domenica 8 dicembre 2019

Conviene LEGGERE, prima di FARE un SALTO nel BUIO!


"La Valle delle Lacrime" di Gustave Doré

Sebirblu, 7 dicembre 2019

Diventa sempre più difficile tentar di svegliare l'anima dei più. Una barriera quasi impenetrabile vi si oppone, costituita da anni di indifferenza, ripulsa e ignoranza verso tutto ciò che è essenziale conoscere.

Il primo ostacolo è continuare a pensare che oltre la vita fisica non ci sia più nulla.

Il secondo è non cercare seriamente di capire cosa ne sarà di noi "dopo".

Il terzo è di prendere "alla lettera" tutto ciò che ci è stato tramandato dalle religioni, senza mai impegnarsi a fondo per distinguere il vero dal falso.

Questo preambolo è necessario per impostare correttamente l'argomento che sto per trattare.

In questi ultimi tempi, è tornato alla ribalta in modo fragoroso ed inquietante il tema dell'esistenza o meno dell'Inferno presentato in modo ambiguo dal duo Bergoglio ‒Scalfari (QUI) che ha concorso a creare non poco sconcerto nelle anime, sommata ad un'altra dichiarazione altrettanto clamorosa del generale dei Gesuiti padre Sosa Abascal, in cui sostiene che Satana è un simbolo e non una realtà personificata. (ved. QUI).

Se poi aggiungiamo a questi exploit l'ultimo recentissimo (QUI) del card. Zuppi di Bologna dove, alla domanda di un giornalista su cosa ne pensasse della vita dopo la morte, ha risposto come segue,possiamo dedurne che la confusione in seno alla Chiesa attuale (falsa!) non aiuta certo a fare chiarezza nella mente dei fedeli:

* «È come una luce. Una pienezza di luce senza diaframmi, in cui tutto si chiarisce e tutto si riconcilia. Anche il peccato, il buio, le cicatrici della nostra vita: tutto viene pienamente amato. E poi l'amore con gli altri: quello che divideva, scompare. Saremo tutti una cosa sola»...


Il card. e arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi (11 ottobre 1955)

Si va da uno strafalcione all'altro: da una parte l'Inferno e Satana che non esistono più e dunque diventano un'astrusità il peccato e la dannazione eterna, e dall'altra si sostiene che non c'è da preoccuparsi di alcunché... si troverà solo Luce... armonia... amore...visto che Dio perdona tutto... (ved. QUI) o al massimo, l'anima che non si pente... scompare... (cfr. QUI).

Quanta miseria umana! Come si può pensare di sfuggire e "farla franca" di fronte alla Giustizia assoluta di Dio dopo una serie di colpe, delitti e soprusi perpetrati per sé e per gli altri? Non viene almeno il sospetto che sarebbe ora di ascoltare la propria Coscienza, sempre messa a tacere? Non avverte il cuore qualcosa di simile al rigetto nel considerare il proprio operato? (cfr. QUI, QUI, QUI e QUI).

L'Inferno,  come  luogo  d'espiazione,  non  è  stato "inventato" dalla  Chiesa Cattolica, ma risale alla notte dei tempi e innumerevoli religioni, non solo monoteiste come l'ebraica o l'islamica, ne costituiscono il fondamento come spartiacque tra il Bene e il Male.

Così vale per la figura del Maligno e i suoi "fidi"... ma poi, perché non documentarsi sulle testimonianze di una pletora di santi e mistici, come Padre Pio, Francesco d'Assisi, suor Faustina Kowalska, o la stimmatizzata Natuzza Evolo, solo per citarne alcuni, che hanno descritto o subito le sue angherie e visto le pene infernali che vivono le anime impenitenti dopo il trapasso?

L'Eccelso Istruttore del meraviglioso libro "La Vita" (scaricabile QUI), ha detto:

«La colpa getterà l'anima nella tristezza del 'Letargo' (ved. QUI), il dolo la precipiterà nell'angoscia del 'Rimorso', ma la pena NON È ETERNA e l'Inferno delle teologie è figurazione chimerica, necessaria ad intimidire gli involuti, che IN TEMPI DI REALE PROGRESSO NON È CONSENTITO.» (Ep. 46).


