domenica 16 giugno 2019

Il Nesso tra Crop Circle, Notre-Dame e Apocalisse...




Sebirblu, 15 giugno 2019

Il 1° giugno di quest'anno a Baillet-en-France, in val d'Oise, presso la piccola "chiesa Notre-Dame" è apparso un crop circle molto interessante che sembra esser stato concepito proprio per ricordare il tragico incendio avvenuto il 15 aprile 2019 a Notre-Dame de Paris, da cui dista, in linea perfetta nord-sud, 20 chilometri.

Anche lì infatti, esiste un'antica e celebre scultura dedicata a "Notre-Dame" di cui più avanti racconterò la storia, a due passi dall'omonima chiesa che, "guarda caso", nella notte tra il 20 e il 21 agosto 2017 è stata invasa anch'essa dalle fiamme che ne hanno devastato gran parte del tetto (ved. QUI).

Che insolito e misterioso legame "di fuoco" ha unito, 20 mesi più tardi (si noti il numero), le due "Notre-Dame" ‒ de France e de Paris ‒ all'incendio della Moschea di Al Aqsa a Gerusalemme! (cfr. QUI e QUI).

Dai calcoli risulta inoltre che la differenza in gradi di latitudine nord tra questa raffigurazione a Baillet-en-France [49,053°] e la cattedrale di Notre-Dame de Paris [48,853°] è esattamente di 0,200°! (Ancora la stessa cifra, un 2, che spiritualmente si riferisce a Cristo ‒ la seconda Persona della Trinità ‒ delineante la "fatica nel tempo" attraverso la Croce!)

Ed è proprio nel campo attiguo all'agroglifo che si trova una grandissima croce formata da alberi, come evidenzia l'inquadratura. Entrambe le immagini puntano a nord da un lato, e dall'altro a sud, verso Parigi.




Prima  però  di  entrare  nei  dettagli del significato nascosto  della  nuova formazione è necessario che io parli degli aspetti inerenti alla grandiosa effigie di Nostra Signora che non passa certo inosservata a chi percorre l'autostrada e gli snodi attigui. (Ved. QUI).

La strana Storia di Notre-Dame-de-France a Baillet

Agli inizi del XX secolo viveva a La Courneve, in Senna-Saint-Denis (dipartimento francese comprendente 40 comuni) padre Lamy, un santo prete simile al Curato d'Ars per la sua umiltà.

A lui appariva la Madonna che un giorno gli domandò di creare la "Congregazione dei Servi di Gesù e Maria".

Il notaio Edmond Fricoteau, che era devotissimo a padre Lamy e che si era convertito improvvisamente a Roma nel 1984 in occasione dell'annuncio fatto da Giovanni Paolo II per le Giornate della Gioventù, pregando sulla sua tomba gli chiese di far nascere in lui un amore "smodato" per la SS. Madre e di ispirarlo in una o più azioni che lo avrebbero reso degno di essere un buon servitore laico di Gesù e Maria.

Desiderava tanto offrire un "regalo" alla Vergine Santa. Così nel 1985 ebbe l'idea di farLe erigere una statua altissima in prossimità di un grande crocevia.

Per questo, entrò in contatto telefonico con il sindaco del comune dove aveva pensato di posizionarla, poi incontrò anche il superiore generale dei Servi di Maria e René Laurentin, conosciuto per i suoi numerosi scritti e le apparizioni mariane nel mondo.


Padre René Laurentin - mariologo - (1917-2017)

Il primo si dichiarò estremamente favorevole al progetto; il secondo, padre Stoecklin, avrebbe sostenuto l'idea se ci fosse stato anche il consenso del vescovo; il terzo precisò che avrebbe visto meglio la raffigurazione della Madre con il piccolo Gesù tra le braccia.

Edmond  però,  non  era  molto d'accordo  con  quest'ultima proposta  perché  temeva che l'inserimento dell'Infante nella statua che aveva immaginato avrebbe potuto compromettere la collocazione sul capo di Nostra Signora della corona ornata con le dodici stelle. (Cfr. QUI).

Padre Laurentin suggerì allora di consultare un suo amico esperto di tali cose ‒ il signor Antoine Legrand ‒ che, incuriosito, chiese il perché di quella strana richiesta delle stelle.

Quando gli fu raccontata la storia fin qui descritta, tranquillamente dichiarò: "la statua esiste!".

All'istante il suo interlocutore non dette molta importanza alla sua asserzione precisando che l'avrebbe commissionata ad un artista italiano o francese.

Legrand replicò, con un tono di voce più autorevole, che non sarebbe stato necessario ordinarla, perché la figura da erigere "esisteva" già!

Si trattava di una statua chiamata «Notre-Dame-de-France» (opera dello scultore Roger de Villiers che l'aveva creata ispirandosi a quella veduta a Gerusalemme presso l'istituto degli Assunzionisti), che nell'esposizione universale del 1937 dominava il Padiglione pontificio e fu l'unica ad essere conservata.

L'Arcivescovo di Parigi, il cardinale Verdier aveva espresso il desiderio che fosse eretta su una collina nei pressi della capitale francese. Era stata indetta anche una sottoscrizione nazionale, ma la guerra mondiale del 1939 la bloccò e l'enorme statua scomparve.

Edmond Fricoteaux, però, nonostante la suggestiva storia raccontatagli, continuava ad insistere sul modello scultoreo da lui immaginato, sino a quando Antoine Legrand lo rassicurò che la figura di Maria era proprio come lui la desiderava: alta sette metri, con la corona di dodici stelle e col Bambino sollevato in alto per benedire il mondo.




Da quel momento iniziarono ampie ricerche, fintanto che la figliola dell'architetto responsabile dell'antico Padiglione pontificio non dichiarò di sapere dove poteva trovarsi, e infatti fu poi rinvenuta, sezionata in vari pezzi, nel seminterrato di una scuola pubblica nella città di Amiens in attesa dei fondi per il restauro, mai arrivati.

Finalmente nel 1988, dopo 50 anni da quel lontano 1938 (il tempo di un giubileo), la monumentale rappresentazione della Vergine Maria col Bimbo e le dodici stelle sul capo fu eretta in pompa magna a Baillet-en-France, piccolo comune ridente tra il verde delle colline nelle vicinanze di Moisselles, a 20 chilometri a nord di Parigi.

