sabato 28 gennaio 2023

Papato…Roma…Parigi: PROFEZIE IN ATTO di Don Bosco


Nino Musio

Sebirblu, 28 gennaio 2023

Il contesto politico, sociale e religioso in cui visse Don Bosco, al secolo Giovanni Melchiorre Bosco, nato a Castelnuovo D'Asti il 16 agosto 1815 e deceduto a Torino il 31 gennaio 1888, fu estremamente tumultuoso.

Prima perciò di riportare alcune delle sue numerose profezie sul destino della Francia, dell'Italia e del Papato, pubblico due stralci significativi contenuti nel primo e quarto volume, entrambi al cap.1, tratti dalle "Memorie biografiche di Don Bosco" raccolte dal sacerdote salesiano Giovan Battista Lemoyne", scaricabili QUI, che rendono bene l'idea del clima profondamente ostile alla Chiesa che diverse sette, ma soprattutto la Massoneria, avevano messo in atto sin da allora per distruggerla.




«Gli avvenimenti che funestarono l'Europa sul finire del secolo XVIII e nella prima metà del XIX si compendiano in un sol motto: Guerra al Papato. Prìncipi protestanti, arricchiti delle spoglie della Chiesa, dominanti su nazioni che avevano apostatato dalla vera religione, usurpatori della supremazia spirituale, si ostinavano nella superba ribellione contro il Vicario di Gesù Cristo.

I nobili cattolici, insofferenti ad un'autorità che spiritualmente aveva su di essi giurisdizione, ad ogni istante pretendevano che il papa tradisse i suoi doveri per obbedire alle loro prepotenze. La Massoneria intanto, animata dallo spirito di Satana, con i suoi adepti ebrei, protestanti e cristiani rinnegati, aveva giurato di cancellare dalla terra il Regno e il nome di Gesù Cristo.

E per giungere a questo scopo, essa giudicava mezzo più sicuro togliere al Pontefice di Roma il potere temporale per vincolarne così la libertà e diminuirne, per quanto si poteva, l'azione sociale. Pronta a tradire re, principi e nazioni, la Massoneria riuscì a trarre ai suoi disegni, o ad introdurre nei gabinetti dei Sovrani, perfidi consiglieri, che risvegliassero contro Roma le gelosie assopite e le facessero più vive se già accese.»


 La rimozione dei crocifissi nelle scuole della città di Parigi  

«I corifei delle sette (i capi, in senso negativo) studiavano di stabilire uno Stato il quale non governasse più in nome di Dio, né secondo Dio facesse le leggi, ma in nome del popolo, e secondo il suo volere mutevole, che essi stessi con le loro arti avrebbero formulato. (Proprio come ha fatto e fa Bergoglio, il Falso Profeta; ved. QUI, QUI, QUI, QUI e QUI; ndr).

Volevano rovesciare poco a poco ciò che ipocritamente avevano fino ad allora predicato doversi rispettare, in modo però che i popoli non se ne avvedessero, o solo allorquando già vi fossero preparati per corruzione di costumi, per errori di mente, bevuti nei giornali, nei libri, nei teatri, nelle scuole, e nelle adunanze politiche. [...]

A tale fine, predicando la necessità dell'indipendenza della nazione, si facevano apostoli della libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di stampa.

Era quella libertà definita da San Pietro: "Velamen habentes malitiae libertatem" (usare della libertà per far velo alla malizia; I Pietro 2,16), cioè null'altro in fondo che guerra contro tutto ciò che da lontano o da presso ricorda la superbia umana, che vi è un Dio al quale si deve assoluta obbedienza.

È per questo che i legislatori settari proclamavano e proclamano: "Noi siamo la legge e sopra la legge non sta alcuno, né Dio, né Chiesa".




Consideravano la Chiesa Cattolica come una semplice società privata, senza valore, senza diritti, senza interesse per la vita civile, separata dallo Stato e, peggio ancora, nemica da doversi combattere incessantemente.

"Rex sum ego!" (Il Re sono IO) dichiarò Gesù Cristo: ma i Suoi concittadini lo odiavano e gli mandarono a dire: "Nolumus hunc regnare super nos" (Non vogliamo che costui regni su di noi) ‒ (Luca 19,14).

Ma "vae qui condunt leges iniquas" (Guai a coloro che fanno decreti iniqui e scrivono in fretta sentenze oppressive) ‒ minacciava Isaia al cap. 10,1 ‒ 

La politica d'ogni genere, dice Bonald (ved. QUI), si rende forte da tutto ciò che concede alla religione e si impoverisce da tutto ciò che lo nega. Dove viene meno il rispetto verso il Papato, il rispetto verso il Sovrano si estingue.

Il celebre Colbert (ved. QUI) nel suo testamento così parlava a Luigi XIV aizzato contro la Chiesa da perfidi consiglieri: "Non mai impunemente il figlio si rivolta contro il padre. Tutte le imprese che Ella condurrà contro il Sommo Pontefice, ricadranno sulla stessa Maestà vostra."

E purtroppo i reggitori dei popoli disprezzarono la Chiesa e furono avvinti dalla Rivoluzione, la quale vuole la sovranità del popolo, per rendere il monarca schiavo del parlamento, e il parlamento schiavo delle masse.

L'ultima sua parola (della Rivoluzione appunto; ndr): Non più Dio, non più re, non più padrone. Abolizione della proprietà! Socialismo e comunismo! ‒ La Voce e la preghiera della santa Chiesa e l'onnipotente braccio di Dio renderan vano l'insensato disegno, ma non tanto che le nazioni apostate non abbiano da pagare il fio della loro ribellione.»

Ebbene, non è forse impressionante quest'ultimo brano per la similarità con ciò che stiamo vivendo oggi all'interno della Chiesa Cattolica, in mano alla Massoneria ecclesiastica? (Cfr. QUI, QUI, QUI e QUI). Ma "il braccio di Dio" vanificherà ogni trama, perché "le Tenebre non prevarranno su di Essa" (Mt. 16,18).


Greg Olsen

Ecco, quindi, la seconda parte del post riguardante il carisma profetico che sin da piccolo il Santo pedagogo mostrò di avere essendo dotato di qualità eccezionali che gli permettevano di "vedere" e "prevedere" quello che gli altri ignoravano. (cfr. QUI).

Ben conoscendo come sia facile prendere abbagli in questo campo, egli argutamente diceva: "Non ritenetemi profeta finché tutto non si sia avverato". Fu attribuita a lui, infatti, la famosa frase: "I cavalli cosacchi si abbevereranno alle fontane di S. Pietro".

