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| Nino Musio |
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| ‒ La rimozione dei crocifissi nelle scuole della città di Parigi ‒ |
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| Greg Olsen |
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| Notre-Dame in fiamme |
...le Sue ricchezze non le tengo solo per me. Per gli uomini esse sono un tesoro inesauribile. Sap. 7, 13-14
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| Nino Musio |
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| ‒ La rimozione dei crocifissi nelle scuole della città di Parigi ‒ |
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| Greg Olsen |
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| Notre-Dame in fiamme |
Per chi non conoscesse ancora la mente e la preparazione intellettuale del filosofo, saggista e pluri-premiato scrittore, nonché docente universitario Giorgio Agàmben, può documentarsi QUI e QUI sul sito composto da alcuni suoi allievi dal quale provengono i brani esposti.
La sua posizione ferma contro i soprusi e le prevaricazioni del mondo, soprattutto negli ultimi tempi pandemici, gli ha inviso i mezzi di comunicazione più importanti, boicottandone il pensiero e l'espressione a più riprese... ma la Verità, in barba a qualsiasi potere umano, non potrà MAI essere taciuta del tutto, perché un germoglio inatteso affiorerà sempre, anche dal cemento più duro...
La Verità e il Nome di Dio
È da quasi un secolo che i filosofi parlano della morte di Dio e, come spesso accade, questa verità sembra oggi tacitamente e quasi inconsapevolmente accettata dall'uomo comune, senza che ne siano tuttavia misurate e comprese le conseguenze.
Una di queste – e certamente non la meno rilevante – è che Dio – o, piuttosto, il suo nome – era la prima e ultima garanzia del nesso fra il linguaggio e il mondo, fra le parole e le cose.
Di qui l'importanza decisiva nella nostra cultura dell'argomento ontologico, che stringeva insolubilmente insieme Dio e il linguaggio, e del giuramento pronunciato sul nome di Dio, che obbligava a rispondere della trasgressione del vincolo fra le nostre parole e le cose.
Se la morte di Dio non può che implicare il venir meno di questo vincolo, ciò significa allora che nella nostra società il linguaggio è diventato costitutivamente menzogna.
Senza la chiara garanzia del nome di Dio, ogni discorso, come il giuramento che ne assicurava la verità, non è più che vanità e spergiuro.
È quanto abbiamo visto apparire in piena luce in questi ultimi anni, quando ogni parola proferita dalle istituzioni e dai media era soltanto vacuità e impostura.
Viene ora al suo termine ultimo un'epoca quasi bimillenaria della cultura occidentale, che fondava la sua verità e i suoi saperi sul rapporto fra Dio e il logos, fra il nome sacrosanto di Dio e i semplici nomi delle cose.
Se abbiamo perduto la fede nel nome di Dio, se non possiamo più credere nel Dio del giuramento e dell'argomento ontologico, non è, però, escluso che sia possibile un'altra figura della verità, che non sia soltanto la corrispondenza teologicamente obbligata fra la parola e la cosa.
Una verità che non si esaurisca nel garantire l'efficacia del logos, ma faccia in esso salva l'infanzia dell'uomo e custodisca ciò che in lui è ancora muto come il contenuto più intimo e vero delle sue parole.
Possiamo ancora credere in un Dio infante, come quel Gesù bambino che, come ci è stato insegnato, i potenti volevano e vogliono ad ogni costo uccidere.
Secondo i giuristi arabi, le azioni umane si classificano in cinque categorie, che essi elencano in questo modo: obbligatorio, lodevole, lecito, riprovevole, proibito.
All'obbligatorio si oppone il proibito, a ciò che merita lode ciò che è da riprovare. Ma la categoria più importante è quella che sta al centro e che costituisce per così dire l'asse della bilancia che pesa le azioni umane e ne misura la responsabilità (quest'ultimo termine nel linguaggio giuridico arabo equivale a «peso»).
