Visualizzazione post con etichetta NDE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta NDE. Mostra tutti i post

domenica 10 agosto 2025

Visione del NASTRO di VITA nelle NDE, al TRAPASSO e ...




Sebirblu, 8 agosto 2025

Con tutti gli incidenti mortali che stanno avvenendo in questi giorni sulle nostre autostrade, e non solo, è basilare che tali tragedie trovino gente preparata a qualsiasi evenienza al fine di attenuare, almeno un poco, lo strascico di dolore che ne segue, conoscendo meglio certe dinamiche nascoste, ma sostanziali.

Non importa quindi se questo articolo è un po' più lungo del solito, ma dal momento che prima o poi ci riguarderà tutti da vicino, vale proprio la pena di leggerlo...

Se ciò che accade al momento del trapasso è ancora sconosciuto ai più, le sempre più innumerevoli "esperienze di premorte" ‒ chiamate NDE (Near Death Experience) ‒ rendono testimonianze inconfutabili di cosa accade nel momento in cui un individuo, per un motivo qualsiasi, viene sbalzato fuori dal suo corpo fisico in via definitiva o temporanea (come nelle NDE) o lo deve lasciare per sopravvenuta malattia.

La tradizione spirituale di molti credo religiosi ha sempre insegnato che l'imminenza di un pericolo esistenziale per la vita dell'organismo e la relativa uscita da esso verso quello che comunemente viene detto "aldilà", comporta una visione personalissima della propria esistenza, vissuta "al di qua" in maniera positiva o altruista, oppure negativa pensando solo ai propri interessi egoistici.

Tale evento, che fa rivivere nel bene e nel male tutti gli atti da noi compiuti in seguito ad intenzioni più o meno buone, viene chiamato dalla Dottrina Cristiana "giudizio particolare", e si verifica mediante l'osservazione del proprio "nastro di vita".

Questo avverrà anche nel tempo ormai vicino del "Grande Avvertimento", annunciato non solo dalle veggenti di Garabandal e da altri mistici, ma pure e soprattutto da Maria Santissima ad Amsterdam, come Corredentrice di tutti i Popoli: ved. QUI, QUI, QUI, QUI e QUI.

Ritornando al tema delle NDE, di cui Raymond Moody medico e psicologo americano (ved. QUI) fu il precursore nel 1975 con il suo best seller "La Vita oltre la vita", riporto il racconto di Dannion Brinkley ‒ poi incontratosi con lo stesso Moody e diventato suo amico.

Dannion, infatti, è una delle rarissime persone ad averne avute due. Non apparteneva alla categoria dei "bravi ragazzi", almeno fino a quando il fulmine lo colpì durante una telefonata, e gli cambiò l'esistenza.

Egli narrò con onestà chi era e cosa facesse, entrando anche in dettagli difficili da ammettere... Certamente non avrebbe mai pensato di trovarsi un giorno a parlare dell'aldilà...

Riguardo alle sue vicende di premorte, l'autrice dell'articolo si sofferma soprattutto sulla prima e, di questa, sulla parte concernente l'osservazione del suo ciclo vitale, affinché risulti chiaro quanto sia difficoltoso da rivivere, non tramite semplici e confusi flashback, ma interagendovi di persona. In più, ella espone per qual motivo la visione del "nastro di vita" abbia il potere di mettere in moto, per il futuro, radicali mutazioni comportamentali.



Dannion Brinkley: il coraggio di cambiare.

«Cinque minuti prima di "morire" udivo il rombo dei tuoni che annunciavano l'arrivo di un altro temporale... fuori dalla finestra scorgevo i fulmini che zigzagavano nel cielo... nel corso degli anni avevo sentito storie di gente colpita dai fulmini e ne ho sempre avuto paura.

Per questo, quella sera del 17 sett. 1975, volevo chiudere il prima possibile quella chiamata... Avevo venticinque anni ed ero tornato da un viaggio in Sud America solo per qualche giorno... lavoravo per il governo...

Possedevo un certo numero di abitazioni che affittavo; compravo, riparavo e vendevo macchine usate, davo una mano all'attività di famiglia e stavo anche fondando una società. Era proprio con uno dei miei partner che stavo parlando al telefono: "Tommy devo chiudere, mia mamma dice sempre di non stare al telefono quando c'è un temporale".

Ad un tratto avvertii come se un treno alla velocità della luce fosse venuto a sbattere contro il mio orecchio, fui scagliato per aria per poi finire sul letto... L'ultima cosa che vidi fu l'intonaco del soffitto, poi me ne andai da un'altra parte...

Mi ritrovai immerso in una grande pace e tranquillità. Era una sensazione che non avevo mai provato prima, né mai avrei riprovato dopo. In questo posto dove ero finito, che era una specie di atmosfera grigio-blu cercai di capire cosa mi fosse successo. Era cascato un aereo sulla casa? Eravamo sotto attacco nucleare? Non avevo idea di cosa fosse stato e non sapevo dov'ero. Cominciai a guardarmi intorno e vidi in basso, buttato sul letto il mio corpo, le scarpe fumavano e il telefono che tenevo ancora in mano, fuso...

"Devo essere morto"... pensai. Non provavo nulla, ero come uno spettatore dei miei ultimi momenti sulla Terra, come se guardassi un film alla televisione. Mi dispiaceva per mia moglie Sandy, sentivo il suo dolore e la sua paura, ma non provavo niente per quell'individuo steso sul letto. L'unico pensiero che mi venne in mente non fu certo dei più profondi: "Credevo di essere più bello!".

Per l'immediato restante tempo che ne seguì, Dannion disse di essere uscito e rientrato nel suo organismo più volte: "Il tentativo di rianimazione di Sandy doveva aver funzionato, perché ero di nuovo nel mio corpo, sopra di me la vedevo che mi premeva sul petto.... Non c'era un solo centimetro del mio fisico che non bruciasse terribilmente.

Cominciai a lamentarmi, ma solo perché non avevo la forza per urlare... Uscii di nuovo dal mio corpo, sentii arrivare l'ambulanza... da dove mi trovavo, vedevo bene la pioggia che mi bagnava la faccia mentre mi trasportavano fuori dalla casa. Sandy piangeva...

Guardai avanti e vidi aprirsi una buia galleria. Io non mi mossi, fu il "tunnel" ad avvicinarsi, si muoveva a spirale verso di me e poi attorno a me. Non vidi più nulla, non c'era Sandy che piangeva, non c'erano gli assistenti infermieri, nessuna concitata conversazione via radio con l'ospedale, solo quel lungo "corridoio" scuro che mi avvolgeva...

