giovedì 17 novembre 2016

Ecco quello che molti pensano in sordina...



Sebirblu, 16 novembre 2016

Pubblico con grande forza questo articolo quale esempio illuminante di come un'anima retta debba ergersi a baluardo del Bene più prezioso conservato in cuor suo: la Fede certa, coraggiosa e inamovibile nel Cristo – Via, Verità, Vita.

Aggiungo che, a mio avviso, e se ne vedono avanzare i segnali (cfr.QUI e QUI), presto Bergoglio, il Falso Profeta, condurrà la Chiesa ad un disastroso SCISMA, come predetto in numerose profezie. (Cfr. QUI, QUI e QUI, ma soprattutto QUI)




Jean-Pierre Snyers, classe 1956, è un vecchio professore di religione e direttore del mensile mariano "Mediatrice et Reine", nonché autore di una ventina di opere e insignito di numerosi premi letterari nel suo paese.

Questo scrittore belga ha preso in mano la penna per scrivere ieri a Papa Francesco sul suo blog personale. Il destinatario non mancherà di considerare il mittente come un Essere «rigido» (cfr. QUI; ndr): benvenuto nel club!

Egli dice a voce alta ciò che molti pensano in sordina...




Lettera aperta a Papa Francesco

Jean-Pierre Snyers, 11 novembre 2016

Buongiorno Papa Francesco,

con tutto il rispetto che ho per Lei, ma non per un buon numero delle sue idee, Le scrivo per dirLe che sono prossimo a lasciare la sua Chiesa. Non avrei mai pensato che un papa potesse indurmi a considerare una tale rottura, ma Lei è riuscito in questa prodezza.

Da dopo la sua elezione, che Lei deve in gran parte all'oscuro gruppo San Gallo, io L'ho osservata. Per lungo tempo Le ho lasciato il beneficio del dubbio. Ma oggi, Santo Padre, io non posso più riconoscere in Lei Colui che rappresenta.

Comparando i suoi discorsi con ciò che è riportato nella Scrittura dagli Apostoli, posso solo constatare che Lei non presenta più il Vangelo descritto da essi. Un esempio: Lei parla DELLE vere religioni, le cui fondamenta (dottrine) poggiano secondo Lei sulla capacità dell'uomo di trascendere se stesso verso l'Assoluto.

Dicendo questo, Lei lascia chiaramente intendere che la Verità è plurale. Ebbene, mi è impossibile sottoscrivere una tale affermazione senza rinnegare puramente e semplicemente che Cristo è, come dice Lui stesso, LA VERITÀ e LA SOLA VIA che conduce al Padre e alla vita eterna. (Ved. QUI; ndr).

Crede Lei, come San Paolo, che il cuore del Vangelo sia che Gesù è morto e risorto per salvarci dal peccato e dalla dannazione e che, di conseguenza la nostra salvezza è solo in Lui? (Che è l'AMORE impersonificato e che senza AMORE non si va da nessuna parte? Cfr. QUI ndr).





Crede Lei, come San Paolo, che per colui che annuncerà tutt'altro è anatema? (Galati 1, 7-9)

È fedele, Lei, all'appello del nostro Redentore che ci esorta, non a dialogare allo scopo di costruire una religione mondiale, ma a cercare di informare coloro che non Lo conoscono o che Lo rifiutano?

A sentire le sue dichiarazioni sincretiste e relativiste e ad osservare le sue azioni, per me la risposta è no.

Quando Lei dice ad un ateo (il giornalista Scalfari) che NON VUOLE provare a convertire,  io  non  posso  riconoscere  il  linguaggio  di  un  San Pietro.

E quando Lei aggiunge che il proselitismo è una sciocchezza (che è soltanto lo zelo impiegato da un nuovo convertito perché altri possano scoprire il tesoro da lui scoperto), io dico a me stesso che Lei condanna gli Apostoli e i primi cristiani che hanno pagato col sangue la loro fedeltà a Gesù Cristo.

