Sebirblu, 29 maggio 2026
Qualche giorno fa, nella ricerca costante di trasmettere qualcosa di valido non solo a coloro che conoscono il mio blog, ma soprattutto a chi vi si affaccia per la prima volta, ho dato una rapida scorsa ad un libro in pdf, trovato in quella "miniera d'oro" che è "Famiglia Fideus" QUI, intitolato: "La Vita nel Mondo Invisibile" di Anthony Borgia.
Autore del tutto nuovo per me, nonostante la profonda opera divulgativa compiuta per più di cinquant'anni nella mia lunga vita, per il "Risveglio delle Coscienze". Ho "scoperto" infatti, o meglio, mi è stato fatto scoprire dall'Alto che l'Autore, nel 1909 all'età di 13 anni, aveva conosciuto il protagonista del suo testo futuro, un certo Robert H. Benson, che sarebbe deceduto un lustro più tardi nel 1914.
Incuriosita dal cognome, che mi risultava essere anche quello del famoso scrittore de "Il Padrone del Mondo" sul quale avevo scritto un post QUI, ne ho avuto subito conferma come del medesimo personaggio, sacerdote, figlio dell'Arcivescovo di Canterbury, Edward White Benson, che poi si sarebbe convertito al cattolicesimo.
Passarono gli anni e nel frattempo Anthony Borgia era divenuto uno scrittore molto prolifico, avendo fatto tesoro delle sue esperienze spirituali, da medium e sensitivo, che l'avevano condotto attraverso la "psicografia", proprio come Chico Xavier in Brasile, alla stesura di numerosi dettati provenienti dall'Aldilà.
Narra lui stesso, nella prefazione del testo sopra citato "La Vita nel Mondo Invisibile":
«Fino alla stesura dei presenti libri, (Benson) non comunicò mai con me direttamente ma, tramite uno "spirito devoto", venni a sapere che Robert avrebbe voluto chiarire e correggere alcuni argomenti che gli stavano a cuore.
Malgrado le vaste difficoltà di comunicazione con il piano terreno, il prete mantenne fermo il suo proposito e quando i tempi furono maturi, gli fu detto che poteva entrare in contatto e trasmettere attraverso un caro amico dei suoi giorni terreni... così divenne mio privilegio essere il suo ascoltatore.» [...]
Poi, Anthony Borgia conclude così la sua introduzione:
«Lui (sempre riferendosi a Benson) esprime continuamente il suo piacere nella possibilità di ritornare sulla Terra in modo naturale, gradevole e utile, per dare alcuni accenni sulle sue avventure vissute nel mondo degli Spiriti: colui che "è morto" (come molti lo definirebbero) è tuttavia capace di parlare.»
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| Igor Zenin |
Ecco in grande parte il primo capitolo, con la possibilità di completarne la magnifica e inedita lettura cliccando al link posto sopra:
Il Passaggio alla Vita Spirituale
Il processo del passaggio non è necessariamente doloroso; durante la mia vita terrena ho assistito molte anime nel loro transito verso lo Spirito. Ho avuto l'opportunità di osservare con gli occhi fisici le battaglie che hanno luogo quando lo spirito cerca di liberarsi per sempre dalla carne.
Con la mia visuale umana ho anche visto lo spirito lasciare il corpo (quindi Benson era anche un veggente; ndr), ma non sono mai stato in grado di comprendere ‒ nell'ottica della religione ortodossa ‒ cosa succedesse realmente nel momento della separazione, né tanto meno ero in grado di avere alcuna informazione riguardo alle sensazioni provate dall'anima durante il passaggio. Le scritture religiose non ci dicono nulla di questo importante evento per un'unica ragione: NON CONOSCONO NULLA.
Molto spesso il corpo fisico sembra soffrire intensamente, sia per l'effettivo dolore sia per l'impossibilità di respirare correttamente, ma è davvero così? Un giorno avrei conosciuto la risposta, e ho sempre sperato che la mia transizione, qualunque fosse, almeno non avvenisse in modo violento. Le mie speranze furono esaudite: la mia fine non è stata violenta, ma travagliata, così come lo erano state tante a cui ho assistito.
Avevo il presentimento che i miei giorni sulla Terra sarebbero terminati in breve tempo solo poco prima del mio effettivo passaggio: c'era una pesantezza della mente, qualcosa di simile all'assopirsi mentre giacevo nel mio letto. Molte volte avevo la sensazione di fluttuare via e di ritornare dolcemente. Senza dubbio in quegli attimi coloro che erano preoccupati della mia salute avevano l'impressione che, se ancora non ero "morto", mi ci stavo avvicinando rapidamente.
