giovedì 15 novembre 2018

L'Evoluto SA che La Reincarnazione è Reale!


Josephine Wall

Sebirblu, 15 novembre 2018

Riservandomi di dedicare un articolo completo all'approfondimento storico sulla reincarnazione, che fu ed è accanitamente osteggiata sin dal 325 d.C. ‒ allorché si tenne il primo Concilio di Nicea ‒ penso che, per ora, sia sufficiente il testo inequivocabile  del  Vangelo  di Matteo  dove  il  Cristo  dice:

"Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire." (Mt. 11, 12-14)

I discepoli gli domandarono: "Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?" Ed egli rispose: "Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, l'hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro". Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista. (Mt. 17, 10-13)

Dunque, dal momento che lo stesso Cristo asserisce che Elia (profeta del Vecchio Testamento) e  Giovanni Battista  sono  la  stessa  persona,  non  c'è  alcun dubbio sulla realtà della reincarnazione e il travisamento continuo di questo fatto "arrampicandosi sui vetri" contribuisce "maledettamente" a rallentare la presa di coscienza di una buona parte dell'Umanità.

Ma ecco cosa ci insegna l'altissima Fonte ultrafànica di cui ho già parlato QUI, e dalla quale questo brano è tratto.


"Reincarnazione" di Rob Gonsalves

Da "Revelation of Ramala":

Il concetto di reincarnazione è conosciuto in tutto il mondo. Si possono trovare molte interpretazioni riguardo al suo vero significato ma, in poche parole, significa nascere di nuovo, vivere un'altra vita.

Numerose persone possono accettare che il loro Spirito continui effettivamente ad esistere su un altro piano dopo che è avvenuto il decesso, ma trovano difficile accettare il fatto di aver vissuto altre vite prima della loro attuale esistenza, come di poter vivere nuovamente in un corpo fisico in una fase successiva.

Niente che io possa dire servirà a persuadere sulla realtà della reincarnazione se non chi ne è già convinto nel profondo della sua coscienza, perché si tratta proprio di un fattore intimo, strettamente legato all'evoluzione di ogni singolo individuo.

Nel vostro mondo accadono spesso delle tragedie, per usare il termine che voi usate per descrivere questi avvenimenti. Quasi tutti i giorni leggete sui quotidiani di incidenti aerei o di auto nei quali sono rimaste uccise delle persone, di omicidi, di morti tragiche o di migliaia di esseri che sono trapassati per fame o per malattie...

Parecchi si chiedono: "Come può Dio permettere una simile sofferenza?" E in questo modo lasciano intendere che riversano sull'Eterno, o sul di Lui concetto, la responsabilità delle disgrazie accadute.

Se aveste una sola esistenza da vivere, se non aveste mai vissuto in precedenza e non vi fosse concesso di sperimentare nuovamente, allora forse potreste avere una certa giustificazione nel pensare che la vita è crudele, che non ha senso la morte di una persona nel fiore degli anni, privare dei bambini della loro madre, distruggere l'apparente felicità della vita su questa Terra.


William Bouguereau

Ma quelli di voi che percepiscono la reincarnazione come un dato di fatto... sanno che nulla su questo mondo avviene per caso e che tutto quanto riguarda la materia esiste ed è controllato da forze che trascendono l'immaginazione dell'Uomo...

Se accettate che la vita su questa Terra sia una scuola, allora dovete anche accettare che ci sia un ben preciso programma di studi, vacanze comprese, perché quando uno è giovane non può apprendere continuamente, senza un'interruzione.

I bambini frequentano l'anno scolastico per un periodo prefissato e poi fanno le loro vacanze. Questo è esattamente ciò che succede con la vita. Voi andate a scuola sulla Terra per un certo lasso di tempo e poi vi concedete una vacanza prima di farvi ritorno.

Quando vi ritornate, possedete già tutte quelle conoscenze che avete appreso nel corso della precedente sessione. Portate con voi l'esperienza delle vostre relazioni con i compagni e gli insegnanti, gli esami che avete sostenuto, i diplomi che avete conseguito e tutto ciò forma la base per i vostri ulteriori progressi.

Se avete fallito qualcuna delle vostre prove, allora vi si presenta l'opportunità di ripeterle dopo aver approfondito gli studi. Questa analogia è davvero una descrizione molto semplificata della vita fisica... Tuttavia, la cosa più importante da ritenere è che ogni vostra esistenza è pianificata.

Voi non solo scegliete il corpo in cui incarnarvi, i genitori che vi concepiranno, gli influssi planetari sotto i quali dovrete nascere, il paese nel quale dovrete vivere, il tipo di vita e il partner che sposerete, ma scegliete anche il momento del trapasso e il modo in cui lo compirete. Vedere anche QUI.




Come ho detto prima, questa Terra è una scuola, e voi imparate anche facendo degli errori. Se vi trovate ad affrontare una sperimentazione e non la superate, dovrete con essa cimentarvi di nuovo... perché non potrete progredire – e l'esistenza è un continuo progresso, una spirale avvolgentesi verso l'alto – finché non avrete imparato quelle lezioni.

Per cui ne deriva che il vostro comportamento in un arco vitale, sia che foste un re oppure un mendicante, influenzerà moltissimo la vostra vita successiva. Molti di voi, lo so, conoscono il concetto di "Karma", che è stato descritto anche come Legge di Causa e di Effetto.

Quello che fate (pensate o dite; ndr) avrà una conseguenza. Ciò che emanate fuori di voi tornerà indietro, se non in questa vita, certamente in un'altra. Se ci pensate bene, è una Legge molto giusta. Tutto nell'Universo, dalle stelle e dai pianeti lassù fino alla natura quaggiù, è in equilibrio.

Non sarebbe secondo Giustizia se l'Uomo vivesse una sola vita e in quella vita potesse uccidere qualcuno e trarne dei vantaggi. La Legge della Creazione non conosce niente di simile alla mancanza di equilibrio...

