lunedì 14 ottobre 2024

Strabiliante inizio dell'avventura di G. Dibitonto

 


Sebirblu, 13 ottobre 2024

In questo tempo, nel quale l'umanità è quasi del tutto rassegnata al tragico avanzare di una terza guerra mondiale, sento l'impellenza di poter essere ancora utile a molti nel sollevarne il morale, e la speranza, pubblicando, come già ebbi a fare QUI, QUI e QUI i primi tre capitoli del famoso libro "Angeli in Astronave" di Giorgio Dibitonto, scaricabile QUI, e la sua visione sugli ultimi tempi QUI.

La pacatezza, la modestia e l'umiltà di questo personaggio, che affiorano dal video a seguire, rendono, per chi ha occhi e cuore adatti, ancor più credibile la straordinaria esperienza da lui vissuta in quel lontano 1980.

L'evento di cui era ospite si è svolto a Miramare di Rimini, condotto da Red Ronnie il giorno 8 giugno scorso, con la partecipazione di moltissime persone unite dal comune intento di pregare e meditare sulla Pace nel mondo, intonando anche l'«OM», cosa che indubbiamente fa "storcere il naso" a parecchi cattolici non ancora maturi per una visione più ampia della spiritualità.




L'Essere dalle ali di luce

"Quel pomeriggio mi trovavo in casa. Alzando casualmente il capo, intravidi nella stanza una luce che si fece man mano più forte fino a divenire più intensa di quella naturale. In mezzo a quel bagliore apparve la figura di un giovane di una bellezza straordinaria.

Lo osservai stupito e vidi che stava appena sollevato da terra. I suoi piedi erano nudi, indossava una tunica scintillante e aveva due ali splendenti. Continuai ad ammirarlo, rapito dalla dolcezza e maestà di quel volto. La visione durò a lungo, finché svanì così come era venuta.

Col passare dei giorni, non riuscivo a cancellare dalla mia mente la bellezza di quella apparizione e la dolcezza provata di fronte a quella luce. Era come se in silenzio mi accompagnasse ovunque.

Non avevo mai creduto, dopo l'età della fanciullezza, che le visioni fossero qualche cosa di reale: le avevo sempre ritenute frutto della fantasia eccitata. Ma ora andavo ripensando che il giovane mi si era mostrato mentre ero tranquillamente rilassato senza nessuna eccitazione.

La calma che aveva accompagnato, in me, l'accadere della cosa, era stata tale da farmi realizzare molto chiaramente tutti i particolari di quanto avevo visto. Non riuscivo a comprendere e, ripensando alle ali di quell'essere, andavo ripetendomi meravigliato che forse gli Angeli esistevano davvero.

Una sera, prima di Pasqua, ero appena rientrato in casa e mi accingevo a dedicarmi alle solite incombenze, quando l'apparizione tornò a farsi vedere, nello stesso punto e allo stesso modo della prima volta. [...]

Mi feci coraggio, e gli chiesi chi fosse. Egli sorrise e con voce soavissima, mi rispose: «Io sono Raffaele». Espressi il desiderio di sapere qualcosa di più su di lui, ed egli mi disse: «Nelle Scritture troverai il libro di Tobia (ved. QUI; ndr), attraverso quello ti sarà dato di conoscermi meglio. Mi rivedrai». [...]

Conservai tutto ciò nel mio cuore, con la speranza che avrei rivisto Raffaele, secondo la sua promessa.



Il luogo prescelto per l'incontro

Ero sdraiato sul letto per un breve riposo pomeridiano, e stavo prendendo sonno,  quando una nitida visione apparve dinanzi ai miei occhi. Vedevo un bosco, i suoi alberi, il sottobosco e l'erba divisa da un sentiero. Mi sentii invadere da una pace profonda.

Attesi di comprendere il significato di quanto mi stava accadendo, e allora udii la voce di Raffaele che mi disse: «Osserva bene il luogo. Lo riconoscerai: è stato prescelto per un nostro incontro». [...]

La notte del ventitré aprile 1980, l'Angelo mi comunicò: «Dopodomani, nel primo pomeriggio, prenderai la tua automobile e ti recherai a Finale Ligure. Là saprai cosa fare. Salute a te». Vincendo ogni titubanza, il giorno stabilito partii. [...]

Giuntovi, non dovetti pormi tanti problemi perché la voce di Raffaele arrivò puntuale ad indicarmi il percorso.

«Devi recarti a Calice», mi disse, «e di lì proseguirai verso la montagna. Ti saranno date altre indicazioni utili a condurti al luogo dell'incontro».

Mentre la mia auto saliva i tornanti della valle, non riuscivo a stabilire se a farmi procedere fosse del tutto la mia volontà, o una volontà a me superiore, se fosse la curiosità più forte di ogni timore o la gioia di un incontro che il mio animo presentiva sublime. Indiscutibile era però il mistero: non capivo perché fossi stato invitato a recarmi fin lassù.

Seguendo le indicazioni telepatiche, avevo girato verso destra, e adesso procedevo fiancheggiando un'altra vallata che si apriva e si restringeva in modo irregolare sotto il sole del tardo meriggio. Proseguii, finché mi venne detto di abbandonare la mia Fiat 500 e procedere a piedi. [...]

Il cuore ora mi saltava in gola. Mi fermai. La voce di Raffaele mi raggiunse subito: «Non hai nulla da temere», mi disse. «Respira profondamente. Riposati un poco e prosegui. Ti sentirai bene». Obbedii prontamente e mi sentii pervaso da un piacevole calore che mi ridiede tono e forza. Ripresi il mio cammino sulla salita. [...]

Il viottolo si inoltrava su una zona più aperta; sulla sinistra vedevo ancora la vallata e a destra saliva la montagna. Riconobbi il luogo mostratomi nella visione. Lo guardavo e mi stupivo di averlo già veduto tale e quale. La mia emozione si accrebbe.