Il 5 gennaio 1870, dunque, don Bosco ebbe una visione durante il sonno, riguardante la Francia, il Papato e l'Italia, che per la sua importanza fu inviata a Pio IX nello stesso anno.

Questo è ciò che scrisse di suo pugno:

«Dio solo può tutto, conosce tutto, vede tutto. Dio non ha né passato, né futuro; ma a Lui ogni cosa è presente come in un sol punto. Davanti a Dio non v'è cosa nascosta, né presso di Lui esiste distanza di luogo o di persona. Egli solo nella Sua infinita Misericordia e per la Sua Gloria può manifestare le cose future agli uomini.

La vigilia dell'Epifania dell'anno corrente 1870 scomparvero tutti gli oggetti materiali della camera e mi trovai alla considerazione di cose sopranaturali. Fu cosa di brevi istanti, ma si vide molto. Sebbene di forma, di apparenze sensibili, tuttavia non si possono se non con grande difficoltà comunicare ad altri con segni esterni e visibili.

Se ne ha un'idea da quanto segue. Ivi è la parola di Dio accomodata alla parola dell'uomo.

Dal Sud viene la guerra, dal Nord viene la pace.

Le leggi di Francia non riconoscono più il Creatore, ed il Creatore si farà conoscere e la visiterà tre volte con la verga del suo furore.

Nella prima abbatterà la sua superbia con le sconfitte, col saccheggio e con la strage dei raccolti, degli animali e degli uomini.

Nella seconda la grande prostituta di Babilonia, quella che i buoni sospirando chiamano il postribolo d'Europa, sarà privata del capo in preda al disordine. Parigi... Parigi!!... invece di armarti del Nome del Signore, ti circondi di case d'immoralità.

Esse saranno da te stessa distrutte:  l'idolo tuo, il Pantheon, sarà incenerito, affinché si avveri che "mentita est iniquitas sibi" (l'iniquità ha mentito a se stessa). I tuoi nemici ti metteranno nelle angustie, nella fame, nello spavento, e nell'abominio delle nazioni. (Cfr. QUI e QUI; ndr).


Notre-Dame in fiamme

Ma guai a te se non riconoscerai la mano che ti percuote! Voglio punire l'immoralità, l'abbandono, il disprezzo della Mia legge, dice il Signore.

Nella terza cadrai in mano straniera: i tuoi nemici di lontano vedranno i tuoi palagi in fiamme, le tue abitazioni divenute un mucchio di rovine, bagnate dal sangue dei tuoi prodi che non sono più.

Ma ecco un gran guerriero dal Nord porta uno stendardo, sulla destra che lo regge sta scritto: Irresistibile mano del Signore. In quell'istante il Venerando Vecchio del Lazio gli andò incontro sventolando una fiaccola ardentissima.

Allora lo stendardo si dilatò e di nero che era divenne bianco come la neve. Nel mezzo dello stendardo in caratteri d'oro stava scritto il nome di COLUI che tutto può.

Il guerriero coi suoi fece un profondo inchino al Vecchio e si strinsero la mano.»




Ora la voce del Cielo è al Pastore dei pastori: «Tu sei nella grande conferenza coi tuoi assessori (il Concilio Vaticano I; ved. QUI); ma il 'nemico' del Bene non rimane un istante in quiete; egli studia e pratica tutte le arti contro di te. Seminerà discordia tra i tuoi assessori; susciterà nemici tra i figli Miei.

Le potenze del secolo vomiteranno fuoco, e vorrebbero che le parole fossero soffocate nella gola ai custodi della Mia Legge. Ciò non sarà. Faranno male, male a se stessi. Tu accelera; se non si sciolgono le difficoltà, siano troncate.

Se sarai nelle angustie, non arrestarti, ma continua finché non sia troncato il capo dell'idra dell'errore (la definizione dell'Infallibilità Pontificia). Questo colpo farà tremare la terra e l'inferno, ma il mondo sarà assicurato e tutti i buoni esulteranno.

Raccogli dunque intorno a te anche solo due assessori, ma ovunque tu vada, continua e termina l'opera che ti fu affidata. I giorni corrono veloci, gli anni tuoi si avanzano al numero stabilito; ma la Gran Regina sarà sempre il tuo aiuto, e come nei tempi passati così per l'avvenire sarà costante (il suo soccorso) "magnum et singulare in Ecclesia prasidium" (grande e singolare il presidio – la protezione – nella Chiesa).»




E qui, riporto ciò che si riferisce al nostro Paese, a Roma e alla Chiesa.

«E tu, Italia, terra di benedizioni, chi ti ha immersa nella desolazione? Non dire i nemici; ma gli amici tuoi. Non odi che i tuoi figli domandano il pane della Fede e non trovano chi loro lo spezzi?

Che farò? Batterò i pastori, disperderò il gregge, affinché i sedenti sulla cattedra di Mosè* cerchino buoni pascoli e il gregge docilmente ascolti e si nutrisca.

* [Perché la cattedra di Mosè e non di Pietro? Evidentemente perché il riferimento (importante) è sia a Malachìa 1, 6-2,9 (ved. QUI), che a Matteo 23, 1-12 (ved. QUI), ossia sono i farisei e gli scribi, uomini indegni ed iniqui, che siedono sul seggio di Pietro oggi, come di Mosè allora. Ndr].

Ma sopra il gregge e sopra i pastori peserà la Mia mano; la carestia, la pestilenza, la guerra faranno sì che le madri dovranno piangere il sangue dei figli e dei martiri morti in terra nemica.

E, di te, o Roma, che sarà? Roma ingrata, Roma effeminata, Roma superba! Tu sei giunta a tale punto che non cerchi altro, né altro ammiri nel tuo Sovrano, se non il lusso, dimenticando che la tua e la sua gloria stanno sul Golgota.

Ora egli è vecchio, cadente, inerme, spogliato; tuttavia colla schiava parola fa tremare il mondo. Roma! Io verrò quattro volte a te!

Nella prima percuoterò le tue terre e gli abitanti di esse.

Nella seconda, porterò la strage e lo sterminio fino alle tue mura. Non apri ancora l'occhio?

Verrò la terza, abbatterò le difese e i difensori e al comando del Padre subentrerà il regno del terrore, dello spavento e della desolazione.

Ma i miei savi fuggono, la Mia Legge è tuttora calpestata, perciò verrà la quarta visita.

Guai a te se tale Legge sarà ancora un nome vano per te! Succederanno prevaricazioni nei dotti e negli ignoranti. Il tuo sangue e il sangue dei tuoi figli laveranno le macchie che tu fai alla Legge del tuo Dio.

La guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui verrà percossa la superbia e la malizia degli uomini. Dove sono, o ricchi, le vostre magnificenze, le vostre ville, i vostri palagi? Sono divenute la spazzatura delle piazze e delle strade!




Ma voi, o sacerdoti, perché non correte a piangere fra il vestibolo e l'altare, invocando la sospensione dei flagelli? Perché non prendete lo scudo della Fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie, nelle piazze, in ogni luogo anche inaccessibile, a portare il seme della Mia Parola?

Ignorate che questa è la terribile spada a due tagli che abbatte i Miei nemici e che rompe le ire di Dio e degli uomini? Queste cose dovranno inesorabilmente venire l'una dopo l'altra. Esse accadranno in sequenza graduale. (Cfr. QUI, QUI, QUI, QUI e QUI).

Ma l'Augusta Regina del cielo è presente. La Potenza del Signore è nelle sue mani; disperde come nebbia i suoi nemici.

Il venerando Vecchio si riveste di tutti i suoi antichi abiti. Ci sarà ancora un violento uragano. L'iniquità estinta, il peccato avrà fine e, prima che trascorrano due pleniluni del mese dei fiori, l'iride di Pace (l'arcobaleno) comparirà sulla Terra.

Il gran Ministro vedrà la Sposa del suo Re vestita a festa. In tutto il mondo apparirà un sole così luminoso quale non fu mai dalle fiamme del Cenacolo ad oggi, né più si vedrà fino all'ultimo dei giorni.» 




Infine, ecco il terzo sogno profetico (avvenuto tra il 24 maggio e il 24 giugno 1874) che sembra riferirsi ad un evento specifico che si manifesterà prima che appaia il suddetto "sole luminoso" e che perciò concerne in modo particolare i nostri tempi e quelli futuri.

«Era una notte oscura, gli uomini non potevano più discernere quale fosse la via da tenere per ritornare sui propri passi, quando apparve in cielo una splendidissima luce che rischiarava il percorso dei viaggiatori come a mezzodì.

In quell'attimo fu vista una moltitudine di uomini, donne, vecchi, fanciulli, monaci, monache e sacerdoti, guidati dal Pontefice, uscire dal Vaticano e schierarsi in forma di processione.

Ma ecco un furioso temporale... oscurando alquanto quella luce pareva ingaggiarsi una battaglia fra luce e tenebre. Intanto, si giunse ad una piccola piazza coperta di morti e feriti, di cui parecchi domandavano ad alta voce conforto.

Le fila della processione si diradarono assai. Dopo aver camminato per uno spazio corrispondente a duecento levate di sole, ognuno si accorse di non essere più a Roma. Lo sgomento invase l'animo di tutti, che si raccolsero intorno al Pontefice per tutelarne la persona ed assisterlo nelle sue necessità.

Da quel momento furono veduti due angeli che, portando uno stendardo, l'andarono a consegnare al Papa dicendo:

"Ricevi il vessillo di Colei che combatte e disperde i più forti popoli della Terra. I tuoi nemici sono scomparsi; i tuoi figli con le lacrime e coi sospiri invocano il tuo ritorno".

Volgendo poi lo sguardo al labaro, da una parte si vedeva scritto "Regina sine labe concepta", e dall'altra "Auxilium cristianorum". (Rispettivamente: "Regina concepita senza peccato" e "Aiuto dei Cristiani"; ndr).

Il Pontefice prese con gioia lo stendardo, ma rimirando il piccolo numero di quelli che erano rimasti intorno a sé divenne afflittissimo. I due angeli soggiunsero:

"Va' tosto a consolare i tuoi figli. Scrivi ai tuoi fratelli dispersi nelle varie parti del mondo che è necessaria una riforma dei costumi e degli uomini.

Ciò non si può ottenere se non spezzando ai popoli il pane della Divina Parola. Catechizzare i fanciulli, predicare il distacco dalle cose della Terra. È venuto il tempo, conchiusero i due angeli, che i popoli saranno evangelizzatori dei popoli. (Cfr. QUI, QUI e QUI; ndr).

I leviti (la classe ebraica destinata al sacerdozio; ndr) saranno cercati fra la zappa, la vanga e il martello, affinché si compiano le parole di Davide: "Dio ha sollevato il povero dalla terra per collocarlo sul trono dei principi del suo popolo".

Ciò udito il Pontefice si mosse, e le fila della processione cominciarono ad ingrossarsi. Quando poi pose piede nella Santa Città si mise a piangere per la desolazione in cui erano i cittadini, di cui molti non erano più.

Rientrato poi in San Pietro intonò il Te Deum, cui rispose un coro di angeli cantando: "Gloria in Excelsis Deo, et in Terra pax hominibus bonae voluntatis". Terminato il canto, cessò del tutto ogni oscurità e si manifestò un fulgidissimo sole.




Le città, i paesi, le campagne erano diminuite moltissimo di popolazione; la terra era  pesta  come da un uragano,  da un'acquazzone o dalla grandine,  e  le genti  andavano le une verso le altre con animo commosso dicendo: "Est Deus in Israel". (È Dio in Israele).

Dal cominciamento dell'esilio al canto del Te Deum, il sole si levò duecento volte. Tutto il tempo che passò per il compiersi di quelle cose corrispondono a quattrocento levate di sole.»

Ad maiorem Dei gloriam

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte delle profezie:  pdf scaricabile QUI,  ai numeri 75 e 77 dell'indice.

martedì 17 gennaio 2023

"Pensieri in Libertà" di Giorgio Agàmben

Sebirblu, 16 gennaio 2023

Per chi non conoscesse ancora la mente e la preparazione intellettuale del filosofo, saggista e pluri-premiato scrittore, nonché docente universitario Giorgio Agàmben, può documentarsi QUI e QUI sul sito composto da alcuni suoi allievi dal quale provengono i brani esposti.

La sua posizione ferma contro i soprusi e le prevaricazioni del mondo, soprattutto negli ultimi tempi pandemici, gli ha inviso i mezzi di comunicazione più importanti, boicottandone il pensiero e l'espressione a più riprese... ma la Verità, in barba a qualsiasi potere umano, non potrà MAI essere taciuta del tutto, perché un germoglio inatteso affiorerà sempre, anche dal cemento più duro...




La Verità e il Nome di Dio

È da quasi un secolo che i filosofi parlano della morte di Dio e, come spesso accade, questa verità sembra oggi tacitamente e quasi inconsapevolmente accettata dall'uomo comune, senza che ne siano tuttavia misurate e comprese le conseguenze.