Supponiamo, ad esempio, che in un eccesso d'ira abbiate commesso un omicidio. Ora, anche se vi siete pentiti di quello che avete fatto e avete imparato la lezione, la Legge del Karma afferma che siete debitori verso colui che avete ucciso di un pagamento analogo.

Questo non significa che tale persona debba a sua volta uccidervi ma, dal momento che con il vostro arbitrio forse le avete accorciato la vita, allora in una successiva incarnazione voi, di vostra libera volontà, sceglierete di sacrificare la vostra esistenza all'evoluzione o allo sviluppo di quell'individuo.

Sappiate che tutti gli incidenti occorsi nella vostra vita hanno un senso. Ogni volta che avete pensato quanto il destino si stesse accanendo contro di voi ha un significato. Perciò cercate di trovarlo. Passate in rassegna i vostri passi vitali ripensando a quello che avete fatto.


Josephine Wall

Esaminate gli accadimenti e le disavventure che vi sono capitati. Cercate di scoprirne il motivo nascosto e allora vedrete e capirete il vero scopo dell'esistenza. Il caso non esiste. Il destino cieco non esiste. Tutto quello che succede sulla superficie della Terra ha una ragione.

Dato che tutti voi siete nati con il dono divino del libero arbitrio, le vostre scelte avranno un effetto non solo su di voi ma anche su tutti coloro che vi circondano. L'uomo deve imparare ad essere responsabile nei confronti di se stesso e soprattutto verso i suoi simili.

Perciò il Karma si applica sia agli individui come alle città e alle nazioni, ed è ovvio, anche alla Terra nel suo complesso.

Io vi chiedo di guardare dentro la vostra vita, di capire il significato dell'equilibrio che la governa, di capire che il vostro Creatore, il Quale conosce ogni capello che avete sulla testa, SA ogni cosa che vi viene fatta o che fate, giustamente o ingiustamente.

Rendetevi conto che i vostri pensieri voluti, le parole dette e le azioni compiute causeranno un effetto in questa vostra esistenza come nelle successive. 

Voi non potete fare del male ad un altro Essere senza che il medesimo male, potenziato dalla negatività che attirate, vi ritorni indietro. Se l'Uomo d'oggi fosse consapevole di questo fatto, quanto più piacevole sarebbe vivere su questa Terra...




Perciò vi prego di motivare sempre il vostro operato con la spiritualità più pura e più elevata... È stato William Shakespeare che ha scritto:

Tutto il mondo è un palcoscenico,
ed uomini e donne son soltanto attori,
han le loro entrate e le singole uscite,
e molti ruoli ognun riveste nella sua stessa vita.

William Shakespeare aveva capito benissimo che l'arco vitale su questa Terra può essere paragonato ad una commedia, anche se su scala leggermente più vasta dei suoi piccoli capolavori teatrali, e che quando il vostro Spirito eterno si incarna a livello terreno sta semplicemente interpretando una parte nel grande dramma della vita...

Se Io vi svelassi il finale di questo dramma, se vi dicessi quello che accadrà sul piano fisico dell'esistenza, allora dove starebbe il senso dello spettacolo? Voi dovete vivere questi eventi, affrontarli ed imparare la loro lezione.

Perciò, dovete invocare la vostra energia intuitiva per ricevere la Saggezza del vostro Creatore.

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

Brano tratto dal libro: "Quando passa la Cometa" di Tom Kay

Fonte d'origine: ramalacentre.com

lunedì 12 novembre 2018

URGE DISCERNERE al di là delle Apparenze!




Sebirblu, 12 novembre 2018

Ciò che da sempre ha contraddistinto gli Esseri spirituali che nelle varie ere si sono succeduti su questo nostro pianeta è la testimonianza, durante la loro vita, di un grande distacco da ogni aspetto materiale riducendo al minimo e all'indispensabile l'attenzione dovutagli per sostentare e mantenere sano lo strumento della loro manifestazione, cioè il corpo fisico. (Cfr. QUI).

Se si prende coscienza della nostra Origine divina, se ci si "sveglia" alla Realtà delle cose, e questa rimane la più grandiosa conquista per l'umanità, allora si dovrebbe cominciare a ripulire noi stessi da tutte le pesantezze, da ogni bruttura che ha reso deforme l'anima in tutto il suo percorso evolutivo. (Ved. QUI e QUI).

Il termine "Anima" deriva dal greco psykhḗ, il cui significato è "psiche", e si chiama così perché con i suoi "corpi sottili" caratterizza l'individuo nella sua completezza fintanto che si evolve.

Infatti l'involucro più grossolano costituito da energia-materia densa è il corpo fisico, poi, a frequenze energetiche sempre più rapide abbiamo il corpo eterico, il corpo astrale, il corpo mentale inferiore e superiore, il corpo causale e infine lo Spirito, la Scintilla divina, la Monade che si è incapsulata nella densità. (Ved. QUI, QUI, QUI e QUI).

Quando davvero si fa questa esperienza profonda nulla è più come prima.

Domina in noi solamente la necessità di ritornare ad essere degni di tale Origine, e comprendiamo subito che necessita purificarci da tutte le "scorie" che ci hanno tenuti prigionieri e schiavi fino a quel momento.

Inizia  l'Opera  vera  di  catarsi  personale,  di  riallineamento  con  la  Volontà  Divina e con l'armonia del Tutto. (cfr. QUI e QUI). L'Oriente dice che quando il discepolo è pronto, solo allora il Maestro compare, ed è realmente così.

Il "caso" ci porterà ad un libro, ad un incontro, ad una strana coincidenza ma, senza saperlo coscientemente, è proprio il nostro SÉ superiore che ci guiderà affinché noi lo "scopriamo" dopo innumerevoli peregrinazioni esistenziali.

Siamo dunque delle individualità (Spiriti) immerse nelle personalità umane (Anime) o meglio nelle maschere umane visto che il nome viene dal latino "persona" che vuol dire appunto "maschera".


Maschere tragica e comica (Mosaico Romano del 1° secolo a.C. ‒ Roma, Musei Capitolini)

Per essere più esatti veniva chiamato così il personaggio che interpretava una parte teatrale la cui maschera, la "per-sona", consentiva al suono verbale di diffondersi tra gli spettatori.

