giovedì 3 ottobre 2019

San Michele Arc. ponte fra S. Pio e S. Francesco




Sebirblu, 3 ottobre 2019

Pochi giorni di differenza legano insieme questi tre Fari di Santità:

San Pio da Pietrelcina che viene celebrato il 23 settembre, l'Arcangelo Michele il 29 e San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, il 4 ottobre.

C'è un filo invisibile che li congiunge, impreziosendo ancor più, se possibile, un sito già sacro perché toccato e voluto dalla mano di Dio: la Basilica-Santuario dedicata al Principe delle Milizie Celesti.

«La storia di questo luogo è affascinante. Inizia tra il 490 e il 493 d.C. in cui si narra, secondo il "Liber de apparitione sancti Michaelis in monte Gargano", detto anche "Apparitio", l'episodio del toro di un ricco pastore che, tornato all'ovile con il gregge, si rese conto che il suo migliore animale era nuovamente fuggito.

Gargano (dal quale il promontorio prese il nome, ma che dagli scritti pare essersi chiamato Elvio Emmanuele), dopo affannose ricerche, ritrovò il toro all'interno di un'ampia grotta da cui esso non voleva proprio uscire. Preso dall'ira, gli scagliò una freccia che, non solo non colpì il bersaglio, ma prodigiosamente si rivoltò nell'aria come un boomerang e trafisse l'uomo che l'aveva lanciata, ferendolo ad una gamba.


"Gargano e il toro" di Priamo della Quercia - sec. XV - Pinacoteca di Lucca 

In quel momento venne avvolto da un'intensa luce al centro della quale c'era un Angelo che impugnava una scintillante spada.

Riavutosi dallo shock, il pastore decise di recarsi da Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto (antichissimo porto romano a due passi da Manfredonia) che, dopo averlo ascoltato, e ritenendolo vittima di un inganno diabolico (perché nell'antro venivano compiuti riti pagani) decretò per tutta la comunità tre giorni di digiuno e preghiere, non dando alcun peso all'episodio.

Prima Apparizione detta "del Toro"

Al termine di tale penitenza però, l'8 maggio 490, l'Arcangelo Michele apparve in visione notturna al presule dicendogli:

"Hai fatto bene a chiedere a Dio ciò che era nascosto agli uomini. Un prodigio ha colpito l'uomo con la sua stessa freccia, affinché fosse chiaro che tutto ciò avviene per mia volontà. Io sono l'Arcangelo Michele e sto sempre alla Presenza di Dio.

La caverna è a me sacra. E poiché ho deciso di proteggere sulla Terra questo luogo e i suoi abitanti, ho voluto attestare in tal modo di esserne il patrono e il custode per tutto ciò che vi avviene.

Là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati agli uomini. Quel che sarà chiesto qui nella preghiera verrà esaudito. Non vi sarà più spargimento di sangue di animali. Va' perciò sulla montagna e dedica la grotta al culto cristiano".


Interno della grotta sacra del Gargano

Seconda Apparizione detta "della Vittoria"

Due anni dopo, nel 492, la città di Siponto fu assediata dagli Eruli comandati da Odoacre, ed era prostrata e ormai costretta alla resa. Il vescovo Lorenzo Maiorano mandò i suoi ambasciatori dal capo dei barbari che concesse tre giorni di tregua, giorni che la popolazione sipontina impiegò in penitenze e suppliche a San Michele.

L'Arcangelo, nel suo immenso splendore, apparve ancora al prelato durante il sonno, dicendo che le preghiere erano state esaudite e che veniva in aiuto a Siponto dando disposizioni per la battaglia all'ora quarta (Liber). Promise di intervenire qualora la città non si fosse arresa.

Suggerì quindi il contrattacco, che avvenne per volere dello stesso Condottiero Celeste nella mattinata del 19 settembre, in cui contribuì alla vittoria scatenando una terribile tempesta di grandine e sabbia così da mettere in fuga l'esercito barbarico.

