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venerdì 23 maggio 2025

Malachia: il motto perduto... ORA TUTTO SI SPIEGA!

 
Andrey Shishkin

Sebirblu, 20 maggio 2025

La disinvoltura e la cecità del mondo, soprattutto di quello cattolico, con le quali è stato accolto ed applaudito il neo eletto al Soglio di Pietro (come il noto Aldo Maria Valli ha fatto QUI, salvo ricredersi ora QUI) hanno davvero dell'incredibile! Ecco il commento di don Minutella.




Dopo ben dodici anni di rovina e devastazione a cui è stata sottoposta la "Parola" insegnata da Nostro Signore a causa del disastroso governo bergogliano, non si può non accorgersi che l'elezione del suo pupillo, Robert Francis Prevost, non è altro che la sua continuazione... sotto mentite spoglie. 

Lo annuncia il medesimo Leone XIV, che io chiamo "Francis 2", in questo video rivolto ai cardinali (in mezzo ai quali si distingue il sorriso compiaciuto di Raniero Cantalamessa, un altro "accecato" eccellente dopo padre Livio Fanzaga (a causa della "potenza d'inganno", ved. QUI), dicendo che il suo operato procederà sulla scia del Concilio Vaticano II, sovrapponendosi a quello del suo predecessore e mentore. (QUI le interessanti note esplicative di Cesare Sacchetti).




È doveroso, a questo punto, richiamare l'attenzione su ciò che aveva scritto Fra' Bugnolo QUI, riguardo all'aggiornamento canonico approntato dai papi Wojtyla e Ratzinger per fronteggiare un eventuale piano eversivo della massoneria ecclesiastica, che già intravedevano, e che si è avverato l'11 febbraio 2013 con la "Declaratio di rinuncia" di Benedetto XVI, sottrattosi solo al pontificato attivo e non al "munus" (mandato divino).

Per tal motivo, come viene chiarito nel video QUI, da quel conclave invalido, perché il VERO pontefice era ancora vivo, e con l'elezione di Bergoglio pilotata dalla "mafia di San Gallo" QUI, ogni atto, decreto, promozione al cardinalato svolti dall'Argentino sono NULLI.

Di conseguenza, risulta canonicamente e legittimamente INVALIDA anche l'elezione alla successione petrina di Robert Francis Prevost, come spiega, servendosi della voce narrante in questo video, il dotto canonista e latinista Fra' Bugnolo.




D'altronde, non è certo un lapsus che l'ex segretario personale di Benedetto XVI, mons. G. Gaenswein, su RAI 1 nel 2023 (e quindi a papa già defunto dal 31/12/2022), si sia pronunciato così: "abbiamo 265 papi" (posizione della cronologia storica che apparteneva a Ratzinger e non a Bergoglio, 266°). QUI, si può leggere l'ottimo e interessante pezzo del dr. Cionci non più rintracciabile su "Libero". 

Pertanto, il nuovo "pontefice" potrebbe anche essere un sant'uomo (sebbene non impeccabile, come vedremo) ma che cardinale non è, e men che meno pontefice, in quanto facente parte di un totale contesto giuridicamente NULLO, INESISTENTE, come le ingiuste scomuniche e riduzioni allo stato laicale inflitte dal falso papa Francesco a molti, ma soprattutto ai presbiteri del Sodalizio Sacerdotale Mariano in unione a don Alessandro M. Minutella.

Ed è proprio quest'ultimo che nel recentissimo video espone ancor più l'INVALIDITÀ dei due pseudo pontefici di origini italo-latino-americane, partendo dal 12° minuto.  




E parlando di Prevost o "Francis 2", un interessante articolo, QUI, ha attirato la mia attenzione sulla famosissima e discussa sequenza di motti latini di S. Malachia, come avevo già argomentato QUI e QUI, riferendosi a 111 papi, iniziando da Celestino II nel lontano 1144 e finendo con Benedetto XVI = "Gloria olivae".

La "tabella profetica" termina con un misterioso "Pietro Romano" che si distacca dalla lista dei motti precedenti non avendone alcuno, se non la pesante caratteristica che «pascerà le greggi in molte tribolazioni e, passate queste, la città dei sette colli sarà distrutta e il Giudice tremendo giudicherà il suo popolo».

A tale proposito, focalizzandomi su alcune parti dello scritto appena citato, riporto un'altra importante osservazione concernente il testo latino esposto qui di seguito:




"In persecutione, extrema S.R.E. sedebit.
Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus judicabit populum suum. Finis."

Da  molti  interpreti  si  è erroneamente  ritenuto  che  (lasciando  perdere  la  virgola dopo "In persecutione", che potrebbe anche andare) il punto e a capo tra "sedebit" e "Petrus" fossero due errori di stampa, perché altrimenti la frase non avrebbe potuto avere senso compiuto.

In base a ciò, si è quasi tacitamente convenuto di ricomporre le due frasi in una sola, che sarebbe perciò suonata così:

"In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus judicabit populum suum. Finis.".

La traduzione sarebbe stata allora la seguente:

"Nell'estrema persecuzione di Santa Romana Chiesa regnerà Pietro Romano, che pascerà le pecore fra molte tribolazioni, passate le quali, la città dei sette colli sarà distrutta e il giudice tremendo giudicherà il suo popolo. Fine".

A maggior chiarimento, l'aggettivo "extrema" indica principalmente una "situazione ultima, nel tempo finale", e NON si riferisce quindi al termine "persecutione" (di) "Sanctae Romanae Ecclesiae" al genitivo, bensì al nominativo, essendone il soggetto. E il verbo futuro "sedebit" NON corrisponde soltanto a "regnare" ma pure a "sedersi", a "prostituirsi", ad esercitare il mestiere di meretrice, come viene evidenziato sulla pagina del vocabolario latino "Castiglioni-Mariotti".




