venerdì 13 marzo 2020

ANNUNCIATA nel 2004 dal CIELO la PANDEMIA "VOLUTA"




Sebirblu, 12 marzo 2020

Giungono dall'Australia i messaggi sull'attuale epidemia trasmessi da Nostro Signore e da Sua Madre ad una mistica madre di famiglia.

Di questa santa donna e le sue visioni parlerò dopo. Ora espongo alcuni di questi comunicati perché concordano perfettamente con quanto è stato scoperto in rapporto alla propagazione intenzionale del coronavirus.


Le Profezie si realizzano

29 febbraio 2020

Ero seduta sul mio divano in soggiorno. Davanti a me, sparsi sotto un libro sul tavolino basso c'erano alcuni vecchi messaggi ricevuti negli anni passati.

Nostro Signore mi ha chiesto: "Perché non leggi i messaggi che sono davanti a te?" Gli ho obbedito.

Il primo comunicato del foglio preso in mano era datato 26 novembre 2004 e trattava del piano di distruzione massiva della popolazione mondiale per mezzo di armi biologiche. Leggendo il messaggio mi sono detta: "Oh mio Signore, è ciò che sta accadendo ora nel mondo!"

Lui ha risposto: "Nel momento in cui ti ho trasmesso i messaggi, vi hai fatto caso, poi non vi hai più pensato, ma sono le profezie che stanno compiendosi ora.

Tutti i virus sono fabbricati nei laboratori da individui perversi, che poi li testano su alcuni esseri umani disperdendoli un po' qui e un po' là per vedere come reagiscono le persone. Quindi, in un batter d'occhio diffondono il virus che diventa globale."

Gesù ha ripreso a dire:

"Di' alle genti di non biasimarmi se vi ho avvertiti molti anni prima. Vi prevengo e vi preparo sempre a ciò che accadrà. Siate pentiti e in stato di grazia ogni attimo."




Armi pericolose per distruggere l'umanità

26 novembre 2004

Pregando a casa questa mattina, Nostro Signore mi è apparso e ha detto:

"Figli miei, vengo a voi con il Mio Amore e la Mia Pace per avvisarvi sulla minaccia pericolosa che vi concerne e la sua pianificazione futura.

Siate coscienti e prendete sul serio la Mia Parola che giunge in anticipo per avvertirvi che presto verranno usate armi e bio-armi oltremodo pericolose, per uccidere e distruggere la popolazione terrestre. Non verranno distrutte le case (ma) solo esseri umani in una vasta area, ovunque siano utilizzate. Questo accadrà in diverse regioni del globo.

Figlioli, se voi poteste vedere coi Miei occhi, vi avvicinereste al vostro Salvatore che vi ama tanto. Egli vi proteggerà dal vostro mondo malvagio. Vi dico che il diavolo non dorme mai, ma trama di continuo come annientarvi. Odia il Bene, detesta Dio e il Suo popolo.

Figli Miei, pregate maggiormente. Restate vicino a Me e a Mia Madre amorevole, Maria Santissima. Rinnovate la vostra consacrazione ogni giorno ai Nostri Sacri Cuori. In questo modo, il Male non avrà alcun potere su di voi e sulla vostra famiglia.

Non abbiate paura, perché la paura viene dalla direzione opposta che è malefica. (Ved. QUI)

Abbiate fiducia in Me e vi donerò la Pace. Vi benedico nel Nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen."

Ho aggiunto: "Grazie Signore, per tutto. I Tuoi premurosi avvisi sono importanti per noi, al fine che possiamo impetrare la Tua protezione e il Tuo Amore Misericordioso nella nostra vita quotidiana.


Simon Dewey

Indispensabile pregare per chiedere il termine della diffusione

25 febbraio 2020

[Valentina Papagna, recandosi a Messa, aveva pregato per le Anime vittime del coronavirus; l'Angelo le è apparso, come spesso avviene, chiedendo di seguirlo. Lui l'ha condotta nella dimensione in cui si trovavano e dove ella sperava di vederle più sollevate. Con sgomento, si è accorta che il numero di queste era molto più grande di quanto si aspettasse... ndt].

L'Angelo le ha spiegato: "Altre millecinquecento aspettano e piangono per essere soccorse. Quelle per le quali tu hai pregato non sono che una goccia nell'oceano in rapporto a ciò che vedi adesso."

Ho chiesto: "Come posso aiutare queste millecinquecento anime? Sono tante!"

Risposta dell'Angelo: "Per tale motivo devi diffondere questo messaggio e domandare a tutte le genti di pregare per loro e ciò darà buoni frutti. L'infezione si propaga e numerose altre persone moriranno. Pregate per la protezione."

[Più tardi, nel pomeriggio, mentre era in raccoglimento, a Valentina è apparso Gesù dicendole; ndt]:

"Prega per il mondo, perché si trova in una bufera terribile. C'è molta confusione, specialmente per il virus. L'attività economica globale affonda progressivamente e peggiorerà sempre più. Per questa epidemia i paesi non possono fare scambi tra loro. Questi eventi sono una profezia che si realizza."

Ed ha aggiunto ancora: 

"Con tutto quello che sta succedendo sul pianeta, con il crollo dell'economia e l'espansione epidemica, sono sempre rigettato dalla Terra. Non ci si rivolge più a Me. Io permetto al mondo d'essere spogliato della ricchezza che tanto adora. Aspetto pazientemente che apra gli occhi e Mi riconosca."

La Santa Madre è allora apparsa concludendo: "Ascoltate quello che mio Figlio vi dice, perché state attraversando il periodo del compimento delle profezie. Voi dovete aver fiducia nel Figlio Mio."




Preghiere e sacrifici necessari in questi tempi

23 febbraio 2020

Durante le preghiere del mattino, l'Angelo mi è apparso dicendo: "Vieni con me, ti rivelerò per chi tu preghi e soffri".

