martedì 25 giugno 2019

La Profezia di Ratzinger sulla Chiesa! Egli sapeva...



Benedictus P.P. XVI - Joseph Aloisius Ratzinger (nato il 16 aprile 1927)

Sebirblu, 25 giugno 2019

Riporto questo articolo affinché si sappia che la storica "Rinuncia" di Benedetto XVI non era giustificata da "forze fisiche e spirituali venute meno", come dallo stesso diplomaticamente sostenuto, ma da una profonda consapevolezza sul destino futuro della Chiesa e il suo ineluttabile tracollo che DOVEVA compiersi secondo le Scritture.

Lui sapeva che era venuto il tempo di mettersi in disparte ‒ sebbene non abbia mai smesso di essere papa, indossando la talare bianca e non solo, o firmando, come ultimamente ha fatto, i suoi "Appunti" con le iniziali P.P. (Pontifex Pontificum, sigla che solo il Pontefice massimo può usare) ‒ proprio per dar modo agli eventi ultimi di realizzarsi in base al Disegno divino descritto da Giovanni nell'Apocalisse.

Lui sapeva... tanto è vero che in una trasmissione del 1969, presso una radio tedesca, profetizzò come si sarebbe trasformata la Chiesa istituita più di due millenni fa da Nostro Signore.




La profezia dimenticata di Ratzinger sul futuro della Chiesa
di Marco Bardazzi

Dopo una settimana dal clamoroso annuncio di Benedetto XVI è affiorato un suo significativo pronunciamento.

Una Chiesa ridimensionata, con molti meno seguaci, costretta ad abbandonare anche buona parte dei luoghi di culto costruiti nei secoli. Una Chiesa cattolica di minoranza, poco influente nella scelte politiche, socialmente irrilevante, umiliata e costretta a "ripartire dalle origini". (Cfr. QUI, l'ultimo mio post).

Ma anche una Chiesa che, attraverso questo "enorme sconvolgimento", ritroverà se stessa e rinascerà "semplificata e più spirituale".

È la profezia sul futuro del cristianesimo pronunciata oltre 40 anni fa da un giovane teologo bavarese, Joseph Ratzinger. Riscoprirla oggi aiuta forse a offrire un'ulteriore chiave di lettura per decifrare la rinuncia di Benedetto XVI, perché riconduce il gesto sorprendente di Ratzinger nell'alveo della sua lettura della storia.

La profezia concluse un ciclo di lezioni radiofoniche che l'allora professore di teologia svolse nel 1969, in un momento decisivo della sua vita e della vita della Chiesa. Sono gli anni burrascosi della contestazione studentesca, dello sbarco sulla Luna, ma anche delle dispute sul Concilio Vaticano II da poco concluso.

Ratzinger, uno dei protagonisti del Concilio, aveva lasciato la turbolenta università di Tubinga e si era rifugiato nella più serena Ratisbona. Come teologo si era trovato isolato, dopo aver rotto con i suoi amici "progressisti" Küng, Schillebeeckx e Rahner sull'interpretazione del Concilio. (Cfr. QUI e QUI; ndr).

È in quel periodo che si consolidano per lui nuove amicizie con i teologi Hans Urs von Balthasar e Henri de Lubac, con i quali darà vita a una rivista, "Communio", che diventa presto la palestra per alcuni giovani sacerdoti "ratzingeriani" oggi cardinali, tutti indicati come possibili successori di Benedetto XVI: Angelo Scola, Christoph Schönborn e Marc Ouellet.

In cinque discorsi radiofonici poco conosciuti – ripubblicati tempo fa dalla Ignatius Press nel volume "Faith and the Future" – il futuro Papa in quel complesso 1969 tracciava la propria visione sull'avvenire dell'uomo e della Chiesa.

È soprattutto l'ultima lezione, letta il giorno di Natale ai microfoni della "Hessian Rundfunk", ad assumere i toni della profezia.


Il Prof. Ratzinger nel 1966

Ratzinger si diceva convinto che la Chiesa stesse vivendo un'epoca analoga a quella successiva all'Illuminismo e alla Rivoluzione francese. "Siamo a un enorme punto di svolta – spiegava – nell'evoluzione del genere umano. Un momento rispetto al quale il passaggio dal Medioevo ai tempi moderni sembra quasi insignificante".

Il professor Ratzinger paragonava l'era attuale con quella di Papa Pio VI, rapito dalle truppe della Repubblica francese e morto in prigionia nel 1799. La Chiesa si era trovata allora alle prese con una forza che intendeva estinguerla per sempre, aveva visto i propri beni confiscati e gli ordini religiosi dissolti.

Una condizione non molto diversa, spiegava, potrebbe attendere la Chiesa attuale, minata secondo Ratzinger dalla tentazione di ridurre i preti ad "assistenti sociali" e la propria opera a mera presenza politica.

"Dalla crisi odierna – affermava – emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di frequentare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali".

Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede al centro dell'esperienza. "Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti".

Quello che Ratzinger delineava era "un processo lungo, ma quando tutto il travaglio sarà passato, emergerà un grande potere da una Chiesa più spirituale e semplificata". A quel punto molti uomini scopriranno di abitare un mondo di "indescrivibile solitudine" e avendo perso di vista Dio, "avvertiranno l'orrore della loro povertà".

Allora, e solo allora, concludeva il futuro papa, vedranno "quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto".




Ecco alcuni passi conclusivi delle dichiarazioni emesse dall'allora prof. Ratzinger:

"Io penso, anzi sono certo, che il futuro della Chiesa verrà da persone profondamente radicate nella pienezza pura della fede.

Non verrà da coloro che si "siedono" senza pensare al tempo che passa, o da quelli che criticano di continuo supponendo di essere pietre miliari infallibili, né da coloro che imboccano la strada più facile, che eludono l'impeto della fede, dichiarandola falsa e obsoleta, tirannica e legalistica, o evitando tutto ciò che esige, che ferisce e richiede sacrificio.

Per esporre in modo più positivo: il futuro della Chiesa, ancora una volta come sempre, verrà rimodellato dai santi, ovvero dagli uomini i cui Spiriti vanno al di là dei semplici slogan di rito, che hanno una visione più ampia degli altri, perché la loro vita incorpora una realtà più profonda.

C'è soltanto un modo per raggiungere il vero altruismo, quello che rende l'uomo libero: per mezzo della pazienza acquisita compiendo tutti i giorni dei piccoli gesti disinteressati. Con questa attitudine quotidiana di abnegazione e solo con essa ‒ che è necessaria all'uomo per rivelargli quanto è schiavo del suo piccolo ego ‒ gli occhi si aprono lentamente.

L'umano vede solo in funzione di ciò che ha vissuto e sofferto. Se ai nostri giorni non siamo ancora molto capaci di prendere coscienza di Dio, è perché troviamo più semplice evadere da noi stessi, sfuggire alle profondità del nostro essere attraverso il senso narcotico di questo o quel piacere.

Così le nostre profondità interiori ci rimangono precluse. Se è vero che un uomo può vedere solo col cuore, allora quanto siamo ciechi!




Che  rapporto  ha  tutto  questo  col  nostro  problema?  Ebbene,  ciò  significa  che  i grandi discorsi di coloro che avallano una Chiesa senza Dio e senza fede sono solo chiacchiere vuote.