In fondo... nel buio c'era una luce ed io iniziai a muovermi in quella direzione ad una velocità elevata. La luce si fece sempre più splendente fino a prendere il posto dell'oscurità. Era la fonte più intensa che avessi mai vista, ma nonostante ciò non mi dava fastidio agli occhi. Osservai a destra, e vidi un'immagine argentea affiorare come una sagoma dalla nebbia.




Mentre si avvicinava iniziai a sentire un profondo senso di amore che racchiudeva in sé tutti i significati che questa parola può avere. Era come se stessi guardando la donna che amavo, mia madre o il migliore amico, il tutto moltiplicato per mille.

Mentre l'Essere della Luce si avvicinava, questi sentimenti d'amore si intensificarono fino a diventare quasi incontenibili... L'Essere di Luce si fermò proprio di fronte a me. Fissandolo potevo vedere prismi di colori, come se fosse composto da migliaia di minuscoli diamanti, ognuno dei quali emetteva i colori dell'arcobaleno...

Mi sentivo a mio agio in sua presenza, provavo una grande familiarità come se lui conoscesse ogni cosa di me, dal mio primo respiro all'istante in cui ero stato colpito dal fulmine... Guardando questo Essere ebbi la sensazione che nessuno potesse amarmi più di lui e, nel contempo, trasmettermi maggiore comprensione, empatia, sostegno, partecipazione incondizionata...

L'Essere di Luce mi avvolse e fu allora che iniziai a rivivere la mia intera esistenza, sentendo e vedendo ogni cosa che mi era successa. Fu come se una diga avesse ceduto ed ogni memoria immagazzinata ne fosse fuoriuscita."




Principiò così la visione panoramica della sua vita: "Dal momento in cui cominciò, sino alla fine, fui messo di fronte alla nauseante realtà di essere stato una persona sgradevole, egocentrica e meschina. La prima cosa che vidi fu la mia rabbiosa infanzia. Vidi me stesso infastidire gli altri bimbi, rubare le loro biciclette, o fare il bullo a scuola.

Una delle scene più vivide fu alle elementari mentre prendevo in giro un bambino, perché aveva un bozzo prominente sul collo. Anche gli altri compagni della classe lo facevano, ma io ero il peggiore. Al tempo pensavo che fosse divertente, ma ora mentre rivivevo la scena, mi ritrovai nel corpo di quel fanciullo ed ero io a provare il dolore che gli stavo causando.

La stessa prospettiva si ripropose per ogni episodio negativo della mia fanciullezza. Un numero piuttosto alto per la verità. Dalla quinta elementare fino all'ultimo anno delle superiori penso di avere fatto a pugni almeno seimila volte. Ed ora stavo rivivendo ognuno di questi scontri, ma con una differenza sostanziale: ero io quello che subiva. Non sentivo i pugni che avevo tirato, piuttosto l'angoscia e l'umiliazione del colpito...

La profondità emotiva che provai durante la visione della mia vita fu sbalorditiva. Non solo sentii i sentimenti che avevo provato io e la persona coinvolta nell'episodio, ma anche quelli degli Esseri sui quali tali fatti avevano avuto delle ricadute. Mi trovavo in una reazione a catena di emozioni, che mostrava quanto profondamente ci si influenza l'un l'altro."

Egli continuò narrando di aver rivisto gli anni trascorsi nell'esercito e il periodo in cui faceva parte di una squadra speciale che si occupava di osservare i movimenti delle truppe nemiche ed "eliminare" i loro capi militari. A questo proposito racconta di quando era stato inviato ad uccidere un colonnello che si trovava nella giungla con la sua truppa. Dalle fotografie aeree erano stati in grado di rintracciare il luogo in cui si nascondevano. Una volta raggiunto il posto, Dannion e quelli che erano con lui aspettarono il tempo giusto: "Quel momento arrivò il mattino dopo, quando la truppa si allineò per la rassegna quotidiana." 

Raccontò i dettagli piuttosto forti di quella uccisione e disse:

"Durante la panoramica della mia vita, sperimentai l'accaduto dalla prospettiva del colonnello. Non sentii il dolore che probabilmente lui sperimentò. Provai però la sua confusione nel sentirsi venir meno e la tristezza nel realizzare, una volta abbandonato il proprio corpo, che non sarebbe mai più tornato a casa. Poi, il resto delle reazioni a catena e il dispiacere dei suoi familiari quando vennero a sapere che sarebbero rimasti senza colui che provvedeva loro."

Aggiunse di aver contribuito alla morte di dozzine di persone e di quanto fosse stato difficile rivivere tutte quelle esperienze: "Allora pensavo che fosse giusto quello che stavo facendo. Uccidevo nel nome del patriottismo e questo smussava gli orrori che avevo commesso.

Tornato negli Stati Uniti dopo il servizio militare, avevo continuato a lavorare per il governo. Larga parte del mio lavoro consisteva nel trasporto di armamenti... Qualche volta venivo anche convocato per addestrare i soldati a diventare cecchini... Mi rividi mentre scaricavo le armi in un paese straniero. Il mio compito era semplicemente quello di trasferirle dall'aereo ad una zona di nostro interesse militare.

Una volta completato il passaggio, tornavo all'aereo e me ne andavo. Ma andarsene non risultò così semplice nella panoramica della mia vita. Restavo con le armi mentre venivano dapprima distribuite e poi utilizzate per uccidere sia persone innocenti che altre non proprio integre.

Fu orribile osservare il risultato della mia parte di lavoro. Il trasferimento delle armi in quell'area fu l'ultima missione in cui fui coinvolto prima di essere colpito dal fulmine. La panoramica della mia vita era terminata."




Ve l'ho narrata solo in parte, perché molto lunga e complessa, ma abbastanza, credo, per farvi un'idea di quanto possa essere stato difficile rivedere tutto: "Guardai l'Essere di Luce e provai un sentimento di profondo dispiacere e tanta vergogna. Mi aspettavo un rimprovero... di vedermi come anima subire una specie di scossone cosmico.

Cos'altro mi meritavo? E mentre guardavo l'Essere di Luce mi sentii come toccare e da quel tocco scaturì un amore che può essere paragonato solo alla comprensione incondizionata di un nonno per il nipote: "Ciò che sei, è la differenza che Dio fa", disse l'Essere: "e quella differenza è l'amore".

