giovedì 25 gennaio 2024

Sarà GIOVANNI "rimasto nel Tempo" il GRANDE PRELATO?

 
"Giovanni nell'isola di Patmos"  Nicolas Poussin ‒ 1640

Sebirblu, 24 gennaio 2024

Già in altri articoli avevo parlato di Giovanni apostolo, il discepolo "amato" da Gesù, il quale sarebbe rimasto sulla Terra fino al Suo Ritorno (ved. QUI) e, purtroppo MAI menzionato nel giusto modo da NESSUNO di tutti coloro che rivestono per Grazia divina il ruolo di "Pastori".

Questi miei interventi QUIQUI, QUI, QUI e QUI sono stati esposti per essere determinanti, e non solo utili, alla presa di coscienza di quanti, in purezza d'animo, intendono approfondire e lasciarsi guidare dal Cielo in questi tempi bui in cui l'anti-Cristo sta per irrompere sulla scena del mondo per finire di devastare (almeno lui spera) le anime già tanto provate dal governo del Falso Profeta e dai suoi accoliti.

Il libro dell'Apocalisse (4, 6-7) riporta questo:

"In mezzo e attorno al Trono vi erano quattro esseri viventi, pieni d'occhi davanti e dietro. Il primo era simile ad un leone; il secondo somigliava ad un bue o vitello; il terzo aveva l'aspetto di un uomo o di angelo; il quarto pareva un'aquila in volo".

Le quattro creature rappresentano il "Tetramorfo", ossia, rispettivamente, i quattro evangelisti: Marco, Luca, Matteo e Giovanni.


In senso antiorario, Marco, Luca, Matteo e Giovanni. 

Ebbene, proprio quest'ultimo, raffigurato dall'aquila, viene messo in risalto da Maria Valtorta nel testo "I Quaderni dal 1944 al 1945", delineandone in modo esemplare le prerogative, che ne suggellano la purezza e la santità, tanto da venir spesso definito "l'alter Christus".

Giovanni: Luce del Cristo sino alla Fine dei Tempi! 

«È dell'aquila il volo alto, potente e solitario, e la capacità di fissare il sole. In Giovanni apostolo vi è la nobiltà dell'uccello regale, il potere di guardare il Sole divino, Gesù, Luce del mondo, infinito Splendore, e quello di potersi innalzare ad altezze soprannaturali alle quali nessun altro evangelista poté arrivare, e così penetrare nel mistero la verità e la dottrina dell'Uomo‒Dio. [...]

L'aquila non canta, come invece fanno gli altri uccelli, più o meno melodiosamente, ma getta il suo grido potente che fa tremare il cuore agli uomini e agli animali tanto è affermazione di potenza.

Anche Giovanni non canta dolcemente la storia del Cristo, ma getta il suo grido potente, per celebrare l'«Eroe», ed è voce così squillante nell'affermare la Divinità, la Sapienza luminosissima del Cristo, da far vibrare l'anima e lo Spirito sin dalle parole iniziali del suo "Prologo". (Ved. QUI; ndr). 

L'aquila ama le vette solitarie su cui il sole dardeggia tutti i suoi fuochi, e più l'astro splende più essa lo fissa, come affascinata dalla sua magnificenza e dal suo calore.

Anche Giovanni, il solitario, seppur fosse stato coi compagni prima e dopo la Passione e l'Ascensione del Maestro, amava, come il pennuto, stare sulla vetta sotto l'incendio del suo Sole ed osservarlo, ascoltarne tutte le parole palesi e segrete ovunque Egli ‒ il grande Sconosciuto ed Incompreso ‒ si isolasse per trovare conforto dall'unione col Padre Suo.

Gesù: il Sole della Carità; Giovanni: l'amante di cotanto Sole, comprese tutto di Lui, come fosse non sul suo Cuore divino ma nel suo Cuore. (Cfr. QUI; ndr).

