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| Gustave Doré ‒ "Visione della SS. Trinità" ‒ Divina Commedia |
«Io Sono la Luce del mondo;
chi segue
Me, non camminerà nelle Tenebre,
ma avrà la Luce della Vita».
(Gv.
8,12)
Sebirblu, 2 febbraio 2026
Pochi anni fa, QUI, parlando del beato monaco cistercense Gioacchino da Fiore, ho riportato la visione, da questi avuta, sui tre cerchi colorati e luminosi apparsigli in uno
splendore inimmaginabile, raffiguranti la Santissima Trinità e
descritti a piè di pagina con le terzine di Dante nel Paradiso
della Divina Commedia.
Ebbene, anche al veggente Giuseppe
Auricchia, a cui ho dedicato un post QUI, è stata presentata la medesima
configurazione in un incisivo e straordinario messaggio di Gesù,
ricevuto nel giorno della Candelora di quindici anni fa.
Adesso, dal momento che oggi si celebra di nuovo il ricordo della Presentazione di Gesù
al Tempio, che in forma dettagliata e approfondita ho già esposto QUI, e
prima di riportare un brano molto interessante su una riflessione di
un sacerdote su tale ricorrenza, pubblico ciò che è stato detto da
nostro Signore all'umile Suo portavoce siciliano.
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| Giuseppe Auricchia ‒ (1916‒2012) |
"La Nostra Trinità è Luce
illuminata
da una sorgente vivente,
operante in se stessa"
Festa della Candelora. Messaggio privato di Gesù.
Giuseppe Auricchia: "È la notte
del 2 febbraio 2011, sono le ore 1:30. Non trovo riposo. Mi giro da
una parte all'altra con sofferenza, con i miei dolori. Vedo una Luce
folgorante penetrare nella mia camera, è Gesù che così mi dice":
"Guarda questa visione del Sole.
Come tutte le altre da te ricevute, questa fu del 6 gennaio 1991, che non hai veduto. Ora scrivi: Dio da Dio, Luce da Luce, generato ma non
creato. La Santissima Trinità è Luce, Amore che si compendia
nell'Ostia Santa. Figlio scrivi ciò che non hai visto.
La Nostra Trinità è Luce illuminata
da una Sorgente vivente in sé stessa, operante in sé stessa.
L'universo è tanto grande quanto Essa è infinita. La Sua Essenza
riempie i Cieli, scorre sul Creato, domina sugli astri infernali.
Non vi penetra, sarebbe finito
l'inferno, ma li schiaccia col suo rutilare che beatifica nel Cielo,
consola sulla terra, terrificante nell'inferno.
Tutto è assolutamente trino in Noi: le forme, gli
effetti e i poteri. Dio è Luce, Luce vastissima, maestosa, pacata e
data dal Padre. Cerchio infinito che abbraccia tutta la Creazione,
dall'attimo in cui fu detto: "Sia Luce fino ai secoli dei secoli".
Poiché Dio che era, è e sarà in
perpetuo, abbraccia la Creazione da quando essa fu e continuerà ad
abbracciare, allorché nell'ultima espressione eterna, dopo il Giudizio,
rimarrà nel creato e abbraccerà coloro che sono eterni con Lui nel
Cielo.
All'interno del cerchio eternale del Padre si trova un secondo cerchio, generato da Lui diversamente, ma non
contrariamente operante, perché l'Essenza è una, ed è il Figlio.
La Sua Luce più calda, non darà
soltanto la vita ai corpi, ma la ridarà alle anime che l'avevano
perduta, mediante il Suo Sacrificio. È un dilagare di Raggi potenti
e soavi, che nutrono la vostra umanità e ammaestrano la vostra
mente.
Dentro il secondo cerchio,
prodotto dal duplice operare, ce n'è un terzo, dalla Luce più vibrante e accesa, è lo Spirito Santo. È l'Amore
prodotto dai rapporti del Padre col Figlio, tramite i Due, e
conseguenza dei Due. È meraviglia delle meraviglie!
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| "Liber Figurarum" di Gioacchino da Fiore. |
II Pensiero creò la Parola e il
Pensiero e la Parola si amano. L'Amore è Paraclito. Esso opera sullo
spirito vostro, sulla vostra anima, sulla vostra corporeità, perché
consacra tutto il "tempio" creato dal Padre e redento dal Figlio.
