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martedì 17 dicembre 2024

Gustavo Rol e Padre Pio: "Il Mistero e la Fede"

 

"Luce in movimento" di Marcello Ciampolini

Sebirblu, 15 dicembre 2024

Già scrissi QUI e QUI delle strabilianti facoltà di questi due uomini eccezionali, Gustavo Adolfo Rol e Padre Pio da Pietrelcina che, pur appartenendo a campi diversi, l'uno secolare e l'altro religioso, hanno sbalordito il mondo con i loro "miracoli", prodigandosi, seppur sovente in modo diversi, per il Bene dell'umanità e il suo Risveglio interiore.

L'articolo che segue è un tentativo di comparazione tra loro, considerando come unico fattore comune il Mistero retto dalla Fede in Dio. Ho estratto i brani scelti, e accorciati, da un testo di Vincenzo Mercante QUI, con la presentazione di Giorgio Galazzi.




"Mi sono definito «la grondaia che convoglia l'acqua che cade dal tetto"

A questa suggestiva espressione che, in sintesi, avvalora il pensiero e la mirabolante opera dell'elegante e colto Gustavo Rol, il più grande sensitivo del XX secolo, fanno eco i mistici aneliti, le sublimi rivelazioni ed i miracoli di un eclatante "Vedo tutto in Dio" del Santo di Pietrelcina, l'umile frate cappuccino di estrazione rurale meglio noto con il nome di Padre Pio.

Tra i sogni della fantasia e le apparenze dell'irreale, nel mondo cristiano (e non solo!) fioriscono  così  prodigiose  intenzioni e realizzazioni  straordinarie  che ‒ paragonate ai pianeti ed alle stelle ‒ brillano non di luce propria ma acquisita dall'Eterno per sviluppare armoniche energie, finalizzate tanto a sanare situazioni individuali e collettive di sofferenza, quanto a convertire l'uomo ad un'intelligente spiritualità, spesso traendolo dal materialismo ateo.

Il tramite? Quelle due figure, talmente diverse tra loro, eppur così vicine negli intenti, dotate entrambe di poteri che nella prima potremmo definire preternaturali, nella seconda decisamente soprannaturali.

Franco Rol, lontano cugino di Gustavo, ha desiderato fare un commento a proposito di questa distinzione:

«Un'analisi attenta degli esperimenti, dei prodigi e delle guarigioni compiute da Rol dimostrano invece una commistione delle due categorie. Tanto più che il pensiero di Gustavo è costantemente intriso di riferimenti religiosi e di ringraziamenti a Dio per quanto avviene. L'essere "laico", inteso nell'accezione di "non sacerdote", vale a dire "civile", non esclude affatto la possibilità di essere strumento di miracoli. Lo Spirito vola dove vuole, e Dio può servirsi per la Sua Opera di chiunque.»

E aggiunge ancora: «Sia Gustavo Rol che Padre Pio si consideravano solo strumenti della divinità. Non di rado Rol, dopo un esperimento, ringraziava Dio per avergli concesso di dare agli altri uomini testimonianza della Sua Grazia, per mostrare loro quali e quante possibilità li aspettano lungo il cammino della loro evoluzione, per affermare che la morte non esiste e che l'Amore è "causa suprema di ogni cosa".»




I fenomeni naturali sono conformi alle leggi fìsiche. Per esempio, l'acqua riscaldata a 100°C bolle. Possiamo distinguerli in fisici, fisiologici, psichici. Di essi si può dare anche un'altra classificazione: normali, anormali e super-normali.

Basterà dare degli esempi: un fenomeno normale è una pietra che cade, mentre un evento anomalo si ha coi gemelli siamesi, e super-normale (o eccezionale) è quello degli stenocalcolatori, ovvero delle persone che calcolano mentalmente con grande rapidità.

I fenomeni preternaturali si distinguono perché sorpassano le leggi di natura: o in sé o nel modo come avvengono, o nel soggetto in cui si verificano. Al contrario, quelli soprannaturali contraddicono tali leggi. Esempi rispettivi sono:

‒ le luci che si possono intravedere in certe sedute spiritiche; un oggetto che si muove senza essere toccato; una persona incolta che parla o comprende varie lingue allorché si abbandona in trance alla scrittura automatica.

‒ l'acqua cambiata in vino da N.S. Gesù Cristo; la pesca miracolosa; la resurrezione di Lazzaro; la guarigione del cieco nato.

Per la nostra Fede, nella fattispecie, sono unicamente questi i veri miracoli. Essi appartengono all'Opera esclusiva dell'Onnipotente, che ‒ a Sua gloria ed onore ‒ può prescegliere e delegare persone in odore di santità al fine di perpetuare sulla Terra, nei secoli e nei millenni, eloquenti messaggi di amore.

Sono arcinote, d'altronde, le ingiuste contestazioni e le amare umiliazioni subite dal Frate stigmatizzato prima che dall'intempestivo ravvedimento dei vertici della Chiesa trovassero alfine avvio, nei suoi confronti, illuminate provvidenze di riabilitazione e successiva beatificazione e santificazione. (Cfr. QUI; ndr).

Meno conosciute, ma egualmente infondate sono state le pesanti insinuazioni di certi media su Gustavo Rol: le sue indubbie virtù paranormali erano state deprezzate al livello di un abilissimo fervore divinatorio, null'altro più di una spettacolare quanto fascinosa esibizione di prodigi da "illusionista e mistificatore", rivelatesi invece tutte, nel concreto, manifestazioni autentiche ispirate dall'Alto.




È assai nota pure l'estrema cautela della Chiesa nell'avvalorare accadimenti che, pur straordinari nella loro stupefacente virtualità e ai limiti dell'umana comprensione, non possono entrare nella logica di un rigore ecclesiastico estremamente selettivo:

‒ questo è infatti volto a surclassare fenomeni eccezionali, osannati dalla credulità popolare ma non del tutto permeati della Grazia divina, come pure esita nell'elevare alla gloria degli altari persone che, pur dotate in vita di misteriosi carismi, non siano state giudicate autentiche portatrici dei messaggi di Dio.

E com'è l'atteggiamento del mondo scientifico nei riflessi del paranormale? Tende attualmente ad essere più possibilista rispetto al passato, facendo proprio l'assioma che "è pur sempre il dubbio a distinguere la persona intelligente dalla stolta!".

Certo è che, oggi più che mai ‒ assistendo estasiati al lento, progressivo dissolversi dei misteri dell'Universo (che sono tanti e destinati in gran parte a rimanere tali!), ma specialmente di fronte alle immani sciagure della cronaca e della storia, qui, sul minuscolo nostro pianeta ‒ si avverte nel genere umano un impellente e profondo bisogno di spiritualità.