Nessuno conobbe il Cristo quanto l'Apostolo. Tutte le perfezioni dello Stesso gli furono note. Penetrò nel Suo mistero e nell'oceano delle Sue virtù, misurando davvero l'altezza, la larghezza e la profondità di "Quel Tempio" vivente, non fatto da mano d'uomo, che invano gli uomini cercavano di distruggere.

E tutte, a distanza di decenni, le scrisse e descrisse, lasciando il Vangelo più perfetto in attendibilità storica, più potente in dottrina, più luminoso di luci sapienziali e caritative, più fedele nella esposizione degli episodi e caratteri; capace di superare le restrizioni mentali degli ebrei e narrare anche quanto gli altri evangelisti non avessero osato dire:

‒ la samaritana, l'ufficiale regio, lo scandalo e la fuga rivolta contro il Maestro dopo il discorso del "Pane del Cielo" (Gv. 6; ndr), l'adultera, le aperte dispute con i Giudei, i Farisei, gli Scribi e i Dottori, nonché il Suo rifugiarsi in Samaria, ad Efraim, i Suoi contatti con i Gentili, la verità su Giuda "che era ladro", ed altre cose ancora.

Più che vegliardo in anni, perché longevo quando scrisse il suo vangelo, ma sempre giovane perché puro e ardentemente amoroso del Cristo, l'Aquila di Dio possedeva una forza superiore ad ogni altro ed inferiore soltanto a quella del Maestro, la quale era infinita come Potenza divina nel rivelarci il Padre Suo. [...]

Le primissime parole del suo "Prologo" sono una lode alla Luce. Le sue estreme, nell'Apocalisse, sono un grido d'amorosa risposta e d'amorosa domanda: "Si, vengo presto!", "Vieni, Signore Gesù!".

E questi due aneliti, dell'Amato e dell'Amante, più di ogni altra cosa ci disvelano cosa fosse Giovanni per Gesù, e Gesù cosa rappresentasse per Giovanni. Era: l'Amore! [...]




E qui, in una digressione, riporto un piccolo estratto dal vol. VII ep. 508 del "Poema dell'Uomo Dio" di Maria Valtorta: "Giovanni sarà la luce del Cristo fino alla fine dei tempi":

"[...] Gesù, raggiunto da Giovanni, gli domanda: «Perché sei venuto?».

«Non potevamo lasciarti così solo... e sono venuto io».

«E credi che potresti difenderMi da solo contro tanti?».

«Non ne sono sicuro. Ma almeno morirei prima di Te. E mi basterebbe».

«Morirai molto tempo dopo di Me, Giovanni. Ma non te ne crucciare. Se l'Altissimo ti lascia nel mondo è perché tu Lo serva e serva il Suo Verbo».

«Ma dopo...».

«Dopo servirai. Quanto dovresti vivere per servirMi come i due nostri cuori vorrebbero. Ma anche dopo morto Mi servirai».

«Come farò, Maestro mio? Se sarò con Te in Cielo ti adorerò. Ma non potrò servirTi sulla Terra quando l'avrò lasciata...».

«Lo credi proprio? Ebbene Io ti dico che tu Mi servirai sino alla nuova Mia venuta, a quella finale. Molte cose si inaridiranno prima dell'ultimo tempo, così come fiumi che si disseccano e, da bel corso d'acqua azzurra e salutare, divengono terriccio polveroso e pietroni aridi.

Ma tu sarai ancora fiume suonante la Mia Parola e riflettente la Mia Luce. Sarai la suprema Luce che resta a ricordare Cristo. Perché sarai Luce tutta spirituale, e gli ultimi tempi saranno lotta di tenebre contro Luce, di carne contro Spirito.

Quelli che sapranno perseverare nella fede troveranno forza, speranza, conforto in ciò che tu lascerai dopo di te, e che sarà ancora te... e che soprattutto sarà ancora Me, perché Io e te ci amiamo, e dove tu sei Io Sono, e dove Io Sono tu sei.