Improvvisamente, ci siamo ritrovati in un luogo oscuro dove c'erano molte Anime. Erano tutte vestite di nero. Ho domandato: "Perché sono tutte vestite così?"

Ha risposto: "Si tratta delle persone che recentemente sono morte senza preparazione a causa della malattia da coronavirus. Ti dirò perché è capitato loro questo. Esse hanno ricevuto dei farmaci, ma non quelli giusti, e ciò le ha portate al trapasso prima del tempo.

Sono vestite di nero perché, essendo decedute senza preavviso, si trovano in uno stato di sofferenza ed è per questo che ti ho condotta qui, per aiutarle. (Cfr. QUI, QUI e QUI; ndt) Il nero rappresenta il peccato senza pentimento. Affinché si purifichino, hanno bisogno di preghiere e sacrifici."


Il Coronavirus

22 febbraio 2020

Dopo le preghiere del mattino, l'Angelo mi è apparso chiedendomi di seguirlo per mostrarmi un luogo dove l'agente patogeno era in procinto d'essere ideato.

Siamo  entrati  in  un  grande  edificio  dall'aspetto  ospedaliero  e  subito  dopo  in  un vasto laboratorio dove i virus vengono prodotti. Vedevo qualche individuo lavorarvi. Indossavano tute di protezione bianche molto simili a quelle spaziali che li coprivano interamente, compresi i loro volti.

All'interno del gabinetto scientifico c'era una panca dove l'Angelo si è seduto chiedendomi: "Sai dove ci troviamo?" Ho risposto: "No."

Egli ha proseguito dicendo: "Siamo a Wuhan, nel laboratorio in cui è stato creato il coronavirus,  poi  l'hanno  testato." (Cfr. QUI cosa dice Paolo Liguori; ndt).

L'Angelo, con il suo indice puntato verso il basso ha dichiarato: "Tutto è accaduto qui, è qui che lo hanno creato!

Mi sono allora avvicinata a lui esclamando: "Oh no, è spaventoso qua!"

L'Angelo ha risposto: "Non preoccupartene. Esso non ti toccherà, né ti influenzerà. Abbi fede nel Signore perché Egli proteggerà il Suo popolo.

Vi preannuncio che ora vivete nei tempi più pericolosi. I malvagi tentano di nuocere ai figli di Dio inventando ogni sorta di veleno e spargendolo intorno.

All'insaputa  delle genti  liberano il virus e lo lasciano  propagare. In seguito avvisano i popoli che stanno lavorando sul vaccino ma che sarà necessario molto tempo. Nell'attesa, le persone muoiono. Mantenetevi in preghiera e domandate a Dio di proteggervi." (Cfr. QUI, QUI e QUI; ndt).




La Missione di Valentina Papagna

Nel 1955, Valentina Papagna emigrò dalla Slovenia a Sidney, in Australia, dopo aver conosciuto momenti difficili nei primi tempi della propria giovinezza.

Nel 1988, due anni dopo la dipartita improvvisa del suo consorte, cominciò ad avere visioni e messaggi da nostro Signore e da Sua Madre Maria. A partire da quel momento, la sua vita passò da un culto abitudinario ad uno più devoto e ardente.

Valentina è una cattolica romana in regola, che ha avuto per un trentennio il pieno sostegno del suo direttore spirituale e parroco, padre Valerijan Jenko (della comunità slovena a Parramatta) fino alla sua scomparsa, avvenuta il 15 giugno 2018, a 92 anni.

Nonostante questo, ella continua a condividere le sue esperienze e comunicazioni dal Cielo per aiutare le persone ad avvicinarsi a Dio e a crescere in santità come Gesù e la Vergine desiderano.

Ora è nonna; conduce una vita di famiglia semplice e tranquilla cercando di evitare la pubblicità per sé, nonostante sia chiamata a diffondere i messaggi che riceve per tutti.

Viene spesso invitata in case private o in gruppi di preghiera come testimone delle benedizioni e della pace di Dio. Numerose conferme attestano il cambiamento interiore di molte esistenze, di cuori toccati e di persone incoraggiate a ricercare la Grazia divina per mezzo suo.

Lei stessa racconta come tutto ebbe inizio:

"Nel 1986, mio marito trapassò. Durante i due anni successivi ero molto afflitta, perciò recitavo spesso i misteri dolorosi del Rosario. Padre Valerijan fu il mio consolatore. Egli mi diceva sempre di andare ai piedi della Croce, di riflettere quanto la Madonna ebbe a soffrire per suo Figlio, e di rimettere il mio dolore a Lei. [...]

La mattina del 5 aprile 1988, dopo che mio figlio era andato a lavorare, provai a dedicarmi alle faccende di casa ma poi vidi che pioveva e pensai a quale senso avrebbe avuto fare tutto in quel momento. Allora ritornai nella mia camera, aprii le persiane e mi sedetti sul letto dicendo le preghiere del mattino.




Mi ritrovai a guardare fuori dalla finestra. Ero là seduta e guardavo la pioggia cadere, c'era un cielo grigio assai deprimente. Ad un tratto mi accorsi che erano le otto e un quarto ed io stavo perdendo tempo perché avevo l'appuntamento con la mia amica a Merrylands per accompagnarla a fare spese.

Mentre ero ancora seduta sul letto in procinto di alzarmi sentii un fortissimo fragore di vento... ebbi l'impressione che mi si avvicinasse. Chiusi le orecchie con le mani per la violenza con cui soffiava e guardai fuori ma non vidi alcun albero muoversi; tutto era immobile.

La raffica si approssimava sempre più... un attimo dopo era presso di me e con il suo impeto mi rovesciò su un fianco al centro del letto. Non avevo alcun controllo e tappandomi l'orecchio destro osservai se quel turbine fosse ancora lì.