Se lodevole è ciò il cui compimento è premiato e la cui omissione non è proibita, e riprovevole è ciò la cui omissione è premiata e il cui compimento non è proibito, il lecito è ciò su cui il diritto non può che tacere e non è pertanto né obbligatorio né proibito, né lodevole né riprovevole.
Esso corrisponde allo stato paradisiaco, nel quale le azioni umane non producono alcuna responsabilità, non sono in alcun modo «pesate» dal diritto.
Ma – e questo è il punto decisivo – secondo i giuristi arabi è bene che questa zona di cui il diritto non può in alcun modo occuparsi sia la più ampia possibile, perché la giustizia di una città si misura proprio dallo spazio che lascia libero dalle norme e dalle sanzioni, dai premi e dalle censure.
Nella società in cui viviamo sta avvenendo esattamente il contrario. La zona del lecito si restringe ogni giorno di più e una ipertrofia normativa senza precedenti tende a non lasciare alcun ambito della vita umana fuori dall'obbligo e dalla proibizione.
Prima non meglio identificate ragioni di sicurezza e poi, in misura crescente, ragioni di salute hanno reso obbligatoria un'autorizzazione per compiere gli atti più abituali e innocenti, come passeggiare per strada, entrare in un locale pubblico o recarsi nel luogo di lavoro.
Una società che restringe a tal punto l'ambito paradisiaco dei comportamenti non pesati dal diritto è non soltanto, come ritenevano i giuristi arabi, una società ingiusta, ma è propriamente una società invivibile, in cui ogni azione deve burocraticamente essere autorizzata e giuridicamente sanzionata e l'agio e la libertà dei costumi, la dolcezza delle relazioni e delle forme di vita si riducono fino a scomparire.
La quantità delle leggi, dei decreti e dei regolamenti è inoltre tale, che non soltanto diventa necessario ricorrere a degli esperti per sapere se una certa azione è lecita o proibita, ma perfino i funzionari incaricati di applicare le norme si confondono e contraddicono.
In una simile società, l'arte della vita non può che consistere nel ridurre al minimo la parte dell'obbligatorio e del proibito e nell'allargare per converso al massimo la zona del lecito, la sola in cui se non una felicità, almeno una letizia diventa possibile.
Ma questo è proprio quanto gli sciagurati che ci governano si ingegnano in ogni modo ad impedire e a rendere difficile, moltiplicando le norme e i regolamenti, i controlli e le verifiche.
Finché la tetra macchina che hanno costruito rovinerà su se stessa, inceppata dalle stesse regole e dagli stessi dispositivi che dovevano permetterne il funzionamento.
Una buona notizia
Nella cupa situazione in cui ci troviamo ci sono a volte delle buone notizie. Una di queste è per me la decisione della stampa cosiddetta del mainstream di non recensire i miei libri e di non nominare in alcun modo il mio nome.
Che il mio nome compaia su quelle pagine che nei due ultimi anni hanno mostrato il loro servilismo sarebbe per me causa di disagio e non posso che essere molto grato ai giornalisti per la loro decisione.
Il contegno dei media in questi due anni resterà infatti come una delle pagine più vergognose nella storia del nostro paese.
Quando un giorno gli storici indagheranno su quanto è avvenuto, i media figureranno in prima linea fra i complici di crimini politici di cui soltanto allora si potrà forse misurare pienamente l'entità.
Apparirà allora senza possibili scusanti la responsabilità dei giornalisti che, com'era avvenuto nel ventennio fascista, sapevano e nondimeno hanno obbedito senza porsi problemi agli ordini dei loro direttori.
Perché hanno taciuto? Perché hanno obbedito?
Sul tempo che viene
Ciò che sta oggi avvenendo su scala planetaria è certamente la fine di un mondo. Ma non – come per coloro che cercano di governarla secondo i loro interessi – nel senso di un trapasso a un mondo più consono alle nuove necessità dell'umano consorzio.