E se Padre Pio sarà sempre ricordato come un grande Santo e benefattore, non meno degne di menzione potranno essere le riservate e complesse sperimentazioni dello straordinario "metafisiologo" di nome Rol, finalizzate alla sensibilizzazione educativa delle masse sulle potestà – multiformi ed occulte – dell'Onnipotente, di cui è stato semplice e devoto messaggero:

– sensitivi entrambi; ambedue dotati di chiaroveggenza, di facoltà diagnostico-criptoscopiche e di quant'altro sfugga al normale controllo dei nostri comuni sensi, ma nel contempo ciascuno ben differenziato dall'altro nell'assetto socio-culturale ed ambientale.»
                                                                                                                  Giorgio Galazzi
         



Una Vita di Prodigi

La straordinarietà In Padre Pio era così abituale da passare quasi inosservata a chi viveva accanto a lui. Una particolare riconoscenza merita senz'altro padre Agostino da S. Marco in Lamis, il quale, come suo direttore spirituale, impose a Francesco Forgione di mettere per iscritto e rispondere a talune domande sulle esperienze carismatiche della sua fanciullezza, raccolte poi in un diario.

Veniamo così a sapere che le apparizioni cominciarono fin dal quarto anno di età, similmente alle vessazioni diaboliche già attive sin d'allora. Il primo miracolo risale al 1908: Padre Pio si trovava a Montefusco in provincia di Avellino per rinfrancare la malferma salute, e il convento in cui albergava era situato presso un gran bosco di castagni.

Il Frate, raccolto un sacco di marroni, lo inviò a Pietrelcina alla zia Daria, che da sempre gli dimostrava un forte affetto. Una sera, rovistando in un cassetto dove il marito custodiva la polvere da sparo, una scintilla appiccò il fuoco ed una fiammata la investì in pieno volto. Urlando la donna involontariamente pose sul viso il sacchetto che aveva contenuto le castagne e immediatamente il dolore scomparve senza lasciare alcun segno di bruciatura.

Risalgono a quel periodo, nella stanzuccia chiamata la Torretta, a Pietrelcina, i lunghi colloqui con il Signore, la Madonna e S. Michele Arcangelo, intervallati da poderosi disturbi demoniaci, come rumori sordi, colpi sui muri, rottura di pentole e sedie, seguiti da svenimenti ed estasi.

Proseguendo nella comparazione, queste stesse parole si addicono pure a Gustavo Rol, il maggiore tra i sensitivi del XX secolo. È chiaro però che un paragone fra i due personaggi risulta un poco azzardato, trattandosi di personalità diversissime fra loro.

Il Frate di San Giovanni Rotondo si presenta come un gigante mistico e taumaturgo, la cui grandezza cresce sempre più dopo la santificazione ufficiale stabilita sotto l'egida di papa Wojtyla, i cui interventi prodigiosi visibili e spirituali non solo non si affievoliscono, ma si dilatano attirando folle dai cinque continenti.

Nel frattempo, anche la grandezza e la fama di Rol fanno la storia, ne tramandano intatta la memoria che aleggia intorno alla sua potente personalità da "grondaia che convoglia l'acqua cadente sul tetto", acqua che lo spingeva ad agire con "spontaneità quasi sotto l'impulso di un ordine ignoto" a favore di un'umanità curva sotto il peso della sofferenza.

Ebbe a dire di lui Federico Fellini: 

"Gustavo è l'uomo più sconcertante che io abbia conosciuto. Sono talmente enormi le sue possibilità, da superare anche l'altrui facoltà di stupirsene".

Rol, in ricordo del grande regista, scriveva il 19 novembre 1993 a Giulietta Masina:

"Mi permetto farle conoscere un foglio pervenutomi il 27 gennaio 1990 quando ho perduto la mia adorata Elna: foglio che mi ha molto confortato, perché descrive, come lo immaginavo, quell'aldilà del quale avevo tanto parlato a Federico.

Su quel foglio c'era scritto:

"Se tu conoscessi il mistero immenso del Cielo dove ora vivo, se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento in questi orizzonti senza limiti ed in questa luce che tutto investe e penetra, tu non piangeresti se mi ami. Mi è rimasto l'affetto per te, una tenerezza che non ho mai conosciuta... Nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine pensa a questi meravigliosi luoghi dove non esiste la morte e dove, nuovamente uniti, ci disseteremo insieme alla Fonte inesauribile dell'Amore e della Felicità..." 

Lei sa, carissima Giulietta, che ho speso la vita per dimostrare che il nostro Spirito può compiere prodigi che la scienza non saprebbe rinnegare, fra queste la conoscenza del futuro. (Ved. l'articolo su "La Stampa" QUI; ndr).



Gustavo Rol e Federico Fellini in una mostra del 1986.

Nella copertina posteriore di presentazione del saggio di Remo Lugli si legge: "Rol ha fatto tante cose sbalorditive, tutte senza scopo di lucro, con la sola finalità di recare del bene al prossimo e di far capire che queste doti, a lui, uomo di Fede, venivano dall'Alto per dimostrare l'esistenza di Dio".

Parole che bene convengono anche al Santo del Gargano. Non sembri assurdo allora tentare un approccio di paragone, riproducendo qui una dichiarazione rilasciata da Renzo Allegri, ammiratore e biografo del celebre torinese, ad un giornale:

"In testa alla classifica dei casi strani del mondo metterei di sicuro Gustavo Rol. Ma se penso a Padre Pio, direi che anche in lui, grande asceta, c'erano, oltre alla santità, tutti i fenomeni paranormali. L'ho incontrato due volte a S. Giovanni Rotondo, ho avuto tra le mani migliaia di documenti, anche inediti, che possono confermare questa tesi".

L'Allegri ripeteva spesso anche in dibattiti televisivi ciò che il famoso sensitivo sosteneva come idea di fondo:

"L'uomo, in quanto figlio di Dio, ha in sé una natura divina di cui dovrebbe prendere coscienza. Aprendosi con fiducia a questa consapevolezza l'uomo può ritrovare la possibilità di fare cose strepitose".

E di accadimenti strepitosi è traboccante pure la vita di Padre Pio. Egli fu l'uomo del confessionale, in cui passava sovente oltre 15 ore al giorno per curare i mali dello spirito. Uscitone poi stanchissimo, camminando fra due ali di devoti, poneva sulla testa o avvicinava una mano stigmatizzata alla guancia di chi voleva strappargli una guarigione, una liberazione, un miglioramento delle proprie sofferenze.

Sulla conoscenza di lingue mai studiate, una volta ricevette una lettera in greco dal suo direttore spirituale e con facilità lesse tutto lo scritto. Richiesto come avesse potuto farlo, rispose: "L'angelo custode mi ha spiegato tutto".