È lo Spirito che tenterà di signoreggiare la personalità ripristinando il suo legittimo dominio sulla materia. In questo consiste l'evoluzione: ritornare a riassumerci la padronanza di noi stessi riconnettendoci alla Potenza, alla Sapienza e all'Amore che sono le prerogative divine.

Per noi, quest'ultima, è la più "semplice" da raggiungere nell'immediato. L'Amore senza condizioni è la Grande Meta! Le virgolette stanno a significare che se non rinunciamo al nostro individualismo prorompente e al nostro egoismo devastante difficilmente potremo raggiungerla.

I tempi ormai sono brevissimi  e necessita  assolutamente,  pena  rimanere  nella terza dimensione se così desideriamo, aumentare la frequenza vibratoria dell'Amore dimenticandoci di noi stessi (cfr. QUI). L'Amore stesso, il Cristo, ci ha insegnato così: "Chi ama la propria vita la perderà", e ancora, "È dando che si riceve!"




Perciò, l'Opera primaria va fatta su noi stessi prima di poterla rivolgere al prossimo, altrimenti, "l'Acqua" che daremo risulterà inquinata dalle nostre passioni non domate e sarà completamente inefficace perché mancherà di sostanza, di quel "sale-sapienza" di cui ancora menzionò il Cristo.

Ogni ricercatore o "assetato" ha il diritto di assimilare il nostro esempio nel saper vivere e di conseguenza dobbiamo, per primi, mettere in pratica quello che stiamo diffondendo perché, se così non fosse, ogni operatore di Luce arrecherebbe un danno enorme al risveglio della Coscienza unitaria della Terra.

È per questo motivo che ORA più che mai è necessario conoscere noi stessi, "Nosce Te Ipsum" ribadiva Socrate, poiché proprio adesso siamo inondati da "messaggi" di ogni genere.

D'altra parte è il tempo dei falsi profeti (in particolare di uno: Jorge Mario Bergoglio, ved. QUI, e più ampiamente cliccando alle etichette il suo nome) ma è sufficiente riflettere alla Luce dello Spirito per scoprire l'eventuale inganno.

Dobbiamo essere consapevoli che più le "canalizzazioni" indulgono in argomenti e dettagli riguardanti il vivere di materia, come modello umano per intenderci, più dovremmo essere cauti e guardinghi.

Nei piani elevati dello Spirito tutto diventa impalpabile, lieve, armonioso e tutto è volto alla Gloria dell'Altissimo nel servire la Creazione e gli Esseri che la compongono in un Unico Eterno Amore continuamente rigenerantesi.


David Miller

Ovviamente, qui non si mette in dubbio la vita intermedia sui vari pianeti o sistemi stellari che compongono il Cosmo (cfr. QUI) ma non dobbiamo dimenticare la nostra provenienza e puntare sempre più in alto, senza lasciarci distrarre da giardini che in paragone alla nostra Terra possono sembrarci dei paradisi.

Dal frutto si scopre l'albero, e quando in una assemblea riunita per ricevere dei "messaggi" si formulano delle domande che sono troppo vicine ai nostri interessi ed abitudini umane, invece di chiedere come fare a renderci migliori per avere l'onore di servire o come si vive sostanzialmente la vita dello Spirito sui vari mondi, beh... allora c'è qualcosa che non quadra!

Anche i nostri corpi sottili lentamente spariranno, facendo riemergere in tutta la sua potenzialità divina lo Spirito ed è a questo che noi dobbiamo anelare! Ecco perché stiamo per abbandonare la dualità!

L'Amore ci deve guidare non la Ratio! La Ragione se non è illuminata dallo Spirito (corpo mentale superiore) ha dei confini molto ristretti che non gli permettono di assaporare l'aria rarefatta delle Vette!

È sempre l'Amore che ci condurrà a ricercare la nostra parte mancante, l'anima gemella, il nostro polo complementare, prima di unificarci definitivamente ad essa per ritornare "uno" (cfr. QUI), e sarà allora che decideremo insieme di dare possibilità ad un altro Spirito di "manifestarsi" a noi come genitori (visto che sarà per partenogenesi o parto di pensiero), per essere sorretto ed aiutato nel suo percorso evolutivo.




Ci sono infiniti modi di esistere in questo nostro immenso Universo ma sta a noi non lasciarci ancora accalappiare dall'illusione o maja come dice l'Oriente e prendere le distanze, finalmente, da comportamenti troppo umani nel loro contenuto.

È la vibrazione dei componenti e dei partecipanti ad una riunione, che ha come fine quella di ricevere delle "canalizzazioni", che determina la qualità di queste, proprio per legge di sintonia.

Aggiungiamo il fatto che purtroppo il nostro pianeta è tuttora un ambiente molto fertile per il basso piano astrale dove pullulano entità barontiche (dal greco baros=gravoso, basso e on, ontos=ente) di quarta dimensione, le quali non aspettano altro che alimentarsi della forza vitale degli astanti e dare sfogo alla loro ambizione di protagonismo camuffandosi da amici, maestri o servitori galattici. (Cfr. QUI, QUI, QUI e QUI).

Sta a noi, con il nostro pensiero, con il continuo collegamento alla Fonte divina, con gli atti quotidiani e le nostre scelte far sì che queste basse frequenze stiano lontane da noi, proprio perché irraggiungibili per le stesse.

Solo così potremo preservarci da subdoli e menzogneri attacchi tendenti a demolire la nostra fiducia nei Veri Messaggi di alta qualità che non riciclano, attenzione, sempre le medesime cose ma danno autentici insegnamenti per la nostra crescita d'Anima e per il bene comune. (Cfr. anche QUI, QUI, QUI e QUI).

mercoledì 7 novembre 2018

"INTERRATE" o "IN CIELO" le Chiese sacre d'Etiopia


Un prete in piedi sulla stretta cengia di fronte alla chiesa di Daniel Korkor

Sebirblu, 6 novembre 2018

Fu un etiope ‒ stando agli Atti 8, 27 ‒ il primo pagano convertito al cristianesimo ad essere battezzato dall'apostolo Filippo lungo la strada tra Gerusalemme e Gaza.

