giovedì 5 gennaio 2023

La Profezia di Ratzinger sulla Chiesa! Egli sapeva...



Benedictus P.P. XVI - Joseph Aloisius Ratzinger (nato il 16 aprile 1927)

Sebirblu, 5 gennaio 2023

Ripropongo questo articolo affinché si sappia che la storica "Rinuncia" di Benedetto XVI non era giustificata da "forze fisiche e spirituali venute meno", come dallo stesso diplomaticamente sostenuto, ma da una profonda consapevolezza sul destino futuro della Chiesa e il suo ineluttabile tracollo che DOVEVA compiersi secondo le Scritture.

Lui sapeva che era venuto il tempo di mettersi in disparte ‒ sebbene non abbia mai smesso di essere papa, indossando la talare bianca e non solo, o firmando, come ultimamente ha fatto, i suoi "Appunti" con le iniziali P.P. (Pontifex Pontificum, sigla che solo il Pontefice massimo può usare) ‒ proprio per dar modo agli eventi ultimi di realizzarsi in base al Disegno divino descritto da Giovanni nell'Apocalisse.

Lui sapeva... tanto è vero che in una trasmissione del 1969, presso una radio tedesca, profetizzò come si sarebbe trasformata la Chiesa istituita più di due millenni fa da Nostro Signore.




La profezia dimenticata di Ratzinger sul futuro della Chiesa
di Marco Bardazzi

Dopo una settimana dal clamoroso annuncio di Benedetto XVI è affiorato un suo significativo pronunciamento.

Una Chiesa ridimensionata, con molti meno seguaci, costretta ad abbandonare anche buona parte dei luoghi di culto costruiti nei secoli. Una Chiesa cattolica di minoranza, poco influente nella scelte politiche, socialmente irrilevante, umiliata e costretta a "ripartire dalle origini". (Cfr. QUIQUI e QUI l'ultimo mio post; ndr).

Ma anche una Chiesa che, attraverso questo "enorme sconvolgimento", ritroverà se stessa e rinascerà "semplificata e più spirituale".

È la profezia sul futuro del cristianesimo pronunciata oltre 40 anni fa da un giovane teologo bavarese, Joseph Ratzinger. Riscoprirla oggi aiuta forse a offrire un'ulteriore chiave di lettura per decifrare la strana rinuncia di Benedetto XVI, (Cfr. QUIQUI e QUI; ndr) perché riconduce il gesto sorprendente di Ratzinger nell'alveo della sua lettura della storia.

La profezia concluse un ciclo di lezioni radiofoniche che l'allora professore di teologia svolse nel 1969, in un momento decisivo della sua vita e della vita della Chiesa. Sono gli anni burrascosi della contestazione studentesca, dello sbarco sulla Luna, ma anche delle dispute sul Concilio Vaticano II da poco concluso.

Ratzinger, uno dei protagonisti del Concilio, aveva lasciato la turbolenta università di Tubinga e si era rifugiato nella più serena Ratisbona. Come teologo si era trovato isolato, dopo aver rotto con i suoi amici "progressisti" Küng, Schillebeeckx e Rahner sull'interpretazione del Concilio. 

È in quel periodo che si consolidano per lui nuove amicizie con i teologi Hans Urs von Balthasar e Henri de Lubac, con i quali darà vita a una rivista, "Communio", che diventa presto la palestra per alcuni giovani sacerdoti "ratzingeriani" oggi cardinali, tutti indicati come possibili successori di Benedetto XVI: Angelo Scola, Christoph Schönborn e Marc Ouellet.

In cinque discorsi radiofonici poco conosciuti – ripubblicati tempo fa dalla Ignatius Press nel volume "Faith and the Future" – il futuro Papa in quel complesso 1969 tracciava la propria visione sull'avvenire dell'uomo e della Chiesa.

È soprattutto l'ultima lezione, letta il giorno di Natale ai microfoni della "Hessian Rundfunk", ad assumere i toni della profezia.


Il Prof. Ratzinger nel 1966

Ratzinger si diceva convinto che la Chiesa stesse vivendo un'epoca analoga a quella successiva all'Illuminismo e alla Rivoluzione francese. "Siamo a un enorme punto di svolta – spiegava – nell'evoluzione del genere umano. Un momento rispetto al quale il passaggio dal Medioevo ai tempi moderni sembra quasi insignificante".

Il professor Ratzinger paragonava l'era attuale con quella di Papa Pio VI, rapito dalle truppe della Repubblica francese e morto in prigionia nel 1799. La Chiesa si era trovata allora alle prese con una forza che intendeva estinguerla per sempre, aveva visto i propri beni confiscati e gli ordini religiosi dissolti.

Una condizione non molto diversa, spiegava, potrebbe attendere la Chiesa attuale, minata secondo Ratzinger dalla tentazione di ridurre i preti ad "assistenti sociali" e la propria opera a mera presenza politica.

"Dalla crisi odierna – affermava – emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di frequentare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali".

Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede al centro dell'esperienza. "Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti".

Quello che Ratzinger delineava era "un processo lungo, ma quando tutto il travaglio sarà passato, emergerà un grande potere da una Chiesa più spirituale e semplificata". A quel punto molti uomini scopriranno di abitare un mondo di "indescrivibile solitudine" e avendo perso di vista Dio, "avvertiranno l'orrore della loro povertà".

Allora, e solo allora, concludeva il futuro papa, vedranno "quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto".




Ecco alcuni passi conclusivi delle dichiarazioni emesse dall'allora prof. Ratzinger:

"Io penso, anzi sono certo, che il futuro della Chiesa verrà da persone profondamente radicate nella pienezza pura della fede. (Cfr. QUI; ndr).

