sabato 8 gennaio 2022

Contro il sopruso inaudito... "NON ABBIATE PAURA!"


 
...folle oceaniche ad ascoltarlo, 44 anni fa... (ved. QUI e QUI)


Sebirblu, 7 gennaio 2022

In questi tempi drammatici per l'Italia e per il mondo, in cui i popoli sono attanagliati dalla paura, dallo sconforto e dalla precarietà del futuro sempre più fosco secondo la narrazione comune, oltre all'importanza della Fede vera, come ho descritto QUI, necessita potenziare la Speranza di cui disponiamo tutti, anche senza saperlo.

Molte volte nei miei scritti ho asserito che siamo piccole Scintille divine, Monadi ad immagine e simiglianza di Dio, create e scaturite da Lui in un'immensa emanazione d'Amore e perfettamente libere di pensare, agire e decidere in concordanza con la Legge Universale.

Come parti infinitesimali dell'Altissimo e pur nella nostra relatività, siamo dotati anche noi, per conseguenza, di quelle prerogative che Lo caratterizzano, chiamate appunto "Virtù Teologali": ossia la Fede, la Speranza e la Carità (o Amore) le quali, sebbene "sminuzzate" e parziali come lo sono una briciola rispetto al pane o una goccia d'acqua rispetto all'oceano, possono servirci per il nostro e l'altrui Bene.

Qualcuno in questo momento sussulterà sulla sedia a sentire queste affermazioni, ma tempo verrà, e sarà molto presto, che finalmente lo Spirito di Verità sarà palese a tutti e ognuno si renderà conto che i "lacci" imposti nei secoli dalla Chiesa non servivano ad altro che a nutrire i fedeli ancora "bambini",  inadatti per ricevere il cibo "solido" destinato agli "adulti", come ha spiegato Paolo di Tarso in 1Corinzi 3.

La Chiesa, infatti, ancora oggi sostiene che la Fede, la Speranza e la Carità vengano "infuse" da Dio nell'anima al momento del Battesimo (cfr. QUI e QUI, il Catechismo Maggiore di Pio X), ma allora, tutti coloro che nel mondo non sono battezzati, perché non cristiani, ne sono privi?

Vediamo di fare un po' di chiarezza, una piccola digressione necessaria come base per non far spegnere in noi la Speranza che sola può sostenerci in questo duro tempo di prove.


"Le tre Virtù Teologali: Fede Speranza e Carità" di Clement-Louis-Marie-Anne Belle

Innanzitutto, come ho spiegato QUI, l'Essere, letteralmente partorito da Dio come Spirito purissimo, aggregandosi per sua volontà a Lucifero, iniziatore della tragica ribellione che ha causato la Caduta di innumerevoli Entità intelligenti, ha cominciato ad involversi nelle energie che vieppiù diventavano sempre più dense e pesanti, fino a relegarlo nell'involucro corporeo di materia primordiale: il "Periodo Adamitico". (Cfr. QUI, QUI e QUI).

Perciò, da quanto detto, l'essere umano è il risultato finale di tale rivolta, costituito da uno Spirito, dall'Anima ‒ che è la psiche ‒ e da un Corpo fisico che gli permette di evolversi attraverso l'«esame della vita» per riguadagnare il proprio posto nei Cieli.

È lo Spirito dunque, particella divina, che ha in sé da sempre le peculiari tre Virtù del Padre: Fede, Speranza e Carità, le quali giacciono "imprigionate" dentro di Esso, nell'oblio e nella inconsapevolezza della propria Origine.

L'equivoco nasce da quando la bimillenaria Istituzione, dando l'ostracismo ai primi Padri della Chiesa, come Origene, NON ha accettato la "preesistenza delle anime", dichiarando che ciascuna di esse è creata da Dio al momento della nascita di ogni bambino in quanto "creatura umana", non Spirito macchiatosi della disobbedienza a Lui e, così, necessitante di purificazione sulla Terra.

Ecco il motivo per cui è stato asserito che le tre Virtù Teologali vengono "infuse" tramite l'azione dello Spirito Santo durante il Battesimo.

