domenica 31 marzo 2019

LO STREPITOSO POEMA di DANTE dettato dall'ALDILÀ!


Tito Ridolfi:  Dante Alighieri (Firenze 1265 - Ravenna 1321)

Dalla Terra al Cielo

Il Centro Studi Metapsichici di Camerino pubblicò nel 1974 il poema "Dalla Terra al Cielo" offrendo così la stupefacente opportunità a tutti di leggere e conoscere un nuovo Dante, un Dante inedito.

Attraverso l'Ultrafanìa (cfr. QUI e QUI), l'Entità che nel tempo fu Dante Alighieri, dettò "post-mortem" centinaia e centinaia di versi che indubbiamente turbano i lettori, specialmente gli scettici che ad essi si accostano, ma che insigni dantisti hanno riconosciuto come autentici.

Questo prezioso volumetto costituisce con il suo contenuto il perfezionamento della Divina Commedia, perché l'eccelso Autore descrive, per testimonianza diretta, la realtà della reincarnazione (cfr. QUIQUIQUIQUI e QUI) negata invece dalla dottrina cristiana sin dall'epoca di Costantino con il Concilio di Nicea del 325 d.C.

L'opera, complessivamente, si presenta come riflessione drammatica e personale dello Spirito di Dante che medita, dopo il trapasso, sulle leggi universali che regolano la Vita e l'Oltre, dalla Terra al Cielo appunto, proponendosi l'obbiettivo di illuminare l'uomo sulla via del Risveglio attraverso il ricordo e la dettagliata descrizione della sua esperienza postuma. (Cfr. anche QUI).

Egli mette di nuovo in scena se stesso, e questa volta è protagonista vero della propria esperienza spirituale (e non soltanto veggente ispirato come lo era al tempo della sua immortale stesura letteraria).


Domenico Peterlin: "L'Esilio di Dante"

D'altra parte il poema è un accorato appello all'intera Umanità, un sacro tentativo di stabilire un ponte tra l'invisibile Regno dello Spirito e il nostro mondo, affinché le sue ardenti esortazioni siano uno sprone per tutti gli Esseri in cammino.

Ne è segno manifesto l'incipit stesso:

"O popol che t'appresti al grande passo
per superar la soglia della morte
non cadere nel tragico collasso

de li peccata e fa' che tu sia forte:
vicin ti guata il demone maligno
perché diventi tua la sua mal sorte,

fuggi quindi l'invito e quinci il ghigno
acciocché tu possa salir festoso
nel Regno di Colui giusto e benigno.

Risveglia il grande amor che tu hai nascoso
sopito ognor nell'anima e nel petto,
onde lungi gittar l'aere nebbioso;

Ché se il tuo cuor fuggesse dal mio detto,
che predica l'amor puro e perenne
luminando la vita e l'intelletto,

nell'ora ch'è fatale e ch'è solenne,
al sorpassar dell'immortale soglia,
comprenderai che allor non ti convenne."

In questa prima sezione emerge in tutta chiarezza che la qualità della vita dopo la "morte" ‒ il "tragico collasso" (espressione quanto mai potente ed incisiva) ‒ dipende dalla nostra adesione più o meno accentuata agli allettamenti materiali che oscurano l'intelletto e impediscono all'amore sopito in noi di emergere e dissolvere così l'offuscamento del cuore e della mente: l'aere nebbioso.

Raccomanda perciò all'Umanità di ascoltarlo e di mettere in espansione l'Amore puro e solenne se non ci si vuol pentire per non averlo fatto al passaggio dell'immortale soglia.


Marcel Rieder: "Dante e le amiche di Beatrice"

Poi, rivolgendosi alla Morte, che non può nulla contro l'immortalità dello Spirito...

"Non t'affannar, non darti pene e doglie
col tuo ideal di sterminar le genti...
Non t'affannar, perché come le foglie

che a la triste stagion dei freddi venti,
allor che la natura sta nel sonno,
morte giacciono e gialle, oppur cadenti,

ma che al tornar di primavera ponno
brulle rame vestir, così l'amata
falciata gente, per amor del Donno, (di Dio)

scossa dal suo torpor, risollevata
d'ogni bassa tristezza e sofferenza,
nel mondo tornerà rinnovellata.

Nuova per suo vigor, per sua esperienza,
l'antichi errori trova e li corregge
migliorando così la sua esistenza:

china quindi di fronte a l'Alta Legge,
tetra regina il volto tuo regale,
ch'è più regal di te Chi tutto regge!"