Della vostra persona, creata ad
immagine e simiglianza di Dio Uno e Trino, lo Spirito Santo è Crisma
sulla Creazione, fatta dal Padre, è Crisma della vostra individualità, è
grazia per fruire del Sacrificio del Figlio, è scienza, è Luce, per
comprendere la Parola di Dio.
Luce più riflessa, non perché Essa
sia limitata rispetto agli altri scelti, ma perché è lo Spirito
dello Spirito di Dio e perché nella Sua Contemplazione è
potentissima, come è potentissima nei Suoi effetti.
Per questo Dio disse: "Quando
verrà il Paraclito vi istruirà". Neppure Io, che sono il
Pensiero del Padre, divenuto Parola (Gesù, il Cristo, cfr. QUI; ndr), posso farvi
capire quanto può, con un solo balenare, farvi comprendere lo Spirito
Santo.
Se davanti al Figlio, ogni ginocchio si
deve piegare, dinnanzi al Paraclito si deve inchinare ogni spirito,
perché lo Spirito dà vita allo spirito.
È l'Amore che ha creato l'Universo,
che ha istruito i primi servi di Dio, che ha indotto il Padre a sancire
i Comandamenti, che ha illuminato i Profeti, che ha concepito in
Maria il Redentore, che ha messo Me sulla Croce, che ha sostenuto i
Martiri, che ha retto la Chiesa operante nei prodigi di Grazia.
Fuoco Bianco, insostenibile alla visuale e alla natura umana, concentrante in Sé il Padre ed il Figlio... è la Gemma incomprensibile, ineguagliabile della Nostra eterna
Bellezza. Fissa nella sommità del Cielo, attrae a Sé tutti gli
spiriti della Mia Chiesa trionfante e coloro che sanno vivere di
Spirito in quella militante.
La Nostra Trinità, la Nostra Triplice
ed unica Natura, si fissa in un unico Splendore, in quel punto da cui
si genera tutto quanto... ed è un Eterno Essere.
Gloria al Padre, al Figlio e allo
Spirito Santo. Ti benedico in questo giorno di Luce, Io Gesù
Cristo."
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| Giotto di Bondone ‒ Cappella degli Scrovegni ‒ Padova. |
La Presentazione di Gesù al Tempio
Il 2 febbraio è il quarantesimo giorno
dal Natale e la Chiesa (quella Vera, fondata da Nostro Signore e
composta da tutti coloro che lo seguono in Spirito e Verità; ndr)
celebra la festa della Luce.
La ricorrenza è suggerita dalle parole del
santo vecchio Simeone, che si rivolge al Piccolo Gesù chiamandolo
"Luce per illuminare le genti e Gloria di Israele".
Questa festa chiude i "misteri dell'infanzia" e prepara alla celebrazione della Pasqua.
Il Cristo entra nelle strutture umane,
entra nel Tempio, si affaccia sul nostro spazio e nella nostra era,
come scrive Paolo nella Lettera agli Ebrei:
‒ «Egli è diventato partecipe del
corpo e del sangue degli uomini, suoi fratelli, rendendosi in tutto
simile a loro... Dio, in Gesù, non solo entra nel nostro spazio, ma
anche nella nostra fisicità, nella nostra miseria, nel nostro limite
e questo fino alla morte... percorre tutte le strade dell'uomo per
riscattare ed illuminare l'umanità!»
Scriverà, con poetico acume S.
Kirkegaard, che Gesù "è la punta di fuoco dell'infinito nel
finito"... e viene a purificare come il fuoco purifica;
viene in una famiglia ebraica e nelle strutture legali e rituali
umane; viene nella piccolezza della corporeità di un bambino.
Il passo di Luca, che è l'unico
evangelista che narra di questo evento al quarantesimo giorno dalla
"nascita" (ved. QUI; ndr), inizia con
un'espressione strana: "Quando venne il tempo della loro
purificazione". Di chi parla?
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| "Purificazione della Vergine" di Guido Reni. |
Per molto tempo (nei secoli; ndr) si è
pensato esclusivamente alla purificazione di Maria (tanto che questa
ricorrenza addirittura si chiamava così!) secondo un rito previsto
dal Libro del Levitico... ma questa ipotesi non ha fondamento
per quel plurale (loro). A cosa allude?
