Visualizzazione post con etichetta Pietro Ubaldi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pietro Ubaldi. Mostra tutti i post

domenica 27 ottobre 2024

Il Modo di pregare muta in rapporto all'Evoluzione


Igor Zenin
 

"Et multum laboravi, quærens Te extra me, et Tu habitas in me".

"Ho lavorato molto per cercarTi all'esterno, e Tu abiti in me"
(S. Agostino)


Sebirblu, 27 ottobre 2024

Come si legge, il grande Dottore della Chiesa testifica che l'Eterno è intimo all'essere, e che non va cercato fuori ma dentro di noi.

Nel tempo in cui i giudei volevano lapidare il Cristo, l'accusa era di blasfemia: "Ti lapidiamo per la bestemmia, perché essendo tu uomo, ti fai Dio". Gesù replicò: "Non è forse scritto nella vostra Legge (Salmo (81:6 o 82:6)*: Io ho detto: voi siete dèi?" (Gv. 10, 33).

*(Nelle antiche versioni bibliche, greca e latina, i salmi 9 e 10 sono considerati un tutt'uno che porta il numero 9. Ciò provoca, in molte traduzioni, un cambiamento nella numerazione dei salmi successivi).

Quando scopriremo la grandezza di questa nostra natura divina, a cui si riferisce Gesù, facente capo a Dio? Quando sapremo di essere dèi, l'originaria Scintilla caduta nelle tenebre (ved. QUI, QUI, QUI), e che è della stessa Sostanza del Padre? Come possiamo non esserlo se siamo figli Suoi?

Nell'intimo di noi stessi, nello Spirito, vi è una profondità d'Infinito verso la quale l'evoluzione progressivamente ci ridesta. Ed è in tale Infinito che il nostro piccolo «io» si fonde col grande «IO SONO» dell'Altissimo (ne ho parlato chiaramente QUI, ma confrontare pure QUI, QUI e QUI).

È naturale che, per chi è giunto alla grande scoperta del "Tu habitas in me", la vita interiore si trasformi. Da quell'attimo avviene un evento singolare: crollano gli assolutismi, l'intransigenza, la convinzione che il personale punto di vista sia l'unico rispetto alle visioni altrui.




Il nostro mondo e la sua Scienza (ved. QUI) non si occupano di questo, che pur resta il problema centrale dell'essere: porsi a contatto con la Sorgente e attingere alle Fonti della vita. E ci domandiamo: "Le forme di manifestazione spirituale praticata dalle grandi masse sono adatte per chi sente Dio all'interno di sé?"

Più si avanza e più si entra nelle realtà sostanziali, dove la forma perde importanza e ne acquista l'essenza, più ci si evolve e più si comprende; si diventa perciò tolleranti verso i fratelli minori che oltre non sanno concepire.

Sorge una nuova vita interiore che, al posto di polemizzare, tende a riempire il vuoto dei formalismi con la vibrazione vivificante dello Spirito (ormai rifuggente da ogni contesto rituale più o meno chiassoso) che diventa però immensamente partecipativo con la sua emanazione profonda.

Questa ascesa implica pure, naturalmente, una conquista di libertà. Libertà che, per i molti rimasti ancora "al latte", in quanto impediti dal masticare cibo solido ‒ come diceva San Paolo in 1 Corinzi 3, 2 ‒ è impossibile concepire, se non come anarchia spirituale o addirittura eresia che infrange il Codice stabilito dal Culto.

Costoro, in grande maggioranza, ritengono di aver assolto tutti i propri doveri di "buoni devoti" compiendo o partecipando a qualche pratica, rito o precetto, per poi tornare ad immergersi "nel mondo" sia nel pensare che nell'agire, conformandosi ad esso.

Il Risvegliato sente invece la presenza di Dio in ogni istante della giornata e SA come tenere sotto controllo la sua natura animale. Sa di essere in perenne lotta con i propri istinti e, per riuscirvi, cerca continuamente di rimanere collegato al Padre, senza farsi "risucchiare" da ciò che lo circonda.

Egli può quindi prendersi delle libertà formali che non si possono concedere al tipo comune perché ne farebbe cattivo uso, non avendo nella propria coscienza il senso della Legge.

Ma chi ha questo senso, conosce le tremende conseguenze di ogni errore, anche se saputo  scaltramente  celare;  sa che l'Assoluto vede tutto,  e quanto sia inutile cercare di gabbarLo con adattamenti o scappatoie; egli è consapevole di essere libero ma responsabile, perché dalla sanzione giusta non si evade.

Gli immaturi, gli "infanti" che ancora non avvertono le forze dello Spirito, devono necessariamente essere inquadrati in norme materiali, uniche loro regole di vita, perché quelle puramente spirituali superano le singole possibilità percettive.



La ragione per cui le varie religioni non possono e non debbono concedere libertà ed esigere l'osservanza severa alle regole prefissate sta nel fatto che la gran parte della gente è involuta e per essa la forma è tutto; se le fosse tolta l'espressione concreta, unico punto fermo su cui appoggiarsi (come un bimbo col girello), non le rimarrebbe nulla.

Così, per quanto le varie correnti religiose dettino norme uguali per tutti, le intime differenze sostanziali vibranti fra anima ed anima non possono impedire che ognuno senta e viva il suo credo in maniera diversa, secondo la sua natura, che va dal bigotto al santo.


L'essere dell'avvenire cercherà e pregherà Dio in altro modo; Gli ubbidirà con più amore e convinzione. La vita, così permeata dal "Divino" in ogni suo atto e momento, sarà davvero un'altra cosa.

Quando l'uomo evolvendo raggiungerà e farà suo questo intento, allora cadranno tutte le divergenze che separano e le diversità di superficie ritroveranno l'unità nel profondo. In questo consiste il tanto richiesto "Regno dei Cieli" in cui Dio risiederà negli animi, manifestandosi nelle mirabili opere dell'uomo, consapevole di adempiere spontaneamente alla Sua Legge.

Di conseguenza, anche la preghiera muterà, in relazione all'acquisita maturità dello Spirito. Pregare significa porsi in quell'intimo atteggiamento in cui l'anima cerca di comunicare col suo Divino Genitore. Allora essa, a Lui dirigendosi come una pianta verso il sole dal quale trae la vita, si estenderà dalla periferia verso il centro.

La preghiera è dunque la posizione spirituale dell'«io» singolo orientato verso il grande «IO SONO», l'Infinita Coscienza cosmica del Tutto. I modi di pregare sono tanti e diversi, anche se la forma che li riveste può essere uguale per tutti.

Ciò perché ogni essere è dinnanzi all'Assoluto un povero relativo che conosce soltanto il suo sé personale e non sa quindi rivolgersi a Lui per quello che è in realtà: una Sua "mini-Particella".