In quest'altra magnifica parte, l'Alighieri paragona l'avvicendarsi delle foglie, che rispuntano ad ogni primavera dopo essere cadute sbiadite e morte, alla rinascita dell'uomo che ritorna nel mondo per correggere i suoi errori e migliorare ancor più la propria evoluzione.

È veramente notevole questa ulteriore testimonianza sulla realtà reincarnativa, in special modo proveniente da chi, come Dante, fu cattolico fermamente convinto della sua inesistenza!


Giuseppe Bertini: "L'incontro di Dante con frate Ilario" 

E prosegue, instillando in noi tutti, con i suoi portentosi versi, la dolce sicurezza nella continuità della vita...

"Di fatto, prima ancor ch'io fui sepolto,
d'esser vivo, pur morto, ebbi certezza
e il problema del poi ebbi risolto."

Ma se i primi tre canti costituiscono di fatto un monito ed un ammaestramento alla sempre vacillante umanità, è il quarto a descrivere l'incontro ancora una volta con Virgilio, la sua guida illuminata, sempre pronta ad incoraggiarlo e a condurlo passo passo lungo l'erto cammino ascensionale:

"Chi sulla Terra ispirazion mi diede
e in mio pensier fu guida al grande viaggio,
fu da Colui che tutto presiede

a me assegnato qual lucente raggio,
qual guida che m'aiuti al gran capire
col suo spirituale alto linguaggio."

E Virgilio spiega, preparando Dante ad affrontare l'auto-giudizio con la visione del suo stesso "nastro di vita" (cfr. QUI), come l'ineguagliabile gioia per la Conoscenza superiore non possa essere appannaggio di tutti gli Spiriti se questi non hanno ottemperato al principio basilare della Legge di Dio: AMARE.

Continua dicendo che l'aver o no seguito i precetti divini formerà la materia della "grande valutazione" che condurrà o alla beatitudine o al dolore cocente per il rimorso. Il Poeta, già ansioso per la sua sorte futura, prende queste parole come preannuncio di una sentenza sfavorevole.


William Adolphe Bouguereau: "Il Rimorso di Oreste" (1862)

Tremando in sé stesso e incerto se il frutto della sua semina in vita avrebbe dato floride spighe o sterpi, così si esprime:

"Volgi – dissi – vêr me, che sì turbato
sono al tuo dir rimasto, il bel parlare
prima che mi tuffi ne lo mio passato:

In questo, dal terren greve spuntare
vedrò floride spighe per buon seme
o sterpi che il mio piè fan sanguinare.

Io tremo, o Guida, ché il pensier mio teme
sterpi su spighe e più di quei che queste,
e quindi offesa a le leggi supreme."

E la temuta disamina della parabola vitale arriva, infatti, nel settimo e nell'ottavo canto...

"Io bimbo, io giovinetto ed io attempato
nel compimento d'ogni umana azione
ora nel giusto ed ora nel peccato

e per ciascuna rapida visione
sentiva farsi in me gioia o dolore,
o speme, oppur terror di perdizione."

A seconda delle immagini, che per una Legge grandiosa, sublime e giusta vengono percepite da ogni Spirito, la panoramica delle passate vicende produce una diversità di sentimenti e il giudicare è facile perché nell'alternanza dei fatti vissuti è istantanea la percezione del bene e del male.

"Nel valutar non ero più un ignavo;

aveo certezza d'un giudizio digno
per ciascuna compiuta umana azione
per rio proponimento o fin benigno."

Così l'Essere, per l'acquisito senso di responsabilità, non avrà il coraggio, né l'ardire di chiedere clemenza se avrà scoperto di aver infranto la Legge di Dio, ma riterrà giusto auto-punirsi e purificarsi non sentendosi ancora digno per il Regno della Luce.


Domenico Morelli: Dante e Virgilio nel Purgatorio

Perciò, con un monito all'Umanità il Poeta aggiunge:

"Volgetevi al Signor, miseri voi
che per negghiezza sulla Terra siete ("negghiezza" sta per negligenza)
preda infernal di demoni avvoltoi!

Se al corpo sol la vita dedicaste,
che, di voi, nel veder quanto vid'io?
Che, di voi, nel capir quanto peccaste?"

Che ne sarà di voi, esorta ancora Dante, quando vedrete ciò che io ho veduto? Che ne sarà di voi quando capirete l'immensa vostra cecità spirituale? Quale tormento?

