venerdì 22 marzo 2024

Pianto su Gerusalemme ed Entrata trionfale di Gesù.




Sebirblu, 21 marzo 2024

Il brano che segue, tratto dal 9° volume di Maria Valtorta ‒ il "Poema dell'Uomo Dio", seppur nei suoi tratti essenziali, rispecchia perfettamente lo scenario apocalittico che, proprio nei luoghi in cui il Cristo visse, si sta svolgendo adesso sotto gli occhi del mondo intero.

Nella nota in cui Gesù parla alla Sua portavoce, chiamata "piccolo Giovanni", emerge chiara la similitudine e la conseguenza che "la profanazione del Tempio" e della Legge di Dio, in corso in Medio oriente ora, ma soprattutto da undici anni a Roma per mano dell'Usurpatore argentino, portano soltanto alla distruzione del cattolicesimo, ma non del Cristianesimo puro, insito nel cuore degli uomini.

Così come Gerusalemme e il suo Tempio furono rasi al suolo nel 77 d.C. per mano dei romani, allo stesso modo l'annientamento della Sacra Istituzione, nel suo aspetto fisico, sta concludendosi per mano del Falso Profeta Bergoglio e dell'anti-Cristo che si presenterà a breve.

Ma tutto ciò non impedirà alla Vera Chiesa (quella mistica di Giovanni e non più di Pietro: ved. QUI, QUI, QUI e QUI, di risorgere più forte e ardente che mai, come aveva preannunciato l'allora cardinale Joseph Ratzinger, QUI. Ecco perciò la visione della Valtorta prima e durante l'entrata di Nostro Signore nell'antica capitale degli israeliti.


Greg Olsen

Il pianto del Cristo sulla Città santa 

[...] «Da un colle presso Gerusalemme Gesù guarda la città stessa ai suoi piedi. Non è un poggio molto alto. Al massimo come può esserlo il piazzale di S. Miniato a monte, a Firenze; ma basta, perché l'occhio domini sulla distesa di tutte le case e delle vie, che salgono e scendono su e giù per le piccole elevazioni di terreno che costituiscono Gerusalemme.

Questo colle è certo molto più alto, se si prende il livello più basso della città, di quanto non sia il Calvario, ma è più vicino alla cinta di quello. Ha inizio appena fuori le mura e si erge ripido dalla parte delle stesse, mentre dall'altra scende mollemente verso una campagna tutta verde che si stende verso est. Almeno mi pare l'oriente, se giudico bene la luce solare.

Gesù e i suoi sono sotto un ciuffo di alberi, all'ombra, seduti. Si riposano del cammino fatto. Poi Egli si alza, lascia lo spiazzo alberato dove si trovavano e si porta proprio sul ciglio del balzo. La sua alta persona si staglia netta sul vuoto che lo circonda. Pare ancora più alta, dritta così, e sola.

Tiene le mani conserte sul petto, sul mantello azzurro, e guarda serio serio. Gli apostoli l'osservano. Ma lo lasciano fare senza muoversi né parlare. Devono pensare che Egli si sia isolato per pregare. Ma Gesù non prega.

Dopo aver lungamente guardato la città in ogni suo rione, in ogni sua altura, in ogni sua particolarità, talora con lunghi sguardi su questo o quel punto, talaltra con minore insistenza, Gesù si mette a piangere. Senza scosse o rumore.

Le lacrime gonfiano l'orbita, poi sgorgano e rotolano sulle guance e cadono... Lacrimoni silenziosi e tanto tristi. Come di chi sa che deve piangere, solo, senza sperare conforto e comprensione da alcuno. Per un dolore che non può essere annullato e che deve essere sofferto, assolutamente.

Il fratello di Giovanni, per la sua posizione, è il primo che vede quel pianto e lo dice agli altri, che si guardano l'un l'altro stupiti. «Nessuno di noi ha fatto male», dice uno; e un altro: «Anche la folla non ebbe insulti. Non vi fu fra essa nessuno a Lui nemico». «Perché piange, allora?», chiede il più anziano di tutti.

