![]() |
| "Il Settimo Sigillo" di Ingmar Bergman - (scena della partita a scacchi con la Morte). |
Sebirblu, 25 febbraio 2026
Gutta cavat lapidem (la goccia scava la pietra) dicevano i latini, e una volta di più, vista la recente dipartita di mio figlio una decade prima del Natale scorso (ved. QUI, QUI e QUI), mi accingo a ribadire, per tutti coloro che ancora non ne avessero preso coscienza, che la morte non esiste.
È uno spauracchio inconsistente, basato sull'ignoranza e sulla credulità popolare, quello di ritenere autentico solo ciò che i nostri occhi vedono e i sensi percepiscono. Se si continua a mantenere lo sguardo verso terra non si potranno certo osservare le stelle in cielo...
D'altronde, questo terribile vuoto di sapere, che tanto dolore e lacrime porta con sé rallentando l'evoluzione delle anime "in partenza", è imputabile anche alla carenza d'insegnamento religioso trasmesso nei secoli alle genti, costrette in vincoli e divieti che ne hanno impedito il passo.
Mi riferisco alla costante opposizione della Chiesa cattolica a qualsivoglia ricerca autonoma, indirizzata verso la medianità in generale, non concedendo alcuna libertà di movimento ai devoti per preservarli dai pericoli ad essa inerenti. Questa è almeno la versione ufficiale imposta... che l'ha salvata dal perdere il potere temporale sul mondo.
Certo, i pericoli esistono (come ad esempio QUI), ma se ai bambini si insegna a maneggiare il coltello o ad attraversare la strada, non vedo perché ai figli di "Madre Chiesa" non debba essere insegnata la realtà invisibile con tutte le incognite relative.
È per questo motivo che Pietro Ubaldi (ved. QUI) lasciò l'Italia per il Brasile, non avendo trovato nella sua stessa patria l'accoglimento giusto alla sua ispiratissima "Grande Sintesi" che, invece, fu ingiustamente inserita nell'elenco dei libri proibiti «Index Librorum Prohibitorum» dall'ex Sant'Uffizio; ved. QUI.
In quel lontano paese sudamericano trovò le porte aperte, anzi spalancate da una profonda cultura dello Spirito, pronta ad accoglierlo come meritava e di cui "Nosso Lar" (la Nostra Dimora) come ho descritto QUI, ne è il meraviglioso prodotto.
Eccolo, provvidenzialmente ricomparso su You Tube, ma che consiglio di scaricare prima che lo tolgano di nuovo.
E a proposito di Pietro Ubaldi, riporto ora un commento, ricevuto dal noto medium brasiliano Francisco Cândido Xavier, detto Chico, dal suo spirito-guida Emmanuel (che, come si vede nel film, impersonò Publio Lentulo nell'antica Roma al tempo delle persecuzioni; ved. QUI, ed il prezioso pdf QUI), che anticipa mirabilmente l'estratto del grande pensatore e mistico umbro, posto in evidenza subito dopo.
Messaggio di Emmanuel
(inserito
in tutte le edizioni brasiliane)
«Quando tutti i valori della civiltà occidentale stanno svanendo in una dolorosa decadenza, è giusto che accogliamo una luce come questa, che emana dalla grande e silenziosa Voce de "La Grande Sintesi".
Nella stessa Italia che volgarizzò il sacerdozio romano, eliminando le più significative fioriture del sentimento cristiano nel mondo, in virtù del meccanismo convenzionale della Chiesa "Una Cattolica Apostolica Romana", esistono dispositivi di grande verità, restauratori del messianismo, sul sublime cammino delle grandi rivelazioni della fede.
La Parola di Cristo proietta le sue radiazioni energiche e gentili in questo momento, muovendo un potente esercito dei suoi messaggeri all'interno del laboratorio della evoluzione universale. Il momento è psicologico.
Le nostre affermazioni astraggono dal tempo e dallo spazio, in contrasto con le vostre preoccupazioni; ma il secolo che passa deve essere segnato da meravigliosi rinnovamenti della vita terrena. I contributi richiesti saranno molto importanti. Eppure un'alba radiosa succederà all'angoscia di questo crepuscolo.
![]() |
| Igor Zenin |
Qui parla la "Sua Voce", divina e dolce, austera ed oltremodo compassionevole. Nella formulazione di queste tesi, che spesso trascendono l'idealismo contemporaneo, si riflette sovranamente la Sua magnanimità, la Sua misericordia e la Sua saggezza.
Tutti gli aspetti dell'attività umana sono riuniti in questa esposizione d'inconcepibile meraviglia! Perché, mentre la ragione è di origine umana, l'intuizione è di origine divina, preludendo a tutte le conquiste dell'umanità.
La grande lezione di quest'opera è che il Signore non disprezza il vostro razionalismo scientifico, nonostante l'ingannevole veste del suo impenitente negativismo. Nella Sua misericordiosa saggezza, Egli valorizza al meglio tutti i vostri sforzi, anche i più inferiori e miserabili.