«Respira profondamente e cammina», disse Raffaele. Lo feci e tornò a inondarmi il calore tonificante e ristoratore. Una piacevole brezza leggera mi percorse la persona. Mi sentii così sereno che la gioia apparve nel mio animo... «Veniamo dalla parte del sole», aggiunse. «Siamo molto vicini».

Mi voltai e, contro il sole, sulla vallata, notai una macchia vaporosa che si abbassava velocemente venendo verso di me. Sentii che emetteva un leggero ronzio.

Provavo un certo timore, ma ciò non mi impedì di tenere gli occhi rivolti al misterioso oggetto. Si avvicinò rallentando dolcemente e iniziò una discesa verticale fino ad arrestarsi in aria a poche decine di metri sulla mia testa.




Ora lo vedevo bene: appariva come un grande piatto argenteo che a tratti sembrava vetro fuso col peltro. Tutt'intorno aveva delle luci di vario colore e, sotto, mostrava tre grandi sfere. Mi sentii fortemente attratto verso l'alto ed ogni senso di apprensione svaniva.

Il disco si spostò nuovamente verso il cielo e andò a fermarsi sulla cresta degli alberi. Ora potevo osservarlo senza alcun impedimento. Mostrava nella parte superiore una grande cupola, sulla cui sommità era accesa una luce bianchissima che illuminava lo spazio circostante.

Essa aveva oblò rotondi  dai  quali  fuorusciva  una  luce simile a quella  che  irradiava da sopra. Quella luce aumentò e invece di abbagliarmi, mi dava una sensazione piacevolissima. Al suo confronto ora il sole era di un giallo sbiadito. [...]

Da quel velivolo luminoso, udii la voce di Raffaele che mi parlava. «Non è la prima volta», disse, «che incontriamo gli uomini della Terra in questo modo. Da sempre parliamo alla vostra umanità dai nostri mezzi spaziali, dai dischi e dalle astronavi. Nelle Scritture si legge che il Signore parlava all'uomo della Terra dalla nube: è quanto ora accade a te per la prima volta e quanto fu dato di sperimentare ai vostri padri di ogni epoca».

Il mio stupore aumentava. Compresi che l'esperienza che stavo vivendo l'avevano già fatta molti altri uomini del mio pianeta prima di me. La voce di Raffaele continuò a farsi udire.

«Noi veniamo dalle 'tante dimore' della Casa del Padre», disse. «I nostri mondi appartengono alla fratellanza dell'Amore Universale. Fra noi regnano un'armonia e un grado di conoscenza a voi sconosciuto. Da sempre noi veniamo dallo spazio a portarvi aiuto e salvezza». [...]

«Abbiamo voluto questo incontro con te» disse ancora la voce. «La nostra gioia è grande. Sii sempre certo del nostro amore insieme ai tuoi fratelli della Terra. Verremo ancora. Ora ti salutiamo nel nome del Padre Universale».

Compresi che parlava anche a nome di altri che dovevano trovarsi sul disco. Avrei voluto chiedergli alcuni ragguagli che mi urgevano dentro, ma mi parve inopportuno, e mi dissi che non avrei saputo trovare parole adatte.

«Ci rivedremo presto ‒ concluse Raffaele ‒ ma non sarai solo ad incontrarci. Salute a te».

La luce che avvolgeva il disco volante mutò repentinamente colore: da bianca divenne arancione e poi violetta. Vi fu come un lampo, e in quell'attimo vidi nitidamente l'interno del disco come se si fosse avvicinato e fosse divenuto trasparente; l'Angelo stava in piedi sotto quella cupola con le braccia aperte e rivolte verso di me.

Vestiva un abito lungo fino alle caviglie e aveva intorno altre persone che non potei vedere chiaramente. L'oggetto sospeso era tutta una grande luce, emise un ronzio più sonoro e sfrecciò come un baleno verso la luna, scomparendo in un attimo. Sugli alberi restò una nube vaporosa che lentamente si dileguò.




Il primo incontro

Raffaele era là, ad una cinquantina di metri dal punto dove mi trovavo. Alto circa un metro e novanta, dimostrava un'età indefinibile. Il suo volto era lo stesso che m'era apparso in casa. Aveva le stesse sembianze e risplendeva della stessa bellezza. Stava in piedi fra gli ulivi e mi sorrideva.

Mi sentivo attratto verso la sua persona, e una gioia indicibile mi pervase provocando in me una profonda commozione. Mi salutò affabilmente. Gli dissi che ero felice di trovarmi con lui, e avrei voluto dirgli molte altre cose, ma non vi riuscii per il grande turbamento. Egli mi esortò a restare tranquillo, e mi disse che avremmo avuto tempo e modo di chiarire quanto mi stava a cuore.

Compresi allora tutto l'impegno che animava quegli Esseri di altri mondi a beneficio della Terra. Non sapevo che cosa vi facessero, ma avevo la certezza del loro buon operare per i Terrestri. Provai allora un acceso sentimento di riconoscenza che si mescolava alla commozione provata durante il primo approccio con la nave spaziale.

«Mi mostrai a te nella mia dimensione di Luce», asserì con un gesto della mano che indicava sé stesso, «e adesso mi presento con la mia forma cosmica. Ti faremo capire queste realtà. Già ti dissi che le Scritture descrivono una missione da me compiuta sulla Terra. Molti credono quel racconto una favola, ma tu puoi constatare la sua realtà.

Diversi fatti narrati nella Bibbia sono creduti simbolici e astratti, ma essi avvennero realmente, e altri dovranno accaderne. Se gli uomini della Terra apriranno la loro mente e il loro cuore, potranno ricevere molta conoscenza e sapere verità che ora sono nascoste. Verrà un momento in cui tutto il vostro pianeta entrerà in un'era senza precedenti nell'arco della sua storia millenaria».

Avvertivo che quell'Essere aveva in sé, nella sua massima semplicità e naturalezza, una grandezza interiore e una conoscenza di dimensioni incalcolabili. Riflettei con tristezza sull'orgoglio e sulla presunzione dei Terrestri, me compreso. Chissà quanto avremmo dovuto ancora impiegare per giungere a quello stadio di bontà e umiltà!