Improvvisamente, in un angolo della stanza, udii le tegole muoversi... avevo sentito dire che alcuni malintenzionati, arrivando tramite il tetto della casa, vaporizzavano degli spray sulle persone per poi derubarle...

Ero sola quel giorno... poi... il tetto cominciò ad aprirsi, vidi l'apertura nel soffitto all'angolo della mia camera. Guardavo, e rimanevo molto tranquilla. Non potevo muovermi, ma solo vedere e osservare ed ero consapevole di tutto.

Scorsi una lunga, brillante luce dorata giungere dall'alto del cielo e arrivare alla velocità di un fulmine verso di me. Un attimo dopo, la Vergine Santissima era passata attraverso il tetto. Era vestita esattamente come Nostra Signora di Lourdes: con la tunica bianca, il manto azzurro e il velo che ondeggiava nell'aria.

"Oh mio Dio ‒ dissi ‒ Madre Santa!" Pensavo che questo dovesse essere un errore. Come poteva la Madre S.S. venire da me?

Ella mi si pose di lato con le mani giunte dicendo: «Preghiamo». Io pensai tra me e me che avevo appena terminato di dire tutte le preghiere del mattino ed anche il Rosario, ma Ella ripeté: «Preghiamo».




Allora cominciammo a recitare il «Credo», proseguimmo con il «Padre Nostro» e l'«Ave Maria» ma notai che Lei non pronunciò le prime parole di saluto a sé stessa ma soltanto quelle seguenti: da «piena di Grazia» in poi; la guardavo mentre pregavamo insieme.

Sulla seconda «Ave Maria», Ella si sollevò dalla sua posizione elevandosi a circa un metro dal pavimento e un po' più vicina alla parete che si trova al lato opposto della finestra. Pensai: oh no!... la Santa Madre se ne va... e diventai molto triste all'idea che se ne sarebbe potuta andare.

Ma restò, rimanendo sospesa in aria, mentre dietro di Lei apparve una bellissimo drappo a maglie dorate. La sua mano sinistra era tesa su di me. I suoi occhi non mi guardavano mai e in quella posizione, senza voltarsi, con la mano destra scostò la cortina alle sue spalle...

Mi sfuggì un "Ohhhh"... C'era nostro Signore Gesù Cristo in ginocchio dietro il sipario e tanti piccoli angeli intorno a Lui che tenevano il suo mantello. Aveva la veste bianca e il manto rosso. Non si confrontò direttamente con me. Esclamai: "Oh mio Dio, caro Gesù".

Poco dopo Ella parlò e mi disse:

"Guarda Mio Figlio, Egli è il Dio Vivente. Perché ti affligge il lutto? Perché piangi? Non è la fine di tutto quando qualcuno muore, è l'inizio di una nuova vita. Abbiate speranza in Mio Figlio, Egli è il Dio Vivente."

Allorché disse questo con tanto amore e calma, nostro Signore si voltò verso di me, e sorridendo mi disse: "Ascolta Mia Madre in quello che dice".

Ella mi parlava e mi insegnava ad aver speranza in suo Figlio. Gesù rimase un ultimo minuto. Si girò per assicurarsi che io l'avessi osservato e udito; notai che aveva dei bei capelli ondulati sulle spalle, bellissimi tratti ed occhi appassionati. Si rigirò in modo che io vedessi ancora la sua figura; la Santa Vergine toccò il drappeggio con la sua mano destra, lo trascinò e lo chiuse. La visione scomparve.

Così, il cielo entrò in camera mia, e dissi: "Il bellissimo Signore sta andando via ora, e io bramo che resti e possa io dimorare in questo stato di grazia per sempre." Non avrei mai voluto che partisse, ma lo ha fatto. Allora pensai: "Oh no, nostro Signore se ne è andato e nostra Madre adesso se ne andrà pure Lei." Avrei desiderato che rimanessero con me per consolarmi. Mi sarei sentita bene.




Ella però non era ancora partita, aveva chiuso il tendaggio e la visione s'era dissolta, poi fece riapparire il muro così com'era prima. Ritornò verso di me là dov'ero seduta, accovacciata in mezzo al letto. Mi prese il braccio sinistro e mi accarezzò, mi guardò negli occhi e non disse più nulla. Mi sorrideva e io provavo una tale pace, una sensazione così bella da non poter spiegare.

La  sua mano era completamente calda,  come la nostra,  viva. E  ho  pensato: "Anche la Madre benedetta è vivente. È come noi, perfettamente umana, viva." Tuttavia, quando terminò di accarezzarmi il braccio partì attraverso l'apertura del soffitto ed io la seguii con lo sguardo finché non la persi di vista.

L'avevo osservata mentre il suo mantello fluttuava nell'aria. In quel momento portò con sé la pioggia; tutto il grigiore scomparve all'istante... partì con Lei. Un bel sole e un cielo azzurro apparvero mentre la nostra Beata Madre tornava in Paradiso.

Smisi di piangere, scesi dal letto e tracciai un segno di croce a fianco del mio comodino là dove Lei s'era posizionata. Pregai e ringraziai molto nostro Signore e la Vergine Maria.

Dissi a me stessa: "Ma chi sono io... come sapevano che io abito qui..." Un minuto dopo mi accorsi di quanto la natura fosse bella. Non avevo mai pensato che gli uccelli, le foglie e gli alberi fanno parte delle creazioni di Dio.

Com'ero stata stupida, non Lo avevo mai ringraziato per questo, per il nutrimento che riceviamo, per il pane, per la vita... niente. In quell'attimo, tutto questo avvenne in me. Dovevo ringraziarLo!

