venerdì 27 luglio 2018

SONO NULLI SACRAMENTI E MESSE di Bergoglio & C.!


"Il fumo di Satana" è entrato in Vaticano...

Sebirblu, 27 luglio 2018

Come descritto QUI, dopo il convegno di Verona del 9 giugno scorso, in cui 2200 persone si sono ritrovate per consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria aderendo all'invito di don Minutella, tra i vari gruppi cattolici che erano presenti sono sorte pesanti ed accese diatribe spesso "condite" da improperi più o meno ipocriti e da accuse reciproche a favore o contro il coraggioso Sacerdote palermitano.

Questo putiferio, sicuramente istigato dal Maligno (il dià-volo è "separatore" per antonomasia) che si è frapposto "minando subito" un pericoloso fronte anti-Bergoglio, è stato causato da alcune asserzioni, trasmesse dall'ex parroco nei suoi video, in cui sosteneva e sostiene che le Messe celebrate con la formula di rito – in comunione con papa Francesco e relativo cardinale – ossia l'«una cum», NON SONO VALIDE, in quanto non vi può essere unione con un falso pontefice ed una falsa chiesa eretica ed apostata.




Si può ben comprendere il "polverone" che queste parole hanno sollevato visto che così sarebbe NULLA persino la Consacrazione del Pane e del Vino! Per i cattolici, seppur contrari all'«inquilino di Santa Marta», ciò diverrebbe un serio problema perché li indurrebbe a cercare quegli officianti che dichiarino essere in comunione «cum papa Benedicto XVI», tutt'ora Papa anche se Emerito, o a non onorare il 3° comandamento: "Ricordati di santificare le feste".

Un vero dilemma, a cui si potrebbe ovviare se si prendesse coscienza (e ciò è quasi impossibile ad un "osservante" scrupoloso) di quanto ho scritto QUI e QUI, ma questa è un'altra storia... che riguarderà il futuro quando le persone avranno acquisito una più profonda maturità interiore, diventando adulte nello Spirito e non più necessitanti degli aspetti esteriori. San Paolo insegna quando dice ai Corinti:

"Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come ad esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana?" (1 Cor. 3,1-3).

Riprendendo dunque il discorso, ora abbiamo davanti un quadro abbastanza avvilente: le masse umane ignare e tiepide (o opportuniste come tanti vescovi e cardinali traditori) che inneggiano a Bergoglio, e quelle molto meno numerose (i conservatori tradizionalisti tra cui presuli e sacerdoti) che, pur accortesi dell'inganno apocalittico, si sono divise tra loro (come in questo caso) sostenendo le une, la validità dei Sacramenti amministrati dai "modernisti" (come l'Eucaristia nella Messa), e perciò prendendo le distanze da don Alessandro Minutella che ne dichiara l'invalidità, tacciandolo da eretico e da indemoniato, e le altre, che invece rimangono dalla sua parte (ossia il "piccolo resto").




Ma ecco il colpo di scena: il battagliero Sacerdote, non certo sprovveduto in tema di teologia, dal momento che ha conseguito ben due lauree a pieni voti in tale disciplina, ha dimostrato che le sue dichiarazioni sono supportate dal Codice di Diritto Canonico per quanto concerne l'abdicazione papale (nota 1) e dalla Costituzione Apostolica "Universi Dominici Gregis" (nota 2) scritta da Giovanni Paolo II sul comportamento da tenere in occasione di un Conclave per eleggere un nuovo pontefice. (cfr. QUI e QUI).

1) Can. 188 ‒ La rinuncia fatta per timore grave, ingiustamente incusso, per dolo o per errore sostanziale oppure con simonìa, è nulla per il Diritto stesso.

2) Cap. VI:

par. 81 ‒ I Cardinali elettori si astengano, inoltre, da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò in realtà fosse fatto, sia pure sotto giuramento, decreto che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo; e fin d'ora commino la scomunica latae sententiae ai trasgressori di tale divieto. Non intendo, tuttavia, proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l'elezione.

par. 82 ‒ Parimenti, vieto ai Cardinali di fare, prima dell'elezione, capitolazioni, ossia di prendere impegni di comune accordo, obbligandosi ad attuarli nel caso che uno di loro sia elevato al Pontificato. Anche queste promesse, qualora in realtà fossero fatte, sia pure sotto giuramento, le dichiaro nulle e invalide.

par. 83 ‒ Con la stessa insistenza dei miei Predecessori, esorto vivamente i Cardinali elettori a non lasciarsi guidare, nell'eleggere il Pontefice, da simpatia o avversione, o influenzare dal favore o dai personali rapporti verso qualcuno, o spingere dall'intervento di persone autorevoli o di gruppi di pressione, o dalla suggestione dei mezzi di comunicazione sociale, da violenza, da timore o da ricerca di popolarità. Ma, avendo dinanzi agli occhi unicamente la gloria di Dio ed il bene della Chiesa, dopo aver implorato il divino aiuto, diano il loro voto a colui che anche fuori del Collegio Cardinalizio avranno giudicato idoneo più degli altri a reggere con frutto e utilità la Chiesa universale.

Ecco i due video relativi:




Sì, perché come ho già ripetutamente detto QUI, QUI e QUI, le "dimissioni" di Benedetto XVI sono state indotte da una cerchia di cardinali, conosciuta come "mafia di San Gallo" (dalla località svizzera nella quale si riunivano; cfr. QUIQUI, ma anche QUI e QUI), per insediare il "prescelto" ‒ ossia l'argentino Bergoglio ‒ che sin dal 2005 avrebbero voluto eleggere, ma invano, avendo prevalso il «contestato» Ratzinger, il severo Custode della Dottrina della Fede di cui era Prefetto.

Fu proprio il 24 aprile di quell'anno che Benedetto XVI, nell'omelia di inizio pontificato, pronunciò la fatidica frase: «Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi» e pare che con questa abbia fatto arrossire diversi cardinali! (Cfr. QUI e QUI).  




