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martedì 2 novembre 2021

2 Nov. Cimiteri e Defunti, ma la Morte Non Esiste!



"La Sepoltura di Atala" di Anne-Louis Girodet De Roussy-Trioson (1767-1824) - QUI

 Sebirblu, 2 novembre 2021

In occasione del 2 novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, è necessario fare chiarezza sul lato nascosto delle cose che riguardano sia i luoghi dove le salme vengono inumate, quanto sull'ignoranza che ancora circonda il concetto di "morte fisica".

Sì, perché far visita ai nostri cari trapassati nei cimiteri e magari andarvi con i nostri bambini, è un'abitudine che denota la totale cecità spirituale della gran parte della gente.

In realtà, si va a rendere omaggio, e tra l'altro in prevalenza solo una volta l'anno, a tombe e loculi dove giacciono cadaveri in putrefazione o poveri resti inceneriti, spinti da un affetto più o meno sincero che però è ingannevole essendo di natura egoistica.

Qualcuno sgranerà gli occhi o si scandalizzerà per quanto sto dicendo, ma chi già si trova nel cammino della Conoscenza Vera non potrà che concordare con me.

La vita è sicuramente soltanto un'esperienza transitoria che ogni Anima richiede, prima di scendere nella materia, per evolversi ed imparare alcune lezioni preziose o riparare errori contratti in precedenza in altri cicli vitali. (Vedere  QUI ed altri link in fondo all'articolo QUI).

L'amore verso i nostri congiunti, sebbene sia comprensibile l'acuta sofferenza dovuta alla loro scomparsa, dovrebbe essere disciplinato da una maggiore maturità dello Spirito, prendendo coscienza che essi non ci appartengono, essendo stati soltanto dei compagni di percorso.



Lucie Bilodeau

Verrebbe dunque ad essere ridimensionata la visita ai cimiteri, non perché questa sia da biasimare, ma perché ci si renderebbe conto che i nostri cari, così come noi li ricordiamo, non sono più là... a meno che vengano ancora particolarmente attratti dalle rispettive spoglie mortali.

Bisogna inoltre sapere che i nostri pianti, a volte disperati, così come i richiami struggenti, oltre a farli soffrire, non fanno altro che ritardare la loro evoluzione e lo slancio verso l'Alto.

La gente non comprende, perciò, che le esternazioni di dolore e di depressione che così sovente permeano a livello energetico un cimitero, ne fanno un luogo che converrebbe non visitare.

Spesso infatti, nei viali dei nostri cimiteri si vedono passeggiare o sedersi sulle panchine anziani e mamme con carrozzine o bimbi in tenera età.

Nessuna di queste persone ha probabilmente la benché minima idea dell'effettiva situazione a cui va incontro, sottoponendo sé e gli altri a certe influenze negative che vengono attirate maggiormente da chi è più esposto e sensibile.

I  cimiteri pullulano di entità vibranti nei  più bassi strati della  vita  fisica, richiamate e connesse non solo con le malsane esalazioni degli organismi in disfacimento (le cosiddette larve; cfr. QUI, QUI e QUI) ma soprattutto stimolate dalle passioni e dai pensieri emanati dai defunti ancora preda degli attaccamenti umani.

Concludo questa mia breve e doverosa prefazione pubblicando per voi, cari Lettori, un brano tratto dal libro di C.W. Leadbeater: "La Vita dopo la Morte".




Il Trapasso

Il tema della "vita dopo la morte" è di grande interesse per tutti noi, per ovvie ragioni; quindi se ci fossero delle informazioni disponibili riguardo a questo argomento, noi tutti saremmo naturalmente molto ansiosi di averle. (Cfr. anche QUI e QUI; ndr).

Nel corso di secoli e millenni, ci sono state proposte varie teorie al riguardo dalle diverse religioni. Eppure l'intera questione rimane sempre circondata da un alone di mistero e soprattutto di tristezza.

La morte appare sostanzialmente sempre oscura e terribile. Siamo abituati a questo manto di tetraggine e non ne vediamo l'assurdità e la mostruosità. 