«È molto bella», commentò Raffaele volgendosi alla pianura sottostante. «Il vostro mondo è uno dei più belli del Cosmo. Eppure è in pericolo a causa dell'egoismo e dell'orgoglio di coloro che rischiano di travolgere l'umanità in una distruzione senza precedenti.

Da sempre cerchiamo di aiutarvi, operiamo per evitare che si realizzi il Male che sulla Terra andate preparando, influiamo beneficamente su di voi e sulle vostre azioni. Ma lo facciamo nel rispetto della vostra libera evoluzione. In noi non c'è violenza, non v'è sopraffazione».




Le sue parole avevano un tono grave, ma non sentii in esse alcuna traccia aggressiva, semmai un grande dolore, non disgiunto da un immenso amore. Pur non ritenendomi all'altezza di un dialogo su un tema così importante, mi feci coraggio e gli domandai: «Questo significa che voi ci aiuterete, se accadranno cose molto gravi sulla Terra?».

«Noi siamo tutti fratelli», rispose, «figli dell'Unico Padre Universale. Il nostro Amore è incondizionato verso tutti, anche verso quelli che vogliono ostinarsi a sperimentare strade assai negative che procurano dolore e morte perché in disobbedienza alle leggi universali del Creatore.

Essi non vogliono capire che "libertà" significa percorrere le infinite vie dell'Amore. Poiché soltanto in questa direzione è la Vita. Abusare della magnanimità di un Padre così buono è una gravissima colpa e ciò significa provocare la Sua Giustizia, che noi adoriamo in quanto Divina».

Il suo volto aveva assunto un'espressione pensosa senza per questo aver perduto la sua serena maestosità. Poi si illuminò in un sorriso e disse:

«Vogliamo rendervi edotti di molte cose. Vi faremo comprendere che in tutto il creato l'Amore è più forte di ogni altra realtà. Tale è la magnanimità del Padre Iddio.

Gli uomini della Terra dovranno capire quanto sia pericoloso disobbedire alle leggi universali date dal Suo Amore e sconvolgere i principi che reggono il Cosmo e fanno evolvere la Vita ovunque. Altrimenti, in proporzione ai loro errori, sperimenteranno la forza purificatrice del dolore». [...]

Non passò molto tempo (pochi minuti), che vidi arrivare dalla parte del sole una luce che, avvicinandosi, prese la forma del disco con la sua cupola. Era alto sulla pianura e avanzò rapidamente fino a fermarsi sopra di me. Poi riprese a muoversi lentamente fino a librarsi leggero sulla mia testa. Calcolai una distanza di alcune decine di metri.

«Altri fratelli della Terra», disse la voce, «si affiancheranno a te nei prossimi incontri. E con me ce ne saranno altri. Ci incontreremo presto. Arrivederci». Il disco volò verso l'alto, poi piegò in diagonale e descrisse nel cielo una corsa incredibile fino a sparire.

Apparvero ad un tratto, alte nel cielo azzurro, tre ondate di navi spaziali scintillanti, perfettamente visibili, che per la prospettiva sembravano ovali. Scomparvero dietro le montagne.




Era il ventisette aprile, due giorni dopo il mio viaggio a Finale."

(L'avventura continua... prossimamente; ndr).

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

giovedì 10 ottobre 2024

CHI SONO IO? Messaggio tramite Pietro Ubaldi




CHI SONO IO? Mi domandate...

Io Sono il tepore del sole mattutino che veglia allo schiudersi del fiore che nessuno vede; Io Sono l’equilibrio che nella vicenda degli elementi a tutti garantisce la vita.

Io Sono il pianto dell’anima infranta da cui sboccia la prima visione del Divino;
Io Sono l’euritmìa che nella vicenda dei fatti morali a tutti promette salvezza.

Io Sono il Re del mondo fisico della vostra scienza; Io Sono il Re del mondo morale che voi non vedete. Sempre voi Mi cercate, ovunque.

Ma di fibrilla in fibrilla sui vostri tavoli anatomici, di molecola in molecola nei vostri laboratori, Io vi sfuggo, sempre più nel profondo.

Voi Mi cercate, dilaniando e disseccando la povera materia; ma Io Sono Spirito, che anima tutte le cose, e non con gli occhi e gli strumenti della materia, ma solo con gli occhi e gli strumenti dello Spirito voi potete trovarMi.

Io Sono il sorriso del bambino e la carezza della madre; Io Sono il gemito del moribondo che invoca salvezza; Io Sono il tepore del primo sole di primavera che porta la vita, Io Sono l’uragano che porta la morte.

Io Sono l’evanescente bellezza dell’attimo fuggente; Io Sono l’Eterna Armonia dell’Universo; Io Sono Amore; Io Sono Forza; Io Sono Concetto; Io Sono Spirito che tutto anima, sempre presente.

Io Sono la Legge che con meravigliosa stabilità regge l’organismo dell’Universo; Io Sono l’irresistibile Forza che tutti gli Esseri sospinge ad ascendere.

Io Sono il canto immenso che la Creazione canta al Creatore. Io Sono Tutto e comprendo Tutto, anche il Male, perché lo stringo e lo circoscrivo ai fini del Bene.




Il Mio dito scrive nell’Eternità e nell’Infinito la storia di miriadi di mondi e di vite e traccia il cammino ascensionale degli Esseri che tornano a Me, che attraggo col Mio Amore e che tutti assorbirò nella Mia Luce.

Tanti mondi ho visto prima del vostro, tanti ne vedrò poi. Le vostre grandi visioni apocalittiche sono per Me piccole increspature nel tempo. IO VERRO' tra i fulmini della tempesta per piegare i superbi e sollevare gli umili.

IO VERRO' nel trionfo della Mia Gloria e della Mia Potenza, vittorioso del Male che sarà ricacciato nelle tenebre.

Tremate, perché quando Io non sarò più l’Amore che perdona e vi protegge, Io sarò lo schianto del turbine, sarò lo scatenarsi degli elementi lasciati a sé stessi, sarò la Legge che non più frenata dal Mio volere esploderà tremenda su di voi portando rovina.

