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| Igor Zenin |
"Et multum laboravi, quærens
Te extra me, et Tu habitas in me".
"Ho lavorato molto per cercarTi all'esterno, e Tu abiti in me"
(S. Agostino)
Sebirblu, 27 ottobre 2024
Come si legge, il grande Dottore della
Chiesa testifica che l'Eterno è intimo all'essere, e che non va
cercato fuori ma dentro di noi.
Nel tempo in cui i giudei volevano
lapidare il Cristo, l'accusa era di blasfemia: "Ti lapidiamo per
la bestemmia, perché essendo tu uomo, ti fai Dio". Gesù
replicò: "Non è forse scritto nella vostra Legge (Salmo (81:6
o 82:6)*: Io ho detto: voi siete dèi?" (Gv. 10, 33).
*(Nelle antiche versioni bibliche,
greca e latina, i salmi 9 e 10 sono considerati un tutt'uno che porta
il numero 9. Ciò provoca, in molte traduzioni, un cambiamento nella
numerazione dei salmi successivi).
Quando scopriremo la grandezza di
questa nostra natura divina, a cui si riferisce Gesù, facente capo a
Dio? Quando sapremo di essere dèi, l'originaria Scintilla caduta
nelle tenebre (ved. QUI, QUI, QUI), e che è della stessa Sostanza
del Padre? Come possiamo non esserlo se siamo figli Suoi?
Nell'intimo di noi stessi, nello
Spirito, vi è una profondità d'Infinito verso la quale l'evoluzione
progressivamente ci ridesta. Ed è in tale Infinito che il nostro
piccolo «io» si fonde col grande «IO SONO» dell'Altissimo (ne ho
parlato chiaramente QUI, ma confrontare pure QUI, QUI e QUI).
È naturale che, per chi è giunto alla
grande scoperta del "Tu habitas in me", la vita interiore
si trasformi. Da quell'attimo avviene un evento singolare: crollano gli
assolutismi, l'intransigenza, la convinzione che il personale punto
di vista sia l'unico rispetto alle visioni altrui.
Il nostro mondo e la sua Scienza (ved.
QUI)
non si occupano di questo, che pur resta il problema
centrale dell'essere: porsi a contatto con la Sorgente e attingere
alle Fonti della vita. E ci domandiamo:
"Le forme di
manifestazione spirituale praticata dalle grandi masse sono adatte
per chi sente Dio all'interno di sé?"
Più si avanza e più si entra nelle
realtà sostanziali, dove la forma perde importanza e ne acquista
l'essenza, più ci si evolve e più si comprende; si diventa perciò
tolleranti verso i fratelli minori che oltre non sanno concepire.
Sorge una nuova vita interiore che, al
posto di polemizzare, tende a riempire il vuoto dei formalismi con la
vibrazione vivificante dello Spirito (ormai rifuggente da ogni contesto rituale più o meno chiassoso) che diventa però
immensamente partecipativo con la sua emanazione profonda.
Questa ascesa implica pure,
naturalmente, una conquista di libertà. Libertà che, per i molti
rimasti ancora "al latte", in quanto impediti dal masticare
cibo solido ‒ come diceva San Paolo in 1 Corinzi 3, 2 ‒ è
impossibile concepire, se non come anarchia spirituale o addirittura
eresia che infrange il Codice stabilito dal Culto.
Costoro, in grande maggioranza, ritengono
di aver assolto tutti i propri doveri di "buoni devoti"
compiendo o partecipando a qualche pratica, rito o precetto, per poi
tornare ad immergersi "nel mondo" sia nel pensare che
nell'agire, conformandosi ad esso.
Il Risvegliato sente invece la presenza
di Dio in ogni istante della giornata e SA come tenere sotto
controllo la sua natura animale. Sa di essere in perenne lotta con i
propri istinti e, per riuscirvi, cerca continuamente di rimanere collegato
al Padre, senza farsi "risucchiare" da ciò che lo
circonda.
Egli può quindi prendersi delle
libertà formali che non si possono concedere al tipo comune perché
ne farebbe cattivo uso, non avendo nella propria coscienza il senso
della Legge.
Ma chi ha questo senso, conosce le
tremende conseguenze di ogni errore, anche se saputo scaltramente celare; sa che l'Assoluto vede tutto, e quanto sia inutile cercare di
gabbarLo con adattamenti o scappatoie; egli è consapevole di essere
libero ma responsabile, perché dalla sanzione giusta non si evade.
Gli immaturi, gli "infanti" che ancora non avvertono le forze dello Spirito, devono necessariamente essere
inquadrati in norme materiali, uniche loro regole di vita, perché
quelle puramente spirituali superano le singole possibilità
percettive.

La ragione per cui le varie religioni non
possono e non debbono concedere libertà ed esigere l'osservanza
severa alle regole prefissate sta nel fatto che la gran parte della gente è
involuta e per essa la forma è tutto; se le fosse tolta
l'espressione concreta, unico punto fermo su cui appoggiarsi (come un
bimbo col girello), non le rimarrebbe nulla.
