giovedì 24 maggio 2018

Come funziona la Provvidenza Divina di P. Ubaldi


Greg Olsen

Sebirblu, 24 maggio 2018

In questi tempi sempre più critici per molti, specialmente sotto il profilo economico, può essere utile sapere che la Provvidenza non è un mito, e tanto meno una forza che agisce "a caso" gratificando ‒come spesso si pensa ‒ proprio coloro che non ne hanno bisogno.

Essa invece è un "meccanismo" perfetto, istituito dalla Legge Divina, per sostenere TUTTI  coloro che  dimostrano  di  possedere  CERTI  REQUISITI  INDISPENSABILI per il suo funzionamento.

Pietro Ubaldi, del quale spesso ho riportato gli scritti (ved. QUI, ed altro ancora cliccando il suo nome alla voce "Etichette"), li illustrerà in modo chiaro ed esauriente.

Posso garantire, per esperienza personale, che quanto da lui esposto corrisponde al VERO, ma SOLO se si hanno le "carte in regola" per ricevere l'aiuto.


"Il Cristo e il giovane ricco" di Heinrich Hofmann (1824-1911).

L'Economia dell'evoluto

Il discorso della montagna continua a tracciare la via, per l'uomo, anche nel campo economico.

"...A chi ti toglie il mantello, non impedir di prenderti anche la tunica. Dà a chiunque ti chiede e se qualcuno ti toglie il tuo, non ridomandarglielo" Lc. 6, 29-30.

Economia tutta in perdita, apparentemente disastrosa. Il mondo d'oggi si guarda bene dal prendere sul serio simili precetti, profondamente convinto della loro sublime assurdità. Eppure è così logica e naturale per chi ha compreso la Legge!

Il giusto è dallo stesso Principio automaticamente protetto. Questo è il metodo dell'Essere evoluto sul piano dell'economia.

Lo studio dei princìpi e delle forze della Legge ci permette, a differenza del mondo, di prendere molto realmente questo sistema, che è il medesimo indicato dal Cristo.

Ma come può vivere nel nostro Pianeta un uomo che si abbandoni ad una economia così disastrosa? Se questa è l'economia dell'evoluto, per quanto essa possa teoricamente essere giustificata, come fa costui a risolvere il problema più assillante per tutti che è quello delle necessità materiali?

Dato che prendiamo il Vangelo sul serio e che il Cristo non può essere ritenuto un pazzo, è pur necessario dare esauriente risposta a queste domande.

Il Codice di vita dell'evoluto è: "Cercate il Regno dello Spirito e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù" Mt. 6, 33. Così egli si occupa prima di tutto delle cose spirituali e, il necessario per provvedere a quelle umane, lo riceve in sopravanzo.

Ecco il problema che ci poniamo: come fa egli a ricevere il necessario gratuitamente, come un dono elargitogli oltre il dovuto compenso?

Si tratta di un individuo che secondo il discorso della Montagna dà a chiunque chieda; se è derubato non solo non protesta, ma non impedisce di esserlo ancor di più. (Esattamente come il Vescovo Myriel nel romanzo "I Miserabili" di Victor Hugo, che dopo essere stato depredato dell'argenteria, offre pure i candelieri  a Jean Valjean dicendogli che nell'andarsene se ne era dimenticato,  per salvarlo dai gendarmi. Ndr)

Ebbene questo Essere, che invece di occuparsi di sé, si dedica alle più lontane cose dello spirito e si assenta dai problemi tanto vicini ed assillanti della vita reale, implicitamente li risolve chissà per quali altre vie ignote ai più e non solo, mentre sembra fatto per fallire, non fallisce ma riceve anche, come un dono, quello per cui gli altri, talvolta inutilmente, si logorano la vita.


S. Madre Teresa di Calcutta (1910-1997). Premio Nobel per la Pace nel 1979; canonizzata nel 2016.
Il suo unico sostegno: la Provvidenza Divina. 

Come mai l'evoluto può evadere alla dura legge che tutti ben conosciamo per cui nulla si ottiene senza fatica? Tale posizione privilegiata non è che un momento di quella liberazione a cui si giunge per evoluzione. Ecco uno dei primi vantaggi dell'ascesa.

Egli ha superato le lotte e le fatiche e le sue sono dirette ad opere più alte. Secondo il principio del merito, la Legge gli dà gratuitamente quello che è giusto che riceva e lascia all'involuto tutta la fatica di guadagnarselo con il proprio sforzo.

Tutto ciò è logico e secondo giustizia, e risponde agli equilibri della Legge. L'evoluto è naturalmente dinamico, irresistibilmente intelligente e laborioso. La luminosità e la solerzia proprie dello Spirito si proiettano così, come conseguenza, anche sul piano della vita materiale.


"Fratel Ettore" Boschini (1928-2004). 
Accoglieva ed accudiva i diseredati di Milano affidandosi alla Provvidenza Divina.

La sua intelligenza gli permette di dare ancora un maggior rendimento al suo spontaneo bisogno di attività e di renderla ancor più produttiva in ogni direzione, non solo morale ma implicitamente anche economica.

Il lavoro, che per l'uomo comune è cosa ingrata, fatica alla quale si sottopone solo in vista di un compenso  economia attuale del "do ut des"  (che significa dare per ricevere; ndr), diventa per l'evoluto necessità vitale, funzione che si coordina nel gran concerto delle attività di tutti gli Esseri dell'Universo.

È una Missione che valorizza la vita ed è così che si può applicare il Discorso della Montagna. Ma tutto ciò non basta per esaurire la questione. L'attivismo, l'operosità e l'integrità non sono sufficienti per dare in ogni caso la sicurezza di essere sostentati nelle necessità materiali.

Chi, per servire lo Spirito è costretto a trascurare le cose della Terra, ha bisogno non solo di averle più facilmente, con minor fatica per di più, ma di averle con assoluta certezza in tutte le circostanze. Oggi l'uomo evangelico è un disarmato in mezzo ad armati e deve disinteressarsi di sé tra le più feroci avidità.


Don Zeno Saltini (1900-1981). Padre e Fondatore della Comunità di Nomadelfia.
Si è sempre affidato alla Provvidenza Divina.
 

Quali forze della vita lo difendono dunque e impediscono la distruzione del loro più alto prodotto? Rispondiamo: la Divina Provvidenza. Si tratta certo di un imponderabile, che quindi sfugge alla scarsa sensibilità dell'involuto.