Io, sembra dire il Poeta riportandosi ai versi precedenti, non lo provai perché ebbi la volontà d'essere iniziato alle conquiste dello Spirito sulla Terra; ma voi, creature umane, che calpestate i valori sostanziali, che questi rinnegate, deturpate, infrangete, come vivrete il gran momento del giudizio? Volgetevi a Dio, o voi che chinate gli sguardi al fango della Terra, alzateli al Cielo!


Jean Léon Gérôme 

E al canto nono, si innalza la potente preghiera del Sommo Poeta per le umane genti:

"O Tu Immortale Padre dei mortali
cui offristi eterno premio, o Tu affettuoso
che per le colpe lor, pei loro mali

mezzo donasti giusto ed amoroso
perché nel tempo estinguansi per merto (si estinguesse per merito)
di penitenza e di soffrir pietoso,

o Tu, Padre, che hai l'eccelso serto (corona)
fatto di mondi eletti e rifulgenti
che in movimento sono e di concerto,

o Tu, Signor, che spargi tra le genti
le grazie Tue pel Tuo infinito Amore,
fa che i tuoi figli tristi e al male intenti

sian tolti, per il Ver, dal loro errore!
Né fa pagar paterna Tua clemenza
ciò che ha voluto tòrre il peccatore ("tòrre" sta per togliere)

di bene al bene insìto in sua coscienza;
Tu additi ognor salvezza nella fede
e men del novigildo è Tua sentenza."

Poderosa e sublime invocazione al Padre che aureolato da un eccelso serto fatto di mondi eletti e rifulgenti permette agli uomini, seppur attraverso la sofferenza, di estinguere i loro errori esercitando sempre la Sua infinità Bontà nel giudicarli, astenendosi dal novigildo (pena che condannava il colpevole a pagare nove volte ciò che aveva sottratto).




Ed è a motivo di questa Bontà divina che il geniale Autore, sebbene consapevole dei suoi errori durante l'esistenza fisica, si sente ormai svincolato (disviluppato) dalla Terra e stranamente inserito (perché non se lo aspettava) in un ambiente luminoso e terso.

"Per le colpe di cui mi sentìa erede
da quel che m'ero ormai disviluppato
più duol credeo per me, più opaca sede!

Ma il ben che per Iddio ciascuno ha oprato
rota più ampia forma in luce e in forza
sì d'annullare il mal ch'ombra ha gettato."

Quindi, egli spiega, sono proprio le opere compiute in vita, dopo essersi risvegliati ed aver preso coscienza dei propri sbagli verso l'Eterno, che compensano, attenuano o addirittura eliminano la condanna che si sarebbe meritata.


Cristobal Rojas: Dante e Beatrice sulle rive del Lete

Infine, il decimo e l'undicesimo canto del poema postumo si compendiano in una intensa ed accalorata esortazione del Poeta al genere umano affinché comprenda, finalmente, l'importanza fondamentale dell'Amore e del Perdono.

"Surga l'amor che voi sopito avete
per vostro agire e favella bugiarda
dell'alma, prima che vi bagni il Lete! (È il fiume dell'oblio nell'Oltre)

Surga l'amore in voi; dall'alto guarda
Dio ch'Amor vi donò perch'il donaste
e tal donar non sia vostr'opra tarda!

Surga l'amor che voi, nati, serraste
nella coscienza, allor fulgido scrigno,
e fatto immondo poi, perché peccaste!"

"Però l'Amor che invoco e a cui vi invito
tragge sua forza grande e duratura
dal precetto ch'Ei volle a voi impartito

per Suo motto, Suo esempio, Sua figura:
«Perdono», né da voi sia mai taciuto
ché dell'eterno albor chiave è sicura."


Gustave Doré: "Il Cristo è il Salvatore..."

E si intensificano i versi nell'undicesimo ed ultimo canto con un fervente invito iniziale a praticare il gran Comandamento rivolgendosi al Consiglier che giammai erra, al Cristo-Amore dal Quale scaturirono le immortali parole indicanti la Via per giungere alla Pace nel mondo.

"O voi che ancor potete della Terra
pace voler pel gran Comandamento,
correte al Consiglier che giammai erra!

Da Lui torrete il ver convincimento
e dal parlar del Figlio ogni cagione,
sì che Luce sarà vostro ornamento,

come trista m'apparve la visione
della città, quando la voller preda
di fuoco distruttor, non di ragione!"

