martedì 22 settembre 2026

Si scopre ORA che persecuzione subì P. PIO da Roma!


San Pio da Pietrelcina (1887 - 1968)

Sebirblu, 22 settembre 2026

Dopo dieci anni, in onore del grandissimo Padre Pio, ripropongo questo post.

Mai come adesso la Chiesa Cattolica si è trovata in uno sconvolgimento così radicale da scuoterne le fondamenta istituite e volute dal Cristo due millenni fa.

La Massoneria-sionista l'ha invasa fino al suo vertice (ved. QUI, QUI, QUI e QUI, ma consiglio di leggere anche gli articoli all'etichetta "Bergoglio"), e siccome ci troviamo nel periodo in cui, secondo le parole cristiche, "la Verità dev'essere gridata dai tetti, perché nulla vi è di occulto che non debba essere svelato", ecco un articolo che in occasione della ricorrenza del Santo di Pietrelcina farà contenti molti Lettori.

Debbo pure dire che, in questi nostri giorni, la persecuzione e l'obbedienza assimilano Padre Pio a Padre Mannelli (dei Francescani dell'Immacolata, ved. QUI) in due storie analoghe (cfr. QUI), a testimonianza che quando lo Spirito guida davvero un'anima votata a Dio, ogni artificio o volontà umana decadono miseramente!

Perché il Sant'Uffizio condannò Padre Pio?

I Papi lo ammiravano ma il Sant'Uffizio emise decreti di condanna. Padre Pio ha subìto per tutta la sua vita l'incomprensione e l'ostilità di molti. Eppure tutti, oggi, riconoscono che fu un grande Uomo e un santo Frate.

Per cercare di capire e spiegare come e perché il francescano di Pietrelcina abbia sollevato reazioni così controverse, Renzo Allegri ha pubblicato il libro "La passione di Padre Pio", edito da Mondadori.

Per chiarire il significato di quanto accadde al religioso, il noto scrittore ha indagato su migliaia di documenti conservati nell'Archivio segreto del Vaticano e in quello del Sant'Uffizio.

Egli ha lavorato anche sui dossier degli schedari dell'Ordine dei Frati Cappuccini della Provincia di Foggia e di fascicoli privati di laici, che ebbero ruoli estremamente importanti in questa vicenda. Molti di questi sono inediti.

Allegri ha scritto altri nove libri su San Pio da Pietrelcina, tutti pubblicati dallo stesso Editore ed approdati nelle collane dei best seller internazionali dopo esser stati tradotti all'estero.

Intervistato da "Zenit", egli ha affermato che quest'ultimo testo "è il più importante perché mette il dito sulla piaga del Male, cioè Satana che, per rovinare le Opere dell'Eterno, predispone trappole diaboliche che riescono ad ingannare perfino i rappresentanti della Chiesa. Tema estremamente grave ed attuale".


Sant'Agostino e il diavolo di Michael Pacher  (1430-1498)

Cosa c'era di così strano in Padre Pio al punto da sollevare i dubbi del Sant'Uffizio?

Le stigmate. Il Sant'Uffizio cominciò ad interessarsi a lui nel 1919, dopo che si era diffusa la notizia che sul suo corpo erano comparse le piaghe della Passione e della Morte di Gesù.

L'evento, sconvolgente e sconcertante, si era verificato il 23 settembre 1918, nella solitudine di un conventino sul Gargano. Era stato tenuto segreto perché gli stessi suoi confratelli non riuscivano a dargli un significato.

Solo nel maggio 1919, la notizia cominciò a circolare, finì sui giornali e la gente accorse in massa. Fu il quotidiano di Napoli "Il Mattino", che era allora molto in auge, ad intuirne l'importanza esplosiva.

Il direttore del giornale mandò a San Giovanni Rotondo uno dei suoi più noti operatori, il quale a metà giugno realizzò un reportage dettagliato su ciò che avveniva intorno al Frate, e che poi venne pubblicato su due pagine, con un titolo eclatante:

«Padre Pio, il "santo" di San Giovanni Rotondo opera un miracolo sulla persona del cancelliere del paese, presente un nostro inviato speciale.»

Scoppiò il caso. Se ne interessarono massicciamente anche i rotocalchi stranieri. Il convento fu assediato dai pellegrini. Le autorità civili, preoccupate per la presenza di tanta gente, soprattutto per gli ammalati in quel luogo privo di servizi igienici, temevano epidemie ed inviarono esposti al Ministero della Sanità.

Ma niente e nessuno riusciva a fermare il flusso dei pellegrini. La gente comune, impressionata da quelle piaghe che richiamavano la Passione di Gesù, e dalle conversioni così come dalle guarigioni prodigiose, era convinta di trovarsi di fronte ad un portentoso segno del soprannaturale.

Il Sant'Uffizio, invece, supremo Tribunale Ecclesiastico per la difesa della Dottrina, temeva che quelle persone fossero vittime di superstizione e scelse un atteggiamento critico, antitetico, che poi mantenne sempre.

Erano vere le stigmate di Padre Pio?

Il popolo semplice non aveva dubbi. Ma le persone istruite e gli ecclesiastici si ponevano domande. E fin dall'inizio, il clero locale, vedendo nel Frate un rivale che richiamava i fedeli dalle rispettive parrocchie, affermava che era tutto un imbroglio, una truffa per incamerare soldi.

I superiori di Padre Pio si resero conto che dovevano far chiarezza su quella vicenda per evitare scandali irreparabili e, trattandosi di ferite, ricorsero ai medici. Il primo giudizio venne dato dal medico locale, il dottor Angelo Maria Merla, che conosceva da anni il Cappuccino del Gargano.

La sua opinione si basava su un'osservazione elementare: quelle ferite sanguinanti dovevano, secondo le conoscenze mediche, o cicatrizzare o trasformarsi in cancrena, e poiché non accadeva, quello era un fenomeno al di sopra della scienza conosciuta.


Ultima Messa di Padre Pio (22 settembre 1968).
Come si vede, le stigmate sono misteriosamente scomparse.
 

Gli stessi superiori di San Pio si rivolsero allora ad uno specialista più qualificato, il professor Luigi Romanelli, primario dell'ospedale di Barletta. Anche questi escluse "ogni origine naturale". La notizia del fenomeno si allargava sempre più. Era nota anche a Roma, in Vaticano.

Il Superiore Generale dei Frati Cappuccini si consigliò con un rappresentante del Papa e decisero insieme di inviare a San Giovanni Rotondo un luminare di fama internazionale, il professor Amico Bignami, ordinario di Patologia generale alla Università  "La Sapienza".

Questi era ateo e massone dichiarato. Visitò le ferite di Padre Pio a metà luglio 1919 e, in coerenza con le sue convinzioni, scartò ogni possibile riferimento soprannaturale dicendo che quelle piaghe "dovevano" essere certamente provocate dallo stesso Frate.

Ordinò di impedire al religioso di intervenire su esse, bendandogliele e sigillando le fasciature. Dichiarò che si sarebbero chiuse nel giro di dieci giorni. Ma non accadde.