In tal modo la frase drammatica, rompendo la sequenza fredda dei motti, diverrebbe: "Nella persecuzione, Santa Romana Chiesa verso il tempo finale si prostituirà, cioè apostaterà". 

Questo passaggio richiama alla mente la prostituta dell'Apocalisse seduta sulla Bestia dalle sette teste che raffigurano, in questo caso, i sette colli romani. (Cfr. QUI, l'intesa storica di Abu Dhabi).

È dunque all'interno di tale frase che va ricercato quell'elemento di "rottura" dovuto all'estremo disastroso stato di Santa Romana Chiesa che causerà, di conseguenza, una sorta di "palingenesi", il sorgere di una "Nuova Chiesa" (come tanti messaggi altissimi annunciano: quella mistica di Giovanni; ved. QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI e predetta pure da Ratzinger QUI; ndr).»

(Con ciò, termina quanto ho riportato dello scritto e ne ripeto il link, per chi volesse leggerlo interamente). 

Così, dopo l'ultimo papa profetizzato come "Gloria olivae", nel testo viene descritto che qualcosa di grave sarebbe accaduto nel frattempo alla Chiesa: la perdita della Fede, derivata da una vessazione continua e silenziosa che ne avrebbe svuotato il contenuto. Ma san Malachia si astiene dal precisarne i motivi o l'artefice...




Si limita ad annunciare, come chiosa finale, che nel caos sarà: "Petrus Romanus, qui (sta per "colui che") pascerà le pecore fra molte tribolazioni, passate le quali, la città dei sette colli sarà distrutta e il giudice tremendo giudicherà il suo popolo. Fine".

È emblematico notare che la profezia si conclude con un "Pietro Romano", avente lo stesso nome dato dal Divino Maestro al primo Apostolo: "Tu sei Pietro e su questa pietra erigerò la Mia Chiesa". (Mt 16, 18-19). 

Il suo nome era "Simone, figlio di Giona" e solo in quel momento fu nominato "Cefa", che in aramaico e in greco (petros) vuol dire "pietra", "roccia", "sasso", in riferimento al suo carattere forte e stabile, alla sua fede e allo speciale ruolo datogli come "roccia" della Nuova Istituzione.

La mancanza di altri aforismi malachiani indicanti il tradimento della Chiesa dopo il motto di "Gloria olivae" e il vaticinio della sua distruzione finale sotto il governo di "Petrus Romanus" fa pensare ad una sospensione, ad uno strano vuoto da colmare tra questi due ultimi protagonisti.

Ci sono infatti da "riempire" ben dodici anni, da quando il Falso Profeta, infiltratosi con l'inganno al vertice della Santa Sede, ha ampiamente devastato i "campi del Signore" per preparare l'avvento dell'Anti-Cristo e, una volta deceduto, il piano del Serpente Antico non poteva fermarsi, pur risultando "inesistente", nell'antico testo, l'iniquo personaggio.
 



Ecco perciò entrare in scena l'enigmatico "Petrus Romanus", alias "Francis 2", per completare l'opera sovrapponendosi all'altro, a "Francesco 1", sulla stessa lunghezza d'onda. È quasi come se si fosse compiuta la predizione* secondo cui lo "scomparso" (ma vivente in spirito) fosse tornato... sotto la figura camaleontica di Leone XIV.

*(Nell'Apocalisse, la profezia principale riguardante il Falso profeta si riferisce alla propria capacità di influenzare le persone e di spingerle a seguire il male, piuttosto che la verità di Dio. E, infatti, il suo successore ha detto: "Ho sentito forte la presenza spirituale di Francesco che dal Cielo ci accompagna"; ved. QUI).

Colto, poliglotta, di aspetto gentile e raffinato nei modi, Robert Francis Prevost ha spiazzato tutti, o quasi... se si esclude chi ha davvero gli occhi d'anima aperti...

Se si pensa che Pietro Parolin, evocante per tal nome l'ultimo Vicario della profezia, ha disatteso i pronostici dei più, forse bisognerebbe approfondire meglio ciò che è stato scritto QUI, riguardo al cognome "Prevost" del nuovo eletto in Vaticano. 

Il termine Prevost riorganizzato diventa Petrovs, l'anagramma perfetto di Petrus, cioè Pietro. Nell'antico idioma latino la lettera "v" corrisponde alla "u", rendendo "Petrous" equivalente a "Petrus", che in lingua inglese è un aggettivo qualificativo: fatto "di pietra, pietroso". In ogni caso, il termine è molto chiaro riferendosi al nome Pietro/Cefa ‒ pietra, roccia, sasso, come precisato sopra.

Per quanto concerne invece l'attributo "Romano" datogli da Malachia, il nuovo Vescovo di Roma ha vissuto nella "Città Eterna" complessivamente per dodici anni, sia per avervi studiato Diritto Canonico alla Pontificia Università san Tommaso d'Aquino che rivestendo, alternativamente ai suoi viaggi, diversi incarichi prestigiosi. (ved. QUI, la biografia). D'altronde, lo ha dichiarato lui stesso...




Ora, se l'analisi compiuta su "Petrus Romanus" che assimila Leone XIV all'ultimo personaggio della profezia risulta corretta, sarebbe un "segno" oltremodo significativo della conclusione di due millenni di storia fondati su una Chiesa umana, temporale ed immanente, che sta per cedere il passo ad un'altra, mistica, spirituale e trascendente, ossia giovannea.

MA... ecco una SORPRESA!...

