mercoledì 8 aprile 2020

Invito, Consiglio e Traccia per la Settimana Santa


Danny Hahlbohm

Sebirblu, 7 aprile 2020

Il presente articolo è dedicato a tutti coloro che, a causa della forzata segregazione domiciliare nella quale sono costretti a rimanere, non possono recarsi nelle chiese per pregare e celebrare la Pasqua di Risurrezione del Signore, né tanto meno ricevere i Sacramenti.

Va  ricordato, tuttavia, che  l'atteggiamento basilare della preghiera  dovrebbe  essere di ubbidienza, di adesione alla volontà di Dio, di armonizzazione alla Sua Legge perfetta, piuttosto che la petulanza nel chiedere immediati vantaggi materiali i quali, pur coincidendo con le singole esigenze, non è detto che rappresentino davvero il Bene spirituale di ciascuno.

Perché assumere certi contegni queruli e noiosi pretendendo di ricevere più con l'insistenza che con l'umiltà per mezzo di una lunga ripetizione vocale spesso vuota di fede ardente? L'Eterno conosce già tutto di noi, "SA di cosa abbiamo bisogno PRIMA ancora che Glielo chiediamo" (Mt. 6,8).

Il Padre ci ama. Ha tutta la premura di offrirci quello che ci serve, a patto che non sia un danno per noi. Quindi, se proprio vogliamo ridurre la preghiera ad una semplice richiesta di grazie, il miglior modo di ottenerle è meritarle.

Già avevo pubblicato un insegnamento altissimo sul giusto modo di intendere ed attuare la Preghiera, il Sacrificio e l'Elemosina onde raggiungere un corretto rapporto con Dio (ved. QUI), perciò, in questa settimana di Passione, non soltanto del Cristo, ma di tutto il Suo Corpo Mistico sofferente a causa dell'epidemia, offro ai Lettori una riflessione e una traccia per il sostentamento spirituale.

È indubbio che se il Padre permette questo flagello, ciò è sicuramente in relazione all'impenitenza, al rigetto e alla mancanza di rispetto nei Suoi confronti, che hanno raggiunto dei limiti insostenibili anche per Lui, Bontà Infinita. (Cfr. QUI).

D'altronde, si stanno compiendo le Scritture sotto i nostri occhi, e sarebbe tempo che l'umanità si "svegliasse", almeno per rendersi conto che la chiusura delle chiese in questo grave periodo di pestilenza, e soprattutto durante la Settimana Santa, è un errore gravissimo!




Ecco parte delle risposte date a «Il Giornale» (QUI) dal prof. Roberto De Mattei sulla domanda se condivide la serrata:

«No, non la condivido affatto. Il coronavirus ci pone in una situazione di emergenza, ma nelle situazioni di emergenza il ruolo dei sacerdoti è analogo a quello dei medici.

Mi spiego: i sacerdoti devono svolgere sul piano spirituale e morale quello che i medici svolgono sul piano sanitario. I sacerdoti per la cura delle anime, i medici per la cura dei corpi. I consacrati devono essere a disposizione della comunità. Gli ospedali devono essere aperti, certo, ma anche le chiese. Così come tutti i luoghi di ospitalità. (Come si vede, la pensa come Salvini! Ved. QUI).

Dunque "sigillarsi" non è cattolico?

Il problema è che la chiusura delle chiese è espressione di una certa impermeabilità spirituale, che oggi dimostrano di avere le autorità ecclesiastiche italiane e non. Chiudendo tutte le chiese, eliminando le Messe, togliendo l'acqua benedetta dalle acquasantiere, sconsigliando assembramenti di fedeli, si rinuncia alla missione delle autorità ecclesiastiche stesse.

Ma non è sempre stato così in casi come questi?

Nel 1576, quando scoppiò la peste di Milano (non quella di Manzoni), brillò la carità di San Carlo Borromeo, che si oppose ai magistrati della città che avrebbero voluto proibire le processioni e le preghiere collettive dei fedeli.

Borromeo si impuntò. E al centro della città, nel pieno della peste, si svolsero tre grandi processioni in tre giorni diversi. Il cardinale e arcivescovo della città di Milano le guidò a piedi scalzi. Questo è il modo di comportarsi dei pastori nei momenti drammatici della storia.

Ma non avere paura della morte, in questa fase, non è irresponsabile?

No, nei momenti di catastrofe naturale ‒ come questo che riguarda un'epidemia ‒ è giusto che vengano prese tutte le precauzioni possibili, ma accanto alle precauzioni indispensabili e materiali esistono anche quelle spirituali.

