domenica 20 novembre 2016

La Sconvolgente NDE di Vicky Noratuk - Nata Cieca!




La Sconvolgente NDE di Vicky Noratuk - Nata Cieca!


Tra il 1947 e il 1952, parecchi bambini sono stati accecati da un eccesso di ossigeno nelle incubatrici, dotate di un erogatore di nuova concezione.

È stata la scoperta della mancata visione periferica, accusata dai piloti che respirano ossigeno attraverso le maschere d'aria, ad indicarne la causa.

«Ero rimasta nel grembo materno 22 settimane, dal dicembre del 1950, quando sono nata all'ospedale San Luca a Pasadena, in California. Non pesavo nemmeno un chilo e mezzo alla nascita, ed era logico che sarei stata messa in una delle nuove incubatrici.

Da allora, per 43 anni, non ho visto alcuna luce né ombra, nulla, dal momento che i nervi ottici dei miei occhi erano stati distrutti. Quando sogno, vivo le medesime sensazioni che provo quando sono sveglia. Non ci sono dati visivi, solo il tatto e il suono.

Ma ho visto come vedete voi. In due episodi sono stata in procinto di morire, e in quelle occasioni, per la prima volta in vita mia ho potuto vedere. Ho lasciato il mio corpo e ho visto. Questo è il resoconto della mia seconda esperienza di premorte.

Il 2 febbraio 1973 lavoravo come cantante e pianista in un ristorante a Seattle, Washington.

Erano le due di notte. Il proprietario, avendo paura di offendere una coppia ubriaca che si era offerta di accompagnarmi a casa ed annullando le mie obbiezioni, aveva insistito che accettassi l'offerta rifiutandosi pure di aprire l'ufficio affinché potessi chiamare un taxi.

Poi se n'era andato e nessun altro avrebbe percorso la mia strada. Ho accettato a malincuore il passaggio. Non appena siamo partiti, il conducente ha detto che stava vedendo doppio. L'auto zigzagava per le strade.

Vicino alla base della collina Queen Anne ho sentito un forte stridìo di gomme e siamo finiti fuori controllo. La moglie del guidatore ha gridato: "Oh mio Dio, ci stiamo schiantando!" Tutto è diventato molto lento. Ho urlato, ed è stata la mia ultima consapevolezza nel corpo fisico.

Stordita e disorientata ho sentito me stessa uscire dalla bocca. Il tempo sembrava ancora rallentare ed estendersi. Mi stavo sollevando in aria, sopra la strada, confusa.




Ho visto il mio corpo brevemente ed ho avuto un momento di incertezza quando una parte di me voleva tornare dentro ed un'altra sentiva che era così bello rimanere fuori! Poi sono rientrata.

È stato come quando si ritorna a casa perché si è dimenticato qualcosa. Non mi ricordo il viaggio all'ospedale di Harborview.

Arrivata al pronto soccorso, ero cosciente di trovarmi vicino al soffitto. Potevo vedere di nuovo! Durante quest'esperienza di premorte ero in uno stato continuo di sbalordimento nel poter guardare ogni cosa.

In realtà, era tutto così estraneo a me che diventava una complicazione costante sostenere i miei sforzi. Proprio come capita di ascoltare una lingua straniera che non si comprende, ma che si desidera capire di più.

Sotto di me c'era un corpo su una lettiga e non ero sicura si trattasse di me. Ero sconvolta ed atterrita. La lunghezza dei capelli era la mia, ed una gran parte di essi era stata rasata!

Questo può essere un non senso, ma mi ci è voluto molto tempo per farli crescere, ed ho amato così tanto i miei capelli! È stato come perdere un lato importante di me.

Nelle vicinanze ho visto distintamente un'esponente femminile dell'equipe medica. Mi sono sentita attratta verso di lei e non riesco a spiegare il perché. Ma avevo un gran bisogno di essere capita.

Poi ho sentito una voce maschile asserire che c'era del sangue sul timpano del mio orecchio sinistro, e che avrei potuto diventare sorda. "Io non sono sorda! Non sono sorda!" Gli urlavo. Forse la donna sarebbe stata in grado di dirglielo. "Non mi senti? Sono proprio qui!"

A questo punto, mentre le impressioni visive mi confondevano, diventavano anche secondarie al mio desiderio di comunicare verbalmente, perché questo era il modo principale che avevo utilizzato attraverso la vita.




Poi la dottoressa ha soggiunto: "Non sappiamo quanti danni cerebrali ci siano... e se potrebbe trovarsi in uno stato vegetativo..." Le ho gridato: "Io non sono in uno stato vegetativo!" Ero così frustrata e stizzita perché stavo urlando con tutta la forza che avevo, ma era come se non esistessi!

Volevo solo uscire da lì. Quasi all'istante, come se fosse una risposta al mio pensiero, ho avuto la percezione di essere attirata verso una sorta di "Vooom!" diritta attraverso il soffitto e l'ospedale, proiettandomi nello spazio.

Ho visto delle luci. Non so da dove venissero. Ma non me ne importava, perché mi sentivo così libera! Ero stordita dalla facilità di movimento, come se mi stessi innalzando. Provavo una sensazione incredibile di euforia e di inebriamento.

Questo potrebbe sembrare stravagante, ma mi ricorda lo stato in cui si può trovare un cucciolo quando si rotola sull'erba non curandosi affatto del dove stia rotolando. Poi, a distanza, ho sentito un suono bellissimo, come di campane tubolari.

Conteneva ogni singola nota che si possa immaginare, dalla più bassa alla più alta, tutte mescolate insieme. Come musicista ero incuriosita. C'erano così tante tonalità diverse che non sapevo fosse possibile! Ero in riverente soggezione.

Risucchiata a capofitto in un tunnel buio, sono stata condotta dal vento verso una luce lontana che si ingrandiva. Avevo una sensazione di arieggiamento, come se dei grandi, enormi ventilatori mi sospingessero. La galleria era confortevolmente ampia.

Di tanto in tanto oltrepassavo quelle che parevano essere aperture o finestre lungo le pareti. Attraverso queste, ho potuto intravvedere altri Esseri, sia davanti a me che dietro, in simili tunnel paralleli. Sembravano esprimere lo stesso stupore che stavo vivendo io.

Percepivo dentro di me un calore diffuso e mentre mi avvicinavo al termine del condotto, la luce diventava brillante.




Poco prima di raggiungerne la fine ho udito della gente cantare. Era come se tutti gli inni che mai si fossero sentiti si esprimessero in una sola volta, fondendosi insieme armoniosamente!

Ho considerato che non c'erano stati dei canti su Gesù morente, o carmi tristi di sangue e di dolore. Quelli che sentivo, al contrario, erano lodi di giubilo.