"Traghettamento di Caronte" di Alexander Litovchenko

Ecco la sintesi sconvolgente di un esempio riguardante un'anima fratricida riportata nell'episodio n°51 di tale testo:

«... Sì, l'ho ucciso... con queste mani... era bello, innocente, e l'ho ucciso!»

Perché? (chiede l'interlocutore; ndr).

«Fu l'invidia!»

Ma come invidiare un bimbo!?

«Non lui, invidiavo i suoi beni, la sua fortuna... Mio padre, già vecchio, ebbe un bambino, e l'amava alla follia... a lui sarebbero rimasti tutti gli averi... intendi?... Ero ambizioso, avevo sete di denaro e di godere... e lui, il piccino, mi avrebbe portato via tutto...»

(Con queste ammissioni l'anima dolorante ha già intrapreso la via della confessione).

«Io vedo ancora... lo attirai con la menzogna... Vieni, vieni caro... Sentivo quella sua manina piccola... nelle ossa della mia mano brutale... Poi col pugnale... oh... oh... ho tirato al cuore... è morto!... Sono io, io... che l'ho ucciso... Mi trovai solo con la materia inerte... il sangue nelle mie mani... l'occhio è spento, eppure sorride... Perché? È il mio tormento quel sorriso...

Ho sete di soffrire... di inacerbire la piaga... per arrivare là, dove splende la Luce... sarà un cammino di espiazione. La terra, opera di Dio, la adoperai per nascondere la mia sozzura... (vi seppellì il fratellino; ndr). L'acqua che scorreva, opera di Dio, la adoperai per detergere le mie mani...

Mi servivo di ciò che Dio ha creato per togliere la vita che Lui aveva creata... Fratelli, qui comincia il mio dolore.»

Questa entità ha pienamente riconosciuto la sua colpa e compreso in tutta la sua interezza l'orribile peccato. Dallo stato di "Letargo" è passata a quello di "Rimorso", ed è il rimorso che dà tormento; è il SOLO e VERO INFERNO: angosce d'anima che condurranno il colpevole a Dio. Egli vede che la via sarà lunga e tortuosa; sente che il rimorso lo farà molto soffrire, ma è pronto a sostenere la terribile lotta per giungere all'Eterno Padre. (Ep. 51).


Tomasz Alen Kopera

Come si nota, è lo stato animico che determina la posizione in cui si troverà l'Essenza spirituale trapassata, dopo aver visto il proprio "nastro di vita" scorrergli davanti in ogni minimo dettaglio e riportargli alla memoria, come se li rivivesse, tutti gli attimi della sua esistenza.

Avrà così, come Scintilla Divina, la visione precisa di ciascun pensiero nefasto, azione od omissione, perpetrati contro la Legge d'Amore arrecanti danno a sé e al prossimo, percependo all'istante la destinazione atta a proseguire il faticoso viaggio verso "Casa".

Si tratta del Giudizio particolare presente nella dottrina cattolica, che arriverà anche, in modo speciale, con l'imminente Avvertimento o Nuova Pentecoste dell'umanità (ved. QUI), come DONO di MISERICORDIA affinché si desti dal suo incredibile torpore!

L'eternità dell'Inferno non corrisponde al Vero, tuttavia, può sembrare interminabile in relazione al tempo terrestre per la gravità di alcuni peccati commessi e per la inderogabile necessità di espiarli, prendendo coscienza del fatto criminoso compiuto e sentendone poi il rimorso entrando nel pentimento.

Ci sono entità che trascorrono nelle "biotesi" del Letargo e del Rimorso (i piani di esistenza più bassi, cfr. QUI e QUI oltre al link sopra indicato) anche secoli o, in casi di durezza d'anima particolare, addirittura millenni, tanto da apparire eterni.

Di questi casi, ne parla la Voce entelica proveniente dagli spazi siderali:

«Il ritorno alla purezza avverrà attraverso un cammino che per l'essere rappresenta l'eternità. Non l'Inferno, dunque, ma un moto di costrizione e di avanzamento così prolungato e sottile da portare alla mente umana l'idea della perpetuità.»