La prima cosa che dobbiamo invece realizzare sulla morte, è che si tratta di un avvenimento perfettamente "naturale" nel corso della vita umana.

E questo dovrebbe essere scontato, perlomeno se crediamo all'esistenza di un Dio amorevole, poiché se morire è un destino che tocca tutti ugualmente, non può essere in sé negativo. La morte non è qualcosa da temere, ma semplicemente un passaggio necessario alla nostra evoluzione.

Al di là di essa, non vi è alcun terrificante ed impenetrabile abisso, ma invece un mondo di luce e vita, che può addirittura essere indagato.

La morte non è l'oscuro re del terrore, ma piuttosto un angelo che porta con sé una chiave dorata, con la quale apre per noi l'ingresso ad una vita più piena ed elevata di quella terrena. Ma come possiamo essere sicuri che sia proprio così?




È possibile saperlo in molti modi, esistono evidenze in grande quantità per chiunque si prenda l'impegno di radunarle insieme. Ma soprattutto c'è l’investigazione diretta.

Ogni uomo ha infatti in sé facoltà latenti e sensi non sviluppati (di tipo sottile), per mezzo dei quali è possibile avere cognizione diretta del mondo invisibile. Quindi per chi si prenderà la briga di sviluppare queste facoltà, la vita ultraterrena diverrà evidente come la luce del sole.

Ciò che qui verrà esposto, è quindi il risultato di indagini avvenute grazie allo schiudersi di questi sensi interiori. Ma quali sono i fatti che sono emersi, attraverso queste ricerche?

Innanzitutto, bisogna dire che nessun cambiamento improvviso avviene nell'uomo al momento della morte.

Al contrario, dopo essere trapassato l'uomo rimane esattamente come prima, il medesimo, sia nell'intelletto che nelle sue qualità; e le condizioni in cui viene a trovarsi sono il risultato concreto di ciò che lui stesso ha fatto, detto e pensato mentre era in vita.

Non ci sono ricompense o punizioni esterne. (Per approfondire, QUI, QUIQUI; ndr). Ciò che ne deriva è una prosecuzione della vita terrena. Noi infatti non siamo separati dai "morti", perché questi sono continuamente intorno a noi.

L'unica separazione è posta dal limite della nostra consapevolezza; non abbiamo perduto i nostri cari, ma solo la capacità di vederli. E a questo proposito, diciamo che è decisamente possibile elevare l'intima coscienza, fino al punto di percepirli di nuovo.

Un essere può infatti imparare a focalizzare l'attenzione sul proprio corpo astrale, mentre quello fisico è ancora sveglio, ma per questo è necessario un certo livello evolutivo, e non rientrando questo nella media, ciò potrebbe richiedere molto tempo.

Tuttavia, ogni uomo mentre dorme, usa il proprio veicolo astrale in maniera più o meno estesa, e in questo senso, ogni giorno (o meglio ogni notte) può incontrare, se lo desidera, i propri cari defunti.




A volte ne abbiamo un ricordo parziale, e diciamo che li abbiamo sognati; più spesso non rammentiamo nulla e ignoriamo del tutto che tali incontri siano avvenuti.

Ma il ricordare o meno questi avvenimenti (una volta svegli), non inficia in alcun modo la consapevolezza che abbiamo su quel piano, né la capacità di muoverci in esso con totale libertà e agio.

Ciò che è assolutamente certo è che i legami affettivi restano immutati. Quindi anche chi ha passato la barriera terrena, cerca ancora la compagnia di coloro che ama, in modo del tutto naturale.

Le passioni, gli affetti, le emozioni e l'intelletto umano non sono assolutamente influenzati dal trapasso, poiché nessuno di questi aspetti appartiene al corpo fisico.

So quanto sia difficile per la mentalità comune afferrare la realtà di ciò che non possiamo vedere con i nostri occhi.

Per noi è molto arduo comprendere quanto sia limitata la nostra vista mentre viviamo in un mondo assai più vasto di quello che crediamo e del quale possiamo vedere solo una minima parte.