Per questo così raramente se ne tiene conto nel mondo, anche perché si tratta di un fenomeno che per verificarsi richiede l'adempiersi di precise condizioni che difficilmente si riscontrano in pratica. È una forza reale, intelligente, che funziona secondo una sua legge, sempre pronta ad attuarsi tutte le volte che siano presenti insieme gli elementi determinanti.

Quali sono queste condizioni? Eccole:

1) Meritare l'aiuto.

2) Aver prima fatto da sé tutto il possibile secondo le proprie forze.

3) Trovarsi, secondo le proprie condizioni, in assoluto bisogno.

4) Non chiedere che il necessario.

5) Chiedere umilmente, con sottomissione e con fede.

Quando queste condizioni si verifichino la Divina Provvidenza è pronta a funzionare per TUTTI. Altrimenti il fenomeno non può realizzarsi.

Non vi può esser dunque Provvidenza per i malvagi, per i pigri, per i ricchi, per gli avidi, per i superbi increduli. Si manifesta ed opera invece per i buoni, i volenterosi, per i bisognosi, per i morigerati, per gli umili credenti e fiduciosi.




1) La prima condizione è dunque: meritare l'aiuto.

In alcuni momenti della vita è necessario essere abbandonati soli di fronte all’ostacolo, perché impariamo a superare le difficoltà da noi, con i nostri mezzi. Quando non meritiamo l’aiuto o esso sarebbe dannoso, una Provvidenza che ci esimesse dalla prova necessaria per il nostro bene, non sarebbe un aiuto ma un tradimento.

In tal caso il soccorso resta, ma consiste nel dosare la prova e diluire lo sforzo richiestoci, in proporzione alla nostra possibilità. In pratica si pretenderebbe invece fare della Provvidenza uno strumento dei nostri comodi e desideri, un aiuto superfluo che ci risparmiasse la fatica di salire da noi.

2) Eccoci al secondo punto: aver prima fatto da sé tutto il possibile secondo le proprie forze.

Quando vorremmo sfruttare la Provvidenza a servizio della nostra pigrizia, allora è giusto che la Legge si rifiuti di rispondere al nostro appello. Dio è veramente Padre amoroso, ma non nostro servo.

La Sua Provvidenza non ci trascinerà mai se prima non avremo fatto tutto quanto era in nostro potere per imparare la nostra lezione. La Legge non sacrificherà mai il nostro bene finale al vantaggio effimero del momento.

3) La terza condizione è: trovarsi, secondo le proprie condizioni, in assoluto bisogno.

Non si può dare di esso una misura assoluta, uguale per tutti, poiché esso è relativo al caso, al momento, alla persona, perché varie e relative sono le necessità individuali, come le risorse di cui si dispone per provvedervi.

Ma se è relativa la misura e natura dell’aiuto, è certo che la Provvidenza ci munisce del necessario e non del superfluo, per farci vivere e non gozzovigliare. La legge del minimo mezzo, la parsimonia, la proporzione tra sforzo e rendimento, fan parte della saggia economia della natura che è tutta equilibrio e giustizia.

Ed essa, né avara, né prodiga, ma economa, con criterio e misura concede quanto è indispensabile perché la vita sia protetta e garantita, perché la sua continuazione è necessaria all’evoluzione, suo scopo.

Se la Provvidenza concedesse il superfluo, invece di incoraggiare la vita, la spingerebbe all’ozio che porta al disfacimento. Bisogna dunque chiedere con parsimonia e non aspettarsi che il giusto.

4) Eccoci alla quarta condizione: non chiedere che il necessario.

Chiedere quanto basta per una vita semplice, perché lo strumento del corpo possa fare il servizio che lo Spirito gli chiede per raggiungere i fini della vita. Se noi li porremo nella materia e nel basso godimento, capovolgendo la Legge, naturalmente la Provvidenza sarà assente da noi e non ci aiuterà.

Per ottenere non bisogna pretendere di più di quello che si ha il diritto di chiedere, bisogna prima avere imparata la regola della temperanza.

Non dimentichiamo che la Provvidenza è una manifestazione della Giustizia e Bontà della Legge, che in questo fenomeno vigono questi due  princìpi  e non quello della forza che in questo caso è inutile, non ottiene nulla, altro che di soffocare il fenomeno.

5) Siamo al quinto punto: Chiedere umilmente, con sottomissione e con fede.

Dobbiamo aver coscienza dell’Ordine Divino e, invece di cercare di piegarlo ai nostri comodi del momento, cercare di uniformarci ad esso.

Invece di pretendere di insegnare a Dio quel che ci bisogna e sul come sostentarci, dobbiamo porci in posizione di dipendenti di fronte alle Sue direttive, di ciechi che attendono la guida perché non sanno, di figli che ubbidiscono a chi più può e più ama.

Dobbiamo quindi anche credere e confidare, giungere cioè con la preghiera alla sensazione di questa stupenda realtà, cioè che noi non siamo soli e abbandonati, ma che vi è un Padre nei cieli, che ci veglia e che provvede a noi.


"L'Angelus" di Jean-François Millet (1814-875).

Ora possiamo domandarci: "Come si spiega che in tanti casi la Provvidenza non funzioni e taccia?" Eppure nelle mani dei Santi essa funzionava ed essi vi si affidavano con sicurezza.

Spesso noi vorremmo sostituirci alla Legge e allora se le cose non riescono ritorciamo l'errore che è solo nostro e incolpiamo Dio di ingiustizia. Prima chiudiamo le porte alla Provvidenza impedendone il funzionamento e poi diciamo che essa non esiste.

Ma dove maggior perfezione e bontà che nel metodo che ci garantisce il necessario, ce lo assicura perché ci spetta e ci nega solo quello che ci potrebbe far danno?

La Legge di Dio non ha atteso l'avvento della giustizia sociale per proteggere la vita, né le moderne forme di previdenza individuale e collettiva, ma ha dato all'uomo una libera forma di assicurazione contro il bisogno, la quale è indipendente da qualunque autorità umana, è giusta e assolutamente sicura.

Ma si dirà, noi vogliamo la ricchezza. Sta bene. Ma allora bisogna tenersi il terrore di perderla che è il tormento dei ricchi e tutte le relative ansie e preoccupazioni.

