domenica 28 aprile 2024

Quando Benedetto XVI parlò di S. Ildegarda di Bingen




Sebirblu, 26 aprile 2024

Prima di esporre due dotte quanto indimenticabili catechesi tenute da Benedetto XVI nel settembre 2010 su Santa Ildegarda di Bingen, in occasione delle udienze generali del mercoledì, riporto come prefazione qualche dettaglio in più su quest'Anima straordinaria dai carismi eccezionali.

«I "Dottori della Chiesa" sono coloro che, in virtù della propria santità e sapienza, hanno saputo rendere grande la Sacra Istituzione. Nella sua storia più che millenaria, con tale titolo vi sono solo quattro donne.

Sono Santa Teresa d'Avila e Santa Caterina da Siena, canonizzate da Papa Paolo VI nel 1970; Santa Teresa di Lisieux elevata agli altari da San Giovanni Paolo II nel 1997. L'ultima è Santa Ildegarda di Bingen, proclamata degna di dulìa (ossia di venerazione dovuta ai santi) da papa Ratzinger nel 2012.

L'insegnamento della santa monaca benedettina venne giudicato straordinariamente attuale nel mondo contemporaneo dall'allora Papa regnante.

Ella, infatti, scrisse numerose opere mediche e scientifiche diventando per questo Patrona degli erboristi. Nei suoi trattati si occupò anche di alimentazione e del tipo di vita sana da condurre.

Il pensiero di Ildegarda è incentrato sul concetto di viriditas, la parola latina che indica il colore verde, l'energia verdeggiante della vita.

Per lei le piante verdi, germogliando, rappresentano l'equilibrio della salute fisica e spirituale, capaci di guarire gli esseri umani. La viriditas è vita, energia e armonia dell'universo, una visione ecologista ante litteram.

Nel solco della filosofia greca, Ildegarda riteneva che ogni cosa fosse formata dai quattro elementi – aria, acqua, terra, fuoco – e che sopra di essi vi stesse l'anima. Per curare un malato, occorreva considerare ogni aspetto dell'individuo, a partire dalla sua relazione con la natura.

Nel suo testo Physica, espone, affronta e cataloga qualità ed usi terapeutici come farmacologici delle piante. In Herbora sempliciorum elenca e illustra le erbe coltivate nei monasteri, dalle quali vengono tratti i rimedi.

Nell'opera Causa et Curæ la Santa spiega come si originano le malattie e il potere medicamentoso degli erbaggi. Superando i trattati di erboristeria medioevali, Ildegarda personalizza l'effetto che la sostanza produce sull'uomo, distinguendo l'efficacia del rimedio in base al paziente.

Partendo da una visione mistica della vita e del creato, la medicina di Ildegarda aveva comunque raggiunto una solida base scientifica. Alcune sue preparazioni, infatti, sono ancora attuali.» (Fonte QUI).




Bisogna dire, inoltre, che la benedettina Ildegarda di Bingen è una delle personalità più eclettiche di tutta la storia monastica, perché fu mistica, veggente, scrittrice, musicista, drammaturga, linguista, filosofa, poetessa, consigliera politica, profetessa, naturalista, farmacista, guaritrice: sono molteplici i termini per definire questa santa donna dalla mente poliedrica, multiforme e originalissima.

Ed ecco quello che disse ai fedeli Benedetto XVI sulla sua celebre e dotta conterranea il 1° settembre 2010, durante l'udienza generale a Castel Gandolfo:

«Nel 1998, in occasione dell'Anno Mariano, il Venerabile Giovanni Paolo II scrisse una Lettera Apostolica intitolata Mulieris dignitatem, trattando del ruolo prezioso che le donne svolgono nella vita della Chiesa.

"La Chiesa – vi si legge – ringrazia per tutte le manifestazioni del genio femminile apparse nel corso della storia, in mezzo alle genti e a tutte le nazioni; ringrazia per gli estesi carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del popolo di Dio, per le vittorie che essa deve alla loro Fede, Speranza e Carità; ringrazia per tutti i frutti di santità femminile".

Anche in quei tempi della storia che noi abitualmente chiamiamo Medioevo, diverse figure femminili spiccano per la santità della vita e la ricchezza dell'insegnamento. Oggi vorrei iniziare a presentarvi una di esse: santa Idelgarda di Bingen, vissuta in Germania nel XII secolo.

Nacque nel 1098, in Renania, probabilmente a Bermerscheim, nei pressi di Alzey, e morì nel 1179 all'età di ottantuno anni nonostante la permanente fragilità della sua salute. Idelgarda apparteneva a una famiglia nobile e numerosa e, fin dalla nascita, venne votata dai suoi genitori al servizio di Dio.

A otto anni fu offerta per lo stato religioso, secondo la Regola di San Benedetto, e per ricevere un'adeguata formazione umana e cristiana fu affidata alle cure della vedova consacrata Uda di Gollhreim e poi di Giuditta di Spanheim, che si era ritirata in clausura presso il monastero benedettino di San Disibodo.

Si andò formando un piccolo monastero femminile di clausura, che seguiva la Regola di San Benedetto. Ildegarda ricevette il velo dal vescovo di Bamberga e, nel 1136, alla morte di madre Giuditta, divenuta magistra (Priora) della comunità, le consorelle la chiamarono a succederle. 




Svolse questo compito mettendo a frutto le sue doti di donna colta, spiritualmente elevata e capace di affrontare con competenza gli aspetti organizzativi della vita claustrale. Qualche anno dopo, anche a motivo del numero crescente di giovani donne che bussavano alle porte del monastero, Ildelgarda si separò dal dominante monastero maschile di San Disibodo con la comunità a Bingen, intitolata a san Ruperto, dove trascorse il resto della vita.

Lo stile con cui esercitava il ministero dell'autorità è esemplare per ogni comunità religiosa: esso suscitava una santa emulazione nella pratica del bene, tanto che, come risulta da testimonianze del tempo, la madre e le figlie gareggiavano nello stimarsi e nel servirsi a vicenda.

Già negli anni in cui era magistra del monastero di san Disibodo, Idelgarda aveva cominciato a dettare le visioni mistiche, che riceveva da tempo, al suo consigliere spirituale, il monaco Volmar, e alla sua segretaria, una consorella a cui era molto affezionata, Richardis di Strade.

Come sempre accade nella vita dei veri mistici, anche Ildelgarda volle sottomettersi all'autorità di persone sapienti per discernere l'origine delle sue visioni, temendo che fossero frutto di illusioni e che non venissero da Dio. Si rivolse perciò alla persona che ai suoi tempi godeva della massima stima nella Chiesa: san Bernardo di Chiaravalle.

Questi tranquillizzò e incoraggiò Ildelgarda. Ma nel 1147 ella ricevette un'altra approvazione importantissima. Il Papa Eugenio III, che presiedeva un sinodo a Treviri, lesse un testo dettato da Ildelgarda, presentatogli dall'Arcivescovo Enrico di Magonza. Il Papa autorizzò la mistica a scrivere le sue visioni e a parlare in pubblico.

Da quel momento il prestigio spirituale di Ildegarda crebbe sempre di più, tanto che i contemporanei le attribuirono il titolo di "profetessa teutonica". È questo, cari amici, il sigillo di un'esperienza autentica dello Spirito Santo, sorgente di ogni carisma: la persona depositaria di doni soprannaturali non se ne vanta mai, non li ostenta e, soprattutto, mostra totale obbedienza all’autorità ecclesiale.