Tutto è connesso nell’Universo. Cause fisiche ed effetti morali, cause morali ed effetti fisici. L’organismo dalle fitte maglie è tutto a voi d’intorno e voi ne siete circondati e presi in ogni vostro atto.

La Mia destra possente stringe il destino dei mondi; eppure sa scendere fino al più umile fanciullo per tergerne con una carezza il pianto, e questa è la Mia Vera Grandezza.

O voi che Mi ammirate tremando nell’impeto dell’uragano, ammirateMi invece in questo potere che Io ho di farmi umile per voi, in questa SAPIENZA che Io ho di saper scendere dal mio Alto Regno nella vostra tenebra:

ammirateMi in questa Forza immensa che Io ho di costringere la mia POTENZA in una debolezza che Mi rende simile a voi.

Io non vi chiedo che comprendiate la Mia Potenza che Mi pone lontano da voi, ma chiedo che comprendiate il Mio AMORE che mi rende a voi simile e vicino.

La Potenza potrà sbigottirvi e spaventarvi, ma vi darà di Me un’idea superata, l’idea di un padrone vendicativo e dispotico. Io non voglio più la vostra ubbidienza attraverso il vostro terrore.

 


Deve ora spuntare una Nuova Aurora di coscienza e di amore. Voi dovete assurgere ad una Legge più alta ed  IO TORNO  oggi a dirvi la Buona Novella.

Io non sono più il vostro padrone vendicativo e dispotico, com’era necessario presso popoli di altri tempi, ma sono il vostro Amico e parlo con parole di Bontà al vostro cuore e alla vostra ragione.

Non dovete più temere ma comprendere; la vostra ragione bambina è aperta ed Io vengo a gettarvi la Mia Luce, Io sono Sintesi di Verità e da tutte le parti sorgerà il Vero, da tutti gli angoli della Terra salirà nella luce del vostro intelletto.

Io non porto lotta ma Pace; Io non porto divisioni di coscienze ma fusione di concetti e di animi. L’Umanità terrestre sta per sentirsi UNA, in una nuova coscienza spirituale.

Non vi insultate ma comprendetevi l’un l’altro. Ognuno porti il suo granello alla grande Fede e questa vi renda tutti fratelli.

E la religione, Mia rivelazione, e la scienza, vostra fatica, e tutte le vostre singole intuizioni, si stringano in una grande sintesi e questa sia sintesi di verità. Poiché...
 
  IO SONO LA VIA,  LA VERITÀ, LA VITA.

Tramite: Pietro Ubaldi (ved, QUI)


lunedì 7 ottobre 2024

VANO sperare di VOLAR VIA... Senza le "ALI ADATTE"!


"Il Poema dell'Anima" di Anne François Louis Jinmot

Sebirblu, 7 ottobre 2024

Ripropongo interamente, per l'importanza del suo contenuto, il post presentato due anni fa, visto il momento critico che ora l'umanità sta vivendo per il reale pericolo di un terzo conflitto planetario.

Proprio il 31 dicembre di allora, Benedetto XVI (il vero papa e 'Katechon' ‒ ved. QUI) veniva a mancare, lasciando il mondo al suo destino ineluttabile, che così bene l'apostolo Giovanni descrisse nella sua Rivelazione o Apocalisse.

Essendo stato tolto dalla Legge Eterna il "Baluardo" difensivo che 'tratteneva' il Mistero d'Iniquità, la scintilla iniziale già scoppiata in Europa si è andata aggravando e, come una miccia, ha raggiunto il Medioriente con le stragi che tutti noi conosciamo e che diventano di ora in ora sempre più estese, coinvolgendo e travolgendo, al pari di un immenso incendio devastatore, interi paesi e, con essi, l'esistenza di coloro che vi abitano.

Possa la Vergine S.S. Regina del Rosario, della Quale oggi si celebra la Vittoria nella "Battaglia di Lepanto", proteggere i Suoi figli in questi tempi bui e perigliosi.

Scrissi il 5 novembre 2022...

Il messaggio che segue, semplice ma sostanziale, è rivolto a tutti, perché il percorso di vita che l'umanità sta compiendo necessita urgentemente della dirittura indicata dalla Guida entélica che da un cinquantennio ci ammaestra. (Ved. QUI, al post scriptum, il significato di Entéle).

È sostanziale perché fondato sulla "Roccia-Cristo", la Pietra angolare che regge l'edificio umano e che nulla potrà scalfire... anzi, si abbatterà inesorabilmente su quei costruttori inetti che continuano a scartarla. (Cfr. QUI, i punti dove la Scrittura ne parla).

I due brani evangelici a cui si riferisce il messaggio sono più che eloquenti. D'altronde l'efficacia delle parabole, usate così frequentemente da Gesù, è fuori discussione. Solo il superficiale o lo stolto non vi si soffermano per riflettere e trarne vantaggio. (Cfr. QUI).


Igor Zanin


La prima similitudine concerne Mt. 7, 13-14 e dice:

«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la Via che conduce alla Vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!»

(Con la zavorra delle passioni e l'anima carica di vizi non si può varcare la soglia dell'eternità! Cfr. QUI, QUIQUI e QUI; ndr).

La seconda è un po' più complessa e indica ancora Matteo al cap. 22, 1-14:

«Il Regno dei Cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire.

(Il re è il Padre, il figlio è il Cristo e i servi sono coloro che annunciano la "chiamata" alla Verità suprema; ndr).

Di nuovo mandò altri servi a dire: "Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze." Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

(I primi invitati rappresentano coloro che si reputano "imparentati con Dio"... ligi alle pratiche religiose e zelanti nell'osservanza dei Sacramenti. Essi sono sicuri di esserGli sempre bene accetti, ma sottovalutano la Sua "chiamata" ritenendola forse non così essenziale e impellente... Si sentono a posto così...