Non verrà da coloro che si "siedono" senza pensare al tempo che passa, o da quelli che criticano di continuo supponendo di essere pietre miliari infallibili, né da coloro che imboccano la strada più facile, che eludono l'impeto della fede, dichiarandola falsa e obsoleta, tirannica e legalistica, o evitando tutto ciò che esige, che ferisce e richiede sacrificio. 

Per esporre in modo più positivo: il futuro della Chiesa, ancora una volta come sempre, verrà rimodellato dai santi, ovvero dagli uomini i cui Spiriti vanno al di là dei semplici slogan di rito, che hanno una visione più ampia degli altri, perché la loro vita incorpora una realtà più profonda.

C'è soltanto un modo per raggiungere il vero altruismo, quello che rende l'uomo libero: per mezzo della pazienza acquisita compiendo tutti i giorni dei piccoli gesti disinteressati. Con questa attitudine quotidiana di abnegazione e solo con essa ‒ che è necessaria all'uomo per rivelargli quanto è schiavo del suo piccolo ego ‒ gli occhi si aprono lentamente.

L'umano vede solo in funzione di ciò che ha vissuto e sofferto. Se ai nostri giorni non siamo ancora molto capaci di prendere coscienza di Dio, è perché troviamo più semplice evadere da noi stessi, sfuggire alle profondità del nostro essere attraverso il senso narcotico di questo o quel piacere.

Così le nostre profondità interiori ci rimangono precluse. Se è vero che un uomo può vedere solo col cuore, allora quanto siamo ciechi!




Che  rapporto  ha  tutto  questo  col  nostro  problema?  Ebbene,  ciò  significa  che  i grandi discorsi di coloro che avallano una Chiesa senza Dio e senza fede sono solo chiacchiere vuote.

Non sappiamo che farcene di una Chiesa che celebra il culto dell'azione nelle preghiere politiche. È del tutto superfluo. E quindi si distruggerà. Ciò che rimarrà sarà la Chiesa del Cristo, la Chiesa che crede in un Dio che si è fatto uomo e che ci promette la vita oltre la morte.

Un sacerdote che è soltanto un operatore sociale può essere sostituito dallo psicologo o da un altro specialista, ma il pastore che non lo è, che non sta in disparte a guardare il gioco e a distribuire consigli, ma si mette in nome di Dio a disposizione degli uomini accompagnandoli nei loro dolori, nelle gioie, nelle speranze e nelle paure, un prete di questo tipo sarà sicuramente necessario in futuro.

Al contrario del tempo precedente, la Chiesa sarà percepita come una comunità di persone volontarie, dove ci si integra solo per libera scelta. In quanto esigua società, sarà portata molto più spesso a far appello all'iniziativa dei suoi membri.

Scoprirà senza alcun dubbio nuove forme di ministero e ordinerà al sacerdozio cristiani adatti che eserciteranno anche qualche professione. In numerose piccole congregazioni o in gruppi autonomi, l'appoggio pastorale sarà gestito in tale maniera.

Parallelamente, il ministero sacerdotale a tempo pieno rimarrà indispensabile come prima. Tuttavia, nonostante i cambiamenti che si possono desumere, l'essenza della Chiesa, pur rinnovata, avrà ancora il suo perno imperituro, ciò che è sempre stato il suo punto d'ancoraggio: la fede in un Dio Uno e Trino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, e nello Spirito Santo presente sino alla fine dei tempi. (Cfr. QUI; ndr).

Nella devozione e nella preghiera essa considererà di nuovo i Sacramenti come una lode a Dio e non come un campo di cavilli liturgici.

Avrà un cammino difficile, perché il periodo di aggiustamenti e di chiarificazione la renderà povera. La farà diventare una Chiesa dei piccoli; il processo sarà lungo e faticoso, perché dovranno essere eliminate la ristrettezza di vedute settaria e la caparbietà pomposa.

L'iter sarà particolarmente pesante, come lo è stata la via che ha condotto il falso progressismo all'alba della Rivoluzione francese, quando un vescovo poteva essere ben visto solo se metteva in discussione i dogmi o se insinuava che l'esistenza di Dio non era assolutamente certa. Si potrebbe predire che tutto questo richiederà tempo.

Ma  quando  le  prove  di  tale  periodo  risanatore  saranno  state  superate,  la nuova Chiesa più semplice e ricca spiritualmente ne uscirà grande e affermata. Gli uomini, evolvendosi in un mondo completamente pianificato, si ritroveranno estremamente soli.



Se perdono del tutto di vista Dio, percepiranno davvero l'orrore della propria povertà. Allora guarderanno il piccolo gregge di credenti con uno sguardo nuovo. Li vedranno come una speranza di qualcosa che è stata destinata anche a loro, una risposta che avevano sempre segretamente cercata.

Per me è certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Dovremo attenderci grandi sconvolgimenti. Ma sono anche certo di ciò che rimarrà alla fine: una Chiesa, non del culto politico perché questa è già morta, ma una Chiesa della fede. (Cfr. QUI QUI; ndr).

È possibile che essa non abbia più il potere dominante avuto fino ad ora, ma vivrà un rinnovo e ridiventerà la dimora degli uomini, dove troveranno la vita e la speranza nella vita eterna."

Relazione, traduzione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti: papst.pro/it
     "   : pierre-et-les-loups.net

domenica 25 dicembre 2022

La Luce avanza! Rendendo ancor più ciechi i ciechi.