L'inaugurazione della "rediviva" Notre-Dame-de-France avvenne il 15 ottobre 1988 alla presenza del card. Lustiger, insieme a sette vescovi e al nunzio apostolico Mons. Antonetti, unitamente a Mons. Rousset, vescovo della diocesi di Pontoise, e alla partecipazione  di  52.000 fedeli.

In quell'anno si compì il desiderio del cardinale Verdier che, per lo scoppio della guerra e per il suo decesso nel 1940, non riuscì a veder realizzato il suo sogno di fare "pendant" con il Sacro Cuore di Montmartre presso Parigi.

Inoltre, il medesimo giorno fu anche quello della ricorrenza straordinaria dei 350 anni (dal 1638) in cui il re Luigi XIII consacrò la Francia alla Vergine Maria.

Solo il piedistallo di tale monumento è alto 25 metri, a cui vanno aggiunti i 7 della statua, ed è per questo che risulta ben visibile a chiunque percorra le grandi arterie stradali adiacenti.

Ora, vediamo l'attinenza della comparsa del crop circle con i tempi che stiamo vivendo, la tragedia di Notre-Dame de Paris e la Donna vestita di sole dell'Apocalisse.

Premetto che nel testo originale in inglese la località indicata non corrisponde in modo preciso al sito in questione, ma riporta il comune limitrofo, Moisselles, forse perché più grande e indicato subito dalle mappe.




Per prima cosa osserviamo che col 1° giugno, giorno della comparsa del "cerchio nel grano", inizia per tradizione il mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù (questo ci riporta al desiderio del card. Verdier di appaiare la statua della Vergine al Sacro Cuore di Montmartre).

Secondariamente, dal giorno dell'inaugurazione della "ritrovata" statua di Notre-Dame-de-France (il 15 ottobre 1988) all'incendio di Notre-Dame de Paris (il 15 aprile 2019) sono passati 30 anni e 6 mesi (ossia 30,5 che riconducono ai 350 trascorsi dalla consacrazione della Francia a Nostra Signora), per mano di Luigi XIII.

L'agroglifo presenta molteplici piccoli cerchi seguiti da due grandi forme a mezzaluna rivolte con la parte esterna a nord, e due grosse sfere in basso; una di queste punta verso l'alto, mentre l'altra è rivolta a sud verso Parigi. In tale posizione il crop circle sembra evocare una famosa frase ermetica: "Così in alto, come in basso".

Riflettendo su questo concetto e sul legame esistente tra le due chiese dedicate a "Notre-Dame" ‒ l'una a Baillet-en-France e l'altra a Parigi ‒ dobbiamo ricordare che la Francia viene considerata in ambito cristiano ma soprattutto dalla Vergine Madre, la figlia maggiore della Chiesa.

Osservando la nuova recente formazione sul grano, non ci si può trattenere dal pensare che da sempre Maria SS. viene rappresentata con la mezzaluna ai suoi piedi, e il nome stesso è per antonomasia l'emblema della femminilità più elevata ed umile, collegata pertanto alla Luna che riflette la luce del Sole: quella del Cristo.

Ma nell'agroglifo ci sono ben 4 mezzelune, che raffigurano perciò 4 "Marie"; tutte legate all'arco vitale del Cristo-Sole, dalla nascita alla morte ed oltre... fino alla Risurrezione.

La prima mezzaluna in basso, a sud, contiene due sfere: la maggiore simboleggia la Vergine che dà alla luce il Figlio (la sfera piccola).




La seconda mezzaluna riporta a Maria Maddalena, l'unica rivolta con la parte esterna a sud, ossia al mondo, a Parigi, perché dal mondo è stata tratta e salvata dal Cristo, e la sua conversione è stata così profonda tanto da meritare, fra tutti i discepoli, di vederlo risuscitato per prima e portare loro il grande annuncio.

La terza mezzaluna si riferisce a Maria di Cleofa (o Alfeo, fratello di Giuseppe, padre putativo di Gesù) che è la madre di Giacomo il Minore; era presente al Calvario, alla sepoltura e alla Risurrezione del Cristo.

La quarta ed ultima mezzaluna rappresenta Maria Salomé, madre dei due fratelli Giovanni e Giacomo figli di Zebedeo, l'uno l'Apostolo e l'altro detto il Maggiore, chiamati in aramaico Boanerghes, ossia "Figli del tuono". Anch'ella era presente al Calvario, alla sepoltura e alla Risurrezione del Cristo.




Le tre Marie, che la tradizione associa alle tre stelle della cintura di Orione, sono le donne che si sono recate al sepolcro con gli aromi e gli oli profumati per ungere il corpo di Gesù ma hanno ricevuto da un "giovane vestito di bianco" la notizia della Sua Risurrezione. (Mc. 16, 1-8).

È una velata cosmologia spirituale quella che mostra la Luna nelle sue 4 fasi (le Marie) con il Sole (Cristo) al centro. Questo aspetto esoterico è necessario per una migliore comprensione della simbologia dei crop circles, visto che in Francia, negli ultimi anni, ne sono apparsi diversi simili a questo.

Non dimentichiamo che tale Paese ha avuto il privilegio di ripetute manifestazioni mariane, di cui le più importanti sono: Parigi (Rue du Bac), La Salette, Lourdes, Pontmain e molte altre.

Ma tornando alle 4 Marie che con la loro presenza hanno scandito la parabola del Cristo fino alla Morte e Risurrezione, è impossibile non notare la grande croce che affianca ad oriente l'agroglifo di Baillet-en-France, completandone mirabilmente il significato.

Contando gli alberi che la compongono guardando l'immagine, si nota che la somma finale è equivalente a 99, perché sul braccio destro della fila in basso ne manca uno, così come tra le mezzelune e le sfere allineate nel crop circle il conteggio è di 11 mentre dovrebbe essere di 12, come le stelle della corona e i fedeli devoti sotto il manto di Maria, quindi, anche lì manca un elemento.




Non dimentichiamo che, dopo il tradimento di Giuda, gli apostoli erano rimasti in 11, ma l'integrazione di Mattia li ha resi ancora 12. Allora perché le immagini allineate sui due campi vicini mostrano entrambe l'assenza di un componente?

Perché Giovanni, l'autore dell'Apocalisse, è colui del quale il Cristo, rispondendo alla domanda di Pietro, disse: "E se Io voglio che lui rimanga fino al Mio Ritorno, a te che importa? Tu seguimi!" (Gv. 21, 20-24).