Ero abituata ad avere un dolore costante all'orecchio sinistro che scendeva fino al cuore. Era persistente, ma durante il tempo in cui la Beata Vergine accarezzava il mio braccio, questo dolore mi lasciò completamente: Ella mi aveva guarita.

Mi inginocchiai e piangendo mormorai: "Le star del cinema pensano di essere importanti, così come ne sono convinte tante altre persone... re e regine, qui sulla Terra, non sono nulla".

Il nostro Re e la nostra Regina dei Cieli mi avevano fatto visita. Andai in cucina e sedendomi pensai a voce alta: "A chi posso dirlo? A chi raccontare questa mia esperienza e quel che è accaduto? Oh mio Dio!"




Desideravo dirlo a tutti, a mio figlio al lavoro, a mia madre in Slovenia che in quel momento dormiva ed era troppo presto per chiamarla, a mia sorella che non era in casa, visto che abitava vicino a me.

Chiamai dunque mio figlio al telefono ma rispose il suo principale e quando gli chiesi di Frank mi disse che era appena uscito per una commissione. Volle sapere se desideravo lasciargli un messaggio ed io quasi, quasi, ero tentata di dirgli che avevo visto la Vergine Maria, ma subito dopo mi resi conto che sarei stata presa per una squilibrata, perciò replicai che avrei parlato con lui la sera, al suo rientro a casa.

Allora mi recai a Merrylands per incontrare la mia amica per lo shopping. Quando ci vedemmo, mi chiese subito cosa mi fosse successo dal momento che mi vide così raggiante mentre solitamente ero triste.

"Maria, gli dissi, io non mi laverò mai più il braccio. Toccami... indovina... la Santa Madre mi è apparsa stamattina in camera da letto." Le raccontai tutta l'esperienza, aggiungendo che non avrei lavato più neanche il pigiama... "Valentina, noi preghiamo talmente per te! Sei così felice oggi", dichiarò.

In seguito confidai tutto a padre Valerijan, lo dissi a tanta gente: alcuni credevano, altri no. Ne parlai a mia madre per telefono ed ella mi suggerì che avrei dovuto farmi visitare da un medico.

Provai a rivelare al mondo intero ciò che m'era capitato. La mia vita cambiò del tutto da quel giorno. Io ero religiosa, ma non così profondamente. La Vergine era davvero venuta da me, ma non rimase un fatto isolato perché qualche tempo dopo le visite si fecero più frequenti.

Ella sapeva quel che i miei amici mi dicevano e con quanto amore pregassero per me ma puntualizzò che non era per questo che ricevevo le Visite celesti.

"Tu sei stata scelta prima della creazione (ossia prima di nascere; ndt), sei stata scelta da mio Figlio e da Dio Padre perché avevano dei piani per te. Io ti sono stata inviata per consolarti, per ridarti la speranza nella vita."

Mi raccomandò di pregare per le genti, di far conoscere Gesù vivente a tutti e di non tacere: "È una grande grazia quella da te ricevuta ed è tempo che venga rivelata."

Da allora ricevetti e ricevo molti messaggi e insegnamenti che pensavo fossero diretti a me, ma la Vergine precisò:

"No, noi vogliamo che tu sia il nostro strumento, il nostro portavoce, e che tu dica a tutti di pregare. Il mondo è tanto malvagio e peccatore. Le persone devono convertirsi altrimenti i miei figli si attireranno un grande castigo."




Poi, iniziai a ricevere gli insegnamenti di Nostro Signore e della Santa Madre e questo continua ancora, e ancora, a tutt'oggi. Diverse volte avrei voluto scriverli e riporli nel cassetto, ma Gesù venendo verso di me disse: "Se tu conosci le parole che noi ti diciamo e le metti nel cassetto, questo non va bene. Tu devi diffonderle."

Io risposi: "Signore le persone mi deridono e si prendono gioco di me..." ed Egli replicò: "Lasciati dunque ridicolizzare, sii forte, perché essi in questo modo prendono in giro sé stessi, si auto-giudicano.

C'è tanta sofferenza, ma non ho mai abbandonato. Sono diventata sempre più forte. Poco importano i numerosi pianti, i dolori e gli abusi inflittimi dagli altri, sono stati e restano sempre una consolazione che mi giunge dal Cielo.

Traduzione e cura di: Sebirblu.blogspot.it


martedì 3 marzo 2020

L'Immortalità dell'Anima e l'Apatia nella Ricerca


Le tre Parche o Moire: Clotho, Lachesis ed Atropos di John Strudwick. (ved. QUI).

Sebirblu, 3 marzo 2020

In tempi di coronavirus, ripropongo questo brano tratto da "I Pensieri" di Blaise Pascal che molti... molti anni fa mi colpì davvero. Ero ancora alle prime fasi della "ricerca", che poi avrebbe cambiato meravigliosamente la mia vita...

Per conoscere meglio questo straordinario personaggio vi consiglio di leggere QUI.

Spero che queste riflessioni dell'autore possano essere utili, non solo adesso per la paura del contagio ed eventuale morte (che non esiste; ved. QUI), ma anche in vicinanza del salto dimensionale già in corso, a coloro che continuano ad indugiare sonnecchiando, senza decidersi per un definitivo e profondo "Risveglio" spirituale; ved. QUI. 


"L'Anima umana" di Luis Ricardo Falero

L'Immortalità dell'Anima 

L'immortalità dell'anima è cosa che ci coinvolge così da vicino e che ci riguarda così profondamente, che bisogna proprio aver perduto ogni sensibilità per rimanere nell'indifferenza di saperne qualcosa.

Tutte le nostre azioni e i nostri pensieri devono prendere vie così diverse, a seconda che ci siano da sperare dei beni eterni oppure no, che è impossibile fare un passo con accortezza e con giudizio senza misurarlo con la visione di questo punto che deve essere il nostro fine estremo.

