lunedì 29 luglio 2019

Papato…Roma…Parigi: PROFEZIE IN ATTO di Don Bosco


Nino Musio

Sebirblu, 29 luglio 2019


Il contesto politico, sociale e religioso in cui visse Don Bosco, al secolo Giovanni Melchiorre Bosco, nato a Castelnuovo D'Asti il 16 agosto 1815 e deceduto a Torino il 31 gennaio 1888, fu estremamente tumultuoso.

Prima perciò di riportare alcune delle sue numerose profezie sul destino della Francia, dell'Italia e del Papato, pubblico due stralci significativi contenuti nel primo e quarto volume, entrambi al cap.1, tratti dalle "Memorie biografiche di Don Bosco" raccolte dal sacerdote salesiano Giovan Battista Lemoyne", scaricabili QUI, che rendono bene l'idea del clima profondamente ostile alla Chiesa che diverse sette, ma soprattutto la Massoneria, avevano messo in atto sin da allora per distruggerla.




«Gli avvenimenti che funestarono l'Europa sul finire del secolo XVIII e nella prima metà del XIX si compendiano in un sol motto: Guerra al Papato. Prìncipi protestanti, arricchiti delle spoglie della Chiesa, dominanti su nazioni che avevano apostatato dalla vera religione, usurpatori della supremazia spirituale, si ostinavano nella superba ribellione contro il Vicario di Gesù Cristo.

I nobili cattolici, insofferenti ad un'autorità che spiritualmente aveva su di essi giurisdizione, ad ogni istante pretendevano che il papa tradisse i suoi doveri per obbedire alle loro prepotenze. La Massoneria intanto, animata dallo spirito di Satana, con i suoi adepti ebrei, protestanti e cristiani rinnegati, aveva giurato di cancellare dalla terra il Regno e il nome di Gesù Cristo.

E per giungere a questo scopo, essa giudicava mezzo più sicuro togliere al Pontefice di Roma il potere temporale per vincolarne così la libertà e diminuirne, per quanto si poteva, l'azione sociale. Pronta a tradire re, principi e nazioni, la Massoneria riuscì a trarre ai suoi disegni, o ad introdurre nei gabinetti dei Sovrani, perfidi consiglieri, che risvegliassero contro Roma le gelosie assopite e le facessero più vive se già accese.»


 La rimozione dei crocifissi nelle scuole della città di Parigi  

«I corifei delle sette (i capi, in senso negativo) studiavano di stabilire uno Stato il quale non governasse più in nome di Dio, né secondo Dio facesse le leggi, ma in nome del popolo, e secondo il suo volere mutevole, che essi stessi con le loro arti avrebbero formulato. (Proprio come ha fatto e fa Bergoglio, il Falso Profeta; ved. QUI e QUI; ndr).

Volevano rovesciare poco a poco ciò che ipocritamente avevano fino ad allora predicato doversi rispettare, in modo però che i popoli non se ne avvedessero, o solo allorquando già vi fossero preparati per corruzione di costumi, per errori di mente, bevuti nei giornali, nei libri, nei teatri, nelle scuole, e nelle adunanze politiche. [...]

A tale fine, predicando la necessità dell'indipendenza della nazione, si facevano apostoli della libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di stampa.

Era quella libertà definita da San Pietro: "Velamen habentes malitiae libertatem" (usare della libertà per far velo alla malizia; I Pietro 2,16), cioè null'altro in fondo che guerra contro tutto ciò che da lontano o da presso ricorda la superbia umana, che vi è un Dio al quale si deve assoluta obbedienza.

È per questo che i legislatori settari proclamavano e proclamano: "Noi siamo la legge e sopra la legge non sta alcuno, né Dio, né Chiesa".




Consideravano la Chiesa Cattolica come una semplice società privata, senza valore, senza diritti, senza interesse per la vita civile, separata dallo Stato e, peggio ancora, nemica da doversi combattere incessantemente.

"Rex sum ego!" (Il Re sono IO) dichiarò Gesù Cristo: ma i Suoi concittadini lo odiavano e gli mandarono a dire: "Nolumus hunc regnare super nos" (Non vogliamo che costui regni su di noi) ‒ (Luca 19,14).

Ma "vae qui condunt leges iniquas" (Guai a coloro che fanno decreti iniqui e scrivono in fretta sentenze oppressive) ‒ minacciava Isaia al cap. 10,1 ‒ 

La politica d'ogni genere, dice Bonald (ved. QUI), si rende forte da tutto ciò che concede alla religione e si impoverisce da tutto ciò che lo nega. Dove viene meno il rispetto verso il Papato, il rispetto verso il Sovrano si estingue.

Il celebre Colbert (ved. QUI) nel suo testamento così parlava a Luigi XIV aizzato contro la Chiesa da perfidi consiglieri: "Non mai impunemente il figlio si rivolta contro il padre. Tutte le imprese che Ella condurrà contro il Sommo Pontefice, ricadranno sulla stessa Maestà vostra."

E purtroppo i reggitori dei popoli disprezzarono la Chiesa e furono avvinti dalla Rivoluzione, la quale vuole la sovranità del popolo, per rendere il monarca schiavo del parlamento, e il parlamento schiavo delle masse.

L'ultima sua parola (della Rivoluzione appunto; ndr): Non più Dio, non più re, non più padrone. Abolizione della proprietà! Socialismo e comunismo! ‒ La Voce e la preghiera della santa Chiesa e l'onnipotente braccio di Dio renderan vano l'insensato disegno, ma non tanto che le nazioni apostate non abbiano da pagare il fio della loro ribellione.»

Ebbene, non è forse impressionante quest'ultimo brano per la similarità con ciò che stiamo vivendo oggi all'interno della Chiesa Cattolica, in mano alla Massoneria ecclesiastica? (Cfr. QUI, QUI, QUI e QUI). Ma "il braccio di Dio" vanificherà ogni trama, perché "le Tenebre non prevarranno su di Essa" (Mt. 16,18).


Greg Olsen

Ecco, quindi, la seconda parte del post riguardante il carisma profetico che sin da piccolo il Santo pedagogo mostrò di avere essendo dotato di qualità eccezionali che gli permettevano di "vedere" e "prevedere" quello che gli altri ignoravano. (cfr. QUI).

Ben conoscendo come sia facile prendere abbagli in questo campo, egli argutamente diceva: "Non ritenetemi profeta finché tutto non si sia avverato". Fu attribuita a lui, infatti, la famosa frase: "I cavalli cosacchi si abbevereranno alle fontane di S. Pietro".

Il 5 gennaio 1870, dunque, don Bosco ebbe una visione durante il sonno, riguardante la Francia, il Papato e l'Italia, che per la sua importanza fu inviata a Pio IX nello stesso anno.

Questo è ciò che scrisse di suo pugno:

«Dio solo può tutto, conosce tutto, vede tutto. Dio non ha né passato, né futuro; ma a Lui ogni cosa è presente come in un sol punto. Davanti a Dio non v'è cosa nascosta, né presso di Lui esiste distanza di luogo o di persona. Egli solo nella Sua infinita Misericordia e per la Sua Gloria può manifestare le cose future agli uomini.

La vigilia dell'Epifania dell'anno corrente 1870 scomparvero tutti gli oggetti materiali della camera e mi trovai alla considerazione di cose sopranaturali. Fu cosa di brevi istanti, ma si vide molto. Sebbene di forma, di apparenze sensibili, tuttavia non si possono se non con grande difficoltà comunicare ad altri con segni esterni e visibili.

Se ne ha un'idea da quanto segue. Ivi è la parola di Dio accomodata alla parola dell'uomo.

Dal Sud viene la guerra, dal Nord viene la pace.

Le leggi di Francia non riconoscono più il Creatore, ed il Creatore si farà conoscere e la visiterà tre volte con la verga del suo furore.

Nella prima abbatterà la sua superbia con le sconfitte, col saccheggio e con la strage dei raccolti, degli animali e degli uomini.

Nella seconda la grande prostituta di Babilonia, quella che i buoni sospirando chiamano il postribolo d'Europa, sarà privata del capo in preda al disordine. Parigi... Parigi!!... invece di armarti del Nome del Signore, ti circondi di case d'immoralità.

Esse saranno da te stessa distrutte:  l'idolo tuo, il Pantheon, sarà incenerito, affinché si avveri che "mentita est iniquitas sibi" (l'iniquità ha mentito a se stessa). I tuoi nemici ti metteranno nelle angustie, nella fame, nello spavento, e nell'abominio delle nazioni. (Cfr. QUI e QUI; ndr).


Notre-Dame in fiamme

Ma guai a te se non riconoscerai la mano che ti percuote! Voglio punire l'immoralità, l'abbandono, il disprezzo della Mia legge, dice il Signore.

Nella terza cadrai in mano straniera: i tuoi nemici di lontano vedranno i tuoi palagi in fiamme, le tue abitazioni divenute un mucchio di rovine, bagnate dal sangue dei tuoi prodi che non sono più.

Ma ecco un gran guerriero dal Nord porta uno stendardo, sulla destra che lo regge sta scritto: Irresistibile mano del Signore. In quell'istante il Venerando Vecchio del Lazio gli andò incontro sventolando una fiaccola ardentissima.

Allora lo stendardo si dilatò e di nero che era divenne bianco come la neve. Nel mezzo dello stendardo in caratteri d'oro stava scritto il nome di COLUI che tutto può.

Il guerriero coi suoi fece un profondo inchino al Vecchio e si strinsero la mano.»




Ora la voce del Cielo è al Pastore dei pastori: «Tu sei nella grande conferenza coi tuoi assessori (il Concilio Vaticano I; ved. QUI); ma il 'nemico' del Bene non rimane un istante in quiete; egli studia e pratica tutte le arti contro di te. Seminerà discordia tra i tuoi assessori; susciterà nemici tra i figli Miei.

Le potenze del secolo vomiteranno fuoco, e vorrebbero che le parole fossero soffocate nella gola ai custodi della Mia Legge. Ciò non sarà. Faranno male, male a se stessi. Tu accelera; se non si sciolgono le difficoltà, siano troncate.

Se sarai nelle angustie, non arrestarti, ma continua finché non sia troncato il capo dell'idra dell'errore (la definizione dell'Infallibilità Pontificia). Questo colpo farà tremare la terra e l'inferno, ma il mondo sarà assicurato e tutti i buoni esulteranno.

Raccogli dunque intorno a te anche solo due assessori, ma ovunque tu vada, continua e termina l'opera che ti fu affidata. I giorni corrono veloci, gli anni tuoi si avanzano al numero stabilito; ma la Gran Regina sarà sempre il tuo aiuto, e come nei tempi passati così per l'avvenire sarà costante (il suo soccorso) "magnum et singulare in Ecclesia prasidium" (grande e singolare il presidio – la protezione – nella Chiesa).»




E qui, riporto ciò che si riferisce al nostro Paese, a Roma e alla Chiesa.

«E tu, Italia, terra di benedizioni, chi ti ha immersa nella desolazione? Non dire i nemici; ma gli amici tuoi. Non odi che i tuoi figli domandano il pane della Fede e non trovano chi loro lo spezzi?

Che farò? Batterò i pastori, disperderò il gregge, affinché i sedenti sulla cattedra di Mosè* cerchino buoni pascoli e il gregge docilmente ascolti e si nutrisca.

* [Perché la cattedra di Mosè e non di Pietro? Evidentemente perché il riferimento (importante) è sia a Malachìa 1, 6-2,9 (ved. QUI), che a Matteo 23, 1-12 (ved. QUI), ossia sono i farisei e gli scribi, uomini indegni ed iniqui, che siedono sul seggio di Pietro oggi, come di Mosè allora. Ndr].

Ma sopra il gregge e sopra i pastori peserà la Mia mano; la carestia, la pestilenza, la guerra faranno sì che le madri dovranno piangere il sangue dei figli e dei martiri morti in terra nemica.

E, di te, o Roma, che sarà? Roma ingrata, Roma effeminata, Roma superba! Tu sei giunta a tale punto che non cerchi altro, né altro ammiri nel tuo Sovrano, se non il lusso, dimenticando che la tua e la sua gloria stanno sul Golgota.

Ora egli è vecchio, cadente, inerme, spogliato; tuttavia colla schiava parola fa tremare il mondo. Roma! Io verrò quattro volte a te!

Nella prima percuoterò le tue terre e gli abitanti di esse.

Nella seconda, porterò la strage e lo sterminio fino alle tue mura. Non apri ancora l'occhio?

Verrò la terza, abbatterò le difese e i difensori e al comando del Padre subentrerà il regno del terrore, dello spavento e della desolazione.

Ma i miei savi fuggono, la Mia Legge è tuttora calpestata, perciò verrà la quarta visita.

Guai a te se tale Legge sarà ancora un nome vano per te! Succederanno prevaricazioni nei dotti e negli ignoranti. Il tuo sangue e il sangue dei tuoi figli laveranno le macchie che tu fai alla Legge del tuo Dio.

La guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui verrà percossa la superbia e la malizia degli uomini. Dove sono, o ricchi, le vostre magnificenze, le vostre ville, i vostri palagi? Sono divenute la spazzatura delle piazze e delle strade!




Ma voi, o sacerdoti, perché non correte a piangere fra il vestibolo e l'altare, invocando la sospensione dei flagelli? Perché non prendete lo scudo della Fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie, nelle piazze, in ogni luogo anche inaccessibile, a portare il seme della Mia Parola?

Ignorate che questa è la terribile spada a due tagli che abbatte i Miei nemici e che rompe le ire di Dio e degli uomini? Queste cose dovranno inesorabilmente venire l'una dopo l'altra. Esse accadranno in sequenza graduale. (Cfr. QUI, QUI, QUI, QUI e QUI).

Ma l'Augusta Regina del cielo è presente. La Potenza del Signore è nelle sue mani; disperde come nebbia i suoi nemici.

Il venerando Vecchio si riveste di tutti i suoi antichi abiti. Ci sarà ancora un violento uragano. L'iniquità estinta, il peccato avrà fine e, prima che trascorrano due pleniluni del mese dei fiori, l'iride di Pace (l'arcobaleno) comparirà sulla Terra.

Il gran Ministro vedrà la Sposa del suo Re vestita a festa. In tutto il mondo apparirà un sole così luminoso quale non fu mai dalle fiamme del Cenacolo ad oggi, né più si vedrà fino all'ultimo dei giorni.» 




Infine, ecco il terzo sogno profetico (avvenuto tra il 24 maggio e il 24 giugno 1874) che sembra riferirsi ad un evento specifico che si manifesterà prima che appaia il suddetto "sole luminoso" e che perciò concerne in modo particolare i nostri tempi e quelli futuri.

«Era una notte oscura, gli uomini non potevano più discernere quale fosse la via da tenere per ritornare sui propri passi, quando apparve in cielo una splendidissima luce che rischiarava il percorso dei viaggiatori come a mezzodì.

In quell'attimo fu vista una moltitudine di uomini, donne, vecchi, fanciulli, monaci, monache e sacerdoti, guidati dal Pontefice, uscire dal Vaticano e schierarsi in forma di processione.

Ma ecco un furioso temporale... oscurando alquanto quella luce pareva ingaggiarsi una battaglia fra luce e tenebre. Intanto, si giunse ad una piccola piazza coperta di morti e feriti, di cui parecchi domandavano ad alta voce conforto.

Le fila della processione si diradarono assai. Dopo aver camminato per uno spazio corrispondente a duecento levate di sole, ognuno si accorse di non essere più a Roma. Lo sgomento invase l'animo di tutti, che si raccolsero intorno al Pontefice per tutelarne la persona ed assisterlo nelle sue necessità.

Da quel momento furono veduti due angeli che, portando uno stendardo, l'andarono a consegnare al Papa dicendo:

"Ricevi il vessillo di Colei che combatte e disperde i più forti popoli della Terra. I tuoi nemici sono scomparsi; i tuoi figli con le lacrime e coi sospiri invocano il tuo ritorno".

Volgendo poi lo sguardo al labaro, da una parte si vedeva scritto "Regina sine labe concepta", e dall'altra "Auxilium cristianorum". (Rispettivamente: "Regina concepita senza peccato" e "Aiuto dei Cristiani"; ndr).

Il Pontefice prese con gioia lo stendardo, ma rimirando il piccolo numero di quelli che erano rimasti intorno a sé divenne afflittissimo. I due angeli soggiunsero:

"Va' tosto a consolare i tuoi figli. Scrivi ai tuoi fratelli dispersi nelle varie parti del mondo che è necessaria una riforma dei costumi e degli uomini.

Ciò non si può ottenere se non spezzando ai popoli il pane della Divina Parola. Catechizzare i fanciulli, predicare il distacco dalle cose della Terra. È venuto il tempo, conchiusero i due angeli, che i popoli saranno evangelizzatori dei popoli. (Cfr. QUI, QUI e QUI; ndr).

I leviti (la classe ebraica destinata al sacerdozio; ndr) saranno cercati fra la zappa, la vanga e il martello, affinché si compiano le parole di Davide: "Dio ha sollevato il povero dalla terra per collocarlo sul trono dei principi del suo popolo".

Ciò udito il Pontefice si mosse, e le fila della processione cominciarono ad ingrossarsi. Quando poi pose piede nella Santa Città si mise a piangere per la desolazione in cui erano i cittadini, di cui molti non erano più.

Rientrato poi in San Pietro intonò il Te Deum, cui rispose un coro di angeli cantando: "Gloria in Excelsis Deo, et in Terra pax hominibus bonae voluntatis". Terminato il canto, cessò del tutto ogni oscurità e si manifestò un fulgidissimo sole.




Le città, i paesi, le campagne erano diminuite moltissimo di popolazione; la terra era  pesta  come da un uragano,  da un'acquazzone o dalla grandine,  e  le genti  andavano le une verso le altre con animo commosso dicendo: "Est Deus in Israel". (È Dio in Israele).

Dal cominciamento dell'esilio al canto del Te Deum, il sole si levò duecento volte. Tutto il tempo che passò per il compiersi di quelle cose corrispondono a quattrocento levate di sole.»

Ad maiorem Dei gloriam

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte delle profezie:  pdf scaricabile QUI,  ai numeri 75 e 77 dell'indice.

giovedì 25 luglio 2019

Eugenio Zolli, il rabbino che si arrese a Cristo


Danny Hahlbohm 

Sebirblu, 24 luglio 2019

In questo tempo oscuro, dove l'apostasia dell'Occidente dilaga come una metastasi distruggendo qualsiasi anelito al Divino, emerge con tutta la sua forza la vicenda, ottimamente scritta da Emanuel Pietrobon, di un notissimo personaggio ebreo dello scorso secolo che vide il Cristo...


Israel Anton Zoller (1881-1956) - ved. QUI

La storia di Eugenio Pio Zolli, nato Israel Anton Zoller, uno dei più importanti leader dell'ebraismo europeo del primo Novecento, convertitosi al cattolicesimo in seguito ad un'apparizione di Gesù e dopo i drammi dell'Olocausto.




"Il rabbino che si arrese a Cristo" è il titolo della traduzione italiana di un libro scritto da Judith Cabaud ‒ un'autrice ebrea convertitasi al cattolicesimo negli anni '60 ‒ sulla vita dell'ex rabbino-capo di Roma e sugli eventi che lo portarono a "spalancare le porte a Cristo". Ella coglie pienamente il profondo significato della conversione di uno dei massimi esponenti dell'ebraismo europeo e del sionismo della prima parte del secolo breve.

Il Novecento è stato uno dei periodi più importanti per la storia del cattolicesimo, caratterizzato dall'alternanza di fenomeni paranormali inspiegabili all'uomo comune e carichi di significati profetici e messianici (come ad esempio le apparizioni mariane a Fatima nel 1917), di persecuzioni gravissime sfociate in veri e propri tentativi di genocidio e scristianizzazione, come la tragica questione cristera in Messico nel post-rivoluzione, la caduta dell'Europa centro-orientale, cuore della cristianità ortodossa, sotto il dominio ateistico dell'Unione Sovietica, e l’elezione di Karol Józef Wojtyła al soglio pontificio, il primo papa non italiano 455 anni dopo Adriano VI.

La Chiesa cattolica non è mai stata vicina all'annichilimento come nel corso del '900: fra persecuzioni, genocidi e processi di ateizzazione forzata; eppure è sopravvissuta, riuscendo a ritrovare una forza mobilitante capace di abbattere regimi autoritari e dittatoriali in America Latina, Europa ed Asia nell'epoca della geopolitica della fede, e spingendo milioni di persone in tutto il mondo a porsi la domanda che Gesù (secondo i cristiani Messia e Figlio di Dio venuto a riscattare l'umanità dal peccato e gli ebrei dall'ipocrisia farisaica) pose a Pilato: "quid est veritas?" (che cos'è la verità? Gv. 18-38; ndr).

La ricerca della Verità sulle origini del mondo e dell'uomo, dell'esistenza di un fato e di un Essere superiore, Creatore di ogni cosa conosciuta e sconosciuta dell'Universo, dove può essere trovata e magari compresa?

Sempre più persone trovano la risposta a questo dilemma millenario nell'Islam, la prima religione del mondo da alcuni anni, e in fortissima crescita in ogni continente; la civiltà indiana ha invece rinvenuto la risposta nei testi sacri dell'antichissima tradizione induista e, un tempo, la civiltà occidentale sapeva con certezza che tale risposta era racchiusa negli insegnamenti di Gesù riportati nel Nuovo Testamento.




Ed è proprio nel cristianesimo, più in particolare nel cattolicesimo, che nel '900 moltissimi pensatori, statisti, intellettuali e grandi uomini, in senso carlilenyano (inteso forse come unione tra Carl Marx e Lenin? mah! Ndr), trovarono la risposta al quesito: 

Werner von Braun, creatore dei missili V2 ed in seguito capostipite del programma spaziale statunitense, Gilbert Keith Chesterton, celebre scrittore inglese, Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina nel 1912 (ved. QUI; ndr), Giovanni Papini, scrittore anticlericale e anticattolico, e Israel Anton Zoller, rabbino-capo di Roma durante la seconda guerra mondiale.

La storia di Israel Zoller è stata condannata alla "damnatio memoriae" e all'oblio ma rappresenta uno dei capitoli più importanti della storia del dialogo ebraico-cattolico. Zoller nacque nel 1881 in Galizia da una facoltosa famiglia di ebrei polacchi.

L'antigiudaismo strisciante nella Russia imperiale e il grande collasso dell'impero austroungarico lo spinsero in Italia nel primo dopoguerra, più precisamente a Trieste, dove diventò rabbino-capo nel 1920, a due soli anni dal suo arrivo, favorito da una profonda erudizione nell'ebraismo e dalle doti carismatiche.

Nel 1925 si recò in Egitto e Palestina per ragioni di studio. Durante la permanenza in Palestina, all'epoca coinvolta in un importante processo di rinascita dell'ebraismo, ebbe il privilegio di studiare i testi ebraici sotto l'egida di Abraham Isaac Kook, l'allora rabbino capo di Gerusalemme ed uno dei più prominenti cabalisti di sempre.

L'amicizia con Kook, uno dei più importanti sostenitori del progetto sionista, irrigidì le posizioni di Zoller riguardo il dialogo inter-religioso e il trattamento degli ebrei secolarizzati. Scrisse diverse lettere aperte all'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, ammonendo circa lo smarrimento degli ebrei italiani, largamente assimilati e secolarizzati, spingendo per una maggiore vigilanza e un maggiore attivismo nel farli ritornare alla religione dei padri.

Durante gli anni a Trieste svolse un ruolo importante nell'accoglienza degli ebrei in fuga dal resto d'Europa e diretti in Palestina; circa 160mila ebrei transitarono per il porto di Trieste fra il 1920 ed il 1930.

L'affermazione del fascismo sconvolse drammaticamente la sua esistenza: dapprima costretto a cambiare nome in Italo Zolli per via dell'italianizzazione forzata attuata dal regime, in seguito licenziato dall'università di Padova, dove insegnava lingua e letteratura ebraica dagli anni '20, per via delle leggi razziali fasciste.


Testata del Corriere del 1938 sulla prima legge razziale fascista: ved. QUI

Si prospettavano tempi duri per gli ebrei d'Europa, la guerra era alle porte, insieme all'Olocausto, e Zolli trovò proprio nella comunità ebraica italiana un rifugio sicuro e l'opportunità di continuare a guadagnarsi da vivere, nel 1940 fu infatti nominato rabbino-capo di Roma.

Durante l'occupazione nazista, Zolli diventò un punto di riferimento per tutti gli ebrei italiani, non solo a livello spirituale, ma anche materiale, occupandosi di raccogliere viveri e denaro per i più bisognosi, per coloro che avessero perduto ogni bene per via delle confische, e di nascondere e aiutare a scappare altrove i fuggitivi. È proprio in questo periodo che l'esistenza di Zolli cambierà per sempre.

Il 27 settembre 1943 il colonnello delle SS Herbert Kappler ordinò ai vertici rabbinici romani di barattare 50 chilogrammi d'oro per la salvezza degli ebrei capitolini. A Zolli fu data soltanto una giornata per recuperare quanto richiesto, pena l'immediata deportazione nei campi di concentramento tedeschi dei suoi correligionari.

Le difficoltà di Zolli nel reperire tutto l'oro richiesto lo spinsero a contattare Pio XII, l'allora pontefice, uno statista legato alla comunità ebraica da un rapporto di amore-odio per via di questioni teologiche, dipinto come collaboratore della Germania nazista e sostenitore delle ideologie fasciste.

Pio XII autorizzò la destinazione di 15 chilogrammi d'oro (20 secondo altre fonti) nell'aspettativa  di  fermare  il  proposito  del  rastrellamento  del  ghetto  di  Roma  da parte nazista, che sarebbe avvenuto ugualmente a meno di un mese di distanza, il 16 ottobre, nonostante le forti proteste vaticane.

L'incontro con il pontefice e la grande disponibilità mostrata dalla Santa Sede e dalla comunità cattolica nell'aiutare gli ebrei nei giorni del rastrellamento spinsero Zolli a ringraziare pubblicamente Pio XII durante la riapertura del Tempio Maggiore di Roma e a mutare in maniera inspiegabile ed improvvisa il suo atteggiamento nei confronti dei suoi correligionari.

I leader rabbinici tentarono di riavvicinare Zolli, proponendogli la carica di direttore del Collegio Rabbinico, ma senza successo.

Il 23 settembre 1945, nella basilica di santa Maria degli Angeli e dei Martiri, Israel Anton Zoller rinacque a nuova vita, ricevendo il Battesimo cattolico ed assumendo i nomi di "Eugenio Pio", in onore di colui che si prodigò per salvare le vite di coloro che prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale lo accusarono di anti-giudaismo e di collaborazionismo.


Cappella di M. Maddalena e Battistero dove fu battezzato Zoller

La conversione di una delle più importanti figure dell'ebraismo europeo novecentesco al cattolicesimo gettò la comunità ebraica mondiale inizialmente nello sconforto, e in seguito nella pura rabbia.

Dagli Stati Uniti d'America giunsero numerose offerte di denaro in cambio di un ritorno all'ebraismo, le riviste della comunità ebraica italiana uscirono listate a lutto, e la famiglia di Zolli dovette trasferirsi per via delle minacce di morte, trovando ospitalità in un primo tempo in un convento romano.

All'ex rabbino furono affidate cattedre d'insegnamento all'università La Sapienza e al Pontificio Istituto Biblico, e iniziò a dedicarsi alla scrittura di opere religiose, inerenti Gesù, l'ebraismo ed il dialogo ebraico-cattolico, ed autobiografiche, tenendo seminari in tutto il mondo aperti soprattutto ai suoi ex correligionari.

L'obiettivo esistenziale di Zolli diventò la salvezza del popolo eletto, ossia di coloro che si ritenevano già salvati. Sebbene accusato dagli ebrei di tutto il mondo di essere un apostata opportunista convertitosi semplicemente per ricambiare l'aiuto del papa e dei cattolici durante l'occupazione nazista, Zolli e la sua famiglia si trasformarono in cattolici zelanti.

I libri, gli insegnamenti e le riflessioni dell'ex rabbino su Gesù e sulla rilettura in ottica cristiana dei testi sacri giudaici ed in particolare delle profezie di Isaia, diedero luogo ad una piccola ondata di conversioni dall'ebraismo al cattolicesimo.

Ma che cosa spinse Zolli ad abbandonare di punto in bianco le proprie convinzioni? Nel settembre del 1944, durante la celebrazione dello Yom Kippur, il giorno della espiazione del popolo ebraico, gli sarebbe apparso Gesù in una visione lucida e ad occhi aperti, dicendogli che quella sarebbe stata la sua ultima volta al Tempio Maggiore.

Ritornato a casa,  quella stessa sera,  mantenendo il più stretto riserbo  sull'accaduto, la moglie e la figlia gli raccontarono di avere avuto rispettivamente una visione ed un sogno inerenti a Gesù.

Da quel giorno Zolli iniziò segretamente un percorso individuale di maturazione spirituale ed apertura della mente e dell’anima ad una Verità sino ad allora sempre rifiutata.




Di lì a breve avrebbe iniziato a scrivere "più con le lacrime che con l’inchiostro" una delle sue opere più importanti, Christus, poi pubblicata nel 1946 da "Anonima Veritas Editrice".

Sin da giovane appassionato di misticismo, perciò accanito lettore e studioso della Qabala e simpatizzante della corrente di rinnovamento spirituale ebraica hassidista, spiegò attraverso scritti e seminari di vedere nel cristianesimo il completamento evolutivo dell'ebraismo e nella figura di Gesù il compimento delle attese messianiche dei discendenti di Abramo.

Morì il 2 marzo 1956 all'età di 74 anni, lo stesso giorno dell'ottantesimo compleanno di Pio XII, forse una semplice coincidenza o un altro degli eventi enigmatici della sua vita.

Oggi di Zolli non si parla e neanche si scrive; il suo nome è stato censurato negli ambienti più ecumenici della Chiesa cattolica perché la sua conversione rappresenta una ferita ancora aperta per la comunità ebraica e quindi un ostacolo al dialogo inter-religioso, ma la storia della sua vita e le sue elucubrazioni teologiche continuano ad essere un passaggio obbligato per tutti quegli ebrei (e non soltanto) che ogni anno decidono di rinascere a nuova vita attraverso il Battesimo, vedendo in esso la risposta a quella domanda flagellante: "quid est veritas?".

Chiosa di Sebirblu

Non deve meravigliare che un rabbino, anche se umanamente molto conosciuto come il protagonista di questo articolo, abbia preso coscienza della Vera identità di "quel" Gesù il cui paese fu definito così, 2000 anni fa: "da Nazareth cosa può venire di buono?" (Gv. 1, 45-46).

Tutti gli ebrei infatti si convertiranno (ved. QUI e Rom. 11, 25-27), rendendosi conto finalmente che il "messia", da loro atteso in veste umana da "Conquistatore terreno", non sarà altro che un inganno colossale del Maligno che lo presenterà come "autentico", mentre sarà l'Anticristo che, subdolamente, metterà a ferro e fuoco il pianeta.

Probabilmente ciò avverrà quando la ricostituita nazione d'Israele, patria del "popolo eletto" e per questo ritenuta invincibile, subirà invece qualcosa di tremendo e di inaspettato, come l'apocalittica "battaglia di Armageddon", che getterà la Nazione in ginocchio, insieme a diversi abitanti della Terra.

Nel dolore immane che colpirà gli israeliti, ancora convinti e speranzosi nella manifestazione messianica di un Duce vigoroso che li porterebbe a soggiogare il mondo, prenderanno invece coscienza del tragico errore.

Comprenderanno che il vero Messia è proprio il Cristo di due millenni addietro, il vero Re, il Re dell'Amore, e lo riconosceranno come "Figlio di Dio" venuto sulla Terra anche per loro, per riscattarli e renderli liberi dalla schiavitù luciferina.

Egli infatti disse:

«Ecco, la vostra Casa vi sarà lasciata deserta! Perché Io vi dico: non mi vedrete più, finché non diciate: 'Benedetto Colui che viene nel nome del Signore'». (Mt 23, 38-39).

Relazione e cura di: Sebirblu.blogspot.it


domenica 21 luglio 2019

Da Nosso Lar: Messaggio a tutti dal Dr. André Luiz




Sebirblu, 21 luglio 2019

Penso che in molti ormai conoscano il magnifico film brasiliano "Nosso Lar" (La Nostra Dimora, QUI) tratto dalle comunicazioni ricevute dal medium Francisco Cândido Xavier, detto Chico, nell'arco della sua lunga vita, dedicata interamente al prossimo. (Cfr. anche QUI).

Per questo, a gioia e riflessione di tutti coloro che ne sono giustamente rimasti affascinati, pubblico l'importante messaggio, lasciato ai viventi sulla Terra, dal dottor André Luiz (pseudonimo per rispettare la memoria di un personaggio famoso, realmente esistito in Brasile) affinché si traggano le dovute considerazioni intorno alla nostra esistenza nel tempo.

E la Verità avanza...

La vita non cessa. Essa trova la sua sorgente nell'eternità e la morte non è che l'oscuro gioco dell'illusione. I grandi fiumi fanno il loro percorso, prima dell'immenso mare.

Conforme a tale concetto, anche l'anima percorre cammini e tappe diverse; qua e là riceve affluenti di conoscenze; si arricchisce nella sostanza e si purifica in qualità, prima di trovare l'Eterno Oceano della Sapienza. (Cfr. QUI, molto importante!).

È operazione semplice chiudere gli occhi carnali. Il cambiamento delle sembianze fisiche non influisce sulla luce animica, come il mutar d'abiti non incide sulle soluzioni  profonde  del  destino  e  dell'essere.

Oh! I sentieri dell'anima sono strade arcane del cuore... È un mistero da percorrere, prima di comprendere la suprema equazione della Vita Eterna! È indispensabile vivere il proprio dramma, conoscere dettaglio e dettaglio nel lungo processo di perfezionamento spirituale.

Sarebbe estremamente infantile credere che il semplice "abbassamento delle cortine" risolva le trascendenti questioni dell'Infinito.

Un'esistenza è un atto.
Un corpo è una veste.
Un secolo è un giorno.
Un servizio è un'esperienza.
Un trionfo è una conquista.
Una morte è un soffio rinnovatore.

Di quante esistenze, corpi, secoli, servizi, trionfi, morti necessitiamo ancora?




E il letterato in filosofia religiosa parla di liberazione finale e posizioni definitive! Ahi! In buona parte i colti in dottrina sono gli analfabeti dello Spirito!

Necessita di così tanto sforzo l'uomo per entrare nell'accademia del Vangelo di Cristo! Ingresso che si verifica quasi sempre in modo anomalo, lui da solo in compagnia del Maestro, partecipando alla difficile lezione, ricevendone gli insegnamenti senza cattedra visibile ed ascoltando quelle profonde argomentazioni prive di parole pronunciate.

Si protrae molto, dunque, la laboriosa giornata umana! Il nostro povero impegno si riduce soltanto ad un'idea di questa verità fondamentale.

Grato, dunque, amici miei! Manifestiamoci insieme, nell'anonimato che obbedisce alla carità fraterna. Nell'esistenza degli uomini sono presenti in gran numero i "vasi" fragili che non possono ancora contenere la verità intera.

Anzi, attualmente ci interessa solo l'esperienza profonda con i suoi valori collettivi. Non tormenteremo nessuno col concetto d'eternità. Che i "vasi" si rinforzino prima di tutto.

Forniremo unicamente qualche piccola notizia allo Spirito assetato dei nostri fratelli sulla via della realizzazione spirituale, affinché comprendano con noi che "lo Spirito soffia dove vuole".

Adesso amici, che i miei ringraziamenti calino sul foglio (quello della psicografia di Chico; ndr), immergendomi nel grande silenzio della simpatia e della gratitudine. Concordia e riconoscenza, amore e giubilo abitano la mia anima. Siate certi che custodirò simili valori con me, per rispetto vostro, nel santuario del cuore.

Che il Signore ci benedica.

André Luiz




Nelle Zone Inferiori

Avevo l'impressione di aver perso il concetto di tempo. L'idea dello spazio era svanita da un po'. Ero convinto di non appartenere più alla folla umana nel mondo, anche se i miei polmoni respiravano ancora profondamente.

Da quando ero tornato giocattolo di forze irresistibili? Impossibile comprenderlo. Mi sentivo, in verità, un folletto amareggiato oltre le oscure cancellate dell'orrore.

I capelli ritti e il cuore palpitante... una terribile paura mi padroneggiava, molte volte ho urlato come un pazzo, ho implorato pietà e ho gridato contro quel doloroso scoraggiamento che soggiogava il mio Spirito.

Ma quando la mia voce forte non era soffocata da quel silenzio implacabile, lamenti più commoventi dei miei rispondevano ai miei clamori.

Altre volte sinistre sghignazzate stracciavano la tranquillità circostante. Qualche sconosciuto compagno sarebbe rimasto, a mio parere, prigioniero della follia.

Forme diaboliche, visi biancastri, espressioni animalesche sorgevano di quando in quando, aggravando il mio stupore... Il paesaggio, quando non era completamente oscuro, sembrava bagnato da una luce fioca indebolita da una densa nebbia, come se i raggi del Sole la riscaldassero da molto lontano.

E lo strano viaggio proseguiva... Con che fine? Chi lo potrebbe dire? Sapevo soltanto che fuggivo sempre... La paura mi spingeva innanzi di colpo. Dov'erano la mia casa, mia moglie, i miei figli? Avevo perso interamente il senso della direzione.

Il timore dell'ignoto e il panico delle tenebre avevano assorbito tutte le mie facoltà di raziocinio non appena mi ero divincolato dagli ultimi impedimenti fisici, in pieno sepolcro!

La coscienza mi tormentava: avrei preferito l'assenza totale della ragione, il non esistere... All'inizio le lacrime mi tergevano incessantemente il viso e soltanto in rari momenti la benedizione del sonno mi quietava.




Però, quella sensazione di sollievo si interrompeva bruscamente. Esseri mostruosi mi svegliavano ironici, era indispensabile fuggire da loro.

Intravvedevo, in quel momento, una sfera diversa alzarsi dalla polvere del mondo, tuttavia era tardi. Pensieri angosciosi sconvolgevano la mia mente. Riuscivo a malapena a delineare una possibile soluzione, e numerosi incidenti mi costringevano a considerazioni sbalorditive.

Mai il problema religioso era apparso così profondamente ai miei occhi. I principi puramente filosofici, politici e scientifici si rivelavano, nel loro aspetto, estremamente secondari alla vita umana.

A mio modo di vedere, potevano rappresentare un ricco patrimonio per lo scenario terrestre, ma urgeva riconoscere che l'umanità non è costituita solo da generazioni transitorie, bensì da Spiriti eterni che camminano verso una gloriosa destinazione.

Constatavo che qualcosa resta, soprattutto il mero pensiero intellettuale. Questo quid è la Fede, manifestazione divina dell'uomo.

Infatti, conoscevo le pagine del Vecchio Testamento e parecchie volte avevo sfogliato il Vangelo, ma è doveroso ammettere che mai avevo letto quelle sacre parole con la luce del cuore.

Le comprendevo attraverso l'osservazione di scrittori meno avvezzi ai sentimenti e alla coscienza, o in pieno disaccordo con le verità essenziali.

In altre occasioni, le interpretavo secondo la dottrina del clero, senza mai uscire dal circolo di contraddizioni dov'ero rimasto volontariamente.

In verità non ero stato un malfattore dal mio punto di vista. La filosofia di ciò che è transitorio mi aveva assorbito. L'esistenza terrena, che la morte aveva mutato, non era  stata  segnata  da  avvenimenti  tanto  diversi  da  quelli  comuni.

Figlio  di  genitori  forse  fin  troppo  generosi,  ho conquistato  i  titoli  universitari senza eccessivo sacrificio, e condiviso i vizi della gioventù di allora;  avevo organizzato la mia dolce casa, avuto figli e raggiunto quella situazione stabile che garantiva la tranquillità  economica  al  mio  nucleo  familiare...




Ma analizzando con attenzione me stesso, percepivo una sensazione di tempo perso, una silenziosa accusa della mia coscienza.

Avevo abitato la Terra, ne avevo goduto i beni e raccolto le benedizioni della vita, ma non avevo restituito un centesimo dell'enorme debito... Avevo avuto dei genitori la cui generosità e i cui sacrifici verso di me non avevo valutato mai, come la moglie e i figli che avevo scelto e preso a possesso tra le tele rigide del mio egoismo.




Possedevo un focolare domestico che avevo chiuso a tutti quelli che avanzavano nel deserto dell'angoscia. Mi ero deliziato con le gioie familiari, scordando di estendere tale benedizione divina all'immensa famiglia umana, sordo ai semplici doveri della fraternità.

Infine, nell'Oltre, come un fiore nella stufa, non sopportavo quel clima di realtà eterna. Non avevo sviluppato in me stesso i germi divini che il Signore della Vita aveva collocato da sempre nell'anima mia.

Li avevo soffocati criminosamente nel desiderio di un benessere ambizioso. Non li avevo affatto considerati, affinandoli, quali strumenti per una nuova vita.

Era giusto quindi, che mi risvegliassi come uno storpio ritornato al fiume dell'eternità infinita, che può soltanto lasciarsi andare convulsamente allo scorrere vorticoso delle acque; oppure come un mendicante infelice che, esausto in piena landa desolata, vaga inerme in balia dei venti impetuosi.

Oh! amici fraterni della Terra! Quanti di voi potrebbero evitare questa penosa esperienza del rammarico con una preparazione maggiore negli intimi spazi del cuore? Accendete la vostra Luce prima di attraversare la grande ombra!

Cercate la Verità, prima che la Verità vi sorprenda. Faticate adesso per non piangere poi!




Post Scriptum di Sebirblu


Ecco alcuni link dei post più significativi pubblicati a sostegno della continuità di Vita dopo la "Morte":





Relazione, adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it

Estratto dal libro Nosso Lar, scaricabile QUI.