I secondi non aderiscono all'invito perché ancora tiepidi, o addirittura non credenti; presumono di dover prima completare i propri "affari" non tenendo in nessuna considerazione gli "inviati" che, invece, vengono derisi, perseguitati, e talvolta pure uccisi. Il loro "Io" è più importante di Dio. Ndr).

Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, giustiziò quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

(Certo! Questa è la fine spirituale e talvolta anche fisica che faranno i denigratori, i beffardi, gli uccisori di anime e i negatori preconcetti insieme al loro ambiente, se non si pentiranno; ndr).


"La parabola degli invitati alle nozze" di Francisco Goya.

Poi disse ai suoi servi: "Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali.

(E qui si compie la scrittura, quando Gesù in Mt. 21, 31 dice: "In verità vi dico: i pubblicani [ossia gli odiati esattori delle tasse al servizio dei Romani] e le prostitute vi precedono nel Regno di Dio." Ndr).

Il monarca entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito adeguato, gli disse: "Amico, come hai potuto entrare qui senza l'abito nuziale?" Ed egli ammutolì.

Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridor di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

(Apparentemente sembra una crudeltà... Si potrebbe discutere sulla imprevedibilità dell'invito per giustificare in qualche modo il "malcapitato", ma in quei tempi un sovrano donava a tutti l'abito adatto per la cerimonia – di solito un camice bianco – che veniva indossato diligentemente dagli ospiti sopra i propri vestiti, sia per preservarli, che per dare un tono di maestosità alla festa.

Ciò accade anche oggi, nelle tradizioni ancora in atto in alcune zone d'Oriente, ma soprattutto lo si deduce dal testo greco che riporta: "Ora il re, entrato nella sala per dare un'occhiata e vedere chi fosse presente, vide un invitato che non era stato rivestito con l'abito nuziale".

Il punto è proprio nel termine "rivestito", esplicativo del duro ordine regale di espellere immediatamente l'uomo che non si era attenuto alle disposizioni per la ospitalità, mantenendo i propri abiti, disdegnando l'omaggio ricevuto, e quindi offendendo il Padrone di Casa.

In parole chiare, la parabola spiega che, se le vibrazioni di un'anima non sono sufficientemente alte, in armonia e in amore col Divino, non vengono assimilate e dunque non possono fondersi con la purezza dei Cieli; ndr).


"Alba" di Alex Alemany

Ecco dunque il relativo messaggio annunciato:

«Io vi saluto,

Una grande strada la società vi offre... ma bisogna cercare la Vera Strada, la "strada stretta"... (Mt. 7, 13-14; ndr).

E il viandante, carico di pesi, di cose che porta dal mondo, ha da fare molta strada per raggiungere il Regno del Padre e durante il cammino, per la stanchezza, per il desiderio di pervenirvi, perché vuole accelerare, deve naturalmente lasciare... lasciare delle cose che, pur essendo valide e preziose per gli umani, diventano inutili e vane per il Regno di Dio.

E così il viandante abbandona, ad ogni passo in salita, ora gli onori, ora le cariche, la vanagloria, la superbia, l'invidia, l'arrivismo, l'egoismo, la lussuria, l'avarizia: TUTTO VA LASCIATO, anche il vestito più aderente, la personalità va lasciata...

Perché il Regno dei Cieli è come un meccanismo, una grande macchina che deve prendere solo le anime pulite, le anime splendenti, le anime raggianti, cosicché, quando ci si avvicina ad essa e non si è nelle condizioni ideali... si viene "scartati".

Molte volte si torna indietro per rifare lo stesso percorso con esperienze nuove, con strutture fisiche nuove, perché il suddetto meccanismo raccoglie ed accoglie soltanto le anime perfette. (Cfr. QUI, QUI, QUIQUI e QUI; ndr).

Il Cristo ha detto: "Siate perfetti come è perfetto il Padre". Ecco come le anime si apprestano ad essere pulite, monde. Nemmeno un briciolo di polvere ci dev'essere poiché, se non sono pulite al massimo, vengono respinte.

Ecco l'analisi che l'uomo dovrebbe fare in sé stesso: emendarsi, pulirsi di tutte le nefandezze, di tutte le sconcezze e di tutto ciò che contrasta con la Bellezza e la Sapienza del Padre.

Ma in questo cammino duro e tortuoso molti vacillano, parecchi si stancano, altri si prostrano... Non sono consapevoli che la sapienza massima per l'anima è la PIENA COSCIENZA!

SOLO QUANDO SI È PIENAMENTE COSCIENTI dell'immediato futuro, allora tutta la fatica spesa nel correggersi vale il più grande tesoro! ( Cfr. QUI , QUI e QUI; ndr).

Veramente, se l'uomo prendesse coscienza, nessuna cosa al mondo lo fermerebbe, poiché la sua volontà, sorretta dalla potente Volontà del Padre, non ha barriere, non ha confini, non ha schermi.

Quando la volontà dell'essere umano si inserisce nella Volontà di Dio diventa la più grande spinta che lo renderà immortale... perché NON TORNERÀ, perché rientrerà nell'ambito spirituale, perché non avrà più bisogno di assumere vesti di materia, in quanto ormai rifulge, risplende... avendo abbandonato ogni attaccamento mondano, gli stimoli della carne, i desideri insani.


Lucie Bilodeau

E l'anima ascende... e in questa ascesa UNA FORZA LA SOSPINGE... E UN'ALTRA L'ATTRAE. Ecco come va spedita, ma... se dubbi, incertezze, attaccamenti frenano il suo Cammino, la distolgono dalla Retta Via e la inducono a soffermarsi, a sostare.

Un proverbio dice: "Chi ha tempo non aspetti tempo", un proverbio molto santo, poiché spiega la necessità immediata di entrare in quella certa forma mentale per capire subito qual è il destino VERO dell'umanità, qual è la sorte dell'anima.

Il Padre è Gioia, il Padre è Amore e l'umanità distorce questo sentimento di Gioia e Amore e ne fa delle brutture, riesce a gioire del dolore altrui, riesce a gioire quando gli altri soffrono... e nell'amore distorce l'amore pulito, vero, limpido, con tutte le bassezze che questo sentimento a volte comporta.