Una di queste è la preghiera, che deve essere pubblica. Dove non arriva la medicina, può arrivare Dio, a cui tutto è possibile. Nella storia della Chiesa, dai tempi di San Gregorio Magno ad oggi, i cristiani si sono sempre riuniti per contrastare le epidemie. Come? Invocando l'aiuto di Dio.

Non si tratta di non avere paura della morte, ma per scampare dalla morte spirituale e fisica bisogna usare anche il rimedio della preghiera.» (Cfr. anche QUI il parere di Franco Cardini su "La Stampa").




Con queste disposizioni, allora, come poter sopperire alla mancanza delle funzioni pasquali? Il momento non è facile per tutti coloro che sono abituati a frequentare le chiese e a seguirne i riti!

E  a questo punto  mi  vien facile pensare a quel  che  aveva detto don  A. M. Minutella a proposito dei Sacramenti nulli con questa Falsa Chiesa (ved. QUIQUI e QUI). Sembra quasi che il Cielo gli stia dando ragione nel consentire quanto avviene!

Sì, perché è indubbio che lo sgradevole spettacolo di adorazione della Pachamama nei Giardini Vaticani da parte di suore e frati, e addirittura fin dentro la Basilica di San Pietro, sia stata la fatidica "goccia" che ha provocato l'«IRA di DIO».

Ma, proseguendo nel tema prefissatomi, prima di inoltrarci in un maggiore e più profondo contatto con Colui che ha dato la Vita per l'umanità, è necessario (e l'attuale isolamento è propizio per questo) riflettere sul nostro stato interiore e prendere coscienza che non si può impunemente sfidare le Leggi sacrosante dell'Altissimo senza subirne poi le pesanti conseguenze.

È indispensabile quindi un sincero e sentito atto di contrizione che ci ponga nelle condizioni adatte per chiedere perdono di tutte le nostre offese al Divino Genitore e delle omissioni di soccorso verso il prossimo, prima di essere sorpresi all'improvviso dal grande shock che incombe su noi (ved. QUI e QUI).

Non deve però essere la paura dell'«inferno» o la speranza del «paradiso» a farci muovere, ma l'Amore vero, riconoscente, nei confronti di CHI per primo ci ha dato l'Esempio di cosa vuol dire AMARE senza nulla chiedere e Tutto offrire.

La vicinanza e la compenetrazione col Cristo è vitale in questi tempi di prova in cui la gente è smarrita, mentre i governi vacillano sotto il peso delle difficoltà economiche, e la "Barca di Pietro" affonda, guidata da un Falso Nocchiero che invece di condurla al porto la spinge sempre più verso gli scogli e il naufragio finale.

Avviamoci pertanto alla Mensa del Signore, preparandoci adeguatamente a riceverlo nel modo più puro possibile, tralasciando qualsiasi pensiero, parola o azione che ci richiami a terra, ma elevando lo Spirito là dove l'aria si fa rarefatta e profuma di Dio.

Visualizziamo lo scenario sublime dell'Ultima Cena. Chi non l'avesse già impressa nell'anima può affidarsi alla lettura dei Vangeli che contengono un immenso tesoro da meditare.


Jon McNaughton

È possibile così giungere all'immedesimazione dell'atmosfera spirituale che pervadeva quel luogo concentrando la propria attenzione, in particolare, sulla figura del Cristo, osservandone il pensiero, l'Amore, la passione in quell'ora, e cercando di penetrare il senso del Suo supremo Sacrificio. Ci apriremo così man mano la via alla comunione spirituale con Lui che ora qui a noi si dona.

In principio questa ascesa, il nostro graduale elevamento sarà lento e difficoltoso, perché tutto dipenderà dalla nostra purezza.

A tale circostanza, sono indispensabili la solitudine, il silenzio ed il distacco totale da tutto ciò che è terreno, sforzandosi di coadiuvare il processo di sintonizzazione con il centro intorno a cui si ruota e a cui si tende.

Per questo motivo, all'inizio, ho precisato che per il suo contenuto l'articolo è diretto in modo particolare a coloro che sono già abituati a "volare alto", a identificarsi a fondersi con le note armoniche dei Cieli.

Facciamo dunque di tutto per aprire, spalancare la nostra Anima alle radiazioni divine, lasciandocene inondare, ed accogliendone le vibrazioni nell'intimo del nostro essere.

I non esperti alle profonde immersioni spirituali non si sgomentino. Il Padre che dall'altro estremo desidera l'unione molto di più della Sua creatura, la aiuterà in questo anelito di congiunzione.

Una volta stabilito il contatto attraverso il desiderio e la preghiera, la comunione è spontanea, calma, senza scosse. Una nuova armonia dal sapor di paradiso inizierà a pervadere il nostro Spirito, dandoci la forza di superare le difficoltà delle prove e le angustie della vita.




Raggiunto il massimo stato di calma e limpidità, sempre mantenendo viva la visione dell'Ultima Cena, vedremo il Cristo elevare il pane, benedirlo, spezzarlo e offrirlo agli apostoli dicendo:

«Prendete, questo è il mio corpo».

Poi, Lo vedremo alzare il calice, rendere grazie e offrirlo ai "Dodici" dichiarando:

«Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti». (Mc. 14, 22-25).

È in quel momento che in tutta umiltà dovremmo dire come il centurione:

«Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola (e il mio servo sarà guarito ‒ Mt. 8, 5-11  e cfr. QUI) e l'anima mia sarà salvata». 

È proprio tale Fede (ed è consigliabile ripetere la frase per tre volte) che attirerà in noi la Presenza sostanziale del Cristo.

Se l'Anima avrà saputo giungere a questo punto, Dio opererà e parlerà in lei. Ed ella tacendo ammirata e rapita, si porrà in ascolto, realizzando così la preghiera perfetta.

Sarà Lui stesso che la guiderà per le vie ardue dell'esistenza se saprà perseverare nel "cibarsi" mettendo in pratica il Suo Esempio ("Io Sono il Pane della Vita; chi viene a me non avrà più fame")...

...e "soddisferà l'arsura" se berrà il Suo Sangue ("e chi crede in Me non avrà mai più sete.) Gv. 6, 35.




Rapporto chiarificatore tra «Pane‒Corpo» e «Vino‒Sangue»

Dice la Voce sublime:

Quale fu il significato di quel «pane» e di quel «vino»? Un richiamo agli umani, un richiamo rimasto incompreso agli ottusi e a coloro che volutamente alterarono la concezione.

«Questo è il Mio Corpo; questo è il Mio Sangue»: il pane non è che il risultato di una elaborazione di energie dense terrestri, il vino è il risultato di una elaborazione di energie terrestri, ma non dense, spirituali, la Sostanza ‒ l'Essenza.»

E ancora:

«Il pane offerto dall'Unigenito e il vino dallo Stesso porto ai Dodici rappresentano umanamente l'uno il cibo fondamentale, l'altro la fusione dell'acqua con l'alcol (il succo della vite), la purificazione d'acqua che innalza lo Spirito, l'Essenza.»


Conclusione

Dunque, affinché ogni essere umano possa vivere la propria vita non soltanto da un punto di vista fisico, come un bruto, è necessario che si alimenti con l'Esempio dato dal Pane‒Cristo e con la Conoscenza Vera data dal Vino‒Sangue‒Sapienza.

D'altra parte, questo simbolismo lo ritroviamo nell'emissione di acqua e sangue sgorgati dal costato di Gesù appeso alla Croce, dopo essere stato trafitto dalla lancia di Longino, che poi s'è convertito, e nelle nozze di Cana dove il Cristo ha tramutato l'acqua in vino offrendo, sotto il premuroso invito di Sua Madre, il dono della «Sostanza» essenziale agli sposi e ai commensali presenti.

Si noti come sovente nei Vangeli viene menzionata l'acqua‒corpo (di cui questo è costituito in massima parte) come base indispensabile di purificazione per ricevere poi, il vino‒sangue‒Spirito.

Infatti, la risposta del Cristo a Nicodemo (Gv. 3, 1-8) fu: «In Verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio.»

In definitiva, il CorpoPaneAcqua rappresenta l'Immanenza, mentre lo SpiritoVinoFuoco raffigura la Trascendenza, che insieme formano la Croce attraverso la quale ognuno di noi giunge alla Meta e alla Risurrezione dal giogo della materia.




Ora, ripercorrendo i punti salienti dell'intero scritto, emerge che nella drammatica situazione in cui si trova l'umanità oggi, soprattutto in questa Settimana di Passione, urge più che mai rivolgere al Cielo un appello accorato (colmando anche il VUOTO abissale della Chiesa) per la fine di questa pandemia.

La riflessione più importante, avvalendosi del gran tempo a disposizione durante il "ritiro" coatto, dovrebbe incentrarsi su quale rapporto intendiamo avere con Dio. Sarebbe ora di ripristinarlo in modo più consapevole e maturo (ved. QUI, QUI e QUI) per non aggravare ulteriormente la nostra stolta presunzione di poter fare a meno di Lui.

La titanica lotta tra il Bene e il Male è in pieno svolgimento... (ved. QUI e QUI); da che parte si schiererà ognuno di noi?


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