Fu allora chiesto l'intervento di un altro illustre esperto, il dottor Giorgio Festa, che a Roma aveva un laboratorio scientifico molto rinomato. Questi eseguì le sue indagini nell'ottobre del 1919, concludendo che le ferite di Padre Pio sfuggivano al controllo medico.

Scrisse nella sua relazione: "Hanno un'origine che la nostra conoscenza è molto lontana dal poter spiegare".

Alla fine del medesimo anno, tutti i medici che avevano visitato il Francescano, ufficialmente o per iniziativa privata, erano convinti della soprannaturalità del fenomeno. Tutti, tranne uno: il professor Bignami. E Il Sant'Uffizio (e ti pareva!; ndr) abbracciò e sostenne sempre questa tesi. 

Chi erano gli oppositori di San Pio e perché lo osteggiavano e lo calunniavano?

Le prime lettere accusatorie contro Padre Pio, arrivate al Sant'Uffizio (e sono ancora conservate negli Archivi Vaticani), risalgono al giugno 1919, ossia subito dopo la diffusione della notizia delle stigmate. Erano lettere anonime, firmate "un gruppo di fedeli".

Dal contenuto si evince che erano scritte da ecclesiastici. Sostenevano che le piaghe erano un inganno, architettato dal Frate e dai suoi confratelli per attirare la gente e raccogliere denaro. Affermavano che i consacrati conducevano una vita agiata e allegra, dando scandalo con festicciole notturne frequentate anche da giovani donne.

In  alcune lettere  si  affermava  che  nel convento  c'erano  state  pure  liti  sanguinose tra loro, con fucilate e bastonate (addirittura?! Ndr) per la spartizione dei soldi e fu necessario l'intervento dei carabinieri. Ma una successiva inchiesta dimostrò che era tutta una menzogna.


"Il corvo" di Tim Cantor

Le missive anonime si moltiplicarono e divennero un'arma per il clero locale e per l'arcivescovo di Manfredonia, che si impossessarono di quelle voci, le sostennero, le incrementarono, diventando loro i veri registi delle accuse contro Padre Pio.

L'alto prelato della città, Monsignor Pasquale Gagliardi, aveva amici potenti in Vaticano, per questo le accuse false che egli avallava con lettere personali venivano accolte a Roma come autentiche, con tutte le conseguenze del caso.

Questa situazione durò diversi anni, durante i quali il Cappuccino subì condanne e proibizioni di ogni genere. L'ingiusta persecuzione fu interrotta da alcuni laici, che fecero una guerra spietata ai calunniatori e alla fine ricorsero all'autorità civile, denunciandoli.

Alcuni di essi furono processati e condannati. Il vescovo di Manfredonia destituito. Ma presso il Sant'Uffizio  la  diffidenza  nei  confronti  del santo Frate rimase sempre. Il Padre trapassò sotto il peso di cinque condanne dell'ex Santa Inquisizione, mai ritrattate, e decine di interventi disciplinari.

Nel corso della sua vita, subì settanta "visite apostoliche", che sono severe inchieste giuridiche ordinate dalle maggiori autorità della Chiesa nei casi di trasgressioni gravissime alle leggi ecclesiastiche o al fine di accertare delitti, sacrilegi, deviazioni dottrinali e cose del genere.

Perché padre Agostino Gemelli accusò San Pio di essere un soggetto isterico e inconsciamente psicopatico? In che modo arrivò ad esprimere un giudizio così duro?

In tutte le biografie di Padre Pio, Gemelli viene indicato come il nemico numero uno del religioso. Ma all'esame dei documenti, i fatti sono diversi.

Egli è degno di grande ammirazione. È stato uno dei più eminenti personaggi della storia del Novecento, sia in campo religioso che scientifico. Però, è storicamente dimostrato che commise un grave errore nei confronti del Frate. Lo compì nel 1920, e poi non ebbe mai il coraggio di riconoscerlo e riparare.

Nell'aprile 1920, Padre Gemelli era già un ecclesiastico di grande prestigio. Medico, psichiatra, fondatore della psicologia sperimentale, era anche teologo ed esperto proprio di teologia mistica. Proveniva da una famiglia borghese massonica. Da giovane era stato ateo e ribelle.


Padre Agostino Gemelli  (1878-1959)

All'università fu allievo del professor Camillo Golgi ‒ Premio Nobel per la medicina 1906 ‒ che lo riteneva suo erede. Dopo la conversione, avvenuta nel 1903, il giovane medico si fece religioso francescano e fu ordinato sacerdote.

In un paio d'anni, divenne il più qualificato rappresentante della cultura cattolica. L'unico che, nelle discussioni scientifiche, potesse tener testa ai più grandi scienziati.

Non si è mai saputo perché nell'aprile 1920 Gemelli volle andare da Padre Pio. Nelle sue relazioni, riferì ogni volta versioni contraddittorie. Nella prima, sempre in aprile del medesimo anno, affermò di essersi recato là per devozione e per chiedere al Cappuccino consigli e preghiere per l'Università Cattolica che stava fondando.

In un secondo rapporto, scritto nel 1926, raccontò di esservi andato su richiesta del vescovo di Foggia. In seguito sostenne che l'incarico di quella visita gli era stato dato dal Sant'Uffizio.

In tutti i suoi comunicati, dichiarò di aver visitato le ferite di Padre Pio. Affermazione totalmente menzognera. Padre Gemelli non le vide mai, e non fece alcun esame medico al religioso.

Arrivò a San Giovanni Rotondo la sera del 17 aprile 1920, accompagnato da sei persone, monsignori e religiosi, suoi amici e ammiratori, che furono poi testimoni qualificati di quanto accadde.

Padre Pio dimostrò subito un'istintiva avversione per Gemelli e non si recò a salutarlo, come invece faceva con gli ospiti importanti. Il giorno successivo, il 18 aprile, l'autorevole personaggio non riuscì a farsi ricevere dal Frate.

In serata, il rettore del convento che faceva da tramite fra i due disse che poteva incontrarlo al mattino, quando il Padre sarebbe sceso in sacrestia per celebrare la Messa. Il medico-sacerdote era indignato per quel trattamento, ma si adattò.

La mattina del 19, avvicinò il Cappuccino in sacrestia, chiedendogli un appuntamento per visitare le stigmate. Alla domanda se avesse l'autorizzazione del Sant'Uffizio, Gemelli gli rispose di no, e San Pio se ne andò immediatamente.

L'incontro, secondo la testimonianza giurata dei testimoni, durò non più di un minuto. Il visitatore era furibondo e decise di ripartire all'istante. Quello stesso pomeriggio inviò la sua prima relazione al Sant'Uffizio esternando terribili giudizi sul Francescano e sulle sue piaghe.




La sua tesi, espressa e sostenuta nei rapporti successivi, era sempre la medesima: Padre Pio era un povero isterico che si procurava le ferite da solo con acido fenico o altre sostanze. I suoi giudizi scritti erano totalmente negativi: "Ritengo che Padre Pio sia uno psicopatico..."