Sicché la Divina Provvidenza rimane un metodo quasi esclusivo dell'evoluto con cui la Legge provvede del solo necessario, ma con certezza, l'uomo dello Spirito che non può più occuparsi dei problemi materiali da lui oramai esauriti e superati.

Ecco come chi si occupa delle cose dello Spirito può ricevere in sovrappiù tutto il resto. Siamo naturalmente in un mondo diverso da quello umano, di fronte ad un'altra psicologia, ad altri metodi e princìpi.

Vi è tuttavia ancora un'obiezione. Considerato dal punto di vista umano, questo Essere che si assenta tra le faccende spirituali appare un inutile improduttivo, un parassita che vive alle spese di altri che lavorano per lui.

Dove è la giustizia? L'elemosina è un'ingiustizia quando è carpita da un ozioso. Ma abbiamo visto come il dinamismo e la laboriosità siano le prime qualità dell'evoluto. Comunque, anche se egli restasse materialmente inattivo e non si occupasse che di lavoro dello Spirito non dà egli per questo un contributo alla vita?

Ecco che costui non è un parassita, adempie ad una funzione e ad una Missione, così spesso dà molto di più di quanto non riceva.

Oggi questo individuo elevato è l'eccezione e non peserà certo sull'economia della società. Ma quando sarà diventato maggioranza, allora l'avvento della giustizia sociale sarà un fatto compiuto, l'uomo avrà conquistato la consapevolezza della Legge e un nuovo senso di Ordine darà naturalmente la sicurezza del necessario ad ogni Essere umano.



 Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: La Civiltà del Terzo Millennio di Pietro Ubaldi

lunedì 14 maggio 2018

Non c'è più Religione quando il Vaticano si svende!




... «Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta
che siede presso le grandi acque.
Con lei si sono prostituiti i re della Terra
e i suoi abitanti si sono inebriati del vino della sua prostituzione...

... Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso:
"Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della Terra".
E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi
 e del sangue dei martiri di Gesù».
(Ap. 17, 1-14).


Sebirblu, 13 maggio 2018

L'ottimo articolo che ho scelto di riportare è l'ennesima ma indispensabile denuncia, per chi ancora indugiasse a non voler aprire gli occhi, sulla rovinosa quanto desolante caduta della Chiesa romana, ormai sull'orlo dell'abisso, specialmente durante i cinque anni di questo pontificato.

Si è ripetuto in un certo senso, ma in modo più eclatante e subdolo perché ammantato di cultura, quello che si era verificato QUI e QUI, ed ora per giunta con l'intervento del Vaticano, il quale non ha esitato a prostituirsi di fronte a proposte "indecenti" e dissacratorie della storia del costume ecclesiale pur di incassare cifre stratosferiche per la "concessione" accordata.

La serata di gala per l'inaugurazione della mostra speciale dedicata ai paramenti sacri è stata l'occasione per diversi stilisti, specialmente italiani ‒ come Versace (sponsor della stessa), Gucci, Dolce & Gabbana, Valentino e la Maison Margiela che ha spopolato per l'abito "papale" di Rihanna ‒ di distinguersi per i look oltraggiosi e irridenti. Un bel primato, non c'è che dire!


 Rihanna, la papessa nera col vizietto del "satanismo"; ved. QUI (by Versace).

Reliquie e parati sacri: l'intreccio tra Vaticano e Met

Dietro l'oscena parata blasfema delle starlette nella serata speciale newyorkese c'è una gigantesca operazione condotta da Vogue per una mostra inedita su moda e religione.

Per allestirla, molti ecclesiastici vaticani in auge in questo pontificato hanno ceduto in prestito paramenti sacri e reliquie di Papi, tra cui San Giovanni Paolo II, dietro il paravento della povertà, col placet di Ravasi e del solito Martin. Ritratto non di una Chiesa più povera, ma più poverina e mondana.

La Chiesa povera si spoglia delle sue ricchezze per arricchire il circuito della moda, ma non è una bella notizia. Sarebbe troppo facile ridurre a semplice gossip la colossale sfilata di moda in stile blasfemo-kitch dei vip del cinema e della musica americana che hanno ostentato mise ispirate all'immaginario cattolico in occasione della vernice inaugurale del Met Gala 2018, il prestigioso evento benefico modaiolo organizzato dal Metropolitan Museum di New York.

Se si trattasse di dover mandare giù il magone di vedere una prosperosa Rihanna agghindata da papessa con tanto di mitra o di accettare il presepe napoletano in testa con il quale si è presentata Sarah Jessica Parker, si potrebbe anche ridimensionare il tutto al solito cattivo gusto hoollywoodiano che irride il sacro per i suoi scopi ultra mondani.


Sarah Jessica Parker con il "presepe in testa" (by Dolce & Gabbana)

Invece l'evento ha fatto da cornice ad una mostra che vede protagonisti una quarantina di indumenti religiosi pervenuti direttamente dalla sagrestia della Cappella Sistina che, dopo una trattativa durata due anni, ha ceduto in prestito fino ad ottobre al Metropolitan Museum of Art a prezzi esorbitanti (a proposito, quanto?) pianete, dalmatiche, piviali e altri parati sacri appartenuti ai papi degli ultimi due secoli.

La mostra si chiama "Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination" (Corpi celestiali: Moda & Immaginazione Cattolica) e resterà aperta fino ad ottobre.

Vestiario liturgico del passato? Molto di più: testimonianze della bellezza prodotta dall'uomo regalata a Dio e utilizzata non per il "red carpet" (tappeto rosso; ndr), ma per offrire il perfetto e il bello nel Sacrificio dell'altare. Paramenti benedetti con il solo obiettivo di essere utilizzati per il culto.

Quindi c'è molto di più del kitch nell'evento che è andato in scena domenica a New York. C'è una profanazione e una ridicolizzazione di oggetti che sono sacri e che, ormai musealizzati perché la Chiesa li ha sostituiti con "vili" casule di terital all'insegna della povertà*, finiscono ora per arricchire il mondo del fashion con la compiacenza dei vertici vaticani.

*(Io non userei il termine "Vili" ma "modeste", perché in linea di massima sarei d'accordo con tale scelta, se non fosse da imputare alla falsa umiltà ostentata dal Falso Profeta (tutto su di lui cliccando Bergoglio e Profezie, sulle Etichette), dalle scarpe da montanaro alla croce di ferro al collo o alla confessione ‒ stranamente in ginocchio ‒sbandierata davanti ai flash; ndr).

