...le Sue ricchezze non le tengo solo per me. Per gli uomini esse sono un tesoro inesauribile. Sap. 7, 13-14
domenica 30 marzo 2025
Fulton Sheen: "Ci sarà una Chiesa contraffatta"...
domenica 23 luglio 2023
La Voce dell'«IO»: la Coscienza. Ma cos'è in realtà?
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William Bouguereau - "Il rimorso di Oreste" - 1862 |
Le ispirazioni, che sono per l'uomo di enorme aiuto, specie in certi momenti cruciali, vengono dall'«IO» o Ego superiore (ved. QUI, QUI e QUI) che attraverso l'anima o psiche le fa giungere al piccolo «io» o ego inferiore della personalità.
La voce, che ognuno «sente» al suo interno, varia a seconda del proprio gradino evolutivo. Purtroppo, però, essa rimane spesso inascoltata. Eppure è la più valida «guida» individuale, la più vera e la più idonea.
Da sola, basterebbe a condurre l'uomo fino alla sommità del suo faticoso percorso spirituale, perché è la voce della Coscienza, la Voce di Dio in noi, della Particella divina che alberga in ciascun essere pensante, di solito a sua insaputa finché non si «risveglia» alla realtà della sua Origine.
Mons. Fulton Sheen (ved. QUI e QUI; la sua biografia QUI) ne dà una spiegazione molto semplice quanto basilare, per un maggiore discernimento nelle decisioni e nelle scelte da fare nell'arco della vita, per non doversi poi pentire per la dissonanza prodotta contro l'eterna Legge di Dio.
Che cos'è la Coscienza? Fare il Bene ed evitare il Male!
"Dio ha impresso in ogni uomo che nasce la luce che illumina le anime lungo i sentieri della pace, verso la patria dei figli della libertà".
"Dentro ogni uomo si trova un tribunale silenzioso: la coscienza è il giudice, che siede in giudizio"
Che cos'è mai la coscienza? La coscienza è il giudizio della ragione che ci dice che dovremmo fare il bene ed evitare il male. Questo suscita la domanda: "Cosa rende buona una cosa qualsiasi?".
Una cosa è buona se consegue lo scopo e il fine superiore per cui è stata fatta. Una matita è buona se scrive, perché quello è il fine di una matita. Ma una matita non è buona per aprire una scatola di latta, perché non è stata costruita come apriscatole; e se a questo scopo ci serviamo di una matita, non solo non apriamo la scatola, ma rompiamo la matita.
Se impieghiamo le nostre vite per scopi diversi da quelli assegnati da Dio, non solo non raggiungiamo la felicità, ma facciamo del male a noi stessi e generiamo in noi strane anomalie [...]
Non ha senso dire che una cosa è ingiusta senza saper prima se sia giusta. Nessun arbitro rileverebbe un errore durante una partita di basket se non esistessero delle regole.
Questo imperativo dentro di noi, che non è meccanico, né biologico, né istintivo, ma che è razionale, implica un canone ideale. La coscienza pone davanti a noi alcuni principi per guidare le nostre azioni.
La coscienza stessa ha bisogno di essere aiutata, ma questo è un altro discorso. Tutti siamo nati con la facoltà di parlare, ma tutti abbiamo necessità di una grammatica. Anch'essa ha bisogno di una rivelazione.
La scienza ha esplorato l'intera superficie della Terra, ha costretto il mare a rivelare i segreti delle sue profondità, il sole a narrarci la storia dei suoi vagabondaggi e le stelle il mistero della loro luce; ma tutta questa esplorazione è esteriore.
L'uomo moderno ha fatto molto poco per esplorare quella regione che gli è più vicina e tuttavia più sconosciuta: le profondità della propria coscienza.
Che cos'è la coscienza? La coscienza è un governo interiore che esercita la medesima funzione di quelli umani, ossia legislativa, esecutiva e giudiziaria.
Essa ha il suo Congresso, il suo Presidente e la sua Corte Suprema: fa le leggi, controlla i nostri comportamenti in relazione alle stesse, e infine ci giudica.
Prima di tutto, la coscienza ha funzione legislativa.
Basta vivere per sapere che nel nostro intimo esiste un "Sinai interiore" (ossia i Dieci Comandamenti; ndr), in cui, tra i tuoni e i lampi della vita quotidiana, è promulgata una legge che ci dice di fare il bene ed evitare il male.
Senza nemmeno essere consultata, la coscienza esercita il suo compito legislativo, indicando quali sono gli atti malvagi e quali invece quelli morali e giusti da compiere.
Secondariamente, la coscienza è esecutiva, in quanto controlla l'applicazione della legge in rapporto alle azioni.
Una similitudine imperfetta, ma utile, si può cogliere nel governo degli Stati Uniti. Il Congresso propone una norma, quindi il Presidente la esamina e la approva, applicandola alla vita dei cittadini. Parimenti, la coscienza attua la legge, nel senso che controlla la fedeltà dei nostri comportamenti alla stessa.
Aiutata dalla memoria, essa registra il valore del nostro agire:
‒ ci dice se abbiamo avuto padronanza di noi stessi, in che misura siamo stati condizionati dalla passione, dall'ambiente, dalla forza, dall'ira;
‒ ci dice se le conseguenze erano previste o impreviste; ci mostra, come in uno specchio, le tracce di tutto il nostro operato;
‒ mette il suo dito sulle impronte delle nostre decisioni, viene a noi in qualità di testimone veritiero precisandoci: "Io ero presente, ti ho visto fare questo. Le tue intenzioni erano quelle e queste".
Infine, la coscienza non solo promana le proprie leggi e controlla la mia obbedienza o disobbedienza nei riguardi delle stesse, ma mi giudica anche in maniera conforme.
Dentro ogni uomo si trova un tribunale silenzioso: la coscienza è il giudice, assiso in pronunciamento, che formula le proprie decisioni con autorità tale da non ammettere un secondo appello, perché nessun uomo può appellarsi contro un giudizio che lui stesso pronuncia su di sé.
Ecco perché intorno al foro interno della coscienza si affollano tutti i sentimenti e tutte le emozioni associate a ciò che è giusto e ingiusto: gioia e dolore, pace e rimorso, soddisfazione e timore, lode e biasimo.
Se faccio il male, esso mi riempie di un senso di colpa di fronte al quale non posso sottrarmi; nel mio intimo, nel santuario della mia coscienza sono assalito dalla voce severa di questo giudice, per mezzo del quale sono cacciato fuori da me stesso ad opera esclusivamente mia.
Dove allora posso fuggire se non dentro di me, con quel senso di consapevolezza, rimorso e indegnità, che finisce per diventare l'inferno stesso dell'anima? Se, invece, la coscienza approva il mio atto, allora nella mia stanzetta interna si forma la dolcezza di una rugiada vespertina, quella gioia estranea all'effimero piacere dei sensi.
Chiaramente questa triplice funzione, che è alla base di ogni governo umano, deve avere una ragione che ne determini l'ordine; ma dove la si può ricercare? Qual è la fonte della funzione legislativa, esecutiva e giudiziaria esercitata dalla mia coscienza?
Essa non proviene da me, perché nessuno può essere legislatore supremo di se stesso. Inoltre, se la legge della mia coscienza fosse solo opera mia, io potrei distruggerla; siccome non mi è possibile farlo, perché questa legge si presenta davanti a me sfidando la mia stessa volontà? Quando la mia volontà si erge contro di essa, nel rifiuto di ascoltarla o di obbedirle, essa si presenta come una delegata a cui compete il diritto di governarmi.
Ciò significa che non l'ho fatta io, ma che sono solamente libero di obbedirle o meno. Né questa legge viene dalla società, perché la società è soltanto un'interprete delle norme della coscienza, ma non ne è l'autrice.
Le leggi umane possono sanzionarla ed elaborarla, ma non la creano. L'approvazione o la disapprovazione della società non hanno creato nella mia coscienza il senso del giusto e dell'ingiusto, perché talvolta la coscienza ci comanda di non considerare le leggi della società, laddove siano nemiche della legge di Dio, come nel caso dei martiri che sono morti per la fede.
Se la voce del "Sinai interiore", che è la coscienza, non viene né da me stesso né dalla società, e se nei suoi sussurri e le sue articolazioni essa è universale, in modo che nessuna creatura morale possa completamente ignorarla, vuol dire che dietro questa legge c'è un legislatore, e dietro questa voce una persona, e dietro questo comando un potere, cioè Dio.
Egli ha impresso in ogni uomo che nasce la luce che illumina le anime lungo i sentieri della pace, verso la patria dei figli della libertà.
Così, un esame della mia coscienza e della sua triplice funzione porta a concludere che, poiché l'occhio corrisponde alle cose visibili, l'orecchio alle udibili e la ragione alle intelligibili, così anche la legge della mia coscienza dovrebbe corrispondere a un potere che legifera, la testimonianza della mia coscienza deve corrispondere ad una equità che esegue, e la lode e il biasimo della stessa ad una giustizia che giudica.
Poiché il potere, l'equità e la giustizia corrispondono alle qualità essenziali di una persona, devo concluderne che...
‒ quel potere personale è intelligente al fine di poter fare le leggi;
‒ quell'equità personale è onnisciente al fine di poter avere una corretta introspezione del carattere morale, e che...
‒ quella giustizia personale è suprema, al fine di poter emanare le sentenze a seconda dei suoi giudizi.
E quel potere intelligente, quell'equità onnisciente e quella giustizia suprema, davanti a cui mi inginocchio accorato, sono Dio. [...]
Si potrà obiettare: "Se Dio sapeva ciò che avrei fatto, se sapeva che avrei rubato, perché mi ha creato?". La risposta è la seguente: "Dio non ti ha creato ladro. Sei stato tu a fare di te stesso un ladro".
Noi siamo esseri suscettibili di auto-creazione, abbiamo dentro di noi il potere di scegliere i nostri atti: ciò comporta un'autodeterminazione. Quanti sostengono che resistendo alla nostra natura inferiore ci creiamo dei "complessi", dimenticano che il complesso non si stabilisce resistendo alla tentazione, bensì cedendovi.
Noi non siamo in questo mondo semplicemente come oggetti, cioè non solo le cose accadono a noi; ma siamo anche soggetti, nel senso che le facciamo accadere.
Ciascuna delle nostre libere scelte forma nelle nostre vite uno schema; questo schema è il nostro carattere. Tutto quello che facciamo, nel bene e nel male affonda nel nostro inconscio.
Al termine della sua giornata di lavoro, l'uomo d'affari trascriverà dal suo libro mastro tutti i debiti e i crediti della giornata. Analogamente, al termine di ogni vita umana sarà estratta dal nostro intelletto cosciente o incosciente la registrazione di ogni pensiero, di ogni parola e azione. Questa formerà il nostro giudizio. (Consiglio di leggere QUI: si troveranno dei link molto preziosi; ndr).
(Fulton J. Sheen, da "La Vita merita di essere vissuta" edizioni Fede e Cultura).
La guida vera, la più vicina all'uomo, è questa Voce interiore, l'Io spirituale che gli parla nell'intimo. Chi dirige e governa la sua vita è sostanzialmente l'Ego superiore che è Luce di Dio: la Coscienza.
Quest'ultima, dopo il Pensiero e la Ragione; ved. QUI e QUI, avrà sempre l'ultima parola per giustificare o condannare le scelte dell'individuo durante la sua esistenza.
Essa darà il suo consenso o rimorderà in base all'evoluzione raggiunta, ed è per tal motivo che in molti, sebbene spesso ne sentano il rimprovero, tentano di soffocarla, stordendosi sempre più, fino ad arrivare talvolta a degli atti estremi, sospinti dalla disperazione.
Conviene perciò essere riflessivi prima di agire col pensiero, la parola e l'azione, diventando consapevoli che alla propria Coscienza non si può sfuggire... Cfr. QUI. È a Dio stesso, quindi, che per mezzo suo ognuno dovrà rendere conto!
Relazione a cura di Sebirblu.blogspot.it
martedì 18 luglio 2023
FULTON SHEEN nel celeberrimo sermone sull'ANTICRISTO
Già esposi QUI, cinque anni fa, la straordinarietà di questo personaggio che scosse gli Stati Uniti d'America per le sue trasmissioni radiofoniche e televisive, coinvolgendo con le sue infuocate catechesi milioni e milioni di ascoltatori, destandoli dal loro torpore spirituale.
Mi riferisco a mons. Fulton Sheen del quale riporto uno dei suoi più celebri sermoni risalente al 26 gennaio 1947 esposto, dopo un interessante excursus biografico, QUI.
«Il mondo, la cui falsa pace si basa sull'amor proprio, farà la guerra contro coloro la cui pace si basa sulla Coscienza.
In questo senso, Nostro Signore ha portato la spada – potremmo dire, che ha fatto la guerra, la guerra contro l'egoismo, la guerra contro il peccato, la guerra contro l'empietà.
E se la Sua guerra contro il male lo ha portato sulla croce, allora anche i Suoi seguaci che predicano la Sua pace devono aspettarsi di essere crocifissi»
(Fulton J. Sheen, La Croce e le Beatitudini, 1937).
Segni dei nostri tempi
«Amici, Dio vi benedica! Voglio che queste siano le mie prime parole di saluto a voi. Saranno anche le parole conclusive di tutte le trasmissioni. "Dio vi benedica" significa che Dio è amore, che Dio vi ama e che voi dovete ricambiare l'amore di Dio.
Perché così poche persone si accorgono della gravità della nostra crisi presente? In parte è perché gli uomini non vogliono credere che i loro tempi siano malvagi, in parte perché questo significa accusare se stessi e soprattutto perché per misurare i loro tempi essi non hanno altri criteri all'infuori di sé.
Solo quanti vivono secondo la fede sanno davvero che cosa sta accadendo nel mondo. Il Nostro Salvatore potrebbe ben dire quel che disse ai sadducei e ai farisei del Suo tempo.
Noi conosciamo i segni dei nostri tempi? Essi indicano due verità ineluttabili, la prima delle quali è che siamo giunti alla fine dell'epoca post-rinascimentale che fece dell'uomo la misura di tutte le cose. I tre dogmi fondamentali del mondo moderno si stanno dissolvendo davanti ai nostri occhi.
Primo, stiamo assistendo alla liquidazione dell'uomo economico, o dell'assunto per cui egli, in quanto animale altamente evoluto, non ha altre funzioni nella vita se non produrre e acquisire ricchezza, e poi come le bestie da pascolo invecchiare e morire.
Secondo, stiamo tutti assistendo alla liquidazione dell'idea della naturale divinità dell'uomo, che non ha bisogno di alcun Dio che gli dia dei diritti, o di un Redentore che lo salvi dalla colpa, perché il progresso è divenuto automatico grazie alle scienze, all'educazione e all'evoluzione, che un giorno lo renderà una specie di dio.
Stiamo assistendo anche alla liquidazione del razionalismo, o dell'idea in base alla quale il compito della ragione umana non è scoprire il significato e lo scopo della vita, e cioè la salvezza dell'anima, bensì ideare nuovi avanzamenti tecnici per fare in modo che la città dell'uomo su questa terra prenda il posto della città di Dio.
Può benissimo essere che il liberalismo storico sia soltanto un'era di transizione tra una civiltà che una volta era cristiana e una che sarà decisamente anticristiana.
La seconda grande verità che i segni dei tempi fanno presagire è che ci troviamo decisamente alla fine di un'epoca non-religiosa della civiltà, con ciò intendo un'epoca che considera la religione come un'appendice alla vita, un extra di devozione, un elemento morale per l'individuo ma di nessuna rilevanza sociale, e Dio un compagno silenzioso il cui nome è usato dalla "ditta" per darsi una rispettabilità ma che non ha nulla da dire a riguardo di come si deve gestire l'attività.
Da oggi in poi lo scontro non sarà per le colonie e i diritti delle nazioni, ma per le anime degli uomini. Le linee della battaglia sono tracciate chiaramente e non c'è più dubbio su quali siano le questioni fondamentali.
Da oggi in poi gli uomini si divideranno in due religioni concepite di nuovo come abbandono a un «assoluto». Il conflitto del futuro è tra un assoluto che è il Dio-Uomo e un altro assoluto che è l'uomo-dio; tra il Dio che si è fatto uomo e l'uomo che si fa dio; tra i fratelli in Cristo e i compagni nell'Anticristo.
L'Anticristo, tuttavia, non sarà chiamato così, altrimenti non avrebbe seguaci. Non indosserà calzamaglie rosse né vomiterà zolfo, né impugnerà una lancia né agiterà una coda con la punta a forma di freccia come il Mefistofele nel Faust.
Da nessuna parte nelle Sacre Scritture troviamo conferma del mito popolare che immagina il diavolo come un buffone vestito di rosso. È descritto invece come un angelo caduto, come "il Principe di questo mondo" il cui mestiere è di dirci che non esiste nessun altro mondo.
La sua logica è semplice: se non c'è un paradiso, non c'è alcun inferno; se non c'è un inferno, non c'è alcun peccato; se non c'è il peccato, non c'è alcun giudizio, e se non c'è un giudizio allora il male è bene e il bene è male.
Ma al di là di queste descrizioni, Nostro Signore ci dice che egli sarà molto simile a Lui, che ingannerà perfino gli eletti – e di sicuro nessun diavolo di quelli che abbiamo visto nei libri illustrati riuscirebbe ad ingannare gli eletti.
In che modo egli verrà in questa nuova era per convincerci a seguire il suo culto?
‒ scriverà libri su una nuova idea di Dio adatta ai modi di vivere della gente;
‒ diffonderà la fede nell'astrologia in modo da incolpare per i nostri peccati non la nostra volontà, ma le stelle;
‒ spiegherà psicologicamente la colpa in termini di sesso represso, farà sprofondare gli uomini nella vergogna se gli altri uomini diranno che non sono di mente aperta e liberali;
‒ identificherà la tolleranza con l'indifferenza verso quel che è giusto e quel che è sbagliato;
‒ incoraggerà i divorzi con l'inganno secondo cui una nuova unione è "vitale";
‒ accrescerà l'amore per l'amore e diminuirà l'amore per la persona;
‒ invocherà la religione per distruggere la religione;
‒ parlerà perfino di Cristo e dirà che è stato il più grande uomo che sia mai vissuto;
‒ dirà che la sua missione è liberare gli uomini dalla schiavitù della superstizione e dal fascismo, che baderà di non definire mai.
Ma in mezzo a tutto il suo apparente amore per l'umanità e alle sue chiacchiere su libertà e uguaglianza, avrà un grande segreto che non rivelerà a nessuno:
Poiché la sua religione sarà la fratellanza senza la paternità di Dio, ingannerà perfino gli eletti. Istituirà una contro-chiesa che sarà una scimmiottatura della Chiesa perché lui, il diavolo, è la scimmiottatura di Dio. Essa sarà il corpo mistico dell'Anticristo e a livello esteriore ricorderà la Chiesa come corpo mistico di Cristo.
Questi sono giorni in cui al diavolo è stata concessa una corda particolarmente lunga (perché non dobbiamo mai dimenticare che Nostro Signore disse a Giuda e alla sua banda: «È giunta la tua ora». È l'ora di Dio, ma anche quella del male), l'ora in cui il pastore dev'essere percosso e le pecore disperse.
Uomini che conoscono la storia hanno visto questi giorni bui avvicinarsi. Nel lontano 1842, 105 anni fa, il poeta tedesco Heine scrisse:
«Il comunismo, sebbene oggi se ne parli poco e si aggiri per soffitte segrete su miserabili giacigli di paglia, è l'eroe oscuro destinato ad un grande, ancorché temporaneo, ruolo nella tragedia moderna...
Tempi selvaggi e tetri ci minacciano, e il profeta che desideri scrivere una nuova apocalisse dovrebbe inventare bestie completamente nuove – bestie tanto terribili che le vecchie creature di san Giovanni sembreranno dolci colombe e angioletti in confronto.
Gli dei si velano i volti per la compassione verso i figli degli uomini, i loro antichi fardelli. Il futuro odora di cuoio, sangue, empietà e molte frustate. E io farò bene a consigliare ai nostri nipoti di nascere con scorze dure sulle loro schiene». Questo nel 1842.
Davvero siamo stati avvertiti. Per la prima volta nella storia la nostra era ha assistito alla persecuzione del Vecchio Testamento da parte dei nazisti e alla persecuzione del Nuovo Testamento da parte dei comunisti.
Chiunque abbia a che fare con Dio oggi viene odiato: che la sua vocazione sia di annunciare il Suo Figlio Divino, Gesù Cristo, come per gli ebrei, o di seguirLo come i cristiani. Dal momento che i segni dei nostri tempi indicano una battaglia tra "assoluti" possiamo aspettarci che il futuro sarà un tempo di prova, per due ragioni.
Innanzitutto, perché si fermi la disgregazione. Se non ci fossero catastrofi, l'empietà prenderebbe sempre più terreno. Quello che è la morte per il singolo uomo, la catastrofe lo è per una civiltà malvagia: l'interruzione della vita e, per la civiltà, l'interruzione della sua empietà.
Perché Dio avrebbe messo un angelo con una spada fiammeggiante a guardia del Giardino dell'Eden dopo la Caduta, se non per prevenire che i nostri progenitori vi entrassero di nuovo e mangiassero dell'Albero della Vita, cosa che avrebbe reso immortale la loro colpa?
L'Altissimo non acconsentirà che l'ingiustizia diventi eterna. Egli permette che accadano rivolte, disgregazione e caos per ricordarci che i nostri pensieri sono stati sbagliati e i nostri desideri sono stati empi.
La verità morale è vendicata dalla rovina che consegue al suo ripudio. Il caos dei nostri tempi è l'argomento negativo più forte che potesse mai essere utilizzato dal cristianesimo. La catastrofe rivela che il male si sconfigge da solo e che non possiamo distogliere lo sguardo da Dio, come abbiamo fatto, senza fare del male a noi stessi.
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Nebbia sul Vaticano il giorno dei funerali di Benedetto XVI. (Foto di Massimo Sestini). Il Katéchon, ossia chi impediva al Male di avanzare, ved. QUI, se n'è andato il 31 dicembre 2022. |
‒ leggono gli stessi romanzi dei moderni pagani, educano i figli nella stessa maniera atea, danno retta ai medesimi commentatori che non hanno altri criteri se non giudicare il presente dal passato e il futuro dal presente;
‒ consentono che s'insinuino nelle loro famiglie usi pagani come il divorzio e le seconde nozze;
‒ vi sono sedicenti leader sindacali cattolici privi di carattere che danno indicazioni di voto per i comunisti ai congressi, o scrittori cattolici che accettano presidenze in organismi comunisti per inoculare idee totalitarie nei film.
Non esistono più il conflitto e l'opposizione che dovrebbero caratterizzarci. Stiamo influenzando il mondo meno di quanto il mondo influenzi noi. Non c'è più diversità.
Noi che siamo stati inviati per fondare un ospedale siamo stati infettati dalla malattia, e dunque abbiamo perduto il potere di guarire. E poiché l'oro è mescolato ad una lega, tutto dev'essere gettato nella fornace affinché lo scarto sia bruciato.
Il valore della prova sarà di distinguerci. Una catastrofe deve giungere per rifiutarci, disprezzarci, odiarci, perseguitarci, e allora, allora potremo marcare la nostra lealtà, affermare la nostra fedeltà e dichiarare dalla parte di chi stiamo.
Diminuiremo in numero, ma aumenteremo in qualità. Non temiamo per la Chiesa, ma per il mondo. Tremiamo non perché Dio potrebbe essere scalzato dal Trono, ma perché potrebbe regnare la barbarie.
Infine tre consigli pratici per questi tempi, perché i cristiani prendano coscienza che un momento di crisi non è un tempo di disperazione, ma di opportunità. Siamo nati nella crisi, nella sconfitta: la Crocefissione.
E una volta presa consapevolezza che siamo sottoposti alla Collera Divina, possiamo diventare oggetto della Divina Misericordia. Gli autentici insegnamenti dell'Eterno generano speranza. Il ladrone sulla destra arrivò a Dio attraverso una crocefissione.
In secondo luogo i cattolici devono accrescere la loro fede, appendere un crocifisso nelle loro case, ricordarsi che hanno una croce da portare; riunire le proprie famiglie ogni sera per recitare il rosario; andare alla Messa quotidiana; fare ogni giorno l'Ora Santa alla Presenza di Nostro Signore nell'Eucaristia, soprattutto nelle parrocchie dove i pastori sono consci della necessità del mondo e quindi celebrano servizi di riparazione.
Non invochiamo l'unità religiosa, che non è possibile se acquisita al prezzo dell'unità della verità, ma chiediamo l'unità delle persone religiose, nella quale ognuno marci separato secondo la luce della sua coscienza, ma tutti colpiscano insieme per il progresso morale del mondo.
Le forze del Male sono unite; le forze del Bene sono divise. È possibile che non riusciremo mai a ritrovarci nel medesimo banco – voglia l'Altissimo che accada – ma possiamo incontrarci sulle nostre ginocchia.
Potete stare certi che nessun sordido compromesso né equilibrismo vi riguarderà. Coloro che hanno fede faranno meglio a rimanere in stato di grazia e coloro che non l'hanno faranno meglio a capire le proprie intenzioni, poiché nell'era che viene ci sarà un solo modo per fermare le vostre ginocchia tremanti, e sarà piegarle e mettersi a pregare.
Pregate Michele, il Principe del mattino, il quale sconfisse Lucifero che voleva farsi dio. Quando un tempo l'universo si incrinò a causa di un ghigno in paradiso, egli si alzò e trascinò giù dai sette cieli l'«orgoglio» che voleva guardare l'Eterno dall'alto in basso.
E pregate anche Nostra Signora. Ditele:
"È a Te che è stato dato il potere di schiacciare la testa del Serpente che mentendo disse agli uomini che sarebbero diventati dei.
E possa Tu, che ritrovasti Cristo allorché Egli fu perso per tre giorni, ritrovarLo di nuovo per il nostro mondo che Lo ha perduto.
Dona la Parola all'incontinenza senile della nostra prolissità. E come Tu formasti la Parola nel tuo grembo, forma Lui nei nostri cuori.
Signora del Blu del Cielo, in questi giorni oscuri accendi le nostre lampade. Restituiscici la Luce del Mondo perché una Luce risplenda anche in questi giorni di oscurità."
Dio vi benedica.»
Alcune note sul prestigioso Pastore
Fulton John Sheen nato a El Paso, Illinois, l'8 maggio 1895 e ordinato sacerdote nel 1919, fu consacrato vescovo a Roma l'11 luglio 1951.
Un anno dopo cominciò la sua famosa serie televisiva "Life is worth living" che raggiunse un'audience di venti milioni di telespettatori ogni settimana e continuò con successo fino al 1957.
San Giovanni Paolo II lo incontrò nel 1979, due mesi prima della sua morte, e gli disse: "Tu hai scritto e parlato molto bene del Signore Gesù. Sei un figlio leale della Chiesa!" (E il presule si commosse fino alle lacrime, ved. QUI; ndr).
Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it
Fonte: Tempi.it