Tuttavia,  la storia di questa  nazione  risale a molto  tempo  prima,  non solo all'epoca di re Salomone e della regina di Saba, visto che la Bibbia ne parla sia in 1 Re 10, 1-10 che in 2 Cronache 9, 1-12 e il Kebra Negast (il testo sacro etiopico) ne sviluppa in modo approfondito la vicenda legata all'Arca dell'Alleanza*, ma anche in ambito paleontologico che risale, dai ritrovamenti, a circa tre milioni d'anni fa.

* (Già quattr'anni fa ho parlato della mitica Arca, ved. QUI, in occasione di un evento drammatico, che però nel tempo è stato ridimensionato da più voci, per l'inaffidabilità del sito di provenienza e per l'impossibilità di avere riscontri dalla stampa, dovuti alla ferrea censura del Paese abissino).

Nonostante ciò, la cristianità in Etiopia ebbe inizio nella prima metà del IV secolo quando, come racconta lo scrittore Rufìno di Aquileia (345-411) nella sua Historia ecclesiastica, fu convertito il regno di Aksum.

Da allora, per 17 secoli il cristianesimo ha forgiato la storia di questa nazione ed è penetrato così profondamente nelle istituzioni familiari, sociali e politiche del paese, che gli etiopici hanno resistito a pressioni e persecuzioni esterne ed interne fino a quella scatenata per 17 anni (1974-1991) dalla dittatura marxista.

La Chiesa ortodossa etiope, come quella egiziana o copta alla quale è rimasta legata fino al 1959 diventando poi indipendente con un proprio Patriarca, ha accettato i primi tre Concili ‒ di Nicea, Costantinopoli ed Efeso ‒ ma non quello di Calcedonia del 451,  che fissò la dottrina delle due nature di Cristo,  la divina e l'umana.


Etiopia - Timkat - Sacerdote con Croce copta.

Gli etiopici, quindi, credono ad una sola Natura Divina del Cristo (miafisismo) che si discosta grandemente dal concetto cattolico di "vero Dio e vero Uomo", ma che si avvicina moltissimo alla Realtà ultrafànica trasmessaci dalle Purissime Intelligenze in questi ultimi anni. (cfr. QUI, QUI e QUI).

Verso la fine del VI secolo Aksum entrò in declino, e l'Etiopia fu presto accerchiata dall'espansione islamica. Per questo motivo, cominciarono ad essere scavate nella roccia, in luoghi inaccessibili come quelli delle alte montagne del Gheralta, o nel sottosuolo come a Lalibelà, moltissime chiese per isolarsi e proteggersi dall'avanzata musulmana.

Il territorio, infatti, è contraddistinto da altopiani che si estendono oltre i duemila metri di altezza dove il clima è piacevole anche nel periodo estivo che inizia il 12 Settembre e termina a Marzo.

Un ottimo esempio di spiritualità "altissima" è l'Abuna Yemata Guh del Tigray, nell'Etiopia settentrionale. Questa chiesa del V secolo è arroccata a 111 metri di altezza (oltre il livello dell'altopiano), sulla facciata di una guglia verticale di roccia.

Per raggiungerla, bisogna arrampicarsi senza corde o imbracature, avanzando pian piano lungo strette sporgenze e attraversando un ponte improvvisato, traballante.

Eccone il video, più che convincente.




Un prete guarda dall'unica finestra della chiesa di Abuna Yemata. L'immagine è tratta dal libro "Etiopia: Le chiese viventi di un antico regno".




I missionari hanno svolto un ruolo chiave nell'espansione iniziale  del cristianesimo in Etiopia. I monaci hanno tradotto l'antica Bibbia ed altri testi religiosi dal greco, permettendo alle popolazioni di conoscere il Vangelo e la storia sacra riguardante il Cristo e gli Apostoli.

Qui sotto, un monaco tiene aperta un'antica Bibbia di pelle di capra dipinta con vivide illustrazioni disegnate a mano e relativa accurata calligrafia.




Inoltre, gli stessi missionari sono stati gli artefici delle decorazioni interne di queste chiese che sebbene situate in luoghi impervi sono affrescate mirabilmente.

Ecco un altro monastero del VI secolo, il Debre Damo, situato su una montagna dalla cima piatta chiamata in amarico "amba", a poca distanza dalla città di Aksum, dove l'unica via di accesso (per soli uomini) è una scogliera a picco di quindici metri.




Fu fondato da Abba Aragawi, uno dei "Nove Santi" che arrivarono dalla Siria e da Costantinopoli per evangelizzare l'Etiopia; conserva una ricca collezione di antichi manoscritti.


Il Monastero di Debre Damo circondato da orti, alberi da frutto e giardini

Ed  ora  passiamo alle chiese  della  regione Amhara  scavate nella roccia rossa tufacea e divenute patrimonio dell'UNESCO nel 1978.

Dopo che il primo europeo, il sacerdote Francisco Alvarez, scoprì la città santa di Lalibelà tra il 1521 e il 1525 descrivendone le incredibili chiese rupestri (undici per l'esattezza), i visitatori non hanno più smesso di esaltarne la bellezza.

Chi si avvicina a questo sito magico non vede nulla fino a quando letteralmente non poggia i piedi sugli antichi monumenti. Sembra che "fioriscano" d'incanto dalla pietra in tufo rosso a cui restano uniti alla base oppure ad uno o più lati, ma sempre sotto il livello del suolo.

L'antica leggenda di questo luogo sacro

La costruzione di tali chiese monolitiche è attribuita al re "Lalibelà" che si propose di edificare nel 12° secolo una "Nuova Gerusalemme", dopo che le conquiste musulmane fermarono i pellegrinaggi cristiani in Terra Santa.