Non sappiamo che farcene di una Chiesa che celebra il culto dell'azione nelle preghiere politiche. È del tutto superfluo. E quindi si distruggerà. Ciò che rimarrà sarà la Chiesa del Cristo, la Chiesa che crede in un Dio che si è fatto uomo e che ci promette la vita oltre la morte.

Un sacerdote che è soltanto un operatore sociale può essere sostituito dallo psicologo o da un altro specialista, ma il pastore che non lo è, che non sta in disparte a guardare il gioco e a distribuire consigli, ma si mette in nome di Dio a disposizione degli uomini accompagnandoli nei loro dolori, nelle gioie, nelle speranze e nelle paure, un prete di questo tipo sarà sicuramente necessario in futuro.

Al contrario del tempo precedente, la Chiesa sarà percepita come una comunità di persone volontarie, dove ci si integra solo per libera scelta. In quanto esigua società, sarà portata molto più spesso a far appello all'iniziativa dei suoi membri.

Scoprirà senza alcun dubbio nuove forme di ministero e ordinerà al sacerdozio cristiani adatti che eserciteranno anche qualche professione. In numerose piccole congregazioni o in gruppi autonomi, l'appoggio pastorale sarà gestito in tale maniera.

Parallelamente, il ministero sacerdotale a tempo pieno rimarrà indispensabile come prima. Tuttavia, nonostante i cambiamenti che si possono desumere, l'essenza della Chiesa, pur rinnovata, avrà ancora il suo perno imperituro, ciò che è sempre stato il suo punto d'ancoraggio: la fede in un Dio Uno e Trino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, e nello Spirito Santo presente sino alla fine dei tempi. (Cfr. QUI).

Nella devozione e nella preghiera essa considererà di nuovo i Sacramenti come una lode a Dio e non come un campo di cavilli liturgici.

Avrà un cammino difficile, perché il periodo di aggiustamenti e di chiarificazione la renderà povera. La farà diventare una Chiesa dei piccoli; il processo sarà lungo e faticoso, perché dovranno essere eliminate la ristrettezza di vedute settaria e la caparbietà pomposa.

L'iter sarà particolarmente pesante, come lo è stata la via che ha condotto il falso progressismo all'alba della Rivoluzione francese, quando un vescovo poteva essere ben visto solo se metteva in discussione i dogmi o se insinuava che l'esistenza di Dio non era assolutamente certa. Si potrebbe predire che tutto questo richiederà tempo.

Ma  quando  le  prove  di  tale  periodo  risanatore  saranno  state  superate,  la nuova Chiesa più semplice e ricca spiritualmente ne uscirà grande e affermata. Gli uomini, evolvendosi in un mondo completamente pianificato, si ritroveranno estremamente soli.




Se perdono del tutto di vista Dio, percepiranno davvero l'orrore della propria povertà. Allora guarderanno il piccolo gregge di credenti con uno sguardo nuovo. Li vedranno come una speranza di qualcosa che è stata destinata anche a loro, una risposta che avevano sempre segretamente cercata.

Per me è certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Dovremo attenderci grandi sconvolgimenti. Ma sono anche certo di ciò che rimarrà alla fine: una Chiesa, non del culto politico perché questa è già morta, ma una Chiesa della fede. (Cfr. QUI, QUI).

È possibile che essa non abbia più il potere dominante avuto fino ad ora, ma vivrà un rinnovo e ridiventerà la dimora degli uomini, dove troveranno la vita e la speranza nella vita eterna."

Relazione, traduzione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti: papst.pro/it
     "   : pierre-et-les-loups.net

domenica 23 giugno 2019

Lo Spirito si erga e lasci le "Nebbie" a Valle!




Sebirblu, 23 giugno 2019

La Chiesa dovrà ritornare alle origini. Soltanto lo spiritualismo può affrontare il materialismo. Contro di questo, nulla potrà il dogmatismo chiesastico, che offre un troppo facile bersaglio ai colpi direttigli.

L'incomprensibile dogma, offerto come atto di fede per le generazioni modificate intellettualmente dalle grandi conquiste della scienza, non potrà mai più vincere la irreligiosità dominante unita al diffondersi esponenziale dell'apostasia e dell'ateismo, specialmente sotto gli ultimi colpi demolitori di una Chiesa allo sfascio.

L'essere umano per poter ritrovare la possibilità di "ossigenare" lo Spirito DEVE librarsi a più alti livelli; DEVE divincolarsi giorno dopo giorno dalle pastoie della materia, dai desideri e dai vizi (ved. QUI e QUI) che lo tengono avvinto alla immanenza, impedendogli non solo di potersi abbeverare d'ACQUA PURA (cfr. QUI e QUI), ma anche di saper discernere andando all'essenziale.

San  Paolo  diceva  della  necessità  di  dare  il  "latte"  della  Conoscenza  ai  bambini  e il cibo solido agli adulti (1Corinti 3, 2-4 ed Ebrei 5, 12-14), riferendosi all'infanzia spirituale in cui versava l'umanità di allora, ma oggi, dopo duemila anni, la situazione è peggiorata e perciò non sarebbe ora di crescere, di documentarsi e di prendere coscienza della nostra vera "Identità", abbandonando finalmente il "girello" per camminare da soli?

Siamo giunti ormai, come trasmessoci dal beato Gioacchino da Fiore, con una intuizione accolta persino da Dante Alighieri che lo colloca nel Canto XII del Paradiso, all'Era dello Spirito Santo che sarà protagonista indiscusso nella storia finale degli uomini, dopo quella del Padre nel Vecchio Testamento, e quella del Figlio con l'Annuncio del Vangelo. (Cfr. QUI).

Ed è proprio lo Spirito che "rivelerà la Verità tutta intera (Gv. 16, 13.14) agli esseri umani che saranno "folgorati" da una Nuova Pentecoste come ho riportato QUI, QUI e QUI.




In attesa però di questo evento grandioso, è necessario rendersi conto che la Realtà Cristica va al di là di qualsiasi concezione mirante a sigillarla e quindi a chiuderla in un concetto meramente dogmatico e liturgico.

L'insegnamento altamente sostanziale, trasmesso dal Paraclito a chiunque cerchi in purezza di intenzioni, dice che il Sommo Uno si manifesta nella triplice espressione di Potenza, Amore e Sapienza (che per la comprensione umana – il "latte" appunto – sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo).

E dice pure che da quell'Uno-Trino, Centro di vita, irradiano Energie intellettive, l'attività delle quali è soggetta alla Legge morale iscritta nel cuore degli uomini per mezzo della loro Coscienza e tramandataci, è BENE ricordarlo, dai 10 Comandamenti che, secondo molti falsi pastori e lo stesso Bergoglio, sembrano essere diventati ormai "obsoleti".

Ma  se  si  vuole  relegare  in  "soffitta"  la Legge di DIO – con  grande  soddisfazione  del demonio – si impedisce all'essere di fare il PRIMO PASSO verso la comprensione e la messa in atto dell'Insegnamento Cristico, che è l'INDISPENSABILE SECONDO PASSO per arrivare al TERZO ed ULTIMO obbiettivo, ossia quello del RISVEGLIO dell'IO DIVINO in noi!