Quindi il nostro primo interesse, così come il nostro primo dovere, dovrebbe essere quello di informarci bene su questo argomento da cui dipende la nostra condotta.

Ed è per questo che, tra quanti non ne sono convinti, faccio un'enorme differenza fra coloro che si affaticano con tutte le loro forze per istruirsi e quelli che vivono senza preoccuparsene e senza pensarci.

Posso avere solo compassione per coloro che gemono sinceramente in questo dubbio, che lo considerano come la peggiore delle sventure e che, non risparmiando nulla per dissolverlo, fanno di questa ricerca la loro principale e più seria occupazione.




Ma, quanto a coloro che trascorrono la vita senza riflettere al suo termine ultimo e che, per il motivo di non trovare in sé stessi i lumi che convincano la loro mente a ciò, trascurano di cercarli altrove, di esaminare a fondo se tale opinione sia riconducibile alla semplice credulità popolare o a quelle ragioni che, sebbene oscure per se stesse, hanno però un fondamento ben solido e incrollabile, io li considero in modo del tutto diverso.

Questa negligenza in una questione che riguarda loro stessi, la loro eternità, il loro tutto, mi irrita molto piuttosto che impietosirmi; mi stupisce e mi spaventa; è qualcosa di terrificante per me. Non parlo così per un pio zelo di devozione spirituale...

Al contrario: intendo dire che è necessario avere questo sentire per un principio di interesse umano e di amor proprio, non basandosi unicamente su quello che vedono le persone meno illuminate.

Non occorre avere un'anima molto elevata per capire che quaggiù non esiste alcuna soddisfazione veritiera e duratura, che tutti i nostri piaceri sono soltanto vanità, i nostri mali innumerevoli, e che la morte infine, minacciosa in ogni momento, ci metterà in pochi anni nell'ineluttabile circostanza di essere per sempre o annientati o infelici.

Non c'è nulla di più reale e terribile di questo. Facciamo gli spavaldi finché vogliamo: ecco la fine riservata alla più bella vita del mondo.

Ci si rifletta un poco sopra e poi si deduca se non è indubitabile che vi sia un altro bene in questa vita al di fuori della speranza in un'altra esistenza migliore e che si sarà felici se non in misura dell'avvicinamento ad essa.


Gustave Doré 

Come non ci sarà più infelicità per coloro che avranno ottenuto una piena sicurezza nella continuità della vita, così non esisterà alcun conforto per coloro che non ne hanno la minima idea.

È dunque certamente un gran male trovarsi in questo dubbio, ma si impone almeno il dovere indispensabile di cercare, quando si è in tale situazione. Perciò colui che dubita, e non cerca, è nello stesso tempo assai infelice ed ingiusto.

E se rimanesse tranquillo e soddisfatto per questo, sino a dichiararlo apertamente e mostrando pure gioia e vanità, allora non trovo termini adatti per una così bizzarra creatura.

Come si possono nutrire certi sentimenti? Che motivo di gioia se ne trae dall'aspettarsi solo miserie senza scampo? Quale senso di vanità si può avere nel trovarsi in oscurità impenetrabili? E come è possibile una simile logica in un uomo ragionevole?:

«Non so chi mi abbia messo al mondo, né che cos'è il mondo, né chi sono io; mi trovo in un'ignoranza terribile di tutte le cose; ignoro cosa siano il mio corpo, i sensi, l'anima e questa parte di me che pensa quel che dico, riflette su tutto e su se stessa e non si conosce per niente.

Vedo quegli spaventevoli spazi dell'Universo che mi rinserrano, e mi trovo segregato in un angolo di questa vasta distesa, senza sapere perché mi trovo qui invece che in un altro luogo; né perché il poco tempo che mi è dato di vivere lo trascorro adesso, piuttosto che in un altro momento di tutta l'eternità che mi ha preceduto e che mi seguirà.




Vedo soltanto aspetti dell'Infinito, ovunque, che mi inghiottono come un atomo, simile ad un'ombra che dura un istante e non ritorna. Tutto quello che so è che devo presto morire; ma quello che ignoro di più è questa morte stessa che non potrei evitare.

Come non conosco da dove vengo, neppure so dove vado; so soltanto che, uscendo da questo mondo, piomberò per sempre o nel nulla o nelle mani di un Dio irritato, senza sapere quale di queste due condizioni mi toccherà in eterno.

Ecco il mio stato, pieno di miseria, di debolezza e di oscurità. E da tutto ciò concludo che devo dunque passare tutti i giorni della mia vita non considerando quello che mi deve accadere, seguendo soltanto le mie inclinazioni senza pensieri, né inquietudine.

Forse potrei trovare un po' di chiarezza ai miei dubbi; ma non ho alcuna voglia di interessarmene, né fare un passo per cercarla, anzi... tratterò con sarcasmo e disprezzo coloro che si adopreranno per saperne di più.

Voglio andare senza previdenza e senza timore verso un così grande evento, lasciandomi passivamente condurre verso la morte mantenendo l'incertezza nella mia condizione futura.»

Chi vorrebbe avere per amico uno che parlasse in questo modo? Chi lo sceglierebbe tra tanti per comunicargli i propri segreti? Chi ricorrerebbe a lui nelle afflizioni? Ed infine, a quale uso della vita lo si potrebbe destinare?

A dire il vero, è un onore per la religione avere come nemici uomini così irragionevoli; e la loro opposizione è così poco pericolosa che essa se ne serve addirittura per confermare le sue verità.

Perché la fede cristiana non mira quasi ad altro che a stabilire queste due cose: la corruzione della natura umana e la redenzione offerta da Gesù Cristo.

Orbene, se costoro non servono a mostrare la Verità della redenzione con la santità dei loro costumi, risultano meravigliosamente utili, almeno, a mostrare la corruzione della natura con i propri sentimenti così scriteriati.