Eppure anche la scienza ci dice con sicurezza che è così, perché ci descrive interi mondi (come ad esempio quello dei microbi) della cui esistenza noi saremmo completamente  all'oscuro  se  ci  basassimo  solo  sui  nostri  cinque  sensi.

Essi in realtà sono solo "finestrelle" aperte in alcune direzioni; per il resto è come se fossimo chiusi in una torre, poiché verso altri orizzonti siamo completamente ciechi.

La chiaroveggenza (o vista astrale) ci apre una o due finestre in più, allargando così parzialmente la nostra visuale, mostrandoci un contesto più ampio. (Confrontare tale facoltà QUI e QUI, nella seconda parte dell'articolo; ndr).


Josephine Wall

Esplorando quindi questa nuova parte di mondo, cosa vedremmo per prima cosa? Ad una prima occhiata, probabilmente penseremmo di guardare le stesse cose di prima.

Nel piano astrale, così come nel piano fisico, esistono infatti diversi stati o gradi di densità di energia-materia, e ad ogni stato corrisponde quello che gli è simile nel piano fisico. (Si chiamano "Biotesi", cfr. QUI, QUI e QUI; ndr).

Per questo motivo ad un'occhiata superficiale, sfuggirebbero le differenze sostanziali: come ad esempio le particelle che costituiscono gli oggetti in rapido movimento, pur evidenti ad una più attenta osservazione.

Per questi motivi, un uomo che trapassa, il più delle volte non comprende il suo "nuovo stato", proprio perché inizialmente non capta questi cambiamenti.

Si guarda intorno, e vede le stesse stanze che gli sono familiari, popolate da coloro che ha conosciuto e amato, e che hanno corpi astrali percepibili dalla sua nuova vista astrale. Solo gradualmente egli realizza che ci sono delle diversità.

Per esempio, si avvede ben presto che tutte le sue paure, la fatica, l'ansia e il dolore sono scomparsi. Si rende conto inoltre di non riuscire più a comunicare e a toccare le persone come faceva prima.

Per un po' pensa di sognare e di potersi svegliare a breve, dato che in altri momenti, quando i suoi cari si trovano in stato di sonno, riesce ancora ad interloquire con loro normalmente.

Ma pian piano egli scopre che, alla fine, è deceduto ed incomincia allora a sentirsi a disagio. Ciò succede a causa dello scarso insegnamento ricevuto e delle sbagliate credenze impartitegli in vita. Non capisce dove si trova e che cosa stia accadendo.

Questo temporaneo smarrimento si dissolve tuttavia poco a poco, incontrando altre persone trapassate prima di lui e quindi più consapevoli, dalle quali impara che non v'è ragione di temere, e che lì c'è una vita da vivere, proprio come esisteva prima nella materialità.

Scopre che vi sono pure molte innovazioni, ma anche cose simili a ciò che già conosce, perché nel mondo astrale i pensieri e i desideri vengono espressi in forma visibile, sebbene composti di materia più fine.




Dobbiamo ricordare che l'individuo trapassato si ritrae sempre più in sé stesso; il centro dei suoi interessi lentamente cambia e la sua vita si proietterà maggiormente nel mondo del pensiero.

I desideri intimi permangono ancora, e le forme-pensiero che circondano l'entità sono in gran parte l'espressione di quelli, cosicché la felicità o meno della sua esistenza, dipenderà principalmente dalla loro natura. (Cfr. QUI e QUI; ndr).

Un'occhiata a questo mondo dell'aldilà, ci mostra esattamente come certe passioni negative ‒ come l'egoismo, l'invidia, la gelosia, l'odio, l'ira, l'avidità, l'ambizione ecc. ‒ danneggino soprattutto l'uomo che ne è succube, causandogli le più acute sofferenze dopo la morte, e spiegano anche la ragione di molti precetti morali. 

(Importanti approfondimenti QUI, QUI e QUI; ndr).

Prendiamo adesso in considerazione alcuni esempi di vita astrale, illustrandone le principali caratteristiche.

Consideriamo per prima la circostanza dell'essere comune, che non è stato né buono, né cattivo, e tanto meno particolarmente speciale.