"È un soggetto a intelligenza ben limitata, che presenta le note caratteristiche di una deficienza mentale in grado notevole con conseguente restringimento del campo della coscienza".

"Né i suoi scritti, né ciò che si racconta, né ciò che egli dice rivelano un animo innamorato di Dio. È un buon religioso tranquillo, quieto, mansueto, più per opera della deficienza mentale che per virtù".

E per quanto riguarda i segni della Passione, scrisse: "Dall'esame da me compiuto sorge il legittimo sospetto che si tratti di caratteristiche e note autolesioni". "Un caso di suggestione, in un soggetto malato come è Padre Pio, che ha condotto a quelle tipiche manifestazioni di psittacismo che sono proprie della struttura isterica".

Dal momento che egli era l'autorità massima nel settore, sia per la sua preparazione scientifica che per quella teologica, i suoi giudizi vennero recepiti dal Sant'uffizio come "verità scientifiche assolute e inconfutabili".

Trasmise la sua prima relazione sotto l'impulso dell'ira provocata dal rifiuto del Cappuccino di parlare con lui. In seguito tornò sull'argomento solo due volte, quando venne accusato di essersi inventato tutto.

In uno di quei rapporti vergò: "Non ho mai parlato con nessuno di Padre Pio; non ho mai manifestato ad alcun uomo la mia opinione su di lui. Ne ho parlato soltanto con i funzionari del Sant'Uffizio e con il Cardinale segretario".

Probabilmente, era convinto di ciò che scrisse sul Santo di Pietrelcina. Lo aveva giudicato secondo i criteri della "Psicologia sperimentale" in cui si riteneva il massimo esperto. Era un convertito. Da anni si batteva contro la Massoneria e l'ateismo.

Osteggiava tutte la forme religiose di dubbia chiarezza. Aveva sempre stroncato tutti i fenomeni di stigmatizzazione, tranne quello riguardante San Francesco d'Assisi. Nel caso di Padre Pio, era rimasto vittima del furore e del suo zelo.

Il Frate del Gargano, che era una grande santo, se ne rese conto e non ebbe mai alcuna espressione ostile contro Gemelli.




Luigi Villa, che fu molto amico del medico-sacerdote e che per 15 anni fu assistente spirituale all'Università Cattolica, in una intervista rivelò che Gemelli prima di trapassare scrisse una lettera a Padre Pio chiedendogli perdono. E sembra che questi sia andato a trovarlo in bilocazione.

Resta però il fatto che ancora oggi a distanza di tanto tempo molti, soprattutto intellettuali, parlando del Cappuccino affermino: "Padre Gemelli lo riteneva uno psicopatico".

Quale fu il rapporto dei Pontefici con Padre Pio?

Sostanzialmente positivo. Anche nel periodo della grande persecuzione di Padre Pio da parte del Sant'Uffizio, i Papi non ne furono coinvolti.

Avevano intuito che qualcosa di grande avveniva in quel religioso. Papa Benedetto XV era convinto che fosse un santo. Pio XI, essendo molto amico di Padre Gemelli, all'inizio del suo pontificato appoggiò le idee di quest'ultimo, ma in seguito si dissociò varie volte dalle decisioni dei Cardinali del Sant'Uffizio. Pio XII, appena eletto Papa disse: "Lasciate in pace Padre Pio".

Giovanni XXIII era un suo sostenitore ma, nel 1960, di fronte ad una mole di dossier che gli furono portati dal generale dei Cappuccini ‒ documenti risultati poi falsi, ma che accusavano il Santo di delitti contro i voti di povertà, di castità e di obbedienza ‒ si spaventò e ordinò un'ennesima visita apostolica che, data l'età del religioso, fu tra le più severe e dolorose.

In seguito Papa Giovanni capì di essere stato imbrogliato e ritrattò i suoi giudizi. Paolo VI fu sempre un difensore di Padre Pio. Papa Wojtyla, testimone diretto di strepitosi miracoli,  fu  il  promotore  e il sostenitore  del  processo  di  beatificazione.

Perché il Sant'Uffizio mantenne un atteggiamento di condanna così a lungo?

Il Sant'Uffizio è il dicastero più importante della Chiesa. Il suo compito precipuo, sin dalla fondazione avvenuta nel 1542, è la difesa dell'ortodossia. Non esiste, nel corso dei secoli, un solo provvedimento che sia stato ritrattato. Quindi, anche per quanto riguarda Padre Pio, una volta emanati dei decreti di condanna, non sono più stati cambiati.

Oggi Padre Pio è stato riconosciuto nella sua santità ed è un testimone del Giubileo della Misericordia. Chi, come, quando e perché è stato possibile riconoscere la verità sulla vita di Padre Pio?

Furono i miracoli, continui, incessanti, portentosi che Dio operò attraverso di lui a ribaltare le convinzioni negative che il Tribunale ecclesiastico aveva espresso per decenni nei confronti di questo religioso.




I suoi confratelli cominciarono a raccogliere i documenti sulla sua santità subito dopo il trapasso. Ma la Chiesa in modo ufficiale non poteva far niente perché bloccata dalle sentenze del Sant'Uffizio.

Fu l'elezione a Papa di Karol Wojtyla a cambiare totalmente la situazione. Giovanni Paolo II aveva conosciuto Padre Pio nel 1948, ne era rimasto conquistato, aveva sempre continuato a seguirlo e nel 1962 era stato testimone diretto di un clamoroso miracolo avvenuto per sua diretta richiesta.

Così, appena eletto, avviò subito il suo processo di beatificazione, lo sostenne contro tutti e fu lui a proclamarlo Beato nel 1999 e Santo nel 2002.

Qual è il suo parere sull'intera vicenda?

Stesi il mio primo articolo sul Padre nel settembre 1967. In quell'occasione potei incontrarlo e parlare con lui. Lo rividi nell'aprile 1968. Alcuni mesi dopo la sua morte venni incaricato dal giornale, dove allora lavoravo, di effettuare un'inchiesta dal titolo "In difesa di Padre Pio".

In seguito scrissi centinaia di articoli e dieci libri, venendo in possesso di migliaia di documenti riguardanti la persecuzione cui Padre Pio venne sottoposto nel corso della sua vita.

L'opinione che mi sono fatto su questa incredibile vicenda è racchiusa nelle parole che mi disse in un'intervista il cardinale Giuseppe Siri nel 1984: "La lotta spietata che è stata fatta a Padre Pio, anche da parte vaticana, è la più grande trappola diabolica messa in atto da Satana ai danni della Chiesa stessa".

Con un lungo e dettagliato discorso, il presule mi spiegò che il demonio, essendo rimasto di fatto puro spirito, è in grado anche di prevedere il futuro. Conoscendo quindi la grandezza e l'importanza massima della missione che Dio aveva assegnato a quel Suo figlio, fece di tutto per distruggerla.