Non ci furono parole vere e proprie, questo pensiero mi fu comunicato tramite una sorta di telepatia. Ancora oggi non sono sicuro dell'esatto significato di questa frase enigmatica. Comunque questo fu quello che percepii."

Dannion fu trasportato in ospedale, i medici tentarono di rianimarlo, ma senza successo. Fu dichiarato ufficialmente morto, lo coprirono con un lenzuolo e chiamarono gli addetti al trasporto della salma all'obitorio.

Ovviamente, lui non s'accorse di nulla di tutto ciò: "Fissavo lo splendido Essere di Luce davanti a me. Era come una figura adamantina che emetteva una radiosità risanatrice d'Amore...

Malgrado la vita che avevo appena rivissuta, questo Essere, anziché emettere un giudizio duro, lasciava che fossi io a sentire il dolore provocato agli altri. Da lui irraggiava un Amore che mi avvolgeva senza che mi fosse domandato nulla in cambio... Cominciammo a sollevarci come un aereo che decolla dolcemente; intorno c'era una foschia scintillante, fresca e densa come la nebbia sull'oceano.

Vedevo, fiumi, ruscelli e laghi fatti di energia che emanavano bagliori come quelli riflessi da un prisma... Le montagne erano armoniose, con la punta arrotondata, su di esse rilucevano fonti di luce. Sembravano case dove qualcuno aveva acceso lampade al tramonto, ma come ci avvicinavamo anche quei chiarori divenivano sempre più brillanti.

Davanti a me apparvero città di cristallo di una bellezza indescrivibile, da lasciare senza fiato. Ci dirigemmo verso di esse... Entrammo in una città dove c'erano strutture che apparivano come cattedrali gotiche, fatte interamente di una sostanza cristallina che brillava intensamente dall'interno... Le mura erano costituite da grossi mattoni di vetro anch'essi rilucenti dal di dentro.

Tali edificazioni non sembravano appartenere a nessuna religione in particolare. Erano  monumenti  della gloria  di Dio... Ho  guardato  l'Essere di Luce e  ho  pensato: "È questo il Paradiso?" Non ho avuto risposta alcuna."

Anche la coscienza di trovarsi in un luogo, la cui caratteristica principale è quella di entrare in una maggiore consapevolezza, accomuna tantissime NDE. A questo proposito abbiamo detto che sono tanti coloro che tornano indietro con cognizioni e abilità che prima non avevano, lo stesso Dannion, come vedremo tra poco:

"Sentivo di trovarmi in un posto in cui mi sarei immerso in una nuova conoscenza, impartita in un modo che nessuno mi avrebbe mai elargito prima. Avrei potuto chiedere qualsiasi cosa e avere subito la replica. Era come se fossi una goccia d'acqua immersa nell'oceano del sapere o un fascio di raggi luminosi coscienti di cosa sia tutta la Luce..."


Gilbert Williams

Poi lo scenario cambiò: "Sotto di me c'era una lettiga con sopra un corpo rivestito da un lenzuolo. Udii un ascensore che si apriva e vidi due persone uscirne e andare verso quello che capivo essere un defunto. I due stavano chiacchierando, uno fumava, sentivo che erano venuti per portare via quella salma all'obitorio... Fu allora che compresi che ero io quel "morto", ma fu anche il momento in cui mi ritrovai nel mio organismo fisico... 

Il ritorno significò sperimentare di nuovo tutto il dolore che avevo provato prima. Mi sentivo bruciare dappertutto, la lingua era talmente gonfia che mi riempiva tutto il palato. Non potevo muovermi... feci l'unica cosa che potevo in quel momento, soffiai sotto il lenzuolo." (Cfr. QUI; ndr). 

Nel frattempo era giunto in ospedale l'amico con cui Dannion parlava al telefono, quando  era stato colpito dal fulmine,  si accorse  che  respirava  e subito  esclamò: "È vivo!" Tolse il lenzuolo che gli copriva il volto e vide che aveva gli occhi aperti. Così, fu riportato di corsa nel reparto di emergenza e di nuovo ricominciarono le procedure di rianimazione:

"Mentre succedeva tutto questo io avevo un unico desiderio: ritornare là, da dove ero venuto. Ma non potevo tornare indietro. Ero lì per restare. Cominciai ad essere sempre più presente, non vedevo bene e le forti luci sopra la mia testa mi facevano male agli occhi. Urlai perché le spegnessero."

Per i giorni che seguirono egli rimase paralizzato, poi iniziò a muovere una mano. I medici non nutrivano però molte speranze e consigliarono ai familiari di riportarlo a casa, per farlo morire in pace. Ma a dispetto di tutte le previsioni, egli non morì e anzi cominciò a stare meglio.

Le conseguenze dell'incidente non furono soltanto quelle sulla salute: "Alla fine dell'anno ero in bancarotta. Tra la mancanza di guadagni e i conti dell'ospedale avevo un debito di 100.000 dollari che aumentava ogni giorno di più. Per pagare dovetti vendere tutto quello che avevo, comprese le mie attività."

Aveva seri problemi di vista, poteva camminare poco e malamente. Disse pure che probabilmente veniva scambiato per un fanatico religioso, visto che parlava di esseri spirituali, di una città di luce, di visioni del futuro e che, forse, se ne sarebbe convinto anche lui di essere matto se un giorno non avesse letto: "Un articolo che cambiò la mia vita."

Il pezzo era breve: "Il dottor Raymond Moody terrà una conferenza all'Università della South Carolina sul tema: «Cosa accade alle persone dichiarate morte, ma che sono sopravvissute». "Per la prima volta da quando ero stato colpito dal fulmine, capii che non ero solo, che altre persone erano state in quel tunnel e avevano visto quegli Esseri di Luce. E finalmente aveva anche un nome ciò che mi era successo, era stata una 'near death experience'."

Si recò quindi alla conferenza. Alla fine del suo discorso Moody chiese se c'era in sala qualcuno che avesse avuto un'esperienza simile a quelle che lui aveva descritto e Dannion alzò la mano:

"A me è accaduto qualcosa del genere... sono stato colpito da un fulmine". Moody domandò se si sarebbe prestato per un'intervista: "Certo, gli risposi, almeno avrò qualcuno con cui parlare che non scappi."


