venerdì 18 settembre 2026

INCREDIBILE! Il Vaticano APRE a Teilhard de Chardin?



"La via Lattea" - foto di Maurizio Pignotti
 
Sebirblu, 16 settembre 2026

È proprio vero che Dio scrive dritto su righe storte!...

Non avrei mai pensato che l'ex-Santo Uffizio, ora Dicastero per la Dottrina della Fede, retto dallo pseudo card. Victor Manuel Fernandez, lo stesso che ha negato Maria SS. come Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie, riabilitasse (ved. QUI e QUI) con il consenso prima di Bergoglio e poi di Prevost, entrambi falsi papi, addirittura il grandissimo gesuita e paleontologo Teilhard de Chardin. (Ved. QUIQUI).

D'altronde, andando indietro nel tempo, ho scoperto che altissime figure come Paolo VI, Giovanni Paolo II (ved. QUI e QUI), Benedetto XVI (QUI, QUI e QUI), e via via tanti altri come il card. Gianfranco Ravasi QUI, hanno espresso i loro profondi sentimenti di elogio verso l'elevatissimo e mistico pensiero dello scienziato e filosofo francese.

Il calvario di questo valente dotto iniziò quando, a richiesta di un confratello della Compagnia di Gesù, vennero letti alcuni suoi appunti privati nei quali esponeva una visione del Peccato Originale e dello stato di natura primitiva dei progenitori, ritenuta non conforme alla comprensione dogmatica dell'epoca.

Egli sosteneva che interpretare il racconto della "Caduta" in senso letterale, come la colpa storica commessa da un singolo uomo, poteva apparire plausibile a Paolo e a uomini che credevano ancora agli otto giorni della Creazione... ad un passato di 4000 anni... ma certo non ai nostri contemporanei... e queste pagine furono trasmesse all'allora Sant'Uffizio, che sollecitò i superiori francesi affinché intervenissero nei suoi confronti. (Cfr. QUI il pdf e QUI).

La sua visione cosmologica si avvicina molto a quella del più volte da me citato Pietro Ubaldi che, nella sua stupefacente Opera Omnia di 24 volumi (ved. QUI e QUI), raggiunse altezze così vertiginose... come "La Grande Sintesi" e "Ascesi Mistica" da procurargli... l'iscrizione all'«Index Librorum Prohibitorum», poi abolita da Paolo VI, per l'assoluta ristrettezza mentale dei suoi censori.

Ed è proprio la meravigliosa assonanza tra i due mistici ad avermi suggerito, oggi, di esporne le affinità di pensiero e il profondo ardore d'anima che lo stesso Ubaldi ha saputo cogliere.



Pierre Teilhard de Chardin  (1881-1955)

Lascio al prof. Gaetano Mollo, la breve introduzione, il concetto e la sintesi a loro relativa, tratta da questo breve saggio, QUI:

‒ Nel suo testo "L'Attuale Momento Storico", Pietro Ubaldi parla di "un'anima grande, Teilhard de Chardin", in questo modo: "Ha lavorato in senso opposto, costruttivo, per portare l'ideale in Terra e non per distruggerne le tracce, per farci evolutivamente avanzare e non retrocedere".

Egli fu uno scienziato, ma anche un uomo di chiesa, appartenente ad un ordine, il cui compito è stato sempre quello di "formare e controllare spiritualmente i membri dei gruppi dirigenti di vari paesi, occupando posti vicini ai centri nevralgici del potere", ossia: la Compagnia di Gesù.

Il fisico Dario Schena Sterza, studioso dell'autore umbro, per analizzarne le affinità speculative, così introduce la figura del Teilhard:

«Teilhard de Chardin è paleontologo, le sue idee rasentano l'eresia e certo cozzano con l'ortodossia. Vincolato dall'abito talare è costretto all'ubbidienza, il suo pensiero è meno libero e più condizionato, anche nella sommessa protesta, nei limiti della disciplina imposta dalla Chiesa. Le sue opere verranno pubblicate solo 'post mortem' e Ubaldi si riconoscerà in esse solo negli anni '60.»