La mostra infatti si compone di creazioni esclusive delle principali "maison" (case; ndr) d'alta moda che riproducono le forme e le linee dei paramenti sacri.


Taylor Hill in abito cardinalizio (by Diane Von Fürstenberg)

In una parte staccata, ma speculare, sono esposti 40 pezzi tra vesti e oggetti sacri fatti arrivare direttamente dalla Città del Vaticano, dove il curatore Andrew Bolton e la direttrice editoriale di Vogue America, Anne Wintour, hanno letteralmente transato con alti papaveri vaticani e funzionari del Museo Pontificio i pezzi da esporre.

Moda e paramenti solenni, un accostamento impossibile. Perché la prima serve per abbellire l'uomo, i secondi per presentarsi degni di fronte a Dio. (Anche qui, non sono perfettamente d'accordo, perché di "degno davanti a Dio" è necessario prima di tutto avere l'Anima; ndr).

Ma a guardar bene, si scopre che l'impegno di vescovi e cardinali per aiutare i ricchi allestitori è stato davvero enorme. Un investimento colossale per quello che il direttore del Museo Metropolitan ha definito "un vero e proprio pellegrinaggio". Verso Cristo? Ma figuriamoci, verso un "bello" indefinito, semmai, inteso come estetica della vanità.

A tenere a battesimo la manifestazione c'era persino il cardinale arcivescovo di New York, Timothy Dolan, il quale si è timidamente chiesto che cosa ci facesse lì (timido mica tanto, cfr. immagini e testi QUI e QUI; ndr), per poi concludere che "siamo qui perché al centro del Cattolicesimo i valori sono verità, bontà, bellezza". Insomma, parole impegnative, ma dirette ad un obiettivo mondano.


Da sinistra: la coppia finanziatrice del gala S. e C. Schwarzman,
il card. T. Dolan, D. Versace, A. Clooney ed A. Wintour, curatrice della mostra. 

Tuttavia, sbaglierebbe chi pensasse che in fondo si sia trattato solo di un evento fashion, ancorché di dubbio gusto. No, dietro le quinte di questa operazione c'è un coinvolgimento imbarazzante di alti prelati vaticani da far impressione.

Nomi in vista nel pontificato attuale di Bergoglio che però non viene toccato perché lui «ha un altro stile, più dimesso», mentre viene coinvolto Benedetto XVI, definito dal New York Times "il Papa della moda", chissà, forse perché quei paramenti così preziosi li ha usati non per sé stesso ma per fare risplendere la liturgia di Dio. D'altronde, a queste latitudini, è un concetto troppo difficile da comprendere.*

*(Peccato che nelle "latitudini" dei veri cristiani, di fatto e non di forma, si consideri che Gesù, figlio di un falegname, sia nato in una mangiatoia, e la Sua scelta per eleggere i discepoli sia caduta su semplici e rozzi pescatori! Ed è proprio su questo che fa leva l'inganno del Falso Profeta, perché il Maligno sa con quali mezzi abbindolare i fedeli cattolici. Ndr).

Infatti, il primo nome che si incontra nella ricostruzione del complesso percorso burocratico affrontato dalla coppia Bolton & Wintour, in missione speciale per conto del business della New York così a la page, è quello di George Gänswein che viene presentato in quanto braccio destro di Benedetto XVI e Prefetto della casa pontificia.

L'incontro avviene nel maggio 2017 ed è in quell'occasione che Bolton gli illustra il progetto: voi ci date i vostri paramenti sacri che non usate più e noi ci mettiamo a fianco le creazioni degli stilisti.


Lana Del Rey e Jared Leto (by Gucci). Non ci sono parole!...

Ma le porte da aprire sono ancora tante. Per poter ottenere le pregiate vesti da Messa, la coppia deve compiere una decina di viaggi a Roma. Bolton incontra così, successivamente ‒ secondo la ricostruzione del NYT (New York Time; ndr) ‒ alti funzionari vaticani che gli concedono l'autorizzazione di prendere a prestito i parati. Ed è qui che gli viene accordato l'accesso alla sagrestia della Cappella Sistina.

Nel corso degli incontri e delle trattative con la Santa Sede l'equipe di Bolton entra in contatto con Arnold Nesselrath, uno dei curatori dei Musei Vaticani. E da lui si passa a Barbara Jatta, neo direttrice della collezione d'arte più famosa della Cristianità. La Jatta organizza per loro diversi tour nella sagrestia della Cappella Sistina.

A quel punto inizia la contrattazione vera e propria: Jatta chiede quanti paramenti servono, Bolton risponde circa otto, ma la Wintour dice che ne servono almeno il doppio. La responsabile della raccolta preziosa ride sarcastica. Alla fine riescono ad ottenerne 40.

Ma gli abiti liturgici non sono nella disponibilità dei musei: bisogna chiedere all'Ufficio delle celebrazioni del Santo Padre dato che teoricamente essi appartengono in toto al "corredo" papale che il cerimoniere Guido Marini custodisce gelosamente.

Che fare? Gänswein invita ad inoltrare una richiesta ufficiale a Marini il quale, ricevutala, la manda alla Segreteria di Stato, garante degli affari generali della Chiesa. Viene coinvolto anche il portavoce vaticano Greg Burke il quale informa che questa procedura non necessita dell'avallo del Sommo pontefice.

Così si va in discesa. Bolton tornerà ancora diverse volte a Roma per perfezionare il suo catalogo da inviare a New York e alla fine riesce a portare al Met persino la tiara papale di Pio IX con 19.000 pietre preziose, tra cui 18.000 diamanti, tanto che arriverà a New York con la "sua guardia del corpo". (Si noti quanto in duemila anni sia stato distorto il concetto di ossequio alla Divinità! Ndr).


Tiara papale di Pio IX

Tra i pezzi esposti ci sono: una dalmatica di Pio IX, una pianeta appartenuta a Pio XI, un piviale di Benedetto XV e persino le scarpe rosse di Giovanni Paolo II. Semplici indumenti? Non proprio: almeno per il beato Pio IX e San Giovanni Paolo II si tratta di reliquie per contatto, oggetti destinati alla devozione.