Questo è il COMUNE DENOMINATORE che affratella ed unificherà veramente ogni individuo risvegliato, e non certo un agglomerato forzoso di Religioni che nulla hanno da integrare se continuano a basarsi su concezioni e regole chiuse e non riconoscono, sotto l'azione dello Spirito di Verità, l'unica appartenenza al "Parto" dell'Eterno che ha emesso le Scintille, libere persino di voltarGli le spalle e di tradirLo, come è accaduto (ved. QUI e QUI), per poi essere riscattate dal Figlio, il Salvatore del Mondo.

Il vero motivo per cui le Religioni non concedono libertà ed esigono osservanza di disciplina anche formale, è perché la maggioranza è involuta, e per tale ragione la forma è tutto; tolta l'espressione materiale, unica capacità di manifestazione, non rimane nulla.


Jacek Yerka

Ogni atto dell'involuto è fisico, anche se ha un contenuto morale che, senza un rivestimento concreto, per lui rimane inconcepibile. Per questo, nelle varie fedi sono necessarie le rappresentazioni sensorie e le esecuzioni dei riti.

I popoli le pretendono, poiché effettivamente ne hanno bisogno per capire qualcosa, e per trovarvi un modo di esprimere il loro sentimento religioso. L'uomo comune non è ancora maturo al culto interiore fatto senza sensi ed esercitazioni fisiche, il quale senza una traccia ben precisa potrebbe degenerare e perdersi.

Chi non sente Dio, se non è inquadrato in norme stabilite, non sa più che fare, non avendo trovato col "Risveglio" della sua Coscienza il senso della Legge. Perciò due sono gli scogli: da un lato il materialismo religioso, dall'altro l'anarchia del libero pensiero.

Nel primo caso, si cade nel rigorismo farisaico, ottuso e statico, e nel secondo, nel disordine spirituale, nell'orgoglio e nella rivolta. La regola è che un ordine è necessario in ogni cosa, anche nelle attività dello Spirito, e di conseguenza non è lecito liberarsi da una forma di disciplina se ancora non se ne è raggiunta un'altra più progredita e potente, quale è quella interiore con la "Consapevolezza del Sé".

Proprio per questa sua immaturità l'uomo d'oggi, soprattutto se appartenente al mondo cattolico, rischia ORA davvero tanto nel lasciarsi condurre ciecamente dal "Magistero" della Chiesa senza conoscere le Sacre Scritture ed imparare quali siano i retti princìpi della Legge di Dio, come dianzi detto.

La Chiesa condotta da Bergoglio si è incamminata sulla "Via dell'Unificazione" con qualsiasi altra corrente religiosa, all'insegna dell'Unico Dio uguale per tutti e del "volémose bene". (Cfr. QUI, QUI e QUI).




Apparentemente, questo potrebbe sembrare un fatto positivo ed accattivante per sanare tutte le divergenze millenarie e trovare un punto di incontro "fraterno", ma nasconde l'insidia dell'immanenza a spese della trascendenza che, sola, possiede il vero potenziale per unire i popoli.

Non è certo nell'insistere a parlare della Divinità del Cristo ad un musulmano o ad un asiatico che potremo fargli accettare il Vero, ma nell'esporre ‒ DANDO L'ESEMPIO ‒ il Concetto-Amore (ossia il Cristo) univocamente inteso.

E non è nemmeno nel reiterato scendere a compromessi con le debolezze umane, con le mode, e con i passatempi preferiti, nella speranza vana di "catechizzare" le masse assecondandone i vizi, che si riuscirà a "spiritualizzarle" conducendole verso Dio!

Prova ne è che gli ultimi baluardi morali universalmente riconosciuti da tutti i benpensanti del mondo contro l'aborto, le unioni omosessuali, l'eutanasia, il suicidio assistito ecc. stanno crollando sotto le violente picconate di questa "Chiesa della Misericordia" che nell'acquiescenza generale sta trascinando l'umanità nel baratro.

Non c'è che dire, il Nemico infernale sta facendo un ottimo lavoro sulle coscienze addormentate degli uomini!

Osservando qual è stata e qual è ora la condotta della società nel suo insieme, è facile prevedere quello che ci attende dietro l'angolo. Sembrerebbe che lo sforzo planetario si diriga verso la netta ribellione alla Legge di Dio.

Molti ormai si consolano, sostenuti anche dalle rassicuranti parole del "Vescovo di Roma venuto dalla fine del mondo", dicendo che l'Inferno non esiste, sperando così di distruggere il potere reattivo della Legge che li incomoda ed annullare il necessario equilibrio che chiamiamo Giustizia.


Gustave Doré  (1832-1883) - Dante e Virgilio nel IX girone dell'Inferno - 

Credono sia possibile fare tutto ciò che vogliono, senza pagare nulla. Che scoperta meravigliosa! Ma... vediamo. Se il concetto di un Inferno visto ancora secondo i canoni tradizionali può essere messo in discussione, non lo è affatto il risultato degli effetti che si abbattono, come conseguenza logica, su chi ha infranto i princìpi divini beffandosene completamente.

D'altronde, concepire tale stato diversamente (poiché soprattutto di stato d'animo si tratta piuttosto che di luogo), non vuol dire distruggerlo, né significa che esso, nella giusta misura, cessi di esistere per chi lo ha meritato. (Cfr. QUI).

La Legge non può essere sviata o defraudata della sua equità. Cosa possono l'astuzia, la malvagità, la forza dell'uomo contro una potenza immateriale, invisibile, sempre presente in ogni tempo ed àmbito, a tutto e a tutti assolutamente superiore per intelligenza, dominio e disponibilità di mezzi?

Sfidare una Legge simile, giudicando possibile vincerla, può essere solo frutto di una grande ignoranza, scaturita in gran parte, specialmente nel mondo occidentale, da un insegnamento gravido di materialismo che, dopo l'ostracismo dato ad Origène (cfr. QUI), si è diffuso sempre più nelle Coscienze.

L'attuale situazione in cui versa la Chiesa di Roma, impegnata più che mai ad omologarsi agli altri culti sotto la guida del Falso Profeta (cfr. QUI), è destinata al fallimento, allo scisma e alla sua definitiva scomparsa come ho spiegato QUI.

Ed è per questo che essa tornerà alle origini, all'ardore e all'entusiasmo di un tempo, quando ancora non era contaminata dalla sete di potere e dall'avidità del denaro, ma sorretta soltanto dall'Amore e dall'Esempio Cristico che si riversava come Fonte viva su tutti gli assetati morenti nel deserto di sé stessi.

Per un Nuovo Ordine dunque (ved. QUI) è necessario ritrovare al di là del Cristo, capo di una sola religione, il Cristo universale con tutte connesso, in cui possa riunirsi il consenso della totalità dei giusti, accoglienti i princìpi del Vangelo, anche se seguono altre forme, riti o gerarchie.

Gli ostacoli nascono sempre da ciò che è materiale e terreno, ma non appena l'umanità sarà passata attraverso il crogiuolo della purificazione, ora imminente, sarà pronta per una nuova spiritualità aperta a più ampi orizzonti che la indurranno, finalmente, ad abbracciare il "fratello", chiunque esso sia.





domenica 16 giugno 2019

Il Nesso tra Crop Circle, Notre-Dame e Apocalisse...