E per raggiungere meglio il suo scopo, cercò di coinvolgere nelle sue trame anche i vertici stessi della Chiesa.

"La vita e la vicenda umana di Padre Pio – disse il cardinale Siri – sono lo specchio della lotta ad oltranza, spietata e senza esclusione di colpi, che avviene di continuo e in modo costante tra le Forze del Bene e quelle del Male".

Post Scriptum

Per altri interessanti articoli su Padre Pio, tra cui una NDE (esperienza di pre-morte) di un sacerdote suo figlio spirituale, seguono i link:


Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: it.zenit.org

venerdì 18 settembre 2026

INCREDIBILE! Il Vaticano APRE a Teilhard de Chardin?



"La via Lattea" - foto di Maurizio Pignotti
 
Sebirblu, 16 settembre 2026

È proprio vero che Dio scrive dritto su righe storte!...

Non avrei mai pensato che l'ex-Santo Uffizio, ora Dicastero per la Dottrina della Fede, retto dallo pseudo card. Victor Manuel Fernandez, lo stesso che ha negato Maria SS. come Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie, riabilitasse (ved. QUI e QUI) con il consenso prima di Bergoglio e poi di Prevost, entrambi falsi papi, addirittura il grandissimo gesuita e paleontologo Teilhard de Chardin. (Ved. QUIQUI).

D'altronde, andando indietro nel tempo, ho scoperto che altissime figure come Paolo VI, Giovanni Paolo II (ved. QUI e QUI), Benedetto XVI (QUI, QUI e QUI), e via via tanti altri come il card. Gianfranco Ravasi QUI, hanno espresso i loro profondi sentimenti di elogio verso l'elevatissimo e mistico pensiero dello scienziato e filosofo francese.

Il calvario di questo valente dotto iniziò quando, a richiesta di un confratello della Compagnia di Gesù, vennero letti alcuni suoi appunti privati nei quali esponeva una visione del Peccato Originale e dello stato di natura primitiva dei progenitori, ritenuta non conforme alla comprensione dogmatica dell'epoca.

Egli sosteneva che interpretare il racconto della "Caduta" in senso letterale, come la colpa storica commessa da un singolo uomo, poteva apparire plausibile a Paolo e a uomini che credevano ancora agli otto giorni della Creazione... ad un passato di 4000 anni... ma certo non ai nostri contemporanei... e queste pagine furono trasmesse all'allora Sant'Uffizio, che sollecitò i superiori francesi affinché intervenissero nei suoi confronti. (Cfr. QUI il pdf e QUI).

La sua visione cosmologica si avvicina molto a quella del più volte da me citato Pietro Ubaldi che, nella sua stupefacente Opera Omnia di 24 volumi (ved. QUI e QUI), raggiunse altezze così vertiginose... come "La Grande Sintesi" e "Ascesi Mistica" da procurargli... l'iscrizione all'«Index Librorum Prohibitorum», poi abolita da Paolo VI, per l'assoluta ristrettezza mentale dei suoi censori.

Ed è proprio la meravigliosa assonanza tra i due mistici ad avermi suggerito, oggi, di esporne le affinità di pensiero e il profondo ardore d'anima che lo stesso Ubaldi ha saputo cogliere.



Pierre Teilhard de Chardin  (1881-1955)

Lascio al prof. Gaetano Mollo, la breve introduzione, il concetto e la sintesi a loro relativa, tratta da questo breve saggio, QUI:

‒ Nel suo testo "L'Attuale Momento Storico", Pietro Ubaldi parla di "un'anima grande, Teilhard de Chardin", in questo modo: "Ha lavorato in senso opposto, costruttivo, per portare l'ideale in Terra e non per distruggerne le tracce, per farci evolutivamente avanzare e non retrocedere".

Egli fu uno scienziato, ma anche un uomo di chiesa, appartenente ad un ordine, il cui compito è stato sempre quello di "formare e controllare spiritualmente i membri dei gruppi dirigenti di vari paesi, occupando posti vicini ai centri nevralgici del potere", ossia: la Compagnia di Gesù.

Il fisico Dario Schena Sterza, studioso dell'autore umbro, per analizzarne le affinità speculative, così introduce la figura del Teilhard:

«Teilhard de Chardin è paleontologo, le sue idee rasentano l'eresia e certo cozzano con l'ortodossia. Vincolato dall'abito talare è costretto all'ubbidienza, il suo pensiero è meno libero e più condizionato, anche nella sommessa protesta, nei limiti della disciplina imposta dalla Chiesa. Le sue opere verranno pubblicate solo 'post mortem' e Ubaldi si riconoscerà in esse solo negli anni '60.»

Ed ecco il concetto personale del prof. Mollo sui due grandi autori spiritualisti:

 ‒ L'evoluzionismo di Ubaldi è più completo di quello del Teilhard de Chardin, in quanto include pure il processo involutivo ‒ causato dalla rovinosa Caduta iniziale ‒ che ben motiva e sorregge la via del Ritorno come cammino di unificazione: dalla presenza del divino nella «materia», attraverso l'«energia», per poi ascendere verso la «spiritualizzazione».

Ed infine la sua sintesi:

Pietro Ubaldi e Teilhard de Chardin propongono di utilizzare la Terra con le sue ingiustizie e le sue sofferenze come rampa di lancio verso un nuovo biotipo umano: il Super-Uomo.

"La Croce ‒ scrive infatti Teilhard ‒ non è cosa inumana, ma super-umana". Riaffiora qui il discorso sulla funzione redentrice del dolore, il terzo fattore che accomuna i due filosofi.

Entrambi sono stati perseguitati dalle autorità religiose. Entrambi non si sono ribellati, né provocato uno scisma. Essi hanno accettato le loro sofferenze e hanno continuato le loro ricerche, consapevoli della incomprensione ecclesiastica e della buona fede delle loro intenzioni.

Sia Ubaldi che Teilhard de Chardin, morirono in "esilio", lontani dalla loro patria. Teilhard a New York il 10 aprile 1955, mentre l'italiano a San Vicente, in Brasile, il 29 febbraio 1972.

Si è cercato di esporre il perché sia possibile far rientrare il religioso francese in quella che Ubaldi chiamerebbe cultura dell'Evoluto, piuttosto che dell'involuto.

Sebbene i due pensatori arrivino a conclusioni analoghe, hanno usato differenze metodologiche sostanziali. 




Ubaldi lo dice chiaramente:

"Nei due casi, non solo tali condizioni di lavoro, ma anche i metodi furono diversi. [...] Il pensatore Teilhard si arrampica dal particolare all'universale, cercando di sollevarsi in alto per raggiungere una visione d'insieme la più vasta possibile e così più atta ad orientarci.

Nel mio caso il metodo seguito fu l'opposto, almeno in un primo tempo. Fu deduttivo e non induttivo. Invece che dal particolare all'universale, si è proceduto da questo all'altro, così orientati fin dall'inizio, e non in cerca di un orientamento".