Tramonta l'età delle democrazie borghesi, coi suoi diritti, le sue costituzioni e i suoi parlamenti; ma, al di là della scorza giuridica, certo non irrilevante, a finire è innanzitutto il mondo che era iniziato con la rivoluzione industriale e cresciuto fino alle due – o tre – guerre mondiali e ai totalitarismi, tirannici o democratici, che le hanno accompagnate.
Se le potenze che governano il mondo hanno ritenuto di dover ricorrere a misure e dispositivi così estremi come la biosicurezza e il terrore sanitario, che hanno istaurato ovunque e senza riserve, ma che minacciano ora di sfuggir loro di mano, ciò è perché temevano secondo ogni evidenza di non aver altra scelta per sopravvivere.
E se la gente ha accettato le misure dispotiche e le costrizioni inaudite cui è stata sottoposta senza alcuna garanzia, ciò non è soltanto per la paura della pandemia, ma presumibilmente perché, più o meno inconsapevolmente, sapeva che il mondo in cui aveva vissuto fin allora non poteva continuare, era troppo ingiusto e inumano.
Va da sé che i governi preparano un mondo ancora più inumano, ancora più ingiusto; ma in ogni caso, da una parte e dall'altra, si presagiva in qualche modo che il mondo di prima – come si comincia ora a chiamarlo – non poteva continuare.
Vi è certamente in questo, come in ogni oscuro presentimento, un elemento religioso. La salute si è sostituita alla salvezza, la vita biologica ha preso il posto della vita eterna e la Chiesa, ormai da troppo tempo abituata a compromettersi con le esigenze mondane, ha più o meno esplicitamente acconsentito a questa sostituzione.
Non rimpiangiamo questo mondo che finisce, non abbiamo alcuna nostalgia per l'idea dell'umano e del divino che le onde implacabili del tempo stanno cancellando come un volto di sabbia sul bagnasciuga della storia.
Ma con altrettanta decisione rifiutiamo la nuda vita muta e senza volto e la religione della salute che i governi ci propongono.
Non aspettiamo né un nuovo dio né un nuovo uomo – cerchiamo piuttosto qui e ora, fra le rovine che ci circondano, un'umile, più semplice forma di vita, che non è un miraggio, perché ne abbiamo memoria ed esperienza, anche se, in noi e fuori di noi, avverse potenze la respingono ogni volta nella dimenticanza.
Giorgio Agamben
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| Susan Seddon Boulet 1941-1997 |
Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it
Sebirblu, 12 gennaio 2023
Esso coinciderà con un raro avvenimento della Chiesa. Avverrà alle 20:30 di un giovedì dedicato ad un martire dell'Eucaristia ed inserito nell'arco temporale di ‒ marzo, aprile o maggio ‒ nei giorni compresi tra l'8° e il 16°, e sarà annunciato una settimana prima da Conchita.
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| Ora... si apre il vaso di Pandora! |
Riporto due articoli pubblicati da due testate diverse, ma dal contenuto abbastanza simile, sulle miserevoli esequie tributate a Benedetto XVI dalla Falsa chiesa di Bergoglio (il minuscolo è mio ed è voluto) che fa emergere più che mai il profondo squallore nel quale è precipitata la Sacra Istituzione fondata dal Cristo.
Adesso, scomparso il Katéchon, il fortilizio, o baluardo Ratzinger, a salvaguardia della vera Dottrina Cristiana, le porte sono spalancate per la comparsa biblica dell'anti-Cristo.
Giorni inquietanti e tenebrosi aspettano l'umanità, non soltanto secondo gli scritti di San Paolo, ma anche in base alle profezie vicine e lontane tramandateci nel tempo da mistici e veggenti.
Sono molti, infatti, coloro che con ansia e timore ‒ primo fra tutti l'«Argentino» al potere ‒ attendono le rivelazioni scritte da mons. Georg Gänswein, insieme a Saverio Gaeta, sul libro di prossima uscita: "Nient'altro che la Verità".
Proprio come sta accadendo sul versante mondano col testo del principe "Harry" d'Inghilterra che svelerà gli "altarini" della famiglia reale e non solo.