Concludo con una serie di immagini e video che evidenziano molto bene lo stato in cui versa oggi la Chiesa sotto il pontificato di Jorge Mario Bergoglio:


Performance nell'antica Chiesa della Misericordia nella Diocesi di Leiria-Fatima... (guarda caso!).


22 luglio 2018 - "Bacio omosessuale" in Versilia (QUI). Il parroco don Luppi:
"Per me quella scultura poteva rimanere dov'era. Non è venuto nessuno a protestare".

Barbecue in una Chiesa in Germania




E don Minutella per tutto questo, come un novello Davide, affronta a "mani nude" con una semplice "fionda", il Rosario, e con la potente protezione della Vergine Santa, il gigante Golia.





CAPITO CARI SACERDOTI? E allora... SEGUITE DON MINUTELLA! Il prossimo vostro incontro, come Lui vi ha detto, è per il 12 settembre a Verona. Coraggio! Prendete  posizione  e "Uscite da Babilonia!" (Ap. 18,4). C'è molto bisogno di Voi!... (Cfr. anche QUI).

E ancora, per tutti coloro che si ostinano a rimanere nell'ombra... dietro le quinte... ("Il silenzio dei giusti fortifica i nemici di Dio" – Madonna di Anguera, il 16-7-2018 QUI). 

Conclusione

Chi ha intelletto e cuore aperti, ed è supportato da fede viva, dopo aver letto questo esauriente articolo, non può far altro che schierarsi dalla parte dei giusti e sostenere il valoroso e ardente "guerriero" di Maria – Don Minutella – con le preghiere e l'opera, affinché altri Sacerdoti, oltre ai due che lo hanno già fatto, si affianchino a lui per guidare e pascere il gregge del Signore che attualmente si trova nel serio pericolo di essere sbranato dai lupi.


lunedì 23 luglio 2018

Angeli in Astronave: Messaggio dalla Donna Sublime




Sebirblu, 23 luglio 2018

Gentili Lettori, ecco a voi un capitolo veramente magnifico del famoso libro del "contattista" Giorgio Dibitonto "Angeli in astronave". Penso infatti che questa persona sia genuina ed umile (come da intervista QUI), e meriti tutta la credibilità e la stima possibili.

Come molti di noi sanno, il tempo in altre dimensioni non esiste, e siccome i fatti qui preconizzati non sono ancora accaduti ma potrebbero verificarsi proprio quest'anno, ho deciso di pubblicare questo accorato appello, rivolto a tutta l'Umanità, affinché rifletta e ne prenda coscienza.




La Donna Sublime

L'incontro successivo avvenne nella grande pianura, fra i campi di grano. Avevamo impiegato molte ore per giungere fin là in automobile. Come sempre, eravamo guidati dal contatto cosmico.

Il tempo era bello e faceva caldo. Il sole era oscurato a tratti da qualche grossa nuvola. Giunti sul posto, lasciammo la vettura e ci addentrammo a piedi fra i campi.

La volta celeste appariva ampia rispetto a quella che si vede dai luoghi montani ai quali eravamo abituati negli incontri precedenti. Assistemmo subito al passaggio di varie formazioni di dischi, un numero di mezzi spaziali che ci lasciò sbalorditi.

Ad ogni loro comparsa si produceva un rombo straordinariamente imponente e piacevole, che vibrava come un'immensa stereofonia celeste.

Poi vedemmo l'astronave venire da un punto del cielo. Si avvicinò e restò sospesa a qualche centinaio di metri dal suolo coperto di spighe dorate: ne uscì un disco cosi grande e bello come mai avevamo visto prima.

Tina, come sempre, dava in esclamazioni di gioia. L'oggetto dello spazio si posò sul piccolo prato che divideva in due il campo di grano.




Ne uscirono Raffaele, Firkon, Orthon, Kalna, Ilmuth e una giovane donna di una bellezza straordinaria, che ci colpì profondamente.

Vestivano tutti semplicemente con tute larghe e abiti lunghi fino alle caviglie. Il tessuto pareva leggero e senza cuciture e i colori variavano dal beige all'azzurro, dal violetto al blu.

La donna vestiva di un azzurro pallido, la sua chioma era castano-bionda e le fluiva fin sulle spalle. Indossava un paio di sandaletti che parevano dorati, ma il colore dava riflessi cangianti, per cui a volte apparivano colori che non saprei descrivere.

Dal suo aspetto dimostrava circa venticinque anni di età. I suoi occhi, di colore azzurro, erano dolcissimi ed esprimevano una bellezza e una bontà indicibili. Tutto il suo Essere emanava una soavità ed una grandezza sublimi.

Si mosse con molta grazia, naturalezza e semplicità verso di noi. «Siate i benvenuti a questo nostro incontro che desideravamo da tempo», disse con voce carezzevole.

Raffaele suggerì che ci sedessimo all'ombra di un grande albero, che sorgeva al limitare del praticello fra due campi di grano. Il grande disco era a poche decine di metri da noi, e potevamo vederlo soltanto stando in piedi, perché da seduti eravamo sovrastati dalle spighe di frumento.




Ognuno trovò un posto abbastanza comodo. La dolce fanciulla sedette su una lieve balza coperta di ciuffi d'erba. Raffaele disse che l'astronave, la quale ci appariva ancora immobile nel cielo, era protetta da un campo magnetico che la rendeva invisibile ad occhio umano.

I Fratelli espressero la loro gioia di essere con noi e noi facemmo altrettanto. Poi si fece silenzio e la dolce Signora delle stelle disse:

«Quando vi sarà dato di viaggiare nello spazio sulle nostre astronavi, vi diremo altre cose che ci sta a cuore trasmettervi. Questa missione ha il compito di darvi delle cognizioni e di farvi fare esperienze che vi pongano in grado di trasmettere ai vostri fratelli della Terra il nostro messaggio.

Tutta la vita universale è in comunione. Quando un pianeta è in pericolo e minaccia la pace e l'armonia dell'intera famiglia del Padre, noi operiamo in Suo nome per la salvezza.»

