sabato 26 dicembre 2015

L. Tolstoi: Emblematica Novella. Sintesi del Vero!


Il Monastero di Solovki 

Con quale grazia il grande scrittore Leone Tolstoi ha saputo esporre un popolare e antico racconto russo e come da esso scaturisce la sintesi di ciò che è veramente sostanziale  nella  vita!  (Per  conoscere  meglio  Lev  Nikolaevic  Tolstoj,  QUI).


"Pregando, non sprecate parole inutili come fanno i pagani: 
essi credono di venire ascoltati per le molte parole. 
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro
sa di cosa avete bisogno prima ancora che glielo chiediate". 
(Mt. 6, 7-8)


Lev Feliksovich Lagorio (1828-1905) 

I  Tre  Eremiti

Un arciprete navigava su un veliero dalla città di Arcangelsk (sul delta del fiume Dvina nel Mar Bianco; ndr) al monastero-fortezza di Solovki (nell'omonimo arcipelago; ndr). Sulla stessa imbarcazione viaggiavano alcuni pellegrini che andavano a visitare i santuari. Il vento era favorevole, il tempo chiaro, nessun rollio.

Una parte di essi si riposava, un'altra mangiucchiava, altri ancora stavano seduti in gruppi conversando fra loro.

Anche il parroco salì sul ponte e cominciò a camminare avanti e indietro; avvicinandosi alla prua vide che vi era riunito un gruppetto di persone. Un piccolo paesano stava indicando qualcosa sul mare, e parlava mentre la gente stava ad ascoltare... non si vedeva nulla, solo il mare luccicava al sole.

Il paesano si accorse di lui, si tolse il berretto e tacque. Pure gli astanti lo videro e si scoprirono il capo, ossequiosi.

«Non disturbatevi fratelli», disse l'arciprete, «mi sono avvicinato anch'io per sentire ciò che tu dici, buon uomo».

«Quel piccolo pescatore ci raccontava degli eremiti», osservò un mercante più audace.

«Che dici degli eremiti?», gli chiese il canonico, avvicinandosi al parapetto della nave e mettendosi a sedere su una cassa. «Raccontalo anche a me, ti ascolterò volentieri, che cosa mostravi?»

«Ecco, su quell'isolotto che spunta», disse il paesano indicando davanti a destra, «vivono alcuni eremiti per salvarsi l'anima...»




Il parroco guardava, guardava, ma l'acqua tremolava al sole ed egli non poteva scorgere niente perché non ne aveva l'abitudine.

«Non vedo nulla» disse. «Ma quali eremiti stanno su quell'isola?»

«Sono persone di Dio» rispose l'uomo. «Ne avevo sentito parlare da molto tempo ma non avevo mai avuto l'occasione di vederli. Due estati fa, invece, li potei vedere coi miei propri occhi».

Il pescatore tornò al suo racconto: era andato per la pesca, fu spinto verso quell'isola e non sapeva dove si trovasse. All'alba s'era messo a girovagare finché si imbatté in una capanna di terra.

Davanti ad essa vide un eremita e poi, ne uscirono altri due: gli diedero da mangiare, lo asciugarono e lo aiutarono a riparare la barca.

«Com'erano d'aspetto?», domandò l'arciprete.

«Uno era piccolo, rattrappito, proprio anziano; aveva addosso una tonaca vecchia vecchia; doveva avere più di cento anni. La sua barba bianca cominciava perfino a verdeggiare; lui sorrideva sempre ed era chiaro come un angelo del cielo.

Un altro, di statura un po' più alta, vecchio anche lui, con una casacca lacera, la barba larga e bianca con riflessi giallognoli; era però un uomo robusto: rigirò la mia barca come un secchio; non ebbi nemmeno il tempo di aiutarlo; anche lui era tutto gioioso.




Il terzo superava gli altri due in altezza, aveva la barba lunga fino ai ginocchi, bianca come le penne del cigno; le sopracciglia gli scendevano sugli occhi; completamente nudo, solo intorno alla vita aveva una stuoia».

«Che cosa ti hanno detto?», chiese l'arciprete.

«Facevano quasi tutto in silenzio, ed anche tra loro parlavano poco. Bastava che uno guardasse l'altro perché questi capisse al volo. Chiesi a quello alto se era molto che abitavano l'isola.