Dopo il trapasso, la sua mancanza di "colori" resterà la sua caratteristica primaria, ed egli si rammaricherà per la sua "tiepidezza" e indifferenza, così da non avere alcuna gioia rilevante e trovando la vita su quel piano piuttosto noiosa.

Nel caso invece di un individuo che abbia avuto forti brame di natura molto bassa, tali da potersi soddisfare solo sul piano materiale, ci troviamo di fronte ad una circostanza ben peggiore.

Consideriamo l'eventualità di un alcolista, o di una persona schiava di vizi e sesso. Queste voglie restano invariate dopo la morte, e quindi viene a mancare la possibilità di soddisfarle perché il corpo fisico non esiste più. (Cfr. QUI; ndr).

Questi desideri tormentosi rimangono dunque inappagati, creando grandi patimenti e dissolvendosi solo per gradi. Sembrerebbe una crudeltà, ma tutto ciò rappresenta il solo modo con cui un tale uomo possa liberarsi dalle sue passioni. (Cfr. QUI; ndr).



"I Tormenti del Rimorso" di Piotr Ruszkowki

Se egli passasse da una vita di sensualità e ubriacature direttamente all'incarnazione successiva, nascerebbe sempre schiavo dei propri vizi e non avrebbe mai la possibilità di correggersi.

Spogliandosi di quei bassi istinti, egli può invece iniziare un nuovo cammino senza quel fardello, e l'Anima, avendo avuto una lezione così severa, farà ogni possibile sforzo per evitare il ripetersi di quegli errori.

Esaminiamo la circostanza di un uomo che invece abbia dimostrato interessamento verso fattori di natura raziocinativa e più spirituale. D'altronde, la maggioranza degli uomini impiega gran parte della propria vita fisica a lavorare per guadagnarsi da vivere. 

Immaginate perciò la situazione di un essere che non ha più queste necessità, dato che il corpo astrale, ovviamente, non abbisogna più di cibo, di vestiti o di case. Egli sarà libero di fare esattamente ciò che vuole. (Cfr. QUI; ndr).

Supponiamo che il suo più grande diletto sia la musica; su quel piano avrà quindi l'opportunità di ascoltare tutte le più grandi musiche che la Terra possa produrre.

Se il suo anelito invece è proiettato verso l'ambiente, avrà ineguagliabili possibilità di spostarsi alla velocità del pensiero da un posto all'altro, ed apprezzare così in rapida successione tutte le meraviglie del pianeta. E tutto questo senza alcuna fatica.

Ci sono poi persone la cui gioia più grande consiste nel porsi al servizio dei propri simili. Nel mondo astrale, esse potranno realizzare le loro più elevate aspirazioni e più efficacemente di prima. (Ved. QUI; ndr).

Alcune si dedicheranno al bene comune mentre altre, in particolar modo, ad amici e parenti, sia vivi che defunti.

L'uomo gentile, e ansioso di aiutare, impara moltissimo attraverso il lavoro che può svolgere a livello spirituale; di conseguenza, egli ritornerà sulla Terra con molti più poteri e qualità della vita precedente, grazie alla sua pratica altruistica.

Tuttavia, anche un tale piano risulta scialbo di fronte alla gloria della Vita superiore. Questa, rispetto a quello è l'eterna Benedizione: una Realtà viva e palpitante.




La vita astrale è felice per alcuni, infelice per altri, a seconda del tipo di preparazione con la quale vi sono arrivati, ma ciò che seguirà sarà la perfetta felicità per tutti.

Una  domanda  che  spesso  la  gente  si  pone  concerne  la possibilità,  dopo la morte, di riconoscere e ritrovare i propri cari già trapassati. In quel contesto, la legge di attrazione  agirà  come  un  magnete  per  riunire  coloro  che  si  amano.

Di fatto però, se nel frattempo il nostro caro, dopo aver lasciato la vita terrena, si fosse evoluto, potrebbe allora aver conquistato dei piani più elevati dove noi non potremmo arrivare ma, in tale frangente, sarà lui a poterci raggiungere rendendo più lente le proprie vibrazioni.

