sabato 18 marzo 2023

Il latino esorcizza: di fronte ad esso Satana fugge!



Messa nel rito tradizionale Tridentino che il demonio non può tollerare
similmente al latino dei canti gregoriani, come da video sottostante. 

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Gesù a Giovanna Le Royer (1798), conversa e veggente

«Più si avvicinerà il regno dell'antiCristo e la fine dei giorni e più le tenebre di Satana saranno diffuse sulla Terra.

Quando poi si abbandonerà nella Chiesa la lingua delle catacombe (il latino), Satana sarà prossimo ad ingaggiare la sua tremenda lotta, perché sarà questo il tempo in cui il suo diletto figliolo (l'antiCristo) starà per giungere...

I capi, ritornati numerosi e forti, con scritti porranno in dubbio alcuni dogmi e la stessa divinità di Gesù Cristo...

Aboliranno tutti i SS. Sacramenti. Per loro mezzo Satana farà falsi prodigi, pseudo-profeti annunzieranno imminente l'antiCristo, il vero preteso messia.

Quindi verrà suscitata un'orrenda persecuzione alla Chiesa e ai suoi seguaci. Il numero dei martiri sarà allora uguale a quello dei primi secoli. Il Papa subirà il martirio ed il suo seggio sarà occupato dall'antiCristo.»





Sebirblu, 17 marzo 2023

Prima di iniziare questo mio articolo sulla rivelatrice quanto sospetta avversione alla lingua latina da parte dell'usurpatore argentino, riproposta ora all'attenzione per il suo perentorio divieto di officiare la Messa antica senza previa richiesta in Vaticano, desidero precisare alcune cose.

Possibile che ancora molti cattolici convinti, dopo un decennio di sproloqui, eresie e sentenze strampalate se non blasfeme di Bergoglio, si ostinino a chiamarlo "papa", quando papa non è?

Come fanno a non "vedere" che ciascuna sua "apertura" al mondo, e la proibizione tassativa all'uso del latino lo conferma, è fortemente gradita al demonio ma invisa al Padre Eterno?

Da questo dovrebbero dedurre che, non solo non può essere Vicario di Cristo (titolo dal quale ha preso le distanze, rinunciandovi) ma che svela essere davvero il Falso Profeta apocalittico.

Nella Tradizione  bimillenaria  della  Chiesa Cattolica  l'uso del latino  (come del greco e l'aramaico, perché lingua di Gesù) ha sempre fatto infuriare Satana il quale, non dimentichiamolo, odia tutto ciò che unifica (diavolo significa proprio "colui che divide", esempio ne è la Torre di Babele) e tale lessico romano, appunto, veniva usato universalmente non solo dagli ecclesiastici ma anche dal ceto colto, medio-alto e patrizio. Confrontare QUI e QUI, come il piano massonico sia pressoché ultimato.

Ci sarà un motivo per cui gli esorcisti, compreso il compianto padre Amorth, sono d'accordo nel dire che con le preghiere in italiano, secondo il nuovo rituale di qualche anno fa, non succede nulla, mentre se utilizzano quelle antiche in latino, allora il maligno si scatena.



Ma ecco, in sintesi, quello che sta accadendo ai nostri giorni su questo tema:

[...] "Il 16 luglio 2021, mentre era ancora in vita Benedetto XVI, Bergoglio aveva deciso di intervenire con un suo motu proprio, intitolato "Traditionis custodes", sull'«uso della liturgia romana anteriore alla Riforma del 1970».

E l'aveva fatto sovvertendo quasi tutte le disposizioni contenute nel documento del predecessore, il motu proprio "Summorum Pontificum" liberalizzato da Ratzinger nel 2007, con il drastico ridimensionamento dell'uso del Rito romano antico, iniziando col delegare al vescovo diocesano, cui «spetta di regolare le celebrazioni liturgiche nella propria diocesi», l'autorizzazione dell'«uso del Missale Romanum del 1962 seguendo gli orientamenti dalla Sede Apostolica»" (Scrive Francesco Lepore nel suo articolo de "linkiesta.it" QUI). [...]

[Un ulteriore giro di vite si è avuto il 21 febbraio scorso col "rescritto pontificio" che inasprisce le disposizioni del 2021 costringendo i vescovi diocesani a rivolgersi alla Santa Sede (Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti) per eventuali dispense sull'uso delle chiese parrocchiali concesse ai gruppi che celebrano con il rito preconciliare, come pure per l'uso del Messale antico (in latino) da parte di sacerdoti ordinati dopo il 16 luglio 2021. Cfr. QUI; ndr].

[...] "Insomma, un vero e proprio atto di centralismo romano a detrimento delle prerogative e competenze dei singoli vescovi nelle proprie diocesi, ad ennesima riprova di una collegialità e una sinodalità troppo spesso ridotte a meri slogan.

Il discorso però andrebbe allargato all'uso del latino in sé, che oltre Tevere appare sempre più deprezzato e mal digerito. Lo hanno ben compreso i tanti giornali che, nel dare notizia del "rescritto", ne hanno parlato in termini di guerra alle messe in latino o di un nuovo no pontificio alle stesse.

D'altra parte, in quale considerazione sia oggi tenuta la lingua ufficiale della Chiesa lo si evince dal fatto che non è mai stata finora pubblicata l'edizione latina di importanti documenti quali, ad esempio, l'enciclica "Fratelli tutti" e la costituzione apostolica "Praedicate Evangelium".

Indicativo al riguardo è inoltre l'aneddoto raccontato dallo stesso Bergoglio ai 53 gesuiti slovacchi, incontrati a Bratislava il 12 settembre 2021: «Un cardinale mi ha detto che sono andati da lui due preti appena ordinati chiedendo di studiare il latino per celebrare bene.»

Lui, che ha senso dell'humor, ha risposto:

«Ma in diocesi ci sono tanti ispanici! Studiate lo spagnolo per poter predicare. Poi, quando avete studiato lo spagnolo, tornate da me e vi dirò quanti vietnamiti ci sono in diocesi, e vi chiederò di studiare il vietnamita. Poi, quando avrete imparato il vietnamita, vi darò il permesso di studiare anche il latino».

Così li ha fatti «atterrare», li ha fatti tornare sulla terra..." [...] (estratto sempre da "linkiesta.it"; ndr).

Come intermezzo, pubblico la nuova intervista ad Andrea Cionci, il quale dal 20° minuto inizia a parlare del "Perché Bergoglio odia il latino" che è anche il titolo dell'audio-video.



Ed ecco la riflessione di Marcello Veneziani sull'abolizione della lingua latina nella Chiesa Cattolica, pubblicata da "La Verità" il 18 luglio 2021.

Il colpo di coda di Bergoglio contro la Messa in latino

«Ma perché accanirsi contro la Messa in latino? L'occidente si scristianizza, la gente non va più a Messa, la blasfemia e l'oltraggio alla religione dilagano e Bergoglio colpisce i rari devoti seguaci dell'ordo missae.

La sua gratuita censura della Messa in latino è uno sfregio simbolico alla Tradizione, ai suoi fedeli ma anche alla libertà di culto. Che male può fare una Messa in latino, riammessa da Ratzinger nel 2007, peraltro così discreta e marginale?

Perché accogliere gli atei, gli islamici, dialogare con i credenti di altre fedi, anche rivoluzionarie e anticristiane, e poi chiudere le porte della Chiesa ai pochi, irriducibili devoti della Messa antica e della fede secondo tradizione?

Per dirla in latino, senza traduzione, Piscis Ecclesia primum a capite foetet... (ossia "il pesce comincia a maleodorare dalla testa"; il termine "Ecclesia" è stato aggiunto dall'autore; forse per indicarne il capo nello pseudo papa? Ndr).

Persino Giovanni XXIII nel '62 faceva sue le parole di Pio XI: "La Chiesa esige per sua natura una lingua che sia universale, immutevole e non vernacolare".

Collimava con quanto René Chateaubriand aveva scritto nel Genio del Cristianesimo: "Crediamo che una lingua antica e misteriosa, una lingua che non varia più con i secoli, convenga assai bene al culto dell'Essere eterno, incomprensibile, immutabile".

La mente va a Cristina Campo e perfino a Jorge L. Borges, argentino come Bergoglio, che difesero invano l'ordo missae quando fu soppresso nel 1964. Soprattutto lei, Cristina, alias Vittoria Guerrini (ved. QUI; ndr), denunciò nella cancellazione della Messa in latino «l'apostasia liturgica del secolo» e fondò un movimento come "La Voce" in difesa della tradizione violata.

Poi scrisse della sua dolorosa rinuncia a seguire la celebrazione dove l'aveva per anni seguita: "A Sant'Anselmo è giunta la lebbra (microfoni da per tutto, parti della Messa in volgare, discussioni penose là dove era silenzio e sorriso) ed io non vi metto più piede"; e non aveva ancora veduto le schitarrate, i comizi dei preti e i linguaggi alternativi...

Così Cristina-Vittoria scese dall'Aventino fino al Pontificio Collegio Russicum fondato da Pio XI per preparare i seminaristi russi, poi chiuso dai gesuiti di Bergoglio.

E  lì  seguendo la Santa Messa  col  rito  bizantino  ritrovò,  scrive  Emanuele Casalena "quella bellezza della perfezione che tanto aveva inseguito nella vita; tutto gliela ricorda, dalla liturgia ai canti, dai gesti meditati ai paramenti, fino alle sacre icone appena illuminate dal tremulo fiammeggiare delle candele, lì riscopre la metafisica della bellezza".



Cristina Campo alias Vittoria Guerrini (1923-1977)

Nell'anno della dipartita di Cristina Campo, nel '77, il nichilista ironico Giorgio Manganelli stroncò invece la Messa in latino sul Cursore Vespertino (alias Corriere della sera), in uno scritto poi raccolto in "Mammifero italiano" - Adelphi). Un virtuoso esercizio di intelligenza e scrittura ma separata da ogni apertura spirituale e mentale al linguaggio del sacro e alla bellezza metafisica.

Il ricordo della Messa in latino ci riporta all'infanzia. Era l'ultima Messa in latino nella cattedrale del mio paese, con un'offerta di venti lire per sedere nel coro con mio padre. Ho ancora negli occhi, nel naso e nelle orecchie, la bellezza di quel rito, il profumo dell'incenso, il mistero di quelle parole.

Mi sentivo connesso alla rete del Signore. Il prete si rivolgeva a Dio e non Gli dava le spalle per compiacere i fedeli come se la Messa fosse un'assemblea condominiale o sindacale o un comizio politico  per cercare consensi;  le parole sussurrate e antiche, il mistero di quelle formule, i canti gregoriani, i silenzi, promanavano il sacro e avvicinavano al Signore.

E l'incenso generava sinestesia mistica. La Messa non è una soap opera, non è necessario comprendere le parole; è un rito di comunione con Dio e non un foglio di istruzioni per montare Alexa.

Chi dice che il mistero di quelle parole serviva per sottomettere il volgo al dominio del clero, non si rende conto di quanti linguaggi iniziatici, esoterici, criptici è infarcito il gergo corrente, dalla tecnologia alla medicina, alla finanza, dai misteri di un pc ai labirinti fiscali.

La casta sacerdotale ha lasciato l'egemonia alla casta dei tecnici, dei burocrati, dei sanitari e dei commercialisti. A ciascuna setta il suo "latinorum".

Quando penso al latino ripenso alla scuola e m'intenerisce il core pensare a certi professori che non ci sono più. Li penso tutti insieme, in gruppo, i Mitici, i Pedanti, i Pedofagi, cioè i torturatori di ragazzi con il terribile "latinorum".

Poi penso agli altri docenti più giovani, che mal sopportavano il latino e non lo amavano, facendosi così più amare da noi liceali. E invece dovremmo pentirci, dissociarci da quel passato dissacratore, e riabilitare i primi, latinisti per passione, e deplorare i secondi, latinisti per necessità.

Avevano ragione loro, senza il latino noi italiani siamo tutti trovatelli, figli di nessuno, ovvero di Madre lingua ignota (sapete come si traduce a Roma), quando il latino divenne facoltativo e perfino intercambiabile con l'applicazione tecnica (con tutto il rispetto per i falegnami).

E più dilagano gli slang cosmopoliti, le americanate linguistiche e i grugniti neo-gergali, i codici d'accesso e più s'avverte il bisogno di tornare alla Casa Madre. Magari per farsi rispettare, evocando le nostre origini romane e cristiane.

A Bruxelles, a Strasburgo, a New York sarebbe tanto bello opporlo all'esperanto dei burocrati, presentandoci con la linda e austera chiarezza del latino. La trasparenza di una costruzione lessicale è il preambolo per una trasparente costruzione politica, rispettosa della civiltà da cui proveniamo. E una lingua pulita s'accompagna di solito ad una mens sana.

Ci vorrebbe un Sexaginta octo di segno opposto per rilanciare il latino, cancellato dal '68 e propaggini, fino al colpo di coda di Bergoglio.

Magari celebrando il dies familiae – che suona meglio di family day; mentre gay pride suona male se lo traduciamo con ipse sexus amator superbia (l'orgoglio dell'amante del sesso; ndr). Ah, il rigoroso lindore della lingua latina e il suo amore assoluto per la verità...»


"San Michele Arcangelo uccide il Dragone" di Josse Lieferinx

Termino con un video raffinato ed incisivo che solo il genio di Mussorgsky poteva esprimere nel definire la superiorità della Luce sulla tracotanza delle tenebre. Ecco la clip di "Una notte sul Monte Calvo" resa celebre dal film "Fantasia" di Walt Disney.

  


Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: marcelloveneziani.com 


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