Visualizzazione post con etichetta Fra' Alexis Bugnolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fra' Alexis Bugnolo. Mostra tutti i post

lunedì 14 novembre 2022

FALSA LETTERA a don Minutella. Gänswein SMENTISCE!

 


Sebirblu, 13 novembre 2022

A voler ben guardare l'attacco diabolico che continuamente perseguita senza pietà don Minutella si ha la conferma più sicura che la sua Opera, a difesa della Vera fede cattolica, è gradita a Dio.

L'ultima cattiveria, per dirla franca, viene da una falsa lettera che gli sarebbe stata recapitata da mons. Gänswein in risposta a quella inviatagli tre mesi fa dal coraggioso sacerdote, unitamente agli altri sette pastori del sodalizio sorto al suo seguito.

Don Alessandro, dopo aver ricevuto la raccomandata e averla esposta nella rubrica "Santi e caffè", pur con seri dubbi sulla sua autenticità, si era preso una pausa di riflessione e preghiera, mentre il bravo giornalista Andrea Cionci aveva prontamente scritto un articolo su "RomaIt" QUI, esibendo le prove della missiva truffaldina.

Ecco il video di don Minutella dove, a partire dal minuto 13:47 circa, mostra il malvagio affondo ricevuto, col turpe tentativo di farlo crollare moralmente e minare in tal modo la neonata alleanza sacerdotale postasi al servizio del "Piccolo Resto".




L'intraprendente articolista di "Libero" ha pure aderito all'intervista chiarificatrice offertagli da Fra' Bugnolo (QUI e QUI per conoscerlo meglio), che pubblico per tutti coloro che non hanno seguito la vicenda del "Codice Ratzinger", ossia il modo usato da Benedetto XVI per dichiarare al mondo la sua "prigionia" in "sede impedita", menzionata da me QUI, QUI, QUI e QUI*.

*(In questo link si trova, a piè pagina, l'intervento di mons. Gänswein presentato da don Minutella nel video, concernente la sua clamorosa testimonianza con parole assolutamente codificate).   



Ora, dal momento che ognuno può visionare l'articolo di Cionci QUI, a difesa della verità che svela l'inganno epistolare, nel frattempo ‒ notizia dell'ultimo minuto ‒ mons. Gänswein, rispondendo ad una precisa domanda di Petra Lorleberg della stampa tedesca QUI, ha smentito categoricamente di avere inviato la raccomandata, usando queste parole:

"Sono lieto di rispondere alla sua richiesta, e con fermezza: la lettera è un falso e una menzogna: Fake news pure e semplici!".

La clamorosa notizia, un perfetto auto-goal per gli accaniti sostenitori di Bergoglio, si è diffusa rapidamente su diverse testate italiane e straniere della rete, come su alcune emittenti del tipo "Radio Radio" QUI, o "Il Vaso di Pandora" QUI.

Tra i siti non poteva mancare quello di Marco Tosatti, noto vaticanista, che QUI, espone a tutta pagina lo scandalo della contraffazione. 

Si spera solo che mons. Georg Gänswein sporga denuncia alla polizia vaticana al fine di assicurare alla giustizia il vile e perverso falsificatore.

Certo è che tra i sospettati, come evidenzia l'arguta analisi di Cionci nel filmato,  spicca in particolare l'acerrimo nemico di don Minutella,  don Ariel S. Levi di Gualdo de «L'Isola di Patmos», che prontamente,  vista la mala parata, si è subito precipitato ad eliminare il trionfante quanto perfido articolo sulla vergognosa questione che però, essendo stato pubblicato da "Stilum Curiae", si può leggere QUI.

Chi volesse prendere atto della devianza diabolica di questo personaggio in talare non ha che dare un'occhiata ai suoi velenosi scritti, pieni di giudizi azzardati e turpiloqui indegni, che nemmeno uno scaricatore di porto userebbe mai; ved. QUI, QUI e QUI: il primo link è contro don Minutella e chi lo segue, il secondo contro Cionci e i suoi "vaneggiamenti" e il terzo, brevissimo ma assai eloquente, svela il linguaggio di bassa lega utilizzato da tale "prete".

Non è  da meno  l'arcinoto sito di  "Aléteia" che,  pur  aggiornando il pezzo  al  vetriolo di Giovanni Marcotullio QUI, non lesina le insinuazioni offensive sia verso don Minutella quanto dello stesso giornalista di "Libero", attirando persino commenti come questo:

Filippo ‒ 2022-11-10 ‒ 17:36

"L'ostinazione con la quale vi accanite contro Don Minutella è sconcertante. Dubbi, affermazioni senza prove al limite della diffamazione. Datevi una calmata".

Il filmato che segue conferma tutto ciò, ed è l'introduzione di don Alessandro al video successivo delle 18:30, in linea con Andrea Cionci e Fra' Alexis Bugnolo, che avrebbe dovuto essere trasmesso la sera prima, 10 novembre, ma è stato hackerato.

  



Riporto il testo di Andrea Cionci, inoltrato a Marco Tosatti al fine di pubblicarlo, con tutte le prove indirette a carico di don Ariel, seguendo la traccia lasciata sui pdf da lui esposti.