Quella pace che il Poeta auspica per l'Umanità intera, prevedendo già, con la sua visione entelica, l'abisso verso cui è incamminata e che lui stesso visse con la guerra fratricida nel suo lontano passato.

"Che se nel tristo ier fu sì funesta
l'opera vil da cui n'ebbe gran pianto
la patria mia, nell'oggi, che più desta

appare l'ambizion che il bene ha infranto,
non già morrà una patria ed una sola;
ma il mondo inter potrà perir con schianto.

Lo ieri fu; l'oggi veloce vola
ed il doman nello sperduto abisso
verso un imo senz'imo, ecco s'invola." (Verso un infimo senza infimo... senza fondo...)


Rafael Flores: "Dante e Virgilio guardano verso l'abisso infernale"

E componendo i versi con l'usuale sua maestria e la lirica sublime, l'eccelso Spirito, evolutosi ormai divenendo Entele (significato QUI, al post scriptum), conclude con un appassionato richiamo ai fratelli della Terra:

"Volgiti, o gente insuperbita e sciocca,
al Padre Sommo e fuggi dal perverso
come balestro che da corda scocca! (Come freccia scoccata dall'arco)

Or sul trapasso il tuo pensiero è terso; (perché ha insegnato che la morte non esiste)
un più alto parlar, fratel, t'aspetta.
Dalla Terra, a quel Ciel che l'universo

ammanta tutto e d'ogni parte getta
luce spiritual su ogn'esser tetro,
io mi rivolgo. E a te, luce diletta

del sublime Maestro, a te, buon Pietro,
l'alta tua guida chiedo all'ire mio. (ire = andare)
Volgi il tuo passo ed io ti terrò dietro.

Ch'eternamente sia lodato Iddio!"

A chi Dante può domandare d'essere più in alto condotto, se non a colui che ricevette dal divino Maestro la potente investitura di aprire o chiudere l'aurea porta del Regno celeste? A Pietro, naturalmente... ed è all'Apostolo buono e semplice che il Poeta si affida: "Volgi il tuo passo ed io ti terrò dietro".

E questa espressione non poteva che congiungersi, ad anello, con l'altra della Divina Commedia (Inferno, 1, 136): "...allor si mosse ed io gli tenni dietro..." per proiettarsi ora, finalmente, verso l'eterna ed incommensurabile Luce degli Spazi infiniti.





Versi tratti dal poema "Dalla Terra al Cielo" di Dante Alighieri (post-mortem)

giovedì 28 marzo 2019

La Potenza Sconosciuta dell'Essere umano




Sebirblu, 28 marzo 2019

Ripropongo l'istruttivo insegnamento datoci dal nostro Entéle Guida (Essenza che ha raggiunto ormai i piani dell'Immortalità, dette "Biotesi" ‒ QUI, QUI e QUI), perché ritengo sia essenziale che l'uomo conosca le potenzialità di cui dispone, onde lo guidino nel suo percorso evolutivo.

Consiglio inoltre di leggere attentamente la nota esplicativa finale del messaggio stesso. 


Le Tre Cime di Lavaredo - Dolomiti di Sesto

La Potenza sconosciuta dell'Essere umano.

Dall'Entéle Guida:

"Io vi saluto...

Nei lunghi momenti di sosta, l'animo umano medita, riflette.

Quando le smanie della carne sono cessate, lo Spirito emerge; sono gli attimi più propizi poiché l'uomo possa prendere contatto col Mondo Infinito che circonda tutti, contatto con lo spazio siderale dove vibrano Intelligenze che possono comunicare con voi complessivamente.

L'Uomo è una Forza che voi non potete comprendere adesso, ma solo accettare per Fede. Non avete sperimentato abbastanza la vostra potenza individuale, che si lega direttamente alla Potenza del Padre.

Quando l'uomo avrà preso coscienza di questa grande possibilità allora potrà veramente mettere in espansione Sé stesso, in proiezione verso tutte le altre forme di vita  dove alberga,  in un modo o nell'altro, la vera Potenza di Dio.

Sappiate congiungervi con questa Forza che viene dall'Alto e sarete molto forti soprattutto per dominare e superare tutte le passioni, emergere sulla materia, innalzarvi e seguire la strada, la vera Strada, il vero Cammino...

Ecco la Conoscenza del Sé Individuale per ognuno di voi, ecco la "Presa di Coscienza" che vi mette nella condizione di dire: "Io Sono".

Quindi, quando l'artigiano ha in mano i ferri del suo mestiere può comporre il suo disegno, può mettere in atto tutto il suo pensiero concretizzandolo in una forma, in un oggetto. Così, voi umani siete degli artigiani.