Il mito narra che egli sarebbe cresciuto a Roha, dove suo fratello era re. Pare che sin dalla sua tenera età uno sciame di api lo avesse cinto senza pungerlo, profetizzando così la sua grandezza futura, l'impegno per il progresso sociale e le vaste ricchezze a venire. (Da qui, il nomignolo "Lalibelà" che significa "le api lo riconoscono sovrano").

La sorellastra, fattasi gelosa per i vaticini sul fratello, tentò di avvelenarlo, ma il veleno gli causò semplicemente una morte apparente che lo gettò nel sonno per tre giorni. Durante questo tempo un angelo lo avrebbe accompagnato spiritualmente in Cielo dove gli sarebbero state mostrate le chiese che avrebbe dovuto costruire.

Risvegliatosi, si ritirò nel deserto dove, di nuovo in spirito, fu condotto questa volta a Gerusalemme.

Il Cristo stesso avrebbe ordinato al re di abdicare in favore di "Lalibelà". Questi, una volta eletto col suo vero nome, Ghebrè Meskal (Servo della Croce), avrebbe condotto una vita più severa di prima e avviato l'edificazione delle chiese.

Sembra che di notte, mentre gli intagliatori di pietre erano intenti a dormire, gli angeli continuassero il loro lavoro, tanto che in ventiquattr'anni l'opera monumentale venne ultimata. Il re "Lalibelà" è oggi considerato santo dalla Chiesa ortodossa etiope. Dopo quarant'anni di regno si ritirò dandosi all'eremitaggio.

Le chiese monolitiche, situate sull'altopiano del Semien a 2500 metri sul quale svettano montagne maestose come il Ras Dashan di 4549 metri, sono divise fra loro (5 da una parte e 6 dall'altra) da un fiume artificiale scavato nella roccia chiamato "Giordano", proprio come quello che attraversa Gerusalemme. Ecco un interessante video su Lalibelà:




Tutto in questa città santa ricorda la Terra in cui ha vissuto Gesù: c'è la chiesa che celebra la Resurrezione di Cristo, Bete* Medhane Alem, dove viene conservato il gran Meskal, la croce ritenuta miracolosa che riluce in tutta la sua bellezza. La casa di Maria (Bete Maryam), la tomba di Adamo, il Monte degli Olivi e perfino il Golgota.

* (Bete: termine che deriva da Beit El, ossia Casa di Dio).

Poi  c'è  Bete Gyiorgis  (dedicata a San Giorgio)  la  più  bella:  un  tempio  con  pianta a croce greca, in perfetta solitudine. Attorno alla chiesa, che sprofonda per quasi tredici metri nella roccia, si apre un oscuro labirinto di cunicoli, tunnel e grotte che collegano fra loro le sacre strutture.

I  passaggi sotterranei  sono completamente  bui  dove  non è permessa  alcuna forma di  illuminazione;  bisogna  appoggiare  la  mano  al  muro  e  procedere  fino  a  che la luce,  prima fievole e poi  sempre  più  accesa e vibrante, non abbacina... così si esce allo scoperto per trovarsi in un altro posto, in un tempio tutto nuovo del medesimo complesso.

Questi corridoi, oltre che per spostarsi, hanno una funzione e un significato nascosto: rappresentano il percorso dall'inferno al paradiso, la strada che il fedele deve compiere per purificarsi e passare dall'Oscurità alla Luce della Conoscenza e della Salvezza spirituale.



Foto di Luisa Puccini

La grande ricorrenza di Lalibelà è il 19/1, in cui la chiesa etiope celebra il "Timkat", l'epifania che commemora il battesimo di Gesù nel fiume Giordano. Migliaia di fedeli vestiti di bianco prendono parte alla festa e partecipano al battesimo collettivo, tra i monumenti rossastri e i canti liturgici di tutto il clero riunito.

Dai  Sancta Sanctorum  di ogni  chiesa  escono  in  processione le "Talbot", copie delle Tavole Sacre dei Dieci Comandamenti, i cui originali sarebbero conservati nell'Arca dell'Alleanza ad Axum (sempre che sia ancora là e non sia stata trafugata come da link apposto sulla nota sopra contrassegnata da asterisco).

Una processione accompagna allora il viaggio rituale delle "Talbot", protette da tessuti damascati per sottrarle alla dissacrazione degli sguardi profani e portate sulla testa dai monaci copti che, sotto preziosi e variopinti ombrelli destinati a convogliare le energie celesti su loro e sui presenti, avanzano tra canti e balli ritmati da tamburi, corni e sistri.




Raggiunta l'acqua (nel caso di Lalibelà si tratta di una grande vasca a forma di croce) tra profumi d'incensi e litanie, essa viene benedetta, mentre i fedeli si preparano ad una veglia di preghiera che dura tutta la notte.



Foto di Giovanna Corti - Timkat - Benedizione dell'acqua.

I pellegrini si accampano sotto le tende o in maggior parte sotto il cielo stellato. 



Foto di Giovanna Corti - Timkat - Veglia notturna a Lalibelà.

All'alba, avviene l'aspersione rituale pubblica con l'acqua santa che "spartanamente" viene spruzzata sull'immensa folla con canne o addirittura con secchi. L'indomani, festa di San Michele Arcangelo,  le "Talbot" tornano alle singole dimore nella roccia.



Foto di Giovanna Corti - Timkat - Aspersione dell'acqua sui pellegrini.

Chiosa finale

Per concludere, faccio mie le parole scritte da Alberto Elli in un passo dell'articolo pubblicato dall'Osservatore Romano il 26 ottobre 2017, QUI:

"La Chiesa etiopica possiede un'importante e antica tradizione liturgica, spirituale e teologica sua propria, un tesoro prezioso, inestimabile quanto poco conosciuto, che risale ai tempi più antichi della storia, da trasmettere ai cristiani del mondo intero.

Nonostante queste sue basilari caratteristiche, il cristianesimo etiopico è stato da alcuni letterati e scrittori, antichi e moderni, ridotto ad una mera meccanica osservanza di riti, credenze, pratiche e leggi fossilizzate.