Negli intervalli lucidi non avevo sentori di dolore fisico: potevo vedere e udire quello che avveniva intorno a me e potevo percepire lo stress mentale che la mia condizione stava procurando agli altri. Eppure avevo una straordinaria serenità intellettiva: sapevo per certo che stavo per morire ed ero pienamente felice di andarmene. Non avevo paura, né dubbi o rimpianti a lasciare il mondo terreno ‒ in quei momenti (i miei rimpianti arrivarono più tardi, ne parlerò a tempo debito). Tutto quello che volevo era andarmene.
Improvvisamente sentii l'urgenza di alzarmi: non avevo alcuna sensazione FISICA, così come queste sono assenti nei sogni, ma ero mentalmente allerta anche se il mio organismo sembrava contraddire questa condizione. Appena ebbi questa chiara impellenza di alzarmi, scoprii che l'avevo effettivamente fatto: mi resi subito conto che coloro che erano intorno al mio letto non parevano recepire quello che stavo facendo poiché non fecero alcuno sforzo per assistermi, né tentarono in nessun modo di ostacolarmi.
Girandomi vidi il mio corpo fisico senza vita sul letto, ma io, IL VERO IO, stavo bene ed ero vivo. Per uno o due minuti rimasi a guardare, poi nella mia mente si fece strada il pensiero di come agire, ma l'aiuto era lì a portata di mano. Potevo ancora vedere chiaramente la stanza intorno a me, ma c'era una sorta di nebbia, come se fosse riempita di fumo.
Mi guardai chiedendomi cosa stessi indossando perché mi ero alzato dal letto dove avevo trascorso la mia malattia e non ero quindi nelle condizioni di allontanarmi molto da lì. Fui estremamente sorpreso di scoprire che indossavo il miei soliti vestiti, quelli che utilizzavo quando giravo per casa liberamente e in buona salute. La mia sorpresa fu soltanto momentanea poiché pensai: quali altri vestiti mi aspettavo di indossare? Certamente non una veste traslucida e diafana, questo abbigliamento è di solito associato all'idea convenzionale di un angelo, e non ero certo uno di loro!
La conoscenza del mondo spirituale al quale avevo potuto dare un'occhiata durante la mia esistenza venne subito in mio aiuto: SEPPI istantaneamente quello che mi era successo, in altre parole seppi che ero "morto".
Sapevo anche però che ero vivo, che mi ero liberato dalla malattia e che ero in grado di rimanere in piedi e guardarmi intorno. Non fui mai in una condizione di stress psichico, ma ero pieno di meraviglia per quello che mi stava succedendo poiché ero in possesso di tutte le mie facoltà mentali e mi sentivo "fisicamente" bene come mai prima di allora.
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| Robert Hugh Benson (1871–1914) |
Per descrivere questa situazione ho impiegato un po' di tempo, ma l'intero processo non è durato che pochi minuti del tempo terrestre. In questo piccolo spazio temporale in cui mi guardavo intorno apprezzando molto il mio nuovo stato, mi raggiunse un confratello prete che era passato in questa vita alcuni anni prima. Ci siamo salutati con molto calore e notai che era vestito come me.
Ancora una volta non mi sembrò strano, se lo fosse stato in qualunque altro modo mi sarebbe parso stonato, come se l'avessi conosciuto solo in abiti clericali. Espresse il suo gran piacere nell'incontrarmi di nuovo e, da parte mia, ricucii immediatamente i "fili" della nostra amicizia spezzati dopo la sua dipartita.
Nei primi attimi lasciai che fosse lui a parlare, dovevo ancora abituarmi alla novità. Dovete ricordare che mi ero appena alzato dal "letto di morte"; staccandomi dal corpo fisico avevo lasciato con esso la malattia, e la nuova sensazione di benessere e libertà era così forte che impiegai un po' per comprenderla pienamente. Il mio vecchio amico sembrava capire all'istante il livello della mia consapevolezza, che cioè ero conscio di essere "morto" e che tutto andava bene.
E adesso lasciatemi dire che l'idea di un "giudizio" o di un "giorno del Giudizio" era completamente scomparsa dalla mia mente nell'intero processo della transizione. Era tutto troppo normale e naturale per immaginare di dover passare attraverso la spaventosa situazione che il credo ortodosso insegna. Gli stessi concetti di "giudizio", "inferno" e "paradiso" sembravano assurdi e impossibili.
