Sebirblu, 13 aprile 2026
"Et multum laboravi, quaerens Te extra me, et Tu habitas in me".
«Questa celebre frase proviene da "Le Confessioni di Sant'Agostino di Ippona" (Libro X, capitolo 27). Essa descrive il momento della conversione interiore di Agostino, il passaggio dalla ricerca di Dio nelle cose esterne (creature) alla scoperta della Sua presenza nell'interiorità dell'anima:
"Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Tu eri dentro di me ed io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle Tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con Te..."
Ed ecco quello che possiamo dire (scrive Pietro Ubaldi nel suo "Dio e Universo"; ndr) all'uomo immerso nelle tenebre: "Svegliati e sentirai che Dio ti è accanto, è dentro di te, è la tua vita, la vita del Tutto".
Questa è la grande scoperta che sposta l'asse dell'essere che la scienza nemmeno sa concepire: scoprire la propria immortalità, il Divino che è in noi e in esso imparare eternamente a vivere.
Ridestare la propria coscienza addormentata per comprendere che si è figli di Dio, immensamente amati da Lui; capire che la causa di tutti i nostri guai non sta nella cattiva costruzione del "Sistema" ma nella nostra incomprensione del suo perfetto Ordine.
Capire che il tremendo destino di dolore che su tutti grava dipende soprattutto dalla nostra ignoranza, e che può essere superato da un percorso sereno solo se sapremo oltrepassare i nostri bassi istinti e sfuggire all'intrinseca natura animale.
Comprendere soprattutto in quale misura Satana, che noi amiamo seguire perché ci alletta, è il primo nemico della felicità, e che Dio, ignorato dai più in quanto esige da noi il giusto lavoro per guadagnarci la gioia, è il primo nostro Amico che desidera e cerca il nostro vero Bene.
Lo spirito di separatismo e di disgregazione che lo anima annienterà anche lui per la stessa fatale legge delle cose. E con Satana crolleranno il dolore e la morte e la vita vincerà, quella vita il cui centro è nello Spirito, Scintilla per cui Dio si manifesta in tutto ciò che è.
Quando i Giudei volevano lapidare il Cristo, Giovanni racconta ‒ al cap.11, 33 e segg. ‒ che l'accusa era di blasfemìa... "Ti lapidiamo per la bestemmia, perché essendo Tu uomo ti fai Dio". Gesù replicò loro: "Non è scritto nella vostra legge. Io ho detto: Voi siete dèi?" (id. 11, 35).
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Gerard van Honthorst (1592–1656) |
Quando scopriremo la grandezza di questa nostra natura divina facente capo a Dio? Nell'intimo del nostro essere, nello Spirito, vi è una profondità d'infinito verso cui l'evoluzione progressivamente ci ridesta. È lì che che il piccolo nostro «io sono» si fonde con l'«Io Sono» del Tutto, Dio.
Solamente nell'essere umano questa intima Sostanza è sprofondata nell'incosciente in seguito alla "Caduta" (ved. QUI, QUI e QUI; ndr) che l'individuo stesso (soprattutto occidentale; ndr) non ne sa più nulla e non riesce ad immaginarsi quale Scintilla divina, incapsulata dentro il suo corpo fisico.
L'attuale uomo comune è così abituato a concepire ogni manifestazione solo nella sua ultima forma esteriore o sensoria, talmente convinto che questa sia la sola ed unica realtà che nei momenti in cui vuol pregare Dio ne proietta all'esterno una immagine materiale, quella che egli può farsi di Lui, e la adora.
Ma allora, se Dio è in noi, come tanti mistici cristiani hanno sostenuto (e questo rimanda alle riflessioni di Sant'Agostino esposte sopra; ndr), qual è il percorso da seguire per trovarLo e mettersi in comunicazione con Lui?
