sabato 15 agosto 2020

Il Sublime ed Ultimo VOLO della COLOMBA BIANCA





Sebirblu, 15 agosto 2020

La mia voce in questo inusuale agosto è rivolta ai "LIBERI", a tutti coloro che, pur rimanendo centrati col cuore, con la mente e con l'indomita forza interiore alla parabola cristica e al suo incommensurabile splendore, sono andati oltre le fasciature della prima infanzia spirituale e necessitano perciò, come dice San Paolo, di cibo più consistente per proseguire ed accelerare lo slancio verso l'Alto.

E mentre il mondo è in tutt'altre cose invischiato e sospinto, senza sapere di trovarsi lungo un fiume in piena dove vortici e mulinelli possono ghermirlo all'improvviso, altri, pochissimi in verità, hanno raggiunto, dopo lotte ed affanni indicibili, una Terra sconosciuta che li nutre e li ripara dai venti tempestosi... quasi un sogno.

Questa Terra rigogliosa e rassicurante offre i suoi frutti a chi riesce a svincolarsi dalle pastoie materiali e ad elevarsi a più alte vibrazioni, raggiungendo una Consapevolezza nuova che, SOLA, può affrancarlo da riti e dogmi ‒ non per disdegnarli ma per con-prenderli ‒ andando oltre a questi, per vivere SEMPRE, seppur nella vita di tutti i giorni, in comunione con Dio mettendo in pratica l'insegnamento e l'Esempio datoci dal Cristo.

Se scrivo questo, è per puntualizzare e chiarire ancora una volta che se ci si innalza sopra la foschia che limita l'orizzonte a valle, là dove l'aria si fa più rarefatta, si potrà cogliere senza alcun dubbio il dispiegarsi del VERO con gli occhi dello Spirito che ‒ come ha detto Gesù ai suoi ‒ ci svelerà la VERITÀ tutta intera!

Perciò, dal momento che oggi si celebra la Festa della Vergine Assunta in Cielo (prego chi volesse smettere di leggere proprio ora, di fare un piccolo sforzo e vedere almeno quello che ho da dire) devo specificare alcune cose che normalmente non si dicono.

L'Assunzione di Maria, come l'Ascensione di suo Figlio, ha potuto aver luogo, come ho già ampiamente detto QUI, QUI e QUI, perché l'organismo che la racchiudeva era costituito da energie spirituali purissime non avendo Ella partecipato alla "Rivolta Iniziale" delle entità che seguirono Lucifero (ved. QUI, QUI e QUI).

L'unica differenza tra le due Manifestazioni prodigiose sta nel fatto che l'Assunzione in anima e corpo avvenne tramite un intervento angelico, mentre Gesù, essendo Lui stesso Dio, operò da Sé medesimo elevandosi verso il Padre nell'Ascensione gloriosa.

Ricordiamoci che il "marchio" tutt'ora incombente su tutta l'umanità è la morte fisica, alla quale la Madre ‏‒ essendo un Serafino ‒ non poteva, per il motivo sopra detto, soggiacere, così come non ha vissuto il travaglio e nemmeno i dolori da parto nel dare al mondo il Figlio Redentore. (Cfr. anche QUI).


"L'Assunzione di Maria" di Anthonis Sallaert

Dice Maria alla mistica Valtorta il 18 dicembre 1943:

«Come entrai in estasi alla nascita del Figlio, nel rapimento in Dio che mi prese in quell'ora, tornando poi presente a me stessa e alla Terra col mio Bambino fra le braccia, così la mia impropriamente detta "morte" fu un altro rapimento in Dio.

Fidando nella promessa avuta nello splendore del mattino di Pentecoste, io pensavo che l'avvicinarsi del momento della venuta ultima dell'Amore, per rapirmi con Sé, dovesse manifestarsi con un aumento del fuoco d'amore che sempre mi ardeva. Né feci errore.»

E ancora Ella dice l'8 e il 15 luglio 1944:

«Un'estasi fu il concepimento del Figlio mio. Una più grande estasi il darlo alla luce. L'estasi delle estasi il mio transito dalla Terra al Cielo.

Soltanto durante la Passione nessuna estasi rese sopportabile l'atroce mio soffrire.

La casa, da dove fui assunta al Cielo, era una delle innumerevoli generosità di Lazzaro per Gesù e la Madre sua. La piccola casa del Getsemani, presso il luogo della sua Ascensione.

Inutile cercarne i resti. Nella distruzione di Gerusalemme ad opera dei romani fu devastata e le sue rovine furono disperse nel corso dei secoli».

Ed ecco come descrive l'Assunzione la Vergine stessa il 18 Aprile 1948:

«Io morii?

Sì, se si vuol chiamare morte la separazione della parte eletta dello Spirito dal corpo.
No, se per morte si intende la separazione dell'Anima vivificante dal corpo, la corruzione della materia non più alimentata da questa, lo spasimo della morte e la lugubrità del sepolcro.

Come morii, o meglio ancora, come trapassai dalla Terra al Cielo? Prima con la parte immortale, poi con quella peribile. Come era giusto per Colei che non conobbe macchia da colpa.

Quella sera, già s'era iniziato il riposo sabbatico, parlavo con Giovanni. Di Gesù. Delle cose sue. L'ora vespertina era piena di pace. Il sabato aveva spento ogni rumore di opere umane. E l'ora spegneva ogni voce d'uomo o di uccello. Soltanto gli ulivi intorno alla casa frusciavano al vento della sera, e sembrava che un volo d'angeli sfiorasse le mura della casetta solitaria.