La Lettera di Gänswein, le Tracce del PDF
Un indizio verso l'Origine del Falso

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, riceviamo e pubblichiamo questo scritto di Andrea Cionci, che illustra gli indizi necessari per risalire all'origine della lettera ‒ falsa ‒ di mons. Gänswein a Minutella. Naturalmente, posto che l'articolo chiama in causa direttamente don Ariel Levi di Gualdo, Stilum Curiae si dichiara sin da ora disponibile ad ospitare una sua risposta. Buona lettura.


«Ieri pomeriggio, su Radio Domina Nostra, si è fatto il punto (video soprastante; ndr) sulla grave vicenda della lettera attribuita a Mons. Gänswein.

La mattina dell'8 nov. 2022, Don Minutella rende pubblica questa raccomandata da lui ricevuta su carta intestata dell'Arcivescovo, nella quale si legge:

"Il  Papa emerito  ha  sempre celebrato  la  Santa Messa  «in unione  con  il  nostro Papa Francesco», suo Successore, al quale ha promesso pubblicamente «devota e incondizionata obbedienza». Lei è in grave errore, come prova la pena della dimissione dallo stato clericale che Le è stata irrogata e che la Chiesa infligge molto raramente. Il Santo Padre emerito assicura preghiere per il Suo ravvedimento."

Mentre il teologo siciliano esprime alcuni dubbi sull'autenticità, don Ariel S. Levi di Gualdo subito dà l'esclusiva trionfante (QUI di nuovo il link del testo eliminato dal presbitero ma pubblicato da Tosatti; ndr) secondo cui Gänswein conferma proprio quegli stessi concetti che don Ariel stesso promana da tempo, e con toni molto accesi.

Sul suo sito l'Isola di Patmos, Levi evidenzia il pdf di questa lettera affermando di averla ricevuta poche ore prima da una «fonte di cui non avrebbe mai fatto il nome».

Subito dopo, lo scrivente, su RomaIT, illustra come la missiva sia palesemente falsa per via del mittente inesistente «Sg. Pe», un ovvio escamotage per non insospettire l'impiegato postale vaticano.

A ruota, viene deriso da Giovanni Marcotullio su Aléteia (pezzo che, nel frattempo, dopo la smentita del Segretario di papa Ratzinger, viene rivisto come sopra linkato; ndr) che gli dà dello "scriba di don Minutella" e "complottista che nega l'evidenza".

In seguito, però, lo stesso Mons. Gänswein su «Kath.net» smentisce, dicendo non solo che la lettera è un falso, (come documento fisico), ma è pure una menzogna, ovvero, anche il suo contenuto è falso: Benedetto, quindi, NON celebra in unione con Francesco e Don Minutella NON è in errore, né gli altri preti del Sodalizio Mariano.

Ancora su RomaIT QUI, lo scrivente produce ampia documentazione su come è stato prodotto il fake, ovvero scaricando la firma da una lettera del 2014 di Gänswein presente sul web e ripassandola col pennarello.

«Kath.net» terminava, tuttavia, il suo pezzo con una strana considerazione: "Inoltre, il destinatario della lettera non deve essere automaticamente il falsario" rived. QUI. A questa nota insulsa Marcotullio si attacca ( e aggrava; ndr) l'aggiornamento del suo articolo, ventilando la possibilità che possa essere stato lo stesso don Minutella a falsificare la lettera; cfr. QUI.

Nel popolo fedele a Benedetto XVI, ci sono però diversi esperti di informatica che, scaricando il pdf dal sito di don Levi, hanno recuperato i dati del file inviandoli allo scrivente.

Emerge (nell'ultimo video esposto; ndr), al min. 44, che il pdf pubblicato da don Ariel è stato prodotto il 7 novembre alle 20:03 con una licenza Word intestata ad "Ariel S. Levi di Gualdo ‒ presbìtero".



Il giorno 9, dopo i primi dubbi apparsi sulla stampa, sul link del sito "L'Isola di Patmos" questo pdf viene sostituito con un altro che reca stavolta, in giallo, la dicitura «copia dall'originale» ma che, nelle proprietà, riporta ancora Ariel Levi di Gualdo ‒ presbitero come «autore».

La licenza Word aveva questa intestazione almeno fin dal 2021, come risulta da un altro file, "Biografia" di don Levi, pubblicata tempo fa sul sito.

Un informatico spiega (sempre nell'ultimo video esposto; ndr) al min. 54:45, come i due pdf della lettera falsa siano rimasti, ancora il giorno 11, sul sito de "L'Isola di Patmos".

I fatti, dunque, sono questi: noi ci fermiamo qui, spetterà forse agli inquirenti scoprire chi è questo Mr. X, questa misteriosa «fonte» che, stando alle sue stesse dichiarazioni, forse don Levi continuerà a coprire, non facendone mai il nome, pure in presenza di un doppio reato penale: sostituzione di persona (art. 494 c.p.) e falsa scrittura.