Il pensiero, perciò, spazierà nell'infinito: quello dell'umile vecchietta chiederà la grazia per la sua casa e per il nipotino... altri la chiederanno per la salute del figlio, altri ancora estenderanno timidamente la richiesta per la comunità di cui fanno parte, ma pochissimi sapranno unire le proprie sofferenze a quelle del Cristo per il Bene dell'umanità, in piena offerta altruistica.




In prevalenza, si è convinti che per preghiera si intenda unicamente l'enunciazione ripetitiva di una lunga sequela di parole o di giaculatorie, tanto per riuscire a colmare il comune vuoto di pensiero derivante dalla recita abitudinaria di formule scritte e inquadrate in uno schema preciso.

Ma vi è anche chi non può pregare così perché, sentendo la profondità immensa del contatto, preferisce renderlo più intimo e spontaneo con un eloquio d'anima che solleva sacri brividi d'eternità solo ad innalzare lo sguardo verso la Patria celeste.

Arrivati a tal punto, non ha più nessuna importanza la minuscola grazia da chiedere, connessa  ad  interessi terreni,  alla vita transitoria  del nostro piccolo «io».  Quando si è superato l'egocentrismo annullandosi in Dio, non c'è più senso in simili richieste personali, se non per il bene altrui.

Una preghiera così diventa qualcosa di strano per l'uomo comune, incomprensibile ai più, anzi, addirittura esagerata per taluni. Persino tanti "credenti" non riescono a concepire questo tipo di orazione, per loro astratta, evanescente, priva di "costrutto" solido sul quale immettersi come su un binario unico, al fine di non perdersi vagando "fuori dal seminato".

A questa prece superiore, fatta con lo Spirito e non col corpo ci avvia il Vangelo di Matteo (6, 5-8): "Quando pregate, non siate come gli ipocriti che amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere notati dagli uomini. In Verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Ma tu, quando preghi, entra nella tua stanza e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nell'intimo, te ne darà merito. Pregando poi, non moltiplicare le parole come fanno i pagani, che pensano di venire esauditi in virtù della loro quantità.

Non siate dunque simili ad essi, poiché il Padre vostro sa di cosa avete bisogno prima ancora che glielo chiediate."

Parole queste che indicano la preghiera interiore, nel raccoglimento, con pochissime esteriorizzazioni vocali e senza tanto chiedere, perché l'Eterno già conosce cosa ci è necessario.



"Il Discorso della Montagna" di Carl Heinrich Bloch

Ecco cosa dice Gesù a Maria Valtorta a tal proposito:

"La preghiera è buona e santa cosa, buona cosa è pure meditare e studiare la Sapienza. Ma nulla è più utile all'uomo di una conoscenza: quella di essere convinto dell'esistenza dell'Assoluto.

Quando uno ha conosciuto veramente chi è il Signore, non sbaglia più, sa pregare non con un moto macchinale di labbra dal quale esulano seri propositi di bontà, di perdono, di continenza, di umiltà, ma con vera adesione a Dio, con vero proposito di praticare sempre meglio la Legge per essere da Lui benedetto.

Allorché un essere ha conosciuto chi è il Signore, possiede per sempre la Scienza, la Ricchezza, la Forza, donanti la Gloria vera che non muore in eterno e che piace al Padre Altissimo.

Voi fate, preghiere e preghiere in questi tempi. Ma non servono come dovrebbero. Non pensate che il vostro Dio abbia cambiato la sua Natura d'infinita Bontà e di Paternità perfetta! È che a Lui voi presentate preghiere inquinate da troppe cose.

Spogliatevi della triplice veste che opprime il vostro Spirito e lo contamina. Via l'ipocrisia, via l'odio, via la lussuria. Vi sarebbero altre cose da levare (cfr. QUI, QUI, QUI e QUI; ndr). Ma queste sono le più abbiette ai miei occhi. E siete ipocriti quando venite a Me per funzioni religiose che compite con senso umano e non soprannaturale.

Ma chi volete ingannare? Me? O infelici! Vi potrete ingannare fra di voi, mostrando una parvenza di religione, una maschera, anzi, un volto vero che è di irreligione, perché Religione vuol dire ubbidienza ai desideri e ai voleri del Padre, e voi nelle grandi e piccole cose Gli disubbidite.

Potrete dunque ingannarvi fra voi, ma il vostro Dio non Lo ingannate. Che diresti, Maria, e che faresti se uno ti offrisse un mazzo di fiori o un piatto di frutta tutto sporco o bacato? Che avrebbe fatto meglio a non offrirtelo perché ti ripugna e ti offende. Ecco: Io dico lo stesso della maggioranza delle vostre preghiere.

Odiate. Sicuro. Odiate. E siete così appesantiti nello Spirito che neppure ve ne accorgete di essere pieni di astio verso tutti e di egoismo. Ma che vi ho detto Io? "Se quando stai per pregare ti sovvieni d'aver offeso il fratello o che egli ha qualcosa in cuore contro di te, riconcìliati prima con esso e poi vieni". Condizione essenziale per essere ascoltati è di non avere in cuore l'odio che uccide l'amore.

Come potete venire a Me, che sono Misericordia, quando non siete misericordiosi? Come potete giudicare e pensare che Io, essendo Giustizia, non vi giudichi? Non vedete che odiando chi vi nuoce ‒ e non fu forse il primo, ma i primi foste voi ‒ condannate voi stessi?

Questo è quello che è necessario perché Io intervenga: pentirvi e fare penitenza. Senza queste due cose ogni vostra preghiera, ogni vostro atto religioso è menzogna e offesa che fate a Dio."

(Brano ripreso da "Quaderni del '43", cap. 4, di Maria Valtorta.



       La Potenza della Preghiera  (Ved. QUI).

Chiosa di Sebirblu

Come si vede dai parametri su esposti si tratta di due atteggiamenti inversi, perché passando ad un piano superiore di vita si ha un vero rovesciamento di valori. Non si può pretendere che l'uomo comune preghi in una maniera più sostanziale di quella correntemente conosciuta.

Eppure quella del cuore è la vera orazione, quella che ci porta a contatto con Dio, la sola in cui si ode la risposta e si può stabilire il colloquio. La insistente e reiterata preghiera ordinaria è un monologo, una esposizione di desideri senza conferma, lasciandoci la sensazione di essere soli davanti al mistero che tace.

L'Eterno rimane allora un enigma, l'irraggiungibile "Trascendente" che non è tra noi immanente. Così ci si spiega la riluttanza di alcune anime immature a recitare le orazioni come è stato loro insegnato, ritenendole adatte solo a gente bacchettona ed ipocrita.

Ma se prima non si percorrono i passi iniziali, non si può raggiungere l'opportunità di elevarsi a vette molto più alte per gustare davvero la tenerezza e l'Amore del Padre, esattamente come i bambini che, non partendo dalle aste e dal pallottoliere si trovano poi in difficoltà nello scrivere, leggere e far di conto.