Ed ecco il concetto personale del prof. Mollo sui due grandi autori spiritualisti:

 ‒ L'evoluzionismo di Ubaldi è più completo di quello del Teilhard de Chardin, in quanto include pure il processo involutivo ‒ causato dalla rovinosa Caduta iniziale ‒ che ben motiva e sorregge la via del Ritorno come cammino di unificazione: dalla presenza del divino nella «materia», attraverso l'«energia», per poi ascendere verso la «spiritualizzazione».

Ed infine la sua sintesi:

Pietro Ubaldi e Teilhard de Chardin propongono di utilizzare la Terra con le sue ingiustizie e le sue sofferenze come rampa di lancio verso un nuovo biotipo umano: il Super-Uomo.

"La Croce ‒ scrive infatti Teilhard ‒ non è cosa inumana, ma super-umana". Riaffiora qui il discorso sulla funzione redentrice del dolore, il terzo fattore che accomuna i due filosofi.

Entrambi sono stati perseguitati dalle autorità religiose. Entrambi non si sono ribellati, né provocato uno scisma. Essi hanno accettato le loro sofferenze e hanno continuato le loro ricerche, consapevoli della incomprensione ecclesiastica e della buona fede delle loro intenzioni.

Sia Ubaldi che Teilhard de Chardin, morirono in "esilio", lontani dalla loro patria. Teilhard a New York il 10 aprile 1955, mentre l'italiano a San Vicente, in Brasile, il 29 febbraio 1972.

Si è cercato di esporre il perché sia possibile far rientrare il religioso francese in quella che Ubaldi chiamerebbe cultura dell'Evoluto, piuttosto che dell'involuto.

Sebbene i due pensatori arrivino a conclusioni analoghe, hanno usato differenze metodologiche sostanziali. 




Ubaldi lo dice chiaramente:

"Nei due casi, non solo tali condizioni di lavoro, ma anche i metodi furono diversi. [...] Il pensatore Teilhard si arrampica dal particolare all'universale, cercando di sollevarsi in alto per raggiungere una visione d'insieme la più vasta possibile e così più atta ad orientarci.

Nel mio caso il metodo seguito fu l'opposto, almeno in un primo tempo. Fu deduttivo e non induttivo. Invece che dal particolare all'universale, si è proceduto da questo all'altro, così orientati fin dall'inizio, e non in cerca di un orientamento".

Entrambi gli autori meritano l'appellativo di "Profeti di Speranza", presentando una filosofia costruttiva che valorizza l'uomo e l'universo in senso globale, e donando l'anelito in un futuro migliore.

Non esprimono diserzione, né rivolta dinnanzi alla sofferenza, ma impegno intimo, non per mutare il mondo, ma per cambiare sé stessi, al fine di assecondare il processo di evoluzione cosmica.

Il Cristianesimo non dice, infatti, di contrastare le ingiustizie con la forza, con la ribellione, bensì di "amare i propri nemici" e di opporre al male il Bene, all'odio e all'indifferenza, l'Amore. Questo è il dono totale, fino alla Croce, con cui avviene il riscatto del genere umano e il salto verso quella che Ubaldi chiama Super-Umanità.

Ed è nell'assecondare questo cammino di evoluzione che risiede, per entrambi i mistici, la vera dignità dell'Uomo.»



Pietro Ubaldi  (1886-1972)

Riporto ora alcuni passaggi tratti dal cap. 4° del libro "La Discesa degli Ideali" (che, in tema di ingiustizie, avevo in minima parte già esposto QUI, articolo che comunque invito a leggere) del grande autore umbro, dove scrive:

«Quando nella vita incontriamo un individuo che ha le nostre stesse idee, i nostri sentimenti, e che vediamo essersi trovato ad attraversare le nostre stesse vicende, ci sentiamo irresistibilmente attratti, con un senso di fraterna simpatia verso di lui. Per questo parlo di Teilhard de Chardin.

I punti di contatto sono tre: 

1) Le teorie sostenute.

2) Le sofferenze morali per la dolorosa posizione di incomprensione e di condanna da parte delle autorità religiose.

3) La grande passione per il Cristo, razionalmente concepito 'Punto di Convergenza' dell'evoluzione della vita.

Osserviamo questi tre punti per comprendere il pensiero e la nobile figura morale di questo scienziato filosofo credente, come il significato della sua opera di fronte all'attuale rinnovamento del mondo.