Arrivato in America, Bolton prosegue con la sua tela di complicità. E qui trova James Martin, il gesuita noto alle cronache per il suo orientamento omoeretico, nominato l'anno scorso da Bergoglio "Consulente del Segretariato per le Comunicazioni Vaticane". Martin lo tranquillizza sulle possibili lamentele al motto di: "Vedranno qualcosa di bello, e questo fa parte dell'immaginario cattolico". Vanità delle vanità... tanto che Martin aiuta Bolton nella stesura del catalogo.

Arriva a suggerirgli la mossa finale: il coinvolgimento del cardinale Gianfranco Ravasi, ministro della cultura, il quale vantandosi di conoscere parecchi stilisti accetta di buon grado di tenere a battesimo la mostra, tanto che a febbraio una delegazione del Met lo incontra. Con loro c'è anche Donatella Versace che si complimenta del rosso cremisi del porporato. E lui, con nonchalance le dice: "Perché non mi ha visto con il viola". Risate a gogo.


Il cardinale Gianfranco Ravasi inaugura la mostra.

Il resto è storia d'oggi: l'oscena passerella di Madonne e croci impresse su cosce e glutei tonificati dal pilates (significato QUI; ndr) delle starlette: voyerismo, seni e deretani d'alta classe con rimando ai simboli cristiani più amati, simboli per i quali oggi in molte parti del mondo si muore ammazzati.

Una parata oltraggiosa della quale adesso i vertici vaticani diranno di non aver saputo nulla perché solo collaterale alla mostra (come aveva detto lo stesso curatore mettendo le mani avanti). Una tesi difficile da sostenere visto che al Met Gala 2018 hanno partecipato anche i cantores della Cappella Sistina.

Quei paramenti, però, hanno visto la celebrazione della santa Messa nel corso degli anni,  per indossare i quali i sacerdoti dovevano  recitare  preghiere,  affinché  fossero i primi a comprendere l'importanza dei gesti e degli indumenti, non certo per pavoneggiarsi con la moda come invece sembra fare qualche ecclesiastico di nuovo corso.

Al momento di indossare la pianeta il sacerdote recitava: "O Signore, che hai detto: «Il Mio giogo è soave e il Mio carico è lieve», fa che io possa portare questo in maniera da conseguire la Tua Grazia. Così sia".

Le stesse pianete che addosso ai martiri messicani o ai preti mediorientali sono state lordate di sangue, proprio durante la celebrazione della Messa, dai nemici di Cristo e dai tagliagole dell'Islam.

Oggi per profanarle basta molto meno, ma in ogni caso tantissimi soldi, che vengono poi girati nella cosiddetta Chiesa povera che svende i suoi tesori per un piatto di lenticchie di mondanità. Grazie a prìncipi annoiati che nel clima generale si dilettano come monarchi rinascimentali nella voluttà e nel lusso.


Ecco fino a che punto siamo arrivati! L'insulto blasfemo
ci fa vergognare di appartenere all'umanità
redenta da Nostro Signore.

E così, mentre Bergoglio predica contro i lussi degli ecclesiastici, contro il pretino che si specchia nel negozio con il suo nuovo clergyman, i suoi uomini più vicini si abbandonano ai saldi di fine stagione della tradizione cattolica, che è costata molto più sudore e sangue di quello che verseranno loro nell'andare a visitare la mostra.

Riflessi di una gerarchia ecclesiastica che se avesse impiegato sul caso di Alfie Evans anche un decimo del tempo speso nel mettersi a disposizione del Met Gala 2018 per sensibilizzare il red carpet, forse oggi racconteremmo un'altra storia.

Una gerarchia che si disinteressa delle questioni di morale e di etica, della crisi della fede per baloccarsi con queste operazioni di cultura pop così asservita al "Principe di questo mondo", per paura di sembrare troppo retrograda: l'evangelizzazione è zero, la mondanità è tutto.

Una Chiesa che si spoglia così distrattamente dei suoi tesori, della sua storia, delle sue devozioni, non è una Chiesa più povera, ma è solo una Chiesa più poverina, ignorante e impreparata a dissetare l'anelito del "divino" nell'uomo, vestendo panni di un falso pauperismo, che lasciando l'habitus della propria dignità, si consegna ad una nudità impressionante e voluttuaria, la stessa che, crassa ed opulenta, ha sfilato sul red carpet newyorkese.

Andrea Zambrano

Fonte: lanuovabq.it




Post Scriptum

Un'altra voce forte e solitaria continua ad alzarsi coraggiosa per ribadire gli stessi concetti appena esposti, quella di Don Minutella che, nonostante le angherie e le irrisioni subite ‒ cfr. QUI, QUI e QUI ‒ porta avanti la sua battaglia eroica contro la Chiesa, diventata ormai la "prostituta apocalittica" di questi tempi finali. Merita proprio di essere ascoltato.





Relazione, adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it

martedì 8 maggio 2018

Sionismo cristiano, 3° Tempio e Falso Messia




Sionismo cristiano, 3° Tempio e Falso Messia

Il Sionismo può essere definito come: "Il Movimento Nazionale a favore del ritorno del popolo ebraico nella sua terra e la restaurazione del dominio ebreo nel territorio di Israele". Nella sua forma più elementare, il termine "Sionismo cristiano" significa il sostegno cristiano al Sionismo.

I suoi componenti credono che Dio abbia un'ininterrotta "relazione speciale" ed un "patto inscindibile" con gli israeliti e che essi abbiano un diritto divino al possesso della terra dei loro Padri.

Tutto ciò è basato su un'interpretazione letterale ed escatologica della Bibbia e sulla convinzione che le profezie dell'Antico Testamento riguardanti il popolo "eletto" si stiano realizzando ai nostri giorni ed attraverso l'attuale Stato secolare di Israele.

Questo Movimento ebbe la sua origine tra i Protestanti in Gran Bretagna, e più tardi tra quelli statunitensi.

Nel 1621, il parlamentare inglese Sir Henry Finch scrisse "The World's Great Restoration", un libro in cui incoraggiava le rivendicazioni ebree della Terra Santa. E Napoleone, accampato fuori Acre nel 1799, fece un proclama in cui prometteva di restituire la Palestina agli ebrei.

Anche negli Stati Uniti, sebbene per la loro origine e storia siano profondamente influenzati dalla Massoneria e dal controllo della Federal Reserve, esiste ancora una forte tendenza culturale a considerarsi una grande Nazione cristiana, con i suoi leader "rinati" alle conoscenze e alle radici evangeliche.