Nell'ascolto, ho potuto memorizzarne un singolo brano. In ogni modo la loro melodia congiunta era bellissima, non dissonante! Era adeguata per essere là e non avrebbe potuto mai essere qua. L'esultanza mi pervadeva.

La mia uscita dal tunnel può essere meglio descritta come il distendersi sull'erba sotto gli alberi in una soave e luminosa scena estiva, luogo brulicante di migliaia di persone che cantavano, ridevano e parlavano.

Alcuni suonavano degli strumenti a corda. C'erano dei fiori ovunque in diverse varietà, tanto che ricordo ancora un profumo di gelsomino nelle vicinanze.

Ho osservato anche, tra gli alberi, che i fiori e gli uccelli sprigionavano luce intorno ad essi ed ho notato pure che, sebbene appartenenti alla stessa specie, alcuni avevano più radianza rispetto ad altri.

Ad intervalli, delle colonne ornate sostenevano quelle che assomigliavano a tettoie, creando dei ripari nel parco. A distanza brillava un cancello enorme, l'oggetto più luminoso nel mio campo visivo.

Poi ho visto Debby e Diane venirmi incontro dalla destra, e il signore e la signora Zilk avvicinarsi dalla sinistra. Ero stata molto vicina a Debby e a Diane alla Scuola di Stato per i Ciechi in Oregon.




Debby era deceduto per una malattia idrocefalica quando aveva 10 anni, e Diane era annegata quattro anni prima nella vasca da bagno accanto alla mia camera, per uno spasmo muscolare.

Anche i bambini non vedenti possono essere crudeli, e siccome Debby, piuttosto in sovrappeso, si muoveva pesantemente e non parlava molto bene, e poiché Diane malediceva di frequente le persone, venivano entrambi evitati e presi in giro dagli altri bambini.

Ero dispiaciuta per entrambi ed ho teso loro una mano per questo.

La signora Zilk era un'anziana vicina di casa che mi accudiva come baby sitter quando mia nonna doveva lavorare. Era stata una vera dolce donna che ha dedicato moltissimo tempo ai miei giochi ricreativi.

Debby e Diane si sono diretti con grazia verso di me. Tutti e due sembravano essere guariti interiormente, o in qualche modo migliorati. Sentivo che mi raggiungevano con amore, Diane sembrava avere un desiderio quasi disperato di dire qualcosa.

In un luogo dove il tempo non può avere alcun significato, c'è stato un momento in cui ho saputo ogni cosa, dove tutto aveva un senso. In quel posto ho trovato le risposte a tutte le domande sulla vita, sui pianeti, su Dio, su tutto.

All'improvviso, ho capito intuitivamente la matematica e la scienza per le quali non sono mai stata incline, e non avevo domande in merito. All'istante ho compreso che le lingue erano diventate irrilevanti. Le conoscevo.

Anche senza fare domande, le risposte mi venivano impartite su ciò che avevo sempre desiderato di conoscere.

Costantemente turbata dal concetto di Trinità, ero consapevole del fatto che il Padre fosse quello che si potrebbe chiamare l'Essere, la Fonte-Dio, che il Figlio ne contrassegnasse l'Azione, e che lo Spirito Santo fungesse da Trasmettitore, da Portatore di Conoscenza.

Ero cosciente che questi Tre Aspetti, visti separati possono apparire anche singoli, proprio nello stesso modo in cui lo sposo e la sposa pur essendo due, in realtà sono uno, essendo complementari l'uno all'altra.

Nell'attimo in cui Debby e Diane si stavano approssimando ed erano quasi a portata di mano, ho percepito un limite attraverso il quale non avrei potuto andare.

Poi è apparso il Cristo... 




La Sua Luce ha saturato la mia visione. Tenendo la mano destra alzata verso di me, ha detto molto nettamente:

"No!", bloccando me e loro dall'avvicinarci gli uni agli altri. Similmente a qualcuno che ci avesse impedito di andare aldilà di una scogliera, oppure di passare oltre un certo punto, poiché non si avrebbe avuta la possibilità di tornare.

Il Suo volto era forte ed amabile. Portava la barba, e i Suoi capelli erano lunghi. La Sua veste, aperta sul petto, aveva una fascia intorno alla vita. Io sto descrivendo una forma, ma l'incredibile Luce che fuoriusciva da Lui la superava in importanza.

Una parte di me poteva a stento reggere la Sua Presenza e potevo a malapena sostenerLa. Era come se la Luce si proiettasse direttamente fuori dal Suo corpo, e questi fosse stato formato da Essa. Ero anch'io luminescente, ma il mio chiarore non era così intenso come il Suo.

Pure Debby e Diane emanavano luce, ma nel Cristo era tutt'intorno a Lui, soprattutto in prossimità della testa dove era circolare, e nel punto delle braccia dove si estendevano raggi luminosi come quelli che si potrebbero vedere da una stella.

Attorno al resto della Sua figura lo Splendore era più uniforme. I Suoi occhi erano penetranti, ma teneri. Avrei quasi voluto distogliere lo sguardo da essi, ma non potevo. Egli sapeva tutto di me, vedeva chiaramente oltre ogni cosa, molto più di quanto io stessa potessi osservare o conoscere.

È stato piuttosto angoscioso essere così totalmente compenetrata, esposta, e nello stesso tempo accettata ed amata. Eppure non desideravo nulla più che essere parte di Lui.

Un tale stato si può paragonare a quelle canzoni che parlano di persone innamorate, dove da un lato vorrebbero fuggire e dall'altro non lo fanno perché attratte.

"Ebbene, ciao," mi ha detto abbracciandomi. Ed io non volevo più stare lontana da Lui, mai e poi mai. Desideravo che mi avviluppasse in qualche modo, per non esserne divisa.




Ero così emozionata per la Conoscenza che avevo appena acquisito, che mi sentivo gorgogliante e leggera mentre cercavo di comunicarglieLo per mezzo di una sorta di trasferimento di pensiero. Ed egli disse: "Non è meraviglioso? Tutto è bello qui, ed armonizza insieme.

Ti accorgerai di ciò, ma ora non puoi starvi. Non è ancora il tuo tempo. Devi tornare indietro". Poi aggiunse: "Guarda qua". E subito dopo, ho visto l'intera mia vita, dalla nascita fino a quel momento.

Sapevo che Egli era con me, ma la consapevolezza di qualsiasi altra cosa mi circondasse era scomparsa. In quel processo ho osservato la realtà di me stessa, così come sono stata cosciente dei miei pensieri e sentimenti e di tutti gli altri Esseri coinvolti in ogni avvenimento della mia vita.