Per questo il modo di pregare è sempre in stretto rapporto con l'evoluzione spirituale raggiunta ed è giusto che sia così!... almeno fino a quando gli eventi, precipitando, non indurranno TUTTI a piegare le ginocchia e ad impetrare dall'Eterno il perdono per la stoltizia e l'apatia mostrata fino a quel momento.

Relazione libera e cura di Sebirblu.blogspot.it

Spunti tratti dal testo "Dio e Universo" di Pietro Ubaldi (ved. QUI).


giovedì 10 ottobre 2024

CHI SONO IO? Messaggio tramite Pietro Ubaldi




CHI SONO IO? Mi domandate...

Io Sono il tepore del sole mattutino che veglia allo schiudersi del fiore che nessuno vede; Io Sono l’equilibrio che nella vicenda degli elementi a tutti garantisce la vita.

Io Sono il pianto dell’anima infranta da cui sboccia la prima visione del Divino;
Io Sono l’euritmìa che nella vicenda dei fatti morali a tutti promette salvezza.

Io Sono il Re del mondo fisico della vostra scienza; Io Sono il Re del mondo morale che voi non vedete. Sempre voi Mi cercate, ovunque.

Ma di fibrilla in fibrilla sui vostri tavoli anatomici, di molecola in molecola nei vostri laboratori, Io vi sfuggo, sempre più nel profondo.

Voi Mi cercate, dilaniando e disseccando la povera materia; ma Io Sono Spirito, che anima tutte le cose, e non con gli occhi e gli strumenti della materia, ma solo con gli occhi e gli strumenti dello Spirito voi potete trovarMi.

Io Sono il sorriso del bambino e la carezza della madre; Io Sono il gemito del moribondo che invoca salvezza; Io Sono il tepore del primo sole di primavera che porta la vita, Io Sono l’uragano che porta la morte.

Io Sono l’evanescente bellezza dell’attimo fuggente; Io Sono l’Eterna Armonia dell’Universo; Io Sono Amore; Io Sono Forza; Io Sono Concetto; Io Sono Spirito che tutto anima, sempre presente.

Io Sono la Legge che con meravigliosa stabilità regge l’organismo dell’Universo; Io Sono l’irresistibile Forza che tutti gli Esseri sospinge ad ascendere.

Io Sono il canto immenso che la Creazione canta al Creatore. Io Sono Tutto e comprendo Tutto, anche il Male, perché lo stringo e lo circoscrivo ai fini del Bene.




Il Mio dito scrive nell’Eternità e nell’Infinito la storia di miriadi di mondi e di vite e traccia il cammino ascensionale degli Esseri che tornano a Me, che attraggo col Mio Amore e che tutti assorbirò nella Mia Luce.

Tanti mondi ho visto prima del vostro, tanti ne vedrò poi. Le vostre grandi visioni apocalittiche sono per Me piccole increspature nel tempo. IO VERRO' tra i fulmini della tempesta per piegare i superbi e sollevare gli umili.

IO VERRO' nel trionfo della Mia Gloria e della Mia Potenza, vittorioso del Male che sarà ricacciato nelle tenebre.

Tremate, perché quando Io non sarò più l’Amore che perdona e vi protegge, Io sarò lo schianto del turbine, sarò lo scatenarsi degli elementi lasciati a sé stessi, sarò la Legge che non più frenata dal Mio volere esploderà tremenda su di voi portando rovina.

Tutto è connesso nell’Universo. Cause fisiche ed effetti morali, cause morali ed effetti fisici. L’organismo dalle fitte maglie è tutto a voi d’intorno e voi ne siete circondati e presi in ogni vostro atto.

La Mia destra possente stringe il destino dei mondi; eppure sa scendere fino al più umile fanciullo per tergerne con una carezza il pianto, e questa è la Mia Vera Grandezza.

O voi che Mi ammirate tremando nell’impeto dell’uragano, ammirateMi invece in questo potere che Io ho di farmi umile per voi, in questa SAPIENZA che Io ho di saper scendere dal mio Alto Regno nella vostra tenebra:

ammirateMi in questa Forza immensa che Io ho di costringere la mia POTENZA in una debolezza che Mi rende simile a voi.

Io non vi chiedo che comprendiate la Mia Potenza che Mi pone lontano da voi, ma chiedo che comprendiate il Mio AMORE che mi rende a voi simile e vicino.

La Potenza potrà sbigottirvi e spaventarvi, ma vi darà di Me un’idea superata, l’idea di un padrone vendicativo e dispotico. Io non voglio più la vostra ubbidienza attraverso il vostro terrore.

 


Deve ora spuntare una Nuova Aurora di coscienza e di amore. Voi dovete assurgere ad una Legge più alta ed  IO TORNO  oggi a dirvi la Buona Novella.

Io non sono più il vostro padrone vendicativo e dispotico, com’era necessario presso popoli di altri tempi, ma sono il vostro Amico e parlo con parole di Bontà al vostro cuore e alla vostra ragione.

Non dovete più temere ma comprendere; la vostra ragione bambina è aperta ed Io vengo a gettarvi la Mia Luce, Io sono Sintesi di Verità e da tutte le parti sorgerà il Vero, da tutti gli angoli della Terra salirà nella luce del vostro intelletto.

Io non porto lotta ma Pace; Io non porto divisioni di coscienze ma fusione di concetti e di animi. L’Umanità terrestre sta per sentirsi UNA, in una nuova coscienza spirituale.

Non vi insultate ma comprendetevi l’un l’altro. Ognuno porti il suo granello alla grande Fede e questa vi renda tutti fratelli.

E la religione, Mia rivelazione, e la scienza, vostra fatica, e tutte le vostre singole intuizioni, si stringano in una grande sintesi e questa sia sintesi di verità. Poiché...
 
  IO SONO LA VIA,  LA VERITÀ, LA VITA.

Tramite: Pietro Ubaldi (ved, QUI)


venerdì 30 agosto 2024

L'alto ruolo dell'Amore nella Vita umana e cosmica



"Sant'Agostino di Philippe de Champaigne

Sebirblu, 28 agosto 2024

Nel giorno in cui viene celebrato il ricordo di Sant'Agostino, riporto un breve saggio biografico su di lui, scritto dal prof. Enrique Eguiarte del Pontificio Istituto Patristico Augustinianum di Roma, seguito da un brano dettato a Pietro Ubaldi (ved. QUI) dall'altissima Voce angelica che l'ha guidato nella stesura del più famoso dei suoi libri: "La Grande Sintesi", proprio sull'evoluzione dell'amore nella vita umana.

L'amore vince tutto

«Il pittore Philippe de Champaigne (1602-1674) raffigurò Sant'Agostino con in mano un cuore fiammeggiante, a significare che il pensiero e la dottrina di Sant'Agostino si riassumono nell'amore. Egli stesso, una volta convertito, si pentirà di non aver amato Dio prima, e dirà:

"Tardi ti ho amato, o Bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco tu eri dentro di me ed io fuori, e là ti cercavo. Nella mia deformità mi gettavo sulle creature ben fatte che tu avevi creato. Tu eri con me ed io non ero con te.