"Il traghettamento di Caronte" di Alexander Litovchenko

Niente è così importante per l'essere umano quanto il suo stato; nulla è così temibile quanto la sua sorte. E quindi, non è affatto normale che si trovino degli uomini indifferenti al loro futuro e al pericolo di un'infinità di miserie.

Essi però si comportano ben diversamente nei riguardi di altre situazioni: hanno timore perfino delle cose più insignificanti, le prevedono, le sentono...

E il medesimo uomo che passa tanti giorni e tante notti nella rabbia e nella disperazione per la perdita di un posto di lavoro o per qualche offesa immaginaria al proprio onore, è lo stesso che sa di perdere tutto con la morte, e vi pensa tuttavia senza preoccuparsene, senza agitarsi... né avendo alcuna minima emozione.

Questo profondo disinteresse alle cose più essenziali, in un cuore sensibile nello stesso tempo a tutte le altre di minore importanza, è mostruoso... è un incantesimo insondabile, un assopimento innaturale... indizio di una forza potente che lo produce.

Ci deve essere uno strano sovvertimento nella natura umana per compiacersi di essere in questo stato, in cui pare incredibile che si possa trovare anche una sola persona.

Nondimeno, l'esperienza ce ne fa scorgere un così gran numero che il fatto sarebbe sorprendente se non sapessimo che la maggior parte di loro si comporta così per non sfigurare e lo fa solamente per imitare gli altri.

Lascino dunque costoro tali comportamenti a quelli che sono molto più induriti per esserne capaci e siano almeno onesti con sé stessi, riconoscendo infine che esistono soltanto due categorie di persone che possono dirsi ragionevoli:

‒ quelle che servono Dio con tutto il cuore perché Lo conoscono e quelle che lo cercano con tutto il cuore perché Non Lo conoscono.

Relazione, adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it

Tratto dal libro: "I Pensieri" di Blaise Pascal

sabato 29 febbraio 2020

Ecco a CHI rivolgersi per l'Epidemia! A SAN ROCCO!


"San Rocco risana gli appestati" ‒ Tintoretto (Jacopo Robusti) 1518-1594.

Sebirblu, 28 febbraio 2020

In questo momento tragico di epidemia, non avremmo MAI VOLUTO VEDERE che le misure governative, per non contrarre il virus, fossero accettate anche dalla Chiesa cattolica che ha cancellato le Messe e le celebrazioni religiose (ved. QUI), limitando le presenze pure ai funerali, quando avrebbe dovuto riunire TUTTI, persino i miscredenti spaventati, ad una seria prece all'Altissimo affinché mitighi o blocchi completamente la pestilenza.

Coloro che adesso dovrebbero dare l'esempio per FEDE e FIDUCIA nella POTENZA e nella MISERICORDIA del PADRE (e non quella così tanto sbandierata dal Suo Falso Vicario) vengono meno, dimostrandosi succubi di MAMMONA e delle sue miopi leggi sociali.

Per questo motivo, e a vergogna di QUESTI MESTIERANTI del SACRO, pubblico la traduzione della brevissima vita di un Grande Taumaturgo, ossia SAN ROCCO di Montpellier, al quale consiglio di rivolgersi con ardenti preghiere, unitamente alla Santissima Vergine Maria, per la cessazione nel mondo di questa durissima prova per l'umanità, DIMENTICA del suo DIO.

QUESTA È LA VERA RAGIONE di quanto sta succedendo! DIO NON ESISTE PIÙ NEL CUORE DELL'UOMO, E I SUOI MINISTRI TRADITORI, GOVERNATI DAL MALIGNO, PRIVI ORMAI DELLO SPIRITO DIVINO, LO AFFOSSANO ancor di più!

Che la lettura di questo mio lavoro possa ridare vigore ai sofferenti e coraggio ai timorosi che, in molti, paventano il contagio (cfr. QUI e QUI), suggerendo loro di rivolgersi a CHI È OLTRE ogni trama tenebrosa mirante a DISTRUGGERE, A TUTTI I COSTI, IL GENERE UMANO!

Tintoretto ‒ Dettaglio dell'immagine soprastante.

Henri Bourbon

La Chiesa cattolica romana e il fervore popolare hanno fatto di Rocco di Montepellier un santo protettore e guaritore di malattie contagiose, a motivo del suo carisma esercitato presso gli esclusi del suo tempo: gli appestati.

Per estensione, egli in seguito è stato considerato un taumaturgo di affezioni dermatologiche e di ogni tipo di pestilenza, prima in Linguadoca, indi nell'intera Francia e Italia, per poi essere conosciuto in tutta l'Europa.

Come questo giovane uomo, della cui esistenza nulla è chiaramente delineato, che non ha lasciato né parole né scritti, ha potuto diventare un santo vox populi, per tutto l'Occidente, durante i trent'anni della sua breve vita?

San Rocco è nato a Montpellier tra il 1348 e il 1350; figlio unico di un alto magistrato, Jean Roch de La Croix e di sua madre Libère. Quando nacque aveva sul petto l'immagine rossa di una croce: era il segno inequivocabile della sua vera fedeltà a Dio nella devozione e nel sacrificio.

Allevato da una madre estremamente pia, come venivano educati i ragazzi in quell'epoca di fede, egli mostrò sin dai primissimi anni una pietà e una carità per i poveri senza confini. La sua felicità era di accoglierli nella casa paterna, distribuendo loro tutti i piccoli risparmi che aveva potuto racimolare sugli abiti e sul proprio cibo.

A sedici anni cominciò a frequentare l'università già celebre di Montpellier ma, quando ne aveva appena compiuti venti, perse a poca distanza l'uno dall'altra suo padre e sua madre.