Il Cristo ha lasciato che fossi solo io a valutare le cose, per trarne le dovute conclusioni. Mi sono resa conto di essere molto più intransigente di quanto non lo sarebbe stato Lui.

In un episodio, quando avevo nove o dieci anni, Sharon, la mia compagna di camera presso la scuola dei non vedenti, mi ha presentato un nuovo vestito che sua madre le aveva appena fatturato.

Quando ha lasciato la stanza, gli ho strappato tutti i bottoni e il bordo di pizzo. Ero arrabbiata perché desideravo essere curata nella maniera in cui sua madre si occupava di lei.

Perciò, quando insieme abbiamo osservato il mio comportamento nella revisione della vita, il Cristo mi ha detto:

"Già, questo non è molto bello. Ma poi hai fatto la cosa giusta comunque." E rideva osservando che in seguito mi ero scusata ed avevo abbracciato Sharon. Durante tutto questo incontro con Lui, ha utilizzato il mio gergo dialettale in maniera da rapportarsi meglio a me.

Il suo ridere era cordiale e sostenitore. Il pensare alla Sua reazione in tale circostanza mi è stato d'aiuto ad essere meno cupa e tesa riguardo alle cose che i miei bambini hanno fatto di non giusto.



Greg Olsen

Dopo mi ha chiesto: "Cos'hai imparato dalla tua vita?" Ho risposto che ho appreso quanto fosse importante essere onesti.

Poi il Signore mi ha precisato: "Devi imparare ed insegnare maggiormente ad amare e a perdonare. Se la gente lo merita o meno, non è questo il punto. Non si dovrebbe cercare di selezionare quelli che pensi siano degni d'essere perdonati dai non meritevoli".

Si riferiva ad una tendenza, nel mio passato, a perdonare soltanto coloro che mi avevano chiesto scusa. Mi ha inoltre confidato prima del mio ritorno che sarebbe stato difficile, ma di ricordare quello che avevo appreso. In seguito, non c'è stato che il nulla assoluto, per quanto tempo non saprei dirlo.

Improvvisamente mi sono sentita pesante e colma di dolore. Alla fine mi sono svegliata in ospedale per scoprire che avevo una frattura al cranio, una commozione cerebrale, una lesione al collo e alla schiena ed una ferita alla gamba.

Gli eventi che ho vissuto dalla mia seconda esperienza di premorte sono stati incredibilmente duri. Ma ho appreso molto da essi. Ho imparato a separare il peccato dal peccatore ma anche quello di giudicare meno e liberarmi di alcuni dei miei passati sensi di compiacimento e di superiorità.

Infine, sto tentando di prendermi cura di me stessa nel non permettere più ai pensieri negativi degli altri di trascinarmi in basso. Come ha detto il Cristo, il cammino è stato arduo, ma nel percorrerlo sento di essere cresciuta.»



giovedì 17 novembre 2016

Ecco quello che molti pensano in sordina...



Sebirblu, 16 novembre 2016

Pubblico con grande forza questo articolo quale esempio illuminante di come un'anima retta debba ergersi a baluardo del Bene più prezioso conservato in cuor suo: la Fede certa, coraggiosa e inamovibile nel Cristo – Via, Verità, Vita.

Aggiungo che, a mio avviso, e se ne vedono avanzare i segnali (cfr.QUI e QUI), presto Bergoglio, il Falso Profeta, condurrà la Chiesa ad un disastroso SCISMA, come predetto in numerose profezie. (Cfr. QUI, QUI e QUI, ma soprattutto QUI)




Jean-Pierre Snyers, classe 1956, è un vecchio professore di religione e direttore del mensile mariano "Mediatrice et Reine", nonché autore di una ventina di opere e insignito di numerosi premi letterari nel suo paese.

Questo scrittore belga ha preso in mano la penna per scrivere ieri a Papa Francesco sul suo blog personale. Il destinatario non mancherà di considerare il mittente come un Essere «rigido» (cfr. QUI; ndr): benvenuto nel club!

Egli dice a voce alta ciò che molti pensano in sordina...




Lettera aperta a Papa Francesco

Jean-Pierre Snyers, 11 novembre 2016

Buongiorno Papa Francesco,

con tutto il rispetto che ho per Lei, ma non per un buon numero delle sue idee, Le scrivo per dirLe che sono prossimo a lasciare la sua Chiesa. Non avrei mai pensato che un papa potesse indurmi a considerare una tale rottura, ma Lei è riuscito in questa prodezza.

Da dopo la sua elezione, che Lei deve in gran parte all'oscuro gruppo San Gallo, io L'ho osservata. Per lungo tempo Le ho lasciato il beneficio del dubbio. Ma oggi, Santo Padre, io non posso più riconoscere in Lei Colui che rappresenta.

Comparando i suoi discorsi con ciò che è riportato nella Scrittura dagli Apostoli, posso solo constatare che Lei non presenta più il Vangelo descritto da essi. Un esempio: Lei parla DELLE vere religioni, le cui fondamenta (dottrine) poggiano secondo Lei sulla capacità dell'uomo di trascendere se stesso verso l'Assoluto.

Dicendo questo, Lei lascia chiaramente intendere che la Verità è plurale. Ebbene, mi è impossibile sottoscrivere una tale affermazione senza rinnegare puramente e semplicemente che Cristo è, come dice Lui stesso, LA VERITÀ e LA SOLA VIA che conduce al Padre e alla vita eterna. (Ved. QUI; ndr).

Crede Lei, come San Paolo, che il cuore del Vangelo sia che Gesù è morto e risorto per salvarci dal peccato e dalla dannazione e che, di conseguenza la nostra salvezza è solo in Lui? (Che è l'AMORE impersonificato e che senza AMORE non si va da nessuna parte? Cfr. QUI ndr).





Crede Lei, come San Paolo, che per colui che annuncerà tutt'altro è anatema? (Galati 1, 7-9)

È fedele, Lei, all'appello del nostro Redentore che ci esorta, non a dialogare allo scopo di costruire una religione mondiale, ma a cercare di informare coloro che non Lo conoscono o che Lo rifiutano?

A sentire le sue dichiarazioni sincretiste e relativiste e ad osservare le sue azioni, per me la risposta è no.

Quando Lei dice ad un ateo (il giornalista Scalfari) che NON VUOLE provare a convertire,  io  non  posso  riconoscere  il  linguaggio  di  un  San Pietro.

E quando Lei aggiunge che il proselitismo è una sciocchezza (che è soltanto lo zelo impiegato da un nuovo convertito perché altri possano scoprire il tesoro da lui scoperto), io dico a me stesso che Lei condanna gli Apostoli e i primi cristiani che hanno pagato col sangue la loro fedeltà a Gesù Cristo.