Vi avvicina al Suo cuore augusto e compassionevole, ungendovi con il Suo Amore sconfinato, rinnovando i Suoi insegnamenti dal Mare di Galilea. Vedete, dunque, che tutti i vostri progressi e tutte le vostre ondate evolutive sono previsti nel Vangelo. Tutte le vostre scienze e i vostri valori, nello scenario delle civiltà passate e nel meccanismo di quelle future, sono incarnati nella Sua Parola divina e redentrice.
La Grande Sintesi è il vangelo della scienza, che rinnova tutte le capacità della religione e della filosofia, unificandole alla rivelazione spirituale e restaurando il messianismo di Cristo, ordinamenti dell'evoluzione terrena.
Inchiniamoci davanti alla misericordia del Maestro e rendiamo grazie con cuore genuflesso per la Sua bontà. Accostiamoci a questo altare di speranza e saggezza, dove scienza e fede si uniscono in Dio.
E, mentre il vecchio mondo si prepara a grandissime prove collettive, meditiamo sull'infinito campo delle rivelazioni della Divina Provvidenza, ponendo al di sopra di ogni preoccupazione transitoria le glorie sublimi e perenni dello spirito immortale.»
Il ciclo della vita e della morte e la sua evoluzione
da
"La Grande Sintesi" pag. 339
«La morte non lede affatto il principio della vita che resta intatto, anzi continuamente ringiovanito da questo continuo rinnovellarsi. Se la natura non la teme e non la schiva è perché essa è condizione di vita e nulla si sperpera o va perduto nella sua stretta economia.
Che cosa è mai la morte? Che cosa è questa strana evaporazione di coscienza per cui in un attimo l'organismo passa dal movimento all'immobilità, dalla sensibilità alla passività inerte? Voi guardate sgomenti a quel corpo morto e gli domandate invano che renda alla vostra sensazione la Scintilla della vita spenta.
Eppure la materia è tutta lì, nel primo momento ancora intatta: vi sono tutti gli organi, i tessuti, il plasma, la "macchina" riposa completa. Manca solo la volontà dell'insieme, lo psichismo direttivo, manca il potere centrale e il complesso si affretta a sciogliersi come un esercito senza più capo, ove ogni soldato pensa ormai solo a sé stesso per aggregarsi ad altri eserciti comunque ne trovi.
L'edificio splendido crolla ed altri costruttori vicini, non importa se meno abili, corrono ad attingere materiali per i loro edifici. Tutto viene presto ripreso in un nuovo circolo, riutilizzato, e rivive al sole. Nulla può mai morire.
Solamente l'unità collettiva si dissolve nelle minori unità componenti. Vi è dunque separazione dello psichismo e un profondo cambiamento di stato nella densità energetica. Vi è in questo fenomeno qualcosa che vi ricorda altre mutazioni più semplici, come il passaggio dalla materia solida al liquido e poi al gassoso.
Vi è una perdita di mobilità, una liberazione di energia. Nulla si distrugge in natura e anche la morte «deve», per legge universale, restituire intatto lo psichismo che in quel corpo, ormai invano, cercate di rintracciare.
Non importa se ai vostri sensi e mezzi di osservazione esso sfugge nell'imponderabile. Uno psichismo animatore vi era ed ora non vi è più. Tutto l'universo, per l'ubbidienza costante alla sua Legge, vi grida che quello psichismo non può assolutamente essere andato distrutto.
Quel principio voi lo vedete in ogni momento rinascere, come dal mare rinascono le piogge che vi sono precipitate: rinascente ricco di istinti, proporzionato all'ambiente, individuato come era quando il corpo morì.
Nella morte lo vedete scomparire, nella nascita riapparire; come è mai possibile che il ciclo, come avviene per tutte le cose, non si chiuda ricongiungendo i suoi estremi? Come ciò che non muore non può esser nato, cosi ciò che era prima della nascita non può morire. Ciò che non è nato con la vita, con la vita non muore.
La logica dell'universo, la voce di tutti i fenomeni, concorde vi conduce a questa conclusione: se, come è dimostrato, nonostante il mutar della forma la sostanza è indistruttibile, se l'esistenza di un principio psichico è evidente, esso deve essere immortale, e immortalità non può essere che eternità, equilibrio tra passato e futuro, cioè reincarnazione.
Se tutto ciò che esiste è eterno, voi, se esistete, siete eterni. Nessuna cosa si potrà mai annullare. Non v'è legge o autorità umana che possa distruggere la logica e l'evidenza dei fenomeni. Sopravvivenza dello Spirito è sinonimo di reincarnazione.
O rinunciare a capire l'universo, come fa il materialismo o, se si ammette un piano, un ordine e un equilibrio come tutti i fatti affermano, è necessario seguirne la logica (non è possibile fermarsi a metà), fino alle ultime conseguenze.
Vita e morte sono i contrari che si compensano, le due spinte che fanno l'equilibrio, le due fasi complementari dello stesso ciclo. Scomparirà lo Spirito nell'indistinto di un grande serbatoio animico amorfo? Assurdo.
Quel principio non lo vedete riapparire amorfo, ma con qualità già pronte poiché si manifestano rapidamente, cioè le qualità di istinto, coscienza e personalità con cui lo avete visto scomparire. Troppo l'unità ricostruita rassomiglia all'unità distrutta, perché non possa trattarsi della stessa.