Noi tutti eravamo rivolti verso di lei, e l'ascoltavamo con la più grande attenzione. Il sole aveva riflessi rossastri, che coloravano il suo viso mettendone in risalto la meravigliosa bellezza, mentre le sue parole e i suoi gesti esprimevano una grande saggezza e conoscenza.

«Il Bene», continuò, «produce altro bene, la gioia diffonde gioia. L'Amore genera Amore e la conoscenza altra conoscenza. Tutta la vita universale è in movimento. La stessa Legge vale per il Male, che genera altro male, se non serve a comprenderne l'inutilità e la dannosità.

Il Male sul vostro mondo ne ha già prodotto tanto da realizzare morte e distruzione quali mai si videro prima. Ma noi siamo qui a rassicurarvi che sarà fatto quanto occorre per la vostra salvezza».

Tacque, e ciò ebbe l'effetto di aumentare, se era possibile, la nostra attenzione.

«Tutti i figli dell'Amore Universale sono ora all'Opera in favore del vostro pianeta, che versa in grave pericolo. Presto i figli della Terra si troveranno in un dolore mai visto nella loro storia».

Ora la donna meravigliosa parlava adagio, e la tristezza velava il suo volto rendendo mesta la sua voce. Eppure, in lei non veniva mai meno la maestosità, che anzi risaltava maggiormente.


Gilbert Williams

«Noi», riprese, «siamo scontenti del comportamento dei fratelli della Terra. Nel tempo abbiamo dato vari avvertimenti, e i segni non sono mancati.

Eppure, i fabbricatori di morte e distruzione sono andati avanti nei loro progetti tremendi, e gli altri hanno vissuto senza darsi eccessiva preoccupazione, intenti soltanto ai loro affari.

Il Padre non può ulteriormente tollerare la stolta pervicacia di molti uomini della Terra, e presto questi si daranno da soli un grande castigo che servirà a purificarli, ma anche a fermare la devastazione in atto e irreversibile delle meravigliose realtà create sul vostro globo».

La sublime donna dello spazio spiegava quanto le stava a cuore con sorprendente precisione.

«Noi rivolgiamo agli abitanti della Terra un estremo invito affinché tutti coloro che anelano al trionfo della bontà, del ritorno alle cose semplici e profonde della vita, si uniscano a noi, alla nostra Opera per la loro salvezza.

Non potremo dare nuove conoscenze ai figli della Terra finché non avranno rinunciato definitivamente al male che è in loro.

Ma il vostro mondo non può restare al punto in cui si trova: una Nuova Era è necessaria per portare tutta l'Umanità a compiere il giusto passo evolutivo che la salvi da millenni di storia di sangue e rovine».

«Noi», disse con voce accorata e soave, «invitiamo tutti gli uomini di buona volontà ad alzare gli occhi al Cielo, ad essere migliori anche soltanto per pochi minuti ogni giorno, a schiudere anche solo uno spiraglio alla bontà e all'umiltà, affinché i loro occhi si possano aprire così da vedere chiaramente tutta la pericolosità dell'attuale situazione sulla Terra.

Allora, e solo allora, noi potremo far penetrare nel loro cuore il nostro messaggio di speranza e di salvezza. Non occorre fare molto, ma quel poco si faccia con tutta l'anima nelle azioni semplici di ogni giorno».

Sospirò e disse ancora:

«Nessuno, proprio nessuno, sulla Terra può ormai preservare il pianeta dalla rovina verso cui è stato avviato da uomini insensati.


La Desolazione della Terra

Il salvataggio verrà dal Cielo; ma abbiamo bisogno della collaborazione di tutti, di un po' di bontà e di conversione al bene che ognuno può operare in se stesso e dove vive.

Ciascuno può mettere una piccola pietra; tante pietre saranno da noi radunate e poi faremo il resto affinché l'edificio dell'Amore e del riscatto sia edificato per il futuro».

«La nostra afflizione per voi», sospirò tristemente, «è una piccola parte di quella del Padre. Vi trovate ormai agli ultimi tempi di una storia giunta all'estremo limite concesso dalla Giustizia delle Leggi universali dell'Altissimo e non ve ne accorgete: siete come ciechi.

Vi diamo continui richiami, e voi non li sentite, è come se foste sordi. Non volete più pregare chi può salvarvi perché siete impediti dalla vostra mancanza di umiltà, vi avviate verso un precipizio senza precedenti e non ve ne date pena.

Vogliamo che ve ne rendiate conto e che possiate fare quanto è richiesto dalle giuste Leggi cosmiche, onde evitarvi molto dolore.

Ciò, tuttavia, sarà inevitabile affinché possa sorgere sul mondo un nuovo giorno che vedrà sconfitti per sempre il Male e il Dolore, ma è possibile evitare il peggio; forse è ancora possibile.

Questo è l'ultimo grande messaggio d'Amore e di Salvezza che noi trasmettiamo per ridestare la vostra coscienza alle cose che stanno per succedere».




I suoi occhi incontrarono i miei, e poi quelli di Tina. Mi sentii sconvolgere. Pensai che se questo era l'ultimo monito, le cose erano ormai ad un punto di enorme gravità. Ebbi un attimo di smarrimento, mitigato tuttavia dalla dolcezza e dalla grandezza di quel volto.

«Non ci crederanno mai», dissi; «nessuno vorrà credere che ci abbiate dato un estremo avvertimento per la Terra in pericolo».

«I fatti che fra poco accadranno smorzeranno l'orgoglio di molti, e gli animi saranno più disposti ad ascoltare perché vedranno sempre più che gli avvenimenti concorderanno con quanto voi direte.

Quando Iddio chiese a Mosè di condurre fuori dalla schiavitù il suo popolo, ed egli fece presente la sua incapacità a farsi credere, il Signore lo rassicurò che gli avrebbero creduto per il fatto che le sue affermazioni si sarebbero avverate.

Certamente, anche voi dovrete subire lo scherno e la contestazione di molti, e le vostre parole non potranno far correggere gli uomini privi di umiltà. Ma voi le direte ugualmente, e noi vi assisteremo.