Si tratta di un approccio «del tutto primitivo», ora per lo più rigettato; sempre più studiosi, infatti, esprimono il proprio convinto apprezzamento per il fenomeno religioso etiopico, sottolineandone la profonda peculiarità."

Ed è proprio questo aspetto che il più delle volte non viene percepito per l'eccessiva superficialità di valutazione attratta e distratta dalle vivaci espressioni folkloristiche, perdendo di vista nel contempo la profonda spiritualità di questo popolo che è passato indenne da secoli di insidie e condizionamenti, mantenendo viva e ardente la fiaccola della vera fede in Cristo, Redentore del mondo.
Foto di Giovanna Corti

Post Scriptum

Avendo spigolato per i diversi spunti qua e là, consiglio questi siti per gli interessanti contenuti ma anche e soprattutto per le immagini meravigliose:

http://www.etiopiamagica.it/index.htm
http://www.ilcornodafrica.it/
https://venets.wordpress.com/2017/12/23/in-etiopia-le-chiese-nel-cielo/
https://www.viaggionelmondo.net/33139-chiese-tigrai/
http://www.giovannacorti.com/portfolio-items/timkat-a-lalibela/


giovedì 1 novembre 2018

2 Nov. Cimiteri e Defunti, ma la Morte Non Esiste!



"La Sepoltura di Atala" di Anne-Louis Girodet De Roussy-Trioson (1767-1824) - QUI

 Sebirblu, 1 novembre 2018

In prossimità del 2 novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, è necessario fare chiarezza sul lato nascosto delle cose che riguardano sia i luoghi dove le salme vengono inumate, quanto sull'ignoranza che ancora circonda il concetto di "morte fisica".

Sì, perché far visita ai nostri cari trapassati nei cimiteri e magari andarvi con i nostri bambini, è un'abitudine che denota la totale cecità spirituale della gran parte della gente.

In realtà, si va a rendere omaggio, e tra l'altro in prevalenza solo una volta l'anno, a tombe e loculi dove giacciono cadaveri in putrefazione o poveri resti inceneriti, spinti da un affetto più o meno sincero che però è ingannevole essendo di natura egoistica.

Qualcuno sgranerà gli occhi o si scandalizzerà per quanto sto dicendo, ma chi già si trova nel cammino della Conoscenza Vera non potrà che concordare con me.

La vita è sicuramente soltanto un'esperienza transitoria che ogni Anima richiede, prima di scendere nella materia, per evolversi ed imparare alcune lezioni preziose o riparare errori contratti in precedenza in altri cicli vitali. (Vedere  QUI ed altri link in fondo all'articolo QUI).

L'amore verso i nostri congiunti, sebbene sia comprensibile l'acuta sofferenza dovuta alla loro scomparsa, dovrebbe essere disciplinato da una maggiore maturità dello Spirito, prendendo coscienza che essi non ci appartengono, essendo stati soltanto dei compagni di percorso.



Lucie Bilodeau

Verrebbe dunque ad essere ridimensionata la visita ai cimiteri, non perché questa sia da biasimare, ma perché ci si renderebbe conto che i nostri cari, così come noi li ricordiamo, non sono più là... a meno che vengano ancora particolarmente attratti dalle rispettive spoglie mortali.

Bisogna inoltre sapere che i nostri pianti, a volte disperati, così come i richiami struggenti, oltre a farli soffrire, non fanno altro che ritardare la loro evoluzione e lo slancio verso l'Alto.

La gente non comprende, perciò, che le esternazioni di dolore e di depressione che così sovente permeano a livello energetico un cimitero, ne fanno un luogo che converrebbe non visitare.

Spesso infatti, nei viali dei nostri cimiteri si vedono passeggiare o sedersi sulle panchine anziani e mamme con carrozzine o bimbi in tenera età.

Nessuna di queste persone ha probabilmente la benché minima idea dell'effettiva situazione a cui va incontro, sottoponendo sé e gli altri a certe influenze negative che vengono attirate maggiormente da chi è più esposto e sensibile.

I  cimiteri pullulano di entità vibranti nei  più bassi strati della  vita  fisica, richiamate e connesse non solo con le malsane esalazioni degli organismi in disfacimento (le cosiddette larve; cfr. QUI, QUI e QUI) ma soprattutto stimolate dalle passioni e dai pensieri emanati dai defunti ancora preda degli attaccamenti umani.

Concludo questa mia breve e doverosa prefazione pubblicando per voi, cari Lettori, un brano tratto dal libro di C.W. Leadbeater: "La Vita dopo la Morte".




Il Trapasso

Il tema della "vita dopo la morte" è di grande interesse per tutti noi, per ovvie ragioni; quindi se ci fossero delle informazioni disponibili riguardo a questo argomento, noi tutti saremmo naturalmente molto ansiosi di averle.

Nel corso di secoli e millenni, ci sono state proposte varie teorie al riguardo dalle diverse religioni. Eppure l'intera questione rimane sempre circondata da un alone di mistero e soprattutto di tristezza.

La morte appare sostanzialmente sempre oscura e terribile. Siamo abituati a questo manto di tetraggine e non ne vediamo l'assurdità e la mostruosità.

La prima cosa che dobbiamo invece realizzare sulla morte, è che si tratta di un avvenimento perfettamente "naturale" nel corso della vita umana.

E questo dovrebbe essere scontato, perlomeno se crediamo all'esistenza di un Dio amorevole, poiché se morire è un destino che tocca tutti ugualmente, non può essere in sé negativo. La morte non è qualcosa da temere, ma semplicemente un passaggio necessario alla nostra evoluzione.

Al di là di essa, non vi è alcun terrificante ed impenetrabile abisso, ma invece un mondo di luce e vita, che può addirittura essere indagato.

La morte non è l'oscuro re del terrore, ma piuttosto un angelo che porta con sé una chiave dorata, con la quale apre per noi l'ingresso ad una vita più piena ed elevata di quella terrena. Ma come possiamo essere sicuri che sia proprio così?




È possibile saperlo in molti modi, esistono evidenze in grande quantità per chiunque si prenda l'impegno di radunarle insieme. Ma soprattutto c'è l’investigazione diretta.