Infatti Giovanni, così come Elia ed Enoch, non è mai morto! È solo uno "scomparso", ma è ben presente sul pianeta, rappresentando l'umanità secondo il mandato ricevuto dal Cristo sotto la croce come "Figlio" affidato a Maria, mentre Lei di rimando ne è diventata Madre. (Gv. 19, 26-27).

Ecco perché manca un elemento in ciascuna delle immagini rappresentate sul terreno! Ma questo non fa che convalidare il segnale apocalittico che l'agroglifo raffigura, ossia la Donna vestita di sole che partorisce il Bimbo maschio (ved. Ap. 12, 1-18), analogamente alla bella formazione apparsa il 25 maggio scorso, esposta nel riquadro, dove viene evidenziata la rottura di un "uovo", simbolo della nascita, indicata con il tratto rosso in direzione del crop circle di giugno.




Già nei post passati, QUI, QUI e QUI, ho parlato dei Segni grandiosi di questi tempi, soprattutto quello astronomico della Vergine incoronata apparso nei cieli il 23 settembre 2017 e quello eclatante dei delfini indicante l'imminente Ritorno del Cristo, e con l'ultimo crop circle che sto descrivendo ne viene mostrata la sorprendente continuità.

Esso, infatti, non solo ribadisce il nuovo parto (simbolo del "piccolo resto" che viene rapito in cielo), ma anche l'avvento della Chiesa Vera, quella Mistica (ved. QUIQUI, e QUI), risorta, come la Fenice, dalle ceneri causate dagli incendi che hanno segnato la fine di un'epoca durata quasi 2020 anni. (Ancora il numero 2! Indicante l'era del Cristo, del secondo Adamo... come il nome della foresta "Isle-Adam" (isola di Adamo) confinante con l'agroglifo. 

Questo profetico cerchio nel grano, con l'allineamento di sfere, lune e forse un gigantesco corpo celeste (ved. QUI), annuncia anche la sequenza in arrivo di forti onde cosmiche ed elettro-magnetiche, concausa di intensi e diffusi sconvolgimenti come terremoti, potenti eruzioni e dissesti idrogeologici.

Nondimeno, il linguaggio apocalittico, col quale ripetutamente il cielo ci allerta per mezzo dei suoi Messaggeri come ora, sembra condurci proprio verso la battaglia finale della Donna vestita di Sole e il Dragone infernale che sta già facendo guerra ai figli di Lei, cioè alla sua discendenza, per distruggerli (Ved. QUI, QUI e QUI).

Ma non vi riuscirà... perché, come riporta la bella immagine iniziale che ricalca a pennello il crop circle, il Suo manto proteggerà chi in Lei si rifugia e il suo Cuore Immacolato trionferà per sempre.

Traduzione libera con riflessioni personali di Sebirblu.blogspot.it

            famillechretienne.fr
            cropcircleconnector.com

martedì 11 giugno 2019

ANCORA e ANCOR s'abbatte la SCURE su ZELO e FERVOR


È proprio tutta una Babele!

Sebirblu, 9 giugno 2019

Presento questo articolo, perché sono ancora troppe le persone che presumono di veder chiaro nello scenario attuale della Chiesa, e reagiscono piccate, come dimostra una parte del commento velenoso (lasciato con i suoi errori) inviatomi da una certa Alessandra per la chiosa al post "Il Manto di MARIA su Lega,Europa e Data Elezioni":

«...penso che arrogarsi il diritto di chiamare e soprattutto "pensare" ignobile traditore e vedere il Papa che "cappeggia" come un brigante la chiesa sia pericoloso alla luce delle conclusioni che trarra Maria ....le vie segrete che intesse il Divino e lo spirito non sono fortunatamente nella sapienza di Sabirblu e di salvini.»

Frase che  si  commenta da sola,  e che  ho  riportato  perché  l'accecamento  è  ormai così generalizzato da richiamare l'Intervento divino, che sicuramente arriverà, per "risvegliare" tutte queste anime che, loro sì, procedono in un grande pericolo! (Cfr. QUIQUIQUI e QUI).




Ecco, innanzitutto, la lettera accorata di un giovane sacerdote che, pur riservandosi l'anonimato perché i «..."guardiani della rivoluzione" attivi nella sua diocesi gliela farebbero pagare...», ha scritto al vaticanista Aldo Maria Valli quanto segue.

Cari pastori, ritornate voi stessi!

«Gentile Valli, sono un giovane sacerdote di campagna e ho deciso di scriverle per condividere una forte preoccupazione circa il rapporto tra i nostri legittimi pastori e il popolo di Dio formato dai fedeli e dai noi semplici preti.

Mi sembra che in questa fase storica il Papa e i vescovi stiano raccogliendo ciò che da qualche anno stanno seminando con le loro azioni e le loro parole e cioè la separazione e la perdita di fiducia da parte della maggioranza dei fedeli, in particolare da parte di coloro che partecipano regolarmente alla liturgia domenicale.

Aver schiacciato l'azione della Chiesa sulla sola dimensione orizzontale sta generando una grave asfissia spirituale in un popolo che non si riconosce più in guide che, oltretutto, appoggiano in modo manifesto poteri e persone che da sempre minacciano la fede e le radici spirituali della nostra Europa nonché l'antropologia cristiana.

La cosa che più mi preoccupa è che la Chiesa nelle sue alte gerarchie sembra ignorare completamente questo distacco e questo dissenso sempre più ampio e profondo. Quelle guide che, ad intra, non fanno che osannare i laici quali salvatori della Chiesa del domani, sono le stesse che poi, ad extra, accusano i laici di irresponsabilità e razzismo se non seguono una certa linea che esse pretendono di imporre dall'alto.

Il problema di questo pontificato mi sembra stia qui: è amico dei nemici e nemico degli amici. Ma proprio per questo sta stufando. E la pazienza, anche dei più bendisposti, si sta esaurendo. L'esito è che ci si sente abbandonati da chi ci dovrebbe difendere, da chi sembra apprezzare molto i Soros, gli Scalfari e le Bonino ma non si ricorda dei semplici fedeli che chiedono di essere confermati nella fede.




Un vecchio proverbio popolare insegna: "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei". Possibile che alle gerarchie, tranne poche eccezioni, non entri neppure nell'anticamera del cervello l'idea che c'è qualcosa che non torna nel godere di certi consensi e nel condividere le battaglie con chi da sempre si batte per la cancellazione di Dio dal nostro cuore?