Sebirblu, 15 giugno 2019

Il 1° giugno di quest'anno a Baillet-en-France, in val d'Oise, presso la piccola "chiesa Notre-Dame" è apparso un crop circle molto interessante che sembra esser stato concepito proprio per ricordare il tragico incendio avvenuto il 15 aprile 2019 a Notre-Dame de Paris, da cui dista, in linea perfetta nord-sud, 20 chilometri.

Anche lì infatti, esiste un'antica e celebre scultura dedicata a "Notre-Dame" di cui più avanti racconterò la storia, a due passi dall'omonima chiesa che, "guarda caso", nella notte tra il 20 e il 21 agosto 2017 è stata invasa anch'essa dalle fiamme che ne hanno devastato gran parte del tetto (ved. QUI).

Che insolito e misterioso legame "di fuoco" ha unito, 20 mesi più tardi (si noti il numero), le due "Notre-Dame" ‒ de France e de Paris ‒ all'incendio della Moschea di Al Aqsa a Gerusalemme! (cfr. QUI e QUI).

Dai calcoli risulta inoltre che la differenza in gradi di latitudine nord tra questa raffigurazione a Baillet-en-France [49,053°] e la cattedrale di Notre-Dame de Paris [48,853°] è esattamente di 0,200°! (Ancora la stessa cifra, un 2, che spiritualmente si riferisce a Cristo ‒ la seconda Persona della Trinità ‒ delineante la "fatica nel tempo" attraverso la Croce!)

Ed è proprio nel campo attiguo all'agroglifo che si trova una grandissima croce formata da alberi, come evidenzia l'inquadratura. Entrambe le immagini puntano a nord da un lato, e dall'altro a sud, verso Parigi.




Prima  però  di  entrare  nei  dettagli del significato nascosto  della  nuova formazione è necessario che io parli degli aspetti inerenti alla grandiosa effigie di Nostra Signora che non passa certo inosservata a chi percorre l'autostrada e gli snodi attigui. (Ved. QUI).

La strana Storia di Notre-Dame-de-France a Baillet

Agli inizi del XX secolo viveva a La Courneve, in Senna-Saint-Denis (dipartimento francese comprendente 40 comuni) padre Lamy, un santo prete simile al Curato d'Ars per la sua umiltà.

A lui appariva la Madonna che un giorno gli domandò di creare la "Congregazione dei Servi di Gesù e Maria".

Il notaio Edmond Fricoteau, che era devotissimo a padre Lamy e che si era convertito improvvisamente a Roma nel 1984 in occasione dell'annuncio fatto da Giovanni Paolo II per le Giornate della Gioventù, pregando sulla sua tomba gli chiese di far nascere in lui un amore "smodato" per la SS. Madre e di ispirarlo in una o più azioni che lo avrebbero reso degno di essere un buon servitore laico di Gesù e Maria.

Desiderava tanto offrire un "regalo" alla Vergine Santa. Così nel 1985 ebbe l'idea di farLe erigere una statua altissima in prossimità di un grande crocevia.

Per questo, entrò in contatto telefonico con il sindaco del comune dove aveva pensato di posizionarla, poi incontrò anche il superiore generale dei Servi di Maria e René Laurentin, conosciuto per i suoi numerosi scritti e le apparizioni mariane nel mondo.


Padre René Laurentin - mariologo - (1917-2017)

Il primo si dichiarò estremamente favorevole al progetto; il secondo, padre Stoecklin, avrebbe sostenuto l'idea se ci fosse stato anche il consenso del vescovo; il terzo precisò che avrebbe visto meglio la raffigurazione della Madre con il piccolo Gesù tra le braccia.

Edmond  però,  non  era  molto d'accordo  con  quest'ultima proposta  perché  temeva che l'inserimento dell'Infante nella statua che aveva immaginato avrebbe potuto compromettere la collocazione sul capo di Nostra Signora della corona ornata con le dodici stelle. (Cfr. QUI).

Padre Laurentin suggerì allora di consultare un suo amico esperto di tali cose ‒ il signor Antoine Legrand ‒ che, incuriosito, chiese il perché di quella strana richiesta delle stelle.

Quando gli fu raccontata la storia fin qui descritta, tranquillamente dichiarò: "la statua esiste!".

All'istante il suo interlocutore non dette molta importanza alla sua asserzione precisando che l'avrebbe commissionata ad un artista italiano o francese.

Legrand replicò, con un tono di voce più autorevole, che non sarebbe stato necessario ordinarla, perché la figura da erigere "esisteva" già!

Si trattava di una statua chiamata «Notre-Dame-de-France» (opera dello scultore Roger de Villiers che l'aveva creata ispirandosi a quella veduta a Gerusalemme presso l'istituto degli Assunzionisti), che nell'esposizione universale del 1937 dominava il Padiglione pontificio e fu l'unica ad essere conservata.

L'Arcivescovo di Parigi, il cardinale Verdier aveva espresso il desiderio che fosse eretta su una collina nei pressi della capitale francese. Era stata indetta anche una sottoscrizione nazionale, ma la guerra mondiale del 1939 la bloccò e l'enorme statua scomparve.

Edmond Fricoteaux, però, nonostante la suggestiva storia raccontatagli, continuava ad insistere sul modello scultoreo da lui immaginato, sino a quando Antoine Legrand lo rassicurò che la figura di Maria era proprio come lui la desiderava: alta sette metri, con la corona di dodici stelle e col Bambino sollevato in alto per benedire il mondo.




Da quel momento iniziarono ampie ricerche, fintanto che la figliola dell'architetto responsabile dell'antico Padiglione pontificio non dichiarò di sapere dove poteva trovarsi, e infatti fu poi rinvenuta, sezionata in vari pezzi, nel seminterrato di una scuola pubblica nella città di Amiens in attesa dei fondi per il restauro, mai arrivati.

Finalmente nel 1988, dopo 50 anni da quel lontano 1938 (il tempo di un giubileo), la monumentale rappresentazione della Vergine Maria col Bimbo e le dodici stelle sul capo fu eretta in pompa magna a Baillet-en-France, piccolo comune ridente tra il verde delle colline nelle vicinanze di Moisselles, a 20 chilometri a nord di Parigi.

L'inaugurazione della "rediviva" Notre-Dame-de-France avvenne il 15 ottobre 1988 alla presenza del card. Lustiger, insieme a sette vescovi e al nunzio apostolico Mons. Antonetti, unitamente a Mons. Rousset, vescovo della diocesi di Pontoise, e alla partecipazione  di  52.000 fedeli.

In quell'anno si compì il desiderio del cardinale Verdier che, per lo scoppio della guerra e per il suo decesso nel 1940, non riuscì a veder realizzato il suo sogno di fare "pendant" con il Sacro Cuore di Montmartre presso Parigi.

Inoltre, il medesimo giorno fu anche quello della ricorrenza straordinaria dei 350 anni (dal 1638) in cui il re Luigi XIII consacrò la Francia alla Vergine Maria.

Solo il piedistallo di tale monumento è alto 25 metri, a cui vanno aggiunti i 7 della statua, ed è per questo che risulta ben visibile a chiunque percorra le grandi arterie stradali adiacenti.