Siamo certi che qualche "una cum-bergoglian-sedevacantista" continuerà a sostenere teorie del tipo che don Minutella nel 2021 ha comprato un pc, intestando il Word abusivamente ad Ariel Levi di Gualdo per usarlo un anno dopo inviando allo stesso Levi una falsa lettera di Gänswein, in modo che la mandasse inconsapevolmente a don Minutella, così che quest'ultimo potesse sbugiardarlo grazie al suo "scrivano" Cionci.

Si arriverà anche a ciò, ma allora... se questo falsario fosse don Minutella, e visto che don Ariel afferma di conoscere il nome della sua fonte... perché ora Levi non ne fa il nome, visto il brutto tiro di cui sarebbe stato fatto oggetto?

Insomma: questo avvilente, tragicomico episodio sia di monito a tutti quelli che continuano a indugiare nella menzogna, nel dubbio ostinato, nelle trame maligne, nella violenza censoria, nel silenzio complice, nel compromesso di comodo, nell'odio verso il vero Vicario di Cristo, Benedetto XVI in sede impedita che – ovviamente ‒celebra in unione con se stesso "indegno servo".

Possiamo affermare questa realtà in modo categorico, proprio grazie a questa lettera, incrociando due dichiarazioni di mons. Gänswein.

La prima QUI, nella risposta di qualche settimana fa al bergogliano padre Willibald Zenkert: "Papa Benedetto non ha mai menzionato nessun altro nome nel Canone della Messa. Non ha mai nominato se stesso nel Canone".

Invece di dire semplicemente che "Benedetto celebra in unione con Francesco", come vorrebbe tanto sentirsi dire don Ariel, Gänswein ricorre a questa architettura lessicale geniale, perfettamente anfibologica.

Infatti, potrebbe voler significare sia che celebra (una cum Franciscus; ndr) in unione con Francesco, (non citando altro nome all'infuori di questo), sia che offici in unione con se stesso.

La formula liturgica usata dal papa nella Messa è "in comunione con me, Tuo indegno servo", quindi Benedetto XVI, recitandola, di fatto "non nomina se stesso" e neanche "alcun altro nome".

Ma se la "lettera falsa è una menzogna", non è vero, come vi si afferma, che Benedetto XVI celebra in comunione con Francesco. Così, per esclusione, resta solo che egli officia in comunione con se stesso. Fine della storia.

E Benedetto lo fa perché è il vero papa, rimasto in sede impedita, col munus, ma senza ministerium. E Bergoglio è un antipapa.»




Chiosa di Sebirblu

Un vecchio proverbio dice che "Dio non paga il sabato", e che quindi nessuno può sentirsi al sicuro dalle conseguenze che, quando meno le si aspetta, ricadranno su di lui, inesorabilmente, con i relativi interessi maturati per il male fatto.

Nel tempo antico, il sabato era giorno di paga, di mercede, e questo motto significa che l'Eterno non ha l'obbligo di rispondere ipso facto alla provocazione: la giustizia e la punizione divina prima o poi arrivano, a prescindere dal momento.

E queste agiranno tanto più pesantemente nei cuori degli uomini dove si annidano l'odio, l'invidia e la superbia, inducendoli ad uccidere e ad umiliare soprattutto gli esseri che si trovano sotto la somma protezione dell'Altissimo.

Se non è il Dragone infernale a governarli, non so proprio chi altri potrebbe essere!

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte del testo di Andrea Cionci, QUI.


venerdì 26 giugno 2020

L'Enigma del Viaggio-Lampo di Ratzinger in Baviera




Sebirblu, 25 giugno 2020

Gli accadimenti che velocemente si rincorrono in questi tempi apocalittici vertono tutti sul sommo pontefice Benedetto XVI che, nonostante sia chiamato "emerito", rimane pur sempre l'unico e vero successore di Pietro, capo della Chiesa Universale, in quanto la "Rinuncia" data nel 2013 è stata da lui stesso intenzionalmente resa invalida. (Cfr. anche QUI e QUI).

Ad accorgersene, è stato un frate italo-americano, Alexis Bugnolo, latinista, canonista e antropologo del quale ho già parlato QUI, in un dirompente articolo su questo tema.

Non dico che tale mia pubblicazione sia passata inosservata, visto che un lettore l'ha menzionata in diretta a don Minutella, ma la notizia "bomba" è scoppiata poi, con il resoconto dettagliato apparso su "Libero" (QUI) per mano di Andrea Cionci (letto sul video a seguire) che, insieme al "Decimo Toro" e allo stesso don Minutella, in un intreccio di interviste con fra' Bugnolo, hanno scoperchiato il Vaso di Pandora. (Oggi, anche il Quotidiano del Lazio ha seguito l'esempio di Cionci).  





Naturalmente, è passato tutto sotto silenzio... nessun organo d'informazione ha parlato... ma in Vaticano qualcosa si è mosso, visto il viaggio improvviso di Joseph Ratzinger in Germania per via del fratello "moribondo"... col quale è stato possibile, però, con-celebrare la Messa il giorno successivo al suo arrivo e far colazione a strudel di mele; ved. QUI.

Egli, infatti, sebbene debilitato e in carrozzella ha preso il volo per il suo paese d'origine per mezzo di un aereo di Stato militare italiano (?) accompagnato dal solito immancabile Georg Gänswein, da un'«infermiera» (poi si capirà il perché delle virgolette), da un medico "ad personam", dal vice comandante della polizia vaticana e dal capo della gendarmeria pontificia, Domenico Giani, "silurato" l'anno scorso da Bergoglio.

Ed ora, dopo che il famoso quotidiano tedesco "Bild" aveva sostenuto che Benedetto XVI, forse, non sarebbe più tornato a Roma, ecco che arriva inaspettata la notizia del suo rientro-lampo avvenuto lunedì scorso.

In tutta questa confusione, ho deciso di riportare le parti più significative di ciò che ha detto fra' Bugnolo sull'intera vicenda, rispondendo alle domande del conduttore di "Radio OPI":

Il primo quesito concerne il viaggio improvviso di Ratzinger e l'allontanamento da Roma, dando dunque il "la" alle numerose profezie sui tempi finali di un papa "in fuga dall'Urbe", come quelle di Anna Maria Taigi e della beata Katharina Emmerick, ad esempio.




Dice fra' Bugnolo:

«In questi giorni è successo qualcosa di stranissimo, perché sembra che papa Benedetto abbia chiesto proprio a Giani, ex capo della Gendarmeria, attualmente operatore alla Digos della Repubblica Italiana, di organizzare il viaggio per raggiungere suo fratello in Germania.

Impossibile quindi che Bergoglio abbia dato il placet per la partenza, visto che lui stesso aveva rimosso Giani dal suo prestigioso incarico, ed è altrettanto strano il silenzio non solo della Santa Sede, ma anche delle autorità italiane che hanno concesso l'aereo militare, normalmente messo a disposizione soltanto a pro dei pontefici o di rado a qualche alto prelato. Questo, secondo me, vuol dire che Benedetto XVI viene considerato il papa regnante, non Bergoglio.

Quando poi l'aereo è arrivato a destinazione, non c'era il Nunzio apostolico ad attendere Ratzinger, e ciò mostra che tra le Mura Leonine non se ne sapeva nulla. La diocesi del luogo aveva anche dichiarato di non avere certezze per il suo rientro in Italia, a causa delle condizioni critiche del fratello in fin di vita.

Il Nunzio è giunto soltanto due giorni dopo, facendo sapere tramite Facebook (a mezzogiorno di domenica) che Benedetto XVI sarebbe rientrato in Italia l'indomani. Come mai, dato che il fratello non è ancora morto e nemmeno guarito? Perché, quindi, avrebbe dovuto già rientrare in Vaticano?

La decisione presa di restare con il proprio congiunto sino alla fine, senza che la Santa Sede ne fosse a conoscenza, è stata cambiata all'ultimo minuto... forse a Roma vogliono controllarlo? Noi dobbiamo aprire gli occhi, perché se papa Benedetto non è più papa, allora ha lo stesso diritto alla libertà come ce l'ho io, voi, e tutti coloro che vogliono viaggiare ovunque nel mondo.




Il Vaticano non ha alcuna autorità nel dargli il permesso di uscire o di richiamarlo indietro! Ratzinger non è uno schiavo, è un essere umano avente tutti i diritti che gli competono, come qualsiasi altro uomo. È evidente che ha subìto delle forti pressioni per ritornare, e questa è una gravissima violazione dei Diritti Umani.

Tutto fa pensare che, sia il governo tedesco che quello italiano abbiano tributato a lui gli onori di un capo di stato! È papa o non lo è? Molti cattolici, persuasi che il pontefice sia ancora lui, non comprendono come non gli si dia modo di spiegare cosa sia veramente accaduto nel 2013!

Ci sono troppe cose strane... perché c'è un vice comandante della polizia vaticana con lui? È forse prigioniero? Quando un cardinale gira per il mondo questo non succede, e non viaggia con un velivolo dell'aeronautica militare italiana... Perciò, sembra che Benedetto abbia deciso di spostarsi in modo segreto e questo rivela la sua mancanza di fiducia in Bergoglio.

Chi, inoltre, ha avvertito i giornalisti e i fotografi del suo arrivo in Germania se il viaggio doveva rimanere segreto? Ratzinger non si è sottratto a loro, si è lasciato fotografare e ha risposto ai saluti mostrando un volto quasi tumefatto, come mai? Sembrava un viso che avesse subito un trauma incredibile in confronto alle immagini apparse in televisione l'autunno scorso... »




A questo punto devo interrompere la sintesi scritta di ciò che ha detto fra' Bugnolo a Radio OPI in quanto è stata rimossa la registrazione ed è irrintracciabile. La stessa cosa è accaduta sul sito dello stesso frate, ved. QUI, che ne ha pubblicato il link per i lettori.

Comunque, siccome l'avevo già ascoltata, ciò che rimane di maggior interesse sul viaggio-lampo di Benedetto XVI lo riprendo traducendolo dall'articolo postato dal francescano sul suo "FromRome.info":

Dunque, si parlava del volto livido e arrossato di papa Ratzinger... e qui viene esposta da fra' Bugnolo una testimonianza, quella di Doris Reisinger, dottoressa in filosofia e teologia cattolica che twittando sul web (QUI) il 19 scorso, ha detto:

«La donna che accompagna Benedetto XVI (ved. foto) non è una "infermiera". Il suo nome è Christine Felder, una 'memor domini' membro della famiglia spirituale "l'Opera" (Das Werk; ved. QUI). Per numerosi anni è stata la mia superiora, la mia "maîtresse novice" (maestra delle novizie) e la mia assistente spirituale, personale.

Ella determinava presso  quale prete dovevo  confessarmi, quale capigliatura avevo il diritto di mantenere  (tagliando  qualche  volta i capelli),  ciò  che ero autorizzata a leggere, se e quando potevo parlare con i miei genitori ed ero obbligata a presentarle delle relazioni scritte ciascuna settimana.

Non ho mai tanto sofferto in vita mia a causa di qualcuno come da questa donna. Mi ha piantata in asso durante le rievocazioni di un fratello. Mi ha urlato addosso quando ho rimostrato i suoi attacchi...

Ma ha fatto ben peggio alle altre giovani sorelle... Per quanto io sappia, non ne è mai stata ritenuta responsabile. Il Vaticano la conosce dal 2012 o poco più, e sembra costantemente occupare un posto direttivo in quell'ambito.


Benedetto XVI è strettamente sorvegliato; ved. QUI. Christine Felder è in grigio.

Per essere onesta, quando vedo Christine Felder mi sento male e comincio a tremare. D'altra parte, io so che entra ed esce sempre dal domicilio di Benedetto XVI. Non è una sorpresa per me, ma non dovrebbe essere così. Penso che il mondo dovrebbe saperlo. (E dovrebbe anche conoscere gli sgarbi vergognosi a cui viene sottoposto; ved. QUI; ndt).

E continuando a twittare, la dottoressa Doris Reisinger conclude dicendo:

Non è soltanto il mio caso. Ci sono molte persone che sono state strumentalizzate e lese dalla "Das Werk", la cui vita è stata colpita e condizionata in modo permanente. I dirigenti della comunità hanno violato le norme basilari del Diritto Canonico.»

Questo è ciò che ha riportato frate Bugnolo nel suo articolo QUI, riferendosi al "trattamento" che presumibilmente potrebbe essere adottato nei confronti di Benedetto XVI, così indifeso e fragile vista l'età, ma non lo è certo il suo pensiero ancor lucido e profondo tanto da aver voluto stilare un testamento spirituale da aprirsi soltanto a trapasso avvenuto.

Ed è proprio questo il punto che porta ad ulteriori domande sulla stranezza assoluta di un viaggio di soli quattro giorni effettivi (da giovedì mattina 18 giugno alle 11,45 ora d'arrivo a Monaco di Baviera, a lunedì mattina 22 giugno con l'atterraggio a Ciampino alle ore 13) di un uomo di 93 anni che va a trovare il fratello (in piena pandemia) con cui celebra la Messa e fa colazione per poi andarsene sveltamente senza poter comunicare con alcuno, più provato che mai, in un blitz a dir poco sconcertante.


I fratelli Georg e Joseph Ratzinger

Qual è il vero motivo di tutte queste incongruenze? Bisogna sapere che il mese scorso Peter Seewald (il grande amico biografo di Joseph Ratzinger) ha rivelato (QUI) che papa Benedetto aveva deciso di rivolgersi al mondo e di porre un termine a tutte le controversie su ciò che aveva fatto nel febbraio 2013, lasciando ai posteri ‒ dopo la sua morte ‒ un testamento spirituale.

Questa ammissione esplosiva (continua nel suo articolo fra' Bugnolo QUI) è stata la fonte di molte speculazioni a Roma, perché è noto che un papa ha il potere di nominare il suo successore, di modificare le leggi per l'elezione o di apportare qualsiasi tipo di altri profondi cambiamenti per mezzo di un tale documento.

Dove viene conservato l'atto testamentario? Presso un parente stretto? A Roma? La speculazione ruota intorno a due possibilità.

L'una è che il testo sia conservato nel suo ufficio, nel monastero di Mater Ecclesiae nel cuore dei Giardini Vaticani. L'altra, è che lo abbia affidato a suo fratello George Ratzinger.

Entrambi i casi sono utili, dice fra' Alexis, il primo all'entourage di Bergoglio per frugare minuziosamente nel sue stanze personali ed appropriarsene, dato che nel corso di questi sette anni il Vaticano è stato sorpreso a falsificare numerosi atti: dalla dichiarazione di Rinuncia del 2013 ‒ come da link soprastanti ‒ alle lettere di vario genere scritte da Benedetto XVI e manomesse od occultate (ved. l'episodio di mons. Viganò QUI, del suo maggiordomo-ladro QUI e del complotto di morte QUI). 

Il secondo, che porta papa Benedetto da suo fratello a Ratisbona per riprendersi il documento, nonostante Ratzinger fosse guardato a vista di continuo dai "compagni" di viaggio, specialmente dal vice-capo della polizia vaticana.

Una terza ipotesi potrebbe esistere a parer mio, però se Ratzinger, come sembra, è stato tenuto sempre sotto sorveglianza in tutti questi anni (ved. anche QUI e QUI) come avrebbe potuto affidare il testamento ad un notaio, che sarebbe stata la cosa più ovvia da fare?

Prima di concludere, consiglio vivamente di leggere le profezie su Benedetto XVI, QUI, rivelate al veggente Giuseppe Auricchia dalla Vergine Maria e da San Michele Arcangelo sui traditori e nemici che lo circondano, falsificandogli la corrispondenza e riscrivendo le sue lettere.

Chiosa di Sebirblu

È indubbio che la situazione in Vaticano sia disastrosa, malgrado le apparenze che sembrano attirare i poveri fedeli, ammaliati dal Falso Profeta e dai suoi cortigiani opportunisti ed ipocriti. Dunque, ben vengano i vari don Minutella, Decimo Toro e fra' Alexis Bugnolo che, seppure in pochi, ma potenti guerrieri con un gran seguito, sono sempre meglio di una pletora indistinta e fasulla di "sepolcri imbiancati". 

Ecco un'altra autorevole voce, quella del prof. Alessandro Meluzzi, che merita d'essere esposta.





Relazione, traduzione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: FromRome.Info

venerdì 14 febbraio 2020

Lo SCACCO MATTO di Wojtyla e Ratzinger a Bergoglio




Sebirblu, 14 febbraio 2020

Fra' Alexis Bugnolo, un dotto francescano indipendente (ved. QUI), nato negli Stati Uniti e cittadino italiano ex jure sanguinis (per discendenza naturale), traduttore dal latino all'inglese degli scritti di S. Francesco d'Assisi e delle opere di S. Bonaventura da Bagnoregio sui Commentari dei quattro tomi delle "Sentenze" di Pietro Lombardo, è riuscito ad analizzare nei minimi dettagli la dichiarazione ufficiale annunciata da Benedetto XVI, il giorno 11 febbraio 2013, per la sua "Rinuncia".

Prima di proseguire nella presentazione di questo articolo, vorrei rendere noto che l'invito rivolto ai lettori, QUI, per l'incontro in Piazza San Pietro, dove appunto si trovava fra' Bugnolo, ha avuto per questi un esito amaro, in quanto è stato fermato inopinatamente dalla polizia vaticana e posto "sotto torchio" per circa due ore dagli agenti (a quanto pare, mandati dal segretario di Stato della Santa Sede) con le accuse più astruse pur di tormentarlo. (Ma non vanno aperte, anzi spalancate le porte agli stranieri, secondo la "misericordia" bergogliana?).

Non avendo trovato nulla di irregolare nei suoi confronti, pur avendogli negata al momento la restituzione del passaporto e minacciandolo di espulsione dall'Italia per tre anni, nonostante l'effettiva cittadinanza italiana, e dopo averlo intimorito con una ammenda di 900 euro o di 1000 dollari perché, secondo loro, indossava la tonaca francescana mentendo, è stato rilasciato!

(Ved. QUI lo scritto, purtroppo in inglese, e il video dell'unica intervista ad un professore triestino che fra' Bugnolo e riuscito a fare.

Tornando ora al sorprendente articolo che segue, è curioso come, a distanza di sette anni dalle dimissioni papali, proprio questo frate abbia potuto mettere a fuoco ed esporre come Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger avessero preparato magistralmente il piano per dare scacco matto alla Falsa Chiesa di Bergoglio.


Fratel Alexis Flavian Bugnolo

Fra' Alexis Bugnolo scrive:

‒ Papa Benedetto XVI, apprezzato da molti come brillante teologo, è a mio parere un giocatore di scacchi ancor più brillante, perché ha vinto l'Anti-Chiesa con la manovra più incredibile, sottile ed efficace che si sia mai potuta concepire.

Essa richiede numerosi studi per essere ravvisata se, come me, avete preso per oro colato ciò che è stato pubblicato negli ultimi sette anni.

Certo, l'onore e la gloria per questo appartengono prima di tutto all'Altissimo, che illumina tutti gli Esseri e talvolta li inspira a far cose che i comuni mortali non potrebbero mai pensare di realizzare.

Grazie ancora a Dio per aver inviato Nostra Signora a Fatima onde rivelare a Suor Lucia un segreto che sino ad oggi era rimasto nascosto per trasmettere saggi consigli al vero Vicario di Pietro in questi tempi finali.

Come Giovanni Paolo II rafforzò il baluardo
della Chiesa contro l'anti-chiesa.

Io credo che con questa conoscenza, papa Wojtyla abbia compiuto 3 cose:

1) Scelse Joseph Ratzinger, che si stabilì a Roma, e lo preparò a succedergli ‒ forse perché sentiva in lui il dono della profezia ‒ (cfr.QUI; ndt).

2) Nel 1983 aggiunse il termine "Munus" al Canone di Diritto Canonico, par. 332 §2 (ved. QUI), per costringere tutti i suoi successori all'obbligo di rinunciare al Munus Petrino, qualora si fossero dimessi dal papato.

3) Nel 1996 promulgò una nuova legge sulle elezioni papali, che avrebbe annullato ogni tentativo dell'Anti-Chiesa di usurpare il pontificato o di eleggere in successione altri anti-papi.




Wojtyla aveva messo in guardia la Chiesa dall'Anti-Chiesa in avanzamento. Beatificò Anna Katerina Emmerick per sottolineare l'approvazione papale alle sue visioni (era la vigilia della festività di San Francesco d'Assisi, nel 2004). [Cfr. QUI e QUI].

Non dovrebbe quindi sorprendere che, in segreto o, dovrei dire, alla luce del giorno, egli abbia premunito la Chiesa contro il Male avvenire negli atti della Santa Sede!

Per mezzo di questi tre punti, Giovanni Paolo II posizionò la scacchiera e permise al subentrante da lui favorito, Ratzinger, di impostare uno stratagemma per vincere il potere delle Tenebre.

Le Forze anti-chiesa colpirono rapidamente
dalla morte di papa Wojtyla.

La "mafia" di San Gallo (cfr. QUI, QUI e QUI; ndt), che si riuniva in quella città svizzera da alcuni anni, si mobilitò per "piazzare" Bergoglio sul trono apostolico nel conclave del 2005. Come sappiamo, quest'ultimo raccolse il maggior numero di voti dopo Benedetto XVI.

Nella sua "campagna elettorale" aveva promesso delle riforme finanziarie radicali in Vaticano, alfine di poter passare per un salvatore e un novatore, benché il suo ordine del giorno fosse quello del card. Martini: fare della Chiesa la sposa dell'Anticristo.

Recentemente, un prete compatriota di "Francesco" ha rivelato che Ratzinger, poco dopo la sua elezione, domandò a Bergoglio se avesse voluto accettare la carica di Segretario di Stato (ved. QUI). Benedetto XVI intendeva con tale offerta esporre lo scontro che era scoppiato al Conclave mostrando le vere intenzioni dell'argentino.

Il rifiuto di questi, evidenziò le sue mire, perché tutte le ragioni date al consesso cardinalizio per la sua elezione avrebbero potuto essere espletate come Segretario di Stato (se fossero state oneste), e l'avrebbero indotto ad accettare il ruolo. Ma, in mancanza dell'autorità papale, il suo programma perverso e maligno non si sarebbe potuto realizzare.




Per inciso, è doveroso dire che, riferendosi al segno dell'ulivo della pace (il motto "Gloria Olivae", attribuito a Benedetto XVI dal profeta Malachia), Ratzinger rivolto ai suoi sostenitori ha asserito che "tutto può essere". (Cfr. QUI).

Con la triplice conoscenza del futuro tratta dal Terzo Segreto di Fatima, da Giovanni Paolo II e dalla sua stessa esperienza nella CDF (Custodia del Deposito della Fede; ndt), Ratzinger sapeva ciò che doveva fare. Sapeva che Bergoglio voleva il potere e che sarebbe rimasto accecato davanti alla sua offerta.

Benedetto effettuò dei preparativi per difendere la Chiesa tradizionale e, sotto la pressione della mafia di San Gallo, ne "confezionò" la disfatta in segreto.

Il 13 maggio 2010, avvertì apertamente i fedeli che il Messaggio di Fatima stava per realizzarsi, dicendo: «Avremmo torto se pensassimo che la missione profetica di Fatima sia finita...»

Egli  sapeva  che  estirpare  la  lobby  gay  (la "mafia  lavanda")  dal  Vaticano  sarebbe  stata la chiave difensiva della Chiesa. Ma, come i dossier giudiziari rivelarono nella controversia su Wikileaks, mentre tale sforzo condusse alla distruzione della carriera di numerosi sodomiti, questi si unirono contro Ratzinger per esautorarlo, poiché il suo pontificato rimosse centinaia di pervertiti dal clero.

Come ho già scritto, si è avuto, secondo me, un tentativo formale di colpo di Stato (ved. Il rapporto QUI). E questo, di fatto, è stato messo in moto con l'intenzione di incarcerare efficacemente papa Benedetto (vedi QUI). Il patto del Conclave nel 2005, tra le fazioni belligeranti di Ratzinger (Chiesa) e quelle di Bergoglio (Anti-Chiesa), ne preparò la via (ved. QUI).

Nondimeno, con la propria causa persa al Conclave, la mafia di San Gallo doveva attendere che Benedetto XVI rinunciasse al soglio, perché essendo anziano aveva già rivelato d'essere incline a dimettersi entro qualche anno. Così, siccome ritardava, la rabbia e l'impazienza esplosero.




La restaurazione dell'antica Messa (Vetus Ordo) e l'estensione delle autorizzazioni per il suo utilizzo (30 aprile 2011) provocarono una "deflagrazione" generale tra il cattivo clero.

Io so che questo accadde durante la Conferenza episcopale italiana del 2011, perché un presule che mi ha aiutato mi ha anche riferito di come i cardinali e i vescovi si siano alzati uno dopo l'altro e abbiano detto le cose più vili contro il Papa.

So anche personalmente, dopo la testimonianza di un uomo d'affari siciliano da Shanghai, che il cardinale di Palermo aveva avvertito di come Ratzinger sarebbe potuto morire entro un anno per cattiva salute...

I media, controllati dalla mafia di San Gallo, ampliarono la notizia e la diffusero come se il prelato palermitano avesse detto che Benedetto XVI sarebbe rimasto in vita soltanto per un anno ancora. Questo rapporto fu pubblicato l'11 febbraio 2012! (si noti la data).