In  un'altra circostanza  arrivò  una lettera in francese.  Apertala  assieme  all'arciprete di Pietrelcina, mons. Pannullo, trovò il foglio interamente macchiato d'inchiostro. Pensando fosse uno dei soliti dispetti di Satana, lo benedì con l'acqua santa; la macchia d’inchiostro sparì, riapparirono i periodi limpidamente vergati, poi lesse con tranquillità ignorando del tutto la lingua francofona.

Le guarigioni operate da colui che la gente già in vita aveva battezzato "Santo" non si contano. Sparivano d'improvviso o lentamente tumori al cervello e tubercolosi ossee e polmonari a persone cui Padre Pio appariva in sogno; vari bambini rachitici o affetti da anomalie sovente incurabili ritornavano normali.

Non c'è biografia che non riporti un lungo repertorio di portenti strappati a Dio tramite le preghiere del Frate. Durante la guerra, al convento di S. Giovanni Rotondo era un continuo viavai di poveri che chiedevano l'elemosina ed i frati finivano per dar loro anche i propri alimenti.



Un giorno nella cesta del pane ne era rimasto circa mezzo chilo, insufficiente per la comunità. I frati pregarono l'Altissimo e intanto sedettero a tavola a mangiare la minestra.
Poco dopo arrivò Padre Pio con parecchi filoni di pane fresco.

Al superiore che gli chiese dove li avesse presi rispose candidamente: "Me li ha dati una pellegrina alla porta". Nel silenzio generale del refettorio più d'uno comprese che solo quel confratello stigmatizzato aveva il dono di incontrare certi pellegrini.

Sulle predizioni: impossibile un calcolo, tanto sono numerose. Possono riguardare accadimenti dolorosi, come un annuncio di morte, o gioiosi, come il superamento di pericoli o infermità. Lui poi conosceva con esattezza il giorno del proprio trapasso. Gesù gli aveva detto: "Per cinquant’anni porterai le ferite, poi verrai da Me". La preveggenza si avverò in pieno. 

Gli episodi di chiaroveggenza sono registrabili nell'intero arco della sua vita: un benefattore, quando giaceva a letto infermo, era solito portargli una camicia candida per ricevere la Comunione. Una mattina al portinaio che era in procinto di recarsi a prendergliela, disse: "Aspetta, non andare adesso, aprigli la porta fra un'ora e mezza". Passato il tempo predetto, portinaio e benefattore si incontrarono sulla porta del convento.

Per bilocazione, come dice l'etimologia, si deve intendere la presenza simultanea della stessa persona in due luoghi distinti. Padre Pio fu protagonista di inspiegabili episodi di bilocazione. Dà un forte schiaffo sulla guancia di una persona che, mentre pregava, aveva preso sonno.

Compare ad un capitano di fanteria e gli grida di allontanarsi da un determinato posto che sarebbe stato bersagliato poco dopo da pericolosissimi colpi di cannone. Si presenta "in carne ed ossa" ad una suora e le ordina di portare una teca racchiudente un frammento di reliquia della Croce all'abitazione della contessa Silj. 

Durante una notte bussa alla camera di un monsignore e gli suggerisce di andare ad amministrare il Viatico e l'Estrema Unzione ad un confratello morente. All'ospedale di San Severo, dove era ricoverato per una grave malattia, una notte Padre Placido vide accanto al capezzale San Pio che gli parlò, gli assicurò la guarigione e poi posò la mano sul vetro della finestra e scomparve.

Raccontò l'accaduto al personale ospedaliero, che incuriosito e scettico continuò per tutta la giornata a controllare quel vetro su cui brillava l'impronta di una mano. Neppure la pulitura del vetro con detersivo, ripetuta più volte, poté cancellare quel segno che riappariva di continuo.

Sulle "visioni a distanza",  citiamo un'apparizione  in sogno ad un ottantenne al quale il Santo dona dieci anni di vita. Questi e tanti altri racconti trovano la puntuale testimonianza di coloro che ne erano stati protagonisti e riconoscenti li divulgarono come ringraziamento all'Eterno e a edificazione dei devoti del Santo di Pietrelcina.

L'Allegri, nei suoi articoli, si sofferma lungamente su fatti avvenuti dopo il trapasso del cappuccino, riportati da persone malate che durante la notte hanno visto entrare nella loro stanza il frate dalla barba folta, spesso sentendosi toccare le spalle e udendo la sua voce con le parole: "Alzati e cammina" o "ti voglio aiutare... ora sei guarito".




Concludendo... sembra fuori da ogni dubbio che Francesco Forgione fosse dotato di specialissime  attitudini  che  penetravano  la  sfera dello spirito  e  del  soprasensibile. E ciò lo accosterebbe, con le dovute proporzioni e distinguo, al sensitivo torinese Gustavo Rol. I due uomini si assimilano in una espressione significativa: "Sono un mistero di fronte a me stesso".

Entrambi ebbero in comune episodi di visioni a distanza, chiaroveggenze, bilocazioni, imposizione delle mani. Ambedue professarono di essere strumenti di Dio al servizio di un'umanità sofferente.

In una parola, da una parte profondamente religiosa troneggia un gigante sotto tutti gli aspetti, e dall'altra, in ambito del tutto laico, pure il torinese è da considerarsi un gigante nella sfera psico-spirituale dell'altra dimensione, tanto che Remo Lugli titola la biografia su Rol: "Una vita di prodigi".

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

lunedì 23 settembre 2024

La NDE di un Prete Fucilato e Miracolato da P. Pio




Sebirblu, 23 settembre 2024

A  distanza di 10 anni e in occasione della ricorrenza del Santo del Gargano, Padre Pio da Pietrelcina, ripropongo questo articolo interessantissimo che più volte è stato riportato anche da alcuni siti cattolici. Ne segnalo pure altri tre QUIQUI, QUI ed uno sulla persecuzione subita dal Santo Frate QUI. Attenzione! Video finale di don Minutella su questo tema.


San Pio da Pietrelcina  (1887-1968)

Il personaggio che vi presento oggi, cari Lettori, è degno di nota in quanto si tratta di un sacerdote protagonista di un'eccezionale esperienza fuori dal corpo, dopo essere stato "fucilato" come cappellano militare in Algeria.

Ma quello che è davvero sorprendente è il fatto che sia stato miracolato da Padre Pio di cui era "figlio spirituale".

L'accaduto è stato anche raccontato da lui stesso, invitato alla trasmissione televisiva "Porta a Porta" un po' di anni fa e di cui vi riporto il video.

In aggiunta, oltre ad una breve sua biografia, vi sottopongo un curioso aneddoto che lo riguarda, nel momento in cui, ancora giovane studente di teologia a Roma, decise di recarsi a San Giovanni Rotondo per conoscere il famoso frate cappuccino.


Mario Duguay

La NDE di Padre Jean Derobert

Ecco la sua testimonianza sull'evidente protezione di cui fu oggetto da parte del Cielo, grazie all'intervento di Padre Pio da Pietrelcina (oggi Santo).