... perché a questo punto la mia ricerca è stata premiata...  in quanto, proprio adesso, ho ricevuto la risposta che riempie quel vuoto, quel tassello che mi mancava, il "salto" fra il 111° ultimo papa "Gloria olivae" e "Petrus Romanus"

Davvero incredibile l'intervento superiore quando si è proiettati in avanti per servire la consapevolezza del prossimo!

Sul web ho trovato, QUI, un articolo molto chiarificatore: è un'intervista ad uno dei più importanti studiosi del mondo sulle profezie dei papi del vescovo irlandese, che ha scritto un libro profetico a mo' di romanzo, basato su proprie esperienze personali. Si tratta del prof. Olaf Shom Kirtimukh, d'origine indiana, docente universitario a Roma.



prof. Olaf Shom Kirtimukh - (classe 1963)

«Domanda del giornalista: ‒ Oltre che scrittore sei laureato in letteratura inglese e in teologia, ci spieghi come e dove comincia tutto?

Risposta: "Nel 1992 mi recai nella Basilica di San Paolo fuori le Mura per osservare i ritratti dei papi; scoprii che nella fila dei «tondi» erano rimasti solo tre spazi vuoti." [...] (Questo coincide con quello che disse la Madonna a Conchita, la veggente di Garabandal; ved. QUI – ndr).




Studiandoli, cercai di comprendere quanti medaglioni privi di identità ci fossero allorché nel 1139 san Malachia venne a Roma, per la prima volta, in occasione del Concilio Laterano II. Ne dedussi che, secondo la disposizione stabilita in quel tempo nella basilica, vi erano ben 113 posti vacanti... un numero straordinariamente vicino a quello che si riscontra nel testo scritto. Durante tale sosta, egli ebbe una visione da cui scaturì la profezia consegnata subito ad Innocenzo II.[...]

La seconda visita all'Urbe accadde per un'udienza concessagli da Eugenio III, ma non lo incontrò perché il popolo in rivolta lo aveva cacciato. Il papa era andato a Viterbo. Mi ci recai anch'io per raggiungerlo. [...]

Dopo un po' di tempo e varie traversie riuscii ad ottenere il permesso di entrare nel convento diroccato di Santa Maria in Gradi, dove il santo Vescovo irlandese aveva soggiornato aspettando il pontefice profugo. Là, nel 1994, tra le rovine della chiesa eponima (che ha dato il nome al luogo; ndr) e il chiostro, trovai un'incisione spezzata. Ricomponendola, apparve la fatidica espressione "Caput nigrum" = "Capo nero". Il famoso motto perduto." [...]

Giornalista: ‒ È bene ricordare che l'unica documentazione che testimonia l'esistenza di questo motto si trova nel tuo libro "La vigilia dell'Eternità", già edito nel 2001, il cui sottotitolo recita: "...ovvero il racconto di cose alle quali non si crederà finché non si saranno avverate." » [...] 




Adesso, unendo i puntini, pubblico l'opinione di un altro esperto eccezionale qual è Alfredo Barbagallo, di cui ho già esposto il pensiero nei miei due post "linkati" sopra, che dice:

"Il prof. Olaf non è soltanto uno scrittore. È uno dei più grandi conoscitori e studiosi al mondo sulla profezia malachiana. Il ritrovamento del reperto a Viterbo su un blocco di tufo, con l'incisione del motto disperso "Caput nigrum", si presenta come una figura incognita di transizione, senza necessariamente essere un pontefice, da inserire nel testo fra "Gloria olivae" e "Petrus Romanus". Stiamo assistendo, di fatto, ad un nuovo e articolato elemento precognitivo, sia pure in termini ideativi, che per l'intrinseca eccezionalità non può che suscitare notevole interesse."

Indubbiamente, secondo me, questo straordinario "anello mancante" dell'aforisma ritrovato "Caput nigrum", non solo spiega la comparsa apocalittica nel mondo del gesuita pseudo-papa Bergoglio (in quanto il nero è l'emblema del loro Ordine), ma coincide perfettamente con il conteggio dei 113 medaglioni vuoti che il prof. Olaf dedusse dal tempo in cui san Malachia si recò a Roma.

Perciò i conti tornano perfettamente: 111 sono i papi descritti fino a Benedetto XVI, poi la parentesi disastrosa dell'Argentino (112) e il raffinato ed ultimo "colpo di coda" alla Chiesa Cattolica che, per mezzo del 113° "Francis 2", ossia "Petrus Romanus", verrà demolita del tutto. 

Per essere precisi, e per riduzione numerologica, il 111° corrisponde ad un 3, il 112° ad un 4, e il 113° ad un 5. Il significato dei numeri da 0 a 9 si trova QUI

In sintesi, il 3 è positivo (Omnia trina perfecta sunt), il 4 è negativo, spigoloso e chiuso in sé stesso, e il 5 indica una fine e un'apertura verso l'alto tramite quell'«ala» che, dopo la catastrofe (ultima frase di Malachia), ventila il tempo nuovo: la Chiesa mistica di Giovanni, basata solo sullo Spirito.




Come avevo notato nel lontano 2013 i numerosi "segni" nefasti manifestatisi, QUI, per l'elezione di Bergoglio, questa volta, oltre alla strana rottura della catena del campanone della Basilica di San Pietro il 21 aprile scorso, proprio nell'attimo in cui doveva essere diramato l'avviso di avvenuto decesso dell'«Argentino», una "famiglia" di gabbiani è stata ripresa insieme alla "fumata bianca", indicante al mondo l'esito positivo della votazione del Collegio cardinalizio, e non è stato un buon presagio:

La telecamera puntata sul comignolo, infatti, ha ripreso uno dei volatili nell'atto di rigurgitare un topo per nutrire il suo piccolo e questo, in contemporanea al fumo bianco, esprime chiaramente il genere di "cibo spirituale" che riceveranno i cattolici "incantati" di tutto il mondo.