Quelle bellezze esteriori mi tenevano lontano da te e tuttavia se esse non fossero state in te non sarebbero affatto esistite. Tu mi hai chiamato e hai squarciato la mia sordità; hai brillato su di me e dissipato la mia cecità. Hai effuso il tuo profumo e ora anelo a te. Ti ho gustato ed ora ho fame e sete di te. Tu mi hai toccato ed ora anelo alla pace tua". (Confessioni 10.27.38).

La vita di Agostino è un intenso itinerario di purificazione, passando dagli amori mondani all'amore di Dio. Per questo egli riprende una frase del poeta Virgilio, che aveva detto "Omnia Vincit Amor".

La Caritas è l'amore di Dio che vince tutto. Così lo intese Agostino quando nel giardino di Milano sentì la Voce che lo invitava a leggere ("Tolle lege" = prendi e leggi ‒ dalle Confessioni VIII, 12.29) le lettere di San Paolo.

Sant'Agostino nacque il 13 novembre 354 a Tagaste (oggi Souk Ahras, in Algeria). I suoi genitori erano Santa Monica e Patrizio. Dopo aver studiato nella sua città natale, imparò la grammatica a Madaura e poi la retorica a Cartagine. Là, quando aveva diciotto anni conobbe una donna con cui visse quindici anni e dalla quale ebbe un figlio, Adeodato.

Dopo aver insegnato retorica in tale città, nel 383 emigrò in Italia alla ricerca di nuovi orizzonti, dove avrebbe trovato studenti più formali di quelli di Cartagine, ma che non pagavano le sue tasse, come riporta nel suo libro "Le Confessioni".

Pertanto, quando si rese vacante il posto di oratore ufficiale alla corte dell'imperatore Valentiniano II, egli sostenne le prove stabilite per la selezione del miglior candidato e primeggiò per le sue straordinarie doti d'eloquenza.

Intorno al 385 lasciò Roma per Milano dove incontrò il vescovo della città, Ambrogio, diventato poi santo, rimanendo colpito dall'accoglienza calorosa e familiare ricevuta da questi. Nella città ambrosiana, appunto, svolse la propria missione di oratore ufficiale di corte.



"San'Ambrogio" di Claude Vignon  (1623).

Fu lì che decise di tornare alla religione insegnatagli dalla madre, che sin dall'infanzia lo aveva avviato alla cristianità nella Chiesa Cattolica, dove divenne catecumeno. Pertanto, dopo aver cercato la verità per molte strade: manichei, platonici e scettici, tornò infine al punto in cui era iniziata la ricerca indicatagli dalla mamma.

I sermoni di Sant'Ambrogio gli mostrarono che la verità tanto cercata si trovava nella Chiesa di Roma. Toccato e segnato dalle sue parole, Agostino decise di chiudere con la sua vita passata.

A tal fine, dopo aver letto l'epistola di San Paolo* (in seguito al richiamo "Tolle lege" a cui abbiamo fatto riferimento sopra), rinunciò ad insegnare retorica e si dimise dalla mansione di oratore presso la corte dell'imperatore Valentiniano II.

* [La lettera (ai Romani 13, 13-14), aperta a "caso" diceva: "Non nelle crapule e nelle ebbrezze,  non negli amplessi e nelle impudicizie,  non nelle contese e nelle invidie, ma rivestitevi del Signor Nostro Gesù Cristo e non assecondate la carne nelle sue concupiscenze." ‒ Ndr].

La notte di Pasqua del 387, Agostino fu battezzato a Milano dal vescovo Ambrogio. Quella notte si realizzò la richiesta che sua madre Monica aveva presentato con insistenza al Padre Eterno, perché Lo pregò versando abbondanti lacrime chiedendo la conversione di suo figlio.

Dopo il Battesimo, egli decise di farsi monaco e partì per il porto di Ostia. In questa città, insieme alla madre, sperimentò la famosa estasi, dove entrambi, seduti alla finestra che dava sul giardino della casa in cui alloggiavano, iniziarono a conversare sui misteri di Dio e della vita eterna elevandosi gradualmente al di sopra delle cose di questa terra fino a toccare per un breve momento il mistero stesso di Dio. Sua madre Monica morì poco tempo dopo nel medesimo luogo e lì fu sepolta.




"Sant'Agostino e sua madre, Santa Monica, ad Ostia", di Ary Scheffer (1795-1858).

Nel 388 Agostino tornò in Nord Africa. A Tagaste fondò il primo monastero. Egli sognava di trascorrere il resto della sua esistenza in una tranquilla vita conventuale, condividendola con i fratelli dell'Ordine e scrivendo le sue opere.

Tuttavia, la provvidenza divina aveva altri piani per lui. Così nel 391 fece un viaggio nella città di Ippona (l'attuale Annaba, a circa 100 km a nord di Tagaste) per visitare un amico e per valutare la possibilità di fondare là un secondo monastero.

Durante la celebrazione liturgica in quel luogo, il vescovo Valerio chiese a tutti i fedeli di aiutarlo a scegliere un nuovo collaboratore nel ministero sacerdotale per la stessa città. Gli occhi di tutta l'assemblea erano fissi su Sant'Agostino. E come sottolinea lo stesso Ipponate, egli fu letteralmente afferrato dalla folla e portato davanti al vicario per essere ordinato.

Come prete, Agostino fu chiamato a combattere contro i suoi ex correligionari, i manichei. Inizierà anche il suo lavoro contro lo scisma donatista che aveva afflitto il Nord Africa per quasi un secolo. Tenne molti sermoni da presule. Di questa fase della sua vita ci ha lasciato molte opere di commento biblico, come quello sul "Discorso della montagna" e l'esposizione della "Lettera ai Galati", fra le altre.

Il vicario Valerio non solo ringraziò Dio per avergli mandato Agostino, ma cominciò a temere che un giorno taluni sarebbero arrivati da qualche diocesi senza vescovo e lo avrebbero portato via. Perciò, chiese segretamente al suo superiore il permesso di ordinare Agostino vescovo. Così, intorno all'anno 396, egli ricevette l'investitura.

Da vescovo scrisse la sua opera più famosa, "Le Confessioni", oltre a numerose altre opere di esegesi biblica: teologiche, apologetiche, pastorali e morali, come la "Regola" che avrebbe segnato l'intera tradizione monastica occidentale. Agostino tenne diverse migliaia di sermoni come vescovo, anche se oggi ne rimangono solo circa seicento.

Nell'anno 410 si verificò un evento che sconvolse il mondo dell'epoca. Le truppe gotiche di Alarico entrarono nella città di Roma e la saccheggiarono per tre giorni.



"La caduta dell'Impero romano d'Occidente" di Thomas Cole (1836).