Possibile che i nostri pastori stiano così bene in compagnia di chi professa, nel migliore dei casi, un umanesimo ateo che ha tra i suoi dogmi la promozione di presunti "diritti" incompatibili con la nostra fede? Possibile che i nostri pastori si sentano tanto a loro agio nell'avere come compagni di strada coloro che professano una "salvezza senza Vangelo"?

I risultati di queste ultime elezioni hanno sancito in modo evidente che la separazione tra i pastori e il popolo di Dio è ormai una tragica realtà, peggiorata dal fatto che le gerarchie a quanto pare non ne vogliono prendere atto (ved. QUI; ndr).

Nella testa dei pastori, e proprio da parte di coloro che a parole vogliono apparire tanto "popolari" e con l'odore delle pecore addosso, in realtà c'è sempre l'idea, tipica degli illuminati e dei clericali, che il popolo, quando decide in modo diverso dalla linea indicata dall'intellighenzia modernista e progressista, "non capisce".

Ma come fanno a non rendersi conto che le pecore, quelle vere, hanno già voltato loro le spalle e ormai dicono senza remore: cari pastori, per noi siete irrilevanti, non contate nulla; Dio è con noi, non con voi!

Non sono uno storico della Chiesa, ma credo che raramente la separazione tra il popolo e il basso clero da una parte e l'alto clero dall'altra sia stato così marcato come ai nostri giorni.

Noi, semplici preti e semplici fedeli, non chiediamo una "rivoluzione", un "cambio di paradigma", una "Chiesa di Francesco". Siamo stanchi di vuote parole e di slogan ideologici. Chiediamo solo la fedeltà al Vangelo e l'annuncio della salvezza donataci da Gesù Cristo.



Non vogliamo una Chiesa il cui obiettivo sembra essere quello di farci sentire in colpa se non ci schieriamo a favore dell'apertura dei porti e dell'accoglienza indiscriminata e dissennata a tutti i migranti.

Non vogliamo una Chiesa che ci mette ossessivamente sotto accusa se non ci diciamo a favore del dialogo ad ogni costo con i musulmani e se, seguendo l'invito di Gesù, facciamo proselitismo.

Non vogliamo una Chiesa che ci fa sentire come dei reietti se non votiamo per i partiti appiattiti sui diktat dell'Unione europea.

Non vogliamo una Chiesa che ci accusa di essere "senza cuore" quando restiamo quanto meno perplessi di fronte al gesto irresponsabile di un elemosiniere pontificio (ved. QUI; ndr); quando vediamo il nostro Papa sorridere soddisfatto ricevendo in dono un crocifisso blasfemo con la falce e il martello (ved. QUI; ndr), quando lo sentiamo dire che non si interessa della politica italiana e che quel poco che sa lo apprende leggendo l'Espresso (ved. QUI; ndr). Siamo stanchi.

Cari pastori, non vi dovete certamente meravigliare se, come esito finale del vostro essere sempre dalla parte sbagliata, vi ritrovate un popolo che non vi considera più come guide attendibili e va alla ricerca di altri punti di riferimento.

E non potete fare spallucce dicendo che tanto quello non è il "vostro" popolo. Non è vero! Questo popolo stanco e disorientato è il vostro popolo! È un popolo che si commuove quando pensa a san Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI e non si capacita della situazione attuale.

Un popolo che ama e soffre per la Chiesa, perché la vede in balia di forze che nulla hanno a che fare con la tradizione cristiana. Un popolo che, nonostante tutto, osa guardare in alto sperando in un miracolo, perché ai miracoli questo popolo ancora crede. (Cfr. anche QUI, QUI e QUI; ndr).

                                                                                                                         Un giovane prete



Il secondo "caso" testimonia, purtroppo, il proseguimento inarrestabile dell'azione demolitrice perseguita con diabolica ostinazione da questo pontificato, rivolto agli ordini religiosi più fiorenti per vocazioni e fede. (Cfr. QUI, QUI e QUI).

Pregano troppo! Il Vaticano chiude un altro Ordine

L'opera di distruzione della vita religiosa da parte del Vaticano continua implacabile. Questa volta è il turno delle Piccole Suore di Maria Madre del Redentore, un ordine religioso nato in Francia, e che conta attualmente circa centoventi religiose, di cui cinque hanno deciso di obbedire al diktat di Roma, e le altre centoquindici, divise in tre comunità, verranno sollevate dai voti presi a suo tempo, e torneranno laiche.

Dovranno lasciare le loro case e le attività di cura e di assistenza agli anziani che erano la caratteristica di questa congregazione, accusata però, soprattutto, di una spiritualità considerata troppo "tradizionale".

Il Grande Inquisitore della Congregazione per i Religiosi, il francescano Josè Rodriguez Carballo, braccio destro e uomo di fiducia del Pontefice regnante per questo genere di "cucina" (e l'uomo del più clamoroso crack finanziario mai vissuto dai francescani; ved. QUI; ndr), ha colpito ancora.

Un copione che ricalca quelli già vissuti dai Francescani dell'Immacolata (ved. QUI; ndr) ‒ ancora commissariati dopo sei anni! Ma chi hanno ammazzato per essere trattati così? ‒ della Familia Christi (ved. QUI; ndr), della Fraternità dei Santi Apostoli e così via. Ormai un format abituale nel regime vigente. (Cfr. anche l'articolo di Aldo Maria Valli QUI; ndr).

Appare davvero strana e inspiegabile l'operazione a cui probabilmente non sono estranei appetiti vescovili per le proprietà della piccola congregazione.

Le Piccole Suore di Maria madre del Redentore curano anziani, collaborano nella pastorale delle parrocchie, aiutano i poveri e vivono una spiritualità considerata oggi in Vaticano troppo "rigida", cioè: amore di adorazione all'Eucarestia, preghiera fervente d'intercessione e filiale devozione a Maria.

Le suore sono state pre-visitate nel 2009 per decisione del vescovo di Laval, che i laici che sostengono le suore accusano di avere un certo interesse verso l'amministrazione dei loro beni. Ma l'iniziativa non ha avuto successo.

Nel 2016, con Braz de Avis e Carballo, una nuova visita. Non più – o non solo – per motivi amministrativi ma per il grave sospetto di tradizionalismo o di classicismo, come dicono i francesi.


Da sinistra José Rodriguez Carballo con João Braz de Aviz in udienza da Bergoglio

Le suore sono state incolpate di avere problemi gravi di governo (anche se risulta che la maggioranza delle suore abbia testimoniato le meraviglie della superiora), di immobilismo, di disconoscenza della "nuova teologia della vita consacrata..." e di altri gravi reati come quello di eccessiva preghiera...