Entrambi gli autori meritano l'appellativo di "Profeti di Speranza", presentando una filosofia costruttiva che valorizza l'uomo e l'universo in senso globale, e donando l'anelito in un futuro migliore.

Non esprimono diserzione, né rivolta dinnanzi alla sofferenza, ma impegno intimo, non per mutare il mondo, ma per cambiare sé stessi, al fine di assecondare il processo di evoluzione cosmica.

Il Cristianesimo non dice, infatti, di contrastare le ingiustizie con la forza, con la ribellione, bensì di "amare i propri nemici" e di opporre al male il Bene, all'odio e all'indifferenza, l'Amore. Questo è il dono totale, fino alla Croce, con cui avviene il riscatto del genere umano e il salto verso quella che Ubaldi chiama Super-Umanità.

Ed è nell'assecondare questo cammino di evoluzione che risiede, per entrambi i mistici, la vera dignità dell'Uomo.»



Pietro Ubaldi  (1886-1972)

Riporto ora alcuni passaggi tratti dal cap. 4° del libro "La Discesa degli Ideali" (che, in tema di ingiustizie, avevo in minima parte già esposto QUI, articolo che comunque invito a leggere) del grande autore umbro, dove scrive:

«Quando nella vita incontriamo un individuo che ha le nostre stesse idee, i nostri sentimenti, e che vediamo essersi trovato ad attraversare le nostre stesse vicende, ci sentiamo irresistibilmente attratti, con un senso di fraterna simpatia verso di lui. Per questo parlo di Teilhard de Chardin.

I punti di contatto sono tre: 

1) Le teorie sostenute.

2) Le sofferenze morali per la dolorosa posizione di incomprensione e di condanna da parte delle autorità religiose.

3) La grande passione per il Cristo, razionalmente concepito 'Punto di Convergenza' dell'evoluzione della vita.

Osserviamo questi tre punti per comprendere il pensiero e la nobile figura morale di questo scienziato filosofo credente, come il significato della sua opera di fronte all'attuale rinnovamento del mondo.

Le teorie sostenute

Nel Teilhard troviamo i seguenti concetti: trasformismo, evoluzionismo, struttura organica dell'universo e tendenza dell'essere a raggiungere uno stato sempre più organico di unificazione. L'evoluzione è orientata, per un suo intimo impulso tele-finalistico, verso un punto conclusivo: Dio.

Il fine supremo dell'esistenza è la convergenza delle varie coscienze individuali nell'unica, totale coscienza del centro Omega, ultimo momento e fine dell'evoluzione: Dio. Il Teilhard non dice di più.»

[Ed è questo il punto per cui la Chiesa non ha compreso il suo pensiero ispirato. Egli ha percepito il "divenire" continuo e dinamico del Cosmo verso il suo fine ultimo «Omega», senza menzionare chiaramente la "Causa Prima" e origine del Male, che ha provocato l'involuzione nella materia (l'energia densa chiamata "Periodo adamitico") in seguito alla Caduta di una parte degli Esseri angelici al seguito di Lucifero (ved. QUI. QUI e QUI).

L'apparente "lacuna" del Teilhard nel non citare l'«Alfa», il Principio, e il dramma della Rivolta iniziale verso il Creatore (che trascinò i reprobi nell'abisso fino al liberante Sacrificio di Cristo) è dovuto alla sua appartenenza alla Tradizione Cattolica, statica e conservatrice sul "Peccato Originale" che sarebbe avvenuto nel giardino dell'Eden. Ndr].



"La Caduta degli Angeli ribelli" - Gustave Doré

Ubaldi continua:

«Teilhard concepì i tre momenti lungo i quali si svolge l'asse centrale dell'evoluzione come: materia, vita e spirito, e non come: materia, energia e spirito. Ciò si spiega con il fatto che, essendo soprattutto geologo e paleontologo, non fu portato a valutare in modo adeguato l'importanza della fisica nucleare e della disintegrazione atomica, allora appena nascenti.

Egli passò dalla materia alla vita senza vedere il termine intermedio: l'energia, attraverso la quale non si spiega l'origine dell'esistenza per evoluzione.»

[Per dare un esempio più comprensibile, si consideri com'è costituito l'uomo: egli ha un organismo di materia (che è energia atomica mediamente condensata) e diversi altri "corpi sottili" (ved. QUI e QUI) con la struttura eterea costituita da particelle sempre più distanziate fra loro, analogamente al rapporto esistente fra "ghiaccio, acqua e vapore" che si disgregano per evaporazione.

Perciò, dopo la Caduta degli Esseri puri, o Monadi, che cessarono di emettere la loro radianza ovunque per l'egoistica volontà di indipendenza dal Creatore, le energie in tal modo trattenute iniziarono ad addensarsi intorno allo spirito, imprigionandolo: prima come nubecola simile a vapore, poi come densità acquea, mentre avveniva all'istante la "scissione" di ogni monade ribelle in due metà o semitermini (Adamo-Eva), per poi assestarsi (ghiaccio) in due corpi separati (maschio-femmina).

Tale "scissione" è stata voluta dall'Eterno Padre per due motivi precisi che QUI, grazie al prezioso ammaestramento entélico (ossia da una purissima intelligenza), viene esposto alla perfezione.

Prima di passare al secondo punto indicato da Ubaldi, bisogna dire che il Teilhard, non avendo approfondito a sufficienza le conseguenze dell'involuzione dovute alla Rivolta angelica, non è stato in grado ‒ visti i suoi vincoli religiosi intorno al "Peccato Originale" ‒ di dare un'esauriente risposta al Male, al Dolore e alla Morte, come risulta dal suo testo "L'activation de l'energie" a pag. 268, dove giunge a definire il Male "effetto secondario", un sottoprodotto inevitabile del cammino del Cosmo in evoluzione. Ndr]




Le sofferenze morali per la dolorosa posizione di incomprensione e condanna.

Il Teilhard fu mandato a morire a New York in condizioni di vero e proprio esilio, dopo essere stato umiliato e amareggiato in vita per la sempre crescente difficoltà di far conoscere i propri scritti.

Il suo era un problema di coscienza, quello di uno scienziato che, avendo scoperto delle verità, cerca di trasferirle nel terreno religioso per illuminare i credenti, onestamente attratti dalla Conoscenza al di là della fede, per restarne più convinti.

In lui il dramma è stato duplice: quello di dover ammettere per sé, in coscienza, anche se non ortodosse, le nuove verità che gli erano apparse e di cui era convinto; e quello di doverle far conoscere a quanti ne avevano bisogno per uscire dal dubbio, dalla miscredenza, dalla frequente insoddisfazione in cui si trova la mente moderna di fronte a problemi insoluti o non risolti con chiarezza persuasiva.

Tale dramma fu dovuto al soffocamento di questi due santi impulsi, compiuto in nome del Bene, quel Bene che è progresso rientrante nella Legge di Dio. Molti non vogliono faticare, pensare, rischiare, preferendo rimanere sicuri nelle convinzioni tradizionali.