Rifacciamoci alle origini. Prima di creare, Dio era l'Uno, che tutto doveva ancora trarre da Sé Stesso, dal Suo Essere. Con la creazione, l'Uno si distinse in Creatore e creatura, allora unicamente spirituale, e nacque il "Sistema".
Ma con la "Caduta" questo si spezzò in due: "Sistema" ed "Antisistema", in cui un gruppo di Intelligenze Purissime (Spiriti ribelli; ndr) cadde nella prigione della forma o corpo.
[Da qui si deduce che Dio Creatore, pur avendo assistito al tradimento delle Essenze generate da Lui e tratte dalla Sua stessa Sostanza, non si è staccato da loro, ma le ha seguite nella rovinosa precipitazione, "dimenticato" all'interno delle vorticose energie che andavano vieppiù addensandosi, come involucro o corpo, intorno ai reprobi; ndr].
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Caduta degli Angeli di Gustave Dorè |
Ora, fuori da tutto ciò era rimasto l'Uno nel suo aspetto assoluto, ossia "Colui che è" oltre qualsiasi manifestazione: è il Trascendente perfetto e immutabile che continua ad esistere in tutta la Sua creazione come Dio Immanente, sia nella parte integra che colpevole, crollata nell'«Antisistema» per la "Rivolta" iniziale.
E che cos'è l'Immanenza se non la Scintilla-Divina rimasta in fondo alla nostra forma come Spirito, per animarlo, ed evolvendolo riportarlo a Sé? E come si fa a questo punto a camminare verso il profondo di noi stessi e diventarne coscienti?
Si tratta di passare da una lingua falsa, dove tutto si fa col corpo e con i suoi sensi, costruttori dell'illusione, ad una lingua VERA, dove tutto si fa con lo Spirito, unica REALTÀ.
Questa è la sostanza e l'ultimo significato dell'evoluzione: risvegliare in sé il Dio Immanente nascosto nelle profondità dello Spirito, far diventare di nuovo cosciente e vivo quello che, invertendosi per la "Caduta", è diventato incosciente e morto.
La gerarchia di tutti gli esseri dipende dal grado di tale Risveglio, che è anche il parametro con cui si stabilisce il loro valore, rappresentato dalla piena capacità di vibrare e dal livello di coscienza raggiunto che li avvicina più o meno a Dio.
Vediamo adesso che cosa significa diventare coscienti. Ascoltiamo le conferme delle anime grandi che più hanno percorsa la "Via del Ritorno". Sant'Agostino scrisse che "Est Deus superior summo, interior intimo meo" aggiungendo poi la frase (posta all'inizio di questa mia relazione) "Et multum laboravi, quaerens Te extra me, et Tu habitas in me".
Egli testimoniava così che Dio è intimo all'essere e che non va cercato fuori, ma dentro di noi. San Paolo lasciò scritto dell'Altissimo che: "In ipso vivimus, movemur et sumus" ("In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo" ‒ Atti, 17, 28). Mentre la Beata Angela da Foligno s'era sentita dire dal Cristo: "Io sono più intimo all'anima tua, che non l'anima tua a te stessa".»
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"Luce in movimento" di Marcello Ciampolini |
Riflessione di Sebirblu
Ogni essere umano, prima o poi, arrivato ad un certo punto dell'esistenza, o per un dolore subìto o per una sua evoluzione raggiunta, si pone la domanda del perché della vita; se tutto è dovuto al "caso" oppure al sussistere di un Principio assoluto che molti chiamano Dio...
C'è molta ingiustizia nel mondo, ed è facile per la maggioranza sentenziare: "Se Dio esistesse non permetterebbe questo o quello..." Ma quanto sto per dire non è adatto per coloro che pensano ancora in tal modo, bensì per quelli che odono in sé stessi, nonostante il rumore intorno e l'evidente sfacelo nel quale si vedono immersi, un richiamo indistinto, non ben definito, che li attira da lontano, dalle profondità della loro più intima essenza.
