettere... questa dipendenza uccide senza saperlo.

In conclusione, ciò che mi ha dato la forza di uscirne è stato l'amore.

Troppe volte questa parola viene usata a sproposito, o viene percepita come un termine da usare in un romanzo; qui è tutto reale, non ho bisogno di romanzeggiare nulla. Se avessi pensato solo a me, adesso probabilmente sarei a dormire in stazione a Milano, ma far del male alle persone che ti amano ferisce l'anima e questo non lo posso permettere.

Quindi... "caro giocatore, non devi smettere perché perdi i soldi, non devi smettere perché potresti diventare un senza tetto, non devi smettere perché stai distruggendo la tua vita, devi smettere perché stai sconvolgendo quella di chi o quanti ti amano e hanno bisogno di te, loro non devono pagare per i tuoi errori, foss'anche solo il tuo cane".




Naturalmente, ne sto pagando ancora le conseguenze e so che per ritornare al tenore di vita che avevo prima (normalissimo, d'altronde) ci vorrà qualche anno, ma sono sereno, sono tornato a sorridere, sono tornato a gioire della mia esistenza fatta di piccolissime cose, la serenità e la consapevolezza mi rendono forte e fiducioso per il futuro.

Considero la mia esperienza con le slot come fosse stata una grande storia d'amore... purtroppo la "donna" di cui mi innamorai era estremamente pericolosa ed ho voluto e dovuto lasciarla per non morire... rimarrà nel mio cuore non come un bel ricordo ma come puro terrore.

"Se tu, che stai leggendo, ritieni che le mie parole possano essere esagerate, devi sapere che diverse persone sono state o si trovano nella situazione da me descritta; non hanno il coraggio di dirlo come non lo avevo io; esse sono in numero maggiore di quanto si possa immaginare e faticano a gestire le proprie debolezze, perciò vanno aiutate."

Insieme possiamo combattere questa piaga

Infine, vorrei sensibilizzare i giocatori a farsi avanti e a chiedere con forza ai loro comuni, o agli enti sociali a cui compete, di introdurre l'auto-esclusione, proprio come avviene nei casinò o nei giochi online.

Bisogna chiedere che all'entrata delle sale ci sia un controllo sull'età, prima di tutto, e che chiunque possa avere l'opportunità di esserne escluso. Sovente, preso dallo sconforto, pensavo che se non mi avessero fatto entrare non avrei perso soldi e mi sarei rassegnato, ma questa possibilità in quei locali non esiste.

So che ce ne sono moltissimi, ma è pur vero che una volta che ci si è auto-esclusi da quelli più vicini a noi si è sempre più scoraggiati a fare molti chilometri per andare a giocare o, perlomeno, in tal modo si limitano i danni.

Credo  fermamente  che questa cosa  possa aiutare  parecchie  persone.  So per certo che il Comune di Torino sta lavorando per cercare di arginare questo fenomeno e mi auguro che si sviluppino iniziative di propaganda informativa e legislativa.»

                                                                                                                                  Massimo

Ecco un video-inchiesta sul tema della "ludopatia" e i problemi che la circondano.




Scrive Antonio Farina in una parte del suo articolo, QUI:

«È impossibile non scorgere nell'evolversi pernicioso degli eventi la nefasta zampata del Maligno. Colui che ne cade vittima descrive la propria condizione angosciosa come la presenza in sé del "demone del gioco": quanto questa è immagine allegorica e quanto invece è cosa reale?

Il gioco patologico compulsivo è una specie di droga mentale, un male dell'anima che trasforma un piacere, un divertimento, in un dramma, in un dolore, in un tormento, in un danno morale.

L'ossessione (come ho indicato sopra nei link; ndr) è la tecnica preferita di Satana. Ogni giocatore in realtà è una storia a sé, ma il comune denominatore che li unisce tutti è il progressivo ripiegamento su sé stessi ed una tendenza all'autodistruzione.

Ancora una volta, come già è emerso per altre patologie devastanti per la maniera di comportarsi, v'è qualcosa di tragico, se non grottesco, nel "percorso" di un giocatore compulsivo: muore cercando di divertirsi.

In tale profondo sovvertimento della legge naturale e della Volontà di Dio si scorge chiarissima l'azione malefica e corrosiva di "colui" che pur di strapparci dalla Grazia e farci compiere una fine ingloriosa si avvale di ogni strumento e canale che conduce alla perdizione.

La vittoria più eclatante, il demonio la ottiene allorché la stessa mano che un attimo prima stringeva contenta le carte da poker, o un dado truccato, poi impugna una rivoltella e se la volge alla tempia in una estrema, sconsiderata, roulette russa.

Un gioco mortale, perverso ed aberrante nel quale la posta in palio è ben più alta di quanto ci si aspetti: c'è in palio, addirittura, la Salvezza Eterna dell'anima.»

Chiosa di Sebirblu

"Nessuno può servire a due padroni; perché o odierà l'uno ed amerà l'altro, o avrà riguardo per l'uno e disprezzerà l'altro. Voi non potete servire Dio e Mammona" ‒ disse Gesù. (Mt. 6, 24).

Mammona è la personificazione del denaro e delle ricchezze, è il dio del materialismo che entra nel cuore dell'uomo e lo domina, è quell'idolo tanto adorato anche da coloro che giocano d'azzardo, sì, poiché essi, invece che confidare nella Provvidenza divina (ved. QUI), si convincono che le proprie capacità unite ad un po' di fortuna daranno loro grandi entrate e un futuro rassicurante.

Ma dietro questo miraggio si cela l'inganno luciferino che illude l'uomo e lo trascina nel suo inferno!

Il Cristo mette in guardia e dichiara che sono i pagani coi loro ragionamenti che si chiedono: "Cosa mangeremo? Che berremo? Come ci vestiremo? L'essere che confida in Dio e non in Mammona sa che il Padre celeste è sempre attento ai bisogni dei Suoi figli e pronto a provvedere alle loro pur minime necessità. Chi confida in Lui non mancherà mai di nulla!

Adesso, e soprattutto ORA, ci troviamo ad un bivio, non esiste un campo neutro, non ci sono vie di mezzo, l'uomo deve scegliere, deve decidere! Qualora si illudesse di rimanere estraneo alle cose dello Spirito, di fatto avrebbe optato per una scelta ineluttabile, quella lontana da Dio e quindi assolutamente in balia di influenze a lui sconosciute e, per questo, pericolosissime.

Soltanto decidendo di evitare la corruzione del mondo e le sue concupiscenze potrà rinascere a "nuova vita", saldamente ancorato alla Roccia Eterna e protetto dalle macchinazioni diaboliche.




Termino con una curiosità finale:

‒ Il vero padre del gioco d'azzardo è Lucifero, presente alla grande con la sua forza ammaliatrice e seduttiva. Lo stesso termine «azzardo» è un segno dell'origine: infatti, deriva da az-zahr (zara), nome di un antico gioco orientale coi dadi in cui il punteggio massimo era dato dalla combinazione 6-6-6, il numero infernale per antonomasia.

Il demonio non si è fermato qui e ha messo la sua "firma" anche sulla parola latina alea (che tradotta significa dadi, riferendosi al gioco d'azzardo con essi) in quanto, addizionando le cifre corrispondenti alle lettere in ordine alfabetico, ossia: a=1, l=11, e=5, a=1, arriviamo a 18 che è la somma di 6+6+6.

È incredibile, e ciò non può essere un caso, che usando lo stesso modo per analizzare il vocabolo italiano corrispondente ad alea, ovvero dadi (d=4, a=1, d=4, i=9), il totale numerico porti ancora al 18.

Infine, è sorprendente come tutti i numeri della roulette ‒ dall'1 al 36 ‒  se sommati insieme, formino di nuovo la cifra 666. La deduzione logica porta sicuramente a dire che il gioco d'azzardo compulsivo ha uno strettissimo legame con il demonio, che lo alimenta.

Per concludere, ecco il secondo cortometraggio continuativo del primo, a piè pagina QUI,  (già segnalato sopra),  che mostra come i vizi degli uomini attraggono le entità di bassa evoluzione per carpirne le energie vitali e vigliaccamente, perché invisibili, deviarne il retto cammino.

Si ponga attenzione al fatto che, come sul piano fisico, anche nell'aldilà si formano, per sintonia, bande a delinquere le quali, se i più deboli non ascoltano i diktat del caporione di turno, li puniscono ferocemente.




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it