Comunque, alla fine, sopravverrà anche l'atteso momento in cui saremo insieme a coloro che amiamo in un modo così perfetto da non potersi nemmeno immaginare. Dove esiste l'affetto, il ricongiungimento è certo, poiché l'Amore è una delle forze più potenti dell'Universo, sia qui che nell'Oltre.

In sintesi, la conoscenza del Vero allontana tutte le paure relative alla morte e rende la vita più facile perché ne conosciamo lo scopo e il profondo significato. Il decesso, per coloro che vivono un'esistenza giusta e altruistica, non apporta alcuna sofferenza ma soltanto una profonda letizia e felicità.

Tratto da "La Vita dopo la Morte" di C.W. Leadbeater

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

venerdì 23 maggio 2014

Soccorritori Astrali: "Un Salvataggio Incredibile"




Sebirblu, 23 maggio 2014

Gentili Lettori, penso che ormai in tanti sappiamo che durante il sonno ci si possa spostare in astrale liberamente per portare soccorso e Amore ovunque ce ne sia la necessità.

È naturale che questo accada, però se durante la giornata il nostro intento maggiore è altruistico e al servizio del prossimo, di pari passo al nostro livello evolutivo e all'ampiezza della spiritualità raggiunta.

Ovviamente  dipende  molto  dalla  vibrazione  del  cuore,  ma  anche  dai  pensieri che, se sono costantemente rivolti ad alleviare le sofferenze del mondo, non mancheranno di condurci là dove potremo renderci utili mentre il corpo fisico riposa.

Non necessariamente il ricordo di tali spostamenti rimane inciso nella memoria quando ci svegliamo, ma ciò non è molto importante rispetto al bene che possiamo compiere. D'altronde, a volte è meglio non rammentare per non solleticare troppo l'orgoglio con le nostre "prodezze".


Dorian Vallejo

Qui di seguito, troverete un articolo molto interessante che ho tratto da un piccolo libretto del sensitivo e veggente C. W. Leadbeater – "Gli Aiutatori Invisibili", il quale facendo una piccola premessa scrive così:

"Tra il nostro gruppo di soccorritori qui in Europa, ve ne sono due che furono fratelli nell'antico Egitto e che ancora adesso sono molto affezionati tra loro.

Nell'attuale loro incarnazione è notevole il fatto che mentre l'uno è un uomo di età matura, l'altro è ancora un ragazzo riguardo al corpo fisico, sebbene sia un Essere considerevolmente evoluto.

È ovvio che tra loro sia compito del maggiore educare e guidare il più giovane nell'Opera astrale a cui si dedicano con tutto il cuore.

E siccome sono entrambi coscienti e attivi nell'altra dimensione, passano la gran parte del tempo, durante il sonno, operando sotto la direzione del loro Maestro comune, apportando ai vivi come ai trapassati quel soccorso che sono capaci di dare.

Riporto il racconto di una lettera del maggiore dei due, scritta immediatamente dopo l'accaduto, così la descrizione è più espressiva di un resoconto fatto in terza persona.

«Eravamo in viaggio astrale per qualche altra faccenda, quando Cirillo (il più giovane) ad un tratto esclamò: "Che cos'è questo?". Sentivamo infatti un grido terribile di dolore e di terrore.

In un istante fummo sul posto, e scorgemmo un ragazzo di circa undici anni, caduto in un precipizio sulle rocce, gravemente ferito. Il poveretto aveva una gamba ed un braccio rotti, e peggio ancora un taglio profondo nella coscia, da cui sgorgava sangue a fiotti.

Cirillo esclamò: "Aiutiamolo presto, altrimenti morrà!" - In simili casi bisogna pensare rapidamente. Due cose urgevano: fermare il sangue, e poi procurare qualche soccorso fisico.



Gilbert William

Ero obbligato a materializzare o Cirillo o me stesso, perché occorrevano mani fisiche per fare una fasciatura; ed inoltre mi pareva meglio che il povero figliolo potesse vedere qualcuno accanto a lui, nella sua disgrazia.