Caro Padre,

Lei mi ha domandato una relazione scritta a proposito dell'evidente protezione di cui sono stato oggetto nell'agosto 1958 durante la guerra d'Algeria.

In quell'epoca, ero al servizio del Corpo Sanitario delle Forze Armate e avevo notato come ad ogni momento importante della mia vita, Padre Pio, che mi aveva accettato nel 1955 come figlio spirituale, mi facesse pervenire una cartolina che assicurava la sua preghiera e il suo sostegno.

Uno di questi casi fu prima del mio esame all'università Gregoriana di Roma, così come al tempo della mia partenza per l'esercito, oppure quando dovetti raggiungere i combattenti in Algeria.

Una sera, un commando del F.L.N. (Fronte di Liberazione Nazionale Algerino) attaccò il nostro villaggio e fui ben presto fatto prigioniero, messo davanti ad un portone con cinque altri militari e là fummo fucilati.

Mi ricordo che non ho pensato né a mio padre, né a mia madre di cui ero, tra l'altro, figlio unico, ma provavo solamente una grande gioia perché «andavo a vedere ciò che esisteva dall'altro lato».

Avevo ricevuto, la mattina stessa, una cartolina da Padre Pio con due righe manoscritte: «La vita è una lotta, ma porta alla Luce» (sottolineato due o tre volte).

Immediatamente, feci l'esperienza dell'uscita dal corpo, e lo vidi accanto a me riverso e sanguinante in mezzo ai miei compagni, anch'essi uccisi. Ho allora iniziato ad ascendere e ad entrare stranamente in una sorta di tunnel. (Per approfondimenti QUI e QUI; ndt)




Dalla densa nube che mi circondava, emergevano dei visi conosciuti e non. All'inizio, questi volti erano tenebrosi; si trattava di persone poco raccomandabili, peccatori con poche virtù. Però, man mano che salivo, ne incontravo altri sempre più luminosi.

Ero sorpreso di come potessi camminare... e mi dicevo esser fuori dal tempo, dunque già resuscitato... Mi stupivo di poter osservare tutt'intorno alla mia testa senza voltarmi indietro.

Ero sbalordito di non aver sentito nulla per le ferite riportate dalle pallottole dei fucili e compresi che erano entrate nel mio corpo così velocemente da neutralizzare qualsiasi dolore.

Subito, il mio pensiero andò ai miei genitori... E in un lampo mi sono ritrovato ad Annecy, a casa mia, e li ho visti dormire nella loro camera. Ho provato a parlare loro, ma senza successo.

Ho visitato l'appartamento notando il cambio di posizione di un mobile. Molti giorni dopo, scrivendo a mia madre, le ho domandato perché lo aveva spostato. Nella risposta che mi inviò mi chiese: «Come fai a saperlo tu?»

Ho pensato pure a Papa Pio XII, che conoscevo bene (ero stato studente a Roma), e immediatamente sono arrivato nella sua stanza. Si era appena messo a letto. Abbiamo comunicato per mezzo dei pensieri (telepatia; ndt), perché era un grande spiritualista.

Ho proseguito la mia ascensione fino a trovarmi circondato da un paesaggio meraviglioso soffuso di una luce azzurrognola molto delicata... Non c'era tuttavia il sole «perché il Signore è la loro Luce...» come dice l'Apocalisse.

Ho visto là migliaia di persone, tutte con un'età approssimativa di trent' anni, e ne ho incontrate alcune che conoscevo mentre erano in vita... La tale era morta a 80 anni... e sembrava averne 30... La tal altra era morta a 2... ed entrambe apparivano coetanee...

Ho lasciato questo «paradiso» costellato di fiori straordinari e sconosciuti quaggiù. Sono salito ancora più in alto... Là, ho perso la mia natura umana e sono diventato una «goccia di Luce».




Ho veduto molte altre Scintille luminose e sapevo che una era San Pietro, un'altra Paolo oppure Giovanni, o un apostolo, o quel tal Santo... Poi ho visto Maria, meravigliosamente bella nel suo mantello di Luce, che mi accoglieva con un sorriso indicibile...

Dietro di Lei c'era Gesù, di una bellezza indescrivibile, e alle Sue spalle splendeva una zona di Radianza, che sapevo essere il Padre, e in cui mi sono immerso...

Ho sperimentato, così, l'appagamento totale di tutto ciò che potevo desiderare. Ho conosciuto la felicità perfetta... e, bruscamente, mi sono ritrovato sulla Terra, il viso nella polvere, in mezzo ai corpi insanguinati dei miei compagni.

Ho preso contezza che il portone davanti al quale mi trovavo era crivellato dai colpi che avevano attraversato il mio corpo; che il mio abito era perforato e intriso di sangue; che il mio petto e il dorso erano macchiati anch'essi di sangue a metà coagulato, un po' vischioso... ma io ero incolume!

Sono andato allora dal Comandante così com'ero. Mi venne incontro gridando al miracolo. Era il comandante Cazelle, oggi deceduto.

Quest'esperienza mi ha segnato molto, senza alcun dubbio. Ma quando, affrancato dall'Esercito, mi recai da Padre Pio, egli mi scorse da lontano nel salone San Francesco. Mi fece segno di avvicinarmi e mi diede, come sempre, un piccolo buffetto affettuoso.

Poi mi disse queste semplici parole: «Oh! Come mi hai fatto correre! Ma quello che hai visto, era talmente bello!» E chiuse lì la sua osservazione.

Si può capire, ora, il motivo per cui io non abbia più paura della morte... poiché SO cosa c'è dall'altra parte!

Padre Jean Derobert




Questo documento fa parte degli atti del processo per la canonizzazione di Padre Pio. La relazione scritta ci è stata concessa a condizione di non renderla pubblica prima della canonizzazione stessa.

Suor Benjamine




Breve biografia di Padre Derobert

Jean Derobert è nato il 25 ottobre 1934 ad Annecy; ha ricevuto l'Ordinazione sacerdotale il 30 giugno 1962 a Notre-Dame de Paris.

Ha compiuto i suoi studi ecclesiastici al seminario francese di Roma e nominato vicario alla parrocchia Sainte Louise di Marillac di Drancy nel 1993; ha rivestito, l'anno dopo, il ruolo di Direttore agli Studi nel collegio Albert de Mun de Nogent-sur-Marne.

Successivamente è diventato Cappellano alla basilica del Sacro Cuore di Montmartre e responsabile dei pellegrinaggi in Terra Santa.

Poi, spostatosi a Marsiglia nel 1996, Padre Derobert ha esercitato il suo ministero alla casa di riposo delle religiose del Buon Pastore.

Dal 2011 ha risieduto presso le Piccole Suore dei Poveri, dell'Ordine dei Certosini, da dove ha raggiunto la Casa dell'Altissimo, il venerdì 24 maggio 2013.