No, non è affermando che «Dio non è cattolico, che non esiste un Dio cattolico» che Lei solleverà il morale delle sue truppe e inciterà gli altri a convertirsi. Poiché se, come Lei pensa, Dio non è cattolico quali ragioni avremmo noi di esserlo?

Lei pensa davvero che il nostro Redentore (o gli Apostoli) avrebbero detto: Dio non è cristiano»?

Che cosa genera, Lei, pronunciando tali dichiarazioni, se non il dubbio, lo scompiglio e la confusione?

Chi condurrà alla fede cristiana con questo tipo di affermazioni?

Io ritengo che i suoi sottintesi siano disastrosi nei confronti del popolo dei cristiani e delle periferie alle quali Lei, peraltro, non annuncia mai la Predicazione apostolica.

Papa Francesco: un giorno, in quell'Aldilà di cui Lei non ci parla praticamente mai, dovrà rispondere a Colui che Le chiederà:

«Che hai fatto con ciò che hai ricevuto? Hai vegliato fedelmente all'integrità della fede? Hai predicato la conversione in vista della salvezza eterna delle anime o ti sei solo dedicato alla salvezza temporale dei corpi?»




Lei mi dirà: «Dio è misericordioso. Egli non giudica» Sì, invece, Egli giudica! Tutta la Bibbia lo proclama e anche il Credo lo afferma!

Intendiamoci, per Gesù e per i Suoi discepoli non vi sono "delle" vere religioni, ve n'è una sola e quelle che non sono cristiane essi le chiamano idoli!

E allora, visto che la sua religione irenica (che promuove l'unione tra i cristiani separati; ndr) non ha alcun posto nella Bibbia, forse sarebbe tempo che Lei riveda la sua ideologia in funzione di ciò che dice la Scrittura e La smetta di leggerla con le lenti di quest'altro vangelo che Lei cerca di imporre.

Sì, che Lei cerca di imporre! Poiché, vista la maniera brutale con la quale Lei ha licenziato in tronco i 27 collaboratori del cardinale Sarah, per rimpiazzarli con dei suoi pappagalli, e vista la designazione alla porpora cardinalizia di Arcivescovi vicini alla «mafia» di San Gallo (il termine mafia è utilizzato con vanteria dal cardinale Daneels che ne faceva parte), Lei manifesta al mondo intero la sua volontà di rompere con la Tradizione cara ai suoi due predecessori e a quei vescovi coraggiosi come per esempio il cardinale Sarah e Mons. Léonard.

Santo Padre: chi è Lei veramente? Su quale riva sta conducendo la barca di Pietro?

Lei mi fa paura. E io comincio francamente a pensare che Lei sia al servizio di tutt'altro che la fede cattolica.

E non è certo il fatto che Lei si inginocchi davanti ai migranti, ma non davanti al suo Signore presente nell'Ostia consacrata, che mi rassicura. (Cfr. QUI; ndr).

E non è neanche la sua presenza in Svezia per festeggiare i 500 anni dello scisma di Lutero, e la sua assenza alla processione del Corpus Domini e al congresso eucaristico a cui erano presenti tutti i vescovi d'Italia, che contribuirà a farmi credere che Lei sia sulla buona strada.

Scrivendo questa lettera, io mi sento come in una strana veste: quella di un semplice laico che è obbligato a supplicare il successore di San Pietro, i vescovi e i sacerdoti, di essere fedeli alla fede apostolica e cattolica.

E allora, io sogno il giorno in cui, piuttosto che impietosirsi per il surriscaldamento climatico, Lei abbia finalmente a cuore l'interessamento per il raffreddamento della fede; sogno il giorno in cui i media e il mondo non l'applaudiranno più, perché Lei avrà acconsentito a ritornare a quello a cui Cristo L'ha chiamata: l'annuncio di quella VERITÀ che è la SOLA VIA verso il Cielo e verso Dio, nostro Padre.

Verrà quel giorno? Io non lo so e per non nasconderLe nulla io ne dubito assai.