Egli si oscurò, cominciò a dire qualcosa come se fosse irritato. Ma quello più anziano e piccolo gli prese la mano, sorrise, e il grande si acquietò.

Mentre il paesano parlava, il veliero si era ancor più avvicinato alle isole. «Ora si vede proprio bene», disse il mercante; «degnatevi di guardare, eminenza», aggiunse indicando il punto.

Il canonico iniziò a guardare. E difatti scorse una strisciolina nera: l'isolotto. Poi si spostò dalla prua verso poppa, avvicinandosi al timoniere. «Che è quell'isolotto?», chiese, «cosa si vede là?»

«È uno qualunque, senza nome. Ce ne sono tanti».

«È vero che ci sono degli eremiti che si salvano l'anima?»

«Si dice, eminenza, ma non so se sia vero. Sembra che i pescatori li abbiano visti. Ma succede spesso che la gente racconti frottole».

«Vorrei sbarcare nell'isola per vederli», disse il parroco. «Come si può fare?»

«Non ci si può avvicinare con la nave», rispose il timoniere, «Con la barca si potrebbe, ma bisogna chiederlo al capitano».

Chiamarono il comandante. «Vorrei vedere questi eremiti», disse l'arciprete. «Non si potrebbe farmi sbarcare?»

Il capitano cercò di dissuaderlo: «Non che sia impossibile, ma si perderebbe molto tempo, ed oso far osservare a vostra eminenza che non vale la pena di vederli. Ho sentito dalla gente che sono vecchi imbecilli che non capiscono niente e non parlano nemmeno, come se fossero pesci di mare».

«Non importa. Vorrei andare lo stesso», insistette il canonico. «Pagherò il disturbo, basta che mi facciate sbarcare».

Era irremovibile. Il timoniere fece virare la nave e la diresse verso l'isola. La gente si era radunata a prua e tutti guardavano in direzione dell'isola. E coloro che avevano la vista più acuta, già cominciavano a distinguerne le rocce e ad indicare la capanna.




Uno era riuscito perfino a scorgere i tre vecchi solitari.

Il capitano estrasse il cannocchiale, guardò e lo porse all'arciprete. «Difatti», disse, «là sulla riva, un po' a destra di quel grande scoglio, si vedono tre uomini in piedi».

L'uomo di chiesa prese il cannocchiale e lo diresse verso il punto indicatogli. Si vedevano i tre eremiti in piedi. Uno alto, l'altro un po' più basso e il terzo piccolino addirittura; stavano sulla riva, tenendosi per mano.

Il capitano si avvicinò al parroco: «Qui, eminenza, bisogna fermare la nave. Se ci tenete proprio vi possiamo accompagnare alla riva in barca; noi intanto caleremo le ancore»...

Così i rematori condussero la scialuppa a terra, e con un gancio attraccarono alla riva. Il canonico scese.

Quando lo incontrarono, i tre vecchi si inchinarono davanti a lui: egli li benedisse e loro si inchinarono di più. Allora egli cominciò a dire:

«Ho sentito che voi, eremiti di Dio, salvate qui la vostra anima e pregate Gesù Cristo per il prossimo. Io, schiavo indegno di Cristo, per grazia di Dio sono stato chiamato a custodire il suo gregge; quindi ho voluto vedere anche voi, servi di Dio, e darvi, se posso, l'insegnamento del Signore».

Loro tacevano, sorridevano, e si guardavano l'un l'altro. «Ditemi come salvate la vostra anima e come servite Dio», concluse l'arciprete.

L'eremita mezzano sospirò e guardò il più vecchio tra loro, così come fece quello più alto accigliandosi. L'anziano allora disse: «Non sappiamo, servo di Dio, servire Iddio; serviamo soltanto noi stessi per nutrirci».




«E come pregate Iddio?», chiese l'arciprete.

L'anziano rispose: «Preghiamo così: "Tre siete Voi, tre siamo noi... Abbi misericordia di noi!"» ed appena disse questo, tutti e tre alzarono gli occhi al cielo e ripeterono: "Tre siete Voi, tre siamo noi... Abbi misericordia di noi!"

Il parroco sorrise e disse: «Certo avete sentito parlare della Santa Trinità. Ma non pregate come si deve. Ho preso a ben-volervi eremiti di Dio; vedo che lo vorreste accontentare, ma non sapete come servirLo. Non si deve pregare così; ascoltatemi, ve lo insegnerò.