Si pensa pure, di conseguenza, che il ruolo del paese sia di proteggere Israele e gli Ebrei durante gli "ultimi giorni". Per questo, il movimento conservatore evangelico è in crescita sempre più rapida all'interno delle chiese cristiane americane.

Gli evangelici sono stimati intorno ai 100-130 milioni, di cui il 20-25% può essere considerato fondamentalista ossia dai 20 ai 26 milioni di americani, la cui maggioranza è incline a sostenere le posizioni del Sionismo cristiano convinto dell'ineluttabilità della Battaglia di Armageddon.

Queste comunità oggi formano la più vasta base di supporto per gli interessi ebraici negli USA. Fin dagli anni '70, le lobby pro-Israele non hanno cessato di promuovere il supporto politico ed economico tra gli estremisti cristiani che hanno esercitato notevoli pressioni sul Congresso e sulla Presidenza americani.




La loro difesa dello stato ebraico è instancabile e solitamente correlata da citazioni bibliche ben selezionate.

I Sionisti cristiani credono davvero che la ricostruzione del Tempio sia imminente e caldeggiano molto coloro che la stanno compiendo.

Il concetto relativo a tale rifacimento sta alla base della pretesa israeliana di avere il dominio assoluto su Gerusalemme, così come quello all'espansione dei confini nazionali sino ad includere non solo la Palestina ma, secondo un'interpretazione letterale di Genesi 15:18, la maggior parte del Medio Oriente, dall'Egitto all'Eufrate.

Non dobbiamo dimenticare che il fine ultimo del rimpatrio degli esiliati e della costituzione stessa dello Stato rimane la riedificazione del Tempio che è al vertice della Piramide.

Si tratta di una questione di potere. Chi controlla il Monte del Tempio controlla Gerusalemme. E chi controlla Gerusalemme controlla la terra di Israele.

Usando l'analogia dei tre cerchi concentrici per illustrare l'agenda Sionista, il territorio rappresenta l'anello più esterno (conquistato nel 1948), Gerusalemme il cerchio centrale (ottenuto nel 1967) e il Tempio, il cerchio più interno ancora da conquistare.

Negli ultimi 19 secoli, gli Ebrei hanno espresso così la loro preghiera (Amidah) tre volte al giorno: "Sia Tua volontà che il Tempio venga presto riedificato nei nostri anni."

Tra i Sionisti cristiani contemporanei che hanno scritto sulla ricostruzione del Tempio ci sono Thomas Ice e Randall Price, Grant Jeffrey, Hal Lindsey, Tim LaHaye e Dave Hunt. Le loro vendite a livello globale in 50 diverse lingue superano i 70 milioni di dollari.

Le loro visioni sono quindi influenti, e non possono essere liquidate come marginali od esoteriche. Sono condivise da alcuni dei maggiori collegi teologici ed istituzioni missionarie oltre che da una significativa parte di cristiani evangelici, carismatici, pentecostali e fondamentalisti di tutto il mondo.




Cristiani ed ebrei sionisti sono uniti nella convinzione che il Duomo della Roccia musulmano debba essere distrutto ed al suo posto edificato il terzo Tempio Ebraico con l'indispensabile presenza della Sacra e misteriosa Arca dell'Alleanza.

In più, che dei sacerdoti debbano essere riconsacrati e i sacrifici nuovamente istituiti per adempiere alle profezie bibliche onde affrettare l'avvento del Messia.

Essi vedono nella costituzione dello Stato di Israele del 1948 e nella presa di Gerusalemme del 1967 il segno del termine dell'esilio durato 2000 anni, e la fine dei "Tempi dei Pagani" (chiamati anche Gentili o Gojim; ndr).

Le loro aspirazioni religiose volte a ricostituire il Tempio hanno chiare ramifica-zioni politiche e minacciano di destabilizzare l'intero Medio Oriente.

Abbiamo accennato fin qui all'assenso che molte persone e studiosi di profezie bibliche danno allo Stato di Israele e alla sua ambizione di rifare il Tempio. Ma c'è una domanda basilare che ci dobbiamo porre:

"Come mai nessuno di costoro menziona mai il fatto che i finanziamenti a favore di tutto ciò vengono erogati in larga misura dalla Massoneria? Si tratta solo di una coincidenza?

Come fanno a non notare che la restaurazione del Tempio di Re Salomone e degli antichi riti sia anche alla base della tradizione massonica stessa?

La maggioranza dei politici del governo israeliano fa parte di varie Logge segrete il cui fervore religioso non è fondato sulla Torah di Mosè, ma piuttosto sul Talmud Babilonese con le sue influenze cabalistiche ed esoteriche."

Sembrerebbe che la letteratura profetica ufficiale abbia visto solo un lato della medaglia. Si, Israele è un popolo per cui il patto di Abramo rimane ancora valido, ma in questo momento Israele è in uno stato di cecità spirituale in cui i suoi leader hanno stretto un patto con la morte.

Il Tempio di Salomone è un simbolo primario nella Massoneria, e la storia leggen-daria della sua costruzione è la base fondamentale per le regole e la condotta di vita. In altre parole, esso è per il massone ciò che Dio è per il cristiano sionista!

Perciò la Massoneria ha posto la sua fede in qualcosa che il VERO DIO ha decretato fosse distrutto non soltanto una volta, ma addirittura due!



Tempio di Re Salomone

Quando Davide prese Gerusalemme, si stabilì nella fortezza e realizzò diverse costruzioni, costituendola capitale del regno.

La convertì anche in centro religioso di Israele con il trasporto dell'Arca dell'Alleanza (Cfr. Sam 6, 1-23), segno della presenza di Dio tra il suo popolo, e decise di edificare in onore del Signore un Tempio che gli servisse da dimora. (Cfr. 2 Sam 7, 1-7. Ed anche 1 Cr 22, 1-19; 28, 1-21; e 29, 1-9).

Secondo le fonti bibliche, suo figlio Salomone iniziò le opere di costruzione del Tempio nel quarto anno del suo regno, e lo consacrò nell'undicesimo (Cfr. 1 Re 6, 37-38), vale a dire verso il 960 a. C.