Raymond A. Moody (classe 1944)  

Il "sopravvissuto" si rimise in piedi, anche dal punto di vista economico. Cominciò ad interessarsi di elettronica; edificò un'impresa che produceva soppressori di sovratensione, per fare in modo d'impedire che i picchi di potenza distruggessero le apparecchiature domestiche: "Come potete immaginare ero il venditore perfetto per questo prodotto!"

Riprese a lavorare anche per il governo, fabbricava e installava dispositivi "anti-cimici" negli edifici statali, per impedire le intercettazioni. Infine aveva progettato un congegno anch'esso elettronico da usare sugli scafi delle navi, al posto delle vernici tossiche, per tenere lontani i piccoli crostacei.

A tutto questo si univano altre attività: "Lavoravo anche con i non udenti. Avevo apportato modifiche ad un pezzo di apparecchiatura chiamato "trasduttore audio" per convertire il linguaggio in vibrazioni...

Cominciai anche a fare volontariato in un "hospice", andavo a visitare i pazienti e raccontavo loro la mia storia. Molti non avevano mai sentito parlare di esperienze di pre-morte ed essendo anche loro vicini alla stessa, ascoltavano con interesse." [...]  

Nel maggio del 1989 mentre era in viaggio di lavoro cominciò a stare male. Pensò di avere la polmonite e si rivolse al pronto soccorso dell'ospedale più vicino. Il medico che lo visitò, confermò il suo pensiero, ma aggiunse che il problema più urgente era di intervenire sul cuore, perché rischiava di andare da un momento all'altro in arresto cardiaco.

Il fulmine gli aveva causato una perdita della funzione cardiaca di circa il 50% ed ora la situazione era ulteriormente peggiorata. Dannion si rifiutò. Disse ai medici, ai parenti e a chiunque glielo chiedesse che mai e poi mai si sarebbe sottoposto ad un altro intervento chirurgico.

Ma se lui non demordeva, neanche loro, e per convincerlo ad accettare l'operazione chiamarono l'unico che fu in grado di farlo: Raymond Moody:

 ‒ «Non hai una bella cera» ‒ "Mi disse, quando entrò nella stanza con il suo solito modo di fare gentile".

 ‒ «Perché non lasci che i medici ti rimettano a posto?» ‒ "Non voglio essere messo a posto, voglio morire..."
 
‒ «Perché? Non hai paura?» ‒ "Perché vivere sulla Terra è come essere costretti ad andare al campo estivo. Odi tutti, e ti manca la tua mamma. Moody, sto andando a casa"...
 
‒ «Fallo per me, rimani per me. Ho bisogno del tuo aiuto». "Moody aveva  il suo bel sorriso  pieno di comprensione e un tono  quasi di supplica.

Mi fece sentire non solo voluto, ma necessario: ‒ "Ok, dammi quei fogli" ‒ "Appena firmai si misero tutti in moto, qualcuno mi inserì un tubo nel collo, un altro in una gamba. Poi il buio e la lunga galleria si aprì di nuovo."




Dannion anche nella seconda NDE rivide la sua vita: "Alla fine del tunnel fui accolto di nuovo dall'Essere di Luce. Lo stesso della prima volta. La gente mi chiede spesso se avesse una faccia, ma io non vidi nessun volto, solo una brillante incandescenza spirituale che era lì per me e sapeva dove dovevamo andare.

Mi attirò a sé e si spalancò, come un angelo che allunga e distende le sue ali. Fui inghiottito da quelle ali lucenti e ricominciai a vedere la mia vita. I primi venticinque anni erano esattamente i medesimi che avevo osservato la prima volta e rivederli fu nuovamente difficile e doloroso... ma gli altri quattordici, quelli che erano passati dalla mia prima esperienza, erano tutt'altra cosa.

Ero un uomo completamente diverso. Mentre mi trovavo in quel bozzolo di luce, uno dopo l'altro gli eventi sia grandi che piccoli venivano fuori e in quel secondo frangente osservai anche il bene che avevo fatto.

Mi guardavo, volontario all'hospice, eseguire anche i più piccoli ed umili compiti, come aiutare qualcuno ad alzarsi in piedi,  pettinargli i capelli,  tagliare le unghie dei piedi, o cambiargli i pannoloni. Rivissi il momento in cui stavo dando una mano agli infermieri per una donna molto anziana. Era da tempo allettata e non si muoveva quasi più.

La presi in braccio come fosse una bambina, pesava non più di 40 chili e, mentre le cambiavano le lenzuola, la portai in giro tenendola fra le braccia. Prima di andarmene mi ringraziò infinite volte, commuovendosi. Ora mentre rivivevo quell’evento sentivo fino in fondo tutta la sua gratitudine.

Rivissi anche quell'episodio in cui a New York avevo scorto un gruppetto di donne senza fissa dimora rovistare in un cestino dei rifiuti e le avevo invitate a cena in un ristorante cinese. Percepivo il loro sospetto iniziale su chi fossi e cosa volessi da loro, ma poi, quando ci servirono e cominciammo a mangiare le vidi contente di essere state trattate con umanità."

E concluse: "Quando le persone mi chiedono cosa si prova a rivivere una buona vita nell'abbraccio degli Esseri di Luce dico loro che è come una grande esplosione di fuochi d'artificio." »




È come guardarsi allo specchio...

È in questo oceano d'Amore e di accettazione assoluta che per molti inizia la visione panoramica della propria esistenza: "Fu allora che la mia vita cominciò a passarmi davanti. Ogni evento, ogni emozione, come tutto aveva influito in me, come io avevo influito sugli altri."

La sensazione più comunemente descritta è quella di vedersi come di fronte ad uno specchio, senza più veli, senza più scuse, senza auto-giustificazioni. Con accanto e a protezione qualcuno che ti ama, ma che tuttavia non può impedirti di prendere coscienza di ciò che hai fatto di te stesso:

"Rividi ogni singolo attimo in quello che era una specie di film 3-D. Ogni dettaglio tutto in un istante. E capisci che ciascuna cosa che fai nella vita è registrata (cfr. QUI e QUI; ndr) e anche se al momento non ci fai caso, non gli dai peso, poi torna."

"Ti viene mostrata la tua vita e tu ne sei il giudice. Sei tu (come Scintilla divina; ndr) che ti stai giudicando. Sei in grado di perdonare te stesso per non aver fatto le cose che avresti dovuto fare, o aver fatto quelle che invece non avresti dovuto?" (In buona sostanza si tratta delle omissioni e del male compiuto; ndr).