Non sarà un ammaestramento mio, ma vi trasmetterò quel che è riportato nella Sacra Scrittura; vi dirò come Dio comandò a tutta la gente di recitare le preghiere». Ed iniziò ad esporre loro come l'Eterno avesse rivelato se stesso agli uomini.

Parlò di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: «Iddio Figlio discese sulla Terra per salvare gli uomini ed insegnò a pregare così. Ascoltatemi e ripetete ciò che dirò».

E cominciò a dire: «Padre nostro», ed anche l'altro ripeté "Padre nostro". «Che sei nei cieli»... ma il mezzano si imbrogliò nelle parole dicendole in altro modo e nemmeno quello alto, mezzo nudo, le espresse bene: i baffi gli erano cresciuti fino alla bocca e non aveva la pronuncia chiara; allo stesso modo balbettò qualcosa di incomprensibile anche l'eremita anziano che non aveva più denti.

E tutto il giorno, fino a sera, non si stancò di ripetere la stessa preghiera, dieci, venti, cento volte e i tre vecchi sempre dietro... E si confondevano, e lui li correggeva obbligandoli a ricominciare daccapo. Non li lasciò finché non l'ebbero imparata interamente.

Iniziava ad imbrunire e la luna già si alzava sul mare quando l'uomo di Dio decise di ritornare sul veliero.

Si accomiatò dagli eremiti che gli fecero un inchino fino a terra. Lui li fece rialzare e li baciò uno ad uno, ordinando loro di pregare come aveva loro insegnato. Salì sulla barca che si diresse verso la nave, e mentre navigava sentiva sempre le tre voci ripetere di continuo la preghiera...


Lev Feliksovich Lagorio (1828-1905) 

Quando già stava per arrivare vicino al veliero e non sentiva più i vegliardi, li poteva scorgere al chiaro di luna: erano in piedi sulla riva, allo stesso posto.

La scialuppa si accostò al battello ed egli salì sul ponte; vennero alzate le ancore e issate le vele che si gonfiarono al vento spingendo l'imbarcazione in avanti.

Il parroco andò a poppa, dove rimase seduto guardando sempre verso l'isolotto. Man mano gli eremiti scomparvero alla vista e ben presto anche la striscia di terra.

I pellegrini andarono a dormire e tutto era silenzio sulla tolda. Ma egli non aveva sonno e rimase seduto guardando il mare in direzione della piccola isola lasciata, pensando ai buoni vegliardi.

Si ricordava come essi fossero felici d'aver imparato la preghiera e ringraziava l'Eterno per avergli concesso di aiutare gli eremiti di Dio insegnando loro la parola divina.

Stava seduto così, l'arciprete: nei suoi occhi passavano dei riflessi, perché la luce, or qua or là, scintillava sulle onde mosse.

Ad un tratto, vide che qualcosa riluceva, biancheggiando sulla scia della luna... sembrava un uccello... un gabbiano... Guardò più attentamente: «Dev'essere una barca a vela che ci corre appresso», pensava.




Ma pareva che si avvicinasse troppo lesta. Era così lontana... ed eccola quasi a ridosso del veliero... stava per raggiungerlo...

Egli non riusciva a capire cosa potesse essere, allora si avvicinò al timoniere per chiedergli che cosa fosse... ma già si era accorto da sé che si trattava dei vegliardi i quali, correndo sulle onde con le loro bianche barbe splendenti, si avvicinavano al battello...

Il timoniere si volse, abbandonò il timone e si mise ad urlare: «Mio Dio! Gli eremiti ci rincorrono sul mare come se fosse terra ferma!

La gente lo sentì; tutti si alzarono precipitandosi a poppa... e videro i tre vecchi correre tenendosi per mano, senza muovere nemmeno i piedi. I due che si trovavano più prossimi alla nave agitavano le braccia per indicare di arrestarsi.

Ma non ce ne fu bisogno perché essi l'avevano ormai già raggiunta. Si avvicinarono, alzarono le teste e dissero insieme: «Abbiamo dimenticato, servo di Dio, abbiamo dimenticato la tua lezione.

Finché la ripetevamo ce ne ricordavamo; abbiamo smesso per un'ora e una parola ci è sfuggita; l'abbiamo dimenticata e tutto si è sgretolato. Non ricordiamo più nulla, insegnacela di nuovo».