Così, per quanto le varie correnti religiose
dettino norme uguali per tutti, le intime differenze sostanziali
vibranti fra anima ed anima non possono impedire che ognuno senta e
viva il suo credo in maniera diversa, secondo la sua natura, che va dal bigotto al santo.
L'essere dell'avvenire cercherà e
pregherà Dio in altro modo; Gli ubbidirà con più amore e
convinzione. La vita, così permeata dal "Divino" in ogni
suo atto e momento, sarà davvero un'altra cosa.
Quando l'uomo evolvendo raggiungerà e
farà suo questo intento, allora cadranno tutte le divergenze che
separano e le diversità di superficie ritroveranno l'unità nel
profondo. In questo consiste il tanto richiesto "Regno dei Cieli" in
cui Dio risiederà negli animi, manifestandosi nelle mirabili opere dell'uomo,
consapevole di adempiere spontaneamente alla Sua Legge.
Di conseguenza, anche la preghiera
muterà, in relazione all'acquisita maturità dello Spirito.
Pregare significa porsi in quell'intimo atteggiamento in cui l'anima
cerca di comunicare col suo Divino Genitore. Allora essa, a Lui
dirigendosi come una pianta verso il sole dal quale trae la vita, si
estenderà dalla periferia verso il centro.
La preghiera è dunque la posizione
spirituale dell'«io» singolo orientato verso il grande «IO SONO»,
l'Infinita Coscienza cosmica del Tutto. I modi di pregare sono tanti
e diversi, anche se la forma che li riveste può essere uguale per
tutti.
Ciò perché ogni essere è dinnanzi
all'Assoluto un povero relativo che conosce soltanto il suo sé
personale e non sa quindi rivolgersi a Lui per quello che è in
realtà: una Sua "mini-Particella".
Il pensiero, perciò, spazierà
nell'infinito: quello dell'umile vecchietta chiederà la grazia per
la sua casa e per il nipotino... altri la chiederanno per la salute
del figlio, altri ancora estenderanno timidamente la richiesta per la
comunità di cui fanno parte, ma pochissimi sapranno unire le proprie
sofferenze a quelle del Cristo per il Bene dell'umanità, in piena
offerta altruistica.
In prevalenza, si è convinti che per
preghiera si intenda unicamente l'enunciazione ripetitiva di una
lunga sequela di parole o di giaculatorie, tanto per riuscire a
colmare il comune vuoto di pensiero derivante dalla recita abitudinaria
di formule scritte e inquadrate in uno schema preciso.
Ma vi è anche chi non può pregare
così perché, sentendo la profondità immensa del contatto,
preferisce renderlo più intimo e spontaneo con un eloquio d'anima
che solleva sacri brividi d'eternità solo ad innalzare lo sguardo
verso la Patria celeste.
Arrivati a tal punto, non ha più
nessuna importanza la minuscola grazia da chiedere, connessa ad interessi terreni, alla vita transitoria del nostro piccolo «io». Quando si è superato l'egocentrismo annullandosi in Dio, non c'è
più senso in simili richieste personali, se non per il bene altrui.
Una preghiera così diventa qualcosa di
strano per l'uomo comune, incomprensibile ai più, anzi, addirittura
esagerata per taluni. Persino tanti "credenti" non riescono
a concepire questo tipo di orazione, per loro astratta, evanescente,
priva di "costrutto" solido sul quale immettersi come su un
binario unico, al fine di non perdersi vagando "fuori dal
seminato".
A questa prece superiore, fatta con
lo Spirito e non col corpo ci avvia il Vangelo di Matteo (6, 5-8):
"Quando pregate, non siate come gli ipocriti che amano pregare
stando in piedi nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per
essere notati dagli uomini. In Verità vi dico: hanno già ricevuto
la loro ricompensa.
Ma tu, quando preghi, entra nella tua
stanza e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre
tuo, che vede nell'intimo, te ne darà merito. Pregando poi, non
moltiplicare le parole come fanno i pagani, che pensano di venire
esauditi in virtù della loro quantità.
Non siate dunque simili ad essi, poiché
il Padre vostro sa di cosa avete bisogno prima ancora che glielo
chiediate."
Parole queste che indicano la preghiera
interiore, nel raccoglimento, con pochissime esteriorizzazioni vocali e
senza tanto chiedere, perché l'Eterno già conosce cosa ci è necessario.
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| "Il Discorso della Montagna" di Carl Heinrich Bloch |
Ecco cosa dice Gesù a Maria Valtorta a
tal proposito:
"La preghiera è buona e santa
cosa, buona cosa è pure meditare e studiare la Sapienza. Ma nulla è
più utile all'uomo di una conoscenza: quella di essere convinto dell'esistenza dell'Assoluto.