Si riferisce alla catarsi dei figli di
Levi, a quella del culto, del Tempio e del popolo israelita, così
come è presentata e auspicata da Malachia nel testo del suo libro:
"Entrerà il Signore nel suo
Tempio, purificherà i figli di Levi perché possano offrire
un'oblazione secondo giustizia. E così l'offerta di Giuda e di
Gerusalemme Gli sarà gradita".
Si attendeva dunque una visita del
Signore, tanto che il Salmo 23 chiede che siano tolti i frontali dei
pur immensi portoni del sacro Tempio; devono essere tolti per lasciar
passare l'«Immenso»: "Sollevate i vostri frontali ed entri
il Re della gloria"...
In quel giorno, però, in cui Maria e
Giuseppe vi condussero il Pargoletto per la Sua Presentazione e la purificazione di Lei, l'«Immenso»
si presentò come un qualunque bambino fra le braccia dei suoi
genitori:
‒ si attendeva l'immensamente grande
e arrivò l'immensamente piccolo: il Signore entra nella Sua Casa, ma
nella logica del nascondimento e della povertà che sottende alla
scelta dell'Incarnazione.
Dunque una Presenza semplice ed umile,
che solo i puri possono riconoscere; ed ecco Simeone ed Anna, due
vegliardi in cui si compendia tutta la speranza di Israele:
‒ le vecchie braccia di Simeone che
accolgono Gesù raffigurano la Prima Alleanza che
ha custodito l'antica Promessa e che, finalmente, incontra Colui che
la compie.
Il nome "Simeone"
significa infatti "Dio ha ascoltato"; l'invocazione
israelita è stata accolta, e il Cristo è la risposta alle attese, è
il "rilancio" della Promessa che ora, in Lui, si estende a
tutte le genti!
Alla fine del suo Vangelo, Luca (2,
22-40; ndr) ci presenta un altro giusto ‒ Giuseppe d'Arimatea ‒ il quale era "in attesa" del Regno di Dio, analogamente a Simeone che invece "attendeva" solo il 'conforto' di Israele.
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| "Giuseppe d'Arimatea depone Gesù" di Giovanni Girolamo Savoldo. |
Anche Giuseppe d'Arimatea, come il vecchio Simeone, aveva accolto
Gesù nelle sue braccia deponendolo dalla Croce e accogliendolo nel suo
sepolcro nuovo. Entrambi sono rappresentazioni dell'Israele fedele che ha
ricevuto la Promessa e che ne ravvisa il compimento.
Nell'oriente cristiano tale festa è
chiamata "Ipapante", ossia "Incontro",
e consiste proprio nell'analogia tra l'attesa (generata dalla
Promessa) e l'attuazione (generata dalla fedeltà in Dio).
Lo Spirito – che trova in Simeone un
cuore ricolmo d'attesa e di speranza – gli permette di riconoscere in
quel Bambino "qualunque" la Luce che illumina tutte le
genti, la Gloria di Israele...
Che bella questa vecchiaia di Simeone
ed Anna, che non s'è trasformata in mera rassegnazione, bensì viene
illuminata dalla Speranza che poggia su una precisa Promessa di Dio,
il cui cuore ha saputo ascoltare e custodire senza stancarsi: egli
avrebbe visto il Messia prima di vedere la morte!
Lo Spirito, dunque, permette a Simeone
di riconoscere il Cristo, di cantare la Sua lode, di
profetare! Difatti, appena Simeone ha il Bambino fra le braccia,
intona il brevissimo ed intenso canto "Nunc dimittis"
in dolce abbandono, colmo di fiducia profonda; è il canto di un uomo
che vede giunto per sé il tramonto pieno di luce, un tramonto senza
paura...
Per questo, fin dal quinto secolo, il
Cantico di Simeone è divenuto il carme della Chiesa intera, ad ogni
sopraggiungere della notte!
Egli è come una sentinella che ha
vegliato a lungo e finalmente, vedendo spuntare la luce, può andare
a dormire: non ha nulla di malinconico, il suo canto è un saluto
gioioso alla compiutasi Parola di Dio, della quale riesce a percepire
l'ampiezza e la forza...