Pietro e Giovanni si alzano insieme e si accostano al Maestro. Pensano che l'unica cosa da farsi sia fargli sentire che lo amano e chiederGli che cos'ha.

«Maestro, Tu piangi?», dice Giovanni posando la sua testa bionda sulla Sua spalla, che è più alto di lui di tutto il collo e il capo.

E Pietro, posandogli una mano alla cintura, cingendolo quasi di un braccio per attirarlo a sé, gli dice: «Cosa ti addolora, Gesù? Dillo a noi che ti amiamo». Gesù appoggia la guancia sulla testa bionda di Giovanni e, aprendo le braccia, passa a sua volta il braccio sulla spalla di Pietro. Restano così abbracciati tutti e tre, in una posa di tanto amore.




Ma il pianto continua a gocciare. Giovanni, che lo sente scendere fra i suoi capelli, torna a chiedere: «Perché piangi, Maestro mio? Forse da noi ti viene pena?». Gli altri apostoli si sono riuniti al gruppo amoroso e ansiosamente attendono una risposta.

«No», dice Gesù. «Non da voi. Voi mi siete amici e l'amicizia, quando è sincera, è balsamo e sorriso, mai pianto. Vorrei che amici mi rimaneste sempre. Anche ora che entreremo nella corruzione, che fermenta e che corrompe chi non ha volontà decisa di rimanere onesto».

«Dove andiamo, Maestro? Non a Gerusalemme? La folla ti ha già salutato con letizia. Vuoi Tu deluderla? Andiamo forse in Samaria per qualche prodigio? Proprio ora che la Pasqua è vicina?». Le domande sono fatte da diversi contemporaneamente.

Gesù alza le mani imponendo silenzio e poi con la destra accenna la città. Un gesto largo come di uno che semini avanti a sé. E dice: «Quella è la Corruzione. Noi entriamo in Gerusalemme. Noi vi entriamo. E solo l'Altissimo sa come vorrei santificarla portandovi la Santità che viene dai Cieli.

Risantificarla, questa che dovrebbe essere la Città santa. Ma non potrò farle nulla. Corrotta è e corrotta rimane. E i fiumi di santità che sgorgano dal Tempio vivo, e che ancor più sgorgheranno a giorni sino a lasciarlo vuoto di vita, non saranno sufficienti a redimerla.

Verrà al Santo la Samaria e il mondo pagano. Sui templi bugiardi sorgeranno i templi del Dio vero. I cuori dei gentili adoreranno il Cristo. Ma questo popolo, questa città gli sarà sempre nemica, e il suo odio la porterà al più grande peccato. Ciò deve avvenire. Ma guai a coloro che saranno strumenti di questo delitto. Guai!…».

Gesù guarda fissamente Giuda che gli è quasi di fronte. «Ciò a noi non avverrà mai. Noi siamo i tuoi apostoli e crediamo in Te, pronti a morire per Te». Giuda mente spudoratamente e sostiene lo sguardo di Gesù senza impaccio. Gli altri uniscono le loro proteste.




Gesù risponde a tutti evitando di rispondere a Giuda direttamente. «Voglia il Cielo che tali voi siate. Ma molta debolezza è ancora in voi, e la tentazione potrebbe rendervi simili a coloro che mi odiano. Pregate molto e molto vegliate su voi. Satana sa che sta per esser vinto e vuole vendicarsi strappandovi a Me. Satana è intorno a noi tutti.

A Me per impedirmi di fare la volontà del Padre e compiere la mia missione. A voi per fare di voi dei suoi servi. Vegliate. Entro quelle mura Satana prenderà colui che non saprà esser forte. Colui per il quale maledizione sarà stato l'esser eletto, perché fece della sua elezione uno scopo umano. Vi ho eletti per il Regno dei Cieli e non per quello del mondo. Ricordatevelo.