Pensai che indubbiamente il ragazzo si sarebbe trovato più a suo agio con Cirillo che con me, mentre io sarei stato più abile di lui nel cercare soccorsi; e così si impose da sé la divisione del lavoro.

Questo piano riuscì a meraviglia. Materializzai subito Cirillo (che non sa ancora farlo da sé), gli dissi di prendere il fazzoletto da collo del giovanetto e di legarlo stretto intorno alla coscia, aggrovigliandolo e facendo un nodo con un bastoncino.

Cirillo disse: "Non gli farà troppo male?" - Ma fece quanto gli avevo detto e il flusso di sangue fu arrestato. Il ragazzino sembrava incosciente e non poteva quasi parlare; ma alzò lo sguardo verso la piccola figura luminosa che con tanta ansia era chinata su di lui e chiese:

"Sei forse un angelo?" - Cirillo, sorridendo soavemente, rispose: "No, sono soltanto un ragazzo, ma sono venuto per aiutarti"; e lo lasciai a confortare il ferito, mentre io mi affrettavo a cercare la madre che viveva alla distanza di circa un miglio.

Non potrete mai credere quanta fatica mi sia costato introdurre nella mente di quella donna l'idea che fosse successo qualche guaio e che doveva andare a vedere: ma alla fine ella gettò via il recipiente che stava pulendo e disse forte: "Ebbene, io non so che cosa mi succede, ma sento che devo andare in cerca di mio figlio".

Una volta messa in moto, mi fu possibile guidarla senza troppa difficoltà, nonostante dovessi conservare per tutto questo tempo la forma data a Cirillo con uno sforzo di volontà, affinché «l'angelo» non svanisse ad un tratto alla vista di quel povero figliolo.

Si sa che quando si plasma una forma, si densifica l'energia-materia trasmutandola da uno stato all'altro, e se si distoglie la forza del pensiero anche solo per mezzo secondo, subito tutto ritorna alla sua condizione originaria.

Così non potei prestare la migliore attenzione a quella donna, sebbene in qualche modo riuscii a dirigerla. Appena ella svoltò l'angolo della roccia dove giaceva suo figlio, feci scomparire la forma di Cirillo. Ma lei l'aveva visto; ed ora quel villaggio ricorda una delle storie meglio autenticate di intervento angelico!



Gilbert William

L'incidente era avvenuto alle prime ore del mattino, e la stessa sera diedi un'occhiata "astrale" a quella famiglia per vedere come andassero le cose.

La gamba e il braccio erano stati messi a posto, e la ferita fasciata; il ragazzo giaceva a letto, molto pallido e debole, ma evidentemente in condizione tale da poter guarire a suo tempo.

Presso la madre c'erano parecchi vicini: ella era intenta a raccontar loro la storia, che risultava assai strana a chi sapeva come i fatti erano realmente accaduti.

La donna descriveva con molte parole, senza poterlo spiegare nemmeno a sé stessa, come avesse avuto la percezione di qualche disgrazia occorsa a suo figlio e quale forte spinta avesse sentito di dover uscire per cercarlo.

Sulle prime, aveva creduto che fosse fantasia, ed aveva cercato di rimuovere quella sensazione ma invano, tanto che si sentì costretta ad andare. Aggiunse quindi, che non sapeva quale forza l'avesse sospinta verso quei dirupi piuttosto che in un'altra direzione, eppure era stato così.

E appena svoltò l'angolo, scorse il suo ragazzo appoggiato contro una roccia; accanto a lui, inginocchiato, stava il più bel bambino che ella avesse mai visto, tutto luminoso e vestito di bianco, con le guance rosee e con bellissimi occhi scuri; egli le sorrise «proprio in modo celestiale» e in un istante scomparve.

Dapprima ella ne fu così sorpresa da non saper neanche cosa pensare, ma ad un tratto comprese e cadde in ginocchio a ringraziare Iddio per aver mandato uno dei suoi angeli in aiuto del suo povero figliolo.