Così Simeone diventa anche profeta,
perché coglie tutto il senso profondo che quell'Avvento di Dio, nella
debolezza, ha per l'umanità: il Messia, che appare fragile tra le
sue braccia, è Segno di Contraddizione ed è Svelamento dei
segreti dei cuori.
Dinnanzi a Lui si dovrà prendere
posizione... dinnanzi a Lui gli uomini saranno divisi tra un "no"
ed un "sì", tra l'accoglienza di questa incredibile
venuta di Dio ed il rifiuto dello Stesso, fragile e debole fino
alla Croce!
Simeone riesce a scorgere anche l'ombra
della Croce: tutto il suo breve discorso racchiude questa
consapevolezza su di essa e non solo sulle parole concernenti la
«spada» che trapasserà il cuore della Madre, la cui
allusione è certamente ricca di un'ulteriore accezione in quanto
essa, nella Scrittura, è una delle metafore della Parola di Dio (cfr. Is. 49,2; Eb. 4,12; Ef. 6,17).
La «spada-Parola» è contraddizione
alle vie mondane, ed è chiara richiesta di presa di posizione: o per
il Regno o per il mondo.
La «spada» che trafigge il cuore di
Maria, allora, non è soltanto il dolore per il Figlio rigettato e
crocefisso, ma è anche la lacerazione che la Figlia di Sion,
il popolo di Israele, sarà destinato a subire davanti alla pietra
d'inciampo, davanti al segno di contraddizione che è quel
Bambino.
Si tratta quindi della «spada-Parola»,
che dovrà sempre trafiggere il cuore della Chiesa (di cui Maria è
Madre; ndr) perché essa sia fedele alla novità del Vangelo; sarà costantemente giudizio ed inciampo per chiunque voglia percorrere vie mondane.
Il corpo ecclesiale, dunque, dovrà
fare esperienza della trafittura e dello strappo causato dalla
Parola che Cristo gli ha consegnato. Essa svela i segreti del cuore
umano e abbatte i muri difensivi dell'ipocrisia.
Il gran Segno di contraddizione che
quel Bambino avrebbe sollevato s'impernia sulla Croce che
necessita riconoscere, pur nell'apparente debolezza di Dio, come
potenza assoluta della Sua misericordia.
Allora, mediante la Croce, avverrà in
modo definitivo quella purificazione che ora è solo prefigurata in
questo ingresso del Bambino nel Tempio di Gerusalemme.
Nel racconto di Luca c'è però anche
l'altra figura, quella di Anna (nome che significa "favore di
Dio"), figlia di
Fanuel (ossia "volto di Dio"), della tribù di Aser
("sorte felice")... di lei non si dice che
attendeva, perché proclama, ancora oggi, la realtà del Messia a coloro che
aspettano.
La profetessa Anna ricevette grazia da Dio (e il suo
nome ce lo ricorda!) perché ne vide il "volto" (la
qualifica del padre) ed ha la felice ventura (termine della sua
tribù) di essere annunciatrice della Presenza che salva!
Inoltre, ella è pure icona del compito
evangelizzatore del discepolo di Cristo che, al mondo in attesa,
annuncia la Redenzione, la Liberazione dalle catene del Male, la
possibilità che la sorte cattiva, dovuta alla trasgressione del
mondo, sia capovolta dall'Amore di Dio!
Accogliamo dunque la Luce di Cristo,
accendiamo le fiaccole nella notte della storia: facciamoci anche
noi, come Simeone ed Anna, annunciatori della Sua Presenza.
Cerchiamo di essere vibranti per questo
nostro mondo: testimoni di un incontro fra l'Eterno Padre e l'uomo di tutti i
tempi... Ciò può avvenire soltanto attraverso la nostra mediazione
e la singola testimonianza profetica.
Se la comunità ecclesiale non opera in tal senso, non ha più ragion d'essere e rischia di essere una Istituzione che fatica solo per
mantenere in vita se stessa, per auto-alimentarsi...
No! Il sogno di Dio sulla Chiesa è ben
altro... essa è seme del Regno, esposta al rischio della storia,
immersa nelle sue trame, ma per rinnovarla pagandone il prezzo. Come
il suo Signore!
Relazione, adattamento e cura di
Sebirblu.blogspot.it
Fonte: clarusonline.it ‒ Cfr. anche QUI.