Re Salomone

Re Salomone venne avvertito, attraverso i profeti (Cfr. 2 Cr 7, 12-21. 1 Re 9, 1-9), che se non avesse seguito fedelmente, insieme al suo popolo, i dettami dell'Eterno e avesse deviato dalla strada maestra, la Casa del Signore sarebbe stata distrutta. (Cfr. 2 Cr 7, 12-21. 1 Re 9, 1-9).

La storia dei secoli seguenti mostra fino a quale punto si siano compiute queste parole. Infatti, nel 587 a. C. Nabucodonosor con il suo esercito rase al suolo la città, compreso il Tempio, e deportò la maggior parte della popolazione a Babilonia.



Deportazione degli Israeliti in Babilonia di James Tissot

Non dovettero trascorrere molti anni perché gli Israeliti sentissero di nuovo la protezione di Dio: nel 539 a. C. Ciro, re di Persia, conquistò Babilonia concedendo loro la libertà di tornare a Gerusalemme.

Così, nello stesso luogo in cui era sorto il primo Tempio, fu edificato il secondo, più modesto, che venne consacrato nel 515 a. C.

Nel 63 a. C., la Palestina cadde nelle mani del generale romano Pompeo, dando inizio ad una nuova epoca. Erode il Grande si fece nominare Re da Roma che gli fornì un esercito.

Nel 37 a. C., dopo aver consolidato il suo potere utilizzando anche mezzi non esenti da brutalità, conquistò Gerusalemme ed iniziò ad abbellirla con nuove costruzioni: la più ambiziosa di tutte fu il restauro e l'ampliamento del Tempio, che realizzò a partire dal 20 a. C.



Tempio di Erode

Erode fece raddoppiare la superficie della spianata costruendo enormi muri di contenimento – alcuni di quattro metri e mezzo di spessore – e riempiendo gli spazi con terra o con una struttura di archi sotterranei.

Formò così una piattaforma quadrangolare i cui lati misurano 485 metri ad ovest, 314 a nord, 469 ad est e 280 a sud. Nel centro, circondato a sua volta da un altro recinto, si innalzava il Tempio propriamente detto: era un edificio imponente, ricoperto di pietra bianca e lastre d'oro, alto 50 metri.

I fatti di allora, grandemente noti per l'intreccio con la vita del Cristo, ben presto precipitarono e portarono a compimento una Sua lungimirante e significativa Profezia sulla seconda distruzione del Tempio: "Le vedete tutte queste cose? Io vi dico, in Verità, che non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sia diroccata."(Mt. 24, 1-2).

Queste parole si compirono nel 70 d. C. sotto l'Imperatore Tito, quando la superba struttura fu incendiata durante l'assedio delle legioni romane. Oggi ne resta solamente il muro occidentale di contenimento, detto comunemente Muro del Pianto.



Distruzione di Gerusalemme e del secondo Tempio

L'espansione dell'Islam, che giunse a Gerusalemme nel 638, sei anni dopo la morte di Maometto, cambiò tutto. I primi governanti focalizzarono la loro attenzione sulla spianata del Tempio. Secondo una tradizione, Maometto sarebbe asceso al cielo da lì.

Subito furono costruite due moschee: la Cupola della Roccia al centro, proprio sopra il luogo del Sancta Sanctorum che al tempo di Re Salomone ospitava l'Arca dell'Alleanza (Esodo 26, 34), e a sud la moschea di Al-Aqsa, dove si trovava il portico più grande all'epoca di Erode.



Spianata delle Moschee a Gerusalemme

È per questo motivo che tale area viene considerata dai Mussulmani il terzo punto più sacro dell'Islam, dopo La Mecca e Medina.

Ed è proprio lì che nel dicembre 1995, un mese dopo l'assassinio di Rabin, fu fondata la Loggia di Gerusalemme, nella sotterranea Grotta di Re Salomone adiacente al Monte del Tempio, con la missione di lavorare per la sua ricostruzione.

Tale loggia lavorò fianco a fianco con le reti clandestine di fondamentalisti Ebrei e Cristiani per fomentare una guerra religiosa che portasse al controllo israeliano della spianata islamica.

Essa fu fondata dal Gran Maestro della Massoneria Regolare Italiana, Giuliano Di Bernardo. Nella cerimonia inaugurale, egli dichiarò: "La ricostruzione del Tempio è al centro dei nostri studi."

Infatti nel giugno 1996 diffuse un'edizione italiana del suo libro "Rebuilding The Temple", pubblicato in inglese dalla Loggia QC (La Loggia delle Quattro Corone, il cui discorso inaugurale nel 1886 fu: "La Massoneria vista alla luce della Cabala", ndr).

Nelle interviste, Di Bernardo ha candidamente ammesso di aver costruito un complesso sistema di fede irrazionalistico e "utopico" incentrato sul rilancio del Cabalismo ebraico e sulla ricostruzione del Tempio.

La maggior parte dei cristiani, quando sente parlare di Sionismo, pensa a Gerusalemme, ma questo è un astuto piano degli adoratori di Satana, per confondere la terminologia della loro agenda politica, tenere la gente addormentata e indurla al consenso verso le loro scelte nefaste.

In pratica i vastissimi movimenti evangelici radicali favoriscono inconsapevolmente il dominio degli Ebrei apostati seguaci del Talmud che sostengono l'agenda del Nuovo Ordine Mondiale e degli Illuminati per predisporre il paese al dominio dell'Anticristo.




Ecco un interessantissimo articolo di Maurizio Blondet che, anche se non recente, è oggi più che mai valido.

La politica mondiale e l'Anticristo

Il (falso) Messia porterà pace sulla terra. Tutti vivranno più a lungo. E sotto un solo governo mondiale. Come vuole la globalizzazione. Questa è la visione ebraica della storia. La Chiesa e Cristo, invece, rimandano ad una Giustizia infallibile, ma nel mondo che verrà.

Un paio d'anni fa intervistai David Golinkin, giovane simpatico rabbino nato in Usa, che insegna a Gerusalemme. Gli chiesi come l'ebraismo concepisce l'al di là, il destino dell'uomo dopo la morte.

Rabbi Golinkin si spazientì allegramente: «Siete voi cristiani ad essere "altromondisti".  La nostra non è una fede nell'altro mondo».

Ma quando verrà il Messia, come immaginate la redenzione? «Fra noi, c'è chi dice che quando il Messia arriverà, tutto sarà come prima, salvo che non ci saranno più guerre.»

Dunque un evento politico, pace universale, liberazione degli ebrei dal dominio degli altri popoli.

