sabato 29 febbraio 2020

Ecco a CHI rivolgersi per l'Epidemia! A SAN ROCCO!


"San Rocco risana gli appestati"  Tintoretto (Jacopo Robusti) 1518-1594.

Sebirblu, 28 febbraio 2020

In questo momento tragico di epidemia, non avremmo MAI VOLUTO VEDERE che le misure governative, per non contrarre il virus, fossero accettate anche dalla Chiesa cattolica che ha cancellato le Messe e le celebrazioni religiose (ved. QUI), limitando le presenze pure ai funerali, quando avrebbe dovuto riunire TUTTI, persino i miscredenti spaventati, ad una seria prece all'Altissimo affinché mitighi o blocchi completamente la pestilenza.

Coloro che adesso dovrebbero dare l'esempio per FEDE e FIDUCIA nella POTENZA e nella MISERICORDIA del PADRE (e non quella così tanto sbandierata dal Suo Falso Vicario) vengono meno, dimostrandosi succubi di MAMMONA e delle sue miopi leggi sociali.

Per questo motivo, e a vergogna di QUESTI MESTIERANTI del SACRO, pubblico la traduzione della brevissima vita di un Grande Taumaturgo, ossia SAN ROCCO di Montpellier, al quale consiglio di rivolgersi con ardenti preghiere, unitamente alla Santissima Vergine Maria, per la cessazione nel mondo di questa durissima prova per l'umanità, DIMENTICA del suo DIO.

QUESTA È LA VERA RAGIONE di quanto sta succedendo! DIO NON ESISTE PIÙ NEL CUORE DELL'UOMO, E I SUOI MINISTRI TRADITORI, GOVERNATI DAL MALIGNO, PRIVI ORMAI DELLO SPIRITO DIVINO, LO AFFOSSANO ancor di più!

Che la lettura di questo mio lavoro possa ridare vigore ai sofferenti e coraggio ai timorosi che, in molti, paventano il contagio (cfr. QUIQUI), suggerendo loro di rivolgersi a CHI È OLTRE ogni trama tenebrosa mirante a DISTRUGGERE, A TUTTI I COSTI, IL GENERE UMANO!

Tintoretto  Dettaglio dell'immagine soprastante.

Henri Bourbon

La Chiesa cattolica romana e il fervore popolare hanno fatto di Rocco di Montepellier un santo protettore e guaritore di malattie contagiose, a motivo del suo carisma esercitato presso gli esclusi del suo tempo: gli appestati.

Per estensione, egli in seguito è stato considerato un taumaturgo di affezioni dermatologiche e di ogni tipo di pestilenza, prima in Linguadoca, indi nell'intera Francia e Italia, per poi essere conosciuto in tutta l'Europa.

Come questo giovane uomo, della cui esistenza nulla è chiaramente delineato, che non ha lasciato né parole né scritti, ha potuto diventare un santo vox populi, per tutto l'Occidente, durante i trent'anni della sua breve vita?

San Rocco è nato a Montpellier tra il 1348 e il 1350; figlio unico di un alto magistrato, Jean Roch de La Croix e di sua madre Libère. Quando nacque aveva sul petto l'immagine rossa di una croce: era il segno inequivocabile della sua vera fedeltà a Dio nella devozione e nel sacrificio.

Allevato da una madre estremamente pia, come venivano educati i ragazzi in quell'epoca di fede, egli mostrò sin dai primissimi anni una pietà e una carità per i poveri senza confini. La sua felicità era di accoglierli nella casa paterna, distribuendo loro tutti i piccoli risparmi che aveva potuto racimolare sugli abiti e sul proprio cibo.

A sedici anni cominciò a frequentare l'università già celebre di Montpellier ma, quando ne aveva appena compiuti venti, perse a poca distanza l'uno dall'altra suo padre e sua madre.

Prima di "addormentarsi nel sonno dei giusti", Jean de La Croix aveva fatto queste raccomandazioni al figlio:

«Figlio mio, sii sempre il servitore devoto del nostro Redentore e Maestro, Gesù Cristo. Assisti le vedove e gli orfani; impiega in buone opere i tesori che ti lascio; visita sovente gli ospedali in cui sono i poveri e gli infermi, queste membra sofferenti del Salvatore, e che Dio ti benedica.»

Durante tutto l'arco esistenziale di Rocco, numerosi avvenimenti avrebbero favorito questo testamento supremo.


"Il Cristo nomina san Rocco Patrono dei malati di peste" ‒ Peter Paul Rubens.

Già,  mentre  era  ancora  studente,  una  terribile  notizia,  annunciata  dai  mercanti, gettò lo spavento nella città di Montpellier: la peste nera, dichiarata in Cina nel 1333  (Impressionante  la  sovrapposizione  con  ciò  che  sta  accadendo  oggi  qui  da noi! - ndt), avanzava poco a poco verso Ovest, tanto che nel 1348 arrivò in Italia! 

Viene citato un numero spaventoso di morti. In Europa, che avrebbe dovuto perdere un terzo dei suoi abitanti, l'Italia fu particolarmente provata. Intorno a Siena morirono 70.000 persone; a Firenze 100.000; Marsiglia e Avignone furono pressoché spopolate.

In alcune città si sviluppò un grande panico in cui tutti si davano alla fuga. Si abbandonavano malati e mancavano le braccia per seppellire i morti.

Davanti a quella catastrofe, il giovane Rocco sentì risvegliarsi in lui la vera sua vocazione. Partì, vestito da pellegrino, in direzione dell'Italia, e più precisamente per Roma.

Dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri, volle recarsi sulla tomba degli Apostoli Pietro e Paolo, morti nel nome della loro fede.

Un piccolo mantello di stoffa grossolana, un cappello a larghe falde, delle scarpe robuste, un bordone (un bastone con appese delle conchiglie per raccogliere l'acqua; ndt), una zucca (per conservarla) e una bisaccia per riporre le elemosine raccolte lungo il viaggio; questo era tutto quanto portò con sé del suo immenso patrimonio.

Nel corso del cammino, si fermava in qualche ospedale per medicare e lenire le piaghe dei malati, soprattutto quelli vittime della peste. E già da allora, la tradizione dice che li guariva con il segno della Croce.


"San Rocco e l'Angelo" (dettaglio) ‒  Annibale Carracci  (1560-1609)

Nel luglio 1367 arrivò ad Acquapendente, prima tappa del suo viaggio, onde porsi al servizio del nosocomio degli appestati, ma prima dovette supplicare (per essere accettato; ndt) l'amministratore Vincent che, vista la sua giovane età non voleva esporlo al contagio.

Una volta ammesso, fu con ammirabile devozione che divenne per ben tre mesi l'umile servitore dei degenti ammorbati, abbracciandoli, rianimando sia la loro fede che le forze individuali, prodigando all'uno una buona parola, all'altro qualche servizio caritatevole e manifestando a tutti la più tenera carità.

L'epidemia si affievolì pian piano ad Acquapendente e alla fine scomparve. Allora si ritenne che Rocco e il suo Amore esemplare fossero stati più forti della morte. Per questo, improvvisamente, si sottrasse alla riconoscenza dei cittadini, andandosene.

Agli inizi del 1368 proseguì il suo viaggio fino a Roma, dove la peste imperversava con furore ed egli si trovò di nuovo nel suo elemento. Più il flagello aumentava, e più il suo zelo e la carità si moltiplicavano. Lottò così per tre anni. Poi, nel 1370, Rocco lasciò Roma per tornarsene nella sua patria.

Nel mese di luglio 1371, era a Piacenza, all'ospedale Santa Maria di Betlemme, vicino alla chiesa di Sant'Anna, in cui assistette, confortò e guarì i malati.

Come si può immaginare, a forza di trovarsi a contatto con la peste, il giovane contrasse egli stesso la malattia. Per non contagiare gli altri, si ritirò in una selva tra Piacenza e Sarmato (sembra in una grotta lungo il fiume Trebbia; ndt).

Là, sentendosi mancare, si lasciò cadere ai piedi di un albero per morirvi da solo, ma un Angelo gli apparve e lo consolò dicendogli che le sue sofferenze erano gradite a Dio...


"San Rocco soccorso dall'angelo" ‒  Carlo Saraceni  (1579-1620) 

Quando l'apparizione svanì, sullo stesso luogo occupato dal Messaggero celeste, Rocco vide sgorgare dalla terra (altri dicono dalla roccia; ndt) una fonte viva, la cui acqua gli lenì la febbre e gli permise di lavarsi la piaga.

Non lontano da quella selva, in un'amena vallata, si elevava un vasto maniero abitato da un nobile signore, il conte Gottardo Pallastrelli, che passava il suo tempo in gioiosa compagnia, impiegandolo in battute di caccia e festini. Si era isolato in quell'opulenta dimora per meglio sfuggire all'epidemia.

Da quel Gottardo (poi diventato santo per l'esempio datogli da san Rocco di Montpellier) proviene  il  nome  dell'ormai  famigerato  monte  delle  Alpi  svizzere; ved. QUI, ndt.

Ebbene, mentre questo signore un giorno banchettava lautamente circondato dagli amici ed era intento in vivaci discussioni, uno dei suoi cani, avvicinandosi alla tavola, prese un intero pane e fuggì via al più presto.

Gottardo non vi fece attenzione, ma l'indomani, essendosi ripetuto lo stesso fatto, incuriosito, si alzò rapido e lo seguì. Lo vide inoltrarsi nel bosco ed arrestarsi davanti ad una miserabile spelonca.

Là, su un giaciglio di foglie secche, giaceva un uomo ancora giovane, dal cui volto pallido trapelavano acerbe sofferenze. Era ai suoi piedi che il caritatevole animale aveva deposto il pane rubato. Ed è per questo che nelle rappresentazioni artistiche di San Rocco viene spesso raffigurato un cane.

Molto impressionato a sua volta, il nobile Pallastrelli decise di lasciare il mondo e passare il resto della sua vita in solitudine. Così, dopo aver messo in ordine i suoi affari e distribuito i beni agli infelici, si ritirò nel povero tugurio di Rocco.


"San Gottardo Pallastrelli" ‒ Francesco Ghittoni  (1855-1928)

Qui sopravvenne un fatto che non è possibile omettere (descrivendo la vita del giovane taumaturgo d'oltralpe che assomiglia tantissimo a quella di San Francesco d'Assisi; ndt), perché dà ragione ai pastori e ai mandriani che implorano per i loro animali la protezione di san Rocco.

Sicché, mentre il nostro personaggio camminava lentamente recitando a mezza voce le sue preghiere e gettando gli occhi sui cespugli che fiancheggiavano la strada, scorse numerosi piccoli uccelli appollaiati sui rami, senza alcun canto, tristi, e senza i loro allegri battiti d'ali.

Le loro piume erano erette e le testoline reclinate pendevano sotto il peso di una grande sofferenza. Un po' più lontano, le tortore volavano a malapena. Nei campi c'erano greggi di pecore scarne ed emaciate che si trascinavano penosamente. Per questo, invocò l'aiuto divino, benedisse i passeri e le tortore che subito tornarono a volare e a cinguettare.

Poi si avvicinò a dei piccoli agnelli. Ne prese uno fra le braccia e gli sussurrò teneramente: «Sii guarito!». E all'istante tutti, belando gioiosamente, ripresero saltellando il cammino verso l'ovile.