Solo cosi potete spiegarvi la prescienza dell'istinto, la gratuità della sua conoscenza, quell'apparire di capacità innate senza un apparente precedente costruttivo. Come potrebbero gli istinti, il destino, la personalità nascere dal nulla così diversi e definiti, fuori dall'universale legge di causalità?
Ma essi sono il passato che per quella legge rinasce sempre e che nessuna morte potrà mai distruggere. È assurdo e impossibile un continuo costruirsi e disintegrarsi di personalità, un passaggio dell'essere al non essere, in cui si spezzerebbe la catena di causalità che tutto prepara e tutto conserva.
E poi tutto è individuato, tutto grida «io», nell'universo. In esso non vi sono mari di inerzia, zone di vuoto. L'evoluzione non indietreggia, non demolisce mai, difende come cosa preziosa i vari frutti di tanta sua fatica.
Ed una cosi complessa unità collettiva qual è l'individualità umana, resta il più alto prodotto dell'esistenza e riassume i risultati del più grande lavoro dell'evoluzione. Potrebbe mai questa, nella sua stretta economia, permettere la dispersione dei suoi maggiori valori?
E poi, perché mai la testimonianza dei sensi delusi dovrebbe avere più forza del vostro istinto che vi dice: io sono immortale? Delle religioni, dei fenomeni medianici, della logica dei fatti, della voce concorde dell'intera umanità e dei tempi tutti che vi dicono: tu sei immortale?
Lo psichismo individuale sopravvive nelle piante, negli animali, nell'essere umano; lo sviluppo embriologico che ripete e riassume tutto il passato vissuto dimostra che nella vita è sempre la stessa matrice che continua la sua opera; questa indistruttibile sopravvivenza dell'ieri e dell'oggi, che garantisce la continuità di evoluzione, vi mostra anche una identità costante del principio d'azione.
Ma la morte non è uguale per tutti. Lo è nel corpo, non nello Spirito. Negli esseri inferiori, compreso l'uomo ai primi gradini, il centro perde coscienza e si affretta a ritrovarla, trascinato dalla corrente delle forze della vita, per rinascere di nuovo.
Questa perdita temporanea può dare loro la sensazione di quella fine di tutto che il materialismo sostiene: sensazione, non realtà.
Ma negli uomini più evoluti, entrati nella fase «A» propriamente detta dello Spirito, la coscienza non si estingue, ma ricorda, osserva, prevede e poi sceglie le prove con conoscenza. La coscienza è conquista ed è premio ad immense fatiche.»
Ed ora, per concludere, aggiungo un breve brano sullo stesso tema, scritto da un altro prestigioso autore, in arte Amadeus Voldben (Amedeo Rotondi), tratto dal suo libro:
"Lo scopo e il Significato della vita"
(pag.
119).
«Con la morte del corpo non finisce tutto. Quelli che vivono ancora nella materia, che non sono risvegliati, ma ancora dormienti, hanno solo il concetto zoologico della vita e affermano che sia la fine totale.
Muore il corpo, ma l'uomo non è soltanto corpo. Essi avrebbero ragione se l'uomo fosse soltanto corpo. L'uomo è Spirito che per il suo viaggio per le vie dei mondi, per le necessarie esperienze, si è rivestito di un corpo fisico e di un corpo animico.
Il corpo fisico è il rivestimento più grezzo, che si logora più rapidamente e, quindi, viene abbandonato. Il ciclo vitale dell'uomo sulla Terra è breve rispetto a quello che egli vive sul piano astrale e animico; è addirittura un puntino rispetto alla vita sul piano spirituale.
Questo logorio è troppo spesso accresciuto dall'insipienza dell'uomo stesso che poco conosce delle leggi della natura e meno ancora ne è rispettoso, cosicché l'esistenza naturale che dovrebbe durare oltre i cento anni, è ridotta a vecchiaia precoce per gli attaccamenti viziosi che ne determinano un carico pesante di tanti mali.
La morte non è la cessazione di tutto, ma soltanto una scena di un dramma che non ha fine. Il grande saggio Marc'Aurelio scrisse:
"Considera, dietro e d'innanzi a te, l'abisso infinito del tempo. La tua esistenza terrena è un punto appena visibile, un puntino nell'immenso fluire delle epoche, un istante fra secoli e millenni che passano e si rinnovano, simile ad un lampo che illumina e si spegne in un attimo nel corso di miliardi di anni, durante i quali civiltà sorgono e scompaiono nella vicenda dei tempi." »
•••••••••
Infine un video che mio figlio Emmanuele ha tuttora sul suo canale Youtube (QUI), che invito a visitare, se non altro per il gran lavoro che ha compiuto per risvegliare le coscienze di molti.
QUI, ha lasciato un altro canale che dedicava agli appassionati di musica mixata... era ciò che preferiva creare.
Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it
Fonti: da "I Commenti" e "La Grande Sintesi" di Pietro Ubaldi.




