Ogni dono distribuito dallo Spirito Santo è destinato all'edificazione della Chiesa e la Chiesa, attraverso i suoi Pastori, ne riconosce l'autenticità.

Parlerò ancora una volta il prossimo mercoledì su questa grande donna "profetessa", che parla con grande attualità anche oggi a noi, con la sua coraggiosa capacità di discernere i segni dei tempi, con il suo amore per il creato, la sua medicina, la sua poesia, la sua musica, che ora viene ricostruita, il suo amore per Cristo e per la Sua Chiesa, sofferente anche in quel tempo, ferita come oggi dai peccati dei preti e dei laici, e tanto più amata come corpo di Cristo. Così santa Ildegarda parla a noi. Grazie per la vostra attenzione».




Come promesso il Papa, rientrato a Roma, continuò a parlare dell'abadessa tedesca pure nella catechesi del mercoledì 8 settembre, ed ai pellegrini radunati nell'aula Paolo VI dichiarò:

«Oggi vorrei riprendere e continuare la riflessione su santa Ildegarda di Bingen, importante figura femminile del medioevo, che si distinse per saggezza spirituale e santità dell'esistenza. Le visioni mistiche somigliano a quelle dei profeti dell'Antico Testamento: esprimendosi con le categorie culturali e religiose del suo tempo, interpretava nella luce di Dio le Sacre Scritture applicandole alle varie circostanze della vita.

In tal modo, tutti coloro che l'ascoltavano si sentivano esortati a praticare uno stile di condotta cristiana coerente e impegnato. In una lettera a San Bernardo, la mistica renana confessa:

"La visione avvince tutto il mio essere: non vedo con gli occhi del corpo, ma mi appare nello spirito dei misteri... Conosco il significato profondo di ciò che è esposto nel Salterio, nei Vangeli e in altri libri, che mi sono mostrati nella visione. Questa brucia come una fiamma nel mio petto e nella mia anima, e mi insegna a comprendere profondamente il testo". (Epistolarium pars prima I-XC: CCCM 91).

Le sue visioni mistiche sono ricche di contenuti teologici. Fanno riferimento agli avvenimenti principali della storia della salvezza, e adoperano un linguaggio principalmente poetico e simbolico. 

Per esempio, nella sua opera più nota, intitolata "Scivias", cioè "Conosci le vie", ella riassume in trentacinque visioni gli eventi della storia della salvezza, dalla creazione del mondo alla fine dei tempi.

Con i tratti caratteristici della sensibilità femminile, proprio nella sezione centrale della sua opera, sviluppa il tema del matrimonio mistico tra Dio e l'umanità realizzato nell'Incarnazione.  Sull'albero della Croce si compiono le nozze del Figlio di Dio  con la Chiesa, sua sposa, ricolma di grazie e resa capace di donare a Dio nuovi figli, nell'amore dello Spirito Santo (Visio tertia: PL 197, 453c).

Già da questi brevi cenni vediamo come la teologia possa ricevere un contributo speciale dalle donne, perché esse sono capaci di parlare di Dio e dei misteri della fede con la loro peculiare intelligenza e sensibilità.

Incoraggio perciò tutte coloro che svolgono questo servizio a compierlo con profondo spirito ecclesiale, alimentando la propria riflessione con la preghiera e guardando alla grande ricchezza, ancora in parte inesplorata, della tradizione mistica medioevale, soprattutto a quella rappresentata da modelli luminosi, come appunto Ildelgarda di Bingen.

Ildegarda raffigurata su una vetrata dell'abbazia di Eibingen, a Hesse.

La mistica renana è autrice anche di molti altri scritti, due dei quali particolarmente importanti perché riportano, come lo Scivias, le sue visioni mistiche: sono il Liber vitae meritorum (Libro dei meriti della vita) e il Liber divinorum operum (Libro delle opere divine), denominato anche De operatione Dei. 

Nel primo viene descritta un'unica e poderosa visione di Dio che vivifica il cosmo con la sua forza e con la sua luce. Ella sottolinea la profonda relazione tra l'uomo e Dio e ci ricorda che tutta la Creazione, di cui l'uomo è il vertice, riceve vita dalla Trinità.

Lo scritto è incentrato sulla relazione tra le virtù e i vizi, per cui l'essere umano deve affrontare quotidianamente la sfida di questi, che lo allontanano nel cammino verso Dio, e le virtù, che lo favoriscono. L'invito è di abbandonare il male per glorificare Dio e per entrare, dopo un'esistenza virtuosa, nella vita "tutta di gioia".

Nella seconda opera, considerata da molti il suo capolavoro, descrive ancora la Creazione nel suo rapporto con Dio e la centralità di sapore biblico – patristico.

La Santa, che presenta cinque visioni ispirate dal Prologo (ved. QUI; ndr) del Vangelo di san Giovanni, riporta le parole che il Figlio rivolge al Padre:

"Tutta l'opera che Tu hai voluto e che Mi hai affidato, Io l'ho portata a buon fine, ed ecco che Io sono in Te, e Tu in Me, e che Noi siamo una cosa sola" (Pars III, Visio X: PL 197, 1025°).

In altri scritti manifesta la versatilità di interessi e la vivacità culturale dei monasteri femminili del medioevo, contrariamente ai pregiudizi che ancora gravano su quei tempi. Essa si occupò di medicina e di scienze naturali, come pure di musica, essendo dotata di talento artistico.

Compose anche inni, antifone e canti, raccolti sotto il titolo Symphonia Harmoniae Caelestium Revelationum (Sinfonia dell'armonia delle rivelazioni celesti), che venivano gioiosamente eseguiti nei suoi monasteri, diffondendo un'atmosfera di serenità, e che sono giunti anche a noi. Per lei, la Creazione intera è una Sinfonia dello Spirito Santo, che è in se stesso gioia e giubilo.

La popolarità di cui era circondata spingeva molte persone a interpellarla. Per questo motivo disponiamo di molte sue lettere. A lei si rivolgevano comunità monastiche maschili e femminili, vescovi e abati. Molte risposte restano valide anche per noi.



Per esempio, ad una comunità religiosa femminile scriveva così:

"La vita spirituale deve essere curata con molta dedizione. All'inizio la fatica è amara, poiché esige la rinuncia all'estrosità, al piacere della carne e ad altre cose simili. Ma se si lascia affascinare dalla santità, un'anima elevata troverà dolce e amorevole lo stesso disprezzo del mondo. Bisogna solo intelligentemente fare attenzione che non avvizzisca" (E. Gronau, Hildegard, Vita di una donna profetica alle origini dell'età moderna, Milano 1996, p. 402).

E quando l'Imperatore Federico Barbarossa causò uno scisma ecclesiale opponendo ben tre antipapi al Papa legittimo Alessandro III, Ildegarda, ispirata dalle sue visioni, non esitò a ricordargli che anch'egli era soggetto al giudizio di Dio.

Con l'audacia che caratterizza ogni profeta, ella scrisse dunque all'Imperatore queste parole da parte di Dio: 

"Guai , guai a questa malvagia condotta degli empi che mi disprezzano! Presta ascolto, o re, se vuoi vivere! Altrimenti la mia spada ti trafiggerà!" (ibid. p. 412).