Prima di "addormentarsi nel sonno dei giusti", Jean de La Croix aveva fatto queste raccomandazioni al figlio:

«Figlio mio, sii sempre il servitore devoto del nostro Redentore e Maestro, Gesù Cristo. Assisti le vedove e gli orfani; impiega in buone opere i tesori che ti lascio; visita sovente gli ospedali in cui sono i poveri e gli infermi, queste membra sofferenti del Salvatore, e che Dio ti benedica.»

Durante tutto l'arco esistenziale di Rocco, numerosi avvenimenti avrebbero favorito questo testamento supremo.


"Il Cristo nomina san Rocco Patrono dei malati di peste" ‒ Peter Paul Rubens.

Già,  mentre  era  ancora  studente,  una  terribile  notizia,  annunciata  dai  mercanti, gettò lo spavento nella città di Montpellier: la peste nera, dichiarata in Cina nel 1333  (Impressionante  la  sovrapposizione  con  ciò  che  sta  accadendo  oggi  qui  da noi! - ndt), avanzava poco a poco verso Ovest, tanto che nel 1348 arrivò in Italia! 

Viene citato un numero spaventoso di morti. In Europa, che avrebbe dovuto perdere un terzo dei suoi abitanti, l'Italia fu particolarmente provata. Intorno a Siena morirono 70.000 persone; a Firenze 100.000; Marsiglia e Avignone furono pressoché spopolate.

In alcune città si sviluppò un grande panico in cui tutti si davano alla fuga. Si abbandonavano malati e mancavano le braccia per seppellire i morti.

Davanti a quella catastrofe, il giovane Rocco sentì risvegliarsi in lui la vera sua vocazione. Partì, vestito da pellegrino, in direzione dell'Italia, e più precisamente per Roma.

Dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri, volle recarsi sulla tomba degli Apostoli Pietro e Paolo, morti nel nome della loro fede.

Un piccolo mantello di stoffa grossolana, un cappello a larghe falde, delle scarpe robuste, un bordone (un bastone con appese delle conchiglie per raccogliere l'acqua; ndt), una zucca (per conservarla) e una bisaccia per riporre le elemosine raccolte lungo il viaggio; questo era tutto quanto portò con sé del suo immenso patrimonio.

Nel corso del cammino, si fermava in qualche ospedale per medicare e lenire le piaghe dei malati, soprattutto quelli vittime della peste. E già da allora, la tradizione dice che li guariva con il segno della Croce.


"San Rocco e l'Angelo" (dettaglio) ‒  Annibale Carracci  (1560-1609)

Nel luglio 1367 arrivò ad Acquapendente, prima tappa del suo viaggio, onde porsi al servizio del nosocomio degli appestati, ma prima dovette supplicare (per essere accettato; ndt) l'amministratore Vincent che, vista la sua giovane età non voleva esporlo al contagio.

Una volta ammesso, fu con ammirabile devozione che divenne per ben tre mesi l'umile servitore dei degenti ammorbati, abbracciandoli, rianimando sia la loro fede che le forze individuali, prodigando all'uno una buona parola, all'altro qualche servizio caritatevole e manifestando a tutti la più tenera carità.

L'epidemia si affievolì pian piano ad Acquapendente e alla fine scomparve. Allora si ritenne che Rocco e il suo Amore esemplare fossero stati più forti della morte. Per questo, improvvisamente, si sottrasse alla riconoscenza dei cittadini, andandosene.

Agli inizi del 1368 proseguì il suo viaggio fino a Roma, dove la peste imperversava con furore ed egli si trovò di nuovo nel suo elemento. Più il flagello aumentava, e più il suo zelo e la carità si moltiplicavano. Lottò così per tre anni. Poi, nel 1370, Rocco lasciò Roma per tornarsene nella sua patria.

Nel mese di luglio 1371, era a Piacenza, all'ospedale Santa Maria di Betlemme, vicino alla chiesa di Sant'Anna, in cui assistette, confortò e guarì i malati.

Come si può immaginare, a forza di trovarsi a contatto con la peste, il giovane contrasse egli stesso la malattia. Per non contagiare gli altri, si ritirò in una selva tra Piacenza e Sarmato (sembra in una grotta lungo il fiume Trebbia; ndt).

Là, sentendosi mancare, si lasciò cadere ai piedi di un albero per morirvi da solo, ma un Angelo gli apparve e lo consolò dicendogli che le sue sofferenze erano gradite a Dio...


"San Rocco soccorso dall'angelo" ‒  Carlo Saraceni  (1579-1620) 

Quando l'apparizione svanì, sullo stesso luogo occupato dal Messaggero celeste, Rocco vide sgorgare dalla terra (altri dicono dalla roccia; ndt) una fonte viva, la cui acqua gli lenì la febbre e gli permise di lavarsi la piaga.

Non lontano da quella selva, in un'amena vallata, si elevava un vasto maniero abitato da un nobile signore, il conte Gottardo Pallastrelli, che passava il suo tempo in gioiosa compagnia, impiegandolo in battute di caccia e festini. Si era isolato in quell'opulenta dimora per meglio sfuggire all'epidemia.

Da quel Gottardo (poi diventato santo per l'esempio datogli da san Rocco di Montpellier) proviene  il  nome  dell'ormai  famigerato  monte  delle  Alpi  svizzere; ved. QUI, ndt.

Ebbene, mentre questo signore un giorno banchettava lautamente circondato dagli amici ed era intento in vivaci discussioni, uno dei suoi cani, avvicinandosi alla tavola, prese un intero pane e fuggì via al più presto.

Gottardo non vi fece attenzione, ma l'indomani, essendosi ripetuto lo stesso fatto, incuriosito, si alzò rapido e lo seguì. Lo vide inoltrarsi nel bosco ed arrestarsi davanti ad una miserabile spelonca.