No, non è affermando che «Dio non è cattolico, che non esiste un Dio cattolico» che Lei solleverà il morale delle sue truppe e inciterà gli altri a convertirsi. Poiché se, come Lei pensa, Dio non è cattolico quali ragioni avremmo noi di esserlo?

Lei pensa davvero che il nostro Redentore (o gli Apostoli) avrebbero detto: Dio non è cristiano»?

Che cosa genera, Lei, pronunciando tali dichiarazioni, se non il dubbio, lo scompiglio e la confusione?

Chi condurrà alla fede cristiana con questo tipo di affermazioni?

Io ritengo che i suoi sottintesi siano disastrosi nei confronti del popolo dei cristiani e delle periferie alle quali Lei, peraltro, non annuncia mai la Predicazione apostolica.

Papa Francesco: un giorno, in quell'Aldilà di cui Lei non ci parla praticamente mai, dovrà rispondere a Colui che Le chiederà:

«Che hai fatto con ciò che hai ricevuto? Hai vegliato fedelmente all'integrità della fede? Hai predicato la conversione in vista della salvezza eterna delle anime o ti sei solo dedicato alla salvezza temporale dei corpi?»




Lei mi dirà: «Dio è misericordioso. Egli non giudica» Sì, invece, Egli giudica! Tutta la Bibbia lo proclama e anche il Credo lo afferma!

Intendiamoci, per Gesù e per i Suoi discepoli non vi sono "delle" vere religioni, ve n'è una sola e quelle che non sono cristiane essi le chiamano idoli!

E allora, visto che la sua religione irenica (che promuove l'unione tra i cristiani separati; ndr) non ha alcun posto nella Bibbia, forse sarebbe tempo che Lei riveda la sua ideologia in funzione di ciò che dice la Scrittura e La smetta di leggerla con le lenti di quest'altro vangelo che Lei cerca di imporre.

Sì, che Lei cerca di imporre! Poiché, vista la maniera brutale con la quale Lei ha licenziato in tronco i 27 collaboratori del cardinale Sarah, per rimpiazzarli con dei suoi pappagalli, e vista la designazione alla porpora cardinalizia di Arcivescovi vicini alla «mafia» di San Gallo (il termine mafia è utilizzato con vanteria dal cardinale Daneels che ne faceva parte), Lei manifesta al mondo intero la sua volontà di rompere con la Tradizione cara ai suoi due predecessori e a quei vescovi coraggiosi come per esempio il cardinale Sarah e Mons. Léonard.

Santo Padre: chi è Lei veramente? Su quale riva sta conducendo la barca di Pietro?

Lei mi fa paura. E io comincio francamente a pensare che Lei sia al servizio di tutt'altro che la fede cattolica.

E non è certo il fatto che Lei si inginocchi davanti ai migranti, ma non davanti al suo Signore presente nell'Ostia consacrata, che mi rassicura. (Cfr. QUI; ndr).

E non è neanche la sua presenza in Svezia per festeggiare i 500 anni dello scisma di Lutero, e la sua assenza alla processione del Corpus Domini e al congresso eucaristico a cui erano presenti tutti i vescovi d'Italia, che contribuirà a farmi credere che Lei sia sulla buona strada.

Scrivendo questa lettera, io mi sento come in una strana veste: quella di un semplice laico che è obbligato a supplicare il successore di San Pietro, i vescovi e i sacerdoti, di essere fedeli alla fede apostolica e cattolica.

E allora, io sogno il giorno in cui, piuttosto che impietosirsi per il surriscaldamento climatico, Lei abbia finalmente a cuore l'interessamento per il raffreddamento della fede; sogno il giorno in cui i media e il mondo non l'applaudiranno più, perché Lei avrà acconsentito a ritornare a quello a cui Cristo L'ha chiamata: l'annuncio di quella VERITÀ che è la SOLA VIA verso il Cielo e verso Dio, nostro Padre.

Verrà quel giorno? Io non lo so e per non nasconderLe nulla io ne dubito assai.

Nondimeno, possano Nostro Signore e la Madonna fare in modo che sia così.

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it


lunedì 14 novembre 2016

O. de Rouvroy: "L'Ultima Profezia di Peter Deunov"




Sebirblu, 14 novembre 2016

Ripropongo a distanza di tre anni l'incredibile profezia di Peter Deunov, che proprio per la sua sorprendente attualità merita di essere conosciuta da più persone. Altri riferimenti ad essa QUI, QUI e QUI.




Olivier de Rouvroy

Conosciuto anche con il nome spirituale di Beinsa Douno, il Maestro bulgaro Peter Deunov (1864-1944) è stato un Essere di altissimo livello evolutivo e nello stesso tempo un incomparabile musicista.

Egli ha dato l'esempio, durante tutta la sua vita, di integrità morale, di saggezza, di intelligenza e di creatività.

Stabilitosi per anni presso Sofia dove viveva circondato da numerosi discepoli, ha risvegliato alla spiritualità, con la sua influenza, migliaia di Anime sia in Bulgaria che nel resto d'Europa.

Affascinato da questo personaggio fuori del comune, Albert Einstein ha dichiarato un giorno: "Il mondo si inchina davanti a me, ma io mi inchino davanti al Maestro Peter Deunov!

Pochi giorni prima della sua dipartita nell'altro mondo, e allorché si trovava in uno stato profondo di trans, fece una straordinaria profezia riguardo all'epoca agitata che attraversiamo ora, al "Tempo della fine" e all'avvento della Nuova Età dell'Oro per l'Umanità.

Ecco il suo sconvolgente testamento spirituale. È di un'attualità così vibrante da far dubitare che tali parole abbiano potuto essere pronunciate 70 anni fa.




L'Ultima Profezia di Peter Deunov

"Nel corso dei tempi, la coscienza dell'uomo ha attraversato un lunghissimo periodo di oscurità. Questa fase, che gli Indù chiamano "Kali Yuga", è sul punto di concludersi.

Ci troviamo oggi al limite tra due epoche: quella del Kali Yuga e quella della Nuova Era in cui stiamo entrando.

Un miglioramento graduale si verifica già nei pensieri, nei sentimenti e negli atti degli Umani, ma tutti saranno molto presto sottoposti al Fuoco divino che li purificherà e li preparerà in vista della Nuova Epoca.

Così l'uomo si eleverà ad un grado superiore di consapevolezza, indispensabile al suo ingresso nella Nuova Vita. È questo che si intende per "Ascensione".

Passeranno alcuni decenni prima che un tale Fuoco venga per trasformare il mondo apportandovi una nuova morale.

Quest'immensa Onda arriverà dallo spazio cosmico e pervaderà totalmente la Terra. Tutti coloro che tenteranno di opporvisi saranno prelevati e trasferiti altrove.