Quando uno ha conosciuto veramente chi
è il Signore, non sbaglia più, sa pregare non con un moto
macchinale di labbra dal quale esulano seri propositi di bontà, di
perdono, di continenza, di umiltà, ma con vera adesione a Dio, con
vero proposito di praticare sempre meglio la Legge per essere da Lui
benedetto.
Allorché un essere ha conosciuto chi è
il Signore, possiede per sempre la Scienza, la Ricchezza, la Forza,
donanti la Gloria vera che non muore in eterno e che piace al Padre Altissimo.
Voi fate, preghiere e preghiere in
questi tempi. Ma non servono come dovrebbero. Non pensate che il
vostro Dio abbia cambiato la sua Natura d'infinita Bontà e di
Paternità perfetta! È che a Lui voi presentate preghiere inquinate da
troppe cose.
Spogliatevi della triplice veste che
opprime il vostro Spirito e lo contamina. Via l'ipocrisia, via
l'odio, via la lussuria. Vi sarebbero altre cose da levare (cfr.
QUI, QUI, QUI e QUI; ndr). Ma queste sono le più abbiette ai miei
occhi. E siete ipocriti quando venite a Me per funzioni religiose che
compite con senso umano e non soprannaturale.
Ma chi volete ingannare? Me? O
infelici! Vi potrete ingannare fra di voi, mostrando una parvenza di
religione, una maschera, anzi, un volto vero che è di irreligione,
perché Religione vuol dire ubbidienza ai desideri e ai voleri del Padre, e voi nelle grandi e piccole cose Gli disubbidite.
Potrete dunque ingannarvi fra voi, ma
il vostro Dio non Lo ingannate. Che diresti, Maria, e che faresti se
uno ti offrisse un mazzo di fiori o un piatto di frutta tutto sporco
o bacato? Che avrebbe fatto meglio a non offrirtelo perché ti
ripugna e ti offende. Ecco: Io dico lo stesso della maggioranza delle
vostre preghiere.
Odiate. Sicuro. Odiate. E siete così
appesantiti nello Spirito che neppure ve ne accorgete di essere pieni
di astio verso tutti e di egoismo. Ma che vi ho detto Io? "Se
quando stai per pregare ti sovvieni d'aver offeso il fratello o che
egli ha qualcosa in cuore contro di te, riconcìliati prima con esso
e poi vieni". Condizione essenziale per essere ascoltati è di
non avere in cuore l'odio che uccide l'amore.
Come potete venire a Me, che sono
Misericordia, quando non siete misericordiosi? Come potete giudicare
e pensare che Io, essendo Giustizia, non vi giudichi? Non vedete che
odiando chi vi nuoce ‒ e non fu forse il primo, ma i primi foste
voi ‒ condannate voi stessi?
Questo è quello che è necessario
perché Io intervenga: pentirvi e fare penitenza. Senza queste due
cose ogni vostra preghiera, ogni vostro atto religioso è menzogna e
offesa che fate a Dio."
(Brano ripreso da "Quaderni del
'43", cap. 4, di Maria Valtorta.
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| La Potenza della Preghiera ‒ (Ved. QUI). |
Chiosa di Sebirblu
Come si vede dai parametri su esposti
si tratta di due atteggiamenti inversi, perché passando ad un piano
superiore di vita si ha un vero rovesciamento di valori. Non si può
pretendere che l'uomo comune preghi in una maniera più sostanziale di
quella correntemente conosciuta.
Eppure quella del cuore è la vera
orazione, quella che ci porta a contatto con Dio, la sola in cui si
ode la risposta e si può stabilire il colloquio. La insistente e
reiterata preghiera ordinaria è un monologo, una esposizione di
desideri senza conferma, lasciandoci la sensazione di essere soli
davanti al mistero che tace.
L'Eterno rimane allora un enigma,
l'irraggiungibile "Trascendente" che non è tra noi
immanente. Così ci si spiega la riluttanza di alcune anime immature a
recitare le orazioni come è stato loro insegnato, ritenendole adatte
solo a gente bacchettona ed ipocrita.
Ma se prima non si percorrono i passi iniziali, non si può raggiungere l'opportunità di elevarsi a vette molto più alte per gustare davvero la tenerezza e l'Amore del Padre,
esattamente come i bambini che, non partendo dalle aste e dal
pallottoliere si trovano poi in difficoltà nello scrivere, leggere e
far di conto.
Per questo il modo di pregare è sempre
in stretto rapporto con l'evoluzione spirituale raggiunta ed è
giusto che sia così!... almeno fino a quando gli eventi,
precipitando, non indurranno TUTTI a piegare le ginocchia e ad
impetrare dall'Eterno il perdono per la stoltizia e l'apatia mostrata
fino a quel momento.
Relazione libera e cura di
Sebirblu.blogspot.it
Spunti tratti dal testo
"Dio e Universo" di Pietro Ubaldi (ved. QUI).