Una di queste – e certamente non la meno rilevante – è che Dio – o, piuttosto, il suo nome – era la prima e ultima garanzia del nesso fra il linguaggio e il mondo, fra le parole e le cose.

Di qui l'importanza decisiva nella nostra cultura dell'argomento ontologico, che stringeva insolubilmente insieme Dio e il linguaggio, e del giuramento pronunciato sul nome di Dio, che obbligava a rispondere della trasgressione del vincolo fra le nostre parole e le cose.

Se la morte di Dio non può che implicare il venir meno di questo vincolo, ciò significa allora che nella nostra società il linguaggio è diventato costitutivamente menzogna.

Senza la chiara garanzia del nome di Dio, ogni discorso, come il giuramento che ne assicurava la verità, non è più che vanità e spergiuro.

È quanto abbiamo visto apparire in piena luce in questi ultimi anni, quando ogni parola proferita dalle istituzioni e dai media era soltanto vacuità e impostura.

Viene ora al suo termine ultimo un'epoca quasi bimillenaria della cultura occidentale, che fondava la sua verità e i suoi saperi sul rapporto fra Dio e il logos, fra il nome sacrosanto di Dio e i semplici nomi delle cose.





E non è certo un caso se solo gli algoritmi e non la parola sembrano ancora custodire un qualche legame col mondo, ma questo soltanto nella forma della probabilità e della statistica, perché anche i numeri non possono alla fine che rimandare ad un uomo parlante, implicando ancora in qualche modo dei nomi.

Se abbiamo perduto la fede  nel nome di Dio,  se non  possiamo più  credere nel Dio del giuramento e dell'argomento ontologico, non è, però, escluso che sia possibile un'altra figura della verità, che non sia soltanto la corrispondenza teologicamente obbligata fra la parola e la cosa.

Una verità che non si esaurisca nel garantire l'efficacia del logos, ma faccia in esso salva l'infanzia dell'uomo e custodisca ciò che in lui è ancora muto come il contenuto più intimo e vero delle sue parole.

Possiamo ancora credere in un Dio infante, come quel Gesù bambino che, come ci è stato insegnato, i potenti volevano e vogliono ad ogni costo uccidere.




Il Lecito, l'Obbligatorio e il Proibito

Secondo i giuristi arabi, le azioni umane si classificano in cinque categorie, che essi elencano in questo modo: obbligatorio, lodevole, lecito, riprovevole, proibito.

All'obbligatorio  si oppone il proibito,  a ciò  che merita lode  ciò che  è da riprovare. Ma la categoria  più importante  è quella  che  sta  al centro e che costituisce  per  così dire l'asse della bilancia che pesa le azioni umane e ne misura la responsabilità (quest'ultimo termine nel linguaggio giuridico arabo equivale a «peso»).

Se lodevole è ciò il cui compimento è premiato e la cui omissione non è proibita, e riprovevole è ciò la cui omissione è premiata e il cui compimento non è proibito, il lecito è ciò su cui il diritto non può che tacere e non è pertanto né obbligatorio né proibito, né lodevole né riprovevole.

Esso corrisponde allo stato paradisiaco, nel quale le azioni umane non producono alcuna responsabilità, non sono in alcun modo «pesate» dal diritto.

Ma – e questo è il punto decisivo – secondo i giuristi arabi è bene che questa zona di cui il diritto non può in alcun modo occuparsi sia la più ampia possibile, perché la giustizia di una città si misura proprio dallo spazio che lascia libero dalle norme e dalle sanzioni, dai premi e dalle censure.

Nella società in cui viviamo sta avvenendo esattamente il contrario. La zona del lecito si restringe ogni giorno di più e una ipertrofia normativa senza precedenti tende a non lasciare alcun ambito della vita umana fuori dall'obbligo e dalla proibizione.





Gesti e abitudini che erano sempre stati considerati indifferenti al diritto vengono ora minuziosamente normati e puntualmente sanzionati, al punto che non vi è quasi più una sfera dei comportamenti umani che si possa considerare semplicemente lecita.

Prima non meglio identificate ragioni di sicurezza e poi, in misura crescente, ragioni di salute hanno reso obbligatoria un'autorizzazione per compiere gli atti più abituali e innocenti, come passeggiare per strada, entrare in un locale pubblico o recarsi nel luogo di lavoro.

Una società che restringe a tal punto l'ambito paradisiaco dei comportamenti non pesati dal diritto è non soltanto, come ritenevano i giuristi arabi, una società ingiusta, ma è propriamente una società invivibile, in cui ogni azione deve burocraticamente essere autorizzata e giuridicamente sanzionata e l'agio e la libertà dei costumi, la dolcezza delle relazioni e delle forme di vita si riducono fino a scomparire.

La quantità delle leggi, dei decreti e dei regolamenti è inoltre tale, che non soltanto diventa necessario ricorrere a degli esperti per sapere se una certa azione è lecita o proibita, ma perfino i funzionari incaricati di applicare le norme si confondono e contraddicono.

In una simile società, l'arte della vita non può che consistere nel ridurre al minimo la parte dell'obbligatorio e del proibito e nell'allargare per converso al massimo la zona del lecito, la sola in cui se non una felicità, almeno una letizia diventa possibile.

Ma questo è proprio quanto gli sciagurati che ci governano si ingegnano in ogni modo ad impedire e a rendere difficile, moltiplicando le norme e i regolamenti, i controlli e le verifiche.

Finché la tetra macchina che hanno costruito rovinerà su se stessa, inceppata dalle stesse regole e dagli stessi dispositivi che dovevano permetterne il funzionamento.



Una buona notizia

Nella cupa situazione in cui ci troviamo ci sono a volte delle buone notizie. Una di queste è per me la decisione della stampa cosiddetta del mainstream di non recensire i miei libri e di non nominare in alcun modo il mio nome.

Che il mio nome compaia su quelle pagine che nei due ultimi anni hanno mostrato il loro servilismo sarebbe per me causa di disagio e non posso che essere molto grato ai giornalisti per la loro decisione.

Il contegno dei media in questi due anni resterà infatti come una delle pagine più vergognose nella storia del nostro paese.

Quando un giorno gli storici indagheranno su quanto è avvenuto, i media figureranno in prima linea fra i complici di crimini politici di cui soltanto allora si potrà forse misurare pienamente l'entità.

Apparirà allora senza possibili scusanti la responsabilità dei giornalisti che, com'era avvenuto nel ventennio fascista, sapevano e nondimeno hanno obbedito senza porsi problemi agli ordini dei loro direttori.

Perché hanno taciuto? Perché hanno obbedito?