Nondimeno, possano Nostro Signore e la Madonna fare in modo che sia così.

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it


sabato 5 novembre 2016

La "Teologia da strada" di Bergoglio Falso Profeta




Sebirblu, 5 novembre 2016

Il Pontefice, nell'omelia della messa mattutina del 24 ottobre a Casa Santa Marta, ha ricordato che i "rigidi" hanno in tanti casi una doppia vita: sembrano buoni, ma soffrono. O sono ipocriti, o sono malati.

Parole pesantissime che si aggiungono alla già lunga lista delle invettive incredibili e alle persecuzioni, vedere QUI, che questo papa scaglia verso tutti coloro che dimostrano fede sincera e sostanziale, collegata al vero insegnamento cristico.

Parole che vengono espresse con dolcezza, cura e determinazione affinché in modo sottile, penetrando come una lama nel cuore degli uomini, possano devastare, senza che questi se ne accorgano, il campo del Signore.

La dolcezza e l'indulgenza fanno presa su chiunque, e il "Falso Profeta" lo sa bene, perciò  continua  la  sua  opera distruttiva  edulcorando  subdolamente  e  svilendo  il senso autentico della Verità che, proprio per questo, non può piegarsi ad alcun compromesso con il mondo:

"Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno." (Mt. 24, 35)




Pertanto, riproduco volentieri l'ottimo articolo del Prof. Francesco Lamendola che mirabilmente riflette ed esprime anche il mio pensiero.

Se i rigidi sono cattivi e ipocriti anche Gesù Cristo era rigido? 

Ormai le  bordate  di papa Francesco  contro  quanti  non  condividono le linee-guida del suo pontificato si sono infittite, sono pressoché quotidiane e sempre più aspre, irritate, impietose.

L'ultima, "sparata" dal pulpito della Chiesa romana di Santa Marta, accusa costoro di essere delle persone "rigide", e aggiunge, per buona misura, che esse sono cattive e ipocrite, perché hanno, in genere, una doppia vita; oppure che sono malate.

Molto, moltissimo ci sarebbe da dire su questo stile pastorale, che, da un lato, polemizza continuamente con quei cattolici che si mostrano poco persuasi dalle novità che  lui  sta introducendo  e  che,  come nelle dittature "classiche",  vorrebbe far passare col vecchio metodo comunista del "centralismo democratico", ossia criminalizzando e negando il diritto ad esistere di qualunque pensiero critico (alla faccia della tanto sbandierata umiltà, di cui parla) e dall'altro, abbassando sempre più il piano della discussione e della riflessione teologica, fino ad un livello così misero, quale mai era stato toccato.

Livello che il filosofo Enrico Maria Radaelli ha giustamente denominato street theology, "teologia da strada", ma che potremmo anche chiamare "teologia da autobus" o "teologia da bar Sport", con buona pace di una tradizione speculativa – quella cattolica – che vanta glorie imperiture come sant'Agostino e san Tommaso d'Aquino, autori che hanno dato un contributo fondamentale al pensiero europeo e alla civiltà stessa del nostro continente.

Tuttavia, in questa sede, non ci soffermeremo né sull'atteggiamento autoritario, intollerante, aggressivo, assunto da papa Francesco nei confronti dei "dissidenti" – proprio lui, che dice di battersi per un rinnovamento in senso "democratico" e "partecipativo" alla vita della Chiesa; né sulla estrema povertà, sull'approssimazione, sulla scandalosa ignoranza teologica del suo discorso, che, con la scusa di rivolgersi al "popolo" e di farsi capire da tutti, impoverisce, banalizza e stravolge i contenuti e le pratiche della fede, cadendo nella peggior forma di demagogia.

Quella demagogia di chi vuol essere popolare ad ogni costo e non esita ad adattare la complessità del discorso ai suoi fini particolari, stravolgendone il senso profondo: perché, da che mondo è mondo, e da che la Chiesa è Chiesa, il compito che spetta a chi sa è di innalzare gli altri al livello della verità, e non già di abbassare la verità al livello di chi non sa, o, peggio, a chi crede di sapere, a chi crede di capire, a chi crede di avere la Bibbia e la Rivelazione in tasca, mentre non ha capito proprio nulla, nemmeno di non aver capito.