E tu, città che vuoi la tua rovina e sulla quale Io piango, sappi che il tuo Cristo prega per la tua redenzione. Oh! se almeno in quest'ora che ti resta tu sapessi venire a Chi sarebbe la tua pace! Almeno comprendessi in quest'ora l'Amore che passa fra te e ti spogliassi dell'odio che ti fa cieca e folle, crudele a te stessa e al tuo bene!

Ma verrà il giorno in cui ricorderai questo tempo! Troppo tardi allora per piangere e pentirti! L'Amore sarà passato e scomparso dalle tue strade, e resterà l'Odio che tu hai preferito. E l'Odio sarà verso te, verso i tuoi figli. Poiché si ha ciò che si è voluto, e l'odio si paga con l'odio. E non sarà allora odio di forti contro l'inerme. Ma odio contro odio, e perciò guerra e morte.

Stretta da  trincee e armati,  languirai prima di essere distrutta.  Vedrai cadere i tuoi figli per armi e per fame, e i superstiti andare prigionieri e scherniti; e chiederai misericordia, né più la troverai, poiché non hai voluto conoscere la tua Salute.

Piango, amici, poiché ho cuore d'uomo e le rovine della patria ne traggono lacrime. Ma ciò è giusto si compia poiché la corruzione supera, fra queste mura, ogni limite e attira il castigo di Dio. Guai ai cittadini causa del male della patria! Guai ai rettori che ne sono la principale causa!

Guai a coloro che dovrebbero esser santi per portare gli altri ad essere onesti e invece profanano la Casa del loro ministero e se stessi! Venite. A nulla gioverà la mia azione. Ma facciamo che la Luce splenda ancora una volta fra le Tenebre!».

E Gesù scende seguito dai suoi. Va velocemente per la via con un viso serio e direi quasi accigliato. Né più parla. Entra in una casetta ai piedi del colle, né vedo più altro.»

Via dolorosa a Gerusalemme (artista anonimo)
Dice Gesù:

«La scena narrata da Luca pare senza connessione, quasi illogica. Compiango le sventure di una città colpevole e non so compatire le abitudini di detta città? No. Non che "non le so", ma non le posso compatire, poiché anzi sono proprio queste abitudini che generano le sventure; e il vederle acutizza il Mio dolore.

La Mia ira sui profanatori del Tempio è logica conseguenza della Mia meditazione sulle prossime sventure di Gerusalemme. Sono sempre le profanazioni al culto di Dio, alla Legge di Dio, quelle che provocano i castighi del Cielo.

Facendo della Casa di Dio una spelonca di ladri, quei sacerdoti indegni e quegli indegni credenti (di nome soltanto) attiravano su tutto il popolo maledizione e morte. Inutile dare questo o quel nome al male che fa soffrire un popolo. Cercate il giusto nome in questo: "Punizione per un vivere da bruti".

Dio si ritira e il Male avanza. Ecco il frutto di una vita nazionale indegna del nome di cristiana. Come allora, anche ora, in questo scorcio di secolo, non ho mancato con prodigi di scuotere e richiamare.

Ma, come allora, non ho attirato su Me e i Miei strumenti che scherno, indifferenza e odio. Singoli e nazioni però ricordino che inutilmente piangono quando avanti non vollero conoscere la loro salvezza.

Inutilmente mi invocano quando nell'ora in cui ero con loro mi cacciarono con una guerra sacrilega che, partendo dalle singole coscienze, devote al Male, si sparse per tutta la Nazione. Le Patrie non si salvano tanto con le armi quanto con una forma di vita che attiri le protezioni del Cielo.»




Ingresso trionfale del Cristo a Gerusalemme

[...] Quasi il Maestro non fa in tempo ad entrare nella casa benedicendone gli abitanti, quando si sente un allegro suonar di bubboli e voci a festa. E subito dopo il volto scarno e pallido di Isacco appare nella fessura dell'uscio, e il pastore fedele entra e si prostra davanti al suo Signore Gesù.