Ora, vediamo l'attinenza della comparsa del crop circle con i tempi che stiamo vivendo, la tragedia di Notre-Dame de Paris e la Donna vestita di sole dell'Apocalisse.

Premetto che nel testo originale in inglese la località indicata non corrisponde in modo preciso al sito in questione, ma riporta il comune limitrofo, Moisselles, forse perché più grande e indicato subito dalle mappe.




Per prima cosa osserviamo che col 1° giugno, giorno della comparsa del "cerchio nel grano", inizia per tradizione il mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù (questo ci riporta al desiderio del card. Verdier di appaiare la statua della Vergine al Sacro Cuore di Montmartre).

Secondariamente, dal giorno dell'inaugurazione della "ritrovata" statua di Notre-Dame-de-France (il 15 ottobre 1988) all'incendio di Notre-Dame de Paris (il 15 aprile 2019) sono passati 30 anni e 6 mesi (ossia 30,5 che riconducono ai 350 trascorsi dalla consacrazione della Francia a Nostra Signora), per mano di Luigi XIII.

L'agroglifo presenta molteplici piccoli cerchi seguiti da due grandi forme a mezzaluna rivolte con la parte esterna a nord, e due grosse sfere in basso; una di queste punta verso l'alto, mentre l'altra è rivolta a sud verso Parigi. In tale posizione il crop circle sembra evocare una famosa frase ermetica: "Così in alto, come in basso".

Riflettendo su questo concetto e sul legame esistente tra le due chiese dedicate a "Notre-Dame" ‒ l'una a Baillet-en-France e l'altra a Parigi ‒ dobbiamo ricordare che la Francia viene considerata in ambito cristiano ma soprattutto dalla Vergine Madre, la figlia maggiore della Chiesa.

Osservando la nuova recente formazione sul grano, non ci si può trattenere dal pensare che da sempre Maria SS. viene rappresentata con la mezzaluna ai suoi piedi, e il nome stesso è per antonomasia l'emblema della femminilità più elevata ed umile, collegata pertanto alla Luna che riflette la luce del Sole: quella del Cristo.

Ma nell'agroglifo ci sono ben 4 mezzelune, che raffigurano perciò 4 "Marie"; tutte legate all'arco vitale del Cristo-Sole, dalla nascita alla morte ed oltre... fino alla Risurrezione.

La prima mezzaluna in basso, a sud, contiene due sfere: la maggiore simboleggia la Vergine che dà alla luce il Figlio (la sfera piccola).




La seconda mezzaluna riporta a Maria Maddalena, l'unica rivolta con la parte esterna a sud, ossia al mondo, a Parigi, perché dal mondo è stata tratta e salvata dal Cristo, e la sua conversione è stata così profonda tanto da meritare, fra tutti i discepoli, di vederlo risuscitato per prima e portare loro il grande annuncio.

La terza mezzaluna si riferisce a Maria di Cleofa (o Alfeo, fratello di Giuseppe, padre putativo di Gesù) che è la madre di Giacomo il Minore; era presente al Calvario, alla sepoltura e alla Risurrezione del Cristo.

La quarta ed ultima mezzaluna rappresenta Maria Salomé, madre dei due fratelli Giovanni e Giacomo figli di Zebedeo, l'uno l'Apostolo e l'altro detto il Maggiore, chiamati in aramaico Boanerghes, ossia "Figli del tuono". Anch'ella era presente al Calvario, alla sepoltura e alla Risurrezione del Cristo.




Le tre Marie, che la tradizione associa alle tre stelle della cintura di Orione, sono le donne che si sono recate al sepolcro con gli aromi e gli oli profumati per ungere il corpo di Gesù ma hanno ricevuto da un "giovane vestito di bianco" la notizia della Sua Risurrezione. (Mc. 16, 1-8).

È una velata cosmologia spirituale quella che mostra la Luna nelle sue 4 fasi (le Marie) con il Sole (Cristo) al centro. Questo aspetto esoterico è necessario per una migliore comprensione della simbologia dei crop circles, visto che in Francia, negli ultimi anni, ne sono apparsi diversi simili a questo.

Non dimentichiamo che tale Paese ha avuto il privilegio di ripetute manifestazioni mariane, di cui le più importanti sono: Parigi (Rue du Bac), La Salette, Lourdes, Pontmain e molte altre.

Ma tornando alle 4 Marie che con la loro presenza hanno scandito la parabola del Cristo fino alla Morte e Risurrezione, è impossibile non notare la grande croce che affianca ad oriente l'agroglifo di Baillet-en-France, completandone mirabilmente il significato.

Contando gli alberi che la compongono guardando l'immagine, si nota che la somma finale è equivalente a 99, perché sul braccio destro della fila in basso ne manca uno, così come tra le mezzelune e le sfere allineate nel crop circle il conteggio è di 11 mentre dovrebbe essere di 12, come le stelle della corona e i fedeli devoti sotto il manto di Maria, quindi, anche lì manca un elemento.




Non dimentichiamo che, dopo il tradimento di Giuda, gli apostoli erano rimasti in 11, ma l'integrazione di Mattia li ha resi ancora 12. Allora perché le immagini allineate sui due campi vicini mostrano entrambe l'assenza di un componente?

Perché Giovanni, l'autore dell'Apocalisse, è colui del quale il Cristo, rispondendo alla domanda di Pietro, disse: "E se Io voglio che lui rimanga fino al Mio Ritorno, a te che importa? Tu seguimi!" (Gv. 21, 20-24).

Infatti Giovanni, così come Elia ed Enoch, non è mai morto! È solo uno "scomparso", ma è ben presente sul pianeta, rappresentando l'umanità secondo il mandato ricevuto dal Cristo sotto la croce come "Figlio" affidato a Maria, mentre Lei di rimando ne è diventata Madre. (Gv. 19, 26-27).

Ecco perché manca un elemento in ciascuna delle immagini rappresentate sul terreno! Ma questo non fa che convalidare il segnale apocalittico che l'agroglifo raffigura, ossia la Donna vestita di sole che partorisce il Bimbo maschio (ved. Ap. 12, 1-18), analogamente alla bella formazione apparsa il 25 maggio scorso, esposta nel riquadro, dove viene evidenziata la rottura di un "uovo", simbolo della nascita, indicata con il tratto rosso in direzione del crop circle di giugno.




Già nei post passati, QUI, QUI e QUI, ho parlato dei Segni grandiosi di questi tempi, soprattutto quello astronomico della Vergine incoronata apparso nei cieli il 23 settembre 2017 e quello eclatante dei delfini indicante l'imminente Ritorno del Cristo, e con l'ultimo crop circle che sto descrivendo ne viene mostrata la sorprendente continuità.

Esso, infatti, non solo ribadisce il nuovo parto (simbolo del "piccolo resto" che viene rapito in cielo), ma anche l'avvento della Chiesa Vera, quella Mistica (ved. QUIQUI, e QUI), risorta, come la Fenice, dalle ceneri causate dagli incendi che hanno segnato la fine di un'epoca durata quasi 2020 anni. (Ancora il numero 2! Indicante l'era del Cristo, del secondo Adamo... come il nome della foresta "Isle-Adam" (isola di Adamo) confinante con l'agroglifo. 

Questo profetico cerchio nel grano, con l'allineamento di sfere, lune e forse un gigantesco corpo celeste (ved. QUI), annuncia anche la sequenza in arrivo di forti onde cosmiche ed elettro-magnetiche, concausa di intensi e diffusi sconvolgimenti come terremoti, potenti eruzioni e dissesti idrogeologici.

Nondimeno, il linguaggio apocalittico, col quale ripetutamente il cielo ci allerta per mezzo dei suoi Messaggeri come ora, sembra condurci proprio verso la battaglia finale della Donna vestita di Sole e il Dragone infernale che sta già facendo guerra ai figli di Lei, cioè alla sua discendenza, per distruggerli (Ved. QUI, QUI e QUI).

Ma non vi riuscirà... perché, come riporta la bella immagine iniziale che ricalca a pennello il crop circle, il Suo manto proteggerà chi in Lei si rifugia e il suo Cuore Immacolato trionferà per sempre.

Traduzione libera con riflessioni personali di Sebirblu.blogspot.it

            famillechretienne.fr
            cropcircleconnector.com

martedì 11 giugno 2019

ANCORA e ANCOR s'abbatte la SCURE su ZELO e FERVOR


È proprio tutta una Babele!

Sebirblu, 9 giugno 2019

Presento questo articolo, perché sono ancora troppe le persone che presumono di veder chiaro nello scenario attuale della Chiesa, e reagiscono piccate, come dimostra una parte del commento velenoso (lasciato con i suoi errori) inviatomi da una certa Alessandra per la chiosa al post "Il Manto di MARIA su Lega,Europa e Data Elezioni":

«...penso che arrogarsi il diritto di chiamare e soprattutto "pensare" ignobile traditore e vedere il Papa che "cappeggia" come un brigante la chiesa sia pericoloso alla luce delle conclusioni che trarra Maria ....le vie segrete che intesse il Divino e lo spirito non sono fortunatamente nella sapienza di Sabirblu e di salvini.»

Frase che  si  commenta da sola,  e che  ho  riportato  perché  l'accecamento  è  ormai così generalizzato da richiamare l'Intervento divino, che sicuramente arriverà, per "risvegliare" tutte queste anime che, loro sì, procedono in un grande pericolo! (Cfr. QUIQUIQUI e QUI).




Ecco, innanzitutto, la lettera accorata di un giovane sacerdote che, pur riservandosi l'anonimato perché i «..."guardiani della rivoluzione" attivi nella sua diocesi gliela farebbero pagare...», ha scritto al vaticanista Aldo Maria Valli quanto segue.

Cari pastori, ritornate voi stessi!

«Gentile Valli, sono un giovane sacerdote di campagna e ho deciso di scriverle per condividere una forte preoccupazione circa il rapporto tra i nostri legittimi pastori e il popolo di Dio formato dai fedeli e dai noi semplici preti.

Mi sembra che in questa fase storica il Papa e i vescovi stiano raccogliendo ciò che da qualche anno stanno seminando con le loro azioni e le loro parole e cioè la separazione e la perdita di fiducia da parte della maggioranza dei fedeli, in particolare da parte di coloro che partecipano regolarmente alla liturgia domenicale.

Aver schiacciato l'azione della Chiesa sulla sola dimensione orizzontale sta generando una grave asfissia spirituale in un popolo che non si riconosce più in guide che, oltretutto, appoggiano in modo manifesto poteri e persone che da sempre minacciano la fede e le radici spirituali della nostra Europa nonché l'antropologia cristiana.

La cosa che più mi preoccupa è che la Chiesa nelle sue alte gerarchie sembra ignorare completamente questo distacco e questo dissenso sempre più ampio e profondo. Quelle guide che, ad intra, non fanno che osannare i laici quali salvatori della Chiesa del domani, sono le stesse che poi, ad extra, accusano i laici di irresponsabilità e razzismo se non seguono una certa linea che esse pretendono di imporre dall'alto.

Il problema di questo pontificato mi sembra stia qui: è amico dei nemici e nemico degli amici. Ma proprio per questo sta stufando. E la pazienza, anche dei più bendisposti, si sta esaurendo. L'esito è che ci si sente abbandonati da chi ci dovrebbe difendere, da chi sembra apprezzare molto i Soros, gli Scalfari e le Bonino ma non si ricorda dei semplici fedeli che chiedono di essere confermati nella fede.




Un vecchio proverbio popolare insegna: "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei". Possibile che alle gerarchie, tranne poche eccezioni, non entri neppure nell'anticamera del cervello l'idea che c'è qualcosa che non torna nel godere di certi consensi e nel condividere le battaglie con chi da sempre si batte per la cancellazione di Dio dal nostro cuore?

Possibile che i nostri pastori stiano così bene in compagnia di chi professa, nel migliore dei casi, un umanesimo ateo che ha tra i suoi dogmi la promozione di presunti "diritti" incompatibili con la nostra fede? Possibile che i nostri pastori si sentano tanto a loro agio nell'avere come compagni di strada coloro che professano una "salvezza senza Vangelo"?

I risultati di queste ultime elezioni hanno sancito in modo evidente che la separazione tra i pastori e il popolo di Dio è ormai una tragica realtà, peggiorata dal fatto che le gerarchie a quanto pare non ne vogliono prendere atto (ved. QUI; ndr).

Nella testa dei pastori, e proprio da parte di coloro che a parole vogliono apparire tanto "popolari" e con l'odore delle pecore addosso, in realtà c'è sempre l'idea, tipica degli illuminati e dei clericali, che il popolo, quando decide in modo diverso dalla linea indicata dall'intellighenzia modernista e progressista, "non capisce".

Ma come fanno a non rendersi conto che le pecore, quelle vere, hanno già voltato loro le spalle e ormai dicono senza remore: cari pastori, per noi siete irrilevanti, non contate nulla; Dio è con noi, non con voi!

Non sono uno storico della Chiesa, ma credo che raramente la separazione tra il popolo e il basso clero da una parte e l'alto clero dall'altra sia stato così marcato come ai nostri giorni.

Noi, semplici preti e semplici fedeli, non chiediamo una "rivoluzione", un "cambio di paradigma", una "Chiesa di Francesco". Siamo stanchi di vuote parole e di slogan ideologici. Chiediamo solo la fedeltà al Vangelo e l'annuncio della salvezza donataci da Gesù Cristo.



Non vogliamo una Chiesa il cui obiettivo sembra essere quello di farci sentire in colpa se non ci schieriamo a favore dell'apertura dei porti e dell'accoglienza indiscriminata e dissennata a tutti i migranti.

Non vogliamo una Chiesa che ci mette ossessivamente sotto accusa se non ci diciamo a favore del dialogo ad ogni costo con i musulmani e se, seguendo l'invito di Gesù, facciamo proselitismo.

Non vogliamo una Chiesa che ci fa sentire come dei reietti se non votiamo per i partiti appiattiti sui diktat dell'Unione europea.

Non vogliamo una Chiesa che ci accusa di essere "senza cuore" quando restiamo quanto meno perplessi di fronte al gesto irresponsabile di un elemosiniere pontificio (ved. QUI; ndr); quando vediamo il nostro Papa sorridere soddisfatto ricevendo in dono un crocifisso blasfemo con la falce e il martello (ved. QUI; ndr), quando lo sentiamo dire che non si interessa della politica italiana e che quel poco che sa lo apprende leggendo l'Espresso (ved. QUI; ndr). Siamo stanchi.

Cari pastori, non vi dovete certamente meravigliare se, come esito finale del vostro essere sempre dalla parte sbagliata, vi ritrovate un popolo che non vi considera più come guide attendibili e va alla ricerca di altri punti di riferimento.

E non potete fare spallucce dicendo che tanto quello non è il "vostro" popolo. Non è vero! Questo popolo stanco e disorientato è il vostro popolo! È un popolo che si commuove quando pensa a san Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI e non si capacita della situazione attuale.

Un popolo che ama e soffre per la Chiesa, perché la vede in balia di forze che nulla hanno a che fare con la tradizione cristiana. Un popolo che, nonostante tutto, osa guardare in alto sperando in un miracolo, perché ai miracoli questo popolo ancora crede. (Cfr. anche QUI, QUI e QUI; ndr).

                                                                                                                         Un giovane prete



Il secondo "caso" testimonia, purtroppo, il proseguimento inarrestabile dell'azione demolitrice perseguita con diabolica ostinazione da questo pontificato, rivolto agli ordini religiosi più fiorenti per vocazioni e fede. (Cfr. QUI, QUI e QUI).

Pregano troppo! Il Vaticano chiude un altro Ordine

L'opera di distruzione della vita religiosa da parte del Vaticano continua implacabile. Questa volta è il turno delle Piccole Suore di Maria Madre del Redentore, un ordine religioso nato in Francia, e che conta attualmente circa centoventi religiose, di cui cinque hanno deciso di obbedire al diktat di Roma, e le altre centoquindici, divise in tre comunità, verranno sollevate dai voti presi a suo tempo, e torneranno laiche.

Dovranno lasciare le loro case e le attività di cura e di assistenza agli anziani che erano la caratteristica di questa congregazione, accusata però, soprattutto, di una spiritualità considerata troppo "tradizionale".

Il Grande Inquisitore della Congregazione per i Religiosi, il francescano Josè Rodriguez Carballo, braccio destro e uomo di fiducia del Pontefice regnante per questo genere di "cucina" (e l'uomo del più clamoroso crack finanziario mai vissuto dai francescani; ved. QUI; ndr), ha colpito ancora.

Un copione che ricalca quelli già vissuti dai Francescani dell'Immacolata (ved. QUI; ndr) ‒ ancora commissariati dopo sei anni! Ma chi hanno ammazzato per essere trattati così? ‒ della Familia Christi (ved. QUI; ndr), della Fraternità dei Santi Apostoli e così via. Ormai un format abituale nel regime vigente. (Cfr. anche l'articolo di Aldo Maria Valli QUI; ndr).

Appare davvero strana e inspiegabile l'operazione a cui probabilmente non sono estranei appetiti vescovili per le proprietà della piccola congregazione.

Le Piccole Suore di Maria madre del Redentore curano anziani, collaborano nella pastorale delle parrocchie, aiutano i poveri e vivono una spiritualità considerata oggi in Vaticano troppo "rigida", cioè: amore di adorazione all'Eucarestia, preghiera fervente d'intercessione e filiale devozione a Maria.

Le suore sono state pre-visitate nel 2009 per decisione del vescovo di Laval, che i laici che sostengono le suore accusano di avere un certo interesse verso l'amministrazione dei loro beni. Ma l'iniziativa non ha avuto successo.

Nel 2016, con Braz de Avis e Carballo, una nuova visita. Non più – o non solo – per motivi amministrativi ma per il grave sospetto di tradizionalismo o di classicismo, come dicono i francesi.


Da sinistra José Rodriguez Carballo con João Braz de Aviz in udienza da Bergoglio

Le suore sono state incolpate di avere problemi gravi di governo (anche se risulta che la maggioranza delle suore abbia testimoniato le meraviglie della superiora), di immobilismo, di disconoscenza della "nuova teologia della vita consacrata..." e di altri gravi reati come quello di eccessiva preghiera...

Le superiore – esiliate in altri conventi – erano accusate di "autoritarismo deviante", e alle suore è stata chiesta l'obbedienza senza appello "senza – dicono – che la preoccupazione di una diritta coscienza abbia una parola da dire, e senza che mai ci sia stato spiegato il minimo fondamento oggettivo di tutte queste misure romane: così ci sarebbero due pesi e due misure".

Le suore hanno respinto le accuse come false e inventate dai visitatori. I commissari e la Congregazione hanno dato loro ragione, almeno in parte, ma hanno mantenuto i provvedimenti presi; cioè, confermano il commissariamento.

Le suore hanno fatto appello a quello che era il tribunale supremo di giustizia nella Chiesa, la Segnatura, ormai, con la gestione del diplomatico Mamberti evidentemente incapace di andare contro volontà superiori, che ha confermato la sentenza del Dicastero.

Ma le suore hanno deciso di non accettare quella che a loro – e non solo a loro – pare una ingiustizia evidente. Hanno reso pubblica la loro decisione:

"Il 17 settembre 2018, il cardinale Prefetto della Congregazione per i Religiosi, mons. Braz de Aviz, ci ha scritto un ultimatum: o accettiamo il Commissario "senza riserve" o non lo accettiamo; nel qual caso, la legge prevede che potremmo essere licenziate dall'Istituto".

Allora, hanno scritto le suore: "Dopo aver acquisito la certezza morale per l'anno in corso che l'accoglienza del commissario apostolico all'interno del nostro Istituto causerebbe un danno molto grave e certo nel breve o lungo termine riguardante la comprensione del carisma lasciato da Dio a Madre Maria della Croce, nostra Fondatrice, solo per il modo di viverla.

Dopo aver proposto molte volte soluzioni di riappacificazione senza che ci sia stata data alcuna risposta, previa consultazione con persone autorizzate e competenti; dopo aver pregato molto e sempre volendo rimanere fedeli e obbedienti alla verità, ci è sembrato che non avessimo altra scelta che rinunciare ai nostri voti".

Nel frattempo a Laval si è costituito un Comitato di sostegno alle religiose, che conta quasi tremila persone, e che ha la sua voce in un sito, https://www.soutienpsm.com/

Tutto questo avviene in un paese (la Francia; ndr) in cui la situazione vocazionale è – a dir poco – disastrosa; dove la questione degli abusi clericali sta pian piano emergendo in tutta la sua gravità, e dove la Santa Sede si permette di compiere operazioni inspiegabili condotte con una violenza e una determinazione che sarebbero state ben più adeguate in altri contesti, e per colpe reali.»

Marco Tosatti




E a proposito di Francia, ecco una notizia di tre giorni fa che conferma la solerzia vaticana "misericordiosa" nel commissariare uno dopo l'altro i siti maggiormente visitati dai fedeli di tutto il mondo; guarda "caso" proprio là dove si prega più intensamente e in modo tradizionale, come è accaduto a Medjugorje e a San Giovanni Rotondo.

Questa volta è toccato a Lourdes. Al vescovo Brouwet, infatti, pur rimanendo responsabile della diocesi, è stata sottratta la gestione del famosissimo luogo di culto a favore del vescovo ausiliare di Lille, Hérouard, nominato delegato pontificio a tempo determinato per la cura pastorale del Santuario stesso.