 
Ed ora espongo a grandi linee le numerose analogie di pensiero e di azione che rendono simbiotico e continuativo il passaggio del "testimone" da Bergoglio al suo successore Prevost, come se fosse operante un solo Ente invisibile... ma noi sappiamo chi è... e sappiamo pure che "portae inferi non praevalebunt adeversus eam", ossia "le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa (la Chiesa). La frase fa parte di quella già scritta sopra: "Tu sei Pietro... ecc."; si trova sempre in Mt 16:18-19.

Riguardo alla regia anticristica che ha mosso il Falso Profeta prima, e che continua tuttora mediante il neo-eletto Leone XIV sulla medesima scia, anche se camuffata sotto un'apparente spiritualità, azioni e preghiere (soprattutto mariane), debbo far notare che i natali dei due ultimi pseudo-papi si equivalgono nella loro discendenza tra l'America latina e il Piemonte.

Le origini di Bergoglio: ‒ I suoi antenati emigrarono dall'Astigiano e dall'Alessandrino all'Argentina nel XIX secolo. Lui stesso ha affermato di avere "un forte legame" con le radici piemontesi.

Le origini di Prevost: ‒ Il nonno paterno, di nome Giovanni, era nato in Italia, in particolare nel paese di Settimo Rottaro, vicino ad Ivrea. Suo padre, Louis Marius Prevost, era di origini francesi e italiane, mentre la madre era spagnola e creola. Si dice pure che l'intera sua famiglia sia collegata a diverse migrazioni piemontesi in Argentina.

Purtroppo, è un dato di fatto che il biancovestito "Francis 2" risulti implicato come responsabile di gravi casi d'insabbiamento e di copertura di abusi sessuali, compiuti da sacerdoti sotto la sua giurisdizione, specialmente su tre sorelle peruviane, allora minori. Nella vicenda è stato gravemente perseguito anche l'avvocato, il sacerdote canonista che le difendeva. (Cfr. QUI, QUI, QUI e QUI).

Altri gravi motivi che accomunano "Francesco 1" a "Francis 2" sono quelli sul "siero magico" con le relative pericolose "punturine" come ‒ "atto d'amore" ‒ e sul deciso schieramento pro Ucraina a discapito (ed è un eufemismo mio) del "feroce nemico russo". Ecco i video:






A questo va aggiunto che quando il neo-eletto Prevost era Vescovo di Chiclayo, Perù, permise le "confessioni" (invalide e sacrileghe) tramite i telefonini, per rispettare le "distanze" durante la "pan-follia" e le "comunioni" con lo schermo tra il sacerdote e i fedeli che si accostavano all'Eucaristia; ved. QUI.




Non parliamo poi della sua analoga propensione "tutta bergogliana" per i migranti, gli "ultimi", i "ponti", le "inclusioni e le "periferie"... Ma per ora "Francis 2" mette maggiormente in risalto il nome di Cristo e la Sua centralità per recuperare sia la gran pletora di fedeli che hanno lasciato le chiese vuote, quanto le casse vaticane che stanno facendo la stessa fine.

D'altra parte, lo stesso suo fratello John, intervistato dalla CNN ha detto: "Leone XIV sarà un secondo papa Francesco"... e queste foto non danno adito ad alcun dubbio... lo stesso gesto della mano e la stessa croce gnostica pettorale! 






Come farà a rinnegare le due encicliche più contrastate come "Fratelli Tutti" (che esclude il Cristo come Unico Salvatore dell'intera umanità) e "Fiducia Supplicans" (che apre alla benedizione delle coppie gay sugli altari)? E non procedo oltre, nel menzionare ad esempio Pachamama in San Pietro e nei Giardini Vaticani, e molto, molto altro ancora, che meriterebbe un intero dossier per cercare di "aprire gli occhi alla gente" e, a dire il vero, non ci spero tanto.

Ecco perché la Chiesa di Roma, "prostituta indegna" e traditrice di Cristo Redentore, sotto "Pietro Romano" alias "Francis 2", è destinata a "dissolversi"... ma solo per ascendere ad un più alto livello, dove il Risorto, nostro Dio, regnerà incontrastato nei cuori degli uomini puri, sotto l'égida della Madre Santissima.

Ed ecco, per terminare, la benedizione di una grande Anima, il padre ortodosso prof. Meluzzi del quale, vergognosamente, non viene fatto più sapere nulla, malgrado don Minutella, il Sodalizio sacerdotale mariano e il "Piccolo Resto" preghino sempre per lui, dopo la sua dolorosa vicenda.




Invito tutti, dopo questo mio lungo e impegnativo lavoro, ad essere presenti il 29 giugno prossimo, festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, all'eccezionale «Evento-Raduno» che si terrà all'Opiquad Arena di Monza (a nord-est di Milano), per il quale si stanno organizzando numerosi pullman da tutta Italia e dall'estero. 

Per i contatti, ecco il link QUI, del video di "Santi e Caffè" del 24 maggio, di padre Alessandro, che consiglio di guardare perché contenente i numeri di telefono dei vari referenti regionali  e le tante immagini delle affollatissime riunioni passate. 

È necessario e doveroso esserci, per dimostrare che il popolo cattolico, nonostante il grandissimo inganno satanico in corso, esiste ancora ed è più vivo e fervente che mai!

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E a distanza di quasi due settimane, eccone la sintesi nei suoi punti più salienti.