È urgente richiamare tutti alla realtà delle cose, e invitare ognuno a cambiare il proprio cuore e la propria vita con semplicità e bontà, anche soltanto un poco ogni giorno.

Vi insegneremo anche a pregare come dovreste, e tutti capiranno che è la cosa più bella che possano fare. Non vi è nulla di più semplice e grande per i figli del Dolce Padre Creatore che mettersi in contatto con tutta la fratellanza dell'Amore Universale.




Questa è un'altra delle cose che gli uomini della Terra dovranno semplicemente compiere per riuscire ad ottenere la liberazione». 

Non compresi molto le sue ultime parole. Ella lesse il mio pensiero e disse:

«Pregare significa elevare il proprio cuore al Cielo, al Creatore, a noi che siamo i suoi figli fedeli. Pregate e fatelo come sentite, come volete; ma pregate. Per formulare una preghiera basta poco».

E proseguì:

«Questo tempo, sulla Terra, fu predetto da millenni. Vi furono dati segni per riconoscerlo, e questi segni vi sono stati e vi sono tuttora. Ma gli uomini sono troppo intenti ai loro profitti egoistici, sono troppo distratti dalle loro ansie e da una volontà di proseguire nel cammino sbagliato.

Di tutto ciò vi parleremo più a lungo a bordo delle nostre astronavi. Per ora vi dico che un tempo meraviglioso sta per sorgere sulla Terra. Verrà l'Era predetta nella quale tutti i sogni dei buoni si avvereranno, non vi sarà più morte, né malattia, né sofferenza.

La Giustizia sarà viva nel cuore e nella vita dei figli della Terra. Ma gli uomini hanno il potere di far giungere per il pianeta la fine delle fini, se lo vorranno distruggere irreparabilmente. Noi interverremo per salvare le vittime di tanto scempio.

Dipende da voi tutti evitare una tale catastrofe e permettere che sulla Terra possa esservi, dopo la bufera, un tempo di pace e di gioia nella via della Conoscenza e nell'attesa di passare a pianeti più evoluti. In caso diverso, questo tempo lo realizzeremo ugualmente, ma potrebbe essere brevissimo.

Dopo di che, si compirebbero tutte le profezie che annunciano la fine. Infatti, gli eventi furono scritti, ma l'ora e la durata sono conosciute soltanto dal Padre Iddio, e ciò perché la libertà di tutti i figli del Creatore è una verità non fittizia».

La mia mente lottava col mio cuore, che aveva accolto pienamente il senso delle sue parole. La Signora dello spazio sorrise e mi rincuorò.

«Non cercate», disse, «di voler comprendere ora ciò che vi sarà chiarito in seguito. Noi vi prepareremo un poco alla volta affinché non ne siate confusi. Vi aiuteremo anche a poter accogliere le grandi cose che vi saranno rivelate.

Questo è necessario, e non dovrete mai temere per il vostro equilibrio interiore: vi daremo pace e serenità, forza e coraggio. Voi stessi ne rimarrete meravigliati».

Le fui grato, e vidi che anche il volto di Tina si apriva in un'espressione più rilassata. Quanto udivo mi pareva più grande dei miei pensieri e uno spiraglio di sgomento andava facendosi strada in me.

Ora mi sentivo rinfrancato e non avevo dubbi circa l'aiuto per noi e per i fratelli della Terra che si sarebbero aperti ad un così grande messaggio riguardante il soccorso di quegli Esseri meravigliosi e della Signora dello spazio.

«Si farà quanto sarà necessario», disse ancora, «ma presto si avvereranno le parole del Profeta e tutta la Terra ne sarà stupita». Il suo volto ebbe un'espressione come di chi mediti parole scritte nel proprio cuore.




«Ecco»,  disse con voce sicura,  «Io sto per creare nuovi Cieli e una nuova Terra. Non ci si ricorderà più delle cose del passato, esse non torneranno più in mente a nessuno. E si vivrà sempre nella gioia» (Is. 65,17 - ndr).

Tacque ancora, e il suo volto aveva un'espressione di un'amabilità struggente. Guardò negli occhi con dolcezza Tina e poi, volgendo il suo capo a tutti, come se volesse parlare a tutto il genere umano, aggiunse:

«II lupo e l'agnello pascoleranno insieme, il leone mangerà la paglia come un mite bue. Non vi sarà più male sulla Terra, né distruzione» (Is. 65,25 - ndr) «Ecco quanto avverrà presto sulla Terra dopo le cose che stanno per accadere».

«Vorremmo», proseguì, «potervi parlare di quanto vi attende di bello, ma non possiamo non richiamare il mondo alla realtà attuale.

A causa dell'egoismo di molti, vi saranno guerre e distruzioni e dovrete passare attraverso una dolorosa purificazione prima che le parole da me citate diventino realtà. Pregate che il tempo del Male sia abbreviato».

Raffaele aveva un'espressione mesta, e così gli altri. Vedevo sui loro volti sublimi una viva partecipazione a quanto detto dalla donna dello spazio. Ella incontrò i loro sguardi, accennando un dolce sorriso.

Poi continuò:

«Sodoma e Gomorra furono realmente distrutte dal fuoco per una salvezza superiore a quella della materia che essi avevano depravato. Noi siamo qui per tutti i figli della Terra ad annunciare un imminente castigo.

Se oggi ci presentassimo come allora, non subiremmo migliore sorte dei Fratelli che furono inviati a dare l'annuncio della prossima fine.

Gli uomini corrotti di quella città volevano usare violenza contro i nostri inviati. Oggi andremmo incontro ad una sorte peggiore: i migliori riderebbero con somma indifferenza».


"Lot in fuga da Sodoma" di Benjamin West  

Mi guardò con i suoi occhi pieni di luce, mitigando nel mio cuore l'emozione prodotta dalle sue parole. «Non saremo noi, come allora», aggiunse, «ad intervenire con il fuoco per impedire che si apra sotto i vostri piedi un abisso: la punizione ve la state preparando da soli.

