domenica 11 maggio 2025

Perché l'Élite Sionista vuole annientare il Cristo




Sebirblu, 10 maggio 2025

Ripropongo questo articolo di undici anni fa, poiché molto esplicativo sui tempi che stiamo vivendo oggi. Non vi sono dubbi, infatti, che l'elezione del "Nuovo Papa" è assolutamente NULLA, così come lo era quella di Bergoglio, insieme alla nomina di tutti i "suoi cardinali" e a tutti i "Decreti" dallo stesso stabiliti, e questo, secondo le norme del Diritto Canonico. (Cfr. QUI).

Eccone le motivazioni assolutamente adamantine.




Consiglio, perciò, di documentarsi anche QUI, QUI, QUIQUI e QUI per avere un quadro più preciso. 


Perché l'Élite Sionista vuole annientare il Cristo
di Henry Makow


Il Visconte Léon de Poncins (1897-1976), un intellettuale cattolico francese, fu l'autore di 30 opere che rivelarono la cospirazione Sionista-Massonica che tiene al presente l'Umanità sotto giogo, a sua insaputa.

Gli Ebrei stessi non sono coscienti che il Sionismo si riferisce al Talmud e alla Kabbala e non all'Antico Testamento.

In questo modo, il Giudaismo-Sionista si rivela essere un culto satanico che utilizza gli ebrei (e i massoni) come pedine per ridurre l'Umanità in schiavitù politicamente e spiritualmente.

Così la "laicità" e "l'umanesimo" non sono che paraventi del satanismo, perché i banchieri ebrei Kabbalisti hanno l'intenzione di soppiantare Dio.

Reso forte dal monopolio sul credito ai governi, questo potere occulto si trova dietro il femminismo e i "diritti dei Gay", al fine di demolire la naturalità del sesso, il matrimonio e la famiglia.

Si nasconde anche dietro l'11 settembre, i massacri di Newtown e di Boston; tutti pretesti per attuare uno stato di polizia. È il vero fornitore di "odio" che conduce una guerra segreta contro l'Umanità e Dio.




Karl Marx ha scritto: "L'Ebreo si è emancipato da solo... rendendosi maestro della creazione monetaria... attraverso di lui, il denaro è diventato l'ausiliario del potere mondiale, e lo spirito pragmatico ebreo è stato adottato dai popoli cristiani.

I giudei si sono evoluti in proporzione alla misura in cui i cristiani diventavano sempre più ebrei loro stessi. Così, questi ultimi hanno grandemente contribuito a fare del denaro il mezzo, il criterio di misura e il fine di ogni attività umana." (Cit. di L. de Poncins pag.76).

Aggiungete a questo il potere e il sesso (oro e carne; ndt) e Marx sarebbe stato d'accordo su tutto. L'Umanità è stata introdotta in un culto satanico.




Da Léon de Poncins

Il mattino del 9 febbraio 1923, i cittadini di Londra, abituati a leggere i giornali, non hanno certamente notato poche righe apparse sul periodico ebreo "Jewish World", linee spaventose e profetiche per coloro che sono stati in grado di coglierne il senso.

Il Jewish World dichiarava: "La diaspora degli ebrei non ha fatto di loro un popolo multietnico, perché si tratta davvero dell'unica vera gente cosmopolita e in quanto tale deve agire, e già lo fa, come dissolvente di ogni distinzione di razza e di nazionalità.

Il suo grande ideale non corrisponde ad un giorno in cui gli ebrei si possano radunare in un angolo della Terra con intento separatista, ma che il mondo intero sia pervaso di insegnamenti ebraici e quindi, in uno slancio di fraternità universale di ogni nazione, tutte le etnìe e le religioni distinte possano scomparire.

Essi vanno anche più lontano. Attraverso le loro attività letterarie e scientifiche e per mezzo della supremazia in tutti i settori pubblici, si impegnano gradualmente a dissipare i pensieri e i sistemi non ebraici o non conformi al loro modello."

Al British Museum, ho avuto personalmente l'occasione di verificare l'esattezza di tale citazione.

Questo sogno messianico può assumere diverse forme ma l'obbiettivo finale resta inalterato: il trionfo del Giudaismo-Sionista, della sua legge e del suo popolo.

Sotto alcune parvenze universali, è sostanzialmente un imperialismo ebraico che ha l'intenzione di governare il mondo e ridurlo in schiavitù.


Boris Dubrov

Élie Faure, un ebreo, scrive: "La gente giudea, dall'epoca di Gesù Cristo... si è considerata di continuo il popolo eletto, strumento di un potere superiore.

In rapporto alle altre nazioni, crede ancora e sempre a tutt'oggi, al suo privilegio d'elezione perché rappresenta una forza soprannaturale.

Per essa, la vita dopo la morte non esiste. Benché ne abbia sovente parlato, Israele non vi ha mai creduto. L'Alleanza con Dio non è che un contratto bilaterale specifico e costruttivo: se il giudeo vi obbedisce, lo fa in maniera atta a guadagnare il dominio sul mondo.

Israele è un terribile realista: vuole la ricompensa, quaggiù sulla Terra, per coloro che compiono il bene e la punizione per quelli che vivono nel male.

Anche nei più oscuri momenti della loro storia, e della storia universale, gli Ebrei, questi perdenti eterni, hanno custodito in seno al loro cuore fedele la promessa di una vittoria eterna."

Estratto dal testo di E. Faure «L'Anima Giudea», citato in «La questione ebraica vista da 26 eminenti personalità israelite» Parigi 1934.


Greg Olsen

La Divinità di Gesù Cristo è un ostacolo al messianismo ebraico.

Affinché si compia l'evento messianico israelita e quindi si possa raggiungere questo scopo, è necessario abolire il Cristianesimo che rappresenta un impedimento insormontabile sulla via dell'imperialismo giudaico.

Fino all'avvento di Gesù Cristo, la posizione di Israele era semplice e chiara: dopo i Profeti, per grazia di Yahvé, la tribù di Giuda sarebbe stata destinata a governare il mondo.

Se i popoli suoi servitori avessero ottemperato alle necessità divine, il tempo in cui essa avrebbe regnato su tutto il Pianeta sarebbe venuto.