Cercate di avere in mano gli strumenti adatti per il vostro lavoro. Questi vi daranno la forza di completare il vostro capolavoro, dopo aver iniziato un'opera.

Quali sono i ferri? Voi siete dotati di PENSIERO, di RAGIONE, di COSCIENZA... questi sono i mezzi per mettere in atto un'Opera meravigliosa, molto bene accetta al Padre: usate questi strumenti!!! (Nota)


Il PENSIERO è al vertice, la RAGIONE e la COSCIENZA ai due angoli-base di sinistra e di destra.

Dicevo che l'uomo, nel suo cammino terreno, dopo aver calmato, placato questi estranei istinti (della carne cioè, che lo accomunano più agli animali che allo Spirito) può dedicarsi veramente all'Opera, al Piano di Dio sulla Terra; ma prima deve dominare tutte le passioni poiché diventano scorie che vi bloccano e mettono in serio pericolo voi stessi.

PREGHIERA, RINUNCIA, ELEMOSINA, sono sempre le stesse cose che vi vengono comunicate ma fino a che punto riuscite a metterle in opera?

Che la PREGHIERA sia per voi, non un biascicar di preci, ma un contatto continuo col Pensiero di Dio.

Che la vostra RINUNCIA o SACRIFICIO sia a favore degli altri, in cui risiede la stessa Scintilla Divina che è in voi e quindi per piacere a Dio...

E in questo modo fate ELEMOSINA, mettete cioè a compimento tutto quello che vi viene chiesto continuamente dalla Madre Santissima e da tutte le Anime Elette che vi sostengono, che vi guidano in questi giorni bui del vostro Pianeta.

PRENDETE COSCIENZA VERAMENTE. Mettetevi subito al lavoro, non rimandate mai al domani. Ogni momento della vostra giornata sia in proiezione, in emanazione, in preghiera, in rinuncia, in elemosina.

Non capite che per essere Amici di Dio bisogna fare queste cose?

Non si possono servire due padroni: o si è amico dell'uno o dell'altro. Siate Amici di Dio, innamorati di Dio. Quando prenderete coscienza di questa Fiamma che divampa nei vostri petti? Quando percepirete veramente questo Ardore, vi sentirete come degli innamorati pronti a tutto.

A quante privazioni vi sottoporreste per chi veramente amate umanamente sulla Terra! E se realmente dite di amare il PADRE, quanti sacrifici dovreste fare, quante rinunce! Prendete coscienza di ciò!

Se il vostro innamorato o la vostra innamorata sulla terra vi chiedessero qualcosa... penso che fareste di tutto, tutto il possibile... e qui è DIO che vi chiede, è la Madre Santissima che vi chiede... perché non farlo?

Siate coerenti con il vostro pensiero! Piuttosto abbandonate questo Cammino se non siete pronti! È preferibile! Meno responsabilità!

Se un uomo commettesse un errore forse sarebbe accattivante per taluni, ma se lo stesso uomo fosse un militante, un religioso, un sacerdote... non riuscirebbe simpatico a nessuno, diverrebbe obbrobrio, scandalo. E così è per voi.

Se veramente volete crescere a livello spirituale, seguite il Cammino che vi porta al Padre. Ho detto prima e l'ha detto Gesù nel Vangelo: "Non si possono servire due padroni" Mt. 6,24. Questo è molto importante.


La Cacciata dei Mercanti dal Tempio. Carl Heinrich Block Copenaghen 1834 - 1890

Quando, alla resa dei conti, vorrete mettere in piano tutto quello che di buono è stato fatto, sarà smorzato, sarà annientato da tutte le malefatte in contrasto con il credo. Solo le cadute, i pentimenti, i rimorsi strazianti, solo quelli vi metteranno su un livello leggermente migliore.

O si è dell'Uno o si è dell'altro.

Se voi durante il giorno vi affannate per i fatti della Materia, tralasciando di dare alimento allo Spirito, siete in una fase opposta ed allora, quando si va avanti, non si può nello stesso momento tornare indietro, per cui le due forze si annullano e si resta fermi; ci si siede e si bivacca e il bivacco diventa tepore, diventa indifferenza e i tiepidi saranno vomitati. Ap. 3,16

Molte volte vi ho consigliato di essere ardenti, volonterosi, non vi ho mai detto di essere bacchettoni, non vi ho mai detto di essere degli eremiti, non vi ho mai detto di abbandonare la lotta del mondo... il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra famiglia.