Nell'inquadratura della porta spalancata si pigiano volti e volti e, dietro, altri se ne vedono... Un urtarsi, un pigiarsi, un voler farsi largo... Qualche grido di donna, qualche pianto di bambino preso in mezzo alla ressa, e grida di saluto, esclamazioni a festa: «Felice questo giorno che a noi ti riporta! La pace a Te, Signore! Ben torni, o Maestro, a Premiare la nostra fedeltà».

Gesù si alza in piedi e fa gesto di parlare. Tacciono tutti e netta si sente la Sua voce. «Pace a voi! Non vi accalcate. Ora saliremo insieme al Tempio. Sono venuto per stare con voi. Pace! Pace! Non fatevi male. Fate largo, miei diletti! Lasciatemi uscire e seguitemi, ché entreremo insieme nella Città santa».

La gente, bene o male, ubbidisce, e si fa un poco di largo, tanto che Gesù possa uscire e montare sull'asinello, perché Gesù indica il puledro, sino allora mai cavalcato, come sua cavalcatura. Dei ricchi pellegrini, che si pigiano fra la folla, stendono sull'animale i loro sontuosi mantelli: uno si pone con un ginocchio a terra e l'altro a far da gradino al Signore che siede sulla sua groppa.

Il viaggio inizia mentre Pietro cammina ad un lato del Maestro e Isacco dall'altro, tenendo le briglie della bestia non doma che però procede tranquilla come fosse usa a quell'ufficio, senza imbizzarrirsi o spaventarsi dei fiori che, gettati come sono verso Gesù, colpiscono sovente la bestiola negli occhi e sul morbido muso.

Essa non si spaventa nemmeno dei rami di ulivo e delle foglie di palma agitate davanti e intorno al Maestro, buttate a terra a far tappeto coi fiori, né tanto meno dei gridi sempre più forti di: «Osanna, Figlio di Davide!», che salgono al cielo sereno, mentre la folla sempre più infittisce e si accresce per nuovi venuti.

Passare da Betfage, fra le viette strette e contorte, non è facile cosa, e le madri devono prendere in braccio i bambini, e gli uomini proteggere le donne da urti troppo violenti, e qualche padre si pone sulle spalle a cavalluccio il figliolino e lo porta alto sulla folla così, mentre le vocine dei bimbi sembrano belati di agnelli o stridi di rondini e le loro manine gettano fiori e foglie d'ulivo, che le madri porgono, e baci anche, al mite Gesù... [...]

I soldati di guardia alla porta escono a vedere che cosa succede. Ma non è sedizione, ed essi, appoggiati alle loro lance, si fanno di lato, osservando stupiti o ironici lo strano corteo di quel Re che cavalca un puledro d'asina, bello come un dio, umile come il più povero degli uomini, mite, benedicente... circondato da donne e bambini e da uomini disarmati gridanti: «Pace! Pace!». [...]




E ‒ purtroppo! ‒ volti di farisei e di scribi, lividi d'ira per questo trionfo, che fendono prepotenti il cerchio di amore che si stringe intorno a Gesù e gli urlano: «Fa' tacere questi pazzi! Richiamali alla ragione! Solo Dio va osannato. Di' che tacciano!» Al che Gesù risponde dolcemente: «Anche se Io dicessi di tacere e questi mi ubbidissero, le pietre griderebbero i prodigi del Verbo di Dio».

Sono alle porte della cinta del Tempio. Gesù scende dall'asinello, che uno di Betfage prende in custodia. Occorre tenere presente che Egli non si è fermato alla prima porta della grande Sinagoga, ma ne ha costeggiato la recinzione, arrestandosi solo sul suo lato nord, vicino all'Antonia. È là che scende ed entra nel Tempio, come per far vedere che non si nasconde al potere dominante, sentendosi innocente in ogni sua azione.

Il primo cortile del Santuario mostra la solita gazzarra di cambiavalute e venditori di colombe, passeri e agnelli, soltanto che ora i venditori sono lasciati in asso perché tutti sono accorsi a vedere il "Rabbi". Egli entra, solenne nella Sua veste purpurea, e gira lo sguardo su quel mercato e su un gruppo di farisei e scribi che lo osservano da sotto il portico.