Siponto era salva. Allora il vescovo, in segno di ringraziamento, salì in processione con il suo popolo alla grotta, ma non osò mettervi piede.


Cesare Nebbia (1536-1614) - Immagine di David Castor 

Terza Apparizione detta "della Dedicazione"

Nel 493 monsignor Maiorano decise di obbedire al Celeste Protettore e di dedicare al culto la spelonca in segno di riconoscenza, confortato anche dal parere positivo espresso da papa Gelasio I.

Ma nottetempo l'Angelo del Signore gli apparve per la terza volta e gli disse: "Non è compito vostro sacralizzare la Basilica da me costruita. Io l'ho fondata e l'ho anche consacrata. Ma voi entrate e frequentate pure questo luogo, posto sotto la mia protezione". (Sempre da "Liber" o "Apparitio").

«Quando il vescovo Lorenzo con altri sette presuli e i fedeli entrarono nella grotta, dice il mito, scorsero un segno soprannaturale lasciato da San Michele: l'orma di un suo piede, molto piccola, tanto da sembrare quella di un bambino, ma anche un altare coperto da un drappo rosso, con una croce di cristallo sopra. Era un miracolo!

Sorpreso, ma giubilante di poter dare al popolo una prova tangibile, Maiorano fece poi costruire una chiesa davanti alla cavità che dedicò a San Michele Arcangelo il 29 settembre 493.

In seguito, il luogo prese il nome di "Basilica Celeste" perché non consacrata dagli uomini. Con questo gesto, si intese sancire la vittoria del Cristianesimo sui culti pagani e sulle ultime resistenze eretiche...»


Interno della grotta di Monte Sant'Angelo - Trono vescovile

Trascorsero ben 723 anni prima che il promontorio del Gargano fosse di nuovo illuminato da un'altra Luce meravigliosa ad attestarne la sacralità. Successe questo, infatti, in occasione del pellegrinaggio che San Francesco vi fece, prima di recarsi in Terra Santa.

Il Poverello d'Assisi era molto devoto a San Michele tanto che ogni 15 agosto, festa dell'Assunta, iniziava una speciale "quaresima" di digiuno e preghiera per prepararsi alla ricorrenza del 29 settembre.

Accadde proprio durante uno di questi periodi penitenziali che sulla Verna egli ricevette le stigmate da un Serafino alato il quale, secondo diversi commentatori francescani, era proprio San Michele.

Fu nel 1216 che egli visitò la grotta, consacrata direttamente dalla mano del grande Condottiero angelico.

Quando entrò nel Santuario scavato nella roccia, non si sentì degno di accedervi e si fermò in raccoglimento presso l'entrata baciando ripetutamente il suolo ed incidendo su  una  pietra  il  segno  del  Tau (ossia  la  lettera "T", emblema  della  Croce  simbolo di redenzione e salvezza, ma anche di protezione ‒ come può esserlo... un "Tetto") particolarmente amato dai francescani, ed oggi ancora venerato come reliquia.

Nel 1276, a ricordo del passaggio del Santo fraticello, vicino all'ingresso della caverna sacra fu poi eretto un altare in omaggio a questo gigante dello Spirito.

Nel frattempo, passarono 1163 anni da quel lontano 493 in cui per la prima volta apparve il Principe degli Angeli, e in tutto il meridione imperversava una terribile pestilenza.

L'arcivescovo del posto, Alfonso Puccinelli, disperato, rivolse una preghiera accorata a San Michele  a pro della comunità colpita, e il 22 settembre 1656, presso la stanza vescovile dove si trovava assorto, avvenne la quarta apparizione.

L'Arcangelo, in uno splendore indescrivibile lo invitò a benedire i sassi della grotta e ad incidere su di essi il Segno della Croce e le lettere M.A. (Michele Arcangelo). Chiunque avesse devotamente tenuto con sé quelle pietre sarebbe stato preservato o guarito dall'epidemia.