Ho promesso a Pietro che la Chiesa, che avrà a capo e a base la Mia Pietra, non sarà scardinata dall'Inferno nei suoi ripetuti e sempre più feroci assalti, ma ora ti dico che ciò che sarà ancora Io, e che tu lascerai in luce per chi cerca la Luce, non sarà distrutto nonostante che l'Inferno, con ogni maniera, cercherà di annullarlo. Anzi, di più!

Anche coloro che crederanno in Me imperfettamente, perché pur accogliendo Me non accoglieranno il Mio Pietro, saranno sempre accorrenti al tuo faro come navicelle senza pilota e senza bussola, che si dirigono fra la loro tempesta verso una luce, perché Luce vuol dire ancora salvezza».

«Ma che lascerò, Signor mio? Io sono... povero... ignorante... Non ho che l'amore...».

«Ecco: lascerai l'Amore. E l'amore per il tuo Gesù sarà Parola. E molti, molti, anche fra quelli che non saranno della Mia Chiesa, che non saranno di nessuna chiesa, ma che cercheranno una Luce e un conforto per aculeo dello Spirito insoddisfatto, per bisogno di una compassione nelle pene, verranno a te e troveranno Me».


Diego Velasquez  "Giovanni Evangelista"

Riprendendo il brano lasciato in sospeso, proseguo la mia libera relazione inerente all'ultima parte scritta dalla Valtorta su "I Quaderni dal '45 al '50" riguardo al cap. "Apocalisse".

[...] Quanto di orrore e di sangue vi fu nella Terra da quando il Creatore la fece, sarà un nulla rispetto a quello dell'ultima lotta. Per questo Gesù Maestro parlò così chiaro ai Suoi quando predisse gli ultimi tempi.

Per preparare gli uomini alla battaglia finale in cui solo coloro che avranno una fede intrepida, una carità ardente, una speranza incrollabile, potranno perseverare senza cadere in dannazione e meritare il Cielo.

Per questo si dovrebbe con ogni mezzo ‒ poiché il mondo sempre più scende verso l'abisso, verso l'assenza di fede, od una estremamente debole, mentre carità e speranza languono in troppi e in parecchi sono già morte ‒  far sì che Dio sia più conosciuto, amato, seguito.

Ciò che non può ottenere il Sacerdote, da troppi sfuggito o non ascoltato, può farlo la stampa (ancora l'autrice non sapeva, poverina, come siamo messi oggi!... Ndr), i libri in cui la Parola di Dio sia di nuovo presentata alle folle.

Una frase talora basta a rialzare uno spirito caduto, a ricondurre sulla via giusta uno smarrito, ad impedire il suicidio definitivo di un'anima.

Per questo motivo l'Eterno, che tutto vede e conosce degli uomini, con i mezzi della Sua infinita Carità, rivela il Suo pensiero, il Suo desiderio ad anime da Lui scelte per tale missione, e vuole che il Suo aiuto non resti inerte, e soffre di vedere che quanto sarebbe pane di salute per molti non venga loro dato.

Sempre più cresce il bisogno di cibo spirituale alle anime languenti. Ma il grano eletto, dato dal Padre, sta serrato e inutile, e il languore cresce, e cresce sempre più il numero di coloro che periscono non tanto in questa, quanto nell'altra vita.

Quando avverrà ‒ per una conoscenza più vera e profonda del Cristo e per aver finalmente levato i sigilli a ciò che è fonte di vita, di santità e di salute eterna ‒ che una moltitudine di anime potrà cantare l'inno di gioia, di benedizione, di gloria a Dio che le aiutò a salvarsi e a far parte del popolo dei Santi?

Con quali parole e quali sguardi, il Giudice Eterno parlerà e guarderà coloro che hanno ostacolato molti a salvarsi per i propri arbìtri? Come chiederà conto a questi, dei troppi che non sono andati in Cielo perché essi, come gli antichi Scribi e Farisei, hanno serrato in faccia alla gente la via che li avrebbe condotti al Regno celeste (Matteo 23, 13) e acciecandosi volontariamente gli occhi ed indurendo il cuore (Isaia 6, 10) non hanno voluto intendere, né vedere?

Troppo tardi e inutilmente si batteranno allora il petto e chiederanno perdono del modo come hanno agito. Ormai il giudizio sarà stato dato loro, e irrevocabile, e dovranno espiare la tremenda colpa e pagare anche per quelli ai quali, col loro modo di agire, hanno impedito di ritrovare Dio e salvarsi."


Jacob Herreyns I  (1643‒1732 "Dio Padre, il Giudice Eterno"    

Le parole da me utilizzate nell'incipit di questa esposizione, intendono sostenere e rassicurare coloro che, pur devoti e fidenti nel Cristo, sono disorientati da quanto sta accadendo nella (fu) Chiesa Cattolica (ved. QUI) e ancora non si rendono conto che, da undici anni ormai, il Falso Profeta, la "Bestia salente dalla terra", come descritto da Giovanni nell'Apocalisse, l'ha quasi demolita completamente. 

Lo ha ben capito invece il "Piccolo Resto" fedele ed umile che, sin da quel primo giorno in cui Bergoglio si è affacciato per pronunciare il suo improbabile "Buona Sera", o ancor prima, quando è caduto il famoso fulmine sulla cupola di San Pietro nel giorno della clamorosa "Rinuncia" al Ministero attivo e NON al Munus divino di Benedetto XVI (cfr. QUI, QUI e QUI), si è reso conto dell'inizio della fine.

Questa piccola schiera di "combattenti" VERI, al seguito di Don Alessandro M. Minutella e dello sparuto ma eroico "Sodalizio Sacerdotale Mariano" a lui congiunto sotto l'égida della SS. Vergine, sta attraversando il "Mar Rosso" decisa a raggiungere la Terra Promessa di una Nuova Chiesa del tutto spirituale guidata dalla potenza di Giovanni, l'apostolo che "doveva restare". (Cfr. i link posti in apertura).

Egli, come detto da Gesù nel Vangelo (Gv. 21, 22), ma anche sopra, secondo Maria Valtorta, porterà a compimento il grandioso piano del Cristo Signore, che non permetterà assolutamente alle "Portae Inferi" di prevalere e di vanificare il Suo immenso Sacrificio.

Sua Madre e l'Apostolo Giovanni, invero, forti del solenne mandato ricevuto ai piedi della Croce, ved. QUI, guideranno insieme, come lo erano ad Efeso, il Popolo di Dio verso la Salvezza definitiva.

Numerosi sono i mistici e i veggenti che in epoche vicine e lontane hanno annunciato l'arrivo, in questi tempi bui, di un "inviato speciale" che avrebbe risollevato le sorti della Chiesa di Cristo, portandola a livelli mai visti prima: ved. QUI, qualcuno dei loro nomi in fondo all'opuscolo.

Ma nei messaggi di Luz de Maria viene anche aggiunto che questo Spirito Eletto si presenterà al mondo unicamente quando vi sarà l'anti-Cristo, per non creare alcuna confusione di ruoli; il tempo è "dietro l'angolo", in quanto il Falso Profeta ha già quasi ultimato il suo compito di aprirgli la strada.

Il Padre non abbandonerà  i Suoi figli,  e proprio quando  gli eventi diverranno per loro davvero difficili, allora Egli interverrà per far rifiorire la Chiesa Universale, col soccorso del "Grande Prelato", l'alter Christus del Divino Pastore.

Concludo con un video di don Minutella del 3 maggio 2022, sul tema, dove indossa la talare e quando Benedetto XVI, il "Katéchon" (ved. QUIQUI), era ancora fra noi.




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

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