Ma chi potrà dare all'umanità intera questo insegnamento se essa stessa lo rifugge, si allontana e non lo vuol sentire?

Lo Spirito Santo illumina tutte le anime che, ardenti, vogliono seguire la Strada del Padre, ma senza dubbio non violenta alcun intelletto, ed ognuno è libero di agire secondo il suo modo di vedere.

Tuttavia, quando l'uomo imparerà che tramite la "Legge di Causa ed Effetto" TUTTO ciò che ha compiuto di male ricadrà su di lui... allora forse prenderà coscienza... e nell'abbattimento, nella sconfitta, quando le narici inspireranno la polvere... egli capirà... e sarà giunto il tempo per lui di seguire la Vera Strada...

Così, mentre una parte dell'Umanità dirà: "Dio è crudele, Dio è ingiusto..." l'altra parte, fiaccata da questo schianto e da questa disfatta avrà il momento per pensare di mutare all'istante il proprio tenore di vita.

In tutto il pianeta avvengono dei fatti strazianti, oltremodo strazianti, ma sono il prodotto dell'arbitrio umano, per cui SOLO COSÌ l'uomo può comprendere l'errore e rinnovarsi.

Mi appello a coloro che si trovano sul Cammino conducente al Padre, affinché quanti seguono l'Insegnamento di Gesù il Cristo, facciano da modello e da luce a quella parte di umanità che langue nelle Tenebre.




Dice ancora la Guida entélica:

PORTATE ALTA LA FIACCOLA DELLA FEDE! Siate d'insegnamento e di esempio agli altri e, qualsiasi cosa accada, SIATE FORTI, poiché avete saputo stabilire bene le fondamenta di questo enorme edificio.

Questa sera avete emanato il pensiero per chi è sulla soglia del Trapasso (ved. QUI, QUI, QUI e QUI) e avete fatto benissimo. Quante anime cieche trapassano... quante anime sorde!

Il vostro pensiero di soccorso, inserito nella Volontà del Padre, dà quel lenimento necessario, quella illuminazione atta a far prendere coscienza e, come gli operai dell'ultima ora (Mt. 20, 1-16; ndr), anche un attimo prima del decesso, possono, per la Misericordia del Padre, cambiare totalmente col rimorso bruciante tutta la loro vita.

Quando vedete i vostri fratelli soffrire, siate partecipi al loro dolore pregando il Padre di illuminare le menti affinché, attraverso la sofferenza possano riscattare la loro esistenza agli occhi dell'Eterno.

Pace a voi... Pace a tutti.»




Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

venerdì 4 ottobre 2024

Francesco d'Assisi: Sole del Gange ed Alter Christus!

 
Corbert Gauthier

Sebirblu, 3 ottobre 2024

La premessa che ora farò ha preso spunto e sintesi da un breve brano, QUI, in seguito alla ricerca secondo la quale il Poverello umbro viene chiamato dall'eccelso 'Maestro' del prezioso libro "La Vita" (rintracciabile QUI) dell'avv. Gino Trespioli (ved. QUI e QUI), con l'epiteto di "Sole del Gange".

Dopo di questa, esporrò per la prima volta ciò che l'Ultrafanìa (ved. QUI, QUIQUI e QUI) ancora semisconosciuta ai più, rivela a proposito degli Esseri sublimi, come Francesco o Giovanni dell'Apocalisse, venuti sulla Terra come messaggeri sommi dell'Amore divino.




«La basilica di S. Francesco d'Assisi ha un'aria imponente che ricorda il Potala di Lhasa in Tibet. Lì, all'inizio del passaggio semicoperto, a strapiombo sulla pianura da cui si gode il lontano profilo di Perugia, v'è una lapide che riporta i versi dell'XI canto del Paradiso:

"Intra Tupino e l'acqua che discende – dal colle eletto del beato Ubaldo", con quel che segue. Versi notissimi di un canto della Commedia tra i più letti, amati, ma anche discussi:

"Di questa costa, là dov'essa frange più sua rattezza (ripidezza), nacque al mondo un Sole, come fa questo talvolta di Gange. Però chi d'esso loco fa parole non dica Ascesi, ché direbbe corto, ma Orïente, se proprio dir vole" (vv. 49-54; ved. QUI; ndr).

È difficile,  per non dire impossibile,  essere più solenni,  più profondi,  più stringati. C'è tutto qui dentro: la cosmologia, la geografia, l'escatologia, l'etica. Mi ha sempre colpito la forma "Ascesi" per indicare "Assisi", considerata l'avventura semantica del nome nella sua prima forma.

Il messaggio è limpido: Assisi dovrebbe essere definita Oriente, in quanto vi nacque un giorno un 'Sole' tanto puro e splendente come lo è appunto l'astro diurno quando, nel giorno del solstizio d'estate, sorge esattamente dal punto nel quale si trova la foce del Gange, uno dei quattro fiumi che, secondo la cosmografia medievale, nasceva dal Paradiso Terrestre.

Dante trasse quella notizia dal Libro della scienza delle stelle e dei movimenti celesti. Secondo la traduzione latina, eseguita nel XII secolo da Gherardo da Cremona che lavorava su un testo arabofono del IX secolo, opera di un sapiente che stando al suo nome al-Farghani era nativo del Ferghana, corrispondente più o meno all'odierno Uzbekistan, il sole sorgeva dalla foce del Gange nel momento in cui aveva maggior vigore e più pura radianza. [...]




Commentare in maniera adeguata un passo di questa intensità sarebbe arduo, e si dovrebbe comunque farlo in altra sede. Qui, ora, analizziamo solo tre parole: Sole, Gange, Oriente. Quale messaggio trarne? Il Sole è evidentemente Francesco, quello stesso che nel suo Cantico delle Creature ha scritto che il Sole "porta signiticatione" di Dio: è il simbolo del Signore.