Il suo volto sfolgora di sdegno. Balza al centro del cortile. Uno scatto improvviso che pare un volo. Il volo di una fiamma, ché di fiamma è la Sua veste nel sole che inonda il cortile. E tuona con una voce potente: «Via dalla casa del Padre Mio! Non è questo luogo di usura e di mercato.


"La cacciata dei mercanti dal Tempio" di Giovanni Antonio Fumiani

Sta scritto: "La Mia casa sarà chiamata Casa di Orazione". Perché dunque l'avete mutata in spelonca di ladroni, questa dimora nella quale è invocato il Nome del Signore? Via! Mondate la Mia Casa. Che non vi avvenga che, in luogo di usar le funi, Io vi colpisca con i fulmini dell'ira celeste.

Via! Fuori di qui i ladri, i barattieri, gli impudichi, gli omicidi, i sacrileghi, gli idolatri della peggior specie, quella del proprio io superbo, i corruttori e i menzogneri. Fuori! Fuori! O che Dio Altissimo, Io ve lo dico, spazzerà per sempre questo luogo e farà le sue vendette su tutto un popolo».

Non ripete la fustigazione dell'altra volta, ma, visto che mercanti e cambiavalute stentano ad ubbidire, va al banco più vicino e lo ribalta spargendo bilance e monete al suolo. I venditori e i cambiavalute si affrettano a porre in atto l'ordine di Gesù, dopo che hanno avuto questo primo esempio.

E Gesù grida dietro a loro: «E quante volte dovrò dire che questo Tempio non deve essere luogo d'immondezza ma di preghiera?». E guarda quelli del Santuario che, ubbidienti agli ordini pontificali, non fanno un gesto di rappresaglia.

Mondato il cortile, Gesù va verso i portici dove sono raccolti ciechi, paralitici, muti, storpi e altri malati, che lo invocano a gran voce. «Che volete voi che Io vi faccia?». «La vista, Signore! Le membra! Che mio figlio parli! Che mia moglie risani. Noi crediamo in Te, Figlio di Dio!». «Dio vi ascolti. Sorgete e osannate al Signore!».

Non cura uno per uno i molti malati. Ma fa un gesto largo con la mano, e grazia e salute scende da essa sugli infelici, che sorgono sani con gridi di giubilo che si mescolano a quelli dei molti bambini, che si stringono a Lui ripetendo: «Gloria, gloria al figlio di Davide! Osanna a Gesù Nazareno, Re dei re e Signore dei signori!».

Dei farisei, con finta deferenza, gli gridano: «Maestro, li senti? Questi fanciulli dicono ciò che non va detto. Riprendili! Che tacciano!». «E perché? Il re profeta, il re della mia stirpe, non ha forse detto: "Dalla bocca dei fanciulli e dei lattanti hai fatto sgorgare la lode perfetta, a confusione dei tuoi nemici"?

Non avete letto queste parole del salmista? Lasciate che i pargoli dicano le mie lodi. Sono loro suggerite dai loro angeli, che vedono costantemente il Padre mio e ne sanno i segreti e li suggeriscono a questi innocenti. Ora lasciatemi tutti andare ad onorare il Signore», e passando davanti alla gente arriva nell'atrio degli Israeliti per pregare... 

E poi, uscendo per un'altra porta, rasentando la piscina Probatica, esce dalla città tornando sui colli del monte Uliveto. [...]

Chiosa di Sebirblu

E adesso, non potendomi prolungare oltre, concludo con una frase che Katherina Emmerick riporta in una delle sue rivelazioni sul medesimo evento:

«Il cammino era ricoperto di verde e di manti; migliaia di bambini seguivano l'imponente corteo, inneggiando all'Amico dei pargoli, ma il Redentore fremeva al riflettere che molti di coloro che in quel momento Lo acclamavano (cfr. QUI; ndr) avrebbero, soltanto pochi giorni dopo, chiesto a gran voce la Sua morte.»

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it
Fonte: QUI. 

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