Pietre benedette da S. Michele Arcangelo per la peste del 1656

L'arcivescovo compì quello che gli era stato detto. Ben presto non solo la città fu liberata dalla peste, ma venivano risanati anche coloro che richiedevano tali pietre, ovunque si trovassero.

Come ringraziamento, il presule fece erigere una statua a San Michele proprio di fronte al luogo dove gli apparve, apponendo una scritta in latino a ricordo del grande miracolo di guarigione ricevuto da tutta la cittadinanza, perennemente grata.

Ritornando a quanto detto sopra, anche Padre Pio ricevette le stigmate come San Francesco ed è interessante notare che sul crocifisso davanti al quale egli fu "trafitto", il 20 settembre 1918, è raffigurato San Michele sulla volta.

Un'altra curiosa circostanza che lega San Francesco al suo degnissimo "figlio" è che ogni 17 settembre, solo per il calendario liturgico cattolico (rimanendo sconosciuta la data vera), viene celebrata la memoria delle stigmate che egli ricevette alla Verna: proprio tre giorni prima, di quelle ricevute effettivamente da Padre Pio.

Tra i due stigmatizzati v'è la differenza che il primo ne fu investito quasi al termine della sua vita (ed oltre ai fori su mani e piedi gli crebbero delle escrescenze che simulavano le capocchie dei chiodi di Nostro Signore da una parte, e dall'altra le punte ricurve e ribattute degli stessi), mentre il secondo, ne fece l'esperienza dolorosa a 31 anni d'età e le avrebbe portate per 50, ossia fino al 1968 quando trapassò.

«Nell'ambiente francescano vi è stata sempre una grande devozione a San Michele Arcangelo, e a maggior ragione a san Giovanni Rotondo che dista dal Santuario del Gargano appena 25 km.


Veduta di Monte Sant'Angelo sul Gargano

Un blocco di pietra, ricavato dalla roccia della grotta di Monte Sant'Angelo fa parte della chiesa del convento dei Frati Minori e Padre Pio volle che si erigesse un mosaico dedicato a San Michele (opera dello svizzero Aurelio Gozzato) sulla torretta della Casa Sollievo della Sofferenza.

Egli andò soltanto una volta in pellegrinaggio alla sacra Basilica, e dedicò a questo avvenimento un fugace accenno nel suo Epistolario.

In una lettera ad Assunta di Tomaso, del 2 luglio 1917, Padre Pio si scusava con la stessa di non poter rispondere alle sue numerose domande scrivendo:

"Lo farò appena potrò e quando mi sarò rinfrancato dello strapazzo preso per la gita fatta ieri a Monte Sant'Angelo per visitare San Michele" (Epistola 3, 419).

Lo storico Gherardo Leone ha ricostruito nei dettagli questa visita, rivelando una passione senza limiti del Frate Santo verso l'Arcangelo.

Scrive Gherardo Leone: "Padre Pio fece il viaggio il 1° luglio 1917 su un carretto scoperto, come si usava a quel tempo, assieme a quattordici fratini del Collegio di San Giovanni Rotondo. Quel giorno faceva molto freddo. Padre Pio ne soffrì molto dal punto di visita fisico, anche perché era partito nel cuore della notte.

Entrando nel Santuario all'interno della grotta, prese un raffreddore per l'umidità molto intensa. Prima della celebrazione della Messa si raccolse in preghiera per tre quarti d'ora, poi iniziò il rito religioso davanti all'altare dell'Arcangelo.

Nell'offrire il Sacrificio nel luogo consacrato si commosse profondamente. Dopo la celebrazione, si trattenne per altri tre quarti d'ora. Era pallidissimo e tremava per il freddo: erano tre ore che stava in quella caverna umidissima e gelida.

Ad un certo punto due fedeli presenti, vedendolo in quello stato, lo sollecitarono ad andare in una casa vicina, per consumare una colazione calda.

Nella Basilica di San Michele – scrive Gherardo Leone – in quel momento di grande intensità spirituale, nella penombra della grotta arcangelica, Padre Pio prese piena coscienza della sua missione religiosa ed ebbe anche il presentimento di quanto il Signore gli stesse riservando".




Lo  scrittore  Giovanni Siena  afferma che: "Il ruolo  di  San  Michele  Arcangelo  nella vita e nell'Opera di Padre Pio, diventò evidente un anno dopo quel significativo pellegrinaggio di Monte Sant'Angelo. Il 1918 fu per Padre Pio un anno pieno di eventi straordinari.

Egli, infatti, fu protagonista di tre sconvolgenti fenomeni mistici che gli costarono anche grandi patimenti fisici:

La "transverberazione" ovvero la straziante lacerazione delle parti più profonde dell'anima per opera di un misterioso dardo di fuoco.

La "stigmatizzazione" ossia la comparsa sul suo corpo delle stesse ferite riportate dal Cristo sulla croce.

La "transfissione" cioè lo squarcio del cuore e del costato operato da una lancia.

Queste tre prove furono precedute dall'apparizione di quello che Padre Pio definiva un "misterioso personaggio". Chi era?


Danny Hahlbohm 

Il Frate non ha mai rivelato questo segreto. Ma alcuni studiosi di fenomeni mistici e storia della spiritualità sono convinti che si trattasse proprio di San Michele, l'Angelo inviato da Dio a coloro che devono realizzare una missione difficile.»

«Viene da chiedersi: perché, nonostante la vicinanza al Santuario, non vi ritornò più? Il salesiano don Giuseppe Tomaselli, famoso sacerdote esorcista ed apostolo di Messina, che ebbe numerosi contatti con Padre Pio, raccontò un fatto interessante a questo proposito:

"Un gruppo di persone di Tortoreto Lido, in provincia di Teramo, avendo sentito parlare di Padre Pio decise di recarsi da lui per conoscerlo. In treno, i pellegrini incontrarono un prelato che chiese loro dove fossero diretti: "Andiamo a San Giovanni Rotondo, rispose uno, pare che lì ci sia un frate che faccia miracoli".

"Ma chi è questo frate?" ‒ fu la domanda. ‒ "Andate piuttosto al Santuario di Monte Sant'Angelo. Lì c'è veramente uno che fa miracoli, San Michele Arcangelo".

Una volta scesi dal treno, questi devoti disorientati rimasero in dubbio se andare a San Giovanni o a Monte Sant'Angelo. Alla fine prevalse il proposito di recarsi da Padre Pio. Il Frate li ricevette e durante il colloquio iniziò a comportarsi in maniera strana: apriva e chiudeva un cassetto, senza un motivo valido.

Quel cassetto era vuoto, si vedeva benissimo. Al termine della visita, prima di salutare gli ospiti, Padre Pio estrasse da tale cassetto diverse immagini raffiguranti l'Arcangelo del Gargano e li consegnò ad ognuno dei fedeli.

La sorpresa fu grande quando il Frate, dopo aver distribuito i santini, se ne uscì con questa frase: "Così potrete dire di essere stati al Santuario di San Michele". Tutti si convinsero – conclude don Tomaselli – che nello stesso momento in cui parlava con loro vi si fosse recato in bilocazione.»


Dettaglio tratto da uno dei suoi libri "Diario spirituale segreto"- Ed. Segno 

Non c'è da meravigliarsi se questi due potentissimi santi frati, Francesco d'Assisi e Padre Pio, al secolo anch'egli di nome Francesco, siano accomunati da un grande ardore per San Michele Arcangelo viste le persecuzioni e i continui tormenti che entrambi ha loro inflitto il Demonio.

Di tutta l'ampia letteratura esistente, mi limito a riportare, per ovvi motivi, soltanto un piccolo aneddoto riguardante il Padre cappuccino:

"Fu una lotta senza esclusione di colpi, cominciata sin dai primi giorni di vita quella del piccolo Francesco Forgione, secondo quanto testimoniato da un'anima eletta che ebbe una strabiliante visione durante un pellegrinaggio alla Grotta di San Michele a Monte Sant'Angelo.