Relazione e cura di Sebirblu.it

domenica 18 maggio 2025

Malachìa: strane Coincidenze! Papi e date a 2, a 2




Sebirblu, 17 maggio 2025 

Ripropongo questo articolo, di cinque anni fa, in quanto propedeutico per quello che sto preparando con grande cura riguardo agli ultimi accadimenti svoltisi a Roma. Di certo influenzeranno non poco l'intera storia dell'umanità in questi tempi apocalittici.

Il tempo che stiamo vivendo e che scorre ormai come un fiume in piena sotto lo sguardo semi-addormentato dell'umanità, in maggioranza non consapevole di quanto la sua storia così come la conosciamo volga al termine, è sempre più connesso alle radici cristiane ramificatesi ovunque dopo l'avvento di Cristo. (Cfr. QUI e QUI).

È stato soprattutto il monachesimo a diffondere in tutta Europa non soltanto la spiritualità  più  eccelsa,  ma  anche la cultura  raffinata di  arti e mestieri  che  hanno dato una spinta evolutiva determinante al progresso umano, ma soprattutto al suo pensiero che da allora ha cominciato ad elevarsi verso il Cielo.

I segni rivelatori della parabola temporale oggi in declino ci sono tutti, basta saperli vedere e, ovviamente, interpretare. Ne sono un esempio due crolli emblematici avutisi, l'uno con il disastroso sisma a Norcia, che ha sbriciolato la Basilica di San Benedetto, patrono dell'identità cristiana europea (ved. QUI), lasciandone in piedi solo la facciata, e l'altro con l'incendio, riguardante la guglia della Cattedrale di Notre Dame di Parigi.

L'uno, avvenuto il 30 ottobre 2016, proprio in concomitanza, guarda "caso", con il viaggio di Bergoglio a Lund per festeggiare i 500 anni di Lutero (emblematicamente durante la festa di Halloween), tradendo così vergognosamente la Chiesa fondata da Nostro Signore (ved. QUIQUI e QUI) che, malgrado tutto, rimarrà ben salda nei suoi cardini spirituali, come rivela il suddetto frontespizio rimasto ornato da un rosone e dalle figure dei quattro evangelisti. (Cfr. QUI, QUI QUI).

L'altro, del 15 aprile 2019, procurato dal fuoco indicante, con la sua "flèche" distrutta, la caduta ultima inequivocabile della cattolicità universale, come ho descritto nei dettagli QUI.

Ebbene, c'è un intrigante filo conduttore che unisce i monaci benedettini a tre dipinti eccellenti insieme alle profezie sui papi di Malachìa con Joseph Ratzinger e con l'«Usurpatore» argentino del seggio di Pietro. 

Strana commistione? La chiarisco, collegandomi all'inciso fatto QUI da fra' Bugnolo (al primo capoverso dopo la foto dei due "papi", uno in esercizio e l'altro ancora cardinale), dove Ratzinger, a detta del vaticanista Aldo Maria Valli, come da link aggiunto, avrebbe asserito che "tutto può essere" riguardo alle premonizioni del veggente irlandese e alla sua attribuzione di "Gloria Olivae" a lui stesso.




Nel 1595, Arnold de Wyon, un monaco benedettino proveniente dalle Fiandre, pubblicò un'opera in più volumi dal titolo "Lignum vitae, ornamentum et decus Ecclesiae" che riportava sul tomo 1, per la prima volta, uno scritto sconosciuto del XII secolo attribuito ad un arcivescovo irlandese di nome Malachìa della diocesi di Armagh, vissuto tra il 1095 e il 1148, e proclamato santo da Clemente III nel 1190.

Il testo profetico in questione presentava un elenco di 111 motti in latino (ved. QUI) che indicavano in modo criptico tutti i papi che si sarebbero succeduti nei secoli fino ai giorni nostri a partire da Celestino II ‒ "Ex castro Tiberis" = "Dal castello sul Tevere" ‒ che era nato infatti a Città di Castello, per arrivare a Benedetto XVI – "Gloria Olivae" = "Gloria dell'Olivo" ‒ un chiaro riferimento a San Benedetto da Norcia, fondatore dell'Ordine degli Olivetani.

Inoltre, papa Ratzinger nacque il giorno del sabato santo, con evidente riferimento all'olivo pasquale.

Ma la lunga lista dei pontefici del Santo Malachìa non si conclude così, perché viene menzionato un certo "Pietro Romano" NON papa, che assisterà alla sequenza di un tempo molto drammatico per Roma. La profezia dice: "In persecutione, extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit." = "Siederà nella persecuzione estrema della Santa Romana Chiesa." ‒ (Ossia un personaggio assiso sul soglio petrino di cui Malachìa non precisa subito l'appellativo come per gli altri, ma inspiegabilmente poi, andando a capo).

Questo, perché c'è uno strano punto di interpunzione dopo il verbo "sedebit", e soltanto dopo si trova il soggetto con cui inizia la frase finale:

«Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis.» = «Pietro Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine.»




Per questo motivo, il nome di "Pietro Romano" potrebbe indicare solo il "Vescovo di Roma", come ama definirsi Bergoglio sin dal 13 marzo 2013, e come in effetti è; ved. QUI. Anticamente, infatti, era bene specificare il "Pietro di Roma" per distinguerlo da eventuali antipapi scismatici in altre parti d'Europa.

Tornando dunque al tema centrale di questo mio scritto e all'attinenza di diversi aspetti sulla profezia dei papi resa nota dal monaco Wyon, sono emerse altre tessere sorprendenti che sembrano confermare ancor più come Benedetto XVI (Gloria Olivae) corrisponda all'ultimo papa e Jorge Mario Bergoglio a Petrus Romanus, e ciò è avvenuto per mano di Alfredo Barbagallo appassionato studioso che, nel suo voluminoso libro "I tesori di San Lorenzo", ha dedicato una parte delle ricerche sulle reliquie a Malachìa. (QUI il suo breve studio su questo tema in pdf).