Benché gli abitanti di questo Pianeta non si trovino tutti allo stesso grado di evoluzione, il nuovo flusso sarà percepito da ciascuno. E questo cambiamento toccherà non soltanto la Terra ma anche l'insieme del Cosmo.

La sola cosa più importante che l'uomo possa fare ora è volgersi al Creatore e, migliorandosi consapevolmente, cercare di elevare il proprio livello vibratorio alfine di entrare in armonia con quest'Onda potente che presto lo sommergerà.

Il Fuoco di cui parlo, che accompagna le nuove condizioni offerte al nostro Pianeta, rinnoverà, purificherà, ricostruirà tutto.

La materia sarà affinata, i vostri cuori saranno liberati dall'angoscia, dai problemi, dall'incertezza e diventeranno luminosi; ogni cosa verrà arricchita, elevata; i pensieri, i sentimenti e gli atti negativi saranno consumati e distrutti.




La vostra vita attuale è una schiavitù, un gravoso carcere. Comprendete il vostro stato e liberatevene! Vi dico questo: uscite dalla vostra prigionia!

È veramente desolante vedere tanto smarrimento, tanta sofferenza e tanta inettitudine per capire dove si trova la vostra vera felicità.

Tutto ciò che vi circonda sta per crollare e sparire. Non resterà più nulla di questa civiltà né della sua perversione, tutta la Terra sarà scossa e non esisterà più alcuna traccia di tale cultura ingannevole che mantiene gli uomini sotto il giogo dell'ignoranza.

I terremoti non sono soltanto dei fenomeni meccanici, hanno anche come scopo di risvegliare l'intelletto e il cuore degli uomini, affinché si affranchino dai loro errori e follie e si rendano conto che non sono soli nell'Universo.

Il nostro sistema solare attraversa ora una regione del Cosmo dove un tempo fu distrutta una costellazione che vi ha lasciato la sua impronta, la sua polvere.

Questo passaggio per uno spazio contaminato è fonte di avvelenamento, non solo per gli abitanti della Terra, ma anche per tutti coloro che vivono su altri pianeti della nostra galassia.

I soli sono gli unici a non essere influenzati da questo ambiente ostile. Tale regione si chiama "Tredicesima zona", o anche "Zona delle contraddizioni".

Il nostro Pianeta vi è rimasto confinato per migliaia d'anni, ma finalmente ci avviciniamo all'uscita di questa zona oscura e siamo in procinto di raggiungere una regione più spirituale, dove vivono esseri più evoluti.




La Terra segue adesso un movimento ascendente e ciascuno dovrà cercare di armonizzarsi con le correnti ascensionali.

Coloro che rifiutano di adeguarsi a questo orientamento perderanno il vantaggio delle buone condizioni che verranno loro offerte per elevarsi. Resteranno indietro nell'evoluzione e dovranno attendere decine di milioni d'anni per la venuta di una nuova Onda propizia.

La Terra, il Sistema solare, l'Universo, tutti si dirigono in una nuova direzione sotto l'impulso dell’Amore. La maggior parte di voi considera ancora l'Amore come qualcosa di irrisorio, ma in realtà è la più grande di tutte le forze!

Il denaro e il potere continuano ad essere venerati come se il corso della vostra vita ne dipendesse. In futuro, tutto sarà subordinato all'Amore ed ogni cosa lo servirà. Ma è attraverso le sofferenze e le difficoltà che la coscienza umana dovrà risvegliarsi.

Le terribili predizioni del profeta Daniele, scritte nella Bibbia, si riferiscono all'Epoca imminente. Ci saranno inondazioni, uragani, incendi enormi e terremoti che spazzeranno via tutto.

Il sangue scorrerà in abbondanza. Ci saranno rivoluzioni, esplosioni terribili eccheggeranno in numerose regioni del mondo.

Là dove esiste la terra arriverà l'acqua e dove c'è l'acqua arriverà la terra. Dio è Amore e pertanto si tratta di una punizione divina, una risposta della Natura contro i crimini perpetrati dall'uomo dalla notte dei tempi, contro sua Madre, la Terra.

Dopo questi patimenti, coloro che saranno salvati, gli Eletti, conosceranno l'Età dell'Oro, l'Armonia e la Bellezza illimitate.

Mantenete dunque la vostra Pace e la vostra Fede quando verrà il tempo delle sofferenze e del terrore, poiché è scritto che "Non un capello cadrà dalla testa del giusto". Non scoraggiatevi; proseguite semplicemente la vostra Opera di perfezionamento personale.




Non avete alcun'idea del futuro grandioso che vi attende. Una Nuova Terra vedrà presto la luce. Tra qualche decina d'anni il lavoro sarà meno vincolante ed ognuno avrà il tempo da dedicare alle attività spirituali, intellettive ed artistiche.

L'annoso problema dei rapporti tra uomo e donna sarà alfine risolto nella coesione: sia l'uno che l'altra avranno la possibilità di seguire le proprie aspirazioni. Le relazioni di coppia saranno fondate sulla stima e sul rispetto reciproci.

Gli umani viaggeranno tra i differenti piani e attraverseranno gli spazi intergalattici. Studieranno la loro struttura e funzionamento; saranno in grado di conoscere il Mondo Divino e di fondersi con l'Ente originario dell'Universo.

La Nuova Era è quella della sesta razza. Il vostro destino è di prepararvi ad accoglierla, a viverla. Tale razza si edificherà sulle basi della Fraternità. Non ci saranno più conflitti di interessi singoli perché ci si dovrà conformare alla Legge d'Amore.

Per tale motivo, si formerà un nuovo continente che emergerà dal Pacifico, in modo che l'Altissimo possa finalmente stabilire la Sua dimora su questo Pianeta.

Chiamo i fondatori di questa nuova cultura "Fratelli dell'Umanità" o anche "Figli dell'Amore". Saranno incrollabili nel Bene e rappresenteranno un nuovo genere di individui.

Gli uomini formeranno una famiglia, un grande corpo, e ciascun popolo rappresenterà un apparato di questo organismo. Nella nuova razza, l'Amore si manifesterà in una forma talmente perfetta che l'uomo attuale non può che averne un'idea molto vaga.

La Terrà resterà un ambiente potenzialmente adatto alle lotte, ma le forze tenebrose si ritireranno ed essa ne sarà liberata. Gli umani, vedendo che non resterà più altro cammino, si avvieranno in quello della Nuova Vita, quello della salvezza.

Nel loro orgoglio insensato, alcuni spereranno di continuare a condurre una vita che l'Ordine Divino disapprova, ma ciascuno finirà poi per comprendere che la direzione del mondo non gli appartiene.

Una nuova cultura vedrà la luce del giorno e si baserà su tre princìpi fondamentali: l'elevazione della donna, l'innalzamento degli umili e dei diseredati, e la vera protezione dei diritti umani.




La  Luce,  il  Bene  e  la  Giustizia  trionferanno;  è  solo  una  questione  di  tempo.   Le religioni devono essere purificate. Ciascuna racchiude una particella dell'Insegnamento dei Maestri di Luce, ma oscurata dall'apporto incessante delle deviazioni umane.

Tutti i credenti dovranno unirsi e mettersi d'accordo su un principio, quello di porre l'Amore alla base di ogni Credo, qualsiasi esso sia. Amore e Fraternità: sono questi il comune denominatore!

La Terra sarà presto investita da flussi straordinariamente rapidi di Elettricità Cosmica. Da qui a qualche decennio, gli esseri malevoli e fuorviati non potranno sopportare la loro intensità.

Saranno allora assorbiti dal Fuoco Cosmico che consumerà il male che li possiede. Poi si pentiranno, poiché sta scritto che "Ogni carne glorificherà il suo Creatore".

La nostra madre Terra si libererà degli uomini che non accetteranno la Nuova Vita. Essa li rigetterà come frutti avariati.

Presto non potranno più reincarnarsi su questo Pianeta, non ci saranno più spiriti criminali. Resteranno soltanto quelli che avranno l'Amore entro sé stessi.

Non esiste luogo sulla Terra che non sia lordo di sangue umano o animale; necessita dunque che anch'essa subisca una purificazione. Ed è per questo che certi continenti attuali saranno sommersi, mentre altri affioreranno.

Gli uomini non sospettano da quali pericoli siano minacciati. Continuano a perseguire obbiettivi futili e a ricercare il piacere. Al contrario, quelli della sesta razza saranno coscienti della dignità del loro ruolo e rispettosi della libertà di ciascuno.

Si nutriranno esclusivamente di prodotti del regno vegetale. Le loro idee avranno il potere di circolare liberamente come l'aria e la luce del giorno.

Le parole "Se non nascerete di nuovo..." si rapportano alla sesta razza. Leggete il capitolo 60 di Isaia, perché si riferisce anch'esso a tale razza, la Razza dell'Amore.




Dopo le tribolazioni, gli Esseri cesseranno di agire negativamente e ritroveranno il cammino della Virtù. Il clima del nostro Pianeta sarà ovunque moderato e non esisteranno variazioni brutali.

L'aria tornerà pura, così come le acque. Le scorie spariranno. Gli uomini si rammenteranno delle loro incarnazioni passate e assaporeranno la gioia di constatare d'essere finalmente liberi dalla loro antica condizione.

Nello stesso modo in cui ci si disfa dei parassiti e delle foglie morte della vigna, così operano gli Esseri evoluti per preparare gli uomini a servire il Dio dell'Amore.

Essi offrono loro delle buone condizioni per crescere e svilupparsi e, a quelli che vogliono ascoltarli dicono: "Non temete! Ancora un po' di tempo e tutto si sistemerà, siete sulla buona strada.

E a chi desidera entrare nella Nuova Cultura, viene raccomandato di studiare, di agire coscientemente e di prepararsi."

Grazie al concetto di Fratellanza, la Terra diventerà un luogo benedetto e questo non tarderà molto, ma prima, grandi afflizioni giungeranno per risvegliare le Coscienze.

Gli errori negativi accumulati durante migliaia d'anni dovranno essere riscattati. L’Onda Ardente emanata dal Supremo Fattore contribuirà ad eliminare il karma dei popoli.

La liberazione non può più essere maggiormente protratta. L'Umanità deve prepararsi per le grandi ed ineluttabili prove in arrivo che determineranno la fine dell'egoismo.

Sotto la Terra, qualcosa di straordinario sta approntandosi. Una rivoluzione grandiosa e assolutamente inconcepibile si manifesterà presto nella Natura. Il Creatore ha deciso di raddrizzare il mondo e sta per farlo!

È il termine di un'epoca. Un nuovo modello sostituirà l'antico, un ordine nel quale regnerà l'Amore sulla Terra."

Peter Deunov – Parole sull'Avvenire – 1944

Traduzione: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: erenouvelle.fr

sabato 5 novembre 2016

La "Teologia da strada" di Bergoglio Falso Profeta




Sebirblu, 5 novembre 2016

Il Pontefice, nell'omelia della messa mattutina del 24 ottobre a Casa Santa Marta, ha ricordato che i "rigidi" hanno in tanti casi una doppia vita: sembrano buoni, ma soffrono. O sono ipocriti, o sono malati.

Parole pesantissime che si aggiungono alla già lunga lista delle invettive incredibili e alle persecuzioni, vedere QUI, che questo papa scaglia verso tutti coloro che dimostrano fede sincera e sostanziale, collegata al vero insegnamento cristico.

Parole che vengono espresse con dolcezza, cura e determinazione affinché in modo sottile, penetrando come una lama nel cuore degli uomini, possano devastare, senza che questi se ne accorgano, il campo del Signore.

La dolcezza e l'indulgenza fanno presa su chiunque, e il "Falso Profeta" lo sa bene, perciò  continua  la  sua  opera distruttiva  edulcorando  subdolamente  e  svilendo  il senso autentico della Verità che, proprio per questo, non può piegarsi ad alcun compromesso con il mondo:

"Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno." (Mt. 24, 35)




Pertanto, riproduco volentieri l'ottimo articolo del Prof. Francesco Lamendola che mirabilmente riflette ed esprime anche il mio pensiero.

Se i rigidi sono cattivi e ipocriti anche Gesù Cristo era rigido? 

Ormai le  bordate  di papa Francesco  contro  quanti  non  condividono le linee-guida del suo pontificato si sono infittite, sono pressoché quotidiane e sempre più aspre, irritate, impietose.

L'ultima, "sparata" dal pulpito della Chiesa romana di Santa Marta, accusa costoro di essere delle persone "rigide", e aggiunge, per buona misura, che esse sono cattive e ipocrite, perché hanno, in genere, una doppia vita; oppure che sono malate.

Molto, moltissimo ci sarebbe da dire su questo stile pastorale, che, da un lato, polemizza continuamente con quei cattolici che si mostrano poco persuasi dalle novità che  lui  sta introducendo  e  che,  come nelle dittature "classiche",  vorrebbe far passare col vecchio metodo comunista del "centralismo democratico", ossia criminalizzando e negando il diritto ad esistere di qualunque pensiero critico (alla faccia della tanto sbandierata umiltà, di cui parla) e dall'altro, abbassando sempre più il piano della discussione e della riflessione teologica, fino ad un livello così misero, quale mai era stato toccato.

Livello che il filosofo Enrico Maria Radaelli ha giustamente denominato street theology, "teologia da strada", ma che potremmo anche chiamare "teologia da autobus" o "teologia da bar Sport", con buona pace di una tradizione speculativa – quella cattolica – che vanta glorie imperiture come sant'Agostino e san Tommaso d'Aquino, autori che hanno dato un contributo fondamentale al pensiero europeo e alla civiltà stessa del nostro continente.

Tuttavia, in questa sede, non ci soffermeremo né sull'atteggiamento autoritario, intollerante, aggressivo, assunto da papa Francesco nei confronti dei "dissidenti" – proprio lui, che dice di battersi per un rinnovamento in senso "democratico" e "partecipativo" alla vita della Chiesa; né sulla estrema povertà, sull'approssimazione, sulla scandalosa ignoranza teologica del suo discorso, che, con la scusa di rivolgersi al "popolo" e di farsi capire da tutti, impoverisce, banalizza e stravolge i contenuti e le pratiche della fede, cadendo nella peggior forma di demagogia.

Quella demagogia di chi vuol essere popolare ad ogni costo e non esita ad adattare la complessità del discorso ai suoi fini particolari, stravolgendone il senso profondo: perché, da che mondo è mondo, e da che la Chiesa è Chiesa, il compito che spetta a chi sa è di innalzare gli altri al livello della verità, e non già di abbassare la verità al livello di chi non sa, o, peggio, a chi crede di sapere, a chi crede di capire, a chi crede di avere la Bibbia e la Rivelazione in tasca, mentre non ha capito proprio nulla, nemmeno di non aver capito.




No: in questa sede, ci limiteremo a una breve riflessione sull'ultimo attacco sferrato da papa Francesco contro quanti non condividono la sua idea della Chiesa e del cattolicesimo, che ha accusato di essere rigidi e di nascondere, dietro la loro rigidità, una serie impressionante di pecche umane e religiose.

Ecco quali sono state le sue precise parole (prontamente riportate dal settimanale cattoprogressista Famiglia Cristiana, che, per non essere rigido, da anni scrive delle cose che non hanno niente a che fare con ciò che scriveva un tempo: si vede che l'incoerenza e la contraddittorietà rispetto a se stessi sono diventate virtù, la virtù di essere flessibili, cioè appunto, l'opposto della rigidità, tanto deprecata dal papa):

«Dietro la rigidità c'è qualcosa di nascosto nella vita di una persona. La rigidità non è un dono di Dio. La mitezza, sì; la bontà, sì; la benevolenza, sì; il perdono, sì. Ma la rigidità no! Dietro la rigidità c'è sempre qualcosa di nascosto, in tanti casi una doppia vita; ma c'è anche qualcosa di malattia.

Quanto soffrono i rigidi!... quando sono sinceri e si accorgono di questo, soffrono!... Perché non riescono ad avere la libertà dei figli di Dio; non sanno come si cammina nella Legge del Signore e non sono beati... E soffrono tanto!... Sembrano buoni, perché seguono la Legge; ma dietro c'è qualcosa che non li fa buoni... O sono cattivi, ipocriti, o sono malati. Soffrono! [...]

Preghiamo il Signore, preghiamo per i nostri fratelli e le nostre sorelle che credono che camminare nella Legge del Signore è diventare rigidi (e pazienza per il mancato uso del congiuntivo; nemmeno la lingua italiana è il piatto forte di papa Francesco: ma forse anche aspettarsi una correttezza linguistica è indice di "rigidità") [...].

Che  il Signore  faccia  sentire loro  che  Lui  è  Padre e che  a Lui piace la misericordia, la tenerezza, la bontà, la mitezza, l'umiltà. E a tutti ci insegni (sic; vedi sopra) a camminare  nella  Legge  del  Signore  con  questi  atteggiamenti.»

Potrebbero sembrare quasi parole di compassione e di misericordia, specialmente per via della chiusa finale (veramente degna dello stile gesuitico), che rivolge una preghiera perché codesti rigidi si ravvedano; ma, a ben guardare, è un discorso perfido, gonfio di rancore, che demonizza l'avversario; e chi siano questi rigidi, e come egli li percepisca alla stregua di avversari, se non addirittura di implacabili nemici, è fin tropo chiaro, al punto che non c'è bisogno di dirlo.

Lui, almeno, non ha sentito il bisogno di chiarirlo: e anche questo è un segnale. È l'ennesima bastonata ai cattolici "tradizionalisti", lui che trova il modo di lodare anche Pannella e Lutero.

Classico, poi, il ricorso alla parabola del padre misericordioso, meglio nota come la parabola del figlio prodigo, per individuare, nel fratello che non vuole entrare in casa e fare festa anche lui al ritorno del fratello che si era perduto, la figura del cristiano "rigido", che si aggrappa alla Legge e che si sente migliore per questo.


"Il Ritorno del Figliol Prodigo" di Edward John Poynter (1836 - 1919)

Insomma, papa Francesco vuol far passare i cattolici che non sono d'accordo con il suo modo di impostare il supremo Magistero, per dei farisei ipocriti, per degli scribi che, come nel Giudaismo antico, si credono a posto con Dio perché osservano la Legge, e intanto perdono di vista la cosa essenziale: la Grazia del Signore, che è un dono gratuito di Lui.

Ma anche questo accostamento rivela un atteggiamento malevolo e ingeneroso. Possibile che non si possa pensarla diversamente da questo papa (il quale, a sua volta, dimostra di pensarla diversamente da tanti altri papi, e su questioni essenziali, come il santo Pio X, che condannò formalmente il modernismo, tanto vicino al pensiero di Bergoglio), senza ricadere nell'ipocrisia e nel formalismo farisaici, tanto deprecati – e giustamente – da Gesù, nei racconti evangelici?

In realtà, nel giro di pochissime frasi, il discorso di papa Francesco infilza tutta una serie di spropositi teologici o di vere e proprie mistificazioni del pensiero altrui. Ci limitiamo a segnalare quelli più evidenti:

‒ Non definisce cosa sia la "rigidità"; e non fa la doverosa distinzione fra la rigidità dei principi, che è semplicemente coerenza e talora, sacrosanta intransigenza, e la rigidità del carattere, che è una incapacità di relazionarsi con il prossimo e con la realtà esterna. In questo modo, essa diventa una etichetta che si può attribuire a chiunque, a propria discrezione.