Le superiore – esiliate in altri conventi – erano accusate di "autoritarismo deviante", e alle suore è stata chiesta l'obbedienza senza appello "senza – dicono – che la preoccupazione di una diritta coscienza abbia una parola da dire, e senza che mai ci sia stato spiegato il minimo fondamento oggettivo di tutte queste misure romane: così ci sarebbero due pesi e due misure".

Le suore hanno respinto le accuse come false e inventate dai visitatori. I commissari e la Congregazione hanno dato loro ragione, almeno in parte, ma hanno mantenuto i provvedimenti presi; cioè, confermano il commissariamento.

Le suore hanno fatto appello a quello che era il tribunale supremo di giustizia nella Chiesa, la Segnatura, ormai, con la gestione del diplomatico Mamberti evidentemente incapace di andare contro volontà superiori, che ha confermato la sentenza del Dicastero.

Ma le suore hanno deciso di non accettare quella che a loro – e non solo a loro – pare una ingiustizia evidente. Hanno reso pubblica la loro decisione:

"Il 17 settembre 2018, il cardinale Prefetto della Congregazione per i Religiosi, mons. Braz de Aviz, ci ha scritto un ultimatum: o accettiamo il Commissario "senza riserve" o non lo accettiamo; nel qual caso, la legge prevede che potremmo essere licenziate dall'Istituto".

Allora, hanno scritto le suore: "Dopo aver acquisito la certezza morale per l'anno in corso che l'accoglienza del commissario apostolico all'interno del nostro Istituto causerebbe un danno molto grave e certo nel breve o lungo termine riguardante la comprensione del carisma lasciato da Dio a Madre Maria della Croce, nostra Fondatrice, solo per il modo di viverla.

Dopo aver proposto molte volte soluzioni di riappacificazione senza che ci sia stata data alcuna risposta, previa consultazione con persone autorizzate e competenti; dopo aver pregato molto e sempre volendo rimanere fedeli e obbedienti alla verità, ci è sembrato che non avessimo altra scelta che rinunciare ai nostri voti".

Nel frattempo a Laval si è costituito un Comitato di sostegno alle religiose, che conta quasi tremila persone, e che ha la sua voce in un sito, https://www.soutienpsm.com/

Tutto questo avviene in un paese (la Francia; ndr) in cui la situazione vocazionale è – a dir poco – disastrosa; dove la questione degli abusi clericali sta pian piano emergendo in tutta la sua gravità, e dove la Santa Sede si permette di compiere operazioni inspiegabili condotte con una violenza e una determinazione che sarebbero state ben più adeguate in altri contesti, e per colpe reali.»

Marco Tosatti




E a proposito di Francia, ecco una notizia di tre giorni fa che conferma la solerzia vaticana "misericordiosa" nel commissariare uno dopo l'altro i siti maggiormente visitati dai fedeli di tutto il mondo; guarda "caso" proprio là dove si prega più intensamente e in modo tradizionale, come è accaduto a Medjugorje e a San Giovanni Rotondo.

Questa volta è toccato a Lourdes. Al vescovo Brouwet, infatti, pur rimanendo responsabile della diocesi, è stata sottratta la gestione del famosissimo luogo di culto a favore del vescovo ausiliare di Lille, Hérouard, nominato delegato pontificio a tempo determinato per la cura pastorale del Santuario stesso.

Ecco l'articolo apparso su "La Nuova Bussola Quotidiana" il 7 giugno scorso:

Lourdes, Santuario sottratto al vescovo "troppo" cattolico

Il vescovo ausiliare di Lille, Hérouard, nominato delegato pontificio a tempo determinato per la cura pastorale del santuario, è noto per le sue posizioni molto "liberal" in fatto di liturgia e dottrina, e recentemente è stato protagonista di interventi politici contro i populismi e contro Marine Le Pen.

La comunicazione della Santa Sede accusa il vescovo Brouwet, che resta titolare della diocesi, di aver dato troppo spazio «all'aspetto gestionale e finanziario», ma egli, nominato giovane da Benedetto XVI, è conosciuto piuttosto per la sua ortodossia in fatto di dottrina morale e per lo spazio concesso a chi arriva a Lourdes celebrando nella forma straordinaria del rito romano. In oltre 150 anni, è la prima volta che la Santa Sede interviene su Lourdes.

Lourdes come Medjugorje. Seguendo l'esempio della nomina di monsignor Hoser fatta un anno fa per la situazione della cittadina bosniaca, Bergoglio ha scelto di inviare un suo delegato per la cura pastorale dei pellegrini anche nel centro mariano francese.

In quest'ultimo caso, però, a differenza del noto precedente, l'incarico non sarà a tempo indeterminato. La decisione pontificia, in un articolo scritto su VaticanNews dal direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Andrea Tornielli, viene attribuita alla sua intenzione di "accentuare il primato spirituale rispetto alla tentazione di sottolineare troppo l'aspetto gestionale e finanziario".

Come chiarito dal vaticanista veneto, l'incarico del commissario sarà limitato soltanto al Santuario, mentre la diocesi rimarrà sotto la guida di monsignor Nicolas Brouwet.

Una precisazione sottolineata dallo stesso vescovo che, in una nota ufficiale, ha ricordato come questa nomina non cambierà nulla nella vita diocesana ed andrà a toccare solamente la vita del sacro luogo specifico.

Per rafforzare ulteriormente questa distinzione, il presule ha anche fatto notare che "la cura pastorale dei santuari e la pastorale delle diocesi sono due cose diverse".

Non c'è dubbio, però, che il Santuario mariano rivesta un ruolo più che importante nella vita della diocesi di Tarbes, attirando nel centro dei Pirenei oltre un milione di pellegrini ogni anno.


Il Santuario di Lourdes

Fino ad oggi il vescovo ha ricoperto la funzione di responsabile spirituale, detenendo nelle sue mani il potere di nomina del rettore. Con la decisione presa da Bergoglio sarà invece il delegato "ad nutum Sanctae Sedis" (cioè a disposizione della Santa Sede; ndr) ad assumere la cura pastorale dei pellegrini.