"Il giudaismo - ha scritto il massimo studioso ebreo del messianismo, Gershom Scholem - ha sempre riguardato la redenzione come un evento pubblico che deve prodursi sulla scena della storia e all'interno della comunità ebraica; un evento visibile esteriore.

Al contrario, il cristianesimo vede la redenzione come qualcosa che accade nello spirituale e nell'invisibile, un evento che si gioca nell'anima e che chiama ad una trasformazione interiore senza che ciò modifichi necessariamente il corso della storia [?]. Ciò appare all'Ebreo come una scappatoia."

Per Israele, è scontato. L'Alleanza fra Dio e il popolo eletto comporta la promessa di un regno nell'al di qua. Perciò Gesù, che diceva: "II mio Regno non è di questo mondo", non poteva essere per loro il Messia. Dal loro punto di vista, rifiutarlo fu persino doveroso.



"Ecce Homo" di Antonio Ciseri  1821 - 1891

II fatto è che la storia, oggi, sembra dare ragione ai "fratelli maggiori", e torto a quel Gesù con le Sue speranze celesti. Con l'organizzazione mondialistica in corso, l'Onu, il «superamento degli stati nazionali», i commerci globali e così via, la «pace universale» sembra alle porte.

E il popolo d'Israele è tornato nella sua terra, massimo «segno dei tempi», vistoso indizio dell'imminenza degli anni messianici; per gli antichi profeti, gli israeliti stanno procedendo alla propria redenzione storica.

"L'idea ebraica di un principio unico che abbraccia tutta l'Umanità [nell'al di qua] ha trovato la sua incipiente realizzazione nell'era globale in cui il mondo si è effettivamente introdotto" - ha notato il filosofo Franco Volpi nel suo saggio Il Nichilismo (Laterza 1966) - è un bel progetto, a cui i cattolici dovrebbero dare la loro adesione cordiale. E molti, moltissimi la danno.

Perché un credente in Gesù non dovrebbe compiacersi del fatto che l'Umanità «migliori», che si stia «redimendo», che sia meglio istruita, che mangi meglio, che faccia meno guerre?

Non era affatto il pensiero del grande filosofo della politica, Carl Schmitt. Cattolico, peccatore ma cattolico, egli reputava che solo due concezioni contassero nel mondo, l'ebraica e la cattolica, quella che vede la redenzione nell'al di qua e quella che l'attende nell'al di là. Due versioni «in lotta» da secoli.

E ancora Schmitt, nella creazione delle Nazioni Unite, paventò che "L'escatologia cristiana, basata sulla redenzione dell'uomo nell'al di là, si stesse rivelando l'interpretazione perdente nella storia universale", ha riportato sempre Franco Volpi.

"Sarebbe vincente, invece, quella ebraica: l'Umanità in cammino graduale verso «il regno di pace» futuro, la nuova Gerusalemme, lontana nel tempo, ma situata nell'al di qua".

In questo "radioso" avvenire, Schmitt preconizzava «La fine del cattolicesimo romano come forza frenante l'Anticristo» Strane, tremende parole.

Perché mai quel «buon» progetto di progresso secolarizzato, la volontà di attuare il miglioramento umanitario nell'al di qua (con la conseguente eclisse del pensiero escatologico cristiano) dovrebbe portare l'avvento dell'Anticristo?



"Åsgårdsreien" La Caccia selvaggia del norvegese Peter Nicolai Arbo - 1872

Pensiamoci. La Chiesa, il Cristo, rimandano ad una Giustizia escatologica e infallibile nell'al di là. In rapporto a tale Giustizia assoluta, che spetta a Dio, i poteri politici, gli Stati, i governi e l'Onu, sono (inevitabilmente) manchevoli.

La Giustizia promessa da Cristo è in qualche modo «l'ultima risorsa», in cui i deboli e gli oppressi nell'al di qua possano contare contro i forti, e le nazioni insieme ai potenti devono tenerne conto.

In un quadro futuro del mondo, dal quale l'al di là come timore e speranza sia cancellato, l'estremo ricorso diventerebbe invece la potenza politica, in definitiva la forza, l'astuzia, il successo pratico.

Non ci sarebbe una Giustizia superiore a cui gli ultimi possano appellarsi, ammonendo i potenti del divino castigo che li attende. Ma nemmeno un criterio assoluto per giudicare il potere, e trovarlo mancante o deviante.

E lo stesso potere potrà dichiarare buono, santo addirittura, ciò che lui vuole e impone. Come farà l'Anticristo - dice San Paolo: "Si porrà al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio". Il suo regno sarà magari «buono» e progressista, ma privo di Verità, e perciò di Giustizia.

Ben Gurion, il grande statista israeliano, confidò alla rivista Look nel 1962 la sua immagine del mondo futuro: "Tutti gli eserciti saranno aboliti. In Gerusalemme le Nazioni Unite edificheranno un Tempio per celebrare l'unione federata di tutti i continenti.

Sarà la Corte Suprema dell'Umanità a dirimere le controversie tra i popoli associati, come profetizzato da Isaia. Ogni persona avrà una migliore educazione. Una pillola per prevenire la gravidanza abbasserà la crescita demografica esplosiva. La media raggiungerà i cento anni".

È la visione ebraica della storia, ed è ormai qui. Valida in apparenza: vita lunga, governo dell'Onu, tribunale dell'Umanità e poi anche la pillola. Già.

Quando non c'è riferimento ad una Giustizia assoluta, ad un Giudizio infallibile che verrà da Dio, nel «buono» può mescolarsi anche qualche offesa all'uomo, qualche violazione della Giustizia divina. Questo, nell'interesse dei poteri costituiti, diventati l'ultima istanza, contro cui non ci si può appellare.



Ad maiorem Dei Gloriam!

Ricorda

«Che nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà venire l'apostasia e dovrà manifestarsi l'uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s'innalza sopra tutto quello che gli uomini adorano e chiamano Dio o divinità, fino a sedersi nel Tempio di Dio (a Gerusalemme; ndr), additando se stesso come Dio». (San Paolo, II lettera ai Tessalonicesi, 2: 3-4).

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonti degli estratti: javan24.it (Suggerisco di leggere tutto l'articolo)
    "         "         "        it.josemariaescriva.info
Fonte dell'articolo di Maurizio Blondet: kattoliko.it