In realtà parevano del tutto fantasiosi, ora che ero vivo, perfettamente consapevole, vestito nei miei abiti più comodi e alla presenza di un caro amico che mi stringeva la mano cordialmente, salutandomi con calore e dimostrandomi tutto la sua felicità nell'incontrarmi di nuovo. Lui stesso era in perfetta forma mentre mi dava il suo caloroso benvenuto come fanno due vecchi compagni sulla Terra, nel momento in cui si incontrano ancora dopo una lunga separazione. [...]
Mi disse di prepararmi ad un numero infinito di piacevoli sorprese e, visto che era stato mandato ad incontrarmi all'arrivo, proprio perché era al corrente dei limiti della mia conoscenza, il suo compito era molto più facile. Appena ritrovai l'uso della parola, notai che comunicavamo allo stesso modo di quando eravamo sulla Terra, cioè semplicemente usavamo le nostre corde vocali, come sempre.
Non occorreva pensarci, e infatti non ci pensavo, semplicemente notai il fatto. Il mio confratello propose quindi di allontanarci poiché non c'erano ulteriori motivi per rimanere nelle vicinanze del mio passaggio: mi avrebbe portato in un posto bellissimo che era stato preparato apposta per me. Aggiunse che in realtà questo "posto" era la mia stessa abitazione, dove mi sarei trovato subito "a casa". Non sapendo come procedere e come arrivarci mi misi interamente nelle sue mani e lui mi ribadì che era lì proprio per quello!
Non potei resistere all'impulso di girarmi e gettare un ultimo sguardo alla stanza della mia transizione. Aveva ancora l'apparenza nebbiosa; tutti coloro che prima erano intorno al mio letto se ne erano allontanati e potei avvicinarmi e guardare "me": non fui minimamente impressionato da quello che vidi, l'ultimo residuo del mio "sé fisico" appariva abbastanza sereno. Egli mi suggerì di andare e insieme ci muovemmo.
Appena ci allontanammo, la camera divenne sempre più nebbiosa finché non svanì completamente dalla mia vista. Avevo ancora l'uso delle gambe e la possibilità di camminare, ma il mio amico disse che, in considerazione della mia ultima malattia, avrei avuto bisogno di un periodo di riposo e che sarebbe stato meglio non utilizzare i mezzi di locomozione ordinari – le nostre gambe.
Mi invitò a tenere stretta la sua mano e a non aver paura, se volevo potevo chiudere gli occhi e mi consigliò che sarebbe stato meglio farlo. Presi il suo braccio e mi affidai a lui, facendo ciò che mi aveva chiesto. Subito avvertii la sensazione di fluttuare come quando si sogna, sebbene fosse tutto molto reale e privo di qualsiasi timore. Il movimento sembrava diventare sempre più rapido, mentre io tenevo gli occhi saldamente chiusi.
È strano con quale determinazione si possano fare certe cose qui. Sulla Terra, se fossero possibili simili circostanze, quanti di noi chiuderebbero gli occhi in completa fiducia? Qui non c'era il minimo dubbio che tutto andava bene, che non c'era niente da temere, che nulla di spiacevole sarebbe potuto accadere, e che la mia guida aveva il pieno controllo della situazione.
Poco tempo dopo il nostro moto sembrò rallentare e sentii qualcosa di molto solido sotto i piedi. Mi fu detto di aprire gli occhi: quello che vidi era la mia vecchia casa terrestre, ma con una differenza: era stata migliorata in un modo che non ero stato capace di fare sulla sua controparte terrestre. Di primo acchito sembrava ringiovanita più che restaurata, ma furono i giardini intorno ad attirare la mia attenzione: erano molto vasti e in uno stato di perfetto ordine e manutenzione.
Non c'era traccia di erba o foglie secche, ma dominava la più incredibile profusione di fiori meravigliosi posizionati a mostrare la più assoluta perfezione. Quando li esaminai più da vicino mi resi conto che molti di quelli in piena fioritura erano sconosciuti sulla Terra; naturalmente ce n'erano tanti di aspetto familiare, ma la maggior parte era completamente nuova per me.
Non erano solo i fiori e la loro gamma di colori superbi ad attirare la mia attenzione, ma l'atmosfera di gaiezza e di vita eterna che gettavano intorno in ogni direzione; avvicinandomi a qualsiasi specie, persino ad ogni bocciolo, essi parevano emettere torrenti di energia vitale che sollevavano l'anima spiritualmente, conferendole forza, mentre i profumi paradisiaci che effondevano erano tali che nessun anima terrestre può recepire.
Tutti quei fiori vivevano, respiravano ed erano eterni e incorruttibili, mi svelò il confratello. Un'altra caratteristica sorprendente che notai approssimandomi ad essi era una musica che li avvolgeva, creando un'armonia che corrispondeva esattamente alle loro tinte meravigliose. [...]