Di conseguenza, i pagani accusarono i cristiani di esserne i colpevoli. Sostenevano che l'Urbe aveva subito una tale umiliazione perché era stato abbandonato il culto degli dei che l'avevano resa grande. Sant'Agostino rispose a queste false accuse con il suo capolavoro intitolato "La città di Dio".

Nella prima parte critica la storia e la religione pagana, mentre nella seconda descrive la nascita, lo sviluppo e il culmine della "città" ideale. In quest'opera ci ricorda che ogni credente è pellegrino o straniero su questa Terra ed è in cammino verso la sua destinazione eterna, dove "riposeremo e contempleremo, contempleremo e ameremo, ameremo e loderemo". [...]

Gli ultimi anni della vita di Sant'Agostino non furono tranquilli, ma segnati da varie polemiche teologiche e dall'inarrestabile sgretolamento e caduta dell'Impero romano d'Occidente. Morì il 28 agosto all'età di 76 anni in una città assediata dai Vandali, che avevano attraversato lo Stretto di Gibilterra e iniziato un'avanzata inarrestabile verso Cartagine. Nel 430 raggiunsero la città di Ippona e la accerchiarono.

Le sue spoglie sono oggi conservate nella Chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro, a Pavia. Lì, nell'arca monumentale dedicata al Santo, si può vedere un'immagine reclinata del vescovo di Ippona sulla sommità del monumento. L'effige tiene tra le mani un libro aperto: la Bibbia.

Sant'Agostino è ancora vivo nelle sue opere e ogni volta che leggiamo i suoi scritti, è lui stesso ad invitarci all'incontro con il Maestro interiore, lo stesso che lo chiamò nel giardino di Milano nell'anno 386 e che continua ad incitare ogni essere a "prendere e leggere" le Scritture per scoprire in esse che, malgrado tutti i dolori, l'Amore di Dio vince ogni cosa ‒ Omnia Caritas Vincit.»



La preziosa "Arca di Sant'Agostino" di Giovanni Balduccio e bottega (1362-1365). 

L'evoluzione dell'Amore

«L'Amore, spinta fondamentale dell'esistenza, forza di coesione che regge l'Universo, divina potenza di perenne rigenerazione! Lo ritroveremo sempre indistruttibile in infinite forme, a tutti i livelli dell'essere, che con slancio salirà, sublimandosi, fin nel paradiso dei santi.

Similmente al dolore, ha un ruolo basilare di conservazione, coesione e rinnovamento e fa parte integrante del funzionamento organico del Tutto; la spinta non si distrugge ma guida ed eleva; il desiderio non viene ucciso ma volto verso un innalzamento eterno.

Mutamento di istinti, evolversi di passioni, affinamento continuo della personalità. Anche qui osserviamo l'amore nelle diverse fasi e la sua ascesa costante. Tracceremo con ciò un nuovo aspetto delle vie concernenti l'evoluzione.

L'amore che nel mondo animale è funzione prevalentemente organica, nell'uomo acquista aspetti di tipo nervoso e psichico, si potenzia, dilata il suo campo d'azione, si raffina e sensibilizza (se sa evitare il pericolo di una degradazione nevrotica) verso un super-amore spirituale.

Se è necessario non distruggere ma far evolvere le passioni, è d'uopo dominarle e guidarle, orientandole verso una fase più elevata. Tutto ciò che accentua l'elemento emotivo sottile, che è fascino, simpatia d'anima, grazia, arte, musica, vibrazioni e psichismo; tutto ciò che è profumo e poesia dell'amore; tutto ciò che si smaterializza e spiritualizza fa parte dell'evoluzione che dirige voi uomini verso il superamento delle forme d'amore umano.

Siete alle porte di un nuovo regno, l'amore mistico e divino. Suprema estasi di cui godettero  i  santi,  esso  non  è piacevole  digressione  di romantico  sentimentalismo, ma la più tempestosa delle conquiste, la più alta tensione di dominio sulle forze biologiche, una lotta virile in cui vengono impegnate tutte le forze della vita.

Io intendo un misticismo attivo, che rinuncia per creare, e non certo quel sentire moderno e vano nevrotizzato e sensualizzato, snervante e malato, per cui in mezzo ad un artificioso complicarsi di raffinatezza, nello spirito è ozio e squallore.

In alto, come esempio massimo dell'evoluzione umana, sta l'Amore divino, e all'uomo medio non possiamo chiedere che il massimo avvicinamento permesso dalle sue capacità cognitive e sopportabile dalle sue forze.

Nei passi infiniti degli accostamenti alla perfezione, ognuno al suo livello cercherà di abbellire ed elevare al meglio istinti e passioni. La mèta sia quel super-amore toccato dai grandi nello Spirito.

L'essere si sollevi verso il Divino per successive raffinazioni che demoliscano in basso e ricostruiscano sempre più in alto, nell'innalzamento delle pulsazioni emotive che raggiunga la sublimazione di tutta la personalità, in una trasfigurazione del proprio Io spirituale. (ved. QUI, QUI, QUI, QUI e QUI; ndr).



"Amore e Psiche" di William Bouguereau

Questo, affinché il vincolo sostanziale nel contrarre ogni unione di coppia sia l'amore stesso; senza di esso ogni cosa è nulla e si riduce ad una forma di prostituzione anche se convalidato da tutte le sanzioni religiose e civili. La forma non può creare la sostanza, da cui dipende la felicità dei figli e l'avvenire della razza.

Per gradi le forme d'amore ascendono, ed ogni essere, dall'animale, al selvaggio, all'uomo incolto, all'intellettuale, al genio, al santo, ama diversamente secondo la qualità e il livello di perfezione raggiunto. Con l'ascensione di ciascuno si trasforma la sua espressione che è la più grande forza dell'Universo.

Sempre presente ad ogni altezza, l'amore con le sue funzioni, da quella semplicissima degli esseri inferiori usata per moltiplicare la specie, si arricchisce e si articola in una quantità di compiti nuovi in un vasto raggio d'azione.

Si diversifica trasformando la femmina in donna e il maschio in uomo; si sublima nell'amore materno, differenziandosi in quello paterno, filiale, familiare, nazionale, umanitario, fino all'altruismo, all'abnegazione, al martirio. La donna si trasforma in angelo, l'uomo in santo.

In tale continua ascensione vi è un costante riassorbimento della spinta socialmente disgregante dell'egoismo e un'emanazione che ad essa sostituisce le forze costruttive dell'altruismo.

Il ruolo dell'amore è creare, conservare, proteggere e il suo sviluppo estrinseca ed intensifica tutte le difese di una vita sempre più complessa. Queste ascensioni non sono sterile sogno, ma contengono la genesi delle forze di coesione dell'organismo unitario della futura società umana.

