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venerdì 22 dicembre 2023

Albero e presepe di Natale ideati da due Santi!

 
Presepe vaticano 2023, in onore degli 800 anni da quando il "Poverello" d'Assisi lo creò.

Sebirblu, 21 dicembre 2023

Risulta forse anacronistico e alquanto temerario, oggi, occuparsi di quello che nell'infanzia dei miei giorni appariva magico e aureolato di dolcezza e di mistero.

Non si aspettava "babbo natale", ma Gesù Bambino, nell'intimità dell'albero vero, adornato di candeline accese una per volta con il fiammifero, e di un presepio approntato, come in casa mia, con l'acqua corrente a ciclo continuo che scaturiva da una fontanella.

Si è persa purtroppo, già da molto tempo, ogni poesia ed ogni senso della fede, azzerati dal "modernismo dilagante" adottato addirittura sin dal Concilio Vaticano II, principalmente dalla Chiesa!

Eh sì, questa Chiesa che ha tradito il suo Fondatore senza alcun ritegno, ha seguito il Suo "avversario" spietato, e non ci possiamo meravigliare, ora, della deriva finale intrapresa sotto la guida del Falso Profeta che ne sta ultimando la distruzione.

Tutto il rimanente, nel mondo, segue a ruota il copione apocalittico in corso, con la dissoluzione del "sacro" in ogni sua forma, con gli atti vandalici in aumento su presepi e statue (QUI), ma soprattutto con le nuove disposizioni liberal-progressiste di Bergoglio e il suo "compagno di merende" Tucho Fernandez (QUI) che hanno dato il "colpo di grazia" alla "FU Chiesa Cattolica" che adesso... NON È PIÙ...

Per tal motivo, do voce a due prestigiosi articoli che almeno fanno ripensare, documentandoli nella loro essenza, al valore perduto e ancora tanto caro a molti che in cuor loro sperano, e in Dio confidano, affinché questa tragica parabola, fatta di tradimenti, odi, emergenze sanitarie, guerre e quant'altro, termini presto e Nostro Signore intervenga.




San Bonifacio contro Thor, così nacque l'albero di Natale

«L'Avvento è un tempo di attesa e di preparazione e si può spendere bene anche raccontando ed ascoltando storie...

Il primo albero di Natale, come lo intendiamo noi, lo ha inventato e realizzato un vescovo e martire nel 724: si tratta di San Bonifacio (680-754), inglese di nascita e ricordato con gratitudine dalla Chiesa universale come l'Apostolo della Germania.

La sua storia, la sua indole e l'opera di evangelizzazione che ha compiuto sono la cosa più lontana dalla svenevolezza che molti detrattori attribuiscono allo stereotipo del santo cattolico...

In un bel contributo riproposto su Churchpop, originale di Mountain Catholic, troviamo una gradevole e sintetica versione delle vicende che diedero origine all'abete decorato che ora scalda tante case nel mondo.

Nato intorno al 680 in Inghilterra, Bonifacio entrò in un monastero benedettino prima di essere incaricato dal papa di evangelizzare la Germania moderna come sacerdote e infine come vescovo.

Sotto la protezione di Carlo Martello (quello che fermò i musulmani nella famosa battaglia di Poitiers del 732, per intenderci), Bonifacio viaggiò attraverso la terra teutonica, irrobustendo la fede di coloro che avevano già incontrato il cristianesimo ed annunciando la vera salvezza a quanti ancora si trovavano nell'oscurità della fede pagana...

Lo stesso Benedetto XVI ci ricordava in un'udienza generale del 2009 (QUI) i grandi risultati del Santo nell'opera di evangelizzazione, grazie alla «sua instancabile attività, al suo dono per l'organizzazione e al carattere adattabile, amichevole, ma fermo».




Ecco come viene descritto, in un racconto di fine '800, "Il primo albero di Natale" (1897) di Henry Van Dyke:

«Che uomo era! Bello e leggero, ma dritto come una lancia e forte come un bastone di quercia. Il suo viso era ancora giovane; la pelle liscia, abbronzata dal vento e dal sole. I suoi occhi grigi, puliti e gentili, lampeggiavano come il fuoco quando parlava delle sue avventure e delle cattive azioni dei falsi sacerdoti con cui litigava».

Ora, immaginiamoci un uomo giovane, forte, incurante delle intemperie, virtuoso e tutto teso alla propagazione del Regno di Dio, che attraversa foreste, accende fuochi, veglia in preghiera: eccolo durante uno dei suoi viaggi insieme ad un piccolo gruppo; si trova nella regione della Bassa Assia e siamo intorno al 723.

Sapeva di una comunità di pagani vicino a Geismar che, in pieno inverno, avrebbe fatto un sacrificio umano (un bambino, in genere) al dio del tuono, Thor, alla base della loro "sacra" pianta, la "quercia del tuono".

Un vescovo amico gli aveva consigliato di distruggere l'albero sia per salvare la vita al bambino, sia per mostrare che di Dio ce n'è uno solo: era certo che nessun fulmine lo avrebbe colpito e "Thor" se ne sarebbe andato con le ossa e il suo famoso martello... rotti.

Così avvenne: impugnando il vincastro da pastore, Bonifacio si avvicinò alla folla pagana che aveva circondato la base del "sacro" albero, dicendo al suo gruppo: «Ecco la "quercia del tuono", e qui la croce di Cristo spezzerà il martello del falso dio, Thor».

Il carnefice era vicino al bimbo destinato al sacrificio e stava alzando il martello per abbatterlo su di lui, ma mentre stava per sferrare il colpo decisivo Bonifacio stese il suo pastorale, lo bloccò e miracolosamente ruppe il grande martello di pietra.

Ciò  che  si  racconta ‒ disse dopo ‒ è una meravigliosa sintesi  della novità  di  Cristo: il Figlio dell'Altissimo è venuto a salvare tutto, persino il sacrificio, cambiandolo definitivamente, rivelando l'inutilità di ogni sanguinoso olocausto compiuto dagli uomini.

«Ascoltate, figli della foresta! Nessun sangue scorrerà più da questa notte, perché è quella della nascita di Cristo, il Figlio dell'Onnipotente, il Salvatore dell'umanità.

Più avvenente è di Baldur il Bello, più grande di Odino il Saggio, più gentile di Freya il Buono. Da quando Egli è venuto, il sacrificio è finito. L'oscurità, Thor, che hai vanamente chiamato, è morta. Nell'orlo della Niffelheim (ved. QUI; ndr) si perde per sempre.

Ed ora in questa notte del Divino Bambino ricomincerete a vivere. Quest'albero di sangue non oscurerà più la vostra terra. Nel nome del Signore, lo distruggerò.»

Bonifacio prese un'ascia e non solo abbatté la "quercia" ma, secondo il racconto, con l'aiuto del vento la sradicò del tutto.



San Bonifacio distrugge la 'Quercia del Tuono' del dio pagano Thor.

Senza perdere altro tempo, consapevole della vastità della messe da raccogliere, egli riprese il suo viaggio di apostolo e continuò a portare l'annuncio di Cristo, Unico Salvatore, ai popoli germanici, sui quali da quel momento poteva esercitare un ascendente più forte di prima.

Essi erano decisamente persuasi o almeno disposti a sentire cosa avesse da dire uno che, pur avendo abbattuto la "quercia di Thor", non era stato annientato dalla rabbiosa potenza del suo "Tuono".

E fu così che, al posto della stessa, Bonifacio scelse un alberello che continua ad avere più fortuna di quella: egli guardò oltre al punto dove essa si trovava, indicando un piccolo, modesto abete e dicendo:

«Questo piccolo abete, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro "albero santo" stasera. È il legno della pace... È il segno di una vita infinita, perché le sue foglie sono sempre verdi. Guardate come punta verso l'alto, rivolto al cielo.