Invece là, inaspettatamente, un "Profeta" nacque in Galilea: l'Uomo-Dio, Egli Stesso appartenente alla stirpe di David e così Figlio dell'Alleanza.

«Non crediate che Io sia venuto ad abrogare la Legge o i Profeti, non sono venuto ad abolire ma a perfezionare» (Mt. 5,17) E come prova della Sua Missione, Egli compì una serie di miracoli senza precedenti; le folle affascinate lo seguirono...

Ma, e in questo risiedeva l'enorme importanza del Suo Compito, Egli interpretava il Patto in una maniera completamente diversa e in un senso Nuovo, al punto di distruggere il fiero edificio ebreo spiritualizzandolo e universalizzandolo.

La realizzazione delle promesse fu trasferita dal piano materiale a quello spirituale; superando l'àmbito nazionale, esse non furono più indirizzate soltanto agli Ebrei, fino ad allora i soli beneficiari, ma estese al mondo intero.


Simon Dewey

Questa non era una questione di supremazia di razza o di nazione, o il trionfo di uno stato privilegiato: il popolo eletto fu ridotto al rango di gente comune, uno fra i tanti.

La fierezza religiosa e il nazionalismo giudaico non permisero un abbassamento così; era contrario alle promesse messianiche ed annullava la sottomissione di tutti i regni della Terra ad Israele.

I Grandi Sacerdoti e i Farisei non poterono tollerare una simile blasfemìa e un tale attacco ai loro privilegi, e dunque per sbarazzarsi di «quel pericoloso agitatore» Lo consegnarono ai Romani e Lo fecero condannare a morte.

Ma Gesù Cristo resuscitò e il Suo insegnamento si diffuse nell'intero mondo antico come un fuoco che incendiava tutto.

I Giudei denunciarono i Suoi discepoli alle autorità romane, presentandoli come ribelli all'Impero; Roma li perseguitò incessantemente, offrendoli come cibo alle bestie selvagge, bruciandoli, scorticandoli e crocifiggendoli. (Però i Martiri non sentirono dolore! Vedere QUI; ndt).

Ciò nonostante, l'onda cristiana progredì senza sosta, trionfando sul potere imperiale; poi improvvisamente il mondo vacillò inclinandosi in favore della Chiesa di Cristo...

Gli israeliti non hanno mai accettato né accetteranno mai questa disfatta. La rottura fu totale e definitiva; il conflitto è diventato al presente inevitabile dai due lati.




"Se gli Ebrei sono nel giusto, il Cristianesimo non è altro che un'illusione. Se invece i Cristiani hanno ragione, i Giudei si trovano ad essere, nella migliore delle ipotesi, soltanto un anacronismo o nulla più che un'immagine senza alcun motivo di esistere.

Per un Giudeo, il Cristianesimo rappresenta la rinuncia ad un monopolio e la bocciatura all'«interpretazione nazionalista» per non dire faziosa dell'«elezione»; la Cristianità è l'apertura alla fraternità umana e, nello stesso tempo, un grande «amen» a Dio e a tutto quello che Egli decide...

E qui veniamo alla vera ragione (o scusa), che giustifica il rifiuto ebraico al Cristo, perché non collima con l'idea che i Giudei si erano fatti del Messia e della Salvezza." (F. Fejto, Dieu et son Juif, pp. 34, 190, 192.)

"La maniera in cui la fede cristiana ha ottenuto la sua indipendenza, doveva rapidamente e inevitabilmente trascinarla in una guerra contro Israele «secondo il mondo», poiché la Chiesa si proclama essa stessa Israele secondo lo Spirito.

Ma viene compresa la profondità di questa affermazione? È più grave del disconoscimento giudaico e significa che essa gli sottrae ogni particella di vita (soltanto materiale però; ndt), ogni fuoco sacro (presunto; ndt), fino alla sua più intima natura.

Più ancora, questo vuol dire togliere ad Israele il suo posto al sole e lacerare il suo privilegio al centro dell'Impero, tanto sono stretti i legami che uniscono lo spirituale e il temporale." (J. Isaac, Genèse de l'Antisémitisme, p. 150.)

Ritorniamo allora al medesimo punto: abbattere la religione Cristiana, nata nel suo àlveo, diventa una necessità vitale per Israele che la considera come il suo più formidabile avversario...




Nella sua opera «La sventura di Israele» lo scrittore ebreo (pro-cristiano) A. Roudinesco, fornisce una meravigliosa risposta a tutte le maledizioni proferite con rabbia:

"La sopravvivenza di questa piccola comunità fino ai nostri giorni, malgrado la persecuzione e le sofferenze ineguagliabili, è stata chiamata il «miracolo giudeo».

Tale sopravvivenza non è un miracolo, ma piuttosto una sventura. Il vero prodigio ebraico è la conquista spirituale degli individui attraverso la Cristianità. La missione del popolo eletto è terminata già da lungo tempo.

Coloro che, tra gli Ebrei, sperano un giorno di porre fine alla Cristianità per mezzo di un messianismo replicato, ignorano le leggi essenziali dell'evoluzione umana." (A. Roudinesco, Le malheur d’Israël, Ed. de Cluny, Paris 1956).



Fonte: henrymakow.wordpress.com

mercoledì 7 maggio 2025

C. Sacchetti: Conclave, Chiesa e Sionismo-Massonico

 


Sebirblu, 6 maggio 2025

L'articolo di Sacchetti ‒ che subito riporto ‒ chiarifica molte cose sul dipanarsi degli eventi svoltisi intorno al Concilio Vaticano II, con i due centrali protagonisti, Roncalli e Montini.

Sono gli anni da me vissuti pienamente in seno alla Chiesa, con quell'ardore d'anima che inconsciamente m'hanno reso testimone del lento sgretolarsi di tutti i valori assimilati nell'infanzia, riguardo a quell'antica e maestosa Tradizione.

Pur restando fedele alle mie radici, e considerando validi i papi che si sono succeduti fino a Benedetto XVI, non posso esimermi dal constatare il disastro che da quel Concilio è derivato per la coscienza di milioni e milioni di persone.