Le teorie sostenute

Nel Teilhard troviamo i seguenti concetti: trasformismo, evoluzionismo, struttura organica dell'universo e tendenza dell'essere a raggiungere uno stato sempre più organico di unificazione. L'evoluzione è orientata, per un suo intimo impulso tele-finalistico, verso un punto conclusivo: Dio.

Il fine supremo dell'esistenza è la convergenza delle varie coscienze individuali nell'unica, totale coscienza del centro Omega, ultimo momento e fine dell'evoluzione: Dio. Il Teilhard non dice di più.»

[Ed è questo il punto per cui la Chiesa non ha compreso il suo pensiero ispirato. Egli ha percepito il "divenire" continuo e dinamico del Cosmo verso il suo fine ultimo «Omega», senza menzionare chiaramente la "Causa Prima" e origine del Male, che ha provocato l'involuzione nella materia (l'energia densa chiamata "Periodo adamitico") in seguito alla Caduta di una parte degli Esseri angelici al seguito di Lucifero (ved. QUI. QUI e QUI).

L'apparente "lacuna" del Teilhard nel non citare l'«Alfa», il Principio, e il dramma della Rivolta iniziale verso il Creatore (che trascinò i reprobi nell'abisso fino al liberante Sacrificio di Cristo) è dovuto alla sua appartenenza alla Tradizione Cattolica, statica e conservatrice sul "Peccato Originale" che sarebbe avvenuto nel giardino dell'Eden. Ndr].



"La Caduta degli Angeli ribelli" - Gustave Doré

Ubaldi continua:

«Teilhard concepì i tre momenti lungo i quali si svolge l'asse centrale dell'evoluzione come: materia, vita e spirito, e non come: materia, energia e spirito. Ciò si spiega con il fatto che, essendo soprattutto geologo e paleontologo, non fu portato a valutare in modo adeguato l'importanza della fisica nucleare e della disintegrazione atomica, allora appena nascenti.

Egli passò dalla materia alla vita senza vedere il termine intermedio: l'energia, attraverso la quale non si spiega l'origine dell'esistenza per evoluzione.»

[Per dare un esempio più comprensibile, si consideri com'è costituito l'uomo: egli ha un organismo di materia (che è energia atomica mediamente condensata) e diversi altri "corpi sottili" (ved. QUI e QUI) con la struttura eterea costituita da particelle sempre più distanziate fra loro, analogamente al rapporto esistente fra "ghiaccio, acqua e vapore" che si disgregano per evaporazione.

Perciò, dopo la Caduta degli Esseri puri, o Monadi, che cessarono di emettere la loro radianza ovunque per l'egoistica volontà di indipendenza dal Creatore, le energie in tal modo trattenute iniziarono ad addensarsi intorno allo spirito, imprigionandolo: prima come nubecola simile a vapore, poi come densità acquea, mentre avveniva all'istante la "scissione" di ogni monade ribelle in due metà o semitermini (Adamo-Eva), per poi assestarsi (ghiaccio) in due corpi separati (maschio-femmina).

Tale "scissione" è stata voluta dall'Eterno Padre per due motivi precisi che QUI, grazie al prezioso ammaestramento entélico (ossia da una purissima intelligenza), viene esposto alla perfezione.

Prima di passare al secondo punto indicato da Ubaldi, bisogna dire che il Teilhard, non avendo approfondito a sufficienza le conseguenze dell'involuzione dovute alla Rivolta angelica, non è stato in grado ‒ visti i suoi vincoli religiosi intorno al "Peccato Originale" ‒ di dare un'esauriente risposta al Male, al Dolore e alla Morte, come risulta dal suo testo "L'activation de l'energie" a pag. 268, dove giunge a definire il Male "effetto secondario", un sottoprodotto inevitabile del cammino del Cosmo in evoluzione. Ndr]




Le sofferenze morali per la dolorosa posizione di incomprensione e condanna.

Il Teilhard fu mandato a morire a New York in condizioni di vero e proprio esilio, dopo essere stato umiliato e amareggiato in vita per la sempre crescente difficoltà di far conoscere i propri scritti.

Il suo era un problema di coscienza, quello di uno scienziato che, avendo scoperto delle verità, cerca di trasferirle nel terreno religioso per illuminare i credenti, onestamente attratti dalla Conoscenza al di là della fede, per restarne più convinti.