È come se quella Luce ti dicesse: "Ecco questo sei tu!" E rivedendo te stesso, rivivi anche la gioia delle persone a cui hai fatto del bene, ma anche il dolore di coloro a cui hai fatto del male. Il loro dolore diventa il tuo. Come se tu facendo del male, lo avessi fatto a te medesimo:

"Non solo riprovavo quello che io avevo vissuto e sentito, ma quello delle persone con cui avevo interagito. Niente fu lasciato fuori, nessun pensiero, nessuna parola, nessun errore, nessun incidente."

"Non c'era nulla di nascosto, i tempi belli e quelli brutti, avevo la chiara conoscenza di tutto quello che era successo nella mia vita, anche le cose più piccole che avevo dimenticato da tempo." 

"Capii che tutti veniamo su questa Terra per realizzare qualcosa e per imparare. Per condividere di più, per amare di più."

Si apprende pure che sia il bene che il male hanno vita lunga, non finiscono nel momento esatto in cui avvengono, ma si propagano come i cerchi concentrici causati dal sasso gettato nell'acqua. (È la Legge di Causa ed Effetto che regge l'universo, chiamata in Oriente "karma"; ndr).

Un gesto d'amore provoca altri gesti d'amore, come pure l'odio genera odio: "Non era una revisione, io rivivevo tutto, ogni cosa fatta, pensata, sentita. E non solo questo, ma anche l'esito che aveva avuto sugli altri, persino su chi non avevo conosciuto di persona, ma che era entrato in un qualche modo in contatto con me, o con ciò che avevo compiuto."

"Vidi come il male si era riprodotto in male, e il bene in altrettanto bene, in una catena infinita da vittima a vittima, o da beneficiario a beneficiario, proprio come in un domino."

Faccio qui un'annotazione sul concetto di tempo nelle NDE. Spesso chi racconta di aver rivisto la propria vita fin dall'inizio e in tutti i dettagli, dice che è avvenuto in ordine cronologico e allo stesso tempo simultaneo. 

La percezione del tempo è sicuramente diversa dalla nostra: "Potrei dire che la mia esperienza sia durata un secondo o 10.000 anni, onestamente non fa nessuna differenza. Mi è sembrato di rivivere una moltitudine di cose in un brevissimo lasso di tempo terreno." 

"Da Spirito avevo viaggiato fino a non saperne più nulla della cognizione-tempo come la conosciamo qui sulla Terra."




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte da QUI (testo leggibile e scaricabile).
 

martedì 11 febbraio 2025

Insigne Chirurgo su NDE: C'è Distacco Anima-Corpo




Sebirblu, 11 febbraio 2025

Ormai aumentano sempre più, cari Lettori, le testimonianze relative ad uomini di scienza che avallano e confermano la continuità di vita dopo la morte, sebbene in altre dimensioni.

È il caso di un cardiologo, che intervistato, non ha esitato un attimo a dichiarare quello che fino a poco tempo fa, appariva addirittura impensabile: la possibilità di uscire dal proprio corpo per poi rientrarvi dopo l'accertamento ufficiale di avvenuto decesso.

Eccone il racconto...




Il Parere di un ragguardevole Chirurgo:

"Nelle Esperienze di pre-morte (NDE) c'é la prova del distacco dell'Anima dal Corpo".

Lloyd William Rudy, prestigioso cardiochirurgo deceduto nel 2012, ha riportato uno dei casi più emblematici di NDE: un paziente, dichiarato morto da almeno venti minuti, è ritornato alla vita raccontando dettagliatamente tutto ciò che aveva visto.

Il dottor Rudy ha pensato che questo caso, insieme a molti altri, fosse la prova del possibile distacco dell'anima dal corpo al momento del trapasso.




Nel corso degli ultimi anni, alcuni ricercatori olandesi hanno raccolto più di 70 casi sulle esperienze di pre-morte, registrando i racconti di persone che avevano lasciato i loro organismi fisici e osservato scene poi descritte con impressionante precisione.

I particolari di ciò che hanno visto (le azioni dei medici in ospedale, per esempio) si sono rivelate corrette, fornendo alcune delle prove più significative sull'esistenza delle capacità mentali extra-cerebrali.

Titus Rivas, Anny Dirven e Rudolf Smit hanno pubblicato una serie di registrazioni in un libro in lingua olandese intitolato "Wat een stervend brein niet kan" (Ciò che un cervello morente non può fare).

Come riporta The Epoch Times, in un caso riferito dal cardio-chirurgo Lloyd W. Rudy (1934-2012), un paziente dichiarato morto da almeno venti minuti è incredibilmente ritornato in vita.

Non solo questo suo rientro è risultato insolito, ma anche tutto ciò che ha raccontato riguardo al periodo in cui si trovava "morto" sfida ogni spiegazione razionale.

Il dottor Lloyd Rudy si era laureato all'Università di Washington, era stato preside del "Programma Cuore" presso la Facoltà di Medicina dell'Università della Georgia e membro del primo team di trapianti di cuore all'Università di Stanford.

Egli e il suo assistente Roberto Amado-Cattaneo, avevano eseguito un intervento chirurgico per sostituire una valvola cardiaca infetta. L'infezione aveva causato al paziente un aneurisma e l'uomo poteva essere tenuto in vita solo per mezzo di un respiratore automatico.

Verso la fine dell'intervento, però, la situazione era precipitata e il paziente non aveva dato più cenni di vita. Rammaricati, i medici avevano quindi redatto il certificato di morte e informato del decesso la moglie dell'uomo dopo aver spento i macchinari.




"Al termine dell'operazione, i chirurghi avevano dimenticato però di spegnere il dispositivo che misurava alcune funzioni del corpo, quali la pressione del sangue.

In più,  poco prima che l'uomo cessasse di vivere,  avevano introdotto nel suo corpo una lunga sonda con un sensore incorporato per rilevare con precisione il suo battito cardiaco.

Discutevano intanto sul come avrebbero potuto intervenire e quali farmaci avrebbero potuto somministrare al paziente per poterlo salvare" – hanno scritto i ricercatori olandesi.

Ma l'uomo nel frattempo morì ed erano già trascorsi venti o venticinque minuti da quando il paziente era stato dichiarato morto...

"Il cardiologo e il suo assistente si erano già tolti i camici, i guanti e le mascherine ed erano in piedi davanti alla porta aperta.

Improvvisamente, si avvidero di una sorta di attività elettrica… Entrambi pensarono che potesse essere l'effetto di possibili convulsioni cardiache, ma il segnale aumentò fino a diventare un vero e proprio battito cardiaco, prima lento poi sempre più rapido".

Nessuno aveva fatto niente per rianimare il paziente da quando ne era stato decretato il decesso: il risveglio era avvenuto spontaneamente. Ci sono voluti un paio di giorni affinché l'uomo riprendesse conoscenza, ciononostante il recupero fu completo, senza alcun segno di danno cerebrale.

"In passato, avevo sperimentato alcune situazioni in cui i degenti si erano ripresi da uno shock lungo e profondo, nondimeno queste persone erano ancora in vita, invece in questo caso l'uomo era deceduto", ha ricordato il dottor Amado-Cattaneo.

Esattamente come molte altre persone hanno riferito di aver lasciato il corpo durante una NDE, il paziente ha descritto una luce brillante alla fine di un tunnel". (Per approfondimenti su questa importantissima esperienza QUI e QUI; ndr).

Ma sono gli avvenimenti che egli ha osservato all'interno dell'ospedale ad incuriosire coloro che hanno cercato di assodare scientificamente le esperienze di pre-morte.




L'uomo ha raccontato di aver visto i dottori Lloyd Rudy e Amado-Cattaneo parlare, ha descritto con precisione la loro posizione nella stanza e il fatto che stessero con le braccia incrociate sul petto mentre l'anestesista entrava nella stanza.

Ancor più interessante, ha narrato di aver veduto il monitor del computer, presso il quale stava un'infermiera, costellato di post-it attaccati e allineati uno sopra l'altro.

Ed effettivamente, la donna aveva annotato su foglietti adesivi alcuni messaggi telefonici per il dottor Rudy e li aveva disposti proprio in quel modo.

"Il paziente non avrebbe potuto vedere quei foglietti degli appunti prima della operazione" – ha precisato il cardiologo.

"Ovviamente, la maniera in cui i post-it erano stati disposti sul monitor era diversa da come invece erano posizionati su altri computer e l'uomo non avrebbe avuto modo di indovinare l'ordine con cui erano stati collocati" – hanno riportato gli autori.

Il dottor Rudy ha concluso che il paziente doveva realmente essersi trovato fuori dal suo corpo fisico, perché altrimenti non avrebbe potuto descrivere la circostanza in maniera così precisa. A suo avviso, la coincidenza o la semplice preveggenza non possono essere delle spiegazioni plausibili.

Anche l'altro chirurgo, il dottor Amado-Cattaneo non è riuscito a spiegarsi il fenomeno. Ha confermato che l'uomo aveva descritto con esattezza gli eventi, dal momento che i suoi occhi, tenuti chiusi da un nastro a protezione della cornea durante l'operazione, non potevano aver visto niente.

Le macchine che stavano monitorando le funzioni vitali funzionavano molto bene; il cuore ad un tratto si era fermato e non aveva mostrato alcun segnale di respirazione per almeno venti minuti.

Rivas e Smit hanno concluso che la raccolta di tali prove aneddotiche rende sempre più difficile archiviare questo tipo di casi come delle semplici suggestioni.

Revisione, adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it


lunedì 23 settembre 2024

La NDE di un Prete Fucilato e Miracolato da P. Pio




Sebirblu, 23 settembre 2024

A  distanza di 10 anni e in occasione della ricorrenza del Santo del Gargano, Padre Pio da Pietrelcina, ripropongo questo articolo interessantissimo che più volte è stato riportato anche da alcuni siti cattolici. Ne segnalo pure altri tre QUIQUI, QUI ed uno sulla persecuzione subita dal Santo Frate QUI. Attenzione! Video finale di don Minutella su questo tema.


San Pio da Pietrelcina  (1887-1968)

Il personaggio che vi presento oggi, cari Lettori, è degno di nota in quanto si tratta di un sacerdote protagonista di un'eccezionale esperienza fuori dal corpo, dopo essere stato "fucilato" come cappellano militare in Algeria.

Ma quello che è davvero sorprendente è il fatto che sia stato miracolato da Padre Pio di cui era "figlio spirituale".

L'accaduto è stato anche raccontato da lui stesso, invitato alla trasmissione televisiva "Porta a Porta" un po' di anni fa e di cui vi riporto il video.

In aggiunta, oltre ad una breve sua biografia, vi sottopongo un curioso aneddoto che lo riguarda, nel momento in cui, ancora giovane studente di teologia a Roma, decise di recarsi a San Giovanni Rotondo per conoscere il famoso frate cappuccino.


Mario Duguay

La NDE di Padre Jean Derobert

Ecco la sua testimonianza sull'evidente protezione di cui fu oggetto da parte del Cielo, grazie all'intervento di Padre Pio da Pietrelcina (oggi Santo).

Caro Padre,

Lei mi ha domandato una relazione scritta a proposito dell'evidente protezione di cui sono stato oggetto nell'agosto 1958 durante la guerra d'Algeria.

In quell'epoca, ero al servizio del Corpo Sanitario delle Forze Armate e avevo notato come ad ogni momento importante della mia vita, Padre Pio, che mi aveva accettato nel 1955 come figlio spirituale, mi facesse pervenire una cartolina che assicurava la sua preghiera e il suo sostegno.

Uno di questi casi fu prima del mio esame all'università Gregoriana di Roma, così come al tempo della mia partenza per l'esercito, oppure quando dovetti raggiungere i combattenti in Algeria.

Una sera, un commando del F.L.N. (Fronte di Liberazione Nazionale Algerino) attaccò il nostro villaggio e fui ben presto fatto prigioniero, messo davanti ad un portone con cinque altri militari e là fummo fucilati.

Mi ricordo che non ho pensato né a mio padre, né a mia madre di cui ero, tra l'altro, figlio unico, ma provavo solamente una grande gioia perché «andavo a vedere ciò che esisteva dall'altro lato».

Avevo ricevuto, la mattina stessa, una cartolina da Padre Pio con due righe manoscritte: «La vita è una lotta, ma porta alla Luce» (sottolineato due o tre volte).

Immediatamente, feci l'esperienza dell'uscita dal corpo, e lo vidi accanto a me riverso e sanguinante in mezzo ai miei compagni, anch'essi uccisi. Ho allora iniziato ad ascendere e ad entrare stranamente in una sorta di tunnel. (Per approfondimenti QUI e QUI; ndt)




Dalla densa nube che mi circondava, emergevano dei visi conosciuti e non. All'inizio, questi volti erano tenebrosi; si trattava di persone poco raccomandabili, peccatori con poche virtù. Però, man mano che salivo, ne incontravo altri sempre più luminosi.

Ero sorpreso di come potessi camminare... e mi dicevo esser fuori dal tempo, dunque già resuscitato... Mi stupivo di poter osservare tutt'intorno alla mia testa senza voltarmi indietro.

Ero sbalordito di non aver sentito nulla per le ferite riportate dalle pallottole dei fucili e compresi che erano entrate nel mio corpo così velocemente da neutralizzare qualsiasi dolore.

Subito, il mio pensiero andò ai miei genitori... E in un lampo mi sono ritrovato ad Annecy, a casa mia, e li ho visti dormire nella loro camera. Ho provato a parlare loro, ma senza successo.

Ho visitato l'appartamento notando il cambio di posizione di un mobile. Molti giorni dopo, scrivendo a mia madre, le ho domandato perché lo aveva spostato. Nella risposta che mi inviò mi chiese: «Come fai a saperlo tu?»

Ho pensato pure a Papa Pio XII, che conoscevo bene (ero stato studente a Roma), e immediatamente sono arrivato nella sua stanza. Si era appena messo a letto. Abbiamo comunicato per mezzo dei pensieri (telepatia; ndt), perché era un grande spiritualista.

Ho proseguito la mia ascensione fino a trovarmi circondato da un paesaggio meraviglioso soffuso di una luce azzurrognola molto delicata... Non c'era tuttavia il sole «perché il Signore è la loro Luce...» come dice l'Apocalisse.

Ho visto là migliaia di persone, tutte con un'età approssimativa di trent' anni, e ne ho incontrate alcune che conoscevo mentre erano in vita... La tale era morta a 80 anni... e sembrava averne 30... La tal altra era morta a 2... ed entrambe apparivano coetanee...

Ho lasciato questo «paradiso» costellato di fiori straordinari e sconosciuti quaggiù. Sono salito ancora più in alto... Là, ho perso la mia natura umana e sono diventato una «goccia di Luce».




Ho veduto molte altre Scintille luminose e sapevo che una era San Pietro, un'altra Paolo oppure Giovanni, o un apostolo, o quel tal Santo... Poi ho visto Maria, meravigliosamente bella nel suo mantello di Luce, che mi accoglieva con un sorriso indicibile...

Dietro di Lei c'era Gesù, di una bellezza indescrivibile, e alle Sue spalle splendeva una zona di Radianza, che sapevo essere il Padre, e in cui mi sono immerso...

Ho sperimentato, così, l'appagamento totale di tutto ciò che potevo desiderare. Ho conosciuto la felicità perfetta... e, bruscamente, mi sono ritrovato sulla Terra, il viso nella polvere, in mezzo ai corpi insanguinati dei miei compagni.

Ho preso contezza che il portone davanti al quale mi trovavo era crivellato dai colpi che avevano attraversato il mio corpo; che il mio abito era perforato e intriso di sangue; che il mio petto e il dorso erano macchiati anch'essi di sangue a metà coagulato, un po' vischioso... ma io ero incolume!

Sono andato allora dal Comandante così com'ero. Mi venne incontro gridando al miracolo. Era il comandante Cazelle, oggi deceduto.

Quest'esperienza mi ha segnato molto, senza alcun dubbio. Ma quando, affrancato dall'Esercito, mi recai da Padre Pio, egli mi scorse da lontano nel salone San Francesco. Mi fece segno di avvicinarmi e mi diede, come sempre, un piccolo buffetto affettuoso.

Poi mi disse queste semplici parole: «Oh! Come mi hai fatto correre! Ma quello che hai visto, era talmente bello!» E chiuse lì la sua osservazione.

Si può capire, ora, il motivo per cui io non abbia più paura della morte... poiché SO cosa c'è dall'altra parte!

Padre Jean Derobert




Questo documento fa parte degli atti del processo per la canonizzazione di Padre Pio. La relazione scritta ci è stata concessa a condizione di non renderla pubblica prima della canonizzazione stessa.

Suor Benjamine




Breve biografia di Padre Derobert

Jean Derobert è nato il 25 ottobre 1934 ad Annecy; ha ricevuto l'Ordinazione sacerdotale il 30 giugno 1962 a Notre-Dame de Paris.

Ha compiuto i suoi studi ecclesiastici al seminario francese di Roma e nominato vicario alla parrocchia Sainte Louise di Marillac di Drancy nel 1993; ha rivestito, l'anno dopo, il ruolo di Direttore agli Studi nel collegio Albert de Mun de Nogent-sur-Marne.

Successivamente è diventato Cappellano alla basilica del Sacro Cuore di Montmartre e responsabile dei pellegrinaggi in Terra Santa.

Poi, spostatosi a Marsiglia nel 1996, Padre Derobert ha esercitato il suo ministero alla casa di riposo delle religiose del Buon Pastore.

Dal 2011 ha risieduto presso le Piccole Suore dei Poveri, dell'Ordine dei Certosini, da dove ha raggiunto la Casa dell'Altissimo, il venerdì 24 maggio 2013.

Ecco dunque il piccolo aneddoto che lo riguarda:


Padre Jean Derobert e San Pio da Pietrelcina

Padre Pio e l'Angelo di Jean Derobert

L'Angelo custode costituisce una realtà costante nella vita di Padre Pio e un mezzo insostituibile del suo apostolato. Una presenza invisibile, che per lui era visibilissima, tanto che si meravigliava come qualcuno non scorgesse quello che vedeva lui.

«Se hai bisogno di me, mandami il tuo Angelo custode»: era il ritornello che ripeteva ai suoi innumerevoli "figli spirituali" sparsi in tutto il mondo.

Ma cominciamo con un episodio riferito dal protagonista stesso, Padre Jean Derobert, cappellano della basilica del Sacro Cuore di Parigi.

Anno 1955. Jean Derobert è studente di teologia a Roma. Avendo sentito parlare di Padre Pio, decide ad un certo punto, con una discreta dose di ingenuità, di prendere il treno e andarlo ad incontrare, in modo da farsene un'idea precisa e verificare l'esattezza delle voci che circolano su di lui.

Arriva a San Giovanni Rotondo il 2 ottobre. In preparazione della festa di San Francesco, si svolge nella piccola Chiesa una cerimonia pomeridiana con predica, canti e recita del rosario.

Quella particolare espressione di fede popolare, in versione meridionale, provoca una certa irritazione, quasi un'idiosincrasia insopportabile nel giovane con la mente satura di testi scolastici.

Non c'è da stupirsi. L'impatto con un devozionalismo bigotto, spinto fino alle sue manifestazioni parossistiche, chiassoso, disordinato, scomposto, estroverso, spesso travalicante nella superstizione, deve essere risultato particolarmente sgradevole ed ostico ad un futuro sacerdote alquanto esigente con vezzi intellettualistici.

Comunque, approfittando del lasciapassare rappresentato dalla veste clericale, riesce a guadagnare una posizione strategica in una specie di tribuna. Ma eccone il racconto proprio dallo stesso:

«Scorsi un posto libero in prima fila e mi ci sistemai. Il mio vicino di sinistra tossiva, espettorava, si soffiava il naso in continuazione, e ciò mi infastidiva non poco. Lo guardai di sottecchi. Mi venne da pensare: "Ma questo viso non mi è nuovo, debbo averlo già visto da qualche parte…"

All'improvviso, il cappuccino sconosciuto posò bruscamente una mano sulla mia testa, con un gesto che doveva essergli familiare.

Quella mano era guantata… Mi ritrovai in ginocchio ai piedi del personaggio il cui incontro, al solo pensarci, mi incuteva tanta paura: si trattava di Padre Pio in persona!




Il fatto mi provocò un'impressione terribile, qualcosa di analogo ad un pugno sullo stomaco. Non riuscivo più a rimanere in quella posizione prona. Dovetti sedermi, perché le gambe cedevano e non avevo più forze.

Continuavo a fissarlo, affascinato da quel volto proteso verso un "aldilà" che a me rimaneva sconosciuto.

Assistevo, nel mio intimo, al sorgere di un sentimento d'affetto per quest'uomo che, in maniera evidente, soffriva molto.

Sentimento che, d'altra parte, era stranamente in contrasto col disprezzo che nutrivo per la folla che ascoltava un frate denunciare il comunismo, parlare della Madonna e di altro ancora che non saprei dire…»

Ma è il seguito quello che ci interessa più da vicino.

Come premessa, va detto che i sacerdoti erano esenti dalla lunga trafila a cui veniva assoggettata la gente comune, ossia, non dovevano munirsi del fatidico numerino ed aspettare pazientemente due o tre giorni prima di essere confessati da Padre Pio.

Derobert, intellettuale in erba, non era certo il tipo da rinunciare ai privilegi derivanti dall'appartenenza alla casta sacerdotale. Così era andato in sacrestia alle sette del mattino e si era posizionato al quinto posto di una lunga fila. Ma sentiamo da lui:

«Mi trovavo in attesa con una certa ansietà e mi perveniva, a tratti, la voce robusta del Padre che iniziava a gridare: "Quante volte?" – ed ogni tanto scacciava un penitente – "Via, via! Vai a cercare un altro confessore!", incurante delle suppliche: "No, no, Padre…"

Al mio turno, presi posto al confessionale.

"Padre, sono francese".

"Bene, e che cosa hai fatto?" mi domandò in latino.

"Parli pure italiano Padre, perché la capisco".

"Bene, che cosa hai fatto?"

"Non so!"

Poi, cominciando a confondermi, iniziai ad infastidirmi. Mi sentivo ridicolo, dal momento che non sapevo cosa dire. Il vuoto. Soltanto dopo venni a sapere che Padre Pio metteva a nudo l'Anima. Durante tutto questo tempo, sorrideva.




"Padre, ho fatto questo… e questo…"

"Sì, è vero", mi disse, "ma ti è già stato perdonato venerdì scorso"

Ed era verissimo. Lui proseguì:

"Ma tu dimentichi questa cosa e quest'altra… Due anni fa, in quel posto. Perché hai fatto ciò? E quell'altro? È vero o no?"

Con le lacrime agli occhi, mi mostrò la gravità di certe azioni, una gravità alla quale, devo riconoscere, non avevo mai pensato. Ma proprio nel momento in cui ascoltavo le spiegazioni che uscivano dalla sua bocca, quelle mancanze assumevano per me le loro vere dimensioni.

"È una cosa grave… molto grave…". E si metteva a piangere e a soffrire.

Mi trovavo assai a disagio, tanto più che i fatti menzionati da lui corrispondevano a verità. Vi aveva aggiunto anche dei dettagli che io stesso avevo totalmente dimenticato. Succede a volte che si agisca per riflesso, senza avere il senso di una qualsiasi colpevolezza.

Mi impartì l'assoluzione, e mi domandò:

"Credi all'Angelo custode?"

"Beh! Non l'ho mai visto..."

Fissandomi con uno sguardo penetrante, mi rifilò un paio di ceffoni, scandendo gravemente queste parole:

"Guarda bene! È là ed è bellissimo!"

Mi voltai, ma ovviamente non vidi nulla. Ciò nondimeno, lui, il Padre, aveva negli occhi l'espressione di qualcuno che invece vede qualcosa. Non guardava nel vago, ma in un punto preciso.

"Il tuo Angelo custode è là e ti protegge! Pregalo molto… Pregalo molto!"

Gli occhi di Padre Pio erano luminosi. Riflettevano la Luce della mia Guida celeste».

A conclusione di questo fatto, restano da aggiungere soltanto alcuni particolari. 

Innanzitutto la testa del giovane penitente, chino sull'inginocchiatoio, si trovava così vicina al Santo confessore, che era seduto sulla tradizionale sedia di paglia, da sfiorargli quasi la fronte.




In secondo luogo, lo studente era dotato di una corporatura che lo faceva somigliare ad un giocatore di rugby, quindi non dev'essere stata un'impresa facile, per Padre Pio, assestargli quei due sonori ceffoni, considerando lo stato dolente delle mani segnate da stigmate.

Possiamo dedurre, con una punta di ironia, che Padre Pio sebbene "angelico" fosse anche un po' manesco e che l'uso delle mani "alla don Camillo" probabilmente gli procurava anche delle fitte acutissime. (Ma come diceva Trilussa: "Quanno ce vò, ce vò..."; ndr).

Traduzione, relazione e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: myriamir.wordpress.com

e dal libro di Alessandro Pronzato  "Padre Pio - Mistero glorioso".

Ecco il video di don Alessandro M. Minutella: