sabato 26 dicembre 2015

L. Tolstoi: Emblematica Novella. Sintesi del Vero!


Il Monastero di Solovki 

Con quale grazia il grande scrittore Leone Tolstoi ha saputo esporre un popolare e antico racconto russo e come da esso scaturisce la sintesi di ciò che è veramente sostanziale  nella  vita!  (Per  conoscere  meglio  Lev  Nikolaevic  Tolstoj,  QUI).


"Pregando, non sprecate parole inutili come fanno i pagani: 
essi credono di venire ascoltati per le molte parole. 
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro
sa di cosa avete bisogno prima ancora che glielo chiediate". 
(Mt. 6, 7-8)


Lev Feliksovich Lagorio (1828-1905) 

I  Tre  Eremiti

Un arciprete navigava su un veliero dalla città di Arcangelsk (sul delta del fiume Dvina nel Mar Bianco; ndr) al monastero-fortezza di Solovki (nell'omonimo arcipelago; ndr). Sulla stessa imbarcazione viaggiavano alcuni pellegrini che andavano a visitare i santuari. Il vento era favorevole, il tempo chiaro, nessun rollio.

Una parte di essi si riposava, un'altra mangiucchiava, altri ancora stavano seduti in gruppi conversando fra loro.

Anche il parroco salì sul ponte e cominciò a camminare avanti e indietro; avvicinandosi alla prua vide che vi era riunito un gruppetto di persone. Un piccolo paesano stava indicando qualcosa sul mare, e parlava mentre la gente stava ad ascoltare... non si vedeva nulla, solo il mare luccicava al sole.

Il paesano si accorse di lui, si tolse il berretto e tacque. Pure gli astanti lo videro e si scoprirono il capo, ossequiosi.

«Non disturbatevi fratelli», disse l'arciprete, «mi sono avvicinato anch'io per sentire ciò che tu dici, buon uomo».

«Quel piccolo pescatore ci raccontava degli eremiti», osservò un mercante più audace.

«Che dici degli eremiti?», gli chiese il canonico, avvicinandosi al parapetto della nave e mettendosi a sedere su una cassa. «Raccontalo anche a me, ti ascolterò volentieri, che cosa mostravi?»

«Ecco, su quell'isolotto che spunta», disse il paesano indicando davanti a destra, «vivono alcuni eremiti per salvarsi l'anima...»




Il parroco guardava, guardava, ma l'acqua tremolava al sole ed egli non poteva scorgere niente perché non ne aveva l'abitudine.

«Non vedo nulla» disse. «Ma quali eremiti stanno su quell'isola?»

«Sono persone di Dio» rispose l'uomo. «Ne avevo sentito parlare da molto tempo ma non avevo mai avuto l'occasione di vederli. Due estati fa, invece, li potei vedere coi miei propri occhi».

Il pescatore tornò al suo racconto: era andato per la pesca, fu spinto verso quell'isola e non sapeva dove si trovasse. All'alba s'era messo a girovagare finché si imbatté in una capanna di terra.

Davanti ad essa vide un eremita e poi, ne uscirono altri due: gli diedero da mangiare, lo asciugarono e lo aiutarono a riparare la barca.

«Com'erano d'aspetto?», domandò l'arciprete.

«Uno era piccolo, rattrappito, proprio anziano; aveva addosso una tonaca vecchia vecchia; doveva avere più di cento anni. La sua barba bianca cominciava perfino a verdeggiare; lui sorrideva sempre ed era chiaro come un angelo del cielo.

Un altro, di statura un po' più alta, vecchio anche lui, con una casacca lacera, la barba larga e bianca con riflessi giallognoli; era però un uomo robusto: rigirò la mia barca come un secchio; non ebbi nemmeno il tempo di aiutarlo; anche lui era tutto gioioso.




Il terzo superava gli altri due in altezza, aveva la barba lunga fino ai ginocchi, bianca come le penne del cigno; le sopracciglia gli scendevano sugli occhi; completamente nudo, solo intorno alla vita aveva una stuoia».

«Che cosa ti hanno detto?», chiese l'arciprete.

«Facevano quasi tutto in silenzio, ed anche tra loro parlavano poco. Bastava che uno guardasse l'altro perché questi capisse al volo. Chiesi a quello alto se era molto che abitavano l'isola.

Egli si oscurò, cominciò a dire qualcosa come se fosse irritato. Ma quello più anziano e piccolo gli prese la mano, sorrise, e il grande si acquietò.

Mentre il paesano parlava, il veliero si era ancor più avvicinato alle isole. «Ora si vede proprio bene», disse il mercante; «degnatevi di guardare, eminenza», aggiunse indicando il punto.

Il canonico iniziò a guardare. E difatti scorse una strisciolina nera: l'isolotto. Poi si spostò dalla prua verso poppa, avvicinandosi al timoniere. «Che è quell'isolotto?», chiese, «cosa si vede là?»

«È uno qualunque, senza nome. Ce ne sono tanti».

«È vero che ci sono degli eremiti che si salvano l'anima?»

«Si dice, eminenza, ma non so se sia vero. Sembra che i pescatori li abbiano visti. Ma succede spesso che la gente racconti frottole».

«Vorrei sbarcare nell'isola per vederli», disse il parroco. «Come si può fare?»

«Non ci si può avvicinare con la nave», rispose il timoniere, «Con la barca si potrebbe, ma bisogna chiederlo al capitano».

Chiamarono il comandante. «Vorrei vedere questi eremiti», disse l'arciprete. «Non si potrebbe farmi sbarcare?»

Il capitano cercò di dissuaderlo: «Non che sia impossibile, ma si perderebbe molto tempo, ed oso far osservare a vostra eminenza che non vale la pena di vederli. Ho sentito dalla gente che sono vecchi imbecilli che non capiscono niente e non parlano nemmeno, come se fossero pesci di mare».

«Non importa. Vorrei andare lo stesso», insistette il canonico. «Pagherò il disturbo, basta che mi facciate sbarcare».

Era irremovibile. Il timoniere fece virare la nave e la diresse verso l'isola. La gente si era radunata a prua e tutti guardavano in direzione dell'isola. E coloro che avevano la vista più acuta, già cominciavano a distinguerne le rocce e ad indicare la capanna.




Uno era riuscito perfino a scorgere i tre vecchi solitari.

Il capitano estrasse il cannocchiale, guardò e lo porse all'arciprete. «Difatti», disse, «là sulla riva, un po' a destra di quel grande scoglio, si vedono tre uomini in piedi».

L'uomo di chiesa prese il cannocchiale e lo diresse verso il punto indicatogli. Si vedevano i tre eremiti in piedi. Uno alto, l'altro un po' più basso e il terzo piccolino addirittura; stavano sulla riva, tenendosi per mano.

Il capitano si avvicinò al parroco: «Qui, eminenza, bisogna fermare la nave. Se ci tenete proprio vi possiamo accompagnare alla riva in barca; noi intanto caleremo le ancore»...

Così i rematori condussero la scialuppa a terra, e con un gancio attraccarono alla riva. Il canonico scese.

Quando lo incontrarono, i tre vecchi si inchinarono davanti a lui: egli li benedisse e loro si inchinarono di più. Allora egli cominciò a dire:

«Ho sentito che voi, eremiti di Dio, salvate qui la vostra anima e pregate Gesù Cristo per il prossimo. Io, schiavo indegno di Cristo, per grazia di Dio sono stato chiamato a custodire il suo gregge; quindi ho voluto vedere anche voi, servi di Dio, e darvi, se posso, l'insegnamento del Signore».

Loro tacevano, sorridevano, e si guardavano l'un l'altro. «Ditemi come salvate la vostra anima e come servite Dio», concluse l'arciprete.

L'eremita mezzano sospirò e guardò il più vecchio tra loro, così come fece quello più alto accigliandosi. L'anziano allora disse: «Non sappiamo, servo di Dio, servire Iddio; serviamo soltanto noi stessi per nutrirci».




«E come pregate Iddio?», chiese l'arciprete.

L'anziano rispose: «Preghiamo così: "Tre siete Voi, tre siamo noi... Abbi misericordia di noi!"» ed appena disse questo, tutti e tre alzarono gli occhi al cielo e ripeterono: "Tre siete Voi, tre siamo noi... Abbi misericordia di noi!"

Il parroco sorrise e disse: «Certo avete sentito parlare della Santa Trinità. Ma non pregate come si deve. Ho preso a ben-volervi eremiti di Dio; vedo che lo vorreste accontentare, ma non sapete come servirLo. Non si deve pregare così; ascoltatemi, ve lo insegnerò.

Non sarà un ammaestramento mio, ma vi trasmetterò quel che è riportato nella Sacra Scrittura; vi dirò come Dio comandò a tutta la gente di recitare le preghiere». Ed iniziò ad esporre loro come l'Eterno avesse rivelato se stesso agli uomini.

Parlò di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: «Iddio Figlio discese sulla Terra per salvare gli uomini ed insegnò a pregare così. Ascoltatemi e ripetete ciò che dirò».

E cominciò a dire: «Padre nostro», ed anche l'altro ripeté "Padre nostro". «Che sei nei cieli»... ma il mezzano si imbrogliò nelle parole dicendole in altro modo e nemmeno quello alto, mezzo nudo, le espresse bene: i baffi gli erano cresciuti fino alla bocca e non aveva la pronuncia chiara; allo stesso modo balbettò qualcosa di incomprensibile anche l'eremita anziano che non aveva più denti.

E tutto il giorno, fino a sera, non si stancò di ripetere la stessa preghiera, dieci, venti, cento volte e i tre vecchi sempre dietro... E si confondevano, e lui li correggeva obbligandoli a ricominciare daccapo. Non li lasciò finché non l'ebbero imparata interamente.

Iniziava ad imbrunire e la luna già si alzava sul mare quando l'uomo di Dio decise di ritornare sul veliero.

Si accomiatò dagli eremiti che gli fecero un inchino fino a terra. Lui li fece rialzare e li baciò uno ad uno, ordinando loro di pregare come aveva loro insegnato. Salì sulla barca che si diresse verso la nave, e mentre navigava sentiva sempre le tre voci ripetere di continuo la preghiera...


Lev Feliksovich Lagorio (1828-1905) 

Quando già stava per arrivare vicino al veliero e non sentiva più i vegliardi, li poteva scorgere al chiaro di luna: erano in piedi sulla riva, allo stesso posto.

La scialuppa si accostò al battello ed egli salì sul ponte; vennero alzate le ancore e issate le vele che si gonfiarono al vento spingendo l'imbarcazione in avanti.

Il parroco andò a poppa, dove rimase seduto guardando sempre verso l'isolotto. Man mano gli eremiti scomparvero alla vista e ben presto anche la striscia di terra.

I pellegrini andarono a dormire e tutto era silenzio sulla tolda. Ma egli non aveva sonno e rimase seduto guardando il mare in direzione della piccola isola lasciata, pensando ai buoni vegliardi.

Si ricordava come essi fossero felici d'aver imparato la preghiera e ringraziava l'Eterno per avergli concesso di aiutare gli eremiti di Dio insegnando loro la parola divina.

Stava seduto così, l'arciprete: nei suoi occhi passavano dei riflessi, perché la luce, or qua or là, scintillava sulle onde mosse.

Ad un tratto, vide che qualcosa riluceva, biancheggiando sulla scia della luna... sembrava un uccello... un gabbiano... Guardò più attentamente: «Dev'essere una barca a vela che ci corre appresso», pensava.




Ma pareva che si avvicinasse troppo lesta. Era così lontana... ed eccola quasi a ridosso del veliero... stava per raggiungerlo...

Egli non riusciva a capire cosa potesse essere, allora si avvicinò al timoniere per chiedergli che cosa fosse... ma già si era accorto da sé che si trattava dei vegliardi i quali, correndo sulle onde con le loro bianche barbe splendenti, si avvicinavano al battello...

Il timoniere si volse, abbandonò il timone e si mise ad urlare: «Mio Dio! Gli eremiti ci rincorrono sul mare come se fosse terra ferma!

La gente lo sentì; tutti si alzarono precipitandosi a poppa... e videro i tre vecchi correre tenendosi per mano, senza muovere nemmeno i piedi. I due che si trovavano più prossimi alla nave agitavano le braccia per indicare di arrestarsi.

Ma non ce ne fu bisogno perché essi l'avevano ormai già raggiunta. Si avvicinarono, alzarono le teste e dissero insieme: «Abbiamo dimenticato, servo di Dio, abbiamo dimenticato la tua lezione.

Finché la ripetevamo ce ne ricordavamo; abbiamo smesso per un'ora e una parola ci è sfuggita; l'abbiamo dimenticata e tutto si è sgretolato. Non ricordiamo più nulla, insegnacela di nuovo».

Il canonico si segnò; si inchinò verso i tre vecchi e disse: «Anche la vostra preghiera raggiunge il Signore, eremiti di Dio. Non sta a me insegnarvela. Pregate per noi peccatori!» E si inchinò fino terra davanti ai vegliardi.

Essi, allora, in silenzio si voltarono riprendendo il mare. E fino al mattino si scorse un bagliore nella direzione in cui erano andati.




(Da Leone Tolstoi, Racconti e ricordi, raccolti e illustrati dalla figlia Tatiana; a cura di C. Alvaro. Milano, Mondadori, 1942).

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

sabato 12 dicembre 2015

Lo Sfregio alla Cristianità l'8 Dic. a San Pietro


La Basilica di San Pietro sorge proprio dove, nel circo di Nerone, venivano sbranati i Cristiani...

«Siate sobri, vegliate. 
Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente 
va in giro cercando chi divorare.
Resistetegli saldi nella fede...»
(Prima Lettera di Pietro 5, 8-9)

Sebirblu, 12 dicembre 2015

Alla vigilia della ricorrenza dedicata a Santa Lucia, protettrice dei non vedenti a motivo del suo nome, mi auguro che in molti leggendo questo articolo possano riflettere e riappropriarsi della vista spirituale per poter discernere davvero tra gli accadimenti in corso.



Monaci buddisti... Si è voluta offrire forse un'alternativa al Cristianesimo?

Lo Sfregio alla Cristianità l'8 Dicembre, a San Pietro

La Chiesa cattolica, fondata per diffondere la Luce di Cristo sulla Terra, ha invece letteralmente invitato il mondo ad inondarla con la sua luce.

L'8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione e giorno d'apertura del Giubileo straordinario della Misericordia, Papa Francesco ha invitato i partigiani dei cambiamenti climatici e gli apologeti della teoria del controllo dell'espansione demografica a proiettare uno spettacolo luminoso sulla cupola di San Pietro a Roma – la più importante chiesa nel mondo cattolico – in maniera tale da "ispirare il cambiamento nel contesto della crisi del clima".

Come si legge nel comunicato stampa (vedi QUI) pubblicato da uno degli sponsor, lo show intitolato "Illuminiamo la nostra casa comune" è consistito nella proiezione su San Pietro di "immagini del nostro comune mondo naturale" allo scopo di "educare e ispirare il cambiamento nel contesto della crisi del clima coinvolgendo generazioni, culture, lingue, religioni e classi sociali".

Il portavoce vaticano dell'evento, l'arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ha definito l'evento "unico nel suo genere, anche per il fatto che esso è stato presentato per la prima volta su un supporto [sic!] così significativo". [QUI il comunicato stampa vaticano].

"Queste illuminazioni – ha detto Fisichella – daranno luogo a immagini ispirate alla Misericordia, all'umanità, al mondo naturale e ai cambiamenti climatici".

Sempre secondo l'Arcivescovo lo spettacolo luminoso in Vaticano è servito a mettere in relazione l'Enciclica ambientalista «Laudato si'» di papa Francesco (che ha scimmiottato maldestramente il Cantico meraviglioso del Santo d'Assisi; ndr)  con la  Conferenza  delle  Nazioni  Unite  sui  cambiamenti  climatici  indetta  a  Parigi.




Il Vaticano ha fortemente sostenuto la Conferenza. Poiché lo spettacolo avrebbe concluso l'inaugurazione delle celebrazioni dell'Anno della Misericordia ed avuto l'effetto di stabilire un nesso tra il messaggio del Papa sulla "misericordia" e la battaglia al "cambiamento climatico".

I leader dei movimenti in difesa della famiglia e della vita nel mondo rimangono scettici riguardo all'agenda del Congresso di Parigi e all'intento di combattere il cosiddetto global warming "antropogenico". In particolare mettono in guardia di fronte alla costatazione che "salvare il pianeta" significa, tradotto dal linguaggio ambientalista, un'impresa anti-umana che ha per bersaglio nazioni, società e famiglie.

L'evento, spacciato come "arte pubblica contemporanea", è stato sponsorizzato da organizzazioni che portano nomi di divinità pagane greche e romane e che hanno interesse a propagandare il tema dei cambiamenti climatici. C'è anche una organizzazione  che  sovvenziona direttamente gli aborti nei paesi in via di sviluppo.


Un enorme Gufo... che sia un lugubre augurio?

Dietro le quinte dello spettacolo

Il principale finanziatore dietro all'evento è il gruppo della Banca Mondiale che opera attraverso la propria iniziativa Connect4Climate (vedi QUI).

La Banca Mondiale, fondata nel 1945 per la ricostruzione dell'Europa, ha una lunga storia (vedi QUI, QUI e QUI) di programmi a sostegno dell'aborto e della contraccezione, col pretesto di "porre fine all'estrema povertà" e di "diffondere la prosperità".

I leader pro-life hanno denunciato questi disegni come malcelati progetti di controllo delle nascite finalizzati a ridurre la presenza di popolazioni considerate indesiderabili dalle élite occidentali.

La Vulcan Inc., fondata nel 1986 dall'investitore e filantropo Paul G. Allen, è una compagnia privata avente sede non lontano da Seattle. Essa "si batte per creare un nuovo futuro" attraverso "il superamento del pensiero convenzionale".

A questa compagnia fu dato il nome del dio romano «Vulcano», la divinità del fuoco distruttore, il cui più antico santuario era situato ai piedi del colle Capitolino, nelle immediate vicinanze del Vaticano.

Il sito della Vulcan spiega (vedi QUI) che il suo fondatore ritenne che questo nome fosse adatto ad una compagnia "la cui missione è di trovare soluzioni idonee ai grandi cambiamenti mondiali".

Un altro partner dell'evento è Okeanos, una fondazione ambientalista fondata nel 2007 da Dieter Paulmann con l'intento di accrescere la consapevolezza "in merito alle differenti minacce che incombono sui nostri oceani".


La fondazione (vedi QUI) si prefigge "la pianificazione e il finanziamento di progetti che implichino un positivo cambiamento e comportino una differenza".

Essa si contrappone (vedi QUI) a ciò che essa stessa chiama i "peccati contro il clima, commessi... particolarmente dalla presente generazione", quelli che causano "inquinamento ambientale prodotto dall'uomo (riversamenti di petrolio, scarichi, prodotti chimici, produzione di CO2)" come pure "l'inquinamento acustico (motori nautici troppo rumorosi, esperimenti sonar)".

La fondazione porta il nome del titano greco e romano “Okeanos” che si riteneva fosse la personificazione divina dell'oceano. Il pesce in una mano e il serpente nell'altra significavano i doni dell'abbondanza e della profezia di cui godeva.

Mentre l'Obscura Digital, organizzazione con base a San Francisco, anch'essa coinvolta nello spettacolo di luci, ha assunto il proprio nome dalla radice latina indicante l'oscurità. (Una vera garanzia! Ndr).

Questo gruppo è specializzato nella creazione di "esperienze profonde che cambieranno il modo in cui immaginiamo il mondo che ci circonda" ricorrendo a proiezioni olografiche, ad animazioni in 3D e a visualizzazioni dinamiche.

Il team di Obscura, composto da artisti, programmatori, realizzatori e tecnologi, è maestro di artifici luminosi e sonori. In passato (vedi QUI e QUI) l'organizzazione ha lavorato a progetti sui cambiamenti climatici, in collaborazione con l'ONU, allo scopo di dimostrare gli "effetti dell'attività umana sull'ambiente" e di pubblicare un "appello per soluzioni globali".

Tra i clienti dell'organizzazione ci sono Apple, Google, Disney, Vulcan Productions, Nike, Nasa, Facebook e l'UNESCO.



"Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.
Dai loro frutti li riconoscerete. (Mt. 7, 15-16)

Un simbolismo oscuro e minaccioso

Dietro all'evento e alle organizzazioni che lo sponsorizzano c'è un simbolismo oscuro e minaccioso, bizzarramente collegato ai riti occulti del paganesimo, al culto della natura e al sacrificio umano tramite le pratiche abortive e il controllo della popolazione.

Lo show è intitolato "Fiat Lux: Illuminating Our Common Home" [Fiat Lux: Illuminiamo la nostra casa comune]. "Fiat Lux" è il primo comando di Dio all'inizio della Creazione: "Sia la Luce".

Mentre la Chiesa presenta Gesù Cristo come la Luce del mondo, le organizzazioni secolari recanti nomi pagani stanno letteralmente "oscurando" la Chiesa attraverso il loro stupefacente spettacolo di luce.

San Paolo ammonisce i Corinti a guardarsi da Satana che "si maschera da angelo di luce" (2 Cor. 11,14). È come se gli organizzatori si sostituissero simbolicamente a Dio e creassero ex novo il mondo secondo la propria immagine e somiglianza.

Lo spettacolo luminoso ha avuto luogo nel giorno dell'Immacolata Concezione, ossia della più importante festa mariana nella quale i cattolici celebrano il concepimento di Maria nel grembo della madre Anna senza la macchia del peccato originale.

I cristiani hanno sempre guardato alla Vergine Maria come ad un archetipo della Chiesa, proprio perché Ella, come primo tabernacolo, portò in sé Cristo e, quindi, lo fece nascere nel mondo.

Nel giorno della Sua festa più importante, lo spettacolo di luce ha proiettato sulla cupola di San Pietro – un edificio che La rappresenta – immagini della terra ed animali. Ciò equivale ad un osceno oltraggio a Nostra Signora.

Articolo originario di Pete Baklinski, QUI.

Per documentarsi anche sui pareri di Antonio Socci (QUI), e di Roberto De Mattei (QUI).

E per concludere, posso dire che, nonostante tutto, in molti stanno già  rendendosi conto, seppur lentamente, che qualcosa nella Chiesa comincia a scricchiolare, sentori sempre più evidenti della terribile crisi escatologica nella quale sta precipitando, guidata da un Papa che la porterà alla rovina come suo Falso Profeta. (Cfr. QUI e QUI).

... sed portae inferi non praevalebunt adversus eam!...
Mt. 16,18 

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it


venerdì 4 dicembre 2015

Il Natale negato, segno della nostra disgregazione




Sebirblu, 3 dicembre 2015

Il periodo dell'anno appena iniziato è il più ricco in festività e ricorrenze mondane che coinvolgono gran parte dell'umanità fino al 6 gennaio. Così, il mio pensiero è corso a considerare quanto sono cambiate nel loro insieme le celebrazioni sacre nell'ultimo scorcio di secolo.

Esse infatti con l'aumento del benessere occidentale, risucchiate dal vortice opulento e individualista, si sono impoverite della loro più profonda espressione religiosa diventando profane e perdendo irrimediabilmente ogni valore sostanziale necessario per vivere.

Naturalmente, tutto ciò non è avvenuto "per caso" ma è stato fortemente voluto ed auspicato dalle forze Oscure che governano il mondo assoggettandone gli abitanti ignari con satanica maestria.

Ecco allora che, al posto di "Gesù Bambino" recante i doni, siamo passati all'usanza nordica di Babbo Natale con tanto di slitta e renne, per arrivare pian piano, subdolamente, ad eliminare i presepi (preferendovi l'albero scintillante e colorato), i re Magi (per rimpiazzarli con la Befana) le croci e qualsiasi altro richiamo al Cristianesimo perché troppo "scomodo" o addirittura offensivo per altre confessioni.

Così, anche altre ricorrenze come quella di Pasqua (utile ormai solo per programmare vacanze e picnic all'aperto con le immancabili uova variopinte), il giorno di San Giuseppe (mutatosi in festa del Papà), di Ognissanti concomitante alle bolge di Halloween (Cfr. QUI), degli Angeli Custodi il 2 di ottobre (diventato festa dei Nonni) e via dicendo...

Ma la cosa più grave, come suddetto, è la scomparsa graduale, pressoché costante nell'ambito sociale e in special modo educativo, del senso della cristianità; inconsciamente la si rinnega, come se ci si dovesse vergognare delle nostre radici bimillenarie provenienti dall'epoca romana.

È per questo motivo, gentili Lettori, che ho deciso di pubblicare l'articolo che segue perché, pur essendo uno fra i tanti ormai, è anche la denuncia di una nuova mentalità umana completamente vuota, superficiale, insipiente e sterile che pretende purtroppo arrogantemente di insegnare alle nuove leve generazionali.


Mercatino natalizio a Stoccarda in Germania

Il Natale oscurato segno della nostra disgregazione

Tommaso Scandroglio, 29-11-2015

Se passate dall'aeroporto di Fiumicino, alcuni negozi hanno addobbato le vetrine e gli interni con sagome di abeti in cui campeggia la scritta "Season Greetings" che letteralmente significa "Auguri di stagione".

Questi auguri "stagionali" vogliono sostituire quelli natalizi. Già Babbo Natale aveva avuto gran parte nello sfrattare dall'immaginario collettivo, soprattutto infantile, il Bambino Gesù.

Ora ci si sono messi pure le catene commerciali e gli enti pubblici in giro per il mondo a svuotare ancor più dall'interno il significato cristico del Natale, sostituendolo con un Natale laico, che è un vero e proprio ossimoro (di senso opposto; ndr), o con una Festa d'Inverno dal sapore tanto celtico.

Questa tendenza a "candeggiare" nella tinozza laicista il Santo Natale non ha risparmiato le scuole di ogni ordine e grado. Già da diversi anni parecchi istituti hanno abolito i presepi, e Gesù, Maria e Giuseppe non sono più persone gradite nelle aule a volte frequentate pure da immigrati clandestini con foglio di via.

La ventata cristiano-fobica ha avuto il suo picco in quel di Rozzano (nel milanese), in particolare all'Istituto Garofani.

Marco Parma, dirigente scolastico dello stesso, ha deciso di annullare l'usuale festa di Natale che si teneva ogni anno (ad eccezione delle Medie) e di sostituirla con festicciole private nelle classi, in stile "catacombale", e con una pagana Festa d'Inverno che si svolgerà a gennaio.

Banditi per tutti, poi, i canti a sfondo religioso e via dalle aule gli ultimi due crocefissi sopravvissuti non alla furia iconoclasta dei miliziani dell'Isis bensì al Consiglio di Istituto. La nostra piccola Palmira l'abbiamo avuta in provincia di Milano.


L'Istituto Garofani di Rozzano (MI)

Partiamo da un'evidenza (che non è più tale): il Natale si festeggia perché nasce Gesù. Proibire di intonare carmi religiosi è come impedire ad una ricorrenza di compleanno di inneggiare "Tanti auguri a te" perché potrebbe dare fastidio a quei bambini che non hanno compiuto gli anni in quel giorno.

Eppure è questa la motivazione addotta dal preside: «Per evitare che qualcuno potesse sentirsi escluso» si è deciso di censurare la fede cattolica in quell'istituto. Mettersi a cantare "Tu scendi dalle stelle" «non sarebbe stato il massimo», spiega Parma, «perché questa è una scuola multietnica».

Così gli esclusi e i discriminati finiscono per essere la maggioranza, cioè i bambini cattolici. Il dirigente scolastico aggiunge: «Non è un passo indietro nei confronti dell'Islam rispettare la sensibilità delle persone che appartengono ad altre culture e credenze religiose, mi pare invece un passo avanti nell'integrazione e nel rispetto reciproco».

Qualche riflessione su questo frusto argomento:

‒ Primo: se si vietano canti e simboli natalizi-religiosi, si viola la libertà d'espressione dei credenti. Si tratta di un atto di violenza culturale.

‒ Secondo: il rispetto della libertà non consiste nel vietare gli emblemi e le espressioni della fede cristiana, ma nell'astenersi dall'imporli.

Il cattolico sa che ogni manifestazione inerente al proprio credo corrisponde al Vero e l'eventuale fastidio da parte di terzi (tutto da provare perché spesso è presunto) risulta simile all'avversione di prendere una medicina amara... ma che fa bene.

Il laicismo pretende una neutralità "svizzera" in tema di espressività religiosa: pari dignità a tutte le fedi o, che è lo stesso, zero dignità a qualsiasi altra. Questo è inesatto perché nella prospettiva di Dio – e non degli uomini che hanno la vista corta – c'è una sola religione autentica, ed è quella del Cristo.

Dio è cattolico (ossia "universale", checché ne dica il Papa; cfr. QUI, ndr), non protestante, né ebreo, né musulmano (per gli incerti si rimanda al documento "Dominus Iesus della Congregazione della Dottrina per la Fede").




Nella prospettiva cattolica le altre credenze si tollerano e si rispetta il libero arbitrio delle persone non appartenenti alla Chiesa di Roma, dal momento che la libertà è condizione ineludibile e necessaria perché si aderisca ad essa volontariamente.

Il Cristo chiede di essere conosciuto e amato, ma amare è un atto di libertà. Il più eccelso atto di libertà.

Se poi portiamo a logica conclusione l'asserto che il rispetto delle differenze equivale alla cancellazione della propria identità, perché queste potrebbero risultare urticanti per chi non è cristiano, gli effetti diventano dirompenti.

Infatti, la fede permea tutto il nostro vivere: anche l'ateo dice "grazie" a qualcuno come forma di cortesia, ignaro che quel termine voglia dire «che il Signore ti riempia di grazie». Così come il suo interlocutore rispondendo: «prego», in pratica dice: «prego per te».

La cristianità è dappertutto: vie e piazze sono dedicate ai santi; così come sovente lo sono i nostri stessi nomi di battesimo, e la medesima cosa vale per ospedali ed università.

Per non infastidire atei e credenti di confessioni diverse dovremmo far tabula rasa di tutto questo? E ancora, perché non ampliare il discorso ad altre fedi, come quelle calcistiche? A Tizio dovrebbe essere vietato di andare in giro con la maglia della (gloriosa) Juve per non indispettire gli interisti o i milanisti.

‒ Terza riflessione: integrazione vuol dire che è l'ospite che si deve adeguare al contesto e alle regole dell'ospitante e non viceversa. 

Se ai bambini musulmani la canzoncina "Astro del Ciel" provoca la «pellagra» possono  ovviamente  astenersi  dal  presenziare.

Se io vado alla Mecca, non mi è lecito chiedere di radere al suolo il Masjid al-Haram, cioè la più grande moschea al mondo perché ne sono infastidito. Tanto per capire il senso del principio di reciprocità e di rispetto delle altre religioni così come inteso in Arabia Saudita: l'accesso alla Mecca è interdetto ai non musulmani.


La moschea di Masjid al-Haram con la Kaaba - Mecca - Arabia Saudita 

Se "sbianchiettiamo" la nostra specificità non c'è integrazione ma solo annullamento, perché quest'ultima prevede come presupposto logico che un'identità possa convivere pacificamente con un'altra.

Non integrazione quindi, ma disintegrazione di una fede, di una cultura, di un popolo, di una nazione. Se noi andassimo a cancellare i nostri dati anagrafici in Comune ciò significherebbe che per lo Stato noi saremmo morti, vale a dire dei cadaveri.

Quindi è sbagliato ciò che dice il preside: «meno si sottolineano le differenze e meglio è se si accentuano le concordanze». Sono proprio quelle diversità che identificano me stesso, altrimenti sarei uguale in tutto e per tutto all'altro. Il dialogo avviene tra due individui, non tra una persona ed un fantasma.

Infine tale preside, in merito ai recenti fatti di Parigi, così chiosa: «Se avessimo organizzato un concerto a base di canti religiosi dopo quello che è successo, qualcuno avrebbe potuto interpretarlo come una provocazione probabilmente anche pericolosa».

Gli risponde Nostro Signore: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10, 28).

I terroristi e, in modo non violento, una buonissima parte del mondo islamico vogliono annientare la nostra fede, e sradicare dai nostri cuori e dalle nostre menti le verità rivelate. Vogliono togliere il crocifisso per metterci la mezzaluna.

Il preside di Rozzano ha già compiuto per loro metà dell'opera. La cosa triste, sicuramente, sta nel fatto che noi ci prestiamo a questo piano. «Islam», infatti, significa sottomissione (che altra musica quando Gesù ci dice «Non vi chiamo più servi [...] ma vi ho chiamato amici», Gv. 15, 15).


James Seward

Non opponiamo resistenza, e scegliamo da noi l'eutanasia della fede. Anticipiamo il nemico nei suoi progetti e diamo alle fiamme la cittadella cristiana con le nostre stesse mani. Il dramma sta tutto qui: il cattolico medio ‒ così come mediamente sul piano culturale l'italiano comune ‒ è un imbelle.

Di fronte a gente spietata che follemente si suicida (e dà la morte ad altri; ndr) per una credenza erronea, noi non siamo capaci ‒ non diciamo di dare la vita per Cristo, ossia di offrirGli fedeltà «usque sanguinem» ‒ ma almeno di fornire un'aula dove si insegnano canti cattolici.

In nome di Allah ci bersagliano a colpi di kalashnikov e noi porgiamo loro le terga a brache calate. La pavidità di affermazioni come «non offendiamo, siamo prudenti, veniamoci incontro, scegliamo ciò che ci unisce e non ciò che ci divide» è il sintomo più veritiero che la nostra fede è già morta.

Ci prostituiamo con il pretesto della tolleranza, ma siamo noi che non tolleriamo più il nome di Cristo.

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: lanuovabq.it, ma confrontare anche QUI e QUI.

giovedì 26 novembre 2015

"IO VI PERSEGUITO" ammette il Papa... e si SVELA..




Sebirblu, 26 novembre 2015

La grande maggioranza non è conscia, ancora, d'essere testimone e di assistere allo svolgersi delle ultime fasi descritte nell'Apocalisse di Giovanni.

Non c'è giorno che questo Pontefice non riveli, attraverso il suo comportamento e solo per chi ha gli occhi per vedere, la sua vera natura di Falso Profeta.

Quando le masse acclamanti se ne renderanno conto, la tragedia umana sarà giunta ormai alla sua consumazione e al doloroso epilogo che lascerà il mondo con l'amaro in bocca.

Questo Papa "abusivo", precursore di Colui che affascinerà con il suo magnetismo diabolico gran parte delle popolazioni di questo pianeta, presto ci presenterà l'Ingannatore per antonomasia, e allora gli uomini, finalmente ravvedutisi, chiederanno l'aiuto del Cielo per esserne liberati.

I due articoli che seguono (di cui il secondo è un commento al primo) esprimono il pensiero disincantato di due persone, che sebbene in ambito cattolico, hanno decisamente preso le distanze dal nuovo "Pastore-Lupo".




Involontaria ammissione di El Papa a quelli che perseguita.

Maurizio Blondet, 6 novembre 2015

Forse non tanti lettori ricordano chi sono i Francescani dell'Immacolata dal saio azzurro: questo Ordine religioso nuovo (fondato negli anni '70 da padre Stefano Manelli, ancora vivente) col proposito di vivere radicalmente la "regola" di San Francesco d'Assisi e una speciale offerta di sé all'Immacolata – secondo la specifica ascetica di padre Kolbe, morto martire ad Auschwitz offrendosi di sostituire un condannato a morte padre di famiglia.

Questa strada severa ha richiamato un gran numero di vocazioni: 800 frati e suore, mentre gli altri ordini religiosi sono ormai vuoti e radi.

Persecuzione

Ora, sono ormai oltre due anni che questo folto gruppo di anime, fra cui molti sacerdoti, e laici terziari, è oppresso e perseguitato. Sottoposto a commissariamento, il fondatore allontanato e praticamente agli arresti, i frati sacerdoti (mani consacrate) molti sospesi a divinis, tutti col divieto persino di cercare di lasciare l'Ordine per cercare di diventare normali preti diocesani; i pochi vescovi che hanno accettato di incardinarli sono stati a loro volta commissariati: è accaduto al vescovo di Albenga che ne aveva accolti tre (in questo deserto di vocazioni sacerdotali, di seminari vuoti o dove avvengono feste omosessuali).

Chi li perseguita? Il Papa.

Quello che ha preso il nome "Francesco", e di cui tutti i media celebrano la "misericordia", ha deciso di sopprimere l'Ordine francescano più fedele a quello di Assisi, infliggendo un supplizio continuo a queste povere anime, angoscia alle loro famiglie (sono tutti giovani), privandole della libertà che la Chiesa ha sempre riconosciuto ai figli di Dio, la libertà di obbedire alle chiamate dello Spirito.

Di cosa li si accusa?

Troppo severo (l'Ordine), troppo tradizionalista (Messa in latino)? Non si sa, perché un'accusa precisa non è stata mai formulata nelle forme dovute, e in tal modo essi non possono difendersi. A mezza bocca, nelle stanze del potere si è farfugliato di mancanza di "sensus Ecclesiae", in pratica li si accuserebbe di non essere entusiasti del Concilio Vaticano II. Ogni critica all'idolo comporta i fulmini di una Gerarchia che, per il resto, è di manica larghissima sui vizi propri.




Fatto sta che si sono lasciate correre calunnie sui supposti tesori finanziari di padre Manelli (un novantenne) e sul come palpasse le sue suorine (un novantenne!); la Magistratura, che mai manca di obbedire a certi ordini, ha mandato la Finanza a sequestrare milioni di euro che sarebbero stati l'occulto tesoro dei Francescani azzurri, poi restituiti ai proprietari, perché là i beni non sono mai stati di proprietà dei Francescani dell'Immacolata, ma dei benefattori e familiari che spontaneamente danno per mantenere le centinaia di frati e suore.

I Persecutori

La certezza che i Francescani nascondessero un mare di soldi ha indotto i persecutori, nel decreto di commissariamento, a stipendiare il Commissario persecutore e "l'onorario per il loro servizio" ai "collaboratori da lui eventualmente nominati". Una imposizione che, come ebbe a scrivere il caro Mario Palmaro, "evoca l'uso dei regimi totalitari di addebitare ai familiari dei condannati il costo delle pallottole usate per l'esecuzione".

Sia detto "en passant", il secondo firmatario del decreto di persecuzione, il segretario della Commissione per gli Istituti di Vita Consacrata (il Ministero competente), elevato a quella poltrona personalmente da El Papa di cui gode la piena fiducia il "francescano" José Rodriguez Carballo – è poi stato travolto da uno scandalo finanziario con tanto di sequestri di milioni di euro da parte della magistratura svizzera, ai danni dell'Ordine dei Frati Minori, pieni di quattrini, in una vicenda di "investimenti" speculativi da finanza allegra e gestione di un albergo di lusso a Roma. I succosi particolari QUI.


Bergoglio e il cardinale José Rodriguez Carballo 

Il cardinale José Rodriguez Carballo

Quanto al primo firmatario, il cardinale Joao Braz de Aviz, di Brasilia, è un seguace della teologia della liberazione ed è noto al suo paese per aver tenuto la relazione introduttiva al Primo Forum Spirituale Mondiale, insieme ai rappresentanti di società spiritiste, teosofiche e massoniche, dove si è lanciato il progetto di una religione planetaria unificata...

El Papa ha voluto lui alla carica di Prefetto della suddetta Congregazione che controlla i religiosi, ossia di Ministro del competente Ministero. Almeno non è come monsignor Ricca, lo scandaloso omosessuale che conviveva in una Nunziatura apostolica con il suo amante, e che Bergoglio ha voluto fare capo dello Ior. Ma solo per notare una certa costanza dei caratteri che il Papa, con fiuto infallibile, eleva alle massime cariche del suo pontificato.


Bergoglio e il cardinale Joao Braz de Aviz

Il cardinale Joao Braz de Aviz

Come si spiega l'occultamento della morte del Commissario Volpi? 

Torniamo ai Francescani dell'Immacolata (d'ora in poi FdI). Ad un certo punto, il commissario mandato a sopprimerli, padre Fidenzio Volpi, persecutore troppo zelante,  defunge. D'improvviso.

Che vi sia qui un "signum Dei" lo credono soprattutto in Vaticano, al punto che per qualche  giorno  la  ferale  notizia  vien  tenuta  nascosta come se fosse imbarazzante, anzi, sul sito dei Francescani dell'Immacolata (i prigionieri), si fa pubblicare un comunicato a firma del defunto dove padre Volpi in persona comunica:

"Ho lasciato l'Ospedale in cui ero ricoverato ed ho iniziato la mia convalescenza. Ho già riassunto il pieno esercizio delle funzioni di governo". Invece padre Volpi era già morto di ictus da giorni... Sono i miracoli della Chiesa di Bergoglio? QUI i succosi dettagli, se siete curiosi.

Tre nuovi commissari per severe ed inesplicabili sanzioni

Si sperava che dopo la scomparsa del Volpi si alleviasse la persecuzione. Sono stati invece nominati tre commissari nuovi, con l'incarico di aggravare implacabilmente l'oppressione dei poveri francescani azzurri, delle suore e dei terziari.

Lo si desume dall'incontro che uno dei commissari, ha voluto avere coi Francescani dell'Immacolata – in pratica, coi superiori dei conventi e dei loro organismi – il 28 settembre. L'incontro doveva essere segreto. Da qualcuno che c'era, si son potuti ricavare per sommi capi gli ordini che ha impartito:

1 È stato comunicato che non sarebbe stato concesso a nessuno di loro di lasciare l'Ordine per operare, ad esempio, come sacerdoti secolari incardinati in qualche diocesi, e la possibilità di andarsene solo per essere ridotti allo stato laicale (cosa che implica una decisione diretta del papa) e sposarsi.

Nota mia: Insomma è vietato loro sia agire nell'Ordine fondato da padre Manelli, sia di uscirne: li hanno chiusi in una gabbia. A che scopo? "Per rieducarli", ipotizza un amico. Come faceva Pol Pot? Qualcuno ritiene che una simile decisione sia contraria al diritto canonico. Non so giudicare. Mi sembra di giudicare una volontà persecutoria certa e crudele.

2 Dovranno strapparsi la "Medaglietta Miracolosa" che portano cucita sul saio (una particolarità degli Azzurri). La motivazione data dal commissario: "Se no, qualcuno potrebbe pensare che sia davvero miracolosa".

"Medaglietta Miracolosa" la chiamò la Vergine, che apparve nel 1830 a suor Caterina Labouré (oggi santa) a Rue du Bac a Parigi. La Madonna le descrisse esattamente quali immagini e simboli dovessero apparire nel recto e nel verso, e promise molte grazie a chi l'avesse indossata.


Padre Stefano Manelli e il co-fondatore Gabriele Pellettieri con la medaglietta. Cfr. QUI   

L'ebreo Ratisbonne attribuì la sua (celebre) conversione a questa medaglietta. Madre Teresa e le sue suore ne hanno tenuto decine in tasca (sono povere cose di alluminio) e le danno a tutti, a chiunque. Ma in Vaticano pare scandalo che si abbia sul saio questa medaglietta. Potrebbe far credere che sia davvero miracolosa, che vergognosa superstizione...




3 Dovranno spogliarsi del saio quando si coricano.

Evidentemente, i FdI avevano ripreso l'uso antichissimo di San Francesco di dormire vestito del saio ruvido, per penitenza e castità. Capisco che al nostro mondo sembri strano. Ma lo faceva anche Padre Pio.

4 Dovranno cancellare dai loro statuti il "Voto Mariano".

"Voto Mariano" fu quello che padre Massimiliano Kolbe adottò per sé – di totale dedizione a Maria, fino alla morte, in aggiunta ai voti francescani (povertà, obbedienza, castità). È un atto di abnegazione eroica straordinaria. È anche l'anima e il fondamento specifico dell'Ordine fondato da padre Manelli.

5 È stato infine loro intimato di non parlare più e non fare più riferimento a San Massimiliano Kolbe.

Un sopruso feroce ed assurdo. Spiegabile solo con un "odium theologicum" verso il martire polacco, il suo esempio, la chiamata soprannaturale all'eroismo, ed un "odium ideologicum" con un padre Kolbe campione della polemica anti-massonica ed anti-giudaica.

La Vera Obbedienza

Ora, come reagiscono i FdI? Disobbediscono, essendo essi secondo l'accusa nemici del Concilio? Si rivoltano come fece monsignor Lefebvre? Rifiutano di assoggettarsi ad una così evidente e malvagia usurpazione? No, nient'affatto.

I frati e le suore che restano fedeli a padre Manelli, il fondatore relegato, affermano di stare accettando questa persecuzione per offrirla al bene della Chiesa e alla fine della crisi che la devasta.

Insomma sono fedelissimi nell'obbedienza.  Eroicamente fedeli.  Agnelli fra le mani del macellaio...  A tal punto da suscitare un qualche vago sentimento di pietà,  o forse di imbarazzo, nel prefetto stesso, il cardinal Braz de Aviz, primo firmatario del commissariamento.




Siamo in grado di riferire – grazie a due diversi testimoni che indipendentemente l'uno dall'altro hanno riferito il fatto, avvenuto un giorno imprecisato fra maggio e giugno scorso, a cui erano presenti (ah, caro hotel Santa Marta!, benedetti i tuoi spifferi!) – che il cardinal prefetto abbia chiesto al Papa: "Allora, quali sanzioni vogliamo dare ai Francescani dell'Immacolata?"

Dopo due anni di commissariamento... La logica rimaneva quella del Kgb: una volta che ti aveva arrestato, mica poteva riconoscere che eri innocente; doveva darti almeno "un quartino", 25 anni di Gulag. Però nel cardinalone promotore della religione unica mondiale, c'è forse un'eco della frase di Pilato: "Non trovo colpa in quest'Uomo…Dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò".

Ma quale pena – ha risposto "Francesco della misericordia" – non penso a sanzioni, l'Ordine va semplicemente soppresso. E questo anche, secondo i testimoni oculari, "con una certa forza e durezza".

Insomma, la morte di un Ordine fiorente. Che sarà eseguita, senza alcun dubbio, dagli "yes men" di cui El Papa si è circondato, e su cui il "misericordioso" (con Scalfari) fa regnare letteralmente "il terrore".

L'incontro privato col Papa e la sua strana confessione pubblica

Bergoglio confessò che il diavolo...

Ma ha mai spiegato, El Papa, cosa lo muove nel suo implacabile odio? In qualche modo l'ha fatto. Lo disse ad una udienza, che ha concesso in Vaticano il 10 giugno 2015, dalle 9.30 alle 11, ad alcuni Francescani dell'Immacolata.

Allora li ricevette, capisco, soprattutto per rivendicare a sé la persecuzione che subivano: "È inutile che accusiate padre Volpi, sono io che vi ho fatto questo; io, il vostro Papa..."

Il discorso che fece è registrato, ed è stato persino riportato nelle ultime pagine del "Calendario 2015" che gli stessi Francescani azzurri vendono per auto-finanziarsi (chiedetelo, se volete, alla sede di via Boccea 590, 0166 Roma).


"... sono io che vi ho fatto questo; io, il vostro Papa..."

Ne relaziono i passi salienti. Premetto che uno degli astanti ebbe il coraggio di esprimere dolore che all'udienza non fosse stato invitato padre Manelli, il fondatore... ecco parte della risposta del "Francesco" ai francescani smarriti:

"A me è stata spiegata la (vostra) situazione tranquillamente, calmamente; ho pregato con benevolenza per voi e ho sentito che dovevo prendere quelle decisioni (del commissariamento) dopo essermi consigliato (...).

Il principio che mi ha guidato è stato quello dell'obbedienza perché è proprio il principio della cattolicità. Quando pensiamo alla Riforma protestante... è cominciata con la rivolta, lo staccarsi dal vescovo, lo staccarsi da Roma... e non è la cattolicità.

Sant'Ignazio ci dice che la regola «per sentire con la Chiesa» è che se io vedo una cosa nera che è nera e la Chiesa mi dice che è bianca devo dire che è bianca. (...)

Uno dei Fondatori vostri non è finito tanto bene, quello che ha fatto la Riforma cappuccina, credo se ne sia andato a cercare altre arie, non so se è caduto nel Protestantesimo... E sì, perché voleva qualcosa e le tentazioni sono così."

(Seguono una ventina di righe in cui spiega che ha vietato lui di celebrare la Messa in latino. Poi del fatto che il Seminario di Sassoferrato, dove c'erano ben 60 seminaristi, è stato chiuso e i seminaristi dispersi):

"Io conosco i motivi di questo trasferimento e mi sembrano giusti. Prima di prendere la decisione, sono stato consultato dalla Congregazione ed io ho detto sì, perché questo sia chiaro: sono io il responsabile..."

Altre dieci righe in cui ripete che bisogna credere al Concilio Vaticano II, cita l'ermeneutica della continuità di Ratzinger, nella quale bisogna sempre rimanere uniti al Papa: "E senza il Papa, a te chi ti garantisce la tua ortodossia, lontano dal Papa?"... Poi riprende:

"Ma quando c'è un'ermeneutica ideologica io ho paura, io ho paura. Io ricordo... è vero che tutti dobbiamo essere ortodossi, ma tante volte si usa (la parola «ortodossia», ndr.) per giustificare procedimenti in ultimo non chiari.

Io ricordo un Vescovo dell'America latina, bastonava tutti noi: «L'ortodossia, l'ortodossia!»; ma era un affarista, faceva negozi con i soldi... Così si accusano gli uni, gli altri di non essere ortodossi per coprire altri interessi." (...)




Ed ecco infine la frase agghiacciante:

"Il vostro carisma è un carisma singolare: c'è lo Spirito di san Massimiliano Kolbe, un martire, e c'è lo spirito di san Francesco, l'amore alla povertà, a Gesù spogliato… Ma c'è un'altra cosa che a me fa capire perché il demonio è tanto arrabbiato con tutti voi: la Madonna.

C'è qualcosa che il demonio non tollera... non tollera la Madonna, non tollera e non tollera di più quella parola del vostro nome: «Immacolata», perché è stata l'unica persona, solamente umana, presso la quale egli ha sempre trovato la porta chiusa, dal primo momento; lui non (la) tollera. Ma pensate anche il momento che voi vivete adesso come una persecuzione diabolica, pensatela così..."

Ora, non so a voi che impressione faccia questo fraseggio – questo farfugliare sconnesso, perché farfuglia... si capisce che è a disagio. A me sembra, nella confusione mentale,  una  confessione.

Prima dice: sono io, io personalmente, che rivendico la responsabilità delle punizioni che vi vengono inflitte. Poi dice questa frase inaudita: "C'è un'altra cosa che a me fa capire perché il demonio è tanto arrabbiato con tutti voi: la Madonna. C'è qualcosa che il demonio non tollera... non tollera la Madonna, non tollera e non tollera di più quella parola del vostro nome: "Immacolata" (...) pensate anche il momento che voi vivete adesso come una persecuzione diabolica, pensatela così..."

Il papa dice: sono io l'autore della vostra persecuzione, e pensate pure che è una persecuzione diabolica…Cosa è questo, uno sdoppiamento di personalità?

Non so quanto c'entri il tumore detto benigno, il neurinoma, che lo specialista di Fukushima gli ha trovato nel cervello, e che la "junta suramericana" ha così furiosamente smentito (El caudillo està en perfecta salud!).

O forse quel tumore è un "dono" che ha contratto quella serata di festa carismatica del 2006, allo stadio (ben opportunamente detto) Luna Park di Buenos Aires, dove il cardinale si sottopose in ginocchio alla benedizione dei protestanti fondamentalisti? Questi, che sono eretici per la Chiesa, gli imposero le mani: segno che volevano trasferirgli uno Spirito. Quale spirito? chiediamo.

Foto preoccupanti mostrano che egli cadde in qualcosa come una trance. Uno stato alterato di coscienza...




E pronunciò un discorso ebbro, come succede in quelle riunioni quando si viene invasati da uno spirito: "Che il Padre ci chiuda la bocca con l'abbraccio e ci unisca sempre più", gridò in piena suggestione ipnotico-dionisiaca...

"Sì, sono peccatore, vedo la piaga con cui Cristo ci ha salvato"; "appropriamoci della piaga di Cristo". Quanto al vento (dello Spirito Santo), ha osservato che è Lui che "ci stringe nell'Unità" e "ci unisce come chiese riconciliate nella diversità".

Ecco come lo ha descritto quella sera il National Geographic USA, che gli ha consacrato un servizio speciale:

"Le braccia tese, il volto improvvisamente animato, con un fremito di passione nella voce, Jorge Mario Bergoglio si rivolge a Dio: «Padre, siamo divisi. Uniscici!».

Chi lo conosce lo guarda sorpreso, perché l'arcivescovo è noto per la sua espressione imperturbabile (...) Bergoglio si inginocchia lentamente sul palco e chiede ai presenti di pregare per lui. E il pubblico, ancorché sorpreso, risponde all'invito, sotto la guida di un ministro evangelico.

L'immagine dell'arcivescovo inginocchiato tra altri prelati di grado a lui inferiore, in atteggiamento di umile supplica e venerazione, finirà sulle prime pagine della stampa argentina."

Da quel momento, come ha detto nella cattedrale cattolica di Istanbul: "Il fuoco dello Spirito Santo non riempie tanto la mente di idee, ma incendia il cuore".

Egli obbedisce a quell'incendio, a quel che lo "spirito" gli suggerisce: la sua "teologia" senza dottrina, e le sue nomine allarmanti – come monsignor Ricca lo scandaloso invertito, o Carballo il malversatore... o la topless girl Chaouqui.

Forse, più che il medico specialista del tumore, sarebbe di giovamento un esorcismo. Ci restituirebbe un Santo Padre guarito, chissà... Farebbe bene anche a lui.

Ed ecco il commento al fulmicotone riportato sull'articolo che segue...




Cesare Baronio, 10 novembre 2015

Sono rimasto sconcertato e scandalizzato da quanto Maurizio Blondet ha scritto in un suo recente articolo, a proposito delle parole che Bergoglio ha rivolto ai Frati Francescani dell'Immacolata lo scorso 10 Giugno.

Blondet ricorda che il discorso che fece è registrato, e sono quindi portato a ritenere, conoscendo l'onestà intellettuale di questo giornalista cattolico, che non abbia motivo di mentire.

Dice Bergoglio:

«A me è stata spiegata la [vostra] situazione tranquillamente, calmamente; ho pregato con benevolenza per voi e ho sentito che dovevo prendere quelle decisioni [del commissariamento] dopo essermi consigliato. [...] Il principio che mi ha guidato è stato quello dell'obbedienza perché è proprio il principio della cattolicità. Quando pensiamo alla Riforma protestante... è cominciata con la rivolta, lo staccarsi dal vescovo, lo staccarsi da Roma e non è la cattolicità».

E qui già non possiamo non notare una stonatura: il richiamo all'obbedienza (ma su questo tornerò dopo) e quello alla Pseudoriforma protestante, cominciata con la rivolta, lo staccarsi da Roma. Ma come? E dove va a finire il dialogo ecumenico, di cui si sciacqua la bocca il Vescovo di Roma ad ogni piè sospinto?

I  Protestanti  sono  dunque ribelli?  Con  i  Francescani  dell'Immacolata  Bergoglio usa dei termini che paiono in netta contrapposizione con quelli melliflui dei suoi numerosi  incontri  con  gli  eretici,  prima  e  dopo  la  farsa  del  Conclave.

Il Nostro prosegue:

«Sant’Ignazio ci dice che la regola "per sentire con la Chiesa" è che se io vedo una cosa nera che è nera e la Chiesa mi dice che è bianca devo dire che è bianca».

Alla faccia della libertà dei figli di Dio tanto decantata dal Conciliabolo! San Paolo (Rom. XII; ndr) ci dice "Rationabile sit obsequium vestrum" (Sia ragionevole la vostra obbedienza; ndr).

Il paradosso di Sant'Ignazio suona quantomeno inappropriato sulla bocca di un figlio della rivoluzione conciliare che non si fa scrupolo di contraddire la dottrina cattolica ogni volta che ne ha l'occasione.

Poiché la Chiesa non può dire che il bianco è nero, che la Verità è errore o viceversa, altrimenti verrebbe meno al mandato divino ricevuto dal suo Fondatore.

E quand'anche si volesse accettare il monito ignaziano, ci piacerebbe capire per quale ragione, quando la Chiesa dice che il matrimonio è indissolubile e che gli adùlteri sono scomunicati, Bergoglio prenda il telefono e chiami il suo portavoce Scalfari per rassicurarlo che i divorziati potranno ricevere i Sacramenti. E perché quando la Chiesa dice di predicare il Vangelo a tutte le genti, egli sostenga che il proselitismo è una solenne sciocchezza.


Eugenio Scalfari  - fondatore del quotidiano "La Repubblica"

Con l'eloquio adamantino che lo contraddistingue, aggiunge: «E senza il Papa, a te chi ti garantisce la tua ortodossia, lontano dal Papa?»

In verità anche questa proposizione stride, specialmente rispetto alle profferte di conversione del papato fatte agli scismatici d'Oriente. Senza dire che gli scismatici, gli eretici e gli idolatri cui si accompagna pare facciano tranquillamente a meno del Papa, e questo non pare costituisca un problema per la chiesa conciliare.

Poi riprende: «Ma quando c'è un'ermeneutica ideologica io ho paura, io ho paura».

Ma come? Non aveva appena detto che bisogna obbedire ciecamente alla Chiesa, anche se quel che essa afferma dovesse contraddire la realtà, o quantomeno ciò che a noi appare per tale? Cosa c'è di più ideologico di un'obbedienza irrazionale a qualsiasi ordine del Papa? Eppure Bergoglio ha paura: viene da chiedersi a questo punto se egli tema se stesso.

E poi la solita stoccata generica, senza nomi, volta a delegittimare una cosa di per sé buona, in nome di un caso limite. Il solito stratagemma capzioso: legittimare il divorzio perché un marito alcolizzato picchia la povera moglie, autorizzare l'aborto perché un delinquente ha violentato una ragazzina lasciandola incinta ecc. O, scendendo ai discorsi da bar: "Meglio un buon laico che un cattivo prete". Insomma, il disfattismo e l'inganno ideologico eretto a pastorale.

«Io ricordo… è vero che tutti dobbiamo essere ortodossi, ma tante volte si usa (la parola "ortodossia", ndr.) per giustificare procedimenti in ultimo non chiari. Io ricordo un Vescovo dell'America latina, bastonava tutti noi: "L'ortodossia, l'ortodossia!"; ma era un affarista, faceva negozi con i soldi... Così si accusano gli uni gli altri di non essere ortodossi per coprire altri interessi».

Poi l'elogio ipocrita dell'Ordine:

«Il  vostro  carisma  è  un  carisma  singolare: c'è  lo  spirito  di  san  Massimiliano Kolbe, un martire, e c'è lo spirito di san Francesco, l'amore alla povertà, a Gesù spogliato...»

Notiamo che proprio in questi giorni Bergoglio ha ordinato ai Francescani, per il tramite dei suoi emissari in porpora, di non portare la Medaglia miracolosa, di cancellare  il  Voto  mariano  e  di  non  menzionare   più  San  Massimiliano  Kolbe.




Ma, come giustamente afferma Blondet, c'è poi una frase che suona a dir poco agghiacciante:

«Ma c'è un'altra cosa che a me fa capire perché il demonio è tanto arrabbiato con tutti voi: la Madonna. C'è qualcosa che il demonio non tollera… non tollera la Madonna, non tollera e non tollera di più quella parola del vostro nome: "Immacolata", perché è stata l'unica persona, solamente umana, presso la quale egli ha sempre trovato la porta chiusa, dal primo momento; lui non [la] tollera».

Il nesso di consequenzialità che si evince dalle parole del Vescovo di Roma ci sfugge. O meglio: l'unica interpretazione possibile di queste parole, alla luce dei provvedimenti da lui intrapresi contro i Francescani dell'Immacolata, si trova solo nella casistica degli esorcismi. Non è raro infatti che Satana sia costretto da Dio ad obbedire all'esorcista, affermando delle verità che gli ripugnano e che svelano i suoi inganni.

Non pensavo di poter arrivare a teorizzare un'enormità simile, ma mi pare che siano ipotizzabili solo due casi che giustifichino queste parole: la possessione diabolica o una forma di bipolarismo, di patologico sdoppiamento della personalità.

«Pensate il momento che voi vivete adesso come una persecuzione diabolica, pensatela così...»

Una persecuzione diabolica, senza dubbio, ma di cui si è confessato responsabile  ed  unico mandante nientemeno che il Pontefice Romano, il  Vicario  di  Cristo,  il Principe  degli  Apostoli.

O forse, con implicazioni meno disastrose ma non per questo meno raccapriccianti, un usurpatore eletto con l'imbroglio in un Conclave pilotato. Un usurpatore che pretende obbedienza cieca, pronta, assoluta, oltre la ragione, e calpestando la stessa Fede.

Un tiranno che perseguita i buoni facendo leva sul loro senso di fedeltà alla Chiesa e che al tempo stesso prostituisce la Chiesa al mondo, ne adultera l'insegnamento, ne perverte la morale, ne conculca la spiritualità e lo slancio apostolico, ne umilia il Fondatore.

Un tiranno che pretende con arroganza un'obbedienza folle, anche qualora dovesse affermare una cosa contro l'evidenza. Altro che parresia (libertà di parola a volte eccessiva; ndr). D'altra parte, anche la farsa del Sinodo ha dimostrato che la vera Relatio Synodi (Relazione del Sinodo; ndr) è stata pubblicata da Scalfari dopo l'ennesima telefonata di Bergoglio.

Continuino pure i mediatori a cercar giustificazioni all'operato di questo personaggio in veste bianca. Io trovo estremamente difficile, con tutta la buona volontà, non trarre le logiche conseguenze dagli atti infami di cui ogni giorno egli si rende responsabile.

Che la Vergine Immacolata, terribilis ut castrorum acies ordinata (terribile come una schiera ordinata per la battaglia ‒ Cantico dei cantici 6,9 ‒ ndr), illumini le menti ottenebrate dei Presuli e dia loro il coraggio di opporsi a questo Anticristo. (O più precisamente: "Falso Profeta"; ndr).




Post Scriptum

Per ulteriori approfondimenti, troverete QUI un'ampia documentazione su questo tema e i riferimenti agli articoli da me pubblicati inerenti all'attuale Pontefice:


Relazione e cura di: Sebirblu.blogspot.it