Sul tempo che viene

Ciò che sta oggi avvenendo su scala planetaria è certamente la fine di un mondo. Ma non – come per coloro che cercano di governarla secondo i loro interessi – nel senso di un trapasso a un mondo più consono alle nuove necessità dell'umano consorzio.

Tramonta l'età delle democrazie borghesi, coi suoi diritti, le sue costituzioni e i suoi parlamenti; ma, al di là della scorza giuridica, certo non irrilevante, a finire è innanzitutto il mondo che era iniziato con la rivoluzione industriale e cresciuto fino alle due – o tre – guerre mondiali e ai totalitarismi, tirannici o democratici, che le hanno accompagnate.

Se le potenze che governano il mondo hanno ritenuto di dover ricorrere a misure e dispositivi così estremi come la biosicurezza e il terrore sanitario, che hanno istaurato ovunque e senza riserve, ma che minacciano ora di sfuggir loro di mano, ciò è perché temevano secondo ogni evidenza di non aver altra scelta per sopravvivere.

E se la gente ha accettato le misure dispotiche e le costrizioni inaudite cui è stata sottoposta senza alcuna garanzia, ciò non è soltanto per la paura della pandemia, ma presumibilmente perché, più o meno inconsapevolmente, sapeva che il mondo in cui aveva vissuto fin allora non poteva continuare, era troppo ingiusto e inumano.

Va da sé che i governi preparano un mondo ancora più inumano, ancora più ingiusto; ma in ogni caso, da una parte e dall'altra, si presagiva in qualche modo che il mondo di prima – come si comincia ora a chiamarlo – non poteva continuare.

Vi è certamente in questo, come in ogni oscuro presentimento, un elemento religioso. La salute si è sostituita alla salvezza, la vita biologica ha preso il posto della vita eterna e la Chiesa, ormai da troppo tempo abituata a compromettersi con le esigenze mondane, ha più o meno esplicitamente acconsentito a questa sostituzione.

Non rimpiangiamo questo mondo che finisce, non abbiamo alcuna nostalgia per l'idea dell'umano e del divino che le onde implacabili del tempo stanno cancellando come un volto di sabbia sul bagnasciuga della storia.

Ma con altrettanta decisione rifiutiamo la nuda vita muta e senza volto e la religione della salute che i governi ci propongono.

Non aspettiamo né un nuovo dio né un nuovo uomo – cerchiamo piuttosto qui e ora, fra le rovine che ci circondano, un'umile, più semplice forma di vita, che non è un miraggio, perché ne abbiamo memoria ed esperienza, anche se, in noi e fuori di noi, avverse potenze la respingono ogni volta nella dimenticanza.

Giorgio Agamben

Susan Seddon Boulet 1941-1997

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it


venerdì 13 gennaio 2023

Benedetto, ultimo Papa? Rivelazioni di Conchita...

 

Sebirblu, 12 gennaio 2023

Quasi tre anni e mezzo fa pubblicai un articolo che avvertiva di un evento unico in arrivo per l'Umanità, in tempi molto brevi: 


Riguardava le apparizioni di Garabandal (QUI) ed altre profezie analoghe ricevute da diversi mistici contemporanei.

Ora riprendo il filo del discorso presentando un aspetto molto interessante delle comunicazioni mariane ricevute dalle piccole veggenti e in particolare da Conchita Gonzales, concernente il «Miracolo» che dovrebbe verificarsi dopo l'«Avvertimento» e prima del «Castigo». (Cfr. i due post correlati QUI e QUI).

Esso coinciderà con un raro avvenimento della Chiesa. Avverrà alle 20:30 di un giovedì dedicato ad un martire dell'Eucaristia ed inserito nell'arco temporale di ‒ marzo, aprile o maggio ‒ nei giorni compresi tra l'8° e il 16°, e sarà annunciato una settimana prima da Conchita.


Quest'anno appare già particolare per il trapasso di Benedetto XVI, se poi si riflette sul fermento in atto dei cardinali "ratzingeriani" (ved. QUI), i quali potrebbero eleggere in modo autonomo un pontefice "valido" (e canonicamente lo possono fare in quanto il "munus" petrino è rimasto al Papa tornato alla Casa del Padre), allora si potrebbe configurare un clamoroso ed epocale SCISMA che avallerebbe la prima condizione poc'anzi detta: "Il raro avvenimento in seno alla Chiesa Cattolica".

Il video di Fra' Bugnolo su Byoblu QUI, lo ipotizza.

Gli altri termini, quello del giovedì e i parametri sopra descritti, sembrano coincidere con il prossimo periodo pasquale: il 13 aprile, infatti, ricorda S. Ermenegildo martire, figlio del re dei Visigoti e patrono della Spagna (QUI), che morì per un colpo di scure (voluto da suo padre) per il rifiuto di ricevere la Comunione da un Vescovo ariano.


"Martirio di S. Ermenegildo" di Juan Ramírez -1515

Il Miracolo descritto a Garabandal, insieme all'Avvertimento e al Castigo (che però non viene da Dio ma è la conseguenza dell'arbitrio umano), presenta molte affinità con quello rivelato a Medjugorje: avverrà in loco, sarà grande, visibile, palpabile, permanente ed inspiegabile alla scienza.

Se ne comprenderà perciò la soprannaturalità e la provenienza celeste. Entrambi, infine, saranno predetti qualche giorno avanti. (Si noti che, come accennato sopra, l'Avvertimento dovrebbe giungere per primo. Ciò significa che il suo lasso di tempo dovrebbe essere da oggi al periodo di Pasqua, se il pronostico fatto è corretto).

A parte il fatto non secondario che le apparizioni di Garabandal sono state avvalorate sia da San Pio da Pietrelcina con una lettera (ved. QUI), che da Madre Teresa di Calcutta incontratasi con Conchita, è la profezia dei Papi ad aver destato più scalpore, perché si è già realizzata.


Conchita Gonzales e Madre Teresa di Calcutta nel 1976

Lo scrittore Albrecht Weber, nel suo libro "Garabandal ‒ Il Dito di Dio" riporta una conversazione molto interessante avvenuta tra Conchita e sua madre Aniceta:

«Quando nel paese si seppe la notizia della morte di Papa Giovanni XXIII, le piccole campane della parrocchia ne annunciarono il decesso con un tono funebre.

La giovane veggente si recò in chiesa con sua madre e con la sig.ra Ortiz. Parlavano tra loro: "È morto il Papa" – disse la mamma. "Ah, il Papa è morto?" – Rispose la figlia – "Allora restano TRE Papi..."

Una volta a casa, Aniceta volle conoscere più profondamente i pensieri di Conchita, alquanto riservata in presenza dell'altra signora: "Come sai che rimangono solo TRE Papi?"