No: in questa sede, ci limiteremo a una breve riflessione sull'ultimo attacco sferrato da papa Francesco contro quanti non condividono la sua idea della Chiesa e del cattolicesimo, che ha accusato di essere rigidi e di nascondere, dietro la loro rigidità, una serie impressionante di pecche umane e religiose.

Ecco quali sono state le sue precise parole (prontamente riportate dal settimanale cattoprogressista Famiglia Cristiana, che, per non essere rigido, da anni scrive delle cose che non hanno niente a che fare con ciò che scriveva un tempo: si vede che l'incoerenza e la contraddittorietà rispetto a se stessi sono diventate virtù, la virtù di essere flessibili, cioè appunto, l'opposto della rigidità, tanto deprecata dal papa):

«Dietro la rigidità c'è qualcosa di nascosto nella vita di una persona. La rigidità non è un dono di Dio. La mitezza, sì; la bontà, sì; la benevolenza, sì; il perdono, sì. Ma la rigidità no! Dietro la rigidità c'è sempre qualcosa di nascosto, in tanti casi una doppia vita; ma c'è anche qualcosa di malattia.

Quanto soffrono i rigidi!... quando sono sinceri e si accorgono di questo, soffrono!... Perché non riescono ad avere la libertà dei figli di Dio; non sanno come si cammina nella Legge del Signore e non sono beati... E soffrono tanto!... Sembrano buoni, perché seguono la Legge; ma dietro c'è qualcosa che non li fa buoni... O sono cattivi, ipocriti, o sono malati. Soffrono! [...]

Preghiamo il Signore, preghiamo per i nostri fratelli e le nostre sorelle che credono che camminare nella Legge del Signore è diventare rigidi (e pazienza per il mancato uso del congiuntivo; nemmeno la lingua italiana è il piatto forte di papa Francesco: ma forse anche aspettarsi una correttezza linguistica è indice di "rigidità") [...].

Che  il Signore  faccia  sentire loro  che  Lui  è  Padre e che  a Lui piace la misericordia, la tenerezza, la bontà, la mitezza, l'umiltà. E a tutti ci insegni (sic; vedi sopra) a camminare  nella  Legge  del  Signore  con  questi  atteggiamenti.»

Potrebbero sembrare quasi parole di compassione e di misericordia, specialmente per via della chiusa finale (veramente degna dello stile gesuitico), che rivolge una preghiera perché codesti rigidi si ravvedano; ma, a ben guardare, è un discorso perfido, gonfio di rancore, che demonizza l'avversario; e chi siano questi rigidi, e come egli li percepisca alla stregua di avversari, se non addirittura di implacabili nemici, è fin tropo chiaro, al punto che non c'è bisogno di dirlo.

Lui, almeno, non ha sentito il bisogno di chiarirlo: e anche questo è un segnale. È l'ennesima bastonata ai cattolici "tradizionalisti", lui che trova il modo di lodare anche Pannella e Lutero.

Classico, poi, il ricorso alla parabola del padre misericordioso, meglio nota come la parabola del figlio prodigo, per individuare, nel fratello che non vuole entrare in casa e fare festa anche lui al ritorno del fratello che si era perduto, la figura del cristiano "rigido", che si aggrappa alla Legge e che si sente migliore per questo.


"Il Ritorno del Figliol Prodigo" di Edward John Poynter (1836 - 1919)

Insomma, papa Francesco vuol far passare i cattolici che non sono d'accordo con il suo modo di impostare il supremo Magistero, per dei farisei ipocriti, per degli scribi che, come nel Giudaismo antico, si credono a posto con Dio perché osservano la Legge, e intanto perdono di vista la cosa essenziale: la Grazia del Signore, che è un dono gratuito di Lui.