Restate pure nella vostra posizione però con la testa alta, rivolta verso il Cielo e che le vostre mire siano sempre superiori pur restando con i piedi sulla Terra.

Salve a tutti voi."


VIOLA del PENSIERO di Josephine Wall

Nota di Sebirblu

Il Padre Uno e Trino:

Padre ꞊ Potenza, Figlio ꞊ Verbo ꞊ Amore, Spirito Santo ꞊ Sapienza

ha trasfuso nell'uomo la propria Trinità: 

Pensiero - Ragione - Coscienza.

Il PENSIERO viene elaborato e perfezionato dalla RAGIONE e dalla COSCIENZA per cui, quando esso è stato reso armonico, l'azione può ritenersi compiuta in quanto perfettamente predisposta e solo da concretarsi materialmente.

Mentre il Pensiero Divino è Azione Creativa nell'attimo stesso in cui viene emesso, il Pensiero umano precede ogni azione dopo essere passato al vaglio della Ragione e della Coscienza che darà il suo placet o no a seconda dell'evoluzione raggiunta.

Il Pensiero umano, raggio immortale dell'Anima, ha le stesse capacità del Pensiero Divino, incapsulato però dalla materia e da questa reso armonico con l'ambiente finito.

Al trapasso (morte fisica) o a Transizione avvenuta, esso, gradatamente, rientrerà nella sua primitiva capacità radiante e costruttiva.

Da tutto ciò si deduce l'assioma che: il Pensiero è all'origine di ogni cosa creata e di ogni azione compiuta, ossia che "Solo il Pensiero è Vita".

LA RAGIONE, invece, è la potenza che analizza e discerne. È per mezzo suo che l'uomo, posto dinanzi all'atto creativo del Pensiero, può valersi del libero arbitrio onde valutare e distinguere il Bene dal Male.

La Ragione è il primo angolo-base del triangolo umano avente per vertice il Pensiero e per secondo angolo-base la Coscienza che è la parte incorruttibile dell'Essere, quella che consente di giudicare il proprio Sé.

Mentre il Pensiero abbraccia tutte le capacità umane, ossia considera ogni cosa ed ogni individuo, la Coscienza è legata all'operato dell'Anima singola in rapporto alla Legge d'Amore Cristico.

LA COSCIENZA, infatti, è l'espressione della Perfezione Divina che accompagna l'Essere nel suo moto evolutivo per aiutarlo a ritornare alla Purezza iniziale.

Se il Pensiero e la Ragione possono venire soffocati dall'arbitrio umano, il terzo termine della personalità dell'uomo, la Coscienza, vibra tanto più quanto si tenta di soffocarla.

Essa è lo specchio e la Voce della Realtà Divina.


giovedì 21 marzo 2019

M. Valtorta: Profezie di Gesù sugli Ultimi Tempi




Estratti di Maria Valtorta dal "Poema dell'Uomo Dio"

Disse Gesù fanciullo durante la disputa con i Dottori del Tempio:

«Così parlo. E così parlerò sino alla morte. Poiché sopra il mio frutto sta l'interesse del Signore e l'Amore alla Verità di cui sono Figlio.

E ti aggiungo, o rabbi, che la schiavitù di cui parla il Profeta, e di cui Io parlo, non è quella che credi, come la regalità non sarà quella che pensi.

Ma per merito del Messia verrà reso libero l'uomo dalla schiavitù del Male che lo separa da Dio, e il segno del Cristo sarà sugli spiriti, liberati da ogni giogo e fatti sudditi dell'eterno Regno.

Tutte le nazioni curveranno il capo, o stirpe di Davide, davanti al Germoglio nato da te e divenuto albero che copre tutta la terra e si alza al Cielo.

E in Cielo e in Terra ogni bocca loderà il suo Nome e piegherà il ginocchio davanti all'Unto di Dio, al Principe della Pace, al Condottiero, a Colui che con Se stesso avrà inebriato ogni anima stanca e saziato ogni anima affamata, al Santo che stipulerà una alleanza fra Terra e Cielo.

Non come quella stipulata coi Padri d'Israele quando Dio li trasse d'Egitto trattandoli ancora da servi, ma imprimendo la paternità celeste nello spirito degli uomini con la Grazia nuovamente infusa per i meriti del Redentore, per il quale tutti i buoni conosceranno il Signore e il Santuario di Dio non sarà più abbattuto e distrutto».