Allora, è saggio fermarsi, ed ascoltare quel "richiamo" sottile che vuole imporsi alla nostra attenzione... ma per udirlo è necessario fare silenzio intorno a noi. E quel "SILENZIO"... è fatto di scelte:
‒ se davvero vogliamo capire, dobbiamo dare la precedenza assoluta allo Spirito che è in noi e che equivale al 1° comandamento: "Io Sono il Signore Dio tuo. Non avrai altro Dio all'infuori di Me".
Perciò, ogni forma di adesione che superi in interesse o che distragga dalla ricerca intima spirituale del nostro sé interiore, foss'anche il lavoro, la famiglia, gli amici o quant'altro, rende nulla la ricerca stessa finché non avremo compreso la sua massima importanza.
Dice il Vangelo di Matteo 13, 44 nella prima parabola:
"Il Tesoro nascosto"
E nella seconda, sempre in Matteo 13, 45-46, leggiamo:
"La Perla preziosa"
Dunque, per quanto mi concerne, avendo io percepito quel pur flebile "richiamo" accennato sopra, ho ritenuto imperativo acuire le orecchie d'anima ed iniziare a dargli seriamente ascolto ridimensionando la mia vita, eliminando il più possibile ogni attrattiva umana, per acquisire la ricchezza incalcolabile della Consapevolezza del Sé interiore, la Scintilla divina che alberga in noi.
Questo è esattamente quello che ho fatto quando avevo 27 anni (ora ne ho 85) e non ho mai sentito alcun rammarico o pentimento. Avevo intuito animicamente che la "posta in gioco" era qualcosa di immenso...
Ho allora lasciato la casa confortevole che avevo per trovarne una più modesta; ho rinunciato ad una brillante carriera lavorativa che mi dava tante soddisfazioni ma lusingava troppo il mio orgoglio; ho scelto un'esistenza più raccolta e meno mondana, abbandonando diverse amicizie che "non mi riconoscevano più"...
Ma quello che ho trovato vale più di tutto l'oro del mondo: ho scoperto l'Amore inestimabile del Cristo in me, in quella piccola Particella che, guidandomi, ha reso possibile l'Opera, che tuttora sto svolgendo, di essere utile a tanta gente nel corso della mia lunga vita, espandendo e distribuendo l'enorme Conoscenza ricevuta da Lui per il "Risveglio" d'anima delle coscienze.
Ora posso ben riprendere ciò che Ubaldi ha scritto su "Dio e Universo":
«Numerosi mistici cristiani, esperti in tali ricerche, sostengono che: "Dio è la nostra superessenza", cioè qualcosa di così intimo e profondo da apparire come la nostra stessa sublimazione.
Come si vede il problema dell'ascesa spirituale ha radici nel Cosmo e il gran filo conduttore per la risalita ‒ dove l'Immanenza divina fa capo alla Sua Trascendenza ‒ si trova proprio in fondo a noi stessi.
È attraverso questo processo che si riesce a sentire in sé e nelle cose la Presenza di Dio. Così le anime si vanno lentamente ridestando, sospinte dalla Legge. Gli involuti non sono che dei poveri addormentati, eppure l'Eterno Padre è così vicino da essere addirittura "interior intimo meo".
Come far allora comprendere tutto ciò ad individui che lo sentono invece così lontano da giungere persino all'ateismo?
La vita dello Spirito è rappresentata da uno stato vibratorio, e la vibrazione, più o meno rapida ed evoluta piuttosto che lenta e gravosa, è anche la misurazione che lo definisce. Ora, la prossimità o distanza tra un'anima e Dio è data dal grado di affinità di vibrazione raggiunto da essa in rapporto a Lui.
In altri termini, la vicinanza è una sintonizzazione e quindi l'involuto, dalle frequenze vibratorie basse e lente, non vibra affatto in accordo col Divino e da Questi, perciò, si trova lontanissimo.
Ecco qual è il percorso per ritrovare Dio. Quando l'uomo sarà divenuto cosciente della Presenza divina in lui, il cammino dell'evoluzione sarà compiuto, l'edificio crollato sarà ricostruito, la creatura ribelle sarà tornata al suo Creatore. (Esattamente come spiega la parabola evangelica del Figliol Prodigo, ved. QUI; ndr).
L'uomo comune è in balìa del gioco delle sue illusorie sensazioni di superficie e ignora quali meravigliosi tesori giacciono inesplorati nell'intimità del suo essere. Ma ecco qui narrati in forma razionale quali profondi mutamenti possono avvenire nell'animo quando un uomo si fa santo.
È inutile, quindi, parlare a chiunque di una incomprensibile Immanenza di Dio in tutte le cose (con lo psichismo ad esempio nei tre regni minerale, vegetale ed animale; ndr) e soprattutto nel profondo della nostra anima.
Chi non è in grado di recepire una vibrazione, la crede inesistente e la nega. Però questa impossibilità si spiega facilmente. È difficile muovere alla "Ricerca di Dio" dalla periferia, dove si è situati in posizione capovolta (ossia nell'«Antisistema»; ndr).
Per poter tornare al "Sistema" (dove, ricordo, sussiste perfetto l'Ordine divino; ndr) è necessario percorrere per gradi la scala evolutiva del "Ritorno" all'Uno Trascendente e fondersi di nuovo con Lui.
Grave e impressionante è la conclusione di questo capitolo, specialmente per chi la sente con forza perché l'ha raggiunta da sé attraverso una sua personale maturazione e visione.
Rappresenta una scoperta rivoluzionaria il venire a sapere che nelle profondità del proprio "io" esiste una Scintilla dell'Altissimo, che l'animale ignora e l'ignorante nega, e che pur è così vicina. È travolgente sentirsi diventare eterni, cittadini dell'universo.
La "Ribellione prima" è sempre pronta a ripetersi nell'«Antisistema». Così l'individuo può presumere e credere di essere Dio. Questa è l'interpretazione rovesciata delle nostre conclusioni, cioè satanica.
È per questa ragione che la Conoscenza di così gran fatto, qual è quello della Presenza divina in noi, viene preclusa ai più; almeno finché essi non si evolvono. Guai a chi intende in senso opposto tale Presenza di Dio in noi! Allora tutto ciò servirebbe non per salire, ma per discendere ancor più in basso.
Il mistico vero non si fa mai grande di questa sua intima scoperta, anzi ne fa la via dell'ubbidienza e dell'umiltà; non imbocca mai quella della rivolta e dell'orgoglio!
È necessario dar voce a Dio in sé, ma non alla rovescia, l'«Io-Dio» è in noi come principio d'Amore, affinché noi stabiliamo il nostro centro in Lui, e NON per farne un centro contro di Lui. In questo caso, l'Eterno si negherebbe sempre più invece che donarsi e l'essere precipiterebbe ancora e ancora, al posto di salire.
Siamo in Terra, in un periferico regno dell'«Antisistema», dove è facile capovolgere la verità nell'errore. Così come è altrettanto facile dare alla nostra fede e all'intuizione dell'Immanenza di Dio un significato di panteismo impersonale.
Questa fu difatti l'interpretazione che fu data di alcuni volumi precedenti, specie de "La Grande Sintesi", di cui questo libro attuale e gli altri non sono che lo sviluppo e la spiegazione. Non è più l'«Io» ribelle che ora deve trionfare, ma l'«Io» in sacrificio, ai piedi della Legge.
"I primi saranno gli ultimi", cioè chi vorrà essere il primo in seno al «Sistema», sia nell'«Antisistema» l'ultimo, il servitore del suo prossimo, non in superbia, ma in ubbidienza ed umiltà.
È evidente che questa sopra tracciata, non è la via che porta a Satana, ma quella che porta a Dio.»
Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

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