In lui il dramma è stato duplice: quello di dover ammettere per sé, in coscienza, anche se non ortodosse, le nuove verità che gli erano apparse e di cui era convinto; e quello di doverle far conoscere a quanti ne avevano bisogno per uscire dal dubbio, dalla miscredenza, dalla frequente insoddisfazione in cui si trova la mente moderna di fronte a problemi insoluti o non risolti con chiarezza persuasiva.

Tale dramma fu dovuto al soffocamento di questi due santi impulsi, compiuto in nome del Bene, quel Bene che è progresso rientrante nella Legge di Dio. Molti non vogliono faticare, pensare, rischiare, preferendo rimanere sicuri nelle convinzioni tradizionali.

Nella propria pigrizia, allora, si considera elemento perturbante chi sembra ribelle al vecchio ordine perché ha sete di luce, vuol conoscere e far conoscere, salire e far salire, perché arde di una continua tensione spirituale che incomoda i dormienti, fermi in un'acquiescenza passiva che chiamano fede e ortodossia.

Al di là e al disopra dell'universo fisico il Teilhard vide, per raziocinio oltre che per fede, l'universo psichico in una nuova dimensione, quella dello Spirito che è l'àmbito super sensibile delle religioni. 

Il Cosmo per lo scienziato è un organismo funzionante e in evoluzione, orientato verso la comparsa e lo sviluppo dell'intelligenza (la noosfera, dal greco nous = mente, intelletto).

Con ciò egli compie una 'spiritualizzazione' della materia e della scienza, estendendo all'infinito il campo delle religioni e facendo di queste un problema di interesse universale. Ma le stesse religioni, non ancora mature al "nuovo", chiudono invece le porte come di fronte ad un nemico.

La grande passione per il Cristo, razionalmente concepito
'Punto di Convergenza' dell'evoluzione della vita.

Analogamente a me ‒ scrive ancora l'autore folignate ‒ appare ad entrambi la visione di un Cristo universale, direi quasi al di sopra di un settarismo separatista in cui tendono a dividersi le religioni. Un Cristo che, piuttosto di isolarsi in una di esse in opposizione alle altre, tende ad unirle tutte.

Si tratta di un Cristo tanto più grande, asse spirituale del mondo, raggiungibile per le vie della mistica come per quelle della scienza, punto Omega di questa come lo è della fede, significato e conclusione della storia, Principio, Guida e culmine dell'evoluzione, solo oggi concepibile in tal forma per l'odierna maturazione del pensiero umano.

Urge riformulare il singolo concetto del Cristo, rimasto fra noi soprattutto come immagine fatta di materia, inchiodato e morto, per ricordarci ‒ a nostra vergogna ‒ ciò che Gli abbiamo inferto. È necessario farlo uscire dai nascondigli dove sembra essersi ritirato, in fuga dal mondo (o dove vi sia stato relegato, apposta, da una Chiesa traditrice come quella di oggi. Ndr), affinché risorga VIVO in mezzo a noi.

Cristo è di tutta l'umanità, e nessuna religione può possederLo in esclusiva. Non si può segregare in un Tempio particolare, isolare in un gruppo umano, perché Egli sta al Centro dell'universale biologia dello Spirito.

E questo Cristo di dimensioni cosmiche, situato nel nucleo di una super religione di sostanza, al vertice dell'evoluzione della vita del pianeta, agli antipodi della nostra bassa esistenza terrena, sempre presente per sanare con il Suo divino Splendore la nostra cecità, e con la Sua Bontà e Potenza la miseria del nostro povero mondo...
 
 è il Cristo che, accanto al Teilhard, io venero e amo.



Concludo con le toccanti e sublimi parole di Teilhard de Chardin nella sua "Messe sur le monde":

«Poiché, Signore, qui nelle steppe dell'Asia, io non ho né pane, né vino, né altare, ecco che io mi innalzerò al disopra dei simboli, sino alla pura Maestà del Reale, e vi offrirò, io vostro sacerdote, sull'altare di tutta la Terra, il lavoro e il dolore del mondo... 

Il mio calice e la mia patena sono la profondità di un'anima largamente aperta a tutti gli sforzi che stanno per innalzarsi da tutti i punti del globo per convergere verso lo Spirito... L'offerta che Voi, Signore, veramente attendete, non è altro che l'accrescimento del Mondo travolto dall'universale divenire.» (Cfr QUI, l'articolo di riferimento; ndr).

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

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