Intorno ai trent'anni, Rocco aveva recuperato qualche forza per affrontare il percorso di rientro a casa. Su questo viaggio vi sono due tradizioni che si contendono la veridicità in modo assai confuso.

Secondo la prima, egli avrebbe soggiornato per un lustro nella prigione di Voghera prima di morirvi ed essere interrato in quella città dove, poco dopo la sua morte (prima del 1391), gli venne consacrato anche un giorno di festa. La più antica menzione conosciuta del suo culto si trova proprio negli archivi vogheresi.

Le sue spoglie, conservate nella chiesa che gli è stata dedicata, furono rubate o fatte oggetto di una transazione nel febbraio 1485 e trasportate poi a Venezia nella chiesa della Scuola Grande di San Rocco che il Tintoretto avrebbe onorato dei suoi quadri su tale vita così edificante.


"San Rocco in carcere a Voghera visitato dagli angeli" ‒ Tintoretto  

La seconda tradizione propone una fine diversa. Essa narra che al suo ritorno a Montpellier, Rocco sarebbe stato imprigionato. La città, in effetti, era in preda alla guerra civile.

Diventato irriconoscibile a causa delle prove e delle mortificazioni subite, questo viaggiatore in arrivo dall'estero fu male accolto, sospettato d'essere un ribelle, e imprigionato come fomentatore di disordini.

Questo, perché rifiutava di farsi riconoscere dalle autorità, cosa che gli sarebbe riuscita molto facile grazie al segno di nascita sul petto a forma di croce e per il fatto che il governatore di Montpellier era suo zio.

La sua prigionia durò cinque anni, ed egli svelò la sua identità soltanto ad un prete giunto a benedirlo alla vigilia della morte sopravvenuta il 16 agosto di un anno compreso tra il 1376 e il 1379.

Si può dedurre ora che si potesse trattare del martedì 16 agosto 1379, perché alcuni testimoni assicurarono che la sua cella si illuminò, e che l'ultimo suo desiderio rivolto all'angelo venuto ad assisterlo fu di intercedere per le persone sofferenti.

La madre del governatore, donna venerabile per la sua età e le virtù, ne fu allora avvertita e venne a visitare il corpo del recluso. Quando vide la macchia rossa di nascita, si ricordò e comprese esser quello suo nipote!

Coprendolo di baci e di lacrime, si recò dal governatore e con la voce frammezzata dai singhiozzi gli disse: «Ah! Figlio mio, che cosa avete fatto? Questo prigioniero è vostro nipote!»

La morte di San Rocco è avvenuta quindi a Voghera o nella sua patria a Montpellier? Le due versioni hanno un punto in comune: egli trapassò in carcere, vittima della diffidenza del suo ambiente, in un periodo agitato in cui accettò la Volontà divina con un'immensa abnegazione.


"San Rocco di Montpellier" - Urbano Fos (1615-1658)

Chiosa di Sebirblu

Non è singolare che questo Santo abbia operato e sofferto maggiormente proprio nelle zone in cui oggi è cominciato ad apparire il virus? Non è un serio richiamo a riflettere e a non considerare più la devozione ai "Grandi eroi dello Spirito" come frutto di una mera fede soltanto bigotta? 

Altro che chiudere le parrocchie (e addirittura il Duomo di Milano!) abrogando le Messe e limitando l'affluenza ai Sacramenti! Nel 590 d.C. San Gregorio Magno papa, in seguito ad una terribile epidemia di peste che colpì Roma, indisse una solenne processione in sette cortei da varie chiese, coinvolgendo tutta la popolazione a piedi nudi e la cenere sul capo ad impetrare l'aiuto della S.S. Vergine Maria!

(Consiglio di leggere, su questo, l'ottimo articolo del prof. Roberto de Mattei QUI, e per sapere chi è QUI).  

Traduzione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Brano tratto dal pdf della storia di san Rocco QUI, di Henri Bourbon

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