"Giovanni e Maria" di William Dyce (1806–1864)

Parlavamo di Gesù, del Padre, del Regno dei Cieli. Parlare della Carità e del Regno della Carità è accendersi del fuoco vivo, consumare i serrami della materia per liberare lo Spirito ai suoi voli mistici. E se il fuoco è contenuto nei limiti che Dio mette per conservare le creature sulla Terra, al Suo servizio, vivere ed ardere si può, trovando nell'ardore non consumazione ma completamento di vita.

Ma quando Dio toglie i limiti e lascia libertà al Fuoco divino di investire ed attirare a Sé lo Spirito senza più misura, allora Questi, a sua volta rispondendo senza misura all'Amore, si stacca dalla materia e vola là dove l'Amore lo sprona ed invita. Ed è la fine dell'esilio e il ritorno alla Patria.

Quella sera, all'ardore incontenibile, alla vitalità senza misura del mio Spirito, si unì un dolce languore, un misterioso senso di allontanamento della materia da quanto la circondava, come se il corpo si addormentasse, stanco, mentre l'intelletto, ancor più vivo nel suo ragionare, si inabissava nei divini splendori.

Giovanni, amoroso e prudente testimone di ogni mio atto da quando mi era divenuto figlio d'adozione, secondo il volere del mio Unigenito, dolcemente mi persuase a trovare riposo sul lettuccio e mi vegliò pregando.

L'ultimo suono che udii sulla Terra fu il mormorio delle parole del vergine Giovanni. Mi furono come la ninna-nanna di una madre presso la culla. E accompagnarono il mio Spirito nell'ultima estasi, troppo sublime per essere detta. Lo accompagnarono sino al Cielo.

Giovanni, unico testimone di tale mistero soave, da solo mi compose, avvolgendomi nel manto bianco, senza mutarmi veste e velo, senza lavacri e imbalsamazioni.


"L'apostolo Giovanni" di Pieter Paul Rubens (1577-1640)
Lo Spirito di Giovanni, come appare chiaro dalle sue parole del secondo episodio di questo ciclo che va dalla Pentecoste alla mia Assunzione, già sapeva che non mi sarei corrotta, ed istruì l'apostolo sul da farsi.

Ed egli, casto, amoroso, prudente verso i misteri di Dio e i compagni lontani, pensò di custodire il segreto e di attendere gli altri servi di Dio, perché mi vedessero ancora e, da quella vista, trarre conforto e aiuto per le pene e le fatiche della loro missione. Attese, come fosse sicuro della loro venuta. Ma diverso era il decreto di Dio.

Buono come sempre per il Prescelto. Giusto come sempre per tutti i credenti. Appesantì a lui le palpebre, perché il sonno gli risparmiasse lo strazio di vedersi rapire anche il mio corpo. [...]

Quando dagli Angeli fui tratta dalla casetta, già il mio Spirito era tornato in me?

No. Lo Spirito non doveva più ridiscendere sulla Terra. Era, adorante, davanti al trono di Dio.

Ma quando la Terra, l'esilio, il tempo e il luogo della separazione dal mio Uno e Trino Signore furono per sempre lasciati, lo Spirito tornò a splendere al centro dell'Anima mia, traendo l'organismo dalla sua dormizione, onde è giusto dire che fui assunta in Cielo in Anima e corpo, non per capacità mia propria, come avvenne per Gesù, ma per aiuto angelico.

Mi destai da quella misteriosa e mistica dormizione, sorsi, volai infine, perché ormai il mio fisico aveva conseguito la perfezione dei corpi glorificati. E amai.

Amai il mio ritrovato Figlio e mio Signore, Uno e Trino, lo amai come è destino di tutti gli eterni viventi».


"Apparizione del Cristo alla Vergine" ‒ Guercino (1591-1666)

La conferma arriva dalle parole di Gesù a Maria Valtorta il 5 gennaio 1944:

«Io sono uscito dal Sepolcro senz'altro aiuto che il Mio Potere. Maria (Sua Madre: ndr) venne a Me, a Dio, al Cielo, senza conoscere il sepolcro col suo orrore di putredine e di lugubrità.

È uno dei più fulgidi miracoli di Dio. Non unico, in verità, se si ricordano Enoc ed Elia, che, perché cari al Signore, furono rapiti alla Terra senza conoscere la morte e trasportati altrove, in un luogo noto a Dio solo e ai celesti abitanti dei Cieli.

Giusti erano, ma sempre un nulla rispetto a mia Madre, inferiore, in santità, solo a Dio. Per questo non ci sono reliquie del corpo e del sepolcro di Maria. Perché Maria non ebbe sepolcro, e il suo corpo fu assunto in Cielo».

Concludo con un ineffabile messaggio che l'Ultrafanìa (ved. QUIQUI) ci regala.

Aleggia nei Cieli infiniti un'ineguagliabile armonia; è suono di prece che si diparte per voi dalla Madre/Spirito. Frementi di fronte a cotanto Amore e in tremore ansioso raccogliete il superbo dono.

«Fui Ancella. Donna fui chiamata da Colui che non fu partorito perché Raggio che portava nel mondo il Verbo Divino!

Ai piedi della Sua Croce raccolsi l'eredità divina che in Giovanni Mi faceva Madre dell'Umanità.

Come potete intendere il Mio soffrire di Madre per le vostre pene e le vostre fatiche se non sapete intendere la pena e la fatica del fratel vostro?

Cessate dal distruggere il divino legame col quale Egli vi ha uniti, cessate dal sottrarvi al Suo sublime abbraccio.

Amatevi e servite: così Mi troverete ai piedi del Padre che vi attende! Siete da sempre nel Suo Cuore, come lo è l'Infinito tutto ove il palpito universo è Amore!

                                                                                                                                  Maria

Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Estratti dagli "Scritti di Maria Valtorta" (QUI)

e da "Scintille dall'Infinito" Vol. 1° pag. 21

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