Egli dice che nel riportare le visioni profetiche di questo Santo irlandese, il monaco Arnold de Wyon non si limitò unicamente a preservarne il testo, ma commissionò tre importanti raffigurazioni pittoriche sul tema della Gloria benedettina. (Ricordo, come già detto, che anche lui ne faceva parte).

Una di esse si trova tuttora nel convento riminese della Scolca e simboleggia il poderoso "Albero genealogico" dell'Ordine; poi chiese di eseguirne un'altra dal Vassilacchi (nel 1592) per la Basilica benedettina di San Pietro a Perugia, forse la più grande tela del mondo con i suoi 92 m² che, per una sua scioccante particolarità è divenuta famosissima, e infine, dice Antonio Socci nel suo articolo QUI:

«Wyon fece realizzare la stessa rappresentazione in Piemonte (oggi conservata ad Alessandria), all'abbazia benedettina ‒ ora non più esistente, di San Pietro in Bergoglio ‒ non distante da Bosco Marengo". Torna il riferimento a San Pietro in ambedue le chiese, ma soprattutto qui colpisce il nome "Bergoglio".»

Ecco le tele dedicate alla grande famiglia benedettina.


Albero genealogico benedettino

"L'Apoteosi dell'Ordine dei benedettini" dipinto nel 1592 da Antonio Vassilacchi detto l'Aliense.

La splendida Basilica benedettina di San Pietro a Perugia, sotto lo sguardo terrificante del Maligno...

Prosegue Barbagallo nella sua descrizione, menzionando un altro breve scritto "La mystérieuse prophétie des Papes" pubblicato da un professore gesuita, mons. René Thibaut che, sebbene con criterio essenzialmente matematico cita una data, quella del 2012, definendola ripetutamente come "sostanziale conclusione dell'intero ciclo profetico malachiano".

A Thibaut era ovviamente del tutto sconosciuta la previsione del calendario Maya del 21 dicembre 2012 che ha suscitato un così grande scalpore ma, nonostante questo, egli ha valutato che Benedetto XVI, proprio il 30 aprile di quell'anno, aveva confidato a Bertone di volersi dimettere. Cosa che poi si è concretizzata l'11 febbraio 2013.

Ma quale spinta ha condotto il gesuita Thibaut a riferirsi al fatidico 2012? Egli ha considerato, e a ragione, che l'interesse e la pubblicazione del testo sui papi da parte di Wyon (nel 1595) era intermedio all'intero ciclo profetico per come poi si sarebbe realizzato.

Infatti, questo monaco benedettino, che lo era diventato da più di vent'anni, nutriva una particolare devozione per il grande papa di allora, Pio V (1504 – 1572), il vincitore della battaglia di Lepanto e il promulgatore della Messa antica "Vetus Ordo" che, nel lungo elenco dei motti con l'epiteto "angelus nemorosus" = "angelo boscoso" e l'incredibile dicitura successiva "Michael vocatus, natus in oppido Boschi", si trova in posizione centrale.

Eh sì, perché la frase latina, che significa "nomato Michele, nato nella città di Bosco" concerne il nome e il luogo di nascita di Pio V, ossia Antonio Michele Ghislieri di Bosco Marengo, una volta semplicemente Bosco. Proprio il luogo nei cui pressi c'era l'abbazia benedettina di San Pietro in Bergoglio dove era esposta la famosa tela commissionata da Wyon.

Non solo, ma la data del decesso di questo papa eccezionale, il 1° maggio 1572, coincide in maniera perfetta con quella dell'intenzione dimissionaria confidata a Bertone da Benedetto XVI il 30 aprile 2012, esattamente 440 anni dopo.

«La circostanza, già singolare ed inquietante ‒ dice Barbagallo ‒ sembra acquisire valore decisivo se consideriamo come la stessa ordinazione ad Arcivescovo e Primate d'Irlanda di Malachìa abbia storicamente avuto luogo nel 1132, quindi, ancora 440 anni, prima della scomparsa di Pio V.»

In questo impressionante intreccio di "coincidenze", lo schema appare dunque così:




Dice ancora Barbagallo:

«Malachìa e Wyon sono due consacrati e due ecclesiastici. Per loro Roma significa il Papa e la Chiesa. Questo, e soltanto questo.

Attraverso lo strano messaggio della profezia avvertono ciò che più temono, la crisi definitiva della Chiesa romana, almeno per la sua funzione evangelizzatrice di massa. Crisi che misteriosamente sentono come reale in una data storica per loro futura ma per noi vera. [...]

Cosa induce il gesuita Thibaut, uomo di fede e di scienza, ad indicare nel 1951, proprio per il 2012, la data finale del ciclo profetico completo?

Cosa  induce  Papa Ratzinger  non solo al  gesto  delle  dimissioni – abbondantemente ed efficacemente motivate – ma anche alla prima confidenza interna (a Bertone appunto; ndr) esattamente in quella data prevista dai Maya?

Cosa induce Arnold de Wyon a far collocare il proprio quadro di "Lignum vitae" in un monastero la cui località accompagna il nome di Pietro con il cognome del presente "papa" Bergoglio?

Non possiamo saperlo. Ma possiamo – per chi permanesse scettico sino alla cecità – raccomandare almeno un esame obiettivo delle date e degli eventi. Chi poi pensi ancora, dopo tutto ciò, ad un insieme di casualità alzi pure la mano.»