Noi useremo il fuoco per dare nuova vita alla distruzione che voi avrete prodotto deturpando il mondo. A nulla servirebbe togliervi le armi micidiali da voi preparate,  poiché  voi  vi  mettereste  a  crearne  altre.

I loro effetti di morte e distruzione vi puniranno e vi metteranno in condizione di comprendere. Il pianeta risorgerà con coloro che avranno meritato di abitarlo per un Nuovo Tempo. La Terra allora sarà ancora un giardino dell'Eden».

Ricordai la visione riguardante gli effetti della guerra nucleare che mi era stata data dai Fratelli. La mia città e altre non esistevano più; e dopo la purificazione con il fuoco, erba e piante avevano ripreso a crescere.

Case sparse e uomini che coltivavano la terra, animali e scene di bontà e semplicità mi avevano riempito il cuore di gioia e di sensazioni d'amore. Avevo veduto giungere i Fratelli e intrattenersi con quegli uomini nuovi della Terra.

Avevo anche ascoltato una conversazione tra i Fratelli e i Terrestri, comprendendo che non sarebbe passato molto tempo che un'evoluzione rapida avrebbe portato il nostro mondo alle grandi realtà cosmiche.

Alcuni uomini che abitavano dove una volta era la mia città attuale erano saliti a bordo di astronavi; le immagini che mi erano state fatte vedere passavano veloci nella mia mente e si mettevano in relazione a ciò che la donna dello spazio aveva appena pronunciato.

Rividi quanto m'era stato mostrato in precedenza. Uomini che fuggivano sulle montagne, mentre in pianura le reazioni a catena delle esplosioni nucleari portavano una distruzione orribile. Avevo visto arrivare dischi volanti e astronavi a migliaia.

Uomini, donne e bambini venivano fatti entrare dai portelli aperti, altri venivano risucchiati e sollevati da terra, perché non c'era neppure il tempo di atterrare per l'opera di salvataggio.




Rivedevo queste cose e mi pareva che le parole di quella meravigliosa donna avessero una concretezza e una precisione senza eguali.

Riprese a parlare più sommessamente. «Noè venne deriso», disse, «allorché predisse il diluvio, che poi arrivò. Sta scritto che ciò avvenne per la corruzione degli animi.

Quando si deturpano le proprie energie spirituali, la vita materiale e cosmica, connesse strettamente con lo Spirito, ne subiscono tutte le conseguenze.

Ogni inquinamento spirituale ne produce dell'altro in quelle dimensioni che con lo Spirito vivono in comunione. Il vostro pianeta è sempre più contaminato perché lo è il vostro cuore.

La cattiveria, e quindi l'abbrutimento degli uomini al tempo di Noè, produsse quella catastrofe. Oggi ne state realizzando una ben peggiore per le sue conseguenze.

Vi diamo ancora questi ultimi avvertimenti nella speranza che vi ravvediate, ma non intendiamo piú esporre i nostri Fratelli come facemmo a Sodoma e Gomorra quando gli uomini di quelle città tentarono di usare violenza ai nostri messaggeri».

La sua voce si fece più ferma, pur senza perdere la sua soavità. Un gesto della mano accompagnò le sue parole.

«Voi», esclamò, «ormai credete sempre meno alle profezie che in ogni tempo hanno avuto avveramento.

Presto il lamento su Babilonia sarà una realtà sulla Terra. Sono già passati i tre Angeli dell'Apocalisse ad avvertire l'uomo di quanto accadrà, ma nessuno, o pochi, li hanno accolti e ascoltati.

Già da tempo la preghiera dei martiri ha ottenuto la fine sulla Terra del dolore e dell'ingiustizia dei fratelli probi.

È già stato tolto il settimo sigillo da chi aveva ed ha potere di farlo. Ora, per la stoltezza e la caparbietà di molti, la Terra udrà i sette tuoni e berrà i sette calici che contengono le sette piaghe. Ma questo tempo sarà molto abbreviato per le preghiere dei buoni, come fu scritto».




Vedemmo gli occhi della bella Signora riempirsi di lacrime. Le brillarono nelle pupille e sulle ciglia come gocce di luce. Tina pianse, e le disse che voleva consolarla per tanto dolore nel suo cuore.

Ero confuso, e mi dicevo che non sarei mai riuscito a comprendere come quelle sublimi Creature potessero avere tanto a cuore la nostra causa. In loro c'era solo Amore, e nessuna violenza, neppure contro i grandi mali della Terra che tanta tristezza causavano al Cosmo.

Pensai al dolore del Padre e ritenni giusto che quei figli che tanto lo amavano dovessero affliggersi cosí. Eppure, la mia mente continuava il suo smarrimento. Capivo e non capivo. Mi sentii commosso.

La Signora si volse a Tina in lacrime e la consolò. «Tutti gli uomini della Terra», le disse, «che amano la vera Giustizia e il trionfo dell'Amore del Padre Universale sulla Terra, nulla hanno da temere.

Se demmo soccorso nel deserto ad un popolo, immaginate ora quale aiuto e assistenza daremo al genere umano che si raccoglierà sotto il vessillo dell'Onnipotente Iddio nel deserto senza precedenti di questo fatale momento storico.

Voi ci avrete sopra di voi e con voi. Non vi abbandoneremo mai, e per voi riusciremo a portare in salvo tanti fratelli che diversamente andrebbero perduti».

Tina si asciugava gli occhi.

«A quel tempo», continuava la Signora dello spazio, «vi fu Mosè a condurre il popolo che volevamo salvare dalla schiavitù. Vi erano motivi molto grandi perché decidessimo di farlo.

Oggi è l'ora della Verità tutt'intera per voi, e un novello Mosè trarrà in salvo tutti coloro che lo vogliono, senza distinzione di razza e di popolo. Egli sarà in grado di leggere in ogni cuore anche il minimo anelito alla Bontà e alla Giustizia che sono sinonimi di Amore Universale».




La donna tacque, e Raffaele si animò prendendo la parola.

«Sta scritto», disse, «che, in quel momento, di due uomini che saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata (Lc. 17, 22-37; ndr). Noi salveremo chi sarà in condizione di poter essere salvato.