"Dalla Santissima Vergine" – rispose Conchita – "In realtà mi rivelò che ancora ci sarebbero stati QUATTRO Pontefici, ma che Lei non ne considerava uno."

Riprese la madre: –"Ma allora, perché ignorarne UNO?"

"Lei non me lo ha spiegato" – replicò la figlia – "Mi disse soltanto che avrebbe governato la Chiesa per breve tempo."»


Papa Giovanni Paolo I - Albino Luciani  (1912-1978)

La Vergine dunque, pur asserendo che dopo Giovanni XXIII sarebbero stati eletti quattro Papi, non volle inserire nel computo Giovanni Paolo I che avrebbe sostenuto il suo ruolo per 33 giorni appena, né volle chiarire la causa del suo improvviso decesso" (leggere QUI). 

Perciò, con Giovanni XXIII, CINQUE Papi sono saliti al soglio petrino: Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, considerati TRE da Maria S.S. avendo Ella escluso (dopo la morte di Roncalli) Albino Luciani e l'ultimo, neppure da Lei menzionato – Jorge Mario Bergoglio – perché fuori lista.

Conchita raccontò il dialogo avuto con sua madre a quattro testimoni nel pomeriggio del 13 novembre 1965, dopo l'ultima apparizione della "Signora del Carmelo" a San Sebastian di Garabandal.

Riferì anche altri particolari ricevuti l'8 dicembre 1963, proprio il giorno della Immacolata Concezione, quando la Vergine stessa le rivelò alcune cose che sarebbero accadute nel futuro:

"Sapevo ciò che sarebbe successo ai Papi, perché la Madonna me lo aveva svelato. Ero a conoscenza che Giovanni Paolo II non sarebbe morto nell'attentato del 1981; che il suo successore sarebbe stato vincolato a San Benedetto, il grande evangelizzatore d'Europa; ma soprattutto che dopo i CINQUE Pontefici sarebbe arrivata la FINE DEI TEMPI,  che NON è la Fine del Mondo".




Ho descritto sotto una luce nuova i "CINQUE" Vicari di Cristo + "UNO" l'attuale Falso Profeta, per mezzo di un'analogia davvero singolare nel post linkato, che si trova prima della sua conclusione:


Ma è nell'Apocalisse di Giovanni al cap. 17 che appare l'incredibile testimonianza profetica dell'apostolo che "vide" i nostri tempi a così grande distanza!

Il versetto 10 di tale capitolo dice infatti:

"I primi CINQUE sono caduti, ne resta UNO ancora in vita, l'ALTRO non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco."

Alla luce di quanto ho scritto adesso, ed esposto nell'articolo sopra linkato, viene ad essere confermata, senza ombra di dubbio, la sconvolgente realtà che va delineandosi sotto i nostri occhi, per lo più chiusi od offuscati: 

I CINQUE Papi o Re caduti (quelli elencati sopra), sono in effetti passati, deceduti, incluso l'ultimo, Benedetto XVI; l'UNO è Bergoglio, il Falso Profeta ora al comando della Chiesa, e l'ALTRO, «non ancora venuto», è l'Anticristo, che presto sarà presentato al mondo proprio da colui che oggi siede sul seggio di Pietro, a Roma.

Questo terribile personaggio, però, richiamerà ineluttabilmente anche l'Intervento Divino che NON lascerà di certo soli gli Spiriti fedeli, ponendo fine alla terribile presa satanica che soffoca il genere umano, ancora in gran parte non consapevole.

Tutto è destinato a dissolversi, ma il Buon Dio SA quello che fa... Nella Sua Sapienza infinita ha finora permesso che ognuno, per potersi evolvere, facesse le proprie esperienze nel bene e nel male in piena libertà, sapendo che prima o poi gli effetti dolci  o  amari  si  sarebbero  fatti  sentire:  benefici  i  primi  e  distruttivi  i  secondi.



"Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, 
perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi
e il mare non c'era più.

Vidi anche la Città santa,
la nuova Gerusalemme scendere dal cielo, da Dio,
pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

Udii allora una voce potente che usciva dal trono:

«Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra loro ed essi saranno Suo popolo
ed Egli sarà il "Dio-con-loro".

E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate».

E Colui che sedeva sul trono disse:
«Ecco, Io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse:
«Scrivi, perché queste cose sono certe e veraci.

Ecco sono compiute! Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine.

A colui che ha sete
darò gratuitamente acqua dalla fonte della vita.
Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;
io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

Ma per i vili, gli increduli, gli abbietti, gli omicidi,
gli immorali, i fattucchieri, gli idolatri e tutti i mentitori
è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo,
che è la morte seconda».

Ap. 21, 1-8 

Sebirblu.blogspot.it

lunedì 9 gennaio 2023

L'Addio a Benedetto e il cuore gretto di Bergoglio


Ora... si apre il vaso di Pandora!
 
Sebirblu 7 gennaio 2023

Riporto due articoli pubblicati da due testate diverse, ma dal contenuto abbastanza simile, sulle miserevoli esequie tributate a Benedetto XVI dalla Falsa chiesa di Bergoglio (il minuscolo è mio ed è voluto) che fa emergere più che mai il profondo squallore nel quale è precipitata la Sacra Istituzione fondata dal Cristo.

Adesso, scomparso il Katéchon, il fortilizio, o baluardo Ratzinger, a salvaguardia della vera Dottrina Cristiana, le porte sono spalancate per la comparsa biblica dell'anti-Cristo.

Giorni inquietanti e tenebrosi aspettano l'umanità, non soltanto secondo gli scritti di San Paolo, ma anche in base alle profezie vicine e lontane tramandateci nel tempo da mistici e veggenti.

Sono molti, infatti, coloro che con ansia e timore ‒ primo fra tutti l'«Argentino» al potere ‒ attendono le rivelazioni scritte da mons. Georg Gänswein, insieme a Saverio Gaeta, sul libro di prossima uscita: "Nient'altro che la Verità". 

Proprio come sta accadendo sul versante mondano col testo del principe "Harry" d'Inghilterra che svelerà gli "altarini" della famiglia reale e non solo.

D'altronde, è il tempo in cui la stessa verità "sarà gridata dai tetti". 

È incredibile però constatare come, sempre di più, le due "Bestie apocalittiche" procedano di conserva come in questo caso: da un lato, nella Chiesa, la dipartita di Joseph Ratzinger e dall'altro, nel Mondo, il decesso della Regina Elisabetta. Entrambi hanno dato il "La" agli svelamenti. (Cfr. QUI, QUI e QUI).

Perciò, è sul punto di aprirsi il gran "Vaso di Pandora" che esporrà tutti i retroscena rimasti finora dietro le quinte, e che hanno influenzato in modo più o meno grave la popolazione planetaria. Il processo rimuoverà ineluttabilmente ogni marciume di uomini e cose maturatosi nei secoli, per dar vita infine ai tanto sospirati Cieli e Terra nuovi.

Questa, ad esempio, è una piccola clip estratta da un filmato del compianto Edson Glauber (QUI ho parlato di lui), dove riporta chiaramente ciò che ha ricevuto dal Cielo. 


Ecco dunque il primo scritto, che mostra tutta la profonda indignazione affiorante dal cuore di molta gente devota a papa Ratzinger.




Pure dopo morto, Benedetto è stato offeso!

Nella notte, in un anonimo furgoncino chiaro, hanno portato via dal Mater Ecclesiæ, la salma del nostro amato pontefice Benedetto XVI accompagnato SOLTANTO da Padre Georg e dalle Memores Domini, come un ladro:

soli, senza neanche una rappresentanza cardinalizia, nel più assoluto anonimato, come se realmente non si trattasse di un SANTO PADRE, seppur "emerito".

Un uomo che è stato un gigante e dottore della Chiesa, Benedetto XVI, trattato meno di un essere umano, perché almeno costui avrebbe avuto UN CARRO FUNEBRE! Avrebbe avuto UN CORTEO, che lo accompagnasse FIN ALL'INTERNO DI SAN PIETRO!

Non abbiamo visto le bandiere a mezz'asta, io inorridita, nemmeno le campane che hanno suonato a morto per tutta Roma ho sentito!

L'invidia, la meschinità di "chi" ha voluto tutto ciò raggiunge ogni limite della umana comprensione: (egli, Bergoglio; ndr) non voleva nemmeno presiedere fino in fondo alle esequie di Papa Ratzinger, ma andarsene... come un ragazzino capriccioso che non vuol fare il suo dovere...

E infatti appena il feretro del Santo Padre Benedetto XVI si stava dirigendo verso le grotte vaticane, lui si è eclissato! E così sono stati Padre Georg e le Memores ad accompagnarLo nel luogo di Riposo Eterno.

Livore e gelosia di un uomo che non ha riguardo per il dolore altrui: il nostro dolore, di chi ha amato fervidamente e AMA TUTTORA il Santo Padre Benedetto, pregando ogni giorno per la sua Anima!

Ma da "colui" che non è all'altezza di scrivere un santo pensiero, una preghiera (i discorsi glieli scrivono di sicuro) e non ha mostrato deferenza per il SUO ILLUSTRE PREDECESSORE cosa possiamo aspettarci?

Le prime PERFIDE CATTIVERIE si manifestarono con il taglio dei tralci dell'uva (della piccola vigna regalata a Benedetto XVI dalla Coldiretti, ved. QUI e QUI; ndr), saranno stati 10 o 15 filari nei giardini di Castel Gandolfo...




E di tutti gli ettari là esistenti, proprio quei vitigni (Bergoglio; ndr) doveva FAR RADERE AL SUOLO? Becera e crudele malvagità che ha portato le lacrime sul volto e nel cuore di Benedetto XVI.

E poi il proibirgli di andare a Castel Gandolfo in estate, per respirare l'aria buona, altra bassezza gratuita, chissà che non abbia contribuito al SUO DECLINO fisico? Costretto a Roma in estate con quel caldo torrido! Un santo uomo indebolito nel fisico!

E non basterebbe un solo articolo per descrivere tutto! Vi ho esposto soltanto alcuni dei "dispetti" che il rozzo pseudo-papa ha fatto a Benedetto XVI.

Ma sai una cosa, "carissimo" Bergoglio-Francesco? Non penso che tu avrai uno stuolo di gente che da tutto il mondo pregherà per te, dopo che sarai defunto, (il più tardi possibile si spera) e sai perché?

Perché sei cattivo, sei stato capace solo di compiere sgarbi e villanìe gratuite a chi invece ti ha amato, rispettato e pregato per te, ogni giorno, dalla tua nomina fino al 31 dicembre 2022: DIO VEDE E PROVVEDE!

"SIGNORE  TI  AMO!" (Sono state le ultime parole di Ratzinger; ndr).

Il santo Magistero di Benedetto XVI sarà divulgato in eterno.

Dillo ai tuoi amici: avete perso!

La Santa Vergine Immacolata ha schiacciato la testa a Satana.

A.M.C.




Ed ecco l'altro pezzo tradotto e pubblicato dal noto vaticanista Marco Tosatti.

Terremoto in Vaticano:
l'Addio a Benedetto e il cuore meschino di Bergoglio

«I mediocri si circondano di persone più mediocri di loro per poterle gestire a piacimento e per nascondere la propria mediocrità. È quello che ha fatto Bergoglio appena salito al soglio pontificio. Ed è stato dimostrato per l'ennesima volta con la morte di Papa Benedetto XVI.

Riassumo qui alcuni avvenimenti degli ultimi giorni, per lo più aneddotici, ma che rivelano l'animo meschino e gretto di Papa Francesco. Alcuni sono pubblici; altri, invece, mi sono state affidati da fonti discrete che percorrono i corridoi del Sacro Palazzo.

– Prima ancora che si diffondesse la notizia della morte di Benedetto XVI, da Santa Marta erano già partiti gli ordini: il lavoro in Vaticano sarebbe continuato come sempre. In altre parole, "qui non è successo niente".

Coloro che lavorano nella Santa Sede – chierici e laici – hanno fatto sapere che se non avessero sospeso le loro attività per poter partecipare almeno alla messa funebre, avrebbero comunque preso il giorno di riposo.

Santa Marta dovette allora scendere a compromessi: avrebbero potuto partecipare alla messa, ma solo fino alle 13.00. Poi sono dovuti tornare al lavoro.

– Non è stato dichiarato alcun lutto ufficiale nella Città del Vaticano, nelle sue sedi estere o nelle sue nunziature. Le campane non sono state suonate per i morti e le bandiere non sono state esposte a mezz'asta. Quest’ultimo dettaglio ha provocato una grande sorpresa.



Un segno preciso della confusione regnante in Vaticano è stata la nebbia,
insolita per Roma, che ha avvolto il "Cupolone" e la Basilica.

Ogni nazione ha questa misura di lutto quando muore una persona relativamente importante. Per il Vaticano e la corte di Papa Francesco, Papa Benedetto XVI non lo era. Curiosamente, lo Stato italiano e la Gran Bretagna ordinarono di esporre le loro bandiere a mezz'asta il 31 dicembre.