Ecco l'articolo apparso su "La Nuova Bussola Quotidiana" il 7 giugno scorso:

Lourdes, Santuario sottratto al vescovo "troppo" cattolico

Il vescovo ausiliare di Lille, Hérouard, nominato delegato pontificio a tempo determinato per la cura pastorale del santuario, è noto per le sue posizioni molto "liberal" in fatto di liturgia e dottrina, e recentemente è stato protagonista di interventi politici contro i populismi e contro Marine Le Pen.

La comunicazione della Santa Sede accusa il vescovo Brouwet, che resta titolare della diocesi, di aver dato troppo spazio «all'aspetto gestionale e finanziario», ma egli, nominato giovane da Benedetto XVI, è conosciuto piuttosto per la sua ortodossia in fatto di dottrina morale e per lo spazio concesso a chi arriva a Lourdes celebrando nella forma straordinaria del rito romano. In oltre 150 anni, è la prima volta che la Santa Sede interviene su Lourdes.

Lourdes come Medjugorje. Seguendo l'esempio della nomina di monsignor Hoser fatta un anno fa per la situazione della cittadina bosniaca, Bergoglio ha scelto di inviare un suo delegato per la cura pastorale dei pellegrini anche nel centro mariano francese.

In quest'ultimo caso, però, a differenza del noto precedente, l'incarico non sarà a tempo indeterminato. La decisione pontificia, in un articolo scritto su VaticanNews dal direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Andrea Tornielli, viene attribuita alla sua intenzione di "accentuare il primato spirituale rispetto alla tentazione di sottolineare troppo l'aspetto gestionale e finanziario".

Come chiarito dal vaticanista veneto, l'incarico del commissario sarà limitato soltanto al Santuario, mentre la diocesi rimarrà sotto la guida di monsignor Nicolas Brouwet.

Una precisazione sottolineata dallo stesso vescovo che, in una nota ufficiale, ha ricordato come questa nomina non cambierà nulla nella vita diocesana ed andrà a toccare solamente la vita del sacro luogo specifico.

Per rafforzare ulteriormente questa distinzione, il presule ha anche fatto notare che "la cura pastorale dei santuari e la pastorale delle diocesi sono due cose diverse".

Non c'è dubbio, però, che il Santuario mariano rivesta un ruolo più che importante nella vita della diocesi di Tarbes, attirando nel centro dei Pirenei oltre un milione di pellegrini ogni anno.


Il Santuario di Lourdes

Fino ad oggi il vescovo ha ricoperto la funzione di responsabile spirituale, detenendo nelle sue mani il potere di nomina del rettore. Con la decisione presa da Bergoglio sarà invece il delegato "ad nutum Sanctae Sedis" (cioè a disposizione della Santa Sede; ndr) ad assumere la cura pastorale dei pellegrini.

Per l'incarico è stato designato monsignor Antoine Hérouard, attualmente vescovo ausiliare di Lille e presidente della Commissione affari sociali della Comece, la Commissione degli episcopati dell'Unione europea. La sua nomina appare indebolire non di poco, dunque, il peso del vescovo di Tarbes. Quello di Hérouard, inoltre, è un profilo non poco diverso da quello di Brouwet.

Il neo-delegato, ex rettore del Pontificio seminario francese a Roma, si è distinto anche nel passato molto recente per un orientamento piuttosto "liberal".

Lo ha dimostrato prima e dopo le elezioni europee, con il suo attivismo, partecipando ad incontri (in due occasioni con Enrico Letta e Francois Hollande) e rilasciando dichiarazioni in cui si metteva in primo piano il timore per la crescita dei populismi, si attribuiva la vittoria del partito di Marine Le Pen, in Francia, ad una visione distorta sull'immigrazione e si sottolineava il ruolo delle comunità religiose per sensibilizzare i cittadini sull'importanza dell'Unione Europea.

In una recente intervista a "La Croix", monsignor Hérouard ha anche sostenuto che il dibattito sulle radici cristiane d'Europa "non è più di attualità".

Un profilo piuttosto distante da quello di monsignor Nicolas Brouwet, formatosi all'«Istituto Giovanni Paolo II per il matrimonio e la famiglia» e più attento a riaffermare l'insegnamento della dottrina morale cattolica nell'esercizio del suo ministero episcopale.

Il vescovo di Tarbes e Lourdes, nominato giovanissimo nel 2012 da Benedetto XVI, ha dimostrato in questi anni una sensibilità liturgica conservatrice e si è fatto apprezzare anche dai gruppi che curano la celebrazione della Santa Messa nella forma straordinaria del rito romano, accogliendo con benevolenza i loro pellegrinaggi presso il Santuario di Lourdes.

Mons. Hérouard, al contrario, non ha problemi a mostrarsi in pubblico in giacca e cravatta e sembra prediligere la modernità nella scelta dei paramenti; caratteristiche notoriamente poco gradite ai raggruppamenti d'impostazione più tradizionale. Il tempo dirà se il cambio di guardia nella guida pastorale dei pellegrini comporterà delle modifiche rispetto a quanto si è visto fino ad oggi.


Il vescovo Antoine Hérouard... che sembra un po' imbarazzato... Ved. QUI

Intanto, dall'articolo di Tornielli a commento della nomina del nuovo commissario pontificio sembrerebbe emergere che all'origine della decisione ci sia l'eccessivo spazio attribuito all'«aspetto gestionale e finanziario» nella conduzione del Santuario.

Un rilievo che non trova riscontro nelle testimonianze di chi frequenta assiduamente Lourdes; c'è da ricordare invece che proprio la gestione di monsignor Brouwet è riuscita a raggiungere risultati importanti.

Infatti, dopo quasi un decennio di conti in rosso, il santuario ha chiuso il bilancio del 2018 addirittura con un surplus di 200 mila euro. Un risultato raggiunto grazie al piano di risanamento operato da Guillaume de Vulpian, l'ex dirigente della Renault chiamato a Lourdes dal Vescovo della diocesi quattro anni fa.

Un'operazione, peraltro, portata a compimento soprattutto grazie alla riduzione e alla razionalizzazione delle spese e nonostante il calo del turismo in Francia a seguito degli attentati degli ultimi anni.

La nomina del delegato da parte di Bergoglio rappresenta un precedente rilevante anche sul piano storico: di fatto per quanto concerne le apparizioni, la loro veridicità proviene dal riconoscimento del vescovo della diocesi competente.

È quanto avvenne anche nel caso di Lourdes con il decreto emanato il 18 gennaio 1862 dall'allora vescovo di Tarbes, monsignor Bertrand-Sévère Laurence.

E su Lourdes in oltre 150 anni non c'è mai stata alcuna intromissione vaticana. Questo spiega anche il carattere eccezionale dell'intervento pontificio che avoca a sé la gestione pastorale del luogo sacro, "sottraendolo" alla diocesi competente.

Nico Spuntoni

Bergoglio - il Falso Profeta - OSANNATO dalle masse...

Conclusione

Un bel quadro, non c'è che dire! Non comprendo come ci si possa ostinare, ad oltranza, a mantenere gli occhi chiusi! Che faranno coloro che ancora dormono... quando "ex abrupto" si troveranno di fronte alla tragica realtà?

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

            lanuovabq.it