Non potremo usare violenza contro nessuno, nemmeno a scopo di salvataggio. Non possono essere portati dei fratelli in mondi che non sono di loro gradimento.

Il Padre non obbliga nessuno ad andare a Lui per forza. Ognuno lo fa o lo farà liberamente, per propria scelta. Poiché l'ora è vicina, è necessario che si rifletta perché quel tempo, che la stoltezza dell'uomo sta preparando, non sorprenda nessuno».

Firkon alzò la mano per prendere la parola:

«La Scrittura vi mise in guardia», disse, «dall'essere ipocriti. Vi fu detto che Segni dal Cielo vi avrebbero preannunciato il nuovo tempo dell'Amore sulla Terra, preceduto da cose terribili. Non vi pare che siano questi i segnali predetti?

Le nostre astronavi e i nostri dischi si mostrano in numero sempre maggiore ai Terrestri. Dal cielo vi mostriamo luci in movimento e segni nel sole, nella luna e nelle stelle. Tanti uomini della Terra assistono a fatti straordinari.

Non vi pare che vi stiamo dando da tempo l'annuncio del compimento di tutte le profezie? I segnali sono già alti nel cielo. Fenomeni predetti da Giovanni, quali le acque che sarebbero diventate rosse nei mari e nei fiumi, già si sono avverati.

Già è stato realizzato quanto ha potere di uccidere gli uomini della Terra e di lasciare intatte le cose. Queste ed altro ancora, se vi porrete attenzione, vi daranno la conferma che ormai siete nel tempo profetizzato».

Orthon sospirò e disse: «Rumori di guerre e popolo contro popolo mai vi furono nelle attuali condizioni, nelle quali è possibile la totale distruzione del pianeta. Non vedere è cecità e non udire è sordità.

Colui che venne ad annunciarvi queste cose vi invitò a comprendere e a non essere ipocriti. Ciò che vi interessa secondo gli schemi umani voi lo capite. Allargate dunque il vostro cuore e aprite la vostra mente alle cose che vanno oltre e che potranno fare la vostra vera felicità».

Orthon si quietò, e compresi che aveva finito di parlare.




La bella Signora dello spazio si alzò, e tutti la imitammo. Il sole era più basso, appena velato di vapori sparsi che rendevano il cielo tinto di sfumature rossastre. Ci avvicinammo al grano ed Ella ne accarezzò qualche spiga. Poi si fermò e si volse a noi:

«Non temete: nessun uomo di buona volontà lascia entrare nel proprio cuore paura e sgomento. Per chi ama la Pace e la Verità presto vi sarà gran festa.

Non un capello del vostro capo sarà toccato senza un reale motivo a conoscenza del Padre Universale. Vivete in questa certezza e riempite il vostro cuore di speranza e di serenità».

Fece ancora qualche passo verso il disco che si intravedeva oltre le spighe. Era maestoso e rifletteva il rossore del cielo sulle pareti tondeggianti della cupola, che non sapevo se fatte di metallo e di vetro fusi insieme.

Non aveva luci accese, ma pareva una luce pronta ad aumentare la sua luminescenza. Ci fermammo. La donna sublime mi fissò coi suoi occhi dolcissimi: dalle sue pupille scaturiva una luce che penetrava profondamente nel mio animo e mi dava una gioia e un senso di emozione indicibili.

«A Fatima», disse, «migliaia di uomini assistettero al grande Segno apocalittico del sole. Due grandi guerre sono stati i segnali inequivocabili della verità del messaggio che Io vi ho comunicato e che altro non era che una chiarificazione delle Scritture nel vostro tempo.

State trascorrendo il periodo che precede immediatamente il Regno dei Mille Anni profetizzato da Giovanni. Presto conoscerete che cosa egli volle preconizzarvi quando parlò di quel Regno, e in esso pose la prima Resurrezione.

Saprete che cosa significhi per i superstiti essere rapiti fra le nubi per andare incontro al Signore nell'aria. Sorgerà presto il nuovo giorno», aggiunse con voce ferma, «in cui sulla Terra vi sarà una novella Umanità.

Gli animali non saranno più feroci, né velenosi, né nocivi. Il vostro dispiacere per i fatti luttuosi che vi attendono si muterà in una gioia per voi ora inconcepibile. Saremo con voi fino al compimento di queste cose e ancor più dopo, nella nuova Era dell'Amore Universale sul vostro mondo».




Ero certo che l'avrei rivista. Raffaele disse che era giunta l'ora del commiato.

Il disco accolse quelle figure sublimi venute dallo spazio, si levò in aria contro il rossore del cielo, volteggiò leggero e rientrò nell'astronave sospesa sui campi di grano.

Questa sfrecciò verso il sole variando le sue colorazioni in blu e arancione. Restammo ad ammirare il tramonto che pareva infocato sopra la pianura. 

Relazione, adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it

Tratto dal libro "Angeli in Astronave" di Giorgio Dibitonto. (Download QUI).

giovedì 19 luglio 2018

L'Ungheria ieri... ed oggi "Mosca Bianca" d'Europa


Budapest (Ungheria) - Palazzo del Parlamento e ponte sul Danubio.

Sebirblu, 19 luglio 2018

È inusuale che io mi occupi di storia, ma quella dell'Ungheria, oggi sotto i riflettori di tutto il mondo per le sue scelte politiche "anti-immigrazione" e di estrema custodia della sovranità nazionale, merita di essere letta, tanto più che a parlarne è uno storico di cui si accenna all'inizio dell'articolo.

Per quanto mi riguarda, posso solo dire che Viktor Orban, al timone del paese sin dal 2010 e rieletto quest'anno per la terza volta a furor di popolo, ha ottenuto 133 seggi su 199, ossia una maggioranza superiore ai due terzi che gli ha consentito di cambiare la Costituzione del paese magiaro.