Ecco dunque il piccolo aneddoto che lo riguarda:


Padre Jean Derobert e San Pio da Pietrelcina

Padre Pio e l'Angelo di Jean Derobert

L'Angelo custode costituisce una realtà costante nella vita di Padre Pio e un mezzo insostituibile del suo apostolato. Una presenza invisibile, che per lui era visibilissima, tanto che si meravigliava come qualcuno non scorgesse quello che vedeva lui.

«Se hai bisogno di me, mandami il tuo Angelo custode»: era il ritornello che ripeteva ai suoi innumerevoli "figli spirituali" sparsi in tutto il mondo.

Ma cominciamo con un episodio riferito dal protagonista stesso, Padre Jean Derobert, cappellano della basilica del Sacro Cuore di Parigi.

Anno 1955. Jean Derobert è studente di teologia a Roma. Avendo sentito parlare di Padre Pio, decide ad un certo punto, con una discreta dose di ingenuità, di prendere il treno e andarlo ad incontrare, in modo da farsene un'idea precisa e verificare l'esattezza delle voci che circolano su di lui.

Arriva a San Giovanni Rotondo il 2 ottobre. In preparazione della festa di San Francesco, si svolge nella piccola Chiesa una cerimonia pomeridiana con predica, canti e recita del rosario.

Quella particolare espressione di fede popolare, in versione meridionale, provoca una certa irritazione, quasi un'idiosincrasia insopportabile nel giovane con la mente satura di testi scolastici.

Non c'è da stupirsi. L'impatto con un devozionalismo bigotto, spinto fino alle sue manifestazioni parossistiche, chiassoso, disordinato, scomposto, estroverso, spesso travalicante nella superstizione, deve essere risultato particolarmente sgradevole ed ostico ad un futuro sacerdote alquanto esigente con vezzi intellettualistici.

Comunque, approfittando del lasciapassare rappresentato dalla veste clericale, riesce a guadagnare una posizione strategica in una specie di tribuna. Ma eccone il racconto proprio dallo stesso:

«Scorsi un posto libero in prima fila e mi ci sistemai. Il mio vicino di sinistra tossiva, espettorava, si soffiava il naso in continuazione, e ciò mi infastidiva non poco. Lo guardai di sottecchi. Mi venne da pensare: "Ma questo viso non mi è nuovo, debbo averlo già visto da qualche parte…"

All'improvviso, il cappuccino sconosciuto posò bruscamente una mano sulla mia testa, con un gesto che doveva essergli familiare.

Quella mano era guantata… Mi ritrovai in ginocchio ai piedi del personaggio il cui incontro, al solo pensarci, mi incuteva tanta paura: si trattava di Padre Pio in persona!




Il fatto mi provocò un'impressione terribile, qualcosa di analogo ad un pugno sullo stomaco. Non riuscivo più a rimanere in quella posizione prona. Dovetti sedermi, perché le gambe cedevano e non avevo più forze.

Continuavo a fissarlo, affascinato da quel volto proteso verso un "aldilà" che a me rimaneva sconosciuto.

Assistevo, nel mio intimo, al sorgere di un sentimento d'affetto per quest'uomo che, in maniera evidente, soffriva molto.

Sentimento che, d'altra parte, era stranamente in contrasto col disprezzo che nutrivo per la folla che ascoltava un frate denunciare il comunismo, parlare della Madonna e di altro ancora che non saprei dire…»

Ma è il seguito quello che ci interessa più da vicino.

Come premessa, va detto che i sacerdoti erano esenti dalla lunga trafila a cui veniva assoggettata la gente comune, ossia, non dovevano munirsi del fatidico numerino ed aspettare pazientemente due o tre giorni prima di essere confessati da Padre Pio.

Derobert, intellettuale in erba, non era certo il tipo da rinunciare ai privilegi derivanti dall'appartenenza alla casta sacerdotale. Così era andato in sacrestia alle sette del mattino e si era posizionato al quinto posto di una lunga fila. Ma sentiamo da lui:

«Mi trovavo in attesa con una certa ansietà e mi perveniva, a tratti, la voce robusta del Padre che iniziava a gridare: "Quante volte?" – ed ogni tanto scacciava un penitente – "Via, via! Vai a cercare un altro confessore!", incurante delle suppliche: "No, no, Padre…"

Al mio turno, presi posto al confessionale.

"Padre, sono francese".

"Bene, e che cosa hai fatto?" mi domandò in latino.

"Parli pure italiano Padre, perché la capisco".

"Bene, che cosa hai fatto?"

"Non so!"

Poi, cominciando a confondermi, iniziai ad infastidirmi. Mi sentivo ridicolo, dal momento che non sapevo cosa dire. Il vuoto. Soltanto dopo venni a sapere che Padre Pio metteva a nudo l'Anima. Durante tutto questo tempo, sorrideva.




"Padre, ho fatto questo… e questo…"

"Sì, è vero", mi disse, "ma ti è già stato perdonato venerdì scorso"

Ed era verissimo. Lui proseguì:

"Ma tu dimentichi questa cosa e quest'altra… Due anni fa, in quel posto. Perché hai fatto ciò? E quell'altro? È vero o no?"

Con le lacrime agli occhi, mi mostrò la gravità di certe azioni, una gravità alla quale, devo riconoscere, non avevo mai pensato. Ma proprio nel momento in cui ascoltavo le spiegazioni che uscivano dalla sua bocca, quelle mancanze assumevano per me le loro vere dimensioni.

"È una cosa grave… molto grave…". E si metteva a piangere e a soffrire.

Mi trovavo assai a disagio, tanto più che i fatti menzionati da lui corrispondevano a verità. Vi aveva aggiunto anche dei dettagli che io stesso avevo totalmente dimenticato. Succede a volte che si agisca per riflesso, senza avere il senso di una qualsiasi colpevolezza.

Mi impartì l'assoluzione, e mi domandò:

"Credi all'Angelo custode?"

"Beh! Non l'ho mai visto..."

Fissandomi con uno sguardo penetrante, mi rifilò un paio di ceffoni, scandendo gravemente queste parole:

"Guarda bene! È là ed è bellissimo!"

Mi voltai, ma ovviamente non vidi nulla. Ciò nondimeno, lui, il Padre, aveva negli occhi l'espressione di qualcuno che invece vede qualcosa. Non guardava nel vago, ma in un punto preciso.

"Il tuo Angelo custode è là e ti protegge! Pregalo molto… Pregalo molto!"

Gli occhi di Padre Pio erano luminosi. Riflettevano la Luce della mia Guida celeste».

A conclusione di questo fatto, restano da aggiungere soltanto alcuni particolari. 

Innanzitutto la testa del giovane penitente, chino sull'inginocchiatoio, si trovava così vicina al Santo confessore, che era seduto sulla tradizionale sedia di paglia, da sfiorargli quasi la fronte.




In secondo luogo, lo studente era dotato di una corporatura che lo faceva somigliare ad un giocatore di rugby, quindi non dev'essere stata un'impresa facile, per Padre Pio, assestargli quei due sonori ceffoni, considerando lo stato dolente delle mani segnate da stigmate.

Possiamo dedurre, con una punta di ironia, che Padre Pio sebbene "angelico" fosse anche un po' manesco e che l'uso delle mani "alla don Camillo" probabilmente gli procurava anche delle fitte acutissime. (Ma come diceva Trilussa: "Quanno ce vò, ce vò..."; ndr).

Traduzione, relazione e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: myriamir.wordpress.com

e dal libro di Alessandro Pronzato  "Padre Pio - Mistero glorioso".

Ecco il video di don Alessandro M. Minutella:



 

venerdì 22 settembre 2023

Padre Pio e il demonio. Intervista a Padre Amorth


Giotto - "San Francesco scaccia i diavoli da Arezzo" (affresco creato fra il 1297 e il 1299).

Sebirblu, 22 settembre 2023

In onore del santo Frate di Pietrelcina, festeggiato il  23 settembre, penso di far cosa gradita a tutti i suoi numerosi "figli spirituali", e devoti di tutto il mondo, riesponendo l'interessante intervista a Padre Amorth, noto esorcista ora defunto, proprio su Padre Pio e il demonio.



Padre Gabriele Amorth - Esorcista 
 ‒ nato il 1° maggio 1925 e deceduto il 16 settembre 2016.

Padre Pio e il demonio: intervista a Padre Amorth

di Raffaele Iaria

Qual è stato il rapporto tra Padre Pio e il demonio?

"È stato un rapporto costante. Dobbiamo partire da lontano. Padre Pio ha sempre dato importanza ad una visione che ebbe da fanciullo. In essa si vedeva un grande campo.

Da una parte una coorte di Angeli bellissimi vestiti di bianco; dall'altra una nutrita schiera di visi orribili. Ad un certo punto si avvicina un uomo altissimo, con la testa che toccava addirittura le nuvole.

Il fanciullo ha paura, cerca di scansarsi: "com'è possibile io così piccolo e lui così grande, un gigante!" Gli appare quindi un essere misterioso che gli dice: «Non aver paura: io ti aiuterò e tu lo vincerai».

Ci fu quindi una zuffa tremenda tra quel gigante e il piccolo Francesco Forgione, in seguito alla quale l'aggressore fu sconfitto. E allora mentre la schiera dei demoni se ne andava arrabbiata, quella degli Angeli applaudiva il personaggio sconosciuto a cui, in realtà, era dovuta la vittoria.

Il Frate santo non ha mai voluto rivelare il suo nome: probabilmente si trattava di Gesù stesso.

Questo episodio si è ripetuto così tante volte che quell'essere avvertì Padre Pio giovanetto: «Guarda che tu dovrai combattere ad oltranza con questo gigante ed io ti assisterò di continuo e con il mio aiuto lo vincerai sempre, ma dovrai perpetuamente lottare con lui»."

Padre Pio ha guarito e liberato dal maligno molte persone: si può parlare di lui come di un esorcista, nel termine propriamente detto?

"No. Padre Pio non è mai stato un esorcista. Questi è un sacerdote che riceve tale facoltà dal suo vescovo. Il Frate di Pietrelcina non ha mai fatto esorcismi veri e propri, ossia sacramentali. Tutti possono allontanare Satana: «Quelli che credono... nel mio nome scacceranno i demoni». (Mc 16, 17-18; ndr).

Fra' Pio li ha più volte allontanati, usando del suo sacerdozio, della sua fede, della sua forza di cristiano. Si può parlare di lui come di una persona che ha cacciato molte entità demoniache, ma non di un esorcista."



Francisco Goya 
 ‒ (1746 ‒1828)

C'è qualche fatto particolare che possa riassumere questo «conflitto» che ha visto San Pio protagonista nelle lotte con il diavolo sia a Pietrelcina che nei conventi dove ha dimorato e a San Giovanni Rotondo?

"Ci sono molti episodi che caratterizzano la vita di Padre Pio che ha dovuto tutti i giorni lottare contro il maligno. Più volte il demonio lo ha frustato a sangue. In un'occasione gli ha sbattuto la testa a terra: hanno dovuto dargli dei punti di sutura sull'arcata sopraccigliare.

Tuttavia, ha confessato: «L'ho sempre vinto». Ha lottato quotidianamente con lui, ha ricevuto delle botte, ma ne è sempre uscito vincitore.

Direi che gli accadimenti più significativi, se vogliamo chiamarli così, li troviamo nel periodo in cui era a Venafro per studiare la Sacra Eloquenza: nella mente dei suoi superiori avrebbe dovuto diventare un frate predicatore.

Lì, Satana si è presentato in parecchie sembianze diverse. Preciso innanzitutto che il demonio è unicamente spirito, non ha corpo, non è rappresentabile. Sovente mi viene chiesto se l'ho veduto. Non l'ho mai visto.

Egli, per potersi manifestare, deve assumere un corpo fittizio, falso. E lo prende con forme che variano in base allo scopo che vuole raggiungere.

A Venafro, si è presentato prevalentemente sotto forma di cagnaccio o di gatto, anomali rispetto alle dimensioni, con la volontà evidente di incutere paura. Altre volte, quando voleva cercare di sedurre Fra' Pio in merito alla purezza, gli appariva con le sembianze di qualche fanciulla nuda e provocante.

E ancora, il satanasso si camuffava assumendo l'aspetto di Gesù e di Maria o del Padre Provinciale e spirituale. In questa sembianza gli impartiva anche ordini, che al giovane frate sembravano molto strani.

Quando il demonio andava via, egli si recava dai superiori chiedendo spiegazione e gli veniva risposto che tutto quello che gli era stato ordinato di fare era opera diabolica."



San Pio da Pietrelcina 
 ‒ (1887 ‒1968)

Nell'ottica di Dio che senso ha questa battaglia «senza esclusione di colpi», quella tra il Frate di Pietrelcina e «il re degli inferi», una lotta fra la vita e la morte iniziata quando egli era soltanto un fanciullo e chiusa definitivamente alla sua dipartita? Esiste una spiegazione ascetica in tutto questo?

"Noi assistiamo allo scontro incessante tra Gesù e Satana durante tutta la vita, e a cui siamo chiamati a partecipare. La vera lotta è tra Cristo e l'Oppositore, il "Principio ribelle".

La spiegazione, mi pare, dipende proprio da come il demonio cerca di distoglierci dalla retta via e dal Cristo, e come noi, uniti a Lui, ne usciamo sempre vittoriosi. Se ci stacchiamo da Dio allora perdiamo, siamo sconfitti.

Il suo scopo è proprio questo: distoglierci dall'Eterno, renderci a Lui infedeli. Da qui lo sforzo satanico. A lui importano poco le possessioni diaboliche vere e proprie. A lui interessa portare l'uomo dalla sua parte, all'infedeltà a Dio. Il senso di tutto ciò è il combattimento contro il Male.

Da tener presente che Padre Pio non lottava soltanto per se stesso contro il maligno, ma anche per difendere tutte le persone che si rivolgevano a lui, per proteggerle dalla sua schiavitù. Quindi la sua azione era decisamente contro le entità diaboliche di chiunque lo avvicinasse."

Mettendo in parallelo San Pio da Pietrelcina e la mistica Santa Faustina Kowalska e i messaggi di Fatima, si può parlare oggi di «inferno vuoto» come dicono tanti?

"Purtroppo, oggi sono molti coloro che parlano di inferno inesistente, anche un teologo famosissimo ed un cardinale, eppure non c'è niente di più chiaro nel Vangelo che la certezza di questo posto e di coloro che ci vanno. (Cfr. QUI, QUI e QUI; ndr).

Per cui, parlare di "inferno vuoto" è assolutamente fuori luogo. Quest'ambiente purtroppo esiste, e in esso cadono tante anime come hanno visto molti veggenti in visioni private, per esempio i fanciulli di Fatima, così come numerosi altri Santi.

C'è un episodio, se vuole, che può essere interessante da ricordare. Un fatto avvenuto ad una delle ragazze a cui è apparsa la Madonna di Medjugorje. Una volta la fanciulla chiese (lasciamo stare il caso Medjugorje, se si può credere o no, a me interessa l'episodio in sé):

«Mamma cara, è possibile che un dannato si penta? E non potrebbe Dio toglierlo dall'inferno e portarlo in Paradiso?» La Madonna, sorridendo, disse: «Dio potrebbe, Dio potrebbe, ma sono loro che non vogliono».

(Ma... naturalmente... questa risposta della Vergine lascia scorgere tra le righe che tutto può essere messo in discussione, secondo la presa di coscienza di ciascuna anima. Non tutte si trovano al medesimo livello involutivo!

In Ultrafanìa «QUI», il temibile luogo corrisponde alla Biotesi del Letargo e in misura minore anche a quella del Rimorso; ved. «QUI». Ma per maggiori e più profondi ragguagli, consiglio vivamente tutti voi di "download-are" il superlativo libro (ora introvabile) "LA VITA«QUI» ‒ di Gino Trespioli ‒ QUI e QUI; ndr).




Quando uno s'incancrenisce nell'errore, nella via contro Dio, non ne vuol sapere di tornare indietro. Tutte le volte che io ho detto al demonio:

«Tu sei il più grande stupido che esista al mondo. Con tutta la tua intelligenza prima eri in Paradiso e adesso sei all'Inferno. Dimmi: se potessi tornare indietro, cosa faresti?». «Farei la stessa scelta», è stata la risposta che mi ha sempre dato.

L'eternità dell'Inferno dipende proprio da come uomini e demoni si siano incaponiti, abbarbicati cocciutamente all'odio contro Dio e ad uno stato di opposizione a Lui."

Ci sono stati dei Santi «posseduti» dal diavolo?

"Ce ne sono stati vari, e questo ci dà l'occasione di ricordare che la possessione diabolica può avvenire per motivi d'arbitrio negativo, ma può anche sopraggiungere per cause diverse, per esempio in relazione a malattie o a menomazioni debilitanti.

(E in tale caso si tratta sempre di debito karmico o di espiazione richiesta dallo Spirito, magari a pro di altri, anche se apparentemente sembra inverosimile! Ndr).

È una forma di penitenza, di sofferenza estremamente meritoria, ma questo non vuol dire che se un individuo si dovesse trovare in una condizione simile, debba per forza essere un'anima in errore o colpevole in un modo più o meno grave.

Mi piace ricordare una persona dei nostri tempi: suor Maria di Gesù Crocifisso, carmelitana, chiamata anche la «piccola araba», nata a pochi chilometri da Nazareth. Ha avuto due volte nella vita la possessione diabolica con la necessità di ricevere esorcismi.

Dunque il maligno può anche colpire persone sane, e i sacrifici, le sofferenze, le percosse, le umiliazioni, tutto quello che egli provoca in queste persone è altamente propizio per la loro santificazione e per il loro apostolato verso le anime bisognose di Dio."

Cosa vuol dire oggi essere «esorcista»?

"Fare l'esorcista, oggi, è una missione dura e, dal punto di vista della popolarità, è un lavoro estremamente ingrato. D'altra parte, se noi leggiamo il Vangelo, Gesù è molto chiaro: dà agli Apostoli e ai loro successori tre compiti precisi, e cioè predicare, scacciare i demoni e guarire i malati. (Mt. 10, 5-16; ndr).



Justin Kunz

(Gli Apostoli rappresentano, con i loro diversi caratteri e difetti, tutta l'Umanità, e quindi l'esortazione di Gesù di mandarli ad operare "come agnelli in mezzo ai lupi" si rivolge a tutti gli uomini di buona volontà che vogliono seguirLo ed imitarLo. Ndr).

Da notare che spesso sacerdoti santi hanno scacciato demoni e liberato anime senza nemmeno accorgersene. Io vedo, esercitando questo compito, il completamento del mio sacerdozio.

Quindi, espletare il ruolo di esorcista vuol dire essere uomini adusi alla fatica, persone di grande preghiera e di fede incrollabile ‒ perché senza questa non si combina nulla; è la fede che guarisce e libera ‒ e significa pure essere esposti alle critiche o ai risolini di dileggio da parte degli altri sacerdoti."

Si è parlato, in alcuni casi, anche di Giovanni Paolo II come esorcista...

"Sì. Ci sono almeno due eventi, che io conosco, in cui Giovanni Paolo II ha compiuto esorcismi. Uno, il più famoso, descritto da un cardinale e raccontato in un libro, è l'episodio di quando il Papa ha esorcizzato una ragazza che gli era stata portata dall'allora vescovo di Spoleto, mons. Alberti.

Ha compiuto un esorcismo vero e proprio nei confronti di una giovane che si rotolava per terra nel suo appartamento. Una cosa nuova per i pochi presenti che dicevano che queste cose si erano solo lette nel Vangelo. Erano increduli senza sapere che, per noi esorcisti, è pressoché pane quotidiano.

E papa Wojtyla verso la fine dell'esorcismo, ha pronunciato queste parole: «Domani celebrerò per te la Santa Messa». A questa frase la ragazza si è alzata, sorridente, provvisoriamente liberata.

Dico «provvisoriamente» perché bisogna tener conto che la liberazione dal demonio è un'azione e un intervento straordinario di Dio. È un vero e proprio miracolo che avviene, in genere, dopo un periodo molto lungo.

Ci sono persone che sto esorcizzando da oltre quindici anni, e questo vuol dire che su di loro ho compiuto centinaia di interventi. Al termine di ognuno di questi, danno l'impressione di essere libere, di essere guarite.

Invece dura poco quello stato di liberazione. Il demonio le attacca di nuovo. Per ottenere la libertà definitiva ci vuole parecchio tempo.




Io sono al corrente di un altro esorcismo di Giovanni Paolo II, compiuto da lui in precedenza: me ne aveva parlato padre Candido (un altro famoso esorcista di Roma, n.d.r.).

E ancora, in piazza San Pietro si era vista una fanciulla che camminava tutta storta, gobba. L'avevano messa in prima fila tra i malati. Appena scese il Papa, questa giovane si mise ad urlare come una pazza. Allora venne allontanata.

Ed egli disse: «Lasciatela in disparte, poi voglio benedirla». Dopo l'udienza, in una stanzetta vicino all'arco delle campane, alla presenza dei genitori e di mons. Danzi, un vescovo molto noto in Vaticano, il Pontefice per oltre una mezz'ora pregò su di lei.

Anche qui non si poté parlare di liberazione totale, ma di un buon passo per raggiungerla, questo sì. Non sono a conoscenza di altri episodi, ma certamente posso dire che Karol Wojtyla sapeva e molto spesso parlava del maligno.

Intorno a questo tema, esistono anche fatti molto particolari: gente che ha emesso dalla bocca oggetti diversi. Riguardo a ciò, vi è parecchio scetticismo: si parla di un ritorno al Medioevo...

È vero... Quest'accusa viene fatta, purtroppo, e dico sempre a tali individui che sono dei grandi ignoranti. Io sono un ammiratore del Medioevo, un'epoca stupenda.

Quando in Francia mi è stata fatta questa osservazione, ho risposto: "Iniziate a demolire le più belle chiese e basiliche che avete, perché sono tutte di quel periodo".

Io non vi faccio tornare al Medioevo e neppure al periodo di Cristo, ma ad Adamo ed Eva. È cominciata con loro l'azione del demonio sull'uomo e la lotta contro il maligno.

Egli esiste sin dall'inizio (cfr. QUI e QUI; ndr) ed ha continuamente agito. Il suo trucco, la sua strategia principale è nota: far credere che non esista. Il grande bugiardo ci tiene a lavorare di nascosto per intervenire indisturbato e condurre l'uomo al Male. (Cfr. QUI e QUI; ndr).




Ha pure un altro compito straordinario, anche se raro: quello di procurare malanni specifici che possono portare anche alla possessione diabolica, alla quale, però, tiene meno.

Egli è più concentrato verso la sua attività ordinaria, quella di cercare di tentare l'uomo, portarlo, come già detto, dalla sua parte oscura, e allontanarlo il più possibile da Dio che è Luce.

Per questo è molto importante per lui che non si creda alla sua esistenza, in modo da poter agire indisturbato."

In una società secolarizzata, in cui gli esorcismi sono spesso considerati degli atti di stregoneria, quale messaggio potremmo lanciare?

"Se c'è una società in cui il demonio trionfa particolarmente, questa è la nostra. Basta guardarci intorno e vedere come le colpe vengano considerate delle esperienze.

Un esempio: non c'è mai stata una guerra che abbia ucciso ogni giorno tanti bambini così come avviene con l'aborto, che è un vero e proprio omicidio ufficialmente approvato dagli stati. Questa è una vittoria di Satana, una vittoria meravigliosa.

Altro esempio, la quantità di separazioni. Questo è il trionfo di Satana perché l'Altissimo è il Dio dell'Amore, della Pace, dell'Unione, della Concordia. Le guerre sono diventate sempre più difficili da combattere, perché sono in mezzo alle popolazioni.

Viviamo in una società in cui la tendenza satanica è generalizzata e, notate, qui parlo solo di azioni diaboliche nella loro esplosione e nei loro effetti.

Ma pensiamo soprattutto al satanismo vero e proprio, e a come si sono divulgate nel mondo le sette sataniche: quante persone si vendono a Satana!

Ho bruciato tante consacrazioni al maligno, scritte con il sangue per chiedere denaro, successo e piacere, le tre grandi passioni umane che fanno vendere l'anima al diavolo. Dio non voglia che avvenga una punizione di quelle robuste per far ritornare il giudizio alla gente!



"Il Gran Giorno della Sua Ira" di John Martin - 1853

Credo che stiamo avviandoci verso una Terza Guerra Mondiale: lo vedo da tanti segni esteriori che, per chi ha occhi per guardare, non può non vedere.

Su questo ci sono tante profezie, come quella di Teresa Musco, una veggente di Caserta, morta in concetto di santità e per la quale è avviata la causa di beatificazione. (Tutte predizioni che lei asseriva provenire dalla Madonna).

Aveva predetto la guerra dei sei giorni in Israele, aveva pronosticato la seconda guerra e aggiunto pure: «Palestinesi ed israeliti cercheranno sempre di mettersi d'accordo ma non ci riusciranno mai, perché da lì inizierà la Terza Guerra Mondiale».

Ora, che da quella terra possa nascere il terzo conflitto planetario non l'abbiamo ancora visto, ma che in tutti questi anni i due popoli abbiano tentato di arrivare ad un punto d'incontro senza successo, lo vediamo con chiarezza tutti.

Io scorgo l'azione di Satana estremamente al culmine, trionfante, e grazie al Cielo sappiamo che non sarà vincente, perché "Le porte dell'inferno non prevarranno contro la Chiesa". (Mt. 16, 17-19; ndr).

Un carismatico deceduto di recente diceva: «C'è molta gente che ogni giorno trova il tempo per leggere il giornale, ma non lo trova, durante tutta la vita, per leggere la Bibbia». E questo è un fatto molto, ma molto diffuso."

Qual è il modo per difendersi dal maligno?

"Ritornare ai Dieci Comandamenti, alle Leggi di Dio. Rendersi conto che le Sue Leggi non sono proibitive, ma di Salvezza. Ricominciare ad amarci, ritornare alla concordia, ripristinare l'onestà. Attualmente il tessuto sociale è basato proprio sull'ingiustizia: è necessario ritornare a Dio."

Padre Pio le ha mai predetto la sua attività di esorcista?

"No. Quando frequentavo il santo Frate non ero ancora sacerdote esorcista e non pensavo minimamente di diventarlo. Avevo dei figli spirituali e gli ho parlato di loro chiedendogli di poterli affidare a lui, e Padre Pio ha accettato.

Gli dissi: «Così i miei figli spirituali la chiameranno nonno Pio». Si è messo a ridere. Quindi, un mio figlio spirituale lo è anche di Padre Pio."

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it