Per l'incarico è stato designato monsignor Antoine Hérouard, attualmente vescovo ausiliare di Lille e presidente della Commissione affari sociali della Comece, la Commissione degli episcopati dell'Unione europea. La sua nomina appare indebolire non di poco, dunque, il peso del vescovo di Tarbes. Quello di Hérouard, inoltre, è un profilo non poco diverso da quello di Brouwet.

Il neo-delegato, ex rettore del Pontificio seminario francese a Roma, si è distinto anche nel passato molto recente per un orientamento piuttosto "liberal".

Lo ha dimostrato prima e dopo le elezioni europee, con il suo attivismo, partecipando ad incontri (in due occasioni con Enrico Letta e Francois Hollande) e rilasciando dichiarazioni in cui si metteva in primo piano il timore per la crescita dei populismi, si attribuiva la vittoria del partito di Marine Le Pen, in Francia, ad una visione distorta sull'immigrazione e si sottolineava il ruolo delle comunità religiose per sensibilizzare i cittadini sull'importanza dell'Unione Europea.

In una recente intervista a "La Croix", monsignor Hérouard ha anche sostenuto che il dibattito sulle radici cristiane d'Europa "non è più di attualità".

Un profilo piuttosto distante da quello di monsignor Nicolas Brouwet, formatosi all'«Istituto Giovanni Paolo II per il matrimonio e la famiglia» e più attento a riaffermare l'insegnamento della dottrina morale cattolica nell'esercizio del suo ministero episcopale.

Il vescovo di Tarbes e Lourdes, nominato giovanissimo nel 2012 da Benedetto XVI, ha dimostrato in questi anni una sensibilità liturgica conservatrice e si è fatto apprezzare anche dai gruppi che curano la celebrazione della Santa Messa nella forma straordinaria del rito romano, accogliendo con benevolenza i loro pellegrinaggi presso il Santuario di Lourdes.

Mons. Hérouard, al contrario, non ha problemi a mostrarsi in pubblico in giacca e cravatta e sembra prediligere la modernità nella scelta dei paramenti; caratteristiche notoriamente poco gradite ai raggruppamenti d'impostazione più tradizionale. Il tempo dirà se il cambio di guardia nella guida pastorale dei pellegrini comporterà delle modifiche rispetto a quanto si è visto fino ad oggi.


Il vescovo Antoine Hérouard... che sembra un po' imbarazzato... Ved. QUI

Intanto, dall'articolo di Tornielli a commento della nomina del nuovo commissario pontificio sembrerebbe emergere che all'origine della decisione ci sia l'eccessivo spazio attribuito all'«aspetto gestionale e finanziario» nella conduzione del Santuario.

Un rilievo che non trova riscontro nelle testimonianze di chi frequenta assiduamente Lourdes; c'è da ricordare invece che proprio la gestione di monsignor Brouwet è riuscita a raggiungere risultati importanti.

Infatti, dopo quasi un decennio di conti in rosso, il santuario ha chiuso il bilancio del 2018 addirittura con un surplus di 200 mila euro. Un risultato raggiunto grazie al piano di risanamento operato da Guillaume de Vulpian, l'ex dirigente della Renault chiamato a Lourdes dal Vescovo della diocesi quattro anni fa.

Un'operazione, peraltro, portata a compimento soprattutto grazie alla riduzione e alla razionalizzazione delle spese e nonostante il calo del turismo in Francia a seguito degli attentati degli ultimi anni.

La nomina del delegato da parte di Bergoglio rappresenta un precedente rilevante anche sul piano storico: di fatto per quanto concerne le apparizioni, la loro veridicità proviene dal riconoscimento del vescovo della diocesi competente.

È quanto avvenne anche nel caso di Lourdes con il decreto emanato il 18 gennaio 1862 dall'allora vescovo di Tarbes, monsignor Bertrand-Sévère Laurence.

E su Lourdes in oltre 150 anni non c'è mai stata alcuna intromissione vaticana. Questo spiega anche il carattere eccezionale dell'intervento pontificio che avoca a sé la gestione pastorale del luogo sacro, "sottraendolo" alla diocesi competente.

Nico Spuntoni

Bergoglio - il Falso Profeta - OSANNATO dalle masse...

Conclusione

Un bel quadro, non c'è che dire! Non comprendo come ci si possa ostinare, ad oltranza, a mantenere gli occhi chiusi! Che faranno coloro che ancora dormono... quando "ex abrupto" si troveranno di fronte alla tragica realtà?

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

            lanuovabq.it

sabato 8 giugno 2019

Pentecoste: Valtorta‒Emmerick. Visioni a confronto




Sebirblu, 8 giugno 2019

I due brani che riporto, a ridosso della solenne festa di Pentecoste che quest'anno cade il 9 giugno, sono dedicati a tutti gli ardenti che ancora rimangono nel mondo, ossia il "Piccolo Resto" che, sfinito dalla lunga attesa, deriso e bistrattato da tutti, continua fiducioso a pregare e ad impetrare dal Cielo la Grazia dell'Avvertimento (cfr. QUI, QUIQUI e QUI), affinché l'Umanità prenda coscienza dell'esistenza di Dio e della propria Origine sostanziale.

Questo vuol essere solo un invito alla riflessione e alla ricerca, confrontando i testi con la Sacra Scrittura per una maggior Luce spirituale, in attesa di ciò che verrà su tutti noi molto presto, come ci è stato ripetutamente promesso mediante numerosi mistici e profeti.

L'evento della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, che rappresentano le 12 tribù di Israele e perciò tutta l'umanità moltiplicatasi e diffusasi su tutta la Terra, sta ad indicare l'Unica Parola di Dio ‒ Fuoco Sapienza-Amore ‒ intesa e compresa da qualsiasi essere umano, in contrapposizione alla diversità dei linguaggi causati dalla superbia e dall'odio all'epoca della mitica Torre di Babele.

Per il popolo ebraico, la Pentecoste è la ricorrenza del momento in cui, passati 50 giorni dalla propria liberazione dall'Egitto (da cui il nome specifico), ricevette le Tavole della Legge (la Torah) per mezzo di Mosè sul monte Sinai.

Per i cristiani invece, tale festività, trascorsi sempre 50 giorni dalla Pasqua di Resurrezione (cfr. QUI), ricorda la nascita della Nuova Chiesa Apostolica con l'inizio dell'evangelizzazione per tutte le contrade del mondo.




La Discesa dello Spirito Santo secondo la visione di 
Anna Katerina Emmerick

Le Lingue di Fuoco

"Alla vigilia della festa, la sala del Cenacolo era adorna di piante, ai rami delle quali erano appesi mazzi di fiori e verdi ghirlande.