Il canonico si segnò; si inchinò verso i tre vecchi e disse: «Anche la vostra preghiera raggiunge il Signore, eremiti di Dio. Non sta a me insegnarvela. Pregate per noi peccatori!» E si inchinò fino terra davanti ai vegliardi.

Essi, allora, in silenzio si voltarono riprendendo il mare. E fino al mattino si scorse un bagliore nella direzione in cui erano andati.




(Da Leone Tolstoi, Racconti e ricordi, raccolti e illustrati dalla figlia Tatiana; a cura di C. Alvaro. Milano, Mondadori, 1942).

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

sabato 12 dicembre 2015

Lo Sfregio alla Cristianità l'8 Dic. a San Pietro


La Basilica di San Pietro sorge proprio dove, nel circo di Nerone, venivano sbranati i Cristiani...

«Siate sobri, vegliate. 
Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente 
va in giro cercando chi divorare.
Resistetegli saldi nella fede...»
(Prima Lettera di Pietro 5, 8-9)

Sebirblu, 12 dicembre 2015

Alla vigilia della ricorrenza dedicata a Santa Lucia, protettrice dei non vedenti a motivo del suo nome, mi auguro che in molti leggendo questo articolo possano riflettere e riappropriarsi della vista spirituale per poter discernere davvero tra gli accadimenti in corso.



Monaci buddisti... Si è voluta offrire forse un'alternativa al Cristianesimo?

Lo Sfregio alla Cristianità l'8 Dicembre, a San Pietro

La Chiesa cattolica, fondata per diffondere la Luce di Cristo sulla Terra, ha invece letteralmente invitato il mondo ad inondarla con la sua luce.

L'8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione e giorno d'apertura del Giubileo straordinario della Misericordia, Papa Francesco ha invitato i partigiani dei cambiamenti climatici e gli apologeti della teoria del controllo dell'espansione demografica a proiettare uno spettacolo luminoso sulla cupola di San Pietro a Roma – la più importante chiesa nel mondo cattolico – in maniera tale da "ispirare il cambiamento nel contesto della crisi del clima".

Come si legge nel comunicato stampa (vedi QUI) pubblicato da uno degli sponsor, lo show intitolato "Illuminiamo la nostra casa comune" è consistito nella proiezione su San Pietro di "immagini del nostro comune mondo naturale" allo scopo di "educare e ispirare il cambiamento nel contesto della crisi del clima coinvolgendo generazioni, culture, lingue, religioni e classi sociali".

Il portavoce vaticano dell'evento, l'arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ha definito l'evento "unico nel suo genere, anche per il fatto che esso è stato presentato per la prima volta su un supporto [sic!] così significativo". [QUI il comunicato stampa vaticano].

"Queste illuminazioni – ha detto Fisichella – daranno luogo a immagini ispirate alla Misericordia, all'umanità, al mondo naturale e ai cambiamenti climatici".

Sempre secondo l'Arcivescovo lo spettacolo luminoso in Vaticano è servito a mettere in relazione l'Enciclica ambientalista «Laudato si'» di papa Francesco (che ha scimmiottato maldestramente il Cantico meraviglioso del Santo d'Assisi; ndr)  con la  Conferenza  delle  Nazioni  Unite  sui  cambiamenti  climatici  indetta  a  Parigi.




Il Vaticano ha fortemente sostenuto la Conferenza. Poiché lo spettacolo avrebbe concluso l'inaugurazione delle celebrazioni dell'Anno della Misericordia ed avuto l'effetto di stabilire un nesso tra il messaggio del Papa sulla "misericordia" e la battaglia al "cambiamento climatico".

I leader dei movimenti in difesa della famiglia e della vita nel mondo rimangono scettici riguardo all'agenda del Congresso di Parigi e all'intento di combattere il cosiddetto global warming "antropogenico". In particolare mettono in guardia di fronte alla costatazione che "salvare il pianeta" significa, tradotto dal linguaggio ambientalista, un'impresa anti-umana che ha per bersaglio nazioni, società e famiglie.

L'evento, spacciato come "arte pubblica contemporanea", è stato sponsorizzato da organizzazioni che portano nomi di divinità pagane greche e romane e che hanno interesse a propagandare il tema dei cambiamenti climatici. C'è anche una organizzazione  che  sovvenziona direttamente gli aborti nei paesi in via di sviluppo.


Un enorme Gufo... che sia un lugubre augurio?

Dietro le quinte dello spettacolo

Il principale finanziatore dietro all'evento è il gruppo della Banca Mondiale che opera attraverso la propria iniziativa Connect4Climate (vedi QUI).

La Banca Mondiale, fondata nel 1945 per la ricostruzione dell'Europa, ha una lunga storia (vedi QUI, QUI e QUI) di programmi a sostegno dell'aborto e della contraccezione, col pretesto di "porre fine all'estrema povertà" e di "diffondere la prosperità".

I leader pro-life hanno denunciato questi disegni come malcelati progetti di controllo delle nascite finalizzati a ridurre la presenza di popolazioni considerate indesiderabili dalle élite occidentali.

La Vulcan Inc., fondata nel 1986 dall'investitore e filantropo Paul G. Allen, è una compagnia privata avente sede non lontano da Seattle. Essa "si batte per creare un nuovo futuro" attraverso "il superamento del pensiero convenzionale".

A questa compagnia fu dato il nome del dio romano «Vulcano», la divinità del fuoco distruttore, il cui più antico santuario era situato ai piedi del colle Capitolino, nelle immediate vicinanze del Vaticano.

Il sito della Vulcan spiega (vedi QUI) che il suo fondatore ritenne che questo nome fosse adatto ad una compagnia "la cui missione è di trovare soluzioni idonee ai grandi cambiamenti mondiali".

Un altro partner dell'evento è Okeanos, una fondazione ambientalista fondata nel 2007 da Dieter Paulmann con l'intento di accrescere la consapevolezza "in merito alle differenti minacce che incombono sui nostri oceani".


La fondazione (vedi QUI) si prefigge "la pianificazione e il finanziamento di progetti che implichino un positivo cambiamento e comportino una differenza".

Essa si contrappone (vedi QUI) a ciò che essa stessa chiama i "peccati contro il clima, commessi... particolarmente dalla presente generazione", quelli che causano "inquinamento ambientale prodotto dall'uomo (riversamenti di petrolio, scarichi, prodotti chimici, produzione di CO2)" come pure "l'inquinamento acustico (motori nautici troppo rumorosi, esperimenti sonar)".

La fondazione porta il nome del titano greco e romano “Okeanos” che si riteneva fosse la personificazione divina dell'oceano. Il pesce in una mano e il serpente nell'altra significavano i doni dell'abbondanza e della profezia di cui godeva.

Mentre l'Obscura Digital, organizzazione con base a San Francisco, anch'essa coinvolta nello spettacolo di luci, ha assunto il proprio nome dalla radice latina indicante l'oscurità. (Una vera garanzia! Ndr).

Questo gruppo è specializzato nella creazione di "esperienze profonde che cambieranno il modo in cui immaginiamo il mondo che ci circonda" ricorrendo a proiezioni olografiche, ad animazioni in 3D e a visualizzazioni dinamiche.

Il team di Obscura, composto da artisti, programmatori, realizzatori e tecnologi, è maestro di artifici luminosi e sonori. In passato (vedi QUI e QUI) l'organizzazione ha lavorato a progetti sui cambiamenti climatici, in collaborazione con l'ONU, allo scopo di dimostrare gli "effetti dell'attività umana sull'ambiente" e di pubblicare un "appello per soluzioni globali".

Tra i clienti dell'organizzazione ci sono Apple, Google, Disney, Vulcan Productions, Nike, Nasa, Facebook e l'UNESCO.



"Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.
Dai loro frutti li riconoscerete. (Mt. 7, 15-16)

Un simbolismo oscuro e minaccioso

Dietro all'evento e alle organizzazioni che lo sponsorizzano c'è un simbolismo oscuro e minaccioso, bizzarramente collegato ai riti occulti del paganesimo, al culto della natura e al sacrificio umano tramite le pratiche abortive e il controllo della popolazione.

Lo show è intitolato "Fiat Lux: Illuminating Our Common Home" [Fiat Lux: Illuminiamo la nostra casa comune]. "Fiat Lux" è il primo comando di Dio all'inizio della Creazione: "Sia la Luce".

Mentre la Chiesa presenta Gesù Cristo come la Luce del mondo, le organizzazioni secolari recanti nomi pagani stanno letteralmente "oscurando" la Chiesa attraverso il loro stupefacente spettacolo di luce.

San Paolo ammonisce i Corinti a guardarsi da Satana che "si maschera da angelo di luce" (2 Cor. 11,14). È come se gli organizzatori si sostituissero simbolicamente a Dio e creassero ex novo il mondo secondo la propria immagine e somiglianza.

Lo spettacolo luminoso ha avuto luogo nel giorno dell'Immacolata Concezione, ossia della più importante festa mariana nella quale i cattolici celebrano il concepimento di Maria nel grembo della madre Anna senza la macchia del peccato originale.

I cristiani hanno sempre guardato alla Vergine Maria come ad un archetipo della Chiesa, proprio perché Ella, come primo tabernacolo, portò in sé Cristo e, quindi, lo fece nascere nel mondo.

Nel giorno della Sua festa più importante, lo spettacolo di luce ha proiettato sulla cupola di San Pietro – un edificio che La rappresenta – immagini della terra ed animali. Ciò equivale ad un osceno oltraggio a Nostra Signora.

Articolo originario di Pete Baklinski, QUI.

Per documentarsi anche sui pareri di Antonio Socci (QUI), e di Roberto De Mattei (QUI).

E per concludere, posso dire che, nonostante tutto, in molti stanno già  rendendosi conto, seppur lentamente, che qualcosa nella Chiesa comincia a scricchiolare, sentori sempre più evidenti della terribile crisi escatologica nella quale sta precipitando, guidata da un Papa che la porterà alla rovina come suo Falso Profeta. (Cfr. QUI e QUI).

... sed portae inferi non praevalebunt adversus eam!...
Mt. 16,18 

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it


venerdì 4 dicembre 2015

Il Natale negato, segno della nostra disgregazione




Sebirblu, 3 dicembre 2015

Il periodo dell'anno appena iniziato è il più ricco in festività e ricorrenze mondane che coinvolgono gran parte dell'umanità fino al 6 gennaio. Così, il mio pensiero è corso a considerare quanto sono cambiate nel loro insieme le celebrazioni sacre nell'ultimo scorcio di secolo.

Esse infatti con l'aumento del benessere occidentale, risucchiate dal vortice opulento e individualista, si sono impoverite della loro più profonda espressione religiosa diventando profane e perdendo irrimediabilmente ogni valore sostanziale necessario per vivere.

Naturalmente, tutto ciò non è avvenuto "per caso" ma è stato fortemente voluto ed auspicato dalle forze Oscure che governano il mondo assoggettandone gli abitanti ignari con satanica maestria.

Ecco allora che, al posto di "Gesù Bambino" recante i doni, siamo passati all'usanza nordica di Babbo Natale con tanto di slitta e renne, per arrivare pian piano, subdolamente, ad eliminare i presepi (preferendovi l'albero scintillante e colorato), i re Magi (per rimpiazzarli con la Befana) le croci e qualsiasi altro richiamo al Cristianesimo perché troppo "scomodo" o addirittura offensivo per altre confessioni.

Così, anche altre ricorrenze come quella di Pasqua (utile ormai solo per programmare vacanze e picnic all'aperto con le immancabili uova variopinte), il giorno di San Giuseppe (mutatosi in festa del Papà), di Ognissanti concomitante alle bolge di Halloween (Cfr. QUI), degli Angeli Custodi il 2 di ottobre (diventato festa dei Nonni) e via dicendo...

Ma la cosa più grave, come suddetto, è la scomparsa graduale, pressoché costante nell'ambito sociale e in special modo educativo, del senso della cristianità; inconsciamente la si rinnega, come se ci si dovesse vergognare delle nostre radici bimillenarie provenienti dall'epoca romana.

È per questo motivo, gentili Lettori, che ho deciso di pubblicare l'articolo che segue perché, pur essendo uno fra i tanti ormai, è anche la denuncia di una nuova mentalità umana completamente vuota, superficiale, insipiente e sterile che pretende purtroppo arrogantemente di insegnare alle nuove leve generazionali.


Mercatino natalizio a Stoccarda in Germania

Il Natale oscurato segno della nostra disgregazione

Tommaso Scandroglio, 29-11-2015

Se passate dall'aeroporto di Fiumicino, alcuni negozi hanno addobbato le vetrine e gli interni con sagome di abeti in cui campeggia la scritta "Season Greetings" che letteralmente significa "Auguri di stagione".

Questi auguri "stagionali" vogliono sostituire quelli natalizi. Già Babbo Natale aveva avuto gran parte nello sfrattare dall'immaginario collettivo, soprattutto infantile, il Bambino Gesù.

Ora ci si sono messi pure le catene commerciali e gli enti pubblici in giro per il mondo a svuotare ancor più dall'interno il significato cristico del Natale, sostituendolo con un Natale laico, che è un vero e proprio ossimoro (di senso opposto; ndr), o con una Festa d'Inverno dal sapore tanto celtico.

Questa tendenza a "candeggiare" nella tinozza laicista il Santo Natale non ha risparmiato le scuole di ogni ordine e grado. Già da diversi anni parecchi istituti hanno abolito i presepi, e Gesù, Maria e Giuseppe non sono più persone gradite nelle aule a volte frequentate pure da immigrati clandestini con foglio di via.

La ventata cristiano-fobica ha avuto il suo picco in quel di Rozzano (nel milanese), in particolare all'Istituto Garofani.

Marco Parma, dirigente scolastico dello stesso, ha deciso di annullare l'usuale festa di Natale che si teneva ogni anno (ad eccezione delle Medie) e di sostituirla con festicciole private nelle classi, in stile "catacombale", e con una pagana Festa d'Inverno che si svolgerà a gennaio.

Banditi per tutti, poi, i canti a sfondo religioso e via dalle aule gli ultimi due crocefissi sopravvissuti non alla furia iconoclasta dei miliziani dell'Isis bensì al Consiglio di Istituto. La nostra piccola Palmira l'abbiamo avuta in provincia di Milano.


L'Istituto Garofani di Rozzano (MI)

Partiamo da un'evidenza (che non è più tale): il Natale si festeggia perché nasce Gesù. Proibire di intonare carmi religiosi è come impedire ad una ricorrenza di compleanno di inneggiare "Tanti auguri a te" perché potrebbe dare fastidio a quei bambini che non hanno compiuto gli anni in quel giorno.

Eppure è questa la motivazione addotta dal preside: «Per evitare che qualcuno potesse sentirsi escluso» si è deciso di censurare la fede cattolica in quell'istituto. Mettersi a cantare "Tu scendi dalle stelle" «non sarebbe stato il massimo», spiega Parma, «perché questa è una scuola multietnica».

Così gli esclusi e i discriminati finiscono per essere la maggioranza, cioè i bambini cattolici. Il dirigente scolastico aggiunge: «Non è un passo indietro nei confronti dell'Islam rispettare la sensibilità delle persone che appartengono ad altre culture e credenze religiose, mi pare invece un passo avanti nell'integrazione e nel rispetto reciproco».

Qualche riflessione su questo frusto argomento:

‒ Primo: se si vietano canti e simboli natalizi-religiosi, si viola la libertà d'espressione dei credenti. Si tratta di un atto di violenza culturale.

‒ Secondo: il rispetto della libertà non consiste nel vietare gli emblemi e le espressioni della fede cristiana, ma nell'astenersi dall'imporli.

Il cattolico sa che ogni manifestazione inerente al proprio credo corrisponde al Vero e l'eventuale fastidio da parte di terzi (tutto da provare perché spesso è presunto) risulta simile all'avversione di prendere una medicina amara... ma che fa bene.

Il laicismo pretende una neutralità "svizzera" in tema di espressività religiosa: pari dignità a tutte le fedi o, che è lo stesso, zero dignità a qualsiasi altra. Questo è inesatto perché nella prospettiva di Dio – e non degli uomini che hanno la vista corta – c'è una sola religione autentica, ed è quella del Cristo.

Dio è cattolico (ossia "universale", checché ne dica il Papa; cfr. QUI, ndr), non protestante, né ebreo, né musulmano (per gli incerti si rimanda al documento "Dominus Iesus della Congregazione della Dottrina per la Fede").




Nella prospettiva cattolica le altre credenze si tollerano e si rispetta il libero arbitrio delle persone non appartenenti alla Chiesa di Roma, dal momento che la libertà è condizione ineludibile e necessaria perché si aderisca ad essa volontariamente.

Il Cristo chiede di essere conosciuto e amato, ma amare è un atto di libertà. Il più eccelso atto di libertà.

Se poi portiamo a logica conclusione l'asserto che il rispetto delle differenze equivale alla cancellazione della propria identità, perché queste potrebbero risultare urticanti per chi non è cristiano, gli effetti diventano dirompenti.

Infatti, la fede permea tutto il nostro vivere: anche l'ateo dice "grazie" a qualcuno come forma di cortesia, ignaro che quel termine voglia dire «che il Signore ti riempia di grazie». Così come il suo interlocutore rispondendo: «prego», in pratica dice: «prego per te».

La cristianità è dappertutto: vie e piazze sono dedicate ai santi; così come sovente lo sono i nostri stessi nomi di battesimo, e la medesima cosa vale per ospedali ed università.

Per non infastidire atei e credenti di confessioni diverse dovremmo far tabula rasa di tutto questo? E ancora, perché non ampliare il discorso ad altre fedi, come quelle calcistiche? A Tizio dovrebbe essere vietato di andare in giro con la maglia della (gloriosa) Juve per non indispettire gli interisti o i milanisti.

‒ Terza riflessione: integrazione vuol dire che è l'ospite che si deve adeguare al contesto e alle regole dell'ospitante e non viceversa. 

Se ai bambini musulmani la canzoncina "Astro del Ciel" provoca la «pellagra» possono  ovviamente  astenersi  dal  presenziare.

Se io vado alla Mecca, non mi è lecito chiedere di radere al suolo il Masjid al-Haram, cioè la più grande moschea al mondo perché ne sono infastidito. Tanto per capire il senso del principio di reciprocità e di rispetto delle altre religioni così come inteso in Arabia Saudita: l'accesso alla Mecca è interdetto ai non musulmani.


La moschea di Masjid al-Haram con la Kaaba - Mecca - Arabia Saudita 

Se "sbianchiettiamo" la nostra specificità non c'è integrazione ma solo annullamento, perché quest'ultima prevede come presupposto logico che un'identità possa convivere pacificamente con un'altra.

Non integrazione quindi, ma disintegrazione di una fede, di una cultura, di un popolo, di una nazione. Se noi andassimo a cancellare i nostri dati anagrafici in Comune ciò significherebbe che per lo Stato noi saremmo morti, vale a dire dei cadaveri.

Quindi è sbagliato ciò che dice il preside: «meno si sottolineano le differenze e meglio è se si accentuano le concordanze». Sono proprio quelle diversità che identificano me stesso, altrimenti sarei uguale in tutto e per tutto all'altro. Il dialogo avviene tra due individui, non tra una persona ed un fantasma.

Infine tale preside, in merito ai recenti fatti di Parigi, così chiosa: «Se avessimo organizzato un concerto a base di canti religiosi dopo quello che è successo, qualcuno avrebbe potuto interpretarlo come una provocazione probabilmente anche pericolosa».

Gli risponde Nostro Signore: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10, 28).

I terroristi e, in modo non violento, una buonissima parte del mondo islamico vogliono annientare la nostra fede, e sradicare dai nostri cuori e dalle nostre menti le verità rivelate. Vogliono togliere il crocifisso per metterci la mezzaluna.

Il preside di Rozzano ha già compiuto per loro metà dell'opera. La cosa triste, sicuramente, sta nel fatto che noi ci prestiamo a questo piano. «Islam», infatti, significa sottomissione (che altra musica quando Gesù ci dice «Non vi chiamo più servi [...] ma vi ho chiamato amici», Gv. 15, 15).


James Seward

Non opponiamo resistenza, e scegliamo da noi l'eutanasia della fede. Anticipiamo il nemico nei suoi progetti e diamo alle fiamme la cittadella cristiana con le nostre stesse mani. Il dramma sta tutto qui: il cattolico medio ‒ così come mediamente sul piano culturale l'italiano comune ‒ è un imbelle.

Di fronte a gente spietata che follemente si suicida (e dà la morte ad altri; ndr) per una credenza erronea, noi non siamo capaci ‒ non diciamo di dare la vita per Cristo, ossia di offrirGli fedeltà «usque sanguinem» ‒ ma almeno di fornire un'aula dove si insegnano canti cattolici.

In nome di Allah ci bersagliano a colpi di kalashnikov e noi porgiamo loro le terga a brache calate. La pavidità di affermazioni come «non offendiamo, siamo prudenti, veniamoci incontro, scegliamo ciò che ci unisce e non ciò che ci divide» è il sintomo più veritiero che la nostra fede è già morta.

Ci prostituiamo con il pretesto della tolleranza, ma siamo noi che non tolleriamo più il nome di Cristo.

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: lanuovabq.it, ma confrontare anche QUI e QUI.