Nonostante il pesante ostracismo sul piano internazionale, il premier ha condotto l'Ungheria, in pochi anni, ad un tasso di disoccupazione attuale del 3,8% dall'11,3% del 2010, e ad una crescita economica straordinaria, annunciata dal Fondo Monetario Internazionale per questo 2018, con il PIL (prodotto interno lordo) al 4,3%  (v. QUI).

Tutto grazie ad una moneta sovrana (il Fiorino), le giuste politiche fiscali ed il coraggio necessario per cacciare gli "squali" dell'FMI (di proprietà dei Rothschild) che, con i suoi regimi di austerità, sta lentamente portando l'intera Europa sul fondo di un baratro senza via d'uscita.


Viktor Mihály Orbán - nato il 31 maggio 1963  (55 anni).

Ma ecco il brano pubblicato da "Le Figaro" in data 6 luglio 2018, firmato da:

Joseph Yacoub, nato in Siria a Hassaké, nel nord-est del paese, il 2 luglio 1944, è un esperto dei diritti dell'uomo, delle minoranze etniche, linguistiche, religiose e culturali nel mondo e dei cristiani d'Oriente.

È stato professore di Scienze Politiche all'Università Cattolica di Lione dal 1975 all'ottobre 2011, nonché titolare e fondatore della cattedra «Memoria, culture e interculturalità»  dell'Unesco,  sempre nello stesso ateneo.

I suoi lavori sono stati oggetto di numerose recensioni e analisi critiche.

In questo articolo egli traccia la singolare storia dell'Ungheria. Secondo lui, è solo concentrandosi sul patrimonio di questo paese atipico che è possibile cogliere la sua relazione contemporanea con la nazione.


Joseph Yacoub - nato il 2 luglio 1944  (74 anni).

L'Ungheria (o Magyarorszag) è uno stato europeo, tuttavia ha i suoi particolari tratti identitari, spiegati dalla storia e dalla geografia, che ne determinano in gran parte le scelte e ne modellano la condotta.

A ciò va aggiunto un linguaggio né germanico, né slavo, e ancor meno latino (eccetto l'alfabeto), che appartiene invece al ceppo ugro-finnico.

Questo,  aiuta a comprendere  il  perché  tale  paese  sia  così  legato al suo  passato  e alla  sua  cultura,  tanto da  non  gettarsi  a  mani vuote,  e  senza difesa,  nelle  braccia della compagine europea, specialmente nell'àmbito migratorio esploso nel 2015, e sull'esercizio  della  democrazia.

Nel mezzo della Mittel Europa (o Centroeuropa, termine evocante l'ambiente e la tradizione culturale dell'impero asburgico al suo tramonto; ndt), distinta dai tedeschi e dagli slavi, questo territorio ha avuto un destino singolare e una storia dolorosa, quanto terribile.

In più, i suoi limiti territoriali sono mutati fortemente nel corso dei secoli, in balìa dei conquistatori, in particolare dopo il trattato del Trianon (il 4 giugno 1920; ved. QUI), che li sezionò.

Il paese fu invaso dai Tartari nel 1241 e occupato per lo più dai Turchi, durante 150 anni dal 1526 al 1686.


"L'Entrata degli Ungheresi" (dettaglio) di Árpád Feszty  (1892-1894)

Successivamente, conobbe il lungo dominio degli Asburgo dal 1686, prima di pervenire nel 1867 al compromesso austro-ungarico.

Avendo il trattato del Trianon smembrata e suddivisa in tre parti la nazione perdente, ciò fu recepito come un grave shock dagli ungheresi e considerato umiliante, poiché la loro terra venne largamente amputata a beneficio dei paesi vicini (Romania, Serbia, Slovacchia, Ucraina) e ridusse significativamente la sua popolazione.

Nel periodo tra le due guerre, l'Ungheria fu segnata dal regime reazionario e ultraconservatore dell'ammiraglio Miklos Horthy, che si avvicinò all'Italia fascista e alla Germania hitleriana.

La nazione fu allora occupata dalle truppe tedesche, e gli ebrei, di conseguenza, furono vittime di numerose misure discriminatorie e subirono la deportazione.

Liberata dall'esercito russo nell'ottobre 1944, cominciò un po' più tardi la tirannia comunista. Così, all'indomani della seconda guerra mondiale, le cose erano ben lungi dall'essere risolte.


Smembramento e spartizione dell'Ungheria dopo il Trattato del Trianon.

Torniamo alla storia che ci permette di capire il presente.

Il decimo secolo fu un punto di svolta, perché il paese, che prende il nome di Magyar, fece una scelta per il cristianesimo sotto Re Stefano (997-1038) ‒ erede di Arpad, il quale unificò sette tribù giunte dagli Urali e dal Volga, nell'895.

Questo primo monarca, che fu consacrato re nel 1001 e canonizzato nel 1038, è considerato il fondatore dello Stato ungherese cristiano (la Corona di Santo Stefano; ved. QUI; ndt).

Da allora, si parla dei Magiari come detentori di un ricchissimo patrimonio cattolico; lo dimostrano Esztergom, a nord di Budapest, e Pécs. Inoltre, la Cattedrale di Pest porta il nome di Re Stefano.

Prima di questo periodo, ma successivo ai Romani, che la chiamarono Pannonia, il paese fu invaso nel V secolo da tribù di origine asiatica: gli Unni, tra i quali si distinse Attila ‒ il famigerato "flagello di Dio" ‒ e gli Àvari, che si stabilirono nel bacino del Danubio.

Anche re Mathias Corvin emerge come figura importante del XV secolo (1440-1490) agli albori del Rinascimento e dell'Umanesimo: promosse attività culturali e fondò l'Università di Buda.

Fu cruciale, invece, il XVI secolo, perché vide l'avanzata ottomana. La caduta di Belgrado, nel 1521, sotto la regìa di Solimano il Magnifico, preluse all'occupazione di gran parte dell'Ungheria.

Dopo la sconfitta dell'esercito magiaro a Mohacs nel 1526, la capitale Buda verrà occupata soltanto nel 1541, alla quale faranno seguito Esztergom (centro religioso nazionale) Szeged nel 1543, Eger nel 1552, così come Visegrad, Hatvan e Temesvar. (Timișoara, pronuncia italiana: Timiscioàra; ndt).