D'altronde, è il tempo in cui la stessa verità "sarà gridata dai tetti".
È incredibile però constatare come, sempre di più, le due "Bestie apocalittiche" procedano di conserva come in questo caso: da un lato, nella Chiesa, la dipartita di Joseph Ratzinger e dall'altro, nel Mondo, il decesso della Regina Elisabetta. Entrambi hanno dato il "La" agli svelamenti. (Cfr. QUI, QUI e QUI).
Perciò, è sul punto di aprirsi il gran "Vaso di Pandora" che esporrà tutti i retroscena rimasti finora dietro le quinte, e che hanno influenzato in modo più o meno grave la popolazione planetaria. Il processo rimuoverà ineluttabilmente ogni marciume di uomini e cose maturatosi nei secoli, per dar vita infine ai tanto sospirati Cieli e Terra nuovi.
Questa, ad esempio, è una piccola clip estratta da un filmato del compianto Edson Glauber (QUI ho parlato di lui), dove riporta chiaramente ciò che ha ricevuto dal Cielo.
Ecco dunque il primo scritto, che mostra tutta la profonda indignazione affiorante dal cuore di molta gente devota a papa Ratzinger.
‒ soli, senza neanche una rappresentanza cardinalizia, nel più assoluto anonimato, come se realmente non si trattasse di un SANTO PADRE, seppur "emerito".
Un uomo che è stato un gigante e dottore della Chiesa, Benedetto XVI, trattato meno di un essere umano, perché almeno costui avrebbe avuto UN CARRO FUNEBRE! Avrebbe avuto UN CORTEO, che lo accompagnasse FIN ALL'INTERNO DI SAN PIETRO!
Non abbiamo visto le bandiere a mezz'asta, io inorridita, nemmeno le campane che hanno suonato a morto per tutta Roma ho sentito!
L'invidia, la meschinità di "chi" ha voluto tutto ciò raggiunge ogni limite della umana comprensione: (egli, Bergoglio; ndr) non voleva nemmeno presiedere fino in fondo alle esequie di Papa Ratzinger, ma andarsene... come un ragazzino capriccioso che non vuol fare il suo dovere...
E infatti appena il feretro del Santo Padre Benedetto XVI si stava dirigendo verso le grotte vaticane, lui si è eclissato! E così sono stati Padre Georg e le Memores ad accompagnarLo nel luogo di Riposo Eterno.
Livore e gelosia di un uomo che non ha riguardo per il dolore altrui: il nostro dolore, di chi ha amato fervidamente e AMA TUTTORA il Santo Padre Benedetto, pregando ogni giorno per la sua Anima!
Ma da "colui" che non è all'altezza di scrivere un santo pensiero, una preghiera (i discorsi glieli scrivono di sicuro) e non ha mostrato deferenza per il SUO ILLUSTRE PREDECESSORE cosa possiamo aspettarci?
Le prime PERFIDE CATTIVERIE si manifestarono con il taglio dei tralci dell'uva (della piccola vigna regalata a Benedetto XVI dalla Coldiretti, ved. QUI e QUI; ndr), saranno stati 10 o 15 filari nei giardini di Castel Gandolfo...
E di tutti gli ettari là esistenti, proprio quei vitigni (Bergoglio; ndr) doveva FAR RADERE AL SUOLO? Becera e crudele malvagità che ha portato le lacrime sul volto e nel cuore di Benedetto XVI.
E poi il proibirgli di andare a Castel Gandolfo in estate, per respirare l'aria buona, altra bassezza gratuita, chissà che non abbia contribuito al SUO DECLINO fisico? Costretto a Roma in estate con quel caldo torrido! Un santo uomo indebolito nel fisico!
E non basterebbe un solo articolo per descrivere tutto! Vi ho esposto soltanto alcuni dei "dispetti" che il rozzo pseudo-papa ha fatto a Benedetto XVI.
Ma sai una cosa, "carissimo" Bergoglio-Francesco? Non penso che tu avrai uno stuolo di gente che da tutto il mondo pregherà per te, dopo che sarai defunto, (il più tardi possibile si spera) e sai perché?