Vedremo che lo stesso Gesù Cristo, per certi aspetti, sapeva anche essere rigido, pur non essendo tale ma, al contrario, capace di provare una profonda empatia con il prossimo, fino al punto di commuoversi per i due sposi in difficoltà alla festa di nozze, e piangere per la morte dell'amico Lazzaro.

‒ Di conseguenza, se la rigidità non è, in se stessa, un dono di Dio, certamente lo sono, nelle circostanze che lo richiedono, la fermezza, la saldezza incrollabile, l'intransigenza su ciò che non può essere oggetto di negoziato, né di compromesso.

Era una persona rigida, la madre dei sette fratelli Maccabei che si fecero martirizzare davanti a lei, sostenuti e spronati dalle sue parole, per non tradire la fede in Dio?

Ed era rigido san Pietro, quando respinse e maledisse Simon Mago, il quale voleva acquistare i doni dello Spirito Santo, pagandoli in moneta?

Ed era rigido Giovanni il Battista, allorché non desistette dal rimproverare Erode Antipa che conviveva apertamente con la moglie di suo fratello? Certo, se fosse stato meno rigido, avrebbe conservato la testa sul collo...


"Giovanni Battista rimprovera Erode", di Autore sconosciuto 

‒ I "rigidi" sono definiti o degli ipocriti, o dei malati: il che equivale a polemizzare con essi. La domanda che ci facciamo è se un pastore possa o debba entrare in polemica con le sue pecorelle.

Un insegnante laico, per esempio, davanti a degli studenti che non capiscono la sua lezione, dovrebbe domandarsi se, per caso, non sia stato abbastanza chiaro, e sforzarsi di farsi capire meglio da tutti (e non solo da quelli che hanno simpatia per lui, e per i quali egli stesso non nasconde la propria simpatia).

Quello di polemizzare con chi non è convinto di ciò che gli vien detto, o da chi non ha compreso, è l'atteggiamento più facile, più banale, più egoico e meno adatto al ruolo di chi vuole trasmettere la verità. Se è sbagliato e inopportuno per un insegnante laico, per un maestro o un professore, a maggior ragione lo è per un sacerdote; e più ancora se si tratta di un vescovo, di un cardinale o del papa in persona.

Il papa è il pastore di tutte le pecore, non solo di alcune, così come il presidente della Repubblica è il rappresentante di tutti i cittadini, e non solo di quelli che fanno riferimento alla sua parte politica.

Anzi, il papa dovrebbe stare al disopra delle polemiche per un motivo molto più grande: perché non svolge una funzione meramente rappresentativa e di garanzia, come quella del presidente della Repubblica, ma anche una funzione direttiva.

‒ Si accusano i "rigidi" di non saper camminare nella Legge del Signore, e si spiega questo concetto affermando che essi "non sanno che cos'è la libertà dei figli di Dio". Ecco un'affermazione strabiliante: la libertà dei figli di Dio sarebbe, dunque, qualche cosa di simile alla libertà del mondo profano, cioè il regolarsi a propria discrezione e fare quel che si ritiene giusto, così, semplicemente?

Noi credevamo che la libertà dei figli di Dio, per il cristiano, coincidesse con il fare la Sua Volontà. Orbene, può darsi benissimo che, per fare la volontà di Dio, debba essere necessario scontrarsi con lo spirito del mondo, con le sue abitudini e con i suoi modi di pensare e di agire, ma questo equivale ad essere rigidi?

Insomma: essere liberi, secondo la nuova "street theology" (teologia da strada; ndt), significa che il cristiano non deve più mostrare intransigenza su ciò che è essenziale al Vangelo?




Ma non restiamo sul vago e facciamo un esempio concreto. Il bollettino della arcidiocesi di Vienna, qualche giorno fa, ha "sdoganato" il matrimonio gay e la famiglia omosessuale: è indice di rigidità, dire che quella Chiesa sta sbagliando in pieno  e  che  sta  tradendo  la  lettera  e  lo  spirito  del  Vangelo?

E papa Francesco, che ce l'ha tanto con i rigidi, e li chiama ipocriti e malati, non ha nulla da dire su quel bollettino? Sta zitto perché lo approva, o perché teme di apparire rigido?

‒ Alla rigidità, che non viene da Dio, si contrappongono i doni che vengono da Lui: la misericordia, la tenerezza, la bontà, la mitezza, l'umiltà.

Ma è una contrapposizione fasulla: il cristiano può, e talvolta deve, essere sia mite che rigido; sia umile quanto rigido, eccetera; viceversa, essere "umile" ed essere "mite" non equivale in alcun modo a cedere o a transigere sui principi del Vangelo; non è un segno di virtù se non si accompagna alla saldezza e alla coerenza; non definisce il carattere cristiano, se degenera in buonismo o in relativismo.

Dio stesso non può essere concepito e presentato solo come Uno "a cui piacciono" (ma è un linguaggio teologicamente  terribile,  quasi insopportabile)  la misericordia, la tenerezza, la bontà, la mitezza, l'umiltà; perché tacere sulla Giustizia di Dio e contrapporla implicitamente a queste altre qualità, equivale a falsificarne l'immagine.

Dio non sarebbe buono, se non fosse anche giusto: sono le due facce della stessa medaglia. E "giusto" (rigido?) non significa "crudele", perché l'anima che lo rifiuta si condanna da sé; e a Dio non resta altro che di prendere atto, con immenso dispiacere, che nulla è valso a redimere quell'anima, la quale ha deciso di perdersi, nemmeno l'Incarnazione e la Passione...

Ecco il video di cui si parla:




Per concludere, vorremmo porre qualche domanda "scorretta" a tutti i buonisti e a tutti i non rigidi che condividono il punto di vista di papa Francesco in questa particolare omelia di Santa Marta:

Gesù era "rigido", quando disse a san Pietro: "Lungi da Me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini"? (Mt. 16, 23; e Mc. 8, 33).

Gesù era "rigido" quando diceva ai suoi discepoli, senza tanti fronzoli: "Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato Me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma Io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia"? (Gv. 15, 18-19).

Gesù era "rigido" quando maledisse il fico sterile: "Non nasca mai più frutto da te"? (Mt. 21,19)

Gesù era "rigido" quando cacciò i venditori dal tempio, rovesciandone i banchi? (Mt. 21, 13).

Gesù era "rigido" quando ammoniva: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti"? (Mt. 23, 13).

Gesù era "rigido" quando disse al Padre: "Io prego per loro; non per il mondo"? (Gv. 17, 9).

E quando ammoniva: "Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna? (Mc. 3, 29).

Sì, cari buonisti, prendete nota: sarà reo di colpa ETERNA...

Se i rigidi sono cattivi e ipocriti, anche Gesù Cristo, dunque, era rigido?

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it


Fonte d'origine: ilcorrieredelleregioni.it