"Carica di Nikola Šubić Zrinski della fortezza di Szigetvár"  di Johann Peter Krafft  (1780-1856).

Dal punto di vista amministrativo, le regioni occupate furono organizzate secondo il modello turco a Vilayet e Sandjak. Durante quel periodo, le chiese furono trasformate in moschee, i luoghi sconvolti e i territori spopolati.

Ancor oggi, alcune vestigia architettoniche testimoniano quel dominio straniero, specialmente a Pécs con i suoi luoghi di culto musulmano e il minareto di Eger che è, tuttavia, sormontato in alto da una croce.

Fieri dei propri particolarismi, gli ungheresi furono in grado di resistere alle successive occupazioni. Diventando cristiani nel X secolo, fecero di questa scelta un loro vessillo, in simbiosi con il resto d'Europa (che ha tradito, però, miseramente le sue radici come descritto QUI e QUI; ndt).

Il capitano Istvan Dobo, combattente della prima ora, resistette eroicamente ai turchi nel 1552. Diventato leggendario, la sua effige troneggia ora al centro della bella piazza di Eger, che porta il suo nome.

E contro gli Asburgo, sotto la leadership di Ferenc Rakoczi, nativo della Transilvania, il paese intraprese una guerra d'indipendenza dal 1707 al 1711. 


"Ritratto del principe Ferenc Rákóczi II" di Mányoki Ádam  (1673-1757).

Per affermare la propria identità linguistica rispetto al tedesco e al latino, l'ungherese divenne l'idioma ufficiale del paese, nel 1844.

Durante la rivoluzione del marzo 1848 (un periodo assai turbolento), lo statista Jozsef Eötvös fu un valoroso difensore della libertà e della democrazia, secondo i suoi scritti.

Il 23 ottobre 1956, gli ungheresi scatenarono l'insurrezione contro il regime socialista filo-russo che segnò fortemente le loro coscienze.

In quel tempo, anche se il comunista Imre Nagy, capo del governo dal 1953 al 1955, concesse delle riforme e adottò delle misure di liberalizzazione, nondimeno, i carri armati sovietici invasero il paese il 4 novembre del '56 e Imre Nagy fu impiccato due anni dopo, nel 1958. (Cfr. QUI; ndt).

Ma poiché ogni cosa ha una fine, all'indomani del 1989-1990, i dati cambiarono sostanzialmente a favore della democrazia, tanto che Imre Nagy fu ampiamente riabilitato.

Sui biglietti della valuta (il Fiorino), figurano nomi illustri come quelli di Ferenc Rakoczi, Mathias Kiraly, Bethlen Gabor e del conte Istvan Széchenyi (1791-1860) ‒ fondatore dell'Accademia ungherese delle Scienze ‒ che fece costruire il primo ponte sul Danubio (il ponte delle Catene), collegando Buda a Pest.


Il  25  aprile  2011,  il  paese  ha  varato  la  sua  seconda  Costituzione,   molto  diversa  da  quella  del 1990 del post-comunismo. Fondamento del suo ordine giuridico, essa si distingue per la sua originalità su un certo numero di punti, non immuni da contestazioni.

Si riferisce a Dio, al cristianesimo e alla famiglia definendosi europea. Inizia così: «Che Dio benedica gli ungheresi!» Il suo preambolo si intitola: «La professione di fede nazionale (Nemzeti hitvallas) è una sintesi dei principi per guidare il paese».

Vi si ricorda con fierezza che re Stefano, mille anni fa, fondò lo stato ungherese su solide basi e fece della patria una componente dell'Europa cristiana.

Riporta pure come «i nostri antenati lottarono per la sopravvivenza, la libertà e la sovranità della nostra nazione» e che il popolo ungherese «combatté per secoli al fine di difendere l'Europa, contribuendo ai valori comuni attraverso il suo talento e la sua assiduità».

Viene riconosciuto il ruolo svolto dal cristianesimo nella custodia della nazione, precisando che nel paese si rispettano le differenti tradizioni religiose.

In quanto alle minoranze etniche che vi abitano, queste fanno parte della comunità politica ungherese essendo parti costitutive dello stato. Su dieci milioni di abitanti, infatti, il 10% della popolazione appartiene ad esse.

D'altronde, il paese è impegnato a preservare e a mantenere la cultura ungherese, «la nostra lingua unica» ma anche il linguaggio e la tradizione delle altre etnie che vivono in Ungheria.





Cosa importante è che vi si afferma quanto il patrimonio culturale sia «un ricco apporto alla diversità dell'unione europea» e insiste sui cardini essenziali della vita in comune basati sulla famiglia e sulla nazione.

Il preambolo dice che il paese rispetta «la Santa Corona, che incarna la continuità costituzionale dello Stato ungherese e l'unità nazionale».

Per quanto concerne gli ungheresi autoctoni che vivono nei paesi limitrofi in seguito al trattato del Trianon (ved. anche QUI; ndt), si vuole ascoltarli, sebbene ciò non sia senza problemi.

Verso di loro, il governo attua misure protettive, suscitando spesso timori agli stati vicini, che sospettano finalità irredentiste.

L'articolo D della suddetta Costituzione stabilisce: «Tenendo presente che esiste una sola nazione ungherese unita, l'Ungheria si assume la responsabilità della condizione dei compatrioti che vivono fuori dai confini del paese. Essa aiuta il mantenimento e lo sviluppo delle loro comunità.

Sostiene gli sforzi fatti per conservare la "magiarità" personale, per custodire i diritti individuali e collettivi, per creare organi comuni di autogestione e prosperare sulla propria terra d'origine. Promuove la cooperazione tra loro e l'Ungheria».

Vivendo una tale storia, spesso radicata nei ricordi e supportata da disposizioni costituzionali, quale conciliazione può sorgere all'orizzonte?

È una sfida per l'Europa.

Joseph Yacoub

Traduzione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: lefigaro.fr