Nella propria pigrizia, allora, si considera elemento perturbante chi sembra ribelle al vecchio ordine perché ha sete di luce, vuol conoscere e far conoscere, salire e far salire, perché arde di una continua tensione spirituale che incomoda i dormienti, fermi in un'acquiescenza passiva che chiamano fede e ortodossia.

Al di là e al disopra dell'universo fisico il Teilhard vide, per raziocinio oltre che per fede, l'universo psichico in una nuova dimensione, quella dello Spirito che è l'àmbito super sensibile delle religioni. 

Il Cosmo per lo scienziato è un organismo funzionante e in evoluzione, orientato verso la comparsa e lo sviluppo dell'intelligenza (la noosfera, dal greco nous = mente, intelletto).

Con ciò egli compie una 'spiritualizzazione' della materia e della scienza, estendendo all'infinito il campo delle religioni e facendo di queste un problema di interesse universale. Ma le stesse religioni, non ancora mature al "nuovo", chiudono invece le porte come di fronte ad un nemico.

La grande passione per il Cristo, razionalmente concepito
'Punto di Convergenza' dell'evoluzione della vita.

Analogamente a me ‒ scrive ancora l'autore folignate ‒ appare ad entrambi la visione di un Cristo universale, direi quasi al di sopra di un settarismo separatista in cui tendono a dividersi le religioni. Un Cristo che, piuttosto di isolarsi in una di esse in opposizione alle altre, tende ad unirle tutte.

Si tratta di un Cristo tanto più grande, asse spirituale del mondo, raggiungibile per le vie della mistica come per quelle della scienza, punto Omega di questa come lo è della fede, significato e conclusione della storia, Principio, Guida e culmine dell'evoluzione, solo oggi concepibile in tal forma per l'odierna maturazione del pensiero umano.

Urge riformulare il singolo concetto del Cristo, rimasto fra noi soprattutto come immagine fatta di materia, inchiodato e morto, per ricordarci ‒ a nostra vergogna ‒ ciò che Gli abbiamo inferto. È necessario farlo uscire dai nascondigli dove sembra essersi ritirato, in fuga dal mondo (o dove vi sia stato relegato, apposta, da una Chiesa traditrice come quella di oggi. Ndr), affinché risorga VIVO in mezzo a noi.

Cristo è di tutta l'umanità, e nessuna religione può possederLo in esclusiva. Non si può segregare in un Tempio particolare, isolare in un gruppo umano, perché Egli sta al Centro dell'universale biologia dello Spirito.

E questo Cristo di dimensioni cosmiche, situato nel nucleo di una super religione di sostanza, al vertice dell'evoluzione della vita del pianeta, agli antipodi della nostra bassa esistenza terrena, sempre presente per sanare con il Suo divino Splendore la nostra cecità, e con la Sua Bontà e Potenza la miseria del nostro povero mondo...
 
 è il Cristo che, accanto al Teilhard, io venero e amo.



Concludo con le toccanti e sublimi parole di Teilhard de Chardin nella sua "Messe sur le monde":

«Poiché, Signore, qui nelle steppe dell'Asia, io non ho né pane, né vino, né altare, ecco che io mi innalzerò al disopra dei simboli, sino alla pura Maestà del Reale, e vi offrirò, io vostro sacerdote, sull'altare di tutta la Terra, il lavoro e il dolore del mondo... 

Il mio calice e la mia patena sono la profondità di un'anima largamente aperta a tutti gli sforzi che stanno per innalzarsi da tutti i punti del globo per convergere verso lo Spirito... L'offerta che Voi, Signore, veramente attendete, non è altro che l'accrescimento del Mondo travolto dall'universale divenire.» (Cfr QUI, l'articolo di riferimento; ndr).

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

sabato 12 settembre 2026

GIONA uscì SALVO dalla bocca del LEVIATANO, ma NOI?

 

Sebirblu, 11 settembre 2026

La strana coincidenza che ho notato QUI, al post scriptum, assimilata a "Giona inghiottito dal grosso pesce" di cui parla la Bibbia, mi induce ad approfondire meglio il significato dei "tre giorni di buio" profetizzato da molti mistici antichi e moderni.

Ecco il testo libero del profeta, tratto dal capitolo 1°:

«Fu rivolta a Giona figlio di Amittai questa parola del Signore: "Alzati, va' a Ninive, la grande città, e in essa proclama che la loro cattiva condotta è salita fino a Me". Giona però si mise in cammino per fuggire lontano da Dio. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto, s'imbarcò su di essa.

Ma l'Eterno scatenò in mare un forte vento e ne derivò una tempesta tale che l'imbarcazione stava per sfasciarsi. I marinai impauriti invocavano i singoli loro dei e gettarono a mare quanto avevano a bordo per alleggerirla.

Intanto Giona, sceso nel luogo più riposto del vascello, si era coricato e dormiva profondamente. Gli si avvicinò il capo dell'equipaggio dicendogli: "Che cos'hai, per essere così addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio! Forse Egli si darà pensiero per noi e non periremo".

Quindi dissero fra loro: "Venite, gettiamo le sorti per sapere a motivo di chi* ci è capitata questa sciagura". Tirarono a sorte ed essa cadde su Giona. Gli domandarono: "Spiegaci dunque a causa di chi abbiamo tale disgrazia. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?"

*(Come si vede, sin dall'antichità la gente comune sapeva dell'esistenza della legge di Causa ed Effetto, quello che gli orientali chiamano Karma e che risulta tanto ostico alla tradizione cristiana!)

Egli rispose: "Sono ebreo e venero l'Iddio del cielo che ha creato il mare e la terra". Gli uomini furono presi da grande timore e gli chiesero: "Che cosa hai mai fatto?". Erano venuti a sapere che fuggiva dal Signore poiché egli stesso lo aveva raccontato loro.

Aggiunsero: "Che cosa dobbiamo fare di te, affinché si calmi il mare che è contro di noi?". Le acque infatti infuriavano sempre più. Egli replicò: "Prendetemi e gettatemi in mare ed esso si calmerà, perché SO che questa grande tempesta vi ha colti per colpa mia".

I marinai cercavano di raggiungere la spiaggia a forza di remi, ma non ci riuscivano perché il mare andava sempre più ingrossandosi contro di loro. Perciò, implorarono Dio dicendo: "Signore, fa' che noi non periamo a causa della vita di quest'uomo e non imputarci il sangue innocente poiché tu, o Eterno, agisci secondo il tuo volere".

Presero Giona e lo gettarono in mare ed esso placò la sua furia. Quegli uomini ebbero un grande timore del suo Dio, Gli offrirono sacrifici e fecero voti.»




E dal capitolo 2°, versetto 1, leggiamo:

«Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona, che restò nel suo ventre tre giorni e tre notti». Dal verso 2 al 10, la Scrittura riporta la sua intensa preghiera durante la sventura e, di conseguenza, il versetto 11 si chiude con: «E il Signore comandò al pesce... che rigettò Giona sull'asciutto».