Più propriamente, della Seconda Persona della Trinità, del Cristo "Sol Iustitiae". Questo Sole, nato ad Assisi, è purezza e perfezione in quanto nascendo si è bagnato nelle acque del sacro Gange. È un Sole in tutto simile a quello divino, appunto, al Sol Iustitiae. È l'alter Christus.

Assisi, patria di colui che più di ogni altro ha potuto assimilarsi al Cristo, è quindi il luogo della nascita del Vero Sole: è Oriente, e sappiamo che 'Ex oriente Lux'. (Cfr. QUI; ndr). [...]

Ma che cos'è l'Oriente; e che cos'è l’Occidente? Per Hegel, l'Occidente è la Grande Sera della storia e del genere umano, una Sera destinata forse a restar eternamente tale; o che forse volgerà davvero al tramonto, ma chissà quando.

L'Oriente, oggi, è per molti di noi invece il Nemico, il luogo dal quale provengono il fanatismo e la barbarie, contrapposto all'Occidente della civiltà. Eppure il cristiano si sente a disagio, talvolta, di fronte a certe dichiarazioni. 

Non perché ne colga l'elemento in fondo intollerante e perfino razzista, che magari c'è, bensì perché noi, che ci riconosciamo nel 'Patto' da Dio stipulato con Abramo, percepiamo di essere, per questo, tutti un po' "orientali", ritenendo che là si trovano le più autentiche radici nostre, quelle che non 'gelano'.

"Noi cristiani siamo spiritualmente dei semiti", replicò Pio XI a chi invitava tutti gli europei a sentirsi esclusivamente, superbamente indoeuropei. Siamo sostanzialmente degli orientali,  dovremmo rispondere oggi con decisione a chi,  non senza malafede, ci invita ad identificarci in un "nostro Occidente" che all'Oriente dovrebbe essere unilateralmente ostile.»




Ed ecco l'episodio 560 (B), del suddetto libro, in cui il famoso giurista Trespioli entra in contatto, col permesso della Legge suprema e sotto la guida del "Maestro eccelso", con l'Essenza di colui che fu Giovanni Apostolo nel tempo terreno.

«Due ricordanze mi balenarono luminose alla mente. E tanto erano luminose e così intenso il desiderio, che Colui che fu caro a Gesù ridiscese dalle sfere del Superlativo, e disse:

‒ Io Sono colui che deve «rimanere». (Cfr. QUI; ndr).

Ricordai: ‒ Pietro, vedendo Giovanni, disse a Gesù; Signore e di lui che sarà? Gesù gli rispose: Se voglio che rimanga fin ch'io venga che t'importa? Poiché mi fu detto che al periodo di Pietro seguirà il periodo di Giovanni, dunque un ciclo nuovo verrà in avvenire.

Il futuro Vicario radiò:

‒ È una grande infinita realtà. Pietro doveva avere investitura di anime ed investitura materiale. Egli ha custodito, pur cadendo e ricadendo, il pegno avuto; ma i successori di Lui hanno ancor più chiusa la porta materiale, estendendo il dominio umano.

Pietro finisce così la sua funzione sul mondo; ed io sono nel mondo. Sono nel mondo e sono invisibile ad occhi fisici. Sono nel mondo e vigilo affinché il gregge affidato a Pietro non sia disperso.

Io sono il Fedele che attende l'era gloriosa del ritorno di Colui che non prenderà più carne e sarà fuoco vivo, e su ciascuno metterà la Sua fiamma. Cadranno le icone; un altare unico sarà nel mondo.

‒ Ma quando e come... (chiede Trespioli).

‒ È già iniziato. I segni sono di Cielo e di Terra e sono anche di uomini. La cosiddetta mia Profezia è la realtà del vostro domani. Non sfuggono i segni che acutizzano la sostanza dell'intelletto. Preparate le anime alla lotta.

‒ Pochi ascoltano, ancor meno coloro che intendono.

‒ Che importa? Verranno i Maggiori del tempo, richiamati dalla stessa Verità che li incalza. Squilla la tromba: è la volontà di Colui che tutto muove. Dice: Andate agli angoli delle strade e chiamate a raccolta.

(Riprende Trespioli) E ricordavo ancora:

‒ Giovanni, mi fu detto che al secondo millennio l'Amore avrà cangiato il Finito e l'Infinito, e sarà la manifestazione degli Spiriti.

Sta scritto in Gioele: «Dopo questo avverrà che io spanda il mio Spirito sopra le carni e i vostri figlioli e le vostre figliole profetizzeranno ed i vostri vecchi avranno dei sogni ed i vostri giovani delle visioni; ed anche sui servi e le serve spanderò in quei giorni il mio Spirito».

‒ Così. Colui che concentra in sé tutto il palpito degli Esseri, Colui che è e rimane il Sole dei Soli, farà di ogni umano strumento della Verità perché la Verità trionfi. Il Suo alito trasforma la carne e la riduce radiosa per la potenza che vi innesta col suo fuoco sostanziale.

Ed ecco che il Paracleto splende; ecco che il Cenacolo non contiene più i Dodici, ma i Dodici si moltiplicano. Così vuole Colui che è l'Alfa e l'Omega, così voi umani sentirete profetizzare per bocca dei semplici, degli ignari e dei viandanti; molti verranno da lontano e si concentreranno in un punto solo: Roma eterna.




Ep. 561 (B). Trespioli: 

Roma. Ancora una volta, ancora oggi, il Visionario dell'Apocalisse ripete il grande nome. E vi sono segni che accertano sin da ora che la realtà sarà quella.

Sui ruderi del massimo Impero e della massima Chiesa un'Autorità nuova ed eterna dominerà, e dominerà su tutta la Terra. I popoli d'ogni culto affratellati dalla Forza unica.

‒ L'Amore! - esclamò il Maestro ‒ Intendete, uomini, il perché di tanta realtà. Poiché è l'Amore che ciascuno di voi guida attraverso la Vita. (Sin da) Fanciullo, il primo segno del palpito di Colui che, come Gesù, il Cristo vi insegnò chiamarsi "Il Padre".