Altruismo necessario in un mondo più evoluto, anche se può sembrare utopia oggi in cui è già talvolta uno sforzo la sola sua estensione alla ristretta cerchia familiare. Riassorbimento dell'egoismo nel suo contrario: l'amore, inversione di spinte nel processo di mutazione delle forze di male in bene, di dolore in gioia. Questo spalanca le braccia all'infinito e tutto possiede senza più chiedere.

Nella solitudine dei silenzi immensi il santo ama, con l'anima ipersensibile protesa e aperta a tutte le vibrazioni dell'infinito, in uno slancio impetuoso e frenetico verso la vita di tutte le creature sorelle.

Se a voi appare tutto solo, egli è con l'Invisibile, a cui tende le braccia nell'estasi di un supremo e vastissimo amplesso; qualcosa dall'imponderabile risponde, infiamma, nutre e sazia; in un incendio che annienterebbe qualsiasi essere comune divampa l'Amore che abbraccia i cieli; in un mistero di sovrumana passione, Cristo apre le braccia soffrendo sulla Croce, e frate Francesco, alla Verna, le apre a Cristo.»



"Francesco d'Assisi in estasi" di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.

O Principio infinito. Tu che muovi per Tua forza
d'amore infiniti Cieli, dai a noi la potenziale vitalità
per raggiungerTi nel luogo ove Tu sei in gloria eccelsa.

Tu sole unico; noi raggi minimi procediamo verso di Te.
Il sudore sanguigno si è tramutato in gloria di cieli
e i palpiti di essi non sono che il ritmo
della Tua gloria infinita, o Eterno.

Il monte è scomparso nella Luce radiosa che Tu ci hai inviata,
ed ecco che al nostro occhio sono giunte le scale infinite.
Noi saliamo verso di Te dall'abisso del Tempo.
Non ci far mancare mai la Tua Luce.


Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

    "     : brano tratto da "La Grande Sintesi" di Pietro Ubaldi

mercoledì 1 maggio 2024

L'Uomo spirituale di fronte alle Religioni di massa

 

"L'ipocrisia è il cancro delle religioni.
  Esso le corrode fino ad ucciderle."

Sebirblu, 30 aprile 2024

Sono molte ora le persone, specialmente dopo le restrizioni e gli obblighi governativi imposti all'umanità dal 2020, a sentire la necessità di rivolgersi a Dio per una maggiore e più profonda Conoscenza interiore.

Ma le stesse non sono più disposte a seguire ciecamente ciò che si insegnava loro soltanto qualche decennio addietro e questo per diversi motivi:

‒ il primo fattore, a mio avviso, è l'evoluzione che attraverso la sofferenza dei limiti subiti ha fatto un balzo in avanti, sensibilizzando maggiormente gli animi per un nuovo approccio con il "Trascendente".

‒ il secondo è la constatazione di aver assistito al tradimento delle chiese che, soprattutto in ambito cattolico sono rimaste chiuse, senza portare alcun sollievo ai fedeli e dando così un pessimo esempio di Carità cristiana. (Cfr. QUI).

il terzo è il susseguirsi continuo di scandali di vario genere con cui gran parte del clero si è macchiato e, non ultima, la "scoperta" di molti che sul Trono di Pietro, da undici anni, siede un Falso Papa demolitore non solo della Chiesa fondata dal Cristo, ma anche del Vangelo stesso.

L'elenco delle ragioni che hanno indotto molta gente ad abbandonare le pratiche religiose in tutto il mondo sarebbe ancora lungo da analizzare, ma di sicuro ha spinto numerosi esseri ad avere un rapporto più diretto con Dio, senza intermediari esterni, cercando in sé stessi nelle profondità dello spirito le risposte tanto attese.

È su questo che verte in prevalenza l'articolo, tratto da un volume di Pietro Ubaldi (ved. QUI) il quale affronta magistralmente il problema di quanti, risvegliati nella propria consapevolezza esistenziale, preferiscono appartarsi in solitudine piuttosto che scendere a compromessi con una Chiesa che rasenta troppo la terra per poterli seguire nel loro libero volo...




La Posizione dell'Uomo spiritualmente evoluto di fronte alle Religioni.

«Osserviamo un particolare caso di coscienza, quello del comportamento che deve seguire l'individuo spiritualmente più sensibilizzato della media e per ciò aderente ad una religione di sostanza più che di forma, ma tuttavia nella pratica inquadrato nelle norme imposte alle masse.

Vi sono nella società anche esseri profondamente evoluti, che per questo fanno molta fatica ad incanalarsi nella corrente in cui così bene si trova la maggioranza. È un dato di fatto che spesso la forza del numero è quella che stabilisce ciò che è legge e veridicità.

Quando l'errore è dalla parte dei più non è giudicato tale, ma verità, e quando il Vero sta dal lato della minoranza non passa come autentico ma come errore. Sembra che la verità, quando non è armata di qualche forza per farsi valere imponendosi, perde il suo valore e si riduce ad un'affermazione teorica senza diritto a realizzarsi. (Cfr. QUI; ndr).

Togliete ad una qualsiasi dottrina la potenza che le conferisce il numero di seguaci, ed essa resterà un'idea nuda e sola, che può essere la più bella e perfetta, ma che non è presa in considerazione. Per questo ogni religione si appoggia sul proselitismo.

Che deve fare allora l'individuo in minoranza? Egli può scegliere tra varie vie. Una può essere quella di adattarsi ai gusti della maggioranza. Ma quelli rappresentano per lui una religione di forma, scarsa di sostanza.

Conformarsi e accettare tale mentalità significherebbe per lui rinunciare all'esistenza spirituale vissuta in profondità, cioè mutilarsi nella parte più alta del suo essere. Ciò, per chi è maggiormente progredito nello spirito, è la più penosa e anche dannosa delle esperienze, quella della retrocessione involutiva che lo porta a vivere ad un livello spirituale più basso.

L'individuo più evoluto ha un altro concetto di Dio. Le masse se ne sono fatta una propria rappresentazione per loro uso e consumo, ridotta nelle dimensioni del loro concepibile. L'essere medio concepisce un Dio antropomorfico fatto a sua immagine e somiglianza. Ora, una sua riduzione in così angusti confini è inaccettabile per chi pensa più in profondità.

L'uomo più elevato concepisce Dio come un sapiente Pensiero, funzionante in ogni forma e fenomeno, ovunque sempre Presente, con il Quale bisogna fare i conti in ogni movimento, perché quel Pensiero li regola tutti con una Legge esattamente stabilita e che non si può violare senza doverne poi pagare le conseguenze.

Si tratta di concetti positivi, razionalmente e sperimentalmente controllabili, di cui la scienza si impossesserà per costruire una nuova religione basata sulla logica dei fatti, quindi universale.

Come si osserva, in questo caso il problema religioso è impostato in forma del tutto diversa.  Avviene però che,  invece di aprire le porte a tali concetti più accettabili per la scienza,  si insiste nei vecchi, che sembrano fatti apposta per spingere le menti colte ad una negazione sommaria, finendo nella irreligiosità dell'ateo. A questi risultati possono portare gli antichi metodi.