Non c'è da stupirsi se papa Giovanni XXIII, allora, decise di non leggere più il Terzo Segreto di Fatima (cfr. QUI, QUI e QUI) e di demandarlo ai Successori... Ma meglio di me, appunto, ne parla il dotto e bravo giornalista.

Le pressioni di Israele sul conclave e i rapporti 
tra ebraismo e cattolicesimo

«Se si dà uno sguardo agli organi di stampa, il conclave, uno degli eventi più antichi e dal più alto fascino spirituale della storia, è ridotto a poco più di un mercato delle vacche.

Ci sono  sulle pagine  dei  quotidiani  i volti dei cardinali  con le frecce  verdi  e  rosse ad indicare il loro presunto gradimento nel collegio cardinalizio, che in realtà non sembra corrispondere al vero, ma piuttosto ai desideri dei proprietari della carta stampata che vorrebbero un Francesco II.

Sono in molti, dalle parti della massoneria laica ed ecclesiastica, a manifestare nervosismo in questi giorni perché pare crescere la consapevolezza che il prossimo pontefice difficilmente sarà un altro come Jorge Mario Bergoglio.

Non c'è alcuna certezza infatti che il continuum bergogliano e modernista prosegua, quando invece si manifestano piuttosto sempre più segnali contrari.

Ad esempio, proprio ieri è giunta la notizia che il cardinal Parolin, il porporato appoggiato più di tutti gli altri dal mondo sionista ed ebraico, avrebbe sofferto uno scompenso pressorio che avrebbe richiesto un’ora di assistenza medica.



Card. Pietro Parolin  (classe 1955)

I principali organi di (dis) informazione si sono guardati bene dal riportare la notizia per proteggere il loro candidato, ma gli altri cardinali sono con ogni probabilità già informati di quanto accaduto, e quindi la candidatura dell’ex segretario di Stato di Francesco può considerarsi a tutti gli effetti bruciata.

È un bel grattacapo per Israele e la massoneria perché gli altri candidati modernisti,  Zuppi  su tutti,  non sembrano  in grado di raccogliere  almeno 40 o 45  voti subito come avrebbe potuto fare Parolin, e questo complica certamente i piani di chi vuole continuare con un altro pontefice prono ai voleri del sionismo e della massoneria ecclesiastica.

L’errore però che non si deve sicuramente commettere è quello di considerare Jorge Mario Bergoglio come una sorta di “incidente di percorso” su un “perfetto cammino” della Chiesa post-conciliare,

In tal caso chi ancora si rifugia dietro tale convinzione allora illude soltanto sé stesso o forse in cuor suo spera di ritornare alla situazione che c’era prima di Francesco, magari ai tempi di Wojtyla e Ratzinger, dove la massoneria faceva il bello (quasi mai) e il cattivo tempo, anche se ai seguaci della cosiddetta “ermeneutica della continuità” scoccia alquanto ammetterlo.

Se non si affronta la rivoluzione conciliare che ci fu dentro la Chiesa negli anni dei due infausti pontificati di Roncalli e Montini, entrambi adepti della massoneria, è impossibile comprendere le cause della crisi della Chiesa, e tantomeno provare a risolverle.

Similmente, se non si comprende quanto accaduto ai tempi del Vaticano II, non si può capire come i rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo siano drammaticamente mutati, tanto da aver partorito una Chiesa, quella post-conciliare, che di fatto ha concesso benefici speciali agli ebrei, dispensandoli dalla salvezza attraverso Cristo come affermava lo stesso Joseph Ratzinger nel suo dialogo con il rabbino Folger e in altre occasioni, come QUI.

Affermare che la cosiddetta idea delle radici giudaico-cristiane è una espressione della modernità post-conciliare non è altro che una evidenza fattuale, e allora per vedere qual era il volto del cattolicesimo prima che qualcuno lo deformasse occorre fare un viaggio a ritroso nel passato.

Il sionismo e San Pio X

Occorre ripartire, dal principio, dall’incontro, ad esempio, tra il compianto papa San Pio X e l’emissario del sionismo internazionale, Theodor Herzl.

Questi viene considerato  a tutti gli effetti  il padre “spirituale” del sionismo, perché la sua opera ‒ lo Stato ebraico  è stata la prima in epoca moderna a sottolineare la “necessità” che il suo popolo avesse bisogno di una nazione propria per “vivere in sicurezza”, sebbene in quel tempo tanti ebrei già vivessero molto bene nell’Europa Occidentale, in quanto facenti parte della borghesia più prospera e ricca che si era così tanto espansa dopo la rivoluzione francese.

Herzl,  in realtà,  e i suoi benefattori  dell’alta finanza askenazita avevano,  ed hanno in mente, un’idea più spirituale che politica perché nella filosofia del sionismo messianico la rinascita di Israele serve in qualche modo a preparare la venuta del futuro moschiach, da loro tanto atteso, che un giorno dovrà entrare e governare l’umanità nel Terzo Tempio di Gerusalemme.



Theodor Herzl  (1860 - 1904)

Una delle sette sioniste più famigerate e potenti al mondo, Chabad Lubavitch (ved. QUI e QUI; ndr), spiega nel suo sito ufficiale come il Terzo Tempio sarà la futura casa del moschiach, il quale, un giorno, imporrà il suo dominio a “tutte le nazioni che lotteranno per il Nuovo Ordine Mondiale”.

Questa la pura essenza dello stato ebraico. Non un piano per mettere in sicurezza gli ebrei, che sono stati trasferiti come bestiame in Palestina spesso contro la loro volontà e non una necessità espressa da larga parte degli ebrei comuni che ormai erano integrati da tempo nei Paesi europei dove si erano trasferiti da secoli.

Herzl però ben sapeva che per consentire al sionismo di avere più successo sarebbe stato necessario non avere contro la Chiesa Cattolica, ed è per questo che chiede udienza al pontefice di quel tempo.

Il fondatore del sionismo giunge così a Roma il 26 gennaio del 1904 e racconta di questo incontro con San Pio X (cfr. QUI), nei suoi diari personali.

Non appena arriva al cospetto del Santo Padre, il giornalista austriaco si rifiuta subito di baciare la mano del pontefice malgrado così gli avesse consigliato il conte Berthold Dominik Lippay, il nobile austriaco che quell’udienza gli aveva procurato.

San Pio X (al secolo Giuseppe Sarto; ndr), nonostante la rudezza di Herzl, non si scompone più di tanto e, già a conoscenza dell’argomento di cui l’esponente sionista voleva parlargli, va subito al punto.

«Noi non possiamo sostenere questo movimento [sionista]. Non potremo impedire agli Ebrei di andare a Gerusalemme, ma in nessun caso possiamo sostenere la cosa. Anche se non è sempre stata santa, la terra di Gerusalemme è stata santificata dalla vita di Gesù Cristo. Come capo della Chiesa io non posso dirvi altro. Gli Ebrei non hanno riconosciuto Nostro Signore, e per questo noi non possiamo riconoscere il popolo ebraico». [...]

Ancora più netto è San Pio X quando Herzl nel corso del dialogo prova a giocarsi la carta del pietismo riguardo alle cosiddette persecuzioni contro gli ebrei, ma il Papa autore della Pascendi è altrettanto fermo quando gli risponde in tal modo.

«Sì» – mi disse – «ma noi, e in particolare io, come capo della Chiesa, non possiamo farlo. Due sono i casi che possono presentarsi: o gli Ebrei rimangono fedeli alla loro credenza e continuano ad attendere il Messia, che per noi è già venuto; e in questo caso essi negano la divinità di Gesù e noi non possiamo fare alcunché per loro; o essi vanno in quelle terre senza alcuna religione, e in questo caso noi possiamo sostenerli ancora meno. La religione ebraica è stata la base della nostra, ma essa è stata rimpiazzata dalla dottrina di Cristo e da allora noi non possiamo più riconoscere la sua esistenza. Gli Ebrei, che avrebbero dovuto essere i primi a riconoscere Gesù Cristo, fino ad oggi non l’hanno fatto.»

Non è difficile immaginare che secondo i canoni del “cattolicesimo” liberale uscito dal Concilio, uno dei maggiori pontefici verrebbe liquidato come un volgare “antisemita”.

Il papa, tuttavia, non fece altro che riaffermare il magistero di sempre della Chiesa. Difese e ribadì quelle verità sulle quali si fonda questa istituzione da 2000 anni a questa parte.

L’assalto in quell’occasione fu respinto, ma il mondo sionista non si diede per vinto perché la sua opera di infiltrazione della Chiesa non era terminata purtroppo quel giorno, ma era appena agli inizi.


San Pio X  (1835 - 1914)

Le origini delle radici giudaico-cristiane: gli  Amici Israel

Si arriva così  agli anni ’20 del secolo scorso,  quando i pontefici  erano ancora fermi  nel difendere i dogmi della Chiesa di sempre, ma intanto un nuovo nemico si era infiltrato nelle fila di questa Istituzione.

L’anno è il 1925, ed è qui che in seno al cattolicesimo nasce una associazione dal nome Opus sacerdotale Amici Israel. (Cfr. QUI; ndr)

A fondarla sono due preti olandesi assieme ad una loro connazionale convertita al cattolicesimo, Maria Francesca Van Leer, che avrà un ruolo molto importante negli anni a venire nell’ambito dei rapporti tra ebraismo e cattolicesimo, come si vedrà in seguito.

A fare parte di questa associazione sono diversi cattolici laici, ma soprattutto non pochi esponenti della Chiesa, se si pensa che tra le sue fila si trovavano almeno 3000 sacerdoti, 300 arcivescovi e ben 19 cardinali.

La Amici Israel” può essere considerata di fatto come la madrina delle cosiddette “radici giudaico-cristiane” perché i suoi associati si propongono di “normalizzare”, per così dire, i rapporti tra ebraismo e cattolicesimo.

I vari prelati iscritti pubblicano le loro idee in un pamphlet dal titolo Pax Super Israel che non sfugge agli occhi delle riviste cattoliche, allora realmente cattoliche, che in quel tempo ne diedero tale descrizione come racconta Maurice Pinay nella magistrale opera “Complotto contro la Chiesa” (ved. QUI).

«Essi affermano che non si deve parlare di conversione degli ebrei, ma soltanto del loro ingresso nella Chiesa, come se i giudei non debbano prima, per ottenerlo, ripudiare i loro errori. Rifiutano la qualificazione di popolo deicida data loro e di città deicida data a Gerusalemme, come se gli stessi non avessero contribuito alla morte di Gesù e come se la liturgia non li chiamasse perfidi.» 

«Incriminano i Santi Padri in quanto rei di non aver compreso il popolo giudaico; come se questo non fosse colpevole di persistere volontariamente nell’ebraismo.» 

«Infine ‒ continua la rivista suddetta ‒ sottolineano la nazionalità giudaica di Gesù Cristo e fanno osservare che i cristiani, per mezzo della Santa Comunione, si uniscono sempre con gli ebrei e contraggono con loro una parentela di sangue.»

In pratica, costoro sono stati a tutti gli effetti gli anticipatori del futuro Vaticano II, e Pio XI per risolvere la questione si rivolse dapprima alla Congregazione dei Riti, soppressa da Montini nel 1969, ma in questa c’era il cardinale Schuster, membro della “Amici Israel”, che ovviamente diede parere favorevole alle richieste del suo gruppo. Perciò a fermare lo sdoganamento dell’ebraismo ci pensò il Sant’Uffizio nel 1929, attraverso il decreto di scioglimento di tale associazione.



Pio XI (Achille Ratti, 1857 - 1939)

Gli esponenti del mondo ebraico però non si diedero per vinti.

Dopo la seconda guerra mondiale, Jules Marx Isaac, un ebreo francese iscritto alla massoneria,  chiese alla Chiesa di togliere ancora una volta la preghiera del Venerdì Santo che includeva l’espressione “Oremus et pro perfidis Judaeis”.

Pio XII, così detestato dal mondo ebraico, nonostante tutti i suoi sforzi per salvare gli ebrei durante la guerra, diede una risposta semplice come quella che Pio X diede a Herzl diversi anni prima.

Papa Pacelli rispose che perfidis non significa letteralmente “perfidi” ma “senza fede” e quindi non c’era alcuna ragione perché la Chiesa rimuovesse quella espressione, che anzi era una preghiera per il popolo ebraico di convertirsi e di accettare finalmente Cristo come Messia e vero Dio.

Roma cambia linea: l’era di Roncalli e del Concilio

Roma resta ferma e salda fino a quando sul soglio pontificio non sale Angelo Roncalli divenuto papa Giovanni XXIII nel 1958 dopo un conclave segnato da forti vizi di irregolarità per via delle minacce di morte giunte al cardinal Siri, eletto non una ma tre volte papa. (Cfr: QUI).

A indire il Concilio è proprio il “papa buono”, già patriarca di Venezia, massone del Grande Oriente di Francia (QUI), simpatizzante del mondo comunista e, secondo i recenti documenti declassificati dalla CIA (QUI), persino un informatore al servizio dell’agenzia di intelligence di Langley.

Egli sembra avere una chiara missione.  Deve portare la rivoluzione  dentro la Chiesa e si adopera fin dal primo momento per aprire le porte a delle riforme di stampo ecumenico che mettono ogni religione sullo stesso piano e sono, per loro stessa natura, apostatiche in quanto negano le fondamentali verità cattoliche.

Soprattutto, però, Angelo Roncalli vuole cambiare completamente l’asse dei rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo.

Vuole fare, in altre parole, quello che non riuscirono a fare i membri di Amici Israel, ma stavolta la partita è molto diversa perché è il pontefice stesso che è dalla parte di chi vuole costruire una falsa chiesa.

Giovanni XXIII così, molto prima di Giovanni Paolo II, fa una passerella nel marzo del 1962 con la sua auto davanti alla sinagoga di Roma da lui benedetta a far capire chiaramente che i tempi erano cambiati.

Ancor prima di questo gesto altamente simbolico, tuttavia, Roncalli si stava già adoperando per costruire il tipo di Chiesa che piaceva agli ambienti ebraici, e aveva già dato mandato al suo fedele braccio destro, il card. Augustin Bea, di incontrarsi con un influente sionista come Nahum Goldmann, allora capo del Congresso Ebraico Mondiale.

A Roncalli  stava molto a cuore  la questione della revisione  dei rapporti  tra Chiesa ed ebraismo, e fa trasmettere a Goldmann il messaggio che se il Congresso Ebraico Mondiale gli avesse domandato di affrontare questo tema, lui certamente avrebbe inserito questa richiesta nelle discussioni del Concilio Vaticano II.

Goldmann accetta, e a scrivere la bozza del famigerato documento Nostra Aetate è proprio il Congresso da lui presieduto, e al quale apparteneva anche la citata Maria Francesca Van Leer, membro della sciolta associazione Amici Israel.



Nahum Goldmann  (1894-1982) - QUI.

In Nostra Aetate in pratica si dissolve tutta la precedente posizione della Chiesa sull’ebraismo perché in tale documento sparisce la secolare accusa di deicidio contro il popolo ebraico accompagnata da una condanna del cosiddetto “antisemitismo”, e il Sant’Uffizio presieduto dal buon cardinal Ottaviani non riuscì nemmeno a intervenire perché Roncalli si premurò di escluderlo da ogni decisione al riguardo.

Il Concilio dunque inizia così. Non sono i dottori della Chiesa Cattolica a scrivere i suoi documenti. Sono gli esponenti dei vari movimenti sionisti ed ebraici.

Il “papa buono” però non aveva ancora portato a termine la sua opera. Nei suoi ultimi anni del suo breve e devastante pontificato si adoperò per chiedere ancora una volta il parere della comunità ebraica su cosa andava fatto nel Concilio da lui inaugurato.

A rivelare questo retroscena molto poco noto è stato lo storico ebreo, Lazare Landau, sulle pagine della rivista francese Tribune Juive.

«In una gelida notte dell’inverno 62-63, fui invitato a una riunione straordinaria del “Centro Comunitario per la Pace”, tenutasi presso la Sinagoga di Strasburgo. Al termine dello Shabbat, i Direttori ricevettero in segreto, in una cantina dell’edificio, un inviato di Giovanni XXIII, Yves Congar [un frate domenicano che ebbe una influenza decisiva sulle misure “progressiste” adottate dal Concilio nel suo insieme]. 

Eravamo in dieci.  Congar, a nome di Giovanni XXIII,  ci chiese cosa ci aspettassimo dalla Chiesa cattolica, apostolica, romana riguardo alla millenaristica “questione ebraica”. Rispondemmo di volere la completa riabilitazione degli ebrei, riguardo alla morte di Cristo. “Nostra Aetate” fu una rivoluzione totale, come mi disse in seguito Congar, nella dottrina della Chiesa, riguardo agli ebrei.»

Roncalli, quindi, per decidere la linea dottrinale da seguire nella “sua” Chiesa non ascoltava i “suoi” cardinali come, ad esempio, Ottaviani. No. Mandava in segreto richieste ai vari esponenti del mondo sionista ed ebraico per stabilire come la Chiesa dovesse porsi rispetto alla religione ebraica.

Dire a tal punto che Giovanni XXIII prendeva ordini dai leader dei vari movimenti sionisti non è certamente una qualche provocazione, ma soltanto una costatazione di fatto.


Giovanni XIII  (Angelo Roncalli 1881-1963)

I semi della rivoluzione attuale sono stati pertanto tutti piantati in quel tempo.
Quanto accaduto dopo nella Chiesa è una conseguenza di quanto si è verificato allora.

Il successivo pontificato di Montini che ha ricevuto subito i massoni ebrei del B’nai B’rith, similmente a quelli di Giovanni Paolo II, entrato nella sinagoga nel 1986 per pronunciare la famosa frase dei “fratelli maggiori”, sono divenuti il diretto risultato del Vaticano II, poiché quel Concilio ha in effetti eretto una chiesa modernista ed ecumenica che ormai di cattolico ha purtroppo poco.

Bergoglio non arriva, come si constata, dal nulla. Arriva da un lungo processo di infiltrazione, e questo spiega perché la fine del suo pontificato viene così tanto temuta, nonostante alcune dichiarazioni critiche, dallo Stato di Israele che non vuole che la Chiesa torni sulla 'via smarrita' di un tempo, uno scenario, ad esempio, assai paventato dal rabbino-capo di Roma, Riccardo Di Segni.

Se è certamente vero che sono molteplici le potenze che cercano di influenzare il Conclave, e basterebbe appunto ricordare la storia di quelli del 1958, del 1963 e del 2013, nei quali i servizi americani e francesi si adoperarono per sbarrare la strada a Siri, è indubitabile che le medesime forti pressioni siano state esercitate da ambienti come il B’nai B’rith e il Congresso Ebraico Mondiale aventi la pretesa che sul soglio di Pietro ci fosse un pontefice che facesse le loro volontà.

La storia del Concilio Vaticano II è in fin dei conti questa. È la storia della conquista di una religione, quella ebraica, verso un’altra, quella cattolica.

Il Conclave del 2025 è particolarmente importante anche per questo e si spiega così l’agitazione dello Stato ebraico che sembra essersi messo già all’opera per sbarrare la via ad alcuni presuli da esso particolarmente temuti e che potrebbero forse riportare la Chiesa verso le verità abiurate di un tempo.

I giochi però sono completamente aperti come si diceva in un precedente contributo perché nella sua foga di influenzare il futuro Conclave, Bergoglio ha combinato diversi pasticci e creato porporati che non sono affatto progressisti.

Non c’è dunque nulla di scontato, ma i cardinali quando entreranno nella cappella Sistina sotto le magnifiche volte di Michelangelo dovrebbero ricordarsi che non sono lì per fare la volontà di Israele o delle varie massonerie.

Sono lì per fare la Volontà dello Spirito Santo. Si spera che questa volta Gli prestino finalmente ascolto.

C’è bisogno presto di un papa cattolico, di un papa che recuperi il Tesoro dimenticato per troppo tempo nell'ambito della Tradizione.»

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it


sabato 3 maggio 2025

San Damiano Piacentino: ecco la Potenza di Maria!

 


Sebirblu, 3 maggio 2025

In onore della Madre Santissima alla quale il mese di maggio viene dedicato con lo sbocciare delle rose profumate, ripubblico ciò che proposi quattro anni fa riguardo alle "prodezze" straordinarie che, a quanti lo meritano davvero, Ella si degna di elargire per soccorrere gli esseri umani.

Espongo, perciò, quello che ho trovato nel corso delle ricerche compiute, sperando che questo scritto abbia il medesimo effetto straordinario prodotto in me anche su coloro che lo leggono.

Marco Lepore, 21 settembre 2020

C'è un luogo ormai quasi sconosciuto agli italiani, dove accaddero e accadono prodigi, molte  grazie e conversioni.  A San Damiano,  nel piacentino,  Mamma Rosa  incontrò la Vergine Maria, che oltre a guarirla le diede messaggi per il mondo. Ancora oggi sgorga una fonte d'acqua miracolosa e la Madonna viene ogni primo venerdì, sabato e domenica del mese.




Settembre e ottobre sono mesi ricchi di date importanti per la fede cristiana cattolica e anche di importanti apparizioni mariane. Se però, andando per strada, chiedessimo ai passanti: «Chi di voi conosce San Damiano Piacentino?», pochi risponderebbero affermativamente.

Io stesso, fino a poche settimane fa, non ne sapevo nulla. È una cosa sorprendente, poiché negli anni '70 vi si registravano almeno sessantamila pellegrini all'anno.

Il 28 novembre 1971, per esempio, con un tempo spaventoso, per vie fangose e campi trasformati in pantani, la polizia italiana calcolava in almeno 15mila persone la folla accorsa da ogni parte: Italia, Francia, Germania, Austria, Belgio, Svizzera, Irlanda, tra altre nazioni.

Persino giapponesi. Migliaia di persone accorrevano soprattutto i primi venerdì, sabati e domeniche del mese e in tutte le grandi feste mariane. Oggi, solo pochi nel nostro paese sanno cosa vi accadde (e accade tuttora...) e sono soprattutto pellegrini di altre nazionalità – in particolare francesi  ad arrivare.

San Damiano è una piccola frazione di 150 abitanti nel comune di San Giorgio, a circa venti chilometri a sud di Piacenza. Ebbe inizio qui, nei primi anni '60, la vicenda incredibile di Rosa Buzzini, moglie di Giuseppe Quattrini. Madre di tre figli, due maschi e una femmina, Mamma Rosa aveva dovuto ricorrere al taglio cesareo per ogni suo parto; l'ultimo nel 1952, quando nacque Piergiorgio.

La situazione, stavolta, si era ulteriormente complicata per una peritonite perforante che aveva richiesto un intervento chirurgico di 4 ore e mezza. Da allora, per nove anni, Rosa fece la spola tra la sua casa e gli ospedali, perché le sue piaghe non si rimarginavano.

Il 24 settembre 1961, accertata l'inefficacia di tutte le cure, si decise di rimandarla a casa raccomandandola alle cure della zia Adele, in previsione di una probabile e incombente dipartita...

Cinque giorni dopo il ritorno dall'ospedale, il 29 settembre 1961, festa di San Michele Arcangelo, intorno a mezzogiorno, una donna sconosciuta entrò in casa Quattrini. Vestiva con gli abiti tipici  della  tradizione locale,  come la descrisse zia Adele:  gonna e blusa di vari colori, un grembiule nero e, sul capo, un fazzoletto azzurro. Segni particolari: era bellissima.


La casa di "Mamma Rosa"

La Signora sconosciuta chiese a zia Adele mille lire per offrire un cero alla cappella di Padre Pio, poiché Padre Pio era a circa ottocento chilometri da San Damiano. Zia Adele rispose però che in casa avevano in tutto e per tutto solo mille lire, tra l'altro ricevute in prestito!

Spiegò inoltre che Giuseppe era ammalato e Rosa lo era ancor più. La bella Signora nonostante ciò insistette con tanto garbo, che la zia Adele finì per darle cinquecento lire. Dopo aver accettato l'offerta le chiese di vedere l'ammalata che giaceva nella camera accanto.

Seguiamo a questo punto il racconto come riportato dalle cronache del tempo: «La straniera prende la mano di Mamma Rosa e le dice: "Su, alzati!" ‒ Non posso! risponde la povera inferma."Dammi la mano! Alzati!" ‒ Non posso! ‒ "Dammi anche l'altra mano", ordina la Signora.

Mamma Rosa la porge ‒ "Alzati!" ‒ ripete la Signora. E la donna si alza avvertendo un benessere improvviso ed eccezionale. Riconosce allora la Celeste Visitatrice che le fa segno di tacere.

Suona mezzogiorno: "Recitiamo l'Angelus" invita la Signora. Poi aggiunge cinque Pater, Ave e Gloria secondo le intenzioni di Padre Pio, in onore delle cinque Piaghe di Nostro Signore.

Durante questo tempo, Ella tocca con le Sue Mani le piaghe di Mamma Rosa ed esse si chiudono all'istante. Poi esorta la stessa a recarsi da Padre Pio: "Non ho denaro né abiti", obietta la donna, "Avrai quanto ti occorre". E la Signora se ne va. 

Intanto  Giuseppe  era  andato  a  raccogliere  castagne  per  assicurare  ai  suoi  cari  i mezzi per sfamarsi durante il suo soggiorno all'ospedale. Qualche giorno dopo, Rosa riceveva dalla cassa di beneficenza di Padre Pio il denaro per il viaggio e trovava nella "casina", o rimessa, due abiti da contadina esattamente della sua misura, senza cenno di provenienza. (Cfr. QUI; ndr).


"Mamma Rosa" Buzzini in Quattrini (1909-1981)

Nella primavera del 1962 Mamma Rosa andò a San Giovanni Rotondo, ai piedi del monte Gargano, dove nel 493 d.C. era apparso San Michele Arcangelo e (dove) viveva allora Padre Pio (deceduto il 23 settembre 1968).

Il sabato mattina, mentre recitava il santo Rosario con una compagna sulla piazza antistante la chiesa, Mamma Rosa avvertì una chiamata improvvisa, si girò e vide la Signora dal fazzoletto azzurro: "Mi riconosci?" chiese la Signora. "Si ‒ risponde Rosa ‒ voi siete la Madonna, che non ha voluto che lo dicessi".

"Io sono la Madre della Consolazione e degli afflitti.  Dillo, dunque, a San Damiano e al professore che non ha voluto credere alla tua guarigione. Dopo la Messa, ci troveremo presso la Sacra Mensa e Io ti accompagnerò da Padre Pio". E così fu.

Giunte da Padre Pio, la Signora scomparve senza lasciare alcuna traccia. Qui Padre Pio affidò a Mamma Rosa, in ringraziamento per la guarigione ricevuta, il compito di andare ad assistere gli ammalati, soprattutto spiritualmente, per due anni.

Per i successivi due anni, obbediente al comando ricevuto, Rosa si mise al servizio degli ospedali per occuparsi dei malati, recandosi spesso in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, finché Padre Pio non le disse che questa missione era conclusa e che un grande avvenimento l'aspettava a casa.

Il 16 ottobre 1964 (festa di Santa Margherita Maria Alacoque), mentre Mamma Rosa recitava l'Angelus del mezzogiorno, sentì dall'esterno una voce che la chiamava: "Vieni! Vieni, ti aspetto!". Siccome Rosa esitava, chiedendosi se si trattasse di una illusione, la voce si fece sentire una seconda volta: "Vieni! Vieni qui, ti aspetto!".

Diffidente, temendo che potesse essere il demonio che le giocava qualche tiro, Rosa uscì tenendo in mano la corona e vide in cielo una nube d'oro e d'argento circondata da molte stelle e da rose di svariati colori.

Dalla nube, ecco uscire una specie di sfera rossa e posarsi su un piccolo pero, vicino alla casa. Ne uscì la Santissima Vergine, circondata di viva luce, che le disse: "Figliola Mia, vengo da molto lontano. Annunzia al mondo che tutti devono pregare, perché Gesù non può più portare la croce.

Io voglio che tutti si salvino, buoni e cattivi. Sono la Madre dell'Amore, la Madre di tutti: siete tutti miei figli. Per questo voglio che tutti si salvino, per questo sono venuta: per condurre il mondo alla preghiera, perché i castighi sono vicini.

Ritornerò ogni venerdì e ti darò dei messaggi che devi far conoscere al mondo". "Ma ‒ obiettò Rosa ‒ non mi crederanno; non sono che una povera contadina ignorante. Mi metteranno in prigione!" Ma subito Ella rispose: "Si, ti crederanno perché, andandomene, Io ti lascerò un segno: quest'albero fiorirà". (Cfr. QUI; ndr).



A qualche metro dalla casa infatti si trova un piccolo pero. Non innestato, di modeste dimensioni, intreccia il suo fogliame con quello di un susino molto più alto. Questi due alberi sono oggi protetti da una doppia cancellata di bronzo. Sul tronco del pero è piazzata una tavoletta sulla quale è posato un cuscino coperto da un piccolo tappeto ricamato. Qui posava l'Apparizione. 

La Santissima Vergine scomparve e, in quel 16 ottobre 1964, il pero fiorì. Il giorno dopo fiorì anche un ramo del susino che sorge accanto al pero; il ramo che Lei aveva sfiorato. Per tre settimane, migliaia di persone poterono ammirare i due alberi in fiore, nonostante le abbondanti piogge autunnali.

In seguito, tutti i venerdì, a mezzogiorno, e in ogni celebrazione delle feste mariane, la Santa Madre di Dio comparve a Mamma Rosa, non di rado congiunta a fenomeni misteriosi, come quello del sole che ruota su sé stesso.

Ancora oggi, ogni primo venerdì, sabato e domenica del mese, la Madonna delle Rose continua a venire in questo luogo «viva e vera fino alla fine del mondo», come ha promesso a Mamma Rosa.

In un messaggio del 1965, inoltre, la Madonna annunciò che in quel "piccolo giardino di Paradiso", sarebbe scaturita una sorgente la cui acqua avrebbe purificato l'anima e il corpo.

In seguito, nel 1966, chiese di scavare un pozzo vicino al pero, nel punto preciso indicato da San Michele Arcangelo, mentre per la profondità dello scavo l'ingegnere incaricato doveva consultare Padre Pio a San Giovanni Rotondo.

"Scavate ancora.Venite a bere presso questo pozzo l'acqua della grazia. Lavatevi! Purificatevi! Bevete e abbiate fiducia in quest'acqua. Molti guariranno dal male fisico. Molti diventeranno santi.

Portate quest'acqua agli ammalati gravi, negli ospedali, ai moribondi. Andate ovunque voi vediate anime che gemono. Siate forti! Non temete! Io sono con voi! Ecco l'ora in cui il pozzo darà luce: è una conferma. Venite, attingete e porterete l'acqua nelle vostre case: otterrete grazie infinite". (Messaggio del 18 novembre 1966).

La Madonna Miracolosa delle rose ha annunciato che quell'acqua è la più santa al mondo, parla di un'acqua pura, di un'acqua viva, molto limpida, fresca e miracolosa.

Mentre all'inizio l'acqua veniva ripetutamente e faticosamente tirata su col secchio dal marito Giuseppe, oggi è presente nel giardino una grande fontana con numerosi rubinetti da cui pellegrini di tutto il mondo vengono ad attingerla e testimoniano tutte le grazie ricevute, come attestano le tantissime targhe di ringraziamento che ricoprono la facciata della casa dei Quattrini e gran parte di un muro di recinzione del giardino.

(Ecco un video di Don Minutella da San Damiano. Per gli smartphone, QUI; ndr).



Il contenuto essenziale dei Messaggi della Madonna delle Rose è il seguente, ed è terribilmente attuale oltre che coincidente con quello di altre e ben più conosciute apparizioni: il mondo va male; si trova alla vigilia di grandi flagelli, se non ritorna a Dio. Occorre pregare, pregare, pregare ancora! (ved. QUI, la preghiera secondo la scienza; ndr).

La preghiera richiesta dalla Santissima Vergine è il Rosario che, Lei dice, è «l'arma più potente per vincere il male». I Messaggi di San Damiano insistono anche sulla necessità della carità verso il prossimo. Un altro tema sul quale ritornò spesso la Celeste Visitatrice è la frequenza ai Sacramenti della Penitenza, dell'Eucarestia e finalmente la necessità di pregare molto per la santificazione delle anime consacrate a Dio: Sacerdoti, Religiosi e Religiose.

Molte altre cose meriterebbero di essere raccontate, come ad esempio gli episodi degli attentati agli alberi "miracolosi", nel 1968 e nel 1969 (ved. QUI; ndr), ma per brevità è opportuno rimandare alla lettura di testi ad hoc, come ad esempio "la Madonna delle Rose" di Arda Roccalas, Ed. Paoline e ai video presenti su YouTube.

(Come il video che segue dove viene intervistato Piergiorgio, il figlio di Mamma Rosa. Per visualizzarlo sugli smartphone, cliccare QUI; ndr).



Il vescovo locale, mons. Malchiodi, dopo un'inchiesta sommaria, a varie riprese aveva disposto misure limitanti la libertà di Mamma Rosa.

Mons. Enrico Manfredini, Vescovo di Piacenza, le aveva poi rinnovate e aggravate vietando a Mamma Rosa la trasmissione dei messaggi che riceveva ed ogni contatto coi pellegrini.

In filiale obbedienza a tali richieste, dal 1970 Mamma Rosa si ritirò a vita quasi conventuale nella propria abitazione, ricevendo ancora la visita della Madonna e i messaggi fino alla sua morte, ma questi (1970-1981), sotto sua espressa volontà, non furono divulgati.

Iniziò in quegli anni l'Opera della Città delle Rose, fondandone e plasmandone il cuore: il "Piccolo Giardino di Paradiso", con la preghiera quotidiana dei tre Rosari per contemplare con Maria i gesti salvifici di Gesù ed accogliere l'amore misericordioso della SS. Trinità.

Di sé, Mamma Rosa diceva sempre "Sono nulla, io". Con questa coscienza della propria ignoranza, della propria incapacità, con quell'umiltà e forza che nasce dalla familiarità e naturalezza del soprannaturale, ella era capace di accogliere tutti, i più semplici come i sapienti, senza timore né soggezione, perseverante nella preghiera quotidiana, attenta a concretizzare le richieste della Madonna per quel luogo.

Nel 1974, costituì l'Associazione Ospizio Madonna delle Rose, ora Ente Morale riconosciuto, per la realizzazione della Città delle Rose con il carisma della preghiera, dell'accoglienza e delle opere a favore dei fratelli più bisognosi e con un programma di vita spirituale secondo gli inviti di Maria: pregare, amare, offrire, soffrire, tacere.





Dopo un'intera vita di preghiera, di dedizione alla famiglia, di sofferenza, di fedeltà assoluta al Messaggio della Madonna e di obbedienza alla Chiesa, testimoniata nel nascondimento, nell'umiltà e con eroismo quotidiano, Mamma Rosa lasciò questo mondo il 5 settembre del 1981 all'età di 72 anni.

Ancora adesso le apparizioni di San Damiano non sono ufficialmente riconosciute dalla Chiesa, e non se ne vuole certo anticipare il giudizio. Tuttavia se dai frutti si riconosce l'albero, le guarigioni, le grazie, le conversioni, il ritorno alla preghiera e ai sacramenti, sicuramente depongono a suo favore.

Chi si reca oggi a San Damiano Piacentino può fare esperienza di una grande pace, accompagnata dalla misteriosa sensazione di "tempo sospeso", come accade anche a Medjugorje (con cui esistono diversi punti di contatto e le cui apparizioni la Madonna preannunciò a Rosa; cfr. QUI, ndr), oltre a rifornirsi d'acqua benedetta offerta dalla Madonna delle Rose.

È tempo, forse, che anche gli italiani conoscano e tornino a frequentare questo luogo benedetto che ‒ crediamo ‒ la Madonna ha voluto donare ai suoi figli per questi tempi di prova.

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: lanuovabussola.it