Perché sei cattivo, sei stato capace solo di compiere sgarbi e villanìe gratuite a chi invece ti ha amato, rispettato e pregato per te, ogni giorno, dalla tua nomina fino al 31 dicembre 2022: DIO VEDE E PROVVEDE!
"SIGNORE TI AMO!" (Sono state le ultime parole di Ratzinger; ndr).
Il santo Magistero di Benedetto XVI sarà divulgato in eterno.
Dillo ai tuoi amici: avete perso!
La Santa Vergine Immacolata ha schiacciato la testa a Satana.
A.M.C.
«I mediocri si circondano di persone più mediocri di loro per poterle gestire a piacimento e per nascondere la propria mediocrità. È quello che ha fatto Bergoglio appena salito al soglio pontificio. Ed è stato dimostrato per l'ennesima volta con la morte di Papa Benedetto XVI.
Riassumo qui alcuni avvenimenti degli ultimi giorni, per lo più aneddotici, ma che rivelano l'animo meschino e gretto di Papa Francesco. Alcuni sono pubblici; altri, invece, mi sono state affidati da fonti discrete che percorrono i corridoi del Sacro Palazzo.
– Prima ancora che si diffondesse la notizia della morte di Benedetto XVI, da Santa Marta erano già partiti gli ordini: il lavoro in Vaticano sarebbe continuato come sempre. In altre parole, "qui non è successo niente".
Coloro che lavorano nella Santa Sede – chierici e laici – hanno fatto sapere che se non avessero sospeso le loro attività per poter partecipare almeno alla messa funebre, avrebbero comunque preso il giorno di riposo.
Santa Marta dovette allora scendere a compromessi: avrebbero potuto partecipare alla messa, ma solo fino alle 13.00. Poi sono dovuti tornare al lavoro.
– Non è stato dichiarato alcun lutto ufficiale nella Città del Vaticano, nelle sue sedi estere o nelle sue nunziature. Le campane non sono state suonate per i morti e le bandiere non sono state esposte a mezz'asta. Quest’ultimo dettaglio ha provocato una grande sorpresa.
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Un segno preciso della confusione regnante in Vaticano è stata la nebbia, insolita per Roma, che ha avvolto il "Cupolone" e la Basilica. |
– Nei sacrosanti palazzi si ripeteva in continuazione che l'ordine era di continuare come se nulla fosse accaduto. Proprio per questo motivo, mercoledì, Bergoglio ha tenuto l'udienza generale come di consueto, mentre a pochi metri di distanza giaceva il corpo insepolto del suo predecessore. E ha fatto appena un riferimento a lui, definendolo "un grande maestro della catechesi".
– Molti cardinali e vescovi sono rimasti delusi per non aver potuto partecipare alla processione che ha portato le spoglie del defunto papa dal monastero Mater Ecclesiae alla Basilica di San Pietro.
In qualsiasi Paese, in qualsiasi monarchia, questa processione ha una particolare e austera solennità, anche quando non si tratta della morte del monarca regnante (si ricordi il caso di Don Juan de Borbón, o della Regina Madre d’Inghilterra o del Principe Filippo di Edimburgo).
Le spoglie di Papa Benedetto XVI sono state trasportate in un furgone grigio. Né Francesco né il cardinale vicario hanno presieduto il corteo. Dietro il SUV c'erano semplicemente monsignor Georg Gänswein e le Memores, le donne che lo hanno assistito negli ultimi anni. In Curia la cosa è stata accolta molto male: "Non si fa così nemmeno con un vicino del più piccolo paese d’Italia", dissero.
– Una delle cose che più ha colpito i membri della Casa Pontificia e degli altri uffici della Curia che si aggiravano intorno alla cappella funeraria è stato il numero di giovani sacerdoti – diverse centinaia – che erano venuti per dare l'addio a Papa Benedetto vestiti con l'abito talare.