Quando una religione impone il concetto di un Dio esclusivamente personale e trascendente, l'evoluto progredito, pur desiderando di obbedire, può dire a se stesso:

«Io non posso accettare perché i fatti mi parlano invece dell'immanenza di Dio in tutto l'universo. È vero che Egli in esso è centrale e per questo può essere inteso anche come personale, ma ciò non mi impedisce di vedere che Egli è pure periferico, cioè presente in tutto ciò che esiste.

Così concependolo, io sento questa Sua Presenza e non posso negarla per ammettere invece un Dio immensamente lontano, che si assenta dalla sua Creazione isolandosi nella sua trascendenza.

Se così fosse, tutto morirebbe all'istante. Ed io ho bisogno di questa Presenza per vivere, perché sento che quel separarsi da un Dio relegato così lontano mi uccide. So che in tutto Dio è presente, come Pensiero direttivo, come dinamismo animatore di tutte le forme dell'esistere in cui Egli si esprime.

Cosi anche in me,  così come in ogni altra creatura, Dio è presente.  Io sono cellula del Suo Organismo vivo in tutti gli esseri; devo quindi pensare all'unisono con il Pensiero che di quell'organismo dirige i movimenti, e devo funzionare secondo i principi che lo reggono, cioè secondo la Legge di Dio.

Certo Egli è l'IO centrale dell'organismo del Tutto, ma come avviene nel nostro, l'IO centrale non si isola dai suoi elementi costitutivi, ma esiste anche in ogni cellula, la quale non può vivere che in funzione di Lui, in strettissima unione e comunione con Lui. Dio è la Vita ovunque presente.

Togliete all'essere questo legame ed esso muore. Dio è l'esistere. Un isolamento di Dio nella sola Sua trascendenza distruggerebbe il Creato, perché taglierebbe questo fuori dalla corrente dell'esistere.

Non so se questo è panteismo. Ma so che non posso rinunciare a questa Presenza di Dio, perché è essa che mi fa vivo nell'eternità. Una tale rinuncia troncherebbe il filo della mia vita, quello che mi unisce a Lui, e dal Quale la ricevo.»




Comprendere e vivere tutto questo è fondamentale per l'uomo spirituale, ma poco interessa alle masse. Non si tratta di astrazioni teologiche, ma di una maniera di concepire la vita e di realizzarla differente da quello delle maggioranze, con risultati diversi, a cui chi li conosce non può rinunciare.

Moltissimi risolvono gli elevati problemi spirituali, come quelli della coscienza e conoscenza, in maniera molto facile, cioè ignorandoli o sopprimendoli, occupandosi solo di quelli dello stomaco e del sesso. Ma cosi si ottiene il vantaggio di semplificare la vita e di alleggerire la fatica della lotta, ridotta alle conquiste più elementari.

Tutto ciò si spiega. È vero che è potente la spinta dell'evoluzione che porta al «S» (Sistema divino), essendo la redenzione Legge fondamentale e Ragione dell'esistenza. Ma è vero pure che a tutto ciò resiste una pur opposta potente spinta d'involuzione che tende all'«AS» (Anti-sistema satanico).

Questo conduce, invece che allo sforzo per ascendere, a scivolare sempre più in basso. È la negatività che vuole la perdizione, che si oppone alla positività salvatrice. Ecco cosa significa la retrocessione involutiva a cui si ridurrebbe l'uomo spirituale se si adattasse al livello delle masse che vorrebbero trattenerlo nel loro piano.

La posizione di queste ultime è completamente diversa. Esse non posseggono, non saprebbero usare l'autonomia spirituale se la possedessero, quindi non la desiderano. Bisogna pur capire tale forma mentale. Le pecorelle, per vivere, hanno bisogno del gregge, e di un pastore che le guidi. Lasciate sole all'aperto, in libertà, non sanno dove dirigersi e si perdono.

L'autonomia che per l'evoluto spiritualizzato ha un valore inestimabile, per i "fedeli" non è un vantaggio, ma un pericolo e un danno. [...] (Nel frattempo, però, è così che si forma lo spirito di gruppo, che sotto il pastore resta unito il gregge, e più questo è grande tanto più è potente; ndr). E per la sua estensione in crescita si va realizzando per gradi il progresso di collettivizzazione. [...]

(Per gradi appunto, perché al livello attuale di evoluzione delle masse, abituate ad obbedire ciecamente, o a ritirarsi del tutto dal contesto religioso che impone l'ordine con proprie regole di disciplina, non si può andare oltre; ndr).

Un  più  progredito tipo  di unificazione sociale,  quella  per cui è maturo l'evoluto e che egli potrebbe realizzare se trovasse un ambiente umano simile al suo, risulta invece essere composta da tanti individui autonomi, spontaneamente affratellati, in cosciente collaborazione per il comune vantaggio. Ma le organizzazioni umane di qualunque genere non hanno ancora raggiunto un tale piano evolutivo.

(A meno che non si tratti di piccoli gruppi strettamente connessi l'un con l'altro al Principio Cristico sostanziale; ndr).




È secondo le leggi della vita che per poter dirigere bisogna possederne le qualità, e che chiunque non le abbia debba invece obbedire. Libertà e comando significano responsabilità. Inettitudine e pigrizia portano ad uno stato di soggezione.

Tutti vorrebbero eliminare il rovescio della medaglia e farsi servire gratis. Ma anche il servizio che compie chi dirige bisogna pagarlo con l'obbedienza. Bisogna altrimenti imparare ad auto-dirigersi.

Se fino ad ieri le masse sono rimaste sottoposte, ciò è stato perché per immaturità ed inerzia hanno preferito la via della pazienza, per esse meno faticosa e rischiosa.

Un'altra via può scegliere l'individuo più evoluto che si trova in minoranza; non quella ora vista di un vero adeguarsi, ma quella di un finto accondiscendere, solo mimetizzandosi all'esterno nelle forme, ovvero la via dell'ipocrisia.

La vita suole usare la menzogna, quando non vi è altro mezzo, come conciliativo tra opposti. È un accordo solo apparente, che si limita a nascondere il dissenso che resta, non più sincero e visibile ma contorto tanto da sembrare consenso.

Tutto ciò si giustifica in quanto è un tentativo, un anticipo di quello vero, a cui per evoluzione si dovrà poi arrivare. Tuttavia anche questo è un modo per raggiungere una convivenza pacifica, il che è preferibile ad uno stato di guerra. [...]

Certo che mentire non è onesto ed è necessaria molta insensibilità morale per potervisi adattare. Ma quando l'intesa non si può raggiungere nella sua vera posizione diritta, la vita si conforma a raggiungerla in maniera rovesciata che, seppur si presenti come pseudo accordo, è per lo meno un tacito compromesso che, bene o male, già un po' avvicina le due parti contrarie e permette una prima istanza di pacifica convivenza tra opposti.

Ecco qual è la funzione biologica della menzogna. Così si spiega come l'esistenza, onestamente utilitaria, vi ricorre seguendo la logica del suo principio col minimo mezzo.

È in questa foggia che l'individuo può allinearsi ad assumere la forma mentale religiosa imposta dalla maggioranza quando è ancora involuto, e con ciò provvisto di quella insensibilità che permette dei cedimenti morali. Ma non vi si abituerà per nulla un essere avente una ben più alta sensibilità, in quanto il metodo dell'ipocrisia resta per lui impraticabile.

È così che un tale "escamotage" (ossia di pseudo accondiscendenza; ndr) risulta valido soprattutto per i meno evoluti, essendo loro utile per nascondere la forma mentale che li porta invece all'utilizzo della religione per interessi materiali, quali l'ottenere rispetto, autorità, posizione sociale e il benessere che tutto ciò porta con sé.




Se né l'adeguamento sincero né quello ipocrita sono accettabili per l'individuo più progredito che si trova in minoranza, vi è tuttavia per lui un terzo modo con cui risolvere il suo caso: l'isolamento.

Anche se questo a tanti può apparire come indifferenza religiosa, assenza spirituale, miscredenza o ateismo, ed essere per essi causa di scandalo, tale metodo, per quanto appaia condannabile in faccia al mondo, è migliore degli altri di fronte a Dio, in quanto evita la retrocessione evolutiva a cui porta il primo criterio, e il cedimento morale implicito nel secondo.

Ottimo è lo spirito di conciliazione che lubrifica gli attriti e attutisce l'urto, ma non a questo prezzo. Ridurre una religione ad una forma di ipocrisia è beffarsi di Dio, ed è necessario un alto grado di insensibilità morale per potersi ridurre a tanto. È meglio un ateismo sincero e convinto che una falsa religiosità.

Come si vede, nei due casi, il modo di concepire la vita è completamente diverso. Ciò porta ad un'etica e ad un comportamento del tutto differenti. Le religioni ufficiali sono il risultato di un lungo processo di adattamento dell'idea madre che le ha generate, agli istinti, gusti e bisogni umani, operatosi nel subcosciente delle masse.

L'uomo spiritualmente evoluto rimane fedele al concetto iniziale e respinge i compromessi. Da qui il dissenso. Ora, l'aderenza all'idea primaria non è utopia, perché costui non la riceve ciecamente da un profeta fondatore di religione, ma la controlla e l'accetta perché gli viene confermata dall'osservazione del funzionamento direttivo (e intelligente; ndr) di tutto ciò che esiste, cioè da un fatto sperimentale positivo e universale.

L'essere umano non ha coscienza della presenza di tale Pensiero (divino), non ha idea del suo Potere assoluto e, resistendogli col porsi in contraddizione con esso, non concepisce quali cataclismi si attira addosso.

Nella sua ingenuità crede  che persino la Legge di Dio  possa essere ingannata e che da essa si possa  evadere con astuzie. Essa invece impone un equilibrio inviolabile secondo una giustizia calcolabile con esattezza matematica. Ne segue una morale ferrea e realmente funzionante, al posto di quella del mondo, elastica e comoda ma ingannevole.

Chi segue la prima sa che ogni abuso produce una proporzionata privazione, sa che per raccogliere bisogna aver seminato, che per ricevere bisogna aver dato. Chi ha rubato deve restituire tutto, più gli interessi e il risarcimento dei danni. Fino a che ciò non sarà fatto e non si sarà cambiato modo di agire, quel rubare produrrà miseria.




Per la stessa Legge ogni generosità, invece, produce abbondanza. (Ved. QUI, come funziona la Provvidenza divina; ndr). Il fatto è che si ignora questa presenza attiva della Legge che si frappone tra l'azione dell'essere e i risultati da esso cercati. [...]

(E vi si frappone perché tende al raddrizzamento di quest'ultimo, per riportarlo nel "Sistema" voluto da Dio; ndr). 

Ma l'uomo non comprende che non raggiungendo i suoi fini, proprio quel dolore e quella penitenza lo salvano, poiché è per questa via che sta il segreto della Salvezza universale. [...]

Si spiega così, come la ricerca della felicità, fatta con i metodi del mondo, finisca sempre nella sofferenza, ossia nel punto critico correttivo dell'errore, piuttosto che in quello della vittoria del Male.

Tutto si risolve, allora, quando si comprende questo intreccio di forze opposte, apocalittico scontro tra il Bene ed il Male, diretto a concludersi fatalmente col trionfo del primo. [...]

In tal modo abbiamo scoperto con quali mezzi di difesa la Legge fornisce i giusti che sembrano inermi nel mondo. Essa non li abbandona. Ciò è possibile perché il «S» è sempre presente anche nell'«AS» e al Pensiero di Dio nulla sfugge.

Perciò, l'uomo che vive secondo la Legge, e con ciò si pone nel campo di azione diretta del «S», risulta più potente di colui che vive contro di essa, nella posizione inversa e negativa dell'«AS».

Di questo meccanismo la Scienza ancora non sa nulla, continua il tentativo di rovesciamento del «S» in «AS». (Ved. QUI; ndr). Tentativo folle perché serve solo per eccitare nella Legge reazioni che poi si pagano col proprio dolore.

Eppure, con retta condotta, lanciando queste forze nella direzione giusta, si potrebbe raccogliere bene invece che male e costruirsi dei destini di pace e di gioia, al posto di ansie e sofferenze.

L'uomo, che lo voglia o no, vive dentro la Legge come un pesce dentro il mare. Per quanto voglia ribellarsi non può esistere che immerso dentro di essa, proprio come avviene, analogamente, per l'atmosfera terrestre.

Nella nostra esistenza vediamo che quando facciamo cattivo uso di una cosa buona, cercando di realizzare il suo capovolgimento, vediamo che essa diventa cattiva per avvelenarci.

Di fronte all'abuso non vi è allora altro rimedio che il giusto pagamento raddrizzante l'inversione, riportandoci nell'ordine, in accordo con la Legge. Così chi si vuol liberare dalle conseguenze del malfatto, non ha altro mezzo che quello di fare altrettanto bene.

La compensazione tra le due spinte, positiva e negativa, deve essere esatta. Per ritornare nello stesso punto da cui si è discesi, bisogna rifare in salita tutto il tratto percorso all'ingiù: pregare e invocare sarà utile, ma solo come mezzo accessorio.

Il problema non sarà risolto fino a che tutto il lavoro di risalita e relativo pagamento non sarà stato compiuto.»

Ed io aggiungo, concludendo, che in questo consiste l'eterna e giusta Legge di Dio.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Estratto dal libro di Pietro Ubaldi: "La Tecnica funzionale della Legge di Dio" - cap. 2