Pietro indossava i suoi paramenti episcopali. Di fronte a lui, stava la Vergine. Gli Apostoli stavano ai lati con il viso rivolto verso il Capo della Chiesa.

Quando Pietro benedisse i pani, che poi distribuì prima alla Vergine, e poi agli Apostoli, erano presenti dentro la sala almeno centoventi persone, senza contare le pie Donne.

A mezzanotte si avvertì una straordinaria commozione sulla natura, mentre una soprannaturale tranquillità dominava il Cenacolo, dove regnava un religioso silenzio.

Verso il mattino, vidi sollevarsi dall'Orto degli Ulivi una nube bianca e splendente, che si spostò verso il luogo sacro. Osservata a distanza, essa appariva come un globo sospinto da una brezza soave e confortevole.

A grado a grado che si avvicinava a Gerusalemme, essa diveniva sempre più radiosa e diafana; poi si arrestò sul Cenacolo. Come sospinta quindi da un vento impetuoso, discese.

Nel provar commozione alla vista di quella nube, molti giudei corsero spaventati verso il Tempio, poiché temevano che fosse imminente una burrasca.

Ma la nube veniva dal Cielo e non dalla Terra; non era cupa ma luminosa; non era pervasa di fulmini, né sospinta dal vento. Man mano che essa scendeva verso il Cenacolo, diventava sempre più splendente.

Dalla nube irraggiarono fasci luminosi, i quali si dipartivano lungo sette linee che incrociavano e andavano verso il basso in delicate sfumature pari a lingue di fuoco.

Il punto, dove i sette fasci si intersecavano, era abbellito da un arcobaleno. Là apparve una mobile e luminosa figura che aveva ali a guisa di raggi abbaglianti.

All'interno del Cenacolo, la lampada a cinque bracci non dava ormai più luce. I presenti erano rapiti in estasi: alzavano il volto con le labbra dischiuse, come assetati.

Poi, nella bocca di ognuno penetrò una vampa di luce simile a lingua di fuoco. Tali fiamme si estesero anche ai discepoli e alle pie Donne che stavano all'interno del vestibolo.




In tal modo, la nube luminosa si dileguò, a misura che proiettava i suoi raggi sui congregati al Cenacolo. Notai che le fiamme discendevano sopra ognuno, ma in fogge diverse per forma, colore e qualità.

Dopo quella pioggia meravigliosa, tutti gli astanti si sentirono rianimati, ardenti di zelo, giulivi e vibranti di santo ardire. Tutti circondavano la Vergine che era serena e raccolta in preghiera.

Poi gli Apostoli si abbracciarono con fraterno entusiasmo. Si dicevano tra loro:

‒ Come eravamo noi prima? Come siamo adesso?

Tutti i presenti sentivano in sé stessi una nuova vita, una piena soddisfazione, una illimitata fiducia in Dio e una santa audacia di far del bene. La loro esultanza si manifestò in azioni di grazie, poiché tutti ringraziarono l'Altissimo di quanto avevano visto e di quanto provavano in cuore.

Molti forestieri di buona volontà, intervenuti alle feste di Pentecoste, sperimentarono pure i benèfici effetti per la venuta dello Spirito Santo, poiché ricevettero interne illustrazioni spirituali. Invece i cattivi si impressionarono e si indurirono nei loro riprovevoli propositi.

Intanto Pietro, al Cenacolo, imponeva le mani su cinque Apostoli, i quali dovevano istruire e battezzare alla piscina di Bethesda. Essi erano: Giacomo il minore, Bartolomeo, Mattia e Taddeo. Durante la consacrazione, quest'ultimo ebbe una visione: gli parve di attirare a sé il corpo di Cristo, con le braccia incrociate sul petto.

Prima di partire per battezzare, essi ricevettero, in ginocchio, la benedizione della Vergine. Vidi ripetere questo atto di ossequio alla grande Madre anche nei giorni seguenti.

In tali occasioni, la Vergine indossava un bianco manto, un velo corallino, e aveva due nastri cilestrini che, dalla testa ai due lati, scendevano fino al suolo. Sulla fronte portava inoltre una corona di seta, fermata da nastri. Così Ella appariva, davanti agli Apostoli, quale Madre della Chiesa.

Allorché essi cominciarono a predicare, gli ascoltatori rimasero sorpresi ed ammirati poiché ognuno di loro udiva, espresso nel proprio linguaggio, quanto dicevano gli oratori."


Duccio da Buoninsegna  (1255-1319)

L'Effusione dello Spirito Santo secondo la visione di
Maria Valtorta

"Non ci sono voci e rumori nella casa del Cenacolo. Non c’è presenza di discepoli, almeno io non sento nulla che mi autorizzi a dire che in altri ambienti della casa siano raccolte delle persone. Ci sono soltanto la presenza e le voci dei Dodici e di Maria Santissima, raccolti nella sala della Cena.

Sembra più ampia la stanza, perché le suppellettili, messe diversamente, lasciano libero tutto il centro della stanza e anche due delle pareti. Contro la terza è spinto il tavolone usato per la Cena, e fra esso e il muro, e anche ai due dei lati più stretti del tavolo, sono messi i sedili-lettucci usati per la Cena e lo sgabello usato da Gesù per la lavanda dei piedi.

Però non sono, questi lettucci, messi verticalmente alla tavola, come per la Cena, ma parallelamente, di modo che gli Apostoli possono stare seduti senza occuparli tutti, pur lasciando un sedile, l'unico messo verticale rispetto alla tavola, tutto per la Vergine benedetta, che è al centro della tavola, al posto che nella Cena occupava Gesù.

La tavola è nuda di tovaglie e stoviglie, nude le credenze, denudati i muri dei loro ornamenti. Solo il lampadario arde al centro, ma con la sola fiamma centrale accesa; l'altro giro di fiammelle che fanno da corolla al bizzarro lampadario sono spente.

Le finestre sono chiuse e sbarrate dalla pesante barra di ferro che le attraversa. Ma un raggio di sole si infiltra baldanzoso da un forellino e scende come un ago lungo e sottile sino al pavimento, dove proietta un occhiolino luminoso.

La Vergine, seduta da sola sul Suo sedile, ha ai lati, sui lettucci, Pietro e Giovanni: alla destra Pietro, alla sinistra Giovanni. Mattia, il novello apostolo, è tra Giacomo d'Alfeo e il Taddeo.

