giovedì 22 ottobre 2026

P.Amorth, la Sala Nervi e Satana ormai in Vaticano




Sebirblu, 22 ottobre 2026

Sicuramente ciò che unisce in un comune denominatore i tre termini del titolo è il Maligno, al quale nemmeno la Chiesa crede più, perché dal Concilio Vaticano II è lui che ne tiene ben stretto il timone. (Cfr. QUI e QUI).

Sembra esagerato quanto dico? Eppure è veramente così! Dai frutti si vede l'albero.

Padre Amorth, che ha lasciato questo mondo nel settembre 2016 a 91 anni di età, rilasciò nel 2001 alcune dichiarazioni che rivelano il comportamento ambiguo della Santa Sede e sommamente indicative di quanto sostengo. 

Colui che conduce l'intervista premette: "Sentite cosa racconta padre Amorth. Scoprirete che la guerra, in corso da millenni, infuria più furibonda che mai... Che la battaglia adesso si è spostata soprattutto all'interno della Casa del Signore. E quel fumo... beh, quel fumo si diffonde in stanze insospettate."




Intervistatore: "Padre Amorth, finalmente è pronta la traduzione italiana del nuovo Rituale per gli esorcisti."

P. Amorth: "Sì, è pronta. L'anno scorso la Cei aveva rifiutato di approvarla perché c'erano errori di traduzione dal latino. E noi esorcisti, che dovremmo utilizzarla, avevamo approfittato per segnalare ancora una volta che su molti punti del nuovo Rituale non siamo d'accordo.

Il  testo  base  in  latino  resta  immutato  in  questa  traduzione. E  un  Rituale  tanto atteso alla fine si è trasformato in una beffa. Un incredibile legaccio che rischia di impedirci di operare contro il demonio."

Intervistatore: "Un'accusa pesante. A cosa si riferisce?"

P. Amorth: Le faccio solo due esempi. Clamorosi. Al punto 15 si parla dei malefici e di come comportarsi. Il maleficio è un male causato ad una persona ricorrendo al diavolo. E può essere fatto in diverse forme, come fatture, maledizioni, malocchi, vudù, macumba. Il Rituale romano spiegava come bisognasse affrontarlo.

Il nuovo Rituale, invece, afferma categoricamente che c'è proibizione assoluta di fare esorcismi in questi casi. Assurdo. I malefici sono di gran lunga la causa più frequente delle possessioni e dei mali procurati dal demonio: non meno del 90 per cento.

È come dire agli esorcisti di non operare più. Il punto 16, poi, afferma solennemente che non si debbono fare esorcismi se non v'è la certezza della presenza diabolica. È un capolavoro di incompetenza: la certezza che il demonio sia presente in una persona si ha solo facendo l'esorcismo.

Tra l'altro, gli estensori non si sono accorti di contraddire, in entrambi i punti, il Catechismo della Chiesa cattolica, che indica di compiere l'esorcismo sia nel caso di possessioni diaboliche che di mali causati dal demonio. E dice anche di farlo sia sulle persone che sulle cose. E nelle cose non c'è mai la presenza del demonio, c'è solo la sua influenza.

Le affermazioni contenute nel nuovo Rituale sono gravissime e dannosissime, frutto di ignoranza e inesperienza.

Intervistatore: "Ma non è stato compilato da esperti?"

P. Amorth: "Assolutamente no. In questi dieci anni sul Rituale hanno lavorato due commissioni: quella composta da cardinali che ha curato i Prenotanda, ossia le disposizioni iniziali, e quella che ha curato le preghiere.

Io posso affermare con certezza che nessuno dei membri delle due commissioni ha mai fatto esorcismi, né ha mai assistito ad esorcismi, né ha mai avuto la più pallida idea di cosa sono gli esorcismi. Questo è l'errore, il peccato d'origine, di questo Rituale. Nessuno che vi ha collaborato era esperto di esorcismi."


Gabriele Pietro Amorth (1925-2016) – QUI, un'altra intervista su Padre Pio e il demonio.

Intervistatore: "Come è possibile?"

P. Amorth: "Non lo chieda a me. Durante il Concilio ecumenico Vaticano II ogni commissione era coadiuvata da un gruppo di esperti che affiancavano i vescovi. E l'abitudine si è mantenuta anche dopo tale Concilio, ogni volta che si sono rifatte parti del Rituale. Ma non in questo caso. E se c'era un argomento su cui servivano degli esperti, era questo."

Intervistatore: "E invece?"

P. Amorth: "Invece noi esorcisti non siamo mai stati consultati. E, tra l'altro, i suggerimenti che abbiamo dato sono stati ricevuti con fastidio dalle commissioni. La storia è paradossale. Vuole che gliela racconti?"

Intervistatore: "Certo".

P. Amorth: "Man mano che, come aveva chiesto il Concilio Vaticano II, le varie parti del Rituale romano venivano riviste, noi esorcisti attendevamo che venisse trattato anche il titolo XII, cioè il Rituale esorcistico.

Ma evidentemente non era considerato un argomento rilevante, dato che passavano gli anni e non succedeva nulla. Poi, improvvisamente, il 4 giugno del 1990, uscì il Rituale ad interim, di prova. Fu una vera sorpresa per noi, che non eravamo mai stati consultati prima. Eppure da tempo avevamo preparato delle richieste, in vista di una revisione del Rituale stesso.