Ogni uomo ha infatti in sé facoltà latenti e sensi non sviluppati (di tipo sottile), per mezzo dei quali è possibile avere cognizione diretta del mondo invisibile. Quindi per chi si prenderà la briga di sviluppare queste facoltà, la vita ultraterrena diverrà evidente come la luce del sole.

Ciò che qui verrà esposto, è quindi il risultato di indagini avvenute grazie allo schiudersi di questi sensi interiori. Ma quali sono i fatti che sono emersi, attraverso queste ricerche?

Innanzitutto, bisogna dire che nessun cambiamento improvviso avviene nell'uomo al momento della morte.

Al contrario, dopo essere trapassato l'uomo rimane esattamente come prima, il medesimo, sia nell'intelletto che nelle sue qualità; e le condizioni in cui viene a trovarsi sono il risultato concreto di ciò che lui stesso ha fatto, detto e pensato mentre era in vita.

Non ci sono ricompense o punizioni esterne. (Per approfondire, QUI, QUIQUI; ndr). Ciò che ne deriva è una prosecuzione della vita terrena. Noi infatti non siamo separati dai "morti", perché questi sono continuamente intorno a noi.

L'unica separazione è posta dal limite della nostra consapevolezza; non abbiamo perduto i nostri cari, ma solo la capacità di vederli. E a questo proposito, diciamo che è decisamente possibile elevare l'intima coscienza, fino al punto di percepirli di nuovo.

Un essere può infatti imparare a focalizzare l'attenzione sul proprio corpo astrale, mentre quello fisico è ancora sveglio, ma per questo è necessario un certo livello evolutivo, e non rientrando questo nella media, ciò potrebbe richiedere molto tempo.

Tuttavia, ogni uomo mentre dorme, usa il proprio veicolo astrale in maniera più o meno estesa, e in questo senso, ogni giorno (o meglio ogni notte) può incontrare, se lo desidera, i propri cari defunti.




A volte ne abbiamo un ricordo parziale, e diciamo che li abbiamo sognati; più spesso non rammentiamo nulla e ignoriamo del tutto che tali incontri siano avvenuti.

Ma il ricordare o meno questi avvenimenti (una volta svegli), non inficia in alcun modo la consapevolezza che abbiamo su quel piano, né la capacità di muoverci in esso con totale libertà e agio.

Ciò che è assolutamente certo è che i legami affettivi restano immutati. Quindi anche chi ha passato la barriera terrena, cerca ancora la compagnia di coloro che ama, in modo del tutto naturale.

Le passioni, gli affetti, le emozioni e l'intelletto umano non sono assolutamente influenzati dal trapasso, poiché nessuno di questi aspetti appartiene al corpo fisico.

So quanto sia difficile per la mentalità comune afferrare la realtà di ciò che non possiamo vedere con i nostri occhi.

Per noi è molto arduo comprendere quanto sia limitata la nostra vista mentre viviamo in un mondo assai più vasto di quello che crediamo e del quale possiamo vedere solo una minima parte.

Eppure anche la scienza ci dice con sicurezza che è così, perché ci descrive interi mondi (come ad esempio quello dei microbi) della cui esistenza noi saremmo completamente  all'oscuro  se  ci  basassimo  solo  sui  nostri  cinque  sensi.

Essi in realtà sono solo "finestrelle" aperte in alcune direzioni; per il resto è come se fossimo chiusi in una torre, poiché verso altri orizzonti siamo completamente ciechi.

La chiaroveggenza (o vista astrale) ci apre una o due finestre in più, allargando così parzialmente la nostra visuale, mostrandoci un contesto più ampio. (Confrontare tale facoltà QUI e QUI, nella seconda parte dell'articolo; ndr).


Josephine Wall

Esplorando quindi questa nuova parte di mondo, cosa vedremmo per prima cosa? Ad una prima occhiata, probabilmente penseremmo di guardare le stesse cose di prima.

Nel piano astrale, così come nel piano fisico, esistono infatti diversi stati o gradi di densità di energia-materia, e ad ogni stato corrisponde quello che gli è simile nel piano fisico. (Si chiamano "Biotesi", cfr. QUI, QUI e QUI; ndr).

Per questo motivo ad un'occhiata superficiale, sfuggirebbero le differenze sostanziali: come ad esempio le particelle che costituiscono gli oggetti in rapido movimento, pur evidenti ad una più attenta osservazione.

Per questi motivi, un uomo che trapassa, il più delle volte non comprende il suo "nuovo stato", proprio perché inizialmente non capta questi cambiamenti.

Si guarda intorno, e vede le stesse stanze che gli sono familiari, popolate da coloro che ha conosciuto e amato, e che hanno corpi astrali percepibili dalla sua nuova vista astrale. Solo gradualmente egli realizza che ci sono delle diversità.

Per esempio, si avvede ben presto che tutte le sue paure, la fatica, l'ansia e il dolore sono scomparsi. Si rende conto inoltre di non riuscire più a comunicare e a toccare le persone come faceva prima.

Per un po' pensa di sognare e di potersi svegliare a breve, dato che in altri momenti, quando i suoi cari si trovano in stato di sonno, riesce ancora ad interloquire con loro normalmente.

Ma pian piano egli scopre che, alla fine, è deceduto ed incomincia allora a sentirsi a disagio. Ciò succede a causa dello scarso insegnamento ricevuto e delle sbagliate credenze impartitegli in vita. Non capisce dove si trova e che cosa stia accadendo.

Questo temporaneo smarrimento si dissolve tuttavia poco a poco, incontrando altre persone trapassate prima di lui e quindi più consapevoli, dalle quali impara che non v'è ragione di temere, e che lì c'è una vita da vivere, proprio come esisteva prima nella materialità.

Scopre che vi sono pure molte innovazioni, ma anche cose simili a ciò che già conosce, perché nel mondo astrale i pensieri e i desideri vengono espressi in forma visibile, sebbene composti di materia più fine.