Davanti a Lei, ha un cofano chiuso, largo e basso, di legno scuro. Ella è vestita di azzurro cupo. Ha sui capelli il velo bianco e sopra questo il lembo del Suo manto. Gli altri sono tutti a capo scoperto.

Maria legge lentamente a voce alta. Ma, per la poca luce che giunge sin là, io credo che, più che leggere, la Madonna ripeta a memoria le parole scritte sul rotolo che Ella tiene spiegato. Gli altri la seguono in silenzio, meditando. Ogni tanto rispondono se ne è il caso.





Maria ha il viso trasfigurato da un sorriso estatico. Chissà cosa vede di così capace da accenderle gli occhi, come due stelle chiare, e da arrossarle le guance d'avorio, come se su di Lei si riflettesse una fiamma rosata. È veramente la mistica Rosa!

Gli Apostoli si sporgono in avanti, stando un poco per sbieco, per vederla in viso mentre  così  dolcemente  sorride  e  legge,  e pare  la Sua voce un canto d'angelo.  E Pietro se ne commuove tanto che due lucciconi gli cascano dagli occhi e per un sentiero di rughe, incise ai lati del suo naso, scendono a perdersi nel cespuglio della barba brizzolata.

Ma Giovanni riflette il sorriso verginale e si accende come Lei di amore, mentre segue col suo sguardo ciò che la Vergine legge sul rotolo e, quando le porge un nuovo rotolo, la guarda e sorride.

La lettura è finita. Si tace la voce di Maria. Cessa il fruscio delle pergamene svolte e riavvolte. La Vergine si raccoglie in orazione segreta, congiungendo le mani sul petto e appoggiando il capo contro il cofano. Gli Apostoli la imitano…

Un rombo fortissimo e armonico, che ha del vento e dell'arpa, che ha del canto umano e della voce di un organo perfetto, risuona improvviso nel silenzio del mattino. Si avvicina, sempre più melodioso e intenso, ed empie delle sue vibrazioni la Terra, le propaga e le imprime alla casa, alle pareti, alle suppellettili.

La fiamma del lampadario, sino ad allora immobile nella pace della stanza chiusa, palpita come se un vento la investisse, e le catenelle della lumiera tintinnano vibrando sotto l'onda del suono soprannaturale che le investe.

Gli Apostoli alzano il capo sbigottiti e, come quel fragore bellissimo, in cui sono tutte le note più belle che Dio abbia dato ai Cieli e alla Terra, si fa sempre più vicino, alcuni si alzano pronti a fuggire, altri si rannicchiano al suolo coprendosi il capo con le mani e il manto, o battendosi il petto domandando perdono al Signore, altri ancora si stringono a Maria, troppo spaventati per conservare quel ritegno verso la Purissima, che hanno sempre.

Solo Giovanni non si spaventa, perché vede la pace luminosa di gioia che si accentua sul volto di Maria, la Quale alza il capo sorridendo ad una cosa nota solo a Lei e che poi scivola in ginocchio aprendo le braccia, mentre le due ali azzurre del Suo manto, così aperto, si stendono su Pietro e Giovanni che l'hanno imitata inginocchiandosi.


Gustave Doré

Ma  tutto ciò,  che io ho impiegato tempo a descrivere,  si è fatto in men di un minuto.

E poi ecco la Luce, il Fuoco, lo Spirito Santo entrare, con un ultimo fragore melodico, in forma di globo lucentissimo, ardentissimo, nella stanza chiusa, senza che porta o finestra sia mossa, e rimanere librato per un attimo sulla testa della Vergine, a tre palmi dal Suo capo, che ora è scoperto, perché Ella, vedendo il Fuoco Paraclito, ha alzato le braccia per invocarlo e gettato indietro la testa con un grido di gioia, con un sorriso d'amore senza confini.

E dopo quell'attimo in cui tutto il Fuoco dello Spirito Santo, tutto l'Amore è raccolto sulla sua Sposa, il Globo SS. si scinde in tredici fiamme canore e lucentissime, di una luce che nessun paragone terreno può descrivere, e scende a baciare la fronte di ogni apostolo.

Ma la fiamma che scende su Maria non è una lingua di fuoco diretta alla fronte, ma una corona che abbraccia e cinge come un serto il Suo capo verginale, incoronando Regina la Figlia, la Madre, la Sposa di Dio, l'incorruttibile Vergine, la Tutta Bella, l'eterna Amata e l'eterna Fanciulla che nessuna cosa può avvilire e in nulla toccare.

Colei che il dolore aveva invecchiata ma che è risorta nella gioia della Risurrezione, avendo in comune col Figlio un accentuarsi di bellezza e di freschezza corporea, di sguardi, di vitalità... avendone già un anticipo nella bellezza del suo Corpo glorioso assunto al Cielo per essere il fiore del Paradiso.

Lo Spirito Santo rutila le sue fiamme intorno al capo dell'Amata. Quali parole le dirà? Mistero! Il  viso  benedetto è trasfigurato  di  gioia  soprannaturale  e  ride del sorriso dei Serafini, mentre delle lacrime beate sembrano diamanti giù per le gote della Benedetta, percosse come sono dalla Luce dello Spirito Santo.

Il Fuoco rimane così per qualche tempo... E poi si dilegua... Della sua discesa resta a ricordo una fragranza che nessun terrestre fiore può sprigionare... Il profumo del Paradiso...

Gli Apostoli tornano in loro stessi... Maria resta nella sua estasi. Soltanto si raccoglie le braccia sul petto, chiude gli occhi, abbassa il capo... Continua il suo colloquio con Dio... insensibile a tutto... Nessuno osa turbarla.

Giovanni, accennandola, dice: «È l'Altare. E sulla Sua gloria si è posata la Gloria del Signore…».

«Sì. Non turbiamo la Sua gioia. Ma andiamo a predicare il Signore e manifeste siano le Sue opere e le Sue parole fra i popoli», dice Pietro con soprannaturale impulsività.

«Andiamo! Andiamo! Lo Spirito di Dio arde in me», dice Giacomo d'Alfeo. «E ci sprona ad agire. Tutti. Andiamo ad evangelizzare le genti».

Escono, come fossero spinti o attratti da un vento o da una forza gagliarda..."




Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Brani tratti da: "Le Rivelazioni di Caterina Emmerick" di Eugenio Pilla e da "Il Poema dell'Uomo-Dio" di Maria Valtorta.