Poi, l'interessante storia prosegue al 3° capitolo così:

«Fu rivolta a Giona una seconda volta la parola del Signore: "Alzati, va' a Ninive la grande città e annuncia loro quanto ti dirò". Egli si alzò e vi andò, come gli era stato chiesto.

L'agglomerato urbano era molto vasto, il più grande dell'epoca, si attraversava in tre giorni di cammino. Giona cominciò a percorrere la città e intanto predicava:

"Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!"

I cittadini credettero a Dio e bandirono un digiuno, si vestirono di sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia al re, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.

Poi, fu proclamato a Ninive un decreto per ordine del monarca e dei suoi grandi:

"Uomini e animali, grandi e piccoli non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Umani e bestie si coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze;  ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chissà che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno, sì che noi non moriamo?"

L'Eterno vide le loro opere, ovvero che si erano convertiti dal proprio contegno perverso; si impietosì sul male che aveva minacciato di inviare loro e non lo mandò più.»

Del 4° ed ultimo capitolo, riporto solo il verso 1, perché è ciò che più emerge riguardo alle riflessioni che intendo seguire; dice: «Ma Giona ne provò gran dispiacere (riguardo alla Misericordia esercitata da Dio) e ne fu indispettito... »



"Giona predica ai Niniviti la penitenza e la conversione a Dio" di Andrea Vaccaro

Orbene, eccoci all'analisi comparata col tempo che stiamo vivendo...

Innanzitutto, bisogna tener conto (e mi riferisco a quest'ultimo capitolo 4, v.1) che il profeta Giona, pur essendo osservante e devoto a Dio, si trovava ancora a vivere in piena Legge Mosaica: ossia quella "dell'occhio per occhio e dente", quindi, non poteva accettare e concepire che il suo Signore fosse magnanimo e perdonasse chi, invece, si era macchiato di colpe molto gravi, come gli abitanti di Ninive.

Per tale ragione era scappato lontano senza obbedire all'Eterno, perché pensava che, se ascoltato, avrebbe perdonato ai reprobi di quella città... e non ne condivideva affatto il pensiero!

Ora, va considerato che nel frattempo, da molto più di duemila anni, la venuta del Messia, il Cristo sulla Terra, ha cambiato l'imperfetta Legge Mosaica, adeguata alla rude evoluzione delle genti di allora, addolcendola e completandola con la Nuova Legge d'Amore: il "porgi l'altra guancia" oppure il "se ti tolgono la tunica, tu dagli anche il mantello"... (Mt 5, 38-40).

Per questo motivo, l'umanità d'oggi non ha alcuna scusa per trincerarsi dietro la non Conoscenza (per non chiamarla più propriamente "ignoranza") dei Canoni stabiliti da Dio per mettersi addirittura al Suo posto nel decidere quello che meglio le aggrada!

Al contrario di Giona che ha disobbedito perché conosceva SOLO QUELLA LEGGE, adesso, DOPO CRISTO, nessuno si può permettere di IGNORARE l'AMORE da LUI mostrato fino alla Morte, per spalancare a noi le Porte dei Cieli, chiuse dalla Caduta iniziale in cui è incorso il genere umano. (Cfr. QUI, QUI e QUI).

Ben più grave è dunque la disobbedienza dell'uomo odierno rispetto a quella di Giona che è finito nel ventre dell'enorme pesce per starvi tre giorni!

Ecco l'analogia dei "tre giorni di buio" prossimi venturi, che aspettano al varco l'umanità indifferente e irrispettosa del suo Dio, quando non addirittura apostata ed eretica, com'è diventata la Chiesa di Bergoglio, ed ora con il suo "continuatore", R. F. Prevost. (Cfr. QUI).

Quel tempo di tenebre si riverserà sugli umani sofferenti ed angosciati proprio come oscuro fu il sepolcro di Nostro Signore nel silenzio tragico della Morte, prima della Sua Risurrezione. (Cfr. QUI, QUI e QUI.) 



Tre giorni tenebrosi di pentimento e preghiera trascorse Giona nel ventre del pesce... Simbolo del Cristianesimo attuale, trasformatosi in qualcosa di mostruoso in questi tredici lunghi anni, per mano dei due "Impostori" e degli ecclesiastici riuniti...

Mostro che vaga nel mare tempestoso delle Nazioni, agitato dai venti di guerra, dal quale l'umanità presto sarà ingoiata e la cui salvezza dipenderà soltanto dalla FEDE e dall'accorata richiesta di PERDONO a Lui rivolta, per la gravissima dimenticanza del suo Creatore.

Nel primo capitolo su esposto vien detto che i marinai (come noi "naviganti" dentro la barca della vita), buttarono a mare tutto quanto potesse alleggerirne il peso, e allora... perché non trarne insegnamento per spogliarsi di ogni attaccamento mondano, di ogni vizio o cattiva abitudine che ci farebbero sprofondare, e far posto all'Amore che SOLO può salvarci?

Ci faremmo simili a Giona, che pur nella sua limitatezza di fede e dopo i "tre giorni di buio" durante i quali però chiedeva misericordia a Dio, non morì, anzi, mediante l'Opera portata finalmente a termine, col suo avviso salvò anche la città di Ninive e i suoi abitanti.

Soltanto così possiamo sperare che l'orrendo "Leviatano" pronto ad ingoiarci, venga "costretto" dalle Potenze del Cielo ad aprire la bocca e a lasciarci andare... in una Nuova Risurrezione... in un'esistenza a noi inimmaginabile... (cfr. QUI).

Ma l'umanità, proprio come Giona prima d'esser buttato a mare, DORME e non si accorge del pericolo, malgrado i continui richiami dei compagni di viaggio che avvisano di rivolgersi a Dio, cambiando SUBITO il proprio comportamento...

Tuttavia là, su quella barca, UNO solo era il "colpevole" che aveva attirato la furia del mare in tempesta, ed una volta cadutovi, per la drastica azione subita e da lui stesso consigliata, la minaccia sparì e la maggioranza si salvò.

Qui, invece, è tutto il contrario: i "colpevoli" sono tanti, e per di più "dormienti" (che DEVONO essere svegliati... e a loro penserà Nostro Signore, ved. QUI, QUI e QUI), in relazione ai pochi, al "Piccolo Resto" PRONTO, che ben conosce la gravità del momento.

Quindi, per i molti fuori regola, trasgressori della Legge d'Amore portata dal Cristo, le onde tumultuose del mare in tempesta nel mondo non si possono placare, e dunque l'Eterno interverrà, mantenendo la promessa, per portare in salvo i "Suoi" come già avvenne ai tempi di Noè o a quelli di Sodoma e Gomorra, dove davvero in pochi furono risparmiati.


Jules Auguste Joseph Laurens (1825-1901)

Ma soprattutto, come dice l'Apocalisse 12, dove il Figlio partorito dalla Donna vestita di Sole che rappresenta il Corpo Mistico, fu rapito in cielo e di questo evento se ne ebbe un Segno straordinario nell'anno 2017; cfr. QUI e QUI.