Dobbiamo ricordare che l'individuo trapassato si ritrae sempre più in sé stesso; il centro dei suoi interessi lentamente cambia e la sua vita si proietterà maggiormente nel mondo del pensiero.

I desideri intimi permangono ancora, e le forme-pensiero che circondano l'entità sono in gran parte l'espressione di quelli, cosicché la felicità o meno della sua esistenza, dipenderà principalmente dalla loro natura.

Un'occhiata a questo mondo dell'aldilà, ci mostra esattamente come certe passioni negative ‒ come l'egoismo, l'invidia, la gelosia, l'odio, l'ira, l'avidità, l'ambizione ecc. ‒ danneggino soprattutto l'uomo che ne è succube, causandogli le più acute sofferenze dopo la morte, e spiegano anche la ragione di molti precetti morali.

(Importanti approfondimenti QUI, QUI e QUI; ndr).

Prendiamo ora in considerazione alcuni esempi di vita astrale, illustrandone le principali caratteristiche.

Consideriamo per prima la circostanza dell'essere comune, che non è stato né buono, né cattivo, e tanto meno particolarmente speciale.

Dopo il trapasso, la sua mancanza di "colori" resterà la sua caratteristica primaria, ed egli si rammaricherà per la sua "tiepidezza" e indifferenza, così da non avere alcuna gioia rilevante e trovando la vita su quel piano piuttosto noiosa.

Nel caso invece di un individuo che abbia avuto forti brame di natura molto bassa, tali da potersi soddisfare solo sul piano materiale, ci troviamo di fronte ad una circostanza ben peggiore.

Consideriamo l'eventualità di un alcolista, o di una persona schiava di vizi e sesso. Queste voglie restano invariate dopo la morte, e quindi viene a mancare la possibilità di soddisfarle perché il corpo fisico non esiste più. (Cfr. QUI).

Questi desideri tormentosi rimangono dunque inappagati, creando grandi patimenti e dissolvendosi solo per gradi. Sembrerebbe una crudeltà, ma tutto ciò rappresenta il solo modo con cui un tale uomo possa liberarsi dalle sue passioni.



"I Tormenti del Rimorso" di Piotr Ruszkowki

Se egli passasse da una vita di sensualità e ubriacature direttamente all'incarnazione successiva, nascerebbe sempre schiavo dei propri vizi e non avrebbe mai la possibilità di correggersi.

Spogliandosi di quei bassi istinti, egli può invece iniziare un nuovo cammino senza quel fardello, e l'Anima, avendo avuto una lezione così severa, farà ogni possibile sforzo per evitare il ripetersi di quegli errori.

Esaminiamo ora il caso di un uomo, che invece abbia dimostrato interessamento verso fattori di natura raziocinativa e più spirituale. D'altronde, la maggioranza degli uomini impiega gran parte della propria vita fisica a lavorare per guadagnarsi da vivere.

Immaginate perciò la situazione di un essere che non ha più queste necessità, dato che il corpo astrale, ovviamente, non abbisogna più di cibo, di vestiti o di case. Egli sarà libero di fare esattamente ciò che vuole.

Supponiamo che il suo più grande diletto sia la musica; su quel piano avrà quindi l'opportunità di ascoltare tutte le più grandi musiche che la Terra possa produrre.

Se il suo anelito invece è proiettato verso l'ambiente, avrà ineguagliabili possibilità di spostarsi alla velocità del pensiero da un posto all'altro, ed apprezzare così in rapida successione tutte le meraviglie del pianeta. E tutto questo senza alcuna fatica.

Ci sono poi persone la cui gioia più grande consiste nel porsi al servizio dei propri simili. Nel mondo astrale, esse potranno realizzare le loro più elevate aspirazioni e più efficacemente di prima. (Ved. QUI; ndr).

Alcune si dedicheranno al bene comune mentre altre, in particolar modo, ad amici e parenti, sia vivi che defunti.

L'uomo gentile, e ansioso di aiutare, impara moltissimo attraverso il lavoro che può svolgere a livello spirituale; di conseguenza, egli ritornerà sulla Terra con molti più poteri e qualità della vita precedente, grazie alla sua pratica altruistica.

Tuttavia, anche un tale piano risulta scialbo di fronte alla gloria della Vita superiore. Questa, rispetto a quello è l'eterna Benedizione: una Realtà viva e palpitante.




La vita astrale è felice per alcuni, infelice per altri, a seconda del tipo di preparazione con la quale vi sono arrivati, ma ciò che seguirà sarà la perfetta felicità per tutti.

Una  domanda  che  spesso  la  gente  si  pone  concerne  la possibilità,  dopo la morte, di riconoscere e ritrovare i propri cari già trapassati. In quel contesto, la legge di attrazione  agirà  come  un  magnete  per  riunire  coloro  che  si  amano.

Di fatto però, se nel frattempo il nostro caro, dopo aver lasciato la vita terrena, si fosse evoluto, potrebbe allora aver conquistato dei piani più elevati dove noi non potremmo arrivare ma, in tale frangente, sarà lui a poterci raggiungere rendendo più lente le proprie vibrazioni.

Comunque, alla fine, sopravverrà anche l'atteso momento in cui saremo insieme a coloro che amiamo in un modo così perfetto da non potersi nemmeno immaginare. Dove esiste l'affetto, il ricongiungimento è certo, poiché l'Amore è una delle forze più potenti dell'Universo, sia qui che nell'Oltre.

In sintesi, la conoscenza del Vero allontana tutte le paure relative alla morte e rende la vita più facile perché ne conosciamo lo scopo e il profondo significato. Il decesso, per coloro che vivono un'esistenza giusta e altruistica, non apporta alcuna sofferenza ma soltanto una profonda letizia e felicità.

Tratto da "La Vita dopo la Morte" di C.W. Leadbeater

Sebirblu.blogspot.it

Post Scriptum

Vorrei invitare la commentatrice Rosaria, se vuole avere una risposta esauriente, ad inviarmi il suo indirizzo email affinché io possa soddisfare in modo più appropriato la sua sete di Conoscenza sostanziale. Grazie. Sebirblu.