Sebirblu, 25 dicembre 2022

Ripropongo nella Santa Notte magica di Nostro Signore una chicca preziosissima lasciataci da Pietro Ubaldi (ved. QUI) affinché chiunque desideri innalzarsi verso il Sublime, abbia una traccia per poterlo fare: 

‒ A ricordo del passato, una dolce Luce albeggia all'orizzonte del mondo fenomenico. Nel triste grembo della sua indifferenza, il pianeta si prepara ad accogliere, ancora una volta, la Ricorrenza Sacra che i più ormai rigettano, trattenendone soltanto il lato formale.

Il momento è solenne. L'Universo assiste alla genesi della Meraviglia suprema, maturata nel suo seno attraverso incommensurabili periodi di lenta preparazione, quasi conscio da quale sforzo titanico della Sostanza scaturisca nel suo punto culminante,  la  sintesi  massima:  la Via,  la Verità,  la Vita.

Viene alla luce il Raggio regale più mirabile e bello, in cui limpido traspare il concetto della Legge d'Amore e il pensiero dell'Altissimo.

Dio, sempre presente nel profondo delle cose, si mostra chiaramente, e la Sua strabiliante apparizione, nella fitta oscurità raggiunta dal genere umano, si avvicina alle Sue creature.

Il  cuore  e  la mente, sfioranti regioni sempre più alte, erompono  in un  inno  di  lode al Creatore; la voce si fonde nel canto immenso di tutto il Creato.

Di fronte al Mistero, nell'attimo supremo della Manifestazione, tutto diventa espansione  mistica,  l'arida  enunciazione  si  accende pervasa  dal  soffio  sublime.

Nel momento più buio della notte aleggia negli spazi un alito divino. Seguendo il cammino della Stella, la vibrazione-pensiero si illumina percorsa dall'Immenso... e si raccoglie in preghiera:




"Ti adoro, recondito Io dell'Universo, Anima del Tutto, Padre mio e Padre di tutte le cose, respiro mio e respiro di tutte le cose.

Ti adoro, indistruttibile Essenza, sempre presente, nello spazio, nel tempo ed oltre, nell'Infinito.

Padre, ti amo, anche quando il Tuo respiro è dolore perché il Tuo dolore è Amore; anche quando la Tua Legge è fatica, perché la fatica che la Tua Legge impone è la via delle ascensioni umane.

Padre, mi immergo nella Tua Potenza, in essa mi riposo e mi abbandono, alla Sorgente io chiedo l'alimento che mi sostenga.

Ti cerco nel profondo ove Tu sei, donde mi attrai. Ti sento nell'Infinito ove non giungo e donde mi chiami.

Non Ti vedo, eppure mi accechi con la Tua luce; non Ti odo, eppure sento il suono della Tua voce; non so ove Tu sia, eppure Ti incontro ad ogni passo; Ti dimentico e Ti ignoro, eppure Ti ascolto in ogni mio palpito.

Non so individuarti eppure verso di Te gravito, come gravitano tutte le cose, verso di Te, centro dell'Universo.

Potenza invisibile che reggi i mondi e le vite, Tu sei nella Tua Essenza, al di sopra di ogni mia concezione.

Che sarai Tu mai, che io non so descrivere e definire, se il solo riflesso delle Tue opere mi acceca?

Che sarai Tu mai se già mi stupisce l'incommensurabile complessità di questa Tua emanazione, piccola scintilla spirituale che tutto mi anima?

L'uomo Ti insegue nella scienza, Ti invoca nel dolore, Ti benedice nella gioia. Ma nella grandezza della Tua potenza come nella bontà del Tuo Amore Tu sei sempre oltre, oltre tutto il pensiero umano, al di sopra delle forme e del divenire, un lampo nell'Infinito.

Nel muggito della tempesta è Dio, nella carezza dell'umile è Dio; nell'evoluzione del turbine atomico, nel lancio delle forme dinamiche, nel trionfo della vita e dello Spirito è Dio.

Nella gioia e nel dolore, nella vita e nella morte, nel bene e nel male è Dio; un Dio senza confini, che tutto comprende e stringe e domina, anche le apparenze dei contrari, i quali guida ai suoi fini supremi.

E l'Essere sale, di forma in forma, anelante di conoscerTi, ansioso di una sempre più completa realizzazione del Tuo pensiero, traduzione in atto della Tua Essenza.

Io Ti adoro, supremo Principio del Tutto, nella Tua veste di materia, nella Tua manifestazione di energia; nel perenne rinnovellarsi di forme sempre nuove e sempre belle, io adoro Te, Concetto, sempre nuovo e buono e bello, inesauribile Legge animatrice dell'Universo.

Ti adoro, gran Tutto, sconfinante oltre tutti i limiti del mio Essere.

In questa adorazione mi anniento e mi alimento, mi umilio e mi accendo, nella grande Unità mi fondo, e nella grande Legge mi coordino, perché la mia azione sia sempre armonia, ascensione, preghiera, amore."



Così pregate, nel silenzio delle cose, guardando soprattutto verso il profondo che si trova dentro di voi.

Pregate con animo puro, con slancio intenso, con fede potente, e la radiazione animica, armonicamente sintonizzata con la grande vibrazione, conquisterà gli spazi.

E una voce udrete, di conforto, raggiungervi dall'Infinito.

Pietro Ubaldi 

Post Scriptum di Sebirblu

Auguro a tutti voi, gentili Lettori, un sereno S. Natale ed un migliore anno nuovo, ringraziandovi della squisita attenzione che prestate al mio blog, onorando così il mio lavoro.

Vi offro altresì, in questo speciale tempo critico, un particolare e toccante ricordo della notte di Natale 2016 nella Cattedrale di Notre-Dame de Paris, quando ancora la bellissima Basilica era intatta dalla devastazione subita. (Cfr. QUI e QUI).


Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: "La Grande Sintesi" di Pietro Ubaldi  Ed. Mediterranee

giovedì 22 dicembre 2022

Ecco la Maestosa REALTÀ dove Volano le Aquile




Sebirblu, 22 dicembre 2022

In occasione dell'imminente Santo Natale, ossia di questa ricorrenza che molti celebrano senza domandarsi di CHI siano veramente i "natali" e PERCHÉ necessiti più che mai entrare nella VERA CONOSCENZA dei fatti accaduti due millenni fa, ripropongo a voi, gentili Lettori, un articolo chiarificatore a complemento dell'altro, postato QUI tempo addietro, ma anche QUI per la posizione assunta poi dalla Falsa Chiesa. 

So che, purtroppo, lascerà molti di voi indifferenti, se non addirittura infastiditi ma, per una volta almeno, ponetegli la doverosa attenzione, perché esso non rientra affatto in uno dei soliti scritti tradizionali, adatti al periodo.  Vi accorgerete MOLTO PRESTO di quanto vi possa essere utile sapere!

Abbiamo tutti "festeggiato"  ed ancora una volta non si sa bene PERCHÉ – il giorno dell'Immacolata Concezione. (Cfr. QUI, QUI e QUI). 

Pochi, se non pochissimi, sanno che si riferisce al concepimento straordinario della Vergine Maria, non soltanto perché esente dalla Colpa d'Origine (vedere QUI, QUI e QUI) ma per la Sua nascita soprannaturale.

Ecco come i Vangeli Apocrifi (che vuol dire SEGRETI ‒ originariamente, ved. QUI e QUI e NON "FALSI" come si crede) la riportano (cfr. QUI):




La Miracolosa Nascita di Maria.

Si avvicinò il giorno della Festa delle Encenie (Riconsacrazione del Tempio da parte di Giuda Maccabeo nel 164 a.C. Ndr) e i figli di Israele, facenti parte di tutti i popoli e tribù, andavano a Gerusalemme, nel Tempio del Signore, per offrire singolarmente i propri doni.

Tra loro c'era pure Gioacchino che preparò le sue offerte da presentare al cospetto dell'Altissimo.

Ma gli si avvicinò uno scriba di nome Ruben che gli disse:

"A te non è lecito offrire doni e sacrifici nel Tempio, giacché tu non hai suscitato una discendenza in Israele. Infatti la Scrittura dice: Maledetto chiunque non abbia generato un maschio in Israele".

Gioacchino rimase grandemente umiliato a causa di quell'affronto davanti a tutto il popolo e, colmo di grande vergogna, si allontanò dal Tempio del Signore assai contristato.

NON RITORNÒ A CASA SUA, NÉ PIÙ SI FECE VEDERE DALLA MOGLIE, ma si ritirò nel deserto; si recò dai pastori che erano nei pascoli con le loro bestie, e pose la sua tenda là tra i monti per lungo tempo, CIOÈ PER CINQUE MESI.

Non volle ritornare a casa, per non essere additato con le stesse parole offensive dai suoi conterranei che erano stati presenti e che le avevano udite dal sacerdote.

Gioacchino disse tra sé: "Non discenderò di qui né per mangiare né per bere fino a quando non mi visiti il Signore Dio: mio cibo sarà la preghiera, e bevanda le mie lacrime".

Si ricordò del patriarca Abramo e come nella sua tarda vecchiaia, il Signore gli avesse dato un figlio di nome Isacco.

Rimasta a casa, sua moglie Anna innalzava piangendo due lamentazioni; diceva: "Piangerò la mia vedovanza, e poi la mia sterilità, poiché sono senza figli". Mentre piangeva, pronunciava ogni giorno questa preghiera:

"Signore Dio mio, non avendomi dato figli, perché mi hai tolto anche il marito? Ecco che ORMAI SONO PASSATI CINQUE MESI dacché io non lo vedo, non so dove cercarlo; qualora fosse già morto, certo mi curerei della sua sepoltura".

Un giorno, mentre piangeva molto amaramente, discese nel giardino di casa sua per passeggiare, e alzati gli occhi al cielo, pregava il Signore, dicendo: "Signore, Dio dei miei padri ti benedico nei secoli!




Degnati di visitare me, tua misera serva, con la misericordia salvifica, come hai visitato la madre della nostra stirpe Sara, dandole un figlio; e come hai esaudito la sua preghiera, così esaudisci anche me e guarda verso la tua ancella" [...]

Detto questo alzò nuovamente la voce gemendo, e disse al Signore: "Signore Dio, Creatore Onnipotente che hai dato prole ad ogni Tua creatura, perché escludi me sola, misera, dai doni della Tua benevolenza?

Ma tutto è possibile a Te, Signore. Restami soltanto propizio. Tu, Signore, sai che fin dall'inizio del mio matrimonio, questo io ho voluto, questo solo ho desiderato: che qualora Tu mi avessi dato un figlio o una figlia, lo avrei offerto a Te nel Tuo Sacro Tempio".

Dopo che Anna aveva detto questo, apparve improvvisamente davanti ai suoi occhi un Angelo di Dio e la confortò. Si rivolse a lei, dicendo:

"Anna, non piangere! È invece indispensabile che tu ti rallegri e gioisca, poiché l'Eterno ha esaudito la tua preghiera e ha guardato le lacrime che tu hai versato.

L'Altissimo ha infatti annuito alla tua domanda, giacché la tua stirpe sarà al Suo cospetto, e quanto nascerà da te desterà l'ammirazione di tutti i secoli, e la tua discendenza sarà celebrata in tutta la Terra". Ciò detto, l'Angelo del Signore scomparve ai suoi occhi. [...]

