Sebirblu, 13 ottobre 2026
"Ciò che Dio ha congiunto l'uomo non separi."
(Mt
19,6)
«Su questa espressione la Chiesa ha fondato il proprio dogma sulla indistruttibilità del vincolo matrimoniale fra due esseri.
Qual è il Vero significato sostanziale dell'espressione? Quello che la Sacra Istituzione le ha annesso o uno infinitamente superiore?
Essa, impostando il problema del matrimonio in rapporto al senso terreno della frase, otteneva una coesione familiare, portava cioè nell'ambiente umano un'impronta inconfondibile di armonia, più che necessaria se si considera lo stato d'arbitrio, di involuzione delle masse.
Ha errato però la Chiesa, pur agendo con buone intenzioni, perché avrebbe dovuto lasciare all'espressione cristica la sua potenzialità e condurre le genti verso una maggiore sostanza ed una reale evoluzione.
Per comprendere meglio, necessita tornare ad Atlantide, quando l'umanità si trovava ancora nella prima condensazione eterica, allorché l'Eterno dette inizio alla scissione degli Spiriti "Ribelli" ‒ dopo la Caduta iniziale (ved. QUI, QUI e QUI; ndr) ‒ in «2» parti distinte, l'uomo e la donna, in maniera che nel successivo periodo chiamato adamitico, l'uno donasse (il maschio) e l'altra ricevesse (la femmina).»
(Questo brano è tratto dal 1° vol. di Scintille dall'Infinito come altri, virgolettati, che esporrò più avanti, la cui fonte verrà messa a fine articolo).
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| "Caduta degli Angeli" di Johann Peter Krafft - (Germania, 1780 - Austria, 1856) |
Questa separazione fu attuata dall'Altissimo per due ragioni precise:
1) Per l'immensa Misericordia del Padre che ha concesso ad ogni binomio d'anima di riscattare la propria colpa (più o meno pesante in base al grado di partecipazione alla Rivolta) dimezzandone il peso, pur rimanendo intatto, perché divino, il potenziale di sopportazione.
2) Affinché ogni semitermine, evolvendosi per conto proprio, potesse accelerare il percorso di risalita alla Casa del Padre, purificandosi attraverso le prove dell'esistenza mediante il saliscendi reincarnativo. (Cfr. QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI e QUI).
È evidente che per ricomporre l'intero, o Monade primaria, è necessario ritrovare quella che umanamente viene citata come "anima gemella" e non è così facile... ma, se si considera la progressiva evoluzione degli esseri, è possibile sempre incontrare, affidandosi a Dio, non necessariamente la singola controparte mancante ma, almeno, una individualità "compagna di percorso" che condivida le nostre scelte e con noi sia in sintonia spirituale. Cfr. QUI.
E questo non può accadere laddove gli interessi del mondo e gli effimeri desideri intimi offuscano la mente ingannando anche il cuore e trascinando gli esseri umani nei vortici della materia, nei palpiti infecondi degli istinti primordiali.
Per tal motivo avvengono così tante separazioni e divorzi! Perché, prima di unirsi con un eventuale partner, la nostra attenzione dovrebbe rivolgersi alla sostanza interiore, piuttosto che soltanto alla forma esterna, poiché questa... il più delle volte inganna.
Diventa necessario osservare attentamente se esistono davvero dei valori come la schiettezza, l'onestà, l'altruismo e la Fede, che ha per compagne di viaggio la Speranza e la Carità, ossia l'Amore che tutto affronta, perdona e regge...
Bisogna inoltre tener conto che due persone possono trovarsi d'accordo per un certo periodo di tempo nelle scelte e nelle visioni della vita... poi, una delle due comincia a cercare... perché le cose non la soddisfano più... e vuole sapere il "perché si vive", "che cos'è la morte" e, in definitiva, che senso può avere il succedersi degli anni che inesorabilmente volano via...
Ecco il punto di crisi... non ci si comprende più... l'uno (o l'una) è tutto preso dalla carriera, dai figli o da tutt'altre cose inerenti al mondo, mentre il compagno (a) sente nel suo intimo, prorompente, il desiderio di conoscere, di addentrarsi in quel campo spirituale che in cuor suo ha sempre percepito esistere in sé.
E così, ci si divide... si divorzia... perché la convivenza diventa impossibile per taluni. Due mondi si scontrano: lo Spirito e la materia.
Vince sempre chi per amore si adatta all'altro e, di solito, è proprio colui (o colei) che vorrebbe "spiccare il volo" verso l'Alto e che, così facendo, vi riesce pienamente col sacrificio e l'umile preghiera.
Ed ecco un profondo avallo a questo mio dire, proveniente da una "gloria" del diritto romano che nell'antica Urbe si chiamava Elio Floriano Modestino.
È stato l'avvocato Gino Trespioli ad accoglierne la voce nel suo preziosissimo ed ora introvabile testo "La Vita" (ep. 376 B), da scaricarsi QUI.
Pertanto, lo stesso Trespioli dice:
"Fortunatissimo incontro! Giacché era stato più volte in me il desiderio di interpellare un giurista veramente sommo sul tema del divorzio. E veniva proprio Modestino, l'autore della più perfetta definizione del matrimonio.
Salutatolo, gli dichiarai che sono sempre stato un fautore, salvo razionali restrizioni, del divorzio, per una vasta quantità di motivi sociali ed etici, contro i quali, superfluo è nasconderlo, non sono meno formidabili le obbiezioni."
"Discutiamo ‒ disse Modestino ‒ e poniamo ben chiaro il concetto: il divorziare è un fattore necessario oppure negativo?"
Trespioli:
"È risaputo che Elio F. Modestino col «Consortium omnis vitæ» e con l'«Individoe vitæ comunicatio» aveva affermato la monogamia e la indissolubilità del vincolo; ciò contro l'antica concezione romanistica della natura contrattuale del matrimonio, e per ciò risolvibile.
Elevato l'istituto a Sacramento, si è dimenticato che Gesù esigeva la indissolubilità del nodo fintantoché non lo si fosse dimostrato invalido per fornicazione, e la Chiesa si è basata SOLO sul principio indiretto e opposto: «Quel che il sacerdote congiunge non può essere disgiunto».
‒ Quale delle due formule, o Modestino, è secondo giustizia?"
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| Monumento dedicato al grande giureconsulto Modestino, antistante il Palazzo di Giustizia a Roma. (Ved. QUI). |
E questi risponde:
‒ Chi nel tempo fa le leggi? Gli uomini. Orbene, la legge umana va distinta da quella vitale, che proviene da Dio. Ma Dio è disconosciuto dagli uomini quando creano dei dissensi nel legame.
Questo lo si è voluto elevare a Sacramento, ma si è considerato unicamente il fatto rituale trascurando la connessione d'Anime, così che di sovente si congiungono in nome di Dio due esseri che sono in realtà disgiunti e concordi solo nella materia e nei motivi d'interesse.
E io domando: Possono lungo la via verificarsi degli squilibri? Sì. Specialmente se manca l'educazione dello Spirito; allora nascono profondi contrasti di pensiero e di azione. Fu uno dei vanti di Roma l'avere affermata la «affectio maritalis» come unica ragione del coniugio. Esaminando poi la questione dal punto spirituale, pongo alla tua analisi un quesito... Stai bene attento:
Un'unione ‒ continuò il sommo giurista ‒ può essere turbata da un'improvvisa passione di uno dei coniugi: ma se l'unione è d'anima il coniuge, che ama e sa, non deve gettar giù l'altro ma, afferratolo, educarlo, e sostenerlo con la bontà che fa tutto perdonare. [...]
E mentre nella legge evangelica sembra si affermi l'assolutismo del vincolo, si proclama: «Chi ama il padre e la madre più di Me non è degno di Me». Dunque i legami di sangue non sono in armonia con quelli animici."
Trespioli:
‒ Perciò, l'interpretazione del «Ciò che voi unirete sarà unito da Dio in cielo...»?
Risposta di Modestino:
‒ Ho detto e ripeto che, allorquando il sacerdote lega due individui, unisce cioè un maschio e una femmina, non constata né sa accertare se esista fra i due un'unione d'anime.
"E sarà a conquista della futura legislazione ispirata dalle noùri enteliche ‒ conclude il Maestro (la Purissima Intelligenza, guida di tutta l'Opera; ndr) ‒ che saprà dare all'istituto domestico le granitiche basi della Spiritualità:
‒ Non la passionalità del momento, non dei fini d'interesse materiale, ma la romana «affectio maritalis», che per tutti noi è la precisa congiunzione di due anime, sarà il motivo vero dell'unione; non il libero amore inteso brutalmente, causa di dissoluzioni capricciose mosse da interessi e da passioni; non l'adulterio e il tradimento volgari e bestiali...
Analizzate con saggezza il responso del giureconsulto, e la legge civile corrisponderà alle supreme leggi dell'armonia universale."
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Ora, tornando a noi, bisogna dire che (e riporto nuovamente un brano da "Scintille dall'Infinito"):
«Il Cristo non accennò al matrimonio ma a quell'unione che non si poteva distruggere perché voluta dall'Altissimo Padre e che si doveva e poteva compiere fra gli umani se, percorrendo le vie del tempo in purezza, avessero acquisita quella percezione che avrebbe consentito loro di individuare il termine gemello del binomio, legalizzando anche umanamente il connubio.
Sì, una legge morale, nel tempo, sconsiglia la distruzione di un focolare, ma la stessa morale sconsiglia la sua formazione quando tale unione non viene cementata dalla spiritualità, bensì provocata da diversi altri impulsi.
L'errore, quindi, non sta nello sciogliere ma nel legare, ed è proprio la Chiesa che, mentre solleva delle eccezioni per la scissione, non ne solleva alcuna per l'unione.»
E ancora:
‒ Hanno uguale significato sostanziale i termini «matrimonio» e «sposalizio»?
L'Entele (QUI il significato, al post scriptum) risponde:
«L'uomo è composto di Spirito e materia; quest'ultima è il veicolo portante il primo, che è quello vitale. È evidente che la materia deve essere sicuramente utilizzata non a scopo di godimento, di brivido, bensì al servizio del Padre, cioè per quel moto di saliscendi reincarnativo per il quale affermo «est modus in rebus».
Vi è una differenza fra matrimonio e sposalizio (o «nozze» che vi equivale), poiché Io interpreto il primo come un "contratto" in cui le due parti si offrono reciprocamente per il comune piacere o per il vicendevole sostegno nella fatica esistenziale, mentre nel secondo vi è la fusione di due Anime che capteranno l'attimo indicato dall'Eterno per un'esigenza di intimità fisiologica, ma a tempo debito, e non a rotazione continua.
Più semplicemente posso considerare il matrimonio come un'unione fisica, allorché lo sposalizio è una congiunzione spirituale e solo spirituale. Da qui la differenza dei sessi da utilizzarsi per un ben preciso scopo.»
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"La Trasformazione dell'acqua in vino" di Morgan Weistling. |
Di questo concetto, ne sono un limpido esempio le Nozze di Cana e il miracolo che ne scaturì. Eccone la descrizione entélica:
«Due esseri si uniscono armonizzandosi: "Io, Divinità, sono là, unicamente là ove le nozze chiamano a congiungersi due elementi armonici, perfettamente in sintonia. Se questo viene a mancare, non vi è più congiungimento superiore, ma umano, denso, gravoso."
Nozze: ho detto «unione di due sessi» ma sopra questi vi sono due raffigurazioni: maschio e femmina, ossia l'espressione di una umanità ai primordi. È necessario perciò che l'intero genere umano giunga ora alle vere nozze, alla fusione con l'altra metà ritrovata, ricomponendo la propria singola Unità iniziale. (Altro che Fiducia Supplicans, la benedizione alle coppie gay! Ndr).
È necessario che questa umanità si avvii rapidamente verso l'armonia, la profonda intesa, l'accoppiamento d'anima: solo allora riavrà con sé la Divinità benedicente!
Cosa avviene nel giorno delle Nozze di Cana? Il vino era terminato. Ho già spiegato il significato di vino: Essenza. (Frutto della vite, la linfa vitale equivalente al sangue; ndr).
Dice Maria: «Figlio, il vino è finito». «Che vuoi Tu, donna?» Non considera il Cristo il rapporto di filiazione, ma quello di Divinità/umanità: donna. «Che vuoi Tu donna? Non sai che il Mio tempo non è ancora giunto?»
Di quale tempo parlava il Cristo? Del tempo della maggiore azione, il tempo in cui il moto «radiazione» doveva entrare in atto. Poi, percepita la scintilla che a questo principio Lo veniva a legare, dice ai servi: «Portate delle pinte d'acqua». E Maria soggiunge: «Fate ciò che Egli vi dice».
Portate dell'acqua, portate cioè davanti a Me un elemento puro ed IO lo trasformerò in Essenza. L'acqua giunse e venne mutata in un vino migliore, vi dice Giovanni (cap. 2, 1-11), del più buono dianzi bevuto.
Ciascuna armonia umana, ciascuna energia terrena è lungi dall'avere la perfezione, la potenzialità, la capacità di ciò che dal Divino si diparte. Il migliore! E dà questo vino ai convitati.
Voi rappresentate, uomini e donne, gli sposi e le spose chiamati dal Cristo alle nozze, perché queste siano compiute, perché l'armonia venga a stabilirsi indissolubile, perché la pace possa regnare, perché l'unità ritorni e non sia più distruttibile.
Nozze: il Cristo lietamente vi ha aderito, era stato invitato. La parte di umanità che più sente l'evoluzione invoca la Sua Venuta, perché Egli la abbia a suggellare (ved. QUI; ndr) e il richiamo renda lieto il Redentore.
Ebbene, amici, siete voi pure invitati alle nozze; cercate di portare il vostro io verso la ricerca di quella parte gemella che dovrà completarvi e che sarà raggiungibile unicamente attraverso l'Opera.
Non fatevi schiavi del dogma. Sì, una legge morale impera anche fra di voi e dice che i molteplici connubi hanno impronta satanica; colui che ha voluto per arbitrio legarsi ad un'altra individualità, sappia sopportare le conseguenze di questo gesto e offrire alla Legge ogni angoscia, ogni fatica dall'unione derivante.
Ma al di là di tale fatica, ve ne sta una superiore di ricerca, di liberazione attraverso una metamorfosi, e tutto ciò vi è imposto dal dono stesso che ininterrottamente vi viene elargito.
Ho parlato di nozze. Soggiungo: quotidianamente voi assistete a questi matrimoni, e potete constatare la facilità con cui l'uno o l'altro sesso ricerchi la fusione. Ciò vi svela la profonda «insufficienza» umana.
Ogni essere dovrebbe trovare nel tempo il proprio semitermine o non congiungersi, e a questo giungerete. Le unioni sintonizzate di semi-binomi portano alla formazione iniziale dell'«unità» e alla certezza che il residuo moto evolutivo si compirà nei campi astrali, non più nel "finito".
Questo significa che ogni passionalità terrena deve essere distrutta; non congiunzioni per lussuria, per ambizione, per avidità, ma solo per amore, e l'amore nella sua sostanzialità non può che essere elargito da un termine del binomio all'altro termine che gli appartiene.
Vi conduco verso una semplicità del vivere, verso la Verità. Quale effetto porta questo ammaestramento? La necessità per ognuno di seguire la via secondo il movimento karmico che trascina, non secondo un moto umano di arbitrio che travolge!
Il karma vi condurrà nel giusto tempo, nella giusta ora, ad incontrarvi col secondo termine del binomio; la passionalità vi condurrà ad un movimento ripetuto e tortuoso che ritarderà la formazione dell'unità.»
Chiosa di Sebirblu
Per sfuggire agli inganni di questa Falsa Chiesa, che fa sentire ipocritamente «liberi» i cattolici divorziati e risposati, sottoponendo al clero «deviato» le proprie istanze di coppia «irregolare» per accostarsi all'Eucarestia, o ai conviventi "more uxorio" che si sentono "in colpa", suggerisco almeno la coerenza e l'abbandono diretto a Dio che LEGGE nei cuori e SA come rispondere a chi, con animo puro e in umiltà, a LUI si affida.
Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it
Fonte dei due volumi: "Scintille dall'Infinito" ‒ Ed. Il Cenacolo ‒ QUI.

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