Ma anche questo accostamento rivela un atteggiamento malevolo e ingeneroso. Possibile che non si possa pensarla diversamente da questo papa (il quale, a sua volta, dimostra di pensarla diversamente da tanti altri papi, e su questioni essenziali, come il santo Pio X, che condannò formalmente il modernismo, tanto vicino al pensiero di Bergoglio), senza ricadere nell'ipocrisia e nel formalismo farisaici, tanto deprecati – e giustamente – da Gesù, nei racconti evangelici?

In realtà, nel giro di pochissime frasi, il discorso di papa Francesco infilza tutta una serie di spropositi teologici o di vere e proprie mistificazioni del pensiero altrui. Ci limitiamo a segnalare quelli più evidenti:

‒ Non definisce cosa sia la "rigidità"; e non fa la doverosa distinzione fra la rigidità dei principi, che è semplicemente coerenza e talora, sacrosanta intransigenza, e la rigidità del carattere, che è una incapacità di relazionarsi con il prossimo e con la realtà esterna. In questo modo, essa diventa una etichetta che si può attribuire a chiunque, a propria discrezione.

Vedremo che lo stesso Gesù Cristo, per certi aspetti, sapeva anche essere rigido, pur non essendo tale ma, al contrario, capace di provare una profonda empatia con il prossimo, fino al punto di commuoversi per i due sposi in difficoltà alla festa di nozze, e piangere per la morte dell'amico Lazzaro.

‒ Di conseguenza, se la rigidità non è, in se stessa, un dono di Dio, certamente lo sono, nelle circostanze che lo richiedono, la fermezza, la saldezza incrollabile, l'intransigenza su ciò che non può essere oggetto di negoziato, né di compromesso.

Era una persona rigida, la madre dei sette fratelli Maccabei che si fecero martirizzare davanti a lei, sostenuti e spronati dalle sue parole, per non tradire la fede in Dio?

Ed era rigido san Pietro, quando respinse e maledisse Simon Mago, il quale voleva acquistare i doni dello Spirito Santo, pagandoli in moneta?

Ed era rigido Giovanni il Battista, allorché non desistette dal rimproverare Erode Antipa che conviveva apertamente con la moglie di suo fratello? Certo, se fosse stato meno rigido, avrebbe conservato la testa sul collo...


"Giovanni Battista rimprovera Erode", di Autore sconosciuto 

‒ I "rigidi" sono definiti o degli ipocriti, o dei malati: il che equivale a polemizzare con essi. La domanda che ci facciamo è se un pastore possa o debba entrare in polemica con le sue pecorelle.

Un insegnante laico, per esempio, davanti a degli studenti che non capiscono la sua lezione, dovrebbe domandarsi se, per caso, non sia stato abbastanza chiaro, e sforzarsi di farsi capire meglio da tutti (e non solo da quelli che hanno simpatia per lui, e per i quali egli stesso non nasconde la propria simpatia).

Quello di polemizzare con chi non è convinto di ciò che gli vien detto, o da chi non ha compreso, è l'atteggiamento più facile, più banale, più egoico e meno adatto al ruolo di chi vuole trasmettere la verità. Se è sbagliato e inopportuno per un insegnante laico, per un maestro o un professore, a maggior ragione lo è per un sacerdote; e più ancora se si tratta di un vescovo, di un cardinale o del papa in persona.

Il papa è il pastore di tutte le pecore, non solo di alcune, così come il presidente della Repubblica è il rappresentante di tutti i cittadini, e non solo di quelli che fanno riferimento alla sua parte politica.

Anzi, il papa dovrebbe stare al disopra delle polemiche per un motivo molto più grande: perché non svolge una funzione meramente rappresentativa e di garanzia, come quella del presidente della Repubblica, ma anche una funzione direttiva.

‒ Si accusano i "rigidi" di non saper camminare nella Legge del Signore, e si spiega questo concetto affermando che essi "non sanno che cos'è la libertà dei figli di Dio". Ecco un'affermazione strabiliante: la libertà dei figli di Dio sarebbe, dunque, qualche cosa di simile alla libertà del mondo profano, cioè il regolarsi a propria discrezione e fare quel che si ritiene giusto, così, semplicemente?