Colpo da maestro di Joseph Ratzinger

Il Papa, in seguito, giocò il suo colpo da maestro. Nell'estate 2012, rivelò al card. Bertone che si sarebbe dimesso. Non ne discusse con nessuno se non col proprio segretario Gänswein e qualche altro. Credo che abbia scritto il testo d'abdicazione nell'autunno 2012.

Suppongo pure che abbia mostrato intenzionalmente il testo latino (quello non valido) ed una traduzione tedesca difettosa (che fa apparire come corretta la formula originale usata) ai membri della mafia di San Gallo, per ottenerne il consenso. Con questo atto, egli contrassegnò il loro destino.

Infatti, soltanto chi parla fluentemente l'antica lingua e conosce il Diritto Canonico, accettando la metafisica tradizionale della Chiesa, può accorgersi che le dimissioni così presentate sono nulle. Ratzinger ha perciò posto le basi, sottolineando per anni che il suo teologo preferito era San Bonaventura.

Questo ha condotto gli studiosi come me, ad iniziare ad approfondire il metodo scolastico di San Bonaventura per l'analisi testuale del significato delle espressioni, che non ha precedenti fra tutti i dottori della Chiesa.

L'11 febbraio 2013, nel Concistoro, Benedetto XVI lesse ad alta voce il testo della formula invalida. Il 28 febbraio 2013 spiegò che si era dimesso dal "ministero attivo". La mafia di San Gallo diffuse la notizia di una "Rinuncia valida". Il resto è storia.




Significativo è il fatto che Benedetto XVI, da subito, iniziò ad offrire segnali di verità, non solo per il bene dei fedeli, ma anche per contrastare la mafia di San Gallo. Egli porta sempre la tonaca bianca, mantiene il titolo di "Santità" e si firma ancora P.P. Benedictus XVI, continuando ad impartire la benedizione papale.

Fa queste cose per indurre i fedeli cattolici ad esaminare il testo delle dimissioni e a scoprirne l'invalidità. (Confrontare QUI e QUI l'analisi fatta e riportata in italiano; ndt).

Fa così, anche perché, io credo, obbedisce alle parole di Nostra Signora di Fatima, nelle quali Ella aveva rivelato che sarebbe giunto il tempo in cui il mondo cattolico si sarebbe trovato con due papi, ma uno solo sarebbe stato quello vero: colui che avrebbe continuato ad indossare la talare bianca, invece l'altro ne avrebbe usurpato la missione.

Il tutto, mentre l'Anti-Chiesa avrebbe attaccato il vero Papa e pochi fedeli (il "piccolo Resto") si sarebbero uniti intorno a lui.

Per mezzo di una rinuncia impropria, Papa Ratzinger ha canonicamente reso nullo tutto ciò che Bergoglio ha fatto, può fare e farà! Egli è un Anti-papa, risultante dall'astuta arguzia che Benedetto XVI ha giocato su di lui. Ed è rimasto talmente impigliato in questo stratagemma da non poterne ammettere l'esistenza, perché se lo facesse, dovrebbe rinunciare alla sua pretesa di papato.

Se Joseph Ratzinger dovesse trapassare, allora non ci sarebbe un successore vero, in quanto la maggioranza ritiene ancora il suo ritiro corretto, a meno che i cardinali elettori pre-bergogliani non si incontrino in un conclave entro 20 giorni.

Altrimenti, come promulgato da Papa Giovanni Paolo II al termine del testo di «Universi Dominici Gregis» (UDG), ogni misura presa dall'eventuale Consiglio cardinalizio sarebbe inefficace.

Se così non faranno, la Chiesa non resterà priva di Pastore, perché, come indicato nel prologo della suddetta "Costitutio Apostolica UDG", l'istituzione del Collegio «non è necessaria per un'elezione valida» del Sommo Pontefice: esiste ancora l'antica legge apostolica concernente il diritto della Chiesa romana (intesa come autorità, fedeli, ed esperti; ved. nota qui sotto)* di eleggere il successore di Pietro.

Benedetto ha vinto "Francesco"!

N o t a*

[Per oltre mille anni e per 154 volte il sommo pontefice vescovo di Roma venne eletto dal popolo della città eterna riunito in assemblea con i notabili e i rappresentanti del clero. Solo dal 1059 la nomina passò nelle mani dei cardinali, ma solo dal 1274, con il decreto "Ubi periculum" voluto da Papa Gregoxio X, i cardinali furono costretti a riunirsi in conclave dopo la morte del pontefice e a sbrigarsi nell'eleggere il suo successore pena finire per diversi giorni chiusi in una sola sala (unicum conclave) a pane ed acqua].

Da "Morte ed elezione del papa ‒ Norme, riti e conflitti" opera di Agostino Paravicini Bagliani.

Aggiornamento dell'11 giugno 2020

Consiglio di leggere, sul tema, anche l'esaustivo articolo di Andrea Cionci QUI, e di vedere l'intervista di Marco Cosmo (il Decimo Toro) fatta a fra' Bugnolo QUI.

Traduzione e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: fromrome.info