A Padre Mariano Paladino, che fu uno degli infermieri di Padre Pio, quella persona raccontò di aver visto il piccolo Francesco adagiato in una culla e protetto dalle ali dell'Arcangelo.

Pensando che potesse essersi trattato di un'allucinazione, Padre Mariano raccontò l'episodio al Santo cappuccino e ne ricevette immediatamente una risposta netta: «Guai a me se non ci fosse stato San Michele: a quest'ora avreste visto Padre Pio sotto i piedi di Lucifero»."

Per quanto riguarda invece il mirabile Poverello: "Nelle fonti francescane viene evidenziata l'azione del Santo contro Lucifero, ritraendolo uomo forte e lottatore straordinario sia a difesa della propria persona quanto a quella degli altri.

È rimasto celebre il racconto ambientato nel palazzo del cardinale Leone a Roma, ove S. Francesco era ospite e fu attaccato violentemente dal demonio fino ad essere quasi mezzo morto. Gli attacchi non erano soltanto a livello morale o spirituale, ma erano diretti anche contro il corpo, in modo da tormentarlo fisicamente e farlo molto soffrire.

Ma egli, munito di fede, si faceva tanto più forte e fervente nella preghiera quanto più violento era l'assalto dei nemici. I demòni non sono altro che strumenti nelle mani di Dio per la purificazione dell'anima.

Le battaglie sembrano aumentare man mano che cresce la sua perfezione, diventano più acute e tormentose ma S. Francesco era consapevole che alla fine la vittoria è di colui che resta fedele a Cristo, non a Satana.

Per questo motivo egli si è sempre rimesso alla volontà di Dio con grande umiltà, sconfiggendo l'arroganza dei demòni, consapevole che possono esercitare il loro potere unicamente nella misura in cui la mano di Dio lo concede; essi non sopportano una simile forza d'animo e si ritirano sconfitti."


"Francesco assalito dai demòni" di Domenico Manfredi - ved. QUI

Concludendo, non può mancare quello che papa Leone XIII disse dopo la visione avuta il 13 ottobre 1884 (ved. QUI e QUI):

«Ho visto la terra avvolta dalle tenebre, e da un abisso uscire legioni di demòni che si spargevano per il mondo al fine di distruggere ed attaccare le opere della Chiesa che era ridotta allo stremo.

Allora apparve S. Michele che ricacciò gli spiriti malvagi nell'abisso. Poi l'ho scorto intervenire ancora, non in quel momento ma molto più tardi, quando le persone avessero moltiplicato le loro ferventi preghiere verso l'Arcangelo».

Nella relazione originale del famoso esorcismo di Leone XIII si leggeva:«Ecco la Chiesa, Sposa dell'Agnello Immacolato, satura di amarezza e abbeverata di veleno da nemici molto astuti; essi hanno posato le loro empie mani su tutto ciò che esiste di più sacro.

Laddove fu istituita la sede del beato Pietro e la cattedra della Verità, là hanno posto il trono della loro abominazione nell'empietà; in modo che colpito il pastore, il gregge possa essere disperso».

(È quanto sta accadendo oggi; ved. QUI , QUI, QUI, QUI e soprattutto QUI; ndr). 

La preghiera a S. Michele Arcangelo venne incorporata al termine della Messa, ma fu poi abilmente fatta sparire dopo il Concilio Vaticano II (ved. QUI). 

Questo fu motivo di grande dispiacere per Padre Pio che ripeteva spesso: "Oggi più che mai, in quest'epoca apocalittica, è necessario combattere sotto il vessillo di San Michele Arcangelo".

Ecco la supplica, nella sua versione ridotta:

«San Michele Arcangelo, soccorrici nella lotta;
sii il nostro presidio contro la cattiveria e le insidie del demonio.
Noi ti chiediamo supplici che Dio comandi su di lui;
e Tu, Principe della milizia celeste, per Virtù divina
ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni
che vagano nel mondo per la rovina delle anime.»
Amen.

Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Spunti e piccoli brani tratti da:



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