Noi credevamo che la libertà dei figli di Dio, per il cristiano, coincidesse con il fare la Sua Volontà. Orbene, può darsi benissimo che, per fare la volontà di Dio, debba essere necessario scontrarsi con lo spirito del mondo, con le sue abitudini e con i suoi modi di pensare e di agire, ma questo equivale ad essere rigidi?

Insomma: essere liberi, secondo la nuova "street theology" (teologia da strada; ndt), significa che il cristiano non deve più mostrare intransigenza su ciò che è essenziale al Vangelo?




Ma non restiamo sul vago e facciamo un esempio concreto. Il bollettino della arcidiocesi di Vienna, qualche giorno fa, ha "sdoganato" il matrimonio gay e la famiglia omosessuale: è indice di rigidità, dire che quella Chiesa sta sbagliando in pieno  e  che  sta  tradendo  la  lettera  e  lo  spirito  del  Vangelo?

E papa Francesco, che ce l'ha tanto con i rigidi, e li chiama ipocriti e malati, non ha nulla da dire su quel bollettino? Sta zitto perché lo approva, o perché teme di apparire rigido?

‒ Alla rigidità, che non viene da Dio, si contrappongono i doni che vengono da Lui: la misericordia, la tenerezza, la bontà, la mitezza, l'umiltà.

Ma è una contrapposizione fasulla: il cristiano può, e talvolta deve, essere sia mite che rigido; sia umile quanto rigido, eccetera; viceversa, essere "umile" ed essere "mite" non equivale in alcun modo a cedere o a transigere sui principi del Vangelo; non è un segno di virtù se non si accompagna alla saldezza e alla coerenza; non definisce il carattere cristiano, se degenera in buonismo o in relativismo.

Dio stesso non può essere concepito e presentato solo come Uno "a cui piacciono" (ma è un linguaggio teologicamente  terribile,  quasi insopportabile)  la misericordia, la tenerezza, la bontà, la mitezza, l'umiltà; perché tacere sulla Giustizia di Dio e contrapporla implicitamente a queste altre qualità, equivale a falsificarne l'immagine.

Dio non sarebbe buono, se non fosse anche giusto: sono le due facce della stessa medaglia. E "giusto" (rigido?) non significa "crudele", perché l'anima che lo rifiuta si condanna da sé; e a Dio non resta altro che di prendere atto, con immenso dispiacere, che nulla è valso a redimere quell'anima, la quale ha deciso di perdersi, nemmeno l'Incarnazione e la Passione...

Ecco il video di cui si parla:




Per concludere, vorremmo porre qualche domanda "scorretta" a tutti i buonisti e a tutti i non rigidi che condividono il punto di vista di papa Francesco in questa particolare omelia di Santa Marta:

Gesù era "rigido", quando disse a san Pietro: "Lungi da Me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini"? (Mt. 16, 23; e Mc. 8, 33).

Gesù era "rigido" quando diceva ai suoi discepoli, senza tanti fronzoli: "Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato Me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma Io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia"? (Gv. 15, 18-19).

Gesù era "rigido" quando maledisse il fico sterile: "Non nasca mai più frutto da te"? (Mt. 21,19)

Gesù era "rigido" quando cacciò i venditori dal tempio, rovesciandone i banchi? (Mt. 21, 13).

Gesù era "rigido" quando ammoniva: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti"? (Mt. 23, 13).

Gesù era "rigido" quando disse al Padre: "Io prego per loro; non per il mondo"? (Gv. 17, 9).

E quando ammoniva: "Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna? (Mc. 3, 29).

Sì, cari buonisti, prendete nota: sarà reo di colpa ETERNA...

Se i rigidi sono cattivi e ipocriti, anche Gesù Cristo, dunque, era rigido?

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it


Fonte d'origine: ilcorrieredelleregioni.it