E alla domanda se Satana esiste, la stessa Voce risponde:

«Sì, in un ambiente dell'Infinito che significa coartazione, logoramento, distruzione senza fine. È isolato, ma nel finito (cioè sulla terra; ndr) egli impera, perché voi gli date alimento. Satana rifugge da coloro che sono legati alla Legge, li tenta e, trovando reazione, si allontana.

Se voi tutti nel tempo deste l'ostracismo a Satana, egli si troverebbe, come dite voi, senza asilo e dovrebbe, prima della sua ora, rifugiarsi in quel certo ambiente per iniziare il percorso infinito di annientamento.

Una concezione che voi non potete afferrare: l'Angelo primo ribelle si distruggerà senza distruggersi, una fiamma continua lo brucerà, sarà come un ingranaggio di fuoco turbinante, i cui denti lambenti lo Spirito non solo bruceranno e stritoleranno, ma annichileranno, non togliendo la vita.

L'intelletto vostro non può concepire tutto questo: è un movimento unico riservato all'unico. L'altro traditore, Giuda, il fedifrago, ha già trovato misericordia nell'ora stessa in cui intese espiare la colpa. Un giorno potrà risorgere anima fra le anime, non vorrà ascendere, ma potrà ascendere.» (Da "Scintille dall'Infinito" ed. Il Cenacolo, ved. QUI; ndr).

Ecco il motivo per cui ripetutamente nella Sacra Scrittura e in particolare da Gesù (per ben 11 volte)  viene  ricordato  il pericolo  "eterno"  del  castigo  per  gli  empi  che non si ravvedono. Era, ed è forse necessario anche oggi non soffermarsi sulla sua transitorietà, affinché si cambi celermente vita per evitare pene molto REALI.

Dico "forse", perché la condizione di tanti defunti, indottrinati e convinti sull'eternità dell'Inferno non hanno più alcuna speranza di sfuggire ai loro tormenti che credono infiniti! Questo è il grande dramma delle anime. Da un lato, il timore di precipitarvi dentro è da secoli un formidabile deterrente, ma dall'altro, è assolutamente dannoso per le miriadi di entità sofferenti che giacciono disperate e persuase di non vedere più la Luce!

Il Padre, tutto Giustizia e Amore, non permetterebbe mai che una colpa relativa, per quanto gravissima, possa richiedere un tempo assoluto, eterno, di espiazione! Non sarebbe CONGRUA, ma SPROPOSITATA!




Già Origene di Alessandria, il più dotto teologo e scrittore dei "padri della Chiesa" ‒ nato nel 185 d.C. e deceduto nel 253 ‒ aveva lasciato scritto nel suo "De Principiis" ‒ Vol. I 4, 1-3:

«Noi  pensiamo che la bontà di Dio,  attraverso la mediazione di Cristo,  porterà tutte le Creature ad una stessa fine», ossia alla salvezza universale (= apocatastasi) che necessariamente discende da tali principi.

Il  suo  pensiero  ebbe  un  seguito enorme.  Molti  autori  e mistici  furono  influenzati dai suoi scritti dando vita all'«Origenismo» (nel novero di questi c'era anche il patrono di Milano, Sant'Ambrogio), dottrina che fu dichiarata eretica nel II Concilio di Costantinopoli del 553 d.C.

Fu da quell'epoca che il concetto di Inferno perpetuo entrò a far parte della tradizione cristiana cattolica. Ma solo in questa, perché l'ortodossia orientale afferma che non si tratta di una condizione eterna ma limitata nel tempo.

D'altra parte, a sostegno del pensiero di ricongiunzione finale in Dio, aperta a tutti i reprobi (escluso Lucifero, o Satana, il promotore della grande rivolta iniziale, ved. QUI, QUI e QUI), persino l'apostolo Pietro in Atti 3,19-21 scrive:

«Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati, e perché vengano dei tempi di refrigerio dalla presenza del Signore, ed egli mandi Gesù Cristo che è stato predicato prima a voi, che il Cielo deve trattenere fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, dei quali Dio ha parlato per bocca di tutti i suoi santi profeti fin dal principio del mondo.»