Uno di loro, a bassa voce, ha commentato: «Ho conosciuto Papa Benedetto quando ero seminarista, insieme al resto dei miei compagni di classe. Le parole che ci ha ripetuto più volte sono state: "Studiate molto e pregate molto".»
Era impensabile che ci dicesse: "I sacerdoti sono uomini, e per questo molti di loro guardano la pornografia" (queste ultime parole sono i recenti commenti di Papa Francesco ai seminaristi dell'arcidiocesi di Barcellona).
– Allo stesso modo, ha colpito il numero di giovani e di famiglie con bambini che sono venuti a vedere Benedetto XVI stando fuori.
– Una delle questioni che più ha infastidito i vescovi e i cardinali presenti è stato l'atteggiamento indolente del cardinale Gambetti, arciprete della Basilica di San Pietro. Il suo atteggiamento freddo e meccanico durante la celebrazione del primo responsorio (con la voce appena percettibile che si è sentita pronunciare) e la sua mancanza di previsione di molti dettagli non sono passati inosservati.
Ripugnante è pure risultata essere la presenza di Ettore Valzania, un odontotecnico di professione, nominato dallo stesso cardinale direttore della basilica, che durante i tre giorni ha passeggiato all'interno della basilica indossando jeans mentre riceveva cardinali e capi di Stato.
Questo personaggio oscuro e volgare era responsabile, tra l'altro, di aver disposto che i fedeli potessero fermarsi per non più di due o tre secondi davanti al corpo esposto del papa defunto, senza poter recitare una preghiera davanti a lui. Non sarebbe stato possibile, ad esempio, prolungare l'orario di apertura della Basilica di San Pietro?
– Molti dei vescovi e dei cardinali di tutto il mondo che sono venuti a salutare il Papa emerito sono rimasti stupiti – e lo hanno fatto sapere a chi era loro più vicino – dall'indolenza dei gesti e delle parole di Bergoglio nei confronti del suo predecessore. Uno di loro ha commentato: "Nutrire le anime e non le bocche, questa è la missione della Chiesa".
– Non appena si è saputo della morte di Benedetto XVI, Santa Marta si è affrettata a dichiarare che, per una dubbia volontà del defunto, avrebbero partecipato solo le delegazioni ufficiali di Italia e Germania.
La notizia era talmente inaspettata che solo in tarda serata il Governatorato ha dato ordine ai rispettivi funzionari di predisporre i parcheggi per i veicoli ufficiali che avrebbero trasportato i leader e i ministri.
– La Segreteria di Stato ha informato ufficialmente i Paesi che inviano delegazioni che i loro rappresentanti devono astenersi dall'indossare abiti formali. È stata una sorpresa, perché anche nel caso dei funerali dei cardinali si usa questo tipo di abito. Anche questi onori sono stati negati a Papa Ratzinger.
– Conosciamo la lana di cui sono fatti i giornalisti, ma alcuni conservano ancora un po' di onestà. La vulgata che girava nelle redazioni di tutto il mondo, e nella stessa sala stampa della Santa Sede, era che Papa Benedetto fosse sempre un pontefice distante, odiato o indifferente al popolo cristiano.
Molti di loro hanno tranquillamente riconosciuto il loro giudizio errato quando hanno visto l'enorme e sorprendente numero di persone che si sono recate nella Basilica di San Pietro negli ultimi giorni.
In effetti, il numero di sedie che ha riempito Piazza San Pietro per la messa funebre è stato eguagliato solo dalla messa inaugurale del pontificato di Francesco, "quando nessuno lo conosceva", ha aggiunto un vescovo malizioso.
Il volto di Papa Francesco durante la messa funebre, che illustra questo articolo, è sufficientemente eloquente della profonda oscurità della sua anima: sembra che stia partecipando al suo stesso funerale.»
[Ma la Speranza viene sempre dal Cielo per coloro che hanno Fede!... E l'apparizione della Croce luminosa nelle tenebre di Roma lo dimostra ampiamente... ndr].
Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it
Fonti degli articoli QUI e QUI.