San Malachìa di Armagh; ved. QUI

A  questo  aggiungo  che Malachìa  pare  abbia avuto la visione  della  sequenza papale a Roma, nell'anno 1140. "Avrebbe riportato per iscritto le visioni e consegnato il manoscritto a papa Innocenzo II, e il testo sarebbe stato poi 'dimenticato' per 450 anni" ‒ dice Aldo Maria Valli nel suo articolo QUI.

Ma per me quel documento dovrebbe essere stato rintracciato, logicamente, prima della pubblicazione effettuata da Wyon nel 1595. Se così fosse, ci avvicineremmo ancora ai 440 anni summenzionati che ritornerebbero alla ribalta. 

Infatti, dal 1140 al 2020 corrono 880 anni, ed ecco un altro singolare periodo da dividersi in due: 1140+440 = 1580: il secolo non solo del ritrovamento delle profezie sui papi, ma anche del Concilio di Trento, della Controriforma e della lotta alle eresie di Calvino e Lutero che oggi Bergoglio, di nuovo dopo 440 anni e a 7 dal suo pseudo pontificato, è riuscito a vanificare quasi del tutto.

Manca soltanto l'invalidamento del Sacrificio dell'altare, la non Transustanziazione delle Specie nel Corpo e il Sangue di Cristo, probabilmente cambiandone in modo subdolo l'espressione verbale, per arrivare a capofitto in pieno "abominio della desolazione" come riportato dal profeta Daniele e da Giovanni nell'Apocalisse. Cfr. QUI, QUI e QUI.

E poi,  abbiamo  mai  pensato che  proprio  i due papi precedenti  alla lista vaticinata dal Santo monaco irlandese con a capo Celestino II, sono stati eletti entrambi nel 1130 in quanto avversari fra loro? Erano Innocenzo II (vero pontefice) e Anacleto II (antipapa).

Così, ancora una volta, dopo circa 880 anni al 2013, data delle dimissioni e della elezione invalida di Bergoglio, il mondo cattolico si ritrova con due papi che, sebbene non in contrasto netto come quelli del XII secolo, sembra lo stiano diventando in base alle profonde divergenze di vedute emerse in questi ultimi tempi.

La storia si ripete! E, ahimè, speriamo che finisca presto lo sconfortante e tragico spettacolo di una Chiesa e di un pianeta in agonia che attendono con accresciuta ansia l'Intervento dell'Altissimo e il promesso Trionfo del Cuore Immacolato di Maria.


mercoledì 11 aprile 2018

Da Socci nuove scoperte sulla Profezia dei Papi!


Andrey Shishkin

Sebirblu, 11 aprile 2018

A dispetto di tutti gli improperi più o meno volgari e gli insulti gratuiti ricevuti da Socci sul quotidiano "Libero", da commentatori miscredenti e ignoranti, pubblico di proposito l'articolo da lui scritto perché lo ritengo molto interessante ed arguto.

E spunta il nome di Bergoglio... 

"Uno studioso romano, Alfredo Barbagallo, ha fatto sorprendenti scoperte sull'antica "profezia di Malachia", spesso citata sui media, ma ben poco conosciuta. Sono scoperte che proiettano quell'antico testo proprio ai giorni nostri e addirittura a persone viventi oggi.

Il documento Prophetia Sancti Malachiae Archiepiscopi, de Summis Pontificibus consiste in una serie di 111 motti in latino – alquanto enigmatici – su ciascun pontefice che avrebbe regnato nella Chiesa a partire da Celestino II (papa dal 1143) fino alla fine dei tempi.

La misteriosa profezia, attribuita a San Malachia di Armagh, amico di San Bernardo di Chiaravalle, fu pubblicata nel 1595 dal monaco benedettino Arnold de Wyon in una apocalittica storia della Chiesa – con al centro il suo ordine – intitolata Lignum vitae.

L'elenco dei papi futuri si conclude proprio ai giorni nostri: l'ultimo papa, Gloria olivae,  coincide con Benedetto XVI.

Dopo il motto relativo a lui si legge questa inquietante conclusione: "Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa, risiederà Pietro Romano, che farà pascolare le sue pecore fra molte tribolazioni. Passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine".




Non proprio tranquillizzante. Secondo gli interpreti non è detto che la profezia di Malachia prospetti la fine del mondo per la nostra epoca.

Di sicuro però paventa – dopo Gloria olivae (Benedetto XVI) – una sorta di fine della Chiesa, ovvero una sua crisi mai vista prima, un suo oscuramento apocalittico al punto che il suo successore non è definito papa, come i precedenti, ma con la strana formula: Petrus Romanus.

Perché? Non è un papa autentico? E si riferisce a Giorgio Mario Bergoglio? Di fatto la serie dei pontefici si interrompe al 111°, con Benedetto XVI. Cosa accade dopo?

Il nome "Petrus Romanus" calzerebbe a Bergoglio per la ripetuta auto-definizione bergogliana come "vescovo di Roma", fin dalla sera della sua elezione.

E per il fatto che Benedetto XVI resta tuttora papa, sia pure in sospeso, e lui sembra un facente funzioni. Inoltre il suo tempo – nella "profezia di Malachia" – è connotato dalle "molte tribolazioni" del gregge. Come in effetti accade.

È stato dimostrato che molte delle formule di quel misterioso testo medievale risultano profetiche dei diversi pontefici.

Ma lo è anche il finale sull'epoca attuale? Ne ha scritto Vittorio Messori e pure Sergio Quinzio nel 1995 in Mysterium iniquitatis.

Di sicuro i nostri giorni presentano una situazione mai vista prima, nella storia della Chiesa: la compresenza di due papi. Un fatto enorme e inspiegabile che – in effetti – sembra coincidere con quelle due figure finali della profezia.