Andando avanti nella storia, al capitolo 3, leggiamo che Giona, camminando per tre giorni nell'immensa Ninive, consigliò ai cittadini di pentirsi e digiunare (avviso, peraltro, assunto subito dal re) altrimenti, allo scadere dei successivi 40 giorni la città sarebbe stata distrutta.

Un richiamo analogo, lo troviamo nel libro dell'Esodo in cui "tre giorni di cammino" furono necessari al popolo ebraico per uscire dall'Egitto (dopo 400 anni di schiavitù) e compiere una peregrinazione nel deserto offrendo sacrifici al Signore (Es. 5, 3).

In seguito a quei tre giorni e dopo aver effettuato il passaggio del Mar Rosso, gli israeliti raggiunsero Mara (Es. 15, 22-26), dove si manifestò la Misericordia di Dio tramite Mosè, che con un "legno" gettato nelle acque 'amare' (da qui l'omonimia col luogo) le rese bevibili, lanciando però un monito alla sua gente valevole anche per noi oggi:

«Se tu (popolo Mio) ascolterai la voce del Signore e farai ciò che è retto ai Suoi occhi, se tu presterai orecchio ai Suoi ordini e osserverai tutte le Sue leggi, io non t'infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono l'Eterno, Colui che ti guarisce!»

Come  si  legge,  in  tutti i casi,  dopo  i fatidici  tre giorni  d'angoscia  e  di sfinimento,  si intravvede  la "fine del tunnel",  al termine del quale v'è la Luce, la Risurrezione, la Salvezza... ma soltanto per chi decide, risolutamente, di reimmettersi nella Volontà suprema.

Ritornando quindi ai 40 giorni, un tempo massimo, trascorso il quale se l'intera cittadinanza di Ninive non si fosse pentita sarebbe andata incontro alla distruzione (che per grazia divina non avvenne perché la città accolse l'invito di Giona), mi vien da pensare all'epoca in cui ci troviamo e al rischio che corre l'umanità, ma soprattutto gli europei, in questo momento.



Il "nuovo Mar Rosso" ci aspetta...

Ora, visto che il 9 marzo 2022 (ripeto, QUI al post scriptum), avevo esposto solo una parte del messaggio, oggi lo pubblico completo.

Dice Gesù alla veggente:

«Mia piccola Maria, nel Vangelo di stasera affermo agli uomini del mio tempo:

"Questa generazione perversa e malvagia cerca segni dal Cielo per poter credere, ma non gli verrà dato che il segno di Giona" (Mt. 12, 38-39), come nei tre giorni della Mia passione, morte e Risurrezione per il riscatto degli uomini.

Il peccato sempre ha percorso le strade del mondo in ogni suo periodo storico, ma l'uomo antico cercava ancora segni, veniva preso dal timore di Dio e più facilmente si poteva ravvedere. Oggi, questa generazione più grandemente empia e feroce, non cerca più segni, ed anche quando ne vengono manifestati, sono pochi coloro che li accolgono.

Se allora i cuori erano duri, sono giunti adesso a pietrificarsi e, ancor più, ora in essi è entrato il demonio, sì che a questa umanità che non ha ascoltato i continui richiami e le grazie di Misericordia offerte, verranno dati, al culmine della grande tribolazione, i tre giorni di fitta tenebra e angoscia, che saranno passione, morte e Risurrezione, nella Rinascita del sole radioso del Nuovo Giorno.

La prima lettura vi narra come Ninive, di cui grave era la colpa, abbia ascoltato la predicazione e l'ammonimento della sua rovina da Giona, e si è ravveduta ponendosi in penitenza.

Pentiti e affranti nel digiuno e nella mortificazione, i cuori degli abitanti contriti si sono messi sotto ammenda delle loro colpe, in modo che la mano dell'Onnipotente, pronta a colpirli, si è arrestata.

Anche voi sareste ancora in tempo, ma quanti si fanno penitenti e si pongono in riparazione? Quanti si convertono e cambiano la loro vita di errori al Bene e alla Sua Giustizia? Oggi l'uomo non ha più nemmeno un re, come a Ninive, che si cosparge con le ceneri e fa contrizione su sé stesso indicandone la via al popolo che dirige per la propria espiazione.




Voi avete per capi nei governi degli statisti affiliati a Satana, che parlano con lingua doppia, inneggiano alla prosperità e defraudano, parlano di pace e fomentano la guerra. Tutto quello che oggi si compie, e che da essi viene escogitato nel segreto, è che i conflitti si propaghino a tutte le nazioni.

Non esistono innocenti. Gli stati sono, chi più chi meno, colpevoli. Anzi, quelli che si nascondono e non si posizionano apertamente per la guerra sono maggiormente responsabili di chi, pur gravemente reo, la sta effettuando, essendo gli stessi che hanno sobillato, istigato, tramato, al fine di provocare tutto questo male.

Ed ora in molti cercano di incentivare ed accelerare questo processo di propaganda e di diffusione per l'annientamento. I capi, non solo della Russia, ma quelli d'Europa, degli Stati Uniti d'America ed altri connessi sono fortemente rei e complici. Il sangue degli innocenti ricade, condannandoli, su tutti i paesi che hanno dato origine e provocato tutto questo.

I potenti della terra, molti dei quali hanno le redini del mondo, sono figli di Satana. Quanti sacrifici hanno offerto a lui per avere il potere! Ed ora gli sono sottoposti in totale ubbidienza per divulgare il suo progetto di devastazione.

Cosa potete fare voi, figli miei, piccolo popolo mio? Ognuno di voi sia un tassello della mia pace, della mia terra, del mio Cuore. Ognuno di voi è importante e fondamentale. Voi, seguendo Me, siete le mie piccole oasi, i parafulmini che limitano, frenano, arrestano tanti mali che ancor più pesantemente possono colpire il mondo.

Siate voi purificazione nella vostra penitenza, riparate ed implorate, siate mediatori dinanzi al Cielo, visto che da voi fiorirà la Nuova Umanità.

Beati coloro che si stringono a Dio e si pongono in stato di grazia. Essi entreranno nel "ventre della balena" come Giona, ove sarà loro rifugio che, seppur nel buio e nello sgomento attenderanno al riparo, senza precipitare fuori negli abissi del mare oscuro, per uscire salvi dopo i tre giorni e contemplare il Nuovo Giorno radioso del sole di Risurrezione.

Vi benedico." (Tratto da QUI).»





Speriamo dunque che per tante anime in attesa di una Nuova Primavera dello Spirito giunga davvero l'agognata liberazione promessa più volte dal Cielo.

Nel concludere, vorrei ribadire l'importanza del numero 40, di cui molte volte ho parlato QUI, QUI e QUI, unitamente alla spiegazione esoterica di tutte le altre cifre dall'1 al 9 QUI, tenendo anche in considerazione, con uno sguardo d'insieme, i numerosi messaggi e le profezie che molto spesso ho esposto nel mio blog.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it