C'erano anche molti alberi splendidi, nessuno dei quali con difetti di forma come li vediamo abitualmente sulla Terra, ma comunque diversi fra loro: ciascuno cresceva in condizioni perfette, libero dalle tempeste di vento che contorcono i giovani rami terrestri e dalle invasioni di insetti o altre cause che li deformano. [...]
Osservai che non c'era l'ombra sotto le piante, perché non esisteva un sole come lo conosciamo ma una luce radiante che penetrava ogni angolo: la mia guida spiegò che tutto quel chiarore proveniva soltanto dalla Sorgente di ogni Luce: la Luce Divina che illuminava l'intero mondo degli Spiriti, dove vivevano coloro che avevano occhi spirituali per poterLa vedere.
Notai pure che un piacevole tepore pervadeva ogni atomo di spazio, un uniforme e costante calore. L'aria era quieta ma pervasa da delicate brezze profumate che in nessun modo alteravano la temperatura deliziosa. [...]
Sono stato colpito dal fatto che non c'erano siepi o staccionate, niente che potesse segnarne i limiti. Mi fu detto che non c'era bisogno di stabilire confini perché ogni persona sapeva istintivamente senza alcun dubbio dove terminava il proprio giardino. Ero il benvenuto ovunque volessi andare senza temere di invadere l'altrui proprietà: tale era la regola, e anch'io avrei accolto che altri passeggiassero nel mio ambiente. Non esisteva in quel luogo alcun senso di possesso, ma solo un grande desiderio di condivisione. [...]
Passeggiammo finché non trovammo un posto "piacevole" sotto i rami di un albero magnifico dal quale potevamo vedere un ampio tratto di campagna, con il fogliame lussureggiante che ondeggiava sopra di noi. L'intero paesaggio era immerso in una luce gloriosa e celestiale, e potevo scorgere molte case di varie forme e dimensioni situate, come la mia, in mezzo ad alberi e giardini. Ci sdraiammo sul terreno soffice come un letto di piume e mi stiracchiai vigorosamente.
Il mio amico mi chiese se ero stanco: non avevo la sensazione ordinaria della fatica come sulla Terra, ma sentivo la necessità di rilassarmi fisicamente. Mi spiegò che la causa di questo desiderio era la mia malattia terminale e che, se volevo, potevo passare in uno stato di sonno profondo. Al momento non sentivo la necessità assoluta di dormire e gli risposi che preferivo starlo ad ascoltare.
Così cominciò a parlarmi: "Tutto quello che si semina, si raccoglie", queste poche parole descrivono esattamente il grande processo eterno attraverso il quale tutto quello che vedi è quello che ti sei guadagnato. Gli alberi, i fiori, i prati, le belle case di gente felice ‒ tutto questo è il risultato visibile di "ciò che si è seminato". Questa Terra dove viviamo io e te è la Terra del Grande Raccolto, i cui semi vennero piantati durante la vita terrena. Tutti quelli che vivono qui si sono guadagnati l'esatta dimora che si sono meritati con le loro azioni terrene.
Stavo cominciando a capire molte cose, la principale che mi toccava più da vicino era la totale mancanza di verità da parte della religione in rapporto al mondo spirituale. La realtà era che io, sdraiato qui, rappresentavo la più completa falsità di tutto quello che avevo insegnato e sostenuto durante la mia vita ecclesiastica sulla Terra.
Interi volumi di insegnamenti ortodossi, credi e dottrine non avevano più alcuna importanza, perché non contenevano il Vero e perché non descrivevano affatto il mondo eterno dello Spirito e il Grande Creatore che lo genera e lo mantiene. Ora realizzavo chiaramente quello che prima vedevo solo in parte, che l'ortodossia è un prodotto umano mentre l'Universo è un dono di Dio.
La mia guida continuò a ragguagliarmi sulle dimore che vedevamo, dove vivevano persone di qualsiasi genere e stato, le cui convinzioni religiose sulla Terra erano similmente varie. Il fatto è che le anime sono esattamente le stesse nell'attimo del passaggio alla vita spirituale di come erano un istante prima: i pentimenti sul letto di morte non sono di alcuna utilità, poiché la maggior parte di questi è soltanto un atto di codardia nato dal timore di quanto sta per accadere – la paura dell'inferno eterno, costruito dai teologi come arma in mano all'esercito ecclesiastico, "arma" che ha causato probabilmente più sofferenza di qualunque altro credo. (ved. QUI e QUI; ndr).