C'è da aggiungere a tal proposito che, come riportato dai Vangeli, Giovanni Battista chiamava le folle a pentirsi dalle vecchie colpe compiute sotto la Legge Mosaica (legge del Taglione dell'occhio per occhio e dente per dente ‒ Levitico 24, 19-20) per poi esserne "lavate" con l'immersione nel fiume Giordano.



"Predicazione di Giovanni Battista" di Mattia Preti (1613-1699)


Tale purificazione era necessaria per accogliere la Nuova Legge d'Amore e di Perdono portata dal Cristo che, per questo, abbisognava di una scelta personale e consapevole sostenuta dalla ragione: ecco perché il Primo a darne l'Esempio fu proprio Gesù a trent'anni compiuti!

Il Battesimo che impartisce la Chiesa ai neonati, dunque, è soltanto un esorcismo contro Satana e una promessa fatta da padrini e madrine di rinuncia allo stesso e di impegno ecclesiale detto "officium" a sostenere il loro protetto durante la crescita spirituale.

Riprendendo quindi il filo del discorso, la Speranza insieme alla Fede e alla Carità non sono unicamente appannaggio esclusivo dei battezzati in ambito cristiano, ma patrimonio acquisito dal Divino Genitore in quanto Figli da Lui Stesso partoriti.

E qui arriviamo al punto. Se in questi tempi d'angoscia e di sopruso (specialmente in Italia) molta gente si abbandona alla depressione o all'avvilimento per le dure ed ingiuste restrizioni causate dalla cosiddetta pandemia in corso, ciò è dovuto alla inconsapevolezza di avere in se stessi come Spirito, la forza per affrontare qualsiasi avversità, con la Speranza, la Fede e l'Amore che ci contraddistinguono come figli di Dio. 

Forza che invece il prof. Alessandro Meluzzi ha pienamente trovato, visto come incoraggia gli italiani in questo video.





Per poter entrare nella piena Coscienza del proprio Sé divino occorrono determinati passi obbligati che a più riprese ho specificato nei miei post: QUI, QUI, QUI e QUI ma, se non dovessero bastare, ci penserà l'Eterno Padre con l'imminente "scossone" planetario dell'«Avvertimento» (ved. QUI, QUI e QUI)  in modo che tutti si possano infine "svegliare". 

La "piccola digressione" annunciata poc'anzi, stranamente mi ha portato verso il Battesimo, per poi accorgermi che proprio domenica 9 gennaio si celebrerà quello ricevuto da Nostro Signore... un "caso"?... forse... ma lo Spirito soffia dove vuole...




Ed è proprio il medesimo Spirito ad indurmi, ora, a pubblicare il 34° capitolo del magnifico libro-intervista di Giovanni Paolo II "Varcare la Soglia della Speranza" scritto dal grande Pontefice rispondendo alle domande di Vittorio Messori.

Per non avere paura

«Quando il 22 ottobre 1978 pronunciai in piazza San Pietro le parole «Non abbiate paura!», non potevo rendermi del tutto conto di quanto lontano avrebbero portato me e la Chiesa intera.

Il  loro  contenuto  proveniva  più  dallo  Spirito  Santo,  promesso  dal  Signore  Gesù agli apostoli come Consolatore, che dall'uomo che le pronunciava. Tuttavia con lo scorrere degli anni, le ho ricordate in varie circostanze.

L'esortazione «Non abbiate paura!» va letta in una dimensione molto ampia. In un certo senso, era un'esortazione rivolta a tutti gli uomini, un'esortazione a vincere la paura nell'attuale situazione mondiale, sia in Oriente sia in Occidente, tanto al Nord quanto al Sud.

Non abbiate paura di ciò che voi stessi avete creato, non abbiate paura nemmeno di tutto ciò che l'uomo ha prodotto e che sta diventando ogni giorno di più un pericolo per lui! Infine, non abbiate paura di voi stessi!

Perché non dobbiamo avere paura? Perché l'uomo è stato redento da Dio. Mentre pronunciavo tali parole in Piazza San Pietro, avevo già la consapevolezza che la prima enciclica e tutto il pontificato avrebbero dovuto essere legati alla somma Verità della Redenzione.