Ma nemmeno la Signora di Fatima ha evocato l'eternità delle pene ai pastorelli portoghesi quando hanno avuto la visione dell'Inferno.

Il 13 luglio 1917, giorno della terza apparizione, la più importante delle sei perché fu allora che la Vergine promise il Trionfo definitivo del Suo Cuore Immacolato (l'evento completo QUI), disse loro:

"Avete visto l'Inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarli, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se farete quello che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace."

Questa frase, può dare adito a un duplice significato: "per salvarli" si riferisce in particolare ai "poveri peccatori" dell'inferno che i veggenti stanno vedendo, o soltanto a quelli ancora viventi sulla terra?




Ecco  una  rapida  sintesi "ultrafànica" (ved. QUI e QUI)  di  ciò che vivono nei livelli più bassi delle biotesi tutti coloro che trapassano con peccati variamente gravi sulla coscienza senza essersene pentiti:

La soppressione di una vita umana, della propria stessa vita, l'invettiva grave e la ribellione verso l'Altissimo portano ad un'espiazione dura e prolungata che la Sua Misericordia molte volte abbrevia: secondo il concetto umano, essa può dipanarsi tra i cinque secoli e i dieci millenni.

Per tali colpe, si viene proiettati fulmineamente nel "luogo" più infecondo e tenebroso dove la Luce dell'Eterno non giunge mai: il Letargo, che si deve considerare come estromissione dell'anima dal moto evolutivo per un determinato ciclo, una stasi.

Se tutto nell'Infinito è movimento, vibrazione, palpito e progresso, evidentemente la stasi dell'anima è simile alla morte, con una sola limitata capacità, quella di ricordare ossessivamente la causa per la quale sta soffrendo quella specifica pena. La gamma è infinita.

Acque che non affogano, ma distruggono l'essere che in piena immobilità viene travolto vorticosamente. Fuoco che arde, brucia e non divora. Improvvise ed intense ventate gelide, forme mostruose che atterriscono e belve orripilanti che sbranano, facendo sentire all'anima tutta la crudezza del male affinché ricordi il dolore inflitto al proprio simile.

Da questo primo stadio angoscioso, da questa tenebra assoluta, si passa alla biotesi del Rimorso dove, in contrapposizione alla precedente stasi, l'individuo si precipita verso le orrende forme-pensiero per distruggerle e ricrearne di meno violente, non riuscendovi però, perché vietato; il potere di agire è ancora interdetto. (Cfr. QUI e QUI).


Immagine tratta dal magnifico film "Nosso Lar" - ved. QUI

La sofferenza è inenarrabile e, mentre nel Letargo l'ambiente ha odore di zolfo, in quello del Rimorso ha lezzo di palude, qualcosa di più umanamente respirabile. Le immagini infinite si sovrappongono ed ogni anima afferra soltanto quel quid, quel dato affanno che con essa e le sue colpe è in sintonia.

Tutto il resto sfugge, ed è questa massa di energie apparentemente scomposte che forma turbini, dà sensazioni di tempesta, sibilar di venti ed urla angoscianti.

Ma ciò non dura in eterno e l'essere, dopo aver espiato, trova clemenza presso Dio elevandosi lentamente verso il Risveglio, e sempre più su... verso la Luce del Padre che non è un aguzzino, ma il Genitore attento e premuroso (la parabola del "figliol prodigo" lo dimostra; ved. QUI) che AMA le Sue Creature, fino al punto d'essersi manifestato come uomo e aver dato la propria Vita per esse.

Non vado oltre. Ritengo, con questo scritto, di aver offerto il mio contributo affinché qualche lettore dalla mente aperta rifletta, ma soprattutto per contrastare questa Chiesa apostata che, tramite il suo indegno "pastore", non solo ha sdoganato i peccati mettendo a proprio agio atei e fedeli in nome di una indiscriminata "misericordia divina", ma addirittura nega spudoratamente l'esistenza stessa dell'Inferno, lasciando che tutti vivano "felici e contenti"... per poi trovarsi, al momento fatale, gabbati e delusi in fondo all'abisso, dove... "c'è pianto e stridor di denti"!


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