Che questo sia chiamato l'albero del Cristo-bambino; raccoglietevi, non nel bosco selvaggio, ma nelle vostre case; lì, non riparerà azioni tramite il sangue, ma doni amorevoli e riti di gentilezza.»

Abbiamo dunque un altro stereotipo nordico da abbattere, magari chiedendo l'intercessione di quel gran Santo di Bonifacio: è proprio ai nostri fratelli tedeschi, ingiustamente ritenuti tutto rigore e niente fantasia, che dobbiamo la bellezza e la dolcezza, la magia e il calore di uno dei simboli più belli del Natale.

A loro dobbiamo gli addobbi, le lucine, gli ammucchiamenti di pacchi colorati, le caramelle e alcuni canti tra i più belli della tradizione. A Dio e alla sua infinita Bontà l'incommensurabile Dono di averci inviato Suo Figlio e con Lui la Vita eterna.

Un'ultima nota storica, più recente ma altrettanto gradevole da ricordare intorno alla vasta fortuna dell'Albero di Natale. Fu San Giovanni Paolo II, nel 1982, a dare il via alla tradizione di collocare un abete addobbato in Piazza San Pietro, vicino al presepe.

Quell'abete era un dono di un contadino polacco, che lo trasportò fino a Roma sul suo camion. Da allora in poi, per espresso volere del Santo Padre, puntualmente si ripete la tradizione a ricordo della Natività di Gesù: un presepe viene allestito ai piedi dell'obelisco e alla sua destra viene eretto l'albero di Natale, donato ogni anno da una regione montana diversa dell'Europa.»



Piazza San Pietro 2023 - Presepe ed Albero, ved. QUI.

Ed ecco il secondo articolo di Antonio Socci.

Gli 800 anni del presepio. La meraviglia di frate Francesco per la notizia inaudita di Dio che si fa uomo e nasce in una misera stalla. Ecco perché ci riguarda...

«Aristotele diceva che il sapere – la filosofia – nasce dalla meraviglia e il presepe fu inventato, esattamente 800 anni fa, proprio da un uomo, frate Francesco, pieno di stupore: per il sole, la luna, le stelle, i campi fioriti, per sorella acqua o per frate foco, ma soprattutto perché Colui che aveva creato tutto questo, l'onnipotente Dio, si è fatto umano per salvarci. 

Piccolo bimbo nel grembo di Maria, nacque, come il più misero, in una stalla, con degli animali, il loro sterco, il loro fiato, il loro odore, la paglia sporca. In una mangiatoia, al gelo dell'inverno.

Francesco era sconvolto da un così vertiginoso abbassamento, da questa inaudita auto-umiliazione di Dio. Ancor più gli scioglieva il cuore pensare che quel bambino, diventato grande, il Maestro, era stato crocifisso come il più malfamato dei criminali, aveva subito torture disumane, sputi e insulti.

Dicono le Fonti Francescane:

Meditava continuamente tutte le parole del Signore. Ma soprattutto l'umiltà della Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.

Quello che era accaduto gli sembrava meraviglioso e sconvolgente. Tutte le religioni esprimono la tensione dell'umanità verso il Mistero, per scalare il cielo. Invece il cristianesimo è l'opposto: il cielo che viene sulla terra. È una notizia storica. Sono avvenimenti concreti.

Una volta Benedetto XVI disse:

«'Il Verbo si fece carne' è una di quelle verità a cui ci siamo così abituati che quasi non ci colpisce più la grandezza dell'evento che essa esprime. È importante allora recuperare lo stupore di fronte a questo mistero (fondamentale leggere QUI; ndr), lasciarci avvolgere dalla grandezza di questo evento: Dio, il vero Dio, Creatore di tutto, ha percorso come uomo le nostre strade, entrando nel tempo dell'uomo, per comunicarci la sua stessa vita. E lo ha fatto non con lo splendore di un sovrano, che assoggetta con il suo potere il mondo, ma con l'umiltà di un bambino».



Petrus van Schendel

Francesco ne era incantato. Così, alcuni giorni prima di Natale, nel 1223, disse a un suo caro amico, Giovanni, che abitava a Greccio:

Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello.

Giovanni fece così e arrivò "il giorno delle letizia". Dicono le Fonti:

‒ (vennero) molti frati da varie parti; uomini e donne festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte...

Arriva alla fine Francesco:  vede che tutto è predisposto  secondo  il suo desiderio,  ed  è raggiante di letizia.  Ora si accomoda la greppia,  vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello.  In quella  scena commovente  risplende  la  semplicità  evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è diventato come una nuova Betlemme.

I frati cantano, tutti gioiscono, Francesco è "estatico davanti al presepio". Poi il sacerdote inizia la celebrazione dell'Eucaristia, Francesco – che è diacono – legge il Vangelo di Natale, poi parla al popolo:

‒ con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava "il Bambino di Betlemme", e quel nome "Betlemme" lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora.

E ogni volta che diceva "il Bambino di Betlemme" o "Gesù", passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole.

Il presepio di Greccio realizza il desiderio di "vedere con gli occhi del corpo" il Salvatore (sono le precise parole di Francesco). E poi, la messa, la consapevolezza della Sua presenza reale che continua nell'Eucarestia e nei fratelli (il mistero della Chiesa).

L'appassionato desiderio di Francesco di vedere, toccare, abbracciare la concretezza del Salvatore, di Dio fatto carne, che sia il Bambino nella stalla di Betlemme o il Crocifisso, esprime il cuore del cristianesimo.

Oggi lo accuserebbero di "fondamentalismo" perché ascoltava il Vangelo alla lettera, "sine glossa" (c'è scritto: "date tutto ai poveri e seguitemi"? Francesco fa così. C'è scritto: "a chi vi schiaffeggia porgete l'altra guancia"? Francesco fa ancora così).

Il suo stare alle precise parole di Gesù e all'evento nudo e crudo, alla consistenza dell'Incarnazione e della Passione, fu un ciclone per il popolo cristiano che con lui riscoprì il cuore della sua fede.

Cambiò anche la storia della nostra civiltà. Il realismo di Giotto – che è l'inizio dell'arte figurativa moderna – è inimmaginabile senza la spiritualità francescana (non a caso è il suo ciclo di Assisi che segna la svolta).



Giotto - Il Presepe di Greccio

Un grande ed acuto intellettuale ebreo, George Steiner, ha scritto: "le filosofie occidentali dell'arte e la poetica occidentale, traggono il loro idioma secolare dal sostrato del dibattito cristologico (...).

Il postulato della 'kenosis' di Dio attraverso Gesù e dell'inesauribile disponibilità del Salvatore nell'ostia e nel vino dell'Eucaristia condizionano non soltanto lo sviluppo dell'arte e della retorica in Occidente, ma, ad un livello ben più profondo, quello della nostra comprensione e percezione della verità dell'arte stessa".

Steiner parla di "rivoluzioni della sensibilità... Dopo Cristo, la percezione occidentale della carne e della spiritualità metamorfica della materia si altera. Il volto e il corpo dell'uomo non vengono più tanto visti come creati a immagine di Dio... quanto a immagine del Figlio luminoso o torturato...

Una profonda rivoluzione nei valori visuali e tattili, nei significati sensoriali e nella loro espressione anche linguistica... Nelle civiltà cristiane la residenza del sé nella sua carnalità è stata resa radicale e paradossale".

Nel presepio c'è tutto questo. Vi è proclamata l'intangibile sacralità della persona umana.»

Chiosa di Sebirblu 

Concludo questo post con un fervido e sincero augurio ai miei assidui Lettori, per un pacifico e santo Natale, unitamente alle loro famiglie ed amici, affinché la Madre SS. dia anche a noi, come al suo Pargoletto Divino, la protezione materna e la sicurezza che Solo il suo Cuore Immacolato può offrire a tutti in questi tempi perigliosi.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti: iltimone.org

    "    : sabinopaciolla.com

sabato 13 maggio 2023

La BILOCAZIONE della SUORA che salvò papa WOJTYLA.


Monastero di Santa Cristiana in S. Croce sull'Arno (Pisa)

Sebirblu, 12 maggio 2023

Come ho promesso QUI, in concomitanza del 42° anniversario dell'attentato a Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro, ma soprattutto dei 106 anni dalle apparizioni del 1917 di Nostra Signora di Fatima, proseguo nella descrizione dei fatti accaduti in quell'evento straordinario, esponendo in parte ciò che Antonio Socci scrisse nel suo libro "Il segreto di Padre Pio".

Prima però, visto che nell'articolo si parla di "bilocazione", ne do qualche ragguaglio per agevolare chi non avesse dimestichezza col termine che, per lo più, viene usato in teologia.

Lo sdoppiamento fluidico o bilocazione avviene soprattutto nelle anime elette, perché queste, riducendo al minimo essenziale le esigenze organiche, vibrano maggiormente su un piano superiore trascendente la materia.

Esse, protese al massimo verso il prossimo, sono sempre pronte ad intervenire per dare aiuto, lasciando all'occorrenza il proprio corpo fisico e utilizzando il corpo eterico-astrale (ved. QUI) che "densificano" sotto la spinta della volontà e dell'Amore per gli istanti necessari al soccorso da compiere.

Il tutto accade molto velocemente e, una volta effettuata l'opera, rientrano nel loro involucro somatico scomparendo allo sguardo degli astanti.

Celebri sono le bilocazioni di Padre Pio e d'altronde, anche se poco conosciuti i doni soprannaturali della monaca dei quali tratta questa storia, con lui agiva spesso, dal tempo in cui come adolescente in preghiera le apparve dicendole: "Rimani sempre bambina".



Suor Rita Montella (al secolo Cristina) 1920-1992

L'evento prodigioso che salvò la vita a Giovanni Paolo II

«Il 13 maggio 1981, verso le ore 17:17, in piazza San Pietro a Roma, un killer turco inviato da forze oscure e potenti, Mehmet Alì Agca, sta per sparare al Papa Giovanni Paolo II. Il ventitreenne "lupo grigio" è un professionista, è un ottimo tiratore, è lì per uccidere, si trova dietro la prima fila, a distanza molto ravvicinata (solo tre metri dal Santo Padre). È molto calmo e determinato, dunque il bersaglio, indifeso ed esposto davanti a lui, non ha scampo.

Ma allora come e perché l'assassinio è fallito? Se l'avesse ucciso ‒ e le probabilità erano il 99,99 per cento ‒ il suo pontificato sarebbe stato soffocato agli albori. La storia della Chiesa sarebbe stata molto diversa, ma soprattutto lo sarebbe stata la storia mondiale, perché il ruolo che il "papa polacco" ebbe nel successivo crollo incruento del comunismo fu colossale, decisivo. Tutto dunque sarebbe andato diversamente e, di certo, molto più drammaticamente per l'intera umanità.

Ripeto dunque la domanda: come e perché quell'assassinio è fallito? Chi impedì al killer di perpetrare quell'omicidio ormai a portata di mano alle 17:17 di quel giorno in piazza San Pietro, il luogo che aveva visto, diciannove secoli prima, il martirio dell'apostolo Pietro?

Papa Karol Wojtyla ha sempre affermato di essere stato salvato da un intervento soprannaturale della Santa Vergine. Ne danno testimonianza l'icona della Madonna che ha fatto dipingere sopra piazza San Pietro, nel punto dove si consumò il crimine, e una pallottola ‒ di quell'attentato ‒ che il papa volle portare l'anno successivo come ex voto al santuario di Fatima per farla incastonare nella corona della Regina della pace.

In effetti il giorno dell'attentato era la festa della Madonna di Fatima, l'anniversario della prima apparizione (avvenuta il 13 maggio 1917). E una simile coincidenza fa davvero pensare ad una soprannaturale protezione sul papa scampato alla morte.

È davvero inspiegabile che un killer professionista, molto abile e determinato, abbia fallito a distanza ravvicinatissima un bersaglio così facile e indifeso sparando solo due colpi. Anche la traiettoria del proiettile che colpì al ventre il Santo Padre sembrò innaturale, anzitutto ai chirurghi.

Che una mano misteriosa abbia deviato la pallottola per salvare la vita del papa non è solo una persuasione soggettiva di Karol Wojtyla, è un fatto oggettivo, in un certo senso scientificamente acclarato:

‒ Il professor Crucitti aggiunse di aver osservato una cosa "assolutamente anomala e inspiegabile". La pallottola si era mossa, nel ventre del papa, a zigzag, evitando gli organi vitali. Era passata a un soffio dall'aorta centrale: se l'avesse raggiunta, il Santo Padre sarebbe morto dissanguato ancora prima di arrivare in ospedale.

Aveva evitato la spina dorsale e tutti gli altri principali centri nervosi: se li avesse colpiti, Giovanni Paolo II sarebbe rimasto paralizzato. "Sembra", concluse Crucitti, "che quella pallottola sia stata guidata per non provocare danni irreparabili".




Per questo il 13 maggio 1994, parlando ai vescovi italiani, Giovanni Paolo II poté ragionevolmente affermare: "Fu una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola e il papa agonizzante si fermò sulla soglia della morte (...) Il proiettile mortale si fermò e il papa vive ‒ vive per servire!".

Che quella mano misteriosa appartenga alla Madre di Dio, di cui quel giorno si celebrava l'apparizione a Fatima, era per papa Wojtyla una certezza. "Sono stato a Fatima per ringraziare la Madonna" ha scritto in "Memoria e Identità".

In effetti quel giorno, il 13 maggio 1982, primo anniversario dell'attentato, dichiarò: "Ho visto in tutto ciò che mi stava succedendo una speciale protezione materna della Madonna. In quest'ora, qui, nel santuario di Fatima, voglio ripetere adesso davanti a tutti voi: "Totus Tuus (tutto tuo) o Madre!". Il papa ha poi ripetuto in varie occasioni: "Una mano ha sparato, un'altra ha deviato la pallottola".

Nessuno, ovviamente, ha mai cercato testimoni di quell'intervento soprannaturale. Nessuno poteva immaginare che una mano avesse fisicamente impedito ad Agca di sparare i colpi decisivi. Finché un giorno di luglio del 2007 mi sono imbattuto in alcuni documenti che avevo ricevuto nel maggio del 2005, accantonandoli senza prestarvi attenzione.

Sistemando dei libri ho aperto un incartamento che neanche sapevo di avere e che conteneva la straordinaria vicenda di Cristina Montella, la "Bambina" di padre Pio. Mi tuffo nella lettura, scopro un continente sconosciuto.

E dopo qualche giorno mi metto alla ricerca del personaggio che ha raccolto tante testimonianze e documenti incredibili su di lei. In un caldo e luminoso giorno di agosto percorro in macchina verso sud la valle spoletana, che corre sotto Assisi.

Sembra di essere in pellegrinaggio: sfioro Santa Maria degli Angeli con la grande basilica che contiene la Porziuncola, poi Rivotorto (una chiesina costruita sopra la stalla in cui Francesco visse alcuni mesi con i suoi compagni), quindi Spello, infine Trevi. E, dirigendomi verso Montefalco, nel mezzo della campagna trovo il santuario della Madonna della Stella.

Vive  qui  il  padre passionista  Franco D'Anastasio,  un  raffinato biblista  che  è  stato per anni rettore del santuario San Gabriele dell'Addolorata. Proprio sul santo e specialmente sulla sua "presenza carismatica" ha scritto una quantità di pregevoli opere che fanno di lui oggi il suo maggior biografo e storico. Uno dei suoi libri recenti è dedicato alle analogie fra San Gabriele e padre Pio.

Ma negli ultimi anni padre D'Anastasio ha portato a termine una imponente ricerca storica, raccogliendo una montagna di documenti e testimonianze, sulla figura di suor Rita Montella (al secolo Cristina Montella), monaca agostiniana deceduta in fama di santità il 26 novembre 1992 nel monastero di clausura di Santa Croce sull'Arno, in Toscana. 



Padre Franco D'Anastasio (Raffaele) - Torricella Sicura (TE), 16 ottobre 1929

La vita di suor Rita, anzi soprattutto la sua vocazione, così piena di doni, di carismi superiori (a cominciare dalla bilocazione), è intrecciata fin dall'inizio a quella di padre Pio e particolarmente alla sua "azione riparatrice".

Il suo legame con il santo cappuccino è speciale, ed è documentato e testimoniato fra l'altro da padre Teofilo dal Pozzo ‒ stimatissima e autorevole figura di francescano ‒ che fu direttore spirituale di suor Rita e sovrintendente della provincia cappuccina di Foggia, quindi superiore diretto e amico di Padre Pio.

Padre Teofilo fu un testimone diretto delle misteriose "missioni" congiunte di padre Pio e di suor Rita. E fu in modo rigoroso e profondo il primo a verificare i carismi e la santità di vita della suora, insieme ad altri autorevoli religiosi e religiose.

[Tale sacerdote, che divenne il suo direttore spirituale dal 1947 al 1962, essendo al corrente dei suoi doni carismatici, specialmente quello inerente allo sdoppiamento fluidico, la mise subito alla prova dopo aver saputo che era andata a trovare il card. Mindszenty in carcere.

Padre Teofilo «consegnò a suor Rita una cartolina, con un'immagine della Vergine Maria e le ordinò di chiedere al presule di scrivervi un saluto rivolto al Santo Padre. Nella notte del 26 maggio 1949, ella si recò in bilocazione dal cardinale ungherese e tornò con la cartolina. Dietro c'era scritto: "Deo gratias... me benedic. Additissimus filius Joseph Mindszenty. XXVI-V-MCMXLIX". Biglietto prontamente consegnato a Pio XII.» (Stralcio tratto dall'articolo QUI; ndr)].

Padre D'Anastasio, raccogliendo tutte queste testimonianze, ha potuto però attingere anche alla sua conoscenza personale della monaca da cui, nel corso degli anni, ha appreso informazioni importanti, una delle quali davvero sconvolgente: riguarda l'attentato a Giovanni Paolo II di cui, per altro, ella era coetanea. 

Suor Rita, subito dopo il 1981, in un colloquio confidò a padre Franco ‒ facendogli promettere di tenere il segreto almeno fino alla sua morte ‒ di essere stata presente in bilocazione in piazza San Pietro quel 13 maggio 1981. Ma c'è di più: "Assieme alla Madonna deviai il colpo dell'attentatore del papa". Queste le testuali parole di lei. (QUI, la deposizione del sacerdote vidimata dal notaio; ndr).

Si tratta di una rivelazione che ovviamente lascia sconcertati, che può essere presa in esame solo considerando l'assoluta affidabilità di questa religiosa, la sua vita santa e i doni soprannaturali che ebbe e che sono testimoniati da persone del tutto degne di fiducia, a cominciare da quanto attestò San Pio da Pietrelcina il quale, proprio con suor Rita ha compiuto alcune delle sue imprese eccezionali. [...]

Ecco la straordinaria vicenda trasmessa nel programma "Top Secret" di Rete 4:




Di una simile, clamorosa rivelazione che conferme possiamo cercare? Pensavo che non ce ne potessero essere di alcun genere, trattandosi di un evento soprannaturale. Ritenevo che non avesse senso nemmeno cercarle. Senonché una sorprendente conferma potrebbe averla data inconsapevolmente ‒ senza sapere nulla di tutta questa storia ‒ proprio il protagonista dell'evento, l'attentatore Mehmet Alì Agca.

Al giudice istruttore, Ilario Martella, che lo interrogava durante la seconda indagine giudiziaria sull'attentato, Agca ha così descritto quello che accadde:

"Era mio preciso intendimento uccidere il papa. Questo era il mandato che mi era stato affidato, tant'è che ho sparato solo due colpi perché accanto a me c'era una suora che ad un certo punto mi ha preso il braccio destro, per cui non ho potuto continuare a sparare. Altrimenti io avrei ucciso il papa."

Quando  ho  letto  queste parole  mi  è sembrato  di  ravvisarvi  una notizia clamorosa  che pare sia sfuggita all'attenzione: una suora che ha sventato l'assassinio. È stato inevitabile pensare a suor Rita.

Per la verità si era subito diffusa la notizia di una suora che aveva ostacolato Agca mentre sparava. Ce n'è traccia sui giornali del tempo. Lo ha ricordato per esempio Adriano Sofri in un suo articolo dedicato appunto alle suore: "Nel pomeriggio dell'attentato in piazza San Pietro, si disse che una suora si era gettata addosso ad Alì Agca per deviarne il colpo".

Ma, a quanto pare, tutti hanno sempre sovrapposto la figura della suora di cui parla Agca, quella che gli afferrò il braccio, all'altra che poi ne bloccò la fuga. Un errore forse dovuto al fatto che l'unica suora reperibile e identificata dalla polizia sul posto è stata la seconda, che ha pure testimoniato al processo. [...]

Stiamo sfiorando ‒ come ben si capisce ‒ il mistero, il soprannaturale, e certamente qualcuno storcerà il naso. I mistici, come dice Jean Guitton, sconvolgono le nostre presunte certezze fisico-matematiche perché spalancano davanti a noi altre dimensioni, ci fanno intuire quanto sia corta la nostra vista e lasciano irrompere l'Eterno nell'istante presente.

Così diventa comprensibile perfino l'impossibile: la notizia di una suora che vive in un monastero di clausura in Toscana e che, in bilocazione, un giorno, impedisce all'attentatore del papa di sparare ancora. [...]

I fatti sono obiettivamente concordanti con la "rivelazione" relativa a suor Rita:

‒ Il primo è la confessione di Agca che parla di una suora che gli prese il braccio impedendogli di sparare altri colpi.

‒ Il secondo è la testimonianza di quella "suor Lucia" che bloccò la fuga di Agca.




Suor Rita Montella (al secolo Cristina)


Suor Letizia Giudici (al secolo Lucia)

Non è stato facile raggiungere quest'ultima (peraltro indirettamente). Sapevo che vive in un convento di Genova, ma non parla con i giornalisti. Però recentemente il 10 gennaio 2006, ha scritto un suo ricordo dell'attentato per "L'Eco di Bergamo".

Suor Lucia Giudici ‒ che in realtà da religiosa si chiama suor Letizia ‒ scrive:

"Sì, è toccato proprio a me acciuffare Alì Agca che tentava di fuggire dalla piazza dopo aver sparato al Santo Padre. Ho atteso invano quel giorno che qualcuno lo bloccasse, ma tutti i pellegrini e turisti in quell'istante erano allibiti e sconvolti nell'osservare il papa che, ferito gravemente, veniva trasportato all'ospedale Agostino Gemelli.

Tutto si svolse in una manciata di minuti ed io, istintivamente, ho cercato l'attimo per bloccarlo e tenerlo fino all'arrivo della polizia".

Suor Lucia qui non dice affatto di essersi trovata accanto all'attentatore e di avergli afferrato il braccio, anzi colloca il suo gesto dopo che egli ha sparato, mentre sta fuggendo. Dunque fornisce una risposta. Ma occorre capire precisamente quanto lei era distante dal killer turco. Come fare?

Apprendo che suor Lucia è originaria di un paesino della bergamasca e che, nei giorni in cui sto scrivendo, si trova lì in vacanza. Grazie alla preziosa collaborazione di Ettore Ongis, direttore de L'Eco, riesco a farla raggiungere il 23 agosto 2007 alla messa delle ore 18 e lì, informalmente, fornisce una spiegazione precisa che mi sembra definitiva.

Eccola: Alì Agca si trovava davanti alla suora, a una distanza di circa 10 metri. Lui ha sparato i due colpi, poi si è voltato e ha cominciato a scappare dirigendosi verso il colonnato del Bernini, cioè verso di lei.

Siccome nessuno lo fermava, ella ha allargato le braccia per sbarrargli la strada. Lui allora le ha puntato la pistola ma, muovendosi per tornare indietro, ha perso l'equilibrio (inciampando su un sampietrino; ndr) e a quel punto lei l'ha bloccato finché non sono arrivati altri e poi dei carabinieri che l'hanno ammanettato.

Quindi adesso è certo: suor Lucia si trovava lontano da Agca al momento degli spari, stava ad una decina di metri, dunque non era lei la suora secondo le suddette parole dell'attentatore.

Ma se non era suor Lucia, chi sarà stata quella suora che non fu mai identificata sul posto dalla polizia perché, dopo l'attentato sembra essersi volatilizzata da piazza San Pietro ?

Padre Franco D'Anastasio oggi può rivelare la confidenza ricevuta da suor Rita perché lei è deceduta nel 1992. Quindi non è più tenuto al segreto. [...]

Del resto suor Rita ha dato anche altri elementi interessanti a Padre D'Anastasio subito dopo il tentato omicidio. Li riassumo in sintesi: "L'attentatore non parlerà. Le pallottole che ferirono il Santo Padre erano avvelenate. Lui era con altri due che sono fuggiti. C'era una trama internazionale contro il papa e la Chiesa".

Tutti flash che poi hanno trovato puntuale conferma nelle indagini della magistratura e negli eventi successivi.»

Brano estratto dal libro di Antonio Socci: "Il segreto di Padre Pio".



Qualche ragguaglio in più su questa mistica eccezionale:

Suor Rita Montella, quando aveva appena due anni ed era a casa della zia, vide un quadro di san Gerardo Maiella animarsi e questo la spaventò molto...

Dopo alcuni giorni prese coraggio ed accettò di ritornarvi per rivedere l'immagine del Santo che, tendendo le braccia l'abbracciò dicendole: "Cristina, tu diverrai suora".

Da allora, per tutto l'arco della sua infanzia, ella continuò a sperimentare fenomeni mistici, come la frequente interazione con il Bambino Gesù, la Vergine Maria e il suo Angelo Custode.

I suoi "amici" celesti le dicevano di non dire nulla al riguardo. Da ragazzina era molto penitente: dormiva per terra con un sasso come cuscino. Suo padre la portò via da scuola al terzo anno delle elementari perché era contrario all'ideologia fascista di quel tempo.

Poi, rimanendo a casa, si dedicò attivamente al lavoro parrocchiale insegnando catechismo alle fanciulle. Nella notte fra il 25 e il 26 agosto 1934, quattordicenne, le apparve il Santo di Pietrelcina che non aveva mai visto prima. Egli, come detto sopra, le si presentò dicendole: "Cristina, io sono Padre Pio... rimani sempre «bambina»"... e da quel momento, non per la sua età bensì per la sua innocenza, tale nome la qualificò per il resto dei suoi giorni.

Un anno dopo, il 14 settembre 1935, intorno alle 2 di notte, nel corso della solita preghiera inginocchiata vicino al suo letto, ebbe la visione di Gesù vivo sulla Croce, dalle cui ferite uscivano raggi, mentre accanto aveva Sua Madre, San Giuseppe e Padre Pio.

Fu allora che Cristina ricevette le stigmate, dopo aver risposto "Sì" alla domanda di Gesù se avesse voluto "sentire" le sofferenze che pativa. Tuttavia, in seguito ad un'ardente richiesta di renderle invisibili, esse scomparvero lasciando però intatto il dolore alla mistica «Bambina» per l'intera esistenza, non da sola però, perché Padre Pio si univa a lei misticamente tutte le notti.

Il 10 agosto 1940 entrò in clausura nel Chiostro delle Monache Agostiniane e là restò 51 anni fino alla sua dipartita.

Ogni sera all'«Ora Santa», verso le 23, suor "Rita" pregava nella cappella dietro la Sacrestia per essere vicina al Santissimo sull'altare e lì incontrava Padre Pio che affiancava le sue preghiere insieme a due coppie di angeli.

Suor Rita era soggetta alla persecuzione di alcune consorelle che la detestavano e la umiliavano tacciandola come "strana" ed "ipocrita". Negli ultimi anni si nutriva esclusivamente dell'Eucaristia che Gesù le dava emettendola dalla piaga del Costato.

Lei e Padre Pio durante la seconda Guerra mondiale "volavano" spesso a soccorrere i soldati in pericolo. Una volta andarono addirittura in Germania in un campo di concentramento per liberare un soldato italiano. Vennero visti e scambiati per spie, le guardie spararono loro addosso ma i proiettili non servivano a nulla... (in quanto i loro corpi, in bilocazione, erano fluidici).

Ella assistette, sempre in condizione di sdoppiamento, all'agonia di Padre Pio (23 settembre 1968) rammaricandosi che i medici non lo lasciavano morire in pace nel cercare di rianimarlo. Raccontò che al momento del suo trapasso la Vergine Maria, San Francesco e Santa Chiara erano presenti.

Suor Rita cercò di tenere nascosta la sua vita soprannaturale e tutto ciò che accadeva rimase nascosto tra le mura del monastero, però Gesù le disse:

"Tutti vogliono essere visti per essere lodati; la mia «Bambina» invece è sempre nascosta, per questo desidero farla conoscere. Ti affiderò a padre Teofilo dal Pozzo che sarà il primo a renderti nota a tutti."

Trapassò, già sofferente per una caduta dalle scale dove si era fratturata un braccio, inginocchiata e aggrappata al suo letto mentre aveva lo sguardo fisso su un dipinto di San Michele Arcangelo. Erano le 13:30 del 26 novembre 1992.» 




Dedico questo mio lavoro a Nostra Signora di Fatima, nel 106° anniversario della sua apparizione, affinché tutti i suoi figli, sparsi per il mondo, prendano coscienza della Realtà dello Spirito e della Vita vera che li aspetta se sapranno tenere alta la fiaccola della Fede!

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: suorritamontella.com


mercoledì 11 aprile 2018

Da Socci nuove scoperte sulla Profezia dei Papi!


Andrey Shishkin

Sebirblu, 11 aprile 2018

A dispetto di tutti gli improperi più o meno volgari e gli insulti gratuiti ricevuti da Socci sul quotidiano "Libero", da commentatori miscredenti e ignoranti, pubblico di proposito l'articolo da lui scritto perché lo ritengo molto interessante ed arguto.

E spunta il nome di Bergoglio... 

"Uno studioso romano, Alfredo Barbagallo, ha fatto sorprendenti scoperte sull'antica "profezia di Malachia", spesso citata sui media, ma ben poco conosciuta. Sono scoperte che proiettano quell'antico testo proprio ai giorni nostri e addirittura a persone viventi oggi.

Il documento Prophetia Sancti Malachiae Archiepiscopi, de Summis Pontificibus consiste in una serie di 111 motti in latino – alquanto enigmatici – su ciascun pontefice che avrebbe regnato nella Chiesa a partire da Celestino II (papa dal 1143) fino alla fine dei tempi.

La misteriosa profezia, attribuita a San Malachia di Armagh, amico di San Bernardo di Chiaravalle, fu pubblicata nel 1595 dal monaco benedettino Arnold de Wyon in una apocalittica storia della Chiesa – con al centro il suo ordine – intitolata Lignum vitae.

L'elenco dei papi futuri si conclude proprio ai giorni nostri: l'ultimo papa, Gloria olivae,  coincide con Benedetto XVI.

Dopo il motto relativo a lui si legge questa inquietante conclusione: "Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa, risiederà Pietro Romano, che farà pascolare le sue pecore fra molte tribolazioni. Passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine".




Non proprio tranquillizzante. Secondo gli interpreti non è detto che la profezia di Malachia prospetti la fine del mondo per la nostra epoca.

Di sicuro però paventa – dopo Gloria olivae (Benedetto XVI) – una sorta di fine della Chiesa, ovvero una sua crisi mai vista prima, un suo oscuramento apocalittico al punto che il suo successore non è definito papa, come i precedenti, ma con la strana formula: Petrus Romanus.

Perché? Non è un papa autentico? E si riferisce a Giorgio Mario Bergoglio? Di fatto la serie dei pontefici si interrompe al 111°, con Benedetto XVI. Cosa accade dopo?

Il nome "Petrus Romanus" calzerebbe a Bergoglio per la ripetuta auto-definizione bergogliana come "vescovo di Roma", fin dalla sera della sua elezione.

E per il fatto che Benedetto XVI resta tuttora papa, sia pure in sospeso, e lui sembra un facente funzioni. Inoltre il suo tempo – nella "profezia di Malachia" – è connotato dalle "molte tribolazioni" del gregge. Come in effetti accade.

È stato dimostrato che molte delle formule di quel misterioso testo medievale risultano profetiche dei diversi pontefici.

Ma lo è anche il finale sull'epoca attuale? Ne ha scritto Vittorio Messori e pure Sergio Quinzio nel 1995 in Mysterium iniquitatis.

Di sicuro i nostri giorni presentano una situazione mai vista prima, nella storia della Chiesa: la compresenza di due papi. Un fatto enorme e inspiegabile che – in effetti – sembra coincidere con quelle due figure finali della profezia.

Ma ci sono indizi che inducono a identificare quei due personaggi con Benedetto XVI e Giorgio Mario Bergoglio?




Li suggerisce lo studio di Barbagallo intitolato La Profezia di san Malachia sui Papi, che è parte di una ricerca sulle reliquie cristiane intitolata "I tesori di San Lorenzo" (un volume di 800 pagine appena uscito in versione ridotta).

Barbagallo ricorda anzitutto che l'identificazione di Benedetto XVI con l'ultimo motto Gloria olivae rimanda all'ulivo come simbolo dei benedettini olivetani (dove si legano il nome Benedetto e l'ulivo).

Ma soprattutto è un benedettino quel Arnold de Wyon che custodiva l'antico testo di san Malachia e che lo pubblicò a Venezia nel 1595, in quella sua storia apocalittica della Chiesa.

Wyon non si limitò alla pubblicazione, infatti – spiega l'autore – "egli commissiona personalmente delle raffigurazioni pittoriche ed artistiche sul soggetto ecclesiastico della Gloria benedettina".

Una  nel  convento  benedettino  della  Scolca,  nell'area  di  Rimini.  Poi  fa  eseguire la  stessa  figurazione  dal  Vassilacchi  (nel 1592)  nella  basilica  benedettina di San Pietro, a Perugia:  è una delle tele più grandi che esistano e la compagine delle figure lì rappresentate (papi, cardinali, vescovi e fondatori di ordini che attorniano San Benedetto) fa trasparire, nell'insieme, un volto mostruoso: il demonio o l'Anticristo.

"Evidente qui la volontà di Wyon – scrive Barbagallo – di lanciare un messaggio particolare di salvaguardia della Chiesa futura nella lotta contro il Male".

Infine Wyon fa realizzare la stessa rappresentazione in Piemonte (oggi è conservata ad Alessandria), "alla Abbazia benedettina ora non più esistente di San Pietro in Bergoglio, non distante da Bosco Marengo".

Torna il riferimento a San Pietro in ambedue le chiese, ma soprattutto qui colpisce il nome "Bergoglio".

Non si sa perché Wyon scelse proprio quella fondazione benedettina, ma sorprende l'emergere di quel nome che rimanda oggi al successore di Benedetto XVI e che nella serie dei papi dovrebbe essere "Petrus romanus". Un'indicazione diretta di Wyon?

In tutte queste opere Arnold de Wyon ha voluto lasciare riferimenti apocalittici ai libri dell'Antico e del Nuovo Testamento.



Ma le coincidenze non sono finite. Barbagallo riprende un introvabile libro scritto da un padre gesuita francese, monsignor René Thibaut e pubblicato nel 1951 (con imprimatur ecclesiastico): La mystériuese prophétie des Papes.

Padre Thibaut, attraverso una serie di complicati calcoli, afferma che la fine cronologica della profezia di San Malachia, come ciclo pontificale, sarà nell'anno 2012.

Barbagallo nota che in effetti – secondo le notizie ufficiali – la data in cui Benedetto XVI comunica al suo Segretario di Stato la propria volontà di ritiro è il 30 aprile 2012 (l'annuncio pubblico sarà fatto l'11 febbraio 2013).

In base a cosa padre Thibaut era giunto a indicare proprio il 2012 come anno finale del ciclo profetico dei pontefici?

Assumendo come asse centrale della "Profezia di Malachia" il pontificato di San Pio V (1504-1572) che era stato fondamentale nella formazione del Wyon.

Ed ecco un'altra serie di coincidenze: San Pio V è nativo proprio di Bosco Marengo nella cui area sorgeva l'abbazia di San Pietro in Bergoglio (da lì ha origine anche il nucleo familiare di Bergoglio).


San Pio V  (al secolo Antonio Ghislieri)  di Bartolomeo Letterini  (dettaglio).

Pio V muore il 1° Maggio 1572, esattamente 440 anni prima della decisione di ritiro di Benedetto XVI (30 aprile 2012). Ma 440 anni prima della morte di San Pio V, nel 1132, si ha l'ordinazione di San Malachia di Armagh (il titolare della profezia dei papi) come arcivescovo e primate d'Irlanda. 

Due fasi di 440 anni ciascuna ed ecco che il ciclo è compiuto.

Ricordo  che  San  Pio  V  è  il papa  della  vittoria  di  Lepanto  e  colui  che  promulgò la  messa  tridentina a cui Benedetto XVI  ha ridato cittadinanza nella Chiesa  (è uno dei connotati del suo pontificato) mentre Bergoglio sembra puntare proprio allo stravolgimento  ecumenico  della  messa.

Il richiamo finale della profezia alla persecuzione dei cristiani e a una sorta di scomparsa del papato inducono Barbagallo a dare anche una lettura simbolo-teologica  del  motto  dell'ultimo  papa  "Gloria olivae".

Infatti nel suo excursus storico l'autore ritrova San Malachia e il papa del suo tempo in relazione a importantissime reliquie della Passione di Cristo e al luogo del suo inizio: l'Orto degli ulivi a Gerusalemme.

Secondo una tradizione mistica e scritturistica la Chiesa nella storia dovrà rivivere la stessa Passione del suo Signore. A cominciare dalla notte dell'Orto degli ulivi (Gloria olivae) che potrebbe ripetersi proprio al tempo del papa Gloria olivae (Benedetto XVI).

In quella notte di Gesù, con il tradimento di Giuda, la fuga degli apostoli e il rinnegamento di Pietro, tutto sembrò perduto e finito. Anche per i cattolici oggi sembra una notte dolorosa in cui tutto pare perduto. Ma dopo il buio del Getsemani viene la luminosa mattina di Pasqua."

Antonio Socci

Tratto dal sito personale dell'autore.


lunedì 17 luglio 2017

Il Papa ha distrutto pure Fatima e il suo Annuncio




Sebirblu, 16 luglio 2017

Il giorno 13 appena trascorso ha riportato alla memoria quello che è accaduto cento anni fa ai tre bambini di Fatima che per la terza volta vedevano manifestarsi la Vergine Maria.

La prima parte del Messaggio riguardava una brevissima visione dell'Inferno QUI; la seconda ammoniva sulla necessità di consacrare la Russia al Suo Cuore Immacolato e la terza fu scritta in un tempo successivo da Suor Lucia, dietro richiesta del suo vescovo, e consisteva nel famoso Segreto mai svelato per intero. Cfr. QUI e QUI.

Approfondendo perciò gli eventi e le celebrazioni per tale storica mariofanìa alla luce dell'intervento papale avvenuto a maggio, pubblico l'articolo di Antonio Socci ad essa dedicato con una premessa sulla questione dell'Inferno "eterno", a cui egli sovente fa riferimento, per maggiore comprensione di chi legge.

In un'intervista fatta a Padre Amorth sull'argomento, egli, rispondendo alla domanda sulla veridicità o meno di quest'ambiente di pena, spiegò:

"Purtroppo, oggi sono molti coloro che parlano di Inferno inesistente, anche un teologo famosissimo ed un cardinale, eppure non c'è niente di più chiaro nel Vangelo che la certezza di questo posto e di coloro che ci vanno.

Per cui, parlare di "Inferno vuoto" è assolutamente sbagliato. Questo luogo purtroppo esiste, e in esso cadono tante anime come hanno visto molti veggenti in visioni private, per esempio i fanciulli di Fatima, così come numerosi altri Santi.


"Dante e Virgilio visitano l'Inferno" di Rafael Flores 

C'è un episodio, se vuole, che può essere interessante da ricordare. Un fatto avvenuto ad una delle ragazze a cui è apparsa la Madonna di Medjugorje. Una volta la fanciulla chiese:

«Mamma cara, è possibile che un dannato si penta? E non potrebbe Dio toglierlo dall'Inferno e portarlo in Paradiso?» La Madonna, sorridendo, disse: «Dio potrebbe, Dio potrebbe, ma sono loro che non vogliono».

(Ma... naturalmente... questa risposta della Vergine lascia scorgere tra le righe che tutto può essere messo in discussione, secondo la presa di coscienza di ciascuna anima. Non tutte si trovano al medesimo livello involutivo!

In Ultrafanìa «QUI», il temibile luogo corrisponde alla Biotesi del Letargo e in misura minore anche a quella del Rimorso; ved. «QUI». Ma per maggiori e più profondi ragguagli, consiglio vivamente tutti di "download-are" il superlativo libro (ora introvabile) "LA VITA" «QUI» ‒ di Gino Trespioli ‒ nonché QUI e QUI; e per l'intera intervista QUI; ndr).



Bergoglio in piedi davanti al S.S. Sacramento - come al solito - con l'inginocchiatoio lasciato inutilizzato

Ha distrutto anche Fatima e il messaggio della Madonna
di Antonio Socci

Benedetto  XVI,  nel  pellegrinaggio a Fatima  del 13 maggio 2010,  auspicò di vedere nel centenario delle apparizioni (il 2017), il trionfo del Cuore Immacolato di Maria profetizzato dal Messaggio della Madonna.

Ma il 12 maggio del 2017 papa Bergoglio ha sostanzialmente liquidato Fatima e il Messaggio della Madre di Dio.

Oggi nell'omelia, grazie al Cielo, ha letto una normale paginetta celebrativa, preparata dai teologi della Santa Sede per la canonizzazione dei pastorelli, e c'è perfino un (fugace) accenno all'Inferno (la strategia di Bergoglio è sempre questa).

Ma ieri, quando ha pronunciato il suo vero discorso bergogliano, è successo qualcosa di clamoroso. È venuto a Fatima esattamente per pronunciare queste parole che sono in contrapposizione a tutte quelle proferite, in quel santuario, dagli altri papi che sono andati lì come pellegrini.

CONTO APERTO

Che Bergoglio avesse un conto aperto con Fatima si poteva immaginare anche perché durante le polemiche dei Sinodi (per la comunione ai divorziati risposati) furono spesso citate alcune importanti parole di suor Lucia che facevano capire quanto fossero sbagliate le "modernizzazioni" teorizzate da Kasper e imposte da Bergoglio.

Era stato il cardinale Carlo Caffarra – che si batteva in difesa della fede cattolica e poi è stato uno dei protagonisti dei Dubia – a riferire che, quando ebbe da Giovanni Paolo II l'incarico di fondare il Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia, scrisse a suor Lucia per chiederle preghiere.

E, a sorpresa, la veggente gli rispose con una lunga lettera in cui – riferiva il cardinale – affermava che "lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio.

Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo. E poi concludeva: ma la Madonna gli ha già schiacciato la testa".

Più in generale, si poteva immaginare che le apparizioni di Fatima non fossero amate da Bergoglio: c'è la visione dell'Inferno, l'invito alla conversione e alla penitenza e c'è la profezia sull'avvento del comunismo ateo che con i suoi crimini, specie le persecuzioni contro i cristiani, ha insanguinato tutto il Novecento (e non solo). Tutti temi detestati da Bergoglio.

Ma non si poteva immaginare che lo Stesso avesse deciso questo viaggio addirittura per demolire le apparizioni e il Messaggio della Madonna. Uno spettacolo mai visto.




DEMOLIZIONE

È il discorso alla veglia di venerdì sera (la benedizione delle candele) quello decisivo. Non solo non ha mai  menzionato  né l'Inferno,  né tanto meno il comunismo ateo, ma ha contestato esplicitamente le parole della Madonna e la sua profezia, fino a ridicolizzare il Messaggio riferito da suor Lucia.

Infatti il contenuto centrale dell'apparizione di Fatima è stata la visione dell'orrore infernale, mostrato ai pastorelli.

Per questo La Madonna è apparsa: ha espresso il suo accorato dolore perché tantissime anime si perdono, sprofondano laggiù; ha messo in guardia dall'avvento del comunismo ateo (che infatti pochi mesi dopo prese il potere in Russia), ha chiesto conversione e penitenza per scongiurare la perdizione eterna e le catastrofi che la scelta del male attira sull'umanità e sul mondo.

Ebbene, Bergoglio è andato a Fatima a ribaltare tutto.

Ha sostenuto che si commette una "grande ingiustizia contro Dio e la Sua grazia, quando si afferma in primo luogo che i peccati sono puniti dal Suo giudizio" perché bisogna "anteporre che sono perdonati dalla Sua misericordia". Ripete: "dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio".

Con chi ce l'ha? È evidente che il bersaglio è il Messaggio di Fatima, riferito da suor Lucia. Ma la veggente ha semplicemente riportato la parole della Vergine.

Quindi i casi sono tre: o Dio – secondo il parere di Bergoglio – non è abbastanza misericordioso e sbaglia a condannare tante anime al supplizio eterno o lo Stesso non crede alle apparizioni (e quindi se la sta prendendo con suor Lucia) oppure sta accusando direttamente la Madonna di aver commesso una "grande ingiustizia contro Dio".