Con l'autorità spirituale di cui era dotata, negli ultimi anni della sua vita si mise in viaggio, nonostante l'età avanzata e le condizioni disagevoli degli spostamenti, per parlare di Dio alla gente. Tutti l'ascoltavano volentieri, anche quando adoperava un tono severo. La consideravano una messaggera mandata dall'Altissimo.

Richiamava soprattutto le comunità monastiche e il clero a una vita conforme alla loro vocazione. In modo particolare, contrastò il movimento dei catari tedeschi (che alla lettera significa "puri"), i quali propugnavano una riforma radicale della Chiesa, soprattutto per combattere gli abusi del clero.

Ella li rimproverò aspramente di voler sovvertire la natura stessa della Chiesa, ricordando loro che un vero rinnovamento della comunità ecclesiale non si ottiene tanto con il cambiamento delle strutture, quanto con un sincero spirito di penitenza e un cammino operoso di conversione. Questo è un messaggio che non dovremmo mai dimenticare.

Invochiamo sempre lo Spirito Santo, affinché susciti nella Chiesa donne sante e coraggiose, come santa Ildegarda di Bingen, che, valorizzando i doni ricevuti da Dio, diano il loro prezioso e singolare contributo per la crescita spirituale delle nostre comunità e della Chiesa nel nostro tempo.»



Concludendo...

Parole alte e chiare che diventano grave monito per tutte le speculazioni con cui la Falsa Chiesa cerca di organizzare oggi il... "Sinodo 2024: grandi manovre in favore dell'ordinazione delle donne"; ved. QUI.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

martedì 23 aprile 2024

Il nesso tra Iperborea, Russia e battaglia finale.

 
"Iperborea" di Vsevolod Borisovich Ivanov 

Sebirblu, 22 aprile 2024

Prima di esporre l'interessante tema del messaggio che giunge dal Cielo, tramite una mistica di nome Martha riguardo a certe terre ora innominabili per talune ragioni pretestuose, espongo come prefazione quanto segue:

«Il limite che si può dare all'evoluzione delle razze, concernente l'esplorazione delle origini, cade nel punto in cui gli abitanti dell'antica Iperborea dovettero abbandonare la propria sede artica a ondate successive, seguendo itinerari diversi, per via del congelamento che rese quelle latitudini inabitabili.

I ricordi di quell'area, conservati nelle tradizioni di tutti i popoli nella forma di vari miti ove essa appare sempre come la "terra del sole", il continente "dello splendore", "la terra sacra del Dio della Luce", e così via, sono già abbastanza eloquenti.

Nei tanti luoghi in cui iniziarono le migrazioni nordiche, l'etnia iperborea poteva considerarsi, fra tutte, quella superiore, la super-razza, riflettente nella sua estrema purezza quella dello Spirito.

Sembra che tutti gli altri ceppi umani esistenti sulla Terra in quel periodo, nel suo complesso, si presentassero come "razze di natura", o "razze animalesche". (Julius Evola, da "La Razza Iperborea e le sue Ramificazioni").»


"Dea di Iperborea" di Vsevolod Borisovich Ivanov

Questa premessa si è mostrata necessaria in quanto diversi esperti e studiosi dediti all'etnologia sostengono che gran parte del popolo russo abbia le sue radici in quella che fu nell'antichità la mitica Iperborea.

Dice Alex Mèga QUI, professore di Diritto e Storia all'Università statale della Florida:

«Iperborea è considerata la culla di tutte le civiltà. 14.000 anni fa, a causa delle inondazioni e del raffreddamento regionale, gli Iperborei furono costretti a montare sui loro mammut e a migrare verso sud.

Una parte di loro rimase nel territorio dell'attuale Russia europea e Siberia e fondò lo Stato ariano russo, la cui missione era portare la luce, il bene e la saggezza divina al resto del mondo.

Altri migrarono più a sud, dove fondarono la civiltà egizia, quella sumera e tutte le altre, e insegnarono agli egiziani come costruire le piramidi.

Secondo un certo Valery Chudinov, i cui libri sono stati pubblicati in lingua russa in centinaia di migliaia di copie, tutti i testi dell'antico Egitto conosciuti sono in realtà scritti con rune russe modificate in russo moderno, e lui è l'unico che le sa leggere correttamente.

Questo sistema di scrittura, essendo il più antico del mondo, ha le sue origini nelle rune iperboree (ariane). Queste, rinvenute sul territorio della Russia, a Kostenki (vicino alla città di Voronezh), sono datate al 40.000 ‒ 50.000 a.C.

È interessante notare che una delle lettere di tale alfabeto russo-ariano è la svastica. Alla fine, i Fenici e gli antichi ebrei presero in prestito lo stesso alfabeto per usarlo nella loro cultura "primitiva".

Chudinov si spinge a suggerire che gli iperborei, ossia gli antenati del popolo russo, siano stati di origine aliena, provenienti da un altro pianeta in quanto troppo avanzati per formare una civiltà di terrestri.

Va considerato pure che queste idee non dovrebbero essere completamente ignorate, perché presentano fenomeni socio-culturali propri: migliaia e migliaia di russi, molti dei quali hanno un dottorato, credono fortemente in esse che, in una certa misura, definiscono perfettamente la percezione attuale del loro popolo.»


"Esodo degli Iperborei coi mammuth" di Vsevolod Borisovich Ivanov 

Maggiori chiarimenti sono giunti dall'Alto, dalla stessa fonte menzionata all'inizio e sintetizzata con parole mie:

‒ Dopo le grandi mutazioni, come la scomparsa di Lemuria e di Atantide, gli ultimi iperborei rimasti decisero di manifestarsi telepaticamente a diversi pensatori russi, in funzione delle singole affinità intellettuali, con l'obiettivo di stabilire e migliorare la loro evoluzione.

Molti di loro decisero anche di ridiscendere e nascere in terra russa per trasmettere a tutti una vita pacifica, armoniosa e felice, ma soprattutto spirituale.

Ecco perché quel territorio immenso è noto per la presenza degli "starets", uomini saggi e illuminati che possono essere sia monaci eremiti che semplici contadini dotati di particolari carismi.


"Starets" di Vsevolod Borisovich Ivanov

Senza contare gli innumerevoli artisti, scrittori, scienziati e molto altro che si sono distinti per le loro opere geniali:

«La Russia ci ha regalato Dostojevsky, Tolstoj, Čjajkovškj, Kandinski, Tamara de Lempička; ha mandato il primo uomo e la prima donna nello spazio; ha inventato le gru, i carrelli elevatori, gli ascensori, i pannelli solari, il laser, il maser, le antenne, il cavo coassiale e telefonico, gli aerei a reazione, i razzi interplanetari, le sonde spaziali, le stazioni orbitanti, i veicoli lunari; ha ideato anche la TAC, la risonanza magnetica, l'ecografia, l'ECG, i tutori ossei, e tante altre cose utili. (Cfr. QUI; ndr).

Infine, a questo lungo elenco vanno aggiunti i droni e i kalašnikov, ma noi e i cinesi abbiamo prodotto di peggio... (da un commento scritto QUI, di Valentina Vlahović ‒ ricercatrice, giornalista free lance presso l'Università di Nizza).»


"Rituali di Iperborea" di Vsevolod Borisovich Ivanov 

Ecco dunque il recente messaggio annunciato e da me tradotto in modalità libera.