Ma ci sono indizi che inducono a identificare quei due personaggi con Benedetto XVI e Giorgio Mario Bergoglio?




Li suggerisce lo studio di Barbagallo intitolato La Profezia di san Malachia sui Papi, che è parte di una ricerca sulle reliquie cristiane intitolata "I tesori di San Lorenzo" (un volume di 800 pagine appena uscito in versione ridotta).

Barbagallo ricorda anzitutto che l'identificazione di Benedetto XVI con l'ultimo motto Gloria olivae rimanda all'ulivo come simbolo dei benedettini olivetani (dove si legano il nome Benedetto e l'ulivo).

Ma soprattutto è un benedettino quel Arnold de Wyon che custodiva l'antico testo di san Malachia e che lo pubblicò a Venezia nel 1595, in quella sua storia apocalittica della Chiesa.

Wyon non si limitò alla pubblicazione, infatti – spiega l'autore – "egli commissiona personalmente delle raffigurazioni pittoriche ed artistiche sul soggetto ecclesiastico della Gloria benedettina".

Una  nel  convento  benedettino  della  Scolca,  nell'area  di  Rimini.  Poi  fa  eseguire la  stessa  figurazione  dal  Vassilacchi  (nel 1592)  nella  basilica  benedettina di San Pietro, a Perugia:  è una delle tele più grandi che esistano e la compagine delle figure lì rappresentate (papi, cardinali, vescovi e fondatori di ordini che attorniano San Benedetto) fa trasparire, nell'insieme, un volto mostruoso: il demonio o l'Anticristo.

"Evidente qui la volontà di Wyon – scrive Barbagallo – di lanciare un messaggio particolare di salvaguardia della Chiesa futura nella lotta contro il Male".

Infine Wyon fa realizzare la stessa rappresentazione in Piemonte (oggi è conservata ad Alessandria), "alla Abbazia benedettina ora non più esistente di San Pietro in Bergoglio, non distante da Bosco Marengo".

Torna il riferimento a San Pietro in ambedue le chiese, ma soprattutto qui colpisce il nome "Bergoglio".

Non si sa perché Wyon scelse proprio quella fondazione benedettina, ma sorprende l'emergere di quel nome che rimanda oggi al successore di Benedetto XVI e che nella serie dei papi dovrebbe essere "Petrus romanus". Un'indicazione diretta di Wyon?

In tutte queste opere Arnold de Wyon ha voluto lasciare riferimenti apocalittici ai libri dell'Antico e del Nuovo Testamento.



Ma le coincidenze non sono finite. Barbagallo riprende un introvabile libro scritto da un padre gesuita francese, monsignor René Thibaut e pubblicato nel 1951 (con imprimatur ecclesiastico): La mystériuese prophétie des Papes.

Padre Thibaut, attraverso una serie di complicati calcoli, afferma che la fine cronologica della profezia di San Malachia, come ciclo pontificale, sarà nell'anno 2012.

Barbagallo nota che in effetti – secondo le notizie ufficiali – la data in cui Benedetto XVI comunica al suo Segretario di Stato la propria volontà di ritiro è il 30 aprile 2012 (l'annuncio pubblico sarà fatto l'11 febbraio 2013).

In base a cosa padre Thibaut era giunto a indicare proprio il 2012 come anno finale del ciclo profetico dei pontefici?

Assumendo come asse centrale della "Profezia di Malachia" il pontificato di San Pio V (1504-1572) che era stato fondamentale nella formazione del Wyon.

Ed ecco un'altra serie di coincidenze: San Pio V è nativo proprio di Bosco Marengo nella cui area sorgeva l'abbazia di San Pietro in Bergoglio (da lì ha origine anche il nucleo familiare di Bergoglio).


San Pio V  (al secolo Antonio Ghislieri)  di Bartolomeo Letterini  (dettaglio).

Pio V muore il 1° Maggio 1572, esattamente 440 anni prima della decisione di ritiro di Benedetto XVI (30 aprile 2012). Ma 440 anni prima della morte di San Pio V, nel 1132, si ha l'ordinazione di San Malachia di Armagh (il titolare della profezia dei papi) come arcivescovo e primate d'Irlanda. 

Due fasi di 440 anni ciascuna ed ecco che il ciclo è compiuto.

Ricordo  che  San  Pio  V  è  il papa  della  vittoria  di  Lepanto  e  colui  che  promulgò la  messa  tridentina a cui Benedetto XVI  ha ridato cittadinanza nella Chiesa  (è uno dei connotati del suo pontificato) mentre Bergoglio sembra puntare proprio allo stravolgimento  ecumenico  della  messa.

Il richiamo finale della profezia alla persecuzione dei cristiani e a una sorta di scomparsa del papato inducono Barbagallo a dare anche una lettura simbolo-teologica  del  motto  dell'ultimo  papa  "Gloria olivae".

Infatti nel suo excursus storico l'autore ritrova San Malachia e il papa del suo tempo in relazione a importantissime reliquie della Passione di Cristo e al luogo del suo inizio: l'Orto degli ulivi a Gerusalemme.

Secondo una tradizione mistica e scritturistica la Chiesa nella storia dovrà rivivere la stessa Passione del suo Signore. A cominciare dalla notte dell'Orto degli ulivi (Gloria olivae) che potrebbe ripetersi proprio al tempo del papa Gloria olivae (Benedetto XVI).

In quella notte di Gesù, con il tradimento di Giuda, la fuga degli apostoli e il rinnegamento di Pietro, tutto sembrò perduto e finito. Anche per i cattolici oggi sembra una notte dolorosa in cui tutto pare perduto. Ma dopo il buio del Getsemani viene la luminosa mattina di Pasqua."

Antonio Socci

Tratto dal sito personale dell'autore.