In quello stesso tempo, Gioacchino era relegato tra i monti in mezzo ai suoi pastori ove pascolava le greggi e un giorno, mentre era solo, gli apparve un giovane che gli disse: "Che cosa aspetti qui, e perché non vuoi tornare da tua moglie?"

Gioacchino rispose: "Ho vissuto con lei per vent'anni, ma Dio chiuse il suo utero e non mi volle dare figli da lei, perciò con dolore e vergogna sono uscito dal Tempio del Signore, dopo avere subìto dai sacerdoti la più grande ingiuria davanti a tutto il popolo.

Or dunque resterò qui con i miei armenti fino a quando Dio vorrà che io resti in questa vita. Per mano dei miei ragazzi (i suoi pastori; ndr), darò una parte ai poveri, alle vedove, agli orfani e a coloro che temono Dio.

Perché ritornare alla mia casa, io che, come indegno, sono stato scacciato con vilipendio dal Tempio del mio Signore?"


"Gioacchino" di Juan Simon Gutiérrez  1700

Dopo che disse questo, il giovane gli rispose: "Non temere, Gioacchino, e non turbarti per la mia apparizione. Io sono un Angelo del Signore, sempre davanti alla Maestà di Dio ed ho portato dinnanzi a Lui le vostre preghiere ed elemosine.

Ed ora, da Lui sono stato mandato ad annunziarti che le ha gradite. Sono apparso oggi a tua moglie Anna che piangeva e pregava e l'ho consolata.

Sappi che ti partorirà una figlia chiamata Maria e sarà benedetta dal Signore al di sopra di tutte le sante donne.

Ella infatti sarà il Tempio del Dio vivo, e lo Spirito Santo riposerà su di Lei, sicché tutti diranno che non ve n'è mai stata un'altra così; ma anche nei secoli futuri non ve ne sarà una simile.

Perciò, scendi dai monti e ritorna da tua moglie e LA TROVERAI CHE HA UNA CREATURA NEL VENTRE: infatti Dio ha suscitato in lei un germe di vita (dunque, rendi ringraziamento a Dio) e questo germe sarà benedetto, ed Ella stessa sarà costituita Madre di benedizione eterna [...]

E COME NASCERÀ MIRABILMENTE DA MADRE STERILE, così, qual Vergine incomparabile e ineffabile, GENERERÀ IL FIGLIO DELL'ALTISSIMO che sarà chiamato Gesù, il Quale conformemente al Suo nome, SARÀ IL SALVATORE DI TUTTE LE GENTI E DI TUTTO IL MONDO."

Così, quando Gioacchino raccontò la visione ai suoi pastori, essi gli dissero: "Guardati dal trascurare ancora gli ordini dell'Angelo di Dio, ma levati e partiamo. Cammineremo a lenti passi, facendo pascolare le greggi."

Mentre camminavano DA TRENTA GIORNI ed erano ormai vicini, ad Anna, che stava pregando, apparve un Angelo del Signore che le disse: "Va' alla Porta che si chiama «Aurea» e fatti incontro a tuo marito, perché egli oggi verrà da te. [...]

Ad un certo punto, alzando gli occhi, vide Gioacchino che arrivava con le sue bestie e, correndogli incontro, gli si appese al collo ringraziando Dio e dicendogli: "Ero vedova, ed ecco non lo sono più; ERO STERILE, ed ECCO HO CONCEPITO."

E ci fu grande gioia tra tutti i suoi vicini e conoscenti, tanto che tutta la Terra di Israele si rallegrò a quella notizia.


Giotto - Incontro di Gioacchino ed Anna alla Porta Aurea - (Affresco) Cappella degli Scrovegni - Padova

Come se ne deduce, e facendo qualche semplice considerazione, è impossibile dunque che vi sia stato concepimento umano normale, perché i tempi non coincidono affatto!

Per giunta, bisogna tener conto, anche se non fosse così, che l'età avanzata dei due coniugi non avrebbe permesso loro più di procreare!

A CONFERMA della validità dei testi antichi, anche se non canonici, vi è l'Ultrafanìa di cui ho reiteratamente parlato nel mio blog, ad esempio QUI.

Nei prestigiosi volumi "Scintille dall'Infinito", mai entrati in commercio per Volontà Superiore, viene riportato questo dall'Entele Maestro:

Il Mistero Maria e il Cristo

Il percepire diventa vibrazione pulsante! Venite con Me nell'immensità dei Cieli infiniti.

Come potete figurarvi i Cieli infiniti? Essi sono paragonabili agli oceani. Un movimento di colori che va all'incolore: l'incolore è lo stato di Grazia, di Luce di Sapienza. In questo luogo, che non è né alto né basso, vivono le Masse intelligenti, Intelligenze Purissime.

Quando dico "Intelligenza" non confondete ciò con l'espressione umana: Intelligenza equivale ad Entità, Individualità, Essenza Sostanziale; dicendo "Purissime" intendo dire che esse non hanno abitato la Terra.

In questo ambiente mirabile, una di queste Essenze Purissime fu chiamata da Dio, scese nel mondo, in apparenza come scendono tutti, concepita.

Analizziamo il concepimento di questo Essere. Una donna, che si chiamava Anna; l'uomo, che si chiamava Gioacchino: due individui umanamente buoni, puri secondo la Legge. Già in tarda età, essi volgevano al tramonto i loro giorni offrendo l'anima al richiamo, alla metamorfosi gloriosa.

Una voce mirabile disse: "Partorirai, Anna, una figlia a cui verrà posto il nome di Maria". Essi tremarono, prostrandosi a terra e dicendo: "Sia fatta la volontà di Colui che È".


"La Natività della Vergine" di Filippo Abbiati  (1640 - 1715)

L'INNESTO AVVENNE NON PER CONNUBIO poiché essi vissero in stato di castità, quindi il soffio dell'uomo non sfiorò la compagna: Maria nacque, per Volontà Eterna, vergine.