Le dottrine pertanto non hanno alcuna rilevanza nel mondo spirituale, ma poiché le persone portano con sé tutte le loro caratteristiche, i credenti fervidi di qualsiasi religione continueranno a praticare i loro riti e i loro culti fino a quando le loro menti non si illumineranno. Il mio amico mi informò che qui c'erano intere comunità che ancora coltivavano i loro vecchi culti terreni.
Religiosamente parlando, la bigotteria e i pregiudizi erano ancora tutti presenti: non facevano del male a nessuno, se non a coloro che li praticavano, confinati a sé stessi. Qui non esiste nulla di simile alla pratica della conversione.
Supposi quindi che la nostra religione fosse ben rappresentata qui, e lo era! Le stesse cerimonie, gli stessi riti, le stesse vecchie credenze erano tutte praticate col medesimo zelo bigotto in chiese costruite per tale scopo. I membri di queste comunità sapevano di essere "morti", e pensavano che parte della loro ricompensa fosse continuare ad esprimere le proprie forme di adorazione: avrebbero proseguito in questo modo fino a quando il loro spirito si sarebbe in qualche modo risvegliato.
Su queste anime non viene esercitata alcuna pressione; la "risurrezione mentale" deve manifestarsi dal loro interno e, quando questo accade, possono sperimentare per la prima volta il Reale significato della Libertà. (Infatti Gesù, Nostro Signore, ha detto "la Verità vi farà liberi!" - Gv 8, 32; ndr).
Il mio confratello mi promise che se avessi voluto mi avrebbe fatto visitare uno di questi luoghi religiosi più tardi, ma, poiché c'era molto tempo a disposizione, mi suggerì di abituarmi prima alla nuova vita. Non aveva ancora risposto però alla mia domanda, chi fosse cioè quell'anima gentile che aveva curato così bene i miei giardini, ma capì il mio pensiero e affrontò lui stesso l'argomento.
Mi ribadì che sia la casa che i giardini erano il raccolto che avevo seminato io stesso durante la vita terrena. Avendo guadagnato il diritto di possederli, li avevo costruiti con l'aiuto di anime generose che trascorrevano la vita dell'Oltre compiendo questi atti di gentilezza al servizio degli altri.
Non solo era il loro lavoro, ma al tempo stesso anche il loro piacere. Spesso tale mansione viene svolta da quanti, sulla Terra, erano esperti di questo genere di cose, amandole. Qui possono continuare con la loro occupazione più cara in condizioni che solo il Mondo Spirituale può offrire. Questi compiti esprimono la ricompensa sostanziale, sebbene questo pensiero non sia mai nelle loro menti, ma piuttosto l'anelito continuo di rendersi utili al prossimo. [...]
Qui non esiste alcun decadimento e tutto ciò che cresce vive nelle stesse condizioni iniziali. Mi disse che i giardini non richiedevano alcuna attenzione (nel senso umano del termine) e che il nostro amico giardiniere li avrebbe tenuti sotto le sue cure se lo avessi desiderato. [...]
La mia mente tornò alle occupazioni terrene, alla gestione quotidiana dei doveri di un ministro della Chiesa, poiché tale incombenza mi sembrava del tutto inutile qui; mi domandavo cosa avesse in serbo per me il futuro. Mi fu ricordato che disponevo di un ampio margine di tempo per meditarvi sopra e la guida mi suggerì di riposare ancora prima di affiancarlo in un vasto giro d'ispezione ‒ c'era tanto da vedere e molte cose che avrei trovato stupefacenti.
C'erano anche numerosi amici che aspettavano di incontrarmi dopo la nostra lunga separazione. Egli calmò il mio desiderio di iniziare subito dicendo che prima dovevo riposare e, quale posto migliore di casa mia per questo? Seguii il suo consiglio e tornammo verso di essa...»
Chiosa di Sebirblu
La descrizione riportata dall'Autore sul libro, e da questi ricevuta direttamente da Robert H. Benson, è assimilabile totalmente a quella delineata da Chico Xavier per rivelare al mondo come si vive nel cosiddetto "aldilà".
Non solo, ma tale descrizione, con la quale i brasiliani vi hanno estrapolato un film, ved. QUI, corrisponde esattamente all'altissimo ammaestramento ultrafànico, da me esposto più volte, che rivela essere di 7 il numero di "Biotesi", o livelli evolutivi astrali, necessari per ritornare alla Purezza iniziale; ved. QUI.
Per questo motivo consiglio di leggere il testo di cui mi sto occupando ora, per una maggiore e più profonda consapevolezza di quello che ci aspetta al termine di questa vita.
Infine una segnalazione: sono importantissimi sul tema dell'Oltre e su quello analogo al "Padrone del Mondo" di Benson, anche i seguenti link, QUI e QUI.
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