Lo spirito indistruttibile della Russia

«Come potete vedere, le marionette del "Governo Ombra" stanno cercando di giocare l'ultima loro carta innescando un conflitto totale sul continente europeo (e sull'intero globo; ndt).

Perché lo fanno? Perché il precedente esperimento di asservire il genere umano tramite l'inoculazione obbligatoria planetaria non ha prodotto i risultati sperati. Una sezione notevole della popolazione terrestre, pressoché il trenta per cento, è riuscita lo stesso a difendere il proprio diritto ad una vita libera.

Anche il loro programma sul clima e sull'alimentazione si è arenato, specialmente negli ultimi mesi, quando gli agricoltori hanno inscenato proteste di massa contro i governi mondialisti.

E adesso, tra le mani dei criminali, che si sono posti alla sommità del potere nelle principali nazioni del mondo, resta l'ultimo "asso nella manica": il tentativo di scatenare una Terza Guerra Mondiale, per la quale stanno cercando di provocare la Federazione russa in ogni modo possibile.

Ecco il motivo per cui il presente anno segnerà una svolta nella storia del vostro pianeta e, come già è accaduto diverse altre volte, la Russia vi dovrà svolgere un ruolo decisivo. (Ved. QUI; ndt).

Perché questo Paese suscita tanto odio tra i globalisti e i loro sostenitori al potere?

Principalmente perché, da tempi immemorabili, la mentalità del suo popolo differisce molto da quella dei residenti di altre nazioni. Il termine "Santa Russia" non è nato a caso. È lì che l'energia di Iperborea, una tra le civiltà più spiritualmente evolute, è stata preservata.

Quel continente posto al centro del circolo polare Artico era una terra all'estremo nord del mondo conosciuto, così remota da essere considerata "al di là del Vento del Nord" ("Borea" ne era il dio, e da questi l'isola assunse il nome). Era la patria di una razza conosciuta come leggendaria: gli Iperborei appunto, che veneravano Apollo, il dio del sole.

Si è sempre immaginato che fosse un paradiso terrestre di abbondanza ed eterna giovinezza, ma questa terra lontana era così inaccessibile ai comuni mortali che i Greci nutrivano la convinzione che solo gli eroi semi-divini come Ercole fossero in grado di visitarla.

Così ne scrisse Pindaro, il poeta greco: "Quel popolo sacro non conosce malattia o vecchiaia; senza fatica o battaglie vive lontano dalla paura".


Borea, il dio del Vento del Nord

E malgrado il fatto che, nel corso dei secoli, nemici esterni ed interni abbiano tentato di distruggerla, Iperborea, idealmente, continua a portare il suo "gene" spirituale indistruttibile, proprio come i puri esseri umani conservano in sé l'ardore della Scintilla divina, anche nelle prove più difficili della vita.

Ora, e potete constatarlo coi vostri occhi, solo la Russia, nel mezzo dell'oscurantismo generale e di ogni sorta di perversioni, continua a preservare i valori etici tradizionali insiti nella gente, non soltanto a livello quotidiano, ma anche a quello di Stato.

E questo, nonostante i mondialisti siano riusciti a lanciare i loro "tentacoli" nel Paese, facendo sì che molte delle loro marionette arrivassero alle strutture di potere.

Oggi, sta manifestandosi il termine di una crisi esistenziale su tutti i piani della vita, in cui ciascuno deve decidere in quale luogo e con chi vuole andare: nell'«abisso» morale e fisico, dove i globalisti cercano di condurlo, o scegliere una nuova esistenza basata sui valori umani universali, eterni ed immutabili.

È esattamente la voce che la Russia propone ormai a tutta l'umanità: edificare delle relazioni basate sulla pace, l'unità, l'uguaglianza e la fraternità, tenendo conto e rispettando gli interessi di ciascun paese.

È per questo che quanti professano una "fede" del tutto diversa, basata sul principio del "divide et impera", stanno cercando di distruggerla.

E poiché questa grande battaglia tra Luce e Tenebre si svolge nel contesto del passaggio del vostro pianeta nella quinta dimensione, il suo esito è predeterminato: in ogni caso la Luce vincerà, ed ora la sola domanda è di sapere a quale prezzo gli abitanti della Terra dovranno pagare questa vittoria.

Le Forze oscure stanno facendo di tutto per evitare che si stabilisca una connessione con la parte più elevata dell'uomo: il suo Spirito. Sperano che il collegamento sia interrotto in modo permanente o che il suo segnale sia il più debole possibile.

Questi esseri diabolici cercano deliberatamente di danneggiare il DNA umano che funge da antenna ricevente per l'Io superiore.

Ecco perché tali Forze promuovono la calcificazione della ghiandola pineale mediante il fluoro nell'acqua potabile, le reti 5G, le scie chimiche, le tossine nascoste negli alimenti, la promozione dell'uso eccessivo dei telefoni cellulari, ecc. (Ved. QUI; ndt).




Tutto ciò mina la vostra naturale mente creativa e vi sommerge con notizie imprecise, inutili e false. Questo processo ha ormai infettato l'intera sfera mediatica attraverso informazioni e pubblicità tossiche. Vi vengono imposti obiettivi senza senso. La povertà e la carestia vi minacciano.

Questa compagine vi costringe a volgere la vostra attenzione su problemi esistenziali e vi distrae dal "risvegliarvi", dal pensare in modo critico e dallo scorgere i fatti che accadono intorno a voi, collocandoli nel loro vero contesto.

Quando le persone sono connesse al loro Spirito, o Io superiore, agiscono ascoltando la coscienza, la Voce di Dio (Ved. QUI; ndt). Tutta la loro vita viene improvvisamente trasformata mostrando il suo vero significato.

Capire questo è l'unica maniera per sfuggire alla grigia realtà di terza dimensione, "rinascendo" su un piano evolutivo più elevato, a più alti livelli vibrazionali.

Il cambiamento interiore è enorme. Dal guscio (corpo fisico ed anima, ved. QUI; ndt) di un individuo  vanitoso, gretto, egoista e calcolatore emerge improvvisamente una personalità "risvegliata" e consapevole, che agisce secondo coscienza, e non per il proprio vantaggio.

La terza dimensione è illusoria, non è reale. Con le sue lusinghe false ed allettanti diventa una trappola per coloro che vi soggiornano. (D'altronde è proprio questo che gli umani volevano: essere messi alla prova; ved. QUI, QUI e QUI; ndt).

La natura spirituale è la vostra unica vera realtà. E su questo si basa il potere dello "Stato Profondo", per farvela dimenticare e quindi tenervi prigionieri. Se le persone non conoscono nulla del passato, sono intrappolate e vedono solo l'illusione, che è ingannevole. Solamente quando si diventa consapevoli di tutto ciò inizia il Grande Risveglio. (Cfr. QUI).

Nella parabola storica si trovano le risposte alle domande ricorrenti: "chi sono?", "da dove vengo?", "dove vado?", per diventare degli individui perfettamente "risvegliati". 

Tutti gli esseri dei "mondi di Luce" nascono con un fattore in più: la consapevolezza di sé e della loro Origine. Ognuno di loro SA ed è in grado di distinguere il Bene dal Male. ( Ved. QUI, QUI e QUI; ndt).

Ma sul pianeta Terra, la maggioranza degli uomini è sprovvista di questa facoltà ancora sconosciuta ai più, e viene sostituita da un processo decisionale che propende soltanto fra ciò che è vantaggioso e ciò che non lo è, causando spesso, con questo cinismo, crudeltà e sofferenza ai consimili.»




Chiosa di Sebirblu

Giustamente, la Voce che ha inviato il messaggio si riferisce allo scenario disastroso in cui si trova il nostro pianeta, specie da quattro anni a questa parte, e all'inganno diabolico a cui è stata sottoposta la Chiesa di Roma con il Falso Profeta, prima di esaltare la spiritualità russa come proveniente dalla mitica Iperborea.

Spiritualità che l'avvento del Comunismo (voluto dai "Poteri Occulti" come il Nazi-fascismo; ved. QUI), con le sue terribili "purghe" e persecuzioni, ha oscurato per troppi anni, rendendo per molti cattolici non più credibile, a tutt'oggi, qualsiasi dichiarazione emessa dal presidente Putin.

Non voglio in questo àmbito entrare nei particolari che lo riguardano, anche se in alcuni post precedenti QUI, QUI e QUI, ho parlato ampiamente dei fatti che hanno provocato la sua decisa reazione bellica.

In ogni caso, mi pare che la sua dirittura morale sia di gran lunga maggiore (ed ecco l'affinità con l'antica razza iperborea) di tanti dirigenti cialtroni, anche in casa nostra, che continuano a propinarci "frottole" per coprire i reiterati inganni dettati dai soliti "noti" asserviti allo "Stato Profondo".

Concludo il mio pensiero con un video di don Alessandro Minutella che dal 18° min. e 50 sec. esporrà quello che molta gente "normo-ragionante", per dirla come il dottor Cionci, sente, vede e considera giusto.




Relazione e traduzione libera di Sebirblu.blogspot.it


giovedì 18 aprile 2024

Pulizie di "Casa"... in attesa dell'Avvertimento.

 
"La Contrizione" (nome dell'autore non trovato)

Sebirblu, 18 aprile 2024

Sono molto pochi, purtroppo, coloro che volgono lo sguardo dentro di sé, nell'intima "cameretta" interiore, per verificare se davvero tutto è in linea, o almeno presentabile alla "prova del pulito", come ripeteva un vecchio slogan, ossia all'Avvertimento (ved. QUIQUI e QUI) che ormai è alle porte.

Per questo motivo, chi si ritenesse "a posto", e non avesse nulla da rimproverarsi, ignori questo articolo perché NON è per lui, ma senz'altro lo è per tutti coloro che, liberi da qualsiasi pastoia frenante, volessero farsi trovare abbastanza pronti alla nuova "VISITA" super-annunciata, in cui ognuno di noi, illuminato dallo Spirito, vedrà sé stesso quale veramente è e non come pensa di essere, forse illudendosi.

Già altre volte QUI, QUI e QUI ho ritenuto di occuparmi di questo delicatissimo argomento di cui, al di fuori dell'àmbito prettamente religioso, i più pensano sia poco interessante. Ma quanto si sbagliano!!!

Ed è proprio per evitare loro spiacevoli sorprese che riporto, dopo averle tradotte, le riflessioni di Janet Klasson (sposa, madre e nonna, nonché insegnante appartenente al terz'ordine francescano; QUI, il suo profilo in inglese) che ha dedicato tutta la sua vita al bene del prossimo e al Risveglio delle coscienze.


Ben Goossens

Siamo sicuri di avere tutto in Ordine?

Allora Gesù disse ai suoi discepoli:

"Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà."

«È uno dei tre versetti scritturali che San Francesco d'Assisi ha utilizzato come base per le regole di vita dei suoi tre ordini. Ma Gesù non pensava questo soltanto per i monaci, ma per tutti i suoi discepoli. "Morire a sé stessi" dovrebbe essere un impegno continuo... dice Janet.»

Ed io aggiungo che questo è l'impegno più nobile, sacro e basilare per correggere l'umana indole ribelle ed assurgere alle alte vette dello Spirito; lotta in cui consiste, d'altronde, il vero scopo dell'esistenza!

Perché la vita è una scuola! Non si nasce per "caso"! E chi ancora non se ne fosse reso conto, farebbe bene ad affrettarsi perché i "segni" della fine dei tempi ‒ NON la fine del mondo, beninteso ‒ ci sono tutti! Cfr. QUI.


Ben Goossens

Ma ritornando all'autrice dell'articolo, ella scrive:

«Noi potremmo domandarci se le piccole cose contano davvero... Verifichiamo con Santa Faustina. Nel suo diario ella delinea con una semplicità sorprendente quello che ha vissuto nella sua personale illuminazione di coscienza:

"All'improvviso, ho visto lo stato della mia anima così come Dio la vede. Potevo chiaramente vedere tutto ciò che all'Altissimo non piace. Non sapevo che anche le più piccole trasgressioni verranno tenute in conto. Che attimo! Chi può descriverlo? Stare davanti a Dio tre volte Santo!" (Ed è quanto ci accadrà nell'Avvertimento; ndt).

È molto chiaro! ‒ continua Janet ‒ non posso evitare di chiedermi: se l'esperienza è stata così dolorosa per santa Faustina, come sarà per tutto quanto concerne noi?

Sovente, nei nostri pensieri, abbiamo tendenza a concentrarci sulle "erbe" più grosse e invasive del nostro giardino spirituale. Questo è un bene! Ma una volta sradicate, sarà utile e fruttuoso pentirsi (in atteggiamento di umiltà) e scavare la terra alla ricerca delle più piccole, quelle più insidiose e persistenti, che non sembrano poi così cattive ma possono diventare, crescendo, dei seri problemi in futuro. [...]



Eccone alcune:

Il Lamentarsi: una volta, durante la Quaresima, ho chiesto a Dio cos'era necessario abbandonare e il primo difetto che m'è venuto in mente era "la lamentela". Provate ad eliminarla nel corso di quaranta giorni e vedrete fino a che punto si introduce insidiosamente nella vita quotidiana.

Lagnarsi è l'apice dell'ingratitudine. Anche le "piccole piante" offendono il nostro Dio che ci ama e fa che tutto funzioni per il meglio. Esse sono un veleno che nutre la già immensa negatività del mondo. [...]

Il Correggere: c'è una correzione fraterna che è gentile, dolce e fatta in privato. Ma ce n'è un'altra, quella degli ipocriti, che spesso è pubblica, fiera e soprattutto inutile.

Io sono una (dice sempre Janet) che valorizza l'esattezza e la trasparenza. Talvolta, è importante esprimerle, come in un rapporto di polizia o in un'equazione matematica. Ma in una conversazione informale, per amore di carità debbo imparare a lasciar correre!

Il Criticare: è una erba velenosissima. Anche le piccole critiche fanno sanguinare, che la persona sia presente o assente. Si tratta di piccoli tagli... ma quelle reiterate o implacabili si presentano piuttosto come piaghe.

Gesù sente ogni "colpo" inferto dalla lingua come se fosse Lui il "criticato"... Non bisogna indugiare, ma strappare questa pianta pericolosa immediatamente!




La Comodità: il comfort è facile da accettare. Non amiamo le cose troppo calde, troppo fredde, troppo dure, troppo molli, troppo speziate, troppo salate... ai nostri giorni c'è un'applicazione o una pillola per tutto ciò che non gradiamo!

Questo aiuta a ricordare che la continua ricerca del proprio comodo è collegata al lamentarsi ed ha le sue radici nell'ingratitudine. Noi saremo infinitamente a nostro agio in Cielo, ma qui, fintanto che ci sono delle anime da salvare, troviamo almeno delle piccole cose da «offrire»...

Il Commentare: è un'insidiosa pianta maligna al tempo dei "social network", ed è anche una grande tentazione nella maggior parte dei rapporti comunitari. Abbiamo forse la necessità di esprimere la nostra opinione su tutto? Cosa cambia altrimenti? Si edifica o si demolisce? Teniamo ogni pensiero prigioniero del Cristo!

Nell'attuale periodo, visto che le maschere facciali sono un po' ovunque, possiamo considerarle come un richiamo a pregare di più (ved. QUI; ndt) e a parlare di meno. Il Padre, così, ci darà la Saggezza... e sapremo quali cose dire!

La Curiosità: il carosello delle informazioni dalla televisione ad internet favorisce la convinzione che tutto ci possa riguardare, ma è così veramente? La curiosità è una enorme distrazione dalla vita spirituale. Sarebbe meglio rivedere ciò a cui accordiamo il nostro interesse e sopprimere l'eccedenza.

Ho dovuto ridurre le notizie sul coronavirus perché diventavo ansiosa. Ora, consulto semplicemente il sito web dei servizi sanitari per vedere se esiste qualche minaccia immediata. Tutto è nelle mani di Dio. [...]

La Compiacenza: viene definita come "impulso di soddisfazione sufficiente o di non critica verso sé stessi", tanto che pone il proprio «io» al di sopra degli altri. Sono tempi complessi. Tempi confusi. La forza motrice delle nostre vite deve essere la Volontà Divina e il bene comune, NON la nostra volontà e il nostro bene personale.





Janet Klasson prosegue nella sua analisi descrivendo un esempio sulla generosità e sull'apertura costante del cuore che non pensa mai a "sistemare" prima la propria condizione, benché alle volte sia "miserabile" dal punto di vista dell'impellenza, ma sempre proiettata innanzitutto verso il dovere di soccorrere il prossimo.

Sia chiaro che per generosità non si intende soltanto un dare di moneta, ma di un atteggiamento naturale dell'anima che si manifesta pienamente quando è maturata in noi la spinta superiore accomunante più al divino che all'animale.

Allorché diventiamo consapevoli che nulla ci appartiene e che ogni cosa ci è stata concessa da Dio, diventa quasi imperioso metterla al servizio dell'uomo per la sua elevazione e la relativa crescita spirituale.

D'altronde, i grandi Spiriti non si sono mai preoccupati che mancasse loro qualcosa; confidavano in pieno e senza riserve nella Provvidenza Divina, cosicché nelle loro vite, non tenute spesso in considerazione dal mondo e a volte anche disprezzate, avvenivano dei miracoli sorprendenti!

Ma questo lo può capire soltanto chi ne ha avuto la prova, e si noti bene, Dio e la Sua Legge non intervengono che solo a certe condizioni (descritte ampiamente QUI), la prima delle quali è la FEDE!

Non la Fede cieca e bigotta che snocciola rosari senza alcuna partecipazione interiore, ma quella Vera, Consapevole e matura di colui che, avendo conosciuto l'inganno del mondo, ha deciso di schierarsi dalla parte di Dio in ogni attimo della sua vita, costi quel che costi, senza compromessi o ammiccamenti di alcun genere.


È la Fede dei liberi, o meglio dei "liberati" dalle catene mondane che li hanno tenuti schiavi per lunghissimo tempo e dalle quali, con tutta la forza animica, supportata discretamente dall'Alto, hanno VOLUTO affrancarsi, scegliendo la "strada stretta", per il mondo quella dei disperati, degli illusi, ma sicuramente quella vincente! (Cfr. QUI, QUI e QUI).


Ben Goossens

Ma, tornando alle piante del "giardino spirituale", mi sento di indirizzare il lettore, se già non lo conoscesse, ad un libriccino antichissimo (e se lo si potesse trovare più datato avrebbe meno "manomissioni moderniste"), ossia "L'Imitazione di Cristo".

Per mezzo di tale testo (provare per credere), si verrà "guidati" come da una mano invisibile ad aprire la pagina provvidenziale al momento giusto per una maggiore consapevolezza dei nostri difetti e manchevolezze (le erbacce appunto), ma anche per consolarci quando siamo provati dalla sofferenza o dalla disperazione, specialmente in questo periodo critico di incertezza a causa della pandemia e l'oscuro avvento del Nuovo Ordine Mondiale.

L'ho aperto "a caso", per chiunque dovesse leggere questo post, e dice così:

«Il Maestro:

"Ascolta, figlio, le Mie parole soavissime che sorpassano tutta la scienza dei filosofi e dei sapienti di questo mondo. Le parole che Io vi dico sono Spirito e Vita (Gv. 6, 64), e non vanno intese in senso materiale.

Non sono fatte per produrre una vana compiacenza, ma devono essere ascoltate in silenzio e devono essere ricevute con perfetta umiltà e grande amore."

Il discepolo:

"Beato l'uomo che Tu istruisci, o Signore, e ammaestri nella Tua Legge, per dargli pace nei giorni di sventura (Sal. 94, 12-13), affinché non resti abbandonato sulla Terra." [...] »

Mi pare proprio che il consiglio dato dall'Alto (e NON dal caso) sia più che pertinente!


Prima di riportare le ultime parole dell'autrice, vorrei rivolgere un pensiero e una preghiera, insieme a tutti coloro che vorranno farlo, alle Anime trapassate nella tragedia dell'11 settembre 2001, affinché la Luce-Amore del Padre (simulata "ad memoriam" nell'immagine al posto delle Torri Gemelle) possa raggiungere e consolare chi ancora soffre, sicuri che i responsabili di tale orrore non potranno sfuggire per nessun motivo, prima o poi, alla Sua Giustizia!




Lascio ora il finale a Janet Klasson che conclude le sue riflessioni dicendo che "non è sufficiente individuare le piante cattive ed estrarle senza sosta, ma bisogna assicurarsi che esse non ricrescano più, rimpiazzandole con quelle sane della Compassione, della Carità, della Comprensione, della Chiarezza, della Consolazione, della Gioia e del Coraggio, nella contemplazione della Croce di Cristo." (Che indica la Via per condurci direttamente alla Meta; ndt).

Traduzione libera, relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: joyofpenance.wordpress.com


domenica 14 aprile 2024

Conoscenza e cura dei vizi o passioni dell'uomo


"...fatti non foste a viver come bruti..." Dante - La Divina Commedia - Inferno, canto XXVI

Sebirblu, 13 aprile 2024

A distanza di undici anni ripropongo questo mio lavoro perché indispensabile a moltissime anime, ormai entrate nel mondo dei "risvegliati", che attendono con ansia il compimento della tanto sospirata "Transizione" e la riunione cosmica con i Fratelli dello spazio.

In pochi però compiono o hanno messo in atto una corretta introspezione animica per valutare la singola situazione interiore e considerare se esistono le condizioni ideali per immettersi nei nuovi ritmi di energia che contraddistinguono i nuovi piani vibratori.

L'uomo, in generale, è ancora troppo appesantito da vizi ed errori comportamentali, ai quali difficilmente pensa, mentre si tratta di un'autentica e indiscutibile zavorra che gli impedisce di librarsi ad altezze più idonee allo Spirito.

È assolutamente necessaria invece, una "conditio sine qua non", ossia una condizione senza la quale non si può ascendere se non dopo essersi sufficientemente ripuliti da tutte le "scorie" che impediscono la risalita stessa.

Ho deciso perciò di affrontare il tema spinoso dei vizi e delle perversioni che assillano l'Umanità da millenni deturpandola e bloccandone lo sviluppo evolutivo e, nello stesso tempo,  suggerendone  anche  la  cura  per  eliminarli, possibilmente prima che arrivi l'Avvertimento (ved. QUI, QUI, QUI, QUI e QUI). 




Conoscenza e cura dei vizi o delle passioni dell'uomo

Le inclinazioni o le tendenze naturali spinte all'eccesso, sono chiamate passioni (dal latino "patire") perché l'uomo non se le procura ma ne è succube; è soggetto alla loro azione e quindi "passivo". Diviene "attivo" nel momento in cui le reprime.

Generalmente si fa confusione con i termini e spesso vengono definiti "sentimenti" quelli che corrispondono per esempio, all'orgoglio, alla gelosia o all'invidia ma sono delle "passioni", perché l'Essere le subisce.

Quando tali propensioni si assecondano volontariamente diventano vizi, mentre quando si perfezionano i sentimenti come la carità, la compassione o la tolleranza, otteniamo le virtù.

È essenziale fare chiarezza su queste tematiche, se ci sta a cuore il miglioramento di noi stessi, per prepararci adeguatamente alle nuove dimensioni superiori.

Non  dimentichiamo  che  è  stata  la "superbia" a  caratterizzare  la  Caduta  iniziale nelle basse frequenze e da allora, sempre più immergendoci nell'io inferiore, ci siamo lasciati costantemente condizionare dalle sue venefiche propaggini.

Per metter mano al nostro risanamento spirituale è indispensabile dunque conoscere le passioni e in un certo qual modo classificarle.


Quando l'IO superiore parla all'io inferiore.

Gli interni  contrasti dell'uomo che instaurano  una lotta continua tra il Sé superiore, lo Spirito divino (ved. QUI, QUI e QUIe il sé inferiore che si esprime nell'anima o psiche, hanno come obbiettivo di conquistare l'assoluto dominio della Individualità sulla Personalità.

Il vocabolo "persona" deriva dal latino e significa "maschera" (ved. QUI), quella che appunto indossiamo ripetutamente durante il continuo saliscendi reincarnativo.

Siamo venuti sulla Terra (la scuola più rigida in assoluto per l'evoluzione dell'anima), solo per apprendere la padronanza dello Spirito sulla materia e, purtroppo, da come procedono le cose sono ancora molto pochi coloro che se ne rendono conto.

È necessario dunque conoscere le passioni e la loro origine per poterle combattere e non essere soggetti ad esse. Diventano maggiormente insaziabili e tiranniche quanto più le si soddisfa, e l'abitudine le converte in un bisogno imperioso.

Con l'esserci resi loro schiavi, non rimane allora altra guida che una ragione falsa e corrotta, la quale o ce le nasconde, mimetizzandole (ad esempio facendo passare la gelosia per troppo amore), oppure giungendo addirittura a giustificarle per salvare il nostro piccolo ego.

Esse sono come l'Idra dalle sette teste di cui la principale è la superbia. Tutte le altre, con le rispettive diramazioni derivano da questa e sono associate tra loro come gli organi; nessuna di esse viene vivamente eccitata senza che le altre ne risentano.




Isaia attribuì al re di Babilonia (simbolicamente Lucifero, da Origene in poi), le seguenti parole: "Voglio salire fino al Cielo, porre il trono sulle stelle; intendo salire sulle nubi più alte, diventando uguale all'Altissimo".

Questa è la superbia! Dunque è la radice di ogni devianza del genere umano e da essa provengono l'avarizia, la lussuria, l'ira, la gola, l'invidia e l'accidia.

Ma ognuna di queste si può rivelare in svariate sfumature e connettersi o intrecciarsi anche con altre. Innanzitutto l'orgoglio, che affligge quasi completamente gli uomini, la vanità, l'arroganza, la presunzione, l'alterigia, la iattanza dei ricchi, la vanagloria o l'ambizione di emergere.

L'avarizia si collega con l'egoismo, la cupidigia, la paura di perdere, la gelosia che qualcun altro ci superi o ci oscuri.

Come la superbia si combatte con l'umiltà; questo vizio si contrasta con il donare generosamente, rinnegando in modo deciso le nostre odiose inclinazioni.

Certe passioni possono manifestarsi anche sotto l'aspetto dello Spirito, per esempio l'orgoglio di sapere e di sentirsi più avanti di altri, o lesinare (avarizia) la conoscenza  sostanziale  con  il  timore  che  alcuni  possano  superarci  nel  cammino.

La lussuria nasconde l'egoismo e il desiderio sfrenato di soddisfare prima di tutto sé stessi, mascherando sotto un falso altruismo certe azioni che conducono sempre ai propri interessi più abbietti.

La temperanza, l'equilibrio, il rispetto verso il nostro Sé divino, ma principalmente l'Amore vero ed altruistico verso il prossimo, ne sono i rimedi.


Dante e Virgilio nell'Inferno di William Bouguereau 1825 - 1905

L'ira è sempre connessa all'orgoglio e alla presunzione di sé ed anche se dipende molto dal temperamento, si combatte con la pazienza, con il senso di comprensione e di sopportazione, con il perdono, ma soprattutto con l'umiltà.

Anche la passione della gola, che apparentemente sembra innocua, è strettamente correlata con la lussuria perché anche questa, essendo permeata di egoismo, mira soltanto a soddisfare i suoi appetiti smodati.

La concupiscenza è sempre una manifestazione negativa perché accentrante nell'ego ogni desiderio di ricavarne piacere. Se non la si taglia alla radice con la sobrietà e la semplicità rappresenta un serio impedimento per il progresso animico.

Questa tendenza si può manifestare anche nell'àmbito spirituale, specialmente in questo periodo, desiderando continuamente i poteri dello Spirito, come la brama di rivelazioni speciali o locuzioni interiori, trascurando però la propria crescita per cercare altre vie più gratificanti.

Ma il vizio di gola si può esprimere in senso figurato anche attraverso l'impulso continuo a mormorazioni e pettegolezzi fino ad arrivare al giudizio vero e proprio o addirittura  alla  calunnia  devastante  e  diabolica.

Le  parole  hanno sempre un peso (cfr. QUI);  non dimentichiamo il detto evangelico di Gesù:  "Sia il vostro parlare Sì [se è] sì, No [se è] no, il di più viene dal maligno". Mt. 5,37.

Infatti è quest'ultimo il grande Bugiardo (cfr. QUI), sempre in contrapposizione al Cristo che è la Verità assoluta: "Io sono la Via, la Verità e la Vita" Gv. 14,6.

Inserisco qui una nota speciale sull'ipocrisia, pianta velenosa che alligna ovunque nel cuore degli uomini. Questa maschera tremenda appare bonaria e sorridente e nel frattempo pugnala alla schiena.




È il veleno micidiale che contamina tutto e tutti e del quale dobbiamo liberarci assolutamente se non vogliamo affondare nella melma disgustosa e letale delle sabbie mobili!

Questa orrenda passione deriva dal desiderio continuo di volersi presentare con un aspetto diverso dal vero, che vogliamo coprire spesso con la scusa di non voler ferire gli altri, e ci auto-inganniamo.

È sostenuta dall'orgoglio che induce al timore di essere scoperti e dall'autostima che, non  volendo  essere  messa in discussione,  ricerca troppo spesso le giustificazioni a sua difesa.

L'invidia, apparentemente, sembrerebbe un vizio minore, invece è uno dei più pericolosi per l'evoluzione spirituale perché colpisce il cuore stesso della Carità che è Amore incondizionato. Chi ne è vittima può essere portato all'odio e alla vendetta. Va sempre a braccetto con la gelosia.

Questa "scoria" affonda la radice nel terreno di coltura di tutti e sette i vizi, dunque nell'orgoglio, nell'amor proprio centrato su sé stessi, perché l'io non tollera che altri riescano, desiderando essere il solo ad eccellere e a suscitare ammirazione.

Se questa tristezza non venisse bloccata in tempo, potrebbe uccidere, se non con la spada almeno con la lingua. Gli effetti di questa passione sono devastanti perché, se covata nel cuore, ha la facoltà di annientare la vita spirituale, anche non colpendo nessuno.




Prima che si radichi, va contrastata subito con la carità ed imponendosi di gioire per i successi del prossimo anzi cercando di agevolarlo il più possibile.

È indispensabile una volontà ferrea, ma soprattutto è necessario acquisire la consapevolezza profonda che tutto appartiene a Dio, avendo Egli disposto nella Sua giusta Economia che i doni personali non siano soltanto nostri ma vengano distribuiti a vantaggio della totalità umana.

Eccoci all'ultima passione, l'accidia, vale a dire la poca volontà di combattere; è la resa, è la rinuncia all'evoluzione vitale, è il rinnegamento del patto stipulato con la Legge dell'Eterno prima di incarnarci nel percorso terrestre.

L'etimologia di questo vocabolo, dal greco akedìa, è noncuranza, trascuratezza, indolenza e a volte anche tristezza, noia, infiacchimento.

Tale vizio è pericoloso per tutti perché per crescere spiritualmente necessita l'azione, che a sua volta richiede la buona volontà per arrivare alla "Meta" finale e quando si è immersi nelle cose del mondo risulta molto gravoso cambiar vita e compiere una totale inversione di marcia!

Se si è tristi ed annoiati quando ci si trova a contatto con le cose dello Spirito, vuol dire che non si è per nulla entrati nella logica del vero significato della vita e si sperimenta quindi un senso di costrizione, come se fosse un obbligo accettare il Nuovo e lasciare il vecchio sistema materialistico.

Per dirla in breve, l'accidia è lo sbadiglio dell'Anima ed ha purtroppo conseguenze distruttive perché il tempo che ci viene concesso è prezioso e non spenderlo bene, come ci si era ripromessi, porterebbe inevitabilmente a seri rimorsi di coscienza per l'occasione perduta.




Il rimedio per questa passione è prendere coscienza dell'epoca straordinaria che stiamo vivendo, chi siamo in realtà e dove si sta dirigendo l'Umanità tutta.

Questo vuol dire coltivare certi interessi per poi iniziare ad alimentare lo Spirito onde entrare in una maggiore coscienza, uscendo dal torpore che l'attanaglia e rientrando nel ritmo che accompagna l'intero Universo.

Molto determinante in questo caso è il non sovraccaricarsi, oltre misura, del lavoro quotidiano o di altre "esigenze" o peggio "evasioni" in modo da lasciare spazio ed energie alla Nuova Ricerca di Sé stessi e quindi alla nostra Origine divina. 

Completato il quadro sintetico delle debolezze umane, è doveroso per me ricordare che secondo la Legge di attrazione ogni tipo di frequenza ne attira una analoga e quindi, a livello invisibile ai nostri occhi, diventiamo dei veri magneti quando ci abbandoniamo ai vizi, ved. QUI.

A  seconda  delle  singole  passioni  che  ci  governano,  diverremo  quindi facile preda di entità baròntiche (dal greco "barus" = gravoso, e on-ontos = essenza o ente), di egregore  varie,  di  larve  e  simili  che  vibrano  nei  più  bassi  piani  dell'astrale.


Le Essenze dimoranti nelle rispettive Biotesi

Queste essenze o agglomerati energetici potenzieranno, caricandole ulteriormente, le inclinazioni negative rendendo il cammino di rinascita spirituale sempre più difficile.

Bisogna sapere che noi stessi siamo gli artefici della maggior parte delle malattie che si manifestano in un punto o in un altro del nostro organismo, a seconda del modo di pensare, di comportarsi e di affrontare le varie prove della vita.

Infatti le somatizziamo e, in quest'opera deleteria e inconsapevole, non sono estranee tali influenze nascoste perché, attratte dalle nostre scelte insane, vibrano in sintonia con noi. (cfr. QUIQUI, e QUI).

Sembrano discorsi da medioevo o da caccia alle streghe, ma posso assicurare che ne ho avuta un'ampia esperienza nell'arco della mia lunga vita e non sono espressioni esagerate o lontane dalla realtà.

D'altra parte basterebbe  documentarsi,  non solo sul Vangelo,  ma su quasi tutti i testi sacri tramandatici in ogni parte del pianeta, per rendersi conto che presenze immateriali  "afose"  hanno  sempre  afflitto  subdolamente  l'essere umano.

Le stesse "tentazioni" di cui parla la Chiesa, da dove vengono? Semplicemente da entità che per le loro brame spingono a compiere atti che loro stesse non potrebbero realizzare perché sprovviste del corpo fisico ed impossibilitate quindi a ricavarne piacere, voluttà, appagamento dei sensi. (Cfr. QUI).

Affiancano inoltre gli individui per assorbirne l'energia eterica o prànica. Così, moltissimi umani, in balìa delle proprie passioni, vengono maggiormente indotti all'alcolismo (ved. QUI), al gioco d'azzardo (infatti si dice "il demone del gioco"), alle droghe, al suicidio, all'omicidio e via dicendo.

Ci sono inoltre essenze involute che operano per vendetta, verso la vittima designata o verso la sua discendenza e in questo caso abbiamo i frequenti "Karma di famiglia", come QUI

Questi esseri che si trovano ancora nel "letargo" e nel "rimorso" (cfr. QUIi bassi strati delle biòtesi (dal greco biòs = vita e thesis = stato, condizione) a più lento ritmo energetico, dove esiste la sensazione di gelo, di buio e l'aria permane irrespirabile come fosse lezzo di palude se non addirittura acre come zolfo, hanno necessità dei nostri pensieri d'Amore e non di condanna.


Posizione delle Biotesi nel Sistema Solare e oltre, secondo l'Ultrafanìa

Questo è il motivo di un tale articolo: aiutare qualsiasi Anima assetata di Conoscenza affinché celermente diventi conscia della Realtà che ci attornia e ci compenetra tutti, in modo che acceleri il passo verso il rientro alla Dimora Celeste.

È scritto che "La Verità verrà gridata dai tetti" e che "Nulla vi è di segreto che non sarà svelato" (Lc. 12, 2-3).

Così si compiono le Scritture secondo lo Spirito di Sapienza: "Il vento soffia dove vuole e tu senti la sua voce, ma non sai né donde venga né dove vada" (Gv. 3,8).

Post scriptum 

Per  avere  maggiori  informazioni su ogni singola passione vedere anche QUI.