Poi raccontò ancora che nel rialzarlo per portarlo a casa avrebbe voluto slacciargli il fazzoletto che gli stringeva la gamba, ma lui non glielo permise perché «l'angelo» lo aveva legato stretto e gli aveva detto di non toccarlo.

Quando più tardi lo riferì al medico, questi le spiegò che se avesse slegato il foulard, suo figlio certamente sarebbe morto dissanguato.



Danny Hahlbohm (dettaglio)

In seguito ripeté il racconto dello stesso ragazzo:

- Di come, subito dopo la caduta, quel caro angiolino gli fosse venuto accanto.

- Che sapeva trattarsi di un angelo, perché un momento prima, stando sulla cima della roccia, aveva constatato che non v'era anima viva tutt'intorno, almeno ad una distanza di mezzo miglio.

- Del fatto che non riusciva a spiegarsi la mancanza di ali e il perché avesse detto di essere solo un ragazzo.

- Come lo rialzò appoggiandolo alla roccia e legandogli strettamente la gamba.

- Del modo in cui cominciò a parlargli dicendogli di non aver paura, perché qualcuno era andato a cercare la sua mamma che sarebbe venuta subito.

- Dei baci che gli aveva dato cercando di confortarlo in tutte le maniere e stringendo con la sua manina tenera e calda la sua per tutto il tempo, mentre gli raccontava storie belle e singolari che dopo non rammentava più, ma che erano bellissime, tanto che aveva quasi scordato di essere ferito.

- Che alla fine vide arrivare la mamma e fu allora che l'angelo lo rassicurò dicendogli che al più presto sarebbe guarito; sorridendogli ancora, gli strinse la mano e dopo un attimo scomparve.

Da quel tempo, si è verificato addirittura un risveglio religioso in quel villaggio! Il parroco disse ai suoi abitanti che un intervento così evidente della Provvidenza Divina avrebbe dovuto essere inteso come ammonimento per gli scettici e come prova luminosa della verità delle sacre scritture.

(La Provvidenza Divina esiste davvero, e se volete conoscere «le chiavi» di come entra in funzione, vedere QUI, ve lo consiglio vivamente, ndr).

L'effetto su quel giovane è stato ottimo senza alcun dubbio, a livello spirituale, morale e fisico: sembra che prima fosse stato un discolo alquanto sventato; ma ora egli «sente che il suo "angelo" può essergli sempre vicino».

Infatti non commette più atti grossolani e insolenti, e tanto meno si lascia prendere dalla collera per timore che «l'angelo»  lo veda e lo ascolti.

L'unico gran desiderio della sua vita è di incontrarlo ancora una volta; ed egli è persuaso che quando trapasserà, la dolce sembianza di quell'angelo sarà la prima a dargli il benvenuto sull'altra sponda.»



Danny Hahlbohm

Un fatto interessante, scoperto solo più tardi dopo apposite ricerche di chi aveva scritto quella lettera, ci illumina sulle ragioni profonde che stanno dietro a questi avvenimenti.

È stato appurato che i due protagonisti (Cirillo e il bambino salvato) si erano già incontrati prima, migliaia d'anni fa, quando il ragazzo caduto nel dirupo era stato schiavo dell'altro ed aveva anche salvato la vita al suo padrone a rischio della propria, acquisendo per questa sua azione la libertà.

Ora, a tanta distanza, il padrone di un tempo non solo ha ripagato il suo debito, ma ha dato pure al suo antico schiavo un alto ideale ed un impulso alla vita dello Spirito che senz'altro cambierà l'intero corso della sua evoluzione in futuro.

Nessun atto buono rimane mai senza remunerazione da parte del Karma; ed anche a questo proposito si può dire che:

Though the mills of God grind slowly
Yet they grind exceeding small;
Though with patience stands He waiting,
With exactness grinds He all.

Le macine di Dio lavoran lente,
Ma gettano un prodotto fine fine;
Aspetta Egli, il Buon Dio pazientemente,
Ma Tutto e bene Ei macina alla fine.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Estratto da "Gli Aiutatori Invisibili" di C. W. Leadbeater