In essa si trova la più profonda affermazione di quel «Non abbiate paura!»: «Dio ha amato il mondo! Lo ha amato tanto da dare il Suo Figlio Unigenito!» (Cfr. Gv. 3, 16). Questo Figlio permane nella storia dell'umanità come Redentore.




La Redenzione pervade tutta la storia dell'uomo, anche quella prima di Cristo, e prepara il suo futuro escatologico. È la Luce che «splende nelle tenebre e che le tenebre non hanno accolto» (cfr. Gv. 1, 5). La Potenza della Croce di Cristo e della Sua Risurrezione è più grande di ogni male di cui l'uomo potrebbe e dovrebbe aver paura.

A questo punto bisogna ancora una volta tornare al Totus Tuus. Nella sua precedente domanda (il Papa rivolto a Messori), lei parlava della Madre di Dio e delle numerose rivelazioni private che hanno avuto luogo specialmente negli ultimi due secoli.

Ho risposto raccontando in quale modo la devozione mariana si sia sviluppata nella mia storia personale, a partire dalla mia città natale attraverso il santuario di Kalwaria fino a Jasna Góra. Jasna Góra è entrata nella storia della mia patria nel secolo XVII, come una specie di «Non abbiate paura!» pronunciato da Cristo per bocca di Sua Madre.

Quando il 22 ottobre 1978 assunsi l'eredità romana del Ministero di Pietro, senza alcun dubbio avevo profondamente impressa nella memoria, prima di tutto, questa esperienza mariana nella mia terra polacca.

«Non abbiate paura!» diceva Cristo agli apostoli (cfr. Lc. 24, 36) e alle donne (Mt. 28, 10) dopo la Risurrezione. Dai testi evangelici non risulta che destinataria della raccomandazione sia stata la Madonna. Forte della sua fede ella «non ebbe paura»; il modo in cui Maria partecipa alla vittoria di Cristo io l'ho conosciuto innanzitutto dall'esperienza della mia nazione.

Dalla bocca del cardinale Stefan Wyszyńki sapevo pure che il suo predecessore, il cardinale August Hlond, morendo, aveva pronunciato queste significative parole: «La vittoria, se verrà, verrà per mezzo di Maria». Durante il mio ministero pastorale in Polonia sono stato testimone del modo in cui quelle parole andavano realizzandosi.

Mentre entravo nei problemi della Chiesa Universale con l'elezione a Papa portavo con me una simile convinzione: che, cioè, anche in questa dimensione universale, la vittoria, che verrà, sarà riportata da Maria. Cristo vincerà per mezzo di Lei, perché Egli vuole che le vittorie della Chiesa nel mondo contemporaneo e in quello futuro siano unite a Lei. (Cfr. QUI; ndr).


"La Signora di Fatima" di Howard David Johnson

Avevo, dunque, quella convinzione, anche se allora sapevo ancora poco di Fatima. Presentivo, però, che c'era una certa continuità, a partire da La Salette attraverso Lourdes, fino a Fatima. E, nel lontano passato, la nostra polacca Jasna Góra.

Ed ecco il 13 maggio 1981, allorché venni colpito dal proiettile dell'attentatore in piazza San Pietro, non badai da principio al fatto che quello era proprio l'anniversario del giorno in cui Maria era apparsa ai tre fanciulli a Fatima, in Portogallo, rivolgendo loro quelle parole che, con la fine del secolo (ma soprattutto ora; ndr), sembrano avvicinarsi alla loro attuazione.

Con tale evento il Cristo non ha forse detto, ancora una volta, il Suo «Non abbiate paura!»? Non ha ripetuto al Papa, alla Chiesa e, indirettamente, a tutta la famiglia umana queste parole pasquali?

Sul finire del secondo millennio, abbiamo forse più che mai bisogno delle parole del Cristo Risorto: «Non abbiate paura!». Ne ha necessità l'uomo che, anche dopo la caduta del comunismo, non ha cessato di temere e che, in verità, ha molte ragioni per provare dentro di sé un simile sentimento.