Fatima - Bergoglio sempre seduto, mentre gli altri sono inginocchiati.

CI CREDE?

Che Bergoglio non creda veramente alle apparizioni e ai miracoli per la verità è più di un sospetto, perché lui stesso lo ha detto nel libro intervista «Il cielo e la terra» dove dichiara:

"Provo  un'immediata  diffidenza  davanti  ai  casi  di guarigione,  persino  quando  si tratta  di  rivelazioni o visioni;  sono  tutte  cose che mi mettono  sulla  difensiva. Dio non è una specie di «Correo Andreani» (un corriere, ndr) che manda messaggi in continuazione".

In pratica Bergoglio ci dice che crede in un Dio, ma non è il Dio dei cattolici. Del resto lo ha detto apertamente nell'intervista a Scalfari: "io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un «Dio cattolico»".

Anche i musulmani o anche i massoni – per dire – possono sottoscrivere una simile dichiarazione. Ma non i cattolici. Il problema è questo: un uomo che – come papa della Chiesa Cattolica – pretende di portare la Chiesa fuori dal cattolicesimo.

Per questo ieri a Fatima Bergoglio di fatto ha ridicolizzato la paura dell'Inferno e l'ammonimento materno della Madonna sulla perdizione eterna. (Ma nel messaggio, Maria S.S. non ha parlato di "eternità", cfr. QUI; ndr).

LA MADRE DI DIO

Quindi Bergoglio ha direttamente preso di mira la devozione popolare alla Madonna, ironizzando perché se ne sarebbe fatto "una «Santina» alla quale si ricorre per ricevere dei favori a basso costo".

Qui tracima il suo disprezzo per la pietà cristiana del popolo cattolico e di nuovo viene presa di mira suor Lucia, che sostanzialmente ci avrebbe trasmesso una caricatura della Madonna: "una Maria abbozzata da sensibilità soggettive che La vedono tener fermo il braccio giustiziere di Dio pronto a punire".

Questa è un'esplicita e clamorosa contestazione del Messaggio di Fatima e pure della Salette (la Chiesa però ha riconosciuto entrambe le apparizioni...).



TIMOR DI DIO

Come ho detto l'ammonimento della Madonna a rischio di perdizione 'eterna' viene così ribaltato da Bergoglio: "dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio".

È la sua solita e «soggettiva» idea secondo la quale saremmo già tutti salvati e quindi non c'è bisogno di conversione (tanto meno di penitenza). Bergoglio – qui sulla linea di Lutero – ci dice che Gesù "ha pagato per noi sulla Croce. E così, nella fede che ci unisce alla Croce di Cristo, siamo liberi dai nostri peccati".

Ecco perché non c'è traccia dell'inferno nel discorso di venerdì di Bergoglio.

Per tutti questi motivi Bergoglio conclude invitando a liberarsi dal "timor di Dio" che la Madonna ci ha insegnato: "mettiamo da parte ogni forma di paura e timore, perché non si addice a chi è amato".

In effetti in Bergoglio non c'è traccia di timor di Dio.

Nei suoi interventi di questi mesi spazza via il Dio annunciato dalla Chiesa ("non esiste un Dio cattolico"), ridicolizza la Trinità ("Nella Santa Trinità le Persone baruffano a porte chiuse, ma all'esterno danno l'immagine di unità"), dileggia il Figlio di Dio ("Gesù fa un po' lo scemo") e addirittura arriva a bestemmiarlo sostenendo che sulla croce "Gesù si è fatto diavolo". (Cfr. QUI; ndr).

Ora demolisce pure il Messaggio di Fatima e l'immagine della Madonna della devozione cattolica. A questo punto ci si chiede: quale altra demolizione deve fare per far aprire gli occhi agli entusiasti papolatri? (Cfr. QUI; ndr).




Ma anche in Italia non siamo da meno...



Giovedi Santo 2017: basilica dei SS. Pietro e Paolo - Acireale - CT

POST SCRIPTUM

Papa Bergoglio venerdì sera si è presentato davanti all'immagine della Madonna attribuendo a se stesso l'espressione «vescovo vestito di bianco». Ha voluto citare così testualmente uno dei personaggi contenuti nella visione del Terzo segreto di Fatima.

È sorprendente e forse qualcuno dell'entourage avrebbe dovuto sconsigliarglielo, perché nella riflessione sul Terzo segreto, in questi anni, si è compreso che quella figura della visione è quantomeno ambigua e inquietante.

Ed è assai diversa dall'altra figura, il vecchio "Santo Padre, mezzo tremulo, con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena" che sale la montagna.

Anzi, è abbastanza plausibile pensare che proprio l'enigma di quell'inquietante personaggio – il "vescovo vestito di bianco" – la Madonna l'abbia spiegato in quella parte del Terzo segreto che non è stata pubblicata e che dovrebbe riferirsi alla apostasia  della  Chiesa  e  ai  gravissimi  problemi  ai  vertici.

È vero che suor Lucia scrive di quel "vescovo vestito di bianco" che "abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre", ma tutta questa formulazione è molto strana.

Nel libro "Il quarto segreto di Fatima" che ho pubblicato nel 2006 – quindi molto prima degli eventi di oggi – facevo queste domande e queste ipotesi:

"Perché – ci si è chiesto – qui la veggente ricorre ad una complicata perifrasi (un Vescovo vestito di bianco) quando, poche righe dopo, nomina espressamente e direttamente  il  Papa  chiamandolo  "il Santo Padre"? 

La formula "Vescovo vestito di Bianco" che "abbiamo avuto il presentimento fosse il Santo Padre", in questa parte del Segreto, è solo un modo un po' involuto per designare il Papa o potrebbe riferirsi a qualcuno che indosserà l'abito pontificio, ma senza essere il Papa o senza esserlo legittimamente?

In effetti può non essere casuale una tale espressione perché è di per sé inspiegabile, complicata e illogica: sarebbe stato sensato casomai dire "un uomo vestito di bianco", perché è questo che i bambini vedevano.

Ma come può Lucia aver visto "un vescovo vestito di bianco"? Nessuno ha scritto in faccia che è un vescovo, l'essere vescovo non è un aspetto visibile come l'essere biondi o bruni.

L'uso della parola "vescovo", ma "vestito di bianco", fa pensare che possa trattarsi veramente di un papa illegittimo, di un antipapa, di un usurpatore.

Suor Lucia afferma di aver scritto il Segreto con la diretta assistenza della Vergine, «parola per parola», quindi l'uso di quella formula è stato direttamente ispirato dall'alto.

Cosa significherebbe una cosa simile? Il «Vescovo vestito di Bianco» è una persona diversa da colui che – chiamato precisamente "il «Santo Padre» – poco dopo attraversa la città in rovina...?"

Per tutte queste ragioni – che probabilmente papa Bergoglio non conosce – sono rimasto un po' sconcertato dalla scelta ufficiale di definirsi «vescovo vestito di bianco» (io gli avrei consigliato di non usarla).

C'è davvero da rivolgere un'ardente preghiera alla Madonna di Fatima perché protegga la Chiesa, sostenga Benedetto XVI e illumini papa Bergoglio. La mia piccola, personale preghiera per papa Bergoglio non cessa mai.

Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: antoniosocci.com

Nota di Sebirblu

Ecco  un  video dell'ultimo  minuto sull'ennesima "bêtise" emessa  dal  Falso  Profeta! 
Secondo lui, avere un rapporto personale con Gesù sarebbe pericoloso e molto dannoso??? Ma cosa ci tocca sentire! Che il Signore ci abbrevi presto questo strazio, perché davvero non se ne può più di tutte queste menzogne diaboliche!!! (Cfr. QUI).