Anche voi siete nati, ma non vergini; su di voi grava la reincarnazione; su di Essa nessuna reincarnazione, poiché allo stato di Essenza apparteneva alle Intelligenze Pure.

PRESE DUNQUE MARIA DELLE FORME DIAFANE, perché il concepimento fu Divino. Il Seme del Genitore, che è il Principio, il Padre, la Potenza, è buttato qua e là sulle Creature che Egli segna per la Sua gestazione, non per la prolificazione della carne.

Questo è il punto scottante. La Creatura generata dall'Eterno scese nel tempo con l'impronta dell'unica Missione: doveva essere Madre Divina.

La stessa voce dell'Angelo annuncia alla Medesima il grave compito (che Ella ignorava, perché la Legge d'oblio l'aveva avvolta) secondo l'ordine dall'Alto: i genitori mai avevano raccontato circa la Sua nascita.

"Sia fatta la Tua volontà, o Signore". Maria si turbò per timore di non saper servire, non per quello di una maternità che Ella umanamente non poteva dare.

Così il Seme che l'aveva generata divenne per il mondo il Figlio; quindi Ella, mentre fu Madre,  fu figlia di cotanto Figlio: "Sono figlia di cotanta Potenza".

La porta chiusa si apre, l'intreccio è fluidicamente composto; quando dico fluidicamente intendo energie radianti e pulsanti che legano i due movimenti: sostanza definita Spirito, cioè Potenza, intreccio astrale, che può sembrare agli occhi fisici manifestazione corporea.

Tutto quello che voi conoscete circa Maria non è la realtà. Ebbe un protettore? Sì. Fu affiancata umanamente ad un individuo che era servo del Signore, un obbediente alla Legge, un'intelligenza di uomo limitatissima, che doveva solo chinarsi agli ordini che prendeva tramite l'Angelo.

Giuseppe era il mezzo che riceveva. Per intuito? No. Udiva la voce. Matrimonio? Non si compì alcun matrimonio davanti ad altare. Non ce n'era bisogno, perché Maria era sposata ab aeterno alla Sua Missione.

Maria rappresenta la Grazia che il Cristo offre all'Umanità, perché Ella è ancora sul mondo. È diventata tal quale era, cioè potenza di Spirito, Puro Spirito, Intelligenza ritornata al dominio, là dove tutti si riuniscono, là dove hanno convegno coloro che non furono toccati dalla carne.

ECCO PERCHÉ FU ASSUNTA IN CIELO! Il corpo fisico, nato non per germe fisiologico, era incorruttibile; sciolte le energie che lo formavano, si dispersero poi nell'etere, mentre l'Intelligenza Purissima ascendeva.


"L'Immacolata Concezione" di Bartolomé Esteban Murillo  1618 - 1682

Eccoci dunque arrivati alla seconda parte: la Manifestazione Cristica. L'Evento in assoluto più importante nella storia del genere umano.

"La condensazione dava una realtà evidente, che al tocco corrispondeva a carne legata a sangue. Il corpo di Gesù non aveva peso specifico, non lasciava perciò impronta sul terreno, né faceva ombra, perché, essendo la Luce, non avrebbe potuto proiettarne.

Non si sottrasse la Potenza all'incanalamento doloroso di materia. Egli raccolse i quantitativi più densi per foggiare l'intreccio corporeo che doveva servire al movimento sostanziale di tutta una massa vitale. 

Dal Principio Uno  –  Padre  –  (Periodo dei profeti, di circa 4.000 anni, fino a Giovanni Battista; ndr), 

al movimento Secondo  –  Figlio  –  viaggio di terra (Manifestazione - Cristo, pressoché di 2.000 anni; ndr), 

al movimento Terzo    Spirito Santo  –  tocco di Sapienza (Nuova Pentecoste con il Risveglio spirituale di tutta l'Umanità e l'inizio degli ultimi 1.000 anni, come riportato nell'Apocalisse; ndr).

Tre epoche dunque, tre fasi: sempre il Tre rivelatore delle energie prime e nell'Uomo il Tre sta come occhio di sole."

Chiarimento ultrafànico tratto dal libro "La Vita" di Gino Trespioli (Ep. 548), da "download-are" QUI), ricevuto tramite la signora BiceValbonesi e proveniente dal Maestro, Entità purissima (nelle etichette "La Voce")  che fu anche la Guida di tutta l'Opera. 




DIO  NON  NASCE,  MA  SI  MANIFESTA! 
Si  rende  visibile!

Che motivo avrebbe avuto la Divinità di nascere con dolori e contrazioni d'utero, quando il decreto alla disubbidienza dell'allegorica coppia adamitica fu: "Tu donna partorirai nel dolore", conseguenza della libera scelta del distacco dalla Legge?

Forse che il Cristo doveva soggiacere al frutto dell'arbitrio umano?

Evidentemente no! Solo in apparenza doveva avvenire tutto questo, mantenendo però intatta la sublime sostanza! Il testo apocrifo qui di seguito lo dimostra.


"La strada per Betlemme" di Joseph Brichey

La "Nascita" di Gesù il Cristo

Allora disse Giuseppe a Maria: «Figliola, molto hai sofferto per cagion mia. Entra e àbbiti cura. E tu, Simeone, porta l'acqua e lava i suoi piedi. E le darai da mangiare, e se di qualcos'altro avrà bisogno fa' come desidera l'anima sua».

Fece dunque Simeone ciò che gli aveva ordinato il babbo, e la condusse alla grotta, che all'entrar di Maria cominciò ad aver luce del giorno, e si illuminò quasi fosse mezzodì.

(Risulta infatti, dal Protovangelo di Giacomo (cap. IX), che Giuseppe fosse un vedovo di una certa età con sei figli: quattro maschi – Giuda, Giuseppe, Giacomo, Simeone – e due femmine – Lisia e Lidia; ndr).

Maria poi, tra sé, continuava a ringraziare e non smetteva mai. E Simeone disse a suo padre: «Padre, che pensiamo che succeda a questa fanciulla? ché tutto il tempo parla tra sé e sé».

Gli disse Giuseppe: «Non può parlar con te perché è stanca del viaggio. Perciò parla con se stessa: Ella rende grazie». E accostandolesi disse: «Alzati, signora figliola; sali nel lettuccio e riposa». E così dicendo uscì fuori.

Poco dopo Simeone lo seguì e gli disse: «Sbrigati, signor padre, vieni al più presto, ché Maria ti domanda. Molto ti desidera. Credo che il suo parto sia vicino».

Gli disse Giuseppe: «Io non mi allontano da Lei. Ma tu che sei giovane, va' celermente, entra in città e cerca una levatrice, che venga presso la fanciulla; ché molto giova la levatrice ad una donna partoriente».

Rispose Simeone: «Io sono sconosciuto in questa città; come posso trovare una levatrice? Ma senti, signor padre; io so e son certo che il Signore ha cura di lei, che Egli le procurerà una levatrice e una balia e tutto quanto le è necessario».

E mentre così parlava, ecco avvicinarsi una ragazza col seggiolone con cui soleva portar soccorso alle donne partorienti, e si stette lì ferma.

Al vederla si meravigliarono, e Giuseppe le disse: «Figliola, dove te ne vai con codesto seggiolone?».

La ragazza rispose: «Mi ha mandato qui la mia maestra, perché è venuto da lei un giovane in gran fretta a dirle: "Vieni presto ad accogliere un nuovo parto, perché una fanciulla partorisce per la prima volta". Ciò udendo, ella m'ha mandato innanzi a sé; giacché ecco, essa mi segue».


"L'Angelo appare ai pastori" di Walter Rane

E Giuseppe guardando la vide arrivare. E le andò incontro, e si salutarono a vicenda. Gli disse la levatrice: «O uomo, dove vai?».

Egli rispose: «Cerco una levatrice ebrea». Replicò la donna: «Sei tu d'Israele?». E Giuseppe: «Io son d'Israele». Ed ella gli chiese: «Chi è la fanciulla che partorisce in questa grotta?» E lui: «Maria che m'è stata data in sposa, che fu allevata nel tempio del Signore».

Precisò la levatrice: «Non è tua moglie». E Giuseppe: «Mi è stata data in sposa, ma ha concepito di Spirito Santo». Insistette la levatrice: «Questo che tu dici è vero?». Rispose Giuseppe: «Vieni e osserva».

Ed entrarono nella grotta; Giuseppe la invitò: «Va', visita Maria». E quella, volendo penetrare nell'interno della grotta, ebbe paura; perché una gran luce vi risplendeva, che non venne mai meno né giorno né notte in tutto il tempo che Maria restò là.

Disse dunque Giuseppe a Maria: «Ecco, t'ho condotto la levatrice Zachele, che ora sta fuori, dinanzi alla grotta. E per l'immenso chiarore non osa entrare, né può».

All'udir ciò Maria sorrise. E Giuseppe le raccomandò: «Non sorridere, ma sii prudente; perché è venuta per visitarti, se per caso (Tu) non abbia bisogno di medicina». E la fece entrare e quella si fermò davanti a lei.

E avendo permesso Maria d'essere osservata per lo spazio di [più] ore, la levatrice esclamò a gran voce e disse:

«Signore Iddio Grande, abbi pietà, perché mai non s'è ancor udito né visto, né sospettato che le mammelle siano piene di latte, e il nato maschietto dimostri vergine sua madre.

Nessuna polluzione di sangue è avvenuta nel nascente, nessun dolore s'è manifestato nella partoriente. Vergine ha concepito, vergine ha partorito, e dopo aver partorito rimane vergine».

Tardando la levatrice nella grotta, entrò Giuseppe; ella gli andò incontro, poi uscirono fuori entrambi e trovarono Simeone che se ne stava ritto, il quale la interrogò: «Signora, come va per la fanciulla? Può aver qualche speranza di vita?» (A quei tempi era facile trapassare di parto; ndr).

La donna replicò: «Che dici mai, buon uomo? Siedi e ti racconterò una cosa meravigliosa». E alzando gli occhi al Cielo, la levatrice disse con voce chiara:

«Padre Onnipotente, come mai ho visto un tal miracolo che mi stupisce? Quali son le mie opere, per cui son stata degna di vedere i Tuoi santi misteri, sì da far venir qui in quel momento la Tua serva e farle veder le meraviglie dei Tuoi beni, oh Signore? Che farò? Come posso raccontar ciò che ho visto?...

Entrata a visitar la Fanciulla, l'ho trovata con la faccia rivolta in su, che guardava attonita in Cielo e parlava tra sé. E suppongo che pregasse e benedicesse l'Altissimo. Accostandomi dunque a Lei le chiesi:

"Figliola, dimmi, non senti qualche dolore? Non c'è qualche punto delle tue membra ch'è dolorante?". Ma lei, quasi nulla udisse, e come un solido masso, così se ne stava immobile, guardando fissa in Cielo.

In quel momento tutte le cose si sono fermate nel più gran silenzio, con timore.




Sono cessati i venti non dando più soffio, nessuna foglia d'albero s'è mossa più, non s'è udito più rumore d'acqua, non scorrevano i fiumi, né fluttuava il mare e tutte le fonti d'acqua tacevano, non è risonata più voce d'uomini, e c'era un silenzio profondo.

Lo stesso polo in quel momento ha cessato dall'agilità del suo corso. Le misure delle ore eran quasi passate. Tutte le cose con gran timore s'eran taciute stupite, aspettanti la venuta della Maestà di Dio, la fine dei secoli.

Come dunque s'è avvicinata l'ora, è venuta fuori la virtù di Dio all'aperto.

E la fanciulla che stava guardando estasiata il Cielo è diventata come una vigna. Già s'avanzava infatti il termine dei giorni. È VENUTA FUORI LA LUCE, Colei che s'è vista averLo partorito, l'ha adorato.

Il Bambino poi, come il sole, era tutto rifulgente all'intorno, puro e giocondissimo all'aspetto; perché è apparso Pace che tutto placa. In quel momento ch'è nato, si è udita una voce di molti [Spiriti] invisibili, che dicevano all'unisono: "Amen".

E la stessa Luce ch'è nata si è moltiplicata e con il suo Splendore ha oscurato quella del sole. E si è riempita questa grotta di un'incomparabile fulgore con una soavissima fragranza.

È nata questa Luce così, come la rugiada scende dal Cielo sulla Terra. Il suo profumo è olezzante più d'ogni altro effluvio d'aromi.

Io son rimasta stupita e meravigliata, e m'ha invasa la paura : guardavo infatti cotanto Splendore della Luce nata. Questa stessa Luce poi, a poco a poco, CONCENTRANDOSI, SI È FATTA SIMILE A UN BAMBINO; e subito s'è prodotto un infante come sogliono i bimbi nascere.

Ho preso allora coraggio, mi son chinata, l'ho toccato, e l'ho preso su nelle mie mani con gran timore, e mi son spaventata perché NON C'ERA PESO IN LUI come d'uomo nato.

E l'ho guardato, e NON C'ERA OMBRA DI IMBRATTO; ma era come nella rugiada dell'Altissimo Iddio tutto nitido nel corpo, leggero a portare, magnifico a vedere.

E mentre mi meravigliavo oltremodo che non piangesse come sogliono piangere i bambini appena nati, e lo tenevo guardandoLo in volto, Egli mi ha sorriso, con un giocondissimo riso, e aprendo gli occhi m'ha fissata acutamente, e subito una gran Luce è uscita dai suoi occhi come un gran lampo».


"La Nascita di Gesù" di James Seward Immanuel

Simeone all'udir ciò rispose: «O beata donna, che sei stata degna di vedere e testimoniare questa nuova visione e santità! E io son felice d'aver ciò udito, benché non abbia visto, ma ho tuttavia creduto».

Riprese la levatrice: «Ho da manifestarti ancora una cosa meravigliosa che tu ne stupisca».

E Simeone: «Manifestala, o signora, perché gioisco all'udire queste cose».

Ella gli disse: «Nel momento in cui ho preso il Bambino nelle mie mani, l'ho visto avere un corpicino pulito e non imbrattato, come sogliono con sudiciume nascere gli uomini. E ho pensato in cuor mio, se per caso altri feti non fossero rimasti dentro la matrice della fanciulla...

Subito ho chiamato Giuseppe e gli ho dato il bimbo nelle mani. E mi sono accostata alla fanciulla e l'ho toccata e l'ho trovata monda di sangue. Come riferire? Che cosa dire? Non trovo il bandolo! Non so come raccontare tanto Splendore del Dio Vivente.

Ma tu, o Signore, mi sei testimone, che l'ho toccata con le mie mani, e ho trovato questa fanciulla che ha partorito, vergine nel parto, ma anche... dal sesso d'un uomo maschio.

In quel momento ho gridato a gran voce e ho glorificato Iddio, e son caduta sulla mia faccia e l'ho adorato. Dopo sono uscita fuori. E Giuseppe ha avvolto il Bambino nelle fasce e l'ha deposto nella mangiatoia».

Estratto da: "Vangeli apocrifi", a cura di Giuseppe Bonaccorsi, vol. I° - Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1948




Conclusione

Come si vede, gentili Lettori, ecco la differenza tra le due "nascite".

L'una relativa alla Vergine Maria, concepita per intervento Superioreossia senza congiunzione umana, conclusasi poi normalmente e soggetta, come tutti, alla Legge d'oblio, con l'alta Missione di Madre-Spirito non solo per Suo Figlio e Suo Dio ma per tutti noi:

Ricordiamoci le parole emesse dal Cristo sulla Croce rivolte a Maria e a Giovanni apostolo:  "Donna,  ecco tuo Figlio",  e rivolto a Giovanni  "Figlio ecco tua Madre".
(Gv. 19, 26-27), ved. anche QUI.

Eredità sublime! Giovanni rappresentava l'Umanità intera che avrebbe dovuto riconoscere Maria come Madre, mentre a Lei, nel contempo, veniva affidato tutto il genere umano affinché ne fosse l'Ispiratrice e la Guida.

L'altra "nascita" invece, quella di Gesù, non verificatasi come parto d'utero, e quindi non classificabile con il termine di "Natività" ma come "Manifestazione Divina", fu RAGGIO UNICO, DIO STESSO, condensatosi in forma apparente, per riscattare l'Umanità dal vicolo cieco nel quale si era immessa, e riportarla a Casa.

Nonostante tutto ciò... "Nel mondo degli umani – dice l'Entele Maestro – l'eredità del Cristo va scomparendo. Pochi sono quelli che ancora la posseggono; su quei pochi cade la Scintilla animatrice."

Gesù infatti disse: «Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc. 18, 8).

Relazione adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it