– Nei sacrosanti palazzi si ripeteva in continuazione che l'ordine era di continuare come se nulla fosse accaduto. Proprio per questo motivo, mercoledì, Bergoglio ha tenuto l'udienza generale come di consueto, mentre a pochi metri di distanza giaceva il corpo insepolto del suo predecessore. E ha fatto appena un riferimento a lui, definendolo "un grande maestro della catechesi".

– Molti cardinali e vescovi sono rimasti delusi per non aver potuto partecipare alla processione che ha portato le spoglie del defunto papa dal monastero Mater Ecclesiae alla Basilica di San Pietro.

In qualsiasi Paese, in qualsiasi monarchia, questa processione ha una particolare e austera solennità, anche quando non si tratta della morte del monarca regnante (si ricordi il caso di Don Juan de Borbón, o della Regina Madre d’Inghilterra o del Principe Filippo di Edimburgo).

Le spoglie di Papa Benedetto XVI sono state trasportate in un furgone grigio. Né Francesco né il cardinale vicario hanno presieduto il corteo. Dietro il SUV c'erano semplicemente monsignor Georg Gänswein e le Memores, le donne che lo hanno assistito negli ultimi anni. In Curia la cosa è stata accolta molto male: "Non si fa così nemmeno con un vicino del più piccolo paese d’Italia", dissero.



– Una delle cose che più ha colpito i membri della Casa Pontificia e degli altri uffici della Curia che si aggiravano intorno alla cappella funeraria è stato il numero di giovani sacerdoti – diverse centinaia – che erano venuti per dare l'addio a Papa Benedetto vestiti con l'abito talare.

Uno di loro, a bassa voce, ha commentato: «Ho conosciuto Papa Benedetto quando ero seminarista, insieme al resto dei miei compagni di classe. Le parole che ci ha ripetuto più volte sono state: "Studiate molto e pregate molto".»

Era impensabile che ci dicesse: "I sacerdoti sono uomini, e per questo molti di loro guardano la pornografia" (queste ultime parole sono i recenti commenti di Papa Francesco ai seminaristi dell'arcidiocesi di Barcellona).

– Allo stesso modo, ha colpito il numero di giovani e di famiglie con bambini che sono venuti a vedere Benedetto XVI stando fuori.

– Una delle questioni che più ha infastidito i vescovi e i cardinali presenti è stato l'atteggiamento indolente del cardinale Gambetti, arciprete della Basilica di San Pietro. Il suo atteggiamento freddo e meccanico durante la celebrazione del primo responsorio (con la voce appena percettibile che si è sentita pronunciare) e la sua mancanza di previsione di molti dettagli non sono passati inosservati.

Ripugnante è pure risultata essere la presenza di Ettore Valzania, un odontotecnico di professione, nominato dallo stesso cardinale direttore della basilica, che durante i tre giorni ha passeggiato all'interno della basilica indossando jeans mentre riceveva cardinali e capi di Stato.

Questo personaggio oscuro e volgare era responsabile, tra l'altro, di aver disposto che i fedeli potessero fermarsi per non più di due o tre secondi davanti al corpo esposto del papa defunto, senza poter recitare una preghiera davanti a lui. Non sarebbe stato possibile, ad esempio, prolungare l'orario di apertura della Basilica di San Pietro?




– Papa Francesco era deciso a ritirarsi nel suo alloggio a Santa Marta non appena terminata la messa funebre. Due dei suoi più stretti collaboratori hanno dovuto insistere molto per fargli capire l'inopportunità del gesto.

Infine, ha accettato di vedere la bara di Papa Benedetto nell'atrio della Basilica di San Pietro, spogliata dei suoi paramenti pontificali. E si è rifiutato categoricamente di accompagnare il corteo nella cripta e di celebrarvi i riti finali, che furono affidati al cardinale Re, decano del Sacro Collegio.

– Molti dei vescovi e dei cardinali di tutto il mondo che sono venuti a salutare il Papa emerito sono rimasti stupiti – e lo hanno fatto sapere a chi era loro più vicino – dall'indolenza dei gesti e delle parole di Bergoglio nei confronti del suo predecessore. Uno di loro ha commentato: "Nutrire le anime e non le bocche, questa è la missione della Chiesa".

– Non appena si è saputo della morte di Benedetto XVI, Santa Marta si è affrettata a dichiarare che, per una dubbia volontà del defunto, avrebbero partecipato solo le delegazioni ufficiali di Italia e Germania.



Il problema si è presentato mercoledì, quando la Segreteria di Stato ha scoperto con stupore che un numero molto elevato di delegazioni governative di vari Paesi avrebbe partecipato a titolo personale.

La notizia era talmente inaspettata che solo in tarda serata il Governatorato ha dato ordine ai rispettivi funzionari di predisporre i parcheggi per i veicoli ufficiali che avrebbero trasportato i leader e i ministri.

– La Segreteria di Stato ha informato ufficialmente i Paesi che inviano delegazioni che i loro rappresentanti devono astenersi dall'indossare abiti formali. È stata una sorpresa, perché anche nel caso dei funerali dei cardinali si usa questo tipo di abito. Anche questi onori sono stati negati a Papa Ratzinger.

– Conosciamo la lana di cui sono fatti i giornalisti, ma alcuni conservano ancora un po' di onestà. La vulgata che girava nelle redazioni di tutto il mondo, e nella stessa sala stampa della Santa Sede, era che Papa Benedetto fosse sempre un pontefice distante, odiato o indifferente al popolo cristiano.

Molti di loro hanno tranquillamente riconosciuto il loro giudizio errato quando hanno visto l'enorme e sorprendente numero di persone che si sono recate nella Basilica di San Pietro negli ultimi giorni.

In effetti, il numero di sedie che ha riempito Piazza San Pietro per la messa funebre è stato eguagliato solo dalla messa inaugurale del pontificato di Francesco, "quando nessuno lo conosceva", ha aggiunto un vescovo malizioso.

Il volto di Papa Francesco durante la messa funebre, che illustra questo articolo, è sufficientemente eloquente della profonda oscurità della sua anima: sembra che stia partecipando al suo stesso funerale.»

[Ma la Speranza viene sempre dal Cielo per coloro che hanno Fede!... E l'apparizione della Croce luminosa nelle tenebre di Roma lo dimostra ampiamente... ndr].




Concludo, pubblicando due video interessanti trasmessi su Visione TV: il primo verte su un'intervista a don Alessandro Minutella e il secondo su un'altra ad Andrea Cionci.





Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti degli articoli QUI e QUI.