Abbiamo poi un amore di «fraternità», che è manifestazione del Padre sulla legge di affinità.

Abbiamo un amore di palpito «universo» ed ecco l'abbraccio del Padre generante, e di questo vibrare tutto il cosmo, tutto l'universo è pieno.

Abbiamo l'amore dato dal Padre per la «Verità», la verità manifesta e non manifesta: e questo è ardore che pulsa nelle masse segnate con particolare intuito d'anima.

Abbiamo l'amore che è «fuoco sostanziale», e che arde senza consumarsi: è il Padre come Sapienza di Amore.

Ascoltavo (replica Trespioli) con il capo chino la musica di quelle parole profonde, mentre ondate di speranza erano in me; la speranza che l'Amore trionfi sull'Umanità straziata.

E pensando mi chiedevo: come estinguere la sete ardente di sapere, di sapere ancora? Ancora cose più grandi?... Penetrare l'Essenza della Trinità, la divinità del Cristo, l'Assoluto...

A chi rivolgermi? A chi, se i 'Massimi' (eletti) erano venuti, anche quelli irradianti dal Superlativo, inaccessibile al pensiero umano? Non potevo più rivolgermi ad Esseri che furono già nel tempo; non ad Essenze divine in eterno. Ma a Lui, soltanto a Lui, tanto venerato ed amato, «a chi, se non al mio Maestro»?

Chi sei, Maestro?

Egli non risponde a tale domanda che è in me costante. Ma sento che Egli non appartiene ad alcuna 'biotesi' (ved. QUI; ndr); sento che Egli appartiene al Sublime, al Superlativo, all'Assoluto non concepibile.

È nell'Infinito dove sfolgora l'Indicibile e questo e quelli sono di tale immensità, radiosità e potenza per cui il pensiero non si sofferma, un'idea non si forma, un'espressione non si concreta; basta una parola sola fra le tante ‒ Essere, Tutto, Uno, Ineffabile, Eterno, Dio... ‒ una parola che non si spiega e che tuttavia basta.




Ep. 562 (B)

Analizzare l'Essenza divina ‒ cominciò il mio eccelso Precettore ‒ è irragionevole audacia. Come potrebbe la mente umana farsi un'idea dalla Divinità, se le è impossibile farsi un concetto dell'Infinito?

Infinito: braciere senza limiti di un Fuoco radiante Sapienza ed Amore e quindi, nelle emanazioni seconde, Giustizia, e, nelle emanazioni terze, Legge, e dalla Legge il Moto, e dal Moto l'Armonia; e dall'Armonia, per mezzo delle ascese, si giunge nuovamente al Focolare unico, al Centro di Vita, al Punto che è Tutto...

Uomo, attraverso queste radiazioni passano gli Esseri nella loro essenza; nella legge armonica subiscono la Giustizia e mediante il 'saliscendi' (reincarnativo) raggiungono la perfezione. Fusi nel Centro? No; partecipi di Esso, non confusi nel Mistero Trino.

Il Mistero Trino. (riprende Trespioli) ‒ Io vorrei comprendere, Maestro!

Deve avermi squadrato dall'alto in basso, con volto severo, e fissato negli occhi.

‒ Quale strano suono mi giunge? «Vorrei»?!

Compresi, e chinai umiliato il capo. Proseguì:

‒ Il Mistero del Divino in forma Trina non può essere soggetto a psiche ristretta, ché la Divinità è immensa e moltiplicata nella propria energia. Energia: potenza prima, che con atto di amore per infinita sapienza si può umanamente qualificare Padre, Figlio, Spirito, pur restando Uno: Uno, che è Potenza, Amore, Sapienza.

Ma vi sono altre 'radiazioni' (Luci divine o angeliche) che emettono il (trino) Logos: lo ricevono in puro suono le anime superlative: un Francesco poté concepire la Trinità: egli era il Sole del Gange e Giovanni ritornava in Lui, come prima in Lazzaro: Essenza che non è morta, e Giovanni vive con voi e si paleserà di nuovo. (Ved. QUI lo strano "enigma" spiegato).

Egli, Divino, poteva concepire la Trinità; altri ancora, pochi. Per voi umanamente, come va intesa? 

Padre, che stabilisce Potenza di Vita e per il Quale fu espansa la manifestazione nell'Universo;

Figlio, che è Amore di Vita, e si rese manifesto per il diretto contatto della creatura col Creatore;

Spirito, che è Sapienza di Vita, ed è fuoco che consuma la Materia, fuoco che arde ininterrottamente e trasmette l'alta Conoscenza.

E basta. Analizzare la Trinità, che è Perfezione, è contaminare il Sublime.

Trespioli:

‒ L'alto linguaggio era degno del tema. Per me non vi era di degno che il silenzio.»

* * * 

Prima di concludere con la bellissima preghiera che San Francesco ha espresso per l'Italia, sempre per mezzo del libro 'La Vita' di Trespioli, consiglio, a chi non li avesse ancora letti, di approfondire l'altissima Verità elargita agli umani sugli articoli da me ripetutamente esposti: QUI, QUI, QUI, QUI e QUI

Per preservarne l'immenso valore, ho lasciato la prece con il linguaggio usato dal Santo Frate nella sua epoca:

«O altissimo Signore, tu che hai fatti li Cieli ed anco la Terra, io ti benedico per tanta suprema Gratia. ‒ Altissimo Signore, benedici questi homini che te ascoltano, poiché essi son fra li peccatori che vivono la Terra che tu hai fatto.

‒ Per la divina Tua Gratia apri loro gli occhi de lo Spirito. ‒ Invia la tua Sapienza affinché intendano le tue leggi altissime.

‒ Signore, benedici l'Italia che ancora ha dolori e tanti ne tiene quanti li filii che sono degeneri. Fa' che essa si estenda in fratellanza sì come tu comandi e fa' che li fratelli vicini intendano tale lingua.

‒ Signore, benedici tutti li popoli di oltre monte e di oltre mare.»




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it