Ne hanno necessità gli stati che sono risorti dopo la caduta dell'impero comunista, ma anche quelli che hanno assistito a questa esperienza dall'esterno.

Ne hanno necessità i popoli e le nazioni del mondo intero. Occorre che nella loro coscienza riprenda vigore la certezza che esiste Qualcuno che tiene in mano le sorti di questo mondo che passa; Qualcuno che ha le chiavi della morte e degli inferi (cfr. Ap. 1, 18); Qualcuno che è l'Alfa e l'Omega della storia dell'uomo (cfr. Ap. 22, 13), sia di quella individuale che di quella collettiva.

E questo Qualcuno è Amore (cfr. 1Gv. 4, 8 e 16): Amore fatto uomo, Amore crocifisso e risorto, Amore incessantemente presente tra gli uomini. È Amore eucaristico. È fonte continua di comunione. È solo Lui a dare la piena garanzia delle parole «Non abbiate paura!».

Lei osserva (rivolto a Messori; ndr) che l'uomo contemporaneo con fatica torna alla fede, perché lo spaventano le esigenze morali che la fede gli pone dinanzi. E questa, in una certa misura, è la verità. Il Vangelo è sicuramente esigente.

Si sa che Cristo, a tale riguardo, non illudeva mai i Suoi discepoli e coloro che Lo ascoltavano. Al contrario, con molta fermezza li preparava ad ogni genere di difficoltà interne ed esterne, sempre tenendo conto del fatto che essi potevano anche decidere di abbandonarLo.


Stephen Sawyer

Dunque, se Egli dice «Non abbiate paura!», non lo dice per annullare in qualche modo ciò che esige. Anzi, con queste parole conferma tutta la verità del Vangelo e tutte le richieste in esso contenute.

Allo stesso tempo però, rivela che ciò che Egli pretende non supera le possibilità dell'uomo. Se l'uomo lo accetta in atteggiamento di fede, trova anche nella grazia, che Dio non gli fa mancare, la forza necessaria per farvi fronte.

Il mondo è pieno di prove della forza salvifica e redentrice che i Vangeli annunciano, con enfasi anche maggiore di quella con cui ricordano le istanze morali. Quante sono nel mondo le persone che testimoniano nella loro vita quotidiana la praticabilità della morale evangelica! L'esperienza dimostra che una vita umana riuscita non può essere che come la loro.

Accettare ciò che il Vangelo esige vuol dire affermare tutta la propria umanità, vederne la bellezza voluta da Dio, riconoscendone, però, alla luce della Potenza di Dio stesso, anche le debolezze: «Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio» (Lc. 18, 27).

Queste due dimensioni non possono essere separate fra loro: da una parte, le istanze della morale, poste da Dio all'uomo; dall'altra, le esigenze dell'amore salvifico, cioè il dono della grazia, cui Dio stesso in un certo senso si è obbligato.

Che cos'altro è la Redenzione di Cristo, se non proprio questo? Dio vuole la salvezza dell'uomo, vuole il compimento dell'umanità secondo la misura da Lui stesso intesa, e Cristo ha il diritto di dire che il giogo da Lui posto è dolce e il peso, in fin dei conti, leggero (cfr. Mt. 11, 30).

È cosa molto importante varcare la soglia della Speranza, non fermarsi davanti ad essa, ma lasciarsi condurre. Penso che a questo si riferiscano anche le parole del grande poeta polacco Cyprian Norwid, il quale così definiva il principio più profondo dell'esistenza cristiana: «Non dietro a se stesso con la croce del Salvatore, ma dietro al Salvatore con la propria croce».

Ci sono tutte le ragioni perché la verità sulla croce venga chiamata la Buona Novella.»



Post scriptum

Segnalo a tutti l'iniziativa di Mons. Carlo M. Viganò, QUI, per aderire alla Crociata Mondiale del Rosario ed impetrare dalla Vergine Santissima la protezione a pro di questa umanità allo sbando, stretta nella morsa letale del Maligno.
  

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it 


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