Daniel F. Gerhartz

Dice Gesù, sugli ultimi Tempi:

«... Ero venuto Luce nel mondo... per l'intero mondo... Lo chiamavo alla Luce... E lo chiamo... Lo chiamo da venti secoli, senza soste. Sulle vostre tenebre non cesso di fare risplendere la mia Luce.

Se sapeste innalzarvi oltre la barriera di caligine che avete sparsa sulla Terra, vedreste il Sole divino sempre sfolgorante e benigno sugli uomini, su tutti gli uomini.

Né v'è da stupirsi se vi precedono ormai quelli che sono i più lontani da Roma cattolica...

Gaspare, Melchiorre, Baldassarre, da tre punti della Terra sul paziente dorso dei cammelli vennero alla Luce del mondo non vista dai compatrioti del Figlio di Maria. Africani, asiatici, australi, vengono alla Croce che voi avete respinta. E vi sorpasseranno.

Nell'ultimo giorno, quando il tempo e gli uomini saranno illuminati in ogni punto e lato, si vedrà l'ingrata lacuna lasciata da voi, cattolici da secoli, mentre gli altri: idolatri ed eretici, affascinati dal Cristo, Signore Santo, saranno affluiti con le loro anime fatte vergini dalla Grazia.

Quanti moti tenebrosi nel mondo civile! È la vostra vergogna e il vostro castigo. Mai avreste dovuto e mai dovreste permettere che la Luce data a voi per primi fosse da voi respinta e rinnegata.

Le tenebre vi uccidono e non le volete abbandonare. Da esse vengono tutti i mali che vi affliggono, come gli odiosi animali della notte, e si pascono del vostro sangue, del vostro tormento.

Non mi volete più. Non mi comprendete più. Non mi conoscete più... Neppure quelli della "Mia Casa" mi conoscono più. Ed Io stento a conoscere loro, tanto li hanno imbruttiti le molte malattie della carne e della mente».




Dice ancora Gesù:

«Per compiere questa opposizione (riferendosi alla Chiesa; ndr) viene lacerata la Legge, e sempre più lo sarà, fino ad essere abolita pur di commettere la suprema ingiustizia (l'eliminazione del sacrificio eucaristico già in via di attuazione; cfr. QUI e QUI; ndr), che però non durerà a lungo.

E beati quelli che nella breve e paurosa sosta, in cui sembrerà che il dissenso abbia trionfato su di Me, sapranno continuare a credere nel Gesù di Nazareth, nel Figlio di Dio, nel Figlio dell'uomo, predetto dai Profeti.

Io potrei attuare il giudizio di Dio fino in fondo, salvando tutti i figli d'Israele. (In senso lato, perché le dodici tribù di Israele rappresentano tutta l'Umanità; ndr).

Ma non lo potrò, perché l'empio trionferà contro se stesso, contro il lato migliore di se stesso, e come conculca i Miei diritti e quelli dei Miei credenti, così conculcherà i diritti del suo spirito, che ha bisogno di Me per essere salvato e che viene donato a Satana pur di negarlo a Me».




E aggiunge:

«Ma voi non temete. Alzatevi. Andiamo... Andiamo fra gli uomini perché sono venuto per stare con essi. Siate santi, forti e fedeli, in ricordo di quest'ora.

Lo dico anche a te e a tutti i Miei prediletti fra voi, a quelli che mi hanno in maniera speciale. Non temete di Me. Mi mostro per elevarvi, non per incenerirvi.

Alzatevi: la gioia del dono vi dia vigoria e non vi ottunda nel sopore del quietismo, credendovi già salvi perché vi ho mostrato il Cielo.

Andiamo insieme fra gli uomini. Vi ho invitati a sovrumane opere con visioni e insegnamenti perché possiate essermi di maggior aiuto.

Vi associo alla Mia Opera. Ma Io non ho conosciuto e non conosco riposo. Perché il Male non riposa mai e il Bene deve essere sempre attivo per annullare più che si può il lavoro del Nemico.

Riposeremo quando il Tempo sarà compiuto. Ora occorre andare instancabilmente, operare continuamente, consumarsi indefessamente per la messe di Dio.

Il Mio contatto continuo vi santifichi, la Mia lezione continua vi fortifichi, il Mio Amore di predilezione vi faccia fedeli contro ogni insidia.

Non siate come gli antichi rabbini che insegnavano la Rivelazione e poi non le credevano al punto di non riconoscere i Segni dei Tempi e i messi di Dio.