Chiedevamo, tra l'altro, di ritoccare le preghiere, immettendovi invocazioni alla Madonna che mancavano completamente, e di aumentare le preghiere esorcistiche specifiche. Ma eravamo stati completamente tagliati fuori dalla possibilità di dare qualsiasi contributo.

Non ci scoraggiammo: il testo era stato fatto per noi. E dato che nella lettera di presentazione l'allora prefetto della Congregazione per il Culto Divino, il cardinale Eduardo Martínez Somalo, chiedeva alle conferenze episcopali di far avere, entro due anni, «consigli e suggerimenti forniti dai sacerdoti che ne avrebbero fatto uso», ci mettemmo al lavoro.

Riunii diciotto esorcisti scelti tra i più esperti del pianeta. Esaminammo con grande attenzione il testo. Lo utilizzammo. Abbiamo subito elogiato la prima parte, nella quale venivano riassunti i fondamenti evangelici dell'esorcismo.

È l'aspetto biblico-teologico, su cui non mancava certo la competenza. Una parte nuova, rispetto al Rituale del 1614 composto sotto papa Paolo V; del resto, all'epoca non c'era bisogno di ricordare questi princìpi, da tutti riconosciuti ed accettati. Oggi, invece, è indispensabile.

Ma quando siamo passati ad esaminare l'aspetto pratico, il quale richiede una conoscenza specifica dell'argomento, si è palesata invece la totale inesperienza dei redattori.

Le nostre osservazioni sono state copiose, articolo per articolo, e le abbiamo fatte avere a tutte le parti interessate: Congregazione per il Culto Divino, Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant'Uffizio; ndr), conferenze episcopali. Una copia fu consegnata direttamente nelle mani del Papa." (Karol Wojtyla; ndr).




Intervistatore: "Come sono state accolte le vostre osservazioni?"

P. Amorth: "Accoglienza pessima, efficacia nulla. Ci eravamo ispirati alla Lumen Gentium, in cui la Chiesa è descritta come «Popolo di Dio».

Al numero 28 si parla della collaborazione dei sacerdoti con i vescovi, al numero 37 si dice con chiarezza, addirittura riferendolo ai laici, che «secondo la scienza, la competenza e il prestigio di cui godono, hanno la facoltà, anzi talora anche il dovere, di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa».

Era esattamente il nostro caso. Ma ci eravamo illusi, ingenuamente, che le disposizioni del Vaticano II fossero giunte alle congregazioni romane. Al contrario ci siamo trovati di fronte ad un muro di rifiuto e di disprezzo. Il segretario della Congregazione per il Culto Divino fece una relazione alla commissione cardinalizia in cui diceva che i loro unici interlocutori erano i vescovi, e non i sacerdoti o gli esorcisti.

E aggiungeva testualmente, a proposito del nostro umile tentativo di aiuto come esperti che esprimono il loro parere: «Si dovette prendere atto del fenomeno di un gruppo di esorcisti e cosiddetti demonologi, quelli che in seguito si sono costituiti in Associazione internazionale, che orchestravano una campagna contro il rito».

Un’accusa indecente: noi non abbiamo mai orchestrato nessuna campagna! Era indirizzato a noi il Rituale, e nelle commissioni non avevano convocato nessuna persona competente: era più che logico che tentassimo di dare il nostro contributo."

Intervistatore: "Ma allora vuol dire che il nuovo Rituale è per voi inutilizzabile nella lotta contro il demonio?"

P. Amorth: "Sì. Ci volevano consegnare un'arma spuntata. Sono state cancellate le preghiere efficaci, preghiere che avevano dodici secoli di storia, e ne sono state create di nuove, inefficaci. Ma per fortuna ci è stata gettata, all'ultimo, una scialuppa  di  salvataggio."




Intervistatore: "Quale?"

P. Amorth: "Il nuovo prefetto della Congregazione per il Culto Divino, il cardinale Jorge Medina, ha affiancato al Rituale una Notificazione in cui si afferma che gli esorcisti non sono obbligati ad usare questo Rituale, ma se vogliono possono utilizzare ancora il vecchio facendone richiesta al vescovo. I vescovi devono chiedere l'autorizzazione alla Congregazione che però, come scrive il cardinale, «la concede volentieri»."

Intervistatore: "«La concede volentieri»? È una ben strana concessione..."

P Amorth: "Vuol sapere da dove nasce? Da un tentativo compiuto dal cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e dallo stesso cardinale Medina di introdurre nel Rituale un articolo – allora era l'articolo 38 – in cui si autorizzavano gli esorcisti ad usare il Rituale precedente.

Indubbiamente si trattava di una manovra in extremis per farci evitare i grandi errori che ci sono in questo Rituale definitivo. Ma il tentativo dei due cardinali venne bocciato. Allora il cardinale Medina, che aveva compreso la posta in gioco, ha deciso di darci in ogni caso questa scialuppa di salvataggio, aggiungendo una notifica a parte."

Intervistatore: "Come venite considerati, voi esorcisti, all'interno della Chiesa?"

P. Amorth: "Siamo trattati malissimo. I confratelli sacerdoti che vengono incaricati di questo delicatissimo compito sono visti come dei matti, degli esaltati. In genere sono appena tollerati dagli stessi vescovi che li hanno nominati."

Intervistatore: "Il fatto più clamoroso di questa ostilità?"

P. Amorth: "Abbiamo tenuto un convegno internazionale degli esorcisti vicino a Roma. E abbiamo domandato di essere ricevuti dal Papa. Per non dargli l'aggravio di aggiungere una nuova udienza alle tantissime che già fa, abbiamo semplicemente chiesto di essere ricevuti in udienza pubblica, quella in piazza San Pietro del mercoledì. E senza nemmeno la necessità di essere citati tra i saluti.

Abbiamo fatto regolare domanda, come ricorderà perfettamente monsignor Paolo De Nicolò della Prefettura della casa pontificia, che ha accolto a braccia aperte la nostra richiesta. Il giorno prima dell'udienza però egli ci ha detto – a dire il vero con grande imbarazzo, per cui si è visto benissimo che la decisione non dipendeva da lui – di non andare, che non eravamo ammessi.

Incredibile: 150 esorcisti provenienti dai cinque continenti, sacerdoti nominati dai loro vescovi in conformità con le norme del diritto canonico che richiedono preti di preghiera, di scienza e di buona fama – quindi un po' il fior fiore del clero, chiedono di partecipare ad un'udienza pubblica del Papa e vengono buttati fuori.

Monsignor De Nicolò mi ha detto: «Naturalmente le prometto che le invierò subito la lettera con le motivazioni». Sono passati cinque anni, e quella lettera la aspetto ancora.

Certamente non è stato Giovanni Paolo II ad escluderci. Ma che a 150 sacerdoti venga proibito di partecipare ad una udienza pubblica del Papa in piazza San Pietro spiega quanto sono ostacolati gli esorcisti dalla loro Chiesa, quanto sono malvisti da tante autorità ecclesiastiche."


Immagine tratta dal famoso film "L'Esorcista"

Intervistatore: "Lei col demonio ci combatte quotidianamente. Qual è il più grande successo di Satana?"

P. Amorth: "Riuscire a far credere di non esistere. E ci è quasi riuscito. Anche all'interno della Chiesa. Abbiamo un clero e un episcopato che non credono più nel demonio, negli esorcismi, nei mali straordinari che il diavolo può dare, e nemmeno nel potere che Gesù ha concesso di scacciare i demòni.

Da ben tre secoli la Chiesa latina – al contrario della Chiesa ortodossa e di varie confessioni protestanti – ha quasi del tutto abbandonato il ministero esorcistico. Non praticando più esorcismi, non studiandoli più e non avendoli mai visti, il clero li disconosce.

E disconosce persino il diavolo. Abbiamo interi episcopati contrari agli esorcismi. Ci sono nazioni completamente prive di esorcisti, come la Germania, l'Austria, la Svizzera, la Spagna e il Portogallo. Una carenza spaventosa. [...]

Prima che uscisse questo nuovo Rituale, l'episcopato tedesco ha scritto una lettera al cardinale Ratzinger in cui affermava che non occorreva un nuovo Rituale, perché non si dovevano più fare gli esorcismi." [...]

Intervistatore: "Ma la fede rimane intatta, cioè rimane una fede cattolica, se uno non crede nell'esistenza di Satana?"

P. Amorth: "No. Le racconto un episodio. Quando incontrai per la prima volta don Pellegrino Ernetti, un celebre esorcista che ha esercitato per quarant'anni a Venezia (cfr. QUI, fu lui che inventò il Cronovisore; ndr), gli dissi: «Se potessi parlare con il Papa gli direi che incontro troppi vescovi che non credono nel demonio».

Il pomeriggio seguente padre Ernetti tornò da me per riferirmi che il mattino era stato ricevuto da Giovanni Paolo II. «Santità», gli aveva detto, «c'è un esorcista qui a Roma, padre Amorth, che se venisse da lei le direbbe che conosce troppi vescovi che non credono nel demonio». Il Papa allora gli rispose secco: «Chi non crede nel demonio non crede nel Vangelo». Ecco la risposta che diede lui e che io ripeto."

Intervistatore: "Mi faccia capire: la conseguenza è che molti vescovi e molti preti non sarebbero cattolici?"

P. Amorth: "Diciamo che non credono ad una verità evangelica. Quindi semmai li taccerei di propagare un'eresia. Però intendiamoci: uno è formalmente eretico se viene accusato di qualcosa e se persiste nell'errore. Ma nessuno, oggi, per la situazione che c'è nella Chiesa, accusa un vescovo di non credere al diavolo, alle possessioni demoniache e di non nominare esorcisti perché non vi presta più fede.

Eppure potrei farle tantissimi nomi di vescovi e cardinali che appena nominati in una diocesi hanno tolto a tutti gli esorcisti la facoltà di esercitare. Oppure di vescovi che sostengono apertamente: «Io non ci credo. Sono cose del passato». Perché? Purtroppo perché c’è stata l'influenza perniciosissima di certi biblisti, e potrei farle molti nomi illustri.

Noi che tocchiamo ogni giorno con mano il mondo dell'aldilà, sappiamo che il Maligno ha messo lo zampino in tante riforme liturgiche."


Chiesa in Germania... Allegria!

Intervistatore: "Per esempio?"

P. Amorth: "Il Concilio Vaticano II aveva domandato di rivedere alcuni testi. Disobbedendo a quel comando, si è voluto invece rifarli completamente. Senza pensare che si potevano anche peggiorare le cose anziché migliorarle. (Cfr. QUI; ndr).

E tanti riti sono stati peggiorati per questa mania di voler buttare via tutto quello che c'era nel passato e rifare tutto daccapo, come se la Chiesa fino ad oggi ci avesse sempre imbrogliato e ingannato, e solo adesso fosse finalmente arrivato il tempo dei grandi geni, dei superteologi, dei superbiblisti, dei superliturgisti che sanno dare alla Chiesa le cose giuste. Una menzogna: l'ultimo Concilio aveva semplicemente chiesto di rivederli quei testi, non di distruggerli.

Il Rituale esorcistico, per esempio: andava corretto, non rifatto. C'erano preghiere che hanno dodici secoli di esperienza. Prima di cancellare preghiere così antiche e che per secoli si sono dimostrate efficaci, bisognerebbe pensarci a lungo. E invece no. Tutti noi esorcisti, utilizzando per prova le preghiere del nuovo Rituale ad interim, abbiamo sperimentato che sono assolutamente inefficaci.

Ma  anche  il rito  del  Battesimo dei bambini è stato peggiorato. È stato stravolto, fin quasi ad eliminare l'esorcismo contro Satana, che ha sempre avuto enorme importanza per la Chiesa, tanto che veniva chiamato l'esorcismo minore. Contro quel nuovo rito ha protestato pubblicamente anche Paolo VI.

È stato peggiorato il rito del nuovo benedizionale. Ho letto minuziosamente tutte le sue 1200 pagine. Ebbene, è stato puntigliosamente tolto ogni riferimento al fatto che il Signore ci deve proteggere da Satana, che gli angeli ci proteggono dall'assalto del demonio. Hanno tolto tutte le preghiere che c'erano per la benedizione delle case e delle scuole.

Tutto andava benedetto e protetto, ma oggi la protezione dal demonio non esiste più. Non esistono più difese e neppure preghiere contro di lui. Lo stesso Gesù ci aveva insegnato una preghiera di liberazione, nel Padre nostro: «Liberaci dal Maligno. Liberaci dalla persona di Satana».

In italiano è stata tradotta in modo erroneo, e adesso si prega dicendo: «Liberaci dal male». Si parla di un male generico, di cui in fondo non si sa l'origine: invece il male contro cui nostro Signore Gesù Cristo ci aveva insegnato a combattere è una individualità concreta: è Satana." [...]




Gabriele Amorth ha appena citato Paolo VI, e qui continuo il mio articolo perché la Sala Nervi, inclusa nel titolo, è l'espressione emblematica di quanto il demonio si sia ormai introdotto all'interno della Chiesa di Roma.

E guarda caso, il luogo porta proprio il nome di Giovan Battista Montini, il pontefice che il 29 giugno 1972, giorno degli apostoli Pietro e Paolo, lanciò al mondo un grido angoscioso sul nemico di Dio, annunciando: «Attraverso qualche fessura, il fumo di Satana è entrato nella Chiesa».

Perciò, sebbene nell'arco del tempo questo tema sia già apparso in rete a livello globale, penso che ancora molti non ne abbiano contezza ed è giusto, secondo me, che possano valutarne i contenuti a dir poco sconcertanti.

Quando per la prima volta appare ai nostri occhi la realtà nascosta dietro il progetto dell'Auditorium pontificio, conosciuto anche come «Sala delle Udienze», si rimane davvero scioccati.

La struttura, che ha una capienza di 6.300 posti a sedere, è ubicata in parte nella Città del Vaticano e in parte a Roma sulla sinistra del colonnato del Bernini; fu costruita nel 1971 dall'ingegnere Pier Luigi Nervi dietro precisa richiesta di Paolo VI che fu il continuatore, dopo Giovanni XXIII, del Concilio Vaticano II, avvenuto dal 1962 al 1965.

Tale storico evento iniziò a portare la Chiesa (come abbiamo letto, e come viene esposto QUI, QUI, QUI, e QUI) all'attuale disastroso "modernismo" dominato dalla Massoneria e il cui piano sta completandosi per mano del Falso Profeta (ved. QUI e QUI) con l'avvenuta terrificante "Intronizzazione di Satana" descritta QUI e in Svizzera QUI per l'intero pianeta, sempre a giugno 6° mese dell'anno. (Cfr. QUI le due bestie dell'Apocalisse).


Bergoglio offuscato dal "fumo di... Satana"

A prima vista, tutto questo appare molto normale, ma un'analisi più rigorosa quanto strabiliante svela ciò che rende questo edificio così particolare.

I lavori per la sua progettazione durarono tre anni: dal 1963 al 1966, mentre (si noti la coincidenza!) l'Intronizzazione di Lucifero, l'Arcangelo decaduto, avvenne in una doppia contemporanea messa nera, sia in Vaticano che negli Stati Uniti il 29 giugno 1963, a distanza di 8 giorni soltanto dall'investitura di Montini che, precisamente lo stesso giorno di 9 anni dopo, avrebbe dato il tragico annuncio menzionato sopra.

Una data ideale per la promessa storica che doveva essere mantenuta prima o poi. Come sapevano bene i principali agenti di questo Cerimoniale, la tradizione Satanista ha da sempre predetto che il Tempo del Principe oscuro sarebbe stato inaugurato nel momento in cui un Papa avrebbe preso il nome dell'apostolo Paolo.

Da quando il Conclave terminò (dopo la dipartita di Giovanni XXIII), il 21 giugno 1963 con l'elezione di Paolo VI, il tempo per organizzare l'Evento era molto scarso; ma il "Tribunale Supremo" aveva decretato che nessun'altra data sarebbe stata più idonea per l'Intronizzazione del Principe delle Tenebre se non la festa dei SS. Pietro e Paolo.

E per questo, quale luogo sarebbe stato migliore se non la Cappella Paolina (ved. QUI), dal momento che si trova proprio in Vaticano?

Dunque, fu proprio in quell'anno 1963 che Montini, diventato papa, affidò l'incarico per l'Auditorium a Pier Luigi Nervi, che aveva realizzato anche la sede dell'UNESCO a Parigi tra il 1953 e il 1958.

(Tale sede, per chi non lo sapesse, è il braccio culturale dell'auspicato Governo Mondiale, visto il "transumanesimo" del suo primo direttore generale, Julian Huxley, cioè la riduzione dell'uomo a oggetto tecnico, da migliorare con l'eugenetica).

Lo stesso ingegner Nervi progettò pure, e ciò svela in modo chiaro il suo pensiero, la Chiesa di San Gaspare del Bufalo a Roma, nel quartiere Tuscolano, che riporta esattamente la piramide massonica e l'occhio onniveggente.




Perciò, con tutte queste considerazioni, non c'è da meravigliarsi se l'Aula Paolo VI possiede delle caratteristiche sorprendenti che non possono passare inosservate ad un attento osservatore!

È risaputo, infatti, che il vero capo occulto della Massoneria-Sionista che domina il mondo è Lucifero, il Serpente Antico, e lo ritroviamo più evidente che mai addirittura nella Sala per le Udienze pontificie. Guardare per farsene una ragione!


Interno della Sala Nervi, ed ogni commento appare inutile.

Ed ecco l'esterno... altrettanto impressionante!  Sul tetto ci sono persino le narici del serpente!

Ma c'è di più, l'inquietante grande scultura alle spalle del trono papale chiamata "La Resurrezione", e descritta così dal suo autore, Pericle Fazzini ‒ "Il Cristo risorge da questo cratere apertosi dalla bomba nucleare: una atroce esplosione, un vortice di violenza e di energia; ulivi divelti, pietre volanti, terra di fuoco, tempesta formata da nuvole e saette e un gran vento che soffia da sinistra verso destra" ‒ si trova proprio in quelle che sembrano essere le fauci di un rettile. (Cfr. anche QUI).

In definitiva, si è realizzato il modo affinché la voce del "successore di Pietro" uscisse simbolicamente, e di fatto, dalla bocca dell'Usurpatore insediatosi in Vaticano in quel lontano 29 giugno 1963.




Prima di concludere, vorrei far notare che, nella scultura, i capelli del Cristo sferzati dal vento appaiono anch'essi come la testa di un serpente... e d'altra parte non lo ha forse chiamato così il Falso Profeta (ved. QUI) che ne è diventato il penultimo messaggero prima che si presenti l'Anticristo in persona? Infatti, cfr. QUI, perché forse è proprio vero!

Relazione libera di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte dell'intervista a Padre Amorth.

martedì 20 ottobre 2026

Lobsang Rampa: Svelato il suo Mistero di Identità




Sebirblu, 20 ottobre 2026

Gentili lettori,  suppongo  che  molti  di  voi abbiano  già  letto il famoso  best-seller "Il Terzo Occhio" dell'ancor  più  celebre  scrittore  Dr. T. Lobsang Rampa.

A suo tempo, questo personaggio fece molto parlare di sé, specialmente in Inghilterra, per il mistero della sua identità. Ecco dunque svelata la sua storia, risalente ad un periodo in cui il termine "Walk-in" non era per niente conosciuto.

Questa prassi, atta a compiere missioni importanti per l'Umanità, è stata adottata soprattutto in Tibet tra i lama più evoluti, ma anche all'occorrenza, in varie parti del mondo.

Non aggiungo altro, perché dalla lettura di questo articolo risulteranno chiare molte cose.




Introduzione

Premessa dell'editore, Ken Adachi

Sono venuto a conoscenza degli scritti di Lobsang Rampa come un pesce fuor d'acqua.

Egli ha sempre sostenuto, dal suo primo libro in poi, come ogni parola scritta fosse la verità e non ho trovato mai alcun motivo per dubitarne. La sua dichiarazione sembra autentica e corrisponde ad altre fonti di conoscenza esoterica.

L'irrisione, il sarcasmo e il disprezzo che aveva sopportato per anni da una stampa britannica disinformata e insensibile sarebbero stati ardui da sopportare per qualsiasi uomo, ma egli l'ha sempre ignorata ed ha continuato a scrivere.

I suoi lettori erano meno cinici, per fortuna, e la sua popolarità era ormai diffusa in molti paesi. Finalmente lasciò la Gran Bretagna e si stabilì prima in Irlanda e poi in Canada, per allontanarsi definitivamente dagli sproloqui costanti dei tabloid britannici. Morì in Canada nel 1981.

Non avevo le idee chiare su quanti libri avesse pubblicato Rampa, perché ne ho trovati solo 20 negli Stati Uniti, ma a quanto pare, il numero corretto è di 24, con 4 di questi disponibili solo in Europa. Un breve brano dal titolo "La mia visita a Venere" è stato probabilmente edito dopo il suo trapasso.

Sono debitore di un'enorme gratitudine verso il mio buon amico Tian Boon del Canada, per avere a mia disposizione l'80% di una raccolta di libri scritti da Rampa.

Nel corso di e-mail e scambi telefonici, Tian ha compreso che avevo la medesima sua ammirazione per le produzioni di questo Autore, ma ne ho potuti avere soltanto alcuni a livello locale. In maggior parte erano fuori stampa e non avevo alcuna idea di dove poterli trovare.

Senza rivelarmi nulla, Tian si è preso la briga di copiare a mano, faticosamente, ogni pagina degli undici libri di Rampa in suo possesso insieme con il piccolo brano "Visita a Venere", e di inviarmeli in un unico pesante e voluminoso scatolone.

Mi sentivo come un bambino a Natale, quando ho aperto quell'involucro misterioso proveniente dal Canada. Il dono dei libri copiati per me è stata solo una delle numerose gentilezze accordatemi da Tian, un vero amico.

Tutti i libri di Lobsang Rampa sono ora disponibili on-line gratuitamente. (Da noi, in Italia, è possibile farne il download QUI; ndt).




La storia di Cyril Hoskin e di T. Lobsang Rampa

Nel 1947, Cyril Hoskin, uno sconosciuto e disoccupato scrittore comunicò all'attonita moglie che stava andando a cambiare il suo nome in Carl Kuon Suo.

Sempre in lotta per affermarsi e trovare lavoro, anche con il suo nuovo nome, Carl sentiva tuttavia uno strano impulso ad adottare modi orientali.

Ruppe i legami con la famiglia e gli amici e si trasferì in una delle zone più remote d'Inghilterra con la consorte, dove il 13 giugno 1949, subì una lieve commozione cerebrale dopo una caduta da un albero che stava crollando nel suo giardino.

Perdette i sensi per un breve periodo, ma dopo essersi ripreso Carl Kuon Suo non c'era più; un altro essere, un tibetano, aveva preso il suo posto. Potete documentarvi sulla reazione di sua moglie a questa nuova personalità leggendo il brano qui di seguito riportato da Gray Barker.




Gray Barker, 7 ottobre 2005

Nel 1956, a Londra, gli editori Secker e Warburg pubblicarono quello che ritenevano fosse un ottimo libro occulto.

Mai avrebbero presagito, nemmeno i più grandi pubblicisti Doubleday and Company di New York, che l'opera avrebbe improvvisamente catturato l'interesse e la fantasia di due nazioni la cui maggioranza di persone lo avrebbe letto come il più affascinante testo sul Tibet mai edito prima.

Il libro era autobiografico e raccontava la strana ed entusiasmante storia di un monaco tibetano evolutosi da neofita a lamahood (studente per diventare lama; ndt), che aveva finalmente raggiunto una certa facoltà nascosta riguardante appunto il titolo del libro stesso.

«Il Terzo Occhio» del Dr. T. Lobsang Rampa, non era solo un racconto delle sue iniziazioni e delle vicende del monastero, ma aveva anche dimostrato di essere un resoconto assai vivace della vita giornaliera tibetana.

Lo si leggeva tutto d'un fiato in una notte, perché ogni brano era affascinante come tutti gli altri. Ma non si poteva fare a meno di domandarsi come un orientale potesse avere una padronanza simile della lingua inglese.

La risposta era ben presto arrivata dallo scalpore che il libro aveva fatto a Londra, quando alcuni «tibetani colti» avevano contestato l'autenticità di Rampa asserendo che non era un tibetano e che non si era mai recato in Tibet!

Poi venne rivelata una parte della storia di T. Lobsang Rampa. Cyril Hoskin, alias Carl Kuon Suo, non era infatti mai stato in Tibet di persona. Lo Spirito di un lama tibetano era però entrato nel suo corpo, in circostanze insolite.




Replicando ai suoi detrattori, il Dr. T. Lobsang Rampa ebbe a dichiarare:

"Il libro «Il Terzo Occhio» è assolutamente vero e tutto ciò che vi scrivo è reale. Io, lama tibetano, ora occupo quello che originariamente era il corpo di un uomo occidentale, e vi risiedo in esclusione totale e permanente del primo occupante.

Egli ha dato il suo consenso volontario, essendo felice di svincolarsi dalla vita su questa Terra e considerando la mia urgente necessità.

Il subentro effettivo ha avuto luogo il 13 giugno 1949, ma la modalità era stata preparata qualche tempo prima. Io so di avere un compito speciale da compiere, ed ero consapevole che sarebbe stato necessario venire in Inghilterra per varie ragioni collegate ad esso.

Nell'ultima parte del 1947, sono stato in grado, tramite telepatia, di inviare segnali a questa persona idonea. Nel febbraio del 1946 aveva cambiato legalmente il suo nome con un atto unilaterale.

Per compiere più agevolmente il passaggio, aveva modificato il suo indirizzo un certo numero di volte e perso il contatto con amici e parenti.

Il 13 giugno 1949 ha subito un lieve incidente che gli ha provocato una leggera commozione cerebrale facendogli perdere coscienza e proiettandolo fuori. Ciò mi ha permesso di prendere il suo posto.

Ho tentato, in maniera molto dura davvero, di ottenere un impiego in Inghilterra, ma per vari motivi non ho avuto alcuna assistenza dall'Ufficio di Collocamento.

Per anni ho visitato questo genere d'uffici compresa la relativa sede di presidenza a Tavistock Square di Londra.

Ho anche scritto ad un certo numero di agenzie private per il lavoro e versato anche cifre considerevoli in tasse, ma nessuna di loro ha fatto niente per me.

Per qualche tempo ho vissuto con il capitale che era stato risparmiato e con tutto ciò che ho potuto autonomamente guadagnare scrivendo o pubblicizzando.

Ho una missione speciale da compiere perché durante la mia vita in Tibet sono stato al Chang Tang Highlands dove esisteva un dispositivo che permetteva alle persone di scorgere l'aura umana. 

Io sono un chiaroveggente e posso vederla come ho dimostrato molte volte a numerose persone.

Sono consapevole che se i medici e i chirurghi avessero la possibilità di analizzarla, allora potrebbero diagnosticare le malattie che affliggono un corpo umano prima che si aggravino di più.

L'aura è semplicemente una corona emessa dal corpo (e da tutti i corpi sottili che troverete QUI e QUI; ndt), costituita di forza vitale.




È simile all'energia emanata da un cavo ad alta tensione che può essere vista da chiunque in una notte nebbiosa. (Questo esempio però, si adatta bene solo all'aura del corpo eterico; ndt). 

Se il denaro fosse stato speso per la ricerca, la scienza medica avrebbe uno degli strumenti più potenti per la cura delle patologie.

Ho dovuto avere i soldi per poter svolgere la mia ricerca, ma non ho mai preteso nulla per curare le malattie della gente o per risolverne i problemi come è stato travisato e distorto da certa stampa!

E in che modo «Il Terzo Occhio» ha visto la luce? Certamente non desideravo scriverlo, ma ero disperato per non riuscire a trovare un impiego che mi permettesse di espletare il compito assegnatomi.

Ho provato lavoro dopo lavoro, senza alcun risultato, finché un amico si è offerto di mettermi in contatto con un signore che avrebbe potuto essere idoneo per utilizzare il mio servizio.

Mr. Brooks disse che avrei dovuto scrivere un libro. Ho insistito che non ne avevo alcuna voglia e così ci separammo. Egli mi scrisse di nuovo e ancora una volta mi suggerì che avrei dovuto farlo.

Nell'intervallo tra l'incontro e la ricezione della sua lettera ero stato convocato per altri colloqui ed ero stato respinto.

Quindi, con molta riluttanza, ho accettato l'offerta del signor Brooks di scrivere un testo e qui, ancora una volta, ribadisco che tutto quanto vi è descritto corrisponde a verità, come è assolutamente vero il contenuto del mio secondo libro «Il Medico venuto da Lhasa».

Non bisogna dare troppo credito a taluni «esperti» o «tibetani dotti» quando si nota che uno contraddice l'altro, quando si constata che non riescono a mettersi d'accordo su ciò che è giusto o sbagliato.

E dopotutto, quanti di quegli «studiosi del Tibet» sono entrati in un lamaseria all'età di sette anni, ed hanno lavorato lungo tutto il tragitto della vita come tibetani per poi riprendere il corpo di un occidentale? Io l'ho fatto."




Che dire dell'uomo il cui corpo Rampa ha assunto? Come è stata la sua vita prima dello scambio decisivo? Di seguito sono riportate alcune rilevanti dichiarazioni di sua moglie:

"Molte persone si porranno domande in merito a colui che occupava quel corpo occidentale prima d'essere rilevato da un tibetano ed io, come moglie, vorrei dire qualcosa sui fatti che portarono al cambio di personalità.

Al primo indizio di qualcosa di diverso ero poco più che sgomenta. Stavamo conducendo una vita tranquilla nel Surrey, essendo mio marito nello staff di un istituto per corrispondenza, a titolo consultivo, mentre la guerra era finita da due anni.

Il suo annuncio arrivò di punto in bianco verso la fine del 1947; seduto in silenzio per un certo periodo, mi sorprese dicendomi improvvisamente: «Ho l'intenzione di cambiare il mio nome». 

Lo guardai sbigottita perché non riuscivo a trovare alcun motivo per fare una cosa del genere.

Non avevamo niente da nascondere, nulla da cui scappare. Mi ci volle un po' di tempo per riprendermi... dopo continuò, «Sì, cambieremo il nostro nome con un atto unilaterale».

Dal febbraio 1948, tutte le formalità di legge furono completate, e non avevamo più alcun diritto al nostro nome precedente.

Il datore di lavoro di mio marito non era contento, ma c'era ben poco che potesse fare al riguardo, soprattutto perché a quel tempo uno dei direttori della ditta aveva fatto una modifica al proprio nome.

Naturalmente, tutti alla fine pensarono che avessimo perso il lume della ragione, ma ciò non mi ha mai infastidito. 

Avevo vissuto con mio marito otto anni e sapevo che se avesse avuto l'intuizione di fare qualsiasi cosa, ci sarebbe stata sempre una buona ragione per attuarla.

Ben presto però notammo che le persone non pronunciavano il nostro nome rivolgendosi a noi, ed anche dopo averlo visto scritto, non sembravano in grado di sillabarlo; per questa ragione lo abbiamo poi accorciato.

Desidero chiarire questo punto per dimostrare che non abbiamo mai, in nessun momento, utilizzato uno pseudonimo com'è stato erroneamente suggerito.

Durante tale periodo, mio marito parlava parecchio dell'Oriente e infatti, in quelle occasioni, indossava abiti orientali. 

Spesso sembrava molto assorto in se stesso; lo vedevo cadere in trance ed esprimersi in una lingua sconosciuta che ora penso fosse una lingua orientale.




Nel luglio del 1949, prese di nuovo un'ulteriore improvvisa decisione, quella di rinunciare al suo impiego! Questo fatto procurò la costernazione del suo datore di lavoro che lo aveva sempre ritenuto un elemento assai utile e coscienzioso nel suo staff.

L'idea, dietro tutto questo, era che avremmo potuto abbandonare il quartiere e perdere ogni contatto con il passato, ed è ciò che è avvenuto. In un anno avevamo completamente perso di vista le conoscenze anteriori e il nostro precedente stile di vita.

Siamo riusciti a vivere basandoci su quello che avevamo risparmiato, insieme a quanto potevamo guadagnare da varie forme di scrittura.

Il giorno in cui mi capitò di guardare fuori dalla finestra e scorgere mio marito riverso ai piedi di un albero nel giardino è qualcosa che non dimenticherò mai.

Mi precipitai fuori per cercare di rianimarlo, ma per me, infermiera qualificata, egli pareva stordito o qualcosa del genere. Quando finalmente riprese conoscenza, agiva visibilmente in maniera diversa, e in modi che non capivo.

Dopo averlo fatto entrare all'interno e al piano superiore del nostro appartamento per riposare, il pensiero principale della mia mente fu quello di chiamare un medico il più rapidamente possibile.

Ma avevo fatto i conti senza di lui, perché sembrava che avesse percepito la mia intenzione e mi implorò di non farlo, assicurandomi che tutto era a posto.

È certo però, che nell'esprimersi risultava diverso, più esitante, come se non avesse familiarità con la lingua, e la sua voce risuonava più profonda di prima.

Per qualche tempo rimasi abbastanza preoccupata perché era evidente che fosse accaduto qualcosa alla sua memoria.

A quanto appariva, prima di parlare o muoversi faceva dei calcoli; solo molto più tardi avrei saputo che si sintonizzava con la mia mente per vedere che cosa mi sarei aspettata da lui.

Non ho difficoltà ad ammettere che nelle prime fasi ero molto turbata, ma ora egli pare del tutto normale.

Non ho mai smesso di domandarmi perché una comune persona come me avrebbe dovuto essere così strettamente connessa ad un evento così straordinario come la venuta di un lama tibetano nel mondo occidentale."




Benché i cosiddetti «tibetani dotti» abbiano acquisito la maggior parte delle copie stampate, ci sono stati quelli che non li hanno ritenuti poi così saggi, alla fine.

Si prenda in esame la lettera che segue, ricevuta da Gray Barker da un buddista, quando ha diffuso l'annuncio che avrebbe pubblicato il secondo libro di Rampa negli Stati Uniti e discusso della polemica sui giornali.

Caro Signor Barker,

dopo aver letto le sue osservazioni su "Il Terzo Occhio" di Lobsang Rampa, mi viene richiesto di aggiungere anche un mio parere.

Nel corso del 1957, ebbi l'occasione di pubblicare una recensione del libro, per il "North Indian Buddhist Quarterly", e specificamente di pronunciarmi sull'aspetto teologico e filosofico contenuto all'interno del testo.

Nel momento in cui scrissi tale analisi critica, ero, come tanti altri, impegnato a verificare l'esattezza delle informazioni pubblicate.

Avevo già sentito dire che certe descrizioni riguardanti i costumi e l'abito non corrispondevano ai rapporti di antropologia accademica.

Di conseguenza, nella mia ignoranza sulle divergenze tra religione tibetana e buddismo ortodosso, rimasi colpito nello scoprire che un individuo, auto-definitosi monaco, abbracciasse concetti che, dal punto di vista della dottrina ariana esistevano tutti, ma venivano considerati eretici.

Immaginate poi la mia sorpresa quando ricevetti delle lettere da un tibetano phoongi che si complimentava sulla breve esposizione della teologia "dbu-chan" contenuta nella mia critica.

Essa però, era composta soltanto da parafrasi inerenti al libro di Lobsang Rampa sotto esame. Il più grande punto di discussione era quello connesso con l'ordine o la disciplina all'interno delle comunità itineranti dei monaci tibetani.

Tutti i corrispondenti occidentali e gli osservatori indiani mi dissero che Rampa si sbagliava, ma i tibetani scrissero lamentandosi del fatto che avesse divulgato la Conoscenza segreta, di proprietà delle Scuole Arcane del loro Paese.

E aggiunsero pure che «Un fratello - chiuso - in una forma fisica o eterica, aveva fatto male a pubblicare i suoi scritti nelle terre lontane dell'Occidente, dove si era esposto allo sguardo dei non-iniziati».

Sinceramente vostro

Ganesha Mahaguru, 
Bodhi Sangha Sat America
New York, NY



Monte Makalu e Monte Chomolonzo - Tibet

Anche se "esposto" ai tibetani dotti, il pubblico ha continuato a credere in Rampa e a comprare i suoi libri.

I testi scritti successivamente forniscono ulteriori dettagli di esperienze passate dopo il periodo descritto con "Il Terzo Occhio".

Speriamo che sempre più persone possano leggere e documentarsi grazie alla sua straordinaria testimonianza spirituale.


Fonte: educate-yourself.org