Là, su un giaciglio di foglie secche, giaceva un uomo ancora giovane, dal cui volto pallido trapelavano acerbe sofferenze. Era ai suoi piedi che il caritatevole animale aveva deposto il pane rubato. Ed è per questo che nelle rappresentazioni artistiche di San Rocco viene spesso raffigurato un cane.

Molto impressionato a sua volta, il nobile Pallastrelli decise di lasciare il mondo e passare il resto della sua vita in solitudine. Così, dopo aver messo in ordine i suoi affari e distribuito i beni agli infelici, si ritirò nel povero tugurio di Rocco.


"San Gottardo Pallastrelli" ‒ Francesco Ghittoni  (1855-1928)

Qui sopravvenne un fatto che non è possibile omettere (descrivendo la vita del giovane taumaturgo d'oltralpe che assomiglia tantissimo a quella di San Francesco d'Assisi; ndt), perché dà ragione ai pastori e ai mandriani che implorano per i loro animali la protezione di san Rocco.

Sicché, mentre il nostro personaggio camminava lentamente recitando a mezza voce le sue preghiere e gettando gli occhi sui cespugli che fiancheggiavano la strada, scorse numerosi piccoli uccelli appollaiati sui rami, senza alcun canto, tristi, e senza i loro allegri battiti d'ali.

Le loro piume erano erette e le testoline reclinate pendevano sotto il peso di una grande sofferenza. Un po' più lontano, le tortore volavano a malapena. Nei campi c'erano greggi di pecore scarne ed emaciate che si trascinavano penosamente. Per questo, invocò l'aiuto divino, benedisse i passeri e le tortore che subito tornarono a volare e a cinguettare.

Poi si avvicinò a dei piccoli agnelli. Ne prese uno fra le braccia e gli sussurrò teneramente: «Sii guarito!». E all'istante tutti, belando gioiosamente, ripresero saltellando il cammino verso l'ovile.

Intorno ai trent'anni, Rocco aveva recuperato qualche forza per affrontare il percorso di rientro a casa. Su questo viaggio vi sono due tradizioni che si contendono la veridicità in modo assai confuso.

Secondo la prima, egli avrebbe soggiornato per un lustro nella prigione di Voghera prima di morirvi ed essere interrato in quella città dove, poco dopo la sua morte (prima del 1391), gli venne consacrato anche un giorno di festa. La più antica menzione conosciuta del suo culto si trova proprio negli archivi vogheresi.

Le sue spoglie, conservate nella chiesa che gli è stata dedicata, furono rubate o fatte oggetto di una transazione nel febbraio 1485 e trasportate poi a Venezia nella chiesa della Scuola Grande di San Rocco che il Tintoretto avrebbe onorato dei suoi quadri su tale vita così edificante.


"San Rocco in carcere a Voghera visitato dagli angeli" ‒ Tintoretto  

La seconda tradizione propone una fine diversa. Essa narra che al suo ritorno a Montpellier, Rocco sarebbe stato imprigionato. La città, in effetti, era in preda alla guerra civile.

Diventato irriconoscibile a causa delle prove e delle mortificazioni subite, questo viaggiatore in arrivo dall'estero fu male accolto, sospettato d'essere un ribelle, e imprigionato come fomentatore di disordini.

Questo, perché rifiutava di farsi riconoscere dalle autorità, cosa che gli sarebbe riuscita molto facile grazie al segno di nascita sul petto a forma di croce e per il fatto che il governatore di Montpellier era suo zio.

La sua prigionia durò cinque anni, ed egli svelò la sua identità soltanto ad un prete giunto a benedirlo alla vigilia della morte sopravvenuta il 16 agosto di un anno compreso tra il 1376 e il 1379.

Si può dedurre ora che si potesse trattare del martedì 16 agosto 1379, perché alcuni testimoni assicurarono che la sua cella si illuminò, e che l'ultimo suo desiderio rivolto all'angelo venuto ad assisterlo fu di intercedere per le persone sofferenti.

La madre del governatore, donna venerabile per la sua età e le virtù, ne fu allora avvertita e venne a visitare il corpo del recluso. Quando vide la macchia rossa di nascita, si ricordò e comprese esser quello suo nipote!

Coprendolo di baci e di lacrime, si recò dal governatore e con la voce frammezzata dai singhiozzi gli disse: «Ah! Figlio mio, che cosa avete fatto? Questo prigioniero è vostro nipote!»

La morte di San Rocco è avvenuta quindi a Voghera o nella sua patria a Montpellier? Le due versioni hanno un punto in comune: egli trapassò in carcere, vittima della diffidenza del suo ambiente, in un periodo agitato in cui accettò la Volontà divina con un'immensa abnegazione.


"San Rocco di Montpellier" - Urbano Fos (1615-1658)

Chiosa di Sebirblu

Non è singolare che questo Santo abbia operato e sofferto maggiormente proprio nelle zone in cui oggi è cominciato ad apparire il virus? Non è un serio richiamo a riflettere e a non considerare più la devozione ai "Grandi eroi dello Spirito" come frutto di una mera fede soltanto bigotta? 

Altro che chiudere le parrocchie (e addirittura il Duomo di Milano!) abrogando le Messe e limitando l'affluenza ai Sacramenti! Nel 590 d.C. San Gregorio Magno papa, in seguito ad una terribile epidemia di peste che colpì Roma, indisse una solenne processione in sette cortei da varie chiese, coinvolgendo tutta la popolazione a piedi nudi e la cenere sul capo ad impetrare l'aiuto della S.S. Vergine Maria!

(Consiglio di leggere, su questo, l'ottimo articolo del prof. Roberto de Mattei QUI, e per sapere chi è QUI).  

Traduzione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Brano tratto dal pdf della storia di san Rocco QUI, di Henri Bourbon