Riconoscete i precursori del Cristo nel suo secondo avvento, poiché le forze dell'Anticristo sono in marcia e, facendo eccezione alla misura che Mi sono imposto ‒ perché conosco che attingete a certe verità non per spirito soprannaturale ma per sete di curiosità umana ‒ vi dico in Verità che quello che molti crederanno vittoria sull'Anticristo, la pace ormai imminente, non sarà che sosta per dare tempo al Nemico del Cristo di ritemprarsi, medicarsi dalle ferite, riunire il suo esercito per una più crudele lotta.

Riconoscete, voi che siete le "voci" di questo vostro Gesù, del Re dei re, del Fedele e Verace che giudica e combatte con giustizia e sarà il Vincitore della Bestia e dei suoi servi e profeti, riconoscete, dico, il vostro Bene e seguitelo sempre. Nessun aspetto bugiardo vi seduca e nessuna persecuzione vi atterri.

La vostra "voce" riferisca le Mie parole. La vostra vita sia per questa Opera. E se avrete sorte sulla Terra, comune al Cristo, al Suo Precursore e ad Elia ‒ sorte cruenta o tormentata da sevizie morali ‒ sorridete al vostro avvenire sicuro che avrete in comune con Cristo, con il Suo Precursore, col Suo Profeta.

Pari nel lavoro, nel dolore, e nella gloria. Qui, Io Maestro ed Esempio. Là, Io Premio e Re. AverMi sarà la vostra beatitudine. Sarà dimenticare il dolore. Sarà quanto ogni rivelazione è ancora insufficiente a farvi capire, perché troppo superiore è la gioia della vita futura alla possibilità di immaginazione della creatura ancora unita alla carne».




E ancora dice Gesù:

«Oh! Simone! (Pietro; ndr) Vieni qui. Si parlava della futura Chiesa. Spiegavo che, contro le vostre frette, stanchezze, sconforti e così via, ella richiede calma, costanza, sforzo, fiducia.

Spiegavo che richiede il sacrificio di tutti i suoi membri. Da Me che ne sono Fondatore e che ne sono la mistica Testa, a voi, a tutti i discepoli, a tutti quelli che avranno nome di cristiani e appartenenti alla Chiesa universale.

E in Verità nella grande scala delle gerarchie saranno sovente i più umili, coloro che sembreranno semplicemente dei "numeri", quelli che renderanno veramente vitale la Chiesa.

In Verità dovrò sovente rifugiarmi in questi per continuare a mantenere viva la fede e la forza dei sempre rinnovati collegi apostolici, e di questi apostoli dovrò farne dei tormentati da Satana e dagli uomini invidiosi, superbi ed increduli.

Né il loro martirio morale sarà meno penoso di quello materiale, presi come saranno fra la volontà attiva di Dio e la volontà malvagia dell'uomo, strumento di Satana, che cercherà con ogni studio e violenza di farli apparire menzogneri, folli, ossessi (cfr. QUI, ndr), per paralizzare la Mia opera in loro e i frutti della stessa, che sono altrettanti colpi vittoriosi contro la Bestia».

«E resisteranno?» (Chiede Pietro; ndr).

«E resisteranno anche senza averMi materialmente con loro. Dovranno credere non solo a ciò che è doveroso credere, ma anche alla loro segreta missione, crederla santa, utile, venuta da Me, mentre intorno a loro fischierà Satana per terrorizzarli, e il mondo urlerà per deriderli e, i non sempre perfettamente luminosi ministri di Dio, per condannarli.

Questo è il destino delle Mie future voci. Eppure non avrò altro modo che questo per scuotere, per riportare gli uomini al Vangelo e al Cristo! Ma per tutto quello che avrò richiesto e imposto loro, e da loro ricevuto, oh! Avranno da Me eterna gioia, una gloria speciale!...»




Riprende Gesù:

«... Udite una mia profezia, o voi di Israele (i Sionisti, cfr. QUI e QUI). Quanto più perseguiterete il Rabbi di Galilea e i suoi seguaci, tentando di annullare con la tirannia la Sua dottrina, che è divina, e tanto più la farete prospera ed estesa nel mondo.

Ogni stilla del sangue dei martiri fatti da voi, sperando di trionfare e regnare con le vostre corrotte, ipocrite leggi e precetti non più rispondenti alla Legge di Dio, ogni lacrima dei santi oltraggiati, sarà seme